Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?»

    «Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?»

    di Francesco Bertolucci – Una petizione all’Unione Europea e una istanza di procedura di infrazione urgente all’Onu. Entrambe, per chiedere cosa intendano fare questi due organismi sovranazionali per «risolvere il problema italiano», costringere il nostro paese a «prevenire il fenomeno» e «proteggere i minori dagli abusi sessuali, specie quelli ecclesiastici» visto che «la chiesa cattolica si differenzia in modo preoccupante per essere un’associazione strutturata che, grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio che mantiene tutte le modalità omissive e criminali originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo ‘floreo’ dallo stato, che la sta supportando con il silenzio e favorendone la linea criminale».

    È quanto si può leggere in quella che si può tradurre come una richiesta di pronto soccorso fatta da Rete L’Abuso, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia attiva dal 2010 che già in passato aveva sottoposto il problema sia all’Ue che all’alto commissariato per i diritti umani del comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. E che a metà febbraio di quest’anno ha inviato una informativa urgente alla Procura generale della Repubblica e alle forze dell’ordine dove denunciava la situazione degli abusi sessuali del clero sui minori italiani.

    «Lo abbiamo fatto – spiega Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso – perché in Italia manca una indagine governativa che faccia comprendere la grandezza del problema. Questa sarebbe necessaria. Già quando avevamo sottoposto il problema a Ue e Onu anni fa, ambedue gli organismi si erano detti molto preoccupati per quanto accadeva in Italia e avevano chiesto spiegazioni al nostro stato. Secondo il primo report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano presentato da noi ai primi di febbraio, in Italia ci sarebbero 418 preti pedofili sparsi per tutta la penisola per un numero potenziale di vittime stimato in circa 30mila. Ma sono numeri in difetto visto che l’arco di riferimento è di circa 13 anni e basato sulle denunce raccolte. Una stima possibile, basandosi su calcoli fatti da altre commissioni straniere, potrebbe variare da 50mila a oltre 1 milione di vittime, ovvero il numero più alto mai registrato in tutto il mondo».

    Le mancanze italiane 

    Oltre a quello di Rete L’Abuso, l’unico altro rapporto ufficiale è quello realizzato e diffuso a novembre 2022 dalla Conferenza Episcopale Italiana sulla pedofilia nel clero italiano. Nel rapporto della Cei si legge che nel biennio ’20-’21, nel Belpaese ci sarebbero state 89 vittime di 68 persone di ambito ecclesiastico. «Tralasciando che più di un quarto delle diocesi non ha fornito dati ma riferirsi solo agli anni 20-21 è risibile e non ha senso – afferma Michelangelo Ventura di Noi Siamo Chiesa, associazione che fa parte di ItalyChurchToo, coordinamento contro gli abusi nella chiesa – dovrebbero rendere disponibili gli archivi almeno degli ultimi 50 anni con indagini affidate a commissioni indipendenti. Come è stato fatto ad esempio in Germania, Francia e Portogallo. Lo Stato italiano dovrebbe chiederle a gran voce».

    Nei tre stati europei, commissioni indipendenti hanno ravvisato migliaia di casi grazie anche all’apertura degli archivi da parte della chiesa. In  Portogallo, dove oggi i preti sono circa 4mila, la commissione indipendente coordinata dal neuropsichiatra infantile Pedro Strecht ha censito un “numero minimo”, come precisa nella relazione, di 4815 vittime tra il 1950 e il 2022. In Germania secondo la commissione condotta dalle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen invece i minori abusati sessualmente sono stati 3677 da parte di 1670 religiosi tra il 1946 e il 2014, corrispondenti al 4,4% degli ecclesiasti tedeschi.

    La commissione indipendente sugli abusi sessuali nella chiesa francese (Ciase) presieduta dall’ex vicepresidente del consiglio di stato Jean-Marc Sauvé e pubblicata a fine 2021 ha riscontrato che, negli ultimi 70 anni, il 3 per cento del numero totale stimato dei preti francesi sarebbe pedofilo, pari a circa 3mila ecclesiastici, con una media di 72 vittime per sacerdote per un numero potenziale di abusati stimato in 216mila persone. Dai 29mila del 1995, oggi i sacerdoti in Francia sono circa 14mila, in Germania si è passati dai circa 18mila del 1997 ai 12mila di oggi mentre in Italia, che ha il numero più alto al mondo, si è passati dai circa 50mila dei primi anni 2000 (tra diocesani e religiosi) ai circa 43mila odierni, diaconi permanenti compresi. Il numero degli abusati è difficile ipotizzarlo ma, se guardiamo alle statistiche degli altri paesi, ci sarebbe poco da star tranquilli. Per far chiarezza, l’unica via sarebbe scoperchiare il vaso.

    «In Germania e Francia la chiesa ha stabilito un fondo per le vittime di 40 e 20 milioni di euro – continua Ventura – mentre qua da noi questo non esiste e già le commissioni indipendenti sono un tabù. Monsignor Lorenzo Ghizzoni, presidente del servizio tutela minori della Cei, durante il convegno ‘Dalla parte delle vittime’ del 19 novembre scorso alla Pontificia Università Lateranense, ha specificato che gli enti indipendenti di ricerca ‘Hanno fatto danni’ che ‘Non sarà costituita una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della chiesa’, ‘Non faremo proiezioni di dati o campionamenti come si fa in altre realtà ecclesiali, con cifre che piacciono a chi vuole seminare zizzania’ e precisato che il caso di ‘un prete che abusa una sola volta perché magari ubriaco o perché provocato in situazioni provocanti non è grave quanto quello di un abusatore seriale’.

