Manfredonia – “Doverosa ricerca della verità“. Verifiche in corso da parte dell’Ente Arcidiocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo in seguito all’articolo pubblicato su StatoQuotidiano.it lo scorso 25 agosto 2023, a firma di Giuseppe de Filippo (l’editoriale), dal titolo “Manfredonia. ‘Mi ha toccato nelle parti intime e mi ha chiesto di fare sesso. Chi? Un sacerdote‘”.
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Manfredonia, presunti abusi sessuali da sacerdote. “Doverosa ricerca della verità”
Sui fatti l’Arcivescovo Franco Moscone aveva già detto che “Si tratta di una notizia che richiede necessariamente un approfondimento serio ed accurato, pertanto l’Arcidiocesi intraprenderà quanto previsto dalla normativa canonica. Ciò, al fine di appurare la verità dei fatti e di garantire la giustizia nei confronti delle persone coinvolte“.Potrebbero essere 2 e non 1 i sacerdoti coinvolti nelle accuse, con fatti avvenuti comunque alcuni anni fa.Redazione StatoQuotidiano.ithttps://www.statoquotidiano.it/31/08/2023/manfredonia-presunti-abusi-sessuali-da-sacerdote-doverosa-ricerca-della-verita/1024807/ -

Il pubblico ministero chiede fino a 18 anni per gli imputati nel terzo processo per abusi dell’Istituto Próvolo
Il pubblico ministero ha chiesto lunghe pene detentive per due ex dipendenti dell’Istituto per bambini sordi e ipoudenti Antonio Próvolo di Luján de Cuyo per aver facilitato l’abuso sessuale su minori.
In quello che è il terzo processo che indaga su atti criminali commessi nella scuola per bambini con disabilità uditive, il procuratore di Mendoza, Alejandro Iturbe, ha chiesto questa settimana che due imputati, l’ex rappresentante legale Graciela Pascual e la suora Asunción Martínez, siano condannati rispettivamente a 18 e 10 anni di carcere.
A maggio Iturbe aveva chiesto ai giudici della corte di condannare la suora giapponese Kumiko Kosaka a 25 anni di carcere per “abuso sessuale aggravato e corruzione di minori”.
Il pubblico ministero ha inoltre chiesto che tutti e tre gli individui siano interdetti dagli incarichi educativi e abitativi in cui siano coinvolti minorenni per almeno 10 anni.
Le accuse si riferiscono alle denunce di 10 ex studenti della scuola, vittime di abusi sessuali per un periodo di 12 anni iniziato nel 2004.
In un processo separato nel novembre 2019, due preti cattolici sono stati condannati ciascuno a più di 40 anni di carcere ciascuno per aver condotto abusi su bambini sordomuti.
Il sacerdote italiano Nicola Corradi è stato condannato a 42 anni di prigione mentre il sacerdote argentino Horacio Corbacho è stato condannato a 45 anni di prigione.
Anche il giardiniere dell’istituzione, Armando Gómez, è stato incarcerato per 18 anni per abusi sessuali.
In questo nuovo processo, sia Pascual che Martínez sono accusati di essere stati partecipanti diretti agli abusi, con i pubblici ministeri che sostengono che abbiano violato il loro dovere di diligenza nei confronti delle vittime.
Nove donne in totale sono sospettate nelle indagini.
Il procuratore Iturbe ha anche chiesto la pena detentiva a tre anni con sospensione della pena per l’ex preside dell’Istituto Próvolo, Gladys Pinacca, e la cuoca Noemí Paz.
Tuttavia, non ha sporto denuncia contro gli altri imputati menzionati nel fascicolo. Tra questi nomi figurano le ex presidenziali Valeska Quintana, Laura Gateán, Cristina Leguiza e la psicologa Cecilia Raffo. Di conseguenza, la corte ora deciderà se chiudere il procedimento penale contro i quattro e ordinare la loro assoluzione.
Le udienze del caso continueranno mercoledì (30 agosto), quando gli avvocati degli imputati rilasceranno le loro dichiarazioni di apertura alla corte.
Durante questo ultimo processo, iniziato il 3 maggio 2021, si sono svolte più di 300 udienze. Sono state ascoltate più di 100 persone, compresi degli informatori.
Istigatori
Corbacho è considerato il principale imputato, a causa del suo status gerarchico nell’istituto. È stato riconosciuto colpevole di abuso carnale aggravato, approfittando della sua convivenza con minorenni e del dovere di diligenza. Attualmente è dietro le sbarre nel carcere di Boulogne Sur Mer, Mendoza, e sta scontando la sua lunga pena.
Corradi è stato condannato a 42 anni di carcere ma è morto in carcere il 14 luglio 2021, due anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di 28 atti di abuso commessi tra il 2005 e il 2016, più di 11 anni di violenza sessuale e tortura.
Gómez è stato condannato a soli 18 anni dopo che pubblici ministeri e giudici hanno tenuto conto della sua diagnosi di ipoacusia e del suo analfabetismo, concludendo che ciò lo avrebbe reso facilmente influenzabile. Tuttavia furono richieste perizie psicologiche e psichiatriche per determinare se fosse in grado di comprendere la criminalità degli eventi.
