Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Arcidiocesi di Seattle: on line la lista “nera” dei 77 preti e religiosi che hanno commesso abusi sessuali su minori

    Arcidiocesi di Seattle: on line la lista “nera” dei 77 preti e religiosi che hanno commesso abusi sessuali su minori

    La diocesi americana di Seattle ha deciso di rendere pubblica la lista dei 77 preti, diaconi e religiosi colpevoli di abusi sessuali che hanno esercitato il loro ministero nella diocesi negli anni tra il 1920 e il 2000. La decisione è stata presa dall’arcivescovo di Seattle, monsignor Peter Sartain, “nell’interesse – spiega – di una maggiore trasparenza e per continuare a incoraggiare le vittime di abuso sessuale perpetrato da membri del clero a farsi avanti”

    La diocesi americana di Seattle ha deciso di rendere pubblica on line la lista dei 77 preti, diaconi e religiosi colpevoli di abusi sessuali che hanno esercitato il loro ministero nella diocesi negli anni tra il 1920 e il 2000. La decisione di pubblicare, nero su bianco, i nomi dei “colpevoli” è stata presa dall’arcivescovo di Seattle monsignor Peter Sartain che ha spiegato in una lettera alla diocesi le ragioni della sua decisione.

    “Esprimo le mie più profonde scuse per le azioni di coloro che da una posizione di fiducia, hanno violato quella sacra fiducia, abusando delle persone vulnerabili. Il nostro lavoro in questo ambito non sarà completo fino a che tutte le persone danneggiate non hanno ricevuto l’assistenza necessaria per la loro guarigione e fino a che il male dell’abuso sui minori non è stato sradicato dalla società”. L’arcivescovo spiega che, dopo essersi confrontato con la Commissione incaricata, ha deciso di pubblicare la lista dei preti e dei religiosi “la cui colpa è stata ammessa, stabilita e, dunque, ritenuta assolutamente certa. Sono persone – scrive l’arcivescovo – che sappiamo aver servito o risieduto nella arcidiocesi”.

    “Questa azione è stata presa nell’interesse di una maggiore trasparenza e responsabilità e per continuare a incoraggiare le vittime di abuso sessuale perpetrato da membri del clero a farsi avanti”.

    La lettera è accompagnata da una scheda curata dall’arcidiocesi che contiene una serie di risposte alle domande più frequenti. Si viene così a sapere che l’arcidiocesi di Seattle ha già pagato circa 580mila dollari (circa 323mila euro) negli ultimi 10 anni per le cure e l’accompagnamento delle vittime. Una somma alla quale vanno aggiunti 74 milioni di dollari (68 milioni di euro) che sono stati pagati sempre dall’arcidiocesi dalla fine degli anni Ottanta per risarcire 398 casi. La Chiesa locale ha potuto prendere i soldi dalle assicurazioni e dalla vendita di proprietà immobiliari.

    La lista dei 77 nomi pubblicati – che compare anche in un servizio sul quotidiano cattolico francese La Croix – comprende 30 preti diocesani, 18 dei quali sono morti, 8 sono stati ridotti allo stato laico e 4 sono stati condannati a una “vita di preghiera e penitenza”.

    “Se l’accusa ha una parvenza di verità – spiega l’arcidiocesi di Seattle -, si applica la legge”. L’arcidiocesi coopera pienamente con le indagini delle forze dell’ordine e può anche avviare un’indagine indipendente e separata. Se l’accusa è accertata, l’imputato viene rimosso definitivamente dal ministero. “I nostri sforzi di vigilanza, formazione e prevenzione – scrive quindi l’arcivescovo Sartain – vanno avanti e cercano di migliorarsi continuamente. Abbiamo risposto a centinaia di vittime di abusi che si sono presentati, e io li ringrazio per il loro coraggio”.

    L’arcivescovo lancia quindi un appello a chi non ha trovato ancora il coraggio di denunciare.

    L’invito è a “farsi avanti contattando il nostro coordinatore pastorale che può essere raggiunto al numero 800-446-7762”.

  • Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

    Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

    È iniziato oggi il processo, in sede civile, a Don Lucio Gatti. Il prete che patteggiò in sede penale, due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità di Sanfatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva.

    Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente.

    Oggi, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati. Il processo è trattato dal Giudice, Dott.ssa Monaldi, e le persone abusate F.S. e N.F. J. G. si sono costituite in giudizio per ottenere il risarcimento difese entrambe dagli Avv.ti Matteo Giambartolomei e Giuseppe Ferraro. A Luglio la prossima udienza.

