Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Usa, in corso due azioni legali contro il Vaticano E la Svizzera vuole la “lista nera” dei preti pedifili

    Usa, in corso due azioni legali contro il Vaticano E la Svizzera vuole la “lista nera” dei preti pedifili

    WASHINGTON – Nel pieno dell’offensiva statunitense sul tema della pedofilia nella Chiesa e dei vertici vaticani che l’avrebbero coperta, il Washington Post scrive che – proprio per accertare le responsabilità dei vertici cattolici – nei mesi scorsi due Corti di appello federali, in Oregon e Kentucky, hanno autorizzato azioni legali per abusi sessuali contro la Santa Sede.

    I legali del Vaticano hanno chiesto alla Corte suprema di esaminare l’appello per il caso dell’Oregon; entrambe erano a Washington due settimane, fa per esporre le rispettive argomentazioni. Per decidere se quello che è anche uno stato straniero, che gode quindi di immunità, possa essere processato in una causa statunitense.

    Se la Corte suprema si rifiutasse di portare avanti il caso questa estate e lasciasse in vigore il verdetto delle Corti di appello federali, gli avvocati potrebbero iniziare a richiedere documenti arretrati e a convocare responsabili del vaticano. Nella vicenda dell’Oregon, i legali delle vittime hanno sostenuto che i preti nel mondo sono “dipendenti” del Papa, dei quali lo stesso Santo Padre è responsabile.

    E sempre oggi un giornale svizzero, Le Matin Dimanche, scrive che la presidente della Confederazione elvetica, Doris Leuthard, vuole l’istituzione di una lista nera dei preti pedofili. “La Chiesa deve assumersi la sua parte di responsabilità – ha detto la presidente – che gli autori (degli abusi) siano laici o religiosi non fa alcuna differenza. Tutti sono sottoposti al Codice penale svizzero, senza eccezione”. E ancora: “E’ importante che i pedofili, che siano preti, insegnanti o che abbiano in un modo o nell’altro a che fare con i bambini, non possano più avere contatti con questi ultimi. La possibilità di tenere un registro centralizzato, come ne esiste già uno per gli insegnanti, deve essere discussa anche per i preti pedofili”.

    Intanto a Londra, questa mattina, un gruppo di manifestanti si è dato appuntamento alla chiesa cattolica di Westminster a Londra per chiedere le dimissioni del Pontefice, accusaandolo di aver coperto gli abusi sessualimbini.

  • La sfida del cardinale Schoenborn "Gli abusi dei preti colpa del celibato"

    La sfida del cardinale Schoenborn "Gli abusi dei preti colpa del celibato"

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/11…libato-2588133/

    L’arcivescovo austriaco chiede una svolta sulla spinosa questione
    La Scaraffia sull’Osservatore: “Ampliare il ruolo delle donne tra i cattolici”
    La sfida del cardinale Schoenborn “Gli abusi dei preti colpa del celibato”
    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Le cause degli abusi operati dai sacerdoti? Vanno ricercate “sia nell’educazione dei preti, sia negli strascichi della rivoluzione sessuale fatta dalla generazione del 1968”. Un problema che riguarda “il tema del celibato, così come la formazione della persona”. Proprio sul celibato, anzi, ci vuole “un cambiamento di visione”.

    A sostenere questa tesi che non mancherà di suscitare reazioni è l’arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn. L’alto prelato, un cardinale giovane, ma autorevole e aperto, messo a capo della Chiesa viennese dopo gli scandali degli abusi sessuali per cui fu cacciato il suo predecessore Hans Hermann Groer, ritiene che il celibato ecclesiastico spieghi in parte gli atti di pedofilia commessi da religiosi cattolici, emersi ultimamente a cascata in Germania e in Austria.

    In una pubblicazione della sua diocesi, l’arcivescovo di Vienna ha fatto appello al “cambiamento” sul celibato, argomento che invece per il Vaticano non è in discussione. “Basta scandali – ha detto Schoenborn – come è possibile che veniamo considerati sospetti di infrazioni che non abbiamo commesso? Perché è sempre la Chiesa nel suo insieme che viene messa in dubbio”.

    La questione del celibato verrà più volte affrontata oggi e domani a Roma, all’Università Lateranense, in un interessante convegno promosso dalla Congregazione per il clero. Sarà presente il prefetto Hummes, autore all’inizio del suo incarico di una dichiarazione che suscitò qualche perplessità. “Il celibato non è un dogma”, disse. Tesi poi mai più affermata pubblicamente. Ci saranno poi il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, il primo a parlare dei casi nella città tedesca, e una serie di alti esponenti del mondo ecclesiastico.