Il quarto imputato in quel caso era il chierichetto Jorge Bordón, che accettò il patteggiamento dopo aver riconosciuto la sua complicità e coinvolgimento in 11 incidenti. È stato condannato a 10 anni di carcere dopo che è stato raggiunto un accordo tra avvocati difensori e pubblici ministeri.
– TEMPI/PERFIL
https://batimes.com.ar/news/amp/argentina/provolo-case-prison-sentences-requested-for-legal-representative-and-the-nun-asuncion-martinez.phtml
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Rete L’ABUSO- TG NEWS / Promo Vetrina 2
Sembrava quasi impossibile organizzarsi in così poco tempo…Invece siamo pronti e in onda da sabato 2 settembre alle 12, con il primo TG tematico al mondo. Una rassegna stampa settimanale con la cronaca dall’Italia e dal mondo, a cura dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO.La controinformazione autorevole con i giornalisti che dall’inizio dello scandalo italiano hanno raccontato la storia e combattuto in prima persona al fianco dei sopravvissuti. Spesso pagandone le spese.Presento subito la Redazione e i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto;Ludovica Eugenio – Redattrice di AdistaPier Elisa Rizzo – ANSA siciliaFederica Tourn – Giornalista indipendenteFederico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materiaAlessio Di Florio – Redattore Word NewsAntonio Messina – SopravvissutoEd io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della reteChiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di questa puntata saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.Ma le cose stanno davvero così ?Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogni uno possa maturare la propria idea sui fatti.Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video *con i volti dei giornalisti replicati dall’Intelligenza artificiale (la voce è originale), anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Musichttps://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpdona/
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Cremades ha fatturato ai vescovi più di un milione di euro per la sua verifica sulla pedofilia in Spagna
Poco più di un milione di euro. È questa la cifra che lo studio legale Cremades&Calvo Sotelo ha fatturato (Iva inclusa) alla Conferenza Episcopale per le spese derivate dalla preparazione della verifica commissionata dai vescovi per affrontare il dramma della pedofilia e che, un anno e mezzo dopo il suo avvio, sarà presentato a metà settembre.
L’importo, molto più alto di quanto inizialmente previsto dagli stessi vescovi -nella firma del contratto si era precisato che si sarebbe trattato di una verifica ‘pro bono’ , cioè delle ore lavorate dal personale dell’azienda, ma che ciò avverrebbe nel caso di indennità, viaggi o incarichi ad agenti esterni -, è stato confermato al RD sia da fonti dell’ente appaltante (la CEE) che dell’ufficio diretto da Javier Cremades.
Fonti vicine al rapporto, che confermerà almeno quattromila casi di abusi, sottolineano che la verifica non si è concentrata sul conteggio dei casi, ma sull’esperienza vissuta dalle vittime, sulle risposte di diocesi, congregazioni e istituzioni cattoliche, l’assunzione di responsabilità e, soprattutto, di proposte per il futuro.
Indennizzare e scusarsi istituzionalmente
Tra questi, l’équipe di Cremades proporrà che si assumano risarcimenti economici per tutte le vittime e che venga proposta una richiesta di perdono strutturata e istituzionale da parte di tutta la Chiesa spagnola, con azioni concrete e cambiamenti nel modo di gestire le denunce. che potranno verificarsi da questo momento, né la gestione di quelle in corso.
Il ruolo dei vescovi, le strutture organizzative all’interno dell’istituzione e il lavoro con le vittime e gli abusatori (si sta verificando, come è avvenuto nel caso dei Legionari di Cristo, che buona parte degli abusatori nella Chiesa, prima, erano state vittime) saranno altri i punti da modificare. Le conclusioni dell’impresa saranno solo delle ‘raccomandazioni’, che i vescovi dovranno poi decidere se approvare o meno, come è avvenuto in altri Paesi, come il Portogallo.
Le conclusioni dell’impresa saranno solo delle ‘raccomandazioni’, che i vescovi dovranno poi decidere se approvare o meno, come è avvenuto in altri Paesi, come il Portogallo.
“Non c’è stato alcun tentativo di estrapolare i dati, come è avvenuto in Francia, per dare una stima del numero delle vittime, perché l’inchiesta sottolinea che ci sono molti abusi nascosti”, dicono fonti vicine al rapporto, le cui ultime frange sono in fase di definizione. , anche se i vertici della Conferenza episcopale lavorano già da metà luglio sui risultati. Queste fonti ricordano casi come quello del sacerdote di Salamanca che, diversi decenni dopo aver subito abusi in seminario, osò denunciarli. “Non sapremo mai l’entità numerica dello scandalo “, dicono.
Costi adeguati al ribasso
Per quanto riguarda le spese, gli esperti in questo tipo di rapporti sottolineano che i costi sono adeguati al ribasso e che si può dimostrare che l’impresa ha effettivamente lavorato “pro bono”. Se così non fosse stato, il milione di euro versato dai vescovi a Cremades si sarebbe moltiplicato almeno per tre, dicono. In ogni caso, sia la CEE che l’azienda stanno lavorando su un rapporto dettagliato di ciascuna spesa, incluso chilometraggio, riunioni, logistica, costo per ora lavorata, ecc…
Buona parte dei costi provengono da revisori contabili internazionali. In questo senso va notato che Cremades ha assunto il coordinatore della commissione indipendente portoghese, Pedro Strecht; nonché i soci fondatori dello studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl (WSW) – che ha redatto il rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco, che denunciava il presunto coinvolgimento di Benedetto XVI in un caso di insabbiamento – gli avvocati Martin Pusch e Ulrich Wastl .
