Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Confermata la condanna del vescovo argentino Gustavo Zanchetta per abusi sessuali su seminaristi

    Confermata la condanna del vescovo argentino Gustavo Zanchetta per abusi sessuali su seminaristi

    Il Tribunale di Prima Istanza, Sezione II del Distretto Giudiziario di Orán ha confermato la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione per Mons. Gustavo Zanchetta, Vescovo Emerito di Orán (Argentina), per abuso sessuale aggravato.

    La sentenza originale, emessa nel marzo 2022 dal Tribunale di Giudizio di Orán, è così diventata definitiva, dopo il rigetto del ricorso presentato dalla difesa.

    Nel loro verdetto, i giudici hanno sottolineato l’importanza della testimonianza delle vittime, due seminaristi della diocesi, e la corretta valutazione delle prove. Inoltre, hanno ribadito la validità della sentenza del 2022, ritenendo che le critiche sollevate dalla difesa non siano sufficienti per ribaltare la condanna.

    “La sentenza impugnata è valida e non presenta vizi di arbitrarietà né difetti nei processi di formazione della convinzione, poiché gli elementi probatori più rilevanti sono stati valutati secondo le regole della logica. La critica avanzata nel ricorso per cassazione si limita a un’analisi parziale e decontestualizzata delle prove e non è sufficiente per annullare la condanna”, ha dichiarato il Tribunale di Impugnazione.


    Dal Vaticano alla condanna

    Mons. Zanchetta aveva rassegnato le dimissioni dalla diocesi nel 2017, adducendo motivi di salute. Tuttavia, pochi mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, venne nominato consigliere dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) in Vaticano, come riportato da AICA.

    Nel 2019, quando le accuse a suo carico divennero pubbliche, fu sospeso dall’incarico e sottoposto a un’indagine preliminare condotta dall’Arcivescovo di Tucumán, Mons. Carlos Alberto Sánchez. Lo confermò il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, in una nota del 4 gennaio di quell’anno.

    “Durante l’indagine preliminare, Mons. Zanchetta si asterrà da qualsiasi incarico”, precisò Gisotti.

    Nel 2020, tuttavia, tornò in Vaticano per riprendere il suo ruolo presso l’APSA. Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dichiarò allora a CNA (agenzia in inglese del gruppo ACI) che questo “non interferisce in alcun modo con le indagini”.

    Quando nel 2022 la giustizia civile argentina condannò Mons. Zanchetta, la Conferenza Episcopale Argentina espresse vicinanza alle vittime e un “forte e sincero” appello di perdono.


    Prigionia e concessione della detenzione domiciliare

    Pochi mesi dopo la condanna, ottenne il beneficio della detenzione domiciliare, che scontò in una casa per sacerdoti anziani nel Monastero Nostra Signora della Valle di Nueva Orán, appartenente all’Ordine delle Concezioniste Francescane.

    L’alloggio in una struttura ecclesiastica sollevò polemiche, ma il Vescovo locale, Mons. Luis Antonio Scozzina, difese la decisione, affermando che doveva essere vista come “un atto di carità”.

    “Al di là della condanna civile, nella Chiesa la responsabilità è anche quella di prendersi cura della persona condannata, non di espellerla”, spiegò Mons. Scozzina.

    Alla fine del 2024, la stampa argentina ha riferito che la giustizia gli avrebbe concesso il permesso di recarsi a Roma per cure mediche, senza poi fare ritorno a Orán. Tuttavia, ACI Prensa non ha potuto confermare questa informazione.


    Papa Francesco sul caso Zanchetta

    Papa Francesco si pronunciò sulla vicenda in un’intervista del 2019 con la giornalista messicana di Televisa, Valentina Alazraki.

    Rispondendo alle critiche sulla gestione del caso, il Papa spiegò che prima delle dimissioni di Zanchetta da Orán, vi erano state accuse riguardanti immagini intime inviate dal suo telefono cellulare. L’allora vescovo si era difeso affermando di essere stato hackerato.

    “Si difese bene. Allora, di fronte all’evidenza e a una buona difesa, resta il dubbio. E in dubio pro reo (in caso di dubbio, a favore dell’imputato)”, disse il Papa.

    Le accuse nei confronti di Zanchetta riguardavano anche cattiva gestione economica e maltrattamenti al clero.

    “Quando emersero queste denunce, lo feci venire e gli chiesi di dimettersi. Chiarissimo. Lo mandai in Spagna per una valutazione psichiatrica”, raccontò Francesco.

    Su consiglio dei medici, Zanchetta avrebbe dovuto recarsi a Madrid una volta al mese per proseguire il trattamento, quindi “non conveniva che tornasse in Argentina”, e per questo rimase in Vaticano come consulente.

    Quando Mons. Scozzina divenne il nuovo vescovo di Orán, Papa Francesco ordinò un’indagine previa sulle accuse e affidò l’incarico all’Arcivescovo di Tucumán.

    “Quando ricevetti i risultati, ritenni necessario un processo. Così trasmisi il caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Non sono rimasto fermo un solo momento di fronte a questa vicenda”, concluse il Papa.

    Confermata la condanna del vescovo argentino Gustavo Zanchetta per abusi sessuali su seminaristi

  • Il prete era un pedofilo. La sua vittima si uccise. E lui celebrò il funerale

    Il prete era un pedofilo. La sua vittima si uccise. E lui celebrò il funerale

    L’ha molestato sessualmente per anni e poi, nonostante l’indignazione dei fedeli palpabile in chiesa, ne ha celebrato persino il funerale come se nulla fosse. L’ultimo sfregio di un prete altoatesino ai danni della sua vittima, morta tra l’altro suicida, si cela dietro ’il numero quindici’. Due cifre a contraddistinguere il caso più sconvolgente fra i 67 raccolti nel poderoso report indipendente, stilato dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl di Monaco, in Germania – per conto della diocesi di Bolzano-Bressanone –, con l’intento di fare piena luce sugli abusi sessuali del clero su minori e persone vulnerabili nella Chiesa bolzanina, dal 1964 al 2023.

    Per mezzo secolo un altro presbitero ha potuto molestare indisturbato delle minorenni. Malgrado gli abusi acclarati e gli indizi “di tratti considerabili assolutamente patologici della condotta del sacerdote nei confronti delle bambine” – si legge nella sintesi del rapporto –, i vertici della diocesi non hanno fatto altro che spostarlo da una parrocchia all’altra. Fino al 2010, quando il vescovo di allora, Karl Golser, lo rimosse dall’incarico. Il racconto degli orrori, commessi nella Chiesa di Bolzano-Bressanone, chiama in causa 29 chierici per i quali le accuse mosse sono dimostrabilmente vere o altamente probabili. A questi se ne aggiungono 12 nei confronti dei quali la colpevolezza non è così granitica. Cinquantanove, invece, le vittime per un totale di 67 quadri/casi di aggressioni sessuali. Di questi la gran parte – il 43% – era nota ai vertici ecclesiali già prima del 2010, anno in cui, per volere del vescovo Golser, nella diocesi fu intrapresa la linea della tolleranza zero, comprovata dall’istituzione del primo sportello nella Chiesa italiana per le vittime della pedofilia del clero. Quanto all’età dei preti autori delle violenze, si aggira tra i 28 e i 35 anni, mentre si scende a 8-14 in relazione alle vittime, il 51% delle quali di sesso femminile a dispetto di quanto riscontrato in analoghe indagini condotte in Germania.