    La Storia: I fatti che hanno portato il sacerdote davanti ai giudici si sono consumati – come già detto – nella casa della Caritas a San Fatucchio. Le vittime sono tutte maggiorenni e i giudici hanno ritenuto evidentemente che l’uomo non sia giunto a commettere violenze sessuali, ma semplicemente avances e molestie sgradite agli ospiti. Una puntata de Le Iene aveva scavato nella vita del sacerdote. Il sacerdote, che la curia ha anche sospeso dalle attività pastorali per un periodo di 5 anni, nega tutto e afferma anzi che: «Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà».

    Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

  • IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    Don R. R. cinquantenne cosentino docente di religione nella scuola media Zumbini avrebbe tentato di abusare di un suo studente.

    COSENZA – Sarà ascoltato oggi pomeriggio, alla presenza del gip e di uno psicologo, il ragazzino protagonista dell’ennesimo scandalo che sta coinvolgendo la diocesi cosentina. L’incidente probatorio porrà a confronto la presunta vittima e il suo professore di religione al fine di fare chiarezza sull’episodio. Una vicenda denunciata lo scorso novembre da persone vicine al minore il quale aveva confidato delle attenzioni rivoltegli dal prelato. Don R. R. docente presso la scuola media Zumbini di via Roma, secondo quanto dichiarato dal ragazzino, avrebbe attirato con una scusa il suo studente nell’aula di ricevimento. Lontano da occhi indiscreti l’uomo avrebbe poi tentato di abusare di lui palpeggiandolo nelle parti intime. Il piccolo, sconvolto, avrebbe poi raccontato tutto al rientro da scuola. Emersa la vicenda sugli organi di stampa i genitori degli studenti iscritti nello stesso istituto scolastico hanno minacciato di richiedere il trasferimento dei figli in altre scuole qualora non fossero stati presi provvedimenti. Un’azione che ha indotto il parroco a farsi da parte licenziandosi. Le sue aspirazioni, da quanto emerso dalle indagini, sarebbero però ben altre.

    R. R. sarebbe prossimo ad una probabile promozione a presbitero che gli permetterebbe di scalare le gerarchie ecclesiastiche e diventare vescovo. Una situazione di cui non avrebbe fatto mistero, della quale si vantava in attesa del coronare la propria ascesa. La curia, intanto, dopo aver invitato la stampa a tacere si chiude nel silenzio. Dalla segreteria del vescovo rispondono che, come noto, “sua eccellenza non rilascia mai interviste, tranne a Parola di Vita il nostro giornale. Inoltre in merito a questa vicenda preferisce non essere intervistato perché la cosa si sta schiarendo, sta prendendo una forma diversa da quella che voi giornalisti avete profilato“. La posizione giudiziaria dell’indagato sarà chiarita oggi, nel frattempo quello che è certo, ad ora, è che il prete viene accusato di abuso sessuale su minore. Intanto dai controlli effettuati sul pc sequestrato al parroco su disposizione del pm Tridico, pare non sia stato rintracciato materiale pedopornografico. L’unico indizio a disposizione dei magistrati è il racconto della presunta vittima di cui oggi sarà valutata l’attendibilità.

    Sul caso l’avvocato difensore del presule, Rossana Cribari, intende mantenere il massimo riserbo sia per tutelare l’assistito, sia per tutelare la presunta vittima, sia per le disposizioni date dal magistrato già infastidito dalle troppe informazioni trapelate sui mass media. Nel fascicolo relativo al professore di religione pare inoltre vi siano altri elementi acquisiti nel corso delle indagini che potrebbero avvalorare la tesi del minore. Voci di paese, semplici dicerie, che non hanno alcun valore a livello giudiziario parlano di R. R. come un parroco allontanato dalla parrocchia di Carolei in quanto troppo ‘affettuoso’ con i suoi piccoli fedeli. Non sarebbe la prima volta che il vescovo Nolè si trova a dover affrontare un presunto caso di pedofilia all’interno della propria diocesi. Monsignor Nole infatti quando fu vescovo della diocesi Tursi- Lagonegro dovette a tutela dell’immagine della curia sospendere a divinis un suo parroco Don Antonio Calderaro arrestato per l’adescamento su social network e l’induzione alla prostituzione di minorenni. In quel caso Nolè si definì “profondamente sorpreso e addolorato – si legge in un comunicato – dalla notizia del fermo giudiziario accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore”.

    http://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/cosenza/68931-il-pc-del-prete-di-cosenza-accusato-di-molestie-e-pulito-oggi-sara-ascoltata-la-vittima

  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org

  • LE STRATEGIE SCORRETTE DEI TESTIMONI DI GEOVA PER RITARDARE PROCESSI E INCHIESTE SU REATI SESSUALI CONTRO I BAMBINI

    LE STRATEGIE SCORRETTE DEI TESTIMONI DI GEOVA PER RITARDARE PROCESSI E INCHIESTE SU REATI SESSUALI CONTRO I BAMBINI

    UN ALTRO GIUDICE CRITICA LE STRATEGIE PROCESSUALI DEI TESTIMONI DI GEOVA

    Un collegio giudicante di Filadelfia ha dichiarato che i Testimoni di Geova hanno usato una “strategia scorretta” per ritardare un processo nel quale una donna ha accusato i leader della religione di aver coperto l’abuso sessuale subito quando era minorenne.

    La casa madre dei Testimoni, la Società Torre di Guardia di New York, (Watchtower Bible and Tract Society), aveva vinto una mozione presso un tribunale di prima istanza per trasferire il processo da Filadelfia alla Contea di York che attualmente ha il maggior lavoro arretrato di cause civili della Pennsylvania.

    La Torre di Guardia aveva sostenuto che lo svolgimento del processo a Filadelfia sarebbe pesato sui testimoni che avrebbero dovuto viaggiare per recarsi a deporre.

    La Corte d’Appello ha annullato la sentenza del tribunale di grado inferiore definendo la mozione della Torre di Guardia “una mossa dell’ultimo momento per rinviare il processo“.

    Nel suo giudizio il giudice Patricia Jenkins, si riferisce alla Torre di Guardia e agli altri imputati, come “le Congregazioni”.

    <<I fatti suggeriscono fortemente che l’istanza di trasferimento è stata il prodotto della collaborazione in malafede tra le Congregazioni e i 4 testimoni della Contea di York“, ha scritto il giudice.

    Il procedimento è stato presentato nel 2013 da Stephanie Fessler che ha denunciato di essere stata abusata sessualmente dalle 30 alle 50 volte, dai 14 ai 16 anni d’età, da una donna di mezza età in un’altra congregazione.

    Il giudice Jenkins non si è soffermata sulla collaborazione ma non è la prima volta che un magistrato solleva la questione delle strategie processuali dei Testimoni di Geova. In due procedimenti in California, i giudici hanno emesso  sentenze in contumacia perché la Torre di Guardia ha rifiutato di presentare documenti e testimoni.

    Stephanie Fessler, oggi 27enne, ha dato l’autorizzazione a REVEAL di usare il suo nome in questa storia. Il suo avvocato, Jeff Fritz, ha asserito che le politiche della Torre di Guardia hanno consentito le sue molestie.

    <<La congregazione e la Torre di Guardia erano venuti a conoscenza dell’abuso e avevano l’obbligo di segnalarlo alle forze dell’ordine e alle autorità responsabili del benessere dei minori” ha dichiarato il legale.  <<Ammettono che ne erano a conoscenza e non lo segnalarono. Di conseguenza Stephanie è stata soggetta ad abuso reiterato>>

    La Torre di Guardia ha rifiutato di commentare il caso.

    La denuncia di  Stephanie Fessler è una tra più di una dozzina di cause pendenti contro la Torre di Guardia negli Stati Uniti concernenti le politiche dell’organizzazione sull’abuso sessuale infantile.

    Un’inchiesta di REVEAL dello scorso febbraio ha riscontrato che dal 1989 la Torre di Guardia aveva dato istruzioni agli anziani dei Testimoni  per nascondere gli abusi sui minori alle autorità secolari.

    Il modello della segretezza della Torre di Guardia è stato successivamente messo in luce nel corso di un’inchiesta di una commissione governativa australiana che ha accertato che i Testimoni di Geova avevano omesso di segnalare oltre 1000 casi di sospetti abusi sui bambini nel loro paese.

    Una Commissione che in Inghilterra regola gli enti di beneficenza sta attualmente investigando  le politiche dei Testimoni di gestione dell’abuso sessuale infantile.

    Il processo concernente il caso Fessler potrebbe aver inizio all’inizio di questa primavera.

    Articolo originale a firma di Trey Bundy 

    Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

    FONTE: REVEAL

    https://www.revealnews.org/blog/another-judge-criticizes-jehovahs-witnesses-court-tactics/

    NOTA: Ricordiamo che la Società Torre di Guardia ha cercato di opporsi anche all’inchiesta della Charity Commission causando un ritardo nella stessa, che, come rilevato dal giudice Alison McKenna, ha così portato i bambini a correre dei rischi. Vedi approfondimenti al link di seguito

    http://www.civilsociety.co.uk/governance/news/content/19237/charitys_elongated_delay_to_commission

  • Pedofilia : Governo Renzi inadempiente, nemmeno la relazione annuale presenta.

    Pedofilia : Governo Renzi inadempiente, nemmeno la relazione annuale presenta.

    foto : duepuntozero.alemanno.it

    di Simona Mazza

    Il Governo Renzi, impegnato nell’autocelebrazione del contributo alla presunta crescita del Paese, che a dire il vero nessun cittadino sano di mente ha mai notato, ad oggi non ha ottemperato ad un obbligo normativo assai stringente relativo alla preoccupante impennata della pedofilia.

    Questo nonostante la legge 3 agosto 1998, numero 269, all’articolo 17, comma 1, stabilisca che il Primo Ministro debba presentare ogni anno al parlamento una relazione sull’applicazione della legge contro il triste fenomeno.

    Si tratta di una svista, di una priorità ritenuta marginale o cos’altro?

    Alla domanda non possiamo rispondere, tuttavia desta sconcerto che Renzi non abbia ancora risposto a ben 37 atti parlamentari relativi alla violenza contro bambini e adolescenti, ma soprattutto desta sospetto il fatto che abbia ospitato durante un convegno pubblico a Firenze il pluricondannato (nel 1985 per pedofilia e nel 2000 per maltrattamenti contro i minori), Rodolfo Fiesoli, padrone della Coop agricola o meglio della comunità Lager del Mugello, il Forteto, dove si consumavano reiterate violenze sessuali contro i minori, malversazioni di ogni sorta ed appropriazione indebita. Clicca e leggi i particolari a firma di Gianni Lannes

    Nonostante siano finiti a processo 22 componenti della banda, Renzi infatti non ha mai commissariato la cooperativa, garantendo copertura politica e legittimità istituzionale a quel che resta di una realtà ormai da tutti riconosciuta come criminale.

    La risposta del Governo per evitare il commissariamento si è basata sulla mera burocrazia, ovvero sul fatto che le violenze sessuali non erano importanti quanto non consegnare il CUD ai propri dipendenti.

    Oltre a ciò, Renzi tace ancora sulla sorte degli oltre 6 mila minori non accompagnati, definiti “irreperibili” in quanto spariti dai cosiddetti centri di accoglienza italiani nel 2015.

    Una risposta, insoddisfacente per altro, è arrivata il 17 luglio 2014 dal sottosegretario di Stato al lavoro e alle politiche sociali, Franca Biondelli, che si è limitata a riferire in pubblica audizione che “la concentrazione territoriale dei flussi e l’incremento numerico ha portato alla collocazione di un significativo numero di migranti stranieri non accompagnati in strutture di accoglienza non accreditate/autorizzate”.

    Dulcis in fundo, tanto per far capire quale direzione stia prendendo il Governo a tutela dei minori, sottolineano che l’esecutivo Renzi sta procedendo allo smantellamento di numerosi presidi della Polizia Postale impegnati nel contrasto del fenomeno “pedofilia”. Il tutto in nome della razionalizzazione delle risorse umane.

    Insomma, la posizione del Governo risulta ambigua, non fosse altro che i minori spesso foraggiano l’industria del crimine ad ogni latitudine: dallo sfruttamento del lavoro, alla prostituzione, dalla pedofilia, fino al traffico di organi.

    In ogni modo, questi dati vengono taciuti e non sembra che l’opinione pubblica sia abbastanza attenta al fenomeno, complice il silenzio dei media di regime.

    La pedofilia è forse un male minore?

    Analizzando i dati si direbbe proprio di no!

    Secondo Telefono Azzurro, l’industria dell’abuso sessuale on-line genera 50.000 nuove immagini di abusi sessuali sui bambini ogni anno e in tutta Europa, un bambino su cinque ha subito violenza.

    Una ricerca Istat del 2012, in Italia le denunce sono state: 558 per atti sessuali con minorenne; 120 per corruzione di minorenne; 380 per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

    Perché solo un bambino sano può creare un futuro giusto.

  • Lotta alla pedofilia, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa

    Lotta alla pedofilia, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa

    Alla pregiata attenzione

    On.le Prof. SERGIO MATTARELLA – Presidente della Repubblica Italiana

    On.le Avv. MATTEO RENZI – Presidente del Consiglio dei Ministri

    Sen. Dott. PIETRO GRASSO – Presidente del Senato della Repubblica

    On.le Dott.ssa LAURA BOLDRINI – Presidente della Camera dei Deputati

    Sua Santità PAPA FRANCESCO I

    S.E. Mons. PIETRO PAROLIN – Segretario di Stato Vaticano

    Oggetto: Proposta di revisione del Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano in merito alla collaborazione per la lotta alla pedofilia e di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte dei chierici.

    Il recente fatto di cronaca verificatisi nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in Calabria, ha evidenziato che il fenomeno della pedofilia tra i prelati nella Chiesa cattolica è ancora attuale e che tutti gli interventi fino ad ora intrapresi non hanno sortito i risultati sperati.

    Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico del sacerdote Antonio Tropea emerge che il vescovo della diocesi, S.E. Mons. Francesco Milito, pur essendo a conoscenza delle contestazioni mosse al chierico, non ha collaborato con le istituzioni dello Stato Italiano e non lo ha rimosso dall’incarico di parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina.

    Dopo che la bufera mediatica ha coinvolto anche il vescovo, nella sua funzione di autorità morale, questi si è difeso riferendo di aver scrupolosamente adempiuto al proprio dovere comunicando, come gli era imposto dalle leggi canoniche, i fatti appresi ai propri superiori gerarchici all’interno della Chiesa.

    E’ evidente che si rende necessario un immediato intervento legislativo, concordato tra lo Stato del Vaticano e quello Italiano, al fine di coordinare e rendere effettiva la lotta ai fenomeni di pedofilia che si celano all’interno della Chiesa Cattolica.

    Nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” del 28 marzo 2014, la Conferenza Episcopale Italiana ha affermato che: «Nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida».

    La Legge Italiana, inoltre, pur stabilendo che: «Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia» (art. 333, comma 1 del Codice di Procedura Penale), limita ai «pubblici ufficiali» ed agli «incaricati di un pubblico servizio», allorquando «hanno notizia di un reato» (art. 333, comma 1, c.p.p.), l’obbligo di denuncia, salvo che non si tratti «di un delitto contro la personalità dello Stato» che, invece, impone a chiunque di sporgere denuncia (art. 364 Codice penale).

    Sempre col predetto documento, i Vescovi Italiani hanno ritenuto che pur essendo «importante la cooperazione del Vescovo con le autorità civili», secondo la legge Italiana e il Concordato, «i Vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ufficio» e che la normativa della Santa Sede stabilisce che l’obbligo di leale collaborazione con l’autorità giudiziaria civile, introdotto da Benedetto XVI, deve comunque rispettare il diritto vigente nei singoli Stati.

    Solamente «Qualora il denunciante dovesse decidere di sporgere denuncia in sede civile, la competente Autorità ecclesiastica, nel rispetto della vigente normativa canonica e civile, provvederà a fornirgli tutto l’aiuto spirituale e psicologico necessario, con ogni premura verso le vittime».

    Nessun riferimento specifico, salvo un generico aiuto spirituale e psicologico alle vittime, vi è alle modalità di collaborazione tra lo Stato Vaticano e quello Italiano ed all’obbligo di comunicazione dei risultati dell’indagine interna alla Chiesa, anche quando questi dimostrano in modo incontrovertibile la responsabilità dei preti coinvolti.

    L’Osservatorio sui Diritti dei Minori

    CHIEDE

    alle autorità ed istituzioni, civili e religiose, in indirizzo un intervento immediato finalizzato a rivedere il Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica al fine di riconoscere ai vescovi, oltre alla loro alta funzione morale, quella di pubblici ufficiali e di obbligare loro di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione dei loro uffici.

    Solo attraverso una riforma dei Patti Lateranensi, tesa all’esclusivo interesse del minore abusato, la Chiesa e lo Stato riusciranno a coordinare la lotta alla pedofilia ed a creare le condizioni per sconfiggerla ricordando che Gesù Cristo stesso ha affermato che: «È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! (Luca 17:1-3)».

    Milano, addì 29 dicembre 2015

    Il Presidente 

    Dott. Antonio Marziale

    Il Vicepresidente e Responsabile dell’Ufficio Legale

    Avv. Antonino Napoli

  • ALL’OMBRA DEL PECCATO. IL VIDEO REPORTAGE CHE HA FATTO TREMARE I TESTIMONI DI GEOVA

    ALL’OMBRA DEL PECCATO. IL VIDEO REPORTAGE CHE HA FATTO TREMARE I TESTIMONI DI GEOVA

    ALL’OMBRA DEL PECCATO (Sottotitoli in italiano)

    Nei giorni scorsi avevamo postato un interessante articolo a firma del giornalista investigativo Trey Bundy per REVEAL in cui veniva esaminata la reazione della leadership geovista rispetto a un nuovo documentario portoghese trasmesso nel mese di ottobre e, in generale, la risposta dell’organizzazione alle varie indagini svolte sulle politiche interne di gestione dell’abuso sessuale infantile. L’articolo tradotto è consultabile qui

    https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/12/16/ecco-come-la-leadership-geovista-sta-reagendo-alle-indagini-sulle-politiche-di-gestione-degli-abusi-sessuali-sui-bambini/

    Oggi, grazie al prezioso lavoro di traduzione a cura di  Franco Miglionico, possiamo mostravi il reportage che ha fatto tremare i Testimoni di Geova.

    Buona visione!

    ALL’OMBRA DEL PECCATO. Il video reportage che ha fatto tremare i Testimoni di Geova

  • REGNO UNITO. EX TESTIMONE DI GEOVA DENUNCIA PUBBLICAMENTE LA MANCATA PROTEZIONE DA PARTE DELLA CHIESA DEI BAMBINI E DI ALTRE VITTIME DI ABUSO SESSUALE.

    REGNO UNITO. EX TESTIMONE DI GEOVA DENUNCIA PUBBLICAMENTE LA MANCATA PROTEZIONE DA PARTE DELLA CHIESA DEI BAMBINI E DI ALTRE VITTIME DI ABUSO SESSUALE.

    I membri della chiesa geovista continuano a sostenere che le loro politiche interne di gestione dell’abuso sessuale infantile e di tutela dei minori  funzionano, a dispetto di quanto dichiarato da un membro del Corpo Direttivo della Società Torre di Guardia, che ne ha espressamente ammesso l’imperfezione nel corso della sua audizione presso la Commissione governativa australiana sulle risposte istituzionali alle accuse di abusi sui minori …

    LE PRATICHE DELL’ORGANIZZAZIONE GEOVISTA BASATE SULLA BIBBIA OSTACOLANO LE ACCUSE DI ABUSI SU MINORI, NON PROTEGGONO LA CONGREGAZIONE DAI CRIMINALI SESSUALI E AI POTENZIALI FEDELI NON VIENE RIVELATA LA REGOLA DEI DUE TESTIMONI. UN PORTAVOCE DELLA CHIESA NEGA TUTTO.

    Un ex testimone di Geova sta chiedendo un cambiamento nelle pratiche interne della chiesa, che sostiene non aiutino le vittime di abusi sessuali

    Steve Rose, un 51enne di  Hartlepool, ritiene che le politiche della chiesa geovista, basate sulla Bibbia, rendano difficile portare alla luce le affermazioni concernenti abusi sui bambini e altri abusi sessuali e agire di conseguenza. L’uomo spera di vedere l’eliminazione della “regola dei due testimoni”,  per la quale gli anziani di congregazione non possono assumere provvedimenti contro le accuse di illeciti a meno che non siano testimoniate da almeno due persone.

    La chiesa afferma che le sue regole non impediscono che le accuse vengano considerate seriamente o segnalate alle forze di polizia. Rose, che è stato membro della Sala del Regno di Hartlepool in Ashgrove Avenue, è preoccupato anche del fatto che agli autori di reati sessuali condannati, come Richard Ogilvie, verso il quale è stata recentemente emessa una sentenza per adescamento di una minore, siano autorizzati a rimanere nella chiesa.

    A Richard Ogilvie, un 32enne di di Scott Grove, (Hartlepool) è stato risparmiato il carcere tuttavia l’uomo è soggetto a un’ordinanza di prevenzione a tempo indefinito finalizzata a limitare i suoi contatti con i bambini e dovrà seguire un trattamento  per sex offenders per due anni.

    Nel contempo Rose è stato disassociato per aver espresso alla congregazione preoccupazioni circa un anziano e ora è ostracizzato dalla chiesa.

    La Charity Commission sta svolgendo un’inchiesta statutaria nei confronti dell’organo direttivo dei Testimoni di Geova del Regno Unito (Watch Tower Bible and Tract Society of Britain), proprio in ordine a problemi di politiche di tutela.

    Rose ha aggiunto che i Testimoni di Geova “fanno tutto secondo la Bibbia. Nessun abusatore però andrà mai a chiedere a due testimoni di essere presenti al suo misfatto. La mia principale preoccupazione“, ha dichiarato l’uomo, “ è che le persone che si stanno cerando di reclutare come nuovi membri, in centro città, non conoscano la regola dei due testimoni. L’ argomento preferito della chiesa è che Dio rivelerà la verità. Ma mentre noi attendiamo che Dio prenda una decisione, tanti bambini potrebbero essere abusati. Negli otto anni e mezzo che ho trascorso in questa organizzazione noi non abbiamo mai parlato di tutela e di regola dei due testimoni“.

    Per quanto concerne gli autori di reato a cui è consentito rimanere nella chiesa, Rose ha detto <<Nella comunità dei Testimoni di Geova se sei pentito puoi ancora far parte della congregazione. E’ più che probabile che chi ha abusato un bambino, lo farà di nuovo>>.

    Le politiche geoviste di protezione dei bambini affermano” La cura e la tutela dei bambini e la promozione del loro benessere sono di massima preoccupazione e importanza nella congregazione. Riconoscendo questa responsabilità i nostri obiettivi devono garantire che se mai una questione che richiede la tutela di un bambino, dovesse sorgere nella congregazione sarà trattata prontamente e correttamente e i bambini della congregazione saranno protetti da danni prevenibili”

    Per quanto riguarda la regola dei due testimoni, un portavoce della chiesa ha affermato che un peccato non deve essere testimoniato da due o più persone nello stesso momento. I Testimoni di Geova hanno aggiunto “Noi non pensiamo che le Sacre Scritture ci autorizzino ad agire su una segnalazione non comprovata, ma una analoga segnalazione fatta da un altro individuo costituisce una conferma. Se qualcuno è stato vittima di un crimine e vuole recarsi dalle autorità queste hanno molti poteri di indagine che noi non abbiamo”.

    Sulla questione dei criminali sessuali condannati e a cui è permesso continuare a far parte della chiesa, il portavoce ha sostenuto che costoro vengono attentamente monitorati e non gli è permesso di rimanere da soli con i bambini ma ha aggiunto “Io non conosco nessuna chiesa che chiude le porte, controlla le persone e impedisce di assistere alle funzioni religiose”

    La polizia di Cleveland ha lanciato un messaggio “Incoraggiamo tutti coloro che sospettano abusi sui  bambini a contattare immediatamente la polizia”

    VEDI APPROFONDIMENTI ALLA NOTIZIA SU HARTLEPOOL MAIL, qui:

    http://www.hartlepoolmail.co.uk/news/local/former-jehovah-s-witness-says-church-s-policies-don-t-help-abuse-victims-1-7588106

    FONTE https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/

  • Pedopornografia: replica del gruppo ”Manifesto4ottobre” all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

    Pedopornografia: replica del gruppo ”Manifesto4ottobre” all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

    La seconda lettera sugli episodi di pedofilia e pedopornografia, recentemente addebitati a due preti della diocesi di Brindisi e Ostuni , ha ricevuto una risposta indiretta da parte di Mons. Caliandro durante una intervista al Nuovo Quotidiano di Puglia del 1 dicembre scorso. Il Gruppo “Manifesto4ottobre” ha  quindi inviato una nuova lettera aperta, indirizzata anche questa a Papa Francesco e al Segretario generale della CEI,  per chiarire alcuni punti toccati dall’Arcivescovo nell’intervista.

    di seguito il testo integrale:

    Gent.mo Arcivescovo,

    qualche giorno fa, dopo l’arresto di un prete ad Ostuni con l’accusa di pedopornografia, Le abbiamo reiterato una proposta già avanzata nel maggio scorso dopo l’arresto di un altro presbitero per abusi su minori: l’istituzione di una Commissione di indagine che, come avvenuto nelle diocesi di Bressanone e Verona, studi il fenomeno per individuarne le cause strutturali, difenda le vittime, non abbandoni nello stigma gli accusati ed i colpevoli. La pedofilia tra il clero non rappresenta un problema di trasgressione individuale e neppure evidentemente solo una questione “interna”.

    Si tratta di un fenomeno che matura in particolari situazioni all’interno di comunità ecclesiali ferendole nel cuore della loro missione per poi investire le intere comunità locali assumendo indubbio carattere sociale.  Avevamo avanzato quella proposta di maggio in spirito di collaborazione, per il bene della chiesa tutta e di tutta la società.

    Nell’ultima lettera ci eravamo chiesti se non fosse più giusto procedere rapidamente, dopo le prescritte verifiche, alla sospensione a divinis dell’ultimo presbitero accusato, anche in considerazione di una sua precedente condanna passata in giudicato per reati simili nel 2000. E ciò per rendere più chiara e rigorosa la posizione della chiesa nei confronti di fatti così gravi. Anche questi argomenti sono stati offerti alla Sua attenzione “restando – come precisammo – a disposizione per ogni colloquio, chiarimento e correzione”.

    A tale lettera Lei ha così indirettamente risposto nel corso di una recente intervista: “Ci sono alcuni laici che credono di essere più santi degli altri. Le persone di Chiesa, sono uomini umili che capiscono che deve essere garantita la dignità delle persone, la dignità dei bambini che non subiscano scandali e non conseguano ferite che possono fare male nella loro crescita”. Una reazione che è per noi motivo di sorpresa e di amarezza perché a chi esprimeva preoccupazione per il grave problema ed in spirito di collaborazione prospettava (a torto o a ragione) ipotesi di possibili interventi, dichiarandosi a disposizione per ogni incontro o “correzione” Lei risponde col rifiuto aprioristico di ogni dialogo e con una accusa (“credono di essere più santi degli altri”) che oltre ad essere irrispettosa e gratuita, rasenta il dileggio. Un’amarezza, la nostra, che si fa più cocente per la considerazione che simile trattamento ci viene riservato alla vigilia del Giubileo della Misericordia.

    Nella stessa intervista Lei afferma “Quando una persona (un prete, ndr.) è inquisita la Chiesa, restringe le facoltà e gli fa conservare il diritto di celebrare Messa in forma privata, senza i fedeli. Quando la situazione va avanti e si arriva al rinvio a giudizio, il prete viene sospeso “a divinis” in attesa della conclusione del processo. Ed in questo caso, quindi non potrà celebrare la Messa”.

    “Nel caso poi il prete, all’esito del procedimento, viene condannato per pedofilia, interviene il Papa che riduce il prete allo stato laicale.” E ancora: “Non esiste (la commissione di inchiesta, ndr), esistono i giudici e l’autorità ecclesiastica nell’ordine canonico. A seguito della condanna civile, quella del diritto canonico appesantisce di più, perché toglie al prete la fiducia al suo servizio”.

    Le cose non sembrano, però, stare proprio così. Le “LINEE GUIDA PER I CASI DI ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI MINORI DA PARTE DI CHIERICI” pubblicate dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2014 (e che avevamo citato nella lettera di maggio) infatti così si esprimono: “Il procedimento canonico per gli illeciti in oggetto è autonomo da quello che si svolga per i medesimi illeciti secondo il diritto dello Stato. Di conseguenza, il Vescovo, da un lato, non può far riferimento ad atti o conclusioni definitive o non definitive del procedimento statale onde esimersi da una propria valutazione e/o per far valere presunzioni ai fini del procedimento canonico. Dall’altro lato, anche se non risulti in atto un procedimento penale nel diritto dello Stato (ricomprendendosi in esso anche la fase delle indagini preliminari), dovrà ugualmente procedere senza ritardo secondo quanto previsto al numero 1 delle presenti Linee Guida, ove abbia avuto notizia di possibili abusi, al giudizio di verosimiglianza e, se necessario, all’indagine previa e all’adozione degli opportuni provvedimenti cautelari”.

    Allo stesso modo ci ha sorpreso la Sua opinione secondo cui il reato in questione “è diventato più grave” perché “sono cambiati i tempi da Giovanni Paolo II in poi”. Non possiamo dimenticare, infatti, che la sofferenza delle vittime, di ieri e di oggi, è sempre uguale e che l’aggravamento delle pene per i reati di abuso in danno di minori voluto da Giovanni Paolo II non fu certo disposto per motivi legati ad una diversa valutazione della gravità di tali reati, ma all’esigenza di accrescerne la prevenzione a fronte della loro diffusione e dei diversi scandali verificatisi in molte parti del mondo.

    Vicende come quelle che hanno sollecitato le nostre lettere aperte provocano, a noi come a tutti, sofferenza e preoccupazione. Lei certamente converrà che il silenzio e le minimizzazioni, specie all’interno della chiesa, non aiutano a prevenire il ripetersi di queste tristi esperienze e a rimuovere le cause che ne sono all’origine.

    Rispettosi saluti.

    Il Gruppo “Manifesto4ottobre”

    http://www.brindisisera.it/news_dettaglio.asp?di=Attualit%E0&articolo=Pedopornografia%3A+replica+del+gruppo+%94Manifesto4ottobre%94+all%92Arcivescovo+di+Brindisi-Ostuni&id_articolo=23091