Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Ex responsabile di Azione Cattolica arrestato per violenze su minori. La procura accusa: «Protetto dalla Curia»

    Ex responsabile di Azione Cattolica arrestato per violenze su minori. La procura accusa: «Protetto dalla Curia»

    Responsabile nazionale dell’Azione cattolica ragazzi dal 2002 al 2008. Poi di quella di Tivoli e anche responsabile locale dell’ufficio scuola della Diocesi. E ancora vice preside dell’istituto Fermi, autore di pubblicazioni sull’educazione religiosa dei più giovani, di video online durante il lockdown («Mi mancate ragazzi»), accompagnatore nei campi scuola e nei soggiorni di studio in varie città italiane. Mirko Campoli, arrestato ai domiciliari, non è solo un professore di religione.

    È un personaggio ben conosciuto dalla Curia di Tivoli, che secondo la Procura della cittadina alle porte di Roma non ha fatto molto per denunciare gli abusi che il 46enne avrebbe commesso su almeno quattro minorenni fra il 2016 e il 2021. L’ultima violenza su un 13enne già ospite di una casa famiglia a Roma per ragazzi vittime di abusi sessuali, dove Campoli era stato trasferito in seguito alle ripetute segnalazioni sul suo comportamento.

    «Il clima di diffidenza verso le dichiarazioni dei minorenni non ha consentito un rapido intervento da parte delle forze dell’ordine che avrebbe potuto evitare ulteriori violenze sessuali: il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. Chi non denuncia deve sapere che avrà sulla coscienza eventuali ulteriori violenze ai danni di altri bambini. Non vogliamo fare processi morali, ma se avessimo avuto subito dall’autorità religiosa tutte le carte, lo avremmo fermato prima», accusa senza mezzi termini il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha coordinato le indagini del commissariato locale dopo la prima denuncia del 23 marzo.

    Il riferimento è proprio al comportamento delle autorità religiose che avrebbero quantomeno sottovalutato la portata di ciò che era accaduto ai ragazzi, fra i 10 e i 15 anni. Compresa quella al Consultorio diocesano, del quale è presidente il vescovo di Tivoli, monsignor Mauro Parmeggiani, che ieri ha sottolineato come «appena appresa la notizia di un presunto abuso fu inviata immediata segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza» e «ricevuta poi la denuncia in sede canonica da parte dei genitori della medesima presunta vittima, constatato il fumus delicti, da parte sua ha immediatamente revocato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica al docente e da allora lo stesso non ricopre più alcun incarico pastorale nella diocesi». Il vescovo «esprime il proprio dolore e quello della chiesa locale, insieme alla vicinanza e intima sofferenza verso coloro che soffrono in questo frangente».

    Secondo il gip tuttavia «il prof era un uomo impossibile da odiare, un secondo padre, una persona conosciuta e benvoluta da tutti, capace di comprare il silenzio delle vittime con regali costosi, ma anche con l’ascolto, con la comprensione, con parole adatte a consolare dalle angosce dell’adolescenza». Così avrebbe approfittato della condizione di inferiorità fisica e psichica per abusare di due ragazzini che frequentavano strutture religiose fra il 2016 e il 2020 e fra il 2018 al 2020. E ancora: da educatore di un campo scuola avrebbe violentato un altro minore «all’interno di una struttura destinata alla formazione» a Loreto (Ancona) nel luglio 2017. Infine l’ultimo episodio, a Roma, su un altro adolescente nella casa famiglia dove era stato trasferito.

    In realtà chi ha segnalato alla diocesi quello che stava accadendo, si sarebbe sentito rispondere che bisognava essere cauti perché la madre di Campoli era molto malata e il coinvolgimento del figlio in una storia del genere avrebbe potuto far precipitare la situazione. Ora il professore è ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Secondo il gip «in atti vi sono elementi che consentono di confidare in atteggiamenti collaborativi e/o resipiscenti da parte dell’indagato», pur sottolineando che Campoli «non ha avuto scrupoli nell’approfittarsi nella fiducia in lui riposta» dai genitori che gli avevano affidato i figli, «ignorando completamente le gravi ricadute del suo agire nei confronti dei minori», e c’è il rischio che «il medesimo reiteri condotte analoghe».

