Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Il prete invece di denunciare la suora la fece trasferire

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    16 novembre 2012

    Busto, venerdì la verità della suora accusata di molestie

    Busto Arsizio Sarà interrogata questa mattina in Procura a Busto Arsizio suor Mariangela Farè, la religiosa di 52 anni accusata di aver abusato per quasi 15 anni di una giovane bustese poi suicidatasi l’anno scorso all’età di 26 anni. Mentre la polizia sta passando al setaccio i contatti della suora sul suo pc e sul suo cellulare, don Giovanni Mariano, parroco di Sant’Edoardo dal 1992 al 2000, alza il velo su un drammatico sospetto: «Mi accorsi di quanto stava succedendo e chiesi alla superiora di allontanare suor Mariangela, cosa che puntualmente avvenne – racconta oggi il sacerdote – Il mio sospetto è che possa aver fatto del male anche ad altri giovani».

    http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2012…iche-choc.shtml

    L’ora dell’interrogatorio con il gip nella casa di cura e custodia Amiche della religiosa sotto choc
    Molestie sessuali, suora sotto accusa
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    Busto Arsizio, accusata di violenze sessuali a una ragazza. Le parole delle conoscenti della religiosa: “Ricordiamo la sofferenza nelle sue parole quando raccontò della giovane che si era suicidata. Fummo colpite da quel dolore. Ci disse che aveva cercato di aiutarla. Adesso si è aperto questo abisso”

    di Rosella Formenti
    Una suora (De Pascale)
    Una suora (De Pascale)

    Busto Arsizio, 16 novembre 2012 – Sarà interrogata stamane alle 11 dal gip Alessandro Chionna a Busto Arsizio la suora salesiana di 52 anni indagata con l’accusa di abusi sessuali e atti persecutori ai danni di una ragazza suicidatasi l’anno scorso a 26 anni. La suora alla fine degli anni ’90 per alcuni mesi aveva prestato servizio nella parrocchia di Sant’Edoardo e lì aveva conosciuto la ragazzina, allora tredicenne che, secondo l’accusa, fino al momento del suicidio sarebbe stata vittima di perverse attenzioni. La religiosa, assistita dall’avvocato Raffaella Servidio, di fronte al gip fornirà la sua versione della scabrosa vicenda. Gli inquirenti stanno ancora lavorando sul materiale, lettere, diari, video, acquisito dopo il suicidio. Altri elementi utili potrebbero emergere dagli effetti personali della religiosa sottoposta a misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario a Castiglione dello Stiviere.

    Sotto choc non è solo Sant’Edoardo ma l’intera città. Sconvolte dalla terribile vicenda alcune amiche della religiosa. «Siamo un gruppo affiatato – raccontavano ieri – Ci conosciamo dall’asilo, poi siamo state compagne di scuola e l’amicizia è continuata rafforzandosi negli anni.Ha sempre partecipato agli eventi importanti delle nostre vite, matrimoni, nascite dei figli. Per noi era come una sorella. E noi a lei avremmo affidato con tranquillità i nostri bambini. Aveva sempre le parole giuste per aiutarti. Siamo sconvolte. È un incubo». Il gruppo ha seguito l’amica in tutto il percorso che l’ha portata alla consacrazione. Andava anche a trovarla nei luoghi dove svolgeva il suo servizio.

    Quando poteva non mancava alle cene che durante l’anno le amiche organizzavano. «Ricordiamo la sofferenza nelle sue parole quando raccontò della giovane che si era suicidata – dicono – Fummo colpite da quel dolore. Ci disse che aveva cercato di aiutarla. Adesso si è aperto questo abisso». Sul telefonino un’amica ha conservato le parole di conforto ricevute per la morte del padre, avvenuta di recente. «Com’è possibile – dice – che sia accaduto tutto quello che abbiamo sentito? La nostra amica, religiosa dalla fede sicura, mai vacillante, una persona capace di fare tanto male?».

    di Rosella Formenti

    http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2012…a-suicida.shtml

    Molestie sessuali, suora sotto accusa Nel 2009 i primi sospetti sulla “sister”

    Il termine inglese «sorella» è nei diari della ragazza suicida

    Busto Arsizio, 15 novembre 2012 -Sarà interrogata domani nella casa di cura e custodia di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, dove è ricoverata da martedì pomeriggio la suora di 52 anni accusata di aver molestato sessualmente per 13 anni una ragazza che poi si tolse la vita l’anno scorso. Gli addebiti nei suoi confronti sono pesantissimi: dalla violenza sessuale agli atti persecutori, passando per la violenza privata. La religiosa, che fino all’esecuzione dell’ordinanza del gip del tribunale di Busto Arsizio era in servizio in una struttura educativa di Cinisello Balsamo, nel Milanese, dovrà provare a chiarire la sua posizione con l’assistenza dell’avvocato Raffaella Servidio. Intanto, seppur nel riserbo dovuto a una vicenda tanto delicata, filtrano altri particolari.

    L’indagine partì a fine del 2009 (anche se i presunti abusi sarebbero scattati ben prima, addirittura nel ’98, quando la giovane aveva solo 13 anni) quando la famiglia della ragazza, notate alcune stranezze nel suo comportamento, si rivolsero alla Polizia. La ragazza – che viveva sola – fu interrogata, ma negò di aver subìto abusi, allontanando qualsiasi ombra dalla religiosa.

    Essendo maggiorenne le forze dell’ordine si limitarono a garantire la loro disponibilità in caso di «ripensamenti». Poi nel 2011 il tragico epilogo con il suicidio. A quel punto, anche sulla scorta dei diari della giovane, in cui sarebbero illustrati anche gli incontri a luci rosse e i tentativi di liberarsi di queste attenzioni («vorrei avere il coraggio di denunciarla e dire basta», scrive in un passaggio), gli investigatori hanno ricostruito la vicenda. Fra il ’98 e il 2000 la suora, trasferita a Catania, avrebbe comunque effettuato vari viaggi a Busto Arsizio per incontrare la giovane nel suo appartamento. Poi, con il ritorno al Nord, a Cinisello Balsamo, per la suora – che nel diario la presunta vittima chiama «sister» – sarebbe stato facile intensificare l’ipotetico rapporto morboso.

