Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: antonio provolo

  • Don Antonio Provolo sarà Venerabile. Papa Francesco lo ha autorizzato

    Don Antonio Provolo sarà Venerabile. Papa Francesco lo ha autorizzato

    Purtroppo il suo nome ultimamente viene associato agli scandali sulla pedofilia all’interno dei suoi istituti, ma questi non cancellano quanto di buono fatto dal sacerdote vissuto all’inizio dell’800

    Purtroppo ultimamente il suo nome è accostato ad attività tutt’altro che venerabili, ma lo scandalo pedofilia scoppiato di recente all’Istituto Provolo di Mendoza in Argentina e che anni prima aveva riguardato anche l’istituto veronese non può oscurare quanto di buono fatto in vita da don Antonio Provolo.

    Il sacerdote veronese vissuto tra il 1801 e il 1842 è stato un pioniere dell’educazione ai bambini sordomuti e le sue virtù saranno presto riconosciute dalla Chiesa. Come riferito dal Sir (Servizio di informazione religiosa), Papa Francesco ieri, 27 febbraio, ha parlato con il prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato. Il pontefice ha dato l’autorizzazione per promulgare i decreti con cui sarà riconosciuto un nuovo beato e sette nuovi venerabili servi di Dio. E tra questi venerabili figura proprio don Antonio Provolo.

    http://www.veronasera.it/cronaca/don-antonio-provolo-venerabile-28-febbraio-2017.html

     

  • Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    La sede di Mendoza, in argentina, dell’istituto per sordomuti è stata chiusa per volontà diretta del governo in attesa che venga fatta piena luce sugli abusi ai danni degli ospiti della struttura.

    Era il 13 febbraio quando la notizia è comparsa sul sito internet della Direzione Generale delle Scuole di Mendoza in Argentina, subito dopo la conferenza stampa tenuta da Francisco Fernandez, direttore agli affari giuridici, e da Beatriz Della Savia, direttrice del dipartimentto di istruzione privata . “A causa dei fatti di pubblico dominio avvenuti all’istituto Provolo, è stata decisa la sospensione preventiva delle attività didattiche di tale istituto”. In altre parole, l’istituto Provolo per bambini sordomuti di Mendoza chiude i battenti.

    I “fatti di pubblico dominio” ai quali alludono i due dirigenti argentini sono gli abusi sessuali sui minori di cui sono accusati cinque uomini dell’istituto Provolo, tra cui il prete veronese don Nicola Corradi, prima arrestato tre mesi fa quindi scarcerato per motivi di salute. La vicenda ha provocato proteste e indignazioni, anche alla luce di casi simili avvenuti in Italia con protagonista sempre don Nicola Corradi e sempre il medesimo istituto. Le richieste di chiudere la struttura sono state tante e alla fine è stato direttamente il governo argentino ad intervenire, sospendendo le attività dell’istituto fino a quando la giustizia non avrà emesso una sentenza sui 5 imputati. La magistratura italiana, invece, al momento  on ha ancora preso nessun provvedimento del genere, ritenendo evidentemente che non ce ne sia nessun bisogno.

    La testimonianza: “Sono stato sodomizzato dai preti”
    In realtà però l’Istituto Antonio Provolo di Verona – che nel frattempo ha comunicato di aver cambiato nome in Scaligera Formazione – è sovente finito nell’occhio del ciclone negli ultimi anni. Nel marzo scorso, ad esempio, un ex allievo oggi sessantenne raccontò gli episodi di pedofilia che si sarebbero verificati all’interno della struttura: “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    http://www.fanpage.it/preti-pedofili-all-istituto-provolo-chiude-sede-argentina-non-quella-italiana/

  • Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    In mezzo allo scandalo per le denunce di abuso sessuale contro i bambini sordi l’istituzione non farà più lezione e smetterà di ricevere il sussidio statale

    Pablo Mannino PER LA NACION

    MENDOZA.- In mezzo allo scandalo per le denunce di abusi sessuali contro i bambini sordi dell’Istituto Antonio Provolo di Mendoza, il governo scolastico locale ha deciso alla fine di sospendere l’entità educativa in maniera preventiva fintanto che la Giustizia si esprima sulla situazione degli imputati.

