Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Francia approva la legge di protezione dei minori senza toccare il segreto della confessione

    Francia approva la legge di protezione dei minori senza toccare il segreto della confessione

    L’Assemblea Nazionale francese ha approvato lunedì all’unanimità la proposta di legge volta a rafforzare la protezione dei minori contro la violenza in ambito scolastico ed extrascolastico. Tuttavia, il testo definitivo ha escluso due delle misure che avevano suscitato maggiore preoccupazione nella Chiesa cattolica: la soppressione del segreto della confessione e il rafforzamento dei controlli sull’insegnamento cattolico paritario.

    La decisione rappresenta un importante cambiamento rispetto alle versioni iniziali del progetto, che avevano provocato la reazione pubblica della Conferenza Episcopale Francese pochi giorni prima del dibattito parlamentare.

    Il Parlamento elimina la disposizione sul segreto della confessione

    La proposta originaria prevedeva l’obbligo per i ministri di culto di denunciare i casi di violenza contro minori conosciuti nell’esercizio delle loro funzioni, anche quando tali informazioni fossero state ottenute durante una confessione sacramentale.

    Il testo specificava espressamente che nessun “segreto della confessione” avrebbe potuto opporsi a tale obbligo di denuncia, una disposizione che è stata duramente criticata dalla Chiesa e messa in discussione da vari esperti di diritto.

    Alla fine, i deputati hanno scelto di ritirare questa misura prima dell’approvazione definitiva della legge. In tal modo, il segreto della confessione mantiene la protezione giuridica che gli riconosce attualmente l’ordinamento francese all’interno del regime generale del segreto professionale.

    Diversi giuristi avevano avvertito che la proposta sollevava interrogativi sulla libertà religiosa e sul rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose. Avevano inoltre ricordato che la legislazione francese prevede già meccanismi per perseguire gli abusi senza modificare il regime giuridico del sigillo sacramentale.

    Sollievo nella Chiesa francese

    Il vescovo di Nanterre, mons. Matthieu Rougé, delegato della Conferenza Episcopale Francese per l’insegnamento cattolico, ha espresso pubblicamente la sua soddisfazione per l’esito del dibattito parlamentare.

    In dichiarazioni a France Info, il prelato si è detto “molto felice” per l’approvazione unanime di una legge incentrata su quelli che ha definito i “veri obiettivi”: la protezione dei minori e la lotta contro la violenza negli istituti scolastici.

    Riguardo al segreto della confessione, Rougé ha ritenuto che la questione fosse stata inserita nel dibattito in modo “un po’ parassitario” e ha difeso l’importanza del sigillo sacramentale all’interno della tradizione cattolica.

    “Il mantenimento del segreto della confessione può essere un mezzo di liberazione della parola”, ha affermato il vescovo, che ha spiegato come un sacerdote possa incoraggiare una vittima a denunciare i fatti per altre vie senza violare la riservatezza propria del sacramento.

    Scompaiono anche le misure che preoccupavano l’insegnamento cattolico

    Un’altra delle disposizioni infine ritirate era quella che prevedeva la modifica del regime di rinnovo dei contratti di associazione tra lo Stato e i centri privati paritari.

    La misura aveva suscitato preoccupazione tra i responsabili dell’insegnamento cattolico, che vi vedevano un possibile aumento della tutela statale su questi istituti.

    Rougé ha definito “un sollievo” anche il ritiro di questa disposizione e ha difeso l’importanza della cosiddetta Legge Debré, che da decenni regola il rapporto tra lo Stato francese e l’insegnamento privato paritario.

    Un dibattito che veniva da lontano

    La polemica sul segreto della confessione non è nata con questa legge. La questione era già emersa nelle raccomandazioni formulate dalla commissione parlamentare che ha indagato sullo scandalo di Bétharram ed era presente anche in alcune delle proposte avanzate anni fa dalla Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (CIASE).

    La Conferenza Episcopale Francese aveva avvertito la settimana scorsa che alcune disposizioni del progetto potevano incidere su libertà fondamentali come la libertà di coscienza, la libertà di culto, la libertà di insegnamento e il segreto professionale dei ministri di culto.

    L’approvazione finale del testo senza le misure più controverse ha permesso, tuttavia, un ampio consenso politico. I 187 deputati presenti alla votazione hanno sostenuto all’unanimità una legge incentrata sul rafforzamento dei meccanismi di protezione dei minori nelle scuole e nelle attività extrascolastiche.

    https://infovaticana.com/it/2026/06/02/la-francia-approva-la-legge-sulla-protezione-dei-minori-senza-toccare-il-segreto-della-confessione/

  • Vittime di abusi in Portogallo denunciano psicologa che conduceva i colloqui del gruppo Vita

    Vittime di abusi in Portogallo denunciano psicologa che conduceva i colloqui del gruppo Vita

    Le vittime di abusi sessuali da parte del clero cattolico hanno deciso di denunciare la psicologa del gruppo Vita, che si occupa delle rivendicazioni e dei risarcimenti dovuti a quelle vittime. Succede in Portogallo, dove l’associazione Coração Silenciado (‘Cuore in silenzio’), che riunisce uomini e donne che in passato hanno subito abusi in chiesa, ha denunciato presso l’Ordine nazionale degli psicologi la psicologa Rute Agulhas, che per conto del gruppo Vita conduceva i colloqui realizzati per valutare la necessità di sostegno psicologico e finanziario a ciascuno di essi.

    In causa c’è proprio il metodo con cui questi colloqui sarebbero stati condotti. Ai media, il portavoce dell’associazione Coração Silenciado, António Grosso, ha denunciato il modo “assai invadente e offensivo”, che includeva domande, a suo dire, inopportune, come chiedere a una persona se si masturba ancora o no. “Nulla a che vedere con ciò che è accaduto 40 o 50 anni fa”, ha affermato Grosso.

    La denuncia risale a circa due mesi fa, ma la notizia è stata diffusa solo negli ultimi giorni e, in un comunicato di queste ore firmato da Rute Agulhas in qualità di coordinatrice del gruppo Vita, si legge che “tutte le interviste hanno seguito un copione semi-strutturato, basato sulle buone pratiche nazionali e internazionali per la valutazione dell’impatto psicologico in situazioni potenzialmente traumatiche, nonché sulle linee guida etiche e deontologiche previste dall’Ordine degli psicologi portoghesi”. Per questo motivo il gruppo Vita respinge ogni accusa.

    Lo scorso aprile la Conferenza episcopale portoghese aveva confermato ai media nazionali che, in merito ai risarcimenti stipulati per le vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero in Portogallo, c’era stata una “riduzione significativa” degli importi proposti dalla commissione di esperti. Finora la Chiesa portoghese avrebbe pagato 1 milione e 600 mila euro alle vittime di violenza sessuale.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1929464/vita-gruppo-vittime-abusi-portogallo-colloqui-psicologa-conduceva

  • ‘Devo purificarlo dal demonio!’. L’orrore di un prete su un ragazzino: Italia sconvolta

    ‘Devo purificarlo dal demonio!’. L’orrore di un prete su un ragazzino: Italia sconvolta

    Ci sono luoghi in cui la comunità si rifugia alla ricerca di risposte, spazi silenziosi dove il tempo sembra fermarsi e dove ogni parola sussurrata dovrebbe trovare accoglienza, protezione e assoluto conforto. Quando le mura che per secoli hanno rappresentato un porto sicuro per le anime più giovani e vulnerabili diventano lo scenario di un’indagine giudiziaria, l’intera struttura sociale di una comunità si ritrova improvvisamente smarrita. Il contrasto tra la sacralità della guida spirituale e la gravità di un’accusa legata alla violenza personale genera un profondo senso di disorientamento, trasformando il silenzio della preghiera nel silenzio del dolore e dell’incredulità.

    Il delicato equilibrio tra la fede istituzionale e la tutela dei più deboli viene messo a dura prova quando i sospetti superano la soglia del sacro. In questi contesti, la ricerca della verità diventa un percorso doloroso ma necessario, guidato dal coraggio di chi decide di rompere l’isolamento e di denunciare. Le parole di un ragazzo, raccolte all’interno delle mura domestiche, possono così trasformarsi nella scintilla che avvia un complesso iter giudiziario, ponendo interrogativi profondi sul ruolo dell’autorità e sulla vulnerabilità di chi si affida ciecamente a una figura di riferimento per la propria crescita interiore.

    Le accuse e il provvedimento restrittivo

    La cronaca recente porta alla luce una vicenda che scuote profondamente il territorio salentino. Un sacerdote di 69 anni, in servizio attivo presso la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, nella provincia di Lecce, è stato recentemente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, con l’obbligo stringente di indossare il braccialetto elettronico. L’ipotesi di reato avanzata nei confronti del religioso è quella di presunte molestie sessuali compiute ai danni di uno studente minorenne.

    L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nei giorni scorsi dagli agenti della Squadra Mobile, a seguito delle indagini coordinate dalla magistratura locale. Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Francesco Valente, che ha accolto la richiesta presentata dal sostituto procuratore Erika Masetti, titolare del fascicolo. I magistrati hanno ritenuto la misura necessaria sulla base dei gravi indizi di colpevolezza emersi durante la prima fase delle investigazioni.

    La denuncia della madre e gli episodi contestati
    L’intera attività d’indagine ha preso il via grazie alla determinazione e alla successiva denuncia sporta dalla madre della giovane vittima. Il ragazzo ha trovato il coraggio di confidare alla donna le particolari attenzioni ricevute dal prete, dando così inizio agli accertamenti delle forze dell’ordine. Gli inquirenti hanno concentrato le verifiche su un arco temporale di circa sette mesi, individuando nello specifico tre episodi contestati che si sarebbero verificati tra il mese di novembre e lo scorso maggio.

    Secondo l’impianto accusatorio, la condotta illecita si sarebbe consumata in un momento di particolare riservatezza, ovvero durante il sacramento della confessione. Approfittando del momento di intimità spirituale, il sessantanovenne avrebbe compiuto gli abusi sessuali contestati. La ricostruzione fornita dal giovane e supportata dagli accertamenti della polizia ha convinto i giudici a intervenire tempestivamente per tutelare la vittima e garantire il corretto svolgimento delle indagini.

    La difesa del sacerdote e la tesi del rito
    A seguito dell’arresto, si è svolto il canonico interrogatorio di garanzia, un passaggio fondamentale in cui l’indagato ha avuta la possibilità di esporre la propria versione dei fatti davanti al giudice. Durante il colloquio con le autorità giudiziarie, il sacerdote arrestato ha scelto di respingere in modo categorico le accuse, dichiarandosi estraneo a qualsiasi condotta di natura sessuale o abusiva nei confronti del minorenne.

    Il religioso ha infatti negato ogni addebito, fornendo una spiegazione alternativa per i comportamenti che gli vengono contestati dalla procura. Nella sua deposizione, l’uomo ha parlato esplicitamente di un rito di purificazione, sostenendo che tale intervento spirituale fosse stato espressamente richiesto dallo stesso giovane. Secondo la versione difensiva del prete, lo studente si era rivolto a lui poiché intimamente convinto di essere posseduto dal demonio. Questa tesi difensiva è adesso al vaglio degli inquirenti, che dovranno valutarne l’attendibilità a fronte degli elementi di prova già raccolti.

    “Devo purificarlo dal demonio!”. L’orrore di un prete su un ragazzino: Italia sconvolta

  • Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

    Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

    di Margherita Coletta – Due giorni fa si è aperto nella capitale francese un processo riguardante casi di abusi e maltrattamenti su bambini con età tra i 3 e gli 11 anni, allievi delle scuole pubbliche, commessi dal personale addetto alle attività extra-scolastiche. Impressionante è il dato di denunce e persone coinvolte: 46 animatori sono stati sospesi già nel 2025 e altri 78 nel 2026 (dal primo gennaio al 3 aprile). Le segnalazioni provengono da tutta la Francia, ma una parte significativa è concentrata nella capitale, dato che accoglie nel suo sistema scolastico un numero più elevato di queste figure scolastiche.

    Attualmente, la procura di Parigi sta concentrando le sue indagini su oltre 100 segnalazioni in 84 scuole materne, circa 20 scuole elementari e una decina di asili nido. Come dichiarato dal sindaco della città, Emmanuel Grégoire, dato l’alto numero di denunce, non si tratta di casi isolati, ma di un vero e proprio problema “sistemico”. Le accuse si rivolgono nei confronti dei cosiddetti “sorveglianti scolastici” e “animatori”: delle figure che si occupano degli alunni durante le pause pranzo e la ricreazione, il riposo pomeridiano e il doposcuola. Si tratta di un ruolo che non ha una formazione e che non prevede un diploma professionale, ma soltanto un certificato ottenuto dopo un corso di due settimane. Per legge, un/a sorvegliante scolastico non dovrebbe mai restare solo con i bambini, ma spesso questa regola non viene rispettata.

    Il caso

    Il caso è emerso nell’aprile del 2025, quando il direttore dell’asilo nido Alphonse-Baudin, nell’est di Parigi, ha segnalato alle autorità le segnalazioni dei genitori di due bambine che avevano notato un loro improvviso isolamento e comportamenti anomali relativi al responsabile delle attività del doposcuola. Barka Zerouali, cofondatrice di #MeToooEcole (un collettivo francese contro le violenze nei confronti dei bambini nelle scuole), ha dichiarato all’emittente radio franceifo che “il processo per i fatti della scuola Alphonse-Baudin è il secondo di una lunga serie di casi che si susseguiranno nella capitale. È molto importante. La miccia è accesa, speriamo seguano altri procedimenti”. Diversi animatori sono già stati arrestati, altri sono attualmente sotto processo, mentre il numero di denunce aumenta. Le associazioni e gli avvocati dei genitori delle vittime hanno accusato le autorità competenti di aver trascurato il problema, non fornendo risorse necessarie ad un’azione tempestiva e permettendo alle persone accusate di continuare a svolgere il loro lavoro (spesso, cambiando semplicemente scuola). Diversi avvocati lamentano che le denunce dei loro clienti non sono ancora state prese in considerazione e domenica scorsa la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha confermato che “un numero considerevole di accuse è in attesa di essere indagato”.

    Bufera politica

    Parallelamente allo scandalo, galoppa la polemica politica. La destra, all’opposizione, accusa i rivali socialisti alla guida del comune di Parigi di aver trascurato le segnalazioni ricevute e di aver concesso agli accusati di continuare a svolgere il loro lavoro. Anne Hidalgo, ex sindaca della capitale, aveva ammesso a febbraio che l’amministrazione aveva commesso “errori” nella gestione di questi casi. Emmanuel Grégoire, vicensindaco dal 2018 al 2024 e attuale sindaco della capitale, ha ora annunciato “misure eccezionali” per far fronte ad un vero e proprio fenomeno. Grégoire ha rivelato di aver subito a sua volta abusi sessuali alle elementari, durante un doposcuola e ha accettato di istituire un’inchiesta sulla gestione dei sorveglianti, richiesta dall’opposizione. Il sindaco ha, poi, annunciato un piano di 20 milioni di euro per “una grave disfunzione” del sistema, istituendo un’assemblea di cittadini/e per ripensare il ruolo dei sorveglianti scolastici e chiedendo che il personale venga sospeso immediatamente al primo segnale di abuso. Grégoire ha spiegato di preferire “essere ingiusto con loro per il momento, piuttosto che correre il minimo rischio nei confronti dei cittadini”. La scelta ha attirato a sé diverse critiche da parte degli stessi animatori e sorveglianti e dei sindacati di categoria, che la settimana passata hanno indetto uno sciopero contro le “sospensioni arbitrarie” e le precarie condizioni di lavoro (essendo lavorati per lo più con contratti a ore o a tempo determinato). Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha annunciato, intanto, che i casellari giudiziari degli animatori saranno sistematicamente controllati e che il personale giudiziario verrà potenziato. “Istituiremo un procuratore specializzato in ogni procura”, ha annunciato Darmanin, sottolineando la sua volontà di attuare un vero e proprio “Piano Marshall” composto da un ampio numero “di esperi che portino avanti le indagini”.

    Uno scandalo sulla pedofilia nelle scuole di infanzia sta sconvolgendo la Francia

  • Abusi sessuali in chiesa su un minore, confermata la condanna per un ex ministrante di Gela

    Abusi sessuali in chiesa su un minore, confermata la condanna per un ex ministrante di Gela

    I giudici della Corte d’assise d’appello di Caltanissetta hanno confermato la condanna a otto anni di reclusione per un ex ministrante, accusato di abusi sessuali su una minorenne, in una chiesa di Gela.

    Il ricorso difensivo, presentato dall’avvocato Giuseppe Nicosia che assiste l’imputato, non è stato accolto. La procura generale ha concluso per la conferma della decisione di primo grado. Stesse conclusioni per il legale che assiste la giovane (oggi maggiorenne) e i genitori, costituiti parti civili e difesi dall’avvocato Carmelo Tuccio.

    L’ex ministrante, che svolgeva un servizio volontario a supporto delle funzioni religiose, ha sempre negato le accuse. La difesa ha insistito sulla totale assenza di condizioni che potessero permettere approcci sessuali in chiesa.

    Le prime rivelazioni arrivarono dalla giovane, che le riferì, dopo alcuni anni, a operatori del consultorio gelese. La difesa attende le motivazioni che saranno depositate dai giudici della Corte d’assise d’appello.

    https://caltanissetta.gds.it/articoli/cronaca/2026/05/27/abusi-sessuali-in-chiesa-su-ub-minore-confermata-la-condanna-per-un-ex-ministrante-di-gela-d6879f36-decb-4bc6-95c9-0702ee8d539f/

  • Salento, arrestato un sacerdote per abusi sessuali su minorenne. Il prete: «Era un rito di purificazione»

    Salento, arrestato un sacerdote per abusi sessuali su minorenne. Il prete: «Era un rito di purificazione»

    Un sacerdote di 69 anni in servizio nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca è stato arrestato e messo ai domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, per presunte molestie sessuali su uno studente minorenne. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito nei giorni scorsi dagli agenti della Squadra Mobile su disposizione del gip di Lecce Francesco Valente e richiesta del sostituto Erika Masetti.

    Le indagini sono partite dopo la denuncia sporta dalla madre della presunta vittima. Tre gli episodi contestati, da novembre a maggio scorso. Secondo quanto viene contestato, gli abusi sarebbero avvenuti durante la confessione.

    Sarebbe stato poi lo stesso ragazzino a confidare alla madre le attenzioni ricevute. L’arresto è stato disposto sulla base di gravi indizi di colpevolezza riscontrati. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il religioso avrebbe negato ogni addebito parlando di un «rito di purificazione» richiesto dallo stesso giovane perché convinto di essere posseduto dal demonio.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1992469/salento-arrestato-un-sacerdote-per-abusi-sessuali-su-minorenne-il-prete-era-un-rito-di-purificazione.amp
  • Il Difensore Civico sta già elaborando più di 300 fascicoli su abusi nell’ambito della Chiesa

    Il Difensore Civico sta già elaborando più di 300 fascicoli su abusi nell’ambito della Chiesa

    L’Unità Vittime promossa dal Difensore Civico nel quadro del nuovo sistema di assistenza alle presunte vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica sta già analizzando 317 fascicoli dalla sua costituzione, avvenuta il 15 aprile scorso.

    L’incontro dei membri di questa Unità si è tenuto nella sede del Difensore Civico, appena due mesi dopo la firma del protocollo sottoscritto tra il Governo, la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), la CONFER e Gabilondo. Tale accordo, sottoscritto il 30 marzo, ha avviato il nuovo meccanismo di riconoscimento e riparazione per le vittime di abusi commessi in ambito ecclesiale.

    Il Difensore Civico valuterà ogni caso

    Il protocollo stabilisce che l’Unità Vittime sarà incaricata di effettuare la valutazione individualizzata di ogni richiesta e di elaborare la proposta di riconoscimento della condizione di vittima e di eventuale riparazione. Successivamente, la cosiddetta Commissione Consultiva PRIVA —dipendente dalla CEE e dalla CONFER— dovrà emettere un rapporto motivato su ogni valutazione presentata dall’Unità.

    Nei casi in cui non vi sia accordo tra le parti coinvolte, interverrà una Commissione Mista in cui partecipano rappresentanti delle istituzioni firmatarie e associazioni di vittime, con l’obiettivo di raggiungere accordi per consenso.

    Riparazioni economiche, simboliche e riparative

    Il documento prevede anche diverse forme di riparazione. Queste potranno essere simboliche o riparative —mediante riconoscimento istituzionale, accompagnamento o richiesta di scuse—, ma anche economiche, soprattutto per coprire i danni derivanti da conseguenze fisiche o psicologiche.

    Il Difensore Civico, Ángel Gabilondo, ha difeso pubblicamente questo modello affermando che l’obiettivo del processo è “recuperare la persona e riparare i danni”, insistendo sul fatto che non si tratta di “un mero iter burocratico che riduce a oggetto”, bensì di una procedura “flessibile, personalizzata, professionale e umana”.

    Sebbene alcune settimane fa abbia dichiarato che l’accordo firmato con la Chiesa non ha carattere giuridicamente vincolante, ma si tratta di un “protocollo generale di azione senza effetti giuridici”.

    Un’unità composta da giuristi, psicologi ed esperti in vittimologia

    L’Unità Vittime è composta da professionisti di diverse discipline, tra cui esperti in vittimologia, criminologia, psicologia e diritto. Tra i nomi resi noti figura Olga Belmonte García, precedentemente legata al Progetto REPARA dell’Arcivescovado di Madrid, oltre a diversi professori ordinari di Diritto e specialisti in violenza sessuale e vittimologia.

    Fanno inoltre parte dell’Unità responsabili interni del Difensore Civico stesso, pubblici ministeri e accademici specializzati in criminologia e diritto penale.

    https://infovaticana.com/it/2026/05/26/il-difensore-civico-sta-gia-elaborando-piu-di-300-fascicoli-su-abusi-nellambito-della-chiesa/

  • L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    Il merito e l’impegno sociale, collettivo, concetti che troviamo oltre che nella Costituzione della Repubblica, spesso anche sulla bocca di tutti coloro che a proprio comodo li utilizzano. Poi però li smontano in un nanosecondo quando, come accade in Liguria (dove la Rete L’ABUSO ha sede), dove sedicenti classifiche giornalistiche che negli obbiettivi dovrebbero raccontare la vita, l’operato e l’impegno sociale delle ONG locali, si “dimenticano” di alcune realtà…

    Siamo una realtà scomoda, in Italia, dove l’argomento resta a tutti i livelli della massima “ostilità”. Non a caso Rete L’ABUSO ha tutti i suoi servizi web fuori dall’Europa, dove, come molti ricorderanno, fummo letteralmente perseguitati dai legali della chiesa che, ai nostri rifiuti di rimuovere articoli trovarono come strategia quella di diffidare il provider che ci ospitava. Trovammo come soluzione quella di uscire dall’Unione Europea dove, con la scusa dell’oblio, oggi molti riescono a far scomparire dal web il proprio scomodo passato.

    Per fortuna l’AI si dimostra più onesta e indipendente, tanto da stupire anche noi che, dopo aver aggiornato alle linee guida di GOOGLE il nostro Portale scopriamo di esser la prima fonte in Italia e in Europa, in materia di abusi sessuali da parte delle confessioni religiose.

    Se provate a fare la domanda anche più generica nella ricerca GOOGLE, per esempio solamente “preti pedofili” otterrete come fonte Rete L’ABUSO. Inutile dire che con domande generiche ma più specifiche come “vittime preti pedofili” o come “quanti sono i preti pedofili”, la fonte principale resta la Rete L’ABUSO.

    Cosa che certo da un lato ci fa onore, dall’altro invece preoccupa in quanto non solo superiamo in modo anomalo gli organi di informazione, ma persino quelli governativi ed ecclesiastici che, oltre ad apparire negli ultimi risultati, su molte domande neppure appaiono…

    Tra le novità del nostro Portale noterete già dal menù principale sei diverse colorazioni delle icone già prè esistenti.Immagine 2026 05 25 201919

     

    Il rosso che rappresenta la Rete L’ABUSO, il viola che rappresenta “Il Punto” ovvero le inchieste, i dossier, le analisi dei casi e tanto altro materiale documentato con l’aiuto dei sopravvissuti, dall’Associazione.

    Il giallo che rappresenta il Coordinamento dei familiari delle vittime, il blu che invece rappresenta l’Osservatorio permanente, il marrone che rappresenta le Notizie tematiche e la cronaca, ed in fine il verde che rappresenta i vari Servizi del Portale.

    Una differenziazione che è la risposta alle critiche per la difficoltà di reperire il materiale all’interno del Portale. Sono decine di migliaia i contenuti del nostro Portale e spesso anche noi, pur sapendo di avere quel che cerchiamo, incontriamo difficoltà nel reperirlo.

    Da qui l’idea di separare con dei colori le categorie principali del portale, in modo di riuscire ad orientarsi meglio nelle migliaia di contenuti.

    …Ma ancora una novità!

    Immagine 2026 05 25 201739Live Search da oggi è implementato anche nella ricerca interna del Portale.

    Qui ricordiamo doverosamente che il Portale ha due distinti motori di ricerca, il Live Search (Qui) legato al database iCODIS e la ricerca interna al sito, ovvero i contenuti.

    È qui che abbiamo implementato la ricerca live, uno strumento che permette all’utente, digitando almeno tre sillabe di ciò che cerca, di ottenere una anteprima in tempo reale dei primi 10 risultati.

    Questo aiuta l’utente nell’orientamento del risultato di ricerca che otterrà.

    Una volta ottenuta l’anteprima dei risultati di interesse (senza dare invio), dando semplicemente “invio” dalla tastiera, il motore di ricerca interno restituirà una o più pagine con tutti i risultati del Portale.

    Rivisto anche il pannello “Account utente”, completamente ridisegnato dove oggi troverai tutti i tuoi dati, gli abbonamenti e lo storico del tuo account in un’unica pagina.

    Cerchiamo sempre di migliorare.

    Grazie per la vostra dedizione!

  • La tessera e il cassetto

    La tessera e il cassetto

    Il percorso del progetto artistico sugli abusi “Renaissance, la Symphonie des tesselles” (Rinascita, la sinfonia delle tessere) prosegue: la mosaicista Suor Samuelle e il regista Quentin Delcourt tengono gli ultimi laboratori per firmare le tessere il 4 giugno a Bruxelles e i giorni successivi in due altre località del Belgio (il 5 giugno a Oostakker, Gand, e il 6 giugno a Nemur). Poi l’artista proseguirà con la composizione del mosaico in modo da finire l’opera per la presentazione a Parigi, all’inizio del 2027.

    Del progetto, e dei dubbi che solleva il coinvolgimento della Chiesa, ho scritto qui. Condivido ora con voi il contributo di Tommaso Scicchitano, giornalista ed ex prete, che mi ha mandato alcune riflessioni.

    Scicchitano è andato a vedere chi sono i partner ecclesiastici di “Rinascita” e spiega che cosa succede quando i laboratori di firma delle tessere per le vittime sono allestiti negli stessi luoghi – gli spazi della Chiesa – in cui gli abusi sono avvenuti. Mette anche in luce che in questo progetto, sin dal nome, non sembra esserci posto per un esito non felice, per chi insomma non ce la fa a “rinascere”, ma resta nel buio: «La vittima buona è quella che perdona», scrive Scicchitano. Indipendentemente dalle intenzioni dell’artista, l’opera «funziona come dispositivo di rassicurazione per la comunità ecclesiale: guardate, la Chiesa riconosce. La Chiesa ripara. La Chiesa rinasce. Ma di questa rinascita, chi controlla la narrazione?».

    Buona lettura, aspetto commenti.

    Tommaso Scicchitano*

     

    A Lourdes, il 24 marzo 2026, un gruppo di vescovi francesi si fa fotografare con in mano dei frammenti di mosaico. Sono pezzi di ceramica colorata, grandi più o meno come un quaderno, dai toni che vanno dal rosso cupo al grigio ardesia. I vescovi li tengono davanti al petto, leggermente inclinati verso l’obiettivo, con un’espressione che oscilla tra la solennità e una certa soddisfazione composta. Dietro di loro, il santuario. Davanti, le telecamere.

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    Quei frammenti fanno parte di Rinascita, un mosaico monumentale di 50 metri quadrati (12,5 per 4 metri) firmato da Suor Samuelle, religiosa e artista. Composto come un puzzle di 200 pezzi, il mosaico racconta un percorso di riparazione dopo gli abusi spirituali, psicologici e sessuali commessi all’interno della Chiesa. L’opera sarà esposta a Parigi all’inizio del 2027, poi i 200 frammenti verranno distribuiti in altrettanti luoghi di culto, d’arte e di apprendimento nel mondo. Ogni frammento sarà collegato agli altri da un QR code. Un documentario cinematografico di 90 minuti, diretto da Quentin Delcourt, accompagna il progetto. Una sinfonia per orchestra e coro, composta e diretta da Baptiste Capitanio, lo completa.

    È un progetto ambizioso. Un progetto bello. E proprio per questo merita di essere guardato con attenzione.

    Suor Samuelle parla in prima persona. Nel dossier che accompagna il progetto, dichiara di essere stata vittima di abusi: «Dopo essere stata vittima, subendo controllo e abusi nel silenzio, nella paura e nella vergogna; dopo essere sopravvissuta, lavorando per ricostruire e riunificare ciò che era stato frantumato e disperso, è ora tempo di rinascere». La sua voce è autentica, il suo percorso legittimo, la sua arte potente. Chi ha vissuto il trauma e lo trasforma in creazione compie un atto di coraggio che non si discute.

    Il problema non è Suor Samuelle. Il problema è ciò che accade attorno alla sua opera.

    Le tessere sono piccoli frammenti di materiale (marmo, pietra, vetro, ceramica) che nell’arte musiva compongono il disegno complessivo. Per il progetto Rinascita, Suor Samuelle crea tessere uniche che viaggiano attraverso il mondo. In laboratori organizzati nelle chiese, nei monasteri, nelle diocesi, le persone vittime di abusi e i loro accompagnatori sono invitati a firmare una tessera, a scrivere un messaggio. I frammenti fotografati nel dossier mostrano parole scritte a mano: «PARDONNER et se reconstruire», «Pour tous les enfants violentés», «In memoria di mio padre che perse la fede il giorno della prima confessione», «VIVRE tout simplement». C’è chi invoca pietà, chi chiede perdono, chi ringrazia Dio per essere uscito dal silenzio.

    Il gesto della firma è reale. Chi scrive il proprio dolore su un frammento di ceramica, chi lo esternalizza in un oggetto che diventerà parte di un’opera collettiva, compie un atto di ri-soggettivazione: da oggetto dell’abuso a soggetto della narrazione. La letteratura psicologica sul trauma riconosce a questi gesti un valore terapeutico. La vittima riprende la parola, la inscrive nella materia, la consegna al mondo.

    Ma a chi la consegna?

    I laboratori di firma si svolgono in contesti ecclesiali, spesso alla presenza di vescovi o superiori religiosi. La vittima scrive il proprio messaggio, lo consegna alla Chiesa; la Chiesa lo integra in un’opera d’arte che celebra la propria capacità di accogliere il dolore. Il circuito è chiuso. La ri-soggettivazione della vittima viene riassorbita nell’istituzione che ha prodotto l’abuso, o che l’ha coperto.

    Non è un dettaglio. In psicologia del trauma istituzionale, il setting in cui avviene il riconoscimento conta quanto il riconoscimento stesso. La presenza dell’istituzione responsabile nel momento della “riparazione” può funzionare come conferma del rapporto di potere, non come sua dissoluzione. La vittima è di nuovo ospite; accolta, sì, ma nei termini dettati dall’ospitante.

    Il mosaico ha una progressione cromatica. Passa «dai toni più scuri a colori ritrovati», traducendo, dice il dossier, «un processo di ricostruzione che non cancella il passato ma lo integra». È un’immagine bella, e chi la guarda ci si riconosce. Ma è anche una narrazione che prescrive un esito. La rinascita non è un’opzione tra le altre: è la destinazione obbligata dell’opera, il suo titolo, il suo senso. Il mosaico non contempla la possibilità che qualcuno non rinasca. Che qualcuno resti nel buio. Che il passato non si integri ma continui a devastare.

    Chi si è occupato di psicologia sociale conosce il concetto di forced narrative closure: l’imposizione di un arco narrativo positivo a esperienze che possono non avere risoluzione. Per le vittime che non si riconoscono nella metafora della rinascita, un’opera come questa può funzionare come una seconda forma di silenziamento, più sottile della prima. Il tuo dolore va bene, a patto che finisca bene. La tua storia è accolta, a patto che il suo ultimo capitolo sia luminoso.

    Le tessere che esprimono rabbia, rifiuto, denuncia senza redenzione: dove sono? Le fotografie del dossier le escludono quasi completamente. La selezione visiva costruisce un canone: la vittima “buona” è quella che perdona, quella che ringrazia, quella che integra. Le altre non entrano nell’inquadratura.

    Il dossier elenca i partner istituzionali del progetto: la Conferenza episcopale francese, la Commissione pontificia per la protezione dei minori in Vaticano, la Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, la CECAR svizzera, il Grupo VITA in Portogallo, The Loud Fence in Inghilterra, il Proyecto Repara in Spagna, l’INIRR francese. Trecentocinquanta contributori internazionali.

    Qui il progetto merita di essere interrogato non per quello che dice, ma per quello che non dice.

    La CECAR, la Commissione svizzera di Ascolto, Conciliazione, Arbitrato e Riparazione, è uno degli organismi più seri e indipendenti nel panorama europeo della giustizia riparativa per le vittime di abusi ecclesiastici. Fondata nel 2016 su iniziativa del Gruppo SAPEC e delle istituzioni cattoliche svizzere, è indipendente dalle autorità della Chiesa. Nel suo rapporto d’attività 2020, la CECAR ha scritto: l’accesso agli archivi è «difficile, persino praticamente impossibile»; siamo testimoni di una «opacità nella trasmissione delle informazioni» da parte delle congregazioni.

    Lo studio pilota dell’Università di Zurigo sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera, presentato nel settembre 2023, ha documentato oltre mille casi e formulato raccomandazioni esplicite: apertura degli archivi ecclesiastici ai ricercatori e alle vittime, cessazione della distruzione di documenti pertinenti, accesso agli archivi vaticani. La nunziatura apostolica a Berna ha rifiutato di aprire i propri archivi alle storiche incaricate dell’indagine. I ricercatori hanno scoperto che il 90% degli autori di abusi è identificabile nei documenti, ma solo il 70% delle vittime lo è: gli archivi della Chiesa raccontano i carnefici, non chi ha subito.

    In Francia, la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), presieduta da Jean-Marc Sauvé, ha prodotto nel 2021 un rapporto di 2.500 pagine che ha documentato un fenomeno «massivo» e «sistemico»: almeno 216.000 vittime, tra 2.900 e 3.200 preti e religiosi coinvolti in settant’anni. La Commissione ha formulato 45 raccomandazioni. Ha avuto accesso agli archivi, ma per concessione specifica, non per diritto strutturale. Il sistema in sé resta opaco.

    Questi sono i partner di Rinascita. Organismi che chiedono, da anni, ciò che il progetto non nomina nemmeno: trasparenza documentale, accesso ai fascicoli, fine della distruzione degli atti, accountability istituzionale. Il dossier di Rinascita non contiene la parola “archivi”. Non contiene la parola “indagine”. Non contiene la parola “responsabilità” nel senso di responsabilità istituzionale documentata.

    Guardiamo l’architettura comunicativa del progetto: il dossier è quadrilingue, impaginato con cura, ricco di fotografie ad alto impatto emotivo. La struttura segue il modello classico del fundraising culturale: prima l’opera, poi il contesto, poi lo strumento di partecipazione (le tessere), poi i media di amplificazione (documentario, sinfonia), infine la call to action. È un funnel, cioè il processo con cui le aziende guidano il cliente all’acquisto di un prodotto, progettato per coinvolgere. Funziona.

    Ma il lessico del progetto merita attenzione. “Riparazione”, “rinascita”, “percorso”, “ferite che restano presenti”, “vivere non nonostante ma con e persino attraverso le ferite”: è il vocabolario della resilienza e della spiritualità, mai quello della giustizia. Il framing sposta l’asse dal piano giuridico-istituzionale (chi ha fatto cosa, chi sapeva, chi ha coperto, dove sono i documenti) a quello terapeutico-spirituale (la vittima che rinasce, il frammento che si ricompone, il buio che diventa luce).

    Non c’è contraddittorio nel dossier. Non c’è la voce di un’associazione di vittime che ponga domande critiche. Non c’è chi dica: la tessera è bella, ma il mio fascicolo dov’è? L’unica voce di vittima è quella di Suor Samuelle, che è anche l’artista, e la cui testimonianza è integralmente costruita in chiave di redenzione. È una narrazione senza dissonanze.

    La frase finale del dossier è rivelatrice: «Nel 2027, milioni di cristiani passeranno ogni settimana davanti a quest’opera di riparazione individuale e collettiva nel mondo». Il target non sono le vittime. Il target sono i fedeli. L’opera funziona come dispositivo di rassicurazione per la comunità ecclesiale: guardate, la Chiesa riconosce. La Chiesa ripara. La Chiesa rinasce. Ma di questa rinascita, chi controlla la narrazione?

    Il QR code che collega i 200 frammenti è la metafora perfetta. Chi lo scansiona entra nel mondo del progetto: l’opera completa, il film, la sinfonia. Non entra in un database di casi documentati, non in un archivio, non in un rapporto di indagine. Il QR code collega frammenti estetici, non frammenti di verità.

    C’è un’espressione nella teologia cristiana che viene prima della rinascita: la metanoia. Il cambiamento radicale, la conversione del cuore. La liturgia penitenziale della tradizione cattolica presuppone che al gesto esteriore corrisponda una trasformazione interiore. La confessione senza il proposito di non peccare più è forma senza sostanza. Sacramento senza grazia.

    Il progetto Rinascita ha tutti gli elementi di una liturgia penitenziale: un gesto fisico (la tessera), una progressione simbolica (dal buio alla luce), una comunità partecipante (vittime, vescovi, fedeli), un’opera che resta come memoria permanente nei luoghi di culto. Ma la metanoia dov’è?

    Gli archivi restano chiusi. I dossier restano nei cassetti delle curie. La nunziatura rifiuta l’accesso ai ricercatori. I documenti vengono distrutti. La CECAR stessa, che è partner del progetto, ha denunciato l’opacità della Chiesa. Il rapporto Sauvé, lo ricordiamo, ha documentato 216.000 vittime in Francia e formulato 45 raccomandazioni, molte delle quali sono ancora in attesa di attuazione.

    Il vescovo firma la tessera, si fa fotografare a Lourdes con il frammento in mano, e torna nella curia dove i fascicoli restano sotto chiave.

    Non è un gesto vuoto. È un gesto svuotato. La tessera firmata dalla vittima ha un valore intimo, reale, terapeutico. Ma quando l’istituzione la accoglie senza compiere gli atti che la riparazione richiede (trasparenza, accesso ai documenti, accountability), il gesto perde la sua forza trasformativa. Diventa liturgia senza conversione. Sacramento senza metanoia.

    Il progetto Rinascita propone una «riparazione individuale e collettiva». Ma riparazione individuale e riparazione collettiva non sono lo stesso processo. La prima è terapeutica e riguarda il soggetto; la seconda è politica e riguarda l’istituzione. Un mosaico può contribuire alla prima. Non può contribuire alla seconda se l’istituzione non compie atti concreti di trasparenza, responsabilità e riforma strutturale. Mettere le due dimensioni sullo stesso piano, come fa il dossier, è un’operazione che avvantaggia chi ha il potere: la “riparazione collettiva” viene dichiarata in atto senza che la collettività istituzionale abbia fatto nulla di strutturale.

    Suor Samuelle può essere in totale buona fede, anzi, probabilmente lo è. Il suo percorso personale di sopravvissuta che trasforma il trauma in arte è legittimo e potente. Ma il progetto che ne è nato, con i suoi partner istituzionali e la sua architettura comunicativa, funziona oggettivamente come uno strumento di gestione reputazionale per l’istituzione ecclesiastica. Non per intenzione dell’artista; per la struttura stessa del dispositivo.

    A Lourdes, il 24 marzo 2026, i vescovi posano per la foto con i frammenti di Rinascita. In qualche curia, in qualche archivio segreto a cui solo il vescovo ha accesso, ci sono i fascicoli. I nomi dei preti che hanno abusato. I rapporti delle superiore che hanno coperto. Le lettere delle vittime mai inoltrate. I trasferimenti silenziosi.

    Il frammento del mosaico e il fascicolo dell’archivio sono fatti della stessa materia: la verità di chi ha subito. Ma il frammento viaggia per il mondo, viene esposto in una teca di legno, illuminato, collegato a un QR code che rimanda al film e alla sinfonia. Il fascicolo resta nel cassetto.

    Quando i 200 frammenti saranno esposti nei 200 luoghi di culto del mondo, milioni di fedeli ci passeranno davanti ogni settimana. Vedranno la bellezza della riparazione. Ma la riparazione vera, quella che passa per la verità documentata, resterà dove è sempre stata: chiusa a chiave, in un archivio a cui solo il vescovo ha accesso.

    E la tessera, per quanto bella, non è una chiave.

    *Tommaso Scicchitano, ex ministro di culto cattolico, è scrittore, giornalista e consulente di comunicazione.

    (Foto Irrix Films)

    https://federicatourn.substack.com/p/la-tessera-e-il-cassetto

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    Processione in tribunale; tre preti testimoni

    Non una celebrazione religiosa, ma un’aula di tribunale. Tre sacerdoti sono stati ascoltati davanti al collegio penale nell’ambito del processo che vede imputato un fedele molto attivo nella Chiesa Madre, accusato di presunti abusi sessuali su un giovane, alcuni dei quali sarebbero avvenuti anche quando la presunta vittima era minorenne. Un nuovo caso che si inserisce in una Diocesi già segnata da altre pesanti vicende giudiziarie.