È una brutta storia di abusi sessuali, una delle tante che purtroppo hanno per protagonista un prete: questa avviene a Rozzano, alle porte di Milano, nel 2011, e viene alla luce molto tempo dopo.
Ma nel processo in corso al sacerdote accusato di violenza sessuale, fa irruzione una novità che getta una luce ancora più pesante sull’intera vicenda. Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa: sono Mario Del Pini e Pierantonio Tremolada, arcivescovi di Milano e di Brescia.
Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dal Vaticano per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure proprio papa Bergoglio ha designato Del Pini alla nuova carica, pochi mesi fa.
La violenza avviene nella abitazione privata del giovane sacerdote, che chiede e ottiene alla famiglia di un ragazzino di ospitarlo al termine di una giornata di studio e di preghiera. E il prete se lo porta a letto. Lo tocca, lo abbraccia. L’indomani, a scuola, è cos’ scioccato che gli insegnanti chiamano la famiglia. I genitori raccolgono le sconvolgenti ammissioni del figlio: sono bravi cattolici, invece che dai carabinieri vanno dal parroco. E qui inizia il loro lungo scontro con il muro di gomma della Curia milanese.
Siamo a ridosso di Natale, l’episodio avviene il 22 dicembre. Due giorni dopo nella parrocchia di Rozzano si precipita Del Pini,allora arcivescovo vicario di Milano, il vice del cardinale Angelo Scola, inviato d’urgenza a gestire l’emergenza. E’ lui a raccogliere le prime ammissioni del prete, che conferma di avere invitato il ragazzino a dormire nel suo stesso letto, e di averlo abbracciato solo per evitare che cadesse. Il prete viene spostato d’urgenza, e alla famiglia viene garantito che verrà avviato un percorso di recupero e di cura, lontano dai contatti con altre potenziali vittime. Ma nei mesi successivi la famiglia scopre che il pedofilo è stato solo spostato in un’altra parrocchia, addirittura come responsabile della pastorale giovanile: A quel punto, indignati, si rivolgono direttamente al cardinale Scola. Il quale prima cerca di dare la colpa di tutto al suo predecessore, Dionigi Tettamanzi; poi manda a incontrare la famiglia i suoi collaboratori più fidati: prima Tremolada, poi Del Pini. La famiglia registra entrambi gli incontri. E sono queste registrazioni che finiscono agli atti del processo.
Emerge che Tremolada difende apertamente il prete, io non posso dire che don Mauro è un pedofilo lo dovremmo aiutare, sicuramente, ma da qui a dire che sicuramente così e che dobbiamo toglierlo da ogni contatto con le persone, ecco qui c’è quello spazio di valutazione di cui noi ci assumiamo la responsabilità. Il prelato, insomma, rivendica il buon diritto della Curia di lasciare il prete in condizioni di nuocere. La famiglia, ovviamente, è insoddisfatta, insiste. E tre mesi dopo, a settembre 2012, ottiene di incontrare anche Mario Del Pini. Anche questo incontro viene registrato. Si scopre che Del Pini rivendica a se stesso la decisione di mandare don Mauro nella parrocchia di Legnano. Davanti alle proteste dei familiari, dice di essere stato male informato. Ma anche dopo l’incontro non denuncia il pedofilo né alla Chiesa né alla magistratura italiana.
Nei giorni scorsi, la famiglia della vittima ha ritirato la costituzione di parte civile dietro il versamento di centomila euro. Non si sa chi li abbia versati.
Milano, il caso don Mauro Galli continua a riservare nuove sorprese, a soli pochi giorni dall’udienza fissata dal giudice dott. Ambrogio Moccia del tribunale di Milano prevista per il prossimo 10 ottobre ore 9.30 sezione V aula 5 dove potrebbero essere già sentiti i primi testimoni tra cui non è escluso possa comparire anche il nome di mons. Mario Enrico Delpini appena eletto da Papa Francesco Arcivescovo di Milano, emergono nuovi preoccupanti documenti.
Mons. Delpini farà appena in tempo a fare il suo ingresso ufficiale nella cattedrale Metropolitana il 24 settembre che già sarà costretto ad occuparsi non tanto della diocesi o dei fedeli ma di una “grana legale”, attraverso lo studio penalista del prof. Mario Zanchetti al servizio della potente curia Milanese e specializzato in reati di pedofilia all’interno del clero.
Riguardando gli articoli che abbiamo già qui pubblicato si evince la linea omissiva di mons. Delpini: 1) aveva saputo dal parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, pochi giorni dopo il fatto (siamo nel dicembre del 2011) che don Mauro Galli (all’epoca dei fatti prete degli oratori di Rozzano) aveva portato nel proprio letto un minore; 2) aveva personalmente deciso di mettere a tacere la vicenda (non aveva iniziato nessuna Indagine Previa – indagine canonica, ne tantomeno denunciato il fatto alla procura della repubblica) dando invece precise indicazioni e disponendo l’immediato spostamento del don Galli in un altra parrocchia della Diocesi (a Legnano), come responsabile della pastorale giovanile di ben quattro oratori frequentati, come ovvio che sia, da bambini di famiglie che hanno la massima fiducia nella chiesa, esattamente come l’avevano i genitori del minore di Rozzano.
Tuttavia non ci saremmo certamente aspettati che la Santa Sede e la Congregazione per la Dottrina della Fede che sapevano perfettamente del maldestro operato di mons. Mario Delpini (utilizziamo il termine “maldestro” prendendo in prestito testualmente la definizione offerta e scritta dal Cardinale Angelo Scola che si riferiva appunto all’operato dei suoi collaboratori
Non ci saremmo mai aspettati che sia la Santa sede che la Congregazione per la Dottrina della Fede fossero perfettamente al corrente dei fatti, avendo a disposizione documenti, esplicite denunce e testimonianze ben prima di nominare l’ex vicario generale Mons. Delpini quale Arcivescovo di Milano, quando già da tempo il Santo Padre Papa Francesco aveva con forza e in più occasioni proclamato la famosa “Tolleranza Zero” verso la piaga della pedofilia all’interno del clero ed in particolare verso i Vescovi che si macchiano del “peccato” di omissione per questi casi…”
Il 22 marzo 2016, cioè ben prima della nomina del nuovo Arcivescovo di Milano Mario Delpini, la Nunziatura Apostolica riferisce che la Congregazione per la dottrina della Fede (che ha anche il dovere di giudicare l’operato dei Vescovi), ha ricevuto la missiva relativa alla denuncia del comportamento degli allora collaboratori del Cardinale Angelo Scola, mons. Mario Delpini ex vicario generale e mons. Pierantonio Tremolata ex Vescovo ausiliario oggi Vescovo di Brescia, riferisce di aver preso a cuore la vicenda, ringrazia i famigliari della vittima per la sincera apertura e il coraggio nell’aver esposto denuncia (fornendo ovviamente prova documentale di quanto dichiarato) e si impegna a tempo debito, cioè al termine del processo in corso (riferendosi al processo relativo a don Mauro Galli)di esaminare la denuncia e relativo materiale.
Nel frattempo tuttavia, evidentemente con scrupolosa coscienza, prima del termine del processo o comunque prima che fosse emanata o resa nota alcuna sentenza la santa sede decide di nominare mons. Delpini Arcivescovo di Milano e mons. Tremolata Vescovo di Brescia.