    Il rapporto consta di oltre 600 pagine ed è il frutto dell’ascolto di testimoni dell’epoca, della ricezione di segnalazioni – a farsi avanti sono state soprattutto donne – e della disamina di fascicoli riservati. Si tratta del primo dossier indipendente confezionato nella Chiesa in Italia e nella stessa diocesi di Bolzano-Bressanone, autrice in passato di un paio di report gestiti a livello diocesano. A riprova dell’assoluta trasparenza, sulla falsariga di lavori simili svolti in Francia e Irlanda, si sottolinea come la pubblicazione dell’indagine sia stata di esclusiva competenza dei relatori bavaresi senza che alcun risultato fosse anticipato ad esponenti della diocesi. Lo stesso vescovo attuale di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, ne è venuto a conoscenza solo dopo la conferenza stampa di ieri.

    Il documento denuncia carenze sistemiche nella gestione degli abusi dal 1964, anno d’istituzione della diocesi, al 2023, quando lo studio legale ha ricevuto il mandato. Si parla di clericalismo e sistemi di alleanze maschili, tabuizzazione e connotazione negativa della sessualità, timore dello scandalo e assenza di una cultura dell’errore. Se per privacy non sono stati diffusi pubblicamente i nomi di colpevoli e vittime – questi sono contenuti in un rapporto desecretato consegnato nelle mani del vescovo –, tuttavia i legali tedeschi non lasciano spazio ad equivoci su silenzi, omissioni e responsabilità nel mancato contrasto alla piaga degli abusi, in particolare da parte del vescovo Wilhelm Egger, deceduto nel 2008.

    “Non conoscevo questi dati – è stato il commento a caldo del vescovo Muser –, tutto è iniziato con il mio consenso ad aprire tutti gli archivi della nostra diocesi. Vi posso garantire che ho imparato molto, ho imparato quanto distruttivo e umiliante sia l’abuso sessuale”. Sotto la presidenza del cardinale Matteo Zuppi anche la Chiesa italiana nel 2022 ha pubblicato un primo rapporto sulle violenze del clero ai danni dei minori. Il cambio di passo rispetto al passato è stato sensibile, anche se nel nostro Paese solo la diocesi di Bolzano ha scelto finora di percorrere la strada chiara e netta dell’indagine indipendente.

    https://www.quotidiano.net/cronaca/il-prete-era-un-pedofilo-72b72611

  • In 60 anni 67 casi di abusi nella diocesi di Bolzano. La storia del prete che celebrò il funerale della “sua” vittima morta suicida

    In 60 anni 67 casi di abusi nella diocesi di Bolzano. La storia del prete che celebrò il funerale della “sua” vittima morta suicida

    Un’indagine sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone in 60 anni. Almeno un caso all’anno secondo il rapporto. Sono infatti 67 i casi accertati nella chiesa altoatesina tra il 1963 e il 2023. Questi riguardano 24 sacerdoti e 59 vittime. L’età media dei preti è tra i 28 e 35 anni, mentre quella delle vittima tra gli 8 e i 14 anni, poco più del 50% di sesso femminile. Il rapporto è elaborato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, su incarico della Diocesi di Bolzano e Bressanone. Il rapporto nell’ambito del progetto triennale “Il coraggio di guardare” è stato presentato in una conferenza stampa, in presenza del vescovo Ivo Muser.

    I casi sono stati tutti anonimizzati per proteggere le vittime. Il “caso numero 5” riguarda un sacerdote che nei primi anni 60 ha compiuto un primo abuso ed è stato trasferito, poi un altro abuso ed ancora trasferito, e così ancora per 50 anni: solo nel 2010 è stato escluso dall’attività pastorale. In relazione a questo caso l’avvocato Ulrich Wastl ha detto che in questo caso “manca una cultura dell’errore e questo, nel caso degli abusi, è l’inizio della fine”. Ha fatto anche un riferimento alla presunzione d’innocenza, osservando che questo principio non esclude la possibilità di misure e provvedimenti preventivi. Il “caso numero 15” è invece dedicato a un sacerdote che, nonostante le proteste dei fedeli, ha celebrato i funerali di un suicida, che era stata una sua presunta vittima di abusi. Secondo i relatori: “Va rilevato, tuttavia, che questi fatti erano noti ai vertici diocesani, per la gran parte (43%), già prima del 2010 e che la teoria degli “autori isolati” o “delle pecore nere” frequentemente sostenuta, soprattutto prima del 2010, ma in parte ancora oggi, non ha mai avuto sostanza”.

    “Ogni caso di abuso è uno di troppo. La mia speranza e la mia profonda convinzione è che questo sia il primo passo di un cammino che faccia della Chiesa un luogo sicuro per bambini, giovani ed adulti vulnerabili” ha detto il vescovo della diocesi di Bolzano Bressanone, Ivo Muser. “Ascoltando la presentazione – ha aggiunto Muser – il mio pensiero e sempre stato rivolto alle vittime. Questo tema colpisce fortemente ed è legato a un forte senso di vergogna. “Serve il coraggio di guardare – ha proseguito il vescovo – tutto è iniziato con il mio consenso ad aprire tutti gli archivi della nostra diocesi e a permettere di prendere visione di tutte le fonti e tutti gli atti. Mi metto consapevolmente dalla parte delle vittime. Negli anni passati, da quando ho assunto l’incarico di vescovo, ho avuto contatti con questa terribile ferita, tramite il centro d’ascolto istituito dalla diocesi, ma anche con contatti diretti e vi posso garantire che ho imparato molto, ho imparato quanto distruttivo ed umiliante sia l’abuso sessuale. Voglio anche in futuro imparare ad imparare, ad apprendere”. Il vescovo di Bolzano Bressanone, che non conosceva prima della presentazione alla stampa il contenuto del rapporto, ha annunciato per i prossimi giorni una conferenza stampa per rendere note le sue considerazioni. “Ringrazio le vittime ed i testimoni – ha concluso Muser – che hanno dato un contributo affinché questo lavoro fosse possibile”.

    Sul sito della diocesi si legge che è dal 2010 che l’istituzione si occupa egli abusi. Nel 2010 è stato istituito un centro di ascolto con il dottor Werner Palla come referente indipendente e il servizio di prevenzione con il dottor Gottfried Ugolini. “Nel 2012 è stato organizzato il primo convegno per sensibilizzare sul tema degli abusi. A questo sono seguiti – si legge – altri convegni con interventi specialistici, discussioni, workshop e testimonianze di persone colpite. Sono state invitate a partecipare istituzioni, organizzazioni e associazioni ecclesiali, nonché servizi e organizzazioni non ecclesiali e contesti interessati”. “Le numerose testimonianze di donne e uomini che hanno subito abusi nella Chiesa e la discussione tematica hanno reso evidente la necessità di una revisione completa dell’organizzazione del contesto nella diocesi su questo tema specifico per creare una base comune per un lavoro di prevenzione efficace – prosegue la nota sul sito – Dal 2017, l’Equipe di esperti ha discusso e affrontato l’idea di realizzare uno studio sui casi di abuso nella diocesi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/20/storia-prete-celebro-funerale-vittima-morta-suicida/7843977/

  • Vescovo peruviano dimissionato: “denunciavo gli abusi di Figari e Roma mi chiudeva le porte in faccia”

    Vescovo peruviano dimissionato: “denunciavo gli abusi di Figari e Roma mi chiudeva le porte in faccia”

    «Ogni porta cui ho bussato è diventata per me, pur essendo vescovo della Chiesa, una porta chiusa e sigillata. I nomi che faccio non sono dovuti ad alcuno spirito di vendetta. Mi spinge il proposito che questa cultura ecclesiastica, malata di “non si dice, non si sa”, possa aver fine». È su Religión Digital (18/12), in esclusiva, che il vescovo, emerito a soli 60 anni, della diocesi peruviana di Ayaviri Kay Martin Schmalhausen Panizo denuncia l’atteggiamento di chiusura incontrato quando denunciava a Roma – fin dal 2013 – i reati di abuso di cui si macchiava Luis Figari, il fondatore della società di vita apostolica Sodalizio (Sodalitium Christianae Vitae-SCV), della quale anche il vescovo ha per anni fatto parte.

    Fa i nomi quando ricorda che «durante la visita papale in Perù del 2018, gli sguardi e i gesti evasivi al mio saluto da parte dei due cardinali Parolin e O’Malley, parte del seguito papale. L’indifferenza e la freddezza erano assolute. Ero devastato. Poi ho capito due cose: la dimensione istituzionale – sistemica – dell’insabbiamento nella Chiesa e che probabilmente il mio ministero episcopale stava giungendo al termine». Era il 2021, racconta a tal proposito, quando il nunzio di allora, Nicola Girasoli, «per telefono e a voce alta, ha chiesto le mie dimissioni. Che senso aveva resistere a un meccanismo i cui ingranaggi non si fermavano? Sono bastate una semplice lettera» e, da parte della Santa Sede, «una scusa diplomatica: “Mons. Kay ha dovuto prendersi cura di sua madre molto anziana”». Il vescovo aveva 57 anni.

    Sodalizio, il punto della situazione

    Figari, abusatore seriale, filonazista e malversatore, ad agosto scorso è stato espulso per decisione di papa Francesco dalla SCV per crimini quali stupri e soprusi fisici e psicologici, commessi tra il 1975 e il 2002 a danno di circa 36 persone, di cui 19 minorenni (v. Adista online del 16/8/24). Altri 10 “sodaliti”, a partire dall’ex superiore regionale e dagli ex superiori regionali della SCV, hanno subìto la stessa sorte per i crimini quali abuso fisico, anche con sadismo e violenza; di coscienza con metodi settari per spezzare la volontà dei subordinati; abuso spirituale, d’ufficio, nella gestione finanziaria (v. Adista Notizie n. 35/24). Decisioni, quelle del papa, assunte in base ai risultati ottenuti e acquisiti con certezza durante l’investigazione condotta nel luglio del 2023, per iniziativa del pontefice, dall’arcivescovo maltese Charles Scicluna, segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e dal sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, funzionario dello stesso Dicastero (v. Adista online del 08/12/2021).

    Di seguito il testo integrale dell’articolo di mons. Kay Martin Schmalhausen in una nostra traduzione dallo spagnolo.

    «Gli ultimi avvenimenti legati al Caso Sodalitium – con il suo viavai mediatico – mi portano a scrivere questa riflessione, alquanto singolare e forse addirittura paradossale, poiché integra due prospettive: quella dell’ex membro (per 46 anni del Sodalitium Christianae Vitae, SCV, e vittima dei loro soprusi) e quella del vescovo, alla guida della Prelatura di Ayaviri per tre decenni.

    Ho iniziato a partecipare al Sodalizio a 14 anni, sono entrato in comunità a 18, sono stato ordinato sacerdote a 25. A 41 anni sono stato nominato vescovo di Ayaviri (con sede a 4.000 metri sul livello del mare, a Puno), dove ho vissuto per 15 anni. Ho chiesto la grazia di lasciare Sodalitium all’età di 54 anni. Attualmente ho 60 anni; e come vescovo sono emerito.

    Cosa posso pensare e dire con un doppio percorso istituzionale di 46 anni, tra la comunità religiosa in questione e la Conferenza Episcopale Peruviana (CEP)?

    Di Sodalizio dirò che, a partire dai 14 anni – e fino almeno ai 25 anni – ho subìto i più diversi abusi, maltrattamenti, umiliazioni, scherni e insulti. Per la maggior parte delle persone, inimmaginabile. Quello che voglio dire è che non sono stato esente da nessuno degli abusi del ventaglio di cui è accusato il Sodalizi,. E tutto questo è iniziato qualche mese dopo il mio coinvolgimento da minorenne, a casa di Alberto Gazzo, sodalita e poi ex prete.

    “Il mio anno di inferno e orrore”

    Una volta ho descritto il mio primo anno di vita comunitaria nella casa “Saint Aelred” come “il mio anno di inferno e orrore”. Avevo come superiore Germán Doig, con la sua strategia del bastone e della carota, e Figari, che veniva a cena ogni sabato, settimana dopo settimanaper sottoporre la mia volontà con denigrazioni, scherno e insulti.

    L’episcopato è stato per me la via d’uscita inaspettata da un sistema pernicioso di manipolazione e controllo, così come il risveglio a un mondo reale e molto più sano, al di fuori di quella bolla e del suo mondo parallelo, di fabbricazione ideologica e settaria.

    Le mie prime lamentele

    Ho denunciato Luis Fernando Figari per abuso sessuale all’inizio del 2013. Doig era morto 12 anni prima. Naturalmente l’inchiesta Sodalitium, nelle mani di Sandro Moroni e del suo consiglio superiore, non ha portato a nulla. Mi sono confrontato con le loro autorità: ancora una volta, niente. Nel 2015 e nel 2016 ho messo in guardia Roma sui gravi problemi della comunità in quanto tale; verbalmente e per iscritto. Ho incontrato il segretario di Stato Pietro Parolin: silenzio romano. Presentai personalmente la mia denuncia all’allora Congregazione per la Vita Religiosa, un altro sforzo vano. E voglio aggiungere che quest’ultima è stata accompagnata da una denigrazione, come poche altre, che ho subìto, da parte di José Rodríguez Carballo, il secondo in comando di detto dicastero. Un anno dopo, lui stesso mi ha chiesto di inviargli il mio reclamo via email. Non ha aiutato affatto. Ho messo in guardia anche il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione per la prevenzione degli abusi sui minori, con un lungo rapporto scritto: silenzio bostoniano.

    Ogni porta cui ho bussato è diventata per me, pur essendo vescovo della Chiesa, una porta chiusa e sigillata. I nomi che faccio non sono dovuti ad alcuno spirito di vendetta. Mi spinge il proposito che questa cultura ecclesiastica, malata di “non si dice, non si sa”, possa aver fine.

    Campagna di diffamazione a Roma e in Perù

    Col passare del tempo sono venuto a conoscenza delle diffamazioni e delle calunnie che venivano seminate contro di me dentro e fuori Roma. I suoi promotori furono alcune autorità di Sodalizio, tra cui Enrique Elías, suo procuratore presso la Santa Sede. Alcuni dei miei fratelli della Conferenza Episcopale Peruviana si sono uniti a questa campagna. I tipici meccanismi di appropriazione del controllo della narrazione, nello stile di Goebbels: “calunnia, calunnia, qualcosa resterà”.

    Eravamo ancora lontani dagli eventi del 2018, quando ebbe luogo la visita di Papa Francesco in Cile, con la conseguente conversione del suo sguardo e della sua comprensione rispetto al tema degli abusi nella Chiesa. Era ancora un ambiente di trasparenza zero e di non conoscimento di cosa significhi “responsabilità”. Eravamo lontani dall’“ascoltare, proteggere e dare credito” alle vittime.

    Ancora oggi ricordo, durante la visita papale in Perù del 2018, gli sguardi e i gesti evasivi al mio saluto da parte dei due cardinali Parolin e O’Malley, facenti parte dell’entourage pontificio. L’indifferenza e la freddezza erano assolute. Ero devastato. Poi ho capito due cose: la dimensione istituzionale – sistemica – dell’insabbiamento nella Chiesa e che probabilmente il mio ministero episcopale stava giungendo al termine.

    Infatti, nel 2021, il nunzio di turno, Nicola Girasoli, per telefono e a voce alta, ha chiesto le mie dimissioni. Che senso aveva resistere a un meccanismo i cui ingranaggi non si sarebbero fermati? Sono bastate una semplice lettera e una scusa diplomatica (da parte della Santa Sede, ndr): “Mons. “Kay ha dovuto prendersi cura di sua madre molto anziana”.

    Il dio denaro

    So perfettamente cosa si dice quando si descrive Sodalitium come una comunità settaria, come una gabbia invisibile di reclusione mentale, come un’organizzazione di dipendenza e di controllo. Con l’abuso trasformato in sistema, con una cultura interna tossica, con comportamenti mafiosi, agendo sempre nell’ombra e dietro il trono. Una piovra con tentacoli in tutti gli ambiti del potere: ecclesiastico, finanziario e civile.

    E il fatto è che, se parliamo di possibili miliardi di dollari in conti offshore e intestati a prestanome (è triste dirlo di un’istituzione religiosa), il denaro significa potere, e il potere è capace di comprare le coscienze e le decisioni su persone e istituzioni.

    Ho conosciuto in prima persona la malizia delle autorità della mia ex comunità. Li ho visti coordinare e organizzare segretamente, con assoluta impunità, decisioni e azioni delittuose. Come quando, mentre ero ad Ayaviri, in mezzo alle tensioni provocate da Erwin Scheuch, allora superiore regionale del Perù, per ottenere il controllo della Prelatura alle mie spalle, cercò anche lui di controllare (e infatti ci riuscì) i fondi del Fondo Minsur per i programmi sociali, senza che io sapessi ancora della cattiva gestione di ingenti somme di denaro. Lo avrei scoperto anni dopo da alcuni testimoni.

    Più per intuizione che per certezza, avevo deciso di tagliare a metà il suddetto programma. Appena l’ho fatto, ricevetti una telefonata da Jaime Baertl, con grida intemperanti e insulti di ogni calibro, che si lamentava con me della decisione presa. Non molto tempo prima, Andrés Tapia, responsabile regionale delle comunicazioni di turno, era intervenuto e aveva compromesso il computer della mia segretaria con un programma di hacking. In questo modo la dirigenza sodalite ha avuto accesso alla mia corrispondenza, ai miei itinerari e alle mie comunicazioni.

    Il punto di rottura

    Ho sperimentato in prima persona la perniciosa gravità degli abusi spirituali e di coscienza, da parte dello stesso Luis Fernando Figari, prigioniero dell’arroganza patologica di sostituirsi a Dio. Ho sperimentato in prima persona il doloroso percorso di risoluzione del trauma: fobie, attacchi di panico, incubi, paura, deliri di persecuzione, ansia e tanti altri sintomi che accompagnano questo prolungato calvario. Conosco in prima persona le dinamiche di manipolazione, sottomissione e rottura della volontà.

    E da vittima ho sperimentato tante volte la totale mancanza di empatia, compassione, ascolto, riconoscimento, affermazione sia da parte dei membri di Sodalizio che delle autorità ecclesiastiche; quella sorta di blocco interiore, fatto di discriminazione ed esclusione, che in pochi millisecondi può tradursi in sguardi abbassati e segreto ripudio, con il desiderio istintivo di allontanarsi da ciò che mette a disagio o magari addirittura lo rivela.

    Approfitto di queste righe per riconoscere con umiltà e dolore che io stesso, decenni fa, non credevo alla persona che mi raccontava dei suoi abusi. Ma, grazie a Dio, quello è stato, in effetti, il mio primo – e non solo – punto di svolta. Nelle parole di quella persona mi sono confrontato con la mia storia e il mio dramma.

    Non posso quindi non sottoscrivere tutto ciò che persone come Martin Scheuch, Alfonso Figueroa e sua sorella Rocío, José Enrique Escardó, Renzo Orbegoso, Oscar Osterling e Mario Solari hanno espresso su questo argomento in tante pubblicazioni scritte o videoregistrate. Manuel Rodríguez nelle sue pubblicazioni “Roncuaz”. Martín López de Romaña nel suo libro La gabbia invisibile, e tanti altri che, in un modo o nell’altro, hanno condiviso la loro testimonianza .

    Sento inoltre che è mio dovere ringraziare sinceramente e pubblicamente ancora una volta il lavoro – persistente fino allo sfinimento – di Pedro Salinas e Paola Ugaz, che subiscono una persecuzione mediatica e giudiziaria del tutto ingiusta; e, nel caso di Pedro, ri-vittimizzazione, poiché era, come me, un sodalita.

    La missione

    Vorrei inoltre precisare, per chi riservasse anche il minimo dubbio, che la Commissione Scicluna-Bertomeu, nominata dallo stesso Santo Padre, ha svolto un lavoro impeccabile nel raccogliere, organizzare e applicare i provvedimenti disciplinari conseguenti alle denunce.

    Per quelli di noi che conoscono e soffrono a causa del complotto interno corrotto, le espulsioni (di Figari e altri 10 membri fra i responsabili, ndr) sono più che giustificate. Il tentativo di togliere credito, relativizzare o peggio ancora citare in giudizio civilmente ed ecclesiasticamente la Commissione, in particolare uno dei suoi attori, padre Jordi Bertomeu, non posso spiegarmelo se non come una cecità volontaria nei confronti del complotto qui in gioco (poiché l’informazione è a portata di tutti) o forse un atto malevolo con gli stessi vecchi meccanismi di diffamazione e calunnia per controllare la narrazione.

    I vescovi peruviani

    Confesso che, anche se la mia vita è stata frantumata in mille pezzi e per anni ho attraversato la valle del dolore e della disperazione, in conseguenza degli abusi, dei traumi e delle ri-vittimizzazioni ecclesiali subite, la mia fede ha sofferto, ma non è stata in frantumi. Posso dire oggi con una certa pace spirituale che amo questo tesoro, che amo il Signore e amo la Chiesa. Ma diciamo la verità, stare in silenzio non aiuta nessuno. Di conseguenza, le autorità della Chiesa dovrebbero essere le prime a rompere il silenzio.

    Per quanto riguarda la nostra Conferenza Episcopale Peruviana (CEP), mi sento in dovere di condividere alcune domande e riflessioni, soprattutto dopo il suo ultimo comunicato stampa del 7 dicembre.

    Personalmente penso che come Conferenza Episcopale abbiamo gravemente fallito nelle nostre azioni. Se quanto detto in quel comunicato in relazione a tutto quello che è stato fatto nei confronti del Sodalizio fosse stato reale ed efficace, perché non ci sono mai stati risultati? Perché ci sono voluti dieci o più anni per completare un’indagine, quando altri obiettivi vengono raggiunti in poche settimane o mesi? Perché la tenacia e la pressione delle vittime hanno prevalso sulle presidenze al potere? Possiamo scusarci dicendo semplicemente – come si legge nel comunicato – che tutto dipende da Roma ed è lì che è che bisogna chiedere e informarsi? Non diamo l’impressione di volerci discolpare della nostra inerzia o anche di un potenziale permesso, se ce ne fosse stato qualcuno?

    Come vescovo – ed ex membro di Sodalitium – durante i miei 15 anni di presenza attiva nella CEP, nessuno ha mai chiesto il mio parere o opinione sull’argomento. Non sono mai stato contattato da nessuno a nome della CEP per intavolare un dialogo onesto e diretto con l’obiettivo di comprendere veramente cosa stava accadendo e quindi poter agire. Sarebbe stato, credo, un interlocutore prezioso per chiarire dubbi, rispondere a domande, aiutare nella ricerca della verità e delle possibili soluzioni.

    D’altra parte, sotto il mantello del silenzio, non solo ho percepito un’opacità irresponsabile, una mancanza di trasparenza e di rendicontazione, ma ho subìto ancora una volta l’ostracismo, quell’emarginazione sottile e silenziosa, così clericalmente educata, che senza bisogno di parole mi gridava: “Qui ti si tollera, ma non sei il benvenuto”.

    Capisco quindi molto bene i reclami delle vittime nei confronti di coloro che in questi anni decisivi sono stati i capi della nostra CEP, i suoi presidenti e i suoi consigli permanenti.

    L’idea che, una volta risolta la questione di Sodalitium, si sarà finalmente voltata pagina e si sarà tornati alla “modo normalità”, oltre a essere assurda, mostrerebbe una cecità insolita e un comportamento irresponsabile.

    Durante il mio procedere nel lutto per le perdite derivanti dalla mia uscita da Sodalitium e dagli anni difficili come ordinario di Ayaviri, mentre stavo affrontando il peso di questa sofferenza, sono stato paradossalmente avvicinato non solo dalle vittime dell’abuso di Sodalitium. Mi è toccato anche ascoltare le vittime di altre congregazioni religiose e di chierici provenienti da varie parti del Paese che cercavano di essere curate, convalidate e forse di ricevere qualche tipo di guida.

    Pertanto, l’idea che una volta risolta la questione del Sodalitium, si sarà finalmente voltata pagina e si sarà tornati alla “modo normalità”, oltre ad essere assurda, mostrerebbe una cecità insolita e un comportamento irresponsabile.

    I tempi sono cambiati. Finché noi pastori della Chiesa non comprendiamo che le nostre azioni non dovrebbero limitarsi a mere procedure burocratiche, tanto meno essere motivate da interessi, bandiere e programmi di un tipo o dell’altro, sarà difficile per noi essere all’altezza delle sfide della Chiesa in Perù e nel mondo. Questi sono tempi in cui praticamente tutto diventa noto. L’impunità e l’omertà nella Chiesa, oggi come oggi, sembra che non resistano a lungo. Le informazioni viaggiano a velocità inaudite e i segreti prima o poi vengono scoperti. Ne è chiara dimostrazione la storia di Sodalitium e di altri in tutto il mondo cattolico.

    Trasparenza, integrità e rendicontazione sono esigenze ineludibili per la Chiesa e i suoi pastori, di  oggi e di domani, se vogliamo evitare che tsunami di indignazione, rabbia e impotenza rompano le dighe dell’omertà e dell’insabbiamento, distruggendo tutto sul loro cammino e infangando il volto della Chiesa di Cristo, con scandalo degli uomini e delle donne di fede».

    https://www.adista.it/articolo/73026

  • Un prete viene arrestato per aver toccato due giovani, uno dei quali minorenne

    Un prete viene arrestato per aver toccato due giovani, uno dei quali minorenne

    I Mossos d’Esquadra hanno arrestato un parroco nel quartiere Horta-Guinardó di Barcellona per aver toccato due giovani, uno dei quali minorenne . Il contatto con i due giovani è avvenuto circa due settimane fa, secondo la denuncia presentata da entrambe le famiglie ai Mossos d’Esquadra.

    L’uomo, conosciuto come Jordi, è stato denunciato qualche giorno fa dalla famiglia di un minore legato alla parrocchia . A quel punto, secondo fonti investigative raccolte da El País , il giudice che si è occupato del caso ha aperto il procedimento. Tuttavia, pochi giorni dopo, mentre le indagini della polizia erano ancora in corso, gli agenti hanno ricevuto una seconda denuncia contro lo stesso sacerdote, sempre per atti sessuali, da parte di un altro giovane. In quel momento la polizia decide di arrestarlo.

    Come riferisce un comunicato dell’Arcivescovado di Barcellona, ​​è stato nella notte di venerdì 15 novembre che si è venuta a conoscenza dei primi casi di abusi . Il racconto dell’istituto religioso assicura che il parroco chiamò proprio in quel momento i Mosso per fare una prima apparizione. I fatti hanno portato anche alla denuncia presentata la mattina successiva dalla madre del minore ai Mosso.

    Il giorno dopo, al mattino, il minore e sua madre sono stati accolti dall’Arcivescovado, dove hanno denunciato i fatti ed è stato aperto un fascicolo, avviando le relative indagini . Nel pomeriggio, intorno alle 16, è arrivata la versione del sacerdote, che differisce da quella del denunciante. Di fronte a questa contraddizione, con l’obiettivo prioritario di tutelare la possibile vittima, oltre a mantenere il rispetto della presunzione di innocenza, l’Arcivescovado ha sospeso provvisoriamente il sacerdote, vietandogli di celebrare qualsiasi messa o evento pubblico, in attesa delle indagini dei Mosso .

    L’arcivescovado era già a conoscenza di una denuncia contro di lui

    Questa dichiarazione dell’Arcivescovado arriva dopo che El País ha riferito che esistono prove di un possibile caso di abuso sessuale presumibilmente perpetrato dallo stesso sacerdote della parrocchia di Mare de Déu de Montserrat su un giovane nel 2022. Come spiegato da Omella , il giovane l’uomo ha segnalato il sacerdote due anni fa e ha ricontattato il cardinale nel settembre 2024 e lo ha indirizzato al Servizio di Assistenza alle Vittime (SAVA) dell’arcivescovado per “incoraggiarlo a presentare una denuncia formale”.

    https://herculesdiario.es/nacional/un-sacerdote-es-detenido-por-tocamientos-a-dos-jovenes-uno-de-ellos-menor-de-edad/

  • 18 novembre 2023 – Giornata europea per la protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

    18 novembre 2023 – Giornata europea per la protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

    Il 18 novembre 2023 si celebra l’ottava Giornata europea per la protezione dei minorenni contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale, istituita nel 2015 dal Consiglio d’Europa allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa la prevenzione del fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale delle persone di minore età.

    La Giornata promuove l’attuazione della Convenzione di Lanzarote, il cui obiettivo è quello di preservare la salute e lo sviluppo psico-sociale delle ragazze e dei ragazzi vittime di sfruttamento sessuale sotto forma di pornografia e prostituzione minorile, anche alla luce – come riportato nel preambolo della Convenzione – dell’utilizzo sempre maggiore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte dei minori e degli autori di reato.

    Nell’occasione di questa significativa celebrazione, il Dipartimento per le politiche della famiglia rende disponibile il Piano nazionale di contrasto alla pedofilia e alla pornografia infantile, adottato nel 2022 dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, in una versione appositamente realizzata per i ragazzi, che hanno anche partecipato alla sua elaborazione.

    L’edizione child-friendly del Piano, predisposta col supporto dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, costituirà, altresì, un allegato alla Relazione al Parlamento sull’attività prevista dalla legge n. 269 del 1998 in materia di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia che il Dipartimento redige ogni anno, e sarà distribuito in versione cartacea il prossimo 20 novembre in occasione dell’evento celebrativo della Giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella ricorrenza della firma della Convenzione delle Nazioni Unite del 1989. Il documento rimanda, inoltre, alla versione per ragazzi della Strategia del Consiglio d’Europa 2022/27 sui diritti dell’infanzia (che ha tra gli obiettivi anche il contrasto alla violenza, inclusa la violenza sessuale), la cui versione in lingua italiana è stata elaborata col supporto di un processo di consultazione dei minorenni attivato dal Dipartimento.

    “La lotta al fenomeno dell’abuso dei minori ci riguarda tutti”, dichiara la Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella. “La redazione del Piano nazionale di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia in un formato immediato e più vicino al linguaggio dei ragazzi – afferma la Ministra – può aiutarli ad acquisire una maggiore consapevolezza. Abbiamo infatti il dovere non solo di difendere e tutelare i nostri giovani e giovanissimi, ma anche di informarli e mettere a loro disposizione tutti gli strumenti per vivere la realtà digitale nel modo più corretto, cogliendone le opportunità ed evitando insidie e pericoli”.

    Maggiori informazioni riguardanti gli obiettivi e i principi della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale sono disponibili nella brochure dedicata del Consiglio d’Europa.

    https://famiglia.governo.it/it/politiche-e-attivita/comunicazione/notizie/18-novembre-2023-giornata-europea-per-la-protezione-dei-minorenni-contro-lo-sfruttamento-e-l-abuso-sessuale/#:~:text=Il%2018%20novembre%202023%20si,sfruttamento%20sessuale%20delle%20persone%20di

  • L’errore matematico del papa quando parla di abusi sessuali nella Chiesa

    L’errore matematico del papa quando parla di abusi sessuali nella Chiesa

    Non siamo molto bravi a considerare proporzioni e probabilità. Questa nostra incapacità può portare a conclusioni fuorvianti. Quando parliamo di statistica è importante considerare sia il contesto che i numeri assoluti.

    Nel CICAP ne abbiamo discusso spesso. Per esempio, ne ha parlato Marco Malvaldi nel nostro XIII Convegno Nazionale, che si svolse a Cesena nel settembre del 2015, illustrando il caso del processo a O.J. Simpson (video qui al minuto 16.45).

    Questo processo, che si è svolto a metà degli anni ’90, è stato uno dei casi penali più celebri della storia americana. OJ Simpson, famosissimo giocatore di football americano, diventato poi attore e celebrità da rotocalco, era accusato dell’omicidio della ex moglie e del suo compagno. Nonostante le prove solide presentate dall’accusa, Simpson fu prosciolto. Un momento chiave del processo fu la dimostrazione che Simpson era abitualmente violento con sua moglie e questo deponeva per la tesi dell’accusa. Ma la difesa sostenne che su ogni 2500 donne uccise solo una aveva subito atti di abuso coniugale; quindi la storia di violenze di Simpson sulla moglie non sarebbe stata rilevante, data la scarsa rilevanza della violenza domestica sul numero di femminicidi. Questo ragionamento della difesa si dimostrò efficace ma era sbagliato.

