Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La corte approva la vendita di 43 proprietà della chiesa cattolica per risolvere le richieste delle vittime di abusi

    La corte approva la vendita di 43 proprietà della chiesa cattolica per risolvere le richieste delle vittime di abusi

    La Corte Suprema di Terranova e Labrador ha approvato la vendita di 43 proprietà appartenenti alla Roman Catholic Episcopal Corporation of St. John’s, comprese 13 chiese, poiché altre dozzine di vendite di proprietà della chiesa incombono in tutta Terranova orientale.

    La mossa rimodellerà il paesaggio per i cattolici nell’area di St. John e oltre, poiché la chiesa – che è stata ritenuta responsabile di abusi sessuali e fisici nell’orfanotrofio di Mount Cashel – raccoglie fondi per risolvere i reclami delle vittime degli anni ’40, ’50 e ‘ anni ’60.

    Le informazioni sulle vendite sono arrivate lunedì quando Ernst & Young, il monitor nominato dal tribunale, ha presentato un rapporto al tribunale sulla procedura di vendita per gara che ha visto le offerte per le proprietà presentate all’inizio di giugno.

    Un’ordinanza del tribunale in procedure fallimentari e concorsuali pubblicata sul sito web di Ernst & Young fa luce su chi sta acquistando gli immobili. L’ordine afferma che l’iconica Cattedrale e Centro Pastorale della Basilica, il Collegio di San Bonaventura e il Forum di San Bon saranno venduti alla Basilica Heritage Foundation, che si è impegnata a proteggere le proprietà storiche.

    La St. Teresa’s Mundy Pond Corporation è stata raccomandata come offerente di successo per la chiesa di Santa Teresa, mentre la Archdiocesan Renewal Corporation, che ha l’arcivescovo di St. John’s Peter Hundt come uno dei tre direttori, ha acquistato la chiesa di St. Thomas of Villanova e la sua terra libera. Entrambi i gruppi mirano a mantenere attive quelle parrocchie.

    Tuttavia, i destini di molte altre chiese cattoliche sono meno certi.

    In una lettera letta ai parrocchiani durante la messa lo scorso fine settimana, l’arcivescovo Hundt afferma che solo alcuni degli acquirenti di proprietà intendono utilizzare gli edifici come chiese cattoliche.

    All’estremità orientale di St. John’s, l’Association of New Canadians ha acquistato la chiesa di St. Pius X e l’adiacente St. Pius X Junior High School, dove il gruppo sta già offrendo programmi ai nuovi arrivati ​​nell’ex scuola. 

    La chiesa di San Patrizio nel centro di St. John’s è stata venduta a Howard Real Estate Group. La Corpus Christi Church, il suo ufficio e il centro comunitario sono stati venduti allo studio legale Stewart McKelvey, che agisce come agente per un acquirente sconosciuto.

    Anche la parrocchia di St. Paul all’estremità orientale di St. John’s è stata approvata per la vendita.

    La città di Flatrock sta acquistando la Chiesa di San Michele e la Grotta di Nostra Signora di Lourdes, un sito visitato da Papa Giovanni Paolo II nel 1984.

    Diverse società numerate hanno acquistato la chiesa di Mary Queen of Peace a St. John’s e la chiesa di St. Joseph a Petty Harbour-Maddox Cove.

    A Pouch Cove, la chiesa e la canonica di Sant’Agnese sono state vendute a GJ Shortall Ltd. e la chiesa di San Francesco d’Assisi, la residenza dell’arcivescovo, la canonica e 2 appezzamenti di terreno libero sono stati venduti a Rocky Hill Holdings Inc. 

    Secondo la corte, 19 proprietà non hanno ricevuto offerte accettabili, tra cui St. Peter’s Church e Mary Queen of the World Church a Mount Pearl, St. Paul’s Church a St. John’s, Holy Family Church in Paradise, St. Edward’s a Conception Bay Sud e Santa Trinità a Torbay. Anche un certo numero di appezzamenti di terreno vacanti e canonicati di chiese non hanno ricevuto offerte accettabili. 

    Il valore totale combinato di 41 delle 42 proprietà è di $ 20,6 milioni. La Parrocchia di San Paolo è stata aggiunta all’elenco dopo la tabulazione.

    Nel frattempo, Hundt afferma che il monitor presenterà anche una strategia alla corte per vendere altre 70 proprietà, comprese tutte le restanti chiese, corridoi e rettori situati nella penisola di Burin e nella penisola meridionale di Avalon.

    https://www.cbc.ca/news/canada/newfoundland-labrador/court-approves-catholic-church-sales-1.6523788?fs=

  • Una commissione indipendente sulla pedofilia del clero. Appello dei teologi ai vescovi

    Una commissione indipendente sulla pedofilia del clero. Appello dei teologi ai vescovi

    ROMA-ADISTA. La Cei istituisca una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia del clero in Italia. Lo chiede ai vescovi un nutrito gruppo di teologi e teologhe italiane, in un appello pubblicato su Settimana News.

    «La complessa vicenda degli abusi segna la vita ecclesiale di quest’epoca e ci interroga profondamente – si legge nella lettera -. La vastità delle questioni in gioco pone domande radicali, non solo riguardo all’origine di questo male, alla cura per le vittime e al bisogno di redenzione, ma anche all’esercizio del potere e alla connessione così odiosa tra l’abuso dei corpi e l’abuso delle coscienze.

    In tale complessità vi è, però, un’evidenza: la vicenda epocale rimette in discussione un modo superficiale di declinare la tensione evangelica tra il pensiero del mondo e il pensiero di Dio: quello che identifica il primo con la cultura laica e secolarizzata e il secondo con la Chiesa cattolica che, divenuta minoritaria, avrebbe con ciò il compito di ergersi a principio critico della contemporaneità e di continuare, così, la sua opera di evangelizzazione.

    Tale semplificazione ha una storia antica, ma mostra oggi tutta la sua ambiguità. Proprio attorno alla vicenda degli abusi compiuti da membri del clero su minori, emerge come sia stata la pressione esercitata dal mondo a spingere la Chiesa cattolica a dover fare chiarezza al suo interno e a rendere conto pubblicamente della sua opera.

    Il paradigma mondo/Chiesa si trova così, in qualche modo, capovolto: ragioni apparentemente laiche, ma in realtà radicalmente umane (coltivate con passione anche da molti cattolici di ogni stato di vita), come il bisogno di giustizia, la cura per l’infanzia, l’indignazione nei confronti di chi la tradisce, hanno mostrato alla Chiesa cattolica un male che la riguarda e hanno avviato un cammino di conversione di fronte a cui (benché ancora ai primi passi) non può più tirarsi indietro.

    Ciò che tutti noi, oggi, guardiamo con doloroso stupore, è proprio l’incapacità del corpo ecclesiale (in particolare nella sua componente ministeriale) di accorgersi del male e di farvi fronte. Le ricadute di questa scoperta sono ancora tutte da comprendere e, come teologi e teologhe, non verremo meno a questo compito.

    Una, tuttavia, è da subito evidente: la Chiesa cattolica deve oggi guardare con gratitudine quella parte della società civile e della cultura contemporanea che, con responsabilità, la mette di fronte al suo peccato e alle sue incoerenze. Nonostante tutti i limiti evidenti dell’epoca, scopriamo la sua capacità di evangelizzarci proprio mentre, umilmente, cerchiamo di annunciare il Vangelo di Gesù.

    Di questo sguardo di giudizio, abbiamo ancora bisogno. Proprio per questa ragione riteniamo che la scelta di attingere a componenti interne al mondo ecclesiale per comprendere il fenomeno, non sia in alcun modo in grado di rispondere ai «segni dei tempi». Non si tratta solo della saggezza di fugare fin da principio l’ombra di qualsiasi vischiosa commistione fra chi indaga e chi è indagato: si tratta, invece e in primo luogo, di un’occasione persa per interpretare l’emergere di un nuovo paradigma della contemporaneità, in virtù del quale la Chiesa stessa si mette in ascolto del mondo delle donne e degli uomini, per poter essere più fedele al Vangelo di Gesù.

    Al contrario, il coraggio con cui alcune conferenze episcopali hanno umilmente riconosciuto l’autorevolezza di uno sguardo indipendente, ha una forza profetica che annuncia una conversione irrevocabile. Per questo motivo, chiediamo ai vescovi italiani di istituire una commissione che attinga a competenze esterne, della cui credibilità non si possa dubitare e che sappiano assumersi un compito di intelligente ascolto delle vittime e di responsabile cura nei confronti delle ferite del corpo ecclesiale, quelle che noi abbiamo per molto tempo nascosto ai nostri stessi occhi».