Non avendo alcun riscontro rispetto all’esito delle citate “analisi a tempo debito”, non ci resta che seguire con attenzione il corso del Processo che attende la prossima udienza il 10 ottobre presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano ore 9.30 aula 5; non ci resta che attendere l’eventuale testimonianza che potrà fornire direttamente Mons. Delpini in una delle prossime udienze: capiremo se confermerà di aver appreso da don Carlo Mantegazza del presunto abuso nei giorni immediatamente dopo il fatto o se viceversa don Carlo ha giurato il falso, capiremo se confermerà di aver acquisito la confessione diretta da parte di don Mauro Galli pochi giorni dopo il fatto (che dichiarava di aver dormito con il minore…), capiremo se confermerà di aver deciso lui lo spostamento di don Mauro ancora una volta a contatto con i minori, come se nulla fosse, non denunciando il caso e liquidando/rassicurando la famiglia circa l’impossibilita che il Galli fosse nuovamente in relazione con i minori; capiremo se confermerà di aver attivato lui personalmente la difesa e tutela legale di don Mauro Galli, capiremo in altre parole esattamente il ruolo, le decisioni, le responsabilità assunte sapientemente e in prima persona da Mons. Delpini tanto da meritarsi di essere elevato ad Arcivescovo di Milano in perfetta sintonia con quanto proclamato dal Papa sul tema specifico nella lotta alla pedofilia e omissione da parte dei Vescovi.
Nel frattempo trapelano già altre interessanti indiscrezioni, pare ci siano almeno una decina di registrazioni dei colloqui, di cui probabilmente alcune già da tempo a disposizione della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Nunziatura Apostolica e il Santo Padre, oltre che la Magistratura, che possano svelare l’autentico pensiero di Mons. Delpini (e Mons. Tremolada) rispetto alla sua stessa gestione del presunto caso di abuso sessuale.
In attesa di nuovi elementi, e in funzione del quadro che si andrà a delineare anche attraverso il processo penale, saremo curiosi di vedere come verranno risolte, se verranno mai risolte, le attuali evidenti contraddizioni rispetto a quanto enunciato da Papa Francesco che per altro invita a denunciare con nomi e cognomi come nello specifico caso è stato denunciato esplicitamente al Santo Padre Mons. Delpini e Mons. Tremolata, contraddizioni con le Linee Guida della Cei per i casi di Pedofilia che impongono l’immediato avvio delle indagini da parte del Vescovo anche solo in presenza di un sospetto di abuso e il tassativo divieto di spostare il prete sospettato a svolgere un incarico con i minori almeno fino al termine delle indagini, evidenti contraddizioni rispetto alla prevista sospensione dei Vescovi in caso di comportamento omissivo come quello del Vescovo Delpini e l’attuale sua promozione.
Man mano che si avvicina la data della prossima udienza del processo penale che vede imputato Don Mauro Galli, emergono ulteriori dettagli che delineano più chiaramente il “protocollo” adottato dalla Diocesi, ed in particolare dai suoi massimi rappresentanti, nella gestione di questi crimini. Don Galli è accusato di aver approfittato sessualmente di un minorenne portandolo nel suo letto nella parrocchia di Rozzano (Milano), in occasione del percorso di preparazione al Natale 2011 che don Mauro stesso aveva organizzato per i ragazzi della parrocchia. L’udienza si terrà nella quinta sezione penale del Tribunale di Milano il prossimo 21 settembre, e vede coinvolti anche la Diocesi di Milano oltre che la parrocchia di Rozzano.
Come si suol dire “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”! Infatti, anche senza essere investigatori, anche solo analizzando con un minimo di attenzione i dati certi fino ad ora emersi, ci si rende conto di come, con molta superficialità, la curia gestisce malamente e con supponenza, tipica di chi probabilmente si sente impunibile e non è abituato a dover rendere conto del proprio operato, i casi di abusi o presunti tali all’interno del clero.
Abbiamo già pubblicato in un recente articolo dal titolo: Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada? (8 luglio 2017) la lettera che il cardinale Angelo Scola aveva inviato ai familiari allegando una Nota redatta dai suoi collaboratori, lettera inviata il 13 marzo 2015, quando i collaboratori di Scola che si erano occupati dall’inizio del caso erano l’ex vicario generale Mons. Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, e Mons. Pierantonio Tremolata, oggi Vescovo di Brescia.
In quella occasione ci eravamo concentrati sulla palese falsità espressa dai collaboratori del Cardinale dove si attribuiva la scelta dello sciagurato spostamento dell’imputato don Galli, dalla parrocchia di Rozzano a quella di Legnano, ancora con il medesimo incarico nella gestione e formazione dei minori: testualmente si affermava che tale spostamento sarebbe stato deciso dal Cardinale Tettamanzi nel marzo 2011: …questa decisione era già stata assunta (risale infatti all’inizio del marzo 2011)… Un fatto certo: nel marzo 2011 don Mauro non era ancora ordinato sacerdote! Sempre in quella Nota era stato motivato lo spostamento con “difficoltà” del sacerdote “relativa al rapporto con la comunità di Rozzano”: quindi Tettamanzi, secondo i collaboratori di Scola, avrebbe già previsto difficoltà di rapporto con i parrocchiani di Rozzano del novello sacerdote ancora prima di Ordinarlo, assegnarlo a Rozzano come sacerdote incaricato della pastorale giovanile tanto da prevederne già il successivo spostamento. Aveva una “sfera di cristallo”?
C’è da dire che don Mauro già da qualche mese frequentava l’oratorio di Rozzano come diacono nei fine settimana: ma per quale motivo Tettamanzi avrebbe quindi assegnato il Prete a Rozzano, una volta ordinato, se immaginava che ci sarebbero stati problemi relazionali proprio con Rozzano? e tutto questo già da marzo 2011 cioè ben prima che don Mauro fosse appunto Ordinato, destinato a Rozzano, essere accusato di un abuso sessuale e quindi trasferito a Legnano.
Un altro fatto certo: all’epoca del presunto abuso (dicembre 2011) il Cardinale di Milano era Angelo Scola. Un tentativo maldestro di coprire scelte inadeguate da parte non del Cardinale Tettamanzi che invece all’epoca dei fatti era già in pensione ma da parte dei collaboratori del cardinale Scola all’epoca arcivescovo di Milano ed in particolare da parte di Mons Delpini, all’epoca Vicario di quella Zona, e quindi Vicario generale e principale collaboratore di Scola.
Sappiamo che i Vescovi italiani hanno estrema facilità/possibilità nel proteggere i sacerdoti accusati di pedofilia, infatti non è previsto per loro l’obbligo di denuncia alla Procura della Repubblica. Questo probabilmente consente il dilagarsi di situazioni di insabbiamento con atteggiamenti, come questo, di estrema supponenza: una semplice Nota piena di fatti non veri. Anche il mentire palesemente con la presunzione di liquidare i familiari, i fedeli che chiedono spiegazioni, che viceversa si aspetterebbero di essere rincuorati dai vertici della chiesa, che si aspetterebbero di trovarsi almeno in quel contesto in buone mani: vengono invece evidentemente gestiti come un banale fastidio da fermare ad ogni costo raccontando qualsiasi cosa, anche se non trova alcun riscontro nella realtà.
Ma il diavolo fa le pentole, non i coperchi! La Nota pur nelle sue scarne righe di spiegazione, col tentativo di tranquillizzare i familiari, afferma che una volta compreso che in realtà non si trattava di semplici difficoltà di rapporto con la parrocchia: …“Non appena è stato chiaro che la difficoltà di Don Mauro non era semplicemente relativa al luogo ma al rapporto con i giovani, il sacerdote è stato trasferito…” per dare maggiori garanzie i collaboratori del Cardinale precisano che Don Mauro non poteva più avere contatto con i giovani, che dal 1 SETTEMBRE 2013 è stato trasferito a Roma (distante da Milano) dove: …“a differenza degli altri alunni del Pontificio Seminario Lombardo, gli è stato imposto di non svolgere alcuna attività pastorale, neppure nel fine settimana.“…
Inoltre segnalano che il 21 gennaio 2015 ha preso avvio nei confronti di Don Mauro il procedimento canonico previsto per i casi di presunti abusi del clero sui minori.
A smentire tali lapidarie garanzie ci sono però i fatti inconfutabili di cronaca:venerdì 25 luglio 2014 (ben dopo il 1 settembre 2013) data in cui, secondo la Nota, il Don Mauro doveva essere a Roma con l’imposizione perentoria di non svolgere attività pastorali neppure nel fine settimana (e ben prima che la curia avviasse il procedimento canonico, 21 gennaio 2015), Don Mauro viene invece ripreso da diversi telegiornali nazionali in quanto ha trovato un neonato abbandonato nei pressi della cappella dell’ospedale San Giuseppe di Milano dove il Galli stesso era parroco.
La cronaca nazionale e locale riporta le parole che Don Mauro riferisce ai giornalisti in seguito all’evento (corriere della sera Milano/Cronaca 26 luglio 2014 Redazione Milano online): (leggi) …“Don Mauro ieri sera rientrando da un suo giro del quartiere ha deciso di fermarsi nella cappella a pregare. <Non lo faccio mai – racconta oggi il parroco della chiesetta che si trova all’interno dell’ospedale San Giuseppe…>”
(Repubblica.it – Milano 26 luglio 2014) (leggi) …“Rientrando da un giro del quartiere, Don Mauro ha deciso di fermarsi nella cappella per pregare…”
Ma come è possibile che Don Mauro Galli si trovasse a Milano dove poteva tranquillamente girare per il quartiere, giorno e notte senza alcun controllo? Era il parroco del San Giuseppe di Milano… così esercitava la vigilanza la Diocesi di Milano come descritta dalla stessa “scrupolosa e coscienziosa”?
MILANO – Secondo Papa Francesco Mario Delpini è l’uomo giusto al posto giusto, “il prete che si occuperà delle periferie”. Ma siamo sicuri che Bergoglio, nel nominare monignor Delpini nuovo arcivescovo di Milano, sia stato ben consigliato? Qualche dubbio, in proposito, è lecito.
Il ragazzino molestato
Siamo nel 2011, quando scoppia lo scandalo di don Mauro Galli, un sacerdote di Rozzano, periferia milanese, accusato di molestie sessuali su un ragazzino dell’oratorio. Don Carlo Mantegazza, il parroco, rende agli inquirenti una dichiarazione choc: dice di essere venuto a conoscenza dei fatti il giorno 21 dicembre 2011 (ovvero il giorno dopo gli abusi) e di aver informato immediatamente i suoi diretti superiori, in primis il vicario episcopale monsignor Mario Delpini, nonché il responsabile della formazione permanente del Clero – colui che seguiva i sacerdoti appena ordinati – monsignorPietrantonio Tremolada(oggi vescovo). Delpini, dunque, sa del gravissimo fatto.
Il trasferimento
E cosa fa l’allora vicario di zona? Dispone il trasferimento di don Mauro Galli ad altro incarico, cosa che avviene nel gennaio 2012, quando il sacerdote accusato di molestie viene allontanato da Rozzano. Ma ciò che lascia esterrefatti è la nuova destinazione scelta dalla Curia, che lo nomina vicario parrocchiale a Legnano (parrocchia di San Pietro) e lo incarica di seguire la pastorale giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambino Gesù, dei Santi Magi e del Santo Redentore. In altre parole, un prete su cui pende il sospetto di pedofilia viene mandato a occuparsi di minorenni.
Nessun provvedimento
Nel 2014 lo scandalo scoppia ufficialmente e diventa un caso di cronaca giudiziaria. Fino a quel momento monsignor Delpini non ha assunto alcun provvedimento disciplinare nei confronti del sacerdote accusato di pedofilia né ha avviato alcuna indagine canonica. Lo spostamento di don Mauro Galli a Legnano avviene in forma ufficiale il primo giorno di marzo 2012, quando la notizia del presunto abuso è nota in Curia da almeno 3 mesi. Eppure Delpini ne dispone il “trasferimento a gestire gli oratori estivi di Legnano”, con una comunicazione quasi burocratica. Perché il nuovo arcivescovo di Milano si sia comportato in questo modo, resta un mistero.
Il prete nelle chat gay
Il secondo episodio dubbio è del novembre 2013. In una fredda domenica di autunno, ad Arconate – piccolo paese di 6.500 abitanti dell’hinterland milanese – giunge un alto prelato della curia e sale sul pulpito per parlare alla comunità cristiana. Deve leggere una comunicazione importante rivolta ai fedeli: il parroco, don Cesare Corbetta (con un passato a Parabiago, nella frazione di Villastanza, e a Magenta), sarà allontanatodal paese: pochi giorni prima è stato scoperto da alcuni giornalisti di un settimanale locale mentre cercava sesso gay nelle chat su internet, con il nickname ‘Birillo64′. Oggi, a distanza di 3 anni e mezzo, quell’alto prelato diventa l’uomo più potente della chiesa lombarda. E’ Mario Delpini, classe 1951, che papa Francesco ha nominato nuovo arcivescovo di Milano. Un sacerdote umile e per bene, dicono di lui. Ben voluto e amato da tutti. Sicuramente sarà così, ma quello che in molti non sanno è che fu proprio lui, monsignor Delpini, a stabilire la linea di condotta della Curia di fronte al clamore mediatico di un sacerdote che dal pulpito predicava i valori della famiglia e in privato, nel suo studio, cercava avventure erotiche su internet. Una linea fatta di silenzi e di fughe, di omertà e depistaggi.
Il silenzio e la fuga
Torniamo allora a quel novembre del 2013, quando lo scandalo di don Cesare Corbetta, che dietro al nickname ‘Birillo 64’ nascondeva il peso insostenibile della sua omosessualità e la contraddizione tra il suo ruolo e la su natura, travolge la piccola comunità di Arconate. Per questo arriva Delpini. E decide le sorti del sacerdote omosessuale, del quale è stato professore di latino al seminario di Venegono Inferiore, nel Varesotto. Nel più totale silenzio della Curia, che si rifiuta di rilasciare dichiarazioni alla stampa, don Cesare viene allontanato e mandato a Cantù, sua città natale. Anche qui, niente da fare. Il sacerdote ci ricasca. Ma la Curia milanese, di togliergli l’abito talare e magari liberarlo da un peso diventato insostenibile, nemmeno ci pensa. Altro giro, altra corsa: questa volta l’ex parroco viene mandato ‘in esilio’ a San Bartolomeo in Val Cavargna, piccolo paesino sperduto in provincia di Como, ai confini con la Svizzera. Una sorta di ‘refugium pecatorum’, ci diranno poi gli abitanti del posto, dove la Chiesa ha l’abitudine di confinare i preti che creano imbarazzo. Dietro la scelta della Curia c’è sempre la mano di Delpini, che ‘blinda’ il sacerdote e gli impone un periodo di riflessione e preghiera, lontano dal caos mediatico.
La promozione
Perché il neo arcivescovo si sia speso così tanto per mettere il caso sotto silenzio e per non far spretare don Cesare, nessuno è riuscito ancora a capirlo. Un’ombra, dunque, sul curriculum del successore del cardinale Angelo Scola, che diventa ancora più pesante nel febbraio 2016 quando Delpini, all’epoca Vicario Generale della Curia meneghina, lo nomina segretario del Comitato diocesano per il Giubileo straordinario della Misericordia, che richiamerà a Roma milioni di pellegrini da tutto il mondo. Un incarico importante, che suona come una riabilitazione in piena regola. Il paradosso si compie a ottobre 2016, ultima tappa di questa triste storia: don Cesare viene trasferito a Seveso, città di 23.000 abitanti in provincia di Monza e Brianza, nella parrocchia di San Pietro da Verona. Tra pochi mesi farà il suo ingresso ufficiale nella comunità (per ora vive nell’ex seminario della città, accanto a un santuario) e si occuperà, ironia della sorte, di ‘pastorale familiare’, ovvero di politiche per la famiglia. Una decisione quantomeno discutibile, dietro alla quale c’è sempre lui, il nuovo arcivescovo di Milano. Non sappiamo se Delpini sarà o meno un buon arcivescovo prima di averlo visto all’opera, ma il biglietto da visita con cui si presenta ai fedeli – tra silenzi e protezioni di sacerdoti imbarazzanti – non è certo dei migliori.