Altri membri del team includono l’ex presidente dell’American Bar Association, Patricia Lee Refo; l’avvocato e socia dello studio britannico Dawson Cornwell ed esperta in casi di abusi sessuali, Carolina Marín Pedreño; la socia fondatrice dello studio legale ispanico tedesco 3C Compliance e presidente dell’Associazione europea delle donne avvocatesse, Katharina Miller; l’avvocato dello studio Cremades e presidente dell’Istituto per i Diritti Umani dell’Associazione Mondiale dei Giuristi, Juan Carlos Gutiérrez; Liza M. Velazquez, avvocato dello studio americano Paul Weiss; la psicologa Marina Peña; e l’avvocato argentino specializzato in abusi sessuali nella Chiesa, Juan Pablo Gallego, tra gli altri, oltre a consulenti esterni come l’ex sindaco di Madrid, Manuela Carmena, ex vicepresidente della Corte Costituzionale,
https://www.religiondigital.org/espana/Cremades-facturo-auditoria-pederastia-Espana-iglesia-abusos_0_2590540922.html
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Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta
L’arcidiocesi cattolica di San Francisco, in California, ha presentato ieri istanza di bancarotta, vista l’impossibilità di gestire gli oneri determinati dalle oltre 500 cause giudiziarie per abusi sessuali su minori risalenti anche a decenni fa.
L’iniziativa, si legge in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi, «è necessaria per gestire e risolvere le oltre 500 cause legali per presunto abuso sessuale su minori intentate contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco ai sensi del California Assembly Bill 218, che ha consentito di presentare entro il 31 dicembre 2022 denunce vecchie di decenni, che altrimenti sarebbero prescritte».
L’istanza è stata presentata a nome dell’arcivescovo Salvatore J. Cordileone alla Corte fallimentare del Distretto settentrionale della California, sostenendo come la procedura fallimentare sia «la soluzione migliore per fornire una compensazione giusta ed equa ai sopravvissuti innocenti e a quanti hanno subito danno».
Essa infatti «fermerà tutte le azioni legali contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco mentre l’arcidiocesi sviluppa un piano di riorganizzazione basato sui beni e sulla copertura assicurativa disponibile da utilizzare per risolvere i reclami con i sopravvissuti agli abusi».
«La triste realtà è che l’Arcidiocesi non ha né i mezzi finanziari né la capacità pratica per discutere individualmente tutte queste denunce di abuso, e quindi, dopo molte considerazioni, ha concluso che il processo di fallimento era la soluzione migliore per fornire un risarcimento giusto ed equo ai sopravvissuti innocenti che sono stati feriti», ha affermato l’arcivescovo Cordileone.
«È il modo migliore per portare la soluzione tanto necessaria ai sopravvissuti, consentendo allo stesso tempo all’arcidiocesi di continuare la sua sacra missione verso i fedeli e i bisognosi. Dobbiamo cercare la purificazione e la redenzione per guarire, soprattutto i sopravvissuti che hanno portato contro di loro il peso di questi peccati per decenni».
Secondo lo stesso Cordileone, la maggior parte degli abusi imputati all’arcidiocesi di San Francisco risalgono al periodo compreso tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, e hanno coinvolto sacerdoti che nel frattempo sono deceduti o sono stati privati dell’ordine.
https://www.cdt.ch/news/mondo/troppe-cause-per-abusi-la-diocesi-di-san-francisco-dichiara-bancarotta-325505
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La missione pontificia che indaga sugli abusi della congregazione peruviana Sodalicio prepara un rapporto con i racconti delle vittime
Pedro Salinas è agnostico, ma da decenni attende un miracolo: la soppressione del Sodalicio, la congregazione religiosa che lo ha manipolato durante l’adolescenza e la prima giovinezza. Vale a dire che perde l’approvazione canonica che Papa Giovanni Paolo II le diede nel 1997, conferendole lo status di società di vita apostolica, e i suoi membri vengono giudicati come civili e non si nascondono più sotto l’abito talare della Chiesa cattolica . Salinas vuole giustizia per le decine di vittime che affermano di essere state torturate fisicamente, psicologicamente e sessualmente in nome di un carisma divino, ma vuole anche una chiusura per questa storia che, a suo dire, lo ha scuoiato. Ha scritto due libri per smantellare quelle che sostiene essere le grandi bugie di questa organizzazione:Half Monks, Half Soldiers (2015), coautore con la collega giornalista Paola Ugaz, e No News from God (2022).
Con questo voluminoso libro di quasi 900 pagine, Pedro Salinas si è recato l’ultimo martedì di luglio nella sede della Nunziatura Apostolica del Perù, nel quartiere borghese di Jesús María, a Lima. Ad attenderlo un duo che gli ha ridato la fede: l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna e il sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, un tandem che in passato ha indagato sugli abusi del sacerdote cileno Fernando Karadima, inviato questa volta da papa Francesco a indagare fondo al Sodalicio de Vida Cristiana.Quello di Salinas è stato il primo di una serie di incontri durati quasi una settimana, in una saletta piccola e austera al primo piano della Nunziatura. «È la Bibbia del Sodalicio», dissero entrambi a Salinas, sollevando il suo libro, che avevano già letto grazie a un araldo che mesi fa lo aveva donato al Papa in Vaticano.