    Il tema delle violenze in chiese e sacrestie, imposto dalle cronache, sta conquistando spazio anche sulla stampa vaticana. L’Osservatore Romano ieri ha affrontato in prima pagina l’argomento con un articolo della saggista Lucetta Scaraffia. Una maggiore presenza femminile nella Chiesa, è la tesi della studiosa, “avrebbe potuto squarciare il velo di omertà maschile che spesso in passato ha coperto con il silenzio la denuncia dei misfatti”. “I cambiamenti delle società occidentali – continua la storica – che hanno aperto alle donne gli spazi prima riservati agli uomini, cambiamenti che stanno influenzando le altre culture del mondo, hanno provocato una rivoluzione nella configurazione dei ruoli sessuali, ponendo anche per la Chiesa cattolica la questione di ampliare il ruolo delle donne”. Un problema che si pone non solo in termini di “pari opportunità”, ma al fine di “fare fruttare energie e contributi spesso di primaria importanza”.

    Oggi intanto i vescovi tedeschi partono per Roma. L’incontro fra la loro delegazione, guidata dal presidente della Conferenza episcopale locale, Robert Zollitsch, e Papa Benedetto XVI, è previsto per domani. Sul tavolo lo scottante dossier dei casi di pedofilia scoppiati nella Chiesa tedesca. In Germania, lo scandalo è arrivato a coinvolgere, secondo i dati conosciuti, 19 diocesi su 27.
    © Riproduzione riservata (11 marzo 2010)

  • Usa, da corti si’ cause contro Vaticano Avvocati al Washigton post:Papa responsbile dei suoi ‘impiegati’

    Usa, da corti si’ cause contro Vaticano Avvocati al Washigton post:Papa responsbile dei suoi ‘impiegati’

    Usa, da corti si’ cause contro Vaticano (ANSA) – ROMA, 28 MAR – Due corti americane hanno ammesso la possibilita’ di azioni legali contro il Vaticano per casi di pedofilia. Lo scrive il Washington Post. Secondo gli avvocati, i due tribunali in Oregon e Kentucky hanno deciso in base alla considerazione che i preti nel mondo sono ‘impiegati’ del Papa e per questo lui ne e’ responsabile. Il Vaticano – si legge sull’edizione online del WP – ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/to…1737670683.html

    Il Washington Post rivela che due corti federali americane, in Oregon e Kentucky, hanno ammesso nei mesi scorsi la possibilità di azioni legali contro il Vaticano per dei casi di abusi sessuali. La tesi degli avvocati, accolta dalla corte, è che i preti sono “impiegati” del papa e dunque lui ne è responsabile. Il giornale americano prosegue spiegando che il Vaticano ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon. Intanto gli avvocati di entrambe le parti hanno incontrato due settimane fa a Washington dei funzionari governativi che potrebbero avere un ruolo determinante se il Vaticano – considerato un Paese straniero immune dalle azione legali – dovesse risultare parte in causa in un procedimento americano.

    Ieri intanto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha affermato ammettiamo colpe sugli abusi per fare giustizia. L’argomento è di natura tale – ha aggiunto – da attirare l’attenzione dei media e il modo in cui la chiesa lo affronta è cruciale per la sua credibilità morale.” Ha poi aggiunto che riconoscere e fare ammenda di episodi avvenuti anche decenni fa “è il prezzo del ristabilimento della giustizia e di quella ‘purificazione della memoria’ che permette di guardare con rinnovato impegno e fiducia al futuro”.

    http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/03/28/p…a_vaticano.html

  • Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    I racconti-appello dopo l’iniziativa del vescovo Karl Golser.
    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini
    «Quel prete e le molestie durate tredici anni»
    Bolzano, le segnalazioni e-mail alla Curia
    Di Giuseppe Sarcina Corriere della Sera 16 marzo 2010
    DAL NOSTRO INVIATO BOLZANO — Le prime e-mail «anti-pedofilia» sono arrivate sabato scorso, nella casella di posta elettronica appena aperta dalla Curia di Bolzano («molestie@bz.net»). Un lungo messaggio scritto da un professionista, ora in pensione. Più che una denuncia è un racconto-appello al vescovo Karl Golser e al suo vicario Josef Matzneller, incaricato di seguire questo particolare dossier. La vicenda risale molto indietro, agli anni della guerra, e ripercorre la storia di un ragazzine sfollato con la sua famiglia a Nova Ponente, un paese a 30 chilometri dalle bombe di Bolzano. Il protagonista di allora vive ancora in città e accetta di parlarne, ma a condizione di mantenere l’anonimato. «Ho raccontato nei dettagli le molestie che ho subito tanti anni fa da parte di un giovane sacerdote, sulla trentina, biondo e molto dinamico. Mi toccava sui pantaloncini, cercava di baciarmi, mi chiedeva di accarezzarlo. Insomma un classico. Non era violento, ma il suo comportamento era chiaramente inaccettabile. Ne sono disgustato ancora adesso. So con certezza che ha continuato a insidiare i ragazzini, specie gli studenti della scuola media: c’è passato anche mio fratello, tredici anni dopo di me. Ma oggi, dopo tanto tempo, quello che mi interessa è cogliere l’opportunità offerta dal vescovo e offrire un contributo per un’operazione trasparenza che è arrivata con grande ritardo, ma che comunque, finalmente, è arrivata». Per il momento Matzneller non ha ancora risposto alle e-mail. In questi giorni fa sapere di essere molto impegnato e di confermare le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere. Nelle palazzine della Curia, alle spalle del Duomo, c’è solo il presidio del portavoce Martin Pezzei. Risponde a scatti, anzi farebbe volentieri a meno delle domande suscitate da un’iniziativa che non ha precedenti, a sentire gli esperti, nella storia recente della Chiesa cattolica in Italia. Tra l’altro la gestione un po’ approssimativa della comunicazione ha già provocato un mezzo pasticcio in città. Domenica scorsa un quotidiano locale aveva titolato: «Molestie, molte segnalazioni alla Curia», e ora il portavoce è costretto a inseguire, a precisare che «nessuno ha detto che sono molte», che lui non può e non vuole «dare numeri», perché «ogni abuso è di troppo», come recita lo slogan diffuso via Internet. In realtà i vertici della Diocesi vogliono misurare i passi con grande cautela. L’invito a denunciare molestie sessuali e comportamenti scorretti esisteva già da qualche anno sul sito della Curia. Ma era praticamente invisibile, relegato nelle ultime schermate, quasi nei titoli di coda. È stato il vescovo Golser a ordinare di collocarlo, con grande rilievo grafico, nella prima pagina del sito. L’iniziativa anti-pedofilia fa parte di una più ampia campagna di apertura in una Diocesi (Bolzano-Bressano-ne) di 400 mila abitanti solcata dal bilinguismo italo-tedesco, ma ora disorientata soprattutto dall’impatto dell’immigrazione (nord-africani e molti cinesi). Golser, da neanche un anno al vertice della Curia, segue con grande attenzione tutto ciò che si muove in Austria e Germania (qualcosa di più che buoni vicini di casa), dove da anni il tema della pedofilia nella Chiesa viene dibattuto apertamente sui siti di parrocchie e vescovadi. Naturalmente sono state fondamentali anche le raccomandazioni del Papa (tedesco) Joseph Ratzinger rivolte a tutte le Comunità ecclesiali. Nei prossimi giorni la Curia si muoverà su due piani, il vescovo terrà alto il profilo, perché ormai Bolzano può diventare un modello per le altre diocesi italiane. Monsignor Golser insisterà, dunque, sull’aspetto «pastorale», riassorbendo l’azione di contrasto agli abusi sessuali nel grande capitolo della «riconciliazione tra gli uomini e con Dio». Domenica scorsa, 14 marzo, ha già colto l’occasione della «Giornata del seminario» a Bressanone per mettere in guardia seminaristi e studenti, citando apertamente l’insidia delle molestie sessuali. Matzneller, invece, agirà con la massima discrezione, ma senza cestinare alcuna e-mail, alcuna telefonata. In una prima fase il vicario ricostruirà i fatti denunciati, accertandosi che non vi siano gli estremi per una denuncia penale. Poi contatterà le «vittime», confronterà le loro versioni con i dati raccolti e, infine, se sarà il caso, interverrà con un provvedimento disciplinare a carico dei preti colpevoli. «Io spero che facciano sul serio – dice ancora il firmatario della prima denuncia – ho scritto al vescovo che non basta trasferire un sacerdote da una parrocchia all’altra. Lo dico sulla base della mia esperienza: significherebbe solo spostare un grave problema da una comunità all’altra».

  • GERMANIA: FRATELLO PAPA, CHIAREZZA SU ABUSI; NUOVE RIVELAZIONI

    GERMANIA: FRATELLO PAPA, CHIAREZZA SU ABUSI; NUOVE RIVELAZIONI

    GERMANIA: FRATELLO PAPA, CHIAREZZA SU ABUSI; NUOVE RIVELAZIONI

    (AGI) – Berlino, 6 mar. – Il fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, ha ribadito di non essere a conoscenza di abusi sessuali nei confronti dei componenti del “Domspatzen” di Ratisbona, il coro da lui diretto per trent’anni, ma si e’ detto pronto a rispondere alle domande dei magistrati perche’ e’ nel suo “interesse che sia fatta chiarezza”. E intanto emergono nuove rivelazioni sul “raffinato sistema di punizioni sadiche e soddisfazione degli appetiti sessuali” che sarebbe stato in vigore nel convitto dei “passerotti del Duomo”. “Se la procura vuole interrogarmi in qualita’ di testimone”, ha dichiarato Georg Ratzinger alla “Bild”, “sarei ovviamente a disposizione, ma non ho alcuna conoscenza dei reati commessi”.

