Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Monsignor Zanchetta accusato di abusi sessuali in seminario, nuovo caso

    Monsignor Zanchetta accusato di abusi sessuali in seminario, nuovo caso

    Una nuova tegola rischia di abbattersi sul Vaticano: un vescovo argentino, che aveva lasciato la sua diocesi ed era stato nominato alla fine del 2017 assessore all’Apsa, l’ente che gestisce gli immobili in Vaticano, è accusato di abusi economici, di potere, e anche sessuali da tre sacerdoti. Nella sua diocesi di provenienza, quella di Oran, si stanno raccogliendo le testimonianze per l’indagine preliminare del Vaticano. Se dovessero emergere elementi fondati il caso passerà all’apposita Commissione vaticana che giudica i vescovi.

    Tutto da verificare, dunque, ma il fatto che mons. Gustavo Zanchetta, il vescovo in questione, occupi un posto importante in Vaticano, su chiamata di Papa Francesco, rende il caso ancora più delicato. Le denunce sono state presentate alla Nunziatura di Buenos Aires e indicano abusi sessuali in seminario; non si sa ancora, considerato che l’indagine preliminare è in corso, se si possa parlare anche di pedofilia. Le accuse di abusi sessuali contro mons. Zanchetta sono giunte mesi dopo la sua nomina, da parte di Papa Francesco, all’Apsa, precisa il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. In ogni caso contro di lui erano già state mosse accuse di «autoritarismo».

    «Mons. Zanchetta non è stato rimosso dalla diocesi di Oran – precisa Gisotti -. Fu lui a dimettersi. La ragione delle sue dimissioni è legata alla sua difficoltà nel gestire i rapporti con il clero diocesano e in rapporti molto tesi con i sacerdoti della diocesi. Al momento delle sue dimissioni vi erano state contro di lui accuse di autoritarismo, ma non vi era stata nei suoi confronti alcuna accusa di abuso sessuale. Il problema emerso allora era legato alla incapacità di governare il clero».

    Dopo quelle dimissioni nell’estate del 2017, che dallo stesso vescovo furono invece giustificate da motivi di salute, Zanchetta ha trascorso un periodo di tempo in Spagna. Dopo, «in considerazione della sua capacità gestionale amministrativa, è stato nominato – ricorda il portavoce vaticano – assessore dell’Apsa, incarico che non prevede comunque responsabilità di governo del Dicastero. Nessuna accusa di abuso sessuale era emersa al momento della nomina ad assessore. Le accuse di abuso sessuale risalgono infatti a questo autunno». In ogni caso, durante l’investigazione previa, mons. Zanchetta, si asterrà dal lavoro in Vaticano.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_zanchetta_abusi_sessuali_apsa-4209457.html

  • 2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

    2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

    Ha avuto inizio con il suo viaggio in Cile, nel mezzo dello scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti a minori. Questo tema sarà l’asse dell’incontro che il Papa avrà in febbraio con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo nella Santa Sede.

    JULIO ALGAÑARAZ

    E ‘iniziato con il disastro cileno e termina al limite di un evento vitale per il futuro del papato: l’incontro del prossimo febbraio del papa argentino con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo in Vaticano. Il tema esclusivo sarà come stabilire una volta per tutte una linea efficace nella lotta contro l’abuso sessuale del clero a bambini e minori . Questo include la questione più spinosa: porre fine alla cultura della copertura del colpevole, il che significa indagare a fondo e punire con il licenziamento i superiori e vescovi che nascondono i crimini dei preti pedofili.

    Jorge Bergoglio ha promesso pochi giorni fa che “mai più” la Chiesa proteggerà i colpevoli e i loro protettori. Con il  mancato rispetto, il suo pontificato entrerà in un cono d’ombra irreversibile fino alla fine.

    Il maxi-scandalo degli stupratori sacerdoti di bambini e minori, esteso in tutto il mondo come un fenomeno mostruoso incontrollato, è il più importante, ma non l’unico problema che ha contribuito a fare del 2018 un anno ‘deprecabile” per Francesco, come definito dalla l’agenzia di stampa americana Associated Press.

    Il deterioramento del contesto politico generale ha avuto una grande influenza per smorzare l’ “euforia del Papa” che ha segnato il momento iniziale del pontificato, con stile, carisma, i gesti e le idee che in pochi mesi ha cambiato, da quando Bergoglio è stato eletto, la prospettiva di una Chiesa che necessitava di un leader per ricevere il “mandato di riforma”.

    La Chiesa dei poveri per i poveri, l’aria del cambiamento, la semplicità e il progressismo di un pontefice che annuncia la svolta delle periferie geografiche ed esistenziali nel centro della vita cattolica, un nuovo linguaggio e uno stile personale che rinuncia alla mondanità e il lusso, hanno creato una straordinaria popolarità attorno al Papa argentino.