Le domande avevano un livello di dettaglio che ha stupito il giornalista. Si è parlato di una lettera mai esistita: nel 2018 una ventina di ex membri, molti dei quali vittime sessuali, hanno accettato di firmare insieme ai vescovi della Conferenza Episcopale Peruviana un documento per affermare che il “DNA del Sodalicio è quello di un’organizzazione settaria e distruttiva che non ha nulla a che vedere con la Chiesa cattolica”. L’evento è stato senza precedenti e ha rappresentato un duro colpo per la congregazione, ma non è stato consumato. Gli hanno anche chiesto di un incidente contemplato nel suo lavoro: una testimonianza anonima di qualcuno che afferma di essere stato abusato da Luis Fernando Figari alla fine degli anni Sessanta, prima che fondasse il Sodalicio nel 1971.
Come hanno raccontato altre vittime, la dinamica è stata la seguente: Scicluna ha fatto domande e Bertomeu ha preso appunti su un laptop ed è intervenuto di tanto in tanto per precisare alcune cose. Entrambi non hanno emesso giudizi di valore. Erano lì principalmente per ascoltare. Tutti concordano che qui sta la grande differenza con altri inviati della Chiesa: l’essersi sentiti ascoltati per la prima volta. Un altro aspetto che Salinas mette in evidenza è che, grazie alla missione, si sono visti sfilare gli alti dirigenti del Sodalicio, come il colombiano José David Correa, superiore generale, o il sacerdote Jaime Baertl, accusato dalle inchieste giornalistiche come colui che controlla le attività economiche energia. “Non rilasciano dichiarazioni alla stampa. La sua strategia per tutta la vita è mantenere un basso profilo e questo è stato rotto con questa visita. Dopo che il caso è venuto alla luce del pubblico,
Attualmente tre componenti del Sodalicio sono indagati dalla Procura per presunto riciclaggio. Si presume che utilizzino società offshore a Panama e nelle Isole Vergini per evadere la tassa nelle attività minerarie della congregazione. Oltre alla predicazione del Vangelo, questo gruppo di laici ha consolidato una partecipazione imprenditoriale in vari campi: sanità, istruzione, esportazioni agricole, proprietà immobiliari, servizi funebri e miniere. L’audit inviato dal Papa ha incontrato anche la comunità contadina di San Juan Bautista del distretto di Catacaos, nella regione di Piura, che accusano che 11.000 ettari delle loro terre sono messi in pericolo da aziende legate al Sodalicio.
Il Sodalicio si è rifiutato di rispondere alle domande di EL PAÍS e si è limitato a condividere un comunicato che ha pubblicato sul proprio sito web dove afferma di aver “collaborato diligentemente con gli inviati del Santo Padre e di aver fornito loro informazioni aggiornate sul processo di cura e riparazione delle vittime di abusi”. Per quanto riguarda le questioni economiche, indicano che “si impegnano a fornire ulteriori informazioni in modo chiaro e completo entro i termini stabiliti”.
Óscar Osterling Castillo, che ha trascorso vent’anni legato al Sodalicio fino alle sue dimissioni nel 2012, tiene una stima di coloro che hanno subito vessazioni di vario genere. “Quasi 430 persone sono entrate nel Sodalicio fino al 2012. Di queste, poco più di 300 si sono ritirate, difficilmente c’è stato un solo Sodalit che non sia stato vittima e che non sia stato abusatore in questa dinamica. Non ho denunce di abusi sessuali, ma ho maltrattato psicologicamente molte persone a cui ho chiesto perdono”, dice Osterling, che è stato anche uno dei primi a incontrare la missione Scicluna-Bertomeu.
“Mi hanno chiesto se il Sodalicio si poteva correggere o se ne consigliavo lo scioglimento. E ho detto loro che ero convinto che la cosa più giusta fosse scioglierlo, perché da quando sono apparse le lamentele hanno avuto molti anni per riformarsi e non solo non l’hanno fatto, ma non hanno mostrato alcun comportamento di pentimento. Hanno creato un nuovo consiglio di amministrazione che finisce per essere una maschera per i vertici”, afferma Osterling.
All’età di 50 anni, Osterling, divenuto Superiore di Comunità in quel gruppo religioso, riflette che uno degli effetti più gravi degli ex Sodalit è il non riuscire a reintegrarsi nel mondo del lavoro. “Ho studiato educazione e non ho insegnato da nessuna parte, perché vivevo in una comunità. Conosco casi di persone che non hanno mai studiato una laurea. Si ricorre a mille modi, si intraprende, ma è una conseguenza dell’essere vittima. Il Sodalicio ha stroncato la vita a tante persone”, dice.
Anche Martín López de Romaña e suo fratello Vicente, più giovane di tre anni e mezzo, sono stati interrogati da inviati speciali di papa Francesco. Martín ha pubblicato nel 2021 La gabbia invisibile,una testimonianza coraggiosa e straziante dove ha incontrato 80 ex Sodalits per fornire nuove parti sulle sottomissioni subite da diverse generazioni in nome di una fede storta. “Secondo me sono una setta per il controllo mentale, parassitaria della Chiesa cattolica. Nel Sodalicio tutto era ideologia, non c’era vera ricerca del trascendente. Sento di aver appena avuto una vita spirituale dopo essere andato via”, dice Martín, che si è dimesso dalla congregazione nel 2008. “Ho sempre detto che l’unica cosa che noi vittime vogliamo è la verità, la giustizia e la riparazione. Né io né mio fratello abbiamo ricevuto un soldo quando i nostri genitori hanno contribuito per decenni con 500 dollari al mese alla comunità. Non è solo per chiudere il Sodalicio, ma per farlo in modo equo”, rimarca.
Il giornalista José Enrique Escardó, la prima vittima a denunciare la leadership del Sodalicio nei primi anni 2000, non condivide l’ottimismo sulla missione Scicluna-Bertomeu. Ha letto una lettera ad alta voce a entrambi in cui li confronta con la sfiducia che prova per loro. “Non credo nella denuncia nella Chiesa. Credo nella denuncia della Chiesa. Non dovrei sedermi qui con te perché non hai l’autorità morale per essere giudici che rappresentano gli autori e i complici. Voi ed io dovremmo essere seduti davanti a un giudice umano imparziale (…) vi guardo negli occhi e vi sfido a dimostrare che ho torto con le azioni che intraprenderete quando lascerete il mio paese”, ha sbottato loro.
L’arcivescovo Charles Scicluna e il sacerdote Jordi Bertomeu presenteranno una relazione a papa Francesco nei prossimi mesi e, con essa, si determinerà il destino della congregazione. Ora è tutto nelle tue mani.
https://elpais.com/sociedad/2023-08-21/la-mision-papal-que-investiga-por-abusos-a-la-congregacion-peruana-sodalicio-prepara-un-informe-con-los-relatos-de-las-victimas.html
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Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”
“L’assedio mediatico-giudiziario lanciato contro Paola Ugaz, Daniel Yovera (altro giornalista freelance che ha partecipato a un servizio di Al Jazeera sugli affari del Sodalicio a Piura, dove l’arcivescovo è José Antonio Eguren, membro della “generazione fondatrice” del Sodalicio) , e contro di me, in modo feroce e sostenuto negli ultimi cinque anni, sprecando una quantità impressionante di risorse economiche in questa incessante caccia agli informatori”
«Quella fu l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa mi consiglierebbe? Io chiesi lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questa ipotesi non è esclusa. La sola idea mi ha commosso profondamente”
“(El Sodalicio) dovrebbe essere soppresso. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state nuovamente vittimizzate in modo crudele e inclemente durante tutti questi anni”
“Figari è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che così non è stato”
“Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann, e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si sono distinti per la loro assenza e indifferenza in questa storia (…). La verità è che nel caso Sodalicio è prevalsa l’indolenza delle autorità ecclesiastiche, questa è una verità di pugno”
Cipriani: “So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù o per commentare la politica peruviana, dalla sua ideologia polarizzante di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non l’ha mai saputo”
“Continuerò, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scorticato ed esausto”. Paola Ugaz e Pedro Salinas sono due giornalisti peruviani che hanno lasciato la pelle (quasi letteralmente) per denunciare, e smantellare, la rete di soprusi ed eccessi economici e di potere nel Sodalicio de Vida Cristiana, facendo ordinare a Papa Francesco un’inchiesta, che questi giorni sono stati compiuti dagli ‘inquisitori’ del Vaticano, Charles J. Scicluna e Jordi Bertomeu .
In questa intervista esclusiva per DR, Salinas svela particolari inediti dell’inchiesta, addita la responsabilità dei gerarchi vaticani nella tutela del fondatore del Sodalicio, Luis Figari, e chiede lo “scioglimento” del movimento. ” Il Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare abusi di ogni tipo. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si cancella con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari”, rileva.
Come valuta la visita di Bertomeu-Scicluna? Cosa ti hanno chiesto, cosa hai risposto?
Li ho conosciuti entrambi, in momenti diversi e per motivi diversi, nel 2019. Scicluna mi ha invitato a un incontro antipedofilo pre-vertice, il 20 febbraio di quell’anno, in una sala dell’Istituto Maria Bambina, in Vaticano, insieme a undici vittime sesso da vari paesi. Senza essere stata una vittima sessuale, sono stata convocata per aver subito abusi psicologici e fisici al Sodalicio (organizzazione cattolica peruviana con caratteristiche settarie, fondata nel 1971), perché ero uno dei giornalisti che ha rivelato la cultura dell’abuso insita in quell’istituzione da più di quattro decenni e per essere stato ingiustamente denunciato per diffamazione dall’arcivescovo più rappresentativo di questa società di vita apostolica, José Antonio Eguren Anselmi SCV.
Ho conosciuto Bertomeu tramite Juan Carlos Cruz, vittima del famoso pedofilo cileno Fernando Karadima e attualmente membro del Comitato vaticano per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Mi ha invitato a visitare i suoi uffici presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e, con mia sorpresa, sulla sua scrivania c’era l’inchiesta giornalistica Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015), che ho scritto insieme alla mia collega Paola Ugaz . Già in quel momento mi disse che era a conoscenza del caso e lo stava monitorando.
Per il resto, la fama di entrambi li ha preceduti. Ciò che avevano ottenuto dopo la loro visita in Cile (2018) era qualcosa che noi ex Sodalits volevamo replicare da allora in Perù. Tuttavia, Papa Francesco sta appena iniziando a dare forma all’idea dopo aver ricevuto la mia collega e coautrice Paola Ugaz. Questo è successo nel novembre dello scorso anno. L’empatia di Bergoglio con Pao è stata fondamentale.
Il programma degli incontri è iniziato con me martedì 25 luglio alle nove del mattino ed è durato circa due ore e mezza. Poi è stata convocata Paola Ugaz. Gli argomenti, nel mio caso, erano vari, anche se molto specifici. Il carisma. struttura settaria. Il ruolo svolto da alcuni prelati, vuoi per indolenza, vuoi per omissione dopo le denunce giornalistiche. Il trattamento che il Vaticano gli ha riservato attraverso i suoi principali intervenienti, dalla nomina del primo visitatore apostolico al ruolo svolto dallo spagnolo José Rodríguez Carballo, del dicastero da cui dipende il Sodalicio, nonché quello di “compagno spirituale” , Gianfranco Ghirlanda SJ. L’assedio mediatico-giudiziario che hanno lanciato contro Paola Ugaz,
La verità è che mi sono sentito ascoltato per la prima volta in questi lunghissimi tredici anni, da quando abbiamo iniziato le indagini e denunciavamo, omeopaticamente, questa organizzazione cattolica. Ma ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato il livello di informazioni gestite da entrambi. Scicluna, che con me ha guidato l’“interrogatorio”, mi ha chiesto dettagli su specifiche pagine e capitoli del mio ultimo libro Senza notizie da Dio. Sodalicio: cronaca dell’impunità (Autopubblicazione, 2022). Stiamo parlando di un libro di quasi mille pagine. Ed erano anche a conoscenza dell’irruzione in casa mia, nel gennaio 2022, con lo scopo di sequestrare il mio cellulare (cosa che sono riusciti a fare, e sono stati scaricati tutti i miei audio, chat e contatti con le vittime e le autorità ecclesiastiche) e il computer dove Stavo scrivendo Nessuna notizia da dio. Non potevano prendere il computer perché, pensando che ciò potesse accadere, l’ho incastrato in una parete della mia stanza. Ma se. Sono rimasto positivamente colpito dagli inquisitori del papa. Tanto che mi ha lasciato anche la sensazione che potesse succedere qualcosa.
Hanno potuto svolgere il loro lavoro in libertà?
Per quanto abbiamo potuto vedere, sì. Tutti gli interrogatori si sono svolti in territorio vaticano: presso i locali della nunziatura apostolica. C’è stato un maldestro tentativo di suggerire pregiudizi da parte della missione per squalificarla e screditarla, da Twitter e da uno dei membri della “famiglia spirituale”. Ovviamente si sono ritirati rapidamente. Presumo che si siano resi conto che non potevano usare su di loro le stesse tattiche prepotenti che hanno usato contro di noi. Ma la sottigliezza non è un tratto che li caratterizza.
Cosa ha chiesto agli inquirenti vaticani?
Questa è stata l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa consiglieresti? Ho chiesto lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questo scenario non è escluso. La sola idea mi commosse profondamente.
El Vaticano investiga acusaciones de abusos sexuales en el Sodalicio de Perú, una sociedad católica https://t.co/rsDitK77oY
— pedro salinas (@chapatucombi) August 8, 2023
Quanto tempo ci vorrà per preparare il tuo rapporto?
Immagino più tempo di quello che hanno impiegato in Cile (che è stato di tre mesi). Mi è diventato chiaro che questo caso è più complesso e sofisticato di quello cileno. E la decisione finale la prenderà papa Francesco e la sua coscienza. Egli, quand’era arcivescovo di Buenos Aires, li invitò a fondare in Argentina e offrì loro di abitare nel palazzo arcivescovile, cosa che avvenne, e mantenne buoni rapporti con alcuni dei correttori. Senza saperlo, ovviamente. Ha agito in buona fede e senza tutte le informazioni che la missione ha ora portato a Roma.
Cosa dovrebbe succedere con il Sodalicio?
Dovrebbe essere cancellato. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state crudelmente e senza pietà rivittimizzate per tutti questi anni. Non poche vittime sono state addirittura escluse dal meschino processo attraverso il quale sono state sottoposte. E qualcosa di non meno importante. Se qualcosa del genere dovesse accadere, movimenti con caratteristiche simili, come Pro Ecclesia Sancta (o Avanzada Católica, in Perù), Los Heraldos del Evangelio (dal Brasile), o Lazos de Amor Mariano (dalla Colombia), tra gli altri, potrebbero continua nell’elenco Il precedente dell’ipotetica soppressione del Sodalicio potrebbe essere storico ed esemplare.
Cosa succede a Figari?
Figari era già stato “sanzionato” nel 2017, in un processo farsesco. La “sanzione” consisteva nel concedergli una pensione d’oro nel piano dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti. E non sto esagerando. Non lo hanno mai espulso dall’istituto, potendo farlo. Trattavano le loro vittime sessuali come “complici”, senza contrastarle. E anche una delle denunce più gravi contro Figari “è andata perduta” in dicastero. Ed è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che non lo fosse. Il ruolo protettivo e favorevole di José Rodríguez Carballo, del dicastero, del cardinale gesuita Gianfranco Guirlanda, come “compagno spirituale”, di Noel Antonio Londoño, dalla sua prestazione di commissario,
Vale la pena tanti anni di lotta?
La cosa logica sarebbe dire “sì”, suppongo, e sarebbe molto bello. Ma è una domanda che mi perseguita da tempo, e non ho una risposta categorica o felice. L’impatto che ha avuto questa guerra impari, che io non ho mai cercato, ma anzi è apparso a Paola ea me, ha avuto un impatto fortissimo su tutti gli ambiti della mia vita personale. Onestamente, spero che questa storia senza fine finisca, e presto. Ha avuto troppi danni collaterali con le persone a me vicine e mi ha cambiato completamente la vita, con conseguenze irreversibili e irreparabili. Continuo comunque, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scuoiato ed esausto.
Qual è stata la risposta dell’episcopato peruviano?
Formalmente hanno salutato pubblicamente la missione Scicluna-Bertomeu. Ma dietro le quinte, immagino che alcuni vescovi siano un po’ nervosi. Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si è distinto per la sua assenza e indifferenza in questa storia. Alcuni si difendono affermando di aver pubblicato comunicati stampa, come se una dichiarazione cartacea denotasse una sorta di azione forzata. La verità è che nel caso Sodalicio prevalse l’indolenza delle autorità ecclesiastiche. Questa è una verità di pugno.
Qual è la responsabilità di Cipriani in questo scandalo?
Fin dall’inizio il suo atteggiamento nei confronti delle lamentele è stato quello dell’apatia, dell’indifferenza e della sonnolenza. Ancora di più. A volte attaccava anche dal suo pulpito radiofonico (aveva uno spazio settimanale sulla radio più importante del Perù) più di una vittima del Sodalicio. Per qualche ragione il papa ha accettato senza discutere le dimissioni del primo cardinale storico dell’Opus Dei, aveva appena compiuto 75 anni, pur essendo in buona salute. So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù né per commentare la politica peruviana, dalla sua polarizzante ideologia di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non lo ha mai scoperto.
Niente altro da aggiungere?
Sì, ho voluto sottolineare la questione del carisma, una “grazia” che il fondatore del Sodalit Luis Fernando Figari e il suo “nucleo fondativo” avrebbero ricevuto, e che il cardinale Ghirlanda difende con rigore e intende “salvare” ad ogni costo. Il Sodalicio manca di carisma. Può sembrare audace da parte mia immischiarmi in faccende teologiche, ma se Ghirlanda legge Mezzi monti, Mezzi soldati o Nessuna notizia da Dio, vedrai che, soprattutto in quest’ultimo, è documentato che Figari, prima di creare il Sodalicio, verso la fine degli anni Sessanta aveva già comportamenti predatori sessuali. C’è almeno una testimonianza anonima che lo conferma, ei primi abusi da parte del fondatore sono avvenuti appena è nata questa istituzione, nei primi anni settanta. Ancora di più. L’approvazione pontificia – ora si sa anche – è stata ottenuta nascondendo e insabbiando deliberatamente i casi di abusi sessuali perpetrati dai suoi principali vertici. Si tratta, dunque, di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è con l’inganno e con menzogne, trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari.
https://www.religiondigital.org/vaticano/Pedro-Salinas-Sodalicio-figari-scicluna-bertomeu-investigacion-vaticano-abusos-peru-cipriani-carballo_0_2586641321.html
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Diocesi di Basilea ammette errori in un caso di abusi sessuali
La diocesi di Basilea ha ammesso gli errori commessi nella gestione di un caso di presunti abusi sessuali. Il vescovo Felix Gmür riconosce gli errori procedurali e parla di “un fallimento che non deve ripetersi”. Il caso è attualmente all’esame di Roma.
La diocesi di Basilea – che ha sede a Soletta – ha reagito a una notizia riportata nell’ultimo numero della rivista “Beobachter”. Secondo il media, un sacerdote nigeriano che lavorava nella diocesi di Basilea avrebbe ripetutamente abusato sessualmente di una minore tra il 1995 e il 1998.
Nel 2019 la donna ha denunciato l’abuso alla Chiesa cattolica. La competente commissione della Conferenza dei vescovi svizzeri l’ha riconosciuta come vittima e le ha versato un risarcimento di 15’000 franchi. Secondo il “Beobachter” però il presunto autore degli abusi non ha dovuto affrontare alcuna conseguenza.
La diocesi riconosce gli errori commessi
Reagendo alla notizia, la diocesi afferma di voler “riconoscere gli errori commessi, correggerli immediatamente e evitarli in futuro”. Gli errori procedurali hanno causato ulteriori sofferenze alla persona interessata.
