Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Pascal Hubert (PH): Ci ritroviamo per un nuovo scambio di opinioni, stavolta sul caso Rupnik. Prima di affrontare l’argomento, vorrei che tu dicessi in poche parole qual è la ragione della tua presenza qui oggi.

    Renata Patti (RP): Ho risposto due settimane fa a un’intervista apparsa il 21 febbraio sul giornale Dimanche. In questa intervista, che è stata molto importante per me, Christophe Henning mi ha posto domande molto precise, sapendo che avevo partecipato alla redazione del libro Dall’abuso alla libertà. Ero molto contenta di poter usare la parola emprise, in francese, perché in italiano non c’è traduzione. L’emprise non è l’abuso: succede prima. E parlando del Movimento dei Focolari, dal quale io provengo, abbiamo parlato degli abusi spirituali, di coscienza, psicologici, finanziari e sessuali.

    L’ultima domanda era: «Ha qualcosa da aggiungere?». Ho risposto: «Sì». Perché per il fatto di aver testimoniato in questo libro, non da sola logicamente, Renata Patti era ritrovabile sia con un numero di telefono, sia con un indirizzo mail su Internet. E altre vittime, questa volta di don Marko Ivan Rupnik e della ex suora – perché la Comunità Loyola è stata sciolta e le religiose laicizzate – Ivanka Hosta, hanno preso contatto con me. La domanda mi ha dato l’occasione di parlare di questi contatti. Importante per me sottolineare che dialogando con queste vittime abbiamo trovato il denominatore comune di tutti i fondatori e le fondatrici. Loro, uomini fondatori e donne fondatrici, hanno voluto prendere il posto di Dio e penetrare nella coscienza di noi vittime, che cercavamo Dio con sincerità. Il fatto che quello stesso 21 febbraio ci fosse a Roma la conferenza stampa di due vittime di Rupnik che conoscevo è stata per me una coincidenza sconvolgente. Non so se in Belgio, in Francia, questa notizia ha veramente spaccato. Fatto sta che non ho parole per definire questo evento.

    PH: Parleremo infatti di questa conferenza stampa del 21 febbraio 2024. Magari prima torniamo brevemente sugli antecedenti di questo fatto. Ricordiamo che inizialmente, in un’altra vicenda, Rupnik è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna prima di darle l’assoluzione. Dopodiché, nel 2020, Rupnik è stato scomunicato dal Vaticano per un breve periodo di tempo, cosa che di fatto rappresenta la sanzione più grave sul piano canonico, ma lui, si dice, ha riconosciuto i fatti, si è pentito e la sanzione è stata revocata. In seguito, a giugno 2023, l’Ordine dei gesuiti, dal quale proviene anche papa Francesco, ha espulso Rupnik. Il Vaticano aveva invocato la prescrizione dei fatti per chiudere il caso nel 2022 senza indagini.

    Altro evento di estrema importanza in questa vicenda è che due giorni dopo l’incontro del 15 settembre 2023 tra il papa e la direttrice del Centro Aletti, la diocesi capitolina parla di vita comunitaria sana e senza problemi particolari. È evidente che purtroppo le donne maltrattate sono completamente assenti da questo dibattito. Quindi forse per questo motivo a un certo punto i principali interessati, cioè le vittime di Rupnik, decidono di prendere la parola ed ecco che arriviamo, Renata, a questa famosa conferenza stampa del 21 febbraio 2024, durante la quale Gloria Branciani, ex membro della Comunità Loyola, si mostra stavolta a viso aperto e parla a lungo degli abusi subiti per mano dell’ex gesuita. Stessa cosa per l’altra vittima di cui parleremo, ossia Mirjam Kovac. Puoi illustrarci come si sono svolti i fatti durante questa conferenza stampa? Cosa è stato detto esattamente?

    RP: Allora, io spero che le persone interessate possano leggere un articolo, che è quello che mi sembra aver colto ciò che occorre oggi denunciare. Allora, detto che in Italia il Corriere della Sera ha pubblicato e subito dopo The Guardian, giornale che è mondialmente considerato come uno dei più obiettivi, anche altri giornali hanno pubblicato, ma, alla conferenza stampa, di italiani ce n’erano ben pochi. Su circa 35 o 40 giornalisti, 4 o 5 erano italiani, il resto stranieri. L’articolo italiano che io tengo a sottolineare è quello della Bussola Quotidiana di Luisella Scrosati, la quale, dato atto della presenza di un avvocato, e dell’introduzione in inglese fatta dall’organizzatrice, Anne Barrett Doyle, copresidente di BishopAccountability, ha sottolineato che Mirjam Kovac (che era la segretaria personale della fatidica Ivanka Hosta, prima sorella, alla quale ancora molte sono legate), era lì garante di ciò che Gloria Branciani raccontava nei dettagli. Ci sono stati dettagli commoventi in almeno tre momenti: Mirjam è garante del fatto che Gloria è fuggita dalla comunità e ha tentato il suicidio. Mirjam ha lasciato la comunità tre anni dopo. Il percorso spirituale di Gloria è il suo personale e lei ha tenuto a dire questo travaglio. Era presente l’avvocatessa Laura Sgrò, che è colei che porta anche avanti l’inchiesta su Emanuela Orlandi come legale della famiglia. Ma a parte questo, per il percorso fatto Gloria ha tenuto a dire: «Io ho perdonato me stessa, ho perdonato anche Rupnik. Cerco la verità e attendo la giustizia». Questa frase, che per Gloria è essenziale, perché dice quello che lei sta vivendo, è stata presa da Vatican News, testata ufficiosa del Vaticano, come unico punto di citazione virgolettata di questa enorme conferenza stampa, durata quasi due ore. Come ha sottolineato con il suo humour Luisella Scrosati, guarda caso Vatican News si è svegliato proprio quel giorno, perché era stato in silenzio dal momento in cui il Santo Padre, papa Francesco, aveva tolto la prescrizione per questi reati, delitti, e non peccati.

    Perché dico questa cosa del peccato? Perché in Italia, non so in Francia o in Belgio o in altri parti, è apparso un titolo: “Le vittime si devono vergognare”. Un gesuita sloveno di nome Roblek, che è stato il maestro dei novizi al tempo di Rupnik, ha accusato le vittime non solo di avere peccato con don Marko Ivan Rupnik dicendo che si dovevano vergognare per questo, ma che peccavano la seconda volta e ancor più mettendo in pubblico tutto ciò che hanno raccontato.

    Allora: da una parte c’è un’avvocatessa, Laura Sgrò, che porta due vittime a denunciare dei reati. Sono delitti, non sono peccati. Dall’altra, un gesuita che si permette, pur con l’età e tutte le scusanti che si potrebbero trovare, di essere una mina vagante e colpire queste creature. Basta! Io non posso più permettere, in quanto vittima di abuso spirituale e a conoscenza di tutto ciò che è ormai pubblico, che non ci sia una reazione pubblica dei gesuiti, il gesuita provinciale sloveno o anche il generale dei gesuiti. Per favore, fatevi sentire!

    PH: Di certo, alla Chiesa non piace quando le vittime si esprimono, perché preferisce che gli abusi siano per così dire risolti al suo interno, è una questione di reputazione da tutelare. Il problema qui è che Gloria aveva già denunciato le violenze che aveva subito da parte di Rupnik nel 1993 alla sua superiora Ivanka, e all’epoca ovviamente non è stato fatto niente.

    RP: Certo, è così.

    PH: Oggi Rupnik, all’età di 69 anni, è accusato di aver perpetrato violenze sessuali e psicologiche su almeno una ventina di donne, per un periodo di 30 anni, soprattutto all’interno della comunità di cui era mentore, che è stata sciolta. Ora, è chiaro che se le vittime non prendono la parola in prima persona, all’interno della Chiesa non succede niente. Vorrei un po’ parlare, Renata, dei fatti di cui Rupnik si sarebbe reso colpevole, perché non sono fatti di poca importanza, tutt’altro, sono fatti estremamente gravi. In particolare, Gloria ha fatto questa dichiarazione alla conferenza stampa del 21 febbraio 2024: «Mi portava nei cinema pornografici per aiutarmi a crescere spiritualmente. Diceva che non sarei potuta crescere spiritualmente se non avessi soddisfatto i suoi bisogni sessuali. E per raggiungere i suoi scopi, padre Rupnik invocava la Trinità per obbligare le religiose ad avere rapporti sessuali a tre con lui». Dal canto suo, Mirjam Kovac, che ha abbandonato la Comunità Loyola nel 1996, ha dichiarato durante questa stessa conferenza: «Eravamo giovani, ma i nostri ideali sono stati sfruttati medianti abusi di coscienza, di potere, spirituali, fisici e spesso sessuali». Questo è per capire anche l’impatto estremamente profondo sulla vita di queste religiose che hanno dovuto subire abusi sessuali con il silenzio complice del Vaticano. Cosa evoca in te questo genere di episodi che arriva adesso a conoscenza del grande pubblico? Perché da un lato si dice alle vittime: “Avreste dovuto tacere”, e allo stesso tempo sappiamo che il fatto di tacere può sfociare, come hai detto tu, in tentativi di suicidio o in suicidi.