    So delle accuse contro il direttore del convitto Friedrich Z., ma cio’ e’ avvenuto prima che arrivassi io (a dirigere il coro nel 1964, ndr)”, ha sottolineato il fratello del Pontefice, “riguardo all’insegnante Georg Z. non mi risulta che abbia tenuto comportamenti scorretti verso i ‘Domspatzen’”. Secondo il quotidiano di Amburgo, nei confronti dei due religiosi citati da Georg Ratzinger esisterebbero “elementi concreti” a sostegno dell’accusa di abusi, umiliazioni e maltrattamenti fisici compiuti tra il 1958 ed il 1973. Georg Ratzinger ha riferito che Georg Z. formo’ in seguito una orchestrina di fiati nel suo villaggio natale di Vohenstrauss, dove si sarebbero verificati gli abusi. Riguardo al clima che si respirava nel convitto in cui vivevano i cantori da lui diretti, Georg Ratzinger spiega che “c’era severita’, dominava l’ordine, ma al contempo esisteva un clima umano fatto di comprensione.

    La severita’ era necessaria, poiche’ si pretendevano prestazioni artistiche, ma vigeva un’atmosfera quasi familiare”. “Spero che il mio coro non risulti danneggiato da queste accuse”, ha concluso Georg Ratzinger, “ma e’ nel mio interesse che sia fatta chiarezza”. Intanto lo Spiegel sostiene che lo scandalo degli abusi nel coro dei “passerotti” di Ratisbona e’ molto piu’ vasto di quanto sospettato inizialmente. Un ex cantore, il regista e compositore Franz Wittenbrink, che rimase nel coro fino al 1967, ha spiegato che nel collegio esisteva un “raffinato sistema di punizioni sadiche e soddisfazione degli appetiti sessuali”. Il direttore del convitto Friedrich Z. “la sera si sceglieva nel dormitorio tre o quattro ragazzi e se li portava a casa”. Qui, dopo bevute di vino rosso, il sacerdote avrebbe compiuto con i ragazzi operazioni di masturbazione.

    “Ognuno lo sapeva”, spiega Wittenbrink, che e’ anche un nipote dell’ex governatore bavarese Alfons Goppel. “Non riesco a capire perche’ il fratello del Papa, che dal 1964 era il direttore del coro, non ne abbia saputo nulla”. Il regista rivela anche che un suo compagno di studi si suicido’ poco prima dell’esame di maturita’”. Uno psicoterapeuta di Monaco di Baviera ha raccontato al settimanale di Amburgo di aver curato parecchi ex “passerotti”, traumatizzati dalle sevizie fisiche e sessuali subite a Ratisbona.

    Una di queste vittime ha riferito allo Spiegel di riti crudeli messi in atto nel convitto di Etterzhausen, una scuola elementare nella regione bavarese dell’Allgaeu, da cui venivano reclutati i cantori per il coro di Ratisbona. Alle fine degli Anni ’50 il direttore dell’istituto, un prete cattolico con l’iniziale del cognome in M., applicava punizioni durissime, portandosi spesso nel suo appartamento privato allievi di otto-nove anni, che venivano “denudati e picchiati”. Il testimone ha aggiunto che in alcuni casi ci sarebbero stati episodi di penetrazione sessuale. (AGI)

    www.agi.it/news/notizie/20100306122…ove_rivelazioni

  • Pedofilia, Francesco Zanardi attacca il Vescovo: “Sapeva della mia denuncia”

    Pedofilia, Francesco Zanardi attacca il Vescovo: “Sapeva della mia denuncia”

    Savona. Il vescovo della Diocesi di Savona-Noli, Monsignor Lupi, sapeva della denuncia di abusi sessuali e pedofilia mossa contro un sacerdote savonese. A rivelare questo dettaglio è la stessa persona dalla quale questa denuncia è partita, ovvero Francesco Zanardi. L’uomo da giorni, aveva ormai smesso di nascondersi ed era venuto allo scoperto dicendo che la denuncia nei confronti di un prete savonese, Nello Giraudo, era partita da lui, ma ora sembra voler “picchiare” ancora più duro.

    Zanardi ha infatti, dalle pagine del suo profilo Facebook, pubblicato la copia integrale della lettera inviata a Monsignor Lupi, il 9 giugno del 2009, nella quale denuncia di aver subito abusi da parte del sacerdote al centro della bufera. Zanardi ha pubblicato la missiva con tanto di foto della ricevuta di ritorno della raccomandata a dimostrazione del fatto che quella richiesta di aiuto all’interno della Diocesi era arrivata.

    Ecco cosa scriveva a Monsignor Lupi: “Gentile Vescovo, le scrivo questa lettera allo scopo di denunciare formalmente Nello Giraudo, che come sa sia lei che il suo predecessore Domenico Calcagno è un pedofilo e io sono una delle tante vittime che questo mostro è riuscito a seminare in più di trenta anni per la Diocesi di Savona, la quale fino ad ora malgrado le molteplici denunce fatte da me e da diversi altri sacerdoti è rimasta a guardare diventando complice di questo povero sfortunato”.