    Il sospetto è che in questo lasso di tempo ci siano state altre violenze. Almeno altre due. «Risulta agli atti – spiega ancora Menditto – che i minorenni avevano rivelato in confidenza, temendo di non essere creduti, come poi è purtroppo accaduto». Ora le indagini proseguono: «Chiunque ritenga di avere informazioni utili – è l’invito del procuratore – può prendere contatti con il commissariato di Tivoli al numero 0774/319482».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/23_maggio_24/ex-responsabile-di-azione-cattolica-arrestato-per-violenze-su-minori-la-procura-accusa-protetto-dalla-curia-965410e6-9ca3-401d-9405-6eba91517xlk.shtml

  • Bolivia, preti pedofili e abusi su bimbi di 6 anni. Le trenta foto esplicite

    Bolivia, preti pedofili e abusi su bimbi di 6 anni. Le trenta foto esplicite

    Bolivia, preti pedofili: esplode un nuovo scandalo nella Chiesa

    La Chiesa è finita al centro di un nuovo scandalo sessuale. Questa volta si tratta di preti pedofili della Bolivia, o più precisamente che esercitano la loro funzione nel paese sudamericano. A sollevare il problema è stato il quotidiano spagnolo El Pais che ha pubblicato un’inchiesta su un diario segreto del defunto gesuita spagnolo Alfonso Pedrajas, in cui fa riferimento ai presunti abusi che avrebbe perpetrato su decine di bambini quando era responsabile della Scuola Juan XXIII in Bolivia dal 1971. È in corso anche il processo per il caso del defunto gesuita Luis Roma, denunciato da un ex membro della Compagnia di Gesù, che ha chiesto l’anonimato, e che ha basato le sue accuse su una trentina di fotografie esplicite in cui diceva di riconoscere il presunto aggressore di diversi bambini tra i 6 e i 12 anni.

    Il presidente boliviano Luis Arce ha inviato una lettera a Papa Francesco per informarlo delle accuse di abusi sessuali e pederastia nei confronti di diversi sacerdoti e per chiedere una revisione congiunta dei precedenti dei sacerdoti stranieri entrati nel Paese. “Questa situazione ha provocato profondo dolore, ripudio e frustrazione nella popolazione boliviana, sentimenti che condivido come capo di Stato del mio Paese”, ha dichiarato Arce nella lettera, che è stata letta ai media dal ministro della Presidenza, María Nela Prada. Arce esprime il suo ripudio e rifiuto di queste azioni e si aspetta qualcosa di più di “comunicati” da parte dell’istituzione in questione e che si agisca affinché ci sia “giustizia e che questi atti non vengano commessi di nuovo usando la fede e la Chiesa in cerca di impunità“.

  • Sacerdoti pedofili: una lettera del presidente boliviano Luis Arce scuote il Vaticano

    Sacerdoti pedofili: una lettera del presidente boliviano Luis Arce scuote il Vaticano

    (PRIMAPRESS) – BOLIVIA – Il presidente boliviano Luis Arce ha inviato una lettera a Papa Francesco per informarlo delle accuse di abusi sessuali e pederastia nei confronti di diversi sacerdoti e per chiedere una revisione congiunta dei precedenti dei sacerdoti stranieri entrati nel Paese.

    “Questa situazione ha provocato profondo dolore, ripudio e frustrazione nella popolazione boliviana, sentimenti che condivido come capo di Stato del mio Paese”, ha scritto Arce nella lettera aggiungendo di aspettarsi qualcosa di più di “comunicati” dal Papa. – (PRIMAPRESS)

    http://www.primapress.it/primo-piano2/16-in-primo-piano/sacerdoti-pedofili-una-lettera-del-presidente-boliviano-luis-arce-scuote-il-vaticano.html

  • Savona, in arrivo la panchina viola per i minori abusati. Il Comune norma le panchine colorate e ne scopre una “abusiva”

    Savona, in arrivo la panchina viola per i minori abusati. Il Comune norma le panchine colorate e ne scopre una “abusiva”

    Savona. E’ in arrivo in piazza Giulio II una panchina viola per i minori e le persone vulnerabili vittime di abusi sessuali. Una iniziativa nazionale che parte proprio da Savona, grazie a Rete l’Abuso: la nuova panchina andrà ad aggiungersi a quella rossa contro la violenza sulle donne (e inaugurata il 12 maggio 2018) e quella bianca in memoria delle donne di Ravensbrück.

    Una iniziativa che nasce dalla richiesta fatta nello scorso ottobre al Comune di Savona da Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso: “Recentemente abbiamo ricevuto un premio internazionale per il lavoro difficile e spesso poco riconosciuto fatto dalla Rete in questi 13 anni – racconta – Abbiamo così pensato di lanciare questa iniziativa suggerita dai colleghi americani, e ci siamo resi conto che in Italia non esistono ad oggi panchine dedicate ai minori abusati. Come per tante altre battaglie di sensibilizzazione, questa è rivolta a un tema che in Italia nessuno vuole affrontare: infatti questa è la prima iniziativa a livello nazionale, lanciata da sopravvissuti e sostenitori”.

    Da Savona poi l’obiettivo è far partire una “onda viola”: la seconda panchina è prevista a Roma nell’ottobre 2023, e nel savonese è già stata presentata una domanda al Comune di Spotorno. “Perché il viola? Perché è il colore che per la psiche esprime la conciliazione di opposti e la ricerca di nuovi equilibri – chiarisce Zanardi – Un colore secondario derivante dalla mescolanza del rosso e del blu: esprime infatti un’armonia, una conciliazione tra l’estroversione del primo e la ricettività introversa del secondo”.

    Una volta approvata dalla commissione toponomastica, la pratica è passata in Prefettura per l’approvazione. Ora la palla passa alla giunta, che questo giovedì o al più tardi giovedì prossimo dovrebbe deliberarne definitivamente la realizzazione.

    IL COMUNE REGOLAMENTA LE PANCHINE TEMATICHE

    La richiesta di Zanardi è stata per il Comune di Savona anche l’occasione per affrontare il tema delle panchine colorate in maniera più organica: “Le richieste legate a questo tipo di iniziative iniziano infatti ad arrivare con regolarità – racconta l’assessore Maria Gabriella Branca – pochi giorni fa è stata inaugurata quella per la sicurezza sul lavoro e recentemente ne sono arrivate altre, ad esempio una per realizzare una panchina di colore azzurro come il colore simbolo dell’Unicef e un’altra per una panchina blu come simbolo di consapevolezza dell’autismo. Abbiamo deciso di cogliere l’occasione per creare alcune regole per realizzare queste panchine colorate”.

    Una sorta di “regole minime” per evitare che il proliferare di iniziative simili porti a situazioni caotiche, e che prevede essenzialmente tre punti: la garanzia che le panchine mantengano la loro funzionalità (no quindi a modifiche “invasive” che le rendano inutilizzabili), un layout coerente per le varie targhette e il rispetto dei colori stabiliti dal codice internazionale per ogni tematica, evitando quindi eccezioni fantasiose.

    IL GIALLO: PANCHINA ROSSA “ABUSIVA” IN PIAZZA GIULIO II

    La richiesta di Rete L’Abuso ha anche creato un piccolo giallo all’interno del Comune: a quanto pare, infatti, una delle due panchine colorate già presenti in piazza Giulio II fino ad ora sarebbe stata – almeno a livello prettamente burocratico – “abusiva”. Si tratterebbe della panchina rossa contro la violenza sulle donne voluta dall’associazione Non Una di Meno.

    “Procedendo alle formalità presso l’Ufficio toponomastico del Comune – sostiene Zanardi – abbiamo scoperto di essere in sostanza gli unici ad aver presentato la domanda per l’istallazione di una panchina tematica, nel rispetto delle norme e della valutazione dell’ufficio, competente per l’arredo urbano pubblico. Quando un membro dell’ufficio si è recato dove chiedevamo di installare la panchina, con stupore ne ha trovata un’altra, di cui però l’Ufficio non sapeva“.

    Una anomalia quantomeno curiosa, visto che alla inaugurazione della panchina rossa nel 2018 era presente persino l’allora sindaco Ilaria Caprioglio. “Ma nessuno dal Comune sembrerebbe essersene mai accorto, almeno fino alla nostra richiesta. L’associazione chiederà indagini e sporgerà querela per il reato di appropriazione e deturpazione dell’arredo pubblico nelle varie installazioni che risulterebbero abusive all’insaputa del Comune” conclude Zanardi.

    Anche l’assessore Branca conferma il problema: “Una situazione in effetti anomala, che è stata sanata dalla riunione della Commissione toponomastica e che verrà definitivamente risolta con la prossima delibera: assieme alla panchina viola verrà anche autorizzata quella rossa“.

    https://www.ivg.it/2023/05/savona-in-arrivo-la-panchina-viola-per-i-minori-abusati-il-comune-norma-le-panchine-colorate-e-ne-scopre-due-abusive/

  • Panchina per i minori abusati che il Comune di Savona non vuole, svela diverse installazioni abusive

    Panchina per i minori abusati che il Comune di Savona non vuole, svela diverse installazioni abusive

    Un’iniziativa promossa in tutta Italia che parte da Savona; la panchina VIOLA per i minori e le persone vulnerabili vittime di abusi sessuali. Iniziativa che sembra creare notevole imbarazzo all’amministrazione comunale della Città di Savona, non nuova a queste posizioni di indifferenza e reticenza verso iniziative in tutela di minori.

    Dalla giunta nei fatti nessuna risposta concreta dallo scorso 13 ottobre, quando l’istanza di richiesta presentata in settembre e ammessa nell’o.d.g. (proposta 2022/6332 – Determinazione di Giunta) fu rinviata all’Ufficio. L’assessore Gabriella Branca motivò a suo dire, date le molte richieste, si rimandasse semplicemente al successivo consiglio, in modo tale di trattarle tutte in un’unica delibera.

    Nel frattempo le associazioni promotrici; Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, procedevano alle formalità presso l’Ufficio toponomastico del Comune, ottenendo il nullaosta, ma scoprendo anche di essere in sostanza gli unici ad aver presentato la domanda per l’istallazione di una panchina tematica, nel rispetto delle norme e della valutazione dell’ufficio, competente per l’arredo urbano pubblico.

    lo stesso ufficio, ci spiega che in realtà si è recato dove chiedevamo di installare la panchina e con stupore ne ha trovate altre, di cui però l’Ufficio non sapeva. Nella sostanza panchine che a quanto emergerebbe sono state verniciate, appropriandosene all’insaputa dell’amministrazione, sulle quali sarebbe stata apposta una targa tematica. Iniziative oltretutto spesso pubblicizzate dai media locali, ma nessuno dal comune sembrerebbe essersi mai accorto degli illeciti, almeno fino alla nostra richiesta.

    Nei fatti al momento non si ha notizia ne idea se la panchina VIOLA sarà mai installata, malgrado ieri sia stata inaugurata proprio a Savona, nel cortile della scuola XXV Aprile di Corso Vittorio Veneto una panchina bianca per commemorare le morti sul lavoro…… Speriamo almeno questa sia “in regola” visto che hanno presenziato anche le Autorità.

    Se ne deduce tuttavia si sia proceduto da parte della giunta nel deliberare le nuove panchine tematiche, ma non quella per i minori e le persone vulnerabili vittime di abuso sessuale, a quanto pare sottoposta ad una procedura quantomeno inusuale rispetto alle altre di cui il Comune afferma non sapere.

    Alla luce dei fatti e dei numerosi illeciti che gli stessi uffici comunali avrebbero ravvisato, l’Associazione chiederà indagini e sporgerà querela per il reato di appropriazione e deturpazione dell’arredo pubblico nelle varie installazioni che risulterebbero abusive all’insaputa del comune, al quale invece chiediamo spiegazioni per le reticenze che sembrerebbero evidenti nel caso della nostra istanza e delle procedura alla quale parrebbe l’unica ad essere stata sottoposta e tutt’ora inevasa.

  • Abusi sessuali, vittime percorrono in bici 700 chilometri da Monaco a Roma per chiedere al Papa di fare di più

    Abusi sessuali, vittime percorrono in bici 700 chilometri da Monaco a Roma per chiedere al Papa di fare di più

    Settecento chilometri in bicicletta, da Monaco di Baviera a Roma, per chiedere a Papa Francesco un impegno ancora maggiore nel contrastare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica: si è concluso oggi a piazza San Pietro, in occasione dell’udienza generale, il pellegrinaggio di un gruppo di nove persone, uomini e donne, che da bambini o ragazzi sono stati vittime di “sacerdoti, religiosi e religiose”, e che ora hanno consegnato a Francesco una lettera nella quale gli chiedono di dare un “chiaro segnale” ai vescovi “che non hanno adempiuto alle loro responsabilità e che, in una certa misura, non lo fanno ancora oggi”.

    “Ci ha ascoltato e credo che abbia capito quel che volevamo dirgli”, spiega Richard Kick. L’incontro col Papa, in piazza subito dopo la catechesi, è durato più del previsto, una ventina di minuti, e il gruppo di sopravvissuti ha parlato in tedesco con Bergoglio, che conosce la lingua per aver studiato alcuni anni in Germania. Kick è stato abusato quando era giovane, il suo abusatore non è mai stato sanzionato: l’uomo lo ha denunciato al cardinale Reinard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, nel 2010, solo nel 2017 è arrivata una risposta della congregazione per la Dottrina della fede, secondo la quale i tempi erano prescritti. “Dal 2017 non è successo niente, e lui è morto nel 2019”, racconta Kick. Marx in passato ha tentato senza successo di rassegnare le dimissioni denunciando il fallimento personale e istituzionale di fronte alla crisi degli abusi.

    Bergoglio: “E’ difficile”
    Nel colloquio con il Papa, “gli abbiamo chiesto cosa succederà in futuro ai preti colpevoli, se verranno puniti. Lui ha riflettuto, ha riflettuto, ha riflettuto, e poi ha detto: è difficile, è molto difficile”, racconta il portavoce del gruppo. “Credo che sappia perfettamente cosa dovrebbe fare la Chiesa, ma non credo che lo possa realizzare. Credo che molti vescovi non siano interessati, dicono “queste persone sono anziane, prima o poi moriranno, la questione passerà e non facciamo niente”. Secondo Kick, “la Chiesa non ha idea di cosa fare, e per questo dobbiamo essere noi a proporre cosa la Chiesa dovrebbe fare. Se non diciamo noi cosa è importante, non succede niente. E penso che anche lo Stato debba prendersi le sue responsabilità di fronte alla Chiesa”.

    “I primi passi non bastano”
    “Vogliamo incontrarla guardandoci negli occhi”, si legge nella missiva consegnata al Papa e diffusa dall’arcidiocesi di Monaco e Frisinga. “Ci aspettiamo che facciate tutto ciò che è in vostro potere per assicurare che in tutti gli angoli della Chiesa universale la questione degli abusi sessuali e spirituali sia vista, affrontata e impedita attraverso adeguate misure preventive. I primi passi sono stati fatti, ma dal nostro punto di vista è ancora necessario un impegno forte e chiaro di tutte le persone responsabili all’interno della Curia e nelle diocesi della Chiesa universale. Inoltre, è necessario inviare un chiaro segnale ai perpetratori e ai vescovi che non hanno adempiuto alle loro responsabilità e che, in una certa misura, non lo fanno ancora oggi”.