    RP: Comunicando tra noi c’è un dialogo, ciascuna di noi arriva da esperienze diverse. Anche per esempio con Fabrizia Raguso, che forse un mese fa, ha risposto a delle domande fatte proprio attraverso di te. Ciò che noi rimarchiamo e che io voglio sottolineare stasera per fare la mia parte è che questo abuso di potere ecclesiale diventa abuso spirituale di coscienza e piano piano, non sempre come nel mio caso, arriva all’abuso sessuale. Non dimentichiamo che in questo momento in cui tutte queste cose vengono alla luce, Ivanka Hosta conduce la sua vita placidamente a Braga, in Portogallo, come se niente fosse. Ci sono una parte di ex sorelle che sono talmente fuse con la fondatrice che non riescono nemmeno a capire che la Chiesa ha pronunciato un giudizio. Le si vede in prima o seconda fila in cattedrale ogni domenica e ricevono la comunione dal vescovo. Questo con anche i saluti – o prima o dopo, come funziona quando si va alla messa la domenica – dei gesuiti e tutti le conoscono. Allora, queste si aggrappano alla fondatrice; altre sono disperate. Perché? Perché hanno un anno per reinserirsi nella vita diciamo “normale” con l’aiuto di tre persone a loro presentate come gli aiuti psicologici, morali, eccetera. Ma quelle sono 45, queste sono 3. Ciascuna di quelle 45 ex sorelle avrebbe bisogno di una psicoterapia, a volte psichiatrica. Voglio specificare che non sto parlando a vanvera, perché anche noi, ex focolarini e focolarine (ormai esiste l’Oref, organizzazione di ex focolari, anche se io non ne faccio parte), ci siamo trovati in un disequilibrio quando siamo usciti dal focolare. Faccio un esempio. Ero in Belgio, a Bruxelles, Nunziatura Apostolica. Non ci sono più religiose, perché sono state ritirate dalla loro congregazione e il nunzio attende delle nuove religiose di un’altra congregazione. Ne arrivano quattro dalla Polonia, non conoscono né il francese, né il fiammingo, né il tedesco. La prima cosa di cui il nunzio ha bisogno è: «Andate a fare la spesa, abbiamo bisogno di riempire il frigorifero». Queste religiose si sono ritrovate dalla Polonia in un supermercato di Bruxelles incapaci di fare la spesa. Perché? Troppa scelta, troppa scelta. Non sapevano scegliere. Quattro tipi di mele! Panico! Cosa scegliamo?

    PH: È un altro mondo.

    RP: Esattamente. Dunque le sorelle che si sono trovate malgrado loro in questo… come chiamarlo? mulino di pietra, macinate, durante tutti questi anni, perché non hanno mai dovuto fare nulla per conto loro, era tutto dettato dalla religiosa superiora. Ecco, adesso, la Comunità Loyola non esiste più: viva la libertà, no?

    PH: Per concludere, Renata, un’ultima domanda. Sappiamo che anche nel Movimento dei Focolari si sono verificati abusi sessuali. C’è stata una relazione implacabile che ha denunciato l’inerzia dei dirigenti. Parlavamo della scomunica di Rupnik nel 2020. Qui, per quanto riguarda i Focolari, nell’ottobre del 2020, più o meno nello stesso periodo, il più alto responsabile francese si dimette in seguito alla rivelazione di abusi sessuali perpetrati all’interno del movimento da uno dei membri più carismatici. Qui non si parla di religiose, ma di una trentina di bambini e adolescenti che sarebbero state vittime di aggressioni sessuali da parte di Jean-Michel Merlin, figura di spicco dei Focolari. Riprendo un articolo di Christophe Henning pubblicato su La Croix. Quindi è evidente, come dicevo prima, che se la presa di coscienza non proviene dall’esterno della Chiesa, non si mette in moto niente. Quindi ti voglio fare questa domanda, Renata: le vittime della Chiesa, di una comunità o di un movimento ecclesiale, cosa devono aspettarsi dalla Chiesa per quanto riguarda la denuncia, dal momento che la Chiesa stessa non fa assolutamente niente?

    RP: Niente. Niente. Le vittime che hanno veramente capito questo devono andare dalla polizia, alla questura, dalla magistratura. Allora, c’è una cosa che è uscita in questi giorni ed è proprio una francese che l’ha postato su Facebook, MarieJo Thiel, per quanto riguarda il cardinale canadese Lacroix, del Quebec, che fa parte del C9, cioè il circolo ristretto di papa Francesco. Sembrerebbe che il papa abbia firmato che l’indagine su questo cardinale, accusato di abusi, deve essere fatta da un giudice esterno al Vaticano. Se veramente papa Francesco ha capito che non si muove nulla negli ingranaggi vaticani, noi attendiamo che ci si muova attraverso anche una firma sua autorevole, che solo lui può mettere e che mette da parte tutte le amicizie, tutti i ricordi che riguardano persone che hanno commesso delitti. Se il padre Roblek, sloveno, ha questa affinità di affetto con Rupnik (d’altra parte metà dei gesuiti in Slovenia è dalla parte di Rupnik e l’altra metà è contro di lui), per lui la Chiesa e il Vaticano non esistono! Siamo arrivati al punto di dirci, noi che veniamo dalla Chiesa cattolica, che resta la nostra coscienza.

    Ricordo perfettamente un gesuita, p. Jean-Marie Hennaux, che ha avuto qualche cosa da dire fin dall’inizio del mio risveglio, per così dire, alla verità, e ha messo nero su bianco, ha scritto l’accusa contro Chiara Lubich. Lui ha detto a una mia amica che ho condotto da lui, ex Opus Dei, «L’importante è la fedeltà alla propria coscienza, se lo ricordi, la fedeltà alla propria coscienza».

    PH: Sono belle parole, certo, ma se fosse realtà non saremmo qui a denunciare abusi che vanno avanti da oltre 30 anni. Vorrei citare brevemente qualche frase di un articolo pubblicato sulla rivista Golias del 13 gennaio 2023. E del resto anche questa rivista è stata aspramente criticata all’epoca, accusata di complotti, mentre avrebbe dovuto tacere come tutti gli altri. In questo caso penso si possa dire che la coscienza ha avuto la meglio sul silenzio. L’articolo si intitola: “Caso Rupnik: scandalo al livello più alto”. E tra le altre cose, l’articolo dice: «Quello che emerge adesso è terribile. Marko Rupnik è un predatore sessuale che opera tra le religiose da più di 30 anni. È gesuita e tutto lascia credere che a questo titolo abbia beneficiato di una protezione totale». Penso che sia chiaro che in questo caso la coscienza non si sa bene dove potremmo ritrovarla.

    RP: Sai, Pascal, quello a cui padre Hennaux si riferiva, è che questa persona aveva già deciso di abbandonare la Chiesa, perché diceva: la stessa deriva settaria che trovo nell’Opus Dei, nei Focolari, nei Legionari è palese nella struttura ecclesiale. Con una differenza… Cioè: i Focolari, Opus Dei, Comunione e Liberazione dicono: siamo i migliori, guardate a noi! E la Chiesa cosa fa? Parla ma non agisce secondo le parole che dice. Proprio l’altro giorno, il Vangelo diceva: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. Io non mi posso mettere al posto di Gesù, ma queste sono le sue parole!

    PH: Beh, di certo, in generale si chiede alle persone di essere fedeli alla propria parola e non viceversa, è una questione di credibilità!

    RP: Certamente, è così. Questo però è importante: che le vittime parlino e denuncino e non attendano giustizia e verità dalla Chiesa. Occorre andare alla polizia! In ogni Paese c’è qualcuno che ha una divisa! Quando è stato rilanciato un appello della polizia di Nanterre che chiedeva alle vittime di Jean-Michel Merlin di farsi avanti, perché il rapporto di GCPS Consulting non era soddisfacente, mi sono sentita spinta in quattro e quattr’otto a fare una mail; due minuti dopo, esattamente due minuti dopo la spedizione di questa mail, il telefono è suonato e avevo al telefono il questore, che si occupava del caso, che non aveva capito bene la mia mail e voleva delle spiegazioni. Questa è stata la più bella telefonata di 40 minuti che io ho potuto avere per dire ciò che sapevo, ciò che pensavo ed esprimere le derive settarie del Movimento dei Focolari non all’interno della Chiesa, ma alla polizia. Pensate un po’: sono loro che mi hanno telefonato! Quindi la situazione è la seguente: questa è la Francia, Golias è in Francia, ci sono dei libri – come La Trahison des Pères di Céline Hoyeau – che, portati in Italia, grazie a Dio (Il tradimento dei padri), fanno riflettere. Guardate: siete partiti voi francesi, eh! La Francia è avanti mille miglia!