“Il Vescovo si rammarica profondamente per questo, così come per il fatto che il diritto della persona interessata a essere trattata con dignità e a una procedura conforme al diritto canonico non è stato rispettato in passato”, continua il comunicato. Il caso è attualmente all’esame di Roma affinché la donna possa ricevere giustizia.
Alla diocesi di Basilea appartengono dieci cantoni: AG, BE, BL, BS, JU, LU, TG, SH, SO e ZG. Con oltre un milione di fedeli, è la diocesi più grande della Svizzera.
https://www.swissinfo.ch/ita/tutte-le-notizie-in-breve/diocesi-di-basilea-ammette-errori-in-un-caso-di-abusi-sessuali/48745186
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Le regole e la cultura che tengono nascosti i pedofili ai seguaci della fede dei Testimoni di Geova
Edward Narayan non sapeva di aver invitato a cena un molestatore di bambini fino a quando non è diventato un anziano della sua congregazione dei Testimoni di Geova nel 2020.
“Era un ragazzo molto simpatico, sono sicuro che molti di loro lo sono”, dice Narayan.
“Poi, quest’altro anziano si è lasciato sfuggire che era un pedofilo condannato.”
L’uomo, che da allora è morto ma non può essere nominato, è stato condannato nel 1990 per abusi sessuali su minori storici.
Ma Narayan non sapeva nulla del passato del suo ospite a cena fino a quando non è stato incaricato dei file riservati della sua congregazione di Chartwell. E fu allora che si rese conto che ce n’erano altri.
Ha scoperto che un altro membro attivo della sua congregazione era un pedofilo condannato e altri due uomini avevano una storia di gravi accuse di abusi sessuali su minori nei loro confronti. I due presunti casi, compreso uno venuto alla luce solo nel 2012, non sono mai stati denunciati alla polizia mentre Narayan era responsabile dei fascicoli.
Narayan ammette che all’epoca non era troppo preoccupato per le sue scoperte perché si fidava implicitamente che gli altri anziani sapessero cosa stavano facendo. E come nuovo anziano, desiderava seguire le regole.
“Nel manuale dell’anziano, ‘Pastore del gregge di Dio’, [dice] non puoi dire una parola a meno che l’ufficio legale della filiale locale non ti dica che puoi.”
Un’indagine RNZ ha scoperto che 11 Testimoni di Geova attivi hanno condanne per abusi sessuali su minori o gravi accuse mosse contro di loro , apparentemente all’insaputa della maggior parte dei seguaci. Un ex anziano ha anche affermato che gli è stato detto di distruggere le prove dei procedimenti disciplinari interni della chiesa , che avrebbero potuto includere casi relativi ad abusi sessuali su minori. I Testimoni di Geova negano fermamente qualsiasi suggerimento di distruzione criminale di prove.Le politiche e le pratiche della religione hanno tenuto per anni i membri all’oscuro degli abusi sessuali su minori all’interno della chiesa, e mentre sembra che stia cercando di affrontare questo problema, alcuni membri attuali ed ex della chiesa affermano che non è sufficiente.
Tutti i 19 ex o attuali Testimoni di Geova a cui si è parlato per questa storia vogliono vedere la chiesa cambiare il modo in cui tratta le accuse di abusi sessuali su minori e gli autori, affermando che le attuali politiche non riescono ancora a proteggere i bambini.
https://www.rnz.co.nz/news/in-depth/495876/the-rules-and-culture-that-keep-child-sex-offenders-hidden-from-followers-of-the-jehovah-s-witness-faith
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Abusò sessualmente 72 bambini, ex prete australiano condannato a 40 anni di carcere
Un ex sacerdote australiano condannato per aver abusato sessualmente di bambini si è visto aggiungere altri 12 mesi alla sua condanna già fissata a 39 anni di carcere per aver molestato una 72esima vittima. Gerald Ridsdale, 89 anni, è in carcere dal 1994 per una serie di condanne per abusi su bambini tra il 1961 e il 1988, mentre lavorava come sacerdote nelle chiese e nelle scuole del Victoria, suo stato natale.
È stato condannato dalla Ballarat Magistrates Court a un anno in più dopo essersi dichiarato colpevole, a giugno, di aver aggredito un ragazzino di 13 anni mentre lavorava in una scuola cattolica di Horsham nel 1987. Si tratta della sua 193a condanna per abusi su minori.
Ridsdale è apparso in tribunale in collegamento video da un letto dell’ospedale della prigione in cui è detenuto. Ha tenuto gli occhi chiusi per tutta l’udienza. Durante i suoi 29 anni da sacerdote, Ridsdale è stato spostato tra 16 incarichi ecclesiastici.
Nel 2017, un’inchiesta governativa sugli abusi sessuali su minori ha rilevato che i suoi frequenti trasferimenti erano la prova che la Chiesa copriva i suoi crimini. L’inchiesta ha scoperto che il defunto cardinale australiano George Pell, che nel 2014 è diventato il terzo ecclesiastico di più alto grado in Vaticano, sapeva che Ridsdale aveva abusato sessualmente di bambini anni prima del suo arresto. Pell ha negato di essere a conoscenza delle accuse penali contro Ridsdale.
https://www.lastampa.it/esteri/2023/08/15/news/gerald_ridsdale_ex_prete_condannato_abusi_sessuali_pedofilia-12997368/