    “Ho affrontato sia con Lei che con Calcagno più volte questo argomento ma senza che nessuno intervenisse sia nei confronti di don Nello, tanto meno nei miei. Non è vero, nei miei si, perchè le mie denunce mi anno portato anzi che alla giustizia da parte della diocesi ad essere allontanato come lei sa bene, arrivando addirittura alla calunnia nei miei confronti tramite quelle famose foto, che a dire poco sono di dubbia provenienza” si legge ancora nella lettera.

    “Vede Monsignore, dopo il comportamento che avete avuto comincio seriamente a dubitare nella buona fede di questa Chiesa, il Santo Padre predica tramite i media di denunciare i preti pedofili, io l’ho fatto ma non è accaduto nulla, comincio a dubitare nella coincidenza che Mons. Dante Lafranconi nel suo mandato a Savona abbia fatto aprire guarda caso ben due comunità per minori in difficoltà entrambe dirette da due pedofili, don Giorgio Barbacini condannato a tre anni e mezzo per pedofilia il 15 ottobre del 2004 e don Nello Giraudo non ancora condannato ma al momento semplicemente denunciato dal sottoscritto” scriveva ancora Zanardi.

    “Ma nessuno si è accorto di nulla? Non ci credo Monsignore. Comunque lasciamo stare Barbacini, quella oramai è fatta, cerchiamo di parlare e soprattutto di intervenire nei confronti di questo mostro che è ancora in circolazione, sia lei che Mons. Andrea Giusto avete avuto non solo da me la testimonianza che è pedofilo, ve lo ha testimoniato Don Rebagliati allora Parroco di Spotorno dove avvennero le violenze, dopo diventato Economo della Diocesi di Savona il quale tentò di dare a me un lavoro presso la Diocesi come accadde per altre vittime” proseguiva la denuncia.

    “Abbiamo più volte, con tutte le mie buone intenzioni, cercato di affrontare a tavolino, sia con Lei che con Don Giusto questo vergognoso capitolo. Non dico di arrivare ad una conclusione, ma qui non c’è stato neppure un inizio Monsignore. Comunque tutti i fatti, le disavventure che mi riguardano le conosce bene, sono ampliamente documentate nelle varie lettere che le ho inviato e nei colloqui che abbiamo avuto. Le chiedo formalmente di mettere fine alle mostruosità di don Nell Giraudo e di impegnarsi nella veste di Vescovo a risarcire tutte le vittime fino ad ora conosciute, perché, come sa bene della mia storia e della realtà di tante altre come la mia, le vittime di un pedofilo vengono private dalla giovinezza di una parte di vita e subiscono un trauma che prima o poi nella vita uscirà come sta accadendo a me” aggiungeva Zanardi.

    “Confido in lei come uomo e come Vescovo, e spero che come hanno fatto i suoi predecessori non si voglia rendere anche lei complice di un pedofilo come tutta la Diocesi si è resa complice da trenta anni ad ora. È l’ultima volta che cerco un dialogo con questa Diocesi, sono molto determinato nella mia decisione maturata dopo questo lungo menefreghismo e sono disposto ad arrivare a Roma” erano le ultime parole della denuncia.

    Francesco Zanardi, che ha detto ormai di trovarsi in “guerra” ha anche annunciato che oggi partirà un duro attacco alla Diocesi e che tutto verrà denunciato alle più alte autorità ecclesiastiche. C’è da stare sicuri che questa triste storia non finisce qui ed è destinata a fare molto “rumore”.

  • PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    La pedofilia è una piaga per tutta la società e purtroppo un fenomeno in espansione, un gravissimo crimine che non ha risparmiato le religioni e le chiese o le strutture che le rappresentano, come la Chiesa Cattolica di Roma, per questo motivo pubblichiamo uno stralcio di un lunga testimonianza di Marco Marchese, che da ragazzino voleva fare il prete, e invece secondo quanto da lui raccontato si sarebbe trovato a vivere circostanze traumatizzanti, non ultimi i presunti contatti con don Pierino Gelmini, giorni, fondatore della Comunità Incontro, già indagato per presunti abusi sessuali su alcuni sui ex assistiti, e la conseguente presunta omertà del vescovo Franco Gualdrini, scomparso in questi giorni.

    “MI CHIAMO MARCO MARCHESE: la mia strada e quella di don Pierino si sono incrociate molte volte. In un certo momento della mia vita sono finito a vivere in un borgo della Sabina, Castel di Tora, dove il ‘Don’ aveva messo su una comunità spirituale. C’era un numero ristretto di ragazzi, tutti piuttosto avvenenti, ma ben poco spirituali. Andavano di nascosto a comprar vino e alcolici in paese. Con un paio di loro feci amicizia, entrai in confidenza. Mi confermarono quello che già sapevo. Monsignor Giovanni d’Ercole, funzionario del Vaticano con il quale ero in rapporti per via del mio lavoro, lo sapeva. L’avevo informato anni fa su don Pierino: gli avevo detto tutto,che adescava i ragazzi, che molti anni prima aveva adescato anche me assieme a un amico, e che ora era accusato dai suoi ragazzi di molestie sessuali. Padre Federico Lombardi, all’epoca direttore dei servizi giornalistici di Radio Vaticana, lo sapeva. Durante un’accesa discussione glielo dissi in faccia chi erano e cosa erano stati certi preti per me, gli dissi di don Pierino e di come l’avevo conosciuto, non batté ciglio. Poco dopo gli mandai una lettera. Lo informai fino ai dettagli: manco mi rispose. Scrissi anche alla Procura di Terni, ho fatto un esposto senza firmarmi. Mia madre era ancora viva, avevo due figli piccoli. Lottavo nella totale solitudine, e poi avevo paura che mi accusassero di smania di protagonismo. Ma lo sapevano tutti. Uno di quelli che sapevano era il vescovo di Terni, monsignor Gualdrini. E poi lo dissi al segretario della Cei, che mi attaccò il telefono in faccia. Lo dissi a monsignor Salvatore Boccaccio al tempo vescovo di Poggio Mirteto e ora di Frosinone, telefonai a don Ciotti: era perplesso, mi disse di avere le mani legate”. “Ho un dubbio atroce, Bruno. Se lo sapevano tutti, com’è stato possibile che lasciassero centinaia di ragazzi inermi nelle mani di qualcuno che avrebbe potuto approfittarsi della loro debolezza, del loro bisogno di aiuto, del loro bisogno di protezione?”. Mi guardò con amarezza, si passò una mano irruvidita in mezzo ai capelli grigi, a pettinare i pensieri. “Lo sapevano perché io lo avevo detto, e non ero mica il solo. I ragazzi della comunità lo sapevano tutti. Chi non ci stava veniva allontanato, oppure se ne andava da solo. Sono stato abusato per quattro anni, da quando ne avevo dodici. Ero in seminario, pensavo di avere la vocazione”. Cominciò così, diretto, chiaro. Secco come uno schiaffo. “All’epoca abitavo a Favara, vicino ad Agrigento. Sono nato in Germania, poi quando avevo otto anni ci siamo trasferiti in Sicilia. Volevo diventare prete, almeno lo credevo. Sicché entrai in seminario: fu lì che accadde. All’epoca don Bruno era un assistente, un diacono. Divenne prete l’anno successivo. Mi legai fortemente a lui: sembrava una persona affettuosa, e io mi trovavo fuori di casa ed ero piccolo. Mi circondava di attenzioni. Il seminario, sa, è un po’ come un collegio: si mangia lì, si dorme lì. Andavamo a trovare la famiglia una volta alla settimana, spesso ogni due. Inserirsi è difficile, e trovarsi accanto una persona che si mostra amichevole, affettuosa, fa sentire meno soli”. Parlando, cincischiava con il tovagliolo di carta, un tormento gli mangiava le dita, guardava il piattino, la tazzina, il tavolo. Poi mi posò addosso il suo sguardo malinconico. “Accadde una domenica pomeriggio. Era dicembre, e fuori pioveva. In genere, nei pomeriggi di domenica, si giocava a calcetto nel cortile del seminario. Invece quella volta don Bruno venne da me e mi invitò nella sua camera a riposare. Accadeva spesso che noi ragazzi entrassimo nelle camere degli assistenti. Magari per fare due chiacchiere. Invece quel pomeriggio lui mi spogliò, mi baciò, e poi… poi abusò di me”. Per un attimo la voce vacillò, sembrò sul punto di rompersi, ma riprese. Con lentezza, in un rievocare che dava ancora dolore. “Dopo lui andò in bagno. Quando tornò mi chiese solo: ‘Ti sei sporcato?’. Mi diceva di non preoccuparmi, che non c’era nulla di male. La nostra era solo un’amicizia, un’amicizia particolare, ecco. Così mi diceva. E io gli credevo. Non avevo mai avuto esperienze sessuali, e gli credevo. Mi diceva che era normale, che era giusto. Mi diceva anche che non dovevo dirlo a nessuno, perché avrei suscitato invidie, gelosie. E io non lo dissi a nessuno. Neanche quando l’abuso si ripeté. E poi si ripeté ancora, e ancora. Soprattutto quando pioveva. Veniva a chiamarmi e io andavo da lui”. Sul suo volto fiorì un sorriso amaro, una smorfia alla propria ingenuità di un tempo. “Del resto, io mi ero convinto che la nostra fosse un’amicizia ‘divina’, come diceva lui. Era un uomo di Dio: con lui pregavo, mi fidavo. Ciecamente”. “E poi? Che cos’è accaduto?” “Dopo un anno, lui divenne prete e lasciò il seminario. Però i nostri rapporti divennero ancora più stretti, perché divenne il mio padrino di cresima. Così, nei fine settimana che avevo a disposizione e durante le vacanze, andavo a trovarlo nella sua parrocchia. E accadeva anche lì. In sacrestia. A casa sua. Nel pomeriggio. Anche la sera, se restavo a dormire. Per quattro anni”. […] Alla fine in tribunale non ci erano arrivati. La trasmissione [Mi manda Raitre del 15 dicembre 2006, ndr] aveva sollevato un grosso scalpore, l’avvocato della Curia aveva saputo attirare perfino le antipatie dei cattolici più accesi. Il vescovo aveva dovuto fare marcia indietro e ritirare la richiesta di danni. Anzi, fece di tutto per evitare il processo civile. Don Bruno firmò un accordo con il quale riconosceva ogni responsabilità e si impegnava a corrispondere a Marco un risarcimento per i danni morali. “Si trattava di cinquantamila euro”. Le mani adesso riposavano tranquille sul tavolo, accanto alla tazzina. “Li ho impiegati per sovvenzionare la mia associazione. Si chiama Mobilitazione Sociale. Ci occupiamo soprattutto di ascoltare e aiutare i bambini vittime di abusi”. Per la prima volta sorrise davvero. Un sorriso aperto, giovane, fiducioso. Durò solo un attimo.“C’è talmente tanto da fare,e se ne sa così poco. Il mio non è un caso isolato. Anzi. Le associazioni contro la pedofilia ricevono migliaia di telefonate, di e-mail, di segnalazioni. Non ci sono solo io. La maggior parte delle vittime non ha il coraggio di denunciare. Subisce e tace. Nonostante i dolori dentro, nonostante gli incubi, i malesseri, il desiderio di morire”. Il sole era scomparso dietro le case, il cielo scuriva, e in via dell’Orologio si accendevano i lampioni. Nell’aria tiepida della sera,la gente sciamava verso i locali, i bar, i ristoranti. Per i vicoli rimbalzavano richiami, chiacchiere, risate. Le donne avevano vestiti leggeri che ondeggiavano intorno alle gambe, tacchi che si impigliavano tra le “balate”, sorrisi come lampi di bianco. Gli uomini profumavano di dopobarba e lanciavano occhiate alle ragazze. Sembrava una serata qualunque. Il viaggio nel silenzio era appena incominciato.

    (Fonti: Il Fatto; Altra Città.org – Vania Lucia Gaito)

  • Dopo i Gesuiti e i Salesiani è la volta dei Cappuccini

    Dopo i Gesuiti e i Salesiani è la volta dei Cappuccini

    Nuovo caso di abusi in collegio cappuccini in Baviera
    di Apcom
    Tre vittime nel 1984-’85, un prete fu allontanato
    Monaco, 4 mar. (Ap) – Ennesimo caso di abusi in un collegio cattolico in Germania. Al seminario dei cappuccini a Burghausen, in Baviera, sono stati compiuti degli abusi nei confronti di giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermato oggi a Monaco da padre Josef Mittermaier, responsabile provinciale dei cappuccini della Baviera. Allora ci furono almeno tre vittime, ha aggiunto. I casi sono stati resi pubblici oggi, per dare la possibilità ad eventuali altre vittime di uscire allo scoperto e raccontare le loro terribili esperienze. Tra le accuse si parla di evidenti abusi sessuali, ha confermato Mittermaier. Al tempo furono trattati internamente, con le persone interessate, i genitori e il coordinamento provinciale. Dopo che le accuse si fecero più pesanti, il sacerdote sospettato fu trasferito in un ospedale a Monaco e successivamente a Wuerzburg. Nel frattempo è stato sospeso da ogni compito, ma rimane membro dell’ordine. Di fatto non può più avere incarichi con bambini o giovani. Al tempo dei fatti non ci fu nessuna denuncia, ha spiegato Mittermaier. Oggi sarebbe la norma, ha garantito il responsabile. “Chiediamo perdono a queste persone con tutto il cuore per tutto quello di cattivo che fu fatto loro”, ha concluso Mittermaier.

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  • Legionari di Cristo: figli del fondatore denunciano abusi sessuali

    Legionari di Cristo: figli del fondatore denunciano abusi sessuali

    marzo 4th, 2010 at 10:17
    Legionari di Cristo: figli del fondatore denunciano abusi sessuali
    » by Lucignolo in: Senza categoria
    Un giovane messicano, che sostiene di essere figlio del defunto fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, ha denunciato oggi che il sacerdote ha abusato di lui e del suo fratellastro quando erano bambini.
    Il giovane ha denunciato gli abusi nel corso di un lunga intervista con una radio messicana, in cui sua madre, Blanca Estela Lara, ha raccontato di aver conosciuto Maciel, quando lei aveva 19 anni e lui 56. Il fondatore dei Legionari di Cristo, poi morto nel 2008 all’età di 87 anni, si era fatto passare per un dipendente della Shell e perfino per agente della Cia. Sul fondatore dei Legionari di Cristo, per il quale si è già parlato di figli ed abusi sessuali, è in corso da tempo un’inchiesta avviata dal Vaticano.
    La donna ha sostenuto che, durante la loro lunga vita in comune, era nato il figlio, che aveva fatto registrare all’anagrafe con il doppio cognome, come usa in America Latina, di Gonzalez Lara.La Lara ha precisato di aver vissuto per almeno trent’anni con Marcial Maciel ma ha sostenuto di aver appreso ci veramente fosse solo dopo un ventennio, nel 1997, quando la rivista Contenido pubblicò un articolo sul suo conto.
    Blanca Estela Lara ha anche raccontato che il sacerdote aveva accettato di adottare un figlio che lei aveva avuto da un altro uomo. Appunto Omar che, insieme al fratellastro Josè Raul, havrebbe subito gli abusi sessuali da parte del sacerdote e che ha partecipato all’intervista insieme alla madre. Josè Raul, parlando alla Mvs Radio, ha sostenuto che suo padre ha cominciato ad abusare di lui durante un viaggio in Colombia quando aveva sette anni. Omar ha invece raccontato che ciò gli accadde durante un viaggio a Madrid.
    Entrambi hanno precisato che quando non avevano ancora 10 anni Maciel, che loro conoscevano come Josè Rivas, costringeva entrambi a masturbarlo e a scattare foto per registrare l’atto.
    I Legionari di Cristo sono una delle congregazioni più conservatrici della Chiesa: oggi conta alcune centinaia di sacerdoti, oltre 3.000 seminaristi ed è presente in una trentina di Paesi. Le prime versioni sulla seconda vita del fondatore cominciarono a circolare nel 2006: Maciel venne allontanato e gli venne imposta «una vita di orazioni e penitenza».
    Nel maggio del 2009, papa Benedetto XVI ha incaricato cinque vescovi di indagare sul caso e lo scorso 22 febbraio la Congregazione ha chiesto perdono ammettendo che Maciel aveva avuto una figlia (sebbene alcune fonti parlassero di almeno sei figli con due donne).
    La stampa messicana, a suo tempo, sostenne che Macile abusava dei seminaristi e che era dipendente dalla morfina. Con l’intervista di Blanca Estela Lara e dei due figli, è la prima volta che qualcuno conferma pubblicamente tali versioni. In proposito, mentre la donna si è chiesta se Benedetto XVI «continuerà a permettere che la Congregazione» volti le spalle a lei ed ai suoi figli, praticamente senza soldi.
    Nel dirlo, la donna ha rivelato che sta cercando di recuperare fondi che Maciel ha presumibilmente lasciato loro su un conto in Svizzera. Dal canto suo Josè Raul, nel riferirsi alla recente ammissione dei Legionari di Cristo, ha sostenuto che anche il Vaticano «alla fine dovrà ammettere quando accadeva all’interno della congregazione». Secondo i media messicani, il rapporto chiesto dal pontefice starebbe per essere consegnato alla Segreteria di Stato.

  • IRLANDA: VESCOVO ACCUSATO CHIEDE A FEDELI DI PAGARE DANNI VITTIME ABUSI

    IRLANDA: VESCOVO ACCUSATO CHIEDE A FEDELI DI PAGARE DANNI VITTIME ABUSI

    (ASCA) – Roma, 3 mar – Un vescovo irlandese accusato di aver coperto per anni i preti pedofili e che ha rifiutato le richieste di dimissioni arrivategli dalle associazioni delle vittime e’ finito ancora una volta nella bufera per aver chiesto ai fedeli della sua diocesi di contribuire al pagamento dei danni che la Chiesa deve pagare a chi e’ stato abusato da membri del clero. Mons. Denis Brennan, vescovo di Ferns, e’ uno dei cinque vescovi ancora in carica ad essere accusato dal Rapporto Murphy di aver contribuito a coprire le responsabilita’ dei preti abusatori, quando era vescovo ausiliare di Dublino, ed e’ finora l’unico dei presuli coinvolti ad essersi rifiutato di presentare le sue dimissioni a papa Benedetto XVI. Il vescovo – che era presente a Roma al vertice di due giorni con il pontefice per affrontare lo scandalo pedofilia in Irlanda – ha chiesto qualche giorno fa l’aiuto economico delle parrocchie nel pagamento dei danni e delle spese locali della diocesi nelle cause per abusi sessuali. Il buco della diocesi di Ferns ammonta gia’ a 10 milioni e mezzo di euro, e un portavoce di mons.

    Brennan ha chiesto ai parrocchiani di aiutare la Chiesa a pagare il conto.

    La richiesta di mons. Brennan ha suscitato l’immediata reazione di protesta e indignazione da parte dei fedeli e delle associazioni di vittime degli abusi. ”Inviterei i fedeli – ha detto Colm O’Gorman, fondatore dell’associazione One in Four – a spingere la Chiesa a guardare ai propri beni e alle proprie ricchezze”.