    Il momento d’oro è stato una parabola in campo politico.  Con Barack Obama, presidente degli Stati Uniti Bergoglio ha ottenuto trionfi storici: la Siria è stata salvata dai bombardamenti, il Papa ha incontrato in Vaticano palestinesi e israeliani in una cerimonia di straordinario impatto a favore della pace e la creazione di due stati confinanti in Palestina. Il Papa argentino fu il mediatore dell’accordo tra gli Stati Uniti e Cuba. Per la prima volta a L’Avana, dopo mille anni vi è stato l’incontro di un Papa a Roma con il patriarca ortodosso russo Kirill, che ha anticipato lo storico abbraccio a Mosca.

    Poi è arrivato Trump e il divertimento è finito. Tutto è cambiato. I primi conservatori e tradizionalisti, i più ostili del pontificato del Papa “Terzomondista ed eretico” del cattolicesimo americano, hanno ricevuto una spinta enorme nella loro cospirazione per liquidare l’esperienza di Francesco, che nel 2018 ha raggiunto un livello quasi scismatico.

    L’ondata di sovrani e populisti in Europa fece germogliare la Brexit in Gran Bretagna e il governo italiano, la patria concreta del cattolicesimo e del potere papale per secoli, passò nelle le mani dei populisti ostili al Papa venuto “dalla fine del mondo”. Nazionalismo, razzismo, xenofobia, estremismo di destra, sfumature neofasciste neo-naziste si stanno diffondendo in tutta Europa, scartando i messaggi di benvenuto ai migranti, l’integrazione con gli stranieri, gli aiuti ai più poveri, gli ultimi, gli scartati, che sono la base del messaggio bergogliano.

    L’unico trionfo che il Papa può raccogliere nel 2018 è l’ accordo con la Cina che consente alla Chiesa di entrare attraverso la porta e ufficialmente nella società del più grande paese del mondo. Si presume che non ci sia chiesa clandestina fedele a Roma e una chiesa “patriottica” creata dal regime comunista. Ma il cammino di unificazione sarà lento e pieno di tempeste per il Vaticano. Il Partito comunista cinese ha preso in mano le questioni religiose per stabilire uno stretto controllo, per mantenere l’egemonia del regime e impedire una crescita interessante del cattolicesimo in Cina. L’opposizione accusa Francesco di aver venduto l’anima al diavolo.

    L’aspra cospirazione di conservatori e tradizionalisti, che avevano minacciato apertamente uno scisma con l’ “eretico” Papa, ha fatto decidere Bergoglio, che come papa è il garante dell’unità della Chiesa, di prevenire ulteriori scontri. Il pontificato ha perso la forza propulsiva. Un esempio è il sinodo giovanile che Francesco ha riunito in ottobre in Vaticano. I giovani dovrebbero essere i leader della “Chiesa in uscita” nella visione di Bergoglio. Ma le aspettative di un Sinodo con un ricco dibattito sui nuovi sviluppi presto svanirono. Anche il Papa deve diffondere il documento finale, in cui secondo la tradizione il pontefice scrive e riscrive dopo aver sentito le conclusioni dell’assemblea. Ma è già noto che il Sinodo giovanile ha avuto un finale anodino, diluito nella necessità di non offrire spigoli che aggravano la crisi interna con i cospiratori.

    Gli scandali degli abusi sessuali richiedono ora tutti gli sforzi per stabilizzare la situazione. L’anno è iniziato molto male in Cile,dove il Papa ha fatto la peggiore visita apostolica nel suo pontificato. Gli scandali per gli abusi sessuali e l’opposizione popolare a una Chiesa reazionaria e complice delle strutture che proteggevano i chierici colpevoli di una vera ondata di casi, oltraggiarono i cileni e affondarono la struttura clericale. Il guaio è che per tre anni Francisco ha creduto al cardinale Francisco Errázuriz, capo della chiesa, e a tutto il discorso clericale, anche se in Vaticano ha condannato il clericalismo come “una malattia della Chiesa”.

    Durante il viaggio ha continuato a difendere il vescovo Juan Barros, che è stato nominato nella diocesi di Osorno e ha attaccato le vittime e l’opinione pubblica cilena per “calunnia”. Quando lasciò il Cile, notò il grave errore e cambiò completamente la sua posizione. Convocò a Roma tutti i 34 vescovi, che si dimisero. La fiducia dei cileni nella Chiesa è scesa al 15% e solo il 55% oggi si riconosce cattolico. Il Papa sta promuovendo una rinascita che sarà molto faticosa e ha licenziato sette vescovi.

    Un altro viaggio difficile è stato per il Papa ad agosto in Irlanda, uno dei paesi più cattolici del mondo, dove la Chiesa degli scandali sessuali ha perso la maggior parte dei suoi fedeli. C’era poca gente nelle loro Messe e il Papa ha verificato la grandezza della rabbia. Oggi gli irlandesi approvano il matrimonio egualitario, l’aborto, il divorzio e hanno eletto un politico apertamente gay come primo ministro.

    Con i gay, tuttavia, l’approccio del Papa è cambiato. “Chi sono io per giudicarlo?” Rispose durante i primi mesi del pontificato quando gli chiesero cosa pensasse degli omosessuali. Al contrario, nel 2018 Francesco ha confermato che per la Chiesa questo è un comportamento “oggettivamente disordinato” e che gli omosessuali non possono essere sacerdoti. Ordinò una mano di ferro nei seminari e nella formazione. Non c’è posto per queste persone nella Chiesa. Addio illusioni di grandi cambiamenti.

