Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    La piaga degli abusi sessuali commessi dal clero sulle suore si configura meglio. In novembre l’Unione Internazionale dei Superiori Generali ha chiesto che le religiose vittime di abusi riferiscano alla propria congregazione.

    Laurence Poujade è la presidente dell’associazione Sentinelle contro gli abusi nel clero di cui anche lei era stata vittima.

    Laurence Poujade: “Abbiamo dovuto attendere la testimonianza dei più deboli, specialmente le vittime dei preti pedofili, in modo da poter affrontare l’argomento. E nell’episcopato, grazie alla nostra vasta esperienza associativa, ci è stato già detto che era necessario aspettare l’emersione dei casi di pedofilia, poi si sarebbero occupati del nostro dossier. Stiamo aspettando già da 20 anni di parlare”.

    L’omertà trova radice in una pluralità di fattori come l’idea che il celibato e la castità interdicano il matrimonio, ma non la sessualità, il timore del contagio dell’AIDS, che fa delle suore una preda sessuale più sicura, la posizione subordinata della donna al maschio nella società e nella Chiesa.

    “La mancata castità implica considerazioni private, si può avere un comportamento passionale o una relazione che diventa trasgressiva ma il problema dell’abuso sessuale è un’altra cosa e non dobbiamo mescolare la passione con l’aggressione, sono cose ben diverse che vengono spesso confuse ed è ottimo che il papa le separi”.

    Va riconosciuto al cattolico National Catholic Reporter il merito di aver stracciato il silenzio sugli abusi contro le suore nel lontano 2001 con un ampio reportage che generò una vasta eco.

    https://it.euronews.com/2019/02/07/abusi-sessuali-sulle-suore-parla-la-presidente-di-sentinelle

  • Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi, Francesco ha ammesso che le violenze alle consacrate sono «un problema» da affrontare. La lotta della Chiesa e il «coraggio» di Benedetto XVI

    SALVATORE CERNUZIO

    «Quando il Santo Padre, riferendosi allo scioglimento di una Congregazione, ha parlato di “schiavitù sessuale”, intendeva “manipolazione”, una forma di abuso di potere che si riflette anche in un abuso sessuale». In una nota stringata, diffusa nella mattinata di ieri, il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha voluto rispondere alle domande di alcuni giornalisti circa le dichiarazioni di Papa Francesco nella conferenza stampa di ieri nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi.

    Interpellato sulla problematica degli abusi alle donne, consacrate soprattutto, da parte di membri del clero, piaga che – a partire dalla protesta delle suore indiane – sta emergendo preponderante negli ultimi mesi, Francesco ha affermato che, sì, «è vero, è un problema». Una ammissione che apre un ampio spazio di discussioni e riflessioni in vista del mega summit sugli abusi del 21-24 febbraio.

    Il Papa: l’umanità non ha ancora maturato, considera la donna di seconda classe

    Il problema, ha spiegato il Papa, trova radice in una concezione sbagliata della donna come essere inferiore che rimane strutturalmente impiantato in diverse culture dei cinque continenti. Non si parla solo dei Paesi dell’islam radicale, dove molte donne vengono private dei diritti più basilari o mercificate – la dichiarazione firmata con il grande imam Al-Tayyeb segna un passo storico in tal senso -, ma anche dell’Occidente cristiano e democratico dove sono all’ordine del giorno notizie di violenze, stalking e femminicidi (94 le vittime in Italia in nove mesi nel 2018) verso mogli, fidanzate, madri, sorelle. «L’umanità ancora non ha maturato: ancora considera la donna di seconda classe», ha detto infatti Bergoglio.

    E purtroppo anche nella Chiesa si riflette questa visione distorta che, in più di un’occasione ha portato a varie forme di perversione e di abusi fisici e psicologici. «È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo», ha sottolineato Bergoglio. «Credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così». Da parte della Santa Sede si lavora da tempo sul problema e c’è tutta la volontà di portare avanti questa lotta che – come ha affermato il Pontefice in altre occasioni – mira anzitutto a sradicare una forma malsana di «clericalismo».

    La lotta della Chiesa agli abusi e il “coraggio” di Benedetto XVI

    In particolare, però, della risposta di Francesco risulta interessante il passaggio in cui, per avvalorare questa dichiarazione di intenti, il Pontefice ha evidenziato che diversi vescovi e sacerdoti sono stati sospesi e mandati via e che pure è stata sciolta qualche congregazione religiosa femminile «molto legata a questo fenomeno, una corruzione», dando il merito al suo predecessore Benedetto XVI che, già nel ruolo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, «ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema», seppur quello che si è trovato davanti sia stato un percorso ad ostacoli.

    Non a caso il Papa ha citato un «aneddoto» su Ratzinger che «aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare». Alla fine «il Papa», ovvero il Pontefice dell’epoca Giovanni Paolo II, «con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito». Poi «appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo».

    Rileggendo a mente fredda le parole di Bergoglio sembra chiaro che il Pontefice parli di due casi distinti: quello della congregazione femminile disciolta e quello dell’organizzazione religiosa su cui Ratzinger era riuscito ad intervenire solo una volta salito sul Soglio di Pietro.

    La vicenda dei Legionari di Cristo

    Per quest’ultimo caso il riferimento sembrerebbe alla vicenda dei Legionari di Cristo e del suo fondatore, Marcial Maciel, il prelato messicano amico di diversi esponenti di Curia, rivelatosi un abusatore seriale (di donne ma anche di giovani seminaristi), tossicodipendente, imbrigliato in diverse attività criminali, a cui Benedetto XVI impose una vita di silenzio e preghiere e la rinuncia di ogni ministero pubblico. Su di lui circolavano documenti nei Sacri Palazzi decenni prima che le accuse fossero rese pubbliche, come confermato lo scorso mese dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, che in una intervista ad una testata spagnola dichiarava che «dal 1943» il Vaticano disponeva di documenti a sostegno delle accuse contro il fondatore dei Legionari, e che per anni sono state occultate. Chiunque lo abbia fatto «era una mafia, non la Chiesa», diceva il porporato brasiliano.

    La comunità di St. Jean, disciolta nel 2013 dopo “ribellioni” e scandali sessuali

    Il caso della congregazione femminile che il Papa emerito ha sciolto sarebbe invece quello delle Suore Contemplative di St. Jean, comunità francese nata spiritualmente nella diocesi di Friburgo ad inizio anni ’70 su ispirazione del professore dominicano padre Marie-Dominique Philippe, scomparso nel 2006, del quale nel 2013 emersero gravi «violazioni della castità» nei confronti di religiose di cui era padre spirituale. Le testimonianze delle vittime furono definite «coerenti e credibili» dalla stessa congregazione che rese pubbliche le notizie.

    Eretta canonicamente nel 1978, la comunità di St. Jean si era sviluppata in quattro rami: frati, oblati laici, suore apostoliche, suore contemplative. Quest’ultimo ramo fu fondato insieme ad una suora spagnola, madre Alix, ed è proprio quello ad essere stato disciolto da Ratzinger tramite il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato vaticano, nominato delegato pontificio per il governo dell’istituto, con un rescritto del 10 gennaio 2013 (quindi circa un mese prima della rinuncia di Benedetto XVI) dopo una serie di “dissidenze” da parte dei membri.

    Bisogna, però, fare un passo indietro. Sulla congregazione era già stata avviata una lunga indagine in seguito ad accuse – alcune risalenti agli anni ’90 – da parte di alcune organizzazioni di pressioni psicologiche verso gli adepti, spinti a rompere totalmente i legami con i familiari, e l’assenza di cure mediche, e anche di un mancato rispetto verso certe regole della Chiesa cattolica e di metodi formativi troppo vicini a quelli delle sette.

    Nonostante il rifiuto di ogni accusa da parte dei vertici della comunità, al servizio da anni di più di venti diocesi in Francia, nel 2009 il cardinale Philippe Barbarin su ordine della Congregazione per la Vita consacrata, presieduta dal cardinale Franc Rodé, aveva congedato la priora generale delle contemplative suor Alix sostituendola con un’altra suora, madre Johanna, rifiutata dalle consorelle che ritenevano la fondatrice «una superiora senza pari».

    Nello stesso anno, con la volontà di vederci ancora più chiaro, la Congregazione per la Vita consacrata aveva nominato un primo Commissario pontificio dell’istituto, monsignor Jean Bonfils, emerito di Nizza, dimessosi dopo due anni per non essere stato in grado di risolvere i conflitti interni alla comunità. Nel 2011 gli successe monsignor Henri Brincard, vescovo di Puy-en-Velay, nominato commissario pontificio per le Suore contemplative.

    Non hanno tardato ad arrivare all’epoca critiche e polemiche da parte delle suore contro le decisioni del vescovo, accompagnati anche da ricorsi quasi tutti respinti per mancanza di fondamenti giuridici. Non ha tardato ad arrivare anche l’intervento di Benedetto XVI che, davanti alla mancata richiesta di tenere quanto prima un Capitolo generale per eleggere il proprio governo, nei primi mesi del 2012 ha nominato Bertone suo delegato. Negli stessi anni, intanto, un centinaio di novizie e professe semplici avevano lasciato la congregazione fondando nuove associazioni pubbliche di fedeli, in particolare una a Cordoba, in Spagna, «in vista di diventare un istituto religioso». Davanti a questa serie di “ribellioni” la congregazione è stata sciolta nel 2013, un mese prima della rinuncia di Benedetto.

    Abusi alle suore in Africa

    Tornando invece al tema degli abusi sulle religiose affrontato dal Papa nel colloquio in aereo non si può non menzionare il caso dell’Africa, dove le accuse di violenze alle suore da parte di membri del clero assume i tratti di una vera e propria emergenza, quasi più della stessa pedofilia. Nel 2010, un documento pubblicato dal National Catholic Reporter riportava la denuncia presentata in via riservata in Vaticano nel 1995 a firma di suor Maura O’Donohue, medico e specialista dell’Aids, e un’altra inviata nel 1998, a firma di suor Marie McDonald, superiora delle Missionarie di Nostra Signora dell’Africa. Nei documenti si parlava di violenze da parte di sacerdoti a danno di diverse religiose, vergini e quindi oggetto sessuale più “sicuro” per il timore del contagio dell’Aids. In alcuni passaggi veniva riportato inoltre di suore rimaste incinta dopo le violenze e costrette ad abortire.

