Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Too big to fail: le 7 vite di Marko Rupnik, difeso a oltranza dal papa

    Too big to fail: le 7 vite di Marko Rupnik, difeso a oltranza dal papa

    41583 ROMA-ADISTA. Una guerra sotterranea che lentamente sta svelando le sue trame, con ingerenze e difese a oltranza che assumono contorni via via più chiari ma anche sempre più preoccupanti. Sta diventando in questi giorni la cartina di tornasole dei rapporti di forza in Vaticano il caso dell’ex gesuita, teologo e mosaicista Marko Ivan Rupnik, accusato da una ventina di donne di abusi sessuali che coprono circa 30 anni (v. Adista Notizie nn. 43, 45/22; 7, 8, 23, 28/23), espulso lo scorso luglio dall’Ordine dei Gesuiti (misura originata non dagli abusi di cui il religioso è accusato, quanto dal «suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza», come si legge nel decreto della Compagnia di Gesù) ma tuttora prete, il cui prestigio stellare sembra continuare grazie a potenti appoggi e le cui opere continuano a costellare chiese e centri, religiosi e non solo, di mezzo mondo.

    “Il Centro Aletti, una comunità sana”

    «Una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»: con questi termini il Vicariato di Roma, guidato dal card. Angelo De Donatis, ha sintetizzato, in un comunicato del 18 settembre (riportato integralmente sul numero allegato di Adista Segni nuovi, p. 11) che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi, l’esito della visita canonica sul Centro Aletti, la comunità e scuola d’arte creata e guidata da Rupnik. Tutto bene, nessun problema, insomma, per il visitatore riguardo a questa comunità, che dipende giuridicamente dalla Diocesi di Roma e in quanto tale è stata posta sotto indagine canonica lo scorso gennaio. Il comunicato del Vicariato però – il cui registro non è certo quello tipico, formale di una “Nota” – non si ferma alle espressioni di (poco) velata soddisfazione per il giudizio positivo espresso dal visitatore incaricato, p. Giacomo Incitti, docente di Diritto canonico presso la Pontificia Università Urbaniana, sul Centro Aletti, su cui il cardinal vicario card. Angelo De Donatis (di cui Rupnik è stato mentore e guida) effettivamente esercita la sua giurisdizione.

    La visita al Centro e l’accesso ai documenti vaticani

    La nota riporta anche, infatti, con un tono piccato e di rivalsa, ben poco consono a un comunicato ufficiale, una sorprendente e inattesa valutazione riguardo alla scomunica che venne comminata nel 2020 a Rupnik dall’allora Congregazione (oggi Dicastero) per la Dottrina della Fede, per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale. Una scomunica latae sententiae – dunque automatica – poi rapidamente e misteriosamente revocata, si suppone dallo stesso dicastero o da papa Francesco: «il Visitatore – si legge nella Nota diocesana – ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica». «In considerazione della gravità di tali riscontri» si dichiara di aver «rimesso la relazione alle Autorità competenti». Su questo aspetto occorre soffermarsi e fare alcune osservazioni, prima di tutto riguardo alla giurisdizione di indagine del visitatore canonico.

    La visita al Centro Aletti (che «dal giugno 2019 è un’Associazione pubblica dei fedeli, legata alla Diocesi di Roma», si legge sul sito), avviata il 16 gennaio scorso, aveva l’obiettivo di indagare sui rapporti interni all’associazione, sulla leadership, sui rapporti fra questa e Rupnik. Non è un mistero, peraltro, che il vertice attuale del Centro, capeggiato da Maria Campatelli, abbia sempre fatto quadrato intorno all’ex gesuita, difendendolo anche dopo la sua espulsione dall’Ordine dei gesuiti, e scagliandosi con violenza contro i media che hanno informato sul caso (come Domani con le inchieste e le interviste alle vittime degli abusi di Federica Tourn).

    Ma il rapporto del visitatore Incitti va oltre il suo compito, rivelando di avere «studiato» il «copioso materiale documentario», ed esprimendo una pesantissima valutazione sulla procedura vaticana che ha portato alla scomunica di Rupnik. Come è noto, un dossier che ha a che fare con il grave reato di “assoluzione del complice”, è posto sotto il segreto pontificio (art. 27 delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede). Come ha ottenuto il visitatore l’accesso a tali documenti? Gli sono stati passati sottobanco da qualcuno (ma allora probabilmente il comunicato non ne parlerebbe in modo tanto esplicito) oppure si può arrivare a ipotizzare che il papa abbia eccezionalmente tolto il segreto perché il visitatore avesse il dossier a disposizione? Entrambe le ipotesi (ma altre analoghe se ne potrebbero fare) orientano verso una conduzione dei giochi da parte di Francesco anche per un altro motivo. Il 15 settembre scorso Francesco ha incontrato in udienza privata Maria Campatelli: un incontro che ha generato sorpresa e indignazione, se si pen sa che le vittime di Rupnik non hanno nemmeno mai ottenuto risposta a una lettera, consegnata a mano nel 2021, e men che mai hanno ottenuto un colloquio. Quale poteva essere il significato di quell’incontro se non quello di porre al centro la valutazione del visitatore e a concordare il testo del comunicato con un tono “partigiano”?

    Se questa ipotesi di scenario è verosimile, dovremmo concludere che c’è stata una grave invasione di campo, un travalicare confini giurisdizionali, finalizzati alla difesa, se non alla riabilitazione di Rupnik e del suo entourage da parte della cupola vaticana.

    L’attacco al Dicastero per la Dottrina della Fede

    In questo contesto c’è anche un “perdente”: il gesuita card. Luis Ladaria Ferrer, fino al primo luglio di quest’anno prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e dunque responsabile della scomunica comminata a Rupnik nel 2020. L’attacco plateale benché implicito contro di lui contenuto nella Nota del Vicariato (l’individuazione di «procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica»), deve aver generato in Ladaria un senso di profonda frustrazione, visto che il 21 settembre è stata resa nota la sua decisione di chiedere al papa la dispensa dalla partecipazione al Sinodo sulla sinodalità: secondo quanto si legge in un lancio dell’AdnKronos, mons. Luis Marín de San Martín, sottosegretario della Segreteria Generale del Sinodo, si è limitato a riferire: «Il cardinale si è ritirato. Ha chiesto al papa di essere dispensato ma non conosco i motivi». La decisione, tuttavia, è stata generalmente interpretata come una reazione all’attacco subìto.

    Le domande che restano e l’indignazione delle vittime

    Anche se ruoli e responsabilità nella vicenda cominciano a uscire dalla nebbia, alcuni dubbi non si sciolgono se non presupponendo la chiara volontà di papa Francesco di salvare Rupnik, il suo lavoro, il suo impero economico. Da chi fu tolta effettivamente quella scomunica del 2020, con il motivo, a sentire il generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, di un repentino pentimento di Rupnik (in realtà mai avvenuto, v. Adista Notizie n. 7/23)? Quale ruolo ha De Donatis in tutta questa vicenda, dal momento che il legame con Rupnik si è consolidato con la sua approvazione del Centro Aletti (avviato nei primi anni ’90, poi cresciuto sotto l’autorità della Compagnia di Gesù) come Associazione Pubblica di Fedeli della Diocesi di Roma nel 2019? Perché papa Francesco, in occasione del secondo processo contro Rupnik – riguardante abusi avvenuti negli anni ‘90 e avocato su sua iniziativa al Dicastero per la Dottrina della Fede anziché a quello per la vita consacrata cui sarebbe invece spettato, per una presunta continuità con il primo – non ha deciso di rinunciare ai termini di prescrizione, stante la gravità e la serialità dei fatti?

    Il comunicato del Vicariato con il “verdetto” della visita canonica ha provocato enorme indignazione nelle vittime di Rupnik, che hanno rivolto a papa Francesco – e ad alcuni cardinali coinvolti: De Donatis, Zuppi come presidente Cei, Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per i religiosi – una toccante lettera aperta, uscendo allo scoperto con nome e cognome (v. testo integrale della lettera nel numero allegato di Adista Segni nuovi, p. 10). I fatti degli ultimi giorni «ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo»; «Alla Chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella Chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria, a cui hanno invece fatto seguito solo azioni spesso occulte, che hanno invece sostenuto e coperto gli autori di abusi», scrivono le firmatarie, Fabrizia Raguso, docente associata di Psicologia, Universidade Católica Portuguesa di Braga, Mira Stare, teologa alla Universität Innsbruck, Gloria Branciani, licenziata in Filosofia, Vida Bernard, in Teologia e Mirjam Kovac, un dottorato in Diritto canonico. «Alla fine non c’è posto in questa Chiesa per chi ricorda verità scomode», affermano, ricordando le parole del papa alla recente GMG di Lisbona («Tutti, tutti, tutti sono accolti nella Chiesa!», aveva detto). Le vittime sono perciò state «censurate per non essere state discre te, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore, la manipolazione di chi le ha circuite in nome di Cristo, dell’amore spirituale, della Trinità. Hanno esposto il loro dolore perché la manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità». Il comunicato del Vicariato di Roma, osservano, «ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la Chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata». E il colloquio concesso dal papa a Campatelli, «in un clima così familiare è stato sbattuto in faccia alle vittime (queste e tutte le vittime di abusi); un incontro che il papa ha negato loro». Le vittime, è l’amara conclusione, «sono lasciate nel grido afono di un nuovo abuso».

    https://www.adista.it/articolo/70630

  • Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Roma, Italia – Il gruppo di vittime e attivisti che stanno percorrendo la Via Francigena per raggiungere Roma hanno commentato il loro viaggio, condividendo immagini e impressioni. Di seguito il commento del Presidente di ECA Global, Timothy Law:

    “Oggi abbiamo terminato il giorno 2 del nostro pellegrinaggio di 6 giorni a Roma.

    Parte della Via Francigena si trova su antiche strade romane risalenti al 50 d.C. La Via è più impegnativa di quanto mi aspettassi.

    Parti del sentiero di oggi erano ripide e non mantenute. Le recenti forti piogge hanno spazzato via il sentiero principale e abbiamo dovuto fare un po ‘di bushwacking attraverso cespugli di bacche nere che è stato reso ancora più impegnativo portare la croce. Ci siamo tutti graffiati un po ‘. L’abbiamo chiamato il sentiero delle spine.

    Siamo in 8 nel pellegrinaggio e ci fermeremo in Piazza San Pietro mercoledì per la benedizione del Papa a mezzogiorno. Altri 2 si uniranno a noi lungo il percorso.

    A Roma altre 45 persone da tutto il mondo parteciperanno alle attività e agli eventi stampa il 27, 28, 30 settembre e 2 ottobre.

    La reazione alla croce è interessante. All’inizio le persone non vogliono avvicinarsi troppo, pensando che siamo fanatici religiosi. Quando qualcuno chiede quali sono le nostre intenzioni, gli diciamo che stiamo protestando contro il papa per non aver posto fine agli abusi del clero. Poi si rilassano e chiedono maggiori informazioni. Due sorelle tedesche vogliono raggiungerci a Roma.

    Non sono mai stato in pellegrinaggio prima. È un’esperienza speciale di quiete e meditazione, ma anche conversazioni profonde e molte risate. Certamente portare la nostra croce aggiunge significato. I sopravvissuti con noi riferiscono di provare un senso di empowerment nel portare il simbolo della vita e dell’amore della chiesa a Roma, nel cuore di una chiesa che non è stata vivificante per loro.

    Il nostro messaggio è che la tolleranza zero deve essere scritta nel Diritto Canonico della Chiesa.

    Le mezze misure del Papa dal Summit sugli abusi del clero del 2019 sono fallite.

    Ad oggi, il Papa si è rifiutato di fare della tolleranza zero una legge universale.

    I chierici della Chiesa possono essere noti per aver abusato sessualmente di un bambino e rimangono ancora nel ministero e nello stato clericale. Questo deve finire. Portiamo con noi la proposta di legge canonica 1395 dell’ECA per ritenere finalmente responsabili i chierici che abusano sessualmente dei bambini e dei loro supervisori. Chiediamo a Papa Francesco di firmare questo in legge il 4 ottobre, il primo giorno del Sinodo”.

    PROGRAMMA COMPLETO DELLE ATTIVITÀ A ROMA

    Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresentano le vittime in 25 paesi in 5 continenti, è orgogliosa di annunciare una potente serie di eventi a Roma, incentrati sulla nostra richiesta che Papa Francesco firmi in legge un mandato di tolleranza zero vincolante e universale prima del suo Sinodo sulla sinodalità.

    Tale legge attuerebbe le raccomandazioni chiave alla Santa Sede del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014 – in particolare un aggiornamento del diritto canonico che mette il diritto interno della Chiesa in conformità con la Convenzione CRC relativa ai “diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e tutte le forme di sfruttamento sessuale e abuso sessuale”.

    Oltre quattro anni dopo l’incontro dell’ECA con gli organizzatori del Summit Papale 2019 sulla protezione dei minori, e dopo diverse revisioni insufficienti del diritto canonico, un chierico, un dipendente della Chiesa o un volontario che è noto ai funzionari della Chiesa per aver abusato sessualmente di un bambino o di un adulto vulnerabile può rimanere nel ministero. I sopravvissuti globali chiedono che questo finisca.

    La serie di eventi sarà caratterizzata dalle seguenti attività chiave:

    1. Pellegrinaggio a Roma (21-26 settembre): dieci sopravvissuti e attivisti si recheranno in pellegrinaggio / marceranno (75 miglia) a Roma da Montefiascone, lungo la Via Francigena, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il nostro messaggio e le attività pianificate a Roma. Attraverseremo le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.

    PROGRAMMA COMPLETO QUI

    1. Completamento del pellegrinaggio in Piazza San Pietro (12:00, 27 settembre): i manifestanti che viaggiano verso Roma da Montefiascone termineranno il loro pellegrinaggio di 75 miglia incontrando i sopravvissuti di tutto il mondo in Piazza San Pietro.
    1. Evento stampa presso il Dicastero per la Dottrina della Fede (10:00, 28 settembre): Sopravvissuti e sostenitori discuteranno e valuteranno la gestione dei casi di abusi sessuali da parte dei 21 cardinali designati del Papa che saranno elevati sabato 30 settembre.
    1. Marcia e Veglia ai giardini di Castel Sant’Angelo, fine di Via della Conciliazione (16:00-20:00, 30 settembre): l’ECA ospiterà una marcia e una veglia per i sopravvissuti agli abusi del clero insieme a una potente presentazione fotogiornalistica intitolata “Vergogna”, tra cui una mostra carica di emozioni che espone la dolorosa realtà dei bambini vittime di abusi del clero da tutto il mondo attraverso una raccolta di ritratti inquietanti e documentazione minuziosa. A partire ufficialmente alle 18:00, la veglia presenterà contributi di vittime di abusi del clero, attivisti e organizzazioni anti-abuso.
    1. Evento stampa al Foreign Press Club (11:00, 2 ottobre): sopravvissuti e sostenitori chiederanno che Papa Francesco firmi la nuova proposta di legge sulla tolleranza zero dell’ECA prima dell’inizio del suo Sinodo sulla sinodalità.

    ECA crede che unendoci nel cuore di Roma, possiamo amplificare le nostre voci, chiedere un cambiamento e garantire che i sopravvissuti ricevano il sostegno e la giustizia che meritano.

    Per ulteriori informazioni e dettagli sull’evento, visita www.ecaglobal.org. Incoraggiamo i rappresentanti dei media, i leader e i membri del Sinodo e i cattolici interessati a unirsi a noi in questa causa cruciale.

    Contatto:

    United States – English
    Peter Isely, ECA Founding Member
    peter@natesmission.org
    +1 414-429-7259
    Tim Law, ECA Founding/Board Member
    timalaw@aol.com
    +1 206-412-0165
    Canada – English
    Gemma Hickey (they/them)
    Pathways Foundation Founder/ECA Member
    gemmamhickey@gmail.com
    +1 709-690-5244
    Evelyn Korkmaz, ECA Founding Member
    ACTS Canada Founding Member
    ekorkmaz16@hotmail.com
    613-854-1303
    Latin America – Spanish/English
    Adalberto Méndez, ECA Founding/Board Member
    adalsamma@yahoo.com.mx
    +52 155 36533007
    Europe – German/English
    Matthias Katsch, ECA Founding Member
    makazade@gmail.com
    +49 178 1674838
    Italy – Italian/English/Spanish/Portuguese
    Simone Padovani, ECA Founding/Board Member
    simon.padovani@gmail.com
    +39 392 1454211

    ECA IN ROME 2023

  • Violentato a 14 anni dal professore di religione: “Mi faceva vedere video porno di preti sul cellulare”

    Violentato a 14 anni dal professore di religione: “Mi faceva vedere video porno di preti sul cellulare”

    “Quando sono arrivato ha spento la televisione e mi ha fatto spogliare. Io tentennavo e gli dicevo: sono troppo piccolo per queste cose. Ma lui mi diceva di stare tranquillo”.

    Sono particolari scioccanti quelli che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare con cui, dieci giorni fa, a Latina è stato arrestato per la seconda volta un prof di religione accusato di abusi sessuali sugli studenti.

    Il 49enne Alessandro Frateschi, di Terracina, all’epoca dei fatti supplente al liceo scientifico “Ettore Majorana”, nel capoluogo pontino, e diacono, è stato messo nuovamente ai domiciliari con l’accusa di aver compiuto nel 2018 due violenze sessuali, nel giro di due mesi, su un ragazzino figlio di amici di famiglia mentre con il minore stava vedendo delle partite di calcio in tv.

    Un primo abuso e poi una serie di contatti tramite WhatsApp, con cui l’arrestato parlava di sesso e inviava al minore anche una foto delle parti intime. E il ragazzino, che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 14 anni, ha riferito agli inquirenti che, prima della violenza, il 49enne gli ha mostrato pure un video di un sacerdote ripreso durante un atto sessuale.

    A luglio il prof era già stato arrestato dai carabinieri, dopo sei mesi di indagini, con le accuse di violenza sessuale ai danni di un minore e tentata violenza sessuale ai danni di altri tre minori. Gli studenti, dopo aver salvato chat e foto dell’insegnante nudo, avevano chiesto aiuto, riferendo agli inquirenti nel dettaglio quanto era accaduto con l’indagato.

    A febbraio inoltre il vescovo di Latina, Mariano Crociata, aveva revocato a Frateschi l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica e l’aveva sospeso come diacono permanente. Le indagini intanto proseguono la fine di appurare se siano stati vittime di abusi anche altri minori.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/09/21/news/violentato_dal_prof_religione_video_porno_di_preti_cellulare-415273115/

  • La Società Cattolica delle Missioni Estere di Parigi è sotto accusa per presunti abusi sessuali

    La Società Cattolica delle Missioni Estere di Parigi è sotto accusa per presunti abusi sessuali

    La Chiesa cattolica francese si trova ad affrontare nuove accuse di uno scandalo di abusi sessuali all’interno della Società delle Missioni Estere di Parigi, un’organizzazione dedita alla diffusione del cristianesimo all’estero. Poiché è stata aperta un’indagine penale sulle accuse contro tre esponenti del gruppo, un’inchiesta di FRANCE 24 delle giornaliste Karina Chabour e Julie Dungelhoeff fa luce sulle accuse contro la società.

    Un altro scandalo di cui la Chiesa cattolica avrebbe potuto fare a meno: in Francia sono state aperte tre inchieste penali su due preti e un vescovo accusati di abusi sessuali.

    I tre uomini accusati appartengono tutti alla Società per le Missioni Estere di Parigi (MEP), un’organizzazione fondata in Francia nel XVII secolo per convertire al cattolicesimo le popolazioni d’oltremare dell’Asia. Oggi afferma di avere  150 sacerdoti  con sede in 14 paesi tra India, Cina, Giappone e Sud-Est asiatico.

    Prima che venissero annunciate le indagini criminali, una squadra di FRANCE 24 (in collaborazione con l’unità investigativa di Radio France) stava indagando sulla società apostolica per far luce sui meccanismi interni della prestigiosa istituzione sospettata di coprire gli atti dei predatori sessuali che lavorano al suo interno.

    Una serie di scandali

    Le tre indagini penali aperte in Francia riguardano due ex missionari in Giappone, padre Philippe e padre Aymeric, nonché il vescovo di La Rochelle, Georges Colomb, che è anche ex superiore generale dell’eurodeputato.

    Sono accusati rispettivamente di stupro, stupro aggravato e tentato stupro. Non sono stati ancora accusati di alcun crimine e quindi sono presunti innocenti. Padre Philippe e Georges Colomb negano le accuse contro di loro. Padre Aymeric non ha risposto ad una richiesta di commento avanzata da FRANCE 24.

    In una conversazione registrata con il permesso di padre Philippe dal suo accusatore, il sacerdote ha parlato di un “sistema” nel quale è stato introdotto quando era seminarista presso l’eurodeputato. Ha detto che i suoi superiori lo hanno iniziato a una cultura sessuale attiva nella quale esercitavano influenza su di lui.

    “Ero una buona nuova recluta… come oggetto sessuale”, ha detto in lacrime.

    Le accuse contro padre Philippe, padre Aymeric e vescovo Georges Colomb sono state tutte mosse da presunte vittime francesi.

    Eppure le accuse di abusi sessuali contro i membri del Parlamento europeo si espandono ben oltre i confini francesi.

    La squadra investigativa di FRANCE 24 si è recata nel nord-ovest della Thailandia , dove vive la minoranza etnica Karen, dove ha raccolto numerose dichiarazioni di testimoni che accusavano due preti di aggressione sessuale nei confronti di bambini piccoli.

    Un codice di silenzio

    Per più di 30 anni, il villaggio di Chong Kaep, vicino al confine con il Myanmar, ha ospitato un collegio gestito da padre Tygreat che ha ospitato fino a 260 bambini Karen.

    Quando padre Tygreat morì nel 2007, lasciò un’eredità complicata. I residenti della regione continuano a celebrare la memoria del missionario eurodeputato che, dicono, è venuto per portare conoscenza e aiuti umanitari.

    Ma l’interesse sessuale del prete per i bambini sembra essere ben noto anche tra la gente del posto. Si ritiene che abbia trascorso anni offrendo la promessa di un futuro migliore in cambio di favori sessuali.

    Padre Tygreat non è mai stato indagato dalla polizia per i suoi presunti crimini, ma un altro missionario eurodeputato in Thailandia, padre Camille Rio, è rimasto turbato dalle storie che ha sentito sul comportamento del defunto prete da un locale che affermava di essere una delle sue vittime.

    Camille Rio ha allertato la sua gerarchia all’interno dell’eurodeputato delle accuse nel 2020.

    “Mi è stato detto che lo sapevano da diversi mesi, che ovviamente era tutto vero, ma che non avevo nulla di cui preoccuparmi”, ha detto. “Poiché i nostri avvocati sono stati consultati, l’eurodeputato era al sicuro.”

    Camille Rio ha detto che il suo contatto in quel momento era Gilles Reithinger, ex superiore generale e attuale vescovo ausiliare di Strasburgo.

    Sconvolto dalla risposta, il sacerdote ha raccontato di aver tentato di lanciare nuovamente l’allarme, più volte, ma senza alcun risultato.

    Allo stesso tempo, il suo rapporto con l’organizzazione cominciò a deteriorarsi. Rientrato in Francia, gli è attualmente impedito di tornare alla sua missione in Thailandia e il suo futuro all’interno dell’organizzazione non sembra chiaro.

    Sfidare il sistema

    Interrogato sulle tensioni tra Camille Rio e l’organizzazione, il Superiore Generale dell’eurodeputato Vincent Sénéchal ha dichiarato: “Padre Camille Rio ha guidato numerosi progetti. Purtroppo la situazione è tesa e speriamo che possa migliorare”.

    Sénéchal ha sostenuto che le accuse contro i membri erano episodi isolati. “Non esiste una cultura dell’abuso all’interno della Società delle Missioni Estere. Qui non proteggiamo nessuno che abbia oltrepassato la linea rossa della legge”.

    “Il fatto che una persona o un’altra non abbia rispettato il proprio celibato, o che un’altra persona sia rimasta coinvolta nei fallimenti individuali, non rende tutto questo sistematico”, ha detto.

    Allo stesso tempo, vi è un numero significativo di accuse che coinvolgono i livelli più alti dell’organizzazione, e i profili delle presunte vittime spesso evidenziano la loro vulnerabilità.

    In Francia, una vittima sarebbe stata costretta ad atti sessuali non consensuali per motivi finanziari. In Giappone una vittima che afferma di essere stata violentata rientra nello spettro autistico.

    Gli aggressori avrebbero sfruttato l’omosessualità di alcune vittime – ancora un potente tabù nella Chiesa cattolica – a proprio vantaggio. “Se sei cattolico e gay c’è vergogna, quindi lo nascondiamo”, ha detto un informatore. “Fare una denuncia significherebbe dichiararsi gay davanti a tutti”.

    Le testimonianze affermano anche che i membri del Parlamento europeo hanno potuto approfittare della prestigiosa reputazione della loro organizzazione agli occhi dei suoi seguaci e della gerarchia ecclesiastica.

    “In seno al Vaticano , i sacerdoti che lavorano per la Società delle Missioni Estere di Parigi ricevono un ascolto attento perché operano in zone difficili da raggiungere. Sono loro i messaggeri”, ha detto Sophie Lebrun, giornalista della pubblicazione cristiana francese “La Vie”. “Hanno un’aura intorno a loro.”

    Domande fantasma?

    L’eurodeputato ha affermato che prenderà molto sul serio le accuse, che ora sono oggetto di un’indagine interna. Sénéchal ha annunciato nel maggio 2023 l’avvio di un’ampia  inchiesta indipendente  , condotta da una società esterna privata, sugli abusi al centro dell’eurodeputato dal 1950.

    Molteplici fonti tailandesi che hanno parlato con FRANCE 24 hanno indirettamente incriminato un secondo sacerdote eurodeputato, nonché padre Tygreat, che lavorava nel paese e pratica tuttora in Asia. Anche padre Camille Rio ha segnalato questo sacerdote all’eurodeputato.

    L’organizzazione ha affermato che un’indagine sul sacerdote condotta dal superiore locale “aveva intervistato 11 persone e non ha stabilito un’accusa credibile di aggressione”.

    Il documentario rivela i limiti di questa indagine interna: di fronte alla telecamera, il superiore generale dell’eurodeputato ammette di non aver cercato attivamente le vittime perché credeva che farlo rischierebbe di costringerle a rivivere il loro trauma.

    “C’è una differenza tra andare a cercare persone e dire: ‘eri vivo quest’anno, è successo qualcosa?’ Questo è un approccio proattivo”, ha affermato Sénéchal. “Quello che abbiamo fatto è lavorare con le informazioni che abbiamo a nostra disposizione.”

    L’accumulo di accuse contro l’eurodeputato non ha impedito a due esponenti di salire di grado anche all’interno della Chiesa cattolica francese.

    Nonostante i molteplici avvertimenti inviati ai suoi superiori, il sacerdote deputato Georges Colomb è diventato vescovo di La Rochelle nel 2016. Attualmente è indagato in Francia e a giugno ha chiesto di dimettersi dal suo incarico durante le indagini della polizia.

    Il suo successore come superiore generale dell’eurodeputato, Gilles Reithinger, è diventato vescovo ausiliare di Strasburgo nel giugno 2021. Reithinger ha negato qualsiasi ruolo negli scandali sessuali che attualmente colpiscono l’eurodeputato e non è oggetto di alcuna indagine legale.

    https://www.france24.com/en/tv-shows/reporters/20230915-paris-s-catholic-foreign-missions-society-under-fire-over-alleged-sexual-abuse

  • Un silenzio assordante • FRANCE 24

    Un silenzio assordante • FRANCE 24

    La Chiesa cattolica francese si trova ad affrontare nuove accuse di uno scandalo di abusi sessuali all’interno della Società delle Missioni Estere di Parigi, un’organizzazione dedita alla diffusione del cristianesimo all’estero.

    Poiché è stata aperta un’indagine penale sulle accuse contro tre esponenti del gruppo, un’inchiesta di FRANCE 24 delle giornaliste Karina Chabour e Julie Dungelhoeff fa luce sulle accuse contro la società.

    #SexualAbuse #CatholicChurch #Francia

    Leggi di più su questa storia nel nostro articolo: https://f24.my/9mys.y

  • Australia, indagine in Vaticano sulle accuse di abusi contro il vescovo Saunders

    Australia, indagine in Vaticano sulle accuse di abusi contro il vescovo Saunders

    Un rapporto di circa 200 pagine è stato trasmesso dalle autorità ecclesiastiche dell’Australia al Dicastero per la Dottrina della Fede circa le accuse di abusi sessuali e molestie su minori e giovani aborigeni mosse contro monsignor Cristopher Saunders, 73 anni, vescovo emerito di Broome, diocesi in una regione dell’Outback dell’Australia nord-occidentale popolata da 50 mila abitanti, dalla quale si era dimesso nel 2021. Alla guida della diocesi era stato nominato un amministratore apostolico, il vescovo Michael Morrissey.

    Le accuse

    L’“Investigation Report”, con data di aprile 2023, è stato al centro di due servizi televisivi dal canale australiano 7 News che ha mostrato anche la copertina dove si vede un riferimento a Vos Estis Lux Mundi, il motu proprio di Papa Francesco del 2019 (confermato e ampliato nel 2023) circa le procedure per il contrasto degli abusi. Del rapporto, destinato a uso riservato, sono state mostrate in tv anche alcune pagine che riporta gli abusi che il vescovo avrebbe compiuto a danno di quattro giovani aborigeni e presunti adescamenti e molestie verso altri 67 giovani uomini non identificati. Raggiunto dalle telecamere di 7 News, Saunders ha negato ogni addebito nei suoi confronti.

    Le dichiarazioni del presidente dei vescovi

    Sul caso del pastore emerito di Broome aveva già indagato la polizia australiana che aveva condotto due inchieste tra il 2018 e il 2020, riferendo che i pubblici ministeri non aveva trovato prove sufficienti per formulare accuse. Ora è la Chiesa ad esaminare il caso, come riferito in uno statement dall’arcivescovo di Perth, monsignor Timothy Costelloe, presidente della Conferenza Episcopale cattolica australiana: “L’indagine della Chiesa cattolica sulle accuse rivolte al vescovo Saunders non è potuta iniziare fino a quando la polizia dell’Australia occidentale non ha concluso le sue indagini”, si legge nella nota. “La successiva indagine della Chiesa, istituita dalla Santa Sede lo scorso anno, è stata supervisionata dall’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, ma affidata a un’organizzazione investigativa specializzata, esperta e indipendente”.

    Conclusione “giusta e autorevole”

    Costelloe ha confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede prosegue ora le indagini: “Rispetteremo la natura confidenziale di questo processo e non commenteremo le accuse specifiche che sono state sollevate. Il vescovo Saunders, che ha sostenuto la sua innocenza, è in grado di rispondere al rapporto comunicando direttamente con la Santa Sede”, recita il comunicato. “A tempo debito, la Santa Sede prenderà le sue decisioni. Si spera che ciò non venga indebitamente ritardato. Dopo un processo lungo e doloroso per tanti, è importante che si giunga a una conclusione giusta e autorevole”.

    La Western Australia Police Force ha reso noto intanto di aver richiesto una copia del rapporto inviato in Vaticano, assicurando l’apertura di eventuali altri fascicoli qualora emergeranno ulteriori informazioni.

    https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-09/australia-abusi-vescovo-broome-saunders-indagine-vaticano.html

  • Quella Chiesa che odia i bambini

    Quella Chiesa che odia i bambini

    Sono decenni che la Chiesa cattolica si trova nell’occhio del ciclone, e tra scandali finanziari e il dramma degli abusi sessuali su minori, sono in tanti ad interrogarsi sulla sua capacità di superare questo momento storico e ristrutturarsi dalle fondamenta.

    A dispetto del monito di Gesù Cristo, riportato nel vangelo di Matteo, “chiunque scandalizzerà anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e gettato negli abissi del mare”, non si placa l’ondata di denunce delle vittime di abusi da parte di membri del clero che, non solo non sono stati puniti per i reati perpetrati ma, coperti da un clima di omertà, hanno continuato ad esercitare il proprio ministero e mietere ulteriori vittime.

    L’ultima, in ordine di tempo, a fare i conti con questo drammatico problema è stata la Chiesa svizzera, all’interno della quale sarebbero avvenuti migliaia di casi di violenza sessuale su minori a partire dalla metà del secolo scorso, ma non vi è però Paese in cui la Chiesa cattolica operi che si possa dire scevro da tali episodi.

    L’origine del male con lo scandalo di Boston – Degli abusi sessuali a opera di prelati si iniziò a parlare nel 2001 quando un gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe, denominati Spotlight, iniziarono a indagare su diversi casi di molestie all’interno della diocesi della città statunitense, scoprendo una lunga serie di violenze perpetrate da numerosi preti a danno di minori di cui sfruttavano la fiducia riposta nei loro confronti o la provenienza da classi sociali molto svantaggiate. Nella sola Boston vennero indagati un centinaio di sacerdoti, di cui la metà venne rimossa dal proprio incarico, mentre l’ex sacerdote John J. Geoghan, poi ucciso in carcere nel 2003, venne condannato a dieci anni per una serie di violenze sessuali su minori.

    Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti dai quali emerse il coinvolgimento della Chiesa di Boston in decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti ai quali veniva permesso di continuare a operare in parrocchie non informate sulle denunce pendenti a loro carico. Resisi conto della gravità della situazione, i vescovi statunitensi convocarono a Dallas, nel 2002, una Conferenza episcopale che si pronunciò per una radicale opera di risanamento e affidò, al John Jay College of Criminal Justice della New York University un rapporto sull’entità del fenomeno. Anche se la volontà di riforma incontrò una forte opposizione da parte dell’ala più conservatrice del clero, la Conferenza episcopale fu comunque utile per tracciare una via da seguire per affrontare gli scandali che, da lì a poco, coinvolsero tante altre curie nel mondo. L’indagine svolta dal Boston Globe, che gli valse il Premio Pulitzer e finì anche in un film del 2015 “Il caso Sporlight”, ebbe il merito di scoperchiare il vaso di Pandora di un dramma che, per troppo tempo, si era deciso di ignorare: si stima che, ad oggi, siano quasi otto milioni le vittime di abusi da parte del clero nel mondo, anche se il numero preciso è impossibile da stimare.

    Nella cattolicissima irlanda migliaia di abusi – Seguendo l’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti, sempre più vittime decisero di raccontare e denunciare quanto loro accaduto e, nel biennio 2009-2010, anche l’Europa venne coinvolta dallo scandalo degli abusi sessuali all’interno delle sue istituzioni religiose. Nel 2010 la Chiesa irlandese fu oggetto di due rapporti governativi, il Ryan Report, che raccolse oltre duemila testimonianze di abusi su minori nelle scuole, nei seminari e nelle parrocchie cattoliche dagli anni ’30 in poi, e il Murphy Report, che si concentrò su quanto avvenne nella diocesi di Dublino dal 1975 al 2004, con risultati che lasciarono basita l’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici al mondo, oltre che quella internazionale.

    Venne alla luce che i vertici della Chiesa cattolica, consapevole di tali abusi, anziché proteggere le vittime copriva con il silenzio i reati sessuali commessi dai propri sacerdoti, liberi non solo di continuare a svolgere il proprio operato, ma di far carriera all’interno della Chiesa irlandese stessa. Sulla questione intervenne anche Papa Ratzinger che, seguendo la linea della ‘tolleranza zero’ verso queste forme di abuso, rimosse dal proprio incarico figure clericali di spicco coinvolte nello scandalo. Nonostante questa iniziale volontà di contrastare il dramma della pedofilia all’interno della Chiesa, Ratzinger è stato, negli anni, ferocemente criticato per aver insabbiato numerosi casi di violenza sessuale quando era arcivescovo della diocesi bavarese. A oggi, gli effetti di quanto accaduto si riverbera nella vistosa diminuzione del numero di sacerdoti e di credenti praticanti irlandesi. Se nel 1975, infatti, in Irlanda la presenza settimanale alla messa era del 91%, nel 2016 è scesa al 36% ed è tuttora in calo.

    Il Vaticano che ostacola le indagini in Germania – Il 2010 ha rappresentato un momento molto buio nella storia della Chiesa per il proliferare di casi di abusi sessuali denunciati, dalla Gran Bretagna all’Austria e i Paesi Bassi e il coinvolgimento di cardinali, vescovi o semplici sacerdoti. In Germania riemersero storie di abusi sessuali all’interno del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona, successivamente confermate dal vescovo Gerhard Ludwig Müller che parlò di casi di pedofilia nell’ambiente del coro e del convitto ad esso collegato. Il Vaticano venne inoltre accusato di aver ostacolato le indagini condotte dai magistrati sugli abusi avvenuto all’interno del collegio gesuita ‘Canisius’ di Berlino.

    Mille casi di violenza in Belgio – In Belgio, il Rapporto relativo al periodo 2012-2015 sugli abusi sessuali nella Chiesa, redatto da Manu Keirse, all’epoca presidente della Commissione inter-diocesana per la protezione dei bambini, mise in luce oltre mille casi di violenza sessuale, risalenti a decenni prima, perpetrati per il 95% da uomini a danno di minori di età inferiore ai diciotto anni, e per il 23% di età inferiore ai dieci anni.

    Italia: 325 preti denunciati per pedofilia e tanto silenzio – In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    “Denunci, ma ti prendono per bugiardo” – In Portogallo, una inchiesta condotta da una commissione indipendente, ha individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori dal 1950 al 2022 mentre, di recente, la Chiesa spagnola ha pubblicato un documento secondo il quale 927 vittime avrebbero accusato 728 membri della chiesa “in maggioranza sacerdoti”. Vi sarebbero poi 208 religiosi o religiose, 91 laici e 23 casi in cui il ruolo di colui che abusava non era noto alla vittima. Come denunciato da El Pais “il silenzio è schiacciante. Solo il 13% delle diocesi fornisce informazioni.”. Secondo il quotidiano spagnolo, le disposizioni di Papa Francesco vengono di frequente disattese dato che “molto spesso non si apre una indagine senza la denuncia diretta della vittima che non viene informata della possibilità di avere un risarcimento; quando questo avviene vengono imposte delle clausole di silenzio e, anche se c’è la condanna dell’abusante, alla vittima non vengono fornite informazioni sul caso”. Lo scandalo della pedofilia, come è noto dai casi di cronaca, ha superato anche i confini dell’Europa, portando alla luce migliaia di casi di abusi in Australia e Nuova Zelanda così come nella Chiesa dell’America Latina.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1698243/abusi-chiesa-casi-sacerdoti-interno-vittime-boston-scandalo-pedofilia-mondo

  • In Cile, la giustizia sfugge alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero cattolico anni dopo l’esplosione della crisi

    In Cile, la giustizia sfugge alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero cattolico anni dopo l’esplosione della crisi

    SANTIAGO, Cile (AP) – Subito dopo aver saputo cosa era successo, la madre di Helmut Kramer ha afferrato un paio di forbici e ha ritagliato il prete dalle fotografie del battesimo di suo figlio.

    “Da allora ha conservato le foto”, ha detto Kramer, che ha subito abusi sessuali all’età di 12 anni in una scuola dei gesuiti ad Antofagasta, una città nel nord del Cile.

    “Mia madre è ancora cattolica, ma non è mai più andata a messa. Dice che non metterà mai piede in una chiesa e non si fida del Papa né di nessun prete”, ha detto la 53enne cilena.

    I sentimenti di sua madre fanno eco a centinaia di cileni che hanno preso le distanze dalla Chiesa cattolica dal 2010, quando le vittime di un altro sacerdote, Fernando Karadima, hanno sensibilizzato sugli abusi sessuali del clero nel Paese sudamericano.

    “Il caso Karadima ha scosso lo stesso Vaticano e ha rovinato il viaggio di Papa Francesco in Cile nel 2018. Invece di applausi, è stato accolto con proteste senza precedenti contro una visita papale. Lo scenario è peggiorato quando Francesco ha accusato di calunnie le vittime di Karadima. In seguito ammise di aver commesso “gravi errori” di giudizio e li invitò a Roma per chiedere perdono.

    Secondo l’istituto di sondaggi Latinobarómetro, il calo di fiducia nella Chiesa cattolica cilena è uno dei più grandi dell’America Latina. È sceso dal 77% nel 1996 al 31% nel 2020. Attualmente metà dei 18 milioni di abitanti del Cile si identificano come cattolici e il numero di persone non affiliate alla religione è aumentato dal 18% nel 2010 al 35% nel 2020.

    “Questa non è stata una crisi, è stata una rottura culturale con la Chiesa cattolica”, ha detto lo storico cileno Marcial Sánchez. “La società cilena si è sentita ingannata dalla Chiesa”.

    C’è stata poca giustizia nei casi di abusi clericali. Alcuni trasgressori sono stati destituiti, ma pochi hanno ricevuto condanne penali, secondo i difensori. Alcuni morirono prima di ricevere qualsiasi punizione dalla chiesa o dai tribunali.

    Non molto tempo dopo la visita del papa, Helmut Kramer si è unito ad altre vittime per lanciare “Red de Sobrevivientes Chile” (Rete dei sopravvissuti del Cile), che ha ampliato la sua portata per sostenere le vittime di abusi nelle case famiglia, nei gruppi scout e nei club sportivi.

    “Abbiamo creato la prima mappa degli autori di abusi in un contesto ecclesiastico e introdotto un discorso politico: il problema degli abusi è una questione di diritti umani e deve essere trattato di conseguenza”, ha affermato Kramer.

    Le violazioni dei diritti umani sono un argomento delicato per i cileni che ancora piangono la perdita dei propri cari durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990). Lo stesso Kramer è cresciuto durante quei tempi difficili e ora si rende conto di come lo scenario politico abbia influenzato la sua esperienza di abusi.

    “Eravamo in un contesto in cui tutto era tranquillo. Non si poteva parlare di nulla”, ha detto Kramer.

    E così, per 35 anni, rimase in silenzio.

    La prima volta che parlò del suo caso, Jaime Concha era un medico di 55 anni che guardava il telegiornale dopo una lunga giornata in ospedale. Ciò che ha visto in TV lo ha scioccato: un servizio sulle vittime che denunciavano abusi sessuali da parte del clero nella scuola dei Fratelli Maristi, dove ha studiato dall’età di 10 anni.

    Gli ci vollero alcuni minuti per rivolgersi alla moglie e dire: “È successo anche a me”.

    Sperando in comprensione e conforto, la sua reazione lo lasciò senza parole. “Rompere il silenzio ti dà sollievo, ma ti senti anche responsabile della sofferenza che condividi”, ha detto Concha. “Quando l’ho detto alla mia compagna, per lei era insopportabile.” Lo ha definito un insulto anti-gay e lo ha accusato di nasconderle la sua sessualità.

    Quattro decenni prima, quando aveva subito abusi da parte di diversi fratelli maristi e preti della sua scuola, non era nemmeno sicuro che l’abuso fosse avvenuto.

    “La prima volta che è successo, ho pensato che fosse qualcosa che mi ero inventato”, ha detto Concha. “I Fratelli Maristi erano rappresentanti di Dio. Non solo figure di potere, ma la nostra connessione con Dio”.

    Gli ci sono voluti anni e notti infinite di senso di colpa, disprezzo per se stesso e sfiducia per elaborare il fatto che ciò che gli era successo era un abuso.

    “Avevo tutte le ragioni per buttarmi dal balcone”, ha detto. “E allora perché sono ancora vivo? Perché nonostante tutto, c’è un Dio che mi ama”.

    Ora che ho 60 anni, Concha ha detto: “Credo ancora in un Dio che si è sempre preso cura di me, che mi ha permesso di essere sull’orlo del baratro e non mi ha mai gettato nel precipizio”.

    Durante i quattro anni in cui ha subito abusi da parte del prete che avrebbe dovuto fargli da mentore, una domanda ha circondato la mente di Javier Molina: se Dio avrebbe dovuto proteggermi, perché ha permesso che ciò accadesse?

    Ha incontrato il suo aggressore quando la sua famiglia si è trasferita in un nuovo distretto di Santiago e Molina ha espresso il desiderio di diventare prete. “Ha mostrato interesse per me fin dal primo giorno e ha detto che sarebbe stato la mia guida spirituale”, ha detto Molina.

    Una domenica il prete si presentò a casa sua e disse alla madre di Molina: “Porterò Javier alla spiaggia”. Pressata dalla paura di perdere il lavoro come segretaria in parrocchia, accettò. Suo figlio aveva 14 anni. Il prete, 48.

    “Non so quanto ho pianto, ma ricordo che mi sono addormentata e mi sono svegliata quando lui ha bussato alla porta del bagno”, ha detto Molina, spiegando cosa è successo nella casa al mare del prete. «Abbiamo fatto colazione, ha celebrato la messa e mi ha fatto sentire in colpa. Ha detto che il diavolo ha tentato la sua fedeltà a Dio”.

    Al ritorno dalla spiaggia, racconta Molina, il prete lo ha minacciato. Se mai ne parlerai, gli disse il prete, dirò a tutti che sei gay e farò in modo che tua madre non trovi mai un altro lavoro.

    “È stato scioccante rendersi conto che la gente dubitava della mia testimonianza perché gli ero vicino”, ha detto Molina. “È così difficile spiegare che non avevo scelta.”

    —-
    Molte vittime cilene che sono diventate attiviste per difendere i diritti dei bambini condividono un pensiero comune. Per loro, ciò che sta alla base degli abusi sessuali da parte del clero non è la Chiesa cattolica o qualsiasi altra istituzione, ma l’uso asimmetrico del potere.

    “Il Papa stesso ha detto che si tratta di abuso di potere in culture violente, di insabbiamenti che garantiscono l’impunità”, ha detto una delle vittime di Karadima, José Andrés Murillo, che ha incontrato Francesco in Vaticano nel 2018.

    “Le persone hanno il diritto di vivere la propria fede senza subire abusi”, ha detto Murillo.

    Anche lui una volta desiderava diventare prete. Quando incontrò Karadima in un quartiere benestante di Santiago all’età di 15 anni, ci si aspettava che il prete diventasse santo.

    “Penso che stiamo ancora vedendo solo la punta dell’iceberg della violenza delle chiese contro i bambini”, ha detto Murillo.

    Ora è il direttore della Fundación para la Confianza (la Fondazione Trust), che offre supporto psicologico, giudiziario ed emotivo gratuito alle vittime di abusi. Murillo ha detto che ogni giorno nuove vittime si rivolgono a lui.

    “Le esperienze traumatiche aprono uno spazio verso l’autodistruzione, verso la distruzione degli altri o per trovare un modo di combattere”, ha detto. “Non voglio che altre persone sperimentino ciò che ho vissuto io.”

    Sebbene non sia cattolico e non creda più in Dio, la spiritualità gioca un ruolo chiave nella sua vita. Per lui l’amore, l’amicizia e la bellezza trascendono le persone. Dolore, sofferenza e trauma possono essere trasformati in resilienza.

    “Ho avuto la possibilità di vedere il volto del male e so contro cosa voglio combattere.”

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    Quando Helmut Kramer ha deciso di parlare apertamente, il prete che ha abusato di lui aveva più di 90 anni. Un amico lo chiamò e gli disse: “Se non parli adesso, morirà e nessuno saprà cosa ha fatto”.

    Due giorni dopo aver parlato con un giornalista locale, Kramer ha realizzato la copertina di un giornale. Stranieri in lacrime lo abbracciarono per strada. Alcuni di Antofagasta lo hanno criticato per aver “danneggiato” l’immagine pubblica della sua vecchia scuola.

    Ricevette anche un messaggio che gli avrebbe cambiato la vita. “Anch’io sono un sopravvissuto e voglio solo dirti che non sei solo e che non staremo mai più in silenzio”. Il mittente era Eneas Espinoza, che ha poi co-fondato Red de Sobrevivientes con Kramer.

    Sebbene non si siano mai incontrati di persona – Espinoza vive in Argentina – si considerano fratelli che condividono l’obiettivo di chiedere giustizia e impedire agli altri di affrontare il loro destino.

    “Questa non è una battaglia e noi non siamo soldati”, ha detto Espinoza. “La Chiesa cattolica non è nostra nemica. Gli autori di abusi non sono nostri nemici; sono persone che hanno commesso crimini e c’è un’istituzione che garantisce l’impunità”.

    Decine di attivisti come loro hanno spinto per la rimozione dei termini di prescrizione per i crimini di abuso sessuale contro i bambini, cosa che è avvenuta nel 2019 sotto il presidente Sebastián Piñera. Ora Red de Sobrevivientes spera che il presidente Gabriel Boric mantenga la sua promessa di creare una Commissione Verità, Giustizia e Riparazione.

    Ogni passo compiuto da una vittima di abusi sessuali è un tentativo di guarire. “Porti questa sopravvivenza nel tuo corpo perché il luogo del crimine sei tu stesso”, ha detto Espinoza.

    A parte il suo attivismo, e come parte di questo percorso di guarigione, Kramer cerca di ridere. Con un sorriso sul volto, ricorda il giorno in cui divenne un apostata.

    Un pomeriggio del 2019 si è recato nell’arcidiocesi di Santiago e ha consegnato il suo certificato di battesimo. Quando l’impiegato di turno gli chiese perché volesse rinunciare al cattolicesimo, disse: “Vedi il nome di quel prete? Mi ha violentata”.

    Quando scese cominciò a gridare: “Sono un apostata!” Kramer ricorda con gioia. Seguirono le celebrazioni. “Mi sono comprato il pranzo. Mi sono fatto un selfie e tutti si sono congratulati con me”, ha detto.

    “È stata una festa”.

    https://apnews.com/article/chile-catholic-church-clergy-sex-abuse-c11f8200a6b64c1b88e1b492cca6d196

  • Rupnik scagionato, le vittime censurate e ridicolizzate

    Rupnik scagionato, le vittime censurate e ridicolizzate

    «In seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»; «i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri»; «il Visitatore ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al p. Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica. In considerazione della gravità di tali riscontri, il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti».

    Questi i punti salienti del comunicato emesso il 18 settembre dal vicariato di Roma in merito all’esito della visita canonica al Centro Aletti di p. Marko Ivan Rupnik, l’ex gesuita accusato da almeno 15 donne per abusi sessuali.  Nel 2020, era incorso  in una scomunica latae sententiae comminata dal Dicastero per la Dottrina della Fede per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale. La scomunica era stata revocata poco dopo, dallo stesso Dicastero o da papa Francesco. Il 14 luglio di quest’anno, un decreto di dimissione dalla Compagnia di Gesù firmato dal Padre Generale lo ha espulso dall’Ordine.

    Qui la lettera aperta di alcune sopravvissute agli abusi di p. Marko Rupnik dopo la diffusione del comunicato.

    Per adesioni scrivere a postmaster@italychurchtoo.org

    Al Santo Padre papa Francesco

    Al Cardinal vicario De Donatis

    Al cardinal Matteo Zuppi, presidente della CEI

    Al Cardinal João Braz de Aviz

    I fatti e i comunicati che si sono susseguiti in questi ultimi giorni – l’udienza privata, resa poi pubblica attraverso immagini apparse in rete, concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti; e il comunicato diffuso oggi con il report conclusivo della visita canonica realizzata alla comunità del Centro Aletti – ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo.

    In questi due avvenimenti non casuali, anche nella loro successione nel tempo, riconosciamo che alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria, a cui hanno invece fatto seguito solo azioni spesso occulte, che hanno invece sostenuto e coperto gli autori di abusi.

    Ci fanno pensare che la retorica che abbiamo visto in scena a Lisbona durante luglio e agosto scorsi è una parola vuota (“Tutti, tutti, tutti sono accolti nella chiesa!”), perché alla fine non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode.

    Non abbiamo altre parole, perché tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore, la manipolazione di chi le ha circuite in nome di Cristo, dell’amore spirituale, della Trinità. Hanno esposto il loro dolore perché la manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità.

    Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio. Soprattutto le vittime dell’abuso di potere da parte di Ivanka Hosta (che per trent’anni ha coperto le nefandezze di Rupnik, ed ha ridotto in schiavitù spirituale coloro che si opponevano ai suoi disegni di rivincita) aspettano una risposta definitiva, chiara, materna da più di un anno. Ma hanno solo ricevuto silenzio.  E con questa relazione oggi pubblicata, che scagiona da ogni responsabilità Rupnik ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata.

    Quel colloquio concesso dal papa a Campatelli, in un clima così familiare è stato sbattuto in faccia alle vittime (queste e tutte le vittime di abusi); un incontro che il papa ha negato loro. Non ha mai neppure dato risposta a quattro lettere di altrettante religiose ed ex religiose della Comunità Loyola che gliele avevano fatte recapitare nel luglio del 2021.

    Le vittime sono lasciate nel grido afono di un nuovo abuso.

    Fabrizia Raguso, docente associata di Psicologia, Universidade Católica Portuguesa di Braga

    Mira Stare, Dr. Theol. Universität Innsbruck

    Gloria Branciani, Licenza in Filosofia

    Vida Bernard, Licenza in Teologia

    Mirjam Kovac, dottorato in Diritto canonico

  • Prete filippino dimesso dallo stato clericale per abusi su minori

    Prete filippino dimesso dallo stato clericale per abusi su minori

    Manila (AsiaNews) – Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale un sacerdote filippino accusato di abusi sessuali nei confronti dei minori. Si tratta di Pio Aclon, della diocesi Borongan sull’isola di Samar, dove svolgeva il suo ministero in un seminario minore prima che – in seguito a denunce rivelatesi fondate à la diocesi lo sospendesse dalle sue funzioni.

    Nelle messe domenicali di tutte le parrocchie ieri è stata data lettura di una circolare del cancelliere diocesano, risalente allo scorso luglio, nella quale si informa che Pio Aclon “non è più un chierico e non può esercitare il ministero sacerdotale nella Chiesa”.

    In una nota in cui dà notizia del provvedimento l’agenzia di informazione della Chiesa cattolica filippina ricorda che “papa Francesco ha ripetutamente chiesto perdono per gli abusi e ha promesso di perseguire chi li ha commessi e di stabilire giustizia”. Da parte sua la Conferenza episcopale delle Filippine promette “che non ci saranno insabbiamenti su casi di abusi sessuali che coinvolgono il clero” ricordando l’istituzione di un ufficio per la protezione dei minori e il dovere di ogni diocesi di sviluppare un proprio sistema per gestire le segnalazioni di abusi sessuali, secondo quanto stabilito dalle norme emanate dalla Santa Sede.

    https://www.asianews.it/notizie-it/Prete-filippino-dimesso-dallo-stato-clericale-per-abusi-su-minori-59177.html