Sta ormai circolando da diversi giorni, tra gli addetti ai lavori, che molto probabilmente il neo nominato Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, sarà presto sentito nella Sezione Quinta Penale del Tribunale di Milano, come persona informata sui fatti che vedono imputato don Mauro Galli per il reato di abuso sessuale ai danni di un ragazzino nella parrocchia di Rozzano, fatti risalenti al 2011 quando Mons. Delpini era il vicario del suo predecessore Cardinale Angelo scola, vicario episcopale appunto della zona dove è avvenuto il fatto.
Il caso di don Mauro Galli sta infatti travolgendo con impeto l’appena nominato Arcivescovo della Diocesi più grande al mondo, Mons. Mario Delpini, poiché si apprende da alcune fonti che proprio il nuovo Arcivescovo, già Vicario Generale, avrebbe personalmente raccolto la confessione di don Mauro Galli pochi giorni dopo il fatto (dicembre 2011), il quale ammetteva niente di meno di aver portato nel suo letto matrimoniale il ragazzino(atteggiamento che già di per sé costituisce un abuso).
Mons. Delpini era stato avvisato della gravità della situazione tempestivamente dal Parroco della Parrocchia di Rozzano, Don Carlo Mantegazza(molto probabilmente verrà ascoltato in Tribunale anche il parroco per confermare tale circostanza), ed aveva quindi deciso di verificare personalmente l’attendibilità della segnalazione raccogliendo la confessione direttamente dall’imputato.
Le indiscrezioni raccontano che lo stesso Delpini sarebbe stato interrogato dalla Procura a seguito della denuncia da parte del ragazzo e che abbia dichiarato, sotto giuramento, di aver saputo direttamente da don Mauro, pochi giorni dopo l’accaduto, che quest’ultimo aveva trascorso la notte con il minore nel suo letto matrimoniale nel dicembre 2011.
Sempre Delpini, incalzato dagli investigatori, avrebbe riferito che lui stesso aveva deciso l’immediato trasferimento nella parrocchia di Legnano con l’incarico (scelto da Delpini stesso) di seguire la pastorale giovanile di ben 4 oratori frequentati dai bambini di tutto l’oltresempione. Trasferimento che è avvenuto a metà anno dopo che da soli pochi mesi don Mauro era stato ordinato sacerdote e incaricato a Rozzano.
La comunicazione ufficiale che avrebbero scelto per non dare scandalo ai fedeli sia delle parrocchie di Rozzano sia per quelle di Legnano, che prontamente hanno annunciato a tutte le Messe (come fece lo stesso parroco don Carlo Mantegazza) è a dir poco imbarazzante .
Come anche il successivo altrettanto imminente trasferimento da Legnano a Milano è quantomeno creativo, trasferimento voluto dal Cardinale Angelo Scola sentiti i suoi più stretti collaboratoriper valorizzare i precedenti studi di chimica farmaceutica di don Mauro… Per questo ha lasciato dopo pochi mesi e ancora una volta a metà anno i ragazzini degli oratori dell’oltresempione?!? che dire, un prete chimico è certamente prioritario, e sopratutto urgente dato che i nuovi studi universitari sarebbero incominciati a Roma ben nove/dieci mesi più tardi!!!
Imbarazzante è anche la casuale circostanza temporale: il 24 settembre 2017 il Vescovo Delpini farà il suo ingresso ufficiale nell’arcidiocesi di Milano iniziando il suo nuovo importantissimo incarico ai vertici della Chiesa, a seguito della nomina di Papa Francesco che lo ha voluto promuovere come guida pastorale della Metropoli e solo pochi giorni prima, tre per l’esattezza, il 21 settembre 2017 ci sarà la prossima udienza del processo penale dove probabilmente verranno interrogati i primi testimoni.
Pare che la stampa ed alcune televisioni vogliano seguire il caso con attenzione data l’importanza e la gravità di quanto verrà dibattuto, vedremo se il nuovo Arcivescovo Mario Delpini sarà interrogato in tale circostanza o in un’udienza successiva, ascolteremo dalla sua viva voce se confermerà di aver saputo dal parroco prima, e dall’imputato poi, della circostanza in cui il prete aveva portato nel suo letto nella casa parrocchiale di Rozzano il minore: capiremo se l’arcivescovo Delpini pur sapendo della grave circostanza ha deliberatamente scelto di non segnalare il caso, di non avviare un’indagine interna ma semplicemente di spostare il prete in un altra parrocchia ancora a contatto con i minori.
Milano, 25 marzo 2017. Papa Francesco visita la diocesi di Milano. Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola
Certo è che, se fosse confermato il quadro che si sta lentamente delineando, c’è da domandarsi se è moralmente accettabile per la Chiesa che un Vescovo possa insabbiare un così grave caso di abuso, per altro con estrema consapevolezza avendo egli stesso appurato la circostanza, (per ora limitandosi a considerare anche solo il fatto di aver portato a letto un minore), e contemporaneamente governare quindi una Diocesi così grande e complessa come quella di Milano; o ancor più c’è da domandarsi se è accettabile per il Santo Padre, che proclama di voler estirpare la piaga della pedofilia introducendo, o meglio precisando in forma di Motu Proprio, il reato di omissione da parte dei vescovi prevedendo la rimozione degli stessi, che davanti ad un fatto come quello che riguarda Mons. Delpini, possa effettivamente essere il pastore di così tante anime che vogliono e si aspettano una Chiesa credibile. QUALI SAREBBERO DIVERSAMENTE LE CIRCOSTANZE RICONDUCIBILI AD UN PROVVEDIMENTO SERIO ED URGENTE DI RIMOZIONE DI UN VESCOVO PREVISTE DALLA SANTA SEDE PER QUESTI SPECIFICI CASI? Va riconosciuto a Delpini che ha dichiarato in questi giorni di sentirsi inadeguato mentre il Cardinale Scola lo avrebbe definito maldestro come si legge in una sua lettera da noi pubblicata recentemente, ma un conto è essere inadeguato e maldestro, un altro conto è proteggere un presunto pedofilo (attenderemo l’esito del lavoro della magistratura per questo).
C’è da domandarsi poi se la Santa Sede era all’oscuro di tutto, se non è quindi mai stato avviato un procedimento canonico prima della nomina del nuovo Arcivescovo, e in quel caso perché e di chi è la responsabilità?
C’è da domandarsi quali provvedimenti prenderà la Santa Sede se venisse confermato il comportamento delittuoso di omissione del Vescovo che, va ricordato, non è imputato nel procedimento relativo all’abuso ma coinvolto in quanto persona informata sui fatti.
C’è infine da domandarsi se almeno in questo caso la Chiesa riuscirà ad essere credibile, a dar seguito ai proclami contro la pedofilia all’interno del clero e iniziare finalmente un’importante inversione di rotta liberandosi pubblicamente di personaggi ambigui ed insidiosi.
Va comunque ribadito: sempre se verranno confermate le circostanze della gravissima gestione da parte della Diocesi e della Parrocchia che, ricordiamo, fino ad ora si proclamano ufficialmente con una nota stampa riportata anche dal quotidiano Avvenire in data 7 giugno 2017 per questo specifico caso, assolutamente scrupolose e coscienziose.
Curioso anche il particolare dell’articolo di Avvenire che nel ricostruire sommariamente la vicenda rispetto al trasferimento da Rozzano a Legnano (trasferimento che vedremo in questo procedimento penale se effettivamente deciso da Mons. Delpini) omette probabilmente non a caso di scrivere che don Mauro viene incaricato della pastorale giovanile delle parrocchie di Legnano, l’avvenire si limita a scrivere:
“ …il sacerdote era stato inviato nella parrocchia di Sant’Ambrogio, a Rozzano con l’incarico di coadiutore. Era stato poi trasferito in altre sedi e ad altri incarichi, quindi gli era stato chiesto di iniziare a svolgere la sua missione pastorale, come cappellano, presso l’ospedale Niguarda di Milano in attesa di recarsi a Roma…” Sappiamo ormai bene quali siano questi “altri incarichi”!
Attendiamo quindi l’ingresso ufficiale in diocesi del nuovo Vescovo Mario Delpini il prossimo 24 settembre e, appena prima, la prossima udienza del procedimento penale prevista per il 21 settembre.
Ancora uno scandalo scuote il Vaticano, è il turno del cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia, membro del C9 (il gruppo di nove cardinali che coadiuvano Francesco nella riforma della Curia) e uomo di fiducia di Bergoglio che lo ha voluto tra i suoi fedelissimi, oggi accusato dalle autorità civili non solo di aver insabbiato casi di pedofilia quando era in Australia, ma addirittura incriminato per aver commesso lui stesso abusi su minori.
Nello speciale di Federico Tulli che trovate su LEFT di sabato 7 luglio 2017
Anche se oggi, nell’intento di smorzare quelle che sono state le incoerenti e difficilmente giustificabili scelte di Bergoglio dal Vaticano si grida “al complotto”, va ricordato che le accuse di insabbiamenti nei confronti di Pell non sono una novità recente. Già nel febbraio del 2016 fu ascoltato proprio a riguardo dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child sexual abuse, oggi viene semplicemente formalizzata anche l’incriminazione per pedofilia.
Definire un papa che ha promesso ai quattro venti di fare pulizia e riforme concrete al grido della “tolleranza zero” contro i pedofili e contro coloro che hanno insabbiato casi, che consapevolmente si circonda di personaggi a dir poco chiacchierati sia vittima di un improbabile complotto è un’offesa all’intelligenza umana, altro che complotto al papa, questo è un complotto contro il diritto dei cittadini a una corretta informazione.
Vogliamo parlare in modo onesto di complotto?
Bene parliamo di quello fatto da Bergoglio ai suoi stessi danni allora, perche tra le figure a dir poco ambigue di cui la stampa parla poco stando ben attenta a separare i casi per non dare un quadro troppo completo della situazione, non c’è solo Pell e il nuovo prefetto della C.D.F. Francisco Ladaria Ferrer, altro fidatissimo scelto personalmente da Bergoglio e chissà, magari in futuro oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni dell’operato del pontefice.
Di Ladaria si è subito detto delle gravi accuse di aver insabbiato un caso, quello di don Gianni Trotta, motivo già più sufficiente se si volesse dare almeno una parvenza di coerenza e di serietà con la “tolleranza zero” tanto acclamata, per non metterlo a capo proprio di quell’organo (la Congregazione per la Dottrina della Fede) che ha il compito di giudicare i preti abusatori. Ma anche qui l’informazione è scarna e incompleta perchè il passato di Ladaria non è stato “valorizzato” quanto si dovrebbe.
Non si è detto per esempio che Ladaria non è nuovo alla C.D.F., in passato ne fu il segretario e non era la prima volta che aveva a che fare con casi di pedofilia e i relativi silenzi.
Un altro caso passato anche per le sue mani, è quello del sacerdote della diocesi di Savona, don Nello Giraudo, di cui Ladaria si occupò nel 2010. (vedi allegato a destra)
In quella occasione il vescovo inadempiente si chiamava Domenico
Calcagno, oggi promosso cardinale e meglio conosciuto negli ambienti vaticani come il cardinale Rambo, per via della sua passione per le armi.
Anche lui è un altro fedelissimo di Bergoglio tutt’ora alla presidenza dell’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.
Chissà un domani, anche lui probabile oggetto del prossimo “complotto” della curia romana ai danni del povero Francesco.
E si, questo è un rischio concreto perché il cardinale non è coinvolto solo nelle inadempienze del caso savonese di don Giraudo, ma è anche indagato – sempre a Savona – per malversazione.
Tornando a don Nello Giraudo, la lista di nomi coinvolti in quella sola vicenda va ben oltre Ladaria e Calcagno, c’è anche il nome di colui che nel 2003 era il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tale Joseph Ratzinger (allegato a destra), che non è un omonimo, è proprio lui, il papa emerito non nuovo a simili accuse che nel 2005 lo portarono ad essere citato in giudizio in Texas dove evitò il processo chiedendo l’immunità.
Come finì poi il caso di don Giraudo?
Tra parole, opere e omissioni finì che nel 2005, cioè ben 2 anni dopo il carteggio che vedete, don Giraudo abuserà sessualmente dell’ennesimo ragazzino.
Malgrado ciò, nel 2006, cioè un anno dopo quell’ultimo abuso di minore, Calcagno chiederà a Charles Scicluna – allora Prefetto – di “chiudere un occhio” e superare il giudizio espresso dalla C.D.F. ovvero la riduzione dallo stato clericale.
Questa volta però verrà denunciato anche all’autorità civile e nel 2012 patteggierà una condanna a un anno e sei mesi – con la condizionale – per quel solo abuso del 2005. Per tutti gli altri invece, anche grazie alle inadempienze di cui sopra, sono intervenuti i termini prescrittivi.
Ma altre recentissime scelte di Bergoglio stridono maledettamente con quella “tolleranza zero” tanto acclamata.
Milano, 25 marzo 2017. Papa Francesco visita la diocesi di Milano. Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola
Giusto pochi giorni fa (7-7-17) è stato nominato a Milano il successore del cardinale Scola, monsignor Mario Delpini al quale anche a nome delle vittime della Rete L’ABUSO faccio le mie congratulazioni per la sua importante promozione.
Ma non sono solo scelte azzardate di Bergoglio e farina del sacco altrui.
Guarda l’approfondimento “Non abusare. Il comandamento negato nella chiesa di Francesco” il docu-film sul caso argentino del prete italiano don Nicola Corradi
Francesco ha dato anche del suo, per esempio con il caso del prete pedofilo veronese don Nicola Corradi, denunciato dagli allievi sordi dell’istituto Antonio Provolo di Verona già negli anni 80, nascosto dalla chiesa in Argentina dove nel novembre scorso è stato arrestato per aver reiterato su decine di bambini sordi gli stessi reati che aveva commesso a Verona. (vedi il docu-film argentino)
Ebbene, proprio questo caso, gli fu segnalato nel 2014 – quando era già papa – e sfatando il mito dei segretari che non consegnano le lettere al pontefice, questa lettera (a sinistra) contenente il nome di don Corradi e di altri 14 sacerdoti ancora operanti e in vita accusati di abusi, gli fu consegnata direttamente in mano, ci sono persino le foto! (a destra)
Purtroppo non intervenne ma oggi, solo dopo che la magistratura Argentina ha aperto un’inchiesta arrestando oltre a don Corradi altre 5 persone, Bergoglio manda i suoi ispettori i quali in virtù della “tolleranza zero” e della collaborazione con l’autorità giudiziaria, pretenderebbero dagli inquirenti di accedere al fascicolo, rigettando però l’analoga richiesta della magistratura argentina che vorrebbe accedere a quelli nelle mani degli ispettori papali.
Ma nell’era della così detta “tolleranza zero” di Francesco quello argentino non è l’unico caso in cui il Vaticano nega alla magistratura la documentazione, per esempio, senza dover andare troppo a ritroso, c’è il caso di don Mauro Inzoli.
E’ stato detto che la decisione di Bergoglio ricalca quella presa nel 2012 da Ratzinger, ma non si dice che fu proprio papa Francesco a riabilitare don Mauro accettando nel 2014 il ricorso contro il decreto di riduzione dallo stato clericale emesso in precedenza da Ratzinger.(Comunicato diocesi integrale)
Leggendo le notizie di pochi giorni fa, provvidenzialmente divulgate poco prima che venisse annunciato che Pell era stato incriminato in Australia, si da quasi ad intendere che Bergoglio, in linea con le scelte del suo predecessore abbia cacciato con decisione e pugno duro don Mauro Inzoli.