    Fra botte e colpi proibiti (in un’occasione avrebbe addirittura rischiato di soffocarla), umiliazioni e approcci sessuali che sarebbero andati oltre palpeggiamenti e carezze pesanti, l’equilibrio psichico della ragazza si sarebbe via via minato. Il tutto mentre la presunta aguzzina continuava a sostenere come tutto quello che sarebbe accaduto nel chiuso di quelle stanze fosse assolutamente normale. Di ordinario, purtroppo, a quanto pare non ci sarebbe stato nulla. Gli investigatori, intanto, intendono approfondire l’eventualità di altri episodi.

    di E.C.

    www.nadirpress.net/suorapedofila1.html

    PEDOFILIA: OGGI GIUDICE INTERROGA ‘SISTER PORK’ BUSTO ARSIZIO
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    “Vorrei avere il coraggio di denunciarla e dire basta”. Purtroppo quel coraggio non lo trovò e nel luglio dello scorso anno scelse la via del suicidio dopo aver subito per 13 anni, stando alle accuse che lei stessa scrive nei sui diari, le morbose attenzioni di una suora che aveva conosciuto quand’era 13enne e frequentava l’oratorio della parrocchia di Sant’Edoardo di Busto Arsizio. Fino a 23 anni ha tenuto dentro se quel terribile segreto. Poi, nel 2009 cominciò a manifestare i primi segnali colti dai genitori che corsero dalla Polizia. La ragazza fu convocata ma non disse nulla. Essendo maggiorenne non si poteva fare nulla se lei non avesse fatto una regolare denuncia. Tuttavia da quel momento qualcosa si è mosso. In via precauzionale la suora fu trasferita al Centro di formazione professionale di Cinisello Balsamo dove era ancora in servizio l’altro giorno quando i poliziotti sono andati a prelevarla per portarla in regime di custodia cautelare all’ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere (Mantova) dove oggi sarà sentita dal Giudice preliminare in sede di interrogatorio di garanzia. Intanto emergono nuovi dettagli sulla sconcertante vicenda che ancora una volta vede un rappresentante della chiesa al centro di presunti episodi di abusi e violenze sessuali ai danni di minorenni.
    Giusto ieri a Como è stato condannato a soli tre anni e mezzo l’ex economo della Diocesi lariana, don Marco Mangiacasale, reo confesso di aver molestato per alcuni anni cinque ragazzine che frequentavano l’oratorio di San Giuliano quando lui era parroco di quel rione della città ma anche dopo il suo cambio di incarico voluto dal Vescovo non appena avuto il sentore che qualcosa non andava. Assistita dall’avvocatessa Raffaella Servidio, la religiosa 52enne dovrà convincere il Gip che mai si è macchiata di quelle porcate descritte nei diari della ragazza. Che mai dal 1998 ha rivolto attenzioni morbose, che mai da quell’anno al 2000, mentre era in servizio a Catania, è periodicamente tornata a Busto Arsizio per molestare la ragazza. Nei diari di quest’ultima però sono descritti incontri a luci rosse, pressioni psicologiche, una serie di atteggiamenti tali da indurre la Procura bustocca a contestare alla suora non solo le violenze sessuali ma anche atti persecutori, una sorta di stalking per costringere la sua presunta preda a sottostare a laidi desideri. ‘Sister’, viene chiamata in quei diari nei quali si racconta di botte, umiliazioni, approcci sessuali andati ben oltre a palpeggiamenti e carezze nelle parti intime. Si racconta di un episodio nel corso del quale la ragazzina avrebbe rischiato addirittura di soffocare per un colpo che le avrebbe inferto la presunta ‘Sister Pork’. Il tutto giocato approfittando, sostiene l’accusa, della fragilità psicologica della giovane che giorno dopo giorno sarebbe stata costretta a soccombere mentre la presunta aguzzina continuava a sostenere come tutto quello che sarebbe accaduto nel chiuso di quelle stanze fosse assolutamente normale.

    www.nadirpress.net/suorapedofila.html

    RAGAZZINA SUICIDA DOPO ABUSI, SUORA INDAGATA BUSTO ARSIZIO
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    Solitamente le cronache consegnano squallide vicende di pedofilia con un prete nelle vesti di porco. In questo caso ad essersi macchiata del reato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina sarebbe stata una suora originaria di Busto Arsizio, da oggi sottoposta a regime di ‘sicurezza’ attraverso il ricovero in una casa di cura su disposizione del Gip di Busto Arsizio. La religiosa, attualmente domiciliata nel Milanese e che dirige un Centro di Formazione professionale, è indagata anche per violenze private ed atti persecutori. I fatti contestati sarebbero iniziati nel 1997 quando, secondo quanto emerso dalle delicatissime indagini, la 52enne avrebbe avuto modo di incontrare in un oratorio bustocco, dove prestava la sua missione di fede e carità, una ragazzina all’epoca minorenne e con difficoltà a relazionarsi.

    Il Pm Roberta Colangelo
    Da una prima semplice amicizia, la suora avrebbe ben presto travalicato nei suoi comportamenti fino a giungere ad atti persecutori con un crescendo di violenze per indurre la ragazzina a sottostare alle sue morbose attenzioni. Un incubo per la minorenne che la portò nel giugno dell’anno scorso a togliersi la vita, all’età di 26 anni, ormai in preda ad una profonda crisi esistenziale acuita dalla sua fragilità psicologica. Le indagini sono scattate proprio alla luce di questo suicidio. Condotte dalla Polizia del Commissariato cittadino e dirette dal Sostituto Roberta Colangelo (nella foto) della Procura di Busto, hanno avuto negli ultimi tempi una notevole accelerazione grazie anche al ritrovamento fra i suoi effetti personali di diari e lettere, nonché materiale informatico, video e foto. La suora è stata sottoposta ad una perizia dalla quale risulterebbe affetta da disturbo bordeline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di applicare la misura di custodia cautelare attraverso il ricovero in una casa di cura dove è stata accompagnata dai poliziotti del Commissariato di Busto e della Squadra Mobile di Varese prelevandola dal centro di formazione professionale del Milanese dove ancora prestava servizio.