    La chiesa italiana deve fare come quella tedesca, portoghese e francese: aprire gli archivi e darli a una commissione indipendente. E lo dico perché, come cattolico, voglio salvare la chiesa». La richiesta di un fondo a favore delle vittime, insieme all’obbligatorietà di un certificato antipedofilia esteso anche al clero e al volontariato attivo nella chiesa, sono altri due punti presenti nelle istanze inviate da Rete L’Abuso.  A questi si aggiunge la richiesta di estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini e l’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri paesi, «Uno dei nostri grossi problemi legislativi» come spiega Zanardi.

    Il problema delle denunce 

    Alcuni esperti affermano che solo il 10 per cento degli abusati presenta denuncia. Di per sé, già questo sarebbe un dato che lascia spazio a un potenziale sommerso gigantesco. «In più c’è da considerare che la persona abusata – chiarisce l’avvocato Mario Caligiuri che si occupa dei reati di abusi sessuali e collabora con Rete L’Abuso – può metterci molti anni a realizzare di aver subito un abuso. Il fatto che in Italia il reato di violenza, se non denunciato, può finire in prescrizione, è una spada di Damocle sulla testa degli abusati. Che andrebbe tolta. Poi ci sarebbe il problema degli sportelli diocesani, che la chiesa ha aperto in funzione di ascolto. Apparentemente sarebbero una buona cosa. Ma si tratta di una politica equiparabile a una apologia di efficienza della chiesa nel riuscire a controllare e gestire questo fenomeno autonomamente. Un aspetto grave che si può paragonare a una sorta di scippo della funzione allo stato. La chiesa non può essere la sola a trattare questi reati. Lo stato italiano sta facendo finta di non sapere».

    Se vagliamo le denunce che possiamo trovare da parte delle vittime, la maggior parte di queste iniziano con “ho denunciato il fatto alla parrocchia” come ha raccontato una ragazza sarda o “mi sono fatto forza e sono andato allo sportello diocesano” come ammetteva un ragazzo siciliano. Non che dire le cose in parrocchia sia il male ma nessuno di loro va direttamente dai carabinieri. Una soluzione ‘interna’ pensata anche in Vaticano se consideriamo il motu proprio del 2019 Vos Estis Lux Mundi di Papa Francesco nel quale aveva specificato «l’obbligo di segnalare tempestivamente» gli abusi al funzionario ecclesiastico ma non alla giustizia italiana. «La chiesa insiste a non rendere obbligatoria la denuncia alle autorità civili – continua l’avvocato Caligiuri – ma se vogliono acquistare credibilità, sarebbe la prima cosa che dovrebbero fare».

    «Negli sportelli diocesani – aggiunge Zanardi, che all’età di 11 anni ha vissuto in prima persona il dramma di essere abusato – si raccolgono le testimonianze con l’accordo tra le parti di non divulgare i dati. Te vai lì, denunci la cosa, lasci i dati, sottoscrivi e non ti viene dato alcun consenso informato. Te vai in nome di dio ma di fatto finisce tutto nell’archivio diocesano. E non te ne danno copia. All’interno archivio c’è un avvocato della chiesa che spesso insabbia tutto o che comunque può utilizzare poi le tue dichiarazioni in sede processuale. Questi poi non sono obbligati a denunciare ma gestiscono la cosa internamente». La segnalazione fatta prima in chiesa che alla giustizia, accadrebbe per un motivo psicologico. Il sacerdote è una figura autorevole e della quale la vittima si fida ciecamente, essendo una persona di cui si fidano anche i genitori stessi.

    «Il traumatismo derivato dall’abuso sessuale – spiega Sara Simona Racalbuto, psicologa clinica e psicoterapeuta, dell’ambulatorio Bambi dell’ospedale Regina Margherita di Torino, centro specializzato nell’intervento psicologico e medico in caso di abuso sessuale e maltrattamento su minori – trova la propria potenza destruente in relazioni in cui si è per natura preposti a fidarsi ed affidarsi. L’aggravante dal punto di vista psichico è proprio la confusività generata da quel tipo di relazione, dove la vittima si sente colpevole e partecipa essendo legata emotivamente al suo abusante. Da qui la fatica del rivelare o di violare quel patto anche non esplicito di non tradire l’abusante o di non tradire i genitori o l’altro riferimento adulto non abusante».

    Denunciando i fatti alla chiesa, la persona abusata pensa quindi di fare la scelta più giusta. Possibili problemi poi potrebbero derivare dall’aspetto della riforma Cartabia approvata nel 2022 che ha reso procedibili secondo querela di parte anche i reati di violenza e la cosiddetta giustizia riparativa, che andrà in vigore da giugno di questo anno. Se da un lato questa ha il lato nobile di far cercare un accordo tra le parti, può essere avviata dall’autore del reato e comportargli una pena più favorevole, dall’altro mettere a fronte la vittima con una persona che magari non propriamente pentita di quanto fatto, potrebbe dare nuovi problemi psicologici. Queste ultime però sono solo ipotesi. «Di sicuro – sottolinea Zanardi – c’è il problema dei Patti Lateranensi stipulati nel ’29 da Mussolini. Questi dicono in sostanza che il vescovo qualora intervistato da un magistrato su un reato commesso da un suo prete, se ritiene che la questione sia riservata al suo ministero, ha facoltà di non rispondere al magistrato. Ci vorrebbe l’obbligo di denuncia e di cambiare i Patti Lateranensi».

    Una possibile soluzione 

    Nello specifico, Zanardi si riferiva all’articolo 4 dei Patti Lateranensi che dice testualmente: gli ecclesiastici non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità a dare informazioni su  persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero. Cambiare unilateralmente i Patti Lateranensi, oltre forse a non centrare del tutto il problema, non sarebbe semplice. «La Costituzione – chiarisce Piercamillo Davigo, ex presidente della II Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione ed ex membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura – dice che le modifiche di comune accordo dei Patti Lateranensi non richiedono modifiche costituzionali. Quindi quelle senza accordo richiedono un procedimento di revisione  costituzionale».

    L’obbligo di denuncia per reati contro le persone invece riguarda i pubblici ufficiali. “Tutti i ministri del culto, non sono né pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio. L’obbligo di denuncia quindi non c’è – specifica Piero Forno, ex magistrato e sostituto procuratore del Tribunale di Milano, noto come «il pm dei bambini’ e che inventò in Italia la specializzazione in reati sessuali – Io sarei dell’idea, e con questo non prendo posizione contro la chiesa cattolica ma prendo posizione sul problema, che un abuso sessuale in danno di minori appartiene a quella categoria di reati per i quali qualunque cittadino, se ne viene a conoscenza, lo deve denunciare. E sarebbe una soluzione in radice che non lascia spazi a fori esterni. Non è che dobbiamo inventarci qualcosa. Basta modificare l’articolo 364 del codice penale».

    L’articolo 364 specifica: il cittadino, che, avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello stato, per il quale la legge stabilisce la pena di morte o l’ergastolo, non ne fa immediatamente denuncia all’autorità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro. Facendo un esempio, reati contro personalità dello stato può significare che se abbiamo un vicino di casa con la casa piena di armi e veniamo a conoscenza che sta organizzando un attentato, ovvero reato contro la personalità dello stato, siamo obbligati a denunciare. «Basterebbe aggiungere all’articolo una cosa come ‘e un reato in danno di minori’, ovvero una violenza sessuale o maltrattamenti – afferma Forno – che è quello che succede in Francia. In Francia è stato condannato, poi andato in prescrizione, il cardinale Philippe Barbarin perché ha coperto un parroco che aveva abusato di un centinaio di ragazzi della sua parrocchia. Lui lo sapeva, lo ha preso e trasferito. Come cittadino però aveva obbligo di denunciare. Manca questo obbligo in Italia».

    Questo non andrebbe contro al cosiddetto segreto professionale, inteso come quello salvaguardato dall’articolo 200 del codice di procedura penale il quale specifica che non si può obbligare a deporre su quanto conosciuto per ragione del proprio ministero, i ministri di confessioni religiose. «Se stabiliamo un principio generale del cittadino – osserva Forno – è difficile che il ministro del culto possa avvalersi del segreto professionale. Perché il segreto professionale è sostanzialmente legato al sacramento della confessione. Non ci sono deroghe. Se vado a confessare anche il più atroce delitto, questo non può dire: vado dai carabinieri. La legge non stabilisce nessun obbligo. L’unica sarebbe quella che impone a tutti i cittadini di denunciare non solo i delitti contro la personalità dello stato ma anche maltrattamenti e violenze sessuali in danno di minori. Se voi venite a conoscenza di una notizia di reato, una confidenza di una amica minorenne ‘guarda, son stata violentata’, vai a denunciare. È di una semplicità tale da far pensare che se questo non succede è perché c’è una volontà politica, spiace dirlo, in senso contrario.  Altrimenti non si spiega».

    Quanti potrebbero essere gli abusati in Italia e perché
    Per cercare di inquadrare il problema nell’arco di più anni, ci sono ipotesi che si basano su potenziali stime su preti-orchi e vittime, dettate da quanto è accaduto negli altri stati. Si può arrivare all’8 per cento del totale dei preti presenti sul territorio calcolato dalla Nsac, la National Sexual Assault Conference, passando dal 4 per cento stimato da Bryan Froehle, professore di teologia alla Palm Beach Atlantic University e il 6 per cento di Richard Sipe, ex presbitero e psicoterapeuta, conosciuto al grande pubblico perché citato anche nel film Il caso Spotlight, che durante le sue ricerche sul comportamento sessuale dei preti cattolici e dei loro superiori, aveva intervistato 1500 sacerdoti rilevando che 90 di loro avevano rapporti con minori. Stando agli studi realizzati dallo stesso Sipe, ogni prete pedofilo, visto il numero di adolescenti e preadolescenti coi quali è quotidianamente a contatto nell’esercizio delle sue funzioni, potrebbe arrivare ad abusare di oltre 250 vittime nel corso della propria vita.

    Ovviamente non è una equazione sicura. Per altri casi negli  Stati Uniti, Andrew Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, presume che si possano contare 50 vittime per sacerdote pedofilo. Quasi dieci anni fa, nel 2014, Papa Francesco  diceva in una intervista all’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari che la pedofilia all’interno di tutta la chiesa sarebbe al livello del 2 per cento. Fino a pochi anni fa i sacerdoti in Italia erano poco più di 50mila. Tenendoli come numero medio nel corso dei decenni, fossero ad esempio il 2 per cento, ovvero 1000, facendo un rapido calcolo gli abusati potrebbero oscillare dai 50mila di Greeley ai 72mila della Ciase fino ad arrivare ai 250mila di Sipe. Fossero l’8 per cento invece, si tratterebbe di 4000 preti pedofili per potenziali 1 milione di vittime stimate sui numeri di Sipe. Così fosse, i numeri italiani sarebbero i più alti mai registrati in tutto il mondo. Ma senza una commissione indipendente, si tratta solo di ipotesi.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1665464/chiesa-vittime-stato-italia-puo-anni-problema-abusi-abuso-numero

  • ECA Global in supporto alle istanze dei sopravvissuti italiani a UE e ONU

    ECA Global in supporto alle istanze dei sopravvissuti italiani a UE e ONU

    Ending Clergy Abuse (ECA Global) è un’associazione internazionale di sopravvissuti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 25 paesi e 6 continenti che lottano per costringere la Santa Sede a proteggere i bambini dagli abusi del clero e a cercare giustizia per gli adulti sopravvissuti agli abusi del clero da bambini.

    Nel 2014, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, a seguito di testimonianze e testimonianze di funzionari della Santa Sede e di sopravvissuti e difensori dei diritti umani, ha pubblicato risultati e raccomandazioni. Il Comitato ha rilevato che la Santa Sede non è riuscita a proteggere i bambini dagli abusi sessuali del clero e questo fallimento è stato sistematico e ha chiesto che alcuni cambiamenti fossero attuati dalla Santa Sede.

    Ad oggi la Santa Sede non ha risposto formalmente a questi risultati e raccomandazioni. Nel 2019 non è riuscito a presentare il rapporto richiesto al Comitato delle Nazioni Unite e da allora. Più gravemente, la Santa Sede non è riuscita ad attuare le conclusioni chiave del Comitato per la protezione dei bambini, che includono l’attuazione di una legge universale di tolleranza zero per la Chiesa, che richiede ai funzionari della Chiesa di segnalare casi di abusi sessuali alle autorità civili locali e fornisce accesso alle vittime dei loro fascicoli di abusi.  Questi fallimenti continuano a mettere i bambini a grave rischio in tutto il mondo.

    ECA Global è venuta alle Nazioni Unite nel 2018, 2019 e 2020 per presentare ulteriori casi da tutto il mondo di abusi del clero e chiedendo che la Santa Sede risponda e adempia ai loro obblighi del trattato di presentare il loro rapporto. Dato questo clima di continua non reattività da parte della Santa Sede, la Corte dei conti europea invita l’Unione europea a esercitare la sua pressione e influenza sulla Santa Sede affinché rispetti pienamente le sue raccomandazioni delle Nazioni Unite.

    Sinceramente

    I membri del Consiglio globale della Corte dei conti europea:

    Tim Law   Stati Uniti   timalaw@aol.com

    Simone Padovani  Italia  Simone.padovani@gmail.com

    Sara Oveiedo  Ecuador  sara.oviedofierro@gmail.com

    Denise Buchanan  Giamaica sacredgardens2000@yahoo.com

    Adalberto Mendez  Messico  adalsamma@yahoo.com.mx

  • Scandaloso: la terrificante storia di un prete di Antioquia che violentò un chierichetto mentre c’era messa

    Scandaloso: la terrificante storia di un prete di Antioquia che violentò un chierichetto mentre c’era messa

    La mano destra con cui il sacerdote distribuiva le benedizioni è stata usata per spogliare con la forza un bambino di 10 anni a Medellín. I santi della parrocchia furono testimoni della Via Crucis che subì. Secondo i dati dell’Arcidiocesi, 26 sacerdoti sono stati indagati dalla Procura Generale per reati sessuali commessi contro minori.

    Sebastián* si trovava nella sagrestia della chiesa, dove offriva il servizio di chierichetto, quando padre Julio lo afferrò con forza, gli strappò i vestiti e lo costrinse a mettergli in bocca i genitali. Mentre le sue lacrime scendevano e cercava di lasciarsi andare, in sottofondo si sentivano i canti dei parrocchiani e le parole bibliche sulla Divina Misericordia.

    L’avvertì che non poteva dire cosa fosse successo perché nessuno le avrebbe creduto. Il ragazzo è rimasto in silenzio e la scena si è ripetuta tre volte: quando si stava preparando in un bagno per fare un tuffo nella piscina del seminario e dopo aver terminato l’Eucaristia. Aveva sempre la tonaca sopra, un crocifisso appeso al collo e uno sguardo che solo i bambini conoscevano.

    “Ha spinto la porta del bagno, mi ha tolto i vestiti, mi ha chiesto di fargli sesso orale, mi ha penetrato e mi ha minacciato perché non raccontassi cosa era successo”, ha detto il minore a un pubblico ministero e ha indicato come responsabile un alto funzionario della Chiesa Cattolico ad Antioquia. La Medicina Legale ha confermato il suo incubo e la famiglia del sacerdote ha provato a respingere la denuncia con i soldi.

    Hanno offerto ai parenti del minore dieci milioni di pesos in cambio del silenzio. La proposta è stata respinta perché il denaro non ha alleviato il loro dolore e hanno continuato a cercare giustizia in un tribunale cittadino. Ogni passo che facevano li immergeva nella tristezza: “In chiesa mi hanno risposto che l’avevo chiesto e che non avevano alcuna responsabilità”.

    Sebastián era pieno di sensi di colpa, ha cercato di togliersi la vita e ha riacquistato la tranquillità che suo padre gli aveva tolto con i farmaci per controbilanciare la sua depressione. Tra le sue braccia le tracce del terrificante episodio: “Quando mi sono ricordato di tutto quello che è successo, mi sono tagliato i polsi e sono finito in ospedale. In totale, ci sono 36 segni di quel momento orribile.

    Un giudice privò il sacerdote della libertà per tre anni e, scontata la pena, tornò a socializzare la parola di Dio tra la folla. Altri sei che hanno affrontato le stesse denunce di abusi sessuali a Medellín sono tornati nelle parrocchie, altri due hanno un ministero limitato e sei sono dietro le sbarre per essere un pericolo per la società.

    La sentenza non ha convinto la vittima e la banda criminale che opera nel suo quartiere ha proposto di assassinarlo perché la giustizia nelle loro mani, in alcune strade della città, ha più peso di quella dello Stato. Tuttavia, il bisogno di perdono che gli è stato instillato nella chiesa “non mi ha permesso di farlo, come morirà qualcuno a causa mia? Non ha detto.

    Quello che ha fatto è stato prendere le distanze dai sacerdoti e sollecitare altri bambini a denunciarli. Sulla strada della difesa dei diritti umani dei più piccoli si è imbattuto in testimonianze dolorose: «Un accolito si è ubriacato di vino consacrato perché si lasciasse maltrattare dal sacerdote e gli ha dato anche della marijuana in un appartamento di Laurele”.

    Molti casi avvenuti nell’intimità della chiesa non sono responsabili perché la Procura non porta le prove, al di là della testimonianza della vittima, per dimostrare la violenza. L’avvocato Carlos López, esperto in materia, ha affermato che diversi abusi rimangono nel dimenticatoio perché non ci sono conclusioni oggettive nel processo penale.

    https://www.semana.com/nacion/articulo/escandaloso-la-aterradora-historia-de-un-sacerdote-en-antioquia-que-violaba-a-un-nino-monaguillo-mientras-habia-misa/202355/

  • Germania, 250 sacerdoti indagati per possibili reati sessuali

    Germania, 250 sacerdoti indagati per possibili reati sessuali

    Gli autori del rapporto sugli abusi di Friburgo sollevano gravi accuse contro l’ex arcivescovo e capo della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch. L’uomo, che ad oggi ha 84 anni, è minacciato di sanzioni in una procedura vaticana. Avrebbe contribuito ad occultare sistematicamente i casi di pedofilia, quando era alla guida della diocesi locale. In questo modo ha violato il diritto canonico.

    Il rapporto dell’arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia

    Secondo il rapporto dell’arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia, l’amministrazione ecclesiastica ha comunicato il documento che attesta le prove dell’insabbiamento. Un rapporto che ha analizzato più di venti casi, per verificare come i responsabili dell’arcidiocesi di Friburgo abbiano affrontato le vittime, gli autori e quali strutture abbiano incoraggiato gli abusi. Dal 2019, la commissione investigativa Ag, formata da quattro esperti esterni di magistratura e polizia criminale, ha analizzato circa mille verbali della gestione diocesana e condotto complessivamente oltre 400 rilevazioni.

    Il presidente della commissione di elaborazione Striet ha affermato che sono più di 540 le persone probabilmente colpite ed oltre 240 i chierici accusati; tuttavia bisogna agire con cautela. 

    Nell’occultamento dei casi ci sarebbe il presunto coinvolgimento di Robert Zollitish e il defunto arcivescovo Oskar Saier, che ha rannodato le indicazioni per coprire gli abusi sessuali. “I miei due predecessori hanno semplicemente ignorato la legge ecclesiastica che prevedeva l’intervento e la denuncia dei casi” ha dichiarato recentemente il vescovo attuale, Monsignor Stephan Burger.

    L’arcivescovo Robert Zollitisch, che in passato ha ricoperto la carica di presidente della Conferenza episcopale tedesca dal 2008 al 2014, viene accusato di avere ignorato durante il suo mandato di arcivescovo i dettami del diritto canonico, in relazione ai casi di abuso su minori.

    Lo scorso ottobre, l’84 enne, in un video, aveva già ammesso di essersi “macchiato di gravi colpe” e, tuttavia, un suo portavoce ha dichiarato che l’uomo “non intende commentare le risultanze del rapporto“.

    Insabbiamento programmato

    Si ritiene che i due preti più noti di Friburgo, l’arcivescovo Robert Zollitsch e il defunto Oskar Saier, abbiano insabbiato i presunti casi di pedofilia nella Chiesa. Zollitsch, in particolare, ha ignorato, durante il suo mandato dal 2003 al 2013, il diritto canonico, ovvero il diritto ecclesiastico, in merito ai casi di abuso, insabbiando e non denunciando.

    Il processo di Insabbiamento è avvenuto non denunciando direttamente alla magistratura i casi scoperti, ma mettendo in congedo o allontanando i colpevoli in altre parrocchie. Eugen Endress, membro dell’Ag, ha riferito: “Apparentemente pensava che il suo comportamento fosse l’unica cosa giusta da fare: proteggere la chiesa”. Riportando che, in questo quadro di insabbiamento, Zollitsch non è stato più in grado di coprire i colpevoli come un tempo. L’ex arcivescovo inoltre, si è rifiutato di collaborare con le forze dell’ordine. Lo scorso autunno, l’arcivescovo emerito di Friburgo ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava “espressamente” le proprie colpe. Ora spetta alla Santa Sede il compito di pronunciarsi sulle conseguenze.

    Endress ha anche rivelato, recentemente, di essere senza parole: “Sono sbalordito dal fatto che Zollitsch abbia valutato i rapporti sessuali consensuali tra sacerdoti e donne adulte peggiori degli abusi sui minori. Siamo rimasti senza parole”.

    Zollitsch viene accusato di avere ignorato, nel suo mandato di arcivescovo, le norme del diritto canonico in relazione ai casi di abuso su minori.

    La Chiesa a Sua immagine

    L’immagine della Chiesa, oggi, è il risultato delle sue piaghe, che non derivano da singoli mali, ma sono costituiti da una faida interna con ritorsioni esterne. Essenziale a questo punto che la Chiesa stessa debba o tornare indietro a ripristinare la tradizione, ricostituendo con austerità i precetti della dottrina ecclesiastica, o continuare il processo di riforma in questo nuovo papato.

    L’inchiesta, in Germania, in merito ai casi di pedofilia ha colpito anche il Papa emerito Benedetto XVI. Di recente,  i 5 eredi, sono stati citati nell’ambito di una causa per danni che una vittima di abusi sta portando avanti contro l’arcidiocesi di Monaco.

    Ratzinger inoltre, secondo le accuse, dal 1977 al 1982 non avrebbe preso provvedimenti nei confronti di alcuni sacerdoti coinvolti in quattro casi di abusi sessuali.

    Germania, 250 sacerdoti indagati per possibili reati sessuali

  • Muore padre Carlos Buela, accusato di pedofilia fu accolto a Genova sotto l’ala di Bagnasco

    Muore padre Carlos Buela, accusato di pedofilia fu accolto a Genova sotto l’ala di Bagnasco

    E’ morto a Genova lo scorso 23 padre Carlos Buela, fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato.

    Fu condannato da Papa Francesco per abusi sessuali ai danni di seminaristi della sua congregazione e trasferito dall’Argentina in Europa.

    Nel 2017 fu rintracciato dalla Rete L’ABUSO a Genova, si nascondeva in una chiesa in zona Di Negro.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2017/04/07/abuso-dei-seminaristi-don-carlos-si-nasconde-in-una-chiesa-di-genova/

  • Ex presidente dei vescovi tedeschi, «gravi violazioni» nella gestione dei casi di abuso

    Ex presidente dei vescovi tedeschi, «gravi violazioni» nella gestione dei casi di abuso

    FRIBURGO-ADISTA. L’ex presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK) e arcivescovo di Friburgo, mons. Robert Zollitsch, risulta gravemente responsabile della pessima gestione degli abusi nella sua diocesi, secondo quanto risulta dal rapporto di 600 pagine sull’arcidiocesi di Friburgo pubblicato il 19/4, che riporta gravi comportamenti scorretti e violazioni della legge da parte di Zollitsch e del suo predecessore Oskar Saier nell’affrontare reati penali da parte di sacerdoti, dando la priorità alla protezione della Chiesa come istituzione e degli autori, ha spiegato l’autore dello studio Eugen Endress. Nessun aiuto per le persone colpite e le loro famiglie. Il capo della commissione indipendente per il trattamento degli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Friburgo, Magnus Striet, presume che più di 250 sacerdoti si siano resi colpevoli di abusi o ne siano stati accusati dal 1945; almeno 540 le vittime presunte per difetto.

    L’inchiesta documenta che la Chiesa «è stata indifferente per decenni nei confronti dei bambini maltrattati e feriti nell’anima», secondo una dichiarazione iniziale della Commissione dell’arcidiocesi per le persone colpite, proteggendo al contrario gli autori dei crimini.

    Zollitsch ha restituito la Croce federale al merito, conferitagli nel 2014 per i suoi servizi alla Chiesa e alla società, e ha rinunciato al “privilegio” di essere sepolto nella cattedrale di Friburgo dopo la sua morte, come è consuetudine nella diocesi.

    Il primo ministro del Baden-Württemberg Winfried Kretschmann ha informato l’agenzia KNA che Zollitsch si era offerto di restituire la medaglia Staufer assegnata nel 2014 e l’Ordine al merito statale del 2011. «Accetto questa offerta», ha detto Kretschmann, che è anche commissario del governo statale per la religione. «I risultati dello studio sugli abusi di Friburgo mi sconvolgono. Mi lasciano sbalordito. Le vittime di abusi sono state esposte impotenti a questo evidente fallimento delle strutture ecclesiastiche per anni».

    Gli autori dello studio non hanno trovato, invece, evidenze di insabbiamenti a carico dell’arcivescovo in carica Stephan Burger (dal 2014). Il quale è rimasto sconvolto dai risultati: «I miei predecessori in carica hanno semplicemente ignorato la legge ecclesiastica applicabile, che prevedeva l’intervento e la segnalazione dei casi».

    Contro Zollitsch è stato avviato un procedimento canonico secondo il motu proprio Vos estis lux mundi, che regolamenta le modalità di denuncia dei vescovi. In qualità di arcivescovo, Burger ha chiesto perdono alle vittime e ha assicurato loro il sostegno. «Lo faccio con piena convinzione», ha affermato (katholisch.de, 18/4). Nessun commento sul processo in corso.

    Quanto a Zollitsch, non ha voluto commentare la questione, per il momento. «Per rispetto nei confronti delle vittime di violenze sessuali e per rispetto di un lavoro necessario e completo», Zollitsch ha imposto il silenzio, ha detto il suo portavoce. A ottobre aveva ammesso di aver commesso errori in passato.

    https://www.adista.it/articolo/69912

  • “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    Appena sei giorni dopo la deposizione del patriarca Francesco Moraglia in Tribunale, nel caso del “corvo di Venezia” scoppia un inatteso cortocircuito. Il vescovo pensava di aver chiarito tutto in merito alle accuse false e calunniose di abusi sessuali contro sacerdoti della chiesa lagunare, contenute nei volantini che apparvero in città nel 2019 e che hanno fatto finire sotto processo il milanese Enrico Di Giorgi, 77 anni, ex dirigente di Montedison, e Gianluca Buoninconti, 55 anni, tecnico informatico lombardo. Moraglia aveva ricondotto quelle insinuazioni a una ritorsione infondata per il trasferimento di don Massimiliano D’Antiga dalla parrocchia di San Salvador a San Marco. Si era detto addolorato e ferito per essere stato additato come il pastore che aveva chiuso un occhio, evitando di vedere gli scandali nella comunità ecclesiastica veneziana. Alla fine aveva però dovuto ammettere che un caso di abusi nei confronti di minorenni c’era stato, nella parrocchia dei Carmini, dove un sacerdote si spogliava e faceva spogliare alcuni ragazzini. “Una goliardata”, aveva commentato, parlando di una vicenda isolata ma ammettendo che il sacerdote era stato sospeso dal servizio per cinque anni ed era stato sottoposto a un procedimento penale, concluso con un patteggiamento per adescamento di minori.

    In realtà, però, di casi sospetti ce ne potrebbero essere altri: è la clamorosa novità emersa al termine della giornata di venerdì, quando il promotore di giustizia, don Federico Bertotto, ha raccolto per tre ore la deposizione del professor Alessandro Tamborini. Quest’ultimo è stato il principale accusatore di don D’Antiga, al punto da averne chiesto a suo tempo al Vaticano il trasferimento, prima che il sacerdote fosse ridotto dal Papa allo stato laicale a causa della sua insubordinazione verso il Patriarca. Tamborini (che si firma “Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico, Teologo, Cattedratico e studioso di Scienze Religiose”) ha consegnato a don Bertotto un dossier di 33 pagine, con la ricostruzione di una quarantina di fatti e circostanze riguardanti sia “quattro sacerdoti con comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, sia “violazioni dei doveri canonici di attendere al governo della Diocesi e un atteggiamento di inerzia sulle molteplici denunce dello scrivente su varie situazioni diocesane e presbiteri sin dal 2014”. Un doppio attacco, alla moralità della Chiesa veneziana e al Patriarca. Paradossalmente sono le stesse accuse contenute nei volantini anonimi del Corvo, la cui paternità diffamatoria è stata attribuita dalla Procura a Di Giorgi e Buoninconti, con un ispiratore rimasto nell’ombra.

