Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • “CANCELLIAMO” LA BAMBINA – RIFLESSIONI

    “CANCELLIAMO” LA BAMBINA – RIFLESSIONI

    Buongiorno, leggendo uno degli ultimi articoli da voi postati, “Bimba abusata all’oratorio. Ma l’indagato non è pericoloso socialmente” mi sorgono spontanee alcune riflessioni.

    Premetto che non conosco nulla in più della situazione riportata nell’articolo, e non mi riguarda direttamente ma, come cattolica, ho bene in mente le realtà di Parrocchia o Oratorio poiché le frequento regolarmente e, purtroppo, anche nella mia Parrocchia vi sono stati tre casi di sacerdoti che hanno abusato sessualmente di minori.

    Qui la realtà processuale ha avuto il suo corso, il Gup ha concluso l’udienza preliminare con il proscioglimento: e questa è una realtà. Un approfondimento potrebbe essere utile ma, ripeto, ho solo le informazioni segnalate nell’articolo. Per esempio non è specificato se nella Perizia del Consulente del Tribunale hanno partecipato anche i periti di parte, ovvero dei consulenti nominati anche dalla vittima, visto che la perizia sembra essere il documento che ha reso possibile il proscioglimento dell’accusa. Ma è chiaro che un perito di parte va pagato e, non sempre le vittime sono in grado di sopportare le spese processuali e medico-legali.

    Un’altra informazione mancante, ma a mio parere indispensabile, è la valutazione della capacità di testimoniare della vittima. Se la vittima fosse credibile, se fosse in grado di raccontare quello che è successo, (al di là della imputabilità di chi avrebbe commesso il fatto), e non avesse avuto la possibilità di farlo attraverso l’incidente probatorio, mancherebbe tutto un pezzo.

    La vittima viene “cancellata” in questo articolo. Così come è stata “cancellata” dall’ambiente in cui stava crescendo, l’oratorio.

    La dichiarazione di soddisfazione della difesa del presunto molestatore è emblematica “Vorrei sottolineare come tutto il personale e i volontari della parrocchia abbiano sempre preso le difese del mio assistito, chiedendo al parroco di non impedirgli di andare a prestare la propria attività di sempre. Evidentemente, conoscendolo bene, potevano apprezzarne la assenza assoluta di pericolosità. Sono contenta sia stata restituita un po’ di serenità a questo “bambinone”. Perché questo è, un bambinone innocuo”.

    Ora pongo alcune domande prima di tutto a me stessa, se capitasse a me di essere interrogata rispetto a qualcuno della mia Parrocchia accusato di molestie sessuali.

    • Come potrei affermare di conoscere così bene una persona da escludere che possa aver fatto qualcosa quando io non ero presente?
    • È sufficiente provare della tenerezza per un “bambinone” per avere la certezza che non sia successo nulla e per testimoniarlo?
    • Sarei esperta nella conoscenza di come vive la propria sessualità una persona con un ritardo mentale, tanto da escludere che possa in qualche modo averla agita con una bambina?
    • Come potrei affermare l’assenza di assoluta pericolosità? Con quali elementi oggettivi? Forse solo perché a me non ha fatto nulla?
    • Non sarebbe forse un falso perbenismo? “Il solo pensiero che possa essere accaduto davvero fa star male” e dunque non riesco nemmeno a prendere in considerazione questa possibilità e la escludo?
    • Perché una bambina di otto/nove anni dovrebbe inventarsi tutto questo?
    • Ho idea di cosa comporta, psicologicamente, aver subito un abuso sessuale?
    • Ho idea di quali siano le conseguenze di una sindrome post-traumatica per tutta la vita?

    Ho idea di quali siano le conseguenze del fatto di non essere creduti?

    Probabilmente questo “bambinone” davvero non si è reso conto di quello che stava facendo, e probabilmente è corretto che non sia imputabile di alcun reato, ma negare il “problema” e non affrontarlo non serve a nessuno.

    E se dovesse capitare ancora?

    Chi si sentirebbe moralmente responsabile?

    Come cattolici dovremmo smetterla di pensare che il Male non esista o che sia sempre altrove. Il Bene è bene e il Male è male, anche dentro la Chiesa. E, proprio per amore della Chiesa affrontiamolo: il perbenismo che nega la realtà genera solo altro male e, a quel punto, ognuno è responsabile del proprio pezzo di storia, anche verso gli altri.

    Lettera firmata

  • ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    In una sentenza inedita la giustizia di Mendoza ha assicurato che i canoni che mantengono il segreto sulle indagini interne alla chiesa sono incostituzionali

    Di Ana Montes de Oca

    In un giudizio inedito nel paese, la giustizia mendocina ha dichiarato incostituzionali due canoni del diritto sul quale si regge la chiesa cattolica  che mantiene il segreto delle indagini di abuso sessuale da parte dei preti.

    Si tratta di una denuncia realizzata da un ragazzo soprannominato Tomàs che ha denunciato di essere stato abusato sessualmente dal sacerdote Raùl del Castillo, che era il direttore della scuola don Bosco de Ciudad, tra il 1998 e 2001.

    Tomàs ha fatto la denuncia sia alla chiesa che alla giustizia civile ma 10 anni dopo quanto ha sofferto i presunti abusi. Siccome la vittima non aveva sufficienti prove e basandosi in perizie realizzate dai periti della chiesa la magistratura ha deciso di archiviare la causa.

    Parallelamente, l’arcivescovado di Mendoza ha cominciato l’indagine interna, ma in nessuna circostanza è stata data a Tomàs possibilità di partecipazione, ne è stato chiamato a dichiarare, ne è stato informato del corso dell’indagine, gli hanno solo trasmesso che la denuncia era stata archiviata.

     “Questo costituisce una violazione alle garanzie del debito processo, al non informare e far parte di nessuna istanza alla vittima, non lascia prove che ci sia stata un’indagine”, ha spiegato Carlos Lombardi, avvocato di Tomàas, il quale ieri ha vinto in giudizio per danni e pregiudizi morali le accuse avanzate contro la comunità Salesiana.

    Il giudizio della sala 2 del tribunale di Gestione Giudiziale Associata, ha considerato che il segreto della chiesa rispetto alla supposta indagine a Del Castillo è incostituzionale ed ha causato danno morale alla vittima.

    Si intende che il processo canonico in se stesso non è incostituzionale nella misura nella quale si possa compatibilizzare con altri diritti fondamentali, cosa che non è accaduta nella seguante causa. Agli atti è rimasto dimostrato che sulla denuncia non ci sono state indagini (vedere fas. 281 e 282) e che non è stata data risposta ne informazione rispetto alla denuncia effettuata, a chi la aveva realizzata. Considero che non si tratti di divulgare un fatto privato in forma pubblica e che il destinatario dell’informazione era lo stesso denunciante e non una terza persona.

    Per queste ragioni il giudice ha ordinato ai Salesiani di pagare un indennizzo a Tomàs

    Segreti cari

    Sebbene nel caso di Tomàs si tratta di un giudizio di prima istanza nel 2015 la Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha determinato che il diritto non è al di sopra dei diritti umani.

    Questo, sommato alla dichiarazione di incostituzionalità dei canoni 1717 e 1719 (il primo cerca di proteggere la fama dei membri del clero nelle indagini di questo tipo, il secondo ordina l’archivio segreto di tutte le azioni fatte dalla chiesa, apre la possibilità che decine di vittime che non hanno mai avuto accesso alle indagini interne delle loro denunce possono chiedere che venga pagato loro un risarcimento economico per aver violato il loro diritto costituzionale ed umano, a ricevere questa informazione.

    Il prete accusato ancora lavorava con i bambini

    Raùl del Castillo è scomparso da Mendoza dopo la denuncia contro di lui nel 2008. Poi si è saputo che era dentro alla congregazione Salesiana in Paraguay. Li, almeno tra il 2010 e il 2015 lavorò con bambini in situazione di rischio.

    Attualmente è l’incaricato del seminario per la formazione della spiritualità.

  • Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Ana Medina invierà il caso all’Ufficio dei crimini sessuali. Non hanno ancora trovato una connessione con il caso di Mendoza

    La nuova titolare del caso Provolo a La Plata, procuratore Ana Medina , cercherà di identificare le altre vittime che sono state maltrattate o abusate a livello locale nella scuola durante gli anni 1980 e 1990 per cui sono sospettati sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi.

    “Cercheremo di individuare coloro che sono citati nelle altre dichiarazioni”, ha riferito una fonte giudiziaria qualificata a Trama Urbana. La difficoltà nell’inchiesta è che non esiste una lista di internati all’Istituto Próvolo, quindi è difficile individuare gli alunni. Nessuno di questi nomi era citato dall’exfiskal Fernando Cartasegna.

    Ora, Medina ha rinviato il caso al l’ Ufficio di reati sessuali DDI locali, per vedere se gli specialisti del settore riescono a individuare le persone che sono state citate dalle otto vittime che hanno testimoniato finora. Per quanto riguarda il legame tra l’istituzione e la Chiesa cattolica, gli investigatori hanno chiesto all’Arcivescovo Aguer che ha ha spiegato che “l’istituto religioso appartiene alla Società della Congregazione di Maria per l’educazione dei bambini sordi, sotto l’autorità assoluta della Santa Sede” , vale a dire direttamente dal Vaticano, con il quale l’Arcivescovado dell’argento non aveva alcuna interferenza nel Próvolo.

    D’altra parte, le fonti giudiziarie hanno indicato che le testimonianze che esistono nella causa si riferiscono a ripetuti maltrattamenti. Così, due di coloro che hanno dichiarato di essere stati abusati sessualmente da tre fratelli che hanno lavorato nell’istituzione, ma non sono stati sottoposti dei sacerdoti Corbacho e Corradi. Gli investigatori hanno anche spiegato che il caso locale non è correlato alla causa di Mendoza, dove la giustizia ha già accusato sette persone per il presunto abuso sessuale di bambini con problemi di udito dell’Istituto Antonio Próvolo, con altri 16 coinvolti nel caso .

    https://diariohoy.net/trama-urbana/caso-provolo-buscan-identificar-a-mas-victimas-106603

  • “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo” Parola di Papa Francesco.

    Ormai i proclami di Papa Francesco sugli abusi sessuali, la pedopornografia, la tolleranza zero della chiesa sono QUOTIDIANI e sembrano più importanti del Vangelo.

    Non sto parlando a caso: è sufficiente impostare un alert sulla propria casella di posta elettronica con l’etichetta “Papa Francesco” per rendersi conto della portata di questo fenomeno. Più della metà delle notizie riportate dai media OGNI GIORNO riguardano discorsi che il Papa fa in ogni occasione per sbandierare da ogni punto di vista quello che la Chiesa starebbe facendo nella lotta alla pedofilia dei preti. Quindi qual è il problema? Così sembra una realtà assolutamente fantastica, meravigliosa: finalmente un Papa che mette a posto le cose!

    Già.

    Se non si approfondisce il problema, se si rimane in superficie, se ci si affida solo alle notizie meravigliose che praticamente tutta la stampa ci offre senza il minimo senso critico, si ha una visione assolutamente parziale, di facciata, che non corrisponde alla realtà. Solo in Italia siamo quasi in 700 persone, vittime di preti pedofili, ad esserci rivolte ad Associazioni specifiche (come Rete L’Abuso), ma siamo solo la punta di un iceberg. Perché siamo la punta di un iceberg? Perché è difficilissimo trovare il coraggio di denunciare, perché prima di arrivare alla consapevolezza che tutti i malesseri devastanti successivi all’abuso sessuale sono una conseguenza di esso, passano anni, dolorosissimi anni, e spesso il reato cade in prescrizione … perché la quasi totalità delle vittime è cattolica e non concepisce la possibilità di denunciare un sacerdote, si affida ai Tribunali Ecclesiastici fidandosi … perché una  vittima viene spesso giudicata come quella che in qualche modo è la “causa” della “caduta” del sacerdote… perché una vittima non viene creduta, viene giudicata da cattolici benpensanti che “metterebbero la mano sul fuoco” per difendere il prete (per fortuna questo non sempre avviene dai veri amici con i quali si condivide davvero un percorso di fede, anzi vi è un sostegno dalla comunità parrocchiale)… ma è comunque complicato e doloroso arrivare alla denuncia e dunque siamo davvero la punta di un iceberg.

    Ogni vittima ha la sua storia, praticamente ognuno ha scritto al Papa, ognuno aveva grandi aspettative di essere ascoltato, accolto, capito, aiutato. NESSUNO ha ricevuto risposta, nessuno.

    Per una vittima, o per un familiare di una vittima come me, leggere OGNI GIORNO i proclami del Papa, i continui annunci su ogni giornale, di questa lotta alla pedofilia che NEL CONCRETO E’ INESISTENTE, rappresenta un dolore continuo, una ferita che si apre ogni giorno. La realtà è ben diversa da quella che racconta il Papa e che I GIORNALISTI SI PRESTANO A RACCONTARE. Per le vittime non c’è nulla, nessuna attenzione, nessun aiuto concreto, nessun supporto. Solo, sempre e soltanto belle parole: parole che ogni volta sono come una spada affilata. Parole di cui siamo stufi.