    È una problematica, questa degli abusi sulle consacrate, che investe quasi tutta l’Africa, in particolare quelle zone in cui permane una visione denunciata dal Papa di una donna oggetto, subordinata al maschio o essere di serie B.  E se a livello sociale questo porta a «schiavitù» o a crimini più orribili come mutilazioni genitali e lapidazioni, nella Chiesa africana si riflette in una disistima della vita femminile consacrata da parte di vescovi, preti e laici, che spesso sfocia anche in abusi e maltrattamenti, non solo fisici ma anche psicologici. Inoltre la dipendenza economica dalla diocesi di tante piccole congregazioni religiose femminili ha rappresentato in più di un’occasione un freno alla denuncia di eventuali violenze.

    La protesta delle suore in India contro il vescovo accusato di abusi

    Infine non va ignorata la protesta – che non ha precedenti considerato il contesto – messa in piedi l’anno scorso dalle suore indiane del Punjab, scese in strada con cartelloni e striscioni in difesa di una consorella che afferma di essere stata oggetto di ripetute violenze sessuali dal 2014 al 2016 da parte del vescovo di Jullundur, Franco Mulakkal, che si dichiara innocente ma che è stato arrestato il 22 settembre 2018 dalla polizia del Kerala, poi rilasciato su cauzione dopo quattordici giorni. Neanche qualche settimane fa le religiose, che, supportate da laici hanno proseguito nelle loro manifestazioni, hanno diffuso la lettera inviata al capo del Governo dello Stato indiano del Kerala, Pinarayi Vijayan, in cui denunciano «minacce imminenti» da parte del vescovo «in connivenza con le autorità della nostra congregazione religiosa per aver aiutato la vittima». E affermano di essere aver ricevuto intimidazioni di trasferimenti per non testimoniare al processo contro il presule.

    In Africa e in Asia mancano linee guida contro gli abusi

    Ci sono, dunque, questioni profondamente radicate soprattutto in Asia e Africa, dove, peraltro, le Conferenze episcopali erano state invitate otto anni fa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a stilare linee guida per prevenire casi di abusi, senza che mai però fosse elaborata alcuna risposta. Perciò, come ha detto il Papa, non basta la sola denuncia. Serve un cambiamento di mentalità a livello culturale e sociale, e il primo impulso potrebbe e dovrebbe provenire proprio dalla Chiesa.

  • Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Malgrado il nostro paese sia tra i più industrializzati del pianeta, non è certamente tra i più all’avanguardia per quanto concerne la tutela dei minori.

    A dirlo questa volta non siamo più solo noi della Rete L’ABUSO ma lo certifica, e lo mette nero su bianco,  anche il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra che, il 7 febbraio 2019, ha reso note le conclusioni finali (CRC/C/ITA/CO/5-6) dell’esamina che si è tenuta a Ginevra il 22 e 23 gennaio scorsi. Nei due giorni di seduta con la delegazione italiana, il Comitato ha esaminato a 360 gradi la situazione dei minori in Italia, analizzando l’accoglienza, l’istruzione, la sanità e anche gli abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero che, da quanto la nostra ONG ha documentato nei mesi scorsi all’Ufficio di Ginevra, non solo troppo spesso non vengono perseguiti dalla Giustizia in modo adeguato, ma, da quanto possiamo documentare, grazie a una rete ben strutturata sul territorio italiano, sostanzialmente possiamo sostenere che godono dell’impunità, con lo Stato che si limita a non intervenire.

    Potremmo definirla una sorta di tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa, accordo naturalmente che non ha nulla a che fare con il Concordato, che in Italia meglio conosciamo con il nome di Patti Lateranensi.

    Cominciammo a maturare la tesi che esistesse una sorta di escamotage in tutela delle gerarchie cattoliche di cui lo Stato italiano era tacitamente complice, o quanto meno molto tollerante. Un meccanismo che, nella sostanza, anche in caso di condanna, sembra permettere ai sacerdoti non solo di non finire in carcere, ma di poter scontare una pena quasi “simbolica” in modo agiato e senza particolari restrizioni.

    Don Ruggero Conti in una foto d’archivio. E’ stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti, un ex parroco di Roma accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. ANSA +++NO SALES – EDITORIAL USE ONLY+++

    Emblematico il caso di don Ruggero Conti: condannato a 14 anni per aver abusato di 7 bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni e affidato, proprio dal Tribunale, ad una struttura che poi scopriremo essere adibita al trattamento degli adolescenti. Ebbene, don Conti, nel settembre del 2017, in tutta tranquillità è “evaso”, e con una notevole disponibilità economica, al punto di potersi permettere un taxi che lo portasse da Roma a Milano.

    Un sistema strutturato in modo tale che, visto da un occhio esterno, dà l’impressione che vi sia stata una reale condanna, ma sfugge il fatto che il condannato, in realtà, non sconterà alcuna pena: non viene costretto ad un regime carcerario, ma viene affidato direttamente dai Tribunali o dalla Magistratura, a strutture della chiesa adibite proprio a questo scopo. Una sorta di “carcere privato” e gestito dal clero anziché dall’Autorità Carceraria.

    A dimostrare questa nostra apparentemente bizzarra teoria, nata all’epoca soprattutto dietro le assegnazioni dei domiciliari, che notavamo essere sempre negli stessi posti, è stato il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, “Giustizia Divina”. Un libro che parte dalla scoperta di 5 di queste strutture che, intorno al 2012 – 2013, avevamo individuato sul territorio italiano, siamo oggi arrivati a documentarne più di 20.

    Ma Giustizia Divina fa molto di più perché conferma quello che, per anni, era solo un nostro sospetto che, a raccontarlo, non valeva più di una illazione. I due autori fanno la “prova del nove” per vedere se quel sospetto è fondato: esclusi i carceri minorili e femminili, interrogano le 191 case circondariali maschili presenti in Italia. Di queste, 125 rispondono alla domanda dei due autori “quanti sacerdoti avete in questa struttura?”. La risposta si commenta da se: in tutto i sacerdoti reclusi sono cinque, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    Questo dato appare un po’ strano ai nostri occhi perché la Rete L’ABUSO ha contato, solo negli ultimi 15 anni la bellezza di 142 sacerdoti condannati in via definitiva solo in Italia. La domanda è molto semplice: dove sono?

    È anche vero che agli autori di Giustizia Divina, su 191 carceri interrogati, hanno avuto risposta da 125, ma sembra impossibile credere che, casualmente, quei sacerdoti sono proprio tutti in quelle strutture che non hanno risposto.

    Anche perché potremmo in parte smentire questa eventuale affermazione, in quanto sappiamo che molti di loro sono in affido alla stessa chiesa e alle sue strutture.

    … C’è poi il servizio di Luca Bertazzoni, prodotto dietro nostra segnalazione da LA7. Dietro l’indagine che la Rete L’ABUSO ha condotto sugli abusi all’Istituto cattolico veronese Antonio Provolo, scopriamo che uno di quei sacerdoti accusati dagli ex allievi sordi dell’istituto, don Giuseppe Pernigotti che dopo la nostra denuncia da Fabrica è ritornato a Verona, è il presidente della FIAS e guardate cosa risponde al giornalista  de LA7 che si finge un sacerdote pedofilo e confessa un abuso su un minore.

    Giustizia Divina e il documento di Bertazzoni, sono stati integrati nei passaggi essenziali e portati all’attenzione del Comitato ONU nei vari report che la Rete L’ABUSO ha inviato dal giugno scorso, in realtà proprio negli ultimi il libro, in quanto il libro è uscito solo lo scorso novembre.

    Tra il materiale inviato a Ginevra, oltre all’importante inchiesta di Provera e Tulli, sono state documentate diverse situazioni che preoccupano molto l’Associazione, come le sistematiche negligenze e omissioni dei vescovi, che abbiamo rappresentato con uno dei casi a nostro avviso più eclatanti: quello dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che coprì il sacerdote Mauro Galli e, malgrado ciò, in barba alle sue stesse dichiarazioni, Bergoglio lo ha comunque nominato, nel luglio 2017, arcivescovo di Milano.

    Tra i casi segnalati anche quello di Giada Vitale che, secondo il Tribunale di Larino, alla scadenza tecnica del compimento del 14° anno di età, da vittima si è trasformata in consenziente. Quello del sacerdote Silverio Mura, protetto dal cardinale Crescenzio Sepe, sparito da Napoli per materializzarsi sotto falso nome a Montù Beccaria (PV).

    Sia Sepe che Delpini, malgrado le evidenze, restano tra i 5 insabbiatori membri del Consiglio Episcopale permanente della CEI.

    Francesco Zanardi e l’avvocato Mario Caligiuri durante le sedute del 22 e 23 gennaio 2019 presso le Nazioni Unite di Ginevra

    Oltre al “Report Giustizia sul Caso Italia” prodotto dalla Rete L’ABUSO e disponibile sul sito delle Nazioni Unite, c’è anche tutta la parte giuridica prodotta dal titolare dei fascicoli depositati presso l’autorità Giudiziaria italiana e, per conoscenza, inviati anche al Comitato. L’avvocato Caligiuri ha articolato alcune problematiche riferite ai Patti Lateranensi, che limitano l’autonomia e l’efficacia dell’Autorità Giudiziaria. L’avvocato spiega che “il comma 4 dell’art. 4 dell’accordo Laterano del 1984 (Patti Lateranensi) il cui testo ripresenta integralmente il medesimo contenuto dell’art. 7 del primigenio Concordato, dove si stabilisce che: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.

    Il  Protocollo Addizionale, in relazione all’art. 4 – punto b) dell’Accordo si stabilisce che: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    La disparità di trattamento, insita nella disposizione, confrontata  con il comma 4 dell’art. 4 del ridetto Accordo del 1984, determina  la sovrapposizione di modelli culturali e procedurali incompatibili, a discapito della necessaria segretezza dell’attività investigativa da svolgere da parte della Procura della Repubblica competente che, al contrario, deve essere mantenuta insindacabile ad esclusiva valutazione discrezionale del P.M. designato, soprattutto nei casi in cui si presentano specifici elementi indizianti da verificare, o approfondire, come avviene nelle ipotesi concorsuali, o di favoreggiamento personale, nell’attuazione dei depistaggi”.

    Qui va fatta una riflessione sul fatto che si concedano dei privilegi unici alle gerarchie cattoliche, sulla base della funzione di responsabilità e di controllo che costoro hanno sui loro sottoposti, ma al tempo stesso sono esentati da responsabilità che in una situazione normale, lo stesso potere di controllo sui sottoposti imporrebbe.

    Sempre nel “Report Giustizia sul Caso Italia” la Rete L’ABUSO – come già fatto in precedenza, sia nell’interrogazione parlamentare, sia nella diffida, sia nella denuncia al Governo italiano – solleva la grave lacuna del c.d. certificato anti pedofilia, che vede esentata dall’esibirlo l’intera categoria del volontariato, alla quale appartengono anche i sacerdoti. Altro punto importante segnalato, è l’obbligo di denuncia anche per i membri del clero, soprattutto per i vescovi che, di fatto, sono localmente coloro ai quali giungono le denunce fatte all’interno della diocesi e ne decidono la sorte: per il momento quella di insabbiare in quanto, ad oggi, non si ha notizia di un solo membro del clero che abbia mai denunciato all’autorità civile un collega pedofilo.

    Queste erano le nostre principali preoccupazioni che sono state raccolte dal Comitato e portate in seduta dal membro del Comitato Jorge Cardona che le aveva esposte nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorso.

    Ieri l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, ha reso pubbliche le Raccomandazioni all’Italia e, con nostra enorme soddisfazione, abbiamo visto riconosciute punto per punto tutte le carenze e i vuoti legislativi che in questi mesi la Rete L’ABUSO ha segnalato sulla specifica materia al Comitato.

    Di seguito, i principali passaggi delle osservazioni conclusive del Comitato e le Raccomandazioni al Governo italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico. Documento integrale 

    19. (e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.

    20. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione

    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.

    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 

  • Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

    Come per primi avevamo anticipato a giungo 2018 (e tuttora Left è stata l’unica testata giornalistica in Italia ad aver documentato costantemente l’evoluzione del caso), il 22-23 gennaio scorso a Ginevra si è svolto il confronto tra il governo italiano e il Comitato Onu dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in merito al rispetto da parte dello Stato italiano della relativa Convenzione ratificata nel 1989. L’Italia è stata chiamata a rispondere di pesanti accuse di negligenza nella gestione, prevenzione, controllo e giudizio in particolare dei casi di pedofilia clericale, mosse dall’associazione di vittime Rete L’Abuso. Tutto è iniziato lo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’Abuso è uno dei membri fondatori). La Rete L’Abuso, coadiuvata dall’avvocato Mario Caligiuri, ha iniziato a documentare al Comitato di Ginevra “responsabile” della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza le gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Nel pomeriggio di giovedì 7 febbraio 2019 sono state pubblicate dal Comitato Onu le Conclusioni di cui l’Italia dovrà rispondere quanto prima. Ecco una sintesi tradotta in italiano (a cura di Rete L’Abuso):

    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia

    dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    1. Garantire la “riabilitazione” dei minori vittime di violenze di genere.

    Link al documento originale

    Chiesa e pedofilia: rivedere Concordato e obbligo di denuncia per i vescovi, ecco le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

  • PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO

    Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.


    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione
    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 
    Redazione Web

  • La realtà inconfessabile parte terza: “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”

    La realtà inconfessabile parte terza: “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”

    21-24 Febbraio 2019
    INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Ultimo appello a Papa Francesco

    Introduzione:

    Dormire con un minore non è una “leggerezza” ma un atto gravissimo che compromette la “carriera pastorale”: anche per il Diritto Canonico. Gli esperti si esprimono in Tribunale. Se è un atto gravissimo dormire con un minore, cosa sarà abusare di lui sessualmente?

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video vedremo ancora un pezzo della “Lettera aperta a Papa Francesco” scritta dai familiari della vittima di un sacerdote e pubblicata sul Fatto Quotidiano on-line il giorno 19.10.2018; vedremo lo stralcio di un Verbale di udienza in Tribunale; alcuni passaggi del Verbale di sommarie informazioni; ascolteremo un audio tratto da un incontro tra un monsignore e la famiglia di una vittima (agli atti in Tribunale e in possesso anche della Congregazione della Dottrina della Fede); vedremo lo scritto dell’omelia di Papa Francesco del 7.7.14; infine alcuni articoli di giornale.

    Spunti di riflessione:

    Abusare sessualmente di un minore è un crimine riconosciuto dal nostro Ordinamento Giuridico, è un reato per il quale il Tribunale spesso riconosce delle aggravanti.

    Nel caso che stiamo seguendo, abbiamo anche il parere autorevole di un avvocato esperto in Diritto Canonico che si esprime durante un’udienza in Tribunale, nell’esercizio della difesa del prete. Dichiara di essere da 15 anni il consulente della Diocesi e di svolgere anche attività di formazione con i seminaristi: a tutti spiega che “dormire con un minore è una cosa gravissima, è una grave violazione della condotta morale. Queste cose sono di una gravità inaudita: un sacerdote non deve neanche dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figuriamoci nello stesso letto! Non è una “leggerezza”!”

    • Possibile che un Vescovo/Vicario non sappia che “dormire con un minore” è una cosa da non fare e che, tra l’altro, prevede sanzioni canoniche molto severe?
    • Possibile che questo stesso Vescovo/Vicario, pur avendo avuto la dichiarazione del prete stesso, ovvero l’ammissione di aver dormito con il minore, non abbia in alcun modo approfondito o preso provvedimenti canonici?
    • Possibile che questo stesso Vescovo/Vicario non abbia avviato nessuna Indagine canonica?

    Come agiscono i Vescovi che vengono a conoscenza di presunti abusi sessuali compiuti da sacerdoti della propria Diocesi?

    • Nella vicenda che stiamo utilizzando come esempio, vediamo che il monsignore stesso dichiara alle Forze dell’Ordine di essere stato subito avvisato di un presunto abuso sessuale. E cosa avrebbe fatto? Non ha avviato nessuna indagine canonica, non ha denunciato il prete, ha spostato il prete (decidendo in un tempo brevissimo di 15 giorni) in un’altra Parrocchia ancora con i minori…
    • È questa la prassi?

    Il Papa dichiara che “non c’è posto nella Chiesa per chi abusa e per chi insabbia…”. Eppure il Papa stesso sapeva tutto di questa vicenda: i familiari della vittima hanno scritto più e più volte in Vaticano…

    • Possibile che persino il Papa passi sopra alle vittime scegliendo di sacrificare i bambini per salvaguardare i Vescovi?
    • È questo il concreto della “Tolleranza Zero” nella lotta alla pedofilia?
    • Perché i vertici della Chiesa preferiscono salvare le apparenze?
    • Il Popolo di Dio, tutti i cattolici, approvano e condividono questo comportamento? Nessuno dice nulla?

    Per approfondire:

    La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema “MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’” (clicca qui), mentre la prossima settimana parleremo del seguente argomento: “LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO”, ovvero come l’arte di arrampicarsi sui vetri è costretta ad utilizzare mezzi moralmente molto discutibili.

  • Abusi su minori: l’Abbazia di Monserrat non ha mai denunciato. Aperta l’indagine

    Abusi su minori: l’Abbazia di Monserrat non ha mai denunciato. Aperta l’indagine

    BARCELLONA-ADISTA. Il difensore civico catalano Rafael Ribó ha annunciato il 30 gennaio scorso l’apertura di un’indagine sulle accuse di abusi sessuali commessi su minori nel Monastero di Montserrat e in altri istituti ecclesiastici. L’Ufficio Reclami catalano (Sindicatura de Greuges) cui fa capo Ribò, ha emesso un comunicato nel quale ha segnalato che la Chiesa cattolica deve assumersi un impegno fermo nella lotta contro l’abuso sessuale infantile» e che «solleciterà le autorità ecclesiastiche a svolgere azioni di prevenzione, individuazione, formazione dei professionisti e denuncia» dei casi di abuso.

    L’Ufficio ha comunicato che chiederà informazioni alla Generalitat della Catalogna, alla Conferenza episcopale Tarraconense e all’Abbazia di Montserrat (Barcellona) riguardo ai casi recentemente venuti alla luce. I responsabili dell’istituzione religiosa hanno annunciato pochi giorni fa la creazione di una commissione per indagare sui casi segnalati, che ad oggi ammontano a cinque.

    Una «pioggia di denunce», scrive El País (30/1), è giunta al difensore civico da quando il 19 gennaio il quotidiano spagnolo ha rivelato che i due ultimi abati del monastero di Monserrat, Sebastià Bardolet e l’attuale, Josep Maria Soler, sapevano dal 1999 dell’esistenza di almeno una denuncia di abusi su un minore commessi agli inizi degli anni ’70 dal monaco Andreu Soler e non hanno preso alcuna misura. Un anno dopo la denuncia, l’accusato – fondatore del gruppo scout del Monastero – fu trasferito in un altro centro dell’Ordine benedettino, El Miracle (Lledia), ma l’Abbazia, secondo quanto ha ammesso la stessa parlando con a El País, non denunciò gli abusi alla polizia, non aprì alcun procedimento canonico, né notificò il fato al Vaticano, sebbene dal 2001 viga l’obbligo di comunicare a Roma le denunce di abusi. Oggi l’Abbazia non farebbe lo stesso errore, ha dichiarato al quotidiano.

    https://www.adista.it/articolo/60671

  • La mia vita è finita a 15anni! ,il resto è sopravvivere

    La mia vita è finita a 15anni! ,il resto è sopravvivere

    Quali possono essere e fino a dove possono arrivare le conseguenze di un abuso sessuale su un minore?

    Di seguito vi proporrò il racconto di un nostro assistito, un racconto non molto lungo, il titolo di questo articolo è un pensiero della vittima che non lascia molte prospettive ad un futuro, il suo breve scritto vi spiegherà il perché.

    I fatti in oggetto si svolgono a Verona, nella parrocchia Santa Maria Ausiliatrice ma, negli anni, padre Antenone Marangon, che oggi, a differenza della vittima, passa in serenità la sua vecchiaia a Genova, presso una sede dislocata della Congregazione alla quale appartiene, quella dei Figli di Santa Maria Immacolata, negli anni ha girato parecchio. Da quanto abbiamo potuto ricostruire, ha trascorso il suo primo anno di sacerdozio nella scuola a Gavi per essere poi trasferito a Roma in aiuto ai sacerdoti in Via del Mascherone. Ha lavorato pastoralmente nell’Ospedale civile di Cagliari per 9 anni, stimato cappellano, insieme ad altri tre confratelli. E’ stato vice parroco ed assistente di gruppi e della gioventù nelle parrocchie del Sacro Cuore di Oristano, di San Bartolomeo di Cagliari, della Madonna della Grotta di Praia a Mare. Ha trascorso 2 anni nel Santuario della Madonna della Guardia di Gavi e dal 1985 a Santa Maria Ausiliatrice. Infine a Genova dove si trova tutt’ora.

    Zanardi

    “Alla tenera età di 12 anni, nel frequentare il catechismo e in preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo ma anche altrove al di fuori della parrocchia, costretto psicologicamente, intrappolato in quella comunemente chiamata “sindrome di Stoccolma”.

    Intrappolato quindi dal mio carceriere, ho vissuto due anni in questo incubo.

    Trovata la forza di liberarmi all’età di 15anni, forse data da una maturata voglia di ribellarmi da questi soprusi, successivamente sono caduto in una forte depressione dalla quale non sono più uscito, ho vissuto il periodo della pubertà rinchiuso in me stesso assieme a tutto il periodo adolescenziale portando problemi di carattere relazionale e vivendo una sessualità in maniera rovinosa con paure e fobie riguardanti la sfera sessuale. Per me il sesso era sporco e contaminante, sentendomi perennemente sporco.

    La mia mente per salvarmi, ha rimosso gli abusi sessuali ma al contempo ha creato paure e fobie sociali, ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi  di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle  e queste non mi hanno più abbandonato limitandomi così nel tempo sempre più la vita, al punto di non riuscire più a lavorare precludendomi la dignità personale

    Non vi è null’altro da dire, solo la mia vita è finita a 15anni!, il resto è sopravvivere.

    Firmato l’abusato”

  • Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Un membro del comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei minori mette in discussione il governo italiano riguardo agli abusi sessuali nel paese il 22 gennaio. (Credit: Rete L’Abuso).

    ROMA – La scorsa settimana un comitato delle Nazioni Unite per la tutela dei minori ha interrogato il governo italiano sugli abusi sessuali del clero nel paese, esprimendo preoccupazione per le leggi che proteggono i preti predatori dalle accuse penali.

    “Siamo rattristati dalla mancanza di informazioni sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico, e siamo preoccupati per le informazioni che abbiamo ricevuto in merito a numerose vittime di abusi clericali”, ha affermato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato delle Nazioni Unite i diritti dell’infanzia, durante l’udienza del 22-23 gennaio.

    I rappresentanti del governo italiano sono stati invitati a rispondere alle domande davanti alla commissione all’Alto Commissario delle Nazioni Unite a Ginevra sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Le raccomandazioni dell’udienza saranno emesse dall’ONU il 7 febbraio.

    Non è stata la prima volta che il gruppo delle Nazioni Unite si è interessato alla documentazione della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali su minori.

    Nel febbraio 2014, il Comitato per i diritti dell’infanzia ha emesso un blasonato rapporto che accusava il Vaticano di promuovere un “codice di silenzio” che “sistematicamente” colloca la reputazione della Chiesa e offende i sacerdoti per la protezione delle vittime minorenni. Il gruppo ha anche chiesto cambiamenti nell’insegnamento cattolico su questioni come l’aborto, la contraccezione e il matrimonio gay.

    In questo caso, la commissione è sembrata interessata a come l’Italia possa essere complice degli scandali della Chiesa.

    Cardona parlava dell ‘”impunità” dei chierici colpevoli di abusi contro minori in Italia che, dai dati acquisiti, venivano spesso lasciati liberi dallo stato senza conseguenze penali.

    Ha espresso preoccupazione per “condanne penali molto indulgenti nei confronti di membri del clero che sono stati giudicati colpevoli” e non sono soggetti agli arresti domiciliari o alla detenzione in carcere la situazione richiesta.

    Ha anche chiesto al governo italiano di aderire alla Convenzione sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali firmata dal Consiglio d’Europa a Lanzarote, in Spagna, nel 2007. Il documento è il primo trattato internazionale contro gli abusi sessuali in famiglia e applica una regolamentazione per monitorare i trasgressori e coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini.

    In un’udienza privata con papa Francesco il 17 gennaio, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto al pontefice di firmare il documento multilaterale di Lanzarote.

    L’abuso sessuale, ha detto Jargland ai media locali dopo il suo incontro con il papa, “si può trovare ovunque dove gli adulti sono con i bambini: la Chiesa conosce questo problema dall’interno”.

    Mentre il Vaticano si prepara a ospitare un vertice per i capi delle conferenze episcopali cattoliche di tutto il mondo dal 21 al 24 febbraio, il diplomatico dell’UE ha suggerito che la firma del trattato potrebbe fornire un segnale significativo che la Chiesa cattolica è a bordo nella lotta contro i sessi abuso.

    “Se il Vaticano e il Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale contro i minori non solo è inaccettabile ma anche illegale, questo messaggio sarebbe davvero molto, molto forte!”, Ha aggiunto.

    Ma recuperare la legislazione europea sugli abusi non era l’unica questione che preoccupava i funzionari delle Nazioni Unite. Cardona ha anche affrontato il quarto articolo del Trattato Lateranense del 1929 tra lo Stato italiano e il Vaticano, che consente ai chierici di non dover denunciare abusi clericali alle autorità italiane.

    “È vero che non c’è obbligo per il clero che ha conoscenza dell’abuso all’interno della Chiesa o dell’organizzazione religiosa di denunciare”, ha detto Concetta Potito, del ramo legislativo del Ministero della Giustizia italiano, mentre rappresenta l’Italia all’ONU.

    “Ma è anche vero che il clero non è un funzionario pubblico e in Italia l’obbligo di sporgere denuncia si applica solo ai funzionari pubblici”, ha aggiunto.

    Potito ha anche sottolineato che la legislazione italiana prevede che le pene per l’abuso di minori siano aggravate di due terzi se l’abuso è avvenuto in un contesto religioso, il che considerando la dura condanna della penisola sugli abusi è una questione seria.

    L’Italia ha creato una rete pubblica di assistenza per le vittime di abusi sessuali nel 2002, ma la commissione delle Nazioni Unite ha chiesto se il governo avesse adottato misure per assicurarne l’efficacia e il servizio sul territorio.

    La CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, ha recentemente creato una propria rete di abusi sessuali clericali, finalizzata a fornire informazioni e supporto non solo alle vittime di abusi sessuali ma anche ai vescovi che tentano di fornire la migliore risposta.

    La creazione della rete ha seguito l’appello di papa Francesco ai vescovi di tutto il mondo per creare linee guida e migliori pratiche in risposta alla crisi degli abusi sessuali del clero prima del vertice di febbraio.

    Dopo lo scoppio della crisi nel 2001, la Chiesa italiana ha faticato a fornire trasparenza, in particolare per quanto riguarda la portata della questione.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto padre Russo Russo, Segretario generale della CEI, durante un evento stampa del 16 gennaio, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali canoni canonici vengono inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede” “.

    Rete L’Abuso, l’unica organizzazione di advocacy esistente per le vittime di abusi clericali in Italia, registra almeno 800 casi nel Paese, ma la situazione potrebbe essere molto peggiore. Mark Vincent Healy, sopravvissuto e sostenitore dell’abuso clericale, ha stimato che potrebbero esserci migliaia di vittime di abusi in Italia.

    In un documento, Healy ha usato la percentuale di sacerdoti abusanti forniti da esperti come Richard Sipe e padre Andrew Greeley per stimare che potrebbe esserci “qualsiasi cosa tra 17.500 e 87.700 sopravvissuti denunciati di abusi sessuali da parte del clero”.

    “Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato di vittime di abusi sessuali di bambini clericali a quello di altri paesi del mondo”, ha scritto.

    “Un’inchiesta governativa è essenziale in Italia per arrivare alla verità fornendo percorsi di giustizia e sostegno per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali di bambini clericali”.

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/31/un-panel-probes-italys-role-in-churchs-child-abuse-scandals/

  • RETE L’ABUSO CHIAMA A RACCOLTA VITTIME E ATTIVISTI DI TUTTA ITALIA A PARTECIPARE A

    RETE L’ABUSO CHIAMA A RACCOLTA VITTIME E ATTIVISTI DI TUTTA ITALIA A PARTECIPARE A

    MARCH TO ZERO

    Zero Abusi + Zero Insabbiamenti = Verità e Giustizia

    Il giorno antecedente la conclusione del Summit mondiale voluto da Papa Francesco in Vaticano sul tema dell’abuso sessuale vero i minori nel clero cattolico, ECA Global chiama a raccolta tutti i supporter dei diritti del fanciullo, attivisti e alleati, per unirsi con le vittime da tutto il mondo che marceranno per una reale tolleranza zero e per chiedere la fine dell’impunità degli abusi e delle insabbiature.

    La Marcia ha come scopo quello di richiedere a Papa Francesco di:
    – Inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, la tanto proclamata Tolleranza Zero relativamente ai casi di abuso sessuale;

    – Inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, tolleranza zero relativamente agli insabbiamenti da parte dei vescovi e cardinali del clero;

    – Fornire un risarcimento alle vittime di tutto il mondo

    Quando: Saturday February 23, 2019

    Dove: Piazza del Popolo, Rome

    Orario: 11am

    Per maggiori informazioni:

    MARCH TO ZERO

    Contact ECA:

    Peter Isely: (US Spokesperson/ECA Founding Member)

    Email:peterisely@gmail.com

    Tel: +1414-429-7259 (English)

    Simone Padovani (ECA Founding Member)

    Email: simon.padovani@gmail.com

    Tel: +393921454211 (English,Italian,Spanish)

    Dr. Denise Buchanan (ECA Founding/Board Member)

    Email: denise@ecaglobal.org

    Tel: +1310-980-2770 (English)