    www.laprovinciadivarese.it/stories/Cronaca/740420/

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    Busto, suor Mariangela
    si trincera nel silenzio

    16 novembre 2012
    Cronaca
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    Suor Mariangela Farè in Procura a Busto (Foto by daniele belosio/varese press srl)

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Busto Arsizio Si è avvalsa della facoltà di non rispondere suor Mariangela Farè, la religiosa di 52 anni accusata di aver abusato di una ragazza di sant’Edoardo per quasi 15 anni. Arrivata questa mattina in Procura a Busto Arsizio per essere interrogata dal gip, suor Mariangela si è invece trincerata nel silenzio. Dopo pochi minuti è uscita dall’ufficio del magistrato scortata dagli agenti di polizia penitenziaria.

  • ORIA – Un sospetto. Forse qualcosa in più.

    ORIA – Un sospetto. Forse qualcosa in più.

    ORIA – Un sospetto. Forse qualcosa in più.

    Di certo, un’inchiesta della Procura con un religioso indagato per pedofilia.

    La vicenda ha come teatro Oria, dove i carabinieri hanno avviato una serie di accertamenti dopo aver appreso la notizia di reato che – come si diceva – riguarda un religioso che esercita in questo Comune e che ora, in via precauzionale e in attesa che la vicenda possa essere chiarita in ogni suo aspetto, è stato «trasferito» in un’altra città.

    Accuse, comunque, tutte da dimostrare non fosse altro perchè il religioso in questione è «persona stimata» da molta gente ad Oria.

    La vicenda ruota intorno ad un termine – «monello» – che avrebbe in qualche modo suscitato una reazione allarmante in una bambina temporaneamente affidata ad una famiglia oritana.

    Sembra che per gioco qualcuno di questa famiglia abbia indicato la piccola con questo termine e in tutta risposta – inaspettatamente – la bambina abbia detto: «Non sono io monella, monello è…», indicando così il nome del sacerdote che probabilmente si faceva chiamare «monello» quando accadevano delle «cose strane».

    Cose strane che per gli inquirenti sarebbero abusi sessuali ai danni della piccola e di altre sue coetanee.

    Per questo, è stata avviata un’inchiesta nel corso della quale la piccola è stata sentita alla presenza di psicologi confermando – secondo le accuse – le ipotesi avanzate riguardo il presunto caso di pedofilia.

    A far scattare l’inchiesta, attraverso una precisa segnalazione, proprio la famiglia alla quale la piccola era stata temporaneamente affidata.

    Una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire ma che potrebbe riservare clamorose sorprese.

    Nulla è trapelato sull’identità del religioso nè su altri particolari e testimonianze che pure sono al vaglio degli inquirenti da qualche settimana.

    Come si diceva, l’indagato è stato al momento trasferito e sicuramente non ha contatti con bambini a differenza di quello che invece accadeva ad Oria.

  • Pedofilia. L’ipocrita direttiva UE rafforza in Italia l’omertà del Vaticano

    Pedofilia. L’ipocrita direttiva UE rafforza in Italia l’omertà del Vaticano

    Al presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek
    Al presidente della Commissione Europea Josè Barroso
    Ai Sig. Europarlamentari

    Noi sostenitori delle vittime degli abusi sessuali dei membri della Chiesa cattolica esprimiamo il nostro fermo disappunto riguardo la direttiva antipedofilia, approvata nella sessione plenaria dell’U.E. dal 24 al 27 ottobre con 541 voti a favore, 2 contrari e 31 astensioni.

    La direttiva è dannosa oltre che inutile. L’inasprimento delle pene diventa utile qualora venga rimosso l’ostacolo della prescrizione e venga imposto l’obbligo di denuncia dei crimini sessuali per ogni individuo. E’ necessario individuare la responsabilità penale per coloro che non denunciano questi crimini o che, peggio, proteggono chi commette questi crimini.

    La direttiva troverà difficilmente bambini che denunceranno gli abusi subiti fino a che non avranno elaborato il trauma e raggiunto l’età adulta. Nel frattempo la prescrizione avrà salvato il criminale e coloro che sapevano, ma non hanno denunciato, continueranno ad invocare questa direttiva che non erano obbligati a farlo.

    Niente sui trattamenti sanitari obbligatori da imporre al pedofilo, dato che la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante.

    Un altro punto: è troppo poco imporre ai datori di lavoro di informarsi sulle precedenti condanne dei propri dipendenti. Senza uno schedario internazionale accessibile a tutti, dei criminali che non hanno seguito un percorso di recupero psicoterapeutico nessuno potrà proteggere i propri bambini.

    I limiti di questa direttiva sono stati immediatamente colti dalle autorità del Vaticano. Mons. Scicluna il 03 novembre 2011, davanti al Senato della Repubblica Italiana ha rivendicato la regola dell’omertà dichiarando che “Il dovere e il diritto di denunciare gli abusi alle autorità superiori spetta ai genitori o ai tutori dei minori interessati”. Rivendicando il diritto all’omertà, il Vaticano scarica sui bambini indifesi e sui loro genitori, spesso inconsapevoli, l’onere di chiedere giustizia. Il tutto anche quando, come spesso accade, le autorità ecclesiastiche sono a conoscenza dell’abuso e preferiscono trasferire il criminale anziché denunciarlo alle autorità civili.

    Se non si vuole far da spalla a chi da decenni nega verità e giustizia alle vittime degli abusi sessuali c’è bisogno di un radicale cambiamento di rotta.

    Ci auguriamo che le autorità europee , comunitarie e nazionali, comprendono le esigenze che noi esprimiamo.

  • Presunti abusi sessuali di un sacerdote, i ragazzi pronti a depositare le denunce alla magistratura

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, i ragazzi pronti a depositare le denunce alla magistratura

    La curia perugina: «Nostre indagini avviate da tempo» Scritto il 09/11/11

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, i ragazzi pronti a depositare le denunce alla magistratura

    di Francesca Marruco

    E’ questione di giorni. Poi le denunce dei ragazzi che hanno raccontato alla trasmissione «Le Iene» di essere stati abusati da un prete perugino mentre erano ospiti della sua comunità, saranno presentate alla magistratura. E allora, forse, si farà piena luce su una vicenda torbida e nebulosa che stenta ad emergere pienamente.

    I racconti dei ragazzi in tv Una vicenda delicatissima, che secondo le presunte vittime, parla di abusi su ragazzi bisognosi, ragazzi da recuperare, ragazzi la cui esistenza dipendeva da una parola del sacerdote. Ragazzi la cui permanenza in Italia, in una comunità e non in un carcere, dipendeva da un sì o un no del sacerdote. Una storia che rischia di esplodere, o di implodere, a seconda di come andranno le cose.

    Ufficiale e ufficioso Per ora, di ufficiale oltre alla commissione aperta dalla Curia il 24 ottobre scorso in seguito alla prima delle due puntate che la trasmissione «Le Iene» ha fatto sull’argomento, non c’è nient’altro. Ci sono accuse, gridate a gran voce da una volontaria che non si è mai data per vinta e ha lottato per far emergere questa storia. E accuse sussurrate di spalle, forse per la vergogna, alle telecamere della trasmissione di Italia Uno dai ragazzi che dicono di essere stati abusati.

    La lettera di maggio 2010 A sentir loro in quelle comunità in cui dovevano essere tutelati e aiutati, sarebbero successe delle cose terribili. Di cui erano a conoscenza tutti coloro che vi soggiornavano. E anche in Curia a Perugia. E anzi, secondo una lettera pubblicata mercoledì da La Nazione, la Curia sapeva già dal maggio del 2010. E già da quel periodo aveva assicurato che avrebbe svolto delle indagini. Dunque delle due l’una: o nessun abuso si è verificato, dunque è tutto infondato, o nessuno ha indagato.

    La Curia: solo voci di scarsa consistenza «Quanto è stato pubblicato oggi (mercoledì, ndr) da un quotidiano locale riguardo alla vicenda dei “presunti abusi di un sacerdote perugino ai danni di alcuni giovani” – scrive la Curia perugina in una nota – non fa altro che confermare ciò che lo stesso arcivescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, ebbe a dichiarare alla signora Claudia Stefanelli, presentatasi in arcivescovado con una telecamera nascosta (le cui riprese sono state diffuse lo scorso 15 ottobre dalla trasmissione «Le Iene» di Italia 1). In quell’occasione, il presule comunicò di essersi recato di persona negli ambienti diocesani frequentati dal sacerdote accusato, ma di non aver rilevato nulla che potesse essere collegato a tali segnalazioni. La Chiesa perugina, pertanto, si è mossa da tempo, in maniera riservata, ma documentabile. Del resto, la lettera dell’allora delegato ad omnia monsignor Pietro Ortica (datata 18 maggio 2010) confermava la volontà di fare chiarezza sulla vicenda. Nel costituire la Commissione diocesana di indagine, la Curia si è voluta dotare di uno strumento ulteriore per approfondire la vicenda e conoscerne al più presto la verità. E’ desiderio di tutti che si stabilisca un clima sereno nella nostra comunità diocesana, necessario al proficuo prosieguo del lavoro della stessa Commissione di indagine, lavoro che riteniamo estremamente importante. Facciamo notare che, allo stato attuale delle cose, la Curia perugina non ha ricevuto altro che voci di scarsa consistenza e senza alcuna prova, se non quelle anonime e indirette raccolte da alcuni media».

    Il sacerdote lontano dai suoi parrocchiani Il sacerdote dal canto suo è sparito dalla circolazione, al suo posto nelle sue parrocchie è arrivato un sostituto. Lui si troverebbe in un luogo protetto, lontano da tutti, con il telefono spento. Si dice sia in Perù. Deciso a non avere contatti con nessuno. Tranne che con i suoi parrocchiani che lo difendono a spada tratta. E chiedono che si parli delle tante opere buone che ha fatto. Alcuni di loro pensano anche ad una fiaccolata in sua difesa. Perché «quello che hanno detto in televisione non sono che falsità».

    http://www.umbria24.it/presunti-abusi-sess…tura/67788.html

  • Pedofilia: un’abbazia benedettina perde la gestione della scuola

    Pedofilia: un’abbazia benedettina perde la gestione della scuola

    LONDRA – Con l’accusa di abusi sessuali un’abbazia benedettina perderà il controllo della scuola da essa gestita. Si tratta della scuola St Benedict’s, fino ad oggi gestita dall’abbazia di Ealing, nel sud ovest di Londra, oggetto di un’inchiesta giudiziaria iniziata nel 2009, con la condanna dell’ex preside della scuola, perché colpevole di aver molestato 5 ragazzini. Fu quello l’episodio che fece scattare le indagini e oggi sembrerebbero essere 21 i casi di abusi sessuali venuti alla luce, operati da parte dei monaci e di alcuni insegnanti sugli allievi. Questa pratica, a dir poco scandalosa, durerebbe dal 1970.
    Alla luce di quanto emerso, nel suo rapporto pubblicato ieri, il giudice Lord Carlile of Berriew ha decretato la creazione di due organismi che assumano “tutto il potere dell’abbazia” e creino una chiara ed identificabile catena delle responsabilità all’interno della scuola. Il giudice ha inoltre lanciato un appello all’ex abate, padre Laurence Soper, di consegnarsi alla polizia. Soper, 80 anni, che ha insegnato a St Benedict’s dal 1991 al 2000, è stato accusato anch’egli di molestie ma non si è mai presentato alla polizia e ora pare che viva in un monastero in Italia. Rammarico è ciò che traspare dalle parole di Christopher Claugh, attuale preside della scuola, che ha dichiarato: “Gli abusi passati hanno lasciato un’eredità terribile per le persone colpite ed hanno distrutto la reputazione di St Benedict’s. Di conseguenza, la scuola applicherà immediatamente le raccomandazioni del rapporto di Lord Carlile”.
     http://www.julienews.it/notizia/cronaca/pedofilia-unabbazia-benedettina-perde-la-gestione-della-scuola/219080_cronaca_3.html
  • Olanda, è “caccia” al vescovo

    Olanda, è “caccia” al vescovo

    16/11/2011
    Manifestazione contro i preti pedofili

    L’Interpool ha chiesto alla polizia di investigare su un presule emerito per “nuove segnalazioni di abusi sessuali”

    GIACOMO GALEAZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Indagate sul vescovo». L’Interpool ha chiesto alla polizia olandese di investigare su un presule per «nuove segnalazioni di abusi sessuali». Cor.S. (queste le iniziali) è un vescovo emerito di passaporto olandese ma che ha svolto fino al 2009 il suo ministero in Africa. La richiesta di svolgere accertamenti su di lui è scaturita da un’informativa della divisione «Crimini sessuali» della polizia nazionale irlandese. In Olanda sia la polizia sia la magistratura hanno ricevuto «allarmanti» indicazioni sulla condotta del vescovo, che è uno dei sei prelati della Chiesa cattolica accusati dal seminarista del Kenya, Emmanuel Shikuku. Le dichiarazioni dell’aspirante sacerdote africano coinvolgono alcuni ecclesiastici impegnati nella «Mill Hill», una società missionaria che ha base nel Regno Unito. I sei accusati hanno detto a «Radio Netherlands» che tutte le affermazioni sono false. Già un anno fa la Conferenza episcopale olandese ha avviato un’inchiesta per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. L’indagine sulle presunte violenze sessuali, assicura l’episcopato dei Paesi bassi, è «vasta, esterna e indipendente».

    I vescovi olandesi sono «profondamente colpiti» dalle storie sui minori emerse a partire dal gennaio 2010. Il caso è scoppiato all’interno della galassia formativa cattolica. Anche alcune suore, non solo sacerdoti, di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi. Tra le vicende che più hanno colpito l’opinione pubblica è la storia di Herman Harends, oggi 63enne, che ricorda i turbamenti subiti quando, 11enne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare – ha dichiarato ai mass media olandesi -.Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato».

    Prima della conferenza episcopale olandese, già l’ordine dei Salesiani aveva annunciato che un’inchiesta sarebbe stata aperta per i presunti abusi sessuali commessi da membri del clero in uno studentato della regione di Arnhem negli anni ’60. Da allora, una commissione consultiva episcopale, creata nel 1995 per aiutare le vittime degli abusi sessuali commessi da membri del clero, ha ricevuto 280 testimonianze. Sugli scandali che hanno colpito la Chiesa in diversi Paesi, dalla Germania all’Irlanda, il Vaticano ha preso una netta posizione. La Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione», ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. In una nota per la Radio Vaticana, il portavoce papale ha spiegato anche come «concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Infatti «le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte» nella bufera-pedofilia «hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione,hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa». Così facendo «hanno affrontato le questioni con il piede giusto, perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro».

    Il dibattito sulle responsabilità dello scandalo è particolarmente aspro all’interno della chiesa dei Paesi Bassi. Secondo alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la Chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

  • Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

    Olanda, quando l’abuso ha un prezzo. La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili

    10/11/2011
    La conferenza episcopale fissa in un “tariffario” i costi dei risarcimenti per le vittime dei preti-pedofili
    G. Gal.
    CITTÀ DEL VATICANO

    Un «tariffario» per chiudere lo scandalo-pedofilia. Cinquemila euro per molestie verbali o comportamenti di natura sessuale; 25mila euro per violenza carnale; 100mila euro in casi eccezionali di stupro di gruppo o seri abusi che abbiano provocato un danno permanente. In Olanda la Chiesa cattolica ha deciso di risarcire le vittime degli abusi sessuali del clero. E ciò potrebbe rappresentare un esperimento-pilota per tutti gli altri episcopati nazionali.

    A fronte di centinaia di casi di violenza avvenuti in parrocchie e istituti ecclesiastici, i vescovi e i capi-uffici della conferenza episcopale olandese hanno votato a favore della costituzione di un fondo per l’indennizzo. La commissione incaricata dai presuli la scorsa estate di predisporre una relazione tecnica ha fissato le cifre per compensare le vittime dei preti pedofili e ora la conferenza episcopale nazionale ha approvato la soluzione, sottoscrivendo le conclusioni del dossier. Il costo totale dei risarcimenti supererà i cinque milioni di euro. L’indennizzo sarà calcolato sulla base della serietà dell’abuso commesso, specifica l’episcopato olandese.

    Nei Paesi Bassi da almeno due anni lo scandalo-pedofilia sta dilaniando la Chiesa cattolica e un’inchiesta governativa ha censito oltre duemila casi di abusi compiuti all’interno delle istituzioni religiose, molti dei quali approdati nelle aule dei tribunali. Nel marzo 2010 anche la Conferenza episcopale olandese aveva aperto un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove erano state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. A partire dalle violenze sessuali in un collegio cattolico della cittadina di Heerenberg. Secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano «De Telegraaf», anche alcune suore di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi nei confronti di minori.

