Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Cardinale coprì la rete pedofila. E Bergoglio partecipa al funerale

    Cardinale coprì la rete pedofila. E Bergoglio partecipa al funerale

    Il Papa starebbe per celebrare il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio per il cardinale Law, l’arcivescovo accusato di aver coperto abusi

    “Ho appresso della scomparsa del card. Bernard Francis Law, arciprete emerito della basilica papale di Santa Maria Maggiore, e voglio esprimere le mie condoglianze al Collegio dei cardinali”, esordisce così il telegramma inviato da Papa Francesco per la scomparsa dell’ex arcivescovo di Boston, quello che fu costretto alle dimissioni – in seguito alle accuse mosse Spotlight – per non aver pubblicamente denunciato i sacerdoti responsabili degli abusi.

    Sostanzialmente, a Law è stato imputato di aver coperto dei casi di pedofilia. “Aveva riconosciuto le sue manchevolezze e i suoi errori nella gestione della tragica vicenda, venuta alla luce nel 2002 grazie alle inchieste del ‘Boston Globè, dei sacerdoti di Boston accusati di abusi sessuali su minori. E si era dimesso dal governo pastorale dell’arcidiocesi Usa nel dicembre di quell’anno, chiedendo pubblicamente scusa e perdono a tutti coloro che avevano sofferto”. Questo è quanto scritto da l’Osservatore Romano, nell’articolo che ricorda la figura del cardinale scomparso nella mattinata di oggi. “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la ‘fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisognò”. Bernard Francis Law – dopo le dimissioni – si era ritirato in un convento delle suore della Misericordia di Alma, nel Maryland. Nel 2004 – infine – la discussa scelta di trasferirlo a Roma, dove è stato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

    Nel messaggio, il papa eleva “preghiere per il riposo della sua anima” e si augura “che il Signore, ricco di misericordia, possa accoglierlo nella sua pace eterna”. Nessuna parola – dunque – sulla questione della lista composta da 132 preti e due diaconi accusati di abusi ai danni di minori, che la diocesi di Boston ha pubblicato solo dieci anni dopo l’emersione del caso scoperchiato da quello che poi sarebbe diventato il team di inchiestisti più famoso al mondo, quello del Boston Globe. Il pontefice argentino – secondo quanto riporta la Sir – presiederà – come tradizionalmente avviene nel caso dei cardinali – al rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio. La messa funebre – invece – sarà celebrata dal card. Angelo Sodano, il decano del Collegio Cardinalizio, alle ore 15.30 presso la Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Qualche parola in più sul “caso Spotlight” – invece – l’ha pronunciata il successore di Bernard Francis Law, quel cardinale Sean O’Malley che proprio a Boston ha preso il posto dell’arcivescovo dimissionario, con il mandato di fare chiarezza su quanto accaduto e – soprattutto – prendere provvedimenti all’interno della diocesi: “Riconosco che il decesso del cardinale Law suscita un ampio spettro di emozioni da parte di molte persone. Sono in particolare consapevole di tutti coloro che hanno fatto esperienza del trauma dell’abuso sessuale del clero, le cui vite sono state colpite seriamente da questi crimini, così come delle loro famiglie e dei loro cari – si legge nel virgolettato riportato da La Stampa – A questi uomini e a queste donne offro le mie sincere scuse per il male che hanno sofferto, le mie preghiere continue e la mia promessa che l’arcidiocesi li sosterrà nel loro sforzo di raggiungere la guarigione”, ha chiosato il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e membro del C9, cioè del minidirettorio cardinalizio formato da Papa Francesco ai fini della riforma della Curia romana. Bergoglio – insomma – starebbe per partecipare ai funerali di un cardinale accusato di aver coperto dei casi di pedofilia. E la notizia della presenza del Papa non è sfuggita a chi non ha evitato di sottolineare l’assenza del pontefice ad altre esequie: “Bergoglio non è andato ai funerali di Meisner e Caffarra , però non è poi tanto strano…” – esordisce a IlGiornale.it Francesco Agnoli, ex firma de Il Foglio – che incalza: “Forse avrebbe potuto farlo a causa di quello che era successo (la sollevazione dei “dubia” sull’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” n.d.r.), ma l’uomo non è uno che dimentica”. Al funerale di Law sì – quindi – ma a quello dei cardinali dissidenti no, sembra asserire l’intervistato. Francesco è un pontefice riformatore che ha il merito di aver messo in discussione tanti costumi della Chiesa. Ecco, la presenza del pontefice alle esequie funerarie di un uomo di Chiesa così discusso – forse – era una “tradizione” che il papa avrebbe potuto rompere.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-ai-funerali-law-scandalo-vaticano-1476315.html

  • Preti pedofili: l’Onu attacca il Vaticano

    Preti pedofili: l’Onu attacca il Vaticano

    DOPO GLI SCANDALI «Le vittime non hanno giustizia, chi abusa la fa franca»

    Dopo gli scandali internazionali si teme che anche in Italia ci possa essere un sistema per coprire i casi di pedofilia tra i p re t i . Un timore che non è frutto dell’immaginazione di qualche detrattore della Chiesa, ma che nasce da un documento stilato dal comitato dell’Onu che ha interpellato il Vaticano circa gli impegni presi per la tutela dei diritti del fanciullo. Il documento dovrebbe garantire la tutela dell’infanzia in ambito internazionale, ma il comitato Onu che se ne è occupato ha perplessità sugli impegni presi dalla Santa Sede che, interpellata, non ha dato chiarimenti. Un passaggio che non è sfuggito a chi segue queste vicende e si impegna ogni giorno per difendere le vittime di abusi da parte di uomini di chiesa. «Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli», recita il documento O nu. L’associazione Rete l’Abuso, attraverso il deputato pentastellato Matteo Mantero, ha presentato un’interpellanza parlamentare per chiedere se il Governo intenda assumere iniziative per prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali, per esempio estendendo l’obbligo di richiedere il certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori. Quali siano i dati di cui il Governo dispone sul fenomeno e se intenda valutare accordi con il Vaticano per risarcire le vittime oltre allo scambio di informazioni tra i due Stati per prevenire e perseguire altri ca si . La società civile scuote la politica e chiede un suo impegno concreto a difesa delle giovani vittime. Un impegno che deve essere volto a spezzare un meccanismo che troppe volte non permette loro di avere giustizia e, al contrario, consente a pedofili e violentatori di farla franca. Meccanismi che a volte si fanno vero e proprio sistema.

  • Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Un altro prete che ha abusato dei bambini. Un arcivescovo ha allontanato un prete per possesso di materiale pedopornografico e per abuso sessuale

    L’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha sospeso un sacerdote che, nel ruolo di rappresentante di Dio, è don Carmelo Perrello, parroco della chiesa di San Gregorio, conseguentemente al fatto che al prete è stato notificato un decreto di perquisizione da parte della Procura della Repubblica per detenzione di materiale pedopornografico. Materiale in cui la visione era di bambini, che erano alla “mercé” di uomini adulti. Il don è indagato anche per rapporti sessuali con minorenni.

    Pedofilia, la Chiesa

    Il Credo cattolico ultimamente è visto sotto l’aspetto di una religione che deve mettere insieme dei pezzi, Una sorta di puzzel che non è del tutto chiara. Le IENE, trasmissione di punta di Mediaset, proprio per le ultime notizie sugli abusi perpetuati dai preti pedofili, ha messo in luce le ultime testimonianze dei chierichetti. Chierichetti, che sono stati allontanati dalla possibilità di fare un percorso nel pendere la tonaca clericale proprio perché si sono esposti ai media.

    Difatti, uno di loro ha denunciato di essere stato spettatore di abusi sessuali.

    E gli altri due ragazzi non hanno smentito. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, ha lasciato una intervista proprio per Notizie.it sottolineando la realtà infinita di abusi sessuali da parte dello Stato Vaticano. Zanardi ha messo proprio l’accento sulla differenza che intercorre tra pedofilia e omosessualità. Omosessualità che non è una conseguenza dell’abuso dato che il minorenne abusato non è ancora formato nella sua sessualità.

    Pedofilia, le vittime, interrogazione parlamentare

    Le vittime nelle perizie medico legali sono del 50% fino ad arrivare al 90%. C’è una interrogazione parlamentare che è uscita in questi giorni. La valutazione viene fatto dalla Santa Sede in senso morale. Autori ben noti del Vaticano risultano essere insabbiati. Si evince anche il fatto che dopo la denuncia del padre spirituale, lo stesso prete è stato mandato per una vera e proprio educazione-riequilibrio allo squilibro del presunto abusante.

    La difesa di un sacerdote ha la facoltà di mettere prima in luce la sua realtà emotivafacendola cadere in primo piano rispetto all’abusato.

    “Nel momento in cui le vittime vogliono fare processi canonici – spiega Zanardi -, in aula ci sono dei grossi problemi.

    Chiediamo che il Governo proceda. Adesso non ne posso parlare ampiamente ma verrà mandato all’Onu un documento in cui ci saranno ben 9 casi in cui nei tempi del papato di Raztinger ci sono stati dei meccanismi di insabbiamento. Quindi non sono papa Francesco, coinvolto nel caso di Don Nicola Corradi – agli arresti in questo momento -; se Corradi venisse assolto il caso decade ma ci sono molte testimonianze che dimostrano il contrario. Per non parlare dell’Istituto Provolo di Verona… . La politica dovrebbe agire in questo senso. La pedofilia è un crimine, non è un discorso religioso. E ‘inopportuna la presenza dello Stato Vaticano nel reato di pedofilia. Non c’è mai stata una ricerca di problema di fondo”.

    http://www.notizie.it/reggio-calabria-arcivescovo-sospende-sacerdote/

  • PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    La presentazione integrale dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/18626 sulla pedofilia nel clero depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 novembre 2017, illustrata a Genova da Francesco Zanardi (presidente della Rete L’ABUSO) nella conferenza stampa del 30 novembre 2017.

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

    MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

    il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

    quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • Torino, il prete anti-pedofili diede due baci a un dodicenne: condannato

    Torino, il prete anti-pedofili diede due baci a un dodicenne: condannato

    Don Ilario Rolle aveva creato un sito web per proteggere i minori dagli abusi. Nel 2007 un ragazzino raccontò alla madre di essere stato baciato sulla nuca e sulla guancia

    Nel 2000 creò un software in grado di proteggere i ragazzi dalle insidie del web. Lo chiamò «Davide 2.0» e lo lanciò in rete con lo slogan: «L’acqua è buona, ma se non è pura va filtrata. Come Internet». La battaglia contro la pedofilia divenne la sua missione più importante, la Curia di Torino gli affidò il compito di svolgere un serio lavoro educativo a tutela dei minori che ogni giorno navigavano sui siti. Fu soprannominato «il cacciatore di pedofili». Ma per un crudele scherzo del destino, sarebbe stato proprio un minore a metterlo nei guai: un dodicenne che alla mamma confidò di essere stato baciato dal prete, su una guancia e sulla nuca, durante una settimana di vacanza estiva in montagna. Era il 2007.

    Due anni più tardi, l’allora parroco di Venaria don Ilario Rolle venne condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere, in abbreviato, per gli abusi sessuali commessi su quel ragazzino. Martedì 28 novembre, a otto anni di distanza da quella prima condanna, l’ex sacerdote antipedofili è stato condannato anche in appello. Con pena ridotta a 2 anni. Un bacio innocente, anzi due. Dati a un bambino di 12 anni durante un campo estivo organizzato ad Ala di Stura, nelle Valli di Lanza, durante l’estate del 2007. Nulla di scandaloso, secondo il sacerdote. Abusi sessuali, invece, per i magistrati che avevano raccolto la denuncia della madre del piccolo e che in primo grado avevano chiesto e ottenuto la condanna di Rolle. Nelle motivazioni di quella sentenza, il gup Cristiano Trevisan scrisse poi che «nel comportamento descritto di chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo, abbracciarlo, accarezzarlo e baciarlo anche sulla bocca non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna innocente manifestazione d’affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza».

    L’ex «cacciatore di pedofili», assistito dagli avvocati Stefano Castrale e Luigi Chiappero, ha sempre respinto questa versione dei fatti. Sostenendo di essere rimasto sdraiato sul letto, accanto al ragazzino, solo per qualche minuto. Sopra le coperte, e non sotto. E di avergli dato un paio di baci innocenti nel momento in cui gli ha augurato la buonanotte. Ma per il giudice del primo grado le cose non sarebbero andate in quel modo: «Non vi era alcuna oggettiva e plausibile ragione – si legge infatti nella sentenza – per invitare nella notte un ragazzino di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato». I guai per don Ilario Rolle erano cominciati nel momento in cui la mamma del dodicenne aveva raccolto le confidenze del ragazzo. In un primo momento, il piccolo aveva in realtà raccontato che nulla di strano gli era accaduto durante quel soggiorno estivo. Ma di fronte alle insistenze della donna, che voleva essere certa che il figlio non si fosse imbattuto in spiacevoli disavventure, il ragazzino si era lasciato scappare che don Rolle lo aveva baciato. Due volte. Sulla guancia e sulla nuca. A quel punto la donna aveva denunciato l’allora parroco di Venaria e raccontato agli inquirenti che il sacerdote aveva sempre avuto una predilezione per il figlio: «Io e mio marito eravamo contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo ugualmente, superando il problema dei soldi». Adesso non resta che attendere l’ultimo passaggio davanti ai giudici della Cassazione.

     http://torino.corriere.it/cronaca/17_novembre_28/due-baci-un-dodicenne-prete-antipedofili-condannato-2-anni-4cc31bcc-d486-11e7-b070-a687676d1181.shtml
  • “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    La frase scelta come “titolo” di quello che sto per scrivervi, è quella che mi ha detto mio figlio qualche giorno fa. Quando l’ha pronunciata il mio cuore si è raggelato, e nello stesso tempo mi ha restituito una responsabilità positiva sulla quale vorrei riflettere.

    Perché sto scrivendo all’Associazione ReteL’ABUSO?

    Perché sono la mamma di un ragazzo che alcuni anni fa è stato abusato da un sacerdote, un “caso” (strano definire un “caso” mio figlio) seguito da questa Associazione.

    “Io a quest’ora non sarei qui”. Una frase che significa esattamente quello che descrive, con la concretezza e la crudezza che rappresenta … non si parla ovviamente di “un trasferimento all’estero” ma di suicidio.

    Mio figlio ha tentato quattro volte di suicidarsi dopo l’abuso, a distanza di alcuni anni dall’abuso, quando ha iniziato a realizzare che il malessere che progressivamente lo stava devastando, era collegato all’abuso.

    Cosa significa essere genitore di un ragazzino che subisce un abuso sessuale da parte di un sacerdote?

    La frase di mio figlio di qualche giorno fa mi ha posto davanti, tutto in una volta, il ruolo che mio marito ed io abbiamo avuto per lui in questi lunghi anni, e che tuttora abbiamo.

    Il livello di sofferenza che viene espresso è enorme, chi non ci è passato non può, per fortuna, capire fino in fondo.

    E non sempre una vittima “può permettersi il lusso” di esprimere tutto il suo dolore, perché non sempre ha accanto qualcuno che lo possa accogliere.

    Penso a tutte le famiglie che, per mille difficoltà, non hanno la possibilità di sostenere, supportare e sopportare, accogliere, gestire, comprendere e affrontare tutto quello che comporta vivere ogni giorno con chi ha subito un abuso. Parliamo di bambini e ragazzini che soffrono indicibilmente, che non hanno voce per dirlo, che esprimono un malessere che sembra inspiegabile ma che devasta ogni angolo della loro personalità.

    Come si fa ad essere un genitore perfetto? Non si può. Ognuno fa quello che riesce, ogni famiglia ha la sua storia, le sue difficoltà e i suoi valori. Non si può generalizzare. Spesso il prete pedofilo sceglie i bambini o i ragazzini di famiglie già in difficoltà, di famiglie che non hanno risorse (e non parlo solo di risorse economiche bensì soprattutto psicologiche), famiglie che fanno parte di quella povertà silenziosa, discreta, onesta, che mai oserebbe pensare che un ministro di Dio, al quale magari hanno affidato il proprio figlio, possa fare tanto male. Il prete pedofilo sceglie la preda. A distanza di anni, e conoscendo altre vittime, ho approfondito questo pensiero.

    E la famiglia si ritrova ancora più sola. Sola a dover gestire un immenso dolore, incompreso dai più.

    Noi abbiamo avuto momenti di alti e bassi, spesso ci siamo ritrovati soli: solo i parenti stretti e pochi amici “che sapevano”.

     Soffrire senza poter raccontare il proprio dolore, sapendo di non essere compresi quando si prova a farlo, non è facile.

    La vita di chi subisce un abuso sessuale è una vita inevitabilmente in salita. E così anche la vita della sua famiglia.

    Tutto questo finché non ci si decide: non deve più essere un “segreto”, si denuncia. Se ne può parlare, si può cominciare a uscire da un silenzio assordante.

    Affiancare un minore che denuncia richiede un grande supporto, la famiglia deve essere attenta e  disponibile praticamente 24 ore al giorno. E dunque anche la famiglia va aiutata.

    Non ci siamo sentiti soli, è stato fondamentale chiedere aiuto, affidarsi. Questo non significa che la nostra fatica è stata attenuata, ma poterla condividere è stato importantissimo. Aiuti di diverso tipo abbiamo ricevuto: psicologici, spirituali, umani.

    Uscire dalla solitudine è fondamentale.

    Uno dei supporti maggiori l’abbiamo ricevuto da questa Associazione: poter parlare con qualcuno “che ci è passato” restituisce la certezza emotiva di sentirsi capiti in profondità, quella comprensione che non ha bisogno di tante parole o di tanti discorsi, quella possibilità concreta di sapere che “puoi contare su qualcun altro davvero”.

    Essere un genitore che ha ricevuto tanto, fa nascere in me il desiderio e la disponibilità concreta di poter essere, senza ambizioni, un semplice  strumento di ascolto e di vicinanza per altri genitori che, come me, si trovano ad affrontare un dolore così grande e profondo. Sarebbe bello, all’interno dell’Associazione, costituire un gruppo di auto-aiuto, di supporto, di ascolto, tra genitori; poter condividere qualcosa sapendo che, dall’altra parte, qualcuno ti capisce davvero. Chissà…

    Una mamma (lettera firmata)

  • PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema.

    Nel 2002 a sollevare per la prima volta la questione fu il Presidente degli eurodeputati Radicali Maurizio Turco che, però, non riuscì a stimolare l’interesse della politica italiana.

    Anche la Rete L’ABUSO, in questi anni, ha cercato in più occasioni di sollecitare le forze politiche che, in ben tre occasioni, ci diedero udienza ma non si riuscì ad arrivare al deposito di un documento che desse il via quantomeno ad una presa di consapevolezza, da parte del Governo e delle Istituzioni, sull’inequivocabile fatto che, anche in Italia, esiste questo problema e da quanto è emerso dalla recente denuncia contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, riproposta da LE IENE nei servizi di Gaetano Pecoraro, sembra tutt’altro che sotto controllo.

    Perseverare certe volte è diabolico, ma non ci siamo arresi e finalmente abbiamo trovato non solo l’attenzione, ma anche la concretezza e la disponibilità del Deputato savonese Matteo Mantero (M5s), al quale, negli ultimi mesi, abbiamo argomentato le nostre preoccupazioni, non solo legate alla fallimentare gestione del problema da parte della Santa Sede, ma sopratutto all’assenza delle istituzioni su un problema così grave per la salute psicofisica di cittadini minorenni.

    L’interrogazione a risposta scritta 4/18626 depositata lunedì 27 novembre che vede come destinatari: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, si basa principalmente sulle raccomandazioni avanzate alla Santa Sede il 25 febbraio 2014 dal Comitato ONU per la tutela del fanciullo, raccomandazioni alle quali la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso, ma non lo ha fatto.

    Anche per questo motivo è di fondamentale importanza che a mettere mano al problema siano le istituzioni, un problema che, è bene ricordare, non essere materia di fede o di libertà di religione, ma un crimine ai danni di cittadini in età minore, quindi particolarmente fragili ed indifesi.

    Nel documento depositato lo scorso lunedì si interroga anche sull’efficacia del così detto “certificato antipedofilia” introdotto in Italia il 6 aprile del 2014 che, come abbiamo fatto più volte notare, presenta diverse lacune. Sono infatti esentati dall’esibire il documento i lavoratori autonomi, l’intera categoria del volontariato, scout, allenatori, sacerdoti ecc., paradossalmente le categorie che da sempre sono quelle più a rischio.

    Nella conferenza stampa di questa mattina a Genova, oltre all’illustrazione dell’Interrogazione Parlamentare, si è discusso anche di alcune violazioni della Convenzione di Lanzarote e della responsabilità civile dello Stato Italiano che ha sottoscritto, come la Santa Sede, la Convenzione ONU per la tutela del fanciullo e che, di fatto, sta permettendo alla sola categoria dei sacerdoti cattolici di commettere le stesse violazioni che la Commissione ONU ha contestato alla Santa Sede, anche sul suolo italiano.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi


    TESTO INTEGRALE;

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

       MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.— Per sapere – premesso che:

       il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

        «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

        i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

        a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

        denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

        Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

       quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

       se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

       se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

       se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

       se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • Condannato l’aiutante del parroco per pedopornografia

    Condannato l’aiutante del parroco per pedopornografia

    Era stato sorpreso nelle docce del campo dei terremotati a Rovereto nudo assieme a un bambino e per questo era stato condannato a due anni e otto mesi di carcere per abuso sessuale su minore. Ora per Salvatore Catozzi, aiutante del parroco di Rovereto, arriva un’altra condanna, a quattro mesi, per detenzione di materiale pedopornografico.

    L’uomo, oggi 60 anni, ha già scontato la pena per la violenza sessuale ed era tornato in libertà.  La sentenza del Tribunale di Modena ora gli riapre le porte del carcere, anche se il suo avvocato tenterà la strada dell’appello. Sul computer di Catozzi vennero trovate immagini e foto di minori coinvolti in atti sessuali e in pose oscene.

    https://www.sulpanaro.net/2017/11/condannato-laiutante-del-parroco-pedopornografia/

  • Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    di Franca Giansoldati. Città del Vaticano – Esistono segnali di allarme per riconoscere e individuare frati o monaci pedofili nei monasteri prima che possano fare del male all’esterno? I pedofili si possono curare? E come comportarsi con l’autorità giudiziaria di fronte a notizie di abusi? Francescani, domenicani, gesuiti, camilliani, salesiani, per citare solo gli ordini maggiori, hanno affrontato pubblicamente la piaga della pedofilia che spesso si annida tra le comunità dei consacrati, mettendo a fuoco ogni possibile aspetto del problema durante la conferenza dei Superiori Maggiori che riunisce 120 “provinciali” (cioè i superiori maggiori degli Istituti religiosi) in rappresentanza dei 19.005 religiosi italiani.

    Uno dei problemi principali che ha catturato maggiore attenzione è come riuscire a captare i segnali di allarme. Gli esperti chiamati a parlare alla 57ma Assemblea generale in corso a Salerno hanno invitato a fare attenzione ai comportamenti che sconfinano nell’area della illegalità (gestione del denaro, abuso di sostanze stupefacenti, frequentazione di ambienti ambigui). La carriera di un pedofilo del resto è graduale e spesso inizia proprio con episodi legati alla pedopornografia. In ogni caso secondo i medici è difficile che i soggetti borderline guariscano da questa «strutturazione psichica, a volte si possono solo contenere le manifestazioni patologiche». In tal caso diventa difficile affidare al frate pedofilo un altro incarico ministeriale in una situazione protetta. Naturalmente gli psicologi suggeriscono ai responsabili degli ordini religiosi di «valutare anche il rischio da parte della opinione pubblica. In tal caso si esporrebbe il sacerdote pedofilo ad altre sofferenze personali. Nei casi più gravi non è assolutamente conveniente affidare alcun incarico ministeriale».  Gli esperti chiamati a parlare al congresso hanno fatto anche presente che in «Italia il cittadino non è tenuto a denunciare alla polizia o alla magistratura l’abuso sessuale. L’obbligo nell’ordinamento prevede solo alcuni reati, ma non c’è la pedofilia».  Come dire che non sono affatto vincolati alla denuncia, cosa che invece viene suggerito di fare alle vittime.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_ordini_religiosi_vaticano_chiesa_magistratura_pedofili_denuncia_abusi-3351841.html

  • Pedofilia, un papa dalla memoria corta

    Pedofilia, un papa dalla memoria corta

    Il primo settembre è scaduto il termine entro cui la Santa Sede doveva presentare all’Onu le prove a conferma del rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma non l’ha fatto. Zanardi: Sarebbe questa la «tolleranza zero» di cui parla tanto Bergoglio?

    di Federico Tulli

    a Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». Molto probabilmente solo i lettori abituali di Left ricorderanno queste parole e chi le scrisse. Erano i primi giorni di febbraio del 2014 e la notizia passò sugli altri media italiani come una meteora. Si tratta di uno dei passaggi più significativi del durissimo atto di accusa delle Nazioni unite contro la Chiesa di Roma per le sue colpevoli ambiguità e mancanze nella lotta contro la pedofilia, oltre che per le calcolate complicità dei gerarchi vaticani con i preti pedofili responsabili di migliaia di crimini compiuti in tutto il mondo. Il Rapporto conclusivo, che si può consultare sul sito dell’Unhcr (la sezione Diritti umani delle Nazioni unite), venne elaborato in virtù della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori, in quanto persone, e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio. Gli investigatori di Ginevra, sulla base di solide prove e testimonianze, dissero chiaro e tondo agli emissari di papa Francesco che nel periodo preso in esame, tra il 1994 e l’inizio del 2014, la Santa Sede non aveva fatto praticamente nulla di concreto per evitare che dei bambini venissero stuprati da educatori, confessori, insegnanti, catechisti, seminaristi etc. in tonaca. Non solo. Ogni tre-cinque anni è previsto un “tagliando” per fare il punto ed eventualmente concordare nuove strategie di prevenzione e contrasto del crimine.

    Ma la Santa Sede, dopo un primo report presentato il 2 marzo 1994 (con 18 mesi di ritardo rispetto al dovuto: 1 settembre 1992), non aveva fatto pervenire più nulla a Ginevra. Fino a quando, appunto – sulla base delle denunce di alcune associazioni internazionali che si occupano dei diritti dei “sopravvissuti” (così si definiscono le vittime ancora vive, della pedofilia clericale) – nell’estate del 2013 non è stata la stessa Commissione a sollecitare papa Francesco affinché producesse le prove per scagionare la Chiesa da pesantissime accuse di negligenza e complicità. In pratica, né Giovanni Paolo II, né Benedetto XVI avevano ritenuto di dover rispettare l’impegno (né di preoccuparsi più di tanto per l’incolumità dei minori che frequentavano ambienti gestiti da religiosi). Non un rigo arrivò nella sede Onu della Commissione dopo lo scandalo di Boston del 2002 quando il team Spotlight di giornalisti del Boston Globe riuscì a scardinare con le sue inchieste il sistema di potere che dal cardinale Bernard Law in giù era tutto teso a “sacrificare” l’incolumità psicofisica delle vittime dei preti pedofili, pur di tutelare poltrone, ricchezze e privilegi. La storia è nota. Come dei veri e propri serial killer, decine di preti pedofili si aggiravano per la diocesi guidata dal potente cardinale, tra l’altro uno dei possibili candidati alla successione di Wojtyla. Tutti nella Chiesa di Boston erano al corrente, ma l’unica “tutela” adottata consisteva nel trasferire da una parrocchia all’altra i sacerdoti “problematici” non appena lo scandalo rischiava di diventare di dominio pubblico. E nemmeno una riga Joseph Ratzinger fece pervenire dopo gli scandali emersi tra il 2009 e il 2010 in tutto il mondo, dall’Europa all’Australia al Sud America, fino ad entrargli praticamente in casa con la vicenda delle violenze sulle voci bianche del coro di Ratisbona diretto da suo fratello Georg. Bergoglio dunque, seppur non spontaneamente, un Rapporto lo ha presentato ed in questo non si può dire che non si sia differenziato dai suoi due illustri predecessori. Veniamo al dunque, perché stiamo raccontando tutto questo?

    «Poco più di un mese dopo aver incassato le accuse dell’Onu per colpe non sue, il gesuita argentino avrebbe festeggiato un anno sul trono di Pietro. Sin dalle prime ore del suo insediamento aveva pubblicamente messo in cima alla sua agenda “politica” lo sradicamento della pedofilia dalla Chiesa cattolica. Questo è stato il mantra, scandito regolarmente con proclami di “tolleranza zero”, che ha caratterizzato almeno a parole il suo pontificato. Prontamente rilanciato ed esaltato dalla stampa italiana che acriticamente propone i suoi proclami senza andare mai a verificare se le parole corrispondano ai fatti. In relazione alla Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza quali sono i fatti? Non si sa. Entro il primo settembre scorso, la Santa Sede – di cui Bergoglio è il capo – avrebbe dovuto presentare un nuovo Report con le indicazioni di tutti i progressi e le misure adottate nel rispetto delle indicazioni della Convenzione. Ebbene, a tutt’oggi – 24 ottobre 2017 – al momento di andare in stampa non risulta che la Relazione sia stata consegnata. Nemmeno sul sito delle Nazioni unite ce n’è traccia. Che dire? Lo chiediamo a Francesco Zanardi, appena confermato alla presidenza dell’associazione Rete L’abuso: «Questa inerzia e questo silenzio non deve sorprendere. Ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare la pedofilia a fronte di una accattivante campagna mediatica che non si traduce mai in fatti concreti. Una “truffa” dietro cui si celano nuove violenze, all’insegna della “tolleranza” per i violentatori e “zero” interesse per le vittime e per la prevenzione».

    28 ottobre 2017 LEFT 51