    La tappa a Bolzano con Marx
    Il pellegrinaggio in bicicletta, iniziato nel capoluogo della Baviera sabato 6 maggio, è intitolato “Siamo in cammino! Chiesa, ti unisci a noi?”. Il cardinale Reinhard Marx ha incontrato il gruppo in una tappa intermedia a Bolzano, insieme al vescovo della città altoatesina, Ivo Muser. La diocesi di Bolzano-Bressanone è, in Italia, tra le primissime in Italia ad avere intrapreso iniziative per il contrasto e la prevenzione della pedofilia del clero, con un servizio specialistico diretto dal sacerdote e psicologo Gottfried Ugolini. Scendendo lungo l’Italia il gruppo ha incontrato altri due vescovi italiani, a Trento e Verona. I partecipanti al pellegrinaggio incontreranno domani padre Hans Zollner all’istituto di Antropologia della Pontificia università Gregoriana. Secondo Richard Kich, non c’è grande differenza tra Italia e Germania: “In Germania c’è più attenzione sul tema, i media ne parlano, ma i vescovi sono come quelli italiani: molti parlano, ma non fanno nulla, anche in Germania”.

    Ciò che accomuna i partecipanti al pellegrinaggio, si legge nella lettera, “è la terribile esperienza di abusi subiti da bambini e giovani per mano di sacerdoti, religiosi e religiose. Uomini e donne al servizio della Chiesa hanno inflitto gravi violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle persone affidate alle loro cure, spesso ferendo profondamente e distruggendo anche l’anima dei giovani. Il messaggio del Vangelo è stato pervertito dagli autori e dalle autrici dei reati. Le vittime soffrono ancora oggi le conseguenze e la loro vita ne è ancora influenzata e limitata in modi e intensità diverse. Ciò che li accomuna è il cuore ferito, la grande ferita della vita che fa male giorno dopo giorno”. I sopravvissuti agli abusi hanno regalato al Papa una opera dell’artista tedesco Michael Pendry che raffigura un cuore. “Egli guarisce il cuore spezzato e fascia le ferite”, scrivono citando il salmista: “Le vittime di abusi e violenze dell’arcidiocesi di Monaco si rivolgono a Lei, Santo Padre, con il cuore aperto e allo stesso tempo ferito”.

    I rapporti nella Chiesa tedesca
    La diocesi di Monaco di Baviera, come diverse altre diocesi tedesche e, prima ancora, la conferenza episcopale a livello nazionale, ha commissionato negli anni scorsi analisi indipendenti che hanno portato alla luce migliaia di abusi compiuti nel corso dei decenni a danno di minorenni. E’ stato messo in discussione anche il ruolo di Joseph Ratzinger, il futuro Benedetto XVI, arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982. Proprio a partire dalla crisi degli abusi, peraltro, la Chiesa tedesca – vescovi e laici insieme – hanno avviato un “percorso sinodale” che ha voluto affrontare alcune questioni di fondo – morale sessuale, celibato obbligatorio, ruolo delle donne – che hanno suscitato più di un’appresione a Roma. “Ad ogni nuova notizia nei media sugli abusi nel contesto della Chiesa, ad ogni report di esperti che viene prodotto nelle diocesi della Chiesa universale e che rivela le azioni crudeli di sacerdoti e religiosi, così come il fallimento e l’insabbiamento dei responsabili, le cicatrici si riaprono e le ferite ricominciano a sanguinare”, scrivono ora le vittime nella lettera al Papa. “Eppure, ci sono persone vittime di abusi che non vogliono e non possono chiudere definitivamente con la “loro chiesa” e con la fede, che continuano a sperare e ad aspettarsi che i responsabili della Chiesa cattolica affrontino con coerenza e decisione gli abusi del passato e facciano di tutto per garantire che la Chiesa sia un luogo sicuro per i bambini e i giovani, dove possano sperimentare la bellezza e la liberazione del messaggio di Gesù Cristo”.

    Alla fine dell’incontro papa Francesco “ci ha detto di pregare per lui e che lui avrebbe pregato per noi. Ma credo che pregare non basti”, commenta Richard Kick. “Penso che dovrebbero essere i vescovi a venire da noi, non noi che veniamo, bussiamo alla porta, chiediamo aiuto. Dovrebbe essere la Chiesa a venire da noi e domandarci: cosa possiamo fare per voi vittime? Questo non succede in Germania e non succede neanche qui”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2023/05/17/news/vittime_abusi_sessuali_bicicletta_da_monaco_a_roma_papa-400507708/

  • Vittime oltre che della pedofilia dei preti, anche della sgradevole propaganda farlocca del Cardinale Zuppi

    Vittime oltre che della pedofilia dei preti, anche della sgradevole propaganda farlocca del Cardinale Zuppi

    “Noi non ne sapevamo nulla. Nessuno ci ha chiamato”. Lo sottolinea all’Adnkronos Rete l’Abuso, la più grande associazione in Italia che raggruppa vittime di abusi sessuali da parte del clero, attraverso il suo presidente Francesco Zanardi, dopo l’incontro avvenuto stamani in Cei con alcune vittime di abusi da va parte del clero.

    “Capisco i probabili sforzi. Le vittime però vanno aiutate. L’obiettivo e’ quello di fare di tutto per prevenire gli abusi . Dove va questa cosa? – dice Zanardi riferendosi all’incontro -. A me par più che altro propaganda . Faccio notare che l’unica associazione di vittime in Italia di questo incontro non ne sapeva nulla”.

    Il presidente della Rete l’Abuso, la più grande e unica associazione italiana di vittime di preti pedofili, allarga la questione ricordando di avere chiesto una inchiesta a livello parlamentare: “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sui minori del clero in Italia?”.

    Per Francesco Zanardi ci sono “tante problematiche che lo Stato italiano fa finta di non sapere: dalla difficoltà delle denunce, alle possibili modalità di insabbiamento, fino alla mancanza di una commissione nazionale indipendente per fare luce sugli abusi”.

  • La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi

    La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi

    (L.B., R.C. – a cura Redazione “Il sismografo”) Da quando “El País” (Spagna), con documenti originali e diverse testimonianze, raccontò la spaventosa vicenda del presbitero pedofilo Alfonso Pedrajas Moreno, missionario gesuita, che nell’arco di 40 anni circa abusò sessualmente di oltre 85 ragazzi nei collegi della Compagnia di Gesù, in America Latina si sta scrivendo molto. La vicenda di questo prete, chiamato “padre Pica”, non si circoscrive solo alle narrazioni sconvolgenti – vere confessioni – di un sacerdote pedofilo seriale. I documenti manoscritti del gesuita, i file del suo computer, coinvolgono numerosi altri confratelli, suoi superiori, e quindi tracciano anche una sorta di mappatura della politica dell’occultamento degli abusi nell’arco di quattro decenni, dagli inizi degli anni ’60 fino al 2008. Ecco perché il caso di “padre Pica” è un’ulteriore dimostrazione del carattere sistemico della pedofilia clericale.
    Padre Pedrajas, missionario in America Latina, ma …
    In molti Paesi, fra cui l’Italia, la storia è stata sino ad oggi sconosciuta oppure silenziata. In Bolivia sono intervenute diverse volte, per chiedere perdono e promettere verità e giustizia, la principale diocesi coinvolta (Cochabamba), la Conferenza episcopale boliviana e la Provincia della Compagnia di Gesù.
    Il gesuita Alfonso Pedrajas era nato in Spagna (Valencia) nel 1947. Fu missionario in America Latina (Perú, Ecuador e Bolivia) dove morì nel 2009 colpito da un cancro stomacale. Dopo un po’ di tempo, sono rientrati in Spagna alcuni dei suoi effetti personali, tra cui un computer che aveva affidato al suo ultimo compagno, e un diario personale in parte manoscritto (oltre 380 cartelle) nel quale racconta nel dettaglio tutti i suoi singoli abusi sessuali su ragazzi, giovani e anche novizi dei quali fu Direttore. Gli abusi narrati dal sacerdote sono esattamente 89 e l’ultimo che viene registrato in questo diario degli orrori – intitolato “La Storia” – è dell’ottobre 2008, poco più di un anno prima di morire e già gravemente malato. Il Diario di Alfonso Pedrajas comincia nel 1960 e gli eventi orrendi che si raccontano coprono un ampio arco di tempo, decenni, e ciò spiega il perché i gesuiti boliviani, che hanno ora aperto un’indagine ma che conoscevano i fatti da oltre 10 anni, sono stati costretti in questi giorni a sospendere diversi confratelli che in passato hanno avuto a che fare con “padre Pica” perché suoi superiori.
    Fernando Pedrajas, nipote del gesuita pedofilo, legge il Diario e denuncia
    La testimonianza del nipote del gesuita spagnolo, Fernando Pedrajas, è stata la chiave di volta per far crollare l’omertà su questi eventi coperti da un oblio voluto e organizzato.
    Il giornalista de “El País”, Julio Núñez, ha raccontato martedì scorso nel programma “Que no me pierda” come si sono sviluppati gli eventi e come questa storia è arrivata nelle mani de “El País” dal nipote di “padre Pica”. Il giornale entrò in contatto con un lettore che aveva spedito una e-mail ai redattori che stanno da tempo seguendo e documentando i fatti di pedofilia in Spagna. Il lettore – sappiamo oggi che si trattava del sr. Fernando Pedrajas – diceva si essere in possesso di un diario personale di un suo parente, tale “padre Pica”, nel quale confessava numerosi atti di pedofilia. Aggiungeva di aver provato a denunciare suo zio, già morto, usando il contenuto del diario, ma senza successo. In sostanza nessuno gli aveva dato ascolto. Il nipote chiedeva al giornale di aprire un’indagine. Da quel momento, i giornalisti cominciarono a leggere le 383 pagine del file “La Historia”. Sembrerebbe quasi certo che l’ultimo compagno di padre Pica fosse a conoscenza del contenuto del diario e quindi  che padre Pica fosse un pedofilo seriale. Dopo la morte di p. Pedrajas, il suo compagno inviò tutto alla famiglia a Madrid: computer, lettere, il diario, fotografie … Tutto però restò fermo  in un magazzino. Un giorno, nel 2011, il nipote Fernando dovendo sgomberare alcuni spazi per lavori di restauro, scoprì il diario dello zio. Con questo materiale in mano – dopo un’attenta e sbalordita lettura – lo stesso 2011 fece la denuncia alla procura, alla Compagnia di Gesù, al Collegio gesuita di Cochabamba “Giovanni XXIII”, in Bolivia, del quale questo suo zio, “padre Pica”, era stato anche rettore. Alla fine, di fronte alle risposte ricevute – “reati prescritti”, “è morto e non si processano i morti” – Fernando Pedrajas prese la decisine di rivolgersi ai giornalisti de “El País”.
    Perché nessuno fermò il prete Alfonso Pedrajas?
    Julio Núñez, giornalista de “El País” racconta che alla fine dello scorso mese d’ottobre 2022, le comunicazioni tra Fernando Pedrajas e la Compagnia di Gesù “sono state interrotte a causa della mancanza di fiducia”.  La Compagnia ha dichiarato a “El País” che la denuncia fatta dal nipote non era valida poiché era stata inviata tramite la posta elettronica, quindi in una modalità non riconosciuta e accettata dal Diritto Canonico”. Il giornale spagnolo scrive che “attualmente sappiamo che è stata aperta un’inchiesta i cui risultati sono stati mandati a Roma e successivamente in Vaticano”.
    ***
    In queste ore le inchieste de “El País” (Spagna) rivelano un altro scandalo di pedofilia che coinvolge ancora i gesuiti della Bolivia. L’ex gesuita Pedro Lima, spagnolo, dichiara di aver denunciato, anni fa, altri due membri della Compagnia ugualmente spagnoli – Luis Tó e Antonio Gausset Capdevilla – che avrebbero abusato di decine di ragazzi e novizi. Dopo questa sua denuncia al provinciale Ramón Alaix, anche lui spagnolo, ricevette l’ordine di lasciare subito la Compagnia di Gesù. I fatti risalirebbero al 2001 secondo Lima.
    Fonte – El País
    ***
    (es) Padre Hans Zollner, disertante del Seminario, Prevención de Abusos en  la Iglesia en Bolivia – 23 marzo 2023  (Video)
  • I sopravvissuti agli abusi sessuali della chiesa di Baltimora chiedono le dimissioni dell’arcivescovo, vogliono che i nomi redatti vengano divulgati

    I sopravvissuti agli abusi sessuali della chiesa di Baltimora chiedono le dimissioni dell’arcivescovo, vogliono che i nomi redatti vengano divulgati

    BALTIMORA – I cattolici di Baltimora sopravvissuti ad abusi sessuali chiedono le dimissioni dell’arcivescovo William Lori.

    Ciò avviene dopo che i giornali locali hanno pubblicato i nomi redatti dei funzionari della chiesa accusati di abusi e insabbiamenti nella chiesa cattolica di Baltimora.

    I sopravvissuti vogliono che la chiesa chiami il resto.

    Il rapporto del gran giurì ha identificato 158 ecclesiastici accusati di aver abusato di più di 600 vittime . Ma 15 nomi sono stati oscurati o esclusi dal rapporto.

    Ciò include i nomi di cinque funzionari della chiesa, sostiene il rapporto, che hanno contribuito a coprire decenni di abusi.

    Sono stati pubblicati anche i nomi di tre dei 10 sacerdoti redatti .

    “Ma chi sono gli altri sette?” ha affermato David Lorenz, direttore del Maryland Network of those Abused by Priests.

    I sopravvissuti, lunedì, hanno insistito affinché la chiesa rimuovesse tutti i sacerdoti che autorizzavano gli abusatori e nominasse gli altri accusati.

    “Dobbiamo inseguire, non solo gli autori, ma anche coloro che stanno proteggendo gli autori”, ha detto il sopravvissuto Frank Schindler.

    “Chiediamo oggi (arcivescovo) Lori di rimuovere immediatamente tutti e cinque questi funzionari della chiesa dai loro doveri pastorali”, ha detto Lorenz.

    I sopravvissuti e i sostenitori di quei sopravvissuti chiedono che l’arcivescovo di Baltimora Lori si dimetta dal suo incarico.

    Lori ha affermato che la chiesa ha “un forte record di trasparenza”.

    L’arcidiocesi di Baltimora ha sostenuto che le redazioni non erano su richiesta della chiesa.

    “Questa è un’altra bugia che la diocesi sta diffondendo”, ha detto Lorenz. “Un motivo in più per cui non si fidano di quello che ci dicono.”

    Una nuova legge, firmata il mese scorso, ha eliminato i termini di prescrizione per i sopravvissuti a citare in giudizio i loro aggressori.

    Molti dicono che sta già portando avanti più vittime.

    Rimane una lotta legale per rilasciare una versione non redatta del rapporto del procuratore generale.

    L’AG afferma che l’arcidiocesi può rilasciarli quando vogliono, cosa che i funzionari della chiesa contestano. 

    https://www.cbsnews.com/baltimore/news/attorney-ben-crump-to-represent-child-sex-abuse-survivors-suing-archdiocese-of-baltimore/

  • La diocesi cattolica della California dichiara bancarotta a causa di 330 cause legali per abusi sessuali

    La diocesi cattolica della California dichiara bancarotta a causa di 330 cause legali per abusi sessuali

    La diocesi cattolica di Oakland ha annunciato lunedì di aver presentato istanza di fallimento tra 330 cause legali per abusi sessuali nel tentativo di stabilizzare le sue finanze, ha affermato il gruppo. 

    La maggior parte delle denunce si concentra su crimini di abusi sessuali avvenuti negli anni ’60, ’70 e ’80 da sacerdoti che non sono più attivi nel ministero o sono deceduti, ha affermato la diocesi. 

    In una lettera ai parrocchiani, il vescovo Michael C. Barber ha affermato che la diocesi ritiene che “questo processo sia il modo migliore per garantire un risultato giusto ed equo per i sopravvissuti”.

    “È importante che ci assumiamo la responsabilità del danno arrecato in modo che tutti possiamo andare oltre questo momento e fornire ai sopravvissuti un po’ di pace. Purtroppo, per molti, il dolore causato da questi orribili peccati, indipendentemente da quando si sono verificati, non verrà mai spazzato via, motivo per cui offriamo sostegno ai sopravvissuti e preghiamo per la loro continua guarigione”, ha scritto. 

    Il fallimento consentirà alla diocesi di “stabilizzare le proprie finanze e continuare la sacra missione affidataci da Cristo e dalla Chiesa”, ha aggiunto Barber.

    Tutte le scuole cattoliche che operano nella diocesi non saranno interessate, in quanto sono entità legali separate e non sono incluse nel deposito.

    I venditori saranno pagati anche per tutti i beni e servizi consegnati dopo il deposito, ha affermato la diocesi.

    La California aveva consentito l’archiviazione di casi prescritti e scaduti da parte di presunti sopravvissuti, stimolando le azioni legali.

    Il deposito arriva mentre la partecipazione alla messa cattolica è diminuita del 42% nel 2021 e mentre la chiesa si occupa di un clero che invecchia, ha affermato la diocesi. 

    Il disegno di legge 218 dell’Assemblea della California ha temporaneamente revocato i termini di prescrizione delle cause civili contro qualsiasi istituzione accusata di consentire abusi. 

    Barber ha detto che la chiesa “non poteva assumersi” l’onere di discutere le centinaia di casi. 

    Il Survivors Network, noto come SNAP, ha affermato che il fallimento è un tentativo di negare giustizia e trasparenza ai sopravvissuti.

    “Tutto ciò che riguarda questo fallimento ci sembra sbagliato”, ha detto il gruppo in una nota. “Si tratta solo di mantenere soldi e segreti. Da una costa all’altra, lo stesso stratagemma viene utilizzato dai vescovi cattolici. Ridurre al minimo e coprire i crimini sessuali su minori, mantenendo al contempo i molestatori nel ministero “.

    Ha definito la diocesi un’organizzazione “moralmente fallita” che non merita di essere dichiarata fallita finanziariamente. 

    La chiesa cattolica è stata oggetto di un attento esame per le accuse di abusi sessuali da parte di sacerdoti risalenti a decenni fa e per i presunti tentativi della chiesa di insabbiarli. 

    “Sappiamo che il dolore inflitto ai nostri bambini e giovani decenni fa continua a causare grandi sofferenze”, ha detto Barber. “Sono profondamente addolorato per questa realtà e prego ogni giorno per tutti coloro che ne sono colpiti. Come ci ricorda Papa Benedetto XVI, c’è il peccato e il male nel mondo, anche nella nostra Chiesa. Ma c’è anche virtù e misericordia in abbondanza. Dobbiamo affrontare il peccato e andare avanti come strumenti della misericordia e della santità di Dio”.

    La diocesi di Oakland serve due contee nella regione di East Bay, le contee di Alameda e Contra Costa e comprende circa 550.000 cattolici in 82 parrocchie.

    https://nypost.com/2023/05/09/california-catholic-diocese-files-for-bankruptcy-amid-330-sex-abuse-lawsuits/