    Il giornale olandese riporta la storia di Herman Harends, oggi sessantatreenne, che ricorda i turbamenti subiti quando, undicenne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare. Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato». Nell’aprile 2010, a seguito della diffusione della lettera pastorale del Papa sugli abusi sessuali nella Chiesa irlandese, la Conferenza episcopale riconobbe pubblicamente l’esigenza di «recuperare la fiducia». I vescovi Van Luyn, (presidente dell’episcopato olandese) e de Korte (referente per le indagini sugli abusi) firmarono una nota per dichiarare che:«Le parole con cui Benedetto XVI ha espresso per l’Irlanda il suo cordoglio e rammarico sincero rispetto alle vittime e alle loro famiglie si possono estendere integralmente alle vittime nei Paesi Bassi». I presuli d’Olanda hanno condiviso le «proposte che il Pontefice sta facendo perché sia fatta giustizia per le vittime, perché ci sia penitenza, per la guarigione delle vittime e il recupero di fiducia». Infatti, «quando il Papa ricorda grandi errori fatti da parte della dirigenza della Chiesa, errori che possono averne minata la credibilità, i vescovi e i superiori degli ordini devono assumersi le proprie responsabilità e affrontare le critiche». E, affermarono allora i vertici della Chiesa olandese, «la ricerca indipendente che è stata proposta, per la quale l’ex presidente della Camera Win Deetman sta approntando i lavori preparatori, sarà il luogo in cui saranno affrontati questi problemi».

    In totale di 137 tra preti, frati e suore sarebbero coinvolti nello scandalo su presunti casi di abusi nei confronti di minori nelle scuole cattoliche olandesi negli anni 50-60-70, secondo l’inchiesta condotta da Radio Netherlands. L’emittente radiofonica ha raccolto almeno 128 testimonianze di ex studenti di varie scuole cattoliche abusati sessualmente dagli insegnanti religiosi. Tra queste, anche quelle di nove emigranti. Secondo un rapporto condotto dalla radio, il picco degli abusi ha avuto luogo nel 1950 (43 denunce) e poi negli anni Sessanta (62). Tutte le testimonianze descrivono l’ambiente di omertà e paura che impediva alle vittime degli abusi di denunciare pubblicamente gli abusi. Secondo la Commissione consultiva episcopale «Aiuto e diritto», che ha condotto un’inchiesta indipendente, le denunce sono almeno 350.

    Inoltre una vittima di abusi sessuali subiti da ragazzo da parte di alcuni preti(uno dei quali diventò poi vescovo di Den Bosch, in Olanda) nel 2003 avrebbe ricevuto dalla Chiesa, e più precisamente dai Padri salesiani di Don Bosco, 16000 euro per tacere su quanto accaduto. L’alto prelato coinvolto nella vicenda è Jan ter Schure, vescovo di Den Bosch dal 1985 al 1998, deceduto nel 2003. L’attuale vescovo di Rotterdam e capo della conferenza episcopale olandese, Adrianus Van Luyn, è accusato di essere stato a conoscenza dei fatti dal 2008, ma di aver taciuto sulla vicenda. Gli abusi ai danni dello studente avvennero nel collegio-monastero di Don Rua, a Ugchelen (Olanda), tra il 1948 e il 1953 e all’epoca dei fatti il responsabile era un giovane prete. Dopo che la vicenda è stata portata alla luce dai media olandesi, l’avvocato dei padri salesiani in Olanda, Cornelis Oosterwijk, è intervenuto affermando che la vittima degli abusi ha rotto il patto che lo vincolava al silenzio solo per ottenere più soldi e senza produrre prove.
    Dal canto suo la conferenza episcopale olandese ha negato che Van Luy abbia ignorato la richiesta della vittima di rendere pubblico il caso. Nel 2008 il vescovo di Rotterdam avrebbe risposto alle richieste della vittima degli abusi precisando di non avere competenza amministrativa sui padri salesiani. la chiesa olandese ha dato mandato a una commissione d’inchiesta indipendente, guidata dall’ex sindaco di Rotterdam e ministro dell’educazione Wim Deetman, di verificare la fondatezza delle denunce. E ora l’episcopato ha fissato le tariffe per i risarcimenti delle vittime.

    La notizia conferma una linea totalmente votata alla trasparenza dopo anni di politiche poco chiare. Recentemente è uscita la notizia shock del prete salesiano olandese di 73 anni – si conoscono soltanto le iniziali, padre van B. – che era salito agli onori della cronaca in quanto dichiaratamente appartenente alla Martijn, un’associazione legalmente riconosciuta in Olanda e che sostiene le relazioni pedofile: “Sono perfettamente legittime” dicono, “seppure discriminate dalla società”.

    Non era solo van B. a sostenere la legittimità della pedofilia ma anche padre Herman Spronck, superiore dei salesiani in Olanda, la cui intervista concessa a Rtl News ancora oggi fa impazzire il Web. Padre Spronck, in sostanza, appoggia von B. e sostiene che se il bambino è consenziente il rapporto sessuale con un adulto è legittimo. Dice: “Dipende dal bambino. Non si deve mai entrare nello spazio personale del bambino se non lo vuole. Ma ci sono bambini che indicano loro stessi che è ammissibile. In questo caso anche un contatto sessuale è possibile”. Padre Spronck entra nel merito anche del seminario dove lui, assieme a tanti altri sacerdoti olandesi, ha studiato negli anni Cinquanta e Sessanta. Dice che erano tutti maschi, che non vedevano mai le ragazze, “e per questo era normale che nascessero certe tendenze”.

    La notizia dall’Olanda è immediatamente arrivata in Italia e a Roma. E ha provocato la reazione decisa della curia generalizia dei salesiani che ha condannato in una nota le dichiarazioni di Spronck dicendo che “il rispetto pieno e totale dei bambini, dei ragazzi e dei giovani rimane per noi un’opzione fondamentale e irrinunciabile”. E ancora: “Essere membro di tale associazione è assolutamente incompatibile con i principi e i valori della tradizione salesiana”.Nella chiesa olandese in pochi sostengono la legittimità della posizione dei due salesiani. Il dibattito è semmai aperto – e a tratti parecchio aspro – sulla genesi teologica e storica della posizione dei due. La domanda è una: cosa porta uomini di chiesa a sostenere che la pedofilia è un qualcosa di legittimo? Per alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

  • Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Le procure del Belgio stanno indagando su un centinaio di preti accusati di abusi sessuali su minori. Per reati spesso commessi parecchi anni fa. La lista è stata ricostruita proprio grazie alle informazioni raccolte con le perquisizioni effettuate nel palazzo episcopale di Malines e in altri uffici nel giugno del 2010. La maggior parte dei religiosi coinvolti vive nell’area nord, in particolare nelle Fiandre. Vatican Insider parla di preti “omosessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2011/11/21/belgio-…-per-pedofilia/

    Belgique : la justice reçoit les noms d’une centaine de prêtres soupçonnés de pédophilie

    Publié le 19-11-11 à 17:10 Modifié à 17:23 par Le Nouvel Observateur avec AFP 4 réactions
    Un commission spéciale avait recueilli des centaines de témoignages, après des aveux de l’évêque de Bruges en avril 2010.

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    Le parquet fédéral belge a communiqué aux parquets locaux du pays les noms d’une centaine de prêtres et religieux encore en vie soupçonnés d’actes pédophiles, souvent anciens, afin notamment de mieux les surveiller, rapporte samedi un quotidien belge.

    Selon le quotidien néerlandophone Het Laatste Nieuws, qui cite des sources judiciaires, il s’agit avant tout d’éviter qu’ils ne fassent de nouvelles victimes.

    La liste a été établie sur la base des données récoltées lors des saisies effectuées durant des perquisitions menées notamment au palais épiscopal de Malines, au nord de Bruxelles, siège de l’archidiocèse de Malines-Bruxelles, en juin 2010.

    Des données recueillies par une commission spéciale consacrée aux abus sexuels dans l’Eglise catholique belge, qui a rassemblé des centaines de témoignages, ont également été utilisées pour la confection de cette liste, précise le journal.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant.

    Ils exercent surtout en Flandre

    La plupart des religieux identifiés vivent dans le nord du pays, en Flandre, et tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres suspects, a précisé le journal.

    Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé, selon la même source.

    A l’instar des Etats-Unis, de l’Irlande et de l’Allemagne, l’Eglise catholique belge a été éclaboussée par des scandales de pédophilie.

    Des centaines de témoignages ont été adressés à une commission spéciale, après les aveux de l’évêque de Bruges, Roger Vangheluwe, qui a démissionné en avril 2010 après avoir reconnu des actes pédophiles.

    Cette démission avait délié de nombreuses langues, principalement en Flandre.

    En septembre dernier quelque 70 victimes d’abus sexuels commis par des prêtres ont déposé une plainte collective devant le tribunal de Gand (ouest) contre les plus hautes autorités de l’Eglise catholique belge et le Saint Siège, qu’elles accusent d’avoir laissé faire, voire couvert des actes de prêtres pédophiles pendant des années.

    Le Nouvel Observateur – AF

    http://tempsreel.nouvelobs.com/monde/20111…pedophilie.html

    9/11/2011
    Belgio, 100 preti gay nel mirino della giustizia
    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa

    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa
    Sono sospettati di aver commesso in passato abusi sessuali. I loro nomi sono statti rivelati alle autorità locali
    La Giustizia belga ha identificato un centinaio di preti omosessuali sospettati di avere commesso abusi sessuali ed ha inviato i loro nomi a numerose autorità locali del Paese.

    Secondo quanto riporta la stampa nazionale, i reati commessi da queste persone – che per la maggior parte vivono nelle Fiandre – risalgono al passato, ma la Procura federale belga ha comunque deciso di rivelare le loro identità alle varie autorità locali. In questo modo, scrive la stampa belga, potranno sorvegliare i religiosi per assicurarsi che non commettano altri reati.

    La lista di nomi è stata messa a punto grazie alle informazioni raccolte durante alcune perquisizioni nell’ambito della cosiddetta ’Operazione Kelk’ contro la pedofilia nella Chiesa. Hanno contribuito a completare la lista, sottolinea la stampa, anche le stesse vittime degli abusi sessuali, le quali hanno parlato delle violenze subite – in alcuni casi – anche una decina di anni fa.

    Tutte le procure fiamminghe hanno ricevuto la lista dei nomi dei preti pedofili, «nessuna regione è stata risparmiata», hanno commentato fonti giudiziarie. E alcune di queste procure hanno già detto ai diretti interessati che sono al corrente del loro passato.

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    La justice a identifié une centaine de religieux pédophiles encore en vie et la majorité d’entre eux vivent en Flandre.

    Redaction en ligne

    Publié le 19/11 à 10h37

    Les faits dont ils se sont rendus coupables sont anciens mais le parquet fédéral a communiqué les identités des religieux pédophiles aux diverses autorités locales. Ces dernières doivent veiller à ce que ces religieux ne fassent pas d’autres victimes, indique samedi le journal Het Laatste Nieuws.

    La liste des noms a été établie sur base des données récoltées lors des saisies effectuées pendant l’Opération Kelk – l’action judiciaire et les perquisitions menées notamment au Palais épiscopal – ainsi qu’auprès de la commission Adriaenssens.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant. Tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres pédophiles.

    “Aucune région n’a été épargnée”, indiquent des sources judiciaires. Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé.

    http://www.lameuse.be/actualite/belgique/2…es-918620.shtml

  • Regno Unito. Chiesa responsabile degli abusi dei preti, Invece in Italia la fanno sempre franca

    Regno Unito. Chiesa responsabile degli abusi dei preti, Invece in Italia la fanno sempre franca

    La Chiesa è responsabile del comportamento dei preti
    Lo ha stabilito l’Alta Corte di Londra durante un processo per un caso di abusi sessuali e potrebbe essere la base per altri procedimenti
    8 novembre 2011
    L’Alta Corte di Giustizia di Londra ha stabilito che la Chiesa cattolica può essere ritenuta responsabile per i comportamenti illeciti e i reati condotti dai propri preti. La decisione è stata assunta dal giudice Alistair Geoffrey MacDuff, è legata a un processo su un caso di abusi sessuali e potrà essere utilizzata anche in altri procedimenti giudiziari.

    Il giudice si è espresso a favore di una donna di 47 anni, la cui identità non è pubblica per ragioni legali, che dice di aver subito violenze sessuali quando era bambina da parte di Wilfred Baldwin, un prete della Diocesi di Portsmouth. Secondo MacDuff, la Chiesa deve essere considerata indirettamente responsabile per il comportamento assunto all’epoca da Baldwin.

    Nel corso del processo, l’avvocato della donna che da bambina aveva subito gli abusi ha chiesto che fosse anche determinato dal giudice se la Chiesa potesse essere in qualche modo ritenuta responsabile per quanto accaduto alla sua assistita. La richiesta faceva ipotizzare, per la prima volta dicono i legali, un rapporto tra prete e diocesi assimilabile a quello di un dipendente dalla propria società. E difatti l’avvocato chiese se fosse possibile considerare Baldwin come un impiegato della Diocesi in cui si erano verificate le violenze.

    «La prima questione da affrontare intende determinare un principio generale rispetto alle accuse contro la Chiesa cattolica. Ovvero se ogni prete al lavoro per la Chiesa di Roma possa essere considerato nella posizione di impiegato» aveva spiegato l’avvocato della donna. I rappresentanti legali della Diocesi avranno la possibilità di ricorrere in appello e in seguito alla sentenza hanno ribadito che la «Chiesa cattolica prende molto sul serio i casi di abusi sessuali ed è determinata a eliminare alla radice il problema».

    http://www.ilpost.it/2011/11/08/chiesa-res…rtamento-preti/

    TRIBUNALE GB: ABUSI, CHIESA RESPONSABILE MOLESTIE PRETI

    Categoria: News
    Pubblicato Martedì, 08 Novembre 2011 16: :10

    Un giudice della Alta Corte britannica ha stabilito il risarcimento per una donna, sottoposta agli abusi di un prete ormai defunto. Una sentenza che apre la strada a risarcimenti da parte della Chiesa Cattolica del Regno Unito alle vittime di abusi sessuali dei preti.

    “Aveva ricevuto alloggio, abiti clericali e il pulpito. Era stato inviato nella comunità con pieni poteri e l’autorità di agire come rappresentante della Chiesa. Era stato addestrato e ordinato a questo scopo”, recita la sentenza. Secondo il giudice britannico, pur non essendoci un contratto formale tra Chiesa e prete, ci sono le “caratteristiche cruciali” di un rapporto di impiego che devono essere riconosciute. E’ la prima volta che in Gran Bretagna un tribunale sostiene che la relazione tra un prete cattolico e il suo vescovo sia equiparabile ad un rapporto di impiego. La sentenza diventa un importante precedente per casi analoghi. La Chiesa può comunque ricorrere in appello contro questa decisione.

    http://www.justicetv.it/index.php/news/126…-molestie-preti

  • Presunti abusi sessuali, il prete vola in Perù Pronta la denuncia-querela

    Presunti abusi sessuali, il prete vola in Perù Pronta la denuncia-querela

    Il sacerdote “sotto accusa” ha scelto l’esilio in una delle sue comunità
    “Quel sacerdote ha abusato di noi” Istituita una commissione d’indagine

    Perugia, 6 novembre 2011 – Il sacerdote perugino accusato di abusi sessuali è in Perù. E’ stato il prete che lo sostituisce, domenica scorsa, ad annunciare che si sarebbe preso un periodo di riposo e di riflessione. E che quindi per un po’ di tempo non avrebbe detto messa e condotto le attività parrocchiali. Il parroco sotto accusa ha quindi scelto «l’esilio», almeno per il momento. Distante da tutto e tutti, lontano dall’Italia, in una delle comunità che egli stesso ha fondato. E con il telefono cellulare spento. «Ha bisogno di stare lontano dal clamore di questa brutta storia», riferiscono alcuni dei suoi più stretti collaboratori che si dicono comunque «allibiti, increduli» di fronte a quello che viene raccontato in questi giorni nei suoi riguardi.

    L’ACCUSA è pesante: abuso sessuale nei confronti di alcune persone (straniere e italiane) che venivano ospitate nelle strutture da lui coordinate. Extracomunitari (spesso clandestini) o anche tossicodipendenti che hanno raccontato di essere stati abusati e ricattati. «Non potevamo dire nulla — hanno detto alcuni di loro prima di rompere il silenzio — altrimenti ci avrebbe fatto tornare in carcere o fatto rispedire al nostro Paese d’origine». Affermazioni pesantissime sulla quali la Curia ha deciso di aprire un’indagine: il vescovo Gualtiero Bassetti, infatti, una decina di giorni fa (il 24 ottobre) ha istituito una commissione diocesana che dovrà far luce sui fatti. La stessa Curia perugina ricorda che si può testimoniare e raccontare i fatti facendo richiesta scritta e allegando una fotocopia del proprio documento d’identità e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine, Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia. Mentre si attende di conoscere chi saranno i componenti della commissione stessa, si sa che non ci sono tempi prestabiliti o scadenze. Si aspetterà, insomma, un tempo ragionevole per raccogliere materiale e testimonianze. E cercare quindi arrivare alla verità.

    GIA’, LA VERITA’. E quella che chiedono i perugini. Soprattutto i parrocchiani del sacerdote, i suoi più stretti conoscenti, i suoi collaboratori, la gente che ne apprezza il lavoro sin qui fatto. «Siamo sorpresi — racconta Marta — increduli, esterrefatti. Non crediamo alle accuse che gli vengono mosse. Non è possibile. In questi anni ha ridato vita a una parrocchia che si era praticamente spenta. Non ci sono mai state voci nei suoi riguardi in questo senso. Però una cosa è certa: noi vogliamo la verità, vogliamo sapere se queste cose sono vere».

    GLI ABUSATI intanto annunciano la prossima mossa. Domani, alcuni di loro, hanno un incontro fissato con un legale per preparare una denuncia-querela nei confronti del sacerdote perugino. Vogliono insomma che la magistratura chiarisca tutto. Al momento, lo ricordiamo, non risulta alcun fascicolo aperto in procura. Anche perchè si tratta di maggiorenni e in casi come questo si procede per querele di parte.

    http://www.lanazione.it/cronaca/2011/11/06/614421-presunti_abusi_sessuali_prete_vola_peru.shtml