Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: assistenza

  • Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Premetto che questa analisi su, ciò che ritengo in una società civile una imbarazzante miseria di valori, è frutto di quasi venti anni di esperienza nella specifica materia, prima come vittima inconsapevole, poi come osservatore e poi ancora come fondatore di una Rete di sopravvissuti che, da oramai 15 anni, assiste in particolare le vittime abusate sessualmente dal clero. Una categoria particolarmente discriminata in Italia in quanto gli stessi abusanti hanno un ruolo ancora oggi di fiducia e di potere che spesso, come vedremo, non è di poca influenza. Come potrete rendervi conto nell’articolo, la categoria del clero pedofilo in Italia è così privilegiata da discriminare paradossalmente i pedofili laici, i quali non godono di una organizzazione e di una società timorata che li tutela.

    Una leva tale da mettere spesso in difficoltà persino gli inquirenti che raramente sollevano questioni verso le gerarchie che favoreggiano. Raro quanto accaduto nel caso di Tivoli, dove la Procura ha avuto il doveroso coraggio di indagare a 360° riscontrando e annotando che “il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso”.

    Il solo fatto che in Italia, a differenza degli altri paesi, esista da decenni una sola associazione che si occupa di vittime del clero dovrebbe far riflettere di suo.

    Diciamo tranquillamente che mentre negli altri paesi si ha coscienza che lo stupro di un minore o di una persona vulnerabile è il problema sociale, in Italia il problema sociale si sposta sulla società stessa che, malgrado oggi sia consapevole del problema, continua a snobbarlo quasi si sentisse “immune”. Questo fa comprendere quanto il problema in Italia sia radicato e parta davvero dal basso.

    Una riflessione maturata in occasione dell’iniziativa di sensibilizzazione sociale lanciata dalla Rete L’ABUSO, la PANCHINA tematica VIOLA contro l’abuso di minori e persone vulnerabili…

    Un’iniziativa allargata come deve essere alla pedofilia in generale alla quale volevamo aggregarci dando per scontato esistesse già, accorgendoci però che in Italia non vi era un’iniziativa in questo senso. Trovammo panchine tematiche per tutto, persino per gli abbracci.

    Nessuna per questo genere di crimini.

    Cerchiamo di capire il perché di questa “anomalia” tutta italiana: non si può dire che il paese non sia sensibile ai problemi dei minori, se pur va anche qui notato che preferiamo sostenerli a distanza e, non che sia male, ma come vedremo più avanti, quasi a negare a noi stessi uno stato sociale. Di fronte agli abusi c’è spesso solo una indignazione, che lascia il tempo che trova.  Manca “l’amor proprio” e una coscienza civile e collettiva responsabile, quella che porta a una reazione, al contrasto, alla tutela e alla prevenzione.

    Esaminando i pochi dati statistici disponibili in Italia sul fenomeno, in particolare su minori, notiamo un’altra anomalia, ovvero si contano ogni anno statisticamente le vittime, ma anche in questo caso non c’è nessuna campagna di sensibilizzazione sociale, né azioni concrete di contrasto al fenomeno. Il primo e unico SPOT di sensibilizzazione che ricordo è quello della Polizia Postale, circoscritto alla pedofilia online. Risale però a 15 anni fa. (Giancarlo Giannini presenta il Centro Nazionale per il Contrasto alla pedo pornografia in Rete)

    Da quanto si rileva in Italia dalle scarne e spesso incomplete statistiche, le effettive denunce all’autorità giudiziaria sono nettamente inferiori confronto ai paesi dell’area UE, circa il 12 – 15 %. Anche qui emerge un altro dato interessante, provengono per la maggioranza dalla società civile e riguardano quasi unicamente contesti familiari.

    Particolarmente significative anche le cifre sulla pedopornografia online, dove però anche qui non si riscontrano indagini o arresti nei confronti dei pedofili, se non qualche sporadico blitz spesso nel contesto internazionale.

    Chiarito l’ambiente generale proviamo ora a spostarci in un contesto di aggregazione come potrebbe essere per esempio un piccolo “circolo sportivo”.

    Ebbene, da qui in avanti il dato praticamente svanisce.

    Non troviamo infatti nulla. Il numero di denunce cala tanto drasticamente da fare pensare che questi ambienti siano “immuni” al problema. Ma non è affatto così e c’è una spiegazione sia sociale che legislativa.