Ma la “tolleranza zero” di papa Francesco stride anche rispetto a altre inadempienze. Per esempio quelle che furono nel 2014 le richieste della Commissione Onu per i diritti del bambino, la quale raccomandava non solo di prendersi cura delle vittime, ma di aprire alla magistratura gli archivi contenenti i nomi dei preti denunciati alla chiesa, in modo tale che la giustizia civile potesse fare il suo corso. Chiese anche di inserire uno strumento risolutivo oltre che di semplicissima realizzazione, l’obbligo della denuncia per i vescovi all’autorità civile e per far questo, basterebbe un Decreto che il papa può fare.
Concordi non solo riguardo all’inefficacia della commissione di Bergoglio ma anche ai progressi della chiesa in materia di contrasto alla pedofilia, decine di migliaia di vittime in tutto il mondo e le associazioni che le tutelano, con le quali il Vaticano, malgrado i proclami, continua ancora oggi a rifiutare qualunque tipo di dialogo compreso rispondere alle loro lettere.
… continua dopo il video delle vittime al quale Bergoglio non ha mai risposto
Sono all’incirca 17 anni da quando dopo l’indagine dell’ormai famoso team del Boston Globe chiamato Spottlight, il mondo ha preso atto che tra i preti ci sono molti pedofili e quel che è peggio è che la chiesa, come conferma anche l’ONU, ha procedure interne che permettono sistematicamente di insabbiare i casi e di commettere altri abusi.
Dopo 17 anni siamo ancora qui, in una situazione forse peggiore non solo perché non c’è stato un minimo cambiamento concreto ma perché a quanto pare non esiste un altro team come Spotlight che abbia voglia di indagare a fondo e dare un’informazione reale raccontando tutto quello che in questi anni non è cambiato affatto.
Invece, soprattutto sulla stampa italiana, leggiamo continuamente di un papa onnipotente e rivoluzionario che malgrado le vittime di tutto il mondo lamentino la latitanza risolve, licenzia, punisce e processa i vescovi insabbiatori creando un rivoluzionario tribunale, che dopo due anni di propaganda si scopre che quel tribunale tanto osannato non è mai esistito, “era soltanto un progetto” – fa sapere il cardinale Gerhard L. Müller – tra le altre cose sottolinea – inutile – in quanto le norme per processare i vescovi esistono già nel Codice Canonico.
Un papa onnipotente che quando si trova però di fronte a dover concretizzare quanto osannato da tutti i mezzi di informazione possibili e non, improvvisamente si trasforma in un papa solo, con un’intera curia che lo boicotta impedendogli di concretizzare i suoi buoni propositi che fino al giorno prima la stampa vendeva per concreti e efficacissimi.
Un papa che non ha più il potere nemmeno di sfrattare dalla sua chiesa che lui stesso dice di volere umile e povera un cittadino Vaticano come il cardinale Tarcisio Bertone o che non è capace di bloccare un pedofilo come don Nicola Corradi o ancora, reintegrando preti condannati per pedofilia come ad esempio nel caso di don Turturro.
Insomma, dalle stelle alle stalle, un pontefice che da “Superman” diventa quasi incapace li leggere una lettera consegnata a mano o di trovare la finestra dalla quale dice abitualmente l’Angelus…
Una politica che in questi 17 anni e grazie ai complici di papa Francesco non solo ha agevolato l’immobilità della chiesa ad affrontare il problema, ma quel che è peggio è che ha reso sacrificabili altri bambini innocenti, si perché intanto che se ne parla, come si può vedere dalla nostra mappa che raccoglie gli ultimi 15 anni dei soli casi italiani, sembrerebbe che i pedofili continuino ad abusare producendo altre vittime.
Sentir dire oggi che papa Francesco è vittima di un complotto della curia romana, è francamente inaccettabile ma potrebbe essere già un buon inizio se qualcuno di quei giornalisti tanto cari a Bergoglio gli andasse a chiedere conto almeno di quanto abbiamo detto sopra.
Nella prima lettera che il Cardinale Scola ha inviato ai familiari della presunta vittima di don Mauro Galli (13 marzo 2015), allega una Nota, CHE FA SUA, scritta dai suoi collaboratori per chiarire i passi fino ad allora compiuti e quelli che dovranno compiere…
…. UNA NOTA CHE INSULTA L’INTELLIGENZA DI CHI LEGGE…
1. I collaboratori del Cardinale attribuiscono la decisione dello spostamento di Don Mauro da Rozzano a Legnano al fatto che “la notizia di quanto accaduto non è giunta inizialmente con adeguata computezza all’ALLORA VESCOVO“: TENTATIVO DI “SBOLOGNARE” LA RESPONSABILITA’ SUL CARDINALE TETTAMANZI? IN CHE SENSO “CON ADEGUATA COMPUTEZZA?”
Il parroco DON CARLO MANTEGAZZA, e il coadiutore DON ALBERTO RIVOLTA, non avevano spiegato bene a mons. Delpini e mons. Tremolada?
Non era sufficiente l’ammissione di don Mauro stesso di aver portato nel suo letto un ragazzino? Ammissione avvenuta nei due/tre giorni successivi al fatto, quando incalzato dal Parroco, e non solo, gli si chiedeva conto: ammissione avvenuta direttamente almeno in tre momenti diversi in quei giorni sia a don Carlo, sia a don Alberto che direttamente allo stesso Mons. DELPINI come dichiareranno loro stessi, in seguito, alla Procura.
Queste informazioni non erano sufficientemente adeguate per indurre mons. Delpini ad adottare almeno quel minimo di precauzione, di buon senso, nella scelta dello spostamento di don Mauro non a diretto contatto con i minori, con il medesimo incarico come se nulla fosse?
Perché dunque spostarlo immediatamente, a metà anno liturgico, per altro quando don Mauro aveva da poco iniziato il suo incarico a Rozzano?
A parte il buon senso, che evidentemente non è di tutti, sarebbe stato sufficiente seguire le imposizioni precise delle linee guida dalla CEI per i casi di sospetti abusi: per altro in questo caso non ci si trova semplicemente difronte ad un generico sospetto, l’imputato stesso confessa di aver portato a letto il minore. Mons. Delpini non conosce le linee guida della CEI? E’ questo il suo modo di agire scrupoloso e coscienzioso?
2. Sempre l’allora vescovo (quindi secondo la ricostruzione della nota: Tettamanzi) “…ritenendo che si trattasse di una difficoltà relativa al rapporto con la comunità di Rozzano..” (quindi se un giovane sacerdote, appena ordinato da qualche mese, svolge il proprio incarico ed ha delle difficoltà nel rapporto con la comunità viene prontamente spostato a metà anno… incredibile!). NE’ IL PARROCO DON CARLO, NE’ IL COADIUTORE DON ALBERTO HANNO MAI RIFERITO AI SUPERIORI (MONS. MARIO DELPINI E MONS. PIERANTONIO TREMOLADA) DI DIFFICOLTA’ AMIBIENTALI: HANNO DICHIARATO CHE DON MAURO GALLI AVEVA DORMITO NELLO STESSO LETTO CON UN MINORE, NELLA CASA DEL SACERDOTE!
… MA AD UN ATTENTO LETTORE NON SFUGGIRANNO LE MACROSCOPICHE FALSITA’ CONFEZIONATE “AD ARTE”.
3. “… ne venne disposto il trasferimento a una nuova realtà pastorale giovanile, a Legnano; quando, nel settembre 2011, è iniziato il ministero pastorale del Card. Scola a Milano, questa decisione era già stata assunta (risale infatti all’inizio del marzo 2011).”
MA CHI SI VUOLE PRENDERE IN GIRO?
Secondo questa Nota, scritta dai collaboratori del Cardinale Scola, ma che il Card. Scola FA SUA, il suo predecessore (Card. Tettamanzi) avrebbe trasferito don Mauro a Legnano, dopo Rozzano, ANCORA PRIMA CHE DON MAURO FOSSE ORDINATO SACERDOTE!
e ANCORA PRIMA DI DESTINARLO A ROZZANO!