    Firmatari:

    Roberto Maier (Università Cattolica del Sacro Cuore); Andrea Grillo (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Cristina Simonelli (ISSR San Zeno, Verona – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Marcello Neri (Istituto Superiore di Scienze dell’Educazione e della Formazione “Giuseppe Toniolo”, Modena); Sergio Tanzarella (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Giuseppe Ruggieri (Studio Teologico di Catania – Università Milano Bicocca); Antonio Sichera (Università di Catania); Ernesto Borghi (ISSR Guardini, Trento – Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Umberto Rosario del Giudice (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Maria Cristina Bartolomei (Università Statale, Milano);Ursicin Derungs (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Selene Zorzi (Istituto Teologico Marchigiano); Enzo Biemmi (Pontificia Università Lateranense); Claudio Margaria (ISST STI, Fossano); Luca Margaria (ISST STI, Fossano); Marco Gallo (ISST STI, Fossano); Ivo Seghedoni (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Luca Palazzi (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Massimo Faggioli (Villanova University, USA); Marinella Perroni (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Giuseppe Savagnone (LUMSA, Palermo); Fabrizio Mandreoli (Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, Bologna); Gaia De Vecchi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Alberto Maggi (Centro Studi Biblici Vannucci, Montefano); Vittorio Berti (Università di Padova); Brunetto Salvarani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Riccardo Saccenti (Università degli Studi, Bergamo); Simone Morandini (Istituto Studi Ecumenici San Bernardino, Venezia); Basilio Petrà (Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze); Serena Noceti (ISSR della Toscana); Antonio Autiero (Università di Münster, Germania); Donata Horak (Studio Teologico Alberoni, Piacenza); Matteo Cavani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Silvia Zanconato (Scuola di Teologia Laura Vincenzi, Ferrara); Leonardo Paris (Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà Teologica del Triveneto); Paolo Gamberini (Cappella Universitaria La Sapienza, Roma); Anna Carfora (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Napoli); Alessandro Cortesi (ISSR della Toscana Santa Caterina da Siena); Gianni Criveller (Studio Teologico Missionario del PIME, Monza); Giuseppe Noberasco (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Alessandro Picchiarelli (Scuola Interdiocesana di Formazione Teologica, Foligno); Riccardo Battocchio (Facoltà Teologica del Triveneto); Grazia Tagliavia (Università di Palermo); Marco Campedelli (ISSR San Pietro Martire, Verona); Lucia Vantini (ISSR e Studio Teologico di Verona); Simona Segoloni Ruta (Istituto Teologico di Assisi)

    https://www.adista.it/articolo/67687

  • Pietro Orlandi: “Finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva”

    Pietro Orlandi: “Finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva”

    IL 14 GENNAIO SIT-IN A ROMA PER IL COMPLEANNO DI EMANUELA ORLANDI

    “Dietro la scomparsa di Emanuela c’è chi continua ad occultare la verità. Un sistema di ricatti che lega Stato, Chiesa e criminalità e quella sepoltura (De Pedis) ne è l’esempio più alto”.

    “Istanze, lettere, suppliche…

    Ma gli ambienti vaticani tacciono. Anche Papa Francesco non ci ascolta…” Parola d’ordine del Vaticano? “Rallentare le indagini”…e io “me le faccio da solo”. “Lo Stato italiano e la Procura non hanno avuto il coraggio. La verità fa ancora paura!!!”

    “L’importante è danneggiare nel minor modo possibile la Santa Sede e se si tratta di pedofilia all’interno del Vaticano è stato mirato”.

    Ad oggi?… “Ci sono diverse iniziative investigative basate su fonti che mi auguro possano essere più attendibili di quanto accaduto in passato”. Emanuela?… “Nessun maniaco o adescatore. C’è dell’altro e più complesso dietro la sua sparizione”. … “In una foto brindisi a base di Champagne tra De Pedis e il Cardinal Poletti a Piazza Navona”…quello stesso De Pedis che frequentava la scuola di musica e che “usciva spesso dallo studio di Oscar Luigi Scalfaro!!!”.

    “L’ipotesi che lega mia sorella alla banda della Magliana e il Vaticano è l’ipotesi seguita in particolar modo nella seconda inchiesta dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi. Ipotesi legata ad una questione economica riguardante i soldi della mafia che tramite elementi della Magliana sono entrati nelle casse dello Ior e probabilmente in quelle del banco Ambrosiano di Calvi, soldi, sempre secondo le ipotesi, utilizzati da Giovanni Paolo II per la questione Polacca di Solidarnosc e da qui il ricatto al Vaticano da parte della mafia-magliana per riaverli indietro”.


    E’ un fiume in piena Pietro Orlandi ai nostri microfoni, e come biasimarlo. 38 lunghi anni sono trascorsi dalla scomparsa di sua sorella Emanuela, giovane cittadina vaticana che il 22 giugno del 1983 non ha fatto più ritorno a casa. Ha lottato con tutte le sue forze Pietro in questi quattro decenni, ma a depistare le indagini e ad occultare la verità ci hanno pensato “agenti atmosferici” vicini e lontani agli ambienti ecclesiastici. Una storia che conosciamo a menadito e alla quale “Chi l’ha visto” e gran parte dei rotocalchi italiani hanno dato risalto. Uno degli episodi di cronaca nera ancora irrisolti nella storia repubblicana di questo Paese.

    Ma ascoltiamo cosa ha da dirci Pietro a pochi giorni dal sit-in per il compleanno di Emanuela.

    D. Pietro Orlandi buongiorno,

    ci spiega esattamente come funziona il ritrovo di giovedì 14 gennaio?

    R. Come tutte le altre volte, ormai sono anni che ci ritroviamo, grazie alla solidarietà di tante persone. Due volte l’anno, il 14 gennaio, giorno del compleanno di Emanuela e il 22 giugno, giorno della sua scomparsa. Un modo per tenere alta l’attenzione e non dimenticare. Porto sempre con me un microfono e un amplificatore, per salutare e ringraziare i presenti e per poter dire quello che penso. E’ un momento liberatorio per poter sfogare la propria rabbia, senza censure o tagli, mantenendo però un’educazione che secondo me è doverosa quando si ha la possibilità di parlare pubblicamente. L’appuntamento è per giovedì 14 gennaio 2021 dalle ore 17:00 alle ore 19:00 a Largo Giovanni XXIII a Roma.

    D. Lei scrive sul post di Facebook … “continuare a pretendere quel diritto alla Verità, urlando nelle orecchie di chi si ostina a non voler ascoltare….” Cosa intende per diritto alla verità e a chi si riferisce quando dice “ostina a non voler ascoltare”? E’ un messaggio indirizzato a chi?

    R. La verità non può e non deve mai essere negata, è un diritto di ognuno di noi conoscerla e un dovere cercarla e pretenderla. Le persone che non vogliono ascoltare sono coloro che sia all’interno che all’esterno del Vaticano hanno avuto responsabilità sulla scomparsa di Emanuela. Le persone che non vogliono ascoltare è riferito a quelle gerarchie vaticane che si voltano continuamente dall’altra parte, nonostante le istanze, le lettere, le suppliche, come se il rapimento di Emanuela non li riguardasse. Lo stesso Papa Francesco non vuole ascoltare le tante richieste fatte per incontrarlo dopo quelle sue parole rivolte a me e mia madre fuori dalla Chiesa di Sant’Anna in Vaticano; “Emanuela sta in cielo”, un modo delicato per dire che è morta, quando ancora non si ha la prova certa, facendoci supporre che lui possa sapere qualcosa in più rispetto alla famiglia. E allora perché voltarsi dall’altra parte di fronte alle nostre richieste di spiegazione e verità, dimenticando che lui è il Papa e Capo di Stato, di quello stesso Stato dove Emanuela e la sua famiglia sono cittadini ed Emanuela è l’unica (da cittadina) che sia mai stata rapita. Chi non vuole ascoltare è anche Benedetto XVI, al quale mi sono rivolto durante il suo pontificato e anche negli ultimi mesi, richieste sempre cadute nel vuoto .

    Le persone che non vogliono ascoltare sono anche quelle di uno Stato italiano e di una Procura che non hanno mai avuto il coraggio di puntare il dito nei confronti di chi sospettavano. Istituzioni che continuano a girare la testa dall’altra parte nonostante io abbia denunciato, pubblicamente e nei vari media, con documenti ufficiali le manipolazioni da parte di alcuni apparati delle istituzioni italiane. Prove importanti che avrebbero potuto contribuire a fare passi decisivi verso la verità.

    Le assicuro che in tanti non vogliono ascoltare perché la VERITA’, nonostante tanti anni passati, fa ancora paura.

    D. 38 anni dalla scomparsa di Emanuela. A oggi Pietro ci sono degli sviluppi sulle indagini? O meglio, ulteriori (e ancora celate) novità che possono far luce su uno dei casi di cronaca nera più discussi della prima repubblica?

    R. Le indagini ufficiali purtroppo sono state interrotte quando, nel 2015, il Dott Giuseppe Pignatone, Capo della Procura di Roma, decise di richiedere l’archiviazione dell’inchiesta, portando all’esonero definitivo del Dott. Capaldo, il magistrato che insieme alla Dott.ssa Maisto seguiva le indagini, perché si rifiutò di firmare la richiesta di archiviazione. Archiviazione peraltro in seguito confermata dal GIP Dott. Giorgianni. Quindi, da quella data, le indagini sono diventate, diciamo, private, nel senso che me le faccio da solo aiutato dal 2017 dall’avv . Laura Sgro’. Il suo contributo è stato ed è molto importante perché grazie al suo patrocinio per il Vaticano (quindi poter accedere al Tribunale ed altre sedi della Santa Sede) abbiamo potuto dare un cambio di marcia alle mie azioni presentando direttamente denunce e istanze anche lì e al segretario di stato card. Parolin, nel tentativo (ancora non riuscito) di far aprire un’inchiesta all’interno della cinta muraria vaticana. Le uniche risposte ottenute sono state il silenzio e l’indifferenza. Sempre pronti però a far finta di essere propositivi sceneggiando indagini inesistenti per dare l’impressione (solo apparente) di essere collaborativi. Situazioni al limite del paradosso, fino alla tentata “corruzione” di magistrati della procura italiana promettendo fascicoli con alcuni nomi di chi ha avuto responsabilità sul rapimento di Emanuela a patto che la procura imbastisse, o meglio ancora inventasse, una versione verosimile della vicenda utilizzando alcuni dei nomi contenuti nel fascicolo per arrivare ad una sorta di conclusione e chiusura della vicenda che danneggiasse nel minor modo possibile la Santa Sede.

    Al momento ci sono diverse iniziative investigative basate su fonti che – mi auguro – possano essere più attendibili di quanto accaduto in passato. Purtroppo il mitomane di turno è sempre pronto dietro l’angolo, ma non posso scartare alcuna possibilità con il rischio di rinunciare a quella giusta.

    D. Banda della Magliana, Vaticano, criminalità organizzata. C’è correlazione? E se sì in che modo? Si sarà fatto una sua idea personale in tutto questo tempo.

    R. Tutti i giorni mi faccio  questa domanda. Le ipotesi fatte e le piste seguite sono state tante nel corso degli anni, alcune più valide di altre, ma sempre ipotesi rimangono. Nonostante sia passato tanto tempo non sono mai emerse prove che possano confermare una o l’altra ipotesi. L’unica cosa di cui sono certo è che Emanuela non si sia allontanata volontariamente o sia stata vittima di un maniaco, un adescatore seriale, ma che sia stata rapita per fini ancora a noi sconosciuti, questo è un mio convinto pensiero basato sui tanti particolari emersi nel corso delle indagini.

    L’ipotesi che lega mia sorella alla banda della Magliana e il Vaticano è l’ipotesi seguita in particolar modo nella seconda inchiesta dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi. Ipotesi legata ad una questione economica riguardante i soldi della mafia che tramite elementi della Magliana sono entrati nelle casse dello Ior e probabilmente in quelle del banco Ambrosiano di Calvi, soldi, sempre secondo le ipotesi, utilizzati da Giovanni Paolo II per la questione Polacca di Solidarnosc e da qui il ricatto al Vaticano da parte della mafia-magliana per riaverli indietro. Io sinceramente non riesco a scartare alcuna ipotesi possibile perché in ognuna delle piste, compresa questa, ci sono indizi che hanno avuto riscontri, come per esempio l’effettivo legame che alcuni elementi della Magliana e dei Testaccini avevano con il Vaticano e lo IOR. Piccole verità in ogni ipotesi e la difficoltà è proprio questa, riuscire ad escludere le varie piste per seguirne una, ma per fare questo servono prove, conferme certe. Invece, di ogni ipotesi, non ci sono prove concrete né della loro attendibilità né della loro falsità .

    D. Enrico “Renatino” De Pedis sepolto a Sant’Apollinare. Emanuela rapita o sparita in zona Sant’Apollinare. C’è qualche nesso?

    R. E’ quello che la Procura pensò nel 2005 dopo una telefonata anonima alla trasmissione “Chi l’ha visto”, che indicava un legame tra il rapimento di Emanuela e quella sepoltura, messaggio interpretato come se si volesse intendere che all’interno della bara di De Pedis ci fossero i resti di Emanuela. A mio avviso quel messaggio che diceva: “se volete sapere cosa c’e dietro la scomparsa di Emanuela andate a vedere chi è sepolto a sant’Apollinare” voleva far capire che dietro la scomparsa c’era la Santa Romana Chiesa e la criminalità. In parte questo rappresenta un po’ anche il mio pensiero. Dietro la scomparsa di Emanuela c’è chi continua ad occultare la verità. Un sistema di ricatti che lega Stato, Chiesa e criminalità e quella sepoltura ne è l’esempio più alto. La Basilica di Sant’Apollinare è inglobata nel palazzo che comprende la scuola di musica dove studiava Emanuela. Al piano della scuola di musica c’era anche l’ufficio di Oscar Luigi Scalfaro, molto amico sia della direttrice della scuola Suor Dolores che del Card. Poletti, il quale autorizzò la sepoltura di De Pedis nella Basilica. Entrambi, Scalfaro e Poletti, erano molto vicini al rettore della Basilica Don Vergari (indagato per concorso in sequestro dalla procura di Roma) che – a sua volta – sappiamo fosse molto amico di De Pedis. I tre – Poletti, Scalfaro e Vergari – spesso si ritrovavano, durante le varie cerimonie organizzate dalla scuola di musica, all’interno della Basilica di Sant’Apollinare. Il Card Poletti conosceva molto bene De Pedis, ne ho avuto conferma io stesso qualche mese fa. Ho avuto la possibilità di vedere una foto scattata in un appartamento a Piazza Navona che ritraeva De Pedis che versava dello Champagne al Card. Poletti in una sorta di brindisi. Insieme a loro anche un ufficiale, (del quale non ricordo purtroppo il nome e se appartenesse all’esercito o altra arma). La mia attenzione, in quei pochi secondi, fu concentrata sugli altri due. Di recente ho avuto anche alcune testimonianze molto attendibili riguardo al fatto che De Pedis prima della scomparsa di Emanuela, quando ancora non era latitante, era stato visto all’interno della scuola di musica perché amico di Suor Dolores, che lo considerava un benefattore della scuola, e più di una volta uscire dallo studio di O.L. Scalfaro.

    D. Pietro, che prove ha di quello che sta dicendo? Scalfaro e De Pedis che si vedono nello studio dell’ex Presidente della Repubblica?

    R. Una fonte che reputo molto attendibile. Una persona che frequentava la scuola di musica e si è presentata anche negli uffici della Digos insieme ad un amico per verbalizzare tutto. Sto cercando la documentazione in Procura. Sono sicuro che salterà fuori a breve.

    D. Orlandi, mi scusi. Ha mai pensato all’ipotesi pedofilia all’interno delle “Sacre” stanze? E per mettere tutto a tacere la piccola Emanuela doveva essere eliminata.

    R. E’ una delle tante possibili ipotesi che emergono dai numerosi indizi che ruotano attorno a questa vicenda. Io sono sempre convinto che il rapimento di mia sorella sia stato organizzato da tempo e non casuale, al di là del movente e delle modalità che hanno portato alla sua scomparsa. Se si tratta di pedofilia all’interno del Vaticano è stato mirato. Magari portare la ragazzina “sbagliata” a qualcuno, documentare e incastrare per creare quell’oggetto del ricatto che fa molta paura.

    D. La brava Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto” vi ha aiutato molto in tutti questi anni. Le meticolose indagini del suo staff hanno portato a informazioni rilevanti per la risoluzione della vicenda?

    R. Federica Sciarelli ci ha aiutato tantissimo soprattutto nel periodo delle prime petizioni, mi invitava praticamente tutte le settimane dandomi quello spazio importante per fare degli appelli. Lei, e la sua redazione, sono stati importantissimi nel tenere alta l’attenzione su questa vicenda. La prima volta che andai in trasmissione aveva un’altro nome, si chiamava “Telefono Giallo” ed era condotto da Augias, era il 1987. Da quel momento si è stabilito un forte legame tra noi e loro, da Augias fino a Fiore de Rienzo e Federica Sciarelli. Ovviamente l’informazione più importante fu quella telefonata che ricevettero nel 2005 che – di fatto – aprì una nuova ipotesi, il possibile coinvolgimento della criminalità e di De Pedis in particolare.

    D. Dentro di se coltiva la speranza che sia ancora viva Emanuela?

    R. Io continuerò a pensarlo e sperarlo anche perché non c’è al momento una prova certa né della morte né della vita. Una cosa che ho sempre sostenuto è che finché non avrò un corpo per me sarà un dovere cercarla viva.

    D. Tre i Santi Padri che si sono succeduti in questa vicenda. Con quale di essi ha instaurato un rapporto migliore? E poi, la ritiene colpevole la Santa Romana Chiesa?

    R. Certamente un rapporto migliore basato sulla fiducia fu con Giovanni Paolo II nei primi sei mesi dalla scomparsa, lo ritenevamo un punto di riferimento, ci eravamo affidati a lui, ai suoi appelli e alle parole che ci disse quando venne a trovarci a casa nel Natale del 1983, “sto facendo quanto è umanamente possibile per una soluzione positiva della vicenda e che Emanuela possa tornare a casa”. Poi il silenzio e lui da quel momento permise al silenzio e all’omertà di calare su questa vicenda. Le cose da quel giorno non sono cambiate, anzi peggiorate, il nome di Emanuela è diventato tabù. Oltre alla mancanza di collaborazione, denunciata anche da alcuni magistrati, c’è sempre stata una volontà ad evitare di trattare l’argomento, come se non riguardasse loro, la Chiesa, il Vaticano, eppure (lo ripeto), parliamo di una loro concittadina. Chi indagava all’epoca mi disse che c’era pressione da parte del Vaticano affinché si rallentassero le indagini. L’obiettivo è sempre stato quello di dimenticare e far dimenticare. E questo vuol dire solo una cosa, che la Verità di cui sono a conoscenza è cosi pesante che rischia di  minare un’istituzione che dura da 2000 anni.

    D. Vuole indirizzare tramite questo giornale un messaggio a chi ipoteticamente sa ma non vuole parlare? Quale il suo appello?

    R. Penso spesso alle persone che sanno ma non parlano, diventando di fatto complici dei veri responsabili. Come fate a vivere con questo fardello sulle spalle? Per difendere e coprire chi? Mi rivolgo soprattutto a chi in Vaticano sa tutto, alla loro presunta cristianità, “presunta” appunto, perché le parole verità e giustizia sono alla base della cristianità, sono le parole della persona che loro dicono di rappresentare, Gesù’ Cristo. “La Verità vi renderà liberi”. Purtroppo queste semplici parole ancora non riescono ad entrare in quelle mura, nonostante siano le parole che si sentono nominare dai vari Papi. Parole che purtroppo rimangono vuote, prive del loro significato. L’ultima, se mi permette, è la parola ipocrisia sulla verità, l’ha pronunciata Papa Francesco in un Lettera enciclica ad Assisi il 3 ottobre 2020. Ad un certo punto scrive:” …… Verità è raccontare alle famiglie distrutte dal dolore quello che è successo ai loro parenti scomparsi…..”

    Grazie Pietro, il 14 ci saremo. Buona fortuna per tutto.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/pietro-orlandi-finche-non-avro-un-corpo-per-me-sara-un-dovere-cercarla-viva-715500.html?fbclid=IwAR0tQHEUoedlkVwPfo5vtABD4vez-IRFG9OmO9VM46_AGfnrLUVxLqeHYc8

  • Roma. Si fingeva clochard, prete americano arrestato per abusi su minori

    Roma. Si fingeva clochard, prete americano arrestato per abusi su minori

    All’apparenza uno dei tanti senza fissa dimora di Roma, invece era un prete americano che doveva scontare 81 anni di carcere per aver compiuto reiterati abusi sessuali su minori tra il 1979 e il 1981. Fine della latitanza dopo 13 anni, il 24 maggio scorso, per monsignor Joseph John Henn, 70 anni, che si è presentato nel centro di accoglienza comunale divia Assisi a Roma chiedendo agli operatori di essere aiutato come un qualsiasi clochard.

    Sulla testa di Henn pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Corte di Appello di Roma del 2006. I fatti contestati all’uomo sono stati commessi nello stato dell’Arizona, dove esercitava funzioni di monsignore per la Chiesa cattolica americana.

    Il contenzioso con la giustizia di Henn inizia nel 2005, quando venne arrestato nella Capitale e collocato a domiciliari in un alloggio in via della Conciliazione. Poco dopo arriva la richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, cui il monsignore fa richiesta di opposizione. Nel 2006 la sua richiesta viene rigettata e quando sopraggiunge la custodia cautelare definitiva, la giustizia non riesce nemmeno a notificargliela perché intanto Henn aveva fatto perdere le sue tracce.

    La latitanza dell’uomo termina la scorsa settimana, quando si presenta nel centro di accoglienza del Tuscolano come senza fissa dimora. Entrato nella struttura, qualcosa si complica quando uno degli operatori si accorge che l’uomo ha con sé diversi certificati medici tutti intestati a persone diverse. Da lì parte l’allerta che arriva fino alla Sala operativa sociale del Campidoglio e poi ai Carabinieri della Compagnia di Piazza Dante. Dopo i dovuti riscontri, per l’uomo si sono aperti i cancelli del carcere romano di Regina Coeli. (Ago/ Dire)

    https://www.romait.it/articoli/28482/roma-arrestato-monsignore-americano-latitante-pedofilo-dal-2006

  • Monsignore americano ricercato da 13 anni per violenze su minori arrestato a Roma

    Monsignore americano ricercato da 13 anni per violenze su minori arrestato a Roma

    Un monsignore della Chiesa cattolica americana è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2006. L’uomo era stato condannato nel 2003 per violenze sessuali su minorenni, in America, tra il 1979 e il 1981.

    Fu arrestato nel 2005 a Roma e collocato ai domiciliari. Presentò opposizione all’estradizione in America che gli fu rigettata un anno dopo, nel 2006, quando fu emessa ordinanza. A lui però non fu mai notificata perché si allontanò, facendo perdere le sue tracce.

    Il 24 maggio scorso il 70enne si è presentato a un centro di accoglienza di Roma Capitale, in via Assisi, chiedendo di essere accolto. Insospettiti dalle documentazioni che l’uomo aveva presentato, sono state allertate le forze dell’ordine e i carabinieri hanno identificato il latitante. L’uomo è stato arrestato.

  • NON LASCIATE CHE I BAMBINI VADANO A LORO

    NON LASCIATE CHE I BAMBINI VADANO A LORO

    Un dossier sulla pedofilia nella Chiesa cattolica: due interviste (a Federico Tulli e Francesco Zanardi) e la posizione di «Noi siamo Chiesa»

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

    Federico Tulli, giornalista e redattore di “Left”, racconta di come la chiesa sia da sempre impegnata a coprire il fenomeno, numericamente mostruoso, delle violenze sessuali su minori commesse dai sacerdoti. Per la chiesa, e per il suo capo Jorge Mario Bergoglio, l’abuso di un bambino è un peccato di lussuria indotto dal diavolo. Non una violenza contro un essere umano. E della responsabilità individuale dei sacerdoti (e di quella collettiva della chiesa) non c’è traccia.

    Carlotta – Sei stato il primo e unico giornalista ad aver condotto un’inchiesta completa sui casi italiani di pedofilia nella chiesa. Su quest’inchiesta è uscito il libro Chiesa e pedofilia. Il caso italiano(L’asino d’oro edizioni, 2014). Ora hai firmato un nuovo libro-inchiesta che racconta cosa succede agli uomini e alle donne di chiesa che il Vaticano considera “in difficoltà”, ossia pedofili, stalker, assassini. Cosa rivela il tuo ultimo lavoro?

    Federico – Questo libro, scritto con Emanuela Provera, s’intitola Giustizia divina (Chiarelettere, 2018). Si tratta di un’inchiesta sul modo in cui la chiesa esercita l’azione penale nei confronti dei sacerdoti che compiono reati, ma in realtà si tratta anche di un’inchiesta su come lo stato italiano esercita l’azione penale nei confronti dei sacerdoti.

    Siamo partiti da due domande: quanti sono i sacerdoti in carcere in questo momento in Italia e che tipo di reati hanno compiuto? Queste domande ce le siamo poste nel 2015 e l’inchiesta è durata praticamente quasi tre anni. Le domande le abbiamo rivolte al DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) che è l’organo del ministero di giustizia che si occupa di monitorare, anche a livello statistico, la popolazione carceraria. Ma la cosa interessante è che il DAP non ci rispondeva, nonostante avesse l’obbligo di farlo.

    Alla fine, dopo due mesi dalla nostra richiesta, la risposta è arrivata e diceva che il dipartimento non aveva quel tipo di informazione. Come se il DAP non conoscesse la professione che svolgevano i detenuti prima di entrare in prigione. Abbiamo insistito per un anno e mezzo, perché sapevamo che il dato c’era. A un certo punto abbiamo ricevuto l’autorizzazione a rivolgerci direttamente ai 190 istituti di pena da noi individuati in Italia, e in un anno e mezzo siamo riusciti a ottenere una risposta da 125 amministrazioni carcerarie. In 70 non ci hanno mai risposto sebbene fossero obbligati a fornirci questo dato, richiesto in osservanza della privacy. Avremmo potuto insistere con una diffida ma abbiamo preferito non andare oltre.

    Cosa emergeva dai dati?

    I dati che avevamo raccolto dicevano che in carcere in Italia, tra il 2016 e il 2017, c’erano cinque sacerdoti e solo uno era rinchiuso per pedofilia. Un solo sacerdote in carcere in Italia per pedofilia ci sembrava un numero assolutamente esiguo e non rispondente alla realtà. Da fonti certe, infatti, sapevamo che ce n’erano almeno otto ed era possibile che si trovassero negli istituti che avevano preferito non risponderci. Comunque abbiamo confrontato questo dato con un altro; sapevamo che negli ultimi quindici anni in Italia sono stati denunciati per pedofilia circa trecento sacerdoti, e di questi almeno centoquaranta sono stati condannati dalla magistratura civile in via definitiva per abusi su minori. La fonte di questo dato è la Rete L’Abuso. A questo punto la domanda che ci siamo fatti è stata: dove sono tutte queste persone condannate per abusi su minori, visto che non sono in carcere? Da questo interrogativo è partita la seconda parte dell’inchiesta.

    Lo stimolo ci è venuto da un film di Pablo Larrain, Il club, che si svolge interamente in una casa molto isolata dove all’interno ci sono cinque sacerdoti, uno di questi è un pedofilo, uno ha collaborato con la dittatura di Pinochet, uno ha il vizio delle scommesse, uno è cleptomane e un altro è omosessuale. Questa struttura era utilizzata dalla chiesa cilena per far espiare le pene ai sacerdoti peccatori; questi rimanevano all’interno della struttura per un tempo non definito, lontano da occhi indiscreti, non denunciati alla magistratura civile.

    Vedendo quel film ci siamo chiesti: ma non sarà che quel tipo di struttura si trova anche in Italia ed è lì che vengono sistemati i sacerdoti che non abbiamo trovato in carcere? In estrema sintesi, la risposta è sì.

    Quindi cosa avete fatto? Vi siete messi alla ricerca delle strutture?

    Sì, con Emanuela ci siamo messi alla ricerca per tutto il paese e abbiamo realizzato il reportage che costituisce la spina dorsale del nostro libro. Anche questa, come l’inchiesta nelle carceri, è un’indagine giornalistica inedita. Abbiamo trovato diciotto strutture, ma sappiamo che ce ne sono almeno venti o ventuno. Nelle sole città di Milano e Roma ce ne sono molte.

    In questi luoghi, come nel film di Larrain, la chiesa italiana sistema quelli che il Vaticano chiama “sacerdoti in difficoltà”, è questa la dizione ufficiale.

    Si tratta di case di cura, spirituale e psicologica, in cui vengono sistemati anche i sacerdoti che hanno compiuto abusi sessuali su minori. Per quanto riguarda la pedofilia, abbiamo scoperto che in queste strutture transitano tre tipologie di sacerdoti che hanno compiuto abusi: quelli per cui la magistratura italiana autorizza misure alternative al carcere; quelli che sono lì perché la giustizia ecclesiastica li ha condannati per abusi e utilizza queste strutture per assisterli e curarli dal punto di vista spirituale – perché per la chiesa l’abuso è un peccato, un delitto contro la morale, un’offesa a dio e non un crimine violentissimo contro persone inermi – e poi dal punto di vista psichiatrico – perché la chiesa ha colto che un adulto che violenta un bambino è affetto da una grave patologia mentale; e poi ci sono quei sacerdoti che hanno compiuto abusi ma non sono stati denunciati né alla magistratura ecclesiastica né a quella italiana, perché magari hanno confessato o chiesto aiuto a un altro parroco e per questo sono stati mandati in quelle strutture, il tutto in gran segreto.

    Si tratta di veri e propri casi di insabbiamento, una pratica piuttosto diffusa in Italia; per questo una parte dell’inchiesta l’abbiamo dedicata alla ricostruzione di queste dinamiche nascoste.

    La chiesa mantiene tutto segreto perché considera l’abuso di minore un’offesa a dio e non una violenza a un essere umano, quindi ritiene di giudicarlo secondo la giustizia divina e non secondo quella terrena. Per la chiesa, la giustizia terrena viene molto dopo. Nel caso italiano non viene mai. I vescovi italiani non hanno mai collaborato e al momento continuano a non collaborare.

    Come si spiega, secondo te, l’altissima incidenza di casi di pedofilia nella chiesa, un’incidenza che sappiamo essere maggiore rispetto alla pedofilia nella società civile? È possibile che sia legata anche al modo in cui la chiesa cattolica concepisce i bambini e la violenza su di loro, ossia – come hai detto prima – un peccato commesso nei confronti di dio e non un atto violento contro degli esseri umani?

    La pedofilia ovviamente è un tipo di violenza che esiste anche nella società civile e spesso avviene in ambito famigliare. Consiste nell’annullamento della realtà umana del bambino e si fonda sull’idea che il bambino abbia una sessualità.

    I pedofili credono che l’abbraccio o l’effusione di un bambino sia un’espressione di desiderio o una richiesta di atto sessuale. Ma noi sappiamo bene che nel periodo prepubere, in cui gli organi genitali non sono ancora completamente formati, anche l’identità sessuale non è completamente formata; per questo motivo, fino a quando questo non avviene, l’adulto che si avvicina a un bambino in un certo modo, compie una violenza di carattere psicologico e fisico.

    Nel primo libro Chiesa e pedofilia (L’asino d’oro edizioni, 2010) ho parlato delle conseguenze sulla vittima di abusi sessuali, e per farlo mi sono rivolto a degli psichiatri. Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la spiegazione che ha dato uno di loro: ciò che subisce un bambino vittima di violenza sessuale è un omicidio psichico, perché il pedofilo attacca la possibilità di realizzare la propria identità sessuale durante la pubertà e gliela distrugge. E siccome l’identità sessuale è una delle caratteristiche dell’essere umano, quando una persona se la sente distrutta, può anche arrivare al suicidio. Quindi la pedofilia, oltre ad essere omicidio psichico, può diventare anche omicidio in tutti i sensi. È come se il bambino non esistesse La pedofilia di matrice ecclesiastica ha delle sue peculiarità. Per la chiesa, infatti, l’abuso è un peccato. È un delitto contro la morale, è un’offesa a dio, è la violazione del sesto comandamento “Non commettere atti impuri”. Per cui, in sostanza, la vera vittima in un caso di abuso di minore è dio, non la persona violentata; se la violenza avviene durante la confessione, come spesso succede, è il sacramento ad essere stato violato, non l’essere umano, non il bambino. Molte violenze avvengono durante la confessione proprio perché c’è il vincolo di segretezza e tutto quello che avviene durante la confessione è sottoposto al segreto pontificio, e anche le violenze, anche gli stupri, non possono essere rivelati se non al vescovo che poi parlerà col papa. Nelle leggi vaticane e nella mentalità della chiesa è come se il bambino non esistesse. Voi l’avete scritto in uno degli scorsi numeri di “A”, che in Italia la violenza sessuale contro la donna e contro un bambino è stata considerata un delitto contro la morale fino al 1996, e quella era chiaramente una legge che veniva dal codice Rocco, che era fascista e grondava di mentalità cattolica.

    Questa mentalità la riscontriamo ancora nei tribunali, dove in caso di violenza sulla donna c’è sempre l’idea che sia la donna ad aver istigato in qualche modo la violenza dell’uomo che non ha potuto trattenersi, e questo succede anche con i bambini.

    Questa cosa però viene detta troppo poco. In ambito clericale, nei casi di stupro di minori, c’è l’idea che sia il bambino ad aver istigato il sant’uomo; c’è l’idea che in quell’atto sia subentrata l’azione del diavolo, una cosa che ha detto anche Bergoglio durante il sinodo sulla pedofilia.

    Questo famoso papa progressista è convinto, come lo era Paolo VI, che il diavolo sia una persona che agisce per distruggere la chiesa, e che la pedofilia sia uno dei modi in cui la chiesa viene attaccata.

    In questo modo di ragionare scompare completamente la lesione subita dalla vittima. Ma soprattutto c’è la giustificazione di chi ha violentato, perché ha agito spinto dall’influenza del diavolo, da una forza esterna. Così si nega ogni responsabilità personale.

    Una deresponsabilizzazione che ritroviamo in varie dichiarazioni di Bergoglio. Ad esempio, in seguito al summit sulla pedofilia, tenutosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019, il papa ha dichiarato che è giusto approfondire i casi di pedofilia, ma al contempo ha sottolineato che la pedofilia non appartiene soltanto alla chiesa. Per il momento in cui è stata fatta e per il contenuto, la dichiarazione è suonata come un tentativo della chiesa di non farsi carico di un fatto oggettivo, cioè che l’incidenza della pedofilia nella chiesa è maggiore rispetto alla pedofilia nella società civile.

    È assolutamente così. Ad agosto scorso, Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che esiste dal 2014, ha rilasciato un’intervista all’agenzia dei vescovi (SIR) in cui dichiarava che negli Stati Uniti, dal 1950 al 2002, tra il 4 e il 6% della popolazione ecclesiastica ha compiuto almeno un abuso su minori.

    E si è rivolto poi alla chiesa italiana dicendo di non pensare che da noi la situazione sia diversa, quindi è bene correre ai ripari. Questo significa che nella santa sede, a certi livelli, si ha un’idea di quale sia la diffusione del fenomeno in Italia.

    Il 4-6% è una percentuale mostruosa. Nel libro abbiamo fatto un confronto e siamo andati a contare le persone che sono in carcere per reati di natura sessuale contro minori; si tratta di circa 1200 persone; 1200 su una popolazione adulta di circa 47 milioni significa circa lo 0,025%. Dallo 0,025% della società civile al 4-6% della chiesa cattolica significa circa 200 volte in più, uno scarto gigantesco. Comunque in Italia non esistono dati ufficiali sulla diffusione del fenomeno della pedofilia, anche nella società civile, e quindi ci si chiede come si possa fare prevenzione se non si ha nemmeno la percezione corretta del fenomeno. E questo vale per la società laica e per quella ecclesiastica. Quello che ha dichiarato Zollner mi è sembrato d’importanza fondamentale.

    Prima hai accennato alla questione del diavolo. Hai detto che con Bergoglio c’è stato un ritorno al passato, un ritorno all’antropomorfizzazione della figura del diavolo, che si incarna per rovinare la chiesa. Voi come avete affrontato la questione del ritorno del diavolo, un argomento che sembra essere utile alla chiesa per risolvere e spiegare tutta una serie di problemi?

    Il capo dell’Associazione internazionale esorcisti, ad un certo punto, ha dichiarato che mai nessuno come papa Francesco ha nominato il diavolo nel corso del suo magistero. E in effetti, andando a rivedere i documenti ufficiali, già dalla prima settimana, Bergoglio ha cominciato a riportare, nel linguaggio comune delle sue omelie, allusioni continue all’esistenza del diavolo come persona. L’ha nominato decine e decine di volte. Quello che ci ha colpito, lo raccontiamo nel terzo capitolo del libro-inchiesta – e anche questa è un’indagine mai fatta prima da qualcuno e che abbiamo svolto sul “campo” a viso aperto, senza cioè nascondere la nostra identità e le nostre intenzioni – è che lui non l’ha fatto solo in quanto capo della chiesa cattolica; ad Assisi, davanti a una platea di cinquecento capi di stato e di presidenti del consiglio di tutto il mondo, ha parlato del diavolo come responsabile di guerre e carestie. In quell’occasione parlava nella veste di capo di stato, quindi anche da capo politico Bergoglio ha introdotto questo tipo di discorso. Questo è il modo in cui lui decifra certe questioni, che all’interno della chiesa sono molto critiche.

    È stato sempre Bergoglio a riconoscere e dare un bollino di qualità all’Associazione internazionale degli esorcisti, e questo è un altro segnale molto interessante.

    Nel 2014 l’ha riconosciuta come organo ufficiale all’interno della chiesa. Quest’associazione, a livello mondiale, si compone di circa 300-400 esorcisti, di cui 240 si trovano in Italia. In Spagna ce ne sono circa 12, in Lombardia circa 20. E in Lombardia c’è anche un numero verde per posseduti, con un call center che risponde dal lunedì al venerdì.

    Per scrivere la terza parte della nostra inchiesta, dedicata appunto al diavolo, siamo andati a frequentare un master di esorcismo che si tiene a Roma ogni primavera. Nel frattempo, da quando è uscito il libro, il MIUR ha proposto agli insegnanti un corso di esorcismo dal costo di 400 euro, per individuare e distinguere eventuali ragazzini problematici dai ragazzini posseduti.

    Qual è il senso, secondo te, di far frequentare un corso di esorcismo agli insegnanti?

    La partecipazione degli insegnanti al corso di esorcismo fa il paio con un’altra cosa inquietante che riguarda i cosiddetti bambini iperattivi. Se un bambino è particolarmente vivace, adesso si tende ad inquadrarlo all’interno di una fantomatica sindrome di iperattività che può anche comportare una cura a livello farmacologico. Il corso di esorcismo vuole mettere l’insegnante in condizione di distinguere quando c’è un sintomo di disagio psichico e quando c’è la presenza del demonio. La chiesa infatti, molto abilmente, fa una distinzione. Non parla sempre di possessione demoniaca. Fino a un certo punto parla di disagio psichico, poi se la persona presenta determinate caratteristiche, allora parla di possessione demoniaca.

    Le caratteristiche della possessione demoniaca secondo la chiesa sono proprio quelle dei film: il posseduto parla una lingua a lui sconosciuta, è in possesso di una forza sovrumana e riesce a fare cose, a livello fisico, che normalmente non potrebbe fare.

    “I bambini abusati sono strumento del demonio”

    Perché avete seguito il master di esorcismo?

    Perché tra i docenti di quel corso ci sono magistrati, docenti universitari, avvocati, anche una poliziotta della squadra anti-sette sataniche. Siamo andati a quel corso proprio per capire come mai tra i docenti ci fossero magistrati, avvocati e poliziotti, e più di tutti ci hanno colpito due persone. Uno è un magistrato, che un paio di mesi fa è stato arrestato per corruzione, e che al corso ha esordito dicendo di sentirsi uno strumento della giustizia nelle mani di dio. La sua presenza al master, ha dichiarato, aveva lo scopo di aiutare i futuri esorcisti a evitare denunce da parte delle persone esorcizzate. Lo stesso faceva un’avvocatessa che aveva preparato una manleva per gli esorcisti da far firmare alla persona posseduta prima dell’esorcismo, praticamente per sollevare da qualunque responsabilità l’esorcista e i suoi aiutanti in caso di denunce per violenze e costrizioni fisiche.

    Nella nostra inchiesta ci siamo occupati di esorcismo anche per un altro motivo, per l’idea e la mentalità della chiesa di ritenere il bambino abusato come strumento del demonio; quindi, se il sacerdote compie quello che per la chiesa è un atto sessuale e non una violenza, quella violenza viene considerata un peccato di lussuria determinato dall’azione del demonio attraverso il bambino.

    Frequentando il master di esorcismo abbiamo anche scoperto che la stragrande maggioranza delle persone esorcizzate sono donne. Un dato scontato se si considera che tipo di società sia quella ecclesiastica.

    La ripresa del diavolo serve chiaramente a sollevare i sacerdoti da ogni responsabilità. Inoltre, da quello che racconti – cioè dal fatto che siano le donne ad essere maggiormente vittime di esorcismi e dal fatto che, per la chiesa, i bambini necessitino di essere controllati perché è possibile che siano posseduti – si capisce come il diavolo venga utilizzato anche come mezzo di repressione e punizione.

    Nel documentario Liberami c’è una scena in cui due genitori portano il figlio dall’esorcista perché a scuola fa casino, è troppo agitato e non è bravo. Il sacerdote mette la mano sulla testa del bambino, poi si gira di scatto verso la madre e dice: è colpa tua, non sei una donna di fede e in chiesa non ci vai. In un secondo il sacerdote ha distrutto al bambino l’immagine della madre e ha detto alla donna che il diavolo è dentro di lei. E questa è proprio l’idea che la chiesa ha della donna.

    La stampa e lo stato sono complici

    Alla luce di tutto questo, com’è possibile che Bergoglio riesca comunque a essere considerato un papa progressista?

    La stampa italiana riporta in maniera assolutamente acritica quello che esce dai bollettini Vaticani.

    Non c’è mai una verifica di quello che dice il papa. E così non si scoprirà mai che Bergoglio parla di “tolleranza zero” per i pedofili, ma in realtà ritiene che il sacerdote pedofilo abbia solo compiuto un peccato; che se il peccato è grave e non c’è possibilità di espiazione, allora quel sacerdote viene espulso dalla chiesa, ma siccome tutto avviene in gran segreto, la chiesa espelle dal proprio organismo una metastasi che viene immessa nella società civile senza che si sappia che quel signore lì è un pedofilo. La chiesa lo sa, ma non lo dice a nessuno. E quel signore lì, che ora non è più sacerdote, rimane comunque pedofilo anche dopo essere uscito dalla chiesa e ora si aggira per la società.

    In questo c’è proprio la complicità dello stato, perché il Concordato tutela tutto questo, questa modalità di agire. L’articolo 4 del Concordato dice che l’autorità ecclesiastica non è tenuta a informare quella civile quando viene a sapere di eventuali reati compiuti da sacerdoti.

    Quindi lo stato è complice della chiesa. Idem la stampa italiana, che si accontenta di sentir dire da Bergoglio “tolleranza zero” senza farsi domande e presentandolo come paladino della lotta contro la pedofilia. Ma per essere paladini, si deve anche fare qualcosa e Bergoglio non lo sta facendo.

    Federico Tulli è redattore del settimanale “Left”. Già condirettore di “Cronache laiche”, collabora con “MicroMega”, per cui firma anche un blog, con “Critica liberale” e con “Globalist”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: Chiesa e pedofilia (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015). Nel 2018 per Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato Giustizia divina.

    Di Federico Tulli abbiamo pubblicato un’intervista fatta da Francesca Palazzi Arduini (“A” 409, estate 2016) e un articolo sulla comunicazione vaticana (“A” 416, maggio 2017).

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/05/31/abusi-cioe-stupri/

  • Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

    Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

    “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Le parole di Isaia, che prefigurano la Passione e ci fanno entrare nel clima del Venerdì Santo, si applicano anche a quanto è successo ad Antonio, nome di fantasia scelto per proteggerne la privacy, e purtroppo a tanti altri minori sottoposti ad abusi. E che solo dopo anni trovano la forza di denunciare. Anni trascorsi in indescrivibili sofferenze. “La fiducia nella Chiesa si è rotta per i nostri errori e peccati. Le vittime sono state crocifisso”, ha scritto Papa Francesco nella lettera ai vescovi cileni.

    Ben 25 patologie, alcune delle quali piuttosto serie, come l’inappetenza con vomito che rappresenta il primo passo verso l’anoressia, ma anche una invalidante lombosciatalgia destra e inoltre forme irriducibili di orticaria accanto ai disturbi del sonno cioè insonnia, stato d ansia, incubi notturni: questo referto medico della Asl Napoli 3 è il primo tassello per ricostruire la vicenda di Antonio, oggi 22enne, finito preda a 14 anni di un vero orco, che dal 2011 a 2013 lo ha reso vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche. Con l’aggravante che il carnefice è don C., il parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario.

    Per Antonio l’esperienza nella parrocchia, poco lontano da casa dei suoi, si era presto trasformata in un incubo, come attesta l’impressionante elenco di malattie, contratte in conseguenza di quanto subito dal sacerdote.

    Il cammino per la guarigione, lungo e in salita, dura da circa 6 anni e inizia quando Antonio riesce a prendere coscienza di quello che gli è capitato. Oltre agli abusi fisici, abusi di coscienza, con il prete che gli diceva: “sono tuo padre”.

    Il periodo buio delle violenze, tre anni, dal 2011 al 2013, si interrompe quando F., una ragazza della parrocchia, si rende conto della situazione e affronta il sacerdote. Un gesto molto coraggioso, al quale don C. replica con pesanti minacce.

    Antonio allora racconta ai genitori quanto gli è accaduto, di come cioè don C. abbia tradito la loro fiducia approfittando di lui mentre lo riaccompagnava a casa, ma anche negli ambienti parrocchiali e perfino in confessionale, e molte volte di notte – condividendo con lui il letto – nei numerosi pellegrinaggi a Lourdes, Assisi, Cascia e Loreto. E addirittura andando a Cracovia, “sulle orme di San Giovanni Paolo II”, un lungo viaggio che diventa occasione per don C. “di dare sfogo ancora una volta alla sua perversione”.

    I genitori subito informano l’autorità ecclesiastica, nella persona del vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe, con il permesso del quale Antonio
    è poi arrivato al primo anno di seminario maggiore avendo compiuto la maggiore età.
    Resta da chiarire se quelle denunce orali (ma c’è anche qualche lettera, pure se informale, firmata dal papà) furono credute.

    Questo aspetto, in effetti dirimente, non risulta chiaro. Infatti don C. lascia la parrocchia, come aveva chiesto con forza la mamma del ragazzo, per spostarsi in una diocesi vicina. Ma formalmente il trasloco è su sua richiesta, per stare vicino a una sorella inferma. E Antonio abbandona poi il seminario ufficialmente per aver perso la vocazione.

    Il cammino terapeutico inizia in un consultorio cattolico, dove al giovane viene suggerito di “perdonare”, un approccio che non lo aiuta. Tra l’altro l’anziana terapeuta che lo segue non redige una certificazione relativa agli abusi. Ma un’altra dottoressa, quella della Asl, comprende che dietro a quelle forme cutanee, alle patologie muscolari e ai disturbi alimentari e comportamentali c’è qualcosa di molto più grave. E a fine 2017 invia referto e paziente in un altro centro di psicoterapia, a Frosinone, diretto da uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Ci vuole ancora qualche mese prima che Antonio riesca a raccontare tutto. Don D’Onofrio, psicoterapeuta esperto nel trattare con le vittime di abuso, si fa autorizzare dal giovane (ormai maggiorenne) ad informare ufficialmente l’Autorità Ecclesiastica, essendo molto preoccupato che altri eventuali bambini possano cadere nelle grinfie dell’orco. E contro don C. iniziano due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione.

    Antonio – che finalmente ha iniziato a lasciarsi dietro le spalle incubi e disturbi, avendo finalmente realizzato che lui non ha nessuna colpa per quanto gli è accaduto – prende infine carta e penna e scrive a Papa Francesco, per raccontargli la sua storia. E ora attende di incontrarlo.

    Salvatore Izzo

    Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

  • Left, Giustizia divina, una denuncia e Rete L’Abuso

    Left, Giustizia divina, una denuncia e Rete L’Abuso

    La Rete L’Abuso ha denunciato presso la procura di Savona i cosiddetti quattro “casi Viganò” italiani. Quattro significative storie di pedofilia nella Chiesa insabbiate dalle gerarchie ecclesiastiche. Left è l’unico giornale che a livello nazionale se ne è occupato costantemente.

    Queste inchieste sono state approfondite dal redattore di Left Federico Tulli e da Emanuela Provera nel loro libro Giustizia divina (Casa Editrice Chiarelettere, 2018) Con il nostro giornalista, ne parlano in studio Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, e Mario Caligiuri, avvocato del foro di Roma * Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori, come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina. Il libro Giustizia divina rompe un altro muro di silenzio sui privilegi del Vaticano. Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere.

    C’è una giustizia parallela che con il benestare dello Stato italiano – che a volte sfocia nella complicità come denuncia Rete L’Abuso in questo video -, opera attraverso l’aspersorio, la preghiera, l’espiazione, perfino l’esorcismo. Una giustizia parallela che è la parte più occulta dei numerosi privilegi riconosciuti al mondo ecclesiastico in virtù del Concordato. Benefici che rendono migliaia di cittadini italiani – vescovi, cardinali, parroci, preti suore sacerdoti etc – più cittadini degli altri.

    L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista Federico Tulli – che da anni sul settimanale Left segue con inchieste e approfondimenti queste tematiche molto scomode per il Vaticano, la Chiesa e l’Italia – hanno attraversato il Belpaese visitando e raccontando i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà” e parlando con chi li gestisce e chi vi è assistito. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici.

    C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona. «La “posseduta” è una donna e madre di famiglia. È seduta alla sinistra dell’altare, indossa una felpa, un paio di jeans, scarpe da ginnastica; ha i capelli corti e un viso serio e cupo. La pelle olivastra, gli occhi marrone scuro.

    Due uomini e una donna le stanno vicino, le pongono un plaid sulle gambe perché la chiesa è piuttosto fredda e umida; la testa della “posseduta” è appoggiata al muro, dietro le mettono un cuscino nero. L’esorcista è inginocchiato, rivolto verso i fedeli, con gli occhi chiusi». Ci siamo anche noi, abbiamo avuto il permesso di assistere. E nel libro in presa diretta viene raccontato cosa (non) accade durante un esorcismo. E anche come e dove si formano i nuovi “cacciatori del demonio”. Lo sapevate che ogni anno a Roma presso l’università dei Legionari di Cristo si svolge un master per esorcisti? I due autori sono stati anche lì. Attraverso gli esorcisti da tempo la Chiesa cattolica ha lanciato la sua personale battaglia contro le sette, le pratiche esoteriche, magiche o sataniche. Non che in Italia siano particolarmente diffuse ma un esorcista in ogni diocesi era un progetto di Benedetto XVI e in Italia è stato ormai quasi del tutto realizzato.

    A Milano, per dire, nel 2012 il cardinale Angelo Scola ha nominato dodici nuovi sacerdoti, e c’è anche un call center per consentire alle persone di mettersi in contatto con loro. La «guerra contro il demonio», che nell’ultimo mezzo secolo ha avuto Paolo VI e Giovanni Paolo II come esponenti di spicco, ha trovato nuovo vigore con papa Francesco. Monsignor Larry Hogan, vicepresidente dell’Aie, ha fatto notare come il pontefice argentino abbia «citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato». E da allora non si è più fermato, fino ad arrivare a una netta presa di posizione quando il 20 settembre 2016 ad Assisi, davanti a oltre cinquecento leader religiosi e politici di tutto il mondo, ha affermato: «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti». Oltre ad essere, sempre secondo la Chiesa, il responsabile della pedofilia, degli scandali finanziari, etc etc etc Seguici anche su Facebook! https://www.facebook.com/LeftAvvenime…

  • Savona SABATO 1 DICEMBRE “Giustizia divina” alla UBIK la presentazione del libro che finisce all’ONU e in un’integrazione che Rete L’ABUSO depositerà alla procura Savona

    Savona SABATO 1 DICEMBRE “Giustizia divina” alla UBIK la presentazione del libro che finisce all’ONU e in un’integrazione che Rete L’ABUSO depositerà alla procura Savona

    Per la prima volta ricostruita la mappa dei siti segreti in cui la Chiesa italiana nasconde i preti scomodi affinché espiino i loro “peccati” lontano da occhi e giornalisti indiscreti. Strutture in cui vengono assistiti e curati quelli che il Vaticano definisce sacerdoti in difficoltà: pedofili, efebofili, ludopatici, alcolisti, in crisi vocazionale, affetti da sindromi varie (burn out, depressione etc). Un’inchiesta unica nel suo genere che interseca anche il mondo dell’esorcismo. È difatti l’Italia il Paese con più esorcisti al mondo. Come mai? Lo scoprirete leggendo GIUSTIZIA DIVINA.

    «In parrocchia arrivò un sacerdote che, a mio parere, aveva un problema serio con i bambini. Mi sembrava di aver fatto una cosa giusta denunciandolo, ma sono stato percepito come un disturbatore» [Dalla testimonianza di un ex prete].
    «…Ed è stato grazie alla nostra inchiesta sul caso di Giada Vitale che l’avvocato Caligiuri e la Rete L’abuso hanno iniziato a raccogliere gli elementi per presentare un esposto contro il governo italiano reo di aver violato la convenzione di Lanzarote sui diritti dei minori e la convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza». [Dall’introduzione di Giustizia divina; il libro è stato allegato alle denunce come fonte di possibili notizie di reato]
    *
    Questo libro rompe un altro muro di silenzio sui privilegi del Vaticano. Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere. Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori, come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina. C’è una giustizia parallela che opera attraverso l’aspersorio, la preghiera, l’espiazione, perfino l’esorcismo. L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici. C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona.

    «La “posseduta” è una donna e madre di famiglia. È seduta alla sinistra dell’altare, indossa una felpa, un paio di jeans, scarpe da ginnastica; ha i capelli corti e un viso serio e cupo. La pelle olivastra, gli occhi marrone scuro. Due uomini e una donna le stanno vicino, le pongono un plaid sulle gambe perché la chiesa è piuttosto fredda e umida; la testa della “posseduta” è appoggiata al muro, dietro le mettono un cuscino nero. L’esorcista è inginocchiato, rivolto verso i fedeli, con gli occhi chiusi». Ci siamo anche noi, abbiamo avuto il permesso di assistere. E nel nostro libro in presa diretta raccontiamo cosa (non) accade durante un esorcismo. E anche come e dove si formano i nuovi “cacciatori del demonio”. Lo sapevate che ogni anno a Roma presso l’università dei Legionari di Cristo si svolge un master per esorcisti? Siamo stati anche lì.

    Attraverso gli esorcisti da tempo la Chiesa cattolica ha lanciato la sua personale battaglia contro le sette, le pratiche esoteriche, magiche o sataniche. Non che in Italia siano particolarmente diffuse ma un esorcista in ogni diocesi era un progetto di Benedetto XVI e in Italia è stato ormai quasi del tutto realizzato. A Milano, per dire, nel 2012 il cardinale Angelo Scola ha nominato dodici nuovi sacerdoti, e c’è anche un call center per consentire alle persone di mettersi in contatto con loro. La «guerra contro il demonio», che nell’ultimo mezzo secolo ha avuto Paolo VI e Giovanni Paolo II come esponenti di spicco, ha trovato nuovo vigore con papa Francesco. Monsignor Larry Hogan, vicepresidente dell’Aie, ha fatto notare come il pontefice argentino abbia «citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato». E da allora non si è più fermato, fino ad arrivare a una netta presa di posizione quando il 20 settembre 2016 ad Assisi, davanti a oltre cinquecento leader religiosi e politici di tutto il mondo, ha affermato: «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti». Oltre ad essere, sempre secondo la Chiesa, il responsabile della pedofilia, degli scandali finanziari, etc etc etc…

    GLI AUTORI
    Emanuela Provera, cattolica, vive e lavora come libera professionista a Milano. Nel 2006 ha collaborato al libro «Opus Dei segreta» (Ferruccio Pinotti, BUR-Rizzoli) offrendo la sua testimonianza personale come ex numeraria dell’Opus Dei, istituzione di cui ha fatto parte dal 1986 al 2000. Ha scritto «Dentro l’Opus Dei» (Chiarelettere 2009).

    Federico Tulli è redattore del settimanale Left. Già condirettore di “Cronache laiche”, collabora con “MicroMega”, per cui firma anche un blog, “Critica liberale”, e “Globalist”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: «Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro» (2010), «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» (2014) e «Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos» (2015).

  • Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    L’accertamento dei fatti, nel suo caso, è stato direttamente perseguito dalla “Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero dalla preposta struttura del Vaticano. Uno dei rari casi a cui si è abituati ed una circostanza che, nel caso specifico, stronca alla radice il teorema che vorrebbe presentare i preti pedofili come povere vittime dei nemici della Chiesa. Eppure il Don Francesco RUTIGLIANO (in foto con il sindaco di Bivongi Felice Valenti e l’Ambasciatore di Spagna nella Santa Sede) persevera nel tentativo di negare, chiedendo in ogni dove il silenzio omertoso a propria tutela. Proprio per questo come Casa della Legalità oltre che raccontare dei recenti tentativi di far oscurare i fatti promossi dal Rutigliano, procediamo con la pubblicazione del Provvedimento integrale della “Congregazione per la Dottrina della Fede” con cui è stato ritenuto “COLPEVOLE” degli abusi su minore tra il 2006 ed il 2008…
    Partiamo proprio dal documento ufficiale che la “Rete l’abuso” – sezione tematica della Casa della Legalità – Onlus – ha reperito, nell’ambito delle verifiche promosse sul sacerdote in questione.

    Nel provvedimento in cui si è riconosciuta la responsabilità di Don Francesco Rutigliano si legge:

    «Il Rev.Francesco RUTIGLIANO, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, … ordinato il 30 settembre 2006, il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008. Le accuse (…) riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni… Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato».

    «Nell’esame degli atti – va rilevato innanzitutto che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase preprocessuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti. Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore… Prescindendo ancora dai testimoni de relato, non si ricava mai l’impressione che le accuse siano motivate da rancore o da altri fini, se non quello di liberarsi da un peso che grava sulla coscienza e sul proprio passato. Il denunciante, per esempio, non ha mai inteso chiedere un risarcimento economico per i danni subiti dai presunti abusi». Ancora: «La difesa, quando si sofferma nell’evidenziare la fragilità emotiva e caratteriale del denunciante, non smentisce ma, anzi, conferma questa condizione di vulnerabilità della presunta vittima, confermando ulteriormente credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati… Viene inoltre confermata dagli stessi elementi di prova presentati dall’accusato la sua personalità, tendente legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale, con l’esito di creare una sudditanza psicologica nei propri confronti… Le affermazioni di autorità effettuare mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante, come è stata quella – chiaramente dimostrata e ammessa dall’accusato – instauratasi fra il Rev. Rutigliano e la presunta vittima». Prosegue ancora il provvedimento: «La difesa, esibendo apposita perizia di parte che dimostra l’integrità del frenulo del pene dell’accusato, invoca il fatto come indice della sua verginità. Questo elemento va però ricusato, perché è facilmente riscontrabile nella lettura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale; anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai. Analogamente, va respinta l’affermazione che i segni particolari sul corpo dell’accusato (e, in particolare, i nei sul pene) debbano essere stati necessariamente notati dal presento abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notati detti segni. La non-macroscopicità dei segni e, soprattutto, il contesto non certo analitico in cui essi avrebbero potuto essere notati, porta a non ritenere il particolare come un’udienza della non veridicità della presunta vittima».Proprio per queste ed altre valutazioni il Tribunale ecclesiastico afferma che «Pertanto, con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008…»

    Nonostante la gravità dell’accusa per cui Don Francesco RUTIGLIANO è stato ritenuto colpevole, la sanzione è stata solo una sospensione temporanea (quattro anni) dall’esercizio di qualunque ministero pubblico (ma con possibilità di tenere in forma privata la Santa Messa). Se il provvedimento a seguito del procedimento canonico è datato adottato il 20 giugno 2011, il Don Francesco RUTIGLIANO è, come si apprende dalle notizie e foto riportate online, rimasto in prima linea, tra i Papi ed Autorità, senza alcuna timidezza (e vergogna).

    Il 24 dicembre 2013 si ritrova online [vedi ad esempio qui] articolo e foto (riportata a lato) del Don Francesco RUTIGLIANO con Papa Ratzinger per la «Benedissi Papa Benedetto XVI al Reverendo Don Francesco Rutigliano in Vaticano, la “prima pietra” del nuovo Centro Pastorale di Bivongi». Don RUTIGLIANO, infatti – che doveva restare per quattro anni lontano da qualunque ministero pubblico – seguì la realizzazione del “Centro pastorale di Bivongi” che, come si legge è «opera che vede un congruo finanziamento erogato dalla C.E.I per circa 600 mila euro» e che porterà «la denominazione di Papa Giovanni Paolo».

    Passarono pochi mesi e Don Francesco RUTIGLIANO tornava in Vaticano. Sono sempre le foto e notizie online che lo testimoniano [vedi ad esempo qui]. Era il 22 febbraio 2014quando, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si teneva la cerimonia del Concistoroindetto da Papa Francesco per la creazione di diciannove nuovi Cardinali. Tra gli ospiti spunta Don Francesco RUTIGLIANO che, dopo la celebrazione, incontrava, nel Palazzo Apostolico, il nuovo Segretario di Stato della Città del Vaticano Pietro Parolin (nominato da Papa Francesco al posto del noto cardinal Bertone):

    Insomma: nei “quattro anni” di sospensione dall’esercizio pubblico dei ministeri, il responsabile (conclamato dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori, Don Francesco RUTIGLIANO andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014).

    Ora il Don Francesco RUTIGLIANO, che tanto ama la risonanza mediatica, vorrebbe non comparire. Vorrebbe – anzi esige – che la sua responsabilità (conclamata dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori tra il 2006 ed il 2008 venga nascosta all’opinione pubblica.

    Proprio con questa finalità scriveva prima al Garante della Privacy, ovviamente evitando di segnalare il documento (della stessa struttura preposta del Vaticano!) che lo riconosce “colpevole” di una delle più deplorevoli e infamanti condotte (abusi sessuali su minori), e poi chiedendo al provider che ospita il server della “Rete l’Abuso” di oscurare le informazioni che lo riguardano, con la società proprietaria del server che ossequiosamente, assumendosi le prerogative spettanti alla Magistratura, intima a Francesco Zanardi, portavoce della “Rete L’Abuso”, di cancellare i contenuti riguardanti il Don Francesco RUTIGLIANO perché altrimenti gli oscureranno tutto il sito.

    Non ci pare serva altro da aggiungere, a questo punto, per comprendere come stiano i fatti.

    FONTE

    Secondo il sito della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, il rev. Francesco Rutigliano è stato reintegrato pochi giorni fa come vice parroco della chiesa di S. Giordano Martire.

    http://www.civitavecchia.chiesacattolica.it/home_diocesi/news/00023189_Nuove_nomine_in_Curia_e_nelle_parrocchie.html