    Quella sociale è evidente e si aggiunge, come abbiamo detto prima, alla repellenza da parte della società civile ad affrontare per “amor proprio” concretamente il problema.

    Repellenza che, per fare un esempio, porta “nel buon nome” del piccolo circolo sportivo, ad evitare che la cosa diventi pubblica, cercando di risolvere internamente senza denunciare l’accaduto alle autorità. Il timore è il pericolo che i genitori non mandino più i figli. Notiamo quanto cambi già in questo caso la “priorità” che non è più tutelare il minore, ma l’ambiente in cui accade e coloro che lo frequentano.

    Sia dalla parte del circolo che da quella dei genitori, la reazione se ci pensate è totalmente illogica in quanto il genitore, contrariamente, dovrebbe sentirsi rassicurato se il circolo denuncia un eventuale caso di pedofilia. Per il circolo stesso dovrebbe essere un pregio di affidabilità. In Italia invece se non se ne parla, paradossalmente ci sentiamo più sicuri, malgrado la consapevolezza che i predatori siano ovunque.

    Ad aggravare ulteriormente il problema vi è la mancanza di educazione per minori e adolescenti su temi come pedofilia o sessualità. Per una strana morale sono addirittura gli stessi genitori a trovare scandaloso l’argomento, negando strumenti come la consapevolezza, che può concretamente far sì che il minore si renda conto dell’eventuale pericolo e possa riferirlo, tutelando l’intera comunità.

    L’ambiente descritto sopra ci aiuta a capire, oltre al problema, il cambiamento in negativo che avviene quando da un contesto familiare si passa a uno aggregativo. Va doverosamente sottolineato che nel contesto familiare il meccanismo è identico, difficilmente è un membro all’interno della famiglia a denunciare, ma chi è al di fuori, perché in questo caso non ne è coinvolto.

    Capirete quindi che dire che gli abusi avvengono in particolare nelle famiglie o online, è estremamente incorretto. Sono in realtà le denunce che venendo omesse, non risultano. Cosa parecchio differente direi!

    ENNA, il Papa, la CEI, il Vescovo e il prete

    Se pur sia un prodotto giornalistico e non affronti la pesante problematica legislativa del paese, il Podcast “La confessione” prodotto da Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn è un ottimo documento che per la prima volta descrive quello che in Italia abitualmente avviene non solo a Enna, ma ovunque ci sia un caso di pedofilia nel clero.

    Grazie agli audio originali delle intercettazioni prodotte dagli inquirenti durante l’indagine sul caso di don Giuseppe Rugolo, riesce a trasmettere allo spettatore direttamente dalla voce dei protagonisti, una incontestabile e grave situazione italiana. Un luogo comune noto praticamente dal 2010, che grazie alle affermazioni audio, toglie nell’ascoltatore qualunque possibile dubbio di errata o personale interpretazione da parte del narratore.

    Difficile comprende perché in Italia la soluzione al problema ruoti da sempre, a dir poco “ingenuamente”, sulla fiducia verso il Papa e le gerarchie vaticane, quasi fossero loro a fare leggi nel paese, senza rendersi invece conto che sono coloro verso i quali si dovrebbe intervenire. Direi un lapsus culturale di massa favorito dalla totale assenza delle istituzioni. Quasi una mania che non rinsavisce neppure a fronte di tante promesse puntualmente mancate e a quanto emerso negli altri paesi, dove i governi con commissioni di inchiesta hanno svelato gli insabbiamenti della chiesa e le cifre astronomiche delle vittime, rendendo giustizia e indennizzi ai sopravvissuti, creando sicurezza per i cittadini più piccoli.

    In Italia invece succede persino che il Papa intervenga inopportunamente sul caso di Enna, alla vigilia della requisitoria ed in favore del vescovo, a suo dire perseguitato. Non è chiaro da chi e quale sia la persecuzione.

    L’Italia è un po’ l’isola felice per il clero pedofilo straniero, in quanto i vuoti legislativi, le ingerenze e la totale assenza dello stato, che di fatto dal 2010 non proferisce parola in materia malgrado quanto sia accaduto nel resto d’Europa, fa sì che sia un luogo sicuro per chi “perseguitato” dalle leggi all’estero, possa trovare qui sia impunità che prede facili.

    Tuttavia non è la prima volta che Bergoglio interviene su un caso o lo favorisca, ricordiamo quello di Josep Wesolowski, accusato dello stupro di decine di minori dalle autorità della Repubblica Domenicana, dalla quale, con la scusa di processarlo in Vaticano (dove nessuno lo accusava), lo sottrasse agli inquirenti. 48 ore dopo Wesolowski girava libero per Roma in attesa di giudizio. Morirà all’improvviso.

    Stessa sorte per Carlo Capella, sottratto alle autorità statunitensi che lo accusavano di pedopornografia e portato in Vaticano, anche lui con la scusa di un processo che ci fu, con una condanna penale a cinque anni mai scontata. Viene infatti “pizzicato” dal Washington Post niente popò di meno che alla penitenzieria del Papa, dove vendeva indulgenze.

    I casi sono anche qui a decine e gli interventi del Papa evidenziano la doppia faccia della medaglia di una chiesa che da un lato grida tolleranza zero, dall’altro tollera al 100% i comportamenti maldestri di preti e vescovi. Una chiesa che ha creato sul solo territorio italiano ben 22 centri per assistere i preti pedofili. Nessuno per dare assistenza alle vittime, che oramai solo in Italia non ricevono neppure un indennizzo, tranne quando imposto dai tribunali italiani.

    Il podcast ci svela complessivamente quello che è il sottobosco nelle retrovie del clero, certo poco coerente con il Motu proprio. Quanto la “via italiana” vantata dal presidente della Conferenza Episcopale Matteo Zuppi, di fatto rimasta anch’essa immobile di fronte a quanto emerge pubblicamente nel podcast, nel quale è lo stesso vescovo Rosario Gisana d ammettere: di aver insabbiato il caso, che ci siano altri casi mai denunciati nella sua diocesi – a suo dire molto più gravi che quello di don Rugolo –,  del tentativo di comprare (con 25.000€ della Caritas e un accordo con il vincolo della riservatezza) il silenzio della vittima.

    Ma perché di fronte alle evidenze di Enna la chiesa italiana e lo stesso Papa non intervengono applicando il Motu proprio? Una norma tanto efficace a detta del Vaticano, che avrebbe dovuto scardinare la pedofilia nel clero, punire i pedofili e i vescovi insabbiatori. Invece una bolla di sapone, che devo dire ha raggiunto l’obbiettivo illudendo con false rassicurazioni i cattolici, in fondo gli unici interessati alla tutela dei figli, in quanto gli aderenti ad altre confessioni religiose o gli atei, non corrono questo rischio.

    E anche qui l’intera comunità cattolica tace genuflessa e fiduciosa, forse colta improvvisamente da un attacco di follia collettiva.

    A tutto ciò si aggiunge l’omertà della stessa comunità cattolica, gli attacchi verso chi ha denunciato, che anziché essere supportato e ringraziato dalla comunità per aver impedito che possano accadere altri abusi magari ai propri figli, si ritrova invece messo letteralmente alla gogna per aver “infangato” il buon nome di quella comunità, puntualmente ricca di una miseria morale e cristiana da far impallidire.

    Certo par brutto fare di tutta l’erba un fascio, ma purtroppo nel fascio, in questi casi i fili d’erba che restano fuori da questo meccanismo omertoso e autolesionista sono davvero pochi.

    È sufficiente fare una piccola ricerca su internet per scoprire che a fronte dei tanti proclami, di fatto in Italia non esiste negli anni un solo caso in cui le gerarchie, un vescovo, un sacerdote o un fedele abbiano mai denunciato.

    A farlo sono solo le vittime, tutte ovviamente cattoliche e anche qui sono pochissime, in quanto spesso intimidite. Vediamo nei fatti una comunità cattolica più simile ad una setta, sempre pronta a protestare e scendere in piazza per motivi ideologici, restia invece se si tratta di motivi come la salute psicofisica dei propri figli.

    Questo accade perché manca quell’amor proprio di cui parlavo prima, anche verso il Dio in cui credono. I cattolici italiani in realtà non credono in Dio, ma nello Stato Pontificio e accettano tutto, anche se contrario al loro stesso credo o per loro lesivo.

    Va detto che certamente la pedofilia è ovunque e i vuoti legislativi non favoriscono solo la chiesa ma la pedofilia in generale. La chiesa come abbiamo visto è un maggior problema perché non solo è frequentata quotidianamente da migliaia di minori, regalando molte più possibilità per un predatore di adescare, ma anche per il fatto che sistematicamente non denuncia. Questa per il predatore anche laico è una enorme sicurezza in quanto nella peggiore delle ipotesi verrà solo allontanato, non denunciato, ma mandato a stuprare bambini altrove.

    Il detto “dove c’è un pedofilo c’è una comunità che lo protegge” non è così sbagliato. Spetta a noi tutti rompere questo meccanismo, tenuto in vita unicamente dall’indifferenza e dall’omertà.

  • Quasi 500 vittime di abusi sessuali della chiesa in Francia hanno ricevuto un risarcimento finanziario

    Quasi 500 vittime di abusi sessuali della chiesa in Francia hanno ricevuto un risarcimento finanziario

    NIZZA, Francia – Centinaia di vittime di abusi sessuali su minori da parte di preti o rappresentanti della chiesa hanno ricevuto finora un risarcimento finanziario dalla Chiesa cattolica francese nell’ambito di un ampio programma di riparazione, ha detto giovedì un organismo indipendente incaricato del processo.

    Un rapporto annuale dell’Autorità nazionale indipendente per il riconoscimento e la riparazione afferma che 1.351 vittime si sono fatte avanti per chiedere un risarcimento e cercare supporto psicologico nel tentativo di riprendersi dal trauma infantile.

    L’età media delle vittime che si sono manifestate è di 61 anni, ha dichiarato giovedì Marie Derain de Vaucresson, capo dell’organismo, in una conferenza stampa.

    Di questi, il 66% sono uomini e il 34% donne, ha detto. Il processo di reclamo è iniziato nel 2022.

    Finora l’autorità per le riparazioni ha approvato le richieste di risarcimento di 489 vittime, si legge nel rapporto. Di questi, a 88 persone è stato concesso il massimo di 60.000 euro (65.000 dollari). L’anno scorso sono state approvate 358 richieste di risarcimento delle vittime, per ciascuna delle quali è stato concesso un importo medio di 35.310 euro, si legge nel rapporto.

    La Conferenza episcopale francese ha accettato di fornire risarcimenti dopo che un rapporto del 2021 ha stimato che circa 330.000 bambini hanno subito abusi sessuali per oltre 70 anni da parte di preti o altre figure legate alla chiesa in Francia.

    Le stime si basavano su una ricerca più ampia condotta dall’Istituto nazionale francese di sanità e ricerca medica sugli abusi sessuali sui bambini.

    Il rapporto descrive un insabbiamento “sistemico” da parte dei funzionari ecclesiastici e esorta la Chiesa cattolica francese a rispettare lo stato di diritto in Francia.

    Una volta che l’autorità per le riparazioni approva la compensazione finanziaria, ogni caso viene inviato a un fondo speciale finanziato dalla chiesa per il pagamento.

    La maggior parte di coloro che si sono rivolti alle autorità nel 2023 hanno denunciato crimini “molto gravi”, afferma il rapporto, incluso lo stupro ripetuto.

    Secondo il rapporto, nel 39% dei casi gli abusi sono continuati per più di un anno e nel 12% dei casi l’aggressore ha manipolato psicologicamente la vittima fino a cinque anni dopo l’ultima aggressione fisica.

    Le vittime avevano tra i 6 e i 15 anni quando hanno subito gli abusi, afferma il rapporto.

    Le riparazioni includono anche sostegno non finanziario, come l’aiuto alle vittime per scrivere le loro storie, incontri con rappresentanti della chiesa locale o l’installazione di una targa in memoria delle vittime. Attualmente le autorità assistono circa 780 vittime.

    L’assistenza include l’aiuto a scrivere una lettera a un abusatore deceduto da tempo o a ricucire i rapporti interrotti con i figli adulti, i coniugi e altri membri della famiglia delle vittime.

    Molto spesso si tratta semplicemente di ascoltare le vittime – che ora hanno 60, 70 o addirittura 80 anni – parlare finalmente dopo essere state messe a tacere per così tanto tempo.

  • Garante infanzia, condanna nel procedimento in cui si era costituita parte civile

    Garante infanzia, condanna nel procedimento in cui si era costituita parte civile

    Il giorno 7 marzo, il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Tivoli ha condannato alla pena di 9 anni (al netto dello sconto di 1/3 per il rito abbreviato) una persona che aveva abusato di due minori in diversi contesti (uno anche durante un campo scuola associativo). La Garante dell’Infanzia ed adolescenza della Regione Lazio, istituzione pubblica indipendente e di garanzia del Consiglio Regionale, carica ricoperta da Monica Sansoni, era stata ammessa al procedimento quale parte civile.

    La legittimazione era fondata non solo sulle finalità istituzionali – la Garante ha il compito “di assicurare la piena attuazione dei diritti riconosciuti alle persone minori di età” (art.1 legge n. 38 del 2002 della Regione Lazio), ma soprattutto sull’attività – di prevenzione, sensibilizzazione e formazione dei diritti dei minori e loro tutela – che svolge nei territori, nei contesti associativi, nelle scuole, in favore dei ragazzi, delle loro famiglie e dei docenti.

    Il processo di Tivoli ha visto l’ammissione della Garante regionale quale parte civile tra le prime volte in Italia. La costituzione è funzionale alla vicinanza dell’Ufficio del Garante ai ragazzi ed alle loro famiglie: il reato che li vede vittime non è solo violazione della legge penale ma soprattutto violazione delle loro persone e dei loro diritti. Non vi è alcun intento persecutorio verso i carnefici ma solo richiesta di tutela dei minori.

    Significativo che a Tivoli i ragazzi e le loro famiglie abbiano manifestato viva soddisfazione alla Garante per il sostegno istituzionale e personale ricevuto. Per molto tempo sono stati, quali vittime di reati così gravi, pervasi dalla paura di non esser creduti, ma hanno trovato la forza di denunciare. E le loro storie sono state sostenute in primis dalle forze dell’ordine e della Procura della Repubblica.

    In tali reati il carnefice è spesso la persona – a volte che presta attività di volontariato – che dovrebbe avere cura dei minori o a cui sono affidati, nei vari contesti aggregativi. A tal fine la Garante nei prossimi giorni emanerà una direttiva per tutte le associazioni che accolgono minori affinché attivino la richiesta del certificato del casellario giudiziale per i volontari che si occupano dei minori, al fine di verificarne – ove necessaria – l’idoneità.

    Proposta che la Garante nazionale ha manifestato al Governo affinché avvii una proposta di legge in tal senso, sempre con lo stesso fine ispiratore: in tutti i contesti ed “in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.” (Convenzione ONU del 20 novembre 1989, ratificata in Italia con legge 176 del 1991, art. 3 co.1).

    A cura dell’Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

    https://www.consiglio.regione.lazio.it/?vw=newsDettaglio&id=3305

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    • Federica Tourn – Il prete che si definiva “mendicante d’amore” per attirare i ragazzini

    La Rete L’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi del clero, a ottobre ha presentato un esposto in Procura a Bergamo nei confronti di don Valentino Salvoldi, 78 anni, per le sue «presunte condotte criminali ai danni di circa una decina di persone».

    Si definisce «un mendicante d’amore», don Valentino Salvoldi, sacerdote della diocesi di Bergamo. Dopo essere stato missionario in Africa, torna in Italia e all’inizio degli anni ’90 comincia ad organizzare campi per giovani adulti. Ben presto, però, decide di rivolgersi agli adolescenti perché, sostiene, è quella l’età in cui si forma la persona e dopo «è tardi per cambiare». Li invita a cercare la verità, a viaggiare e a scegliersi un maestro di vita che li guidi. Proprio questo è il rapporto che lui instaura con i suoi “prediletti”, a cui rivolge attenzioni speciali, baciandoli sulla bocca e portandoseli nel  letto “per un riposino” o per la confessione.

    «Valentino nei campi aveva creato una realtà alternativa, in cui le regole del mondo esterno non valevano: ti invitava a esplorare il tuo corpo, ti incoraggiava a esprimerti, a ribellarti alle convenzioni e nel farlo ti riempiva di elogi, ti convinceva che eri nel giusto», racconta Stefano Schiavon, che ha frequentato i suoi campi a partire dal 1998, quando aveva diciassette anni. Don Salvoldi ha modi informali, sa come conquistarsi la fiducia dei ragazzi quando evoca culture lontane in cui l’amore non è mai proibito ma sempre «generoso, prolifico, senza barriere». «Aveva 35 anni più di me e quando mi baciava era sgradevole, ma lo accettavo come parte dell’esperienza speciale che lui proponeva» dice Andrea Travani, un’altra vittima, all’epoca minorenne. Soprattutto, quel prete che pare così colto ripete ai suoi preferiti che loro hanno menti superiori e sono destinati a realizzare grandi cose: alla molestia sessuale, si somma quindi la manipolazione psicologica. «Il rapporto fisico era la conseguenza dell’appartenere alla sua “élite”: mentre mi toccava, continuava a dirmi che ero unico e avevo qualità straordinarie, