Di Marlena Baldacci e Dakin Andone , CNN
(CNN)Un vescovo che ha ammesso di non aver mai riferito di sospetti di abusi sessuali su minori da parte di preti vive attualmente in una dimora storica di proprietà dell’Arcidiocesi di Chicago.

Di Marlena Baldacci e Dakin Andone , CNN
(CNN)Un vescovo che ha ammesso di non aver mai riferito di sospetti di abusi sessuali su minori da parte di preti vive attualmente in una dimora storica di proprietà dell’Arcidiocesi di Chicago.

Nonostante il silenzio osservato finora dalla magistratura circa l’identità dei sacerdoti coinvolti nelle indagini, i media nazionali hanno già rivelato i primi nomi dei chierici sospettati di pedofilia
La Chiesa cattolica argentina, come quella cilena, si trova oggi costretta a fronteggiare uno “scandalo pedofilia”.
La magistratura ha infatti disposto ispezioni in diversi istituti religiosi del Paese, al fine di trovare riscontri alle segnalazioni fornite da centinaia di presunte vittime di abusi sessuali. Secondo queste ultime, i crimini sarebbero avvenuti tra il 1987 e il 2018 e né le gerarchie ecclesiastiche argentine né la Santa Sede avrebbero mai adottato provvedimenti sanzionatori ai danni dei sacerdoti pedofili. Nella patria di Papa Francesco, i soggetti imputati per abusi su minori rischiano fino a cinquant’anni di reclusione.
La Procura di Buenos Aires ha conferito alla Polizia federale il mandato di ispezionare due scuole gestite da religiosi, una situata nella città di La Plata e l’altra nella provincia di Mendoza. Il quotidiano Clarín e Fox News sostengono che gli istituti oggetto degli accertamenti apparterrebbero alla Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti, ente di assistenza ai minori affetti da disabilità fondato a Verona nel 1840 dal sacerdote Antonio Provolo. Secondo i media, le autorità sarebbero entrate in possesso di “documenti cruciali”per l’incriminazione di chierici argentini sospettati di avere commesso, negli ultimi trent’anni, reiterati abusi su minori all’interno delle strutture educative. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sui religiosi coinvolti nello scandalo, ma i media hanno già rivelato i primi nomi.
Clarín e Fox News affermano infatti che la magistratura avrebbe individuato, nella scuola situata nella provincia di Mendoza, nel Nordovest del Paese, elementi utili a dimostrare la colpevolezza di Nicola Corradi e Horacio Corbacho, sacerdoti già accusati in passato di pedofilia da ex studenti degli istituti gestiti dalla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. Gli organi di informazione, in particolare, rimproverano alla Santa Sede di non avere adottato sanzioni tempestive ai danni di Corradi. La Curia romana sarebbe dal 2009 a conoscenza delle accuse rivolte in Argentina al prelato. Da quell’anno, nessun provvedimento sarebbe stato adottato dal Vaticano ai danni del presunto pedofilo. I media hanno sottolineato il fatto che, nonostante l’impegno antipedofilia promesso da Papa Francesco, le indagini disposte dalla Santa Sede nel 2016 al fine di accertare reati riconducibili a esponenti del clero argentino non avrebbero “minimamente sfiorato” Nicola Corradi.
La piaga della pedofilia nella Chiesa è stata ripetutamente condannata dal Pontefice, il quale ha anche istituito dei tribunali interni al Vaticano con il compito di giudicare gli alti prelati accusati di avere coperto gli autori di abusi su minori. Nonostante le numerose iniziative dirette a contrastare tali crimini, Francesco è stato recentemente criticato da alcuni detrattori per non avere rimosso dai rispettivi incarichi vescovi e cardinali responsabili di reati sessuali.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/argentina-scandalo-pedofilia-si-abbatte-sulla-chiesa-1573281.html?mobile_detect=false

Tatiana Santi
Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. Anche se è un tabù riemergono regolarmente sulla stampa casi di abusi su minori perpetrati dai preti in Italia. Delitti che segnano per sempre una vita, ma rimangono impuniti. Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano.
Dall’Irlanda durante il suo recente viaggio in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie, Papa Francesco ha chiesto scusa alle vittime degli abusi perpetrarti dai sacerdoti. La Chiesa, secondo le parole del Papa, non ha saputo in passato affrontare in modo adeguato questi crimini.
Quanto è diffuso il fenomeno dei preti pedofili in Italia? Perché questi crimini non vengono puniti e soprattutto le vittime ricevono un sostegno? Sputnik Italia ne ha parlato con Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”.
— Francesco Zanardi, riguardo all’ultimo scandalo di pedofilia nella Chiesa, cosa ne pensa della lettera di scuse di Papa Francesco?
— Per quanto riguarda le scuse di Papa Francesco, a prescindere dal fatto che le scuse non bastano, sono talmente tante queste scuse che iniziano ad essere irritanti dal punto di vista delle vittime, servirebbero dei provvedimenti più che delle scuse… Sono ormai anni che le sentiamo e diventano quasi inaccettabili.
— Lei ha fondato “L’abuso”, una rete di sopravvissuti alle molestie del clero. Quali sono le vostre attività, di cosa vi occupate nello specifico?
— Iniziamo col dire che non siamo un’associazione finanziata perché in Italia nessuno finanzia un’associazione percepita contro la Chiesa, anche se poi in realtà noi non siamo affatto contro la Chiesa, poiché le vittime sono quasi tutte cattoliche. Per quanto riguarda le attività abbiamo 16 avvocati in Italia e riusciamo a dare assistenza legale gratuita alle vittime dando loro la possibilità di costruirsi una vita. Offrire un aiuto economico alle vittime dà loro la possibilità di effettuare terapie che le possano in qualche modo riabilitare. La nostra è un’associazione piuttosto grossa in quanto siamo più di 700 associati ed abbiamo creato anche una rete di auto aiuto, grazie alla quale le vittime possono conoscere altre vittime vicine a casa loro con cui passare il momento di crisi.
— Ovviamente parliamo di fortissimi traumi, una storia che le vittime si porteranno dietro tutta la vita…
— Sono dei traumi da cui generalmente si esce. Il vero problema però è che quando un bambino è molestato da un laico generalmente parte la denuncia e grazie a questo ha una buona capacità di recupero; purtroppo invece quando si è vittima di un prete, a causa della cultura dell’omertà, questi abusi emergono dopo dieci, venti o anche trent’anni! Come può immaginare, rivivere un trauma dopo trent’anni è molto più complicato e finisci per accorgerti che quell’esperienza ha profondamente condizionato i tuoi rapporti sociali e familiari. Voglio insistere sulla necessità che le denunce vengano fatte subito non solo per evitare che ci siano altre vittime ma anche per il recupero di coloro che vittime già lo sono.
— Ho visto che avete predisposto una mappa sul vostro sito sugli abusi in Italia, ma quanto è diffuso questo fenomeno?
— In Italia c’è un grosso problema con lo Stato e con il governo che finiscono per spalleggiare sempre la Chiesa. In Italia non è mai stata fatta una commissione di inchiesta che quantificasse l’entità del fenomeno. Noi con la nostra mappa sul sito abbiamo tentato di quantificare il fenomeno, ma deve tener presente che raccoglie solo gli ultimi 15 anni di informazioni che sono uscite sui media. Bisogna comunque tener presente che parliamo di circa 300 preti pedofili in soli 15 anni! Secondo me anche solo aggiungendo un 20%, a esagerare, di sommerso diventerebbero veramente tanti.
— Vediamo quindi come funziona generalmente quando si scopre un caso di pedofilia nella Chiesa. Solitamente il prete non viene arrestato, denunciare è molto difficile… ma che cosa avviene in questi casi in Italia?
— Generalmente non avviene quasi niente! Adesso noi stiamo seguendo il caso particolarmente importante dei chierichetti del Papa abusati in Vaticano da Gabriele Martinelli: nonostante il caso sia avvenuto ad un metro dalle porte di casa del Papa non è successo nulla. Gabriele Martinelli non è stato sospeso e si è ripetuta la solita routine: scoppia il caso, esce quindi sui giornali, ma finita l’ondata mediatica si cerca di far finta di niente. A Malta invece abbiamo il caso di don Felix Cini che nonostante sia già stato stracondannato per abusi sui minori è in mezzo ai bambini ed è ancora prete. Questa purtroppo è la modalità della Chiesa…
Vede, irritano le parole di Bergoglio che dice di voler fare ma non ha ancora abrogato la famosa direttiva segreta del 1962, che fu scoperta nel 2004 dagli americani, in cui si spiega come gestire i casi di abusi sessuali. Perciò Bergoglio dovrebbe iniziare ad eliminare questa direttiva ed avrebbe una soluzione semplicissima per risolvere il problema: ordinare ai propri vescovi di denunciare questi casi alle autorità civili dei paesi dove avvengono. Invece non lo fa continuando a gestire invece a livello interno la questione. Se andiamo poi a vedere quali sono le sanzioni vediamo che sono la sospensione del prete o la riduzione allo stato laicale che non cambia niente poiché in questo caso pur non avendo più un pedofilo prete avremo comunque un pedofilo libero!
Alla vittima non viene data quindi alcuna possibilità di recupero e né vengono dati dei risarcimenti. Le vittime non possono così usufruire di strutture che permettano loro di riprendersi. Per tutto questo, insisto, le scuse sono veramente molto irritanti.
— Siamo quindi di fronte ad un sistema bloccato, secondo lei perché non si riesce ad interrompere questo circolo e dopo tutti questi anni non si riesce a fare niente?
— Il perché è piuttosto semplice: se la Chiesa decidesse di dare in gestione alle autorità civili il problema della pedofilia le vittime otterrebbero dei risarcimenti. Tutto ciò porterebbe a quello che è successo negli Stati Uniti dove decine di diocesi sono fallite. Un caso interessante è poi la Svizzera, dove il governo ha fatto una cosa molto intelligente e civile togliendo la prescrizione su questo tipo di reati, mettendo la Chiesa di fronte al dilemma se pagare subito le vittime o se aspettare che fosse un tribunale a dir loro quanto avrebbero dovuto pagare. Grazie a questo espediente la Chiesa in Svizzera ha proposto i risarcimenti alle vittime.
— La pedofilia nella Chiesa è un problema che si conosce ma di cui non se ne parla, secondo lei quando smetterà di essere un tabù e si comincerà ad agire realmente? Qual è il suo auspicio?
— Dove i governi si sono mossi anche la Chiesa s’è mossa, ne sono degli esempi l’Australia, gli Stati Uniti e l’Argentina. Purtroppo il grosso problema della Chiesa in Italia è il governo che non muove un dito, cosicché la Chiesa poi agisce di conseguenza. È ovvio che se lei parcheggia in divieto di sosta non va a cercare il vigile che le faccia la multa, la Chiesa fa la medesima cosa con la pedofilia: se non viene messa in riga ad affrontare questo problema difficilmente essa cambierà da sola. Siamo di fronte ad un paradosso italiano: le vittime non chiedono giustizia alla giustizia ma la chiedono al Papa… e questo dovrebbe far capire molto bene in che situazione siamo.

Pennsylvania, il vescovo Ronald Gainer ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori ed ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi
Il vescovo Ronald Gainer della diocesi cattolica di Harrisburg (Pennsylvania) ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti che nei vari anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori.
Tra i 71 accusati di abusi, una parte è relativa a chierici già deceduti, alcuni sono stati accusati solo dopo la loro morte. Gainer ha spiegato la sua scelta di pubblicizzare i nomi attraverso una lunga dichiarazione pubblicata sul sito diocesano.
Dopo la conclusione dell’inchiesta del Grand Jury e il via libera della Corte Suprema della Pennsylvania alla pubblicazione della copia del rapporto del Grand Jury, la diocesi di Harrisburg ha potuto pubblicare (dopo uno stop di due anni) la lista dei sacerdoti e dei seminaristi che negli anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori perché le informazioni rilasciate sono “il risultato di una grande mole di lavoro da parte di consulenti esterni e investigatori professionisti”.
Dopo essersi scusato per conto della Chiesa diocesana di Harrisburg, il vescovo ha espresso il suo profondo dolore ai sopravvissuti degli abusi sessuali e ha chiesto di “lavorare per continuare e migliorare i cambiamenti positivi che abbiamo fatto per garantire che questi tipi di atrocità non si ripetano mai”.
Ronald Gainer, che è stato nominato undicesimo vescovo di Harrisburg da Papa Francesco il 24 gennaio 2014, nel corso del suo mandato ha adottato una politica di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali su minori.
Il pugno di ferro del vescovo contro tali crimini è dimostrato anche da un’ulteriore decisione, anch’essa resa nota sul sito diocesano. Monsignor Gainer ha ordinato il divieto di nominare i coinvolti negli scandali e ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi qualora risultino inseriti nella lista di chi è accusato di abusi su minori.
Il vescovo Gainer ha quindi reso retroattiva la politica di denominazione degli edifici. Secondo il nuovo modo d’operare, il nome di ogni vescovo dal 1947 ad oggi sarà rimosso da qualsiasi edificio, struttura, stanza o altra posizione d’onore nella diocesi come replica alle risposte inadeguate date dalla Diocesi negli anni alle accuse di abusi sessuali su minori. Così chiunque sia stato accusato di cattiva condotta sessuale e compare nella lista, verrà rimosso da qualsiasi posizione d’onore in tutta la Diocesi.
Inoltre, la diocesi di Harrisburg, che comprende 15 contee della Pennsylvania centro-meridionale (Adams, Columbia, Cumberland, Dauphin, Franklin, Juniata, Lancaster, Libano, Mifflin, Montour, Northumberland, Perry, Snyder, Union e York) ha rinunciato ai rimanenti diritti di riservatezza relativi a fatti legati agli abusi. Il vescovo Gainer ha spiegato di fare questo passo affinché “i sopravvissuti possano sentirsi liberi di raccontare le loro storie a chiunque e in qualsiasi momento lo desiderino. Spero che questo passo aiuti ulteriormente quei sopravvissuti, e forse altri, nel loro percorso verso la guarigione”.
Il nuovo sito web lanciato in occasione della diffusione dei nomi contiene anche informazioni su come segnalare abusi sessuali su minori, che sono risultati frequenti in certe zone degli Stati Uniti, informazioni di contatto per l’Ufficio di assistenza alle vittime e informazioni dettagliate su come la Chiesa Cattolica ha affrontato questo problema.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-ad-harrisburg-damnatio-memoriae-e-nomi-resi-1561611.html

SANTIAGO DEL CILE, 2 AGO – Il procuratore cileno Abbott ha sollecitato formalmente i fascicoli su indagini della Santa Sede su una decina di religiosi e laici cattolici coinvolti in Cile nelle inchieste per abusi sessuali.
La Procura di Santiago ha inviato al ministero degli Esteri cileno tre differenti richieste di assistenza internazionale da inoltrare al Vaticano e che riguardano i presunti reati penali di nove persone legate alla Chiesa sotto inchiesta da parte della giustizia di Valparaíso, di Metropolitana Sur e della Araucanía.
La base giuridica delle richieste, a cui potrebbero seguirne altre, si basa su principi generali di diritto internazionale, in particolare quello della reciprocità di assistenza fra stati.
Da mesi lo scandalo dell’implicazione di molti religiosi in denunce per violenze sessuali scuote l’opinione pubblica cilena.
E nei giorni scorsi la stampa ha pubblicato un rapporto della giustizia secondo cui finora sono 104 le vittime di abusi sessuali da parte di 73 membri della Chiesa locale.
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2018/08/02/pedofilia-cile-vuole-fascicoli-vaticano_ae18bfb6-2403-4fd8-af65-2b00e4bc5502.html

Un prete 70enne è stato sorpreso da un passante mentre si trovava appartato in auto, semi nudo, con una bambina di 10 anni nel parcheggio di un supermercato. Alcuni residenti della zona, subito avvertiti dell’accaduto, hanno tentato di aggredire il sacerdote, che è stato salvato dall’intervento di una pattuglia dei carabinieri. È successo a Calenzano, in provincia di Firenze, nella tarda serata di lunedì. Don Paolo Glaentzer, di origini altoatesine, si trova ora in stato di fermo, agli arresti domiciliaricon l’accusa di violenza aggravata su minore. Da quanto è emerso, durante l’interrogatorio il sacerdote avrebbe confessato al procuratore capo di prato, Giuseppe Nicolosi, di essersi appartato più di una volta con la bimba, che era seguita dagli assistenti sociali. Non solo, ha dichiarato anche di intendere il suo rapporto con la bambina come una relazione affettiva, e che sarebbe stata sempre lei a prendere l’iniziativa.
“Ho visto un prete uscire dalla casa dei vicini, dopo un po’ non l’ho visto tornare e ho pensato di andare a controllare. Ho notato la bambina in macchina con lui e con il mio babbo siamo intervenuti” racconta l’uomo che ha sorpreso il sacerdote a Repubblica. “La piccola aveva i pantaloni e la maglietta tirati giù e noi – aggiunge – abbiamo bloccato il prete“. Il sacerdote non avrebbe detto alcunché né cercato di scappare: “Ha guardato verso l’infinito – ha spiegato – e ha pianto senza cambiare espressione”, mentre la bambina “ha avuto un attacco di isteria e spavento” ma “abbiamo cercato di tranquillizzarla creando una situazione per fargli affrontare quei terribili momenti”.
Gli episodi, più di uno, sarebbero avvenuti sempre nella sua auto, durante il tragitto tra la parrocchia e la casa della bambina, sua parrocchiana, a cui lui avrebbe dato assistenza vista la situazione disagiata della famiglia. Per lei è stato disposto un sostegno psicologico. I carabinieri di Signa con il coordinamento della Procura sono al lavoro anche per accertare se altre giovani vittime siano state molestate o abusate dal parroco. Il sacerdote avrebbe dovuto lasciare la parrocchia il prossimo settembre e, secondo quanto appreso, non apparterrebbe al clero fiorentino, ma sarebbe stato “incardinato” in un’altra diocesi.
Il sacerdote è stato sospeso”cautelativamente”, dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, “dall’esercizio del ministero pastorale”. “Alla diocesi di Firenze non erano mai arrivate informazioni o segnali che potessero lasciare intuire condotte deplorevoli né tanto meno comportamenti penalmente rilevanti – spiega una nota della curia dove si ricorda che don Paolo Glaentzer è ospite della diocesi e non fa parte del clero fiorentino – altrimenti la diocesi avrebbe immediatamente agito”.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/25/calenzano-arrestato-prete-di-70-anni-sorpreso-da-un-passante-in-auto-con-bimba-non-era-la-prima-volta/4515671/

Un prete settantenne appartato in auto, in atteggiamenti intimi, con una bambina di 10 anni, una sua parrocchiana che i genitori, come altre volte, gli avevano affidato. Sorpreso da una persona, l’uomo, don Paolo Glaentzer, ha rischiato il linciaggio da parte dei residenti della zona che lo hanno scoperto. A salvarlo è stato solo l’intervento di una pattuglia di carabinieri che passava in zona. È accaduto lunedì scorso, intorno alle 22.30, in un comune della provincia di Firenze, al confine col territorio di Prato, in un’area di sosta dietro a un supermercato.
Per lui è scattato l’arresto in flagranza per violenza sessuale su minore. L’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, lo ha sospeso ‘cautelativamentè dall’esercizio del ministero pastorale. La scena è stata vista, secondo quanto appreso, da un uomo che è intervenuto aprendo la portiera, afferrando la bimba e portandola fuori dall’auto. Poi ha iniziato a gridare chiamando i vicini. Ne è nato un parapiglia, interrotto dai militari. Sul posto anche i sanitari del 118, per soccorrere la bambina e alcune persone rimaste ferite. Interrogato, il sacerdote avrebbe ammesso tutto, confessando anche di aver avuto più di un incontro con la bimba. «Era lei a prendere l’iniziativa», avrebbe detto agli investigatori e al procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, che coordina le indagini.
Avrebbe anche dichiarato di intendere il loro rapporto come una relazione affettiva. Anche gli altri episodi sarebbero avvenuti sempre nella sua auto, durante il tragitto tra la parrocchia e la casa della piccola, a cui lui avrebbe dato assistenza vista la situazione disagiata della famiglia. Paolo Glaentzer, nato a Roma, è incardinato in una diocesi del Lazio ed è ospite di quella fiorentina. Come precisato dalla curia del capoluogo toscano, «non fa parte del clero fiorentino». In una nota la curia, esprimendo piena fiducia negli inquirenti e vicinanza alla piccola e alla sua famiglia, ha precisato che in passato «non erano mai arrivate informazioni o segnali che potessero lasciare intuire condotte deplorevoli né tanto meno comportamenti penalmente rilevanti».
I fatti contestati, «se confermati», sono definiti dalla curia fiorentina «intollerabili e sconvolgenti». Domani mattina don Paolo Glaentzer, difeso dagli avvocati Valeria Fontana e Filippo Bellagamba, comparirà davanti al gip del tribunale di Prato Francesco Pallini per l’interrogatorio di convalida dell’arresto.
Paolo Glaentzer
https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/prete_violenza_sessuale_bimba_auto_25_luglio_2018-3876699.html

L’83enne religioso veronese è stato arrestato nel novembre 2016 in Argentina insieme ad altre 6 persone, mentre in tutto sono 13 gli imputati per i presunti episodi che si sarebbero verificati nella sede sudamericana dell’istituto Provolo
Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi
Nel novembre 2016 era stato arrestato in Argentina con l’accusa di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo e ora arriva la notizia che don Nicola Corradi verrà processato.
Come riporta il quotidiano sudamericano El Clarin, è stato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana a chiedere il rinvio a giudizio per il prete veronese e anche per Horacio Corbacho, religioso argentino 57enne (a sua volta appartenente alla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti fondata da don Antonio Provolo con sede a Verona) Jorge Bordon e Armando Gomez, impiegati dell’istituto detenuti nella prigione di Boulogne Sur Mer insieme a Corbacho. Il caso ha altri nove imputati, tra cui ci sono due suore e funzionari scolastici, ritenuti complici.
Corradi inoltre era anche finito al centro delle accuse di alcuni ex alunni della sede scaligera della scuola.
Le indagini sono durate circa un anno e mezzo, durante il quale gli inquirenti hanno individuato 18 presunte vittime di abusi sessuali e corruzione di minori, di età compresa tra i 4 e i 17 anni, e almeno 45 fatti che si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2016.
Il quotidiano argentino racconta come il caso sia arrivato nelle aule di tribunale grazie al vice governatore Laura Montero (UCR-Cambiemos), la quale avrebbe ricevuto la denuncia da un’associazione: si trattava di un ex studente del Provolo, che avrebbe raccontanto delle storie di abuso che circolavano nella comunità dell’istituto. Ed ora saranno in 13 a doversi presentare in aula, 6 dei quali arrestati dalle forze dell’ordine locali: i sacerdoti Corradi e Corbacho, la suora giapponese Kumiko Kosaka, gli impiegati Bordón e Gómez e l’ex rappresentante legale della scuola, Graciela Pascual.
All’83enne religioso veronese sono stati poi concessi i domiciliari per problemi di salute. Misura estesa anche alla suora giapponese e alla Pascual, mentre uno dei primi indiziati, il guardiano e chierichetto José Luis Ojeda è stato dichiarato inimputabile per una patologia psichiatrica.
Il processo si svolgerà a porte chiuse per tutelare le vittime, ma la data non è ancora stata fissata, con i quattro principali imputati che potrebbero presentare ricorso al giudice di garanzia contro la richiesta del pm, allungando così i tempi.
Nel frattempo l’avvocato di parte civile Sergio Salinas ha avanzato la richiesta per ottenere un unico processo per tutti gli accusati, così che “tutta la verità sia nota immediatamente e le vittime non siano esposte a lunghe ed estenuanti” audizioni orali.
“Abbiamo sofferto per molto tempo. Abbiamo paura, stiamo ancora combattendo”, hanno detto le vittime a El Clarin, mentre il procuratore Stroppiana avrebbe rivelato di essere stato informato di diversi tentativi di suicidio e di aver assistito personalmente a dichiarazioni in cui le vittime “gridavano, vomitavano e addirittura cadevano a terra per il dolore“, quando raccontavano dei presunti abusi subiti. Tanto che il governo di Mendoza avrebbe offerto dell’assistenza psicologica.
Lo stesso Papa Francesco era intervenuto dopo lo scoppio dello scandalo in Argentina, nominando commissario apostolico il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, mentre la Direzione scolastica locale ha chiuso l’istituto, dirottando un centinaio di studenti circa in altre strutture specializzate.
http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-minori-provolo-argentina-chiesto-rinvio-giudizio-don-nicola-corradi-22-maggio-2018.html

MariaChiaraAulisio
L’ultima manifestazione di protesta organizzata per far sentire la sua voce e quella di chi denunciava di aver subito gli stessi abusi risale ai primi giorni di aprile quando Diego Esposito (nomedifantasia),con Francesco Zanardi presidente della Rete L’Abuso – che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie e violenze da parte di sacerdoti – ha sfilato sul sagrato del Duomo di Napoli.
E all’ingresso della cattedrale ha inscenato un sit-in per denunciare lo stallo delle inchieste – da quelle affidate agli organi ecclesiastici, ai tribunali canonici, a finire a quelle consegnate in Procura e alla magistratura civile e per chiedere le dimissioni del cardinale Crescenzio Sepe; ma, soprattutto, per invocare una parola risolutiva di Papa Francesco.
Lo stesso Papa che lo scorso febbraio, in Vaticano, aveva deciso di riaprire il caso del prete di Ponticelli accusato di pedofilia che – secondo Esposito-avrebbe abusato anche di lui quando aveva appena tredici anni, e lo invitava a casa sua approfittando della soggezione psicologica del ragazzino.
Poi altre testimonianze, tra cui quella di G.S.,che raccontò di aver subito le stessi sorti di Diego confermando le accuse ai danni del prete. Da qui la necessità da parte del Santo Padre di richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti. Bergoglio intendeva capire se le indagini svolte dalla diocesi di Napoli e,in seguito, dalleautorità competenti vaticane,relative alle accuse di abusi ai danni di alcuni bambini, e terminate con un’archiviazione, erano state fatte nel rispetto della verità. Inevitabile, da parte della Congregazione della Dottrina per la Fede, l’affidamento alla diocesi di Napoli dell’incarico di «procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche».
In altre parole l’obbligo di riaprire un caso che per i vertici di largo Donnaregina era ormai morto e sepolto: nel 2016 infatti la Curia riteneva «non essere emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote in questione».
Ed ecco le novità delle ultime ore: «Nelle scorse settimane – si legge in un comunicato inviato dalla Curia arcivescovile di Napoli – sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato». E fin qui tutto regolare. Peccato però che «tale indagine prosegue la nota di Crescenzio Sepe – presenta qualche difficoltà». Quale? «Non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però,vennero indicate soltanto le iniziali G.S.».
Da qui l’appello dell’arcivescovo «a tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.
Solo così – conclude la nota –si avrà modo di proseguire e concludere l’indagine che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni». Immediata la replica di Francesco Zanardi: «La cosa sfugge solo al Cardinale Sepe, ma è piuttosto evidente che le vittime siano rimaste parecchio intimidite dopo aver visto il trattamento riservato a Esposito.
In seguito alla denuncia di otto anni fa alla curia napoletana Diego è stato prima umiliato con un risarcimento di 250 euro e poi ha perso anche il lavoro grazie a una segnalazione della stessa diocesi in questura: gli hanno ritirato il porto d’armi e, facendo di mestiere la guardia giurata, è rimasto anche senza lavoro. In quella occasione – aggiunge Zanardi –la diocesi si giustificò sottolineando che la segnalazione fu fatta per il suo bene.
Peccato non abbiano avuto lo stesso buonsenso e la stessa tutela quando hanno mandato don Silverio Mura, sotto falso nome, a Montù Beccaria…insegnava religione a 40 minori».
Il Mattino del 29-4-18


Un prezioso passo avanti verso misure più adeguate di riparazione e di giustizia nei confronti delle vittime di abusi, nonché per un rinnovamento della Chiesa cattolica, è rappresentato dal Rapporto che il 15 dicembre 2017 la “Royal Commission” ha consegnato come risposta istituzionale agli abusi sessuali commessi su minori in Australia. È la risposta di quella nazione alle numerose denunce registrate da anni in questa materia. La “Royal Commission” viene attivata quando si tratta di questioni di interesse nazionale.
L’Australia, il settimo paese più grande con i suoi 7,7 milioni di chilometri quadrati, conta circa 24 milioni di abitanti, di cui il 22,6% si dichiara cattolico. Negli ultimi decenni, questa popolazione è stata scossa dalle notizie di abusi sessuali su minori, che hanno portato l’allora presidente del Consiglio, la prima ministra Julia Gillard, a convocare la “Royal Commission” per esaminare, analizzare e presentare proposte sull’argomento.
Sei commissari di alto prestigio e di riconosciuta capacità nel servizio pubblico sono stati incaricati di portare a termine l’inchiesta. Nei suoi poco più di cinque anni di intenso ed esauriente lavoro a livello nazionale, la Commissione ha ricevuto 42.000 chiamate, ha effettuato oltre 8.000 sessioni private di ascolto e ha catalogato – dal 1950 al 2017 – 6.875 minori vittime di abusi sessuali, 2.489 delle quali studiavano in istituzioni legate alla Chiesa cattolica.
Su quest’ultimo aspetto, la Commissione ha effettuato un esame ampio e approfondito. Nel Rapporto finale, 926 pagine sono dedicate all’analisi della sua struttura e del suo modo di operare, oltre a presentare importanti proposte di miglioramento, in un’ottica di protezione dei minori. In Australia, le istituzioni legate alla Chiesa accolgono un bambino su cinque in età scolare. La Commissione ha rivelato che il 36% delle vittime di abusi sessuali su minori apparteneva a questo ambito.
Della Chiesa cattolica fanno parte 1.880 abusatori di minori, il 96% dei quali maschi. Tra di loro ci sono sacerdoti, religiosi fratelli, laici e volontari. L’età media del primo abuso si è verificata all’età di 10 anni circa, con il 74% delle vittime maschili. Il tempo medio trascorso tra l’abuso e la denuncia è stato di 33 anni.
Dal 1940 si parla della propensione degli abusanti a reiterare questo comportamento. Lo stile consueto di vescovi e superiori religiosi di fronte alle accuse di abuso è stato il trasferimento del molestatore in altre parrocchie o scuole. Per lungo tempo, la pedofilia non è stata capita, né si sapeva come procedere nei confronti di un pedofilo. Non si sapeva se questa tendenza fosse compulsiva, ripetitiva e se creava dipendenza. È stata trattata come una colpa morale. Veniva consumata di nascosto ed era messa a tacere per evitare lo scandalo. Fino al 1984 era diffusa la convinzione che i disordini sessuali tra i chierici potessero essere curati con trattamenti psicologici, con una terapia adeguata e con un opportuno sostegno spirituale. A partire dal 1988, il tema dell’abuso sessuale sui minori inizia a essere discusso nella Conferenza episcopale australiana. Sono emerse diverse iniziative; ne riprendiamo solo alcune. Nel 1990 è stato stilato un Protocollo di prevenzione. Si è trattato di un grande sforzo, anche se troppo concentrato sulla difesa della Chiesa e del suo clero, a scapito delle vittime. Nel 1992 c’è stata anche una lettera pastorale sull’argomento. Un punto di rottura con le vecchie pratiche si è verificato con l’iniziativa “Towards Healing” del 1996. Lì si è stabilito che qualsiasi comportamento sessuale con un minore è immorale ed è un crimine. La Chiesa si è impegnata a fare maggiore verità e trasparenza, a risarcire le vittime, a prestare assistenza alle altre persone coinvolte, a dare una risposta efficace agli accusati e ai colpevoli e a migliorare le misure di prevenzione. A ciascuna diocesi o congregazione è stato chiesto di istituire un “Profetional Standards Resource Group” che affronti radicalmente il problema.
Nel 2000, i rappresentanti della Conferenza dei vescovi australiani e i rappresentanti della Santa Sede si sono incontrati a Roma per risolvere alcune questioni dibattute. Gli australiani ritengono che la Santa Sede sia in ritardo di vent’anni in materia di abusi sessuali su minori. Un grosso problema da risolvere è quello delle prescrizioni e del rapporto tra diritto civile e diritto canonico. E non possiamo dimenticare i 570 vescovi presenti a Roma in quella circostanza, i quali hanno chiesto che si applichi la normativa civile in caso di abusi sui minori. Nel 2001, la Congregazione per la dottrina della fede, attraverso il documento Sacramentorum sanctitatis tutela, si riservava il diritto di esaminare e di sanzionare tutti i casi.
Le prove confermano che l’abuso sessuale sui minori è un problema molto esteso nella Chiesa cattolica. Esso implica elementi individuali e sociali, aspetti teologici, la struttura gerarchica dell’istituzione, la formazione del clero e la cultura clericale. Più sotto svilupperò alcuni di questi fattori.Tra gli abusatori di bambini in genere bisogna distinguere tra abusatori seriali, abusatori opportunisti e abusatori atipici. I fattori individuali di rischio che possono predisporre agli abusi includono: confusione nell’orientamento sessuale, interessi puerili, mancanza di relazioni tra pari, esperienze sessuali estreme, esperienze di abuso, personalità passivo-dipendenti e immaturità psicosessuale. È stato ribadito con forza che il clericalismo è un fattore che contribuisce ad alimentare gli abusi sessuali. E anche l’idealizzazione del sacerdozio e dell’istituzione della Chiesa cattolica. Essa è caratterizzata da una leadership autoritaria, da una rigida visione gerarchica del mondo e dalla sacralità dello stato sacerdotale, con sentimenti di superiorità. Questa sacralità dei sacerdoti, che assumono il ruolo di Dio, li ha resi oggetto di fiducia e di autorità indiscussa, che qualcuno ha utilizzato per abusare dei minori. Quando si abusa del potere e dei privilegi, viene a mancare il servizio al popolo di Dio. A ciò si aggiunge una cultura clericale che cercava di evitare lo scandalo e che si preoccupava della reputazione della Chiesa, attraverso il silenzio e l’occultamento, schierandosi più dalla parte dei carnefici che delle vittime. Per molto tempo, la pedofilia è stata ritenuta una colpa morale e non un crimine. A livello di struttura organizzativa, la Chiesa assomiglia ad una monarchia assoluta. Il potere è concentrato nel papa e poi nei vescovi o nei superiori religiosi, che governano le loro diocesi o le loro congregazioni con un’autonomia quasi totale, senza i controlli e i contrappesi delle organizzazioni civili. Ciò è dovuto alla presenza schiacciante di chierici di sesso maschile, mentre i laici e le donne sono esclusi dai processi decisionali.Le prove mostrano una carenza di leadership sia nei vescovi sia nei superiori religiosi, e una mancanza di preparazione e di formazione in materia di leadership e di processi decisionali. Nello stesso tempo, il livello di responsabilità riguardante le loro decisioni e le loro gestioni è assai ridotto. Tutto ciò ha reso possibile la segretezza, la mancanza di trasparenza e gli errori ripetuti.
Nel campo del diritto, la Chiesa cattolica è governata dal Codice di diritto canonico del 1983, che considera l’abuso sessuale dei minori una colpa morale e non un crimine. Prevale il segreto che tutela l’aggressore ed evita lo scandalo (presente in 24 canoni). Il tempo di prescrizione del crimine è stato un fattore che ha reso più difficile il cammino della giustizia. Tutto ciò è cambiato negli ultimi anni. È chiaro che lo standard del Codice di diritto canonico della Chiesa è inferiore a quello del campo dei diritti civili di molti paesi. Nel 2016, il card. Sean O’Malley ha detto, citando papa Francesco, che i crimini contro i minori non possono rimanere segreti e che esiste l’obbligo morale di segnalarli all’autorità civile.
Molto si è discusso sull’incidenza che il celibato potrebbe avere sull’abuso sessuale dei minori. È bene chiarire che la maggior parte dei casi di abusi sessuali su minori avviene all’interno della famiglia. Non esiste una relazione di causa diretta tra il celibato e la propensione ad abusare dei bambini. Tuttavia, quando vi sono fattori di rischio preesistenti, a cui viene aggiunto il requisito del celibato come onere, il rischio di abusi sui minori può aumentare. Studiando la crisi dovuta agli abusi sessuali, si è concluso che v’è stata una cattiva teologia del corpo e della sessualità nella dottrina della Chiesa cattolica e nella formazione religiosa. C’è immaturità e repressione nell’esperienza della sessualità. Per molti sacerdoti il celibato richiesto è un martirio silenzioso e vorrebbero che fosse dichiarato facoltativo.
Alla luce delle informazioni che conosciamo oggi, è chiaro che, prima dell’anno 1970, i processi di selezione, di formazione iniziale, di accompagnamento e di preparazione ad una vita da celibe e al lavoro pastorale erano inadeguati nell’ambito della sessualità, della consapevolezza dei propri limiti, della custodia della propria intimità e delle relazioni.
I candidati, a partire dai dodici anni, entravano in un collegio dove lo sviluppo emotivo-psicosessuale era scarso, inadeguato e fonte di squilibri. I seminari erano isolati e seguivano un modello monastico, la cui formazione era rigida, con un’enfasi sulla parte intellettuale, sulla pietà e sull’obbedienza delle regole. Era normale che sacerdoti e confratelli appena ordinati fossero assegnati a parrocchie o a collegi senza una previa preparazione pastorale. Molti hanno sperimentato la solitudine, l’isolamento, la scarsa vita di comunità, nessuna intimità, scarsa amicizia tra pari, stress, immaturità sessuale ed emotiva, sovraccarico di lavoro, mancanza di controlli e di supporti. I fattori menzionati hanno aumentato il rischio di abusi sessuali sui minori.
La confessione di abusi sessuali su minori – sia per le vittime sia per i molestatori – nell’ambito del sacramento della riconciliazione, ha relegato questo crimine nella segretezza del sigillo sacramentale e ha reso difficile farlo emergere dalla sfera privata. Ciò ha aumentato il rischio di abuso. Abbiamo ricordato che, per lungo tempo, l’abuso sessuale sui minori è stato considerato un peccato e non un crimine. È stato confinato nell’ambito della confessione, è stata raccomandata più preghiera, senza mai essere denunciato alla polizia. La confessione era un atto che permetteva ai molestatori di continuare ad abusare. Una figlia ha detto che suo padre era un penitente regolare e un molestatore permanente.
La Commissione è stata critica nei confronti della concentrazione del potere nella gerarchia della Chiesa cattolica. E chiede l’inclusione dei laici, in particolare delle donne, sia nelle strutture di governo sia nel processo decisionale. Propone che la selezione dei vescovi sia un processo che veda un’ampia partecipazione dei laici, maggiore trasparenza, una scelta responsabile dinanzi alla comunità del popolo di Dio e che siano abbandonati i titoli onorifici. Per il buon governo di una diocesi, la Commissione invita ad una frequente celebrazione dei sinodi diocesani, come momento di partecipazione, di consultazione, di dialogo e di ascolto.Per quanto riguarda la selezione dei candidati alla vita sacerdotale e religiosa, la Commissione raccomanda un approccio multidisciplinare, che comprenda le seguenti dimensioni: medica, psicologica, spirituale e sociale. Prima dell’accettazione di un candidato, vengano eseguiti esami specifici da professionisti qualificati. Inoltre, ci sia un’ampia consultazione prima dell’ordinazione sacerdotale e un controllo attitudinale per lavorare con i minori. Poiché ogni relazione pastorale implica implicitamente uno squilibrio di potere, viene sottolineata l’importanza di una formazione permanente che includa corsi obbligatori sull’etica del ministero, sui limiti sulla sessualità, sulla cura dei ragazzi, sulla riservatezza e sull’esercizio responsabile del potere.
Vi è, inoltre, la necessità di una supervisione professionale delle attività legate alla cura delle persone e alla gestione amministrativa e pastorale della comunità, attraverso processi di valutazione formale.
La Commissione raccomanda che i reati di abuso sessuale sui minori siano denunciati ai tribunali civili competenti e che l’identità della vittima venga tutelata con la massima riservatezza. Sostiene la modifica del Codice di diritto canonico del 1983 per quanto riguarda gli atteggiamenti di occultamento e propone che l’abuso sessuale sui minori sia riconosciuto come un reato che non cada in prescrizione. Suggerisce che la Congregazione per la dottrina della fede istituisca dei tribunali locali per eseguire sul posto questi processi giudiziari.
La Commissione ha ricavato abbondanti prove del fatto che il celibato era spesso un peso che provocava isolamento emotivo, solitudine, depressione e malattie mentali. Raccomanda che il celibato sia facoltativo.
Se, durante il sacramento della riconciliazione, un minore confessa di essere stato vittima di abusi sessuali o una persona confessa abusi sui minori, il sacerdote deve convincerli a riferire questi fatti al di fuori dell’ambito della segretezza del sigillo sacramentale, parlandone con persone che possano adeguatamente perseguire questo crimine. Raccomanda poi che la pratica del sacramento della riconciliazione con i minori avvenga in spazi aperti e sotto la sorveglianza di altri adulti.
L’abuso sessuale sui minori è emerso con forza in diversi paesi, causando irritazione e scandalo. La Chiesa cattolica è stata duramente criticata perché alcuni dei suoi ministri e alcuni fedeli sono stati coinvolti in questi crimini.
La Commissione australiana ha studiato a fondo questo problema nel suo paese, inclusa la realtà strutturale e operativa della Chiesa cattolica. Si è trattato di un lavoro obiettivo e di qualità, di cui siamo profondamente grati. Ha rivelato la gravità di questo crimine e l’enorme danno causato alle vittime e alle loro famiglie.
La Commissione esorta a cercare le giuste misure di riparazione per le vittime e ad attivare opportuni cambiamenti nella Chiesa, sia nella sua struttura di governance sia nel suo modo di procedere, per essere davvero la Chiesa di Gesù, che accoglie tutti, specialmente i più deboli.
http://www.settimananews.it/chiesa/australia-gli-abusi-le-conclusioni/