Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Assisi

  • Prete pedofilo: quella gita ad Assisi e le due sorelle di Bovalino…

    Prete pedofilo: quella gita ad Assisi e le due sorelle di Bovalino…

    Sono nitidi i ricordi della vittima, A. C., riscontrati mediante indagini del Tribunale apostolico che non hanno ricevuto smentita dall’accusato, anzi ne ha spesso confermato la veridicità

    BIVONGI (RC) – Scorrendo i cinque fogli che costituiscono il decreto n. 197/2009–34047 licenziato in data 20 giugno 2011 dal Palazzo del Sant’Uffizio di Città del Vaticano, in merito al processo ex can. 1720 CIC a carico del reverendo Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi accusato ed al termine del suddetto procedimento dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti di C. A. nel periodo tra il 2006 e il 2008”, sono tante le situazioni nelle quali ci si imbatte anche ad una semplice lettura obliqua e che ne rappresentano il “corpo del reato”, per così dire, di fatto via via portando al nefasto epilogo contemplato al capo a) del punto 4: il Tribunale apostolico appositamente convocato e formato da tre componenti, e quindi il delegato Carlo Dezzuto; Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, che hanno sottoscritto il predetto documento con tanto di doppio timbro posto in bell’evidenza, hanno in itinere utilizzato un linguaggio chiaro ed al contempo asciutto per esplicitare il caso de quo, che prese l’abbrivio in tempi non sospetti in cui il sacerdote, di origini pugliesi, iniziò il suo personale percorso per discolparsi di un gravissimo reato a lui ascritto…

    Non è richiesto che abbia luogo un vero e proprio rapporto sessuale…

    Propriamente in calce alla prima pagina del citato decreto, capo a) punto 2, si riporta in via del tutto chiarificatrice che “In merito al delictum gravius denunciato, perché la fattispecie delittuosa possa dirsi ricorrente nel caso concreto, è necessario o sufficiente che l’autore del delitto sia un chierico – si apprende dal documento stilato della Congregazione per la Dottrina della Fede – e che la vittima, o soggetto passivo dell’abuso, sia un minore di anni diciotto, consenziente o meno, dello stesso o di diverso sesso rispetto al reo”. E poi ancora, rispetto alla condotta penalmente illecita, “non è richiesto che abbia luogo un vero e proprio rapporto sessuale – si prosegue – essendo sufficiente anche il semplice compimento di atti comunque implicanti la violazione del sesto precetto del Decalogo, peculiarmente grave per i chierici ai sensi del can. 277, paragrafi 1-2 del Codex Juris Canonicis, come, ad esempio, “toccamenti, baci libidinosi o contatti di organi sessuali, senza che peraltro sia necessario che tali gesti siano immediatamente percepiti dalla vittima come delittuosi o moralmente illeciti”; nel caso in ispecie, di cui al capo a) del punto 1., le accuse riguardavano “ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, e quindi in maniera ancor più copiosa di quanto sia riportato dalla teoria sopraesposta e chiaramente sviscerata dalle leggi giuridiche della Chiesa. Che non ammettono interpretazioni di sorta.

    La gita ad Assisi e le due sorelle anziane di Bovalino…

    Ed andando dritti al cuore delle imbarazzanti realtà denunciate davanti al Tribunale apostolico ed acquisite al fascicolo del caso a partire dal 12 giugno 2009, data in cui il reverendo Francesco Rutigliano venne accusato del soprariportato “delitto”, al capo a) del punto 3. del documento sottoscritto dal dott. Carlo Dezzuto, Delegato; Mons. Dott. Robert Deeley, Assessore e Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, inequivocabilmente si stende l’assunto che “Nell’esame degli atti, in base a quanto indicato dal can. 1572 CIC, va rilevato che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase processuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”; ed a tale proposito, la Congregazione per la Dottrina della Fede riporta di momenti ben definiti quando asserisce che “Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore”. Che tradotto in termini più terreni, il reverendo Rutigliano ha sottoscritto quanto veniva mosso dalla sua presunta vittima a suo carico.

    Il messaggio sul cellulare che avvalora la relazione tra il prete ed il minore…

    Altro aspetto processuale trattato con dovizia di particolari è stato quello avente riguardo ad un messaggio sul cellulare da parte della presunta vittima, A. C., che è stato esibito dall’accusato in fase probatoria e risalente alla sera prima della rivelazione della vicenda ad una signora, tale D. L., e riconosciuto proprio dall’accusatore: su questo specifico punto i tre sottoscrittori del documento, Dezzuto, Deeley e Nykiel, affermano che “Si può osservare che il testo di esso dimostra del grado di affettività tra accusato e denunciante nella loro relazione. Esso si può pertanto ritenere un indizio della probabilità che si sia potuto giungere a manifestazioni affettive rilevanti nell’ordine della sessualità”.

    E quindi abbastanza chiaro, più di quanto non dica invece la proprietà della carta di credito con cui sono stati effettuati degli acquisti le cui prove la presunta vittima ha esibito al Tribunale apostolico: nella fattispecie si chiosa come “D’altra parte, nonostante le ricerche di questo Tribunale, non si è potuto nemmeno verificare l’alibi presentato dall’accusato per il giorno degli acquisti: tuttavia non si ritiene che detti elementi siano fondamentali per comprovare o smentire ulteriormente la tipologia della relazione creatasi tra il Rev. Rutigliano e il Sig. C.” – epiloga al capo i) del punto 3. Per un decreto emanato cui, è bene dire fino in fondo, tanto l’accusato quanto la vittima, non hanno opposto ricorso, secondo i termini di legge e dunque entro i sessanta giorni utili dalla recezione dello stesso.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011                

  • SPAGNA: ABUSI SESSUALI PORTATORI HANDICAP, INDAGATI 2 PRETI

    SPAGNA: ABUSI SESSUALI PORTATORI HANDICAP, INDAGATI 2 PRETI

    (AGI) – Madrid, 12 mag. – Un nuovo scandalo investe la chiesa cattolica spagnola. Due sacerdoti francescani sono indagati perche’ sospettati di aver commesso abusi sessuali in un centro per di assistenza ai portatori di handicap. Lo riferiscono fonti processuali. Teatro delle presunte violenze la Casa di San Francesco d’Assisi di Cordoba: gli indagati sono il capo dell’istituto ed un altro sacerdote. L’eta’ delle vittime non e’ stata rivelata.

    http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-…ndagati_2_preti

  • L’Economist: “il Vaticano grida troppo al complotto”

    L’Economist: “il Vaticano grida troppo al complotto”

    “La propensione al complotto non è di alcun aiuto per l’immagine del Vaticano”. L’ha scritto oggi l’Economist (1), che non ha risparmiato critiche anche all’Italia: “la ricerca di secondi fini da parte del Vaticano è in sintonia con la cultura politica italiana, con il suo amore per la dietrologia. Così come c’è la tendenza degli accusati, negli scandali, ad assumere il ruolo di vittima (il primo ministro Silvio Berlusconi ha usato con successo entrambe le tattiche). Nonostante le origini tedesche dell’attuale papa, molte caratteristiche del Vaticano riflettono ancora il paese in cui ha la sede”. Secondo il quotidiano inglese, l’irrituale intervento del card. Sodano prima della messa pasquale ha ricordato a tutti che il Vaticano “non è uno stato democratico o una società multinazionale, ma una sorta di monarchia assoluta”.

    Non accenna comunque a diminuire il flusso di segnalazioni di nuovi e vecchi abusi compiuti da sacerdoti. Il Fatto Quotidiano (2) ha dedicato oggi un articolo di Giorgio Mazzola alla vicenda di don Ilario Rolle, prete anti-pedofili condannato per pedofilia. Dal Brasile arriva invece la notizia dell’arresto di un sacerdote tedesco, Benedikt Lennartz, che sul web si fingeva un quattordicenne per adescare minorenni. Anche il vicario di Roma, il cardinale Agostino Vallini, è finito in mezzo alle polemiche: è stato accusato sul Messaggero da una delle presunte vittime di don Marco Agostini di non aver denunciato l’ex parroco di Pomezia (Roma), che fu invece trasferito ad Assisi, dove poté entrare in contatto con altri giovani. Vallini, come riporta il sito dell’Agenzia SIR (3), ha rivendicato il proprio rigore, pur non smentendo i fatti contestati.

    (1) http://www.economist.com/world/internation…e=hptextfeature
    (2) http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamwar…8&title=2468188
    (3) http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.q…qefjk&quantita=

    http://www.uaar.it/news/2010/04/08/economist-il-vaticano-grida-troppo-al-complotto/

  • Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    Il legale delle presunte vittime vorrebbe scongiurare la prescrizione. Il processo è infatti cominciato 5 anni fa e due dei tre accusati sono già scomparsi

    Il vicariato smentisce il comportamento lassista nei confronti di Don Marco Agostini, morto suicida dopo essere stato sospeso “a divinis”, trasferito ad Assisi e arrestato

    Ilaria Proietti

    Pedofilia: un avvocato pensa ad un’azione civile contro la Curia di Albano

    (Albano Laziale – Cronaca) – Pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate: questa l’accusa per cui Don Marco Agostini, ex parroco di Pomezia, fu arrestato il 5 aprile del 2006 ad Assisi, dove era stato trasferito nel 2002. Ora, a diversi anni di distanza, la vicenda torna a galla per mano del legale delle sue presunte vittime, Alberto Romano, in quanto un mese fa il giudice del Tribunale di Velletri avrebbe rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo mese di dicembre, per la nomina di un altro togato. Per timore che l’intera vicenda possa cadere nell’oblio, restando irrisolta a causa della prescrizione, sembra al momento che l’avvocato Romano stia valutando insieme ai suoi assistiti la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, di cui, all’epoca dei fatti, era a capo Agostino Vallini, attuale Cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma.

    Sotto accusa il laissez-faire che la Curia di Albano avrebbe adottato, non avendo fatto nulla, secondo il legale e i suoi assistiti, per impedire gli abusi. «Fu solo trasferito in un ostello di Assisi, dove poteva vedere altri giovani – accusa una presunta vittima – ma non fu né denunciato alla polizia né interdetto dal sacerdozio». Immediata la replica del Cardinale Vallini che smentisce in toto affermando che il sacerdote in questione, non appartenente al clero diocesano, che svolgeva il ministero pastorale nella parrocchia di San Benedetto a Pomezia affidata all’Ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, venne subito sospeso “a divinis”, ossia sospeso dai ministeri. Immediata inoltre la richiesta di trasferimento in un’altra sede, decisione che, come spiegato in una nota diffusa dal vicariato di Roma, «suscitò forti reazioni contro il Vescovo nella popolazione di Pomezia» perché il provvedimento adottato fu «ritenuto eccessivamente severo, ma Monsignor Vallini – prosegue la nota – mantenne la sua decisione. Tutto ciò testimonia il rigore espresso con immediatezza dall’autorità ecclesiastica prima ancora che fosse appurata la veridicità dei fatti».

    La smentita del vicariato è puntuale anche sui dettagli: a quanto si apprende dalla nota, Agostino Vallini non avrebbe mai sottovalutato la vicenda e, al contrario di quanto riferisce una presunta vittima, non avrebbe mai risposto ai ragazzi che gli avevano raccontato il tutto, che al momento si trattava solo di chiacchiere. Di più. Sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a Vallini, lo stesso smentisce di aver indicato una specifica sede in quanto quella non era una sua competenza. Ma alle famiglie, ai ragazzi e al loro legale tutto questo non basta. Vogliono che il processo sia portato fino in fondo, rifiutano l’idea della prescrizione e valutano la possibilità di un’azione nei confronti della Curia di Albano, azione giustificata dal fatto che, come ha spiegato l’avvocato Romano, il processo cominciato cinque anni fa rischia la prescrizione, soprattutto dopo la morte di due dei tre accusati: Don Marco, morto suicida nell’agosto del 2006 mentre era ai domiciliari, e l’ex parroco di San Benedetto a Pomezia, Germano Agostini, accusato di favoreggiamento. L’unico rimasto ancora in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche quest’ultimo accusato di favoreggiamento.

    Pubblicato il: 09.04.2010

    www.castellinews.it/index.asp?id=10500&act=v&20100409

     

  • La denuncia arriva da una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia “Vallini non denunciò prete”

    La denuncia arriva da una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia “Vallini non denunciò prete”

    8/4/2010 – La denuncia arriva da una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia “Vallini non denunciò prete”

    La bufera per gli abusi sessuali del clero sfiora il Vicariato di Roma
    GIACOMO GALEAZZI

    «Quando alcuni anni fa ci rivolgemmo al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo Vallini ci disse che ’al momento erano solo chiacchierè.

    Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani». La denuncia arriva da una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia (Roma) coinvolto nell’aprile 2006 in un’indagine sulla pedofilia condotta dagli agenti della squadra mobile di Roma. Don Marco, morto suicida a Roma nell’agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari, era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti della polizia di Roma che avevano fatto luce su una storia di violenze e soprusi che il sacerdote avrebbe inflitto a bambini e adolescenti in tutte le parrocchie dove aveva esercitato. Don Marco, appartenente alla congregazione dei padri Oblati, era finito in manette con l’accusa di pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate. L’arresto era stato eseguito ad Assisi, dove il parroco era stato trasferito nel 2002. «Vallini – racconta ancora la vittima – fece trasferire don Marco da Torvaianica ad Assisi, in un ostello degli Oblati dell’ordine di San Francesco di Sales, ma lì il parroco continuava a vedere i ragazzi».

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=1794&ID_sezione=524&sezione=

  • Il caso di don Marco Agostini e l’atteggiamento del card. Valllini

    Il caso di don Marco Agostini e l’atteggiamento del card. Valllini

    le vittime degli abusi si sarebbero rivolte anche all’allora vescovo di Albano, monsignor Agostino Vallini (recentemente nominato cardinale da Benedetto XVI): “siamo andati a raccontargli cosa ci aveva fatto don Marco, ma ci disse che erano solo chiacchiere”.

    Preti pedofili, presunta vittima accusa: Vallini non denunciò Don Marco, il parroco di Pomezia
    ROMA (8 aprile) – Una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia (Roma) coinvolto nell’aprile 2006 in un’indagine sulla pedofilia, afferma che quando si rivolse «al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo Vallini ci disse che “al momento erano solo chiacchiere”. Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani».

    Don Marco, morto suicida a Roma nell’agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari, era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti della polizia di Roma che avevano fatto luce su una storia di violenze e soprusi che il sacerdote avrebbe inflitto a bambini e adolescenti in tutte le parrocchie dove aveva esercitato. Don Marco, appartenente alla congregazione dei padri Oblati, era finito in manette con l’accusa di pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate. L’arresto era stato eseguito ad Assisi, dove il parroco era stato trasferito nel 2002.

    «Vallini – racconta ancora la vittima – fece trasferire don Marco da Torvaianica ad Assisi, in un ostello degli Oblati dell’ordine di San Francesco di Sales, ma lì il parroco continuava a vedere i ragazzi».

    http://www.ilmessaggero.it/

  • Preti pedofili, presunta vittima accusa: Vallini non denunciò Don Marco, il parroco di Pomezia. Ma il cardinale smentisce

    Preti pedofili, presunta vittima accusa: Vallini non denunciò Don Marco, il parroco di Pomezia. Ma il cardinale smentisce

    ROMA (8 aprile) – Una delle presunte vittime di don Marco Agostini, l’ex parroco di Pomezia (Roma) coinvolto nell’aprile 2006 in un’indagine sulla pedofilia, afferma che quando si rivolse «al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo Vallini ci disse che “al momento erano solo chiacchiere”. Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani».

    Don Marco, morto suicida a Roma nell’agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari, era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti della polizia di Roma che avevano fatto luce su una storia di violenze e soprusi che il sacerdote avrebbe inflitto a bambini e adolescenti in tutte le parrocchie dove aveva esercitato. Don Marco, appartenente alla congregazione dei padri Oblati, era finito in manette con l’accusa di pedofilia e violenze sessuali continuate e aggravate. L’arresto era stato eseguito ad Assisi, dove il parroco era stato trasferito nel 2002.

    «Vallini – racconta ancora la vittima – fece trasferire don Marco da Torvaianica ad Assisi, in un ostello degli Oblati dell’ordine di San Francesco di Sales, ma lì il parroco continuava a vedere i ragazzi».

    Pronta la difesa di Vallini, il quale ha precisato che Don Marco Agostini, «non appartenente al clero diocesano», «fu immediatamente sospeso ‘a divinis’ e ne fu chiesto al legittimo superiore l’immediato trasferimento ad altra sede, senza l’esercizio del ministero». Vallini ha «smentito categoricamente di non aver prestato immediata attenzione ai fatti e di aver dichiarato che “al momento erano solo chiacchiere”».

    Infine, sul trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a monsignor Vallini, il cardinale smentisce di aver indicato una specifica sede «in quanto non era di sua competenza».

    Intanto il legale di alcune delle famiglie degli abusati, l’avvocato Alberto Romano, sta valutando «la possibilità di un’azione civile autonoma nei confronti della Curia di Albano, dove all’epoca dei fatti era a capo l’attuale cardinale vicario Agostino Vallini. All’epoca la Curia non ha fatto nulla per impedire gli abusi per cui è responsabile civile e deve risarcire i danni morali alle vittime di don Marco». Spiegando le varie difficoltà del processo, l’avvocato ha riferito che «un mese fa il giudice Rocchi, del Tribunale di Velletri, aveva rinunciato all’incarico rinviando l’udienza al prossimo dicembre, per la nomina di un altro giudice. Ma per quella data il processo cadrebbe in prescrizione. Tra gli accusati coinvolti nella vicenda, l’unico rimasto in vita è Ennio Di Gianpasquale, parroco di San Benedetto Abate a Pomezia, anche lui accusato di favoreggiamento».

  • Chiesa: Vicariato Roma smentisce assenza rigore card. Vallini su abusi

    Chiesa: Vicariato Roma smentisce assenza rigore card. Vallini su abusi

    08 aprile, ore 19:06

    Citta’ del Vaticano, 8 apr. (Adnkronos)- Con una nota diffusa oggi pomeriggio dal Vicariato di Roma, si smentisce che il cardinale Agostino Vallini, sia stato poco rigoroso nel caso di un sacerdote accusato di abusi sessuali sui minori nella localita’ di Pomezia, diocesi idi Albano.

    Si tratta del caso di don Marco Agostani che venne accusato di diverse decine di abusi su minori. Don Agostani successivamente alla diffusione della notizia del caso, si suicido’.

    Pedofilia, il cardinale Vallini: «Agii con rigore, il prete fu sospeso»

    Don Marco Agostini, «non appartenente al clero diocesano», che svolgeva il ministero pastorale nella parrocchia di San Benedetto a Pomezia affidata all’Ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, «fu immediatamente sospeso ‘a divinis’ e ne fu chiesto al legittimo superiore l’immediato trasferimento ad altra sede, senza l’esercizio del ministero».

    È quanto dichiara il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, sulla vicenda del sacerdote coinvolto nel 2006, quando Vallini era vescovo di Albano, in un’indagine sulla pedofilia. «La decisione che il sacerdote non restasse nella diocesi di Albano – si legge in una nota diffusa dal Vicariato di Roma – suscitò forti reazioni nella popolazione di Pomezia contro il vescovo per il provvedimento adottato, ritenuto eccessivamente severo, ma monsignor Vallini mantenne la sua decisione».

    Tutto ciò, viene aggiunto, «testimonia il rigore espresso con immediatezza dall’autorità ecclesiastica prima ancora che fosse appurata la veridicità dei fatti». Pertanto il cardinale Vallini «smentisce categoricamente di non aver prestato immediata attenzione ai fatti e di aver dichiarato che ‘al momento erano solo chiacchierè». Infine, circa la notizia del trasferimento del sacerdote ad Assisi, attribuito a monsignor Vallini, «il cardinale smentisce di aver indicato una specifica sede in quanto non era di sua competenza».

    Vallini era stato accusato da una delle presunte vittime di don Marco Agostini: «Quando alcuni anni fa ci rivolgemmo al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo Vallini ci disse che ‘al momento erano solo chiacchierè. Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani».
    Don Marco, morto suicida a Roma nell’agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari, era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti della polizia di Roma che avevano fatto luce su una storia di violenze e soprusi che il sacerdote avrebbe inflitto a bambini e adolescenti in tutte le parrocchie dove aveva esercitato.
    08 aprile 2010

  • STORIA – Che cosa è la F.I.A.S.

    STORIA – Che cosa è la F.I.A.S.

    Nata dal carisma di don Lorenzo Cantoni di Pavia (n. 1926 – m. 1983), la F.I.A.S. Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti.

    si caratterizza per un grande amore per i preti, quali insostituibili animatori del Popolo di Dio, la promozione dei laici verso una. loro piena responsabilità nella Chiesa, specie nei riguardi dei loro presbiteri, il desiderio di unità e di comunione fra quanti si occupano dell’assistenza ai sacerdoti e intende essere un organismo di informazione sulla problematica dell’assistenza familiare, della collaborazione nel campo pastorale, dell’aiuto ai sacerdoti anziani o ammalati, in difficoltà o secolarizzati e collegamento fra le varie opere che lavorano in questi settori.

    Un po’ di cronaca – Scritto da fias

    Don Lorenzo Cantoni e gli inizi

    Un’idea feconda

    A Pavia nel 1972 nasceva il gruppo delle « Collaboratrici Sacerdotali » il cui scopo è di « collaborare ad ogni livello » con i Sacerdoti per essere, come Maria e le donne della prima comunità cristiana, aiuto e sostegno ai Presbiteri.

    10 marzo 1977: Il gruppo di Pavia, la F.A.C.E.S. di La Spezia e le Ausiliarie Sacerdotali di Lodi si incontra a Rivanazzano per studiare insieme l’opportunità e le modalità di un’erigenda «Federazione» di quanti in Italia si occupavano dell’assistenza ai Sacerdoti. È presente Mons. Almici Vescovo di Alessandria.

    30 marzo 1978. Con la partecipazione del Vescovo Mons. Luigi Bongianino, nel Convento dei Padri Cappuccini di Tortona, si tenne il Convegno battesimale della «Federazione Italiana Apostolato Sacerdotale» e si procedette all’elezione delle cariche sociali.

    In tale circostanza viene approvato lo Statuto « ad experimentum» e viene stilata una lettera a tutti i Vescovi Italiani, per rendere note le intenzioni della F.I.A.S. e chiedere il loro appoggio e sostegno morale.

    9 novembre 1978: a Tortona , presso il convento dei Cappuccini, Sua Ecc. Mons. Francesco Franzi, membro della Commissione Episcopale della CEI. È presente S. E. Mons. Bongianino Vescovo di Tortona. Si decide di indire un Convegno a Roma dal 16 al 19 aprile 1979.

    16—19 aprile 1979: Al Convegno di Roma dal tema «Aiutiamo i Sacerdoti!», sono presenti S. E. Mons. Luigi Maverna, Segretario Generale della C.E.I., Mons. Giaquinta, Presidente della Commissione Clero della C.E.I. ed altri Presuli. Partecipano 120 persone presso la «Domus Pacis». S. E. Mons. Maverna, Segretario della C.E.I. tiene il discorso d’apertura. Si decide, per espressa volontà dei Convegnisti, di dare un altro significato alla sigla F.I.A.S: «Federazione Italiana per l’Assistenza ai Sacerdoti ».

    Dicembre 1979: Ad Ariccia, presso roma, si tine il secondoConvegno dal tema Presenza della donna accanto al sacerdote.

    Giugno 1982, presso la domus Mariae si tine un altro convegno sul tema Il popolo di Dio per i suoi Presbiteri. In quell’occasione i convegnisti partecipano all’Udienza Generale del Santo Padre, ricevendone incoraggiamento.

    Agosto 1983: Don Lorenzo Cantoni muore a soli 57 anni.

    Gennaio 1984: Mons. Riccardo Ferrari, sacerdote di Verona, assume la carica di Direttore Nazionale.

    Giugno 1985: diventa Direttore Nazionale Don Giuseppe Pernigotti, attualmente residente a Civita Castellana (VT).

    Un impegno costante per conoscere e approfondire le problematiche relative alla vita dei sacerdoti

    1979 Roma (aprile) Aiutiamo i Sacerdoti
    1979 Ariccia (dicembre) Presenza della donna accanto al sacerdote
    1982 Roma Il popolo di Dio per i suoi Presbiteri
    1984 Verona Il popolo di Dio e i suoi presbiteri
    1985 Verona La ministerialità nella Chiesa
    1986 Rocca di Papa La condizione del prete quiescente in Italia
    1987 Sacrofano Il servizio della F.I.A.S. nella Chiesa, popolo sacerdotale
    1988 Sacrofano Vita consacrata: quale aiuto per i pastori?
    1989 Rocca di Papa Preti e solitudine, ne vogliamo uscire?
    1990 Brescia Organismi di partecipazione e comunione tra Presbiteri
    1991 Sacrofano Assemblea Nazionale: attualità della F.I.A.S.
    1992 Sacrofano A chi appartiene il Presbitero?
    1993 Sacrofano Presbiterio come famiglia
    1994 Sacrofano Comunità presbiterali, presenza, provocazione, segno
    1995 Sacrofano La condizione domestica del presbitero
    1996 Assisi Con occhi di donna
    1997 Rocca di Papa Per una chiesa meno clericale
    1999 Chianciano Per una cultura della Speranza
    2001 Sassone Coraggio, non abbiate paura!  (con FACI FIAS UAC, Fam. clero)
    2003 Perugia Preti domani
    2004 Foligno Ass. Naz.: C’è ancora bisogno di  chi si prende cura dei preti?
    2006 Roma Tra agio e disagio
    2008 Verona La donna: nella società, nella Chiesa, nella vita del prete
    2010 Verona Laici e presbiteri insieme per il Regno di Dio

     

    Il Materiale relativo a questi convegni si può consultare nella SEZIONE  CONVEGNI

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  • ”Silenzio su abusi”, nuove accuse al Papa. Il Vaticano: ”Dal NYT mera speculazione”

    ”Silenzio su abusi”, nuove accuse al Papa. Il Vaticano: ”Dal NYT mera speculazione”

    Ma rimane da chiarire “che ruolo abbia effettivamente avuto nella decisione”
    ”Silenzio su abusi”, nuove accuse al Papa. Il Vaticano: ”Dal NYT mera speculazione”
    ultimo aggiornamento: 26 marzo, ore 16:33
    New York – (Adnkronos/Ign) – Secondo capitolo del New York Times sugli episodi di pedofilia: ”Il Pontefice, quando era arcivescovo di Monaco, fu informato di un prete che sarebbe tornato all’attività pastorale pochi giorni dopo aver iniziato la terapia psichiatrica per pedofilia”. Padre Lombardi: “Nessuna novità rispetto a ciò che ha comunicato già l’Arcidiocesi”. Il Padre Custode del Sacro Convento di Assisi Giuseppe Piemontese: “Fuoco concentrico contro i vertici, non si cada nelle trappole delle lobby”. ”Il Vaticano coprì un prete pedofilo”‎. L’Osservatore insorge: ”Accuse ignobili”
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    New York, 26 mar. (Adnkronos/Ign) – “Il cardinale Joseph Ratzinger, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco, fu informato del fatto che un prete, per il quale era stata approvata una terapia nel 1980 per pedofilia, sarebbe tornato all’attività pastorale pochi giorni dopo aver iniziato la terapia psichiatrica”. E’ quanto scrive oggi il New York Times che, all’indomani dell’articolo sugli abusi ai bambini sordomuti della scuola del Wisconsin che sarebbero stati coperti dalle gerarchie vaticane, torna, con una corrispondenza da Monaco, sullo scandalo degli abusi in Germania.

    E afferma che “il futuro Papa Benedetto XVI sarebbe stato al corrente degli abusi molto più di quanto le precedenti dichiarazioni della chiesa abbiano suggerito”. La vicenda del reverendo Peter Hullermann, che nel 1986 fu poi condannato per molestie a ragazzi in un’altra parrocchia della Baviera, era emersa nelle scorse settimane e allora l’arcidiocesi di Monaco aveva addossato l’intera responsabilità della decisione di trasferire il prete all’allora vice del cardinale Ratzinger, Gerhard Gruber. Ma ora l’informativa di cui parla il New York Times, sostenendo che la sua esistenza è stata confermata da due fonti ecclesiastiche, mostrerebbe che l’allora cardinale Ratzinger “non solo presiedette a una riunione il 15 gennaio 1980 in cui si approvò il trasferimento, ma fu anche informato del suo nuovo incarico”.

    Il quotidiano americano precisa comunque che rimane da chiarire “che ruolo abbia effettivamente avuto nella decisione, e quanto interesse abbia mostrato nel caso del prete molestatore” il futuro Papa. Ma sottolinea come il reverendo Friedrich Fahr, che gestì il caso Hullermann sin dall’inizio, “sia rimasto sempre personalmente” legato al cardinale Ratzinger. Fonti ecclesiastiche – continua ancora il il New York Times – difendono il Papa sostenendo che l’informativa era una routine e che “è improbabile che sia finita effettivamente sulla scrivania dell’arcivescovo”, secondo quanto ha detto il reverendo Lorenz Wolf, giudice vicario dell’arcidiocesi di Monaco, che non può però escludere che il Papa l’abbia letta.

    ”Mera speculazione”, secondo il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che sottolinea: “L’articolo del New York Times non contiene alcuna nuova informazione oltre a quelle che la Archidiocesi ha gia’ comunicato sulle conoscenze dell’allora Arcivescovo sulla situazione del sacerdote H. – recita il comunicato riportato da padre Lombardi e diffuso dalla Sala Stampa vaticana – L’Archidiocesi conferma quindi la sua posizione, secondo cui l’allora Arcivescovo non ha conosciuto la decisione di reinserire il sacerdote H. nell’attivita’ pastorale parrocchiale”. “Essa rifiuta ogni altra versione come mera speculazione – conclude – L’allora vicario generale, mons. Gerhard Gruber, ha assunto la piena responsabilita’ della sua propria ed errata decisione, di reinserire H. nella pastorale parrocchiale”.

    La Chiesa fa quadrato intorno a Ratzinger. L”Avvenire’ nell’editoriale adi oggi tuona contro il quotidiano americano e parla di “un’onda mediatica” e in alcuni casi “una frenesia strana di lanciare il sasso, di sporcare, di insinuare che, in realtà, coloro che agiscono nel nome di Cristo sono poi uguali a noi, e anzi molto peggiori”. “Non è vero – sottolinea il quotidiano dei vescovi – che la Congregazione per la dottrina della fede, negli anni in cui era guidata da Joseph Ratzinger, insabbiò il procedimento canonico a carico di Lawrence Murphy, il sacerdote americano colpevole di abusi su dei bambini sordi. Chi legga i documenti pubblicati dal New York Times a sostegno di questa accusa scopre che in realtà solo i vertici della Chiesa americana insistettero a indagare su fatti, che erano stati archiviati dalla giustizia civile”.

    Parla di un “fuoco concentrico” contro la Chiesa e i suoi vertici il Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, Giuseppe Piemontese, secondo il quale, dietro le accuse, potrebbe esserci il tentativo “di far dimettere il Papa”: “Proprio a questo si vuole arrivare – afferma all’Adnkronos – L’intervento del Papa, della Chiesa a favore della vita e tante situazioni che non si condividono hanno creato questa reazione pesante e ingiusta. Ci sono delle lobby, non dobbiamo cadere nel tranello di reagire in modo scomposto”. ”Tutto il problema del sarcerdote di Milwaukee – prosegue padre Piemontese – e’ una bolla di sapone e dai documenti stessi che ha pubblicato il New York Times si evince chiaramente che l’intervento della Congregazione per la dottrina della fede, 20 anni dopo i fatti quando era stata segnalato, e’ stato tempistico e chiaro aprendo un processo che, poi, non si e’ potuto celebrare perche’, dopo 4 mesi, il sacerdote e’ morto. Tra l’altro, come ha affermato anche il portavoce della Sala Stampa vaticana, la giustizia civile aveva gia’ archiviato il caso”.

    Il cardinale George Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia, a proposito degli articoli della stampa internazionale che ”cercano di coinvolgere” Benedetto XVI tra coloro che avrebbero insabbiato gli scandali di pedofilia tra i preti, parla all’Adnkronos di attacco “forte contro il Sommo Pontefice, il vicario di Cristo, e la Chiesa. E’ un fatto che possiamo verificare”. Creato cardinale nel 2003 da Giovanni Paolo II, il teologo domenicano svizzero Cottier, 88 anni, e’ stato a lungo uno dei piu’ stretti collaboratori di Papa Wojtyla anche nelle vesti di segretario della Commissione Teologica Internazionale.

    “Su vicende che sono sotto un’attenta analisi per fare chiarezza e riportare nel giusto alveo il ministero sacerdotale e i valori che esso deve portare, purtroppo si sono insinuate strumentalizzazioni, probabilmente frutto di ideologie avverse alla dottrina cristiana che puntano a far apparire il fenomeno piu’ grande di quello che e”’, ha dichiarato all’Adnkronos il portavoce dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo e direttore di Tele Radio Padre Pio, Stefano Campanella.

    Anche la politica si schiera a difesa del Papa. Il presidente del Senato Renato Schifani ha definito le polemiche “un fatto inaccettabile e indegno”. “Gia’ ieri ci siamo espressi a Roma -ha aggiunto Schifani- Lanciare attacchi contro la figura del Santo Padre e’ un fatto senza precedenti. Con il Santo Padre sono state adottate recentemente delle misure decisive contro la pedofilia: ha assunto della posizioni rigorosissime che vanno rispettate e apprezzate. Ecco perche’ non capisco e non capiamo -ha concluso Schifani- il motivo di questi attacchi che avrebbero potuto rimanere nell’ambito dei paesi dai quali sono venuti”.

    Intervenendo dalla sua pagina su Facebook, infine il ministro degli Esteri Franco Frattini ha definito “scandalosi e vergognosi” gli attacchi al Pontefice. “La ricerca di uno scandalismo a tutti i costi – scrive il ministro – oscura la verita’ e dimentica il coraggio e la trasparenza con cui il Papa, invece, ha affrontato un problema delicato e drammatico. Sono derive di tendenze estremamente pericolose che ignorano i valori religiosi e cristiani con radici in Europa, finendo per attaccare la Sante Sede, il suo messaggio universale ed il Pontefice”.