    Come dimostrò Gerd Gigerenzer nel suo libro Reckoning with Risk: Learning to Live with Uncertainty (Penguin, 2003), la probabilità fu presentata fuori contesto. Il ragionamento proposto dall’avvocato della difesa era erroneo, perché non considerava il giusto gruppo di riferimento. L’accusa era che il marito fosse sia autore di violenze sulla moglie (fatto acclarato al processo) sia assassino della stessa. Se si analizza il fatto partendo da questa seconda possibilità, allora le statistiche indicano che la probabilità che un coniuge violento abbia effettivamente ucciso la sua partner è circa del 90%. Su 10 donne che subiscono violenza da parte del partner e vengono poi uccise, 9 sono uccise dal coniuge; un valore molto più alto dello 0,04% che “solo” un femminicidio su 2500 sia preceduto da violenze domestiche implicherebbe. Il processo rimane un momento culturale significativo in America, e in tutto il mondo.

    In un errore simile è incappato il papa di ritorno da un suo recente viaggio in Belgio, a fine settembre 2024: (qui e qui).

    Durante la conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a Roma, il 29 settembre 2024, il Pontefice rispose anche a domande sugli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica. Come sempre il Santo Padre dichiarò il suo sdegno e ribadì la sua politica di tolleranza zero su questi soprusi. Ma, pur senza addurlo a giustificazione, affermò anche un concetto che spesso emerge in simili discussioni: che la Chiesa era comunque responsabile soltanto del 3% di tutti gli abusi sessuali commessi (qui, al minuto 8.58). È un esempio di errore di proporzione.

    Sono circa 410.000 i preti nel mondo. Gli uomini adulti sono circa 2,420 miliardi. Gli uomini adulti, escluso il clero, sono 2419,59 milioni. Il clero rappresenta quindi lo 0,00017% della popolazione dei maschi adulti. Cioè il 3% degli abusi sarebbe commesso dallo 0,00017% del campione. Ne deriva che la probabilità che un abuso sessuale venga perpetrato da un prete è 176 volte superiore alla probabilità che l’abusante sia una persona non appartenente al clero.

    Anche se la matematica non rientra tra le questioni oggetto d’infallibilità del Pontefice, il fatto che persino lui cada vittima di fallacie probabilistiche dimostra che è utile discuterne, e prestarci attenzione.

    * Sergio Della Sala è un neuroscienziato. Lavora presso la University of Edinburgh, UK

    Immagine in evidenza: da Pixabay, di Annette_Klingner

    L’errore matematico del papa quando parla di abusi sessuali nella Chiesa

  • Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Alessandria – L’associazione Italiana Rete l’Abuso ha realizzato e presentato in questi giorni un report dettagliato che raccoglie storie e denunce di minorenni vittime di pedofilia in Italia: in Italia, in un arco di tempo che copre gli ultimi 15 anni (2009-2024) sono ben 1.570 i casi censiti, che vedono come vittime ben 192 donne e 1.378 uomini, oltre a 1.426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Tra gli abusanti Rete L’Abuso conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Secondo quanto riporta il report, dei 1.570 casi italiani 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1.404 dal Tribunale ecclesiastico. Secondo i dat a disposizione in provincia di Alessandria gli abusi sessuali compiuti dai preti negli ultimi 15 anni sarebbero due. Ma sono molti di più. Abbiamo intervistato alcuni seminaristi alessandrini che ci hanno detto che il 50% dei preti sono pedofili impuniti.

    Molto scalpore aveva fatto la vicenda di Don Carlo Bottero della diocesi di Acqui che he ammesso due fatti che lo riguardano, ma le indiscrezioni ci dicono che sono molti di più. Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori. Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta dal vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela che dichiara: “Nel 1984 del triennio svolto all’ITIS A. Volta di Alessandria, sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia. I miei genitori decidono, per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile. Ecco la testimonianza di un suo studente del 1984: “Don Carlo è stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all’ITIS. A. Volta di Acqui Terme (AL).

    Mi ricordo che mia madre concordò una frequenza settimanale di lezioni. Viaggiavo in treno. Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse sì. Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza. Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia: mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi.

    E li incominciò ad allungare la mano sinistra… Sì perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tentò di invadere la mia intimità e io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre. Le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta. Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto. Ma invece No.

    Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

    Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entrò un altro prete (mentre) don Carlo era lì che armeggiava col mio corpo, e con naturalezza parlò col prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo. Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione. Io… Il mio corpo cedette una volta… Gliela diede vinta.

    Quella fu la volta che mi ferì più in profondità. Il sesso l’eccitazione legata alla violenza e il sopruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere, su chi non ha la capacità psicofisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

    Quando questo incubo finì io pensai a dimenticare tutto.
    Successivamente nascosi l’accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa per non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso per 20 anni.

    Ma era inconsciamente l’inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine”.

    La tremenda testimonianza continua ma noi ci fermiamo qui perché questo è un giornale che chiunque può leggere e il resto lo lasciamo agli archivi dei Tribunali italiani.

    Ma qualcosa deve cambiare. Parliamo di preti, una categoria che lavora coi minori e tanti casi purtroppo non emergono essendoci poche realtà che si battono su questo tema e pochi episodi che poi arrivano alla ribalta anche sui media.

    Secondo il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), sono 164 i sacerdoti con condanna definitiva negli ultimi 15 anni. Il totale dei casi è di 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    Secondo gli ultimi dati sarebbero 86 i casi noti “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. 166 è il numero segnalato di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia.

    Dai dati emerge che al primo posto c’è la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2).

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

  • A Papa Francesco – Delusione e sofferenza alle Sue parole durante l’omelia in Belgio e l’intervista del volo di rientro

    A Papa Francesco – Delusione e sofferenza alle Sue parole durante l’omelia in Belgio e l’intervista del volo di rientro

                Santità,

    Le scrivo queste righe non perché credo che arriveranno a Lei, ma per me, per sfogare la delusione e sofferenza che ho provato con le Sue parole durante l’omelia in Belgio e nell’intervista del volo di rientro a Roma nell’ultimo mese di settembre.

    Per far sì che lei capisca quello che scriverò devo presentarmi, altrimenti non capirà perché scrivo queste parole: sono un sopravvissuto di abuso sessuale, sono rifugiato a Roma, posto che ho scelto per la vicinanza al Papa, luogo che ho scelto per cercare di ricominciare una vita fatta a pezzi da altri, ma comunque pezzi nelle Mani di Dio.

    Nel Vangelo di quella domenica Gesù ci diceva che chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, (Mc 9,42).

    E in quella occasione, Lei ha detto di “condannare gli abusatori e aiutarli a guarire da questa malattia dell’abuso”, parole che mi sono sembrate un po’ fuori luogo, visto che gli abusatori sono stati chiamati malati e invece sono criminali: anche se malati, sono sempre criminali.