    Durante una conferenza stampa che si è svolta nel pomeriggio di ieri, il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole (DGE), Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione. In questa maniera, con il rapporto Nº 93/2017 è stata data l’informazione che l’istituzione non darà più lezioni e smetterà di ricevere il sussidio statale. Allo stesso modo, i funzionari hanno indicato che saranno fatte tutte le integrazioni necessarie alla Giustizia: informazioni tecniche e pedagogiche macchinate dagli accusati nella causa, ciò che rendeva impossibile, secondo il governo, venire a conoscenza della gravità degli atti denunciati. Gli imputati sono i sacerdoti Nicola Corradi (82), Horacio Corbacho (56) e parte della pianta amministrativo, i quali questo mercoledì sapranno se continueranno con la prigione preventiva, salvo Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari per la sua avanzata età e problemi di salute.

    Anche se i funzionari non hanno rivelato dettagli, tutto indica che Corradi era il principale incaricato di coprire tutto al momento di riportare il funzionamento dell’istituto all’Educazione Speciale. “Quando parliamo delle autorità ci stiamo riferendo ad uno dei detenuti. Tutti queste informative le abbiamo consegnate alla Giustizia,  che conduce l’indagine per gli abusi sessuali. Non è competenza nostra indagare su questi delitti, ma lo era  la maniera come venivano falsificate le informative che arrivavano alla Direzione dell’Educazione Speciale”, ha indicato Fernández.

    Il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole, Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione.

    Dall’altra parte, oltre al reclamo di più di 30 docenti che non verranno riconfermati, così come del personale direttivo e delle famiglie che speravano che l’entità  continuasse a funzionare in questo edificio, dalla DGE hanno informato i genitori dei bambini che verrà ricollocato ogni studente in un nuovo collegio dipendente dal governo scolastico, e che si trovi più vicino possibile al domicilio famigliare.

    Sono stati anche creati incarichi specifici per gli stabilimenti che ricevono gli studenti e si è posto un punto finale all’associazione civile dell’istituto, la quale non potrà più fornire nessun tipo di servizio.

    Della Savia ha giustificato il lavoro che svolgevano i supervisori, i quali non avevano avvertito, prima delle denunce, ciò che accadeva nel Próvolo. “La DGE fa un accompagnamento, il supervisore non rimane in maniera permanente nel luogo e, a partire dagli interventi che abbiamo fatto in novembre, abbiamo potuto individuare queste irregolarità, prima non avevamo ricevuto nessuna denuncia”.

    Tradotto per rete l’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.lanacion.com.ar/1984447-suspenden-al-instituto-provolo-de-mendoza-hasta-que-haya-sentencia-judicial-por-los-casos-de-abusos

  • Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    E’ il 1950. L’Italia si rialzava a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e il divario tra il ricco nord e il povero sud era quasi impercettibile. Nel nord-est, la parte dello stivale che di lì a poco sarebbe diventata l’area più industrializzata, i bambini sentono ancora i morsi della fame e andare avanti è dura. Ma a Verona i bambini sordi e muti potevano contare sull’aiuto della Chiesa misericordiosa. Don Antonio Provolo, morto giovanissimo nel 1842, ha fondato un istituto dove i ragazzini vengono allevati, cresciuti, educati ed aperti alla società e al mondo del lavoro grazie ai volontari della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, che dipende direttamente dalla Santa Sede e di cui fanno parte anche tanti preti.

