“Com’è noto, i vescovi italiani sono stati tra i primi a mettere in essere con rigore le indicazioni della Santa Sede in ordine all’accertamento degli addebiti e all’erogazione delle pene”. Così il presidente della Conferenza episcopale italiana. Ma l’organo da lui guidato varò un documento di contrasto difendendo il diritto a scegliere se denunciare o meno. Una posizione sbugiardata recentemente dal Vaticano. Nella prolusione dal Consiglio, nuova condanna della stepchild adoption.
“Ogni volta che si accerta un caso di pedofilia si rinnova in noi il dolore e la vicinanza alle vittime e ai familiari; insieme ribadiamo la condanna dei colpevoli, mentre cresce la preoccupazione per lo scandalo delle anime”. Risponde così il cardinale Angelo Bagnasco alle recenti critiche sulla gestione dei casi di abuso sessuale dei preti sui minori. “Com’è noto, – ha precisato il porporato nella prolusione della sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei, eccezionalmente svoltosi a Genova – i vescovi italiani sono stati tra i primi a mettere in essere con rigore le indicazioni della Santa Sede in ordine all’accertamento degli addebiti e all’erogazione delle pene, e hanno rafforzato le strutture di recupero nonché i criteri di prevenzione. Fermo restando tutto questo, riconosciamo e condividiamo la generosità del nostro clero, che si spende ogni giorno accanto a tutti e a ciascuno con disinteresse e trasparenza”. E in un altro passaggio Bagnasco ha aggiunto: “Qualche ombra, che a volte dolorosamente si constata, non deve oscurare né screditarel’operato limpido e generoso di moltissimi operatori, sacerdoti, consacrati e laici, che servono con gratuità e sacrificio di energie, tempo, denaro”.
Una difesa d’ufficio, quella del presidente della Conferenza episcopale italiana che ha assicurato “leale obbedienza” al Papa, che non coincide affatto con quanto affermano le linee guida della Cei sul contrasto della pedofilia che non prevedono l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Una posizione totalmente opposta a quella ribadita più volte da Francesco e dalla Santa Sede, sia dalla Congregazione per la dottrina della fede, sia della Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Bergoglio. Proprio quest’ultimo organismo ha attaccato recentemente le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, precisando che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.
Il testo della Cei, bocciato dal Vaticano una prima volta proprio su questo punto e poi emendato senza recepire la modifica che era stata chiesta, afferma, invece, che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida“. Lo stesso Bagnasco aveva affermato che “quello della Cei non è un no alla denuncia alla magistratura civile, ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”. Sulla vicenda Bergoglio è sempre stato molto chiaro: “I vescovi che spostano i preti pedofili è meglio che si dimettano“.
“ACCANIMENTO CONTRO I CRISTIANI” – Nella sua prolusione Bagnasco ha puntato nuovamente il dito contro “il brutale accanimento contro la fede cristiana”, ricordando la recente uccisione in Yemen di quattro suore di madre Teresa di Calcutta, insieme ad altre dieci persone. Al centro della riflessione del presidente della Cei “il tragico esodo di migranti e rifugiati”. “Dall’inizio del 2015 – ha sottolineato il porporato – sono morte 4.200 persone, di cui 330 bambini solo nel Mar Egeo! Che spettacolo dà di sé l’Europa?”. Con un omaggio all’Italia che “ha mostrato da subito generosità e prontezza, pur dentro a situazioni talmente inedite che nessuna Nazione sembra essere capace di affrontare senza rifugiarsi nei soliti slogan irreali”. Mentre in Germania cresce il consenso per la destra populista e anti immigrati, Bagnasco ha ricordato che “nelle nostre comunità sono circa 45mila gli immigrati accolti” aggiungendo “che l’indifferenza globale è qualcosa che grida vendetta al cospetto di Dio”.
STEPCHILD, “DERIVA INDIVIDUALISTA” – Nuovo appello in favore della famiglia“tesoro da non indebolire e disperdere con omologazioni infondate, trattando nello stesso modo realtà diverse. Da una parte – per il presidente della Cei – si rivendicano le differenze sul piano culturale e, dall’altra, le si negano sul piano normativo, creando di fatto delle situazioni paramatrimoniali”. Parole altrettanto nette sulle adozioni e la gravidanza surrogata: “La deriva individualista, radicale e liberista, non intende fermarsi: mentre riaffermiamo con tantissima gente che avere dei figli è un desiderio bello e legittimo, così è diritto dei bambini non diventare oggetto di diritto per nessuno, poiché non sono cose da produrre. Tanto più che certi cosiddetti diritti risultano essere solo per i ricchi alle spalle dei più poveri, specialmente delle donne e dei loro corpi. Così, fa parte di un umanesimo umano il fatto che l’amore non giustifica tutto, che i bambini hanno diritto a un padre e una madre, come anche recentemente il Tribunale dell’Aia ha affermato”.
OMICIDIO VARANI: “CULTURA DELLO SBALLO” – Infine, una riflessione sul “raccapricciante delitto” di Luca Varani: “Siamo preoccupati che non si sia aperto un serio, corale dibattito pubblico; che si continui a mostrare colpevole superficialità o vile rassegnazione di fronte alla cultura dello ‘sballo’ con droghe, alcool, azzardo, fino al disprezzo totale della vita propria e altrui”.
Il delittо di pedofilia per il quale è stato detenuto il sacerdоte Gerardо Silvestre Hernández è stato totalmente riconosciuto dalla Procura Generale dello Stato, ha affermato il capo dell’agenzia, Héctоr Jоaquín Carrillо Ruiz.
Dal dicembre del 2013 il sacerdоte è stato messo a disposizione delle autoritá giudiziaria, che non ha emesso sentenza nonostante conti su un provvedimento di fermo.
Carrillо Ruiz ha affermato che l’atto di pedofilia che ha commesso Gerardо Silvestre su un bimbo indigeno zapоteca è stato verificato durante l’indagine realizzata dal 2012 al 2013, pertanto dice di “attendere che il giudice pronunci la sentenza”.
Nella cartella aperta contro il sacerdote esistono due denunce di abuso sessuale su minori, ma solо unо è stato dimostrato, per il quale il prete puó prendere tra i 4 ed i 10 anni di prigione, ha aggiunto il procuratore.
Attualmente non sono state presentate altre denunce per pedofilia contro Gerardо Silvestre Hernández, nonostante esistano accuse di che il religiоsо avrebbe abusatо di piú di 100 bambini zapоteca.
La convocazione a dichiarare dell’Arcivescovo Jоsé Luis Chávez Bоtellо sará decisione del Pubblicо Ministerо che conduce il caso, ha detto il funziоnariо.
“Per 10 anni l’ho dimenticato, ma ora voglio giustizia per tutti” Roma, (askanews) – Aveva 12 anni quando ha subito abusi da parte di un sacerdote, nel savonese. Mirko Gabossi è una delle vittime di pedofilia in Italia, uno dei tanti casi insabbiati secondo quando denuncia la rete “L’Abuso”, di cui Mirko fa parte, che raccoglie le vittime di pedofilia da parte di sacerdoti. Racconta cosa è successo: “All’età di 12 anni, facendo attività in chiesa insieme ad altri giovani, sono entrato a contatto con questo prete. Poi ho voluto la sfortuna di entrarci più a contatto rispetto ad altri. Da quando è avvenuto l’abuso, per oltre 10 anni, non ho mai più pensato a ciò che era accaduto. Quando ho notato che Francesco aveva messo in piedi una associazione, tutte queste memorie sono venute a galla”. Per Mirko la soluzione è una sola: “Il vescovo dovrebbe essere a nostro parere il funzionario che si occupa della pulizia e della veridicità di ciò che accade nella sua struttura. Coprire un abuso sessuale da parte di un suo sottoposto fa saltare subito agli occhi che non è etico e innaturale”. Un lavoro dettagliato quello che svolge ogni giorno la rete “L’Abuso”: “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime attraverso assistenza legale cercando di fornire loro l’aiuto necessario e stiamo muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni. In alcuni casi sono tutti reati in prescrizione, ma non per questo sono meno importanti di altri”.
«Lui si è spostato davanti a me e mi ha sfilato una gamba dei calzoni. Non riuscivo a muovermi. Ero sotto shock. Lui si era messo a pregare e io lo seguivo. Tremavo. Non ero in grado di reagire.» Chinandosi sul corpo del ragazzo, padre Geoghan gli praticò sesso orale. « D’improvviso Geoghan balzò in piedi. Un prete spalancò la porta e cominciò a urlare: “Jack, non ti avevamo detto di non farlo più, qui?”»
Partendo da testimonianze come questa, tra il 2001 ed il 2002, lo Spotlight Team, la squadra di giornalisti investigativi del Boston Globe, ricostruì una rete, impressionantemente vasta, di storie di bambini ed adolescenti, appartenenti a diverse parrocchie, che avevano subito molestie o stupri da parte degli stessi preti, nell’area metropolitana di Boston.
L’inchiesta, ricostruita nel film da Oscar Il caso Spotlight e vincitrice del Premio Pulitzer nel 2002, ha rivelato l’esistenza di un consolidato sistema di connivenza, omertà, insabbiamento da parte dei vescovi e totale mancanza di protezione e moralità nei confronti delle vittime: gli abusi sessuali in America erano una prassi frequente e addirittura documentata, di cui i vertici di ciascuna diocesi erano a conoscenza
La realtà ha faticato tanto ad emergere, perché i vescovi hanno volutamente adottato una politica di segretezza. Di fronte alle denunce di violenza o molestie sessuali da parte delle famiglie delle vittime, hanno optato quasi sempre per il patteggiamento. Questo rito, alternativo al dibattimento, consente che la discussione si svolga a porte chiuse, in segreto, tra accusa e difesa e che la causa non divenga di pubblico dominio e che i relativi documenti non siano accessibili a nessuno. Il patteggiamento, seguendo una logica premiale, si configura come l’offerta di una soluzione rapida e al ribasso, garantendo al colpevole una pena inferiore e alle vittime risarcimenti più bassi, rispetto a quelli ottenibili, optando per il rito ordinario.
Ma non è tutto: era talmente forte l’influenza delle istituzioni ecclesiastiche su quelle americane, che i fascicoli dei pochi casi discussi pubblicamente in tribunale, sui quali misero le mani i giornalisti di Spotlight, erano vuoti! Fatti sparire, benché dovessero essere pubblici e consultabili. Che la Chiesa volesse evitare uno scandalo è, facendo un grande sforzo, comprensibile. Quel che non è affatto condivisibile è che non abbia tempestivamente messo fine ad una prassi così indecente, consentendo che gli abusi si perpetrassero periodicamente.
Ad onor del vero, i vescovi presero dei provvedimenti disciplinari contro i preti accusati di pedofilia. Lo schema seguito in ogni diocesi era il medesimo: ricovero per un periodo più o meno breve in istituti psichiatrici, spesso interni alla Chiesa,seguito da un trasferimento in altre sedi. Ovviamente con la raccomandazione di tenersi alla larga dai bambini. La strategia si rivelò inefficace. In un rapporto confidenziale sull’abuso di minori, destinato alla Conferenza episcopale americana, redatto nel 1985 da T. P. Doyle, specialista di diritto canonico, M. R. Peterson, psichiatra, e dall’avvocato F.R. Mounton (difensore del reverendo Gauthe, accusato di molestie a danno di undici bambini), si legge: «la recidiva è talmente alta nei soggetti pedofili che tutti gli studi dimostrano che da soli i modelli di assistenza psicologica o psichiatrica ambulatoriale NON FUNZIONANO […] la pedofilia è una patologia cronica per la quale al momento NON ESISTE SPERANZA DI CURA». (Le scritte in maiuscolo sono una apposita scelta dei redattori). Ah, per inciso, uno dei principali propugnatori del rapporto fu Bernard Law, esattamente il cardinale che coprì tutti gli abusi denunciati da Spotlight.
Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Brian d’Arcy James, Michael Keaton and John Slattery play Boston Globe journalists in the film, Spotlight.Una scena de “Il caso Spotlight” (www.salteditions.it)
Nonostante la soluzione adottata fosse fallimentare, i vescovi non cambiarono metodo per affrontare il problema. Le istituzioni ecclesiastiche erano a conoscenza dell’impossibilità di guarigione: nel 2002 l’istituto psichiatrico di Hartford, che ebbe in cura alcuna preti pedofili, accusò le autorità ecclesiastiche di aver ignorato le raccomandazioni cliniche degli psichiatri, restituendo al ministero sacerdoti che non persero tempo a commettere nuovi abusi, appena tornati in servizio.
L’inchiesta del Boston Globe innescò un effetto domino: non erano solo i vescovi statunitensi a coprire e lasciar agire, quasi indisturbati, i preti pedofili sottoposti alla loro autorità. Ben presto si levarono voci di denuncia anche in Canada, Australia, Nuova Zelanda ed infine Europa.
Il coraggio delle vittime e il ricorso ai tribunali non è sufficiente. Di fronte a un simile marasma delle istituzioni ecclesiastiche, è doveroso un profondo intervento riformatore.
Come ha reagito la Chiesa? O meglio: ha reagito?
La gran parte dei reati di pedofilia denunciati dal Boston Globe si è verificata durante il pontificato di papa Wojtyla. Ecco un elenco delle ammirevoli contromisure da lui adottate: silenzio. Nulla da ridire. Fu una scelta ottimale, perfettamente consona al modo d’agire delle autorità ecclesiastiche nordamericane. Solo quattro anni prima della sua morte, inviò una e-mail alle chiese cattoliche di tutto il mondo, per chiedere perdono per gli abusi dei sacerdoti.
Per valutare in termini di umanità ed utilità il gesto di Giovanni Paolo II, è sufficiente tener presenti i costi umani degli abusi perpetrati per anni dai medesimi sacerdoti. Fatte salve le poche vittime che hanno avuto il coraggio di reagire o che hanno operato una rimozione psicologica dell’evento, i più sono cascati nel tunnel dell’alcool o della droga. Altri si sono suicidati. Per calpestare ulteriormente la dignità delle vittime, Wojtyla offrì una dignitosa fine alla carriera, rovinosamente precipitata, del (ex papabile) cardinale Law, nominandolo arcivescovo della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Le azioni del pontefice meritano di essere lodate per la lorocoerenza: in fondo, tra i suoi storici amici annoverava il reverendo Marcial Maciel Degollado, celebre per aver fondato il potente ordine religioso dei Legionari di Cristo, nonché per essere un pedofilo e violentatore seriale.
L’onestà mi impone di rammentare che, nel 2001, Giovanni Paolo II promulgò il motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela”. La legge attribuisce alla Congregazione per la dottrina della fede (CDF), ex Santa Inquisizione, la competenza a giudicare, nell’ambito dell’ordinamento canonico, una serie di delitti particolarmente gravi, tra cui quello di abusi sessuali su minorenni e soggetti deboli.
Riletto alla luce delle Linee guida emesse dal Vaticano nel 2011 (pontificato Ratzinger), il procedimento inaugurato dal motu proprio sembra essere caratterizzato da una eccessiva discrezionalità: in primo luogo il vescovo deve vagliare la verosimiglianza dell’accusa. Se la ritiene tale, procede ad un’indagine preliminare, al termine della quale, se l’accusa risulta credibile, si chiede che il caso venga deferito alla CDF. Altrimenti l’intera documentazione dovrà essere secretata. Anche la CDF esercita un certo potere discrezionale: laddove non ritenga il caso talmente grave da riservarlo alla competenza del pontefice, può «dettando opportune norme, procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale».
Le misure canoniche applicabili consistono nella limitazione del ministero pubblico, talvolta escludendo i contatti con minori, o nella più grave dimissione dallo stato clericale. Su richiesta dello stesso chierico, può essere concessa, per il bene della Chiesa, la dispensa dagli obblighi inerenti allo stato clericale, incluso il celibato.
L’intera procedura deve svolgersi «con il dovuto rispetto nel proteggere la riservatezza delle persone coinvolte e con la debita attenzione alla loro reputazione». Soprattutto quella del prete pedofilo: «dovrà essere adottata ogni idonea cautela intesa a evitare che quei provvedimenti pongano in pericolo la buona fama del chierico. Dei provvedimenti assunti, in particolare, non sarà necessario rendere pubblici i motivi, salvo che ne sussistano valide ragioni».
Art. 30 del motu proprio: «Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio». Però, nelle Linee guida si sollecita la collaborazione con le autorità civili. Eccellente forma di collaborazione il silenzio! Al di là del contrasto delle prescrizioni, i vescovi di Asia, America Latina e Africa si sono opposti al contenuto delle Linee guida, dichiarando di non voler riferire alla polizia locale le segnalazioni di abusi sessuali.
Perché percorrere ancora la strada della segretezza? Risponde Monsignor Bertone: «Se un fedele non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote, se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato, allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza». Scacco matto! Quando si chiama in causa la libertà di coscienza, si alzino le mani e si taccia. Soccomba pure la difesa della personalità del minore.
Ma Bertone non ha neppure tutti i torti: l’art. 4 dell’Accordo di Villa Madama, firmato nel 1984 tra la Città del Vaticano e la Repubblica Italiana, per modificare i Patti Lateranensi, prevede che gli ecclesiastici non siano tenuti a dare ai magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero.
Wojtyla e Ratzinger hanno trattato i crimini di pedofilia solo come peccati: pensate che spretare un sacerdote sia una pena adeguata? È stato punito per il peccato. E il reato? La giustizia ecclesiastica non è quella dello Stato. E la vittima ha il diritto che il suo Paese la difenda.
Benedetto XVI, il rinunciatario, aveva già abdicato alle sue responsabilità quando nel 2005 fu chiamato, dal Tribunale del Texas, a rispondere di cospirazione contro la giustizia. L’accusa si riferiva a quando, in qualità di prefetto della CDF, aveva coscientemente nascosto numerosi casi di pedofilia, come provano documenti da lui approvati e divulgati. In una lettera, Ratzinger cita un documento del 1962, il Crimen sollicitationis, che papa Giovanni XXIII inviò a tutti i membri della Chiesa, per dare precise direttive sui comportamenti da tenere, una volta venuti a conoscenza di molestie e abusi: «Quello che nel trattare queste cause deve essere curato e osservato in misura più grande è che le medesime si svolgano segretissimamente e che, dopo che siano state determinate e affidate ad esecuzione, siano vincolate da un perpetuo silenzio […] sotto pena di incorrere nella scomunica». Nel 2005 Ratzinger era già salito al soglio pontificio, per cui poté avvalersi dell’immunità diplomatica, in quanto capo di Stato, che George Bush gli concesse, per ragioni di politica estera. Leggasi: non voleva incrinare i rapporti col Vaticano.
La svolta di Bergoglio?
Solo con papa Bergoglio si respira vera aria di cambiamento: «Cose del genere non possono rimanere segrete: mi impegno a un’attenta supervisione, affinché i giovani siano protetti e tutti i responsabili siano tenuti a rispondere delle loro azioni.» Pochi mesi dopo la sua elezione, nel 2013, ha modificato il codice penale, inasprendo le pene previste per i reati di abuso sessuale sui minori e possesso di materiale pornografico, e nominato una commissione di consulenti che si occupi della questione.
Ha dato una dimostrazione forte delle sue intenzioni di radicale riforma della Chiesa, sottoponendo a processo canonico e riducendo allo stato laicale l’arcivescovo Josef Wesolowski, accusato di aver abusato di bambini, nel corso dei cinque anni del suo mandato come ambasciatore nella Repubblica Dominicana. La morte per infarto gli ha risparmiato un processo penale dinanzi alla corte vaticana.
La decisione di Papa Francesco è incredibilmente innovativa: Benedetto XVI riservò al reverendo Maciel Degollado (il suddetto amico di Wojtyla) un trattamento assai più blando, limitandosi ad estrometterlo da ogni ministero pubblico.
Nel 2014, il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia ha duramente criticato il Vaticano per aver adottato, fino ad ora, politiche e pratiche che hanno concesso ai preti pedofili di perpetrare gli abusi su decine di migliaia di bambini, restando impuniti, perché «difficilmente i casi sono stati riferiti alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi», a causa di «un codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero, sotto la pena della scomunica».
Ancora una volta il Papato ha tentato di difendere l’indifendibile, sostenendo di essere responsabile dell’applicazione della ratificata Convenzione sui diritti dell’infanzia solo entro i confini della Città del Vaticano e non nelle chiese del resto del mondo. Ha inoltre voluto rendere noto che, tra il 2004 e il 2013, ha privato delle funzioni sacerdotali 848 preti pedofili e sanzionato altri 2572.
Nel giugno del 2015, papa Francesco ha introdotto il reato canonico di abuso d’ufficio episcopale, per i vescovi che hanno coperto o facilitato i preti colpevoli di abusi sessuali, ed ha autorizzato l’istituzione di un’apposita sezione della CDF, che giudichi i vescovi. Se veramente si avranno dei risultati concreti dal funzionamento di un simile tribunale, sarebbe la prima volta che la Chiesa intraprende contromisure giuridiche contro i principi della Chiesa, responsabili di aver alimentato quel sistema di connivenza, insabbiamento e reciproca copertura dei misfatti, che hanno rivelano il lato immorale dei santi pastori.
Bergoglio si è dato «un periodo di cinque anni in vista di ulteriori sviluppi delle proposte presenti e per il completamento di una valutazione formale della loro efficacia».
Ciò che più sconvolge dell’intera questione è questo: sapevano e non denunciavano. Anzi occultavano. Hanno abbandonato le vittime, ignorando i principi del cristianesimo stesso. Le hanno pagate per tacere, non hanno offerto il dovuto conforto. I vescovi, con la loro condotta omertosa, dovendo esercitare un controllo sui preti sottoposti alla loro autorità, sono responsabili tanto quanto chi ha direttamente commesso l’abuso. Ed anche di più, perché hanno consentito il perpetrarsi di un delitto, prevedibile e prevenibile, in un numero indefinito di casi. Indefinito perché non tutte le vittime, né i protettori dei carnefici vogliono uscire allo scoperto.
“Non sapevo che padre Ridsdale fosse un pedofilo. Certo è una storia triste, ma non era di grande interesse per me”. Potrebbe essere racchiusa in queste parole la seconda giornata di deposizioni del cardinale australiano, George Pell, interrogato dalla Commissione reale d’inchiesta che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi dal clero australiano negli anni 1970 e 1980.
Quasi del tutto incentrata sulla figura del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, condannato alla reclusione per aver abusato di 54 bambini a partire dal 1961, la videoconferenza è durata circa 4 ore scaturendo dissensi e malumori tra le vittime presenti sia Roma che a Melbourne. “Una volta si disse che era omosessuale, se ben ricordo, ma che fosse pedofilo non è mai stato detto”, ha affermato il prefetto delle finanze vaticane sostenendo di essere stato tenuto all’oscuro delle “ragioni precise” relative i continui trasferimenti del sacerdote oggi ottantunenne, con il quale Pell ha ocndiviso un appartamento quando entrambi erano giovani sacerdoti.
Ma chi è Ridsdale? Gerald Francis Ridsdale è un sacerdote australiano condannato tra il 1993 e il 2013 per aver commesso un gran numero di abusi sessuali contro 54 tra bambini e ragazzi mentre lavorava come cappellano nella scuola di Sant’Alfio a Ballarat. In realtà, nel corso del primo processo la Commissione reale ha accusato il sacerdote di aver abusato sessualmente di bambini già all’età di 21 anni, nel 1955.
Dopo aver ricevuto molteplici denunce dai genitori dei ragazzi abusati, il vescovo James O’Collins dispose il primo trasferimento mandando il giovane prete a Mildura. Si sarebbe trattato solo del primo “provvedimento” nei riguardi di padre Gerald, ben conosciuto da Pell, trasferito per altre cinque volte. La Commissione Reale inoltre ritiene che anche il vescovo Mulkearns fosse a conoscenza dei reati commessi dal sacerdote, ed è proprio una lettera di Ridsdale indirizzata a Mulkearns, dell’11 Aprile 1988, a confermarlo: “Confermo la mia richiesta di dimissioni da questo lavoro parrocchiale che per me rappresenta una tentazione e una difficoltà”.
Lo stesso Pell ha attribuito al vescovo di Ballarat, di cui era consultore, la responsabilità di aver trasferito da una parrocchia all’altra Ridsdale, che ha continuato a commettere innumerevoli abusi fino ad essere condannato al carcere per aver commesso 138 reati ai danni di 53 vittime. Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti del prete da una parrocchia all’altra, invece di rimuoverlo dalla Chiesa e di denunciarlo alla polizia, Pell ha risposto di no. La Furness, il legale che interroga il cardinale, ha definito “non plausibile” che Pell non sapesse che le accuse di pedofilia verso Ridsdale erano la ragione per cui era necessario allontanarlo.
Nel corso del processo del 1994 è inoltre saltato fuori che a Ridsdale fosse stato consigliato uno psicologo, già nel 1971, anche se il vescovo della diocesi di Ballarat, Ronald Mulkearns, ha sempre sostenuto di essere rimasto all’oscuro dei fatti accaduti fino al 1975, quando il sacerdote era a Inglewood. In verità, il vescovo conosceva perfettamente le “tentazioni” di padre Gerald, tanto che sempre nel corso dello stesso processo un agente di polizia coinvolto nel caso ha testimoniato di aver parlato con Mulkearns e che quest’ultimo si è fatto carico di gestire Ridsdale. La via dell’occultamento ebbe inizio nel 1976, quando Ridsdale fu spostato a Edenhope. A questo primo cambio seguì nel 1980 Elsternwick, nel 1981 Sydney, e ancora nel 1986 Horsham. In questa diocesi due persone depositarono denunce su di lui nel 1988. Nel 1990, fu nominato cappellano all’ospedale S. Giovanni di Dio a Richmond, ma dopo qualche tempo venne arrestato dalla polizia australiana a seguito di una ennesima denuncia depositata al comando.
Nel maggio del 1993 la Commissione Reale chiamò a depositare l’allora arcivescovo di Melbourne, George Pell, il quale affermò di aver condiviso l’appartamento con padre Ridsdale mentre questi era cappellano all’istituto Sant’Alfio, ma che non poteva recriminare all’amico coinquilino alcuna colpa.
Ridsdale è stato, in quell’occasione, condannato al carcere per un periodo di 12 mesi. Poche settimane più tardi, è stato processato con l’accusa di abuso sessuale su minori. Imprigionato nel 1994 dopo essersi dichiarato colpevole di 46 accuse per aver abusato di 20 ragazzi e una ragazza tra il 1961 e il 1982, è stato condannato a 18 anni di reclusione, poi ridotti a 15.
Nel 2013, inoltre, Ridsdale è stato accusato dalla polizia australiana di essersi macchiato di 84 reati contro 14 vittime, tra il 1961 e il 1981. Dichiarato colpevole per 29 di questi, è stato condannato a otto anni di carcere nel mese di aprile 2014.
Era nudo. Era davanti a Gesù crocefisso. Dietro di lui un’ombra che lo sovrastava. Una voce che rassicurava quel piccolo undicenne che tratteneva le lacrime. «Non avere paura, sono le mani di Dio», gli diceva il frate mentre accarezzava il suo corpicino. Un caso, uno delle centinaia quello di Mario. Che a lezione di catechismo, in un monastero della Toscana, ha perduto la propria innocenza. Molto è cambiato nella Chiesa italiana, da quando papa Ratzinger condannò duramente la pedofilia nella lettera pubblica ai cattolici di Irlanda che nel 2010 invertì definitivamente la rotta prima che giungesse irreparabile lo schianto. Ma molto c’è ancora da fare. La prova è nell’incertezza dei numeri, che sembrano ancora velati da quella stessa «riservatezza», che ha scagliato la Chiesa in un vortice di accuse e di scandali.
«Oportet ut veniant scandala», dice Marco nel Vangelo. Che tradotto vuol dire: è bene che gli scandali scoppino. Eppure tentare di conoscere le dimensioni del fenomeno italiano, è assai complicato. Innanzitutto perché in Italia non esiste a oggi uno studio ufficiale che renda conto di quanti siano gli abusi su minori consumati in ambienti religiosi. E poi perché tra casi denunciati e casi segnalati, c’è un ampio discrimine. Basti pensare che nel 2010, il Telefono Azzurro raccolse 105 segnalazioni di abusi su minori che nel 3-4 per cento dei casi aveva visto come protagonista un religioso. Segnalazioni che tuttavia non hanno trovato riscontro in sede giudiziaria. A spiegare il discrimine, non è solo la reticenza delle vittime. Ma anche la cornice delle regole.A livello globale, sono state 3420 le denunce che la Congregazione per la dottrina della fede ha ricevuto tra il 2004 e il 2013. Di queste, ben 401 facevano riferimento a fatti accaduti nel 2013. Denunce spesso incanalate nell’alveo canonico, e cioè in un ambito non sempre comunicante con quello dell’autorità giudiziaria che conferisce ai casi e ai reati evidenza pubblica.Secondo quanto previsto dalla legge italiana e dagli accordi concordatari, «i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero».
In forza di ciò, le Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici elaborate dalla Cei nel 2012 non impongono dunque ai vescovi l’obbligo di denunciare i preti pedofili alla magistratura. E la situazione italiana? Tra il 2002 e il 2012 sono emersi in Italia 135 casi di pedofilia tra i sacerdoti, che si sono tradotti in 77 denunce ai magistrati, 22 condanne in primo grado e 17 in secondo, 21 patteggiamenti, 12 archiviazioni, e 5 assoluzioni.Tutto ciò a fronte di 20mila episodi di pedofilia all’anno che secondo il presidente de «La Caramella buona on lus», Roberto Mirabile, si verificano nel nostro Paese a opera di religiosi e non religiosi che mediamente danno luogo a mille processi per reati sessuali ogni 12 mesi. Secondo quanto riferito da monsignor Mariano Crociata nel 2010 «un centinaio di casi sono stati rilevati dal punto di vista dei procedimenti canonici nel corso dell’ultimo decennio».
Cifre che circoscrivono la responsabilità dei reati commessi da religiosi al 2 per cento del totale. Secondo la Rete L’Abuso, associazione nata da un gruppo di vittime di preti pedofili, sono 65 i sacerdoti attualmente indagati in Italia, in attesa di giudizio o di sentenza definitiva. Tra questi alcuni sono a piede libero, o hanno soltanto obbligo di dimora. Altri, viste le aggravanti, sono custoditi in carcere. Un esempio su tutti il caso di don Dino, prete di Fiumicino finito in cella perché era in possesso di 1686 file ritraenti minori di 18 anni. Gli inquirenti hanno ritrovato nella sua casa un memoriale («frutto di fantasia», si difende il don), che racconterebbe 50 anni di abusi su minori, dal titolo piuttosto esplicito: «Vi ho amato tutti e mai vi scorderò: Cinquant’anni di sesso 1956-2006».
Altri preti sono stati indirizzati in comunità di recupero nelle more di nuove valutazioni da parte della Congregazione per la dottrina della fede o del giudizio del tribunale. Alcuni di loro sono ospiti di due centri gestiti dalla congregazione dei Padri Venturini, villa Iride a Verbania e la casa madre di Trento, e affidati alle cure di un terapeuta religioso, padre Franco Fornari. Villa Iride, in particolare, rappresenta per i legali di alcuni religiosi condannati per abusi sessuali un’importante alternativa in caso di arresti domiciliari per i loro clienti. In questo centro, dal maggio del 2012 è recluso don Marco Mangiacasale, accusato di violenza sessuale a danno di alcuni adolescenti quando era parroco di San Giuliano di Como, in attesa del verdetto definitivo della Cassazione.
Secondo Rete L’Abuso, sono 117 i sacerdoti che dal 2000 a oggi sono stati condannati in via definitiva o hanno confessato reati sessuali e molestie a danno di minori. Numeri certamente striminziti, rispetto alla portata del fenomeno. «Occorre che gli scandali avvengano», dice San Marco nel Vangelo, «ma guai a colui che li produce». L’ammonimento del Nazareno, dopo duemila anni, ha il suono di una profezia incompiuta.
Martedì 1 Marzo 2016, 11:42http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/preti_pedofili_scandalo_italiano_117_sacerdoti_condannati_le_violenze-1582840.html
Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.
“Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.
Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.
“Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.
“Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.
Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.
Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.
Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9
“I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori…”
Dichiarazione di un portavoce dell’organizzazione geovista
“…Holt ha continuato ad aggredire sessualmente bambini in seguito alla mancata segnalazione dei Testimoni di Geova alla polizia.. .”
“…Uno degli assalti si è verificato nella Sala del Regno, luogo d’incontro amministrato dalla chiesa…”
Deposizioni rese alla Corte
Un anziano della chiesa geovista responsabile di abusi sessuali su bambini vulnerabili fu invitato a tenere un discorso al matrimonio della sua prima vittimaUn Tribunale ha appreso che Harry Holt, un 71enne, attualmente residente in Rutland Street, Nelson,Galles) ha continuato ad aggredire sessualmente altre sette ragazzine come aveva fatto con altre nove, in seguito alla mancata segnalazione alla polizia da parte dei Testimoni di Geova.
Quando la questione venne sollevata, un funzionario del posto aveva consigliato ai genitori di “tenere solo i bambini lontano da lui”.
Holt sta affrontando una lunga pena detentiva dopo essere stato condannato per violenze sessuali contro otto giovani in Scozia, risalenti a più di 40 anni fa.
La sua prima vittima, oggi 56enne, ha riferito che Holt le diceva che avrebbe negato di toccarla e che nessuno l’avrebbe creduta.
La donna ha dichiarato alla Corte di Kilmarnock Sheriff: “Da bambina mi faceva passare da bugiarda ma Charlie sa bene che non sto mentendo. Mia madre e mio padre sono stati trattati malissimo e questo causò molti problemi nella congregazione. Avevano un’ottima reputazione. Il poliziotto locale era presente e mia madre e mio padre gli chiesero che cosa dovevano fare, lui rispose: <<basta teniate i vostri figli lontano da lui>>.
La donna, allora 14enne, ha detto che si tenne un comitato giudiziario degli anziani, Holt ammise il palpeggiamento, ma non i toccamenti sessuali. Ha aggiunto: “Era seduto dritto davanti a me. In seguito venne rimosso da anziano dalla congregazione “.
La corte ha appreso che a 19 anni, la donna si sposò e sua madre insistette affinché Holt ufficiasse, fatto che aveva causato una <<grande discussione>> poiché <<fu solo molti anni dopo che avrebbe scoperto il perché >>.
Un’altra vittima, ora 32enne, ha dichiarato che Holt abusò di lei nella vasca a idromassaggio presso il centro ricreativo Magnum a Irvine, Ayrshire, quando aveva tra i 14 e i 15 anni.
Al tribunale è stato riferito che la visita fu fatta passare come regalino speciale per il porta a porta ‘pionieristico’ con volantini e riviste della chiesa geovista.
La vittima ha detto alla corte: <<Io continuavo a dirgli di smettere>>.
Holt, ingegnere in pensione, e sua moglie si trasferirono in seguito da Ayrshire alla zona di Edimburgo, anche se la vittima lo vide ancora tramite i Testimoni di Geova.
L’uomo è stato riconosciuto colpevole di 11 accuse di abuso sessuale, atti osceni e comportamento libidinoso a Seamill, Dalry, Saltcoats, Kilbirnie, Stevenston e Kilwinning, Ayrshire, e in Gorebridge, Midlothian, tra il maggio 1971 e l’agosto 2004.
La Corte ha appreso che uno degli assalti si è verificato nella Sala del Regno luogo d’incontro gestito dalla chiesa. I crimini sono venuti alla luce quando due vittime, anni più tardi, hanno condiviso le loro esperienze e si sono recate in polizia.
La sentenza è stata rinviata al mese prossimo e Holt è stato posto in detenzione preventiva
Un portavoce della chiesa ha affermato: <<I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori e li considerano un crimine spregevole e un peccato. Chiunque commette il peccato di abuso su minori affronta l’espulsione dalla congregazione e qualsiasi illazione che i testimoni di Geova coprano gli abusi sui minori è falsa>>.
L’Ispettore capo della polizia John Hogg ha dichiarato: <<Harry Holt ha abusato della sua posizione di fiducia, utilizzando il suo status per abusare e sfruttare bambini vulnerabili, sottoponendoli ad atti di abuso sessuale. I suoi crimini si estendono per quarant’anni e da parte mia sono fermamente convinto che le sue azioni hanno profondamente danneggiato le sue vittime. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le vittime per avere avuto il coraggio di farsi avanti e assistere gli agenti in modo da assicurare che Harry Holt fosse ritenuto responsabile delle sue azioni. Senza il loro supporto questo risultato non sarebbe stato possibile. Spero anche che questo caso invii un segnale chiaro ad altri abusatori, ossia che questo tipo di comportamento non sarà tollerato e che nostri funzionari appositamente addestrati lavoreranno per scoprire i vostri crimini e consegnarvi alla giustizia>>.
Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia
Un presunto abuso sessuale subito da un bambino all’interno di una congregazione di testimoni di Geova viene tenuto nascosto e non denunciato alle autorità giudiziarie (nemmeno dai genitori del minore). È il caso raccontato ieri dalla trasmissione di Italiauno Le Iene in un servizio firmato dall’inviato Luigi Pelazza, che riporta il racconto di uno degli associati, espulso per aver provato a rivelare l’accaduto.
TESTIMONI DI GEOVA, LE CONFESSIONI DEGLI ASSOCIATI AGLI ‘ANZIANI’
Il servizio si apre con l’intervista ad una psicologa del Cesap, associazione di medici e psicologi che da dieci anni studia il comportamento, le regole e il plagio che subiscono i testimoni di Geova. La dottoressa Lorita Tinelli racconta: «Hanno un gruppo di circa dieci uomini al comando che hanno il potere di determinare le scelte di vita di oltre 5 milioni di persone in tutte il mondo. Possiamo parlare di manipolazione mentale: è possibile indurre delle persone attraverso un periodo di indottrinamento d concetti , pensieri ed ideologie, a pensarla diversamente da come la pensava prima. Ci sono dei modi di fare che determinano il modo di fare dell’intero gruppo».
Le Iene mostrano le immagini registrate da una telecamera nascosta in una saletta di una congregazione di un comitato giudiziario, una sorte di tribunale interno dove gli anziani della setta giudicano i comportamenti degli adepti nella loro vita quotidiana. Nel filmato vengono mostrate le confessioni di una ragazza e un ragazzo: i due giovani (poi espulsi dalla congregazione) raccontano nei dettagli a due giudici che non conoscono, e alla presenza di un loro genitore, il rapporto intimo avuto con un partner. I giudici – dimostra il video – devono sapere tutto ciò che accade di una famiglia, anche le cose più intime. «Nell’ambito di questi gruppi con regole rigide, viene meno il rapporto tra genitori e figli, quello autentico, perché viene mediato dalle direttive del gruppo. Si comanda, si gestisce e si dirige la vita del singolo individuo», è la spiegazione della dottoressa Tinelli. «La persona allontanata non può avere più contatti cone le persone che sono dentro».
TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: LE TESTIMONIANZE
Poi la storia di presunti abusi. Alle telecamere delle Iene Riccardo, uno degli ‘anziani’ di una congregazione, racconta di essere stato allontanato dopo aver provato a denunciare un caso di abusi sessuali su minori. «Non volevano che li dencunciassi all’autorità giudiziaria», dice. «Durante una serata goliardica con gli associati – continua – un soggetto riesce ad isolarsi con il bambino e ad avere un rapporto orale in macchina. Si avvicina la madre e lo scopre con le braghe tirate giù, genitali fuori e il bambino che piangeva». Il racconto viene anche confermato da una registrazione telefonica tra la moglie di Riccardo e un altro associato, in cui i due parlano dell’accaduto e in cui l’interlocutore ricorda l’impossibilità di denunciarsi tra associati, anche in presenza di un reato grave come l’abuso sessuale.
TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: IL NO COMMENT
Ma è possibile che un genitore sia plagiato al punto di non fare denuncia? «Sì, perché le regole interne sono forti», dice Riccardo. «Dico soltato che mio fratello non ha abusato di nessuno», è la riposta della sorella del ragazzo che avrebbe compiuto l’abuso. «Eravamo soliti stare in villa da noi… è capitato che mio fratello stava facendo pipì nel bosco. Il bambino ha visto mio fratello fare pipì e ha pensato a male. […] Mio fratello poi è entrato in macchina e si è sistemato i pantaloni. […] Il bambino ha fatto: ‘Lo sai che ho visto quello del mio papà’. Fatto sta che mio fratello si è spaventato e ha detto: ‘Non dire niente a mamma’». E i genitori del bambino? «Questa cosa è falsa», risponde il papà. L’uomo poi si allontana dalle telecamere, allunga il passo, scortato da altri associati alla congregazione. Nessun commento sul caso nemmeno dagli altri adepti.
Da Vescovi ai sacerdoti quartiere che hanno concluso con crimini coinvolti abusi sessuali sui bambini. L’ultima Japson Giraldo usato per molestare FB
Anche se ci sono pochi sacerdoti in Colombia pubblicamente identificato un fenomeno che Papa Francesco riconosce grave non solo per le sue dimensioni, ma anche dal silenzio all’interno della Chiesa cattolica che lo ha circondato.
Questa è una lista iniziale di sacerdoti accusati, sia disciplinari o giudiziarie, per molestare, abusare, battendo e anche violentato minori. E ‘stato costruito da denunce da parte dei genitori di famiglie colpite, intere comunità indignati e vari media nazionali al momento segnalato un abuso da parte di sacerdoti cattolici, da vescovi a cure semplici città e capoluoghi di distretto, e si è verificato tra il 2001 e il 2015. Si descrive caso per caso e la situazione giuridica è che ogni sacerdote:
Sacerdote: Jairo Alzate Cardona
Località: Pereira
Vittima: Il ragazzo, 10
Anno: 2011
Ricorrente: Madre del bambino
Crime: Il padre di Alzate Cardona era un professore di scuola di El Dorado ed era determinato a punire, non tralasciando pausa, i piccoli di 10 anni. Il sacerdote ha approfittato della chiusura con il ragazzo per baciarlo, toccarlo e costringerlo a fare sesso orale con lui. Il bambino è tornato a casa disgustato per lavarsi la bocca. La madre ha cominciato a notare lo strano comportamento del figlio e molestato un giorno a dirgli la verità. Il ragazzo ha confessato tutto. Era tranquillo per sei mesi perché Alzate Cardona ha minacciato di uccidere sua madre, se avesse parlato.
Stato del caso: Jairo Alzate Cardona era colpevole hayado il Secondo Tribunale penale Circuit Pereira e condannato a sette anni di carcere.
Sacerdote: Efraín Rozo
Località: California, Stati Uniti
Vittime: due bambini sotto i 14 anni
Ricorrente: Se stesso
Anno: 2006
Crime: A Efraín Rozo 88 anni è diventato il primo sacerdote colombiano a confessare crimini che abusano due bambini sotto i 14 anni in California, Stati Uniti.
Stato attuale: Il sacerdote è stato assolto.
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Sacerdote: Adrian Wilson Fraga
Vallejo. Vittima, ragazza di 12 anni
Ricorrente:. Il padre di Omar Bolaños ragazza
Città: Pasto, Nariño
Criminalità: Sulla base del suo status di prete, Fraga Vallejo ha vinto la fiducia della famiglia e sistematicamente Bolaño ripetutamente violentata la ragazza di 12, lasciandola incinta.
Situazione Caso: Di fronte accuse di famiglia Bolaño, il sacerdote è stato chiamato a presentarsi spontaneamente al pubblico ministero, ma non ha mai fatto. E ‘stato inoltre invitato tre volte per un esame del sangue è fatto per controllare il suo DNA, ma anche rifiutato. Prima dello scandalo la chiesa ha deciso di trasferirlo alla parrocchia di San José Obrero di Pasto. Data la riluttanza del sacerdote a comparire davanti alle autorità, l’accusa ha inviato un ricercatore ma Fraga Vallejo sfuggito quel pomeriggio. Da allora la sua sorte sono sconosciuti.
Priest:. Luis Enrique Duque Valencia
Vittime: due bambini di 7 e 8 anni
Anno: 2007
Città: Libano, Tolima
Crimine: I due bambini erano figli di profughi che erano venuti da Villahermosa per sfuggire alla guerra. Si stabilirono in Libano e Duque Valencia visto una consolazione spirituale per il dolore che affliggeva. Il sacerdote non è solo consigliato, ma far loro essere bambini in parrocchia poche notti. Un paio di fratelli ha lasciato a rimanere nel suo letto dove si spogliava, toccato e costretti ad avere rapporti sessuali. Uno dei bambini ha subito diverse operazioni in quanto in violazione, il sacerdote ha strappato i suoi genitali.
Caso situazione: nonostante il dioscesis Libano, presieduta da monsignor José Miguel Gomez, cercato di proteggere il sacerdote spostandolo in una chiesa a Ibague, il sacerdote è stato giudicato colpevole da un giudice nel capitale di Tolima e condannato a 18 anni di carcere , sta ancora scontando quella frase.
Priest:. José Mena Abbey
Vittime: Ragazza 15 anni
Anno: 2001
Criminalità: Lo stupro di un minore di 15 anni nella città di Esteli, Nicaragua.
Stato del caso: Abbazia di Mena, nato a Choco, è tornato in Colombia dopo aver violentato la ragazza nel 2001. Sei anni dopo fu catturato a Villa Luz de Bogotà. Anche se la giustizia nicaraguense così necessaria per l’estradizione, il governo non poteva fare niente perché non c’è accordo con tale paese.Mena Abbey è attualmente latitante
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Sacerdote Jose Antonio Zapata Vittima: nove anni
Anno: 2009
Luogo: città di Juliaca, Puno, Perù
Criminalità: Il sacerdote colombiano, residente in Perù, violentate un bambino sotto i nove anni con la sindrome di Down.
Situazione Caso: Siete liberi e che sia scomparsa.
Sacerdote: Luis Felipe Correa
Vittima: 11-anno
Anno: 2012
Luogo: Pace Ariporo, Casanare
Criminalità: abusi sessuali, e ripetutamente, un ragazzo di 11 anni. Il sacerdote lo ha pagato soldi per la sua vittima non dirlo a nessuno. Alla fine il ragazzo non resiste e disse a sua madre che l’abuso era oggetto. Il vescovo della diocesi di Yopal vescovo Misael Vacca Ramirez, subito ritirato il sacerdote della sua chiesa.
Stato del caso: il sacerdote è detenuto in carcere a Yopal.
Criminalità: Il vescovo della Chiesa Vecchia cristiano cattolico molestato sessualmente, attraverso il tuo account Facebook. Uno dei messaggi inviati al giovane ha detto: “Posso immaginare che si andare al cinema, una discoteca gay e sientiéndome orgogliosi di essere con voi.” ‘Baby’ e ‘pulcino’ sono due dei soprannomi con cui Japson Giraldo molestato il ragazzo. Uno dei suoi più stretti collaboratori resi conto del fatto e lo ha riferito alla giustizia.
Caso Stato: Per due anni è rimasto libero Japson Giraldo, ma nel gennaio scorso 6 polizia lo ha catturato in Soacha. Sta aspettando la sua condanna.
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Sacerdote: Pietro Abelardo Ospina
Località: Philadelphia, Caldas
Anno: 2008
Vittima: sotto i 12 anni
Ricorrente: la stessa vittima,
Criminalità: stupro e picchiando un braccio per rompere il suo chierichetto, di 12 anni.
Stato di caso: Quattro mesi dopo aver denunciato il caso, Ospina è stato arrestato. E ‘durato due mesi rinchiusi fino a quando non è stato assolto. La famiglia del bambino appello, e il sacerdote è stato condannato a 21 anni di carcere nel 2012.
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Mons Fernando Rocha Piñeros Vittima: bambino di 9 anni
Anno: 2007
Luogo: Bogotá
Criminalità: Il sacerdote Fernando Rocha Piñeros, a 77 anni, ha guidato la Fondazione Camera dei bambini senzatetto quando fu accusato di toccare un protetto che aveva solo 9 anni.
Caso di stato: Il sacerdote è stato riconosciuto colpevole e ha ricevuto una condanna di quattro anni che si è riunito a La Picota prigione a Bogotà. Era la prima volta che un vescovo condannato per pedofilia in Colombia.
Sacerdote: Juan Carlos Patino Arango
Vittime: due figli di 11 e 9
anno: 2007
Località: Houston, Texas.
Crime: A metà degli anni ’90 il sacerdote colombiano è arrivato alla chiesa di S. Francesco di Sales a Houston e la fiducia della loro comunità ha vinto. Ci ha preso per abusare di due minorenni.
Caso Stato: Il sacerdote è in fuga dalla giustizia.
Sacerdote: William de Jesús Mazo
Anno: 2009
Luogo: Cali
Vittime: tre fratelli 10, 11 e 12
Ricorrente: madre della vittima
Criminalità: i tre fratelli invitati a passare la notte con lui in canonica. I bambini, deliziato su invito di un messaggero di Dio sulla terra, nessuna resistenza alle intenzioni del sacerdote che l’ha violentata ripetutamente. Per tenere i bambini tranquillo, il padre ha dato loro biciclette, skateboard, letto e mercati settimanali. La madre dei bambini non ritarderebbe a realizzare la verità
Situazione attuale: E ‘stato giudicato colpevole di questo crimine pagando una penale di 33 anni.
Sacerdote: Guillermo Jimenez
Località: Bogota
vittima 12 anni Bambino
Ricorrente: Studenti della Scuola clarettiano di Bosa
Criminalità: Guillermo Jimenez non era solo un sacerdote, ma è stato il rettore della scuola cattolica di Bosa a Bogotá. Uno dei suoi studenti filmato durante la riproduzione di un bambino di 12 anni in classe. Il video è stato trasmesso sul programma giorno settimo.
Situazione attuale: Dopo lo scandalo è stato rimosso da Bogotà a Medellin dove ha lavorato fino al 2014, nella parrocchia di Gesù di Nazareth. Quando è libero.
Casi particolari:
Sacerdote: Joseph Isaac Ramirez
vittima 14 anni.
Località: Bogota
Anno: 2012
Whistleblower: residenti del quartiere Primavera Bogota
Criminalità: stupro di sotto dei 14 anni.
Situazione caso: dopo la comunità di quartiere nel sud di Bogotà ha fatto una mobilitazione intorno alla sua innocenza, il sacerdote è stato assolto, dopo tre anni di essere a La Picota, e oggi viene rilasciato.
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Sacerdote: Julio Cesar Guarin Sosa
Vittima: ragazza di 16 anni
Località: Yuba, California Stati Uniti
Anno: 2013
Criminalità: Abuso sessuale di 16 anni
Caso di stato: Il sacerdote è fuori su cauzione.
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Sacerdote: Leon Dario Londoño Baena
Vittima: 14 anni
Luogo: Thames, Antioquia
Anno: 2011
Stato di caso: accuse che sindacalizzati il sacerdote di aver stuprato una ragazza di età compresa tra 14 sono stati respinti. Un giudice, vedendo la forza delle evidenze, un ordine del tribunale emesso contro di lui, ma, fino ad ora, dopo essere stato detenuto per diversi giorni nel 2011, gode di assoluta libertà.
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Priest: David Solano
Vittime: 4 bambini dell’orfanotrofio Rocca Di Papa Italia
Anno: 2003
Criminalità: Il, molto vicino alle affezioni dei club Inter e Roma il Calcio italiano, nortesantandereano padre la sua permanenza in orfanotrofio Rocca Di Pappa in Italia per aver abusato sessualmente di quattro ragazzi.
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Sacerdote: Gesù Mantilla Emiro Vittima :. ragazza di 11 anni
Anno: 2010
Criminalità: Padre Emiro Gesù Mantilla è stato accoltellato a morte da una ragazza di 11 anni che, stanco della stupri sistematici a cui è stata sottoposta, ha deciso di attaccare il prete.
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Sacerdote: Jaime Vasquez Alonso Bustamante
Vittima: Giovane 16
Anno: 2013
Ricorrente: la vittima
Stato attuale del caso: Il rappresentante della fotocamera e parroco nega aver abusato sessualmente di una ragazzina di 16 anni e assicura che questi incontri sono stati consensuali