    E lei, senza saperlo e senza rendersi conto, ha scandalizzato me, il piccolo me che è stato usato e abusato da criminali, a cui lei si riferisce come malati. Malato sono io, che a causa delle disgrazie subite, ho la fibromialgia, una malattia senza cura, e sento dolori dalla mattina alla sera. Diagnosi di disturbo post traumatico da stress, ansia, depressione e dissociazione, attestati da medici. Un pedofilo, anche se malato, è sempre un criminale e punto.

    E poi, durante l’abituale intervista che lei concede ai giornalisti nel volo, ho letto parole così scandalose e che mi hanno fatto tanto male, portandomi addirittura ad avere un attacco di panico e stare male fisicamente per praticamente una settimana. Lei ha detto che preti pedofili, dopo il processo e la condanna, ricevono della Chiesa lavoro, lontani dai bambini, e hanno trattamento garantito.

    Lei si rende conto cosa può significare per una vittima di abuso sessuale sapere che la Chiesa si occupa di trattare i pedofili, mentre le vittime, sono lasciate ai margini?

    Lei, che per diverse volte ha ricevuto e ascoltato il dolore e la sofferenza di persone che hanno avuto la vita cambiata per sempre a causa dell’abuso sessuale, crede che sia giusto aiutare i pedofili e non le vittime, oppure aiutare entrambi? A me non sembra giusto aiutare nessun pedofilo mentre ci sia ancora una sola vittima di abuso sessuale che chiede e grida per aiuto, anzi, mi sembra surreale e scandaloso. Capisco che lei vuole annunciare la misericordia di Dio a tutti, ma la misericordia senza giustizia è la madre della dissoluzione, dice San Tommaso D’Aquino.

    Io che vedo (o vedevo, ormai non so più) nel Papa, sia lei o i suoi predecessori o successori, una figura in cui appoggiarmi nella fede, ho sofferto troppo con le sue parole, a sapere che nella Chiesa ci sia posto per pedofili, posto e sostegno. Non dico che pedofili pentiti devono semplicemente essere esclusi della Chiesa, che è casa per tutti, però la giustizia dei loro atti deve essere fatta, lasciamo la misericordia a Dio, che conosce i cuori, e diamo misericordia alle vittime, non ai criminali.

    Ho 36 anni e non sono ancora riuscito a superare l’orrore che ho vissuto per 11 anni della mia vita, attualmente vivo in una constante incertezza della vita, particolarmente per quanto riguarda un lavoro, e l’unica certezza che avevo era che potevo fidarmi della Chiesa, ormai anche questa certezza è crollata, e mi sento veramente solo in questa terra, da questo mi è scatenato l’attacco di panico che ho avuto, grazie alle sue parole. Lavoro sette giorni a settimana, a punto di diventare pazzo e/o ammalarmi, e ascolto che il Papa, la Chiesa, dà lavoro e trattamento psicologico ai pedofili, mentre io faccio fatica per arrivare a fine mese, mi sembra davvero surreale e ingiusto, si chieda che misericordia è questa.

    Magari il Signore vuole purificare ancora di più la mia fede in Lui, facendomi deludermi anche del Papa e della Chiesa, ma è davvero doloroso. Per fortuna conosco “un’altra faccia” della Chiesa, e persone buone che ne fanno parte, altrimenti sarei diventato ateo, agnostico o chissà che cosa, come è successo a tante persone, ma il suo predecessore Benedetto XVI mi ha insegnato cos’è la Chiesa e chi è Gesù, quindi rimango cattolico, nonostante il male che lei mi ha fatto, senza saperlo.

    Lettera firmata

  • Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

    Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

    Operazione “La Croix” della Polizia Postale: maxi-blitz contro la pedopornografia online, 33 perquisizioni in tutta Italia. Tre le persone arrestate, tra cui un prelato e un appartenente alle forze dell’ordine.

    Pedopornografia online

    Nelle ultime ore, la Polizia di Stato, sotto la guida del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha avviato un’importante operazione su scala nazionale per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online. L’operazione, denominata “La Croix”, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino e ha portato all’esecuzione di 33 decreti di perquisizione in diverse città italiane.

    Le indagini

    L’indagine, iniziata oltre sei mesi fa, è stata condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Torino. Gli investigatori, anche grazie ad operazioni sotto copertura, sono riusciti a identificare numerosi individui coinvolti nella distribuzione e promozione di contenuti illeciti realizzati attraverso lo sfruttamento sessuale di minori.

    Il “giustiziere virtuale”

    Al centro dell’inchiesta vi è un utente che, pur essendo coinvolto nella ricerca di materiale pedopornografico, svolgeva il ruolo di un improbabile “giustiziere”. Quest’ultimo, infatti, condivideva nei gruppi chiusi online informazioni e tracce digitali raccolte durante le sue interazioni con altre identità virtuali. Questo comportamento ha consentito agli inquirenti di approfondire le indagini e risalire agli altri soggetti implicati.

    Chat segrete

    Le comunicazioni tra gli utenti avvenivano tramite chat segrete, utilizzando un linguaggio in codice per mantenere l’anonimato e verificare la reciproca partecipazione a contenuti legati all’abuso sessuale. I partecipanti disponevano di materiale illegale di diversa natura, tra cui video che mostravano anche veri e propri atti di violenza sessuale.

    33 utenti coinvolti

    L’operazione ha richiesto un meticoloso lavoro di infiltrazione all’interno delle reti virtuali utilizzate dagli utenti coinvolti. Grazie a un accurato monitoraggio delle tracce informatiche lasciate durante le interazioni online, gli investigatori sono riusciti a risalire all’identità di 33 sospettati.

    L’esecuzione dei decreti di perquisizione ha coinvolto le sedi della Polizia Postale di Roma, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Palermo, Catania, Bari, Venezia e Trieste, in un’operazione congiunta che ha coperto gran parte del territorio nazionale.

    Arrestati un sacerdote e un appartenente alle forze dell’ordine

    Tra le persone coinvolte, si trovano individui di ogni età, provenienza geografica e posizione lavorativa: professionisti, operai e studenti. In particolare, tra gli arrestati, residenti nel milanese, cagliaritano e beneventano, figurano un appartenente alle forze dell’ordine e un prelato.

    Il coinvolgimento di giovani e giovanissimi in questi crimini è un aspetto allarmante dell’indagine. Questo fenomeno sembra essere facilitato dalla crescente familiarità delle nuove generazioni con le tecnologie, in particolare con le piattaforme di condivisione peer-to-peer. Proprio per questo, la Polizia Postale ha sottolineato l’importanza di intensificare gli sforzi sul piano della prevenzione, per arginare il pericoloso fenomeno della dipendenza dalle tecnologie digitali e dalla ricerca di contenuti illeciti online.

    Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete