Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdote in cella, abusi già noti nel 2021

    Sacerdote in cella, abusi già noti nel 2021

    Le presunte molestie sessuali compiute dal cappellano del Collegio Papio – che hanno portato alla denuncia e al suo arresto lo scorso mese di agosto – erano note alla Curia di Lugano già nel 2021 . Lo scrive oggi (mercoledì) la Regione. Secondo il quotidiano il giovane aveva informato l’allora vescovo Lazzeri dei comportamenti del sacerdote, ma la reazione si limitò ad una telefonata del vescovo al giovane in cui venivano portate le scuse del religioso, che ammetteva i fatti.

    Il prelato, oltre che cappellano del Papio, docente e responsabile dell’insegnamento religioso cantonale, si trova in carcere dallo scorso 7 agosto.

    Il quotidiano bellinzonese, che cita fonti proprie, scrive che il ragazzo – oggi 20enne, ma che avrebbe subito gli abusi quando ancora minorenne – che si era confidato con il vescovo Lazzeri aveva pure sollevato preoccupazioni in relazione a un approccio fisico anche nei confronti di un secondo giovane, pure minorenne.

    Lazzeri, sempre secondo la Regione, avrebbe promesso al giovane anche un intervento più incisivo con un percorso di assistenza psicologica da imporre al religioso. Da allora però il ragazzo non ha più saputo niente e, al contempo, in questi tre anni al sacerdote sono stati affidati sempre più incarichi in contesti giovanili.

    Il giovane, dopo essersi nuovamente confidato lo scorso febbraio con l’amministratore apostolico Alain de Raemy – successore di Lazzeri –, ha poi sporto denuncia al Ministero pubblico in aprile. Il prelato è accusato di coazione sessuale, pornografia e atti sessuali con fanciulli, persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

    Curia e Magistratura: “No comment”

    Sulle queste novità la RSI ha provato a sentire monsignor Lazzeri, ma come già per La Regione, senza successo. Contattata, la Diocesi di Lugano – tramite il suo portavoce – si è invece limitata a spiegarci che tutto ciò che avevano in mano è stato consegnato alla magistratura e che anche la Curia attende la fine dell’indagine e di sapere se vi siano eventuali responsabilità, di chi e di che tipo.

    La magistratura, pure sentita, si è limitata ad affermare che l’inchiesta della procuratrice Valentina Tuoni sta facendo il suo corso e al momento non vengono rilasciate informazioni.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sacerdote-in-cella-abusi-gi%C3%A0-noti-nel-2021–2255099.html

  • Violenze sessuali e rapina, i ricatti dei frati arrestati ad Afragola

    Violenze sessuali e rapina, i ricatti dei frati arrestati ad Afragola

    Ad Afragola, in provincia di Napoli, una vicenda torbida di violenza e ricatti. Avrebbero costretto due uomini a subire abusi sessuali, minacciandoli di non aiutarli più economicamente e di far perdere loro il lavoro che svolgevano nelle chiese e luoghi di culto dove di volta in volta prestavano servizio. Si tratta di due religiosi, che sono stati arrestati: uno è l’ex parroco della Basilica di Sant’Antonio da Padova di Afragola, don Domenico Silvestro, l’altro è un frate di un convento della stessa zona, padre Nicola Gildi. Quando hanno avuto timore di essere denunciati, poi, padre Nicola avrebbe commissionato una rapina per nascondere le prove. Le due vittime, infatti, avevano mandato ai frati una lettera tramite un legale, Carlo Grezio, e qui potrebbe essere scattato il timore di una denuncia. Nella lettera, i due sollecitavano il pagamento di quanto dovuto per lavori nel Monastero e nella Basilica, e poi facevano riferimento a presunti rapporti sessuali in cambio di assistenza. E’ quanto hanno ricostruito i Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore capo Maria Antonietta Troncone.

    Le accuse: violenza sessuale e rapina

     L’accusa per i due religiosi è di violenza sessuale e per il frate anche rapina aggravata. Per portare a termine la rapina, sono state ingaggiate quattro persone: due imprenditori della zona, che avrebbero offerto supporto logistico e due giovani di 19 e 20 anni. Questi ultimi avrebbero sfondato la porta di casa delle vittime e, minacciandole di morte con una mazza da baseball e un coltello, sono riusciti a prendere uno dei due cellulari che contenevano video e messaggi compromettenti per i religiosi. Ci sarebbe anche un testimone: un altro frate, interrogato dai Carabinieri, che era a conoscenza sia delle violenze, sia della rapina.  Una delle due vittime ha denunciato di essere stato costretto anche a organizzare rapporti sessuali di gruppo una volta al mese, tramite app di incontri, sotto la minaccia di perdere lavoro e aiuto economico.

    La reazione dell’arcivescovo di Napoli

    “È con molto dolore che ho avuto notizia questa mattina dell’arresto di due Frati Minori della Provincia Napoletana, di cui uno operante nel territorio diocesano – scrive in una nota l’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia – Il dispiacere e la tristezza non sono causate soltanto dall’apprendere delle infelici vicende in cui i due frati sono implicati, ma dallo smarrimento e dal turbamento che tale notizia provocherà nel cuore dei fedeli della Parrocchia – Santuario di S. Antonio in Afragola in cui uno dei due svolgeva il ministero di parroco e dell’intera comunità diocesana ferita da quanto accaduto. Nel comunicare a tutti che ho immediatamente provveduto a sospendere il parroco dal suo ministero, voglio esprimere ai fedeli di Afragola e a quanti sono legati per affetto e devozione al Santuario di S. Antonio la mia personale vicinanza, accogliendone il disorientamento e condividendo con loro la fiducia nel Signore, Pastore Buono, la cui Parola affidabile, giusta e misericordiosa è l’unico fondamento su cui costruire la nostra vita. Invito tutti ad avere fiducia nel lavoro della Magistratura e a ricordare nella preghiera coloro che a vario titolo sono coinvolti in questa triste vicenda”.

    https://tg24.sky.it/cronaca/2024/08/01/abusi-sessuali-rapina-arrestati-frati-afragola

  • Abusi sessuali, arrestati due frati. Uno di loro ha commissionato una rapina per nascondere le prove

    Abusi sessuali, arrestati due frati. Uno di loro ha commissionato una rapina per nascondere le prove

    Una rapina in casa, come purtroppo se ne vedono tante, ha svelato una storia di abusi sessuali nei quali sono coinvolti preti e frati: sono sei le persone arrestate dai carabinieri, tra cui padre Nicola Gildi, frate del Convento di Santa Maria Occorrevole a Piedimonte Matese, nel Casertano e padre Domenico Silvestro, parroco della Basilica di Sant’Antonio da Padova ad Afragola, nella provincia di Napoli, accusate a vario titolo di violenza sessuale e rapina aggravata. I due prelati, infatti, sono accusati degli abusi sessuali nei confronti delle due vittime della rapina, che sarebbe stata commissionata proprio da padre Gildi per coprire le tracce delle violenze.

    Tutto comincia dalla denuncia di due uomini di Afragola, che riferiscono ai militari dell’Arma di aver subito una rapina in casa: due soggetti armati di mazza e coltello hanno fatto irruzione e hanno portato via i telefoni cellulari delle due vittime. Le indagini dei carabinieri della stazione di Afragola, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, in poco tempo hanno permesso di individuare i responsabili della rapina, nonché il movente: nei cellulari erano documentati, con video e chat, gli abusi sessuali subiti dalle due vittime per mano dei due prelati arrestati.

    Le violenze sessuali in cambio di favori e aiuti
    L’attività investigativa dei carabinieri ha permesso così di svelare plurimi episodi di violenza sessuale commessi dai due religiosi in danno ai due uomini di Afragola. Padre Gildi, allora, per paura che lui e padre Silvestro potessero essere denunciati, si era rivolto a due conoscenti, che hanno ingaggiato poi i due autori materiali della rapina. Inoltre, le indagini hanno rivelato l’esistenza di una lettera, inviata dall’avvocato delle due vittime ai Frati Superiori, nella quale venivano citati gli abusi sessuali, avvenuti in cambio di assistenza lavorativa e sociale che i due religiosi avrebbero promesso alle due vittime.

    Pertanto, alle prime luci di questa mattina, giovedì 1° agosto, i carabinieri hanno arrestato i due frati, nonché un 52enne e un 43enne di Afragola, a cui padre Gildi si è rivolto per commissionare la rapina, oltre a un 20enne di San Vitaliano e un 19enne di Marigliano, che hanno poi materialmente commesso la rapina.

    continua su: https://www.fanpage.it/napoli/abusi-sessuali-arrestati-due-frati-uno-di-loro-ha-commissionato-una-rapina-per-nascondere-le-prove/

  • Un pastore cattolico della zona di Nashville deve affrontare 10 accuse di sesso su minori dopo l’incriminazione di giugno

    Un pastore cattolico della zona di Nashville deve affrontare 10 accuse di sesso su minori dopo l’incriminazione di giugno

    Un pastore associato della chiesa cattolica di San Filippo, incriminato all’inizio di quest’anno con l’accusa di abuso sessuale, si trova ad affrontare ulteriori accuse in un nuovo atto d’accusa.

    Il 5 giugno un gran giurì della contea di Williamson ha restituito un atto d’accusa sostitutivo accusando il reverendo Juan Carlos Garcia-Mendoza di due ulteriori capi d’accusa di violenza sessuale.

    Garcia-Mendoza era stato originariamente incriminato a febbraio con un conteggio di abuso sessuale continuo su un bambino, un conteggio di aggressione sessuale aggravata, quattro capi di imputazione di violenza sessuale da parte di una figura autoritaria e due capi di imputazione di violenza sessuale.

    È stato ordinato sacerdote nel 2020 presso St. Rose of Lima a Murfreesboro ed è stato assegnato a St. Philip nel luglio 2022.

    Funzionari di St. Philip hanno riferito all’Ufficio per l’ambiente sicuro della diocesi di Nashville nel novembre 2023 che un adolescente della parrocchia aveva denunciato un contatto improprio che coinvolgeva Garcia-Mendoza, come mostrano i documenti, rilevando che il sacerdote è stato poi rimosso dalla sua posizione e dal suo ministero pubblico. .

    Secondo i protocolli diocesani, i funzionari della chiesa hanno presentato un rapporto sulle accuse contro Garcia-Mendoza al Dipartimento dei servizi per l’infanzia del Tennessee, hanno detto i funzionari.

    Il Dipartimento di Polizia di Franklin ha detto che stava indagando a gennaio e, in quel momento, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) ha rilasciato una dichiarazione chiedendo perché la diocesi ha impiegato così tanto tempo per rimuovere il sacerdote dal suo incarico.

    “Chiediamo anche alla diocesi di spiegare perché, se l’accusa è stata presentata loro a novembre, padre Garcia sarebbe rimasto in servizio fino a poco tempo fa. Ci auguriamo che nessun bambino sia rimasto ferito perché al sacerdote è stato permesso di continuare nella sua posizione di autorità, “disse allora l’organizzazione.

    Il Dipartimento di Polizia di Franklin chiede a chiunque abbia informazioni su Garcia-Mendoza di contattare il Det. Andrea Clark al 615-476-2809.

    Informazioni sulla denuncia degli abusi e sull’assistenza alle vittime possono essere reperite sul sito www.dioceseofnashville.com .

  • La diocesi di San Diego chiede la bancarotta per far fronte alle denunce di abusi sessuali

    La diocesi di San Diego chiede la bancarotta per far fronte alle denunce di abusi sessuali

    Il cardinale Robert McElroy, vescovo di San Diego, celebra la messa nella chiesa di San Patrizio a Roma il 28 agosto 2022. / Credit: Hannah Brockhaus/CNA

    La diocesi di San Diego ha presentato istanza di fallimento giovedì, l’ultima diocesi statunitense a farlo in risposta alle centinaia di accuse di abusi sessuali mosse nei suoi confronti.

    Il vescovo di San Diego, il cardinale Robert McElroy, ha dichiarato nel febbraio del 2023 che la diocesi stava valutando la possibilità di dichiarare bancarotta a causa dei costi legali “sconcertanti” per rispondere a 400 nuove cause intentate durante i tre anni di estensione della prescrizione per i casi di abusi su minori.

    In una lettera alla diocesi giovedìMcElroy ha dichiarato che i leader della diocesi hanno trascorso gli ultimi 16 mesi a rivedere i casi di abuso e che la diocesi è “giunta alla conclusione che questo è il momento di entrare formalmente in bancarotta e di continuare le trattative come parte del processo di bancarotta”.

    La dichiarazione di fallimento, ha detto il cardinale, è stata motivata dalla “necessità di un giusto risarcimento per le vittime di abusi sessuali” e dalla “necessità di continuare la missione della Chiesa in materia di educazione, servizio pastorale e assistenza ai poveri e agli emarginati”.

    McElroy ha sottolineato che la diocesi ha già pagato un’importante somma derivante da un’istanza di fallimento del 2007 per altri casi di abusi sessuali.

    Il deposito del Chapter 11 da parte della diocesi questa settimana “porterà a una conclusione definitiva della sua responsabilità legale per le passate denunce di abusi sessuali nell’ambito dell’accordo che speriamo di raggiungere in sede di bancarotta”, ha dichiarato il prelato.

    San Diego si unisce a numerose altre diocesi cattoliche che hanno presentato istanza di fallimento per far fronte alle voluminose denunce di abusi sessuali. Di recente, la diocesi di Fresno, sempre in California, ha presentato istanza di fallimento a maggio.

    Numerosi casi di bancarotta diocesana si sono verificati dopo che le autorità civili hanno temporaneamente revocato la prescrizione per i casi di abusi sessuali, consentendo alle presunte vittime di intentare cause contro le autorità ecclesiastiche per abusi che si sarebbero verificati decenni fa.

    Come è accaduto per altre procedure di bancarotta diocesane, McElroy ha notato questa settimana che, per quanto riguarda San Diego, “solo la diocesi presenterà istanza di bancarotta”.

    “Le parrocchie, le scuole parrocchiali e le scuole superiori non lo faranno”, ha detto il vescovo.

    “Ma è chiaro che, nell’ambito di un adeguato risarcimento alle vittime di abusi sessuali su minori, sia le parrocchie che le scuole superiori dovranno contribuire in modo sostanziale all’accordo finale per rendere definitiva la responsabilità che hanno”, ha dichiarato.

    Gli sforzi compiuti negli ultimi decenni per affrontare la crisi degli abusi sessuali nella Chiesa “non possono attenuare l’enorme responsabilità morale che io, come vostro vescovo, e l’intera comunità cattolica continuiamo a sopportare”, ha affermato McElroy nella sua lettera.

    “Che Dio non lasci mai passare questa vergogna dalla nostra vista e che la tenerezza di Dio avvolga i bambini e gli adolescenti innocenti che ne sono stati vittime”, ha detto.

  • Un gruppo di cattolici smonta, una dopo l’altra, le spiegazioni dell’arcivescovo di Quito sul caso di padre Yumi, presunto abusatore di minorenne

    Un gruppo di cattolici smonta, una dopo l’altra, le spiegazioni dell’arcivescovo di Quito sul caso di padre Yumi, presunto abusatore di minorenne

    Indignazione, impotenza, scandalo e, soprattutto, tristezza per le bugie pubbliche dell’arcivescovado e paura per la macchina autocratica dell’arcivescovo di Quito, Alfredo Espinoza Mateus , che ha lanciato una vera e propria caccia alle streghe contro i denuncianti del caso di Quito. sacerdote e presunto molestatore, padre Miguel Augusto Yumi, che, a quanto pare, aveva chiesto le dimissioni dallo stato clericale ed era fuggito in Colombia.

    Per questo motivo, dopo la pubblicazione del caso sulla DR (rimbalzata sulle reti e su diversi media del Paese), il presule ha lanciato una campagna di ricerca dei denuncianti, soprattutto tra il suo stesso clero.

    Come di solito accade in questi casi e in ogni curia diocesana, i sacerdoti sono divisi. Da un lato, c’è chi ritiene che sia giunto il momento che qualcuno denunci e porti alla luce il marciume degli abusi del clero, coperti nella diocesi di Quito dal sistema (ancora in vigore) di copertura sistematica up e la ri-vittimizzazione delle vittime .

    Dall’altro ci sono, come spiegano le nostre fonti, «coloro che difendono sopra ogni cosa l’arcivescovo, perché gli devono ‘favori’ (sotto forma di case, automobili, appartamenti, lavoro, viaggi e/o, quando si tratta di chierici: uffici, parrocchie privilegiate, nomine importanti, trattamenti di favore…) e, per non perdere quei privilegi, reagiscono come leoni infuriati contro chi come noi scopre e denuncia il caso.”

    Infatti, lo stesso arcivescovo Espinoza ha scritto nella chat dei sacerdoti dell’arcidiocesi: “La vita non consiste nell’avere buone carte, ma nel giocare bene quelle che si hanno”.

    Ebbene, secondo il dettagliato scritto che un gruppo di fedeli cattolici ha inviato alla redazione di Religión Digital , l’arcivescovo, nonostante il suo grande potere, non sembra avere buone carte né giocare bene le poche carte che ha a disposizione. ha a sua disposizione.

    In un lungo documento di 6 pagine , infatti , i denuncianti replicano alla risposta dell’arcivescovado alla denuncia avanzata da RD riguardo al caso di padre Yumi e smontano, una per una, tutte le loro dichiarazioni.

    Con un’accusa fondamentale scritta sotto forma di domanda: “L’arcivescovo di Quito ha presentato denuncia alla Procura dello Stato, come previsto dal diritto della Chiesa (Motu proprio ‘Vos estis lux mundi’ (2023)?”

    Inoltre non confidano che la Dottrina della Fede risponda al prelato di Quito nel 2022, archiviando il caso e, per questo, gli chiedono di “presentare la risposta della Congregazione della Dottrina della Fede del 7 marzo , 2022.”

    Assicurano invece che, contrariamente a quanto sostiene la nota del cancelliere dell’arcivescovado, “ci sono prove che padre Miguel Yumi ha continuato, per volontà di mons. Espinoza, nell’esercizio del sacerdozio nella parrocchia” San Miguel del Common’ (Oyacoto)” .

    I denuncianti chiedono inoltre all’arcivescovo se abbia “accompagnato e assistito, fornito terapie psicologiche” a padre Yumi, così come alla vittima e alla sua famiglia: “L’arcivescovo conosce la madre della vittima o il minore? Li hai visitati? Ha offerto sostegno, consiglio e accompagnamento terapeutico alla vittima e a sua madre?… Si degna di dimostrarlo documentalmente ?

    Dopo molte altre domande e risposte, la lettera del gruppo di fedeli mette in dubbio che, come afferma il documento dell’arcivescovado sul caso Yumi, l’arcidiocesi “sia impegnata nella difesa delle vittime e nella tolleranza zero per gli abusi e le violenze del clero”. , per questo motivo, chiedono a monsignor Espinoza di dire loro:

    “1. Quali programmi di riparazione ha l’arcidiocesi per le vittime di abusi sessuali, in particolare per i minori di 18 anni? 2. Quante vittime sono state assistite dall’arcidiocesi nell’attuale amministrazione? 3. Dove possono rivolgersi le vittime e le loro famiglie per ricevere aiuto nei diversi ambiti: legale, psicologico, medico, economico, spirituale? 4. Quale programma di riabilitazione ha l’Arcidiocesi di Quito per l’autore del reato, perché ne ha bisogno, per quanto tempo e in quali luoghi? 5. Chi sono i professionisti competenti e accreditati per aiutare le vittime e riabilitare l’autore del reato?”

    Testo integrale della risposta di un gruppo di cattolici all’Arcivescovo di Quito in merito al documento “Dichiarazioni dell’Arcidiocesi di Quito, in risposta al rapporto pubblicato da “Religión Digital” (06.03.2024).

     Seguiremo l’ordine della nota, scritta in 12 cifre e paragrafi conclusivi. La prima cosa che salta all’occhio è che la nota è firmata dal cancelliere della curia e non dall’arcivescovo di Quito e primate dell’Ecuador D. Alfredo José Espinoza Matheus, come dovrebbe essere.

    1. Ci sono omissioni fondamentali. Se padre Yumi, nel 2021, è già denunciato per molestie sessuali, si comprende, davanti al Tribunale dell’arcidiocesi, che l’arcivescovo di Quito abbia presentato denuncia alla Procura dello Stato, come previsto dal diritto ecclesiastico (Motu proprio “Vos estis lux mundi” (2023), art 20), perché se ha inviato il risultato della Precedente Inchiesta con voto di verosimiglianza alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ciò è dovuto ad un possibile grave delitto di Padre Yumi, sia nella campo di applicazione del Codice organico penale generale ecuadoriano e del diritto canonico. Nella giurisdizione canonica si configura un delitto contro il sesto comandamento nei confronti di una persona minore di 18 anni (cfr. “Sacramentorum sanctitatis tutela” (2001) artt. 1-6 e art. 10; “Normae de gravioribus delictis” (2010 ), art. 6, 1, 1); mentre, nell’ambito della legislazione ecuadoriana, il Codice Penale Organico Complessivo, all’art. 421, dispone che il reato di azione pubblica sia denunciato a chiunque ne abbia conoscenza (!).

    2 e 3. È importante che mons. Espinoza presenti la risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede del 7 marzo 2022, che ha archiviato il caso, ma che ha chiesto che padre Yumi “sia canonicamente rimproverato e “imponga rimedi penali”, perché manca di logica giuridica canonica, poiché esistono due tipi di rimedi penali: lo stesso rimprovero canonico e il rimprovero canonico (Codice di Diritto Canonico (CIC, canone 1339). Esistono prove che padre Miguel Yumi, ha proseguito, per volontà dell’arcivescovo Espinoza nell’esercizio del sacerdozio nella parrocchia “San Miguel del Común” (Oyacoto), allora, quale era l’incarico che aveva?, poiché a quel tempo risiedeva nella parrocchia “Nostra Signora Regina del Mondo” (Carcelén- Quito) – di cui è parroco padre Estiven Vallejo, oggi promosso a parrocchia esclusiva “Nostra Signora di Fátima” di Batán-Quito – e, successivamente, il 29 giugno 2023, padre Yumi è stato nominato parroco della parrocchia “San Juan XXIII” parrocchiale. In questo modo, Mons. Espinoza ha esposto le Comunità di Oyacoto e Paquisha, in particolare, alla sua infanzia, ponendo come pastore una persona inadatta (psichicamente e spiritualmente), quando il Codice di Diritto Canonico richiede probità morale, zelo per le anime e, più virtù adeguato alla cura d’anime (can. 521), il che costituisce una gravissima mancanza dell’arcivescovo, il quale afferma di essere a favore delle vittime, dimostrando, con i suoi atti, il contrario: pone un pastore come presunto pastore pedofilo, il lupo che custodisce le pecore.

    Abbiamo chiesto all’ordinario Espinoza, nel momento in cui è stato imposto il “rimedio penale” a padre Yumi, lo ha accompagnato e assistito, gli ha fornito sostegno psicologico e terapie e, allo stesso tempo, cure psichiatriche?

    La nota firmata dal Cancelliere della Curia, tradisce una grossolana e supina ignoranza, parla di rimedi penali che padre Yumi ha adempiuto per più di un anno, il che è erroneo e, apparentemente, falso. Altra cosa è che si è fatto ricorso come rimedio penale ad un precetto penale (CIC, canone 1319), che impone una sanzione specifica in caso di inosservanza. Chiediamo quindi a monsignor Espinoza di rivelare il corrispondente decreto emesso a padre Yumi, in cui si specificano le date di inizio e fine dell’azione, nonché la sanzione in caso di inosservanza, perché le prove e le testimonianze dimostrano che il il presunto aggressore ha continuato a esercitare il sacerdozio mentre “adempiva” al presunto “rimedio penale”, nella parrocchia marginale di Oyacoto, a nord-est di Quito.

    4. In nessun momento Mons. Espinoza avrebbe potuto “ordinare” alle suore dell’Unità Educativa DS di proseguire con il processo civile e i protocolli davanti al Ministero dell’Istruzione, dopo aver ricevuto la visita delle suore il 6 marzo 2024, poiché il reclamo amministrativo dinanzi il Ministero dell’Istruzione, per presunta violenza sessuale, era già stato denunciato lo stesso giorno, secondo il documento presentato da RD. Lo stesso Codice penale organico organico, all’art. 422, comma 3, impone l’obbligo di denunciare ai dirigenti, agli educatori o agli altri responsabili delle istituzioni educative i reati presunti commessi nei centri educativi; che è ciò che ha fatto il Rettore dell’istituzione; Inoltre, la Legge organica sull’educazione interculturale, art. 132, punisce l’omissione di tale obbligo con il licenziamento. Lo stabilisce anche il Protocollo del Dipartimento orientamento agli studenti (DECE), del Ministero dell’Istruzione. Dobbiamo tenere presente un’accusa penale, cioè che Padre Yumi era un insegnante presso l’Unità Educativa DS e la Legge Organica sull’Educazione Interculturale, art. 132, vieta espressamente tale condotta criminosa da parte degli insegnanti.

    Nella nota si legge che l’arcivescovo ha espresso il suo sostegno alla presunta vittima e alla sua famiglia. L’arcivescovo conosce la madre della vittima o il minore, è andato a trovarli? Avete offerto sostegno, consulenza e accompagnamento terapeutico alla vittima e a sua madre? Avete offerto consulenza legale ai denuncianti? Hai cercato di riparare spiritualmente il danno fatto? L’arcivescovo ha risposto per iscritto alla denuncia che l’autorità dell’Unità Educativa DS ha depositato presso la Curia di Quito. Sarebbe un onore alla verità, se si degnasse di dimostrarlo documentalmente?

    5 e 6. Chi era il testimone, chi era con l’arcivescovo quando ha informato Padre Yumi, dell’inizio del processo… il suo segretario? Perché, consapevole della grave denuncia amministrativa contro padre Yumi, l’arcivescovo non denuncia – per la seconda volta – il presunto reato alla Procura della Repubblica, come previsto dalla legislazione ecclesiastica (Motu Proprio “Vos estis lux mundi” (2023), artt. 20); Invece, il presunto violentatore si reca in un ritiro spirituale a Yaruquí (Quito, DM) con altri chierici (dal 11 al 15 marzo 2024) e, durante la visita dell’Ordinario Espinoza, mercoledì 13 marzo 2024, incontra i sacerdoti in pensione – come testimoniano diversi partecipanti -, allora l’autista dell’arcivescovo chiamò padre Yumi, perché D. Alfredo Espinoza voleva consegnargli il decreto di inizio dell’indagine previa canonica, le cui misure cautelari (CIC, c. 1722), indicano che fin dall’inizio il vescovo ha avuto chiara l’esistenza di un possibile delitto riservato (“Sacramentorum sanctitatis tutela” (2001), artt. 10, 2, consente all’Ordinario inquirente di agire a norma del c. 1722 del CIC, già dall’inizio delle indagini preliminari).

    7. Se padre Yumi, sabato 16 marzo 2024, lascia la parrocchia senza sapere dove si trovi, a che ora e con quale capacità emotivo-intellettuale ha redatto tale documento chiedendo le dimissioni dallo stato clericale e le dimissioni dall’ufficio di parroco? , visto che era già virilizzato sui social network, che mancava, secondo pubblicazioni sullo stesso social network della parrocchia “San Juan XXIII”. Ci sono persone che hanno visto padre Yumi, ma non suo padre, la mattina del 18 marzo 2024, nel Palazzo Arcivescovile di Quito.

    9. Di fronte alla crescente pressione mediatica, l’arcivescovo di Quito ha rilasciato una dichiarazione ufficiale non veritiera. Ebbene, conoscendo la presunta situazione criminale di Padre Yumi, egli afferma di non essere scomparso, ma di aver “preso un’altra opzione di vita”, affermare questo è moralmente ed eticamente riprovevole, è mentire, va contro l’8° comandamento del Decalogo che è Legge Divina, esporsi come complici, davanti all’opinione pubblica, che può portare a responsabilità penale.

    10. In quale data è stata effettuata la previa indagine canonica, chi è stato l’investigatore e chi è stato chiamato a dare la sua versione. Contemporaneamente, è stato tutelato il diritto all’informazione di queste persone che non sono obbligate al silenzio? la sua relazione (Motu proprio “Vos estis lux mundi” (2023), art 4, 3), nonché il diritto alla difesa dell’indagato?, posto che l’assistenza e la consulenza all’imputato sono elementi essenziali e inescusabili di ogni ricerca canonica .

    11. Se d’ufficio la Procura Generale dello Stato ha richiesto informazioni alla Curia di Quito, quali informazioni ha richiesto e cosa le è stato trasmesso?

    12. L’Unità Educativa DS, di Oyacoto, è gestita da una Comunità Religiosa, approvata dall’autorità competente della Chiesa Cattolica e svolge la sua attività nella giurisdizione ecclesiastica dell’arcivescovo di Quito, che ha potere legislativo, esecutivo e giudiziario in suo ufficio in tutta la sua diocesi (CIC, c. 391, 2), deve anche essere sollecito verso tutti i fedeli (CIC, c. 383) ed è «obbligato a dare esempio di santità, con la sua carità, umiltà e semplicità. della vita» (CIC, c. 387).

    La nota conclude che l’arcidiocesi di Quito è impegnata nella difesa delle vittime e nella tolleranza zero verso gli abusi e le violenze clericali. Dobbiamo chiarire che tutte le forme di abuso sono violenza contro la vittima. Devi risponderci:

    1. Quali programmi di riparazione ha l’arcidiocesi per le vittime di abusi sessuali, in particolare per i minori di 18 anni?

    2. Quante vittime sono state assistite dall’arcidiocesi nell’attuale amministrazione?

    3. Dove possono rivolgersi le vittime e le loro famiglie per ricevere aiuto nei diversi ambiti: legale, psicologico, medico, economico, spirituale?

    4. Quale programma di riabilitazione ha l’arcidiocesi di Quito per il chierico carnefice, perché ne ha bisogno? per che ora e in quali luoghi?

    5. Chi sono i professionisti competenti e accreditati per aiutare le vittime e riabilitare l’autore del reato?

    6. Esiste un programma preventivo di salute mentale per il clero e i dipendenti che lavorano con i bambini, chi lo realizza e quali risultati sono stati raggiunti?

    Perché Papa Francesco, con Motu proprio, ha disposto “Vos estis lux mundi” (2023), art. 5, che l’autorità ecclesiastica accoglie, ascolta, accompagna e presta attenzione spirituale; assistenza medica, terapeutica e psicologica a coloro che dichiarano di essere stati colpiti (vittime) e alle loro famiglie.

    Il Salmo 35,2-5 può aiutare mons. Espinoza nella sua riflessione: «Gli empi sentono dentro di sé un oracolo del peccato: “Non ho paura di Dio, nemmeno alla sua presenza”. Perché hanno l’illusione che la loro colpa non verrà scoperta né odiata. Le parole della sua bocca sono cattive e traditrici, rinuncia ad essere sensato e a fare il bene, sdraiato medita sul delitto, si ostina nella via del male, non respinge il male”.

    Affinché non si compia la sentenza romana: “Vulpes pilum mutat, non mores”.

    https://www.religiondigital.org/america/catolicos-explicaciones-arzobispo-Quito-Yumi-Espinoza-abusos_0_2677832201.html

  • Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

    Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

    In Spagna, l’Associazione Nazionale Infanzia Rubata (ANIR), l’Associazione delle Vittime della Navarra (AVA) e l’Associazione contro gli abusi sessuali sull’infanzia (LULACRIS) hanno dichiarato – con un comunicato comune del 4 giugno – la loro indisponibilità a collaborare con la Conferenza episcopale sulla gestione di un piano globale sugli abusi a motivo delle affermazioni dei vescovi dopo l’incontro con papa Francesco il 31 maggio scorso.

    «Non è negoziabile, a partire da un fondamento di trasparenza, agenda e misure concrete – scrivono le associazioni –, la presenza di rappresentanti delle vittime nel processo decisionale, prima e dopo, nonché trattamento individualizzato vittima per vittima», «oltre alla redazione di uno Statuto della Vittima nell’ordinamento canonico, non chiuso all’inizio dei lavori da realizzare, ma aperto ad incorporare diritti, se opportuno, man mano che i lavori avanzano». Spiegano i motivi del loro «disagio» ricordando che «durante il nostro ultimo incontro nella Conferenza episcopale (CEE), il monsignor Argüello (presidente dell’episcopato, ndr), ha espresso il suo impegno, su nostra richiesta, affinché le vittime fossero presenti nel processo decisionale durante il primo approccio e lo sviluppo del un piano di riconoscimento, riparazione e compensazione economica. Allo stesso modo, c’era stato il consenso della Conferenza Episcopale e della CONFER (religiosi spagnoli) su un programma di lavoro con date precise, obiettivi iniziali specifici e trattamento individualizzato delle vittime. A giudicare dalle dichiarazioni del presidente della CEE – argomentano – ci troviamo, ancora una volta, con promesse non mantenute».

    Che tutto sia ancora rimandato alle calende greche e che della partecipazione delle vittime a un piano di restituzione e riparazione non si parli proprio è in effetti emerso dalle dichiarazioni – definite «incendiarie» dalle associazioni – in un breve incontro con i media, in Piazza San Pietro pronunciate dal vescovo di Valladolid mons. Luis Javier Argüello che, insieme al cardinale arcivescovo di Madrid José Cobo, aveva reso visita al pontefice. «Il Papa ha chiesto espressamente» del piano della Chiesa spagnola per il risarcimento delle vittime degli abusi di ecclesiastici, auspicando una «presa di coscienza del problema». «Stiamo ultimando e speriamo di approvare e presentare il piano di riparazione nelle prossime settimane», ha informato Argüello, tra l’altro invitando «la società spagnola e i leader politici ad affrontare questa situazione nei vari ambienti in cui si verificano anche questi abusi».

    E ha annunciato: «Quando avremo approvato il piano di riparazione, lo invieremo alla Santa Sede in occasione della prossima riunione della CEE, prevista per l’1 e il 2 luglio». Ha vantato la «svolta» intrapresa dalla Chiesa a partire dal 2019 quando i vescovi hanno cominciato ad affrontare il problema dello scandalo degli abusi. «vogliamo essere in grado – ha spiegato – di accogliere ogni vittima, ogni situazione, sia che si tratti di casi attuali, sia che si tratti di casi di decenni fa, affrontare la situazione e, se è necessaria una riparazione, affrontare anche quella». «Vogliamo riconoscere che le vittime spesso hanno bisogno di tempo per esprimere il loro dolore e incoraggiamo coloro che ci stanno ascoltando in questo momento a non esitare a rivolgersi ai servizi di accoglienza che abbiamo in ciascuna delle diocesi spagnole e in centinaia di congregazioni religiose». Ha poi auspicato che il piano di riparazione «possa essere operativo quest’estate».

    Per quanto riguarda il risarcimento, inoltre, il presidente della CEE ha precisato che «viene stabilito dai tribunali», e ha voluto distinguere tra risarcimento finanziario e riparazione, pur sottolineando che si tratta di una «riparazione integrale».

    Tutti gli errori del presidente. Dei vescovi

    Il comunicato congiunto obietta punto per punto alle affermazioni del presidente dei vescovi.

    «È del tutto inappropriato – scrivono – che monsignor Argüello inviti i poteri pubblici a prendersi cura delle vittime di tutti gli ambiti della società», è una «scusa assurda scusa tenuta in piedi da fili molto fragili, ma anche una mancanza di rispetto, ancora una volta, verso tutte le vittime e i sopravvissuti perché (…) la Chiesa ha il dovere umanitario e cristiano di prendersi cura delle proprie vittime, riconoscerle, ripararle e risarcirle». Le tre associazioni affermano di non aver mai fatto «distinzioni nel trattamento e nella vicinanza a tutte le vittime di violenza sessuale, di ogni ambito sociale, intrafamiliare, sportivo, boy scout».

    Contestano, poi, il voler «indossare la toga quando conviene» e «fondare, come ha fatto Argüello, il concetto di risarcimento solo in una prospettiva strettamente giuridica. Perché cosa succede alle vittime che, dopo aver denunciato, si sono viste prescrivere la loro causa? Chi li compenserà? La risposta è chiara, non ci sarà né sentenza né giudice che lo farà. (…). Il risarcimento non può mai essere considerato elemosina, fa parte della riparazione e del riconoscimento».

    Alcuni anni fa, rammentano le associazioni firmatarie, per «fermo mandato» e impegno di papa Francesco a favore della tolleranza zero nei confronti della pedofilia ecclesiale, la Conferenza episcopale e le diocesi della Spagna «hanno creato uffici di assistenza all’infanzia». Ma «il tempo e le testimonianze di numerose vittime e sopravvissuti hanno dimostrato che la stragrande maggioranza di questi uffici sono stati non solo terribilmente insufficienti ma disastrosi e nuovamente vittimizzanti. Questo lavoro è stato svolto male».

    «In tutti questi anni di silenzio, di insabbiamento, di persecuzione e talvolta di complicità in cui la Chiesa ha preferito difendere i pedofili e non le vittime – sottolineano – abbiamo dovuto ingoiare sassi, anche assistendo a servizi oggettivamente ingannevoli e minimizzanti, come l’ormai famoso “Per dare Luce” (v. Adista Notizie, n. 9/24, ndr) rivittimizzante e offensivo, o anche alla maldestra violazione della protezione dei dati da parte della CEE che ha reso pubblici dettagli intimi delle storie delle vittime che avrebbero dovuto essere tenuti lontani dalla conoscenza pubblica» (la CEE ha erroneamente pubblicato sul suo sito web i dati riservati di 45 vittime di pedofilia per 18 giorni, senza intervenire).

    «Non possiamo considerare accettabile – scrivono in chiusura le associazioni – la posizione di immobilismo in cui la Chiesa spagnola rimane arroccata finché continua a ritenere che l’unica concessione debba venire dai sopravvissuti ai suoi attacchi». «Non ci arrenderemo – promettono – perché quello che chiediamo è un diritto». (eletta cucuzza)

    https://www.adista.it/articolo/72033

  • “Suore abusate e zittite: ora c’è un sindacato e il Vaticano lo boicotta”

    “Suore abusate e zittite: ora c’è un sindacato e il Vaticano lo boicotta”

    “Sono le donne a te nere in piedi la Chiesa. Le donne a testimoniare la carità, principalmente le donne a organizzare la rete di assistenza, a dare corpo e vita al cattolicesimo nel mondo. Nella Chiesa non esistono più suorine ignoranti, schiave ubbidienti e purtroppo silenti. Testimoni assolute del dolore e dell’orrore di cui erano vittime”.

    Lucetta Scaraffia, il suo impegno femminista dentro l’universo cattolico è riconosciuto e apprezzato. Mica tanto! Chiunque valo rizzi, studi, sostenga la condizione femminile viene emarginato, vigilato, tolto dal circuito del confronto e della discussione, non dico della decisione.

    Il potere dei maschi è ancora assoluto. Lei dice: la Chiesa è donna anzitutto. Sono i numeri che raccontano chi interpreta e rappresenta la Chiesa. È questa grande forza culturale femminile. Le suore oggi sono competenti, spesso laureate, assolutamente dentro il circuito culturale e sociale. Il potere è ancora tutto dei maschi?

    Il rapporto è uno a cento. Sappia che quando ho partecipa to al sinodo sulla famiglia subivo sempre la perquisizione all’ingresso. Mi conoscevano tutti eppure mi scambiavano sempre per qualcun’altra, ritenevano sempre di procedere con formalità che non erano necessarie per i maschi.

    Donna delle pulizie? Così chiedeva il picchetto della vigilanza vaticana per sincerarsi dell’identità. Però ci sono novità rilevantissime anche se misconosciute.

    La Chiesa al femminile. Le donne hanno saputo valorizzare un’organizzazione esistente –la Uisg – che raggruppa tutte le superiore generali del mondo, e che si oc cupa di difendere la condizione femminile nel mondo, di vigilare sul traffico degli esseri umani, di dare sostegno attivo alla lotta per la dignità delle persone. Gli organi di rettivi di questa associazione vengono eletti dalle iscritte, che valorizzano donne capaci e intraprendenti, non donne obbedienti. Le iscritte, cioè le suore? Esatto. La Superiora Generale è eletta, così come il comitato direttivo, l’ufficio stampa. Sembra il sindacato delle donne.

    È anche un sindacato, sì. Il problema è che i meriti di questa associazione sono stati riconosciuti dalle Nazioni Unite con onorificenze, ma non dal Vaticano. Non se ne parla in nessuno dei media d’oltretevere, non è considerata un interlocutore dalle gerarchie ecclesiastiche e dal Papa. Una condizione taciuta, chiusa alla vista. La Chiesa ancora è immersa negli scandali a sfondo sessuale. Io direi che più grave ancora della pedofilia è la sequela dei reati contro le donne.

    Nel conventi il numero degli aborti obbligati dopo le violenze e gli abusi è alto, così come le violenze sessuali e la gerarchia liquida la faccenda come una trasgressione, una viola zione del sesto comandamento da parte del maschio e della femmina. La fuitina dei peccatori, diciamo così. Ecco, in questo modo si copre l’orrore di veri e propri soprusi, la viltà della schiavizzazione. La verità è che la cultura ecclesiastica è essenzialmente paternalistica e le parole delle religiose che denunciano non contano niente.

    Ma Bergoglio è il Papa dell’apertura, il Pontefice che muta i rapporti di for za dentro il mondo immutabile di una gerarchia conservatrice, volta a sigillare la fede. La sua è la strategia del doppio colpo: uno al cerchio e l’altro alla botte.

    Sui gay dice: chi sono io per giudicare e poi se ne esce con quella parola (la frociaggine, ndr ) che oltraggia i gay e mina l’istituzione, prende a martellate l’edificio culturale e semantico con cui la Chiesa parla al mondo.

    Quando sento il Prefetto per la dottrina della fede Fernandez commentare un documento pontificio dicendo “fa re una cazzata”, capisco che il lessico è usato a mo’ di piccone. Cosa si aspetta da un piccone? Macerie.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/06/03/lucetta-scaraffia-suore-abusate-e-zittite-ora-ce-un-sindacato-e-il-vaticano-lo-boicotta/7572066/

  • L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    *Questo testo potrebbe risultare sconnesso in quanto tradotto letteralmente dall’audio

    Intanto, la Rete L’ABUSO è attualmente l’unica realtà che in Italia monitora quanto sta accadendo.

    Ora senza spostarci troppo, poi arriviamo al caso di del Cardinale Sepe ma restiamo su quello di monsignor Gisana, la situazione italiana, il podcast la confessione svela ma in realtà quello che è il meccanismo classico solito, normale in Italia, di insabbiamento tant’è che Monsignor Gisana quando Nel 2020 Rugolo viene indagato, lo sposta a Ferrara, a Ferrara dove nessuno né Gisana, né il vescovo di Ferrara, prendono posizione in materia preventiva, ovvero noi troviamo Don Rugolo che Proietta i filmini con i bambini più piccoli, lo troviamo nell’agosto del 2020 che lui stesso, durante una messa dice ai fedeli che si assenterà 15 giorni con i più piccini per i campeggi.

     No cioè stiamo parlando di un prete Sotto indagine. Ora a prescindere che questo sia colpevole o innocente diciamo c’è un grosso sospetto no? c’è un’indagine. Diciamo che è in verosimile che quest’uomo possa essere stato mandato con dei bambini no? A fare un campeggio. Io credo che la situazione italiana, perché le regole poi del Vaticano sono le stesse in tutto il mondo, tuttavia va rilevato che mentre all’estero c’è un obbligo di denuncia Cioè ci sono degli interventi, c’è un monitoraggio dello Stato, in Italia Invece lo stato che è complice totalmente complice degli abusi sessuali che la chiesa commette in Italia, ha lasciato di fatto libero il Vaticano addirittura… Cioè ha lasciato gli imputati liberi di gestire l’affare pedofilia. Infatti in Italia Lo Stato come vedete puntualmente non interviene, come Antonio Messina ha raccontato il vescovo Gisana ha mentito durante il processo, è una cosa che normalmente chiunque di noi mente durante un processo viene ricusato e viene indagato. Invece qui puntualmente questa cosa non succede come appunto ripeto Antonio Messina ha detto anche qui la tutela non è stata nei confronti di Antonio ma è stata nei confronti del Prete imputato che adesso è condannato in primo grado e tuttavia voglio dire questo prete resta a piede libero. Le situazioni in Italia sono moltissime e questa è davvero esemplare e niente qui serve un intervento assolutamente dello Stato, se lo stato non interviene facendo rispettare le regole, di fatto le regole Qui non vengono rispettate, c’è da chiedersi dietro il motu proprio di Papa Francesco chi fa rispettare il motu proprio, esempio Gisana, restiamo sempre lì, ha secondo motu proprio, è colpevole di avere insabbiato.

    Ebbene chi interviene in Italia da parte della chiesa e da parte dello stato nei confronti di questo vescovo di fatto che ha insabbiato? Nessuno non interviene nessuno. Noi abbiamo avuto degli incontri con la Conferenza Episcopale Italiana, con i vertici e questo è un problema che loro diciamo non si pongono, non gli interessa gli sta bene Gli sta bene così. Di fatto l’Italia sta diventando negli ultimi anni soprattutto da quando è stato emesso proprio, sta diventando un collettore di pedofili da tutto il mondo, ci arrivano da qualunque nazione del mondo, vengono messi in Italia in parrocchie ed è verosimile che la chiesa, sicuramente almeno da dove li mandano, sicuramente sa di fatto, qua vengono rimessi insieme dei minori e puntualmente vengono di nuovo tutti poi tutti o quasi indagati per altri abusi sessuali.

    Cioè quindi non c’è da parte della chiesa neanche un una concreta poi prevenzione ci sono delle linee teoriche che nessuno rispetta. Abbiamo chiesto alla Conferenza Episcopale Italiana perché è verosimile pensare che chi controlla i vescovi italiani sia la conferenza episcopale, invece la conferenza episcopale dice di no. Dice che deve essere il Vaticano a farlo, ora qui capite che il problema diventa grosso chi controlla i controllori? cioè di fatto abbiamo una serie di normative da parte della chiesa che potrebbero essere anche in un qualche modo utili e qui sottolineo che comunque serve sempre l’intervento dello Stato perché la chiesa non può controllare questa cosa.

    Tuttavia malgrado potrebbero essere utili l’applicazione in Italia e purtroppo porta a questo risultato cioè una totale inutilità Anzi, una confusione perché gli stessi fedeli credono di avere i figli sicuri invece ignorano che la situazione è quella che poi è uscita nel podcast la confessione.

    Grazie Francesco yes thank you so Zero tollerance in Italy Zero tolleranza in Italia zero tolerance zero toza Italia Zero

    Aggiungo ancora una cosa in Italia io parlavo dello Stato che non interviene ma non interviene neanche nei confronti delle vittime dei preti non interviene nella tutela dei Minori ora le vittime dei preti quando subiscono l’abuso non hanno da parte della sanità pubblica non c’è una possibile assistenza non esistono dei centri dove viene trattata e rielaborata quella che poi è la patologia cioè la sindrome postraumatica da stress. La rete d’abuso proprio venerdì scorso grazie a CISMAI, è riuscita a aprire 16 punti di ascolto in Italia, in realtà sono di più sono 16 coordinamenti che coprono tecnicamente tutta Italia per riuscire a colmare diciamo questo vuoto sanitario in quanto qua le vittime non ricevono giustizia dallo stato non la ricevono Dalla Chiesa di fatto restano poi abbandonate cioè restano tutte prive di una qualunque assistenza.

    Scusate Grazie Francesco

  • Rete L’ABUSO attiva in Italia 16 sportelli di supporto psicoterapeutico per le vittime di abusi

    Rete L’ABUSO attiva in Italia 16 sportelli di supporto psicoterapeutico per le vittime di abusi

    L’iniziativa nata dalla collaborazione tra la Rete L’ABUSO e CISMAI punta a colmare la grande lacuna di fronte alla quale spesso si trovano i sopravvissuti, un supporto terapeutico adeguato.

    Sono pochi gli specialisti ei centri di cura che si lavorano del Disturbo post-traumatico da stress ( PTSD ), spesso non compreso dalla vittima, che prova disagio e difficoltà ma senza individuarne i motivi.

    Spesso anche dal medico, che finisce per indirizzare il paziente verso un CIM o sottoponendolo a terapie farmacologiche in molti casi controproducenti.

    Fino ad oggi i nostri assistiti e non, ci chiedevano indicazione su uno specialista, indicazione che non davamo a meno che nelle vicinanze non avevamo qualche terapista accreditato con la Rete in precedenti esperienze.

    Un problema che limitava la stessa associazione al servizio di ascolto e all’assistenza legale, col vuoto di poter indirizzare i nostri assistiti verso psicoterapeuti in grado aiutarli.

    Ci siamo rivolti direttamente a CISMAI che da 30 anni lavora per la prevenzione, il riconoscimento, la valutazione e la cura delle varie forme di maltrattamento a danno di bambine, bambini e adolescenti, per individuare e diffondere le procedure adatte a intervenire nelle famiglie, per offrire agli operatori coinvolti gli strumenti di tutela e sostegno.

    Il servizio è attivo in tutta Italia e si può accedere  attraverso un apposito form  dal quale si potrà inviare una richiesta al centro più vicino, richiesta che sarà gestita dalla Rete L’ABUSO e successivamente indirizzata al consulente di quella zona.

    Un grande passo avanti per il quale ringraziamo la disponibilità e l’impegno di CISMAI affinché si realizzi.