Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    Il Papa incontra il comitato per la protezione dell’infanzia mentre gli eventi fuori dal Vaticano mostrano che lo scandalo degli abusi non sta scomparendo

    ROMA (AP) – Papa Francesco ha cercato di incoraggiare giovedì il suo comitato per la protezione dell’infanzia a continuare ad aiutare le vittime, poiché i nuovi sviluppi fuori dal Vaticano hanno sottolineato che lo scandalo degli abusi sessuali del clero della Chiesa cattolica non si risolverà presto .

    Francesco ha incontrato la sua Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che dovrebbe presto pubblicare il primo audit in assoluto sulle procedure e politiche di salvaguardia a livello ecclesiastico.

    Ma mentre il rapporto veniva compilato, i funzionari della chiesa in Svizzera riferivano di un’impennata delle vittime che si faceva avanti dopo la pubblicazione di settembre di un rapporto bomba che rilevava oltre 1.000 casi di abusi dalla metà del XX secolo in un paese con una popolazione cattolica relativamente piccola.

    La diocesi di Basilea, ad esempio, ha riferito che più della metà dei 183 casi sospetti negli ultimi 13 anni sono emersi negli ultimi sei mesi. Da quando è stato pubblicato il rapporto, l’agenzia di stampa svizzera SDA-Keystone ha segnalato almeno altri 70 casi in altre quattro diocesi.

    Più vicino a casa, un tribunale penale in Sicilia ha emesso questa settimana un verdetto importante contro un sacerdote che il Vaticano apparentemente ha scagionato per un cavillo anche dopo che una delle sue vittime aveva scritto a Francesco, implorandolo di intervenire.

    Il caso è stato osservato da vicino poiché la gerarchia cattolica italiana ha iniziato solo di recente e con riluttanza ad affrontare la sua eredità di abusi in un paese in cui la questione è ancora in qualche modo un tabù.

    La sentenza del tribunale di Enna ha condannato il sacerdote, rev. Giuseppe Rugolo, a quattro anni e mezzo di reclusione per tentata violenza sessuale e accuse connesse alla violenza contro tre minorenni. Secondo la sentenza di martedì, la corte ha ritenuto responsabile anche la sua diocesi, Piazza Armerina, in Sicilia, del pagamento dei danni civili e delle spese legali.

    Il vescovo di Piazza Armeria Rosario Gisana è stato sorpreso dalle intercettazioni telefoniche mentre confessava di aver coperto il sacerdote. Ma l’avvocato della diocesi, Gabriele Cantaro, ha sottolineato in una dichiarazione giovedì che la responsabilità non deriva dalle azioni di Gisana o del suo predecessore, ma semplicemente dalla responsabilità generale della diocesi per le azioni dei suoi sacerdoti.

    Secondo il quotidiano Domani, che ha seguito da vicino il caso, l’ufficio abusi sessuali del Vaticano ha archiviato il caso per motivi tecnici perché Rugolo era solo un seminarista quando è avvenuto l’abuso. Le norme interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i sacerdoti che abusavano di minori, non contro i seminaristi.

    Il quotidiano Il Messaggero ha riferito nel 2021 che una delle vittime di Rugolo ha scritto direttamente a Francesco, implorandolo di intervenire dopo che lui e i suoi genitori avevano passato anni cercando di convincere la chiesa ad agire contro Rugolo, che era stato inviato in una diocesi del nord Italia dopo la furono sollevate accuse.

    In mezzo alla copertura mediatica italiana del caso, Francesco il 6 novembre ha elogiato di cuore Gisana quando il vescovo ha guidato un gruppo di pellegrini in Vaticano.

    “Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato, ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco in un discorso che ha indignato i difensori delle vittime.

    Giovedì Francesco ha detto ai suoi consulenti per la protezione dell’infanzia che ascoltare le vittime è fondamentale per aiutarle a guarire.

    “Nel nostro ministero ecclesiale di protezione dei minori, la vicinanza alle vittime di abusi non è un concetto astratto, ma una realtà molto concreta, fatta di ascolto, intervento, prevenzione e assistenza”, ha affermato nel discorso letto da un assistente mentre Francesco continua a riprendersi dalla malattia. l’influenza.

  • Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Enna, la condanna del prete per abusi sessuali sui minori fa discutere: botta e riposta tra diocesi e vittima

    Per le motivazioni bisognerà attendere ancora 88 giorni, ma la sentenza con cui don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata su minori fa già discutere. Da una parte c’è l’avvocato difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina (di cui fa parte la parrocchia San Giovanni Battista di Enna dove era in servizio il sacerdote); dall’altra c’è la legale che assiste la prima vittima, un archeologo oggi 30enne ma all’epoca dei fatti minorenne, che ha denunciato.

    Il dispositivo è stato letto nell’aula del tribunale di Enna dal presidente Giuseppe Pitarresi, dopo otto ore di camera di consiglio, nel pomeriggio di martedì 5 marzo. Rugolo è stato condannato per tentata violenza sessuale ai danni dell’archeologo per i fatti accaduti nell’agosto del 2013. Per altre due vittime, invece, la condanna del sacerdote è per violenza sessuale continuata dal 2016 al 2018. Assolto, invece, con la formula «perché il fatto non sussiste» per gli stessi reati contestati ai danni di una vittima tra il 2018 e il 2019. Prescritte, infine, sono le presunte condotte portate avanti dal parroco fino al maggio del 2011. Intanto, Rugolo è stato anche interdetto «in perpetuo» – cioè per sempre – da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minorenni. L’interdizione durerà invece cinque anni per i pubblici uffici. Rugolo, inoltre, è stato condannato anche a risarcire le parti civili.

    «Prendiamo atto della decisione del tribunale di Enna, aspettando di leggere le motivazioni». Inizia così un comunicato inviato dall’avvocato Gabriele Cantaro, il difensore della curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina che è stata condannata come responsabile civile nel processo. Nell’attesa, però, il legale qualche puntino sulle i prova a metterlo. Innanzitutto sottolineando che il reato, almeno nei confronti della prima vittima, è stato «riqualificato in termini di tentativo» per i fatti accaduti nel 2013. «Il reato risulta solo tentato – risponde l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica che assiste il giovane – solo grazie al fatto che la vittima è riuscita a sottrarsi all’aggressione sessuale». Stando a quanto si legge nel dispositivo della sentenza, i fatti avvenuti dal 2009 al 2012 sarebbero avvenuti ma, a causa del tempo trascorso, i reati sono ormai prescritti. «Se il tribunale avesse ritenuto che non fossero accaduti – puntualizza – avrebbe prosciolto l’imputato nel merito». Per le altre due vittime, Rugolo è stato condannato per violenza sessuale aggravata a danno di minori e per atti sessuali con minori. «La reale pericolosità delle condotte del sacerdote – aggiunge Parasiliti Molica – si evince dalla decisione di dichiarare l’interdizione in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole o in strutture frequentate da minori».

    E qualche precisazione, dal legale della curia viene fatta proprio in merito alla responsabilità civile dell’organismo ecclesiastico. «La condanna in solido della curia vescovile di Piazza Armerina non riguarda la condotta attribuita al vescovo (né a quello attuale, Rosario Gisana; né a quello in carica all’epoca del fatti, Michele Pennisi, ndr) ma una responsabilità di tipo oggettivo per l’operato dei chierici». Ultima questione di cui discutere, ma questa sì dopo avere letto le motivazioni della sentenza sarà la «presunta offerta di denaro per insabbiare la vicenda». I genitori della vittima hanno sempre denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di soldi della Caritas in cambio del silenzio sulla vicenda; il vescovo Gisana, invece, ha sostenuto che proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta economica.

  • Diocesi di Lugano: dopo lo studio dieci segnalazioni di abusi

    Diocesi di Lugano: dopo lo studio dieci segnalazioni di abusi

    «Dal 12 dicembre 2023 a oggi, 10 persone si sono rivolte alla Diocesi. Alcune hanno segnalato nuovi casi, mentre altri sono già stati denunciati». È quanto afferma la Diocesi di Lugano in merito ai casi di abusi emersi dopo lo studio condotto dall’Università di Zurigo, nel rispondere a una serie di domande formulate dall’agenzia Keystone-ATS. La Diocesi ha pure precisato che tali «segnalazioni sono giunte sia tramite la Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale della Diocesi, sia direttamente tramite il Vescovo».

    Inoltre ha fatto sapere che la maggior parte delle segnalazioni «riguarda casi di molestie sessuali (toccamenti inappropriati), mentre pochi sono gli atti sessuali con fanciulli e coazione sessuale».

    La Diocesi ha quindi spiegato come intende affrontare il problema e aiutare le vittime. «Le persone vittime posso indirizzarsi autonomamente o tramite delle persone di contatto (che sono un medico psichiatra e una psicoterapeuta) della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale della Diocesi e vengono sentite anche più volte da queste persone preparate e competenti». In seguito «se la persona vittima lo consente», segue «la preparazione di un rapporto indirizzato a tutta la Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale della Diocesi, che analizza la situazione e decide come proseguire».

    Le segnalazioni, ricorda infine la Diocesi, «possono arrivare anche direttamente al Vescovo, che le condivide con la suddetta Commissione» e «gli ulteriori sviluppi della procedura (trasmissione del caso alla Commissione d’indennizzo svizzera o altro) sono valutati a seconda delle richieste della vittima».

    Ieri, la diocesi di Basilea ha fatto sapere di avere ricevuto 183 segnalazioni riguardanti episodi di violenza sessuale durante il mandato del vescovo Felix Gmür. La metà di queste sono state ricevute dal settembre 2023, in seguito allo studio condotto da storici dell’Università di Zurigo. Per i 13 anni di mandato del vescovo Felix Gmür, sono state segnalate 92 aggressioni dal settembre 2023, 58 riguardavano presunti reati sessuali con bambini, 56 dei quali si erano già verificati nel secolo scorso.

    https://www.cdt.ch/news/diocesi-di-lugano-dopo-lo-studio-dieci-segnalazioni-di-abusi-344988

  • Processo a porte chiuse per il docente di religione, Alessandro Frateschi accusato di abusi su minori. Ammesse le parti civili

    Processo a porte chiuse per il docente di religione, Alessandro Frateschi accusato di abusi su minori. Ammesse le parti civili

    LATINA – Nuova udienza a porte chiuse in Tribunale a Latina  per il processo a carico di Alessandro Frateschi, il 49enne professore di religione originario di Terracina accusato di abusi sessuali su minori.

    E’ stata ammessa la costituzione di parte civile delle cinque vittime di cui tre ragazzi ancora minorenni, delle loro famiglie e della Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Lazio Monica Sansoni.

    Rigettata invece la richiesta di chiamare nel processo la Diocesi come responsabile civile dei fatti accaduti. E’ quando ha deciso il gip del Tribunale di Latina nell’udienza che si è tenuta oggi pomeriggio. Presenti in aula con la Garante  Sansoni e l’avvocato Nicodemo Gentile, anche le cinque vittime. L’udienza è stata  aggiornata al 7 marzo.

    Soddisfazione è stata espressa dalla Garante. «Sono estremamente soddisfatta per essere stata ammessa come parte civile, nonostante il tentativo di estromettermi da parte della difesa» ha detto la Garante, aggiungendo: «Si tratta di un’inchiesta complicata che, purtroppo, vede protagonisti dei ragazzi minorenni e appena maggiorenni. Un’inchiesta che i ragazzi stanno vivendo con le loro ansie, ma sentendosi pronti a parlare e a fare la loro parte».

    Prossima udienza il 7 marzo.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    Francesco Zanardi – CEI incontra le famiglie. Ma i media diffidano 

    Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.

    Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti perché restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?

    Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?

    L’ultima inevitabile domanda è chi sarebbero questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato, anche anonimamente, ai media di questi incontri?

    Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perché la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.


    Federica Tourn – I dati mancanti del report dei vescovi spagnoli

    Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica spagnola, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva del giornale, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.

    Non solo: ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.

    In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.

    “Ognuno ha la sua metodologia e i suoi criteri”

    Dopo aver consultato la CEE su questa differenza di dati tra i due rapporti, i vescovi hanno precisato di non conoscerne la causa, “ma può darsi che siano state richieste cose diverse, in tempi diversi”, hanno dichiarato. L’addetto stampa, José Gabriel Vera, ha detto a El País che “abbiamo fornito i dati al Mediatore, ma lui non ce li ha forniti”.

    SEBBENE le diocesi e gli ordini abbiano assicurato di aver trasmesso informazioni identiche al Difensore civico e alla Conferenza, Vera ha affermato che “ciascuno ha la sua metodologia e i suoi criteri di azione e possiamo dire che sono paralleli. Abbiamo rilevato numerosi casi che compaiono in Molti di essi”.

    Così, dalla CEE hanno assicurato che “abbiamo offerto la nostra collaborazione mettendo a disposizione le informazioni di cui disponiamo, ma, anche se siamo determinati a far sì che il nostro rapporto non tralasci nessun caso, non abbiamo ricevuto informazioni sufficienti”

    Fonte:www.huffingtonpost.es


    Federico Tulli – Uomini che odiano le donne e i bambini

    Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.

    Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un

    aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare

    il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

    Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

    L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,

    in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.

  • I vescovi italiani incontrano le vittime degli abusi mentre i sopravvissuti svelano la memoria

    I vescovi italiani incontrano le vittime degli abusi mentre i sopravvissuti svelano la memoria

    ROMA – All’inizio di questa settimana la leadership della Conferenza episcopale italiana ha incontrato un gruppo di sopravvissuti agli abusi clericali e i loro familiari, pochi giorni dopo che il più grande gruppo di difesa delle vittime del Paese aveva inaugurato una nuova memoria.

    In una dichiarazione del 27 febbraio, il cardinale italiano Matteo Zuppi di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), ha affermato: “La voce di coloro che hanno subito abusi rimane essenziale per aiutarci a comprendere in profondità il dolore vissuto dalle vittime e le loro famiglie e le loro ferite, per entrare in autentica comunione con coloro che hanno sofferto”.

    Ascoltare i sopravvissuti è essenziale anche per capire cosa ci si aspetta dalla Chiesa, ha detto, chiedendosi: “cosa è mancato? Cosa si può fare per migliorare?”

    “È anche dalla risposta a queste domande che il percorso di prevenzione e protezione può progredire ogni giorno con passi significativi e significativi”, ha affermato.

    Zuppi ha incontrato nella mattinata il gruppo dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime insieme a mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, segretario generale della Cei, e mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori.

    L’incontro di martedì, durato circa tre ore, è stato caratterizzato da “un ascolto attivo in cui, nella condivisione e nel dialogo, sono stati valorizzati quegli elementi necessari e sostanziali che possono e devono essere inseriti, migliorati e rafforzati per una prevenzione sempre più efficace e per una ancora più calorosa accoglienza”. evidenziato”.

    Fa seguito a una conversazione simile tenutasi nel maggio scorso, alla quale hanno partecipato anche Zuppi, Baturi e Ghizzoni, oltre ai sopravvissuti, ai loro familiari e agli operatori pastorali impegnati in attività ecclesiali sia nel recente che nel lontano passato.

    Vincenzo Corrado, portavoce della CEI, lo scorso maggio ha affermato che questi incontri hanno segnato un momento importante per le vittime per condividere le loro storie e il loro desiderio di aiutare la Chiesa a garantire “che questi episodi non si ripetano” e che gli enti e le istituzioni della Chiesa siano migliori. in grado di proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili.

    “L’ascolto e l’accoglienza delle vittime costituisce una linea di azione importante per la Chiesa”, ha affermato Corrado.

    Tuttavia, nonostante gli sforzi della CEI per incontrare i sopravvissuti, la Chiesa italiana è stata ampiamente condannata dalle vittime e dai gruppi di pressione per non aver fatto di più per affrontare la questione a livello nazionale e per risarcire le vittime.

    Nel novembre 2022, la CEI ha pubblicato il suo primo rapporto in assoluto sugli sforzi di salvaguardia nazionale, rivelando quasi 100 vecchi e nuovi casi documentati nei due anni precedenti, ma condividendo pochi dettagli su questi incidenti.

    Il rapporto, che riguardava i casi identificati nel periodo 2020-2021, ha rilevato che erano state presentate 89 denunce contro 68 presunti autori di abusi.

    Poco più della metà di questi 89 casi riguardavano abusi recenti o attuali, un numero che molti osservatori considerano un numero significativamente elevato, dato che queste denunce sono state presentate attraverso centri di ascolto gestiti da diocesani, istituiti nelle diocesi di tutta Italia allo scopo specifico di ricevere segnalazioni di abusi.

    Baturi all’epoca aveva detto che negli archivi vaticani del Dicastero della Dottrina della Fede sono custoditi anche 613 fascicoli provenienti da diocesi italiane contenenti denunce di abusi risalenti al 2000.

    A parte alcuni parametri generici sulla forma di abuso, sull’età e sul sesso sia degli abusatori che delle vittime nel rapporto 2022 della CEI, non sono stati forniti altri dettagli sui sacerdoti o sulle persone coinvolte, e nessuna informazione è stata fornita se si tratti di procedimenti civili o canonici. era stato avviato, o quale sarebbe stato l’esito di tali procedimenti, se fossero stati avviati.

    Per mesi prima della pubblicazione del rapporto, una rete di gruppi di difesa dei sopravvissuti, uniti sotto l’hashtag sui social media #ItaliaChurchToo, stava spingendo la CEI a fare un’analisi più approfondita, come hanno fatto altri paesi in tutta Europa e in Occidente.

    Paesi come Stati Uniti, Irlanda, Germania, Francia, Spagna e Portogallo hanno incaricato terzi indipendenti di condurre un’indagine nazionale sugli abusi risalenti a decenni fa, pubblicando rapporti che spesso contengono numeri schiaccianti sia di autori che di vittime, ma l’Italia deve ancora farlo. fare una simile indagine.

    Mentre anche le diocesi di molti altri Paesi hanno iniziato a pubblicare i nomi dei sacerdoti accusati credibilmente di abusi nella loro giurisdizione ecclesiastica, nessuna diocesi italiana ha ancora fatto questo passo.

    In una dichiarazione successiva alla pubblicazione del rapporto 2022, Francesco Zanardi, che ha fondato e dirige la principale associazione italiana delle vittime, Rete L’Abuso , ha definito il periodo di due anni del rapporto “uno scherzo”.

    “Sessantotto autori di abusi in soli due anni indicano che c’è un problema, ma i tempi del rapporto sono una barzelletta ed escludono un mucchio di cifre”, ha detto Zanardi, definendo il rapporto “vergognosamente inadeguato”.

    Zanardi, che ha affermato di essere lui stesso vittima di abusi clericali, non è intervenuto sull’ultimo incontro della CEI con i sopravvissuti agli abusi, ma il 24 febbraio ha inaugurato un nuovo memoriale, una panchina viola, in onore dei sopravvissuti agli abusi clericali nella città italiana di Savona.

    I funzionari civici locali si sono uniti alla cerimonia di inaugurazione, segnando l’installazione della prima di quella che dovrebbe essere una serie di panchine viola in tutta Italia che attireranno l’attenzione sugli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili.

    Zanardi nella cerimonia ha elogiato la città di Savona per la sua solidarietà con le vittime e i suoi sforzi per proteggere le persone a rischio, tuttavia, ha affermato che occorre fare di più.

    In un comunicato diffuso dopo l’evento, Rete L’Abuso ha affermato che una panchina viola, pur sensibilizzando, “non salva i bambini e non cura coloro che hanno subito abusi”.

    “Deve servire da simbolo per gli adulti, per la società civile, per coloro che possono o devono proteggere i minori o le persone vulnerabili, di non chiudere gli occhi, di non voltarsi dall’altra parte, ma di intervenire”, si legge nella nota.

    Rete L’Abuso ha affermato che l’Italia è ancora “molto indietro” rispetto agli altri paesi nell’agire e nell’affrontare la crisi degli abusi, affermando che le difficoltà nell’affrontare il fenomeno sono perché “ci spaventa, perché ci mette in imbarazzo, perché non Consideriamo nostro problema intervenire nei casi di violenza, dimenticando troppo spesso che noi siamo gli occhi e le orecchie di chi è in difficoltà”.

    “Siamo noi che dobbiamo tutelarci civilmente, a partire dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari, facendo prevenzione e denuncia”, afferma la rete.

    Non ci si può aspettare che le vittime lo facciano da sole, poiché spesso non hanno né le risorse né la forza per farlo, si legge nella dichiarazione, sottolineando che hanno bisogno dell’aiuto degli altri e di sapere che non sono sole.

    Il progetto della panchina viola è sponsorizzato da Rete L’Abuso , Ending Clergy Abuse Justice Project e progetto di coordinamento di Italy Church Too Italian. Si prevede che nelle prossime settimane verranno installate altre panchine in altre città d’Italia, tra cui Enna in Sicilia e Roma, tra le altre.

    Italian bishops meet with abuse victims as survivors unveil memorial

  • I vescovi hanno nascosto nel loro rapporto più di 300 casi di abusi sessuali già riconosciuti

    I vescovi hanno nascosto nel loro rapporto più di 300 casi di abusi sessuali già riconosciuti

    Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva dello stesso mezzo, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.

    Ma non solo. Ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.

    In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.

  • Parte da Savona, sabato 24 la panchina VIOLA – L’iniziativa italiana di sensibilizzazione contro gli abusi su minori e persone vulnerabili

    Parte da Savona, sabato 24 la panchina VIOLA – L’iniziativa italiana di sensibilizzazione contro gli abusi su minori e persone vulnerabili

    Indubbiamente un grande pregio per la Città di Savona che per la prima volta non “adotta” una delle tante e diffuse iniziative di contrasto e sensibilizzazione. Questa volta è invece promotrice di una nuova iniziativa “La panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili” destinata ad allargarsi in tutto il paese.

    Savona che ha visto nascere 13 anni fa nel piccolo capoluogo ligure quella che oggi è la più grande organizzazione italiana a livello internazionale in tutela delle vittime di violenza sessuale da parte delle Confessioni religiose. La Rete L’ABUSO, attiva in tutta Italia con i suoi sportelli. Riconosciuta presso le Nazioni Unite, negli anni ha più volte redatto report considerati dai vari oragani Sovranazionali.

    Associazione che nei decenni ha contribuito a dare vita ad altre importanti realtà promotrici dell’iniziativa come ECA Global Justice Project, fondata e presentata nel 2018 a Ginevra, oggi presente in 42 paesi nel mondo.

    Il Coordinamento Italy Church Too fondato nel 2022, promotore dell’iniziativa che raccoglie varie realtà sul territorio italiano.

    Un tema importante quello veicolato dalla Panchina viola, come quello della violenza sulle donne, contro il bullismo e via dicendo. Temi che purtroppo la stessa cronaca documenta siano nei fatti poco sentiti, tanto da produrre ancora oggi troppe vittime anziché tanta prevenzione.

    Spesso dimentichiamo che gli occhi e gli orecchi della Giustizia sono quelli della coscienza civile dei cittadini.

    Un dato purtroppo indiscutibile e significativo, come il fatto che quella di Savona sia la prima iniziativa in Italia sul tema. Abbiamo provato a cercare prima di creare l’iniziativa eventuali altre simili, purtroppo non trovando praticamente nulla sul tema, in questo paese ancora troppo imbarazzante perchè se ne parli costruttivamente.

    Probabilmente perché i bambini non si lamentano fino a quando non diventano adulti e comprendono, quanto le persone vulnerabili e, quindi forse nessuno aveva mai pensato a dare voce anche quei bambini e quelle persone vulnerabili.

    Siamo quindi lieti di annunciare l’inaugurazione della prima panchina alla quale invitiamo tutta la cittadinanza oltre alle Istituzioni locali, sabato 24 alle ore 16 in piazza Giulio II dove insieme al Presidente della Rete Francesco Zanardi, il Consigliere Comunale Aureliano Pastorelli e le varie Istituzioni che risponderanno all’invito, daremo vita al primo impianto di questa bella iniziativa che parte dalla Liguria e che vede già le adesioni dei Comuni di Spotorno e Quiliano.

    Francesco Zanardi

  • Mentre il Sindaco di Spotorno Fiorini è lieto dell’iniziativa, quello di Savona viene diffidato per gli ostracismi alla “Panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili”

    Mentre il Sindaco di Spotorno Fiorini è lieto dell’iniziativa, quello di Savona viene diffidato per gli ostracismi alla “Panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili”

    È quasi paradossale quella che a Savona – che vorrebbe candidarsi Città della cultura – è diventata oramai “la novelas” della “Panchina viola contro gli abusi su minori e persone vulnerabili”.

    Ma partiamo dalla fine, ovvero la diffida di ieri al Sindaco Marco Russo, a cui si chiede conto nella funzione di pubblico Amministratore del perché a due anni di distanza, malgrado la delibera della Giunta che in data 18 luglio 2023, dopo l’esamina dei vari uffici dà il parere favorevole, prosegua nell’ostracizzare con tanta energia l’iniziativa.

    In realtà va ricordato che la delibera “umiliante”, arrivò costretta solo dopo lo scandalo del maggio 2023 delle panchine abusive istallate in città.

    Praticamente tutte stando agli stessi Uffici del Comune di Savona, che aggiungono che la richiesta della Rete L’ABUSO, a fronte di decine di panchine già istallate in città, parrebbe l’unica.

    Qui però compiacentemente sembrano aggiungersi e passate in sordina dall’amministrazione – che pur prendendo atto dei presunti illeciti di cui all’art. 639 c.p. – ad oggi sembrerebbe averne addirittura omesso la denuncia all’Autorità Giudiziaria per la deturpazione, regolarizzandole.

    Positiva invece la risposta del Sindaco di Spotorno Mattia Fiorini, che accoglie favorevolmente l’iniziativa, che commenta così.

    F.


    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2024/02/15/comunicato-stampa-in-relazione-a-quanto-affermato-dallassessore-avv-maria-gabriella-branca/

  • Papa Francesco accusato di opporsi alle riforme per contrastare gli abusi sessuali da parte del clero

    Papa Francesco accusato di opporsi alle riforme per contrastare gli abusi sessuali da parte del clero

    Papa Francesco è stato accusato di opporsi a riforme che affronterebbero seriamente il problema degli abusi sessuali da parte del clero su bambini e adulti vulnerabili, mentre “chiudono un occhio” sui preti che aggrediscono le suore e le costringono ad abortire.