    Tamborini, accompagnato dall’avvocato Sara Franchini, ha riferito anche di aver scoperto che un paio di sacerdoti veneziani frequentano l’app Grindr, alla ricerca di incontri occasionali a sfondo sessuale con uomini. Le presunte prove sarebbero contenute nelle pagine del dossier, che darebbero una certa sostanza alle accuse del Corvo, da cui tuttavia Tamborini si è sentito diffamato. Dopo che i giornali locali hanno riferito della deposizione, il Patriarcato ha diffuso un comunicato stampa. Spiega che Tamborini era già stato ascoltato (presente il vicario generale Angelo Pagan) il 14 settembre 2022. A uno scritto successivo di sintesi, “che per la gran parte riprendeva tematiche oggetto del colloquio e che avevano già ricevuto esaustiva spiegazione da parte del Patriarca, è stato dettagliatamente risposto il successivo 4 ottobre“. Il Patriarcato nega di aver trovato in altre mail “segnalazioni di comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, ma afferma di aver “ritenuto utile acquisire in modo formale ciò che egli (Tamborini, ndr) diceva di voler riferire circa condotte e comportamenti” attraverso il promotore di giustizia. E nel merito? “Da un primo esame emerge come, in gran parte, si tratta della ripetizione ordinata di questioni già segnalate e debitamente valutate in passato. Riguardo ai sacerdoti, si tratta per lo più di segnalazioni già ricevute e valutate. Due di queste sono relative a presbiteri di altre diocesi, non più presenti nel nostro territorio da diversi anni, e che non hanno avuto l’uno incarichi parrocchiali e l’altro alcun incarico in Diocesi. Le altre segnalazioni appaiono più che altro impressioni e considerazioni generiche (…) prive di rilevanza penale-canonica”, sostiene il Patriarcato.

    La replica di Tamborini è feroce. “Nel comunicato del Patriarcato sono contenute menzognere affermazioni e precipue volontà di discreditare, denigrare e diffamare lo scrivente. Ho già dato incarico ai miei legali di formulare denuncia contro le SS.VV. per diffamazione”, scrive. Inoltre, “in relazione a quanto dichiarato circa le “fantasie” attribuite allo scrivente di aver adito le massime autorità Vaticane intese in S.E. il Nunzio Apostolico (monsignor Emil Paul Tscherrin, ndr), massimo rappresentante della Chiesa e del Vaticano nello Stato Italiano, e S.E. il Segretario di Stato Vaticano (il cardinale Pietro Parolin, ndr)… le citerò con rogatoria internazionale come testimoni nel processo in corso sul “corvo””. Poi polemicamente chiede a don Bertotto: “Quale è la sua funzione di promotore di giustizia se un Patriarca e un vicario generale sovrastano i suoi compiti di indagine, emettendo un comunicato stampa solo 24 ore dopo la consegna di un memoriale di quaranta contestazioni e trenta capi di accusa, nel quale negano ogni addebito, dichiarano false le accuse, indicano fatti e circostanze come non inerenti a procedimenti canonici o penali, affermando dunque di aver svolto le indagini, e denigrando e diffamando lo scrivente?”. Per finire, Tamborini chiede la rimozione del Patriarca, che poi era la stessa minaccia pronunciata da D’Antiga, secondo quanto Moraglia ha riferito in Tribunale. Il 25 aprile si celebra la festa di san Marco: per la Chiesa veneziana non poteva esserci vigilia peggiore.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/24/corvo-di-venezia-la-deposizione-del-teologo-preti-con-condotte-sessuali-poco-consone-la-chiesa-non-fa-nulla-il-patriarcato-nega/7140627/

  • Abusi sessuali a Provolo: arrivano le accuse nel processo contro due suore e altri ex lavoratori

    Abusi sessuali a Provolo: arrivano le accuse nel processo contro due suore e altri ex lavoratori

    Il passaggio di un gruppo di studenti sordi (ragazzi e ragazze) attraverso l’ istituto religioso Antonio Próvolo e i suoi rifugi è stato un vero incubo , vivevano svegli e -purtroppo- non faceva parte di un sogno . A fine novembre 2019 , la Giustizia di Mendoza ha condannato due sacerdoti ( Horacio Corbacho e Nicola Corradi ) e un ex giardiniere locale ( Armando Gómez ) rispettivamente a 45, 42 e 18 anni di reclusione ; tutti giudicati colpevoli e autori di molteplici abusi sessuali commessi nell’istituto e in modo sistematico . A loro si unirono anche Jorge Bordón , ex chierichetto dell’istituto e che era stato condannato a 10 anni di carcere un anno prima e dopo aver ammesso di essere l’autore degli abusi di cui era accusato.

    Tre anni e mezzo dopo questa storica sentenza -di cui si è parlato in tutto il mondo-, nella magistratura penale collegiale di Mendoza, inizia in questi giorni a concludersi il secondo dei processi per i suddetti abusi . Nel processo in corso , 9 donne, ex lavoratrici dell’istituto , sono imputate e sotto processo per diversa partecipazione agli abusi. E sebbene la maggior parte di loro sia accusata di aver insabbiato e facilitato gli attacchi sessuali di Corradi, Corbacho, Gómez e Bordón, una delle suore ha un’accusa in quanto autrice di uno degli abusi .

    Si tratta della suora giapponese Kumiko Kosaka , denunciata e formalmente accusata dalla Procura di aver abusato di una ex studentessa dell’istituto . Inoltre, condivide le spese generali con il resto degli ex lavoratori come partecipante.

    Venerdì 28 aprile inizieranno le denunce delle 3 cause che danno forma al secondo dei processi per abusi in istituto. E questa fase inizierà esattamente cinque giorni dopo il 2° anniversario dall’inizio del processo , iniziato presso le strutture dei tribunali provinciali il 3 maggio 2021 .

    GLI IMPUTATI

    Insieme a Kumiko Kosaka (unico imputato in questo secondo processo accusato di essere l’ autore degli abusi ), la suora Asunción Martínez , l’ex rappresentante legale di Próvolo e l’assistente sociale Graciela Pascual , nonché l’ ex cuoca, una psicologo e 4 ex direttori di Próvolo.

    La prima delle cause è quella che individua Kosaka come autore di un abuso sessuale commesso nei confronti di un ex studente di Próvolo , che dormiva anche nelle strutture dell’istituto che aveva sede in via Boedo 385 a Carrodilla (Luján de Cuyo) . La seconda, invece, coinvolge anche la suora giapponese , sebbene già partecipe e/o occultatrice di altri 6 fatti ; mentre il terzo delle cause comprende già anche le altre donne e l’imputazione è di partecipanti e dissimulatori(Pertanto, se giudicati colpevoli, le condanne sono drasticamente inferiori rispetto a quanto già ricevuto dai sacerdoti in quanto autori delle violenze sessuali).

    ERMETISMO

    A seguito di una richiesta dell’avvocato di Kumiko Kosaka , il tribunale ha ordinato il divieto di fornire dettagli su ciò che è accaduto dietro le quinte delle udienze . Questa decisione è stata contestata dalle vittime e dalle loro famiglie , nonché dagli avvocati che le accompagnavano.

    Al di là di quanto accaduto e di quanto dichiarato a porte chiuse delle udienze di questo secondo processo, già nell’istruttoria del processo (l’ istruttoria precedente al primo dei casi in corso di giudizio) le vittime hanno indicato Kumiko Kosaka come liberatrice di abusi commesso da Horacio Corbacho .

    Inoltre, in un’altra delle cause – di cui si discute in questi giorni – un giovane ha denunciato che la suora lo aveva masturbato quando studiava e dormiva a scuola e, all’epoca, era minorenne . Nel frattempo, gli ex studenti hanno anche sottolineato che Kosaka li aveva incoraggiati a toccarsi e li aveva persino filmati mentre facevano il bagno .

    Quanto agli altri imputati , essi rientrano nel terzo processo , dove sono imputati come complici e occultatori .

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/abusos-sexuales-en-el-provolo-se-vienen-los-alegatos-en-el-juicio-contra-dos-monjas-y-otras-ex-trabajadoras/

  • Sacerdoti pedofili in tutto il mondo – la sola Italia detiene il 43% dell’Europa, il 12,7% nel mondo

    Sacerdoti pedofili in tutto il mondo – la sola Italia detiene il 43% dell’Europa, il 12,7% nel mondo

    L’Italia è il paese al mondo con la maggiore popolazione di sacerdoti e il maggior numero percentuale di cattolici, ossia, potenziali prede.

    L’irlandese Mark Vincent Healy ripropone su base  statistica questa volta globale, il potenziale italiano.

    Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili

    L’Italia rappresenta il 46% della popolazione cattolica dell’UE che subisce abusi sessuali su minori.

    L’Italia rappresenta il 12,7% della popolazione cattolica mondiale di abusi sessuali su minori.

    Ci sono circa 3,6 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nell’Unione europea.

    Ci sono circa 7,9 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nel mondo.

    È un imperativo delle Nazioni Unite invitare l’Italia, in qualità di firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, a condurre un’inchiesta nazionale come parte di tale trattato sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica nei delitti contro l’umanità in Italia.

    È un imperativo dell’Unione europea attraverso il Parlamento europeo invitare l’Italia come Stato membro a condurre un’inchiesta nazionale sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica in reati contro cittadini europei in Italia .

    Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata dalle Nazioni Unite per i gravi reati perpetrati contro i bambini a livello globale, come crimini contro l’umanità per lo stupro e la contaminazione sessuale dei bambini.

    Va ricordato che Papa Francesco ha riconosciuto che il 2% dei preti cattolici sono pedofili (intervista a Eugenio Scalfari [IT https://bit.ly/1m6Uy5S – EN https://bit.ly/2O1u6VS]) secondo il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report su https://bit.ly/3lio1TM pagina 216.

    Il 2% dei sacerdoti cattolici nel mondo rappresenta e stima 1,9 milioni di vittime da parte di 7.929 sacerdoti cattolici.

    Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata da un appello emesso dal Parlamento europeo per i gravi reati perpetrati contro i bambini in quanto cittadini europei, come crimini contro l’umanità per stupro e contaminazione sessuale dei bambini all’interno dell’Unione europea.

    Mark-Vincent Healy [ mvh@onevoice.ie ] www.onevoice.ie ©2023

    https://www.mvh.ie/research/230419-IT-Percentuale-stimata-del-sacerdote-pedofilo.pdf

  • Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Nelle conclusioni domanda:

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli in ambito di società civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi dall’abuso sessuale. Oggi lo Stato membro non è in grado di garantire ai cittadini dell’Unione di circolare con stessi diritti al suo interno e garantirne quei parametri di tutela fondamentali:
    quali iniziative l’Unione Europea ha intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini e di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo italiano circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, compresi quelli che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.

    Francesco Zanardi

     

    Relatori;

    Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio permanete Rete L’ABUSO Interverranno; Simone Padovani – Justice Initiative – Guido Fluri; Federico Tulli – Giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia” – “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – insieme ad Emanuela Provera di “Giustizia divina” Timothy Law – ECA – Global Justice Project; Ludovica Eugenio (ADISTA) – Coordinamento ItalyChurchToo

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