    Tra quelle mura, all’interno delle quali le stanze erano più simili a una cella che a una casa d’accoglienza, si trovano bambini di ogni età, come tanti ne erano passati. Ma quelli che vi entrano a partire dai primi anni ’50 troveranno la forza solo 30 anni più tardi di raccontare violenze e abusi che avrebbero subito. L’occasione sono le parole dell’allora Papa Ratzinger che dal pulpito più famoso condannava, solo teoricamente, gli episodi di pedofilia negli ambiti clericali.

    E’ il 2008, l’Istituto Provolo ha cambiato pelle ed è gestito esclusivamente da laici, ma un folto gruppo di presunte vittime, tutto tra i 50 e i 70 anni a parte il più giovane di 41 anni, lo mette sotto accusa sottoscrivendo un’accorata lettera corredata da un video alla più nota redazione di inchiesta del Belpaese: L’Espresso. Il contenuto è agghiacciante. Decine di persone riferiscono di volontari e sacerdoti ossessionati dal sesso e dai bambini, di violazioni fisiche e psicologiche, di palpeggiamenti, di rapporti sodomitici, rapporti sotto la doccia, nelle stanze del dormitorio e persino nei confessionali. Bambini obbligati a fare qualunque cosa pur di soddisfare le voglie perverse di quegli uomini travestiti da benefattori. Ma anche bambini costretti alle peggiori offese e punizioni corporali. Quello che chiedono le presunte vittime è la rimozione dei preti e dei volontari fino ad allora tutti in attività. Di rivolgersi alla magistratura non se ne parla, se reati ci sono stati sono tutti caduti in prescrizione. Invocare giustizia alla curia di Verona neanche a parlarne. Il vescovo Giuseppe Zenti minaccia querele se non si dimostrerà che i fatti corrispondano al vero, anche perché, sostiene, la denuncia sarebbe partita unicamente dalle affermazioni di una sessantina di persone che sono in contrasto con quanto riferito da altre decine di ospiti. Il prelato, inoltre, grida al complotto ritenendo la vicenda un’intera montatura organizzata dal rappresentante dell’associazione denunciante, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe teso una trappola alla Curia di Verona al fine di ricattarla.

    Chiaramente le vittime non si inibiscono e continuano la loro battaglia in solitaria e, dopo qualche tempo, riescono a mettersi in contatto con Rete L’Abuso, la più vasta congregazione a difesa delle vittime di pedofilia e dei crimini commessi in ambito clericale. Francesco Zanardi, vittima dell’ex prete Nello Giraudo e coraggioso presidente dell’associazione, l’uomo che da solo ha portato alla luce e seguito i casi più gravi dal dopoguerra ad oggi, l’attivista più odiato dai parroci con l’anima macchiata, ha riunito in un video gli ex ospiti del Provolo e altri compagni di sventura. Insieme chiedono intervento e spiegazioni a Papa Francesco, che non può non sapere considerate le ammissioni confermate dal Vaticano e insieme urlano: “Adesso basta”.

  • È morto Fratel Spinelli? Fu accusato di molestie e trasferito al Provolo di La Plata. Di lui si sono perse le tracce

    È morto Fratel Spinelli? Fu accusato di molestie e trasferito al Provolo di La Plata. Di lui si sono perse le tracce

    Sarebbe morto il 19 dicembre scorso, pochi giorni dopo l’arresto di don Nicola Corradi, fratel Spinelli, accusato di molestie da alcuni ex allievi dell’Istituto Cattolico per sordi Antonio Provolo di Verona e successivamente trasferito presso la succursale argentina di La Plata.

    La sua morte lascia perplessi perche non c’è alcuna notizia ufficiale e perché nessuno sa dire dove sia stato sepolto.

    Noi stessi, per essere almeno certi della notizia ufficiale che sia morto, abbiamo inviato di persona presso la struttura dove era ospitato Spinelli, l’avvocato Carlos Lombardi, nostro corrispondente in Argentina.

    Questa è stata la sua risposta inviata alla nostra corrispondente italiana “Roberta il prete Spinelli è morto in una clinica di Lujan de Cuyo, Mendoza. Non è noto dove hanno messo il suo corpo”.