Quindi: prima che don Mauro Galli fosse ordinato sacerdote(10 giugno 2011!), prima che don Mauro Galli fosse nominato vicario parrocchiale a Rozzano (11 giugno 2011!) prima di “immaginare” (per non dire INVENTARE?) che don Mauro Galli potesse avere generiche “difficoltà relative al rapporto con la comunità di Rozzano” (come sarebbe stato possibile se ancora a Rozzano non aveva messo piede???!!!) “qualcuno” avrebbe già deciso (marzo 2011) di trasferirlo da Rozzano a Legnano???!!!
PRIMA CHE DON MAURO FOSSE PRETE, PRIMA CHE FOSSE APPRODATO A ROZZANO, AVEVANO GIA’ DECISO IL SUO TRASFERIMENTO PER PROBLEMI RELAZIONALI CON LA COMUNITA’ DI ROZZANO!
COSI INTENDE GIUSTIFICARSI MONS. DELPINI?
Un altro “goffo” tentativo DEI COLLABORATORI DEL CARDINALE di “insabbiare” tutto? QUESTO SI E’ MALDESTRO!!!
Un altro “goffo” tentativo di non far risultare che tutto ciò era avvenuto quando il Cardinale di Milano era Angelo Scola?
Forse i suoi collaboratori non lo avevano informato a suo tempo (dicembre 2011) di essere venuti a conoscenza del presunto abuso, e con questa Nota mettevano in atto un “estremo tentativo” di non fare sapere al Cardinale come avevano gestito tutta la vicenda?
Forse non pensavano che il Cardinale scrivesse ai familiari del ragazzino ALLEGANDO la Nota così com’era?
Ma il Cardinale Scola, per fare SUA la Nota, l’avrà almeno letta prima di inviarla?
Gli andava bene così?
Si è fidato ciecamente dei suoi collaboratori?
è così che si esercita la vigilanza?
è questa la serietà e l’attenzione che la Curia da alle vicende legate agli abusi sessuali?
è questa la modalità che descrivono essere scrupolosa e coscienziosa?
La parrocchia di Rozzano sapeva della nuova destinazione di don Mauro a contatto con i minori?
Il parroco don Carlo ha vigilato?
ritenevano e ritengono tutti che fosse la scelta più scrupolosa?
Di fatto, la nota stampa della diocesi ha affermato proprio in questi giorni che è scrupoloso agire così, gestire quindi la vicenda dichiarando il falso, tentando di liquidare la vittima e i suoi familiari è coscienzioso: è la coscienza della Diocesi e della Parrocchia?
I collaboratori del Cardinale ci hanno impiegato più di tre anni (dal dicembre 2011 al marzo 2015) per fare questa “ricostruzione dettagliata al Cardinale”: dimostrazione di quanto seriamente sono interessati a sradicare questa piaga, a vigilare, a rimuovere i vescovi che insabbiano questi casi?Tre lunghi anni per non riuscire nemmeno a scrivere una ricostruzione, per quanto falsa, più credibile almeno con le date corrette?
Un Cardinale come Scola che per abusi, o presunti abusi sessuali, di questa gravissima importanza, si accontenta di quattro righe, per altro palesemente false, per liquidare la questione, dimostra inequivocabilmente quanto impegno la Diocesi mette in campo per eliminare questa terribile piaga.
…ma nel frattempo mons. Delpini è stato promosso Vicario Generale (29 giugno 2012, all’epoca era Vicario di zona), e don Tremolada è stato nominato Vescovo il 24 maggio 2014 (quindi ora Monsignore!)
Attendiamo CON PAZIENZA le decisioni del Santo Padre… è troppo aspettarsi una decisione almeno COERENTE con le sue dichiarazioni contro la pedofilia dei preti e contro i Vescovi che insabbiano? O sono solo belle parole?
In una lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai familiari del minore che sarebbe stato abusato da Don Mauro Galli, il Cardinale rinnova le sue scuse e quelle dei suoi collaboratori per alcune scelte che definisce MALDESTRE!
Secondo Scola gli anni trascorsi avrebbero provocato una certa confusione nella ricostruzione dei fatti che ha arrecato ulteriori sofferenze, e in ogni caso NON INTENDEREBBE IN ALCUN MODO GIUSTIFICARE LA CORRETTEZZA DELLA REAZIONE INIZIALE DA PARTE DELL’AUTORITA’ DIOCESANA.
Afferma, sempre il cardinale, che NON E’ STATO VALUTATO CON ADEGUATO RIGORE IL FATTO GIA’ DI PER SE’ ASSAI GRAVE CHE DON MAURO ABBIA PASSATO LA NOTTE CON UN MINORE CONDIVIDENDO LO STESSO LETTO.
Dunque il Cardinale Scola non mette in dubbio il fatto che Don Mauro Galli abbia passato la notte con un minore nel suo letto!
Anche il Cardinale Scola riconosce che i suoi collaboratori hanno compiuto “scelte maldestre”.
Non vi sarebbe quindi dubbio che i più stretti collaboratori del Cardinale, in particolare il Vicario generale Mons. Mario Delpini è il vescovo Pietantonio Tremolada fossero a conoscenza del fatto “assai grave” e ciò nonostante abbiano semplicemente spostato Don Mauro Galli a occuparsi ancora di minori in quattro oratori nella zona di Legnano, senza avviare tempestivamente alcuna indagine Previa come invece previsto dal Diritto Canonico.
Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada sono venuti a conoscenza del presunto abuso almeno da tre persone: dal Parroco di Rozzano, Don Carlo Mantegazza; dal vicario parrocchiale Don Alberto Rivolta, e dall’imputato stesso Don Mauro Galli … e tutto questo già nel dicembre 2011!
L’indagine Previa ha preso avvio il 21 gennaio 2015, ben tre anni dopo la comunicazione in Diocesi del presunto abuso, giusto 6 mesi dopo la denuncia/querela alla Procura della Repubblica.
Questa modalità di gestire lo spostamento di don Mauro ancora una volta con i minori definita dal Cardinale Scola “SCELTA IMPROVVIDA” (si legge sempre nella lettera), compiuta consapevolmente dai sui “MALDESTRI COLLABORATORI”, sarebbe la stessa modalità definita poi “SCRUPOLOSA E COSCENZIOSA” dalla nota stampa della stessa diocesi non più tardi di qualche settimana fa a seguito della citazione in giudizio della diocesi e della parrocchia proprio per il loro modo di vigilare e gestire queste delittuose situazioni?
È evidente il bieco tentativo di volersi defilare e sottrarre dalle proprie gravissime responsabilità, papa Francesco nella LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO» DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO
“COME UNA MADRE AMOREVOLE” (Vaticano 4 giugno 2016) definisce che nel caso di abusi su minori o adulti vulnerabili, la grave mancanza di diligenza da parte dei vescovi, diligenza che deriva dal proprio ufficio pastorale, nel caso di azioni o omissioni che provocano danni a terzi (fisici, morali, spirituali…) possono essere legittimamente rimossi.
Nel caso di mons. Delpini dove i fatti sono certi e inequivocabili, Delpini sapeva dal dicembre 2011 che don Mauro si era portato a letto un minore (fatto di per se stesso grave che costituisce già un abuso), decide scientemente di:
– spostare semplicemente don Mauro ancora a diretto contatto con i minori (in netto contrasto con le linee guida della Conferenza Episcopale Italiana)
– non avviare l’indagine previa prevista dalle norme vigenti, come si legge nella lettera del Cardinale Scola
– non denunciare l’abuso alle autorità competenti
– provocando per altro ulteriori sofferenze come riconosce il Cardinale stesso sempre nella lettera
che tipo di provvedimenti prenderà la Santa Sede, e perché Papa Francesco o la Congregazione per la Dottrina Della Fede non sono ancora intervenute nell’ottica della lettera Apostolica del sommo Pontefice?
Dato che i fatti sono noti, certi e provabili, fatti che rientrano certamente nella categoria di grave negligenza, cosa è lecito aspettarsi?
Nell’attesa di conoscere le decisioni della Santa Sede, continuiamo a seguire il caso con estrema attenzione, caso che riguarda non solo il tema dell’abuso sessuale da parte di Chierici a danno di minori ma anche la questione relativa alla gestione e la responsabilità dei vertici della chiesa stessa che contribuiscono con le loro scelte consapevoli, improvvide e maldestre al perpetrarsi dei reati generando ulteriore sofferenza quando si potrebbe evitare. Vertici della chiesa in questo caso sia Locale (Diocesana), che vedremo Centrale (Roma, Santa Sede) in funzione dei provvedimenti che verranno o non verranno posti in essere.
MILANO – Un’altra svolta nel caso del processo che vede imputato don Mauro Galli per presunto abuso sessuale ai danni di un minore nel dicembre 2011.
Non è più solo don Carlo Mantegazza parroco di Rozzano ad aver denunciato alle autorità che il Vescovo Mario Delpini era a conoscenza dei fatti già dal Natale 2011, ovvero pochi giorni dopo il presunto abuso, ora anche il suo coadiutore don Alberto Rivolta, vicario della Comunità Pastorale di Rozzano pare abbia riferito a Mons. Mario Delfini e Mons. Pierantonio Tremolada la gravità della situazione nei giorni immediatamente successivi al presunto abuso di Don Mauro Galli nei confronti di un ragazzino che frequentava assiduamente l’oratorio di S.Ambrogio, sembra infatti che avesse avvisato direttamente e più volte MONS. MARIO DELPINI chiedendogli con insistenza e determinazione di provvedere affinchè il ragazzino non venisse più in contatto con il Don Galli.
Non solo quindi il parroco don Carlo Mantegazza, che probabilmente ora diventerà un eroe per essere stato il primo ad avere il coraggio di denunciare il proprio vescovo (mons Delpini), o meglio ad aver denunciato di aver informato tempestivamente e con precisione il suo superiore, ma sembra che fossero in diversi all’interno della curia a sapere, tra sacerdoti ed alti prelati.
E quali decisioni furono prese da MONS. DELPINI? Don Mauro Galli fu sì allontanato da Rozzano in tempi molto brevi, ma non fu preso nessun provvedimento (non iniziò nessuna Indagine Previa come previsto dal Diritto Canonico!) e la successiva destinazione verso Legnano prevedeva altresì l’incarico pastorale ANCORA CON MINORI: ben 4 oratori! tutto l’oltresempione.
Ora la patata bollente passa inevitabilmente a Roma, proprio in questi giorni il Santo Padre Papa Francesco annuncerà il successore del Cardinale Angelo Scola e, fino a qualche giorno fa, le indiscrezioni pubblicate su diverse testate giornalistiche davano Mons. Mario Delpini come il favorito, sarà curioso vedere quali decisioni prenderà la Santa Sede nei confronti del Vescovo.
Interessante la coincidenza che proprio alcuni giorni fa Papa Francesco ha fatto l’identikit del “buon prete”:
“Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi” e ancora: “La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo”
Forse finalmente anche all’interno del clero il muro di gomma e di omertà inizia a vacillare grazie a semplici sacerdoti come quelli della periferia di Milano che non riescono più a far tacere la propria coscienza e mettendo in gioco il proprio futuro (saranno trasferiti anche loro?) hanno il coraggio di denunciare questi vescovi che continuano a coprire il comportamento orrendo e criminale di altri sacerdoti impuniti che abusano sessualmente di bambini indifesi, macchiandosi loro stessi del perpetrarsi di tali crimini.
Speriamo che anche in Italia, come a Boston, questi primi timidi segnali possano essere solo l’inizio di un processo di profondo e sincero rinnovamento, allontanando tutti quei personaggi odiosi dai vertici della chiesa stessa, che fanno male alla chiesa e sono di scandalo per i fedeli.
Ci si attende ora un’azione ferma e chiara dal Santo Padre, alla luce dei fatti sarebbe viceversa oltremodo scandaloso ed inaccettabile che venissero promossi personaggi come il Vicario generale di Milano Mario Delpini o ancora peggio, venire a scoprire che anche Roma sapeva e non ha preso provvedimenti.
Nell’attesa di conoscere i provvedimenti che il Santo Padre riserverà a mons. Mario Delpini, continuiamo a seguire il caso con estrema attenzione.
L’Ufficio di Presidenza
Dal repertorio dei passati appelli delle vittime italiane ;
La Diocesi sostiene in un comunicato ufficiale di aver gestito il caso con scrupolo e coscienza.
Ma il parroco DON CARLO MANTEGAZZA, della parrocchia di S. Ambrogio di Rozzano, luogo in cui sarebbero avvenuti i fatti, ha dichiarato in Questura di essere venuto a conoscenza dei fatti il giorno 21 dicembre 2011 (ovvero il giorno dopo!) e di aver informato immediatamente i suoi diretti superiori: il Vicario Episcopale di zona Mons. MARIO DELPINI (ora Vicario Generale e TRA I PROBABILI SUCCESSORI DEL CARDINALE ANGELO SCOLA), nonché il responsabile della formazione permanente del Clero che seguiva i sacerdoti appena ordinati, Mons. PIERANTONIO TREMOLADA (nominato successivamente Vescovo). Stiamo parlando dunque dei giorni precedenti il giorno di Natale 2011.
Don Carlo, dopo aver parlato con entrambi più volte, dichiara che è stato da loro deciso il trasferimento di Don Mauro ad altro incarico, perfezionatosi di fatto nel gennaio 2012, epoca in cui è stato allontanato da Rozzano.
Dunque la comunicazione in Diocesi è arrivata ben prima della querela del 2014. E quali provvedimenti sono stati presi?
Non è stata avviata nessuna indagine canonica (indagine previa, come prevista dal Diritto Canonico), e DON MAURO GALLI è stato spostato in un’altra parrocchia: nel marzo 2012 viene nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia di S. Pietro in Legnano e Incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di S. Teresa del Bambino Gesù, dei Santi Magi in Legnano e di SS. Redentore in Legnanello: AD OCCUPARSI ANCORA DI MINORI!
Lo spostamento di don Mauro Galli a Legnano è avvenuto ufficialmente il 1 marzo 2012: MA LA NOTIZIA DEL PRESUNTO ABUSO ERA GIA’ ARRIVATA IN DIOCESI: ben due Vescovi, proprio Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada lo avevano saputo direttamente del parroco Don Carlo Mantegazza nel dicembre 2011.
Quale scrupolo e quale coscienza?
Per lui concepirono un provvedimento di blando “trasferimento a gestire gli oratori estivi di Legnano”, nonostante la comunicazione del Parroco!
In questi giorni il Papa nominerà il successore del Cardinale di Milano Angelo Scola: sarà mai possibile la nomina del Vescovo Delpini?! E’ così che gli alti vertici della Chiesa intendono estirpare la piaga della pedofilia come più volte annunciato da Papa Francesco?!
I fatti che risalirebbero al 2011 sarebbero avvenuti nell’abitazione del sacerdote dove il giovane si trovava per trascorrere la notte in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo e sarebbe proprio in quella occasione che don Mauro Galli avrebbe approfittato del giovane.
I fatti raccontano di un giovane sacerdote che, forse in una fase di preoccupante vacillanza, si sarebbe avvicinato con troppa tenerezza ad un adolescente, giungendo ad atteggiamenti equivoci e poco consoni, quali dormire insieme in un letto matrimoniale abbracciando il ragazzo “da dietro” negli alloggi di proprietà ecclesiale, adiacenti alla chiesa di Sant’Ambrogio a Rozzano, dove prima egli aveva sede.
Attendiamo la prossima udienza fissata per il giorno 21 settembre e continuiamo a seguire il caso che dunque vede coinvolta la Diocesi di Milano.