    PH: Certo, l’Italia è un’altra storia rispetto alla Francia.

    RP: Proprio così, è veramente tutta un’altra triste storia.

    PH: Volendo quindi concludere magari con una nota di speranza, Renata, la morale di questa storia, se possiamo ricavarne una da quello che è stato detto brevemente sul caso Rupnik, è che le vittime non devono aspettarsi niente dalla Chiesa e che dovrebbero comportarsi come qualsiasi altra vittima in un caso civile classico. Quindi, da un lato osare far sentire la propria voce senza più sentirsi in colpa, e poi in secondo luogo denunciare i fatti sapendo che saranno ascoltate e che devono andare fino in fondo con una denuncia che sarà poi oggetto di una vera e propria sentenza in sede di tribunale.

    https://www.adista.it/articolo/71742

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    L’arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie.

    Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

    I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso.

    Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano.

    “Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo.


    Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi

    In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com – in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.


    Federica Tourn – In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti

    La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti.

    Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”.

    La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%.

    “È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori.

    “Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato.

    Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca.

    Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero.

    La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti.

    “Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak.

    “Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain.

    È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg.

    “Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato.

    “Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta.

    La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia.

    Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi.

    La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero.

    A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa.

    “Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain.

    “In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso.

    Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero.

    “Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain.

    Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa.

    Fonte: La Croix


    Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma

    Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017,

    Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l’indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un’intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell’ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull’innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo.

    Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista, poi espulso dalla Compagnia di Gesù, o per il comunicato del vicariato dai toni compiaciuti e ben poco formali che lo scorso autunno dava conto delle conclusioni positive della visita canonica al Centro Aletti definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

  • Spagna: la Chiesa ha risarcito una vittima di abusi sessuali con 70.000 euro

    Spagna: la Chiesa ha risarcito una vittima di abusi sessuali con 70.000 euro

    Più di 100 condanne e risarcimenti finanziari fino a 70.000 euro: è quanto emerge dall’elenco segreto della gestione dei casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica spagnola, analizzato da El País. Secondo il quotidiano spagnolo in alcuni casi i vescovi anticipano la somma e la detraggono dallo stipendio del sacerdote.

    Alcuni importi sono più elevati di altri: un accordo privato risalente al 2022, preso nella diocesi di Asidonia-Jerez, nel sud della Spagna, tra la vittima e l’ordine Marianista, ha portato a un risarcimento di 70.000 euro per gli abusi avvenuti tra il 1964 e il 1976. È uno dei più alti finora noti per una singola persona. Secondo El País, però, che ha un database più ampio, la cifra maggiore è quella dell’ordine dei Gesuiti, che nel 2002 hanno pagato 72.000 euro a una vittima di Salamanca.

    Il quotidiano spagnolo, che nel 2018 ha avviato la prima inchiesta sul tema degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Spagna, svelando in soli tre anni oltre 1.700 vittime, ha rivelato quante sentenze giudiziarie per casi di pedofilia abbiano coinvolto la Conferenza episcopale e la Chiesa cattolica spagnola e quali risarcimenti siano stati pagati alle vittime, sia privatamente che in tribunale. La lista segreta che mostra la gestione degli 806 casi di pedofilia che la Conferenza Episcopale ha ammesso nel suo rapporto di dicembre 2023 Para dar luz (Per fare luce, in cui compaiono sono le cifre generali) cita più di 100 condanne, ma riduce il numero dei casi e ne tralascia più di 300 già riconosciuti, spiega El País.

    Il risarcimento più alto che coinvolge più persone è quello imposto a un insegnante della scuola agostiniana di Valdeluz, a Madrid, condannato nel 2019 dalla Corte Suprema a 49 anni di carcere per aver abusato di 12 studenti. La cifra ammonta a 142.000 euro; di poco inferiore quella prevista dalla condanna del marista Joaquín Benítez nella scuola di Sants-Les Corts, a Barcellona: 120.000 euro per aver abusato di 4 studenti tra il 2006 e il 2009 (60.000 a una vittima, 40.000 a un’altra e 10.000 ad altre due). Si tratta degli unici casi che potevano essere giudicati, perché non caduti in prescrizione, su almeno 26 vittime che avevano accusato Benítez di abusi, dal 1980 al 2011.

    Per quanto riguarda i risarcimenti alle singole vittime, il più alto è quello stabilito dall’Alta Corte di Castilla-La Mancha nel 2022 contro il sacerdote J.L.G., che ammonta a 100.000 euro, ma il ricorso alla Corte Suprema è ancora pendente.

    El País sottolinea che generalmente nessun processo canonico, quando c’è, prevede il pagamento di un risarcimento. Solo alcune diocesi lo hanno fatto, di propria iniziativa, attraverso accordi presi direttamente con la vittima. In tutti gli altri casi l’accusato viene semplicemente allontanato o espulso, ma la vittima non viene risarcita. Tra i pochi in cui l’accusato è stato condannato in un procedimento canonico, ma non in tribunale: 2010, Siviglia, dove l’uomo in questione è stato assolto ma poi rimosso per “riconoscimento dei fatti da parte del colpevole”. Viceversa, è accaduto che i casi che hanno registrato assoluzioni canoniche poi abbiano registrato condanne dai tribunali: a Cordoba un sacerdote è stato assolto, ma ha ricevuto 5 anni di carcere per abusi su una bambina di 10 anni, per esempio.

    In alcuni casi in cui non è previsto un risarcimento, alle vittime viene offerto un trattamento psichiatrico e psicologico e la diocesi si fa carico dei costi della terapia, che ammonta fino a 800 euro al mese per un anno. Secondo il resoconto della Chiesa, in questi casi le vittime hanno preferito non sporgere denuncia. La lista segreta, spiega El País, rivela anche la pratica di alcune diocesi di pagare il risarcimento imposto a un sacerdote dai tribunali sotto forma di prestito, per poi detrarlo dal suo stipendio. In altri casi ancora è lo stesso sacerdote aggressore a risarcire la vittima: tuttavia, spiega il quotidiano, “tra le numerose contraddizioni contenute nel sistema di classificazione dei casi del rapporto, in base alla sua presunta credibilità, il caso viene classificato come ‘non provato, ma plausibile’”. Il rapporto, secondo il quotidiano, è lacunoso e presenta una “controversa contabilità dei casi”.

    Ma non è una novità, secondo El País: finora, considerando i casi riconosciuti e le sentenze dei tribunali, la Chiesa spagnola ha pagato almeno 2,1 milioni di euro a 230 vittime che hanno subito abusi da 53 pedofili dal 1991. Si tratta solo dell’8,8% delle 2.608 vittime presenti nel database del giornale. Gli importi versati vanno da 675 euro a 72.000 euro, ma l’importo totale pagato dalla Chiesa è più alto, in base alle nuove rivelazioni e a molti casi finora sconosciuti.

    Rispetto ad altri Paesi, il conto della Chiesa cattolica spagnola potrebbe raggiungere la cifra di 62 milioni di euro, secondo El País. A differenza dell’Irlanda, per esempio, dove il Governo ha istituito una Redress Commission che ha stabilito un criterio basato sulla gravità dell’abuso e delle sue conseguenze, la Conferenza episcopale in Spagna ha rifiutato la creazione di un fondo statale per compensare i pagamenti: i vescovi preferiscono una procedura propria. Questo piano si limita ai casi che la Chiesa considera provati, che secondo il rapporto Para dar luz sono 358 sui 1.057 finora registrati ufficialmente. La Chiesa spagnola, insomma, crede solo a 3 vittime su 10, se si considerano i casi che ammette. Nel database di El País se ne contano di più: 1.460 accusati e 2.608 vittime.

  • I sopravvissuti agli abusi sessuali in chiesa condividono le loro storie in un tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    I sopravvissuti agli abusi sessuali in chiesa condividono le loro storie in un tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    L’arcivescovo William E. Lori si è seduto in silenzio lunedì mentre sei uomini e donne erano in tribunale e hanno parlato di sopravvissuti ad abusi sessuali violenti e talvolta durati anni per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora.

    Una donna ha detto che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altro ha detto che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e una volta le teneva la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

    I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso, ma da quando è entrata in vigore ha dovuto affrontare diverse sfide legali.

    Il giudice della Corte fallimentare degli Stati Uniti Michelle Harner ha recentemente deciso di consentire ai sopravvissuti di rivolgersi alla corte, cosa che non è una garanzia nelle tipiche procedure fallimentari.

    “La corte fornirà tempo e spazio per l’ascolto”, ha detto lunedì.

    Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano da leader della chiesa di cui si fidavano.

    “Sono venuta come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, facendo questo, posso contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto Lori.

    https://www.nbcwashington.com/investigations/survivors-of-church-sex-abuse-share-stories-in-bankruptcy-court-in-presence-of-archbishop-of-baltimore/3586868/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    Francesco Zanardi – Ben quattro persone avrebbero coperto gli abusi di Frateschi

    Sarebbero state a conoscenza dei presunti abusi sessuali di cui è accusato Alessandro Frateschi almeno quattro persone, sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Latina. Si tratta di due suore e due psicologi, che avrebbero saputo cosa faceva il professore di religione, ma che non lo hanno denunciato.

    Per l’avvocato delle parti civili, Nicodemo Gentile, gli abusi sessuali al liceo Majorana potevano essere evitati se si fossero presi subito provvedimenti nei confronti del docente.

    Secondo quanto ricostruito finora in sede d’indagine ad essere a conoscenza dei presunti abusi sessuali compiuti dal professore erano almeno quattro persone, due suore e due psicologi, i quali avrebbero taciuto tutto. Il docente pare sia infatti stato contattato da una prima religiosa, che non lo ha denunciato. Stesso discorso per un’altra suora, che frequentava la stessa casa famiglia del professore.

    Una ragazza, che viveva in una casa famiglia insieme al fratello, ha raccontato gli abusi che quest’ultimo avrebbe subito e di aver conosciuto il professore. Un rapporto quello dei due fratelli e il docente, che è proseguito a casa sua, dove il ragazzo ha trascorso le vacanze di Natale, mentre la sorella, positiva al Covid, no.

    E proprio in quel frangente si sarebbero consumate le violenze denunciate dal ragazzo e dalla sorella ai carabinieri. Il giovane infatti si era confidato con una psicologa, esprimendo l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine, cosa che non gli è stata permessa. Il ragazzo poi avrebbe raccontato la stessa cosa allo psicologo di un’altra casa famiglia, il quale si sarebbe confrontato con una suora e anche in quel caso non è partita alcuna denuncia. Poi sono arrivate le denunce dal liceo Majorana, che hanno acceso i riflettori della Procura sul caso e il professore è stato arrestato.

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    Ludovica Eugenio – È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton

    È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton, già vescovo ausiliare di Detroit, campione dell’attivismo per la giustizia sociale e la pace, membro fondatore di Pax Christi USA. Gumbleton era spesso sulla scena dei luoghi più problematici del mondo e negli Stati Uniti fu arrestato per disobbedienza civile durante le proteste contro le armi nucleari e la guerra in Iraq del 2003. Prese anche posizione su questioni dottrinali controverse della chiesa come l’ordinazione delle donne e i diritti dei gay. Tutto ciò gli impedì di diventare vescovo ordinario, ma l’episodio che gli costò la carriera riguarda l’ambito degli abusi sessuali nella Chiesa, nel quale assunse una posizione impopolare che lo rese ancora più inviso alle gerarchie.

    L’impegno coerente e rigoroso di Gumbleton riguardo alla gestione degli abusi si intensificò dopo che scoprì che il prete che aveva abusato di Barbara Blaine, fondatrice di Snap, associazione di vittime, era ancora in circolazione e che il vescovo competente, al quale si era rivolto per un’azione efficace, non aveva fatto nulla.

    Nel gennaio 2006, fornì una testimonianza scritta ai legislatori dello stato dell’Ohio appoggiando l’estensione dei termini di prescrizione per le cause civili nei casi di abuso sessuale a vent’anni dopo il compimento dei 18 anni di età della vittima, e in particolare la clausola che proponeva l’apertura di una ulteriore finestra di un anno per consentire alle persone di farsi avanti con accuse che avessero già superato i termini di prescrizione. In quell’occasione rivelò anche di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete, all’età di 9 e 10 anni. La Conferenza episcopale e i vescovi dell’Ohio si erano espressi invece contro il disegno di legge; infuriati per la posizione di Gumbleton, lo denunciarono formalmente per aver violato la “communio episcoporum” (la comunione dei vescovi) presso il nunzio apostolico che si recò immediatamente a Roma.

    Di conseguenza, fu obbligato a dare le dimissioni da vescovo ausiliare e fu anche rimosso dal suo incarico di parroco presso la chiesa di San Leone, che esercitava dal 1983. Nel 2011, Gumbleton affermò che oltre a ricevere la notifica ufficiale che avrebbe dovuto dimettersi da pastore, nessuno dei suoi colleghi vescovi lo contattò personalmente quando si espresse a sostegno del disegno di legge e rivelò l’abuso di cui era stato vittima.

    Gumbleton ha continuato ad amministrare nelle parrocchie locali e ha continuato a scrivere e parlare su questioni di giustizia sociale fino alla sua morte. La benedettina suor Anne McCarthy, ex membro dello staff di Pax Christi USA che ha lavorato e viaggiato all’estero con lui ha detto che “quando arrivava il momento critico, Gumbleton sceglieva sempre il Vangelo rispetto all’istituzione”.

    Fonte ADISTA


    Alessio Di Florio – Blasfemia e ipocrisia, il doppio standard delle alte sfere e dei suoi

    Andrea Saltini è un artista, “Gratia Plena” è una sua mostra allestita nell’ex chiesa di Sant’Ignazio di Carpi (Modena), sede del Museo Diocesano. Fin qui appare una notizia come migliaia ogni anno compaiono nelle cronache locali. E questo probabilmente sarebbe stato il destino della mostra di Saltini se non ci fosse stato un improvviso polverone scatenato contro di lui da parte dell’integralismo cattolico italiano, locale e persino nazionale.

    Secondo loro la mostra “Gratia Plena” sarebbe blasfema perché le opere avrebbero delle allusioni sessuali. Tra queste addirittura un uomo chinato accanto a Gesù deposto dalla Croce è diventato una rappresentazione di sesso orale. Simile situazione per tutte le altre opere. Saltini ha chiarito la realtà e qualunque persona guardi senza malizia le opere si renderebbe conto della verità.

    Ed invece si è scatenata una campagna contro di lui e chi ospita la mostra. Ora, potremmo anche fermarci qui, “sessualizzare” anche ciò che nulla c’entra, vedere delle attività sessuali anche dove non ci sono, si commenterebbe da solo. Non possiamo fermarci perché Saltini lo scorso 28 marzo è stato ferito in maniera grave, aggredito nel luogo di esposizione della mostra.

    Movente l’indignazione e la rabbia verso la “blasfemia”. Un certo mondo “cattolico” si è, in questo caso, indignato, arrabbiato, sdegnato, mobilitato. In nome della lotta alla blasfemia lì dove la blasfemia non c’è. Nulla di tutto questo è mai accaduto, soprattutto in Italia, di fronte a ben altre vicende che dovrebbero scandalizzare, indignare, scatenare coscienze e masse.

    Non si potrebbe trovare nessun riferimento evangelico per la mobilitazione contro la mostra “Gratia Plena”, nei Vangeli invece è ampiamente riportata la frase che se si scandalizza un bambino sarebbe meglio per il colpevole mettersi una macina al collo e gettarsi in mare. Eppure non è mai stata considerata blasfema la pedofilia. Di denunce di abusi è piena la storia degli ultimi decenni della Chiesa. Tra gli accusati più noti Rupnik, ex gesuita non si capisce più fino a che punto ex.

    «La prima volta mi ha baciato sulla bocca dicendomi che così baciava l’altare dove celebrava l’eucaristia, perché con me poteva vivere il sesso come espressione dell’amore di Dio», l’uso del biblico Libro della Sapienza e della Trinità per costringere a rapporti sessuali, sono la denuncia di una suora intervistata da Federica Tourn. Articolo pubblicato nel dicembre 2022 sul quotidiano Domani e parte dell’inchiesta sulla pedofilia clericale portata avanti da ormai due anni. Questa sarebbe blasfemia ma della mobilitazione contro la “blasfemia che non c’è” nelle opere di Saltini (e di una “sessualizzazione” della Passione di Cristo vista solo da certi ambienti integralisti) nessuna traccia.

    Fonte: Avvenire, Domani

  • Prof arrestato per pedofilia: suore e psicologi sapevano degli abusi ma non lo hanno denunciato

    Prof arrestato per pedofilia: suore e psicologi sapevano degli abusi ma non lo hanno denunciato

    Sarebbero state a conoscenza dei presunti abusi sessuali di cui è accusato Alessandro Frateschi almeno quattro persone, sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Latina. Come riporta Il Messaggero, si tratta di due suore e due psicologi, che avrebbero saputo cosa faceva il professore di religione, ma che non lo hanno denunciato. Il cinquantenne è stato arrestato per pedofilia.

    Un quadro di violenze che è emerso solo in seguito, dopo le denunce al liceo Majorana. Per l’avvocato delle parti civili, Nicodemo Gentile, gli abusi sessuali al liceo potevano essere evitati se si fossero presi subito provvedimenti nei confronti del docente: “Le suore sapevano, ma non denunciarono, gli abusi sessuali al Majorana sono avvenuti l’anno successivo”. L’udienza preliminare riprenderà giovedì 4 aprile. Il giudice affiderà l’incarico a uno psicologo, per ascoltare i giovani, vittime delle presunte violenze.

    Due suore e due psicologi erano a conoscenza degli abusi sessuali del prof

    Secondo quanto ricostruito finora in sede d’indagine ad essere a conosceza dei presunti abusi sessuali compiuti dal professore erano almeno quattro persone, due suore e due psicologi, i quali avrebbero taciuto tutto. Il docente pare sia infatti stato contattato da una prima religiosa, che non lo ha denunciato. Stesso discorso per un’altra suora, che frequentava la stessa casa famiglia del professore.

    La testimonianza di una ragazza e di suo fratello
    Una ragazza, che viveva in una casa famiglia insieme al fratello, ha raccontato gli abusi che quest’ultimo avrebbe subito e di aver conosciuto il professore. Un rapporto quello dei due fratelli e il docente, che è proseguito a casa sua, dove il ragazzo ha trascorso le vacanze di Natale, mentre la sorella, positiva al Covid, no. E proprio in quel frangente si sarebbero consumate le violenze denunciate dal ragazzo e dalla sorella ai carabinieri. Il giovane infatti si era confidato con una psicologa, esprimendo l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine, cosa che non gli è stata permessa. Il ragazzo poi avrebbe raccontato la stessa cosa allo psicologo di un’altra casa famiglia, il quale si sarebbe confrontato con una suora e anche in quel caso non è partita alcuna denuncia. Poi sono arrivate le denunce dal liceo Majorana, che hanno acceso i riflettori della Procura sul caso e il professore è stato arrestato.

    https://www.fanpage.it/roma/prof-arrestato-per-pedofilia-suore-e-psicologi-sapevano-degli-abusi-ma-non-lo-hanno-denunciato/

  • (De)costruire il potere: il caso degli eccessi di potere sugli adulti

    (De)costruire il potere: il caso degli eccessi di potere sugli adulti

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Chiesa cattolica e potere. Tema vastissimo, collegato agli abusi sessuali che monopolizzano la mia ricerca fin dagli anni ’90, il tema degli eccessi di potere all’interno della Chiesa cattolica, soprattutto nei confronti delle donne adulte, spesso ne costituisce l’introduzione.

    Eccessi e abusi di potere sono onnipresenti in tutte le società del mondo e a tutti i livelli strutturali. Tuttavia, il potere non si riduce alla violenza. È innanzitutto una realtà antropologica, un “posso”, che richiede di essere regolato eticamente per contribuire all’umanizzazione delle persone e delle società. È poi una realtà culturale, nel senso che i sistemi simbolici sociali come le religioni e le culture esercitano un potere complesso che può essere liberatorio o oppressivo, persino schiavizzante, tanto quanto la violenza esterna. Può contribuire alla libertà e all’emancipazione degli individui proponendo un’articolazione di segni, valori, norme, rappresentazioni… che permettono loro di appropriarsene per determinarsi, dare senso alla loro esistenza, emanciparsi e contribuire a loro volta allo sviluppo creativo di questi sistemi simbolici.

    Ma per molteplici ragioni che coinvolgono sia gli individui nella loro storia che le comunità umane nella loro strutturazione, le rappresentazioni ideali e normative, i funzionamenti istituzionali e gerarchici sistematici, ecc., l’esercizio di questo potere può degenerare, spesso in modo insidioso all’inizio, ma tanto più fortemente quando permea il simbolico a servizio dell’unità della persona e della sua possibilità di dare senso alla sua esistenza. L’eccesso di potere, con le sue complicità, può diventare un piano inclinato verso gli abusi caratterizzati subiti dalle vittime. Le loro modalità sono molteplici: autoritarismo, manipolazione della paura, risentimento, fake news, complottismo, oppressione, coercizione, molestie, controllo, asservimento fino alla schiavitù, abuso di coscienza, abusi finanziari, sessuali… Le comunità credenti non ne sono esenti, aggiungendo ancora a questa lista non esaustiva gli abusi spirituali e pastorali. Mi limiterò qui alla Chiesa cattolica e affronterò quattro punti. Innanzitutto gli abusi generati dall’eccesso di potere dei chierici sulle donne (1) esaminando la lenta emergenza delle rivelazioni (2), quindi alcune ragioni diventate evidenti di questi abusi (3) e infine l’immenso compito collettivo di ascoltare, discernere, riconoscere, prevenire a servizio di una dignità vulnerabile (4).

    I. La cultura degli abusi

    La presa di coscienza degli abusi all’interno della Chiesa avviene, ma lentamente e sotto la pressione delle testimonianze delle vittime, dei media e della società. Per la pedofilia, la Chiesa francese ha attraversato due fasi principali: innanzitutto il riconoscimento spaventato delle trasgressioni sui minori impostosi a causa della reputazione dell’istituzione; in seguito, la presa di coscienza della gravità del trauma delle vittime, bambini e persone vulnerabili, che ha portato alla creazione della CIASE nel febbraio 2019.

    Questa presa di coscienza è stata accompagnata da una diagnosi sintetizzata e cristallizzata dal papa Francesco nella parola “clericalismo”: questa cultura di relazioni disfunzionali tra chierici e laici a causa dell’asimmetria di potere e di un’abitudine di superiorità dei preti sui laici con, dice ancora Francesco, «un’eccessiva fissazione [del clericalismo] sul sesto comandamento». L’abuso sessuale è quindi una delle estreme conseguenze (ma non per questo rara) della dominazione e dell’eccesso di potere.

    Questa presa di coscienza ha portato ad alcune misure preventive. I leader della Chiesa hanno così compiuto un primo passo necessario, ma non sufficiente rispetto alla “cultura degli abusi” che deriva da una struttura di governo che concentra tutti i poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e sostenuta principalmente solo dal ministero ordinato, e in particolare dalla gerarchia episcopale fino ai cardinali.

    Tuttavia, questi abusi di potere sono come l’anticamera degli abusi sessuali. E la pedofilia è solo la punta dell’iceberg, quella che la giustizia civile obbliga a riconoscere ma che alcuni leader ecclesiastici cercano di negare o minimizzare nella sua gravità o di soffocare. Rimane tutta la parte sommersa degli abusi sugli adulti particolarmente vulnerabili o resi tali dalle situazioni di eccesso di potere. Tuttavia, e lo dico con ancora più forza poiché questo contributo rischia di farlo dimenticare, non tutti i ministri ordinati della Chiesa sono coinvolti negli abusi. Alcuni (e non sono pochi) sono loro stessi vittime della loro gerarchia, mentre altri lottano, al loro livello e con mezzi pastorali talvolta molto limitati, contro il clericalismo e gli eccessi di potere. Ma sono legati mani e piedi dal sistema.

    E poi la cultura clericale non è l’unica responsabile. Non solo a causa dell’immaturità narcisistica di molti preti, di precedenti aggressioni nella loro giovinezza, ma anche della concentrazione gerarchica di tutto il potere (legislativo, giudiziario, esecutivo) e del patriarcalismo che continua a essere prevalente. È il documentario “Religiose abusate, lo scandalo nascosto della Chiesa”, trasmesso nel marzo 2019 su ARTE, a creare uno shock mondiale. Uno spettacolo di degenerazione aggravato dalle rivelazioni degli abusi commessi dai fondatori di nuove comunità.

    Queste disfunzioni sistemiche non coinvolgono tuttavia solo il funzionamento dell’istituzione ecclesiastica. Si basano sulle disfunzioni sistemiche delle moderne società, caratterizzate dal potere di dominio del modello liberale, individualista e consumista e dalla sua capacità di frammentazione e accelerazione del tempo, ecc. I sistemi di dominio successivi (con abusi e maltrattamenti nell’infanzia) o contemporanei si intrecciano tra loro e si influenzano reciprocamente, o addirittura si potenziano. Le donne ne sono ancora una volta le prime vittime, prima come bambine, poi come adulte, pur rimanendo in gran parte “invisibili”. Il diffondersi del movimento #MeToo, le coraggiose testimonianze delle vittime di abusi di ogni tipo nel mondo dello sport, dello spettacolo, dei media, ecc., il numero di femminicidi, le ricerche accademiche… ricordano che le disuguaglianze di genere perpetuano le circostanze favorevoli al dominio.

    II. Emergenza delle rivelazioni sugli abusi di potere sulle donne nella Chiesa

    Le prime segnalazioni di abusi sessuali da parte di chierici su donne adulte risalgono agli anni ’60. Richard Sipe pubblica i risultati delle sue ricerche e li invia ai vescovi americani, notando che circa la metà dei preti negli Stati Uniti praticano il celibato… Se alcune relazioni sono consenzienti, molte non lo sono. Ma denunciare è generalmente impossibile: i fatti sono conosciuti o intuiti, ma segnalarli significa rischiare il licenziamento o il discredito. Questo vale ancora oggi ampiamente per l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia e l’America del Sud… per le donne, ma anche per le suore che generalmente hanno uno status di seconda classe; tanto più quando la loro congregazione dipende dal vescovo locale. Questa sottomissione agli uomini che dirigono la Chiesa rende quasi impossibile la denuncia di queste aggressioni.