    Nota stampa a cura della Rete L’ABUSO

  • Accusato di molestie all’Istituto Provolo fa il prete a Fabrica (VT)

    Accusato di molestie all’Istituto Provolo fa il prete a Fabrica (VT)

    Una storia che somiglia molto a quella di don Nicola Corradi il sacerdote arrestato in Argentina alla fine del novembre scorso, proprio uguale in tutto e per tutto.

    Anche lui come Corradi era stato accusato di abusi sessuali dagli ex allievi sordi dell’Istituto Don Antonio Provolo di Verona, come Corradi era stato nascosto e anche il suo nome, come quello di Corradi era provvidenzialmente scomparso dalla relazione della Commissione di Inchiesta che il Vaticano fece a Verona, l’unica differenza è che lui non è in Argentina, ma è ancora in Italia.

    Si chiama don Giuseppe Pernigotti e fa il parroco presso la parrocchia S.S. Gratiliano e Felicissima, appena fuori Fabrica, a Faleri dove era arrivato circa 20 anni fa.

    Ma malgrado le pesanti accuse don Pernigotti fa carriera, nel giugno del 1985 mons. Riccardo Ferrari si dimette da direttore della FIAS “Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti” e don Pernigotti diventa direttore nazionale.

    Nel 2010 scrive anche per FAMIGLIA CRISTIANA dove lo leggiamo in questo articolo che parla proprio di pedofilia nella chiesa.

    Nel 2016 un gruppetto di parrocchiani aveva scoperto che era lui quel don Giuseppe Pernigotti accusato di molestie dagli ex allievi dell’Istituto provolo e non lo volevano più. Si erano lamentati con i suoi superiori, i quali però non intervennero e fu così che ci contattarono chiedendo aiuto.

    Oggi la sua storia riemerge, non a seguito di abusi sessuali, o almeno, non sappiamo se ne abbia commessi ancora o meno, ma per via del fatto che il suo nome è uno dei molti citati anche nella lettera che Giuseppe C. consegnò nelle mani di papa Francesco e che per motivi a noi ignoti è scomparso dalla relazione che la diocesi di Verona consegnò agli ex allievi dell’Istituto Provolo.

  • Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

    Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

    Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

    Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

    In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

    Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

    Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

    La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

    Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

    La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

    Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

    Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

    Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

    Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

    Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

    Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

    Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

    Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

    Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Continua…..

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

    Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

    Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

  • ARGENTINA: Senza vergogna, Francesco copre i preti abusatori, ma dice “ascoltate le grida di questi bambini”

    ARGENTINA: Senza vergogna, Francesco copre i preti abusatori, ma dice “ascoltate le grida di questi bambini”

    Il Papa ha inviato una lettera a vescovi nel Giorno degli Innocenti, dove propone di combattere la “tentazione” dei suoi clerici con “tolleranza zero”. Dello scandalo del Provolo nel suo paese, neanche una parola.

    Daniel Satur @saturnetroc

    Chissà se in un raptus di ubiquità gli assessori di Jorge Bergoglio hanno obbligato a posticipare la pubblicazione della lettera che il passato 28 di dicembre è stata inviata dal Vaticano agli indirizzi elettronici di migliaia di vescovi in tutto il mondo. È che se fosse stata diffusa lo stesso Giorno dei Santi Innocenti, probabilmente lo scherzo che “che ti basti l’innocenza” si sarebbe infiltrato in più di una abbazia o seminario.

    Ciò che è sicuro è che la lettera firmata da Francesco, “con fraterno affetto”, il 28 di dicembre del 2016 è stata fatta conoscere pubblicamente recentemente, il 2 di gennaio del 2017. Curioso, per una missiva tanto “urgente” come densa in contenuto. Ma, bene, i tempi del cielo non sono gli stessi di quelli della terra.

    Il contenuto della lettera è, fondamentalmente, una denuncia vaticana della situazione che vivono e soffrono milioni di bambine e bambini in tutto il mondo, prodotto dei più diversi metodi di sfruttamento ed oppressione, come la schiavitù lavorativa e sessuale, la tratta, la povertà estrema, la denutrizione e le malattie. Per coloro che conoscono Bergoglio da vari anni, niente che sorprenda poiché questo è stato sempre uno dei fulcri centrali del suo discorso pubblico.

    Ma in questa occasione il Papa ha approfittato per “infilare” nella denuncia un topico che si fa ogni volta meno schivabile e più compromissivo: l’abuso sessuale sistematico commesso da infinità di preti, vescovi e suore su bambine e bambini in tutto il mondo. Con grande diplomazia, il sommo pontefice ha incorporato nella sua scuola un’esortazione pubblica alle differenti gerarchie cattoliche, chiedendo “tolleranza zero” davanti ai casi che escono alla luce in ogni momento.

    Tuttavia il talento papale è rimasto pienamente esposto al momento di spiegare il perché di questi abusi sessuali. In poche linee Francesco ha definito con precisione cosa pensa la Chiesa dei suoi sacerdoti pedofili e come crede che si debbano combattere le loro deviazioni.

    “Come pastori siamo stati chiamati” ad aiutare a far crescere l’ “ allegria in mezzo al nostro popolo”, ricorda ai suoi destintari. Ed aggiunge: “Voglio rinnovare con te l’invito a non lasciarsi rubare questa allegria”. Segue un atto che afferma, facendo una comparazione con il passaggio biblico sull’assassinio massivo di bambini da parte di Erode, che “oggi nei nostri popoli, purtroppo – e lo scrivo con profondo dolore – si continua a sentire il gemito ed il pianto di tante madri, di tante famiglie”.

    Dopo alcuni riferimenti al Natale, Francesco si domanda, retoricamente, se “l’allegria cristiana può realizzarsi ignorando il gemito del fratello, di bambini”, in riferimento a questi abusi e vessazioni che ricevono ogni giorno milioni di infanti in tutto il pianeta.

    Infine, con una giravolta dialettica Bergoglio suggerisce: “Ascoltiamo il pianto ed il gemere di questi bambini: ascolteremo anche il pianto ed il gemito della nostra madre chiesa, che piange non solo di fronte al dolore causato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia ed il dolore dei minori che sono stati abusati sessualmente dai sacerdoti”. Così, senza scali, il Papa trasforma l’istituzione che dirige quasi quasi in una vittima tanto meritevole di compassione e misericordia come queste bambine e questi bambini vessati.

    Questo sì, come è di costume, l’abuso degli infanti è molto meno un delitto grave che “un peccato che ci dà vergogna”. E come se fosse uno appena arrivato all’altare, dice “ci scusiamo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e, allo stesso tempo, piangiamo il peccato. Il peccato per quanto successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di occultare e negare, il peccato dell’abuso di potere. La chiesa piange anche con amarezza questo peccato dei suoi figli e chiede perdono”.

    A questa altezza il cinismo papale non ha limiti. Come ha già dimostrato questo quotidiano, lo stesso Jorge Bergoglio sapeva che nell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo in Argentina si sono rifugiati per molti anni sacerdoti abusatori e non ha mai fatto niente. Nel 2014 varie vittime di abusi accaduti nella sede italiana dell’istituto hanno consegnato un video al Vaticano dove accusavano, tra gli altri preti, Nicola Corradi stesso che oggi è detenuto in Mendoza a seguito della coraggiosa denuncia dei famigliari delle vittime attuali del vecchio clerico italiano.

    Vale ricordare, ancora una volta, che Francesco non ha mai risposto alle richieste e agli inviti delle decine di vittime di Corradi ed altri abusatori per far sì che il Vaticano realmente portasse alla pratica la “tolleranza zero” e ponesse tutte le prove a disposizione della Giustizia.

    Ora Francesco dice ai vescovi che “ricordando il giorno dei Santi Innocenti, rinnoviamo tutto il nostro impegno per far sì che queste atrocità non tornino a succedere tra noi. Prendiamo il coraggio necessario per implementare tutte le misure necessarie e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini, per far sì che tali crimini non si ripetano più”. Evidentemente un doppio discorso clericale.

    Ancora una volta, come lo ha saputo fare nei tempi in cui in Argentina scomparivano uomini e donne dall’azione genocida della dittatura civico – militare, Jorge Bergoglio si veste da santo e, con il suo sorriso bonaccione, cerca di nascondere il suo vero volto. Niente che sorprenda ma, sí, molto che indigni un poco di più.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Sin-verguenza-Francisco-encubre-a-curas-violadores-pero-pide-oir-el-llanto-de-esos-ninos

  • Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Alla Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano per indagare sugli abusi nei confronti dei bambini sordomuti all’Istituto Antonio Provolo di Verona sarebbero stati prodotti “documenti falsi” per chiudere il caso. Lo denuncia a ilfattoquotidiano.it l’ex allievo del Provolo Gianni Bisoli, uno dei testimoni chiave che ha reso note le violenze commesse da numerosi sacerdoti e laici nella scuola religiosa tra gli anni ’60 e il 1984, facendo esplodere uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Diventato un caso internazionale dopo l’arresto in Argentina, lo scorso 26 novembre, del sacerdote veronese Nicola Corradi, inviato nelle sedi dell’istituto Provolo in Sudamerica negli anni ’60.

    Nel 2009, in una dichiarazione sottoscritta insieme ad altri ex studenti, Bisoli aveva rivelato di aver subìto abusi sessuali anche da monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona dal 1958 al 1978: “Dall’età di 11 anni fino ai 13 anni sono stato più volte accompagnato nell’appartamento del vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro – scriveva Bisoli nella sua denuncia – dove il vescovo stesso mi ha sodomizzato e ha preteso altri giochi sessuali”.

    La Commissione del Vaticano che l’ha ascoltato nel 2010 però l’ha dichiarato “inattendibile”, contestando le date di ammissione e di dimissione dalla scuola da lui indicate per datare gli episodi di violenza. Bisoli aveva sostenuto di essere uscito dal Provolo nel giugno del 1964, mentre un documento proveniente dagli archivi della scuola riportava che la sua dimissione sarebbe avvenuta un anno prima, il 20 giugno 1963: il testimone dunque, secondo i giudici, non avrebbe potuto subire dal vescovo le violenze denunciate in quanto non sarebbe stato più alunno della scuola religiosa. Ora il caso si riapre: “Ho trovato la pagella originale tra le carte di mia madre – spiega Bisoli – e la data di uscita è quella che avevo dichiarato: 27 giugno 1964”. Bisoli aveva denunciato nel 2009 anche il prete veronese Nicola Corradi, arrestato il 30 novembre scorso per abusi sessuali sui minori in Argentina, dove era stato inviato negli anni ’60 dalla sede del Provolo di Verona: ma la posizione di Corradi non è stata mai esaminata dalla Commissione.

    I due documenti a confronto.

     

    Nonostante nella sentenza conclusiva venga attribuita una grande importanza alle date dichiarate da Bisoli per valutare la sua attendibilità, le carte in questione sono state prodotte nel corso dell’ultima audizione. Secondo la ricostruzione del legale dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, che ha assistito gli ex allievi che hanno denunciato gli abusi, il presidente della Commissione ha mostrato a Bisoli “la fotocopia di un documento” proveniente dagli archivi dell’Istituto Provolo in cui era riportata la data di dimissione del 20 giugno 1963. “Bisoli rimase molto sorpreso e spiazzato da quella carta – racconta l’avvocato Paolo Tacchi Venturi – non seppe dare una spiegazione e non fu mai risentito sul punto”.

    Il ritrovamento della pagella originale ora potrebbe cambiare il giudizio sulle dichiarazioni di Bisoli. Contattato da ilfattoquotidiano.it, il presidente della Commissione d’inchiesta del Vaticano, l’ex giudice del Tribunale di Verona Mario Sannite, commenta così i due documenti a confronto: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”. Tuttavia Sannite difende l’operato della Commissione da lui presieduta: “Ci sono altri elementi che hanno portato a dichiarare l’inattendibilità di Bisoli e questo fatto non può quindi sconvolgere le conclusioni della Commissione, che sono da ritenere completamente scisse”.

    Per l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” quanto accaduto in Commissione è “gravissimo e questa prova rende pienamente attendibili le sue dichiarazioni – ha sottolineato il presidente, Giorgio Dalla Bernardina – mentre inficia indelebilmente l’operato della Commissione”. Tra i sacerdoti denunciati da Bisoli figurava anche don Corradi, arrestato dalla polizia argentina per pedofilia, ma la posizione del sacerdote non è mai stata esaminata dalla Commissione. Nel frattempo, l’ex vescovo di Verona Carraro (morto nel 1980) è stato dichiarato “servo di Dio” dalla Congregazione della cause dei santi il 17 luglio 2015 dopo il via libera di Papa Francesco.

    Decisiva per riprendere il processo di beatificazione dell’alto prelato è stata proprio l’archiviazione delle accuse nei suoi confronti, grazie all’“attitudine alla mendacia” attribuita a Bisoli dalla Commissione. Ricevendo le conclusioni dell’inchiesta, il Vaticano aveva scritto: “Non ritenendo fondate le predette accuse, questa Congregazione [della dottrina della fede, ndr] invita codesto Dicastero [per le cause dei santi, ndr] a procedere al completamento della Positio in questione”.

    Da anni i legali delle vittime e dei testimoni sentiti dalla Commissione chiedono alla Curia di Verona i verbali delle audizioni e gli atti del fascicolo senza riuscire ad ottenerli. Ma sul caso degli abusi la Curia veronese sembra rispettare la consegna del silenzio. “La Provvidenza ha fatto sì che attraverso un riesame accurato e competente si sia arrivati alla sua completa riabilitazione [di mons. Carraro, ndr]”, scrive il vescovo di Verona Giuseppe Zenti riferendosi al suo predecessore, in un documento del 2013 di cui ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare il contenuto. Poi un’indicazione precisa sul comportamento da tenere: “Ognuno sostiene l’altro nel momento della difficoltà e del pericolo – continua monsignor Zenti rivolgendosi ai suoi sacerdoti – evitando anzitutto ogni possibile pettegolezzo nel caso in cui si venga a conoscere qualche situazione di turbolenza. Quando anche uno solo è investito da uno tsunami, tutti dobbiamo soccorrerlo, impegnandoci tutti alla riservatezza”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/27/pedofilia-commissione-del-vaticano-scagiono-religiosi-con-prove-false/3280935/

  • Argentina, la «casetta di Dio»  dove violentavano i bambini

    Argentina, la «casetta di Dio» dove violentavano i bambini

    Si allarga lo scandalo dell’Istituto cattolico Antonio Provolo e del sacedote Corradi. Cinque arresti. «Denunce anche in Italia ma la gerarchia contro di lui non fece nulla»

    di Sara Gandolfi

    Si riapre in Argentina lo scandalo della «casita de Dios». Era chiamata così la piccola cappella con il ritratto della Madonna, sul retro dell’istituto cattolico Antonio Provolo, nella provincia di Mendoza, su cui emergono, giorno dopo giorno, nuovi particolari da brivido. Le bambine e i bambini volevano urlare, disperati, cercando aiuto mentre i due preti cattolici abusavano di loro, ma nessuno poteva sentirli: in quella scuola erano tutti sordomuti e comunque l’edificio di calle Boedo a Luján de Cuyo era molto isolato. Eppure qualcuno si era accorto che qualcosa di strano avveniva là dentro, attraverso le fessure gli altri bambini guardavano i loro amichetti che venivano violentati, ripetutamente. Ma non potevano raccontarlo a nessuno.

    Le testimonianze fra Italia e Argentina
    Le testimonianze raccolte dal giudice inquirente Fabricio Sidoti sugli abusi compiuti tra il 2007 e il 2008 su bambini tra i 6 e i 12 anni sono di per sé agghiaccianti, ma la vicenda è ancor più inquietante perché secondo gli inquirenti — e le denunce delle vittime – il Vaticano conosceva le inclinazioni pedofile di almeno uno di quei preti criminali e non ha fatto nulla per fermarlo. Decine di studenti dell’Istituto Provolo di Verona, in Italia, erano stati abusati per anni e tra i loro aguzzini figurava uno dei religiosi arrestati in novembre in Argentina. «Il Vaticano sapeva almeno dal 2009, quando le vittime italiane raccontarono pubblicamente gli abusi subiti – ricorda l’agenzia Ap -. Nel 2014, scrissero direttamente a Papa Francesco accusando per nome 14 preti e religiosi laici dell’istituti, tra cui il reverendo Nicola Corradi». E’ lo stesso sacerdote, trasferito nelle sedi argentine del Provolo, denunciato ora da 24 ex studenti argentini. Assieme a lui, oggi 82 enne, sono finiti in novembre agli arresti il prete Horacio Corbacho, 56 anni, un ex allievo e due impiegati dell’istituto per «violenze sessuali aggravate e corruzione di minori».

    La commissione d’inchiesta

    Gli ex allievi dell’istituto veronese, che oggi hanno tra i 55 e i 65 anni, hanno convissuto per tutta la vita con il ricordo di quanto subito, fra gli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta. Finché, sette anni fa, dopo un tentativo di negoziato fallito con la diocesi di Verona, decisero di denunciare pubblicamente 12 preti e 3 laici. Il Vaticano istituì una commissioni di inchiesta che ha comminato a cinque sacerdoti la pena più lieve, l’ammonizione canonica. Su don Corradi, che nel frattempo si era trasferito in Argentina, nulla. Fino all’esplosione dello scandalo in Argentina. Per la stampa locale, il sacerdote sarebbe stato trasferito all’epoca dai superiori nel Paese sudamericano proprio per allontanarlo dalle voci che lo circondavano in Italia.

    Le lettere a Francesco

    Lo scandalo sfiora anche Papa Francesco che, tra il 1998 e il 2013, era vescovo di Buenos Aires e apparentemente ignorò le lettere inviata dalle vittime italiane. Soltanto lo scorso febbraio monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, ha confermato che il Vaticano ha ricevuto le due missive delle presunte vittime di Verona e di aver girato la loro proposta di una commissione indipendente d’inchiesta alla Conferenza episcopale italiana. «Dal Papa in giù…. tutta la gerarchia della Chiesa cattolica sapeva», ha detto all’Ap una delle vittime argentine, parlando con la lingua dei segni.

    Il giudice Sidoti

    A Luján le bambine e i bambini venivano sedati, con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto, e quindi violentati per via vaginale (le bambine) e rettale, costretti a sesso orale e «carezze» in ogni parte del corpo. Alcune testimonianze, riportate dall’Ap, sono talmente dure che preferiamo non riportarle: erano trattati come o addirittura peggio di bambole di gomma. Il giudice Sidoti è sicuro che altre vittime romperanno presto il muro del silenzio. Il Vaticano, per ora, ha rifiutato di commentare. Al contrario dei fatti di Verona, caduti in prescrizione, i presunti abusi in Argentina sono ancora perseguibili per legge e potrebbero portare a condanne fino a 50 anni di carcere.

    http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_23/argentina-casetta-dio-dove-violentavano-bambini-b424c3f0-c91b-11e6-bac6-8c33946b31a6.shtml