    La grande crisi degli scandali si concentra negli Stati Uniti, la sede della cospirazione di destra che mira a sterilizzare o eliminare perfino uno scisma al Papa delle riforme. Sebbene Bergoglio abbia l’apprezzamento della maggioranza dell’opinione pubblica, i cospiratori hanno deciso che nessun problema può indebolire il Papa argentino tanto quanto coinvolgerlo negli scandali.

    Per fare questo hanno scelto l’ambasciatore ex (NUNZIO) Papa negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ora in pensione. Viganó ha accusato il papa di aver protetto il cardinale Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, anche se è stato Francisco a escludere dal cardinalato l’accusato di stupri di bambino e di festini omosessuali con i seminaristi. Viganò superò la linea, consigliato dai cospiratori, e chiese al Papa di rinunciare. Inaudito: nella Chiesa nessuno può chiedere la dimissione al vescovo di Roma.

    Nel 2018 i casi in Pennsylvania, Illiniois e altre diocesi sono esplosi, con migliaia di vittime. Le polemiche bruciano nella Chiesa nordamericana, molto divisa e con una maggioranza conservatrice. I vescovi hanno deciso in plenaria di proporre ricerche e metodi efficaci di lotta contro gli abusi sessuali e le coperture. Ma dal Vaticano il Papa proibì loro di andare avanti, cosa che acuì lo scontro.

    Francisco vuole che tutte le proposte siano messe sul tavolo all’incontro che si terrà dal 21 al 24 febbraio dai presidenti di tutte le conferenze episcopali . L’incontro deve segnare un prima e un dopo nella crisi che soffoca la Chiesa in una perdita di prestigio che attacca il Papa stesso. La turbolenza del 2018 è proiettata nel futuro del pontificato, oggi pieno di nuvole.

    (traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/mundo/2018-ano-dificil-pontificado-francisco_0_wYDm-gH-R.html?fbclid=IwAR37L5i9djeu3wXp1ZtzxwwQlqLEHsphN1-H8oUFF_gia1awWp5GXD-0Xs8

  • O’Reilly lascia il Cile: il prete è all’aeroporto per scontare una pena che lo espelle dal paese

    O’Reilly lascia il Cile: il prete è all’aeroporto per scontare una pena che lo espelle dal paese

    Il prete irlandese prenderà un volo diretto dalla compagnia aerea Alitalia a Roma. La sua partenza viene dopo essere stato condannato a quattro anni di libertà vigilata per abuso sessuale contro uno studente della scuola di Cumbres.

    Dopo le 10:00, John O’Reilly è arrivato all’aeroporto di Santiago per conformarsi alla sua espulsione dal paese.

    Il prete si recherà a Roma, in Italia, sul volo 689 della compagnia aerea Alitalia, che non avrà fermate e partirà alle 12:40.

    Secondo una dichiarazione della sua congregazione, i Legionari di Cristo, in Italia non eserciterà come sacerdote “in attesa della sentenza del processo canonico in corso nella Santa Sede” .

    Inoltre, hanno dichiarato che la Legione di Cristo “ha collaborato e continuerà a cooperare con le rispettive autorità nei procedimenti civili e canonici”.

    O’Reilly – che ha lavorato in Cile dal 1984 – è  stato processato nel 2014 per due accuse di abuso sessuale contro studenti della scuola Cumbres , uno dei quali condannato a quattro anni di libertà vigilata. Il prete, inoltre, è stato retrocesso dalla sua nazionalità per grazia ottenuta nel 2008.

    https://www.cnnchile.com/pais/oreilly-se-va-de-chile-sacerdote-esta-en-el-aeropuerto-para-cumplir-condena-que-lo-expulsa-del-pais_20181214/

  • Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Città del Vaticano  – L’abolizione del segreto confessionale è una ipotesi che avanza implacabilmente, in diversi Paesi, nonostante la forte opposizione degli episcopati. Secondo una sempre più nutrita schiera di giuristi, questa misura aiuterebbe a combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa.  La prima nazione che ha aperto il dibattito a livello nazionale è stata l’Australia dopo la pubblicazione di uno sconvolgente report dal quale è emerso che il 7% dei preti sono stati accusati di molestie. Per questo la Royal Commission ha chiesto di riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime, specie quelle minorenni. I vescovi australiani si sono opposti all’ipotesi di abolire il sigillo sacramentale per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. La battaglia contro la pedofilia rischia di modificare per sempre l’obbligo di conservazione del segreto assoluto delle verità apprese in confessionale. I vescovi australiani affermano che si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva parlato di una «intrusione dello Stato nel dominio del sacro».

    Il secondo Paese nel quale si è aperto lo scontro è il Belgio. Anche in questo caso i i vescovi belgi, in un comunicato, sono intervenuti sul caso di un prete condannato dal Tribunale di Bruges ad un mese di prigione con sospensione della pena per mancata assistenza a una persona in pericolo. La Corte penale lo aveva ritenuto colpevole per non aver chiesto soccorsi subito dopo aver raccolto al telefono la confidenza di un uomo che voleva suicidarsi. Per il Tribunale, la segretezza della confessione può essere paragonata al segreto professionale, in quanto «è dovere di tutti dare assistenza agli altri». La Conferenza episcopale belga ha reagito precisando quali sono le sostanziali differenze che intercorrono tra il segreto professionale e la segretezza della confessione, intesa come sacramento di riconciliazione, a cui sono tenuti soltanto sacerdoti e vescovi. Il segreto professionale è invece più ampio e comprende preti, diaconi, religiosi e laici qualora, nel loro ruolo pastorale, possano incorrere in conversazioni private in cui le persone parlano di questioni esistenziali.

    «Secondo il Codice di Diritto canonico -hanno spiegato i vescovi del Belgio – il segreto della confessione è inviolabile. Il Codice di Diritto Canonico non prevede eccezioni all’inviolabilità della segretezza della confessione. Ciò significa che un prete non può in alcun modo rivelare informazioni su un penitente e sulla sua confessione». E ciò si applica anche in rapporto alle autorità civili e a quelle dei magistrati. Ciò non impedisce naturalmente che la segretezza della confessione possa diventare «un pretesto per prendere misure preventive. Un prete può sempre esortare un autore di abusi sessuali a comparire davanti ad un tribunale ma senza rompere il sigillo del sacramento e andare a denunciare direttamente il fatto alla polizia.

    Nel 2012 la Cei ha presentato un documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» nelle quali i vescovi  affermavano di essere esonerati dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e  di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale  in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto strettamente giuridico si basa  sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, sia degli articoli 200 e 256 del Codice di Procedura Penale italiano: ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero.

    In Italia il deputato grillino Mantero, nel novembre dell’anno scorso, ha presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali sono gli elementi statistici di cui dispone il Governo «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto». Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia».

    A febbraio, in Vaticano, si terrà il primo summit internazionale dedicato alla piaga della pedofilia. Papa Francesco ha radunato tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo per fare il punto della situazione e trovare dei codici gestionali uniformi, applicabili a ogni Paese visto che la lotta agli abusi finora ha mostrato impegni diversi. Se in nazioni come gli Stati Uniti, il Belgio, la Germania o la Francia, per esempio, ormai vi è una forte propensione alla trasparenza verso la comunità cattolica, altrove vi è ancora una certa opacità. In Italia, per esempio, non sono ancora presenti statistiche, né numeri sui casi di abusi finora trattati o su quanti sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale nel corso degli ultimi decenni. Non ci conoscono nemmeno provvedimenti nei confronti di vescovi insabbiatori. Anzi. Vi sono persino casi inspiegabili, come a Napoli, per esempio, dove il cardinale Sepe è stato confermato dal Papa nel suo ruolo per un altro biennio, nonostante abbia spostato da una parrocchia napoletana ad una diocesi del Nord Italia l’ex parroco di Ponticelli, pedofilo conclamato.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/segreto_confessionale_abolizione_pedofilia-4185306.html

  • In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

    In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

    E in molti casi non ha nemmeno indagato né riferito le accuse alle autorità

    In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abuso sessuale su minori, ha detto la procuratrice generale dello stato, Lisa Madigan. Nel rapporto preliminare pubblicato in questi giorni dall’ufficio del procuratore generale dell’Illinois si legge che i vescovi delle sei diocesi in cui è diviso lo stato sono stati incapaci di investigare all’interno delle loro congregazioni e che «non risolveranno la crisi degli abusi sessuali del clero da sole». I preti accusati di abusi in Illinois sono circa 690, ma finora solo 185 nomi sono stati resi pubblici. I vescovi hanno detto di non aver riscontrato prove credibili e sufficienti per ritenere colpevoli gli altri 500.

    Il rapporto è l’ultimo di una serie di tentativi per rendere la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti responsabile delle azioni dei suoi sacerdoti. A ottobre è stata aperta un’inchiesta federale sugli abusi sessuali commessi in Pennsylvania da 301 preti cattolici nei confronti di oltre mille bambini nel corso di 70 anni e insabbiati dai vescovi. Gli abusi erano stati denunciati da un rapporto della Corte Suprema dello stato lo scorso agosto. A differenza di quello della Corte Suprema della Pennsylvania, però, il rapporto di Madigan non nomina nessuno dei preti accusati, né accusa i vescovi di negligenza: l’obiettivo principale era mostrare il divario enorme tra il numero di testimonianze di abusi riportate dalle vittime che si erano rivolte alla Chiesa e il numero di accuse che la Chiesa ha ritenuto credibili.

    Secondo quanto ha scritto il New York Times, tre quarti del clero accusato non sarebbe stato indagato, o nel caso fosse stato indagato, le diocesi non avevano mai convalidato le accuse evitando di riferirle alle autorità. Non sono stati indagati i preti deceduti o riassegnati ad altre diocesi, così come quelli che appartengono ad ordini religiosi – ad esempio i francescani, i maristi o i gesuiti – e che quindi non dipendono direttamente dalle diocesi. Inoltre il rapporto mette in evidenza una prassi comune tra le diocesi le quali non avrebbero ritenuto credibili le accuse quando portate avanti da una sola vittima. Dall’inizio delle indagini del procuratore generale, sono stati resi noti i nomi di altri 45 preti ritenuti colpevoli di aver abusato di minori, molti dei quali erano noti alle diocesi da anni.

    In una nota pubblicata in risposta al rapporto di Madigan, il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, ha detto di essere profondamente dispiaciuto per il fallimento della Chiesa nell’affrontare «il flagello degli abusi sessuali del clero». Nella nota si legge anche che dalla «natura del rapporto non è facile discernere quanto delle denunce fatte possano essere applicate anche all’arcidiocesi di Chicago»: infatti le diocesi di Chicago e di Joliet – che si trova appena più a sud di quella di Chicago – sono state le uniche due diocesi dell’Illinois ad aver pubblicato le liste dei preti accusati di abusi sessuali prima che il procuratore generale aprisse una sua indagine. Ma «a livello generale tutte le diocesi hanno dei problemi», ha detto il procuratore generale.

    Madigan, che appartiene al Partito Democratico e che a gennaio lascerà l’incarico, ha detto di aver stilato il rapporto preliminare per dare «alle vittime degli abusi il senso che le loro accuse sarebbero state perseguite», ma anche come monito per i vescovi in vista del seminario che si terrà a gennaio proprio a Chicago, dove, per volontà di papa Francesco, si incontreranno circa 300 vescovi degli Stati Uniti per pregare e riflettere sul ruolo della Chiesa nello scandalo degli abusi sessuali sui minori. A gennaio Madigan verrà sostituita da un altro procuratore generale Democratico, Kwame Raoul, che ha detto di voler portare avanti l’indagine.

    https://www.ilpost.it/2018/12/20/illinois-chiesa-cattolica-abusi/

  • Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Lettera di Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias ai presidenti delle Conferenze episcopali convocati da Papa Francesco a Roma per affrontare la crisi. C’è anche un questionario preparatorio

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio prossimi con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi prima dell’appuntamento incontri con vittime di sacerdoti o religiosi abusatori «per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    «Cari fratelli in Cristo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (I Cor 12:26). Con queste parole Papa Francesco ha iniziato la sua lettera al popolo di Dio in risposta alla crisi degli abusi che sta incontrando la Chiesa, scrivono nella lettera diffusa oggi dalla Sala Stampa vaticana i quattro membri del comitato organizzatore nominato dal Papa lo scorso 23 novembre, ossia il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell’India, monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il gesuita Hans Zollner, presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e incaricato come referente del comitato stesso.

    «Coloro che sono stati abusati da chierici sono stati anche danneggiati quando “abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. E così “Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura”. In assenza di una risposta complessiva e comune, non solo non riusciremo a portare guarigione alle vittime sopravvissute ma la stessa credibilità della Chiesa nel portare avanti la missione di Cristo sarà messa a repentaglio in tutto il mondo. Il primo passo deve essere riconoscere la verità di quanto avvenuto».

    «Per questa ragione, facciamo urgentemente appello ad ogni presidente di conferenza episcopale di raggiungere e visitare vittime sopravvissute all’abuso sessuale del clero nei rispettivi Paesi prima dell’incontro a Roma, per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    Si tratta di un «modo concreto di porre le vittime in primo piano e riconoscere l’orrore di quanto accaduto», ha chiosato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke, che ricorda come il vertice di febbraio abbia tre temi principali: «Responsabilità, accountability (assunzione di responsabilità, ndr) e trasparenza».

    Nella missiva diramata oggi i membri del comitato organizzatore domandano inoltre di «rispondere ad un questionario» allegato alla lettera, ma non pubblicato dal Vaticano, che «fornisce uno strumento per tutti i partecipanti all’incontro di febbraio per esprimere la loro opinione costruttivamente e criticamente mentre procediamo, per individuare dove c’è bisogno di aiuto per promuovere riforme adesso e in futuro, e per aiutarci ad avere un quadro completo della situazione nella Chiesa. Con questo obiettivo in mente, il Santo Padre ci ha chiesto di ringraziarvi per il vostro sostegno nel completare il questionario allegato per prepararsi meglio all’incontro e di invitarvi urgentemente ad affrontare insieme questa strada».

    Il Papa «è convinto che tramite la cooperazione collegiale, le sfide che la Chiesa ha di fronte possono essere affrontate. Ma ciascuno di noi deve assumere questa sfida agendo insieme in solidarietà, umiltà e penitenza per riparare il danno fatto, condividendo l’impegno comune alla trasparenza, e tenendo responsabile ognuno nella Chiesa. Si prega di notare che saremmo grati di avere le risposte il prima possibile, ma non oltre il 15 gennaio», conclude il comitato organizzatore, invocando in chiusura benedizioni divine per il tempo di Avvento.

  • Il card. Pell condannato per abusi e atti osceni. Per ora solo “voci”, ma il papa lo estromette dal C9

    Il card. Pell condannato per abusi e atti osceni. Per ora solo “voci”, ma il papa lo estromette dal C9

    39624 MELBOURNE-ADISTA. Era da tempo che il cerchio si era stretto intorno al card. George Pell, già arcivescovo di Melbourne (1996-2001) e poi di Sydney (2001-2014), prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano nonché uno dei cardinali che facevano parte del C9, l’organismo più vicino al papa. Accusato di copertura di abusi, ma successivamente anche di pedofilia, il cardinale sarebbe stato ora dichiarato colpevole da una Corte di Melbourne: secondo quanto riporta, tra gli altri, Vatican Insider, stando a informazioni trapelate in Australia, martedì 11 dicembre, dopo alcuni giorni di deliberazioni, una giuria composta da 12 persone, all’unanimità, lo avrebbe condannato sulla base di 5 capi d’accusa: quattro per atti osceni in luogo pubblico, uno per una violenza nei confronti di un minore, nel 1996 (v. Adista Notizie nn. 20, 22, 25, 36/17; 10, 17, 38/16). Non c’è modo di saperne di più: il processo, iniziato il 7 novembre scorso, si è svolto infatti lontano dai media su esplicita richiesta della Corte in virtù di un suppression order, una prescrizione del giudice che vieta qualsiasi copertura mediatica in Australia, emessa allo scopo di non influenzare la Corte che dovrà dibattere le accuse su Pell in un secondo processo, che verrà celebrato il prossimo marzo; le scarne notizie trapelate sono girate su siti internet e sui social network. Il procedimento giudiziario appena concluso faceva seguito a un primo, svoltosi a settembre ma risoltosi con un nulla di fatto, per mancanza di consenso all’interno della giuria.

    Pell, in Australia dal 2017 per ordine della polizia del Paese, era stato rinviato a giudizio il 1° maggio (v. Adista Notizie n. 17/18); è stato in quell’occasione che la Corte ha deciso che i processi sarebbero stati due, dal momento che i fatti addebitati risalivano a due momenti molto diversi, agli anni ‘70 e agli anni ‘90.

    Questo primo processo, dunque, è quello che si riferisce agli eventi più recenti, ossia all’abuso sessuale di due ragazzini del coro della Cattedrale di St. Patrick, a Melbourne. Nel corso delle 4 settimane sono comparsi a testimoniare, davanti alla giuria, figure chiave che erano presenti all’epoca nel contesto in cui l’abuso si è svolto: l’ex maestro delle cerimonie della Cattedrale, l’ex organista e compagni delle vittime. La sentenza verrà ufficializzata il prossimo 4 febbraio, e fino a quella data il cardinale sarà tenuto in custodia, anche se sarà probabile un appello da parte della sua difesa.

    La decisione del papa

    Molto sotto le righe è stata la reazione in Vaticano. Il 12 dicembre, il portavoce della Sala Stampa vaticana Greg Burke ha informato sul briefing del C9 appena concluso, affermando semplicemente che «tenendo anche conto dell’avanzata età di alcuni membri, il Santo Padre Francesco, alla fine di ottobre, ha scritto ai cardinali George Pell, Francisco Javier Errázuriz e Laurent Monsengwo Pasinya, ringraziandoli per il lavoro da loro svolto in questi cinque anni. Considerata la fase del lavoro del Consiglio, non è prevista la nomina di nuovi membri al momento». Interrogato dai giornalisti sull’affare Pell, Burke ha detto che la Santa Sede «ha il massimo rispetto per l’autorità giudiziaria australiana», che è consapevole che vi è «un provvedimento in atto» che «impone il silenzio» e che si intende rispettare».

    Certo è che, nei mesi passati, contro Pell si è accesa una intensa campagna mediatica, culminata con il libro della giornalista della Cnn Louise Milligan – fatto ritirare immediatamente dagli avvocati difensori di Pell – che raccontava la parabola dell’assistito, la sua straordinaria carriera, che lo ha portato a essere, dall’Australia, uno degli uomini più potenti della Chiesa.

    Ordinato sacerdote a Ballarat nel 1966, fu mandato a studiare a Oxford: ne tornò come un guerriero conservatore protetto da Bob Santamaria, giornalista cattolico conservatore molto potente in Australia fin dagli anni ’40. Da lì cominciò la sua ascesa “politica”: nel 1974 preside dell’Aquinas Teachers College, dal 1978 molto ben visto dal nunzio apostolico Luigi Brambilla, a sua volta legato a Santamaria; nel 1985 rettore del seminario di Ballarat. Due anni dopo fu scelto da Roma come ausiliario dell’arcivescovo di Melbourne Frank Little. Per la sua provata ortodossia, nel 1990 viene nominato membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca guidata dal card. Joseph Ratzinger; in seguito fa il suo accesso nella Congregazione per i Vescovi, decidendo, di fatto, ogni nomina episcopale in Australia nei successivi due decenni; grazie alla sua frequentazione della Curia romana, la messua carriera vive una decisa accelerazione. Nel gennaio 1996, il Vaticano lo pone alla guida dell’arcidiocesi di Melbourne; nel 2001 diventa arcivescovo di Sydney, cardinale nel 2003, e riesce a traghettare la sua fama anche nel pontificato Bergoglio: membro del C9 nel 2013, segretario dell’Economia in Vaticano nel 2014. Fino a quando si è aperta la voragine degli abusi sessuali sotto i suoi piedi. Nel 2016, la Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse – Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori – lo interroga in video-conferenza per una settimana, avendo Pell rifiutato di recarsi in Australia per motivi di salute, ma a quell’epoca le accuse riguardavano presunti insabbiamenti di casi di pedofilia. Pur dichiarandosi assolutamente innocente, Pell aveva ammesso che «la Chiesa in Australia ha gestito in modo sbagliato le cose e ha fallito con le persone». L’anno dopo, però, la situazione è deflagrata: il cardinale era stato incriminato dalla polizia dello Stato di Victoria per abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ‘70 e ha dovuto, questa volta, recarsi nel suo Paese. Dove, peraltro, dato il clima incandescente e ostile nei suoi confronti, è costretto a vivere nascosto.

    E il C9 diventa C6

    L’annuncio di Burke fa comprendere anche che è stata formalizzata la rinuncia alla partecipazione al C9, oltre che di Pell, anche del card. Francisco Javier Errázuriz, arcivescovo emerito di Santiago, che di recente era venuto in Vaticano per “accomiatarsi” dal papa (v. Adista Notizie n. 40/18): in Cile, infatti, è sotto processo per aver coperto l’abusatore seriale e ormai ex-sacerdote Fernando Karadima, ma dovrà essere giudicato anche per aver mentito alla giustizia, alla quale non ha mai detto che fu lui a chiedere al “procuratore” diocesano di non interrogare l’“orco” – per «rispetto» nei suoi confronti – e di chiudere le indagini su di lui. E ad andarsene dal C9 è anche il card. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo emerito di Kinshasa, in Congo: lui sì, davvero, soltanto per raggiunti limiti di età. Il Consiglio dei cardinali si ritrova dunque a quota -3, ma il papa non intende sostituire i fuoriusciti

    Assolto Wilson

    Sempre in Australia, è stata invece annullata la condanna dell’ex arcivescovo di Adelaide mons. Philip Wilson per aver coperto gli abusi sessuali su minori da parte di un prete pedofilo nella regione del New South Wales: il giudice della Corte distrettuale di Newcastle Roy Ellis ha confermato l’appello di Wilson contro la sua condanna dicendo che c’era ragionevole dubbio che il sacerdote avesse commesso il crimine. Wilson, 68 anni, aveva scontato quasi quattro mesi agli arresti domiciliari; ha sempre negato di essere stato a conoscenza dei crimini di un prete pedofilo, Jim Fletcher, negli anni ‘70, affermando sotto giuramento di non aver mai ricevuto la denuncia di due chierichetti di essere stati abusati. Forse, tuttavia, ad aver influenzato l’esito del processo potrebbe essere stata la sua condizione di malato alla prima fase di Alzheimer. Fletcher nel frattempo è morto (2006) mentre scontava una pena di otto anni.

    https://www.adista.it/articolo/60405

  • Suore accusate di pedofilia, indagini del Vaticano in Cile: «Minori trattate come schiave»

    Suore accusate di pedofilia, indagini del Vaticano in Cile: «Minori trattate come schiave»

    La Santa Sede ha inviato in Cile una missione per indagare sulle accuse di abuso sessuale rivolte alla Congregazione delle Suoredel Buon Samaritano del Molina, con sede nella diocesi di Talca, 240 chilometri a sud di Santiago del Cile. In un comunicato la Nunziatura della capitale ha precisato che la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica svolgerà una visita apostolica nell’istituto delle Suore del Buon Samaritano del Molina che, cominciata mercoledì, durerà alcuni mesi. 

    La Santa Sede ha inviato in Cile una missione per indagare sulle accuse di abuso sessuale rivolte alla Congregazione delle Suoredel Buon Samaritano del Molina, con sede nella diocesi di Talca, 240 chilometri a sud di Santiago del Cile. In un comunicato la Nunziatura della capitale ha precisato che la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica svolgerà una visita apostolica nell’istituto delle Suore del Buon Samaritano del Molina che, cominciata mercoledì, durerà alcuni mesi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/suore_accusate_di_pedofilia_il_vaticano_invia_una_missione_in_cile_per_indagini-4157283.html?fbclid=IwAR2yVRIgxW1rk26N2bpcK3Fk4VPXCTPH9TEk9cvk_i7Ophu7bf2HeExDuGs
  • L’ex arcivescovo Philip Wilson ha iniziato a fare ricorso contro la condanna per l’occultamento di abusi sessuali su minori

    L’ex arcivescovo Philip Wilson ha iniziato a fare ricorso contro la condanna per l’occultamento di abusi sessuali su minori

    L’ex arcivescovo cattolico di Adelaide, Philip Wilson, ha iniziato il tentativo per cancellare il suo nome dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver coperto gli abusi sessuali su minori.

    Un appello contro la sua condanna è iniziato nel tribunale del distretto di Newcastle questo pomeriggio, nonostante Wilson non sia presente.

    Gli avvocati della difesa hanno montato una serie di argomentazioni tecniche legali relative al crimine, commesse da Jim Fletcher negli anni ’70, secondo le quali Wilson è stato accusato di aver nascosto.

    Questi argomenti sono stati descritti dalla vittima di abusi sessuali, Peter Gogarty – che era presente in tribunale – come “sporchi”.

    “E ‘davvero doloroso sentire che il team di difesa dell’ex vescovo cattolico Philip Wilson sta ora ritornando sulla complessità degli anni ’70 di ciò che qualcuno può o non può aver considerato un assalto indecente, un abuso sessuale contro il bambino”, ha detto. .

    “Trovo doloroso all’estremo che le persone continuino a dover passare attraverso questo, che le persone che sono state abusate dai preti debbano ascoltare le persone che giocano a semantica su ciò che costituisce un abuso sessuale contro ciò che potrebbe costituire atti di indecenza.

    “È su questo che l’arcivescovo Philip Wilson ha incaricato la sua squadra di difesa di abbassarsi”.

    “Sono angosciato e disgustato, questo è il meglio che una presunta persona cristiana può fare”.

    A maggio, Philip Wilson è diventato il primo arcivescovo cattolico del mondo a essere ritenuto colpevole di aver nascosto gli abusi sessuali su minori.

    Un tribunale ha scoperto che  non ha comunicato alle autorità l’abuso di un giovane chierichetto per mano del prete pedofilo Jim Fletcher negli anni ’70.

    Wilson all’epoca era un giovane prete che lavorava con Jim Fletcher afferma la sua innocenza, sostenendo che non può ricordare di essere stato informato su cosa stava facendo Jim Fletcher.

    Wilson sta scontando una condanna di 12 mesi agli arresti domiciliari. Inoltre ha rassegnato le dimissioni da arcivescovo di Adelaide sotto la crescente pressione a luglio.

    Se la condanna viene confermata, ci saranno poi i ricorsi in appello da parte della difesa dell’ex arcivescovo che vuole una sentenza più indulgente, e anche dai pubblici ministeri che ritengono che la sentenza di detenzione domiciliare di 12 mesi di Wilson non sia stata abbastanza dura.

    (traduzione con Google)

  • Gli avvocati dell’ex arcivescovo Philip Wilson affermano che obbligare un bambino a fare sesso non era una offesa al pudore negli anni ’70

    Gli avvocati dell’ex arcivescovo Philip Wilson affermano che obbligare un bambino a fare sesso non era una offesa al pudore negli anni ’70

    Gli avvocati che hanno fatto appello all’ex arcivescovo della condanna di Adelaide Philip Wilson per aver coperto gli abusi sui minori hanno sostenuto che convincere un bambino a compiere un atto sessuale non costituiva una offesa al pudore negli anni ’70.

    Wilson è stato condannato a maggio per aver nascosto l’abuso sessuale di un ragazzo da parte del prete pedofilo Jim Fletcher nella regione Hunter del New South Wales.

    La corte ha rilevato che nel 1976 la vittima confidava a Wilson di essere stato vittima di abusi sessuali, tuttavia Wilson non ha fatto una segnalazione alla polizia quando Fletcher è stato accusato di altri reati sessuali su minori nel 2004.

    Wilson sta scontando una pena minima di sei mesi di detenzione domiciliare , ma prosegue con un ricorso in appello contro la sua condanna.

    Martedì scorso presso la Corte distrettuale di Newcastle la difesa ha sostenuto che Wilson non poteva essere condannato per nascondere offesa al pudore, perché l’atto sessuale descritto in base al diritto 1970 è stato un atto di indecenza e non un abuso.

    L’avvocato difensore della Wilson, Stephen Odgers SC, ha dichiarato che “poco attraente com’è, non c’è un’offesa al pudore” quando inviti un bambino a compiere un atto sessuale.

    “Sotto la legge non c’è aggressione in quelle circostanze”, ha detto.

    La vittima dell’abuso, Peter Creigh, ha precedentemente fornito prove di come è stato “fatto” e “costretto” a compiere atti sessuali su Fletcher come una forma di punizione mentre serviva come chierichetto.

    Il signor Odgers ha affermato che questo non costituiva necessariamente un abuso negli anni ’70 .

    Ma il giudice della Corte distrettuale di Newcastle, Roy Ellis, ha detto che indipendentemente dal fatto che ci fosse un utilizzo della forza, gli atti sessuali descritti sarebbero stati considerati come un abuso anche dai ristretti standard legali degli anni ’70.

    “Non penso, in questo caso, che questo sarà un problema per l’accusa”, ha detto al procuratore della corona Helen Roberts.

    “Avete qualche problema, ma questo non è uno di quelli.”

    Nel suo appello la difesa ha anche sostenuto che Wilson potrebbe non aver ricordato le informazioni nel 2004, potrebbe non aver saputo che l’informazione avrebbe potuto aiutare la polizia e che potrebbe aver avuto una scusa ragionevole per non farsi avanti con le informazioni.

    L’accusa finirà di dare i suoi contributi mercoledì e il giudice Ellis ha detto che aspetterà a pronunciare il suo verdetto il prossimo martedì o mercoledì, momento in cui a Wilson sarà richiesto di partecipare.

    https://www.abc.net.au/news/2018-11-27/former-archbishop-philip-wilson-appeals-conviction/10559390