    Francesco ha promesso di “non risparmiare sforzi” per assicurare alla giustizia i preti pedofili e i vescovi che hanno nascosto i loro crimini in un vertice senza precedenti nel febbraio 2019, un evento che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta nella gestione di uno scandalo che ha coinvolto il mondo intero. Chiesa cattolica da decenni.

    Una settimana prima del vertice, Francesco è diventato il primo pontefice ad ammettere pubblicamente che anche i preti avevano abusato sessualmente delle suore , alcuni dei quali hanno condiviso testimonianze durante l’evento, e si è impegnato a fare di più per combattere il problema.

    Tre mesi dopo, il Vaticano ha stabilito procedure affinché ogni diocesi possa denunciare accuse di abusi e promuovere la responsabilità per le azioni di vescovi e cardinali. Francesco ha anche abolito la regola del “segreto pontificio” – una sorta di codice di riservatezza – nel tentativo di migliorare la trasparenza nei casi di abusi sessuali.

    Cinque anni dopo, gli attivisti per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero affermano che Francesco non ha mantenuto le sue promesse e che le nuove regole hanno avuto scarso impatto.

    Martedì Anne Barrett Doyle, co-fondatrice di BishopAccountability, che tiene traccia di presunti casi di abusi sessuali da parte del clero, ha citato 10 casi dal 2019 che presumibilmente mostrano che il papa ha favorito i vescovi e i chierici accusati rispetto alle loro vittime. I casi includono quello di Marko Rupnik, che è stato scomunicato nel 2020 dopo accuse di violenza sessuale e psicologica contro suore risalenti a tre decenni fa, ma nel 2023 è stato accettato in una diocesi nella sua nativa Slovenia.

    “Una cosa sarebbe se venissimo qui per parlare di un buon record generale con qualche incoerenza occasionale, ma non lo siamo, stiamo parlando di un modello continuo in cui il Papa sostiene gli accusati di abusi”, ha detto Doyle ai giornalisti a Roma. . «Non è che questo papa non abbia un cuore riformatore o magari venga bloccato da altri membri della curia. Credo che sia contrario alle riforme: le sue misure sono state progettate per produrre un impatto minimo”.

    Nel frattempo, il Vaticano era a conoscenza degli abusi sulle suore da parte dei preti già da decenni prima che Francesco lo riconoscesse pubblicamente, ma “non è venuto fuori nulla dal suo impegno” nel combattere la questione, ha detto Doris Reisinger, un’attivista e sopravvissuta agli abusi sessuali del clero che ha scritto un documento di ricerca sulle ragazze e le donne messe incinte dai preti e sui loro successivi aborti forzati.

    “Mentre il papa condanna pubblicamente l’aborto, paragonandolo all’assunzione di un sicario, chiude un occhio sui preti che costringono le suore ad abortire”, ha detto Reisinger.

    Reisinger ha affermato che, sebbene alcune suore si fossero fatte avanti riguardo agli abusi dal 2019, la maggior parte di loro erano troppo spaventate per parlare apertamente. C’è scarsa cura per le suore vittime di abusi, molte delle quali sono state cacciate dai loro ordini e rese senza casa, e secondo il diritto canonico “non hanno alcuno status”, ha detto.

    “Il papa ha ammesso gli abusi sulle suore ma non ha preso provvedimenti”, ha detto Reisinger. “E non abbiamo mai sentito un papa o un vescovo riconoscere l’aborto forzato per mano dei preti. Trattano sempre l’aborto come una questione femminile, ma non hanno mai parlato dei preti che costringono ad abortire, nonostante sappiano che sta succedendo”.

    Nella sua ricerca, Reisinger si era imbattuta in casi in cui il sacerdote aveva pagato per un aborto, inclusa un’occasione in cui veniva utilizzato il denaro della raccolta dell’offertorio.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2024/feb/13/pope-francis-accused-opposing-reforms-tackle-clerical-sexual-abuse