    Negli anni ’90, alcune religiose preparano per il Vaticano rapporti confidenziali centrati sull’Africa. Nel 1994- 1995, due suore, Maura O’Donohue e Marie McDonald, sensibilizzano la curia sugli abusi sulle suore, soprattutto in contesto africano. Ma è solo dopo la pubblicazione di questo documento nel National Catholic Reporter nel marzo 2001 che il portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls, parla di un «problema limitato geograficamente e che verrà risolto tramite la formazione e caso per caso». Negazione da parte della gerarchia.

    Ma durante gli ultimi due decenni, le rivelazioni sulla pedocriminalità autorizzano nuove pubblicazioni che lasciano intravedere abusi di potere prima delle aggressioni sessuali sia su bambini che su donne adulte. Sophie Ducrey è abusata da un prete della Comunità Saint-Jean; Anne Mardon è vittima del fondatore delle Fraternità monastiche di Gerusalemme a Saint-Gervais; Doris Wagner è abusata all’interno della comunità “Das Werk”. Renata Patti è stata vittima di abusi di potere all’interno dei Focolari. Sarah Suco, la cui famiglia è stata “arruolata” da una comunità carismatica, ha realizzato un film autobiografico, Les Éblouis. Donne tedesche hanno reagito al documentario di ARTE raggruppando le loro testimonianze di “persone coinvolte” (Betroffene) in un libro collettivo che analizza i processi di manipolazione. E che dire dell’ex gesuita Marko Rupnik, autore di numerosi mosaici, che ha abusato di una quarantina di suore e che ha a lungo goduto di varie protezioni in Vaticano… Si aggiungono i rapporti ufficiali – come quello della CIASE – pubblicati da istanze nazionali in vari Paesi del mondo. In Cile, gli abusi sono stati particolarmente scabrosi e abietti. Régine e Guy Ringwald raccontano come il prete Fernando Karadima e il gesuita Renato Poblete abbiano agito grazie a complicità politiche ed ecclesiali, a sistemi di corruzione diffusa e a un’impresa indubbiamente settaria su vasta scala (Stati Uniti, Australia, Paesi europei…). E non è finita: il 20 marzo 2024, gli otto ricercatori della commissione Indipendente e Interdisciplinare d’inchiesta sui Foyers de charité, presieduta da Alessandra Pozzo, hanno annunciato le loro dimissioni collettive. Anche qui: abusi di potere, abusi spirituali, di coscienza e sessuali in moltissimi Foyers… Ma l’emersione delle disfunzioni disturba e gli ostacoli si moltiplicano, fino a mettere in discussione l’indipendenza della commissione e le risorse finanziarie di una segreteria.

    Questa somma di testimonianze consente di basarsi sulle parole delle vittime per stabilire un’analisi interpretativa degli abusi di potere dei chierici su laici adulti, soprattutto donne. Non si possono comprendere né il trauma delle vittime né le disfunzioni istituzionali, né le distorsioni cognitive, ecc., se non si parte dalle parole delle interessate.

    III. Perché questi abusi di potere sulle donne?

    Ci sono diverse concause che connettono quelle relative alla Chiesa e alle sue dottrine a quelle delle società in cui questa Chiesa è radicata. Ne considereremo tre aspetti principali.

    Il potere legato al contesto e al luogo dell’abuso

    La stragrande maggioranza degli abusi avviene durante atti ecclesiastici esercitati da chierici in virtù del loro potere ministeriale e pastorale: 14 delle 23 donne tedesche sono state abusate durante un accompagnamento spirituale, 5 durante una confessione e 4 durante l’eucaristia. Lo stesso è accaduto a Sophie Ducrey, Anne Mardon, Doris Wagner…

    E questo non è casuale, poiché questo contesto è il luogo di una grande asimmetria di potere: innanzitutto a causa del ruolo assunto dall’autore degli abusi, detentore del potere ministeriale e pastorale. Se l’accompagnatore può non essere un prete, lo è comunque nella stragrande maggioranza dei casi, anche solo per il legame con la confessione. Tuttavia, non si può ricevere questo sacramento senza la mediazione di un chierico che stabilisce luogo e ora dell’appuntamento…

    Inoltre, perché l’accompagnamento spirituale richiede una reale possibilità di confidenza che rappresenta un grande pericolo per le persone accompagnate. Il consigliere/direttore spirituale e confessore sa molte cose intime legate alla vita personale delle sue dirette. Può usarle per esercitare pressioni su di loro, esigere una relazione, minacciare, molestare… giustificandosi eventualmente con argomenti teologici che manipola a proprio vantaggio. I

    nfine, perché è lui a decidere, responsabile dei luoghi che spesso sono senza finestre, serrati, impedendo la fuga, talvolta con un letto nelle vicinanze…

    Se nessuno è invulnerabile, la vulnerabilità effettiva delle persone dipende anche dal contesto che l’abusatore crea per sottomettere la sua futura vittima:

    – contesto dell’incontro: spesso lontano dagli sguardi esterni, dalla famiglia e dal cerchio dei parenti della donna interessata;

    – contesto costruito per suscitare compassione e giustificare la richiesta: quando il chierico sottolinea un eccesso di lavoro, una compensazione per il dono totale nel sacerdozio, un’infanzia difficile… Nel caso della tedesca Karin Weissenfels, il prete racconta la sua vita difficile per commuovere e chiedere l’inaccettabile;

    – contesto creato da regole spirituali proprie che impongono, se necessario, vincoli canonici illegali come l’obbligo di scegliere una persona specifica della comunità come confessore e accompagnatore. Una delle donne tedesche, Miriam Leb, vuole scegliere il suo confessore e preferisce rifiutare l’assoluzione piuttosto che rinunciare a questo. Ma il prete accompagnatore le invia un SMS la sera stessa per farla sentire in colpa: «Cosa faresti se morissi stanotte?… Andresti direttamente all’inferno». Questo atteggiamento, che va contro il diritto all’autodeterminazione spirituale, viola anche il canone 630 del Codice di Diritto Canonico del 1983 (CDC);

    – a volte il contesto è totalmente frammentato, illegale dal punto di vista canonico, mescolando foro interno e foro esterno, quando non dipende direttamente dalle fantasie del chierico che si prende per la voce di Dio, giustificando così ciò che impone: messe private a due (Mardon, Garnier…) o violazione del segreto della confessione da parte del confessore. Quello di Ellen Adler richiede una confessione generale (ingiustificata nelle circostanze pratiche di un monastero dove lei è solo di passaggio) e chiede inoltre a un novizio di essere presente «perché possa acquisire esperienza». Karin Weissenfels rimane incinta di un prete che poi le chiede di abortire. Per convincerla, questo prete le indica un collega che potrà darle l’assoluzione dopo il fatto; Karin, tuttavia, non convinta, spera di trovare da lui un aiuto per discernere, ma scopre che è complice del primo…;

    – infine, il contesto dipende anche dalle situazioni di vita delle donne e dalla loro storia, specialmente quando sono già state vittime di abusi all’interno della propria famiglia o della loro cerchia di conoscenze (incesto, abusi sessuali, abusi di potere, maltrattamenti). O quando c’è stata la morte di un parente, quando la donna vive un dramma familiare, il bullismo a scuola o sul lavoro, una situazione di isolamento, discriminazioni… Tutto ciò è frequente e può aumentare la vulnerabilità, ma anche una sete spirituale (Sophie Ducrey, Anne Mardon…) che contribuisce a plasmare un’immagine di Dio (Padre protettore, Dio onnipotente…) che gli aggressori spesso assumono a loro vantaggio.

    Perché hanno quasi sempre come un sesto senso per individuare i punti deboli delle donne che si confidano con loro e usare la loro vulnerabilità per esercitare su di loro un’oppressione distruttiva. Tuttavia, per alcune donne, non c’erano fragilità particolari all’inizio, ma la situazione di potere eccessivo le ha rese fragili, specialmente quando sono state educate a obbedire, a fidarsi dei preti. In mani giuste, queste donne avrebbero probabilmente potuto essere persone particolarmente dinamiche, creative e aperte alla novità; il loro desiderio di Dio e di un mondo più giusto ha dato loro gli strumenti per costruire un futuro significativo per loro stesse, per gli altri e per la Chiesa.

    II. Il potere legato allo status dei chierici e dei vescovi

    Diversi fattori si combinano per portare a eccessi di potere che possono sfociare in abusi sessuali.

    La costruzione della superiorità

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    Francesco Zanardi – San Gallo, aperta un’indagine per abusi in una scuola evangelica

    La procura del cantone di San Gallo ha aperto un procedimento penale per presunti abusi subiti da ex alunni di una scuola evangelica privata. Secondo le informazioni dello stesso pubblico Ministero si indaga soprattutto sul reato di violenza carnale.

    Secondo la radio svizzerotedesca SRF, gli atti contro l’integrità sessuale sono al centro dell’inchiesta: la procura ha confermato oggi a Keystone-ATS il contenuto del servizio radiofonico. Quest’ultimo ha anche riferito che al centro delle indagini vi è un ex insegnante.

    Lo scorso settembre, un documentario televisivo della stessa SRF aveva rivelato abusi subiti da ex alunni tra il 1995 e il 2002. Gli ex studenti dell’istituto avevano mosso alla scuola gravi accuse, riferendo in particolare di percosse con cinture e di un generale clima violenza psicologica.

    L’indagine giornalistica era seguita alla pubblicazione nel 2022 di un rapporto esterno su questo caso commissionato dai nuovi responsabili della scuola che aveva fatto violenza sugli alunni.

    Poco dopo la diffusione del documentario, un’ex allieva ha dichiarato alla SRF di essere stata violentata negli anni Novanta, quando aveva 12 anni, da un insegnante della scuola.

    https://www.cdt.ch/


    Federica Tourn – Vescovo belga dimesso dallo stato clericale per abusi su minore

    È stato dimesso dallo stato clericale il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino.

    I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione e per questo l’uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero.

    Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi “nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, che rendono necessario un riesame” della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote.

    In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio.

    La speranza che la dimissione dallo stato clericale del vescovo belga “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso che ha segnato così profondamente e per tutta la vita loro e i loro cari”. E’ quanto affermano in una nota i vescovi del Belgio a commento della decisione presa da Papa Francesco.
    Nella Dichiarazione i vescovi del Belgio ricordano di aver “richiesto” questa misura “più volte negli ultimi anni”. “I vescovi del nostro Paese hanno sempre ritenuto, insieme alle vittime degli abusi e a molte altre persone della nostra società, che fosse vergognoso che Roger Vangheluwe avesse potuto rimanere ufficialmente vescovo e sacerdote, nonostante le misure molto restrittive messe in atto dalle sue dimissioni forzate”. I vescovi erano quindi tornati a chiedere la riduzione allo stato laicale del vescovo nell’ottobre 2023. Hanno esortato Vangheluwe a richiederla lui stesso e hanno reintrodotto il suo dossier canonico alle autorità vaticane. Questo file include la dichiarazione di una vittima che ha recentemente testimoniato formalmente contro Vangheluwe. Da qui la decisione di Papa Francesco. I vescovi belgi “esprimono il loro grande rispetto verso le vittime. Hanno trovato il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore”, scrivono nella nota. “Il loro esempio ha ispirato molte altre vittime che, a loro volta, non lasceranno più impunito il loro aggressore”. La nota spiega che Roger Vangheluwe, in linea di principio, può andare dove vuole. Tuttavia, è stato concordato con l’abbazia dove attualmente risiede che potrà continuare a restarvi in ​​isolamento. “I vescovi hanno insistito affinché lo facesse davvero”.

    Fonte: Vatican News, www.fanpage.it e Agensir


    Ludovica Eugenio – Jean-Michel Merlin, nuovi testimoni accusano ex focolarino

    PARIGI-ADISTA. È stato efficace l’appello lanciato dalla polizia francese all’inizio di quest’anno affinché si facessero avanti nuovi testimoni e vittime di abusi perpetrati dal laico consacrato ex focolarino Jean-Michel Merlin, oggi 83 anni. Il quotidiano Le Parisien (25/3) ha pubblicato la testimonianza di un uomo, oggi 52enne, che si è recato a denunciare proprio dopo aver appreso dell’appello. L’uomo racconta di essere stato abusato da Merlin dai 13 ai 15 anni, e poi ancora intorno ai 16-17; Merlin cercava le sue prede tra le famiglie rurali e meno abbienti che frequentavano il movimento, conquistando la fiducia dei genitori.

    Personaggio carismatico e di spicco nel movimento, giornalista, già direttore della rivista dei focolarini Nouvelle cité, nel 2020 Merlin era stato al centro di un’inchiesta del quotidiano Les Jours, con la quale una delle sue vittime, Christophe Renaudin, ha fatto esplodere il caso, battendosi perché una commissione esterna indagasse sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento dei Focolarini. Renaudin, musicista e clown, era stato abusato da bambino da Merlin, che ha passato la vita nel movimento dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato espulso. Lo aveva denunciato già nel 1994, in sede penale (con l’esito di non luogo a procedere) e in sede civile; qui Merlin, e siamo nel 1998, era stato condannato a pagare 50mila euro di risarcimento.

    Da allora almeno una trentina sono le vittime emerse, per ammissione dei focolarini stessi. Sempre nel 2020, sull’onda dello scandalo mediatico, i vertici francesi si erano dimessi e a dicembre dello stesso anno il Movimento incaricava la società GCPS Consulting di compiere un’indagine. Ne è derivato un rapporto di quasi un centinaio di pagine, frutto di un anno e mezzo di lavoro, basato sulla testimonianza di 26 vittime di Merlin – tutte maschili – mentre si ipotizzava l’esistenza di altre 11 vittime, nel periodo esaminato, dal 1963 al 1998, per un totale di almeno 37 vittime. Alcuni episodi di adescamento erano stati segnalati anche oltre questo periodo, fino al 2017. Lapidaria la valutazione del Rapporto: «Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

    Poiché i fatti erano prescritti, nel 2022 il tribunale di Nanterre ha deferito la questione alla brigata territoriale di protezione della famiglia, affinché proseguisse le indagini cercando nuovi testimoni. Ora la Prefettura di polizia di Nanterre, il 2 gennaio scorso, ha emesso un appello a eventuali altre «vittime non ancora identificate» e a chiunque potesse «fornire informazioni di interesse per l’indagine o desideri denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima in relazione a questo caso» a farsi avanti. L’inchiesta, per aggressioni sessuali su minori e maggiori di 15 anni e su maggiorenni, copre un periodo che va dal 1963 al 2005. Data la rilevanza del personaggio nel movimento e l’estensione del periodo, la questione che si pone ora è chi sapeva, nella gerarchia, e ha protetto Merlin e l’istituzione tacendo.


    Alessio Di Florio – Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare, prima firmataria Stefania Ascari, deputata Movimento 5 Stelle

    Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali del Ministero dell’Interno sul fenomeno delle organizzazioni settarie sebbene, rispetto al 1998, per esse sia diventato molto più facile reclutare soggetti sensibili per via dell’utilizzo delle nuove tecnologie e per un isolamento maggiore delle persone.

    Ne sentiamo parlare solo quando gli esiti sono i più drammatici, come nel caso della mattanza di Altavilla Milicia o di Roberta Repetto, ma le ricadute dell’azione delle organizzazioni settarie sulle persone sono molteplici e disastrose, in quanto tendono, con la propria attività, a emarginare le vittime che spesso vivono situazioni di fragilità.

    Se non abbiamo informazioni dettagliate non possiamo realizzare politiche di contrasto né conoscere pienamente il fenomeno.

    Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Lo scorso 21 marzo in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati ne hanno parlato Stefania Ascari,  e i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema

    Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
    Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
    Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
    Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
    Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
    Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)

    Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine. «Rinnovo l’invito al Parlamento affinché intervenga per arginare un fenomeno così pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine – ha dichiarato Ascari dopo la conferenza stampa –  Le vittime delle organizzazioni settarie abusanti e le loro famiglie non possono essere abbandonate dalle istituzioni».


    Federico Tulli – Dove si nascondono i preti pedofili

    Silenzio e preghiera. È questa la pena comminata dalla Chiesa cattolica

    agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne.

    Dal 2000, sappiamo grazie a Rete L’Abuso che sono almeno 200 i sacerdoti denunciati in Italia per pedofilia. Per molti di loro il reato di cui sono stati accusati era prescritto, ma almeno centoquaranta sono stati indagati o condannati. Alcuni in via definitiva. Indagando con Emanuela Provera per il nostro libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina” abbiamo così scoperto che molto pochi sono in carcere o sono passati per un carcere. Dove si trovano? Dove scontano le misure alternative?

    La risposta non è ovvia, e non solo perché i preti quasi mai hanno una casa di proprietà. Di loro si occupa la Chiesa. Come una «madre amorevole». «Non è vero che la Chiesa nasconde i preti pedofili, si sa benissimo dove si trovano. Spesso sono i magistrati che ce li portano ma,

    sempre, il loro vescovo è al corrente del loro “domicilio”. Altrimenti dovrebbe denunciarne la scomparsa» ci ha raccontato un diacono psicoterapeuta che ha chiesto di rimanere anonimo. Abbiamo così scoperto che in Italia esiste una efficientissima e molto discreta rete di «assistenza per ecclesiastici in difficoltà» (questa è l’espressione utilizzata dal Vaticano) creata con lo scopo di favorire il recupero dei

    rei, tramite la cura – laddove ce ne sia bisogno, come nel caso dei pedofili, – l’espiazione e la penitenza.

    Silenzio e preghiera. Per primi, oltre ad averne verificato l’esistenza, abbiamo mappato questa rete di case di cura in tutta Italia e soprattutto siamo entrati in quelle mura intervistando chi vi ha abitato e chi le gestisce. Anche attraverso fonti documentali inedite abbiamo raccontato come sono regolamentate, da chi dipendono, che sono finanziate dalla Conferenza episcopale, che sono state “inventate” da monsignor Ghizzoni, nominato nel 2019 primo presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Inoltre, abbiamo raccontato che tipo di vita conducono i preti “reclusi” al loro interno e come sono regolate le relazioni con la società laica. Abbiamo così appurato che il diacono non ci aveva detto tutta la verità. L’atavico timore del Vaticano per lo scandalo pubblico talvolta trasforma questi luoghi in carceri parallele a quelle dello Stato. È in queste «cliniche» che vengono indirizzati con garanzia di anonimato i sacerdoti protagonisti di episodi di abusi su minori che la Chiesa italiana, sulla base delle regole che si è data, non denuncia alla magistratura laica. Finendo paradossalmente per spuntare le armi che lo stesso papa Francesco ha a disposizione per la lotta contro la pedofilia.

    Come si combina infatti tutto questo con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra» (Gv 8,7).

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa, più o meno volontariamente, tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra,

    e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    È questa un’idea di giustizia che si piega alle convenienze della

    monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo che è intollerabile per il papa, sta qui la sua «tolleranza zero».

    Che ne pensate?

  • Papa Francesco riduce allo stato laicale prete ticinese: violentò una ragazza a Rimini

    Papa Francesco riduce allo stato laicale prete ticinese: violentò una ragazza a Rimini

    Papa Francesco ha privato del suo status clericale un sacerdote ticinese condannato per abusi sessuali su denuncia della Curia. Il sacerdote 50enne era stato condannatonel 2021 a quattro anni di carcere, e ora la decisione del Pontefice suggella definitivamente il suo destino all’interno della Chiesa. Inizialmente sospeso dalle sue funzioni, ora rischia l’espulsione definitiva.

    L’episodio risale al 2013 quando aggredì una parrocchiana 18enne a Rimini. Tuttavia il caso venne alla luce solo diversi anni dopo. La giovane riuscì a svelare l’abuso nel 2018 dopo un primo tentativo nel 2015, per poi togliersi la vita all’età di soli 22 anni.

    L’ex sacerdote aveva sfruttato le vulnerabilità della giovane donna, che l’avevano tormentata per gran parte della sua vita. Aveva iniziato a manifestare comportamenti autolesionisti e abuso di sostanze all’età di 13 anni, portandola a molteplici ricoveri in cliniche psichiatriche e ad una diagnosi di disturbo borderline di personalità. Accanto alla madre si eraaffidata al sacerdote, all’epoca attivo in una parrocchia del Basso Ceresio (dove è rimasto dal 2006 al 2014), instaurando un rapporto che lo ha portato a diventare il suo padrino per la Cresima.

    Tuttavia, col passare del tempo, i comportamenti del sacerdote cambiarono, poiché forniva alcolici alla giovane e li consumava con lei. Dopo aver ricevuto una confessione molto intima dalla giovane, avrebbe iniziato a palpeggiarla e baciarla. Poi un viaggio a Rimini per assistere ad un concerto. Nonostante la sua riluttanza, la ragazza era stata costretta ad andare. Le aveva fornito alcolici per tutto il pomeriggio e più tardi l’aveva raggiunta in albergo, dove l’aveva aggredita e violentata. L’aveva anche avvertita di non dirlo a nessuno, lasciando intendere che non sarebbe stata creduta.

    Solo anni dopo,  la giovane trovò il coraggio di parlare apertamente di quanto le era accaduto. La vicenda era arrivata all’orecchio di monsignor Valerio Lazzeri, allora vescovo di Lugano. Convocata la Commissione diocesana di esperti per la gestione dei casi di abusi sessuali all’interno della Chiesa, aveva poi deciso di denunciare il caso alle autorità. Ciò portò al processo e alla successiva condanna a quattro anni di carcere. Ma intanto la giovane vittima, dopo anni di sofferenze, aveva deciso di togliersi la vita.

    Il sacerdote ha ammesso di agire per egoismo: era attratto da lei e desiderava un rapporto sessuale. Dopo aver scontato la pena, sperava di “trascorrere un lungo periodo in una comunità religiosa per recuperare la sua dimensione spirituale”. Ma la decisione del Papa è venuta prima.

    L’ex sacerdote era stato giudicato colpevole anche di violazione della legge federale svizzera sugli stupefacenti: aveva consumato almeno un chilogrammo di marijuana tra il 2017 e il 2020.

    Papa Francesco riduce allo stato laicale prete ticinese: violentò una ragazza a Rimini

     

  • Dimesso il prete del primo abuso sessuale comunicato dalla Curia

    Dimesso il prete del primo abuso sessuale comunicato dalla Curia

    Don Claudio Mazzier non è più un prete. A dimetterlo dallo stato clericale è direttamente papa Francesco. Dell’ormai ex sacerdote si era parlato in Ticino in occasione del processo che lo aveva visto alla sbarra nel febbraio del 2021.

    L’ex religioso era stato condannato dalla Corte delle Assise criminali di Lugano, presiedute dal giudice Amos Pagnamenta, al termine di un procedimento di rito abbreviato, a 4 anni di detenzione. Oltre ai reati di coazione sessuale e violenza carnale, il 50enne, difeso dall’avvocato Luigi Mattei, era stato riconosciuto colpevole di contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, avendo consumato almeno un chilo di marijuana fra il 2017 e il 2020.

    Ma il fatto più grave che gli era stato contestato e riconosciuto, come anticipato, riguarda lo stupro, nel 2013, di una parrocchiana 18enne durante un viaggio in Italia. Mazzier si era offerto di accompagnarla a Rimini per assistere a un concerto di musica pop. Qui l’ex prete, originario del Locarnese, ma in quell’occasione attivo in una Parrocchia del Basso Ceresio (dove era giunto fra il 2006 e il 2014), approfittò sessualmente della fragile situazione della giovane, dopo che era stata oggetto di sue morbose attenzioni, attraverso baci ed effusioni, negli anni precedenti (dunque quando la ragazza era ancora minorenne).

    Il caso era emerso nel maggio 2020, dopo l’arresto dell’uomo, suscitando clamore – oltre che per la fattispecie – per essere stato il primo abuso sessuale commesso da un ecclesiastico comunicato direttamente dalla Curia.

    ‘Agì per egoismo’

    Una storia che oltre ai risvolti squallidi, per il comportamento dell’allora parroco (che «agì per egoismo», come sottolineato dal giudice Pagnamenta nel corso della lettura della sentenza), ha poi avuto un esito tragico con la morte a 22 anni della vittima sulla quale Mazzier avrebbe dovuto riservare, come desiderio della famiglia, un’attenzione diversa così da aiutarla a uscire da un momento particolarmente difficile e di sofferenza psicologica.

    Tanto che, come emerso nel dibattimento del processo di tre anni fa, la ragazza non avrebbe voluto compiere quella trasferta, forse allarmata – come scrivevamo nella cronaca di quei giorni – da quanto precedentemente avvenuto in Ticino e dall’escalation di un rapporto che non era più come avrebbe dovuto essere. La situazione era, infatti, degenerata il secondo giorno di quel viaggio che avrebbe dovuto essere di divertimento ed evasione: avendole fatto bere alcol sin dal pomeriggio, alla sera il 50enne aveva raggiunto la 18enne ormai completamente ubriaca in albergo, abusandone sessualmente. Una violenza proseguita poi sotto forma psicologica nei giorni successivi, quando l’uomo aveva da un lato intimato alla giovane di non dire a nessuno l’accaduto per evitare che lui finisse nei guai e d’altra parte facendole intendere che non sarebbe mai stata creduta.

    La giovane, dopo un primo tentativo andato a vuoto nel 2015, aveva invece trovato la forza di raccontare quanto era successo. Confidenze che erano arrivate all’orecchio del vescovo Valerio Lazzeri nel marzo del 2020 e che a sua volta aveva interpellato la Commissione diocesana di esperti per la gestione di casi di abusi sessuali in ambito ecclesiastico, decidendo così per la segnalazione alla Magistratura.

    «Sarà da prevedere un periodo prolungato in una comunità religiosa per recuperare la dimensione spirituale» aveva ammesso il sacerdote in aula, nel 2021, dopo aver accusato la pena, e dopo essere stato sospeso dall’esercizio del ministero. Il pontefice, evidentemente, seppur con evidenti tempi biblici (non una semplice espressione, considerato che sono passati tre anni dal processo e undici dai fatti), gli ha indicato un’altra via più diretta e perentoria: ‘Fuori da qui!’.

    https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1744356/stato-don-claudio-francesco-mazzier