    Leggere: “In moltissime occasioni e in tanti Paesi i miei occhi incontrano quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti.. essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti noi conosciamo e che ci tocca in fondo al cuore… che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza?” fa pensare che Papa Francesco non ha mai incontrato gli occhi di un bambino abusato da un prete, non ha mai incontrato gli occhi di un bambino mentre fa la sua deposizione in Tribunale incalzato dall’avvocato che difende il prete pedofilo, non ha mai guardato gli occhi di un bambino che ha costantemente gli incubi notturni dopo l’abuso, non ha mai guardato gli occhi di un adolescente mentre dice “non so se credere in Dio ma certamente non credo più in questa chiesa marcia!” e non va più a Messa a causa di un prete… forse Papa Francesco dovrebbe GUARDARSI UN PO’ PIU’ INTORNO prima di scrivere e dichiarare banalità che risultano essere solo offensive.

    Quanti giornalisti si sono presi la briga di raccontare “il rovescio della medaglia”?

    Quanti giornalisti hanno almeno cercato di approfondire il problema?

    Quanti giornalisti hanno sentito il parere delle vittime o dei familiari?

    Quanti giornalisti hanno verificato seriamente se quanto annunciato, proclamato o promesso dal Papa fosse poi effettivamente messo in pratica?

    Quanti giornalisti hanno sentito le Associazioni delle vittime che davvero conoscono a fondo la realtà?

    CERTO: E’ PIU’ FACILE RIPORTARE PAROLA PER PAROLA CIO’ CHE DICHIARA IL PAPA, FARE IL COPIA-INCOLLA DI OGNI DISCORSO, DIFFONDERLO IL PIU’ POSSIBILE…

    Forse ci si aspetterebbe qualcosa in più, qualcosa di più serio e intellettualmente onesto.

    Un lettore cattolico, padre di una vittima

  • Chiesa, “la cultura del silenzio” (parte 2)

    Chiesa, “la cultura del silenzio” (parte 2)

    DI 

    Solo per convezione si definiscono siciliane le capacità di non vedere, non sentire e non parlare, in realtà sono le prime “qualità” richieste alla maggior parte di coloro che svolgono ruoliistituzionali importanti. Lo si evince da decenni e decenni di silenzio, che per comodità logistichefacciamo partire dal caso di Marcial Maciel Degollado, riguardante gli anni del papato di Wojtyla.La vicenda viene alla luce dopo che monsignor Carlos Talavera Ramírez, vescovo di Coatzacoalcos in Messico, scrive a Ratzinger, allora capo del Sant’Uffizio, per informare il pontefice Giovanni Paolo II di un caso di abuso sessuale a sua conoscenza. Ramirez è infattisollecitato dal sacerdote Alberto Athié, una delle vittime delle violenze di Maciel quando negli anni ‘50, ancora minorenne, era un seminarista dei Legionari. Marcial Maciel Degollado fu il padre fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo nel 1941 e fu protagonista di una serie di denunce arrivate in Vaticano, che lo indicavano come colpevole di molti abusi su minori.La risposta di Ratzinger non aprì nessuna possibilità di incontro: «Padre Maciel è molto caro al Santo Padre e ha fatto molto per la Chiesa. Quindi, mi dispiace, ma non è prudente riaprire un’inchiesta». A questo punto Athié, insieme a Fernando M. González, sociologo e psicanalista, e José Barba, legionario di Cristo dagli 11 ai 24 anni, poi diventato docente universitario, scrive un libro nel quale raccoglie 212 documenti vaticani riservati, segreti e inediti su Maciel. Da questiemerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane, a cominciare da Giovanni Paolo II e dal futuro Benedetto XVI, con il sacerdote messicano. Anche nel papato di Benedetto XVI,definito il “papa tolleranza zero”, non sono mancati strani intrecci fra promozioni, omissioni e colpevolezza. Sia il papa emerito, che il fratello maggiore padre Georg Ratzinger sono infattistrettamente legati alle vicende del “Regensburger Domspatzen” (“Passeri del Duomo”), coro maschile di voci bianche della Cattedrale di Ratisbona, del quale Georg Ratzinger è stato direttore dal 1964 al 1994. Durante questo periodo sono avvenuti abusi fisici e psicologici ai danni di centinaia di bambini del coro. Le denunce sono state raccolte prevalentemente nel 2010 e per la precisione 500 sono state le violenze corporali, mentre 67 quelle sessuali, mentre i colpevoli accertati 49. La diocesi ha iniziato a collaborare sull’inchiesta soltanto nel 2016. Georg Ratzingersi definì ignaro dei fatti e ammise soltanto di sapere e di aver dato lui stesso “qualche schiaffo”: «se avessi saputo degli eccessi di violenza che avvenivano, avrei fatto qualcosa, chiedo perdono alle vittime». L’avvocato dell’accusa, Ulrich Weber, parla invece di “cultura del silenzio”, attribuendo all’ex direttore la responsabilità di «aver chiuso gli occhi e di non aver preso misure a riguardo», così come al vescovo di Ratisbona nel 2010, Gerhard Ludwig Müller, che ha gestito le prime denunce, rifiutando il confronto con le vittime.

    Ai tempi di Bergoglio

    Nel 2016 sembrava fosse arrivato il tempo delle pulizie generali perché, con un documento chiamato “Come una madre amorevole”, Bergoglio stabilisce che i casi di negligenzadevono essere valutati da quattro organizzazioni competenti scelte dallo stesso pontefice, ovvero quella dei Vescovi, dell’Evangelizzazione dei popoli, delle Chiese Orientali e degli Istituti di vita consacrata. La decisione definitiva sulla rimozione del vescovo spetta al papa, assistito da un apposito collegio di giuristi, composto da cardinali e vescovi. Eppure «nei primi tre anni di pontificato di Bergoglio sono arrivate alla Congregazione per la dottrina della fede 1200 denunce di molestie “verosimili” su ragazzini e ragazzine di mezzo mondo». Solo in Australia, fra il 1980 e il 2015, si sono verificati 4.444 presunti episodi di pedofilia in oltre 1.000 strutture di proprietà della Chiesa cattolica. Secondo le testimonianze raccolte, l’età media delle vittime era di 10 anni e mezzo per le bambine e 11 e mezzo per i bambini, mentre 33 anni è la media di tempo necessaria per sporgere denuncia. La commissione anti–pedofilia, voluta da papa Francesco nel 2014, si è riunita soltanto tre volte, senza aver ancora inserito fra le sue norme l’obbligo di denuncia di questi reati alla magistratura civile. Lo scorso marzo Marie Collins, vittima di molestie sessuali da parte di un sacerdote all’età di 13 anni, ha abbandonato la Commissione. Era l’ultima vittima di abusi rimasta all’interno dell’organismo e l’unica componente femminile. Il motivo del suo distacco è stato il continuo boicottaggio delle loro iniziative da parte della Curia, dice: «spesso si sentono dichiarazioni pubbliche intorno alla profonda preoccupazione della Chiesa per le vittime di abusi, ma poi in Vaticano c’è chi si rifiuta anche solo di riconoscere le lettere inviategli per provare a risolvere questa preoccupazione». Si può dire che i protagonisti del precedente articolo fossero i pesci piccoli, figure “sacrificabili”, sacerdoti di medio e basso profilo. Ma il cancro della pedofilia ammorba anche le sfere alte del Vaticano: a spiegarlo bene è Emiliano Fittipaldi in un libro uscitonel gennaio 2017, Lussuria, nel quale fa i nomi e i cognomi di cardinali molto importanti, racconta storie di intrighi, peccati e segreti che riguardano le cariche più importanti della Santa Sede. Nomina fiumi di cardinali e sacerdoti molto vicini a Bergoglio, ma in particolare un trio di potenze, presente all’interno del C9, il Consiglio dei Cardinali, istituito da Bergoglio il 28 settembre 2013, per la riforma e la gestione della Chiesa universale: insomma la fidata cerchia ristretta formata da nove cardinali, consiglieri personali del pontefice. Il cardinale australianoGeorge Pell, «numero tre del Vaticano, è indagato per aver messo le mani addosso a due ragazzini che, da adulti, lo hanno denunciato. […] In passato ha accompagnato e sostenuto in tribunale un sacerdote molestatore seriale (Gerald Risdale), ha aiutato economicamente predatori sessuali finiti in carcere, ha inviato una lettera a una ragazzina violentata da un suo prelato in cui si diceva che o accettava 30 mila euro come risarcimento e la chiudeva lì, o la Chiesa si sarebbe difesa “strenuamente” dalle accuse, sebbene Pell sapesse che erano vere». È stato nominato direttamente da Bergoglio, è il capo della Segreteria dell’Economia ed è secondo solo al pontefice e al segretario di Stato, l’arcivescovo Pietro Parolin. Il secondo nome è quello di Óscar Rodríguez Maradiaga, coordinatore del C9, che fra il 2002 e il 2003 ha ospitato in una delle diocesi sotto il suo controllo, in Honduras, il prete latitante Enrique Vásquez, un prelato incriminato dalla polizia del Costarica per abusi sessuali e ricercato dall’Interpol per quasi quindici anni. Maradiaga non ha mai nascosto la sua posizione in merito alla colpevolezza dei sacerdoti incriminati per pedofilia, tanto che in una conferenza pubblica a Roma dichiarò di essere «pronto ad andare in prigione, piuttosto che danneggiare uno dei miei preti. Per me sarebbe una tragedia ridurre il ruolo di pastore a quello di poliziotto». L’ultimo è il cardinale Francisco Javier Errázuriz, ex arcivescovo di Santiago del Cile, che per anni ha ignorato le denunce inviategli dalle vittime di padre Fernando Karadima, al quale ha, tra l’altro, promesso, nel 2006, una grande festa per il suo addio al sacerdozio, celebrando i suoi cinquant’anni di servizio come un grande anniversario. Karadimaè stato definito dal cardinale stesso come una sorta di “santo vivente”, un prete che ha formato tre generazioni di prelati cileni, mentre nell’inchiesta del giudice istruttore Jessica Gonzales viene descritto come un criminale seriale che ha distrutto vite di giovani innocenti. Sempre dallo stesso documento di inchiesta si evince la volontà di Errázuriz di scongiurare uno scandalo mediatico, allungando i tempi delle indagini, infatti, nonostante il cardinale fosse a conoscenza delle violenze di Karadima dal 2003, manda il materiale in suo possesso solo nel 2010, quando le vittime decidono di raccontare le violenze pubblicamente. Il giudice penale ha confermato le violenze, ma ha dovuto prescrivere i reati, così la sola condanna che ha ricevuto Karadima è stata quella della Congregazione, la quale ha ritenuto sufficiente farlo ritirare «a una vita di preghiera».

    Chiesa, “la cultura del silenzio” (parte 2)

  • Scandalo pedopornografia. Il Papa chiama a Roma il nunzio Pierre per consultazioni

    Scandalo pedopornografia. Il Papa chiama a Roma il nunzio Pierre per consultazioni

    Il superiore di monsignor Capella in Vaticano il 2 ottobre

    Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha aperto Presso l’Università Gregoriana una Conferenza internazionale sulla protezione dei bambini dallo sfruttamento e abuso sessuale on line, dopo a fine agosto un diplomatico di alto rango dell’Ambasciata della Santa Sede di Washington è stato richiamato Oltretevere dopo essere stato incriminato in una indagine giudiziaria americana e per possesso di pornografia infantile. La scorsa settimana il Canada ha chiesto in più l’arresto della stesso diplomatico, monsignor Carlo Alberto Capella , per possesso e distribuzione di materiale pedopornografico. Nei cui confronti è partita anche un’indagine del Promotore di giustizia vaticano.

    È «una vicenda dolorosissima», ha commentato a margine della Conferenza, Parolin . È una «pena molto grande per tutti coloro che sono coinvolti – ha aggiunto Parolin -. Stiamo trattando il caso con il massimo impegno, massima attenzione e massima serietà». Il Segretario di Stato ha anche sottolineato che la vicenda va trattata con il «riserbo necessario a proteggere le indagini e con ciò la verità e la giustizia».

    Quella annotazione, (“è una pena grande per tutti coloro che sono coinvolti”) , probabilmente fa riferimento alla posizione del numero uno della sede diplomatica di Washington, il nunzio Cristophe Pierre, nominato nell’aprile 2016, superiore di monsignor Capella (arrivato nella capitale degli Stati Uniti dopo la firma del trattato fiscale dell’Italia con l’Italia, nell’aprile 2015, cui aveva fattivamente collaborato).

    Pierre è stato chiamato in Vaticano per dare tutte le spiegazioni del caso ed è stato ricevuto in udienza lunedì 2 ottobre da Papa Francesco.

    Il caso di Capella è il secondo che coinvolge diplomatici vaticani, dopo quello del 2015 dell’ex nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, l’arcivescovo Wesoloski (poi morto in Vaticano, mentre aspettava l’inizio del processo).

    «Gli abusi sessuali nei confronti di minori costituiscono un fenomeno immensamente vasto e diffuso. In questi ultimi decenni, tale drammatica realtà è venuta prepotentemente alla ribalta nella Chiesa cattolica e sono emersi fatti molto gravi», ha affermato nel suo intervento il Segretario di Stato Vaticano, sottolineando però l’impegno della Chiesa stessa per difendere la dignità e i diritti dei minori. E ha aggiunto: ” Per i cristiani abusare dei bambini non solo è un crimine , è un sacrilegio ma anche un sacrilegio, cioè una profanazione di ciò che è sacro, la presenza di Dio in ogni essere umano”. Parolin ha sottolineato che «si è andati progressivamente prendendo coscienza dei danni subiti dalle vittime, della loro sofferenza e della necessità di ascoltarle per poi operare in molte direzioni diverse, con una vasta gamma di interventi che vanno messi in atto per sanare le ferite, ristabilire la giustizia, prevenire i delitti, formare gli educatori e le persone che trattano con i minori, nella prospettiva di diffondere e consolidare una nuova cultura della protezione dei minori un vero “safeguarding” che garantisca efficacemente la loro crescita in ambienti sani e sicuri».

    Gli organizzatori della Conferenza della Gregoriana sostengono che il caso di monsignor Capella dimostra la necessità dell’incontro i cui partecipanti ( tra cui anche dirigenti di Facebook e Microsoft, responsabili delle forze dell’ordine e esponenti accademici ) si recheranno da Papa venerdì 6 ottobre ( giorno in cui riprende a Melbourne il processo contro il cardinale George Pell per abusi sessuali su minori).

    Il responsabile del Centro per la protezione dei minori dell’Università Gregoriana (che è un Centro di eccellenza per la protezione dei minori), che ospita la Conferenza mondiale (rappresentanti sono venuti a Roma dalla Cina all’Arabia Saudita, al Brasile), il padre gesuita Father Hans Zollner, ha dichiarato al National Catholic Register che il richiamo in Vaticano del diplomatico, riflette il nomale protocollo internazionale per i diplomatici, ma il sospettato deve subire il processo e una condanna, se riconosciuto colpevole.

    Presenti alla giornata di inizio anche il presidente del Senato, Piero Grasso, e il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, la Baroness Joanna Shields, presidente di We Protect, una alleanza globale contro la pedofilia on line, e Ernesto Caffo presidente di Telefono azzurro.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/10/03/scandalo-pedopornografia-il-papa-chiama-a-roma-il-nunzio-pierre-per-consultazioni_a_23231529/?utm_hp_ref=it-homepage

  • Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Il 1° settembre scorso la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere all’ONU riguardo le violazioni che il Comitato sui Diritti del Fanciullo gli aveva contestato nel 2014. (Leggi la relazione)

    La Santa Sede sottoscrisse e ratificò la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989 ma non si adeguò mai a quella convenzione, ne consegnò mai i rapporti periodici. Così nel luglio del 2013 il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo interroga il Vaticano, in realtà già recidivo e inadempiente ad una precedente raccomandazione risalente al 1995.

    Nell’ultimo report l’ONU raccomandava al Vaticano non solo interventi atti a prevenire il fenomeno, ma anche adeguamenti al codice canonico, alcuni in collaborazione con il Governo Italiano al fine di modificare quelle parti dei Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia, punto fondamentale per impedire che questi continuino ad insabbiare.

    Duole constatare che a un mese esatto dalla scadenza di quel termine, non solo nessuno ricordi più quanto emerso nel 2014, ma cosa peggiore, che nessuno vada a chiedere conto a Bergoglio del perché a fronte dei suoi quotidiani proclami non abbia attuato una sola di quelle raccomandazioni.

    Tra le principali che si leggono nelle Osservazioni conclusive dell’ONU sul secondo rapporto periodico della Santa Sede;

    Diritto a conoscere e a essere curati dai genitori (pag.6)

    1. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede accerti il numero di bambini nati dai preti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire il diritto di questi bambini di conoscere ed essere curati dai loro padri, come appropriato. Il Comitato inoltre raccomanda che la Santa Sede garantisca che i religiosi non impongano più accordi di riservatezza quando dotano le madri con piani finanziari per mantenere i loro figli.

    Sfruttamento e abuso sessuale (pag. 9)

    1. Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.

    Vittime e testimoni di crimini minorenni (pag. 14)

    1. Il Comitato esprime grave preoccupazione per il fatto che nel trattare con le vittime minorenni di differenti forme di abuso, la Santa Sede ha posto sistematicamente la preservazione della reputazione della Chiesa e dei presunti offensori al disopra della protezione delle vittime minorenni. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che mentre la Santa Sede ha riconosciuto nelle sue risposte scritte e durante i dialoghi interattivi la fondamentale competenza dell’autorità giudiziaria, essa ha continuato ad affrontare questi casi per mezzo di processi basati sul Codice canonico che non contiene disposizioni per la protezione, il supporto, la riabilitazione e il risarcimento delle vittime minorenni. Il Comitato è inoltre particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Le vittime minorenni e le loro famiglie siano state spesso biasimate dalle autorità religiose, discreditate e scoraggiate dal portare avanti le loro denuncie e in certi casi umiliate, come annotato soprattutto dal Grand Jury in Westchester, dalla commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione Winter in Canada;

    (b) La segretezza sia stata imposta sulle vittime minorenni e sulle loro famiglie come una precondizione della compensazione finanziaria; e

    (c) Ancorché essa ha esteso i propri limiti per la prescrizione, la Santa Sede ha in certi casi intralciato gli sforzi compiuti in certi Paesi per estendere i loro limiti per la prescrizione dei reati di abuso sessuale su minore.

    1. 61. Il Comitato raccomanda che in questioni riguardanti il trattamento di vittime e testimoni minorenni, la Santa Sede dovrebbe essere guidata dal rispetto per i migliori interessi del fanciullo e dalle linee guida sulla giustizia in questioni che coinvolgono vittime e testimoni di crimini minorenni (si veda la risoluzione 2005/20 del Consiglio Economico e Sociale, allegata). Il Comitato sollecita la Santa Sede a:

    (a) Sviluppare procedure complessive per l’identificazione precoce delle vittime minorenni di abusi sessuali e di altre forme di abuso;

    (b) Assicurare accessibili, confidenziali, amichevoli verso il bambino ed efficaci canali di denuncia per fanciulli che sono vittime o testimoni di abusi sessuali e assicurare che le vittime minorenni di abuso sessuale o qualsiasi altro crimine siano protetti da futuri abusi e da rappresaglia quando denunciano gli abusi. I genitori dovrebbero ottenere assistenza nel portare gli abusi sofferti dai loro fanciulli di fronte ai tribunali.

    (c) Assicurare che le vittime e i testimoni di crimini minorenni siano provvisti di supporto psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non divengano clausole condizionali su un accordo confidenziale che impedisca ai fanciulli di fare denuncia alle autorità nazionali per l’applicazione della legge;

    (d) Fornire risarcimento alle vittime di abuso sessuale commesso da individui e istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede senza imporre nessun obbligo di riservatezza sulle vittime e stabilire uno schema di risarcimento per le vittime secondo questo punto di vista;

    (e) Promuovere la riforma delle norme sulla prescrizione nei Paesi dove esse ostacolano le vittime di abuso sessuale su minorenne dal chiedere giustizia e risarcimento; e

    (f) Condurre attività di innalzamento della consapevolezza per combattere la stigmatizzazione delle vittime di sfruttamento e abuso sessuale.

    1. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani
    2. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede, allo scopo di rafforzare ulteriormente la realizzazione dei diritti dei fanciulli, ratifichi gli essenziali strumenti sui diritti umani dei quali non è ancora Parte contraente, cioè il Protocollo Opzionale alla Convenzione su Diritti del Fanciullo su una procedura per le comunicazioni, la Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione sui Diritti Civili e Politici e i loro Protocolli Opzionali così come la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione sulla protezione dei diritti di Tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie, la Convenzione sui Diritti delle Persone portatrici di Disabilità e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione per la Protezione di Tutte le Persone dalla Sparizione Forzata e il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la Tortura e gli altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti.
    3. Ulteriori osservazioni e diffusione (pag 16)
    4. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede prenda tutte le appropriate misure per assicurare che le presenti raccomandazioni siano pienamente implementate tramite, inter alia, la loro trasmissione al Papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, alle Istituzioni Sanitarie Cattoliche, al Concilio Pontificio per la Famiglia così come alle conferenze episcopali dei vescovi, agli individui e alle istituzioni funzionanti sotto l’autorità della Santa Sede per le appropriate considerazioni e ulteriori azioni.
    5. Alla luce dell’articolo 45 (a) e (b) della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri di cercare il parere esperto, tra gli altri, dal Relatore Speciale sulla vendita dei fanciulli, la prostituzione del fanciullo e la pornografia del fanciullo, dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla violenza contro i fanciulli e dal Relatore Speciale sulla tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti nell’implementazione delle raccomandazioni del Comitato relative all’abuso sessuale e allo sfruttamento.
    6. Il Comitato inoltre raccomanda che il secondo rapporto periodico e le risposte scritte dello Stato Parte e le relative raccomandazioni (osservazioni conclusive) siano rese ampliamente disponibili, incluso (ma non esclusivamente) attraverso Internet, al più vasto pubblico, alle organizzazioni della società civile, ai mezzi di informazione, alle associazioni giovanili, alle associazioni professionali e ai fanciulli, allo scopo di generare dibattito e consapevolezza della Convenzione e della sua implementazione e controllo.
    7. Prossimo rapporto
    8. Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione al suo trattato-specifico armonizzato di linee guida per il rapporto adottato il primo ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2 and Corr. 1) e ricorda allo Stato Parte che i futuri rapporti dovrebbero essere in conformità con le linee guida e non eccedere le 60 pagine. Il Comitato sollecita lo Stato Parte a presentare il suo rapporto in accordo con le linee guida. In accordo con la risoluzione dell’Assemblea Generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso che un rapporto eccedente la limitazione del numero massimo di pagine sia presentato, allo Stato Parte sarà richiesto di rivedere e ripresentare il rapporto in conformità con le sopra menzionate linee guida. Il Comitato ricorda allo Stato Parte che se esso non è nella condizione di rivedere e ripresentare il rapporto, la traduzione del rapporto ai fini della verifica del corpo del trattato non può essere garantita.

    Abbiamo aspettato un mese prima di denunciare questo ennesimo silenzio per dare modo di escludere ragionevoli ritardi della Santa Sede nel rispondere al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo.

    Un silenzio che ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare il problema a fronte di una campagna mediatica truffaldina dietro la quale si stanno producendo ancora vittime e che si riduce “tolleranza” per gli orchi e “zero” per le vittime e la prevenzione.

    Papa Francesco, nulla da dichiarare?

    di Francesco Zanardi @zanardifra

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Traduzione amatoriale di Fiorenzo Nacciariti Relazione Comitato sui Diritti del Fanciullo

  • Papa Francesco: a Commissione tutela minori, “tolleranza zero”

    Papa Francesco: a Commissione tutela minori, “tolleranza zero”

    “Tolleranza zero”. È questo, il principio che la Chiesa “irrevocabilmente e a tutti i livelli” intende applicare contro l’abuso sessuale dei minori. Nel discorso scritto consegnato all’inizio dell’udienza concessa ai membri della pontificia Commissione per la Tutela dei minori, Papa Francesco ribadisce ancora una volta che la Chiesa risponderà agli abusi da parte del clero “con l’applicazione delle misure più ferme nei confronti di coloro che hanno tradito la loro chiamata e abusato dei figli di Dio”. “I mezzi disciplinari che le Chiese particolari hanno adottato – precisa nel testo – si devono applicare a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni della Chiesa”, “senza eccezioni”, visto che “la responsabilità primordiale dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, e di coloro che hanno ricevuto dal Signore la vocazione i offrire le loro vite al servizio include la protezione vigilante di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili”.  Di qui l’attualità del Motu proprio “Come una madre amorosa”, promulgato dal Papa su proposta della Commissione, che in base al principio di “responsabilità della Chiesa” affronta “i casi dei vescovi diocesani, degli eparchi e dei superiori maggiori degli istituti religiosi che, per negligenza, hanno commesso un atto di omissione che ha potuto provocare un danno grande ad altri, sia che si tratti di persone fisiche o di una comunità”. Negli ultimi tre anni, il tributo del Papa, la Commissione “ha ricordato continuamente i principi più importanti che guidano gli sforzi della Chiesa per proteggere tutti i minori e gli adulti vulnerabili”, assolvendo così alla “funzione consultiva al servizio del Santo Padre”. Francesco, inoltre, ha apprezzato il fatto che molte Chiese particolari abbiano adottato la raccomandazione della Commissione per “una Giornata di preghiera e per un dialogo con le vittime e i sopravvissuti degli abusi, così come con i rappresentanti delle organizzazioni delle vittime”. Analoga collaborazione anche da parte delle Conferenze episcopali e delle Conferenze dei superiori maggiori, nell’applicare le linee guida per la protezione dei minori. In particolare, il Papa ha espresso il suo apprezzamento per la presentazione che il card. O’Malley e Marie Collins, uno dei membri fondatori della Commissione, hanno fatto la settimana scorsa a nuovi vescovi.

    https://agensir.it/quotidiano/2017/9/21/papa-francesco-a-commissione-tutela-minori-tolleranza-zero/

  • IL VESCOVO DELPINI HA COPERTO UN CASO DI PEDOFILIA? IL VATICANO SAPEVA PRIMA DI NOMINARLO ARCIVESCOVO DI MILANO

    IL VESCOVO DELPINI HA COPERTO UN CASO DI PEDOFILIA? IL VATICANO SAPEVA PRIMA DI NOMINARLO ARCIVESCOVO DI MILANO

    Milano, il caso don Mauro Galli continua a riservare nuove sorprese, a soli pochi giorni dall’udienza fissata dal giudice dott. Ambrogio Moccia del tribunale di Milano prevista per il prossimo 10 ottobre ore 9.30 sezione V aula 5 dove potrebbero essere già sentiti i primi testimoni tra cui non è escluso possa comparire anche il nome di mons. Mario Enrico Delpini appena eletto da Papa Francesco Arcivescovo di Milano, emergono nuovi preoccupanti documenti.

    Mons. Delpini farà appena in tempo a fare il suo ingresso ufficiale nella cattedrale Metropolitana il 24 settembre che già sarà costretto ad occuparsi non tanto della diocesi o dei fedeli ma di una “grana legale”, attraverso lo studio penalista del prof. Mario Zanchetti al servizio della potente curia Milanese e specializzato in reati di pedofilia all’interno del clero.

    Riguardando gli articoli che abbiamo già qui pubblicato si evince la linea omissiva di mons. Delpini: 1) aveva saputo dal parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, pochi giorni dopo il fatto (siamo nel dicembre del 2011) che don Mauro Galli (all’epoca dei fatti prete degli oratori di Rozzano) aveva portato nel proprio letto un minore; 2) aveva personalmente deciso di mettere a tacere la vicenda (non aveva iniziato nessuna Indagine Previa – indagine canonica, ne tantomeno denunciato il fatto alla procura della repubblica) dando invece precise indicazioni e disponendo l’immediato spostamento del don Galli in un altra parrocchia della Diocesi (a Legnano), come responsabile della pastorale giovanile di ben quattro oratori frequentati, come ovvio che sia, da bambini di famiglie che hanno la massima fiducia nella chiesa, esattamente come l’avevano i genitori del minore di Rozzano.

    vedi approfondimenti:

    Tuttavia non ci saremmo certamente aspettati che la Santa Sede e la Congregazione per la Dottrina della Fede che sapevano perfettamente del maldestro operato di mons. Mario Delpini (utilizziamo il termine “maldestro” prendendo in prestito testualmente la definizione offerta e scritta dal Cardinale Angelo Scola che si riferiva appunto all’operato dei suoi collaboratori

    vedi copia del documento originale: Rozzano – Don Mauro Galli: IL CARDINALE SCOLA DEFINISCE MALDESTRE LE SCELTE DEI SUOI COLLABORATORI).

    Non ci saremmo mai aspettati che sia la Santa sede che la Congregazione per la Dottrina della Fede fossero perfettamente al corrente dei fatti, avendo a disposizione documenti, esplicite denunce e testimonianze ben prima di nominare l’ex vicario generale Mons. Delpini quale Arcivescovo di Milano, quando già da tempo il Santo Padre Papa Francesco aveva con forza e in più occasioni proclamato la famosa “Tolleranza Zero” verso la piaga della pedofilia all’interno del clero ed in particolare verso i Vescovi che si macchiano del “peccato” di omissione per questi casi…”

    Scriveva: “meglio la macina di mulino al collo” (vedi citazioni riportate da un parrocchiano di Rozzano PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano).

    Il 22 marzo 2016, cioè ben prima della nomina del nuovo Arcivescovo di Milano Mario Delpini, la Nunziatura Apostolica riferisce che la Congregazione per la dottrina della Fede (che ha anche il dovere di giudicare l’operato dei Vescovi), ha ricevuto la missiva relativa alla denuncia del comportamento degli allora collaboratori del Cardinale Angelo Scola, mons. Mario Delpini ex vicario generale e mons. Pierantonio Tremolata ex Vescovo ausiliario oggi Vescovo di Brescia, riferisce di aver preso a cuore la vicenda, ringrazia i famigliari della vittima per la sincera apertura e il coraggio nell’aver esposto denuncia (fornendo ovviamente prova documentale di quanto dichiarato) e si impegna a tempo debito, cioè al termine del processo in corso (riferendosi al processo relativo a don Mauro Galli) di esaminare la denuncia e relativo materiale.

    Nel frattempo tuttavia, evidentemente con scrupolosa coscienza, prima del termine del processo o comunque prima che fosse emanata o resa nota alcuna sentenza la santa sede decide di nominare mons. Delpini Arcivescovo di Milano e mons. Tremolata Vescovo di Brescia.

    Non avendo alcun riscontro rispetto all’esito delle citate “analisi a tempo debito”, non ci resta che seguire con attenzione il corso del Processo che attende la prossima udienza il 10 ottobre presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano ore 9.30 aula 5; non ci resta che attendere l’eventuale testimonianza che potrà fornire direttamente Mons. Delpini in una delle prossime udienze: capiremo se confermerà di aver appreso da don Carlo Mantegazza del presunto abuso nei giorni immediatamente dopo il fatto o se viceversa don Carlo ha giurato il falso, capiremo se confermerà di aver acquisito la confessione diretta da parte di don Mauro Galli pochi giorni dopo il fatto (che dichiarava di aver dormito con il minore…), capiremo se confermerà di aver deciso lui lo spostamento di don Mauro ancora una volta a contatto con i minori, come se nulla fosse, non denunciando il caso e liquidando/rassicurando la famiglia circa l’impossibilita che il Galli fosse nuovamente in relazione con i minori; capiremo se confermerà di aver attivato lui personalmente la difesa e tutela legale di don Mauro Galli, capiremo in altre parole esattamente il ruolo, le decisioni, le responsabilità assunte sapientemente e in prima persona da Mons. Delpini tanto da meritarsi di essere elevato ad Arcivescovo di Milano in perfetta sintonia con quanto proclamato dal Papa sul tema specifico nella lotta alla pedofilia e omissione da parte dei Vescovi.

    Nel frattempo trapelano già altre interessanti indiscrezioni, pare ci siano almeno una decina di registrazioni dei colloqui, di cui probabilmente alcune già da tempo a disposizione della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Nunziatura Apostolica e il Santo Padre, oltre che la Magistratura, che possano svelare l’autentico pensiero di Mons. Delpini (e Mons. Tremolada) rispetto alla sua stessa gestione del presunto caso di abuso sessuale.

    In attesa di nuovi elementi, e in funzione del quadro che si andrà a delineare anche attraverso il processo penale, saremo curiosi di vedere come verranno risolte, se verranno mai risolte, le attuali evidenti contraddizioni rispetto a quanto enunciato da Papa Francesco che per altro invita a denunciare con nomi e cognomi come nello specifico caso è stato denunciato esplicitamente al Santo Padre Mons. Delpini e Mons. Tremolata, contraddizioni con le Linee Guida della Cei per i casi di Pedofilia che impongono l’immediato avvio delle indagini da parte del Vescovo anche solo in presenza di un sospetto di abuso e il tassativo divieto di spostare il prete sospettato a svolgere un incarico con i minori almeno fino al termine delle indagini, evidenti contraddizioni rispetto alla prevista sospensione dei Vescovi in caso di comportamento omissivo come quello del Vescovo Delpini e l’attuale sua promozione.

    di Redazione

  • PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    Buonasera, sono un lettore cattolico, praticante, attivo nella vita parrocchiale. Da qualche tempo leggo spesso tutti gli articoli che riguardano la pedofilia clericale perché nella mia Parrocchia vi è stato un caso di abuso su un minore, un caso che la vostra Associazione sta seguendo.

    Anche a nome di tanti amici credenti vi ringrazio per la chiarezza e l’onestà con la quale trattate questo tema così delicato e così drammatico.

    Questa sera mi sono deciso a scrivere perché in questi giorni ho letto sui giornali l’ennesima richiesta di perdono di Papa Francesco a qualche vittima di prete pedofilo, addirittura avrebbe sussurrato al Presidente di una Associazione di vittime “perdonatemi”.

    Così come il 2 febbraio 15 nella “LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI E AI SUPERIORI DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA CIRCA LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI” Papa Francesco ha  scritto: “…Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori…”

    Il 7 luglio 2014 durante la “SANTA MESSA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
    CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PARTE DI ESPONENTI DEL CLERO

    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO” Papa Francesco ha detto:

    “…So che le vostre ferite sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche di disperazione. Molti di coloro che hanno patito questa esperienza hanno cercato compensazioni nella dipendenza. Altri hanno sperimentato seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli. La sofferenza delle famiglie è stata particolarmente grave dal momento che il danno provocato dall’abuso colpisce queste relazioni vitali…”

    “…Alcuni hanno anche sofferto la terribile tragedia del suicidio di una persona cara. La morte di uno di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla mia coscienza e di quella di tutta la Chiesa. A queste famiglie offro i miei sentimenti di amore e di dolore…”

    “…I peccati di abuso sessuale contro minori da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri il tradimento e l’abbandono hanno eroso la loro fede in Dio…”

    “…Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono…”

    “…Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazioni di rischio…”

    “…Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i Vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità…”

    “…Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare (cfr Mt 18,6)…”

    Il 22 luglio 2017 a Santa Marta il Papa indica le qualità del bravo sacerdote: “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi”.

    “…Essere appassionato. Saper discernere. Avere la forza di denunciare il male, “con nomi e cognomi”. Sono le tre caratteristiche del buon prete che Papa Francesco indica nella Messa di questa mattina…”

    “…La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo: “Ah è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… facciamo festa, tutti… tutto si può…”. Perché c’è la fedeltà all’unico sposo, a Gesù Cristo, da difendere. E lui sa condannare: quella concretezza, dire “questo no”…”

    “…Il buon prete sa denunciare, con nome e cognome…”

    “…I preti devono quindi saper denunciare ciò che “va contro la tua vita”. Molte volte perdiamo questa capacità di condanna e vogliamo portare avanti le pecore un po’ con quel buonismo che non solo è ingenuo ma fa male, è un buonismo dei compromessi, finalizzato ad attirarsi l’ammirazione o l’amore dei fedeli lasciando fare…”

    COSÌ IL PONTEFICE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALLA TERRA SANTA, PAPA FRANCESCO: “LA PEDOFILIA COME LE MESSE NERE”

    “…Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo, è come fare una messa nera. Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita…”

    “…Non ci sono privilegi su questo tema di minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco – promette il Papa – su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore…”

    Il 4 giugno 2016 LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

    DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO: COME UNA MADRE AMOREVOLE

    Papa Francesco ha scritto:

    “…Il Diritto Canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani… Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili…”

    “…Il Vescovo diocesano… può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri…”

    “…Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave…”

    E potrei continuare a citare tanti altri esempi. Papa Francesco parla molto, dice tante cose interessanti ed importanti. La mia impressione però è che nel campo della pedofilia ad esse non seguano molti atti concreti. Per quanto riguarda la nostra Parrocchia, in tanti sappiamo che il parroco ha segnalato subito il fatto al Vescovo (o meglio al Vicario Episcopale) che ha pensato bene di spostare subito il sacerdote in un’altra Parrocchia ad occuparsi dei minori di 4 oratori.

    Scelta molto discutibile, direi!

    Abbiamo saputo direttamente dai sacerdoti della nostra Parrocchia, che il processo canonico è iniziato dopo 4 anni dalla prima segnalazione e comunque in seguito alla denuncia alle Autorità Civili.

    Che tempismo!

    Nella nostra Parrocchia molte persone conoscono bene i fatti relativi al caso di abuso al quale mi riferisco perché la famiglia del ragazzino è credente e praticante; potete facilmente immaginare come risulti a loro assolutamente incomprensibile vedere nominato a capo della Diocesi il Vescovo che aveva gestito così male tutta la vicenda!

    Premiato con una promozione nonostante il Papa e la Congregazione per la Dottrina della fede fossero stati completamente e tempestivamente informati, e da molto tempo per giunta.

    Mi chiedo invece cosa sia stato fatto per il ragazzino ed i suoi familiari da parte della Diocesi e del Vaticano; a quanto mi risulta assolutamente nulla!

    Il Parroco ha informato anche il Consiglio Pastorale del fatto che sia la Diocesi che la Parrocchia sono state citate come Responsabilità Civile nel Processo, come atto dovuto, e ha chiesto di stare vicino alla famiglia del ragazzino.

    Credo che ciò sia veramente il minimo che ci si possa attendere così come sia da ritenersi doveroso che il Papa chieda perdono.

    Io, pur non essendo né vittima né familiare ma semplice cristiano cattolico praticante, mi aspetto ben altro.

    Commettere un abuso sessuale su un minore è un reato che va assolutamente denunciato affinché possa essere adeguatamente gestito e la giustizia faccia il suo corso. Perché un sacerdote dovrebbe essere impunito e trattato diversamente da qualsiasi altro cittadino? Anzi, riflettendo meglio, che l’abuso sui minori lo commetta un Sacerdote deve essere considerata una cosa ancor più grave perché alla infamia dell’atto si aggiunge l’evidente tradimento della fiducia delle famiglie che gli avevano affidato i loro figli, facendo perciò leva su un’innegabile posizione di forza …..
    Scusate lo “sfogo”, ma è davvero troppa questa ostentazione di grandi manovre nella Chiesa rispetto alla pedofilia, a fronte di un colpevole e consapevole immobilismo.
    E’ inaccettabile questa manifesta ipocrisia: mi chiedo per quale ragione da un lato il Papa proclami di essere intollerante verso i Vescovi che non rispondono in modo adeguato alla denuncia di un reato di pedofilia da parte di un sacerdote, chiedendo perdono egli stesso per questi gravi reati di omissione, e dall’altro, lo stesso Papa che era adeguatamente informato di tale comportamento omissivo del Vicario generale di Milano, lo promuova a Vescovo della stessa diocesi.

    Cosa mi sfugge? C’è qualche elemento che non riesco a capire oppure forse la strada da percorrere è ancora lunga affinché la Chiesa sia considerata la comunità di tutti i battezzati e non la comunità dei soli sacerdoti, religiosi e religiose.

    Io, pur riconoscendo il doveroso diritto alla difesa da parte di coloro che sono accusati di avere commesso abusi, mi sarei aspettato e continuo ad aspettarmi dalla Chiesa una completa ed assoluta vicinanza ed attenzione nei confronti delle vittime.

    Continuo a sperare che le cose possano migliorare e continuo a rimanere ottimista perché credo profondamente che la chiesa si fondi su Gesù.

    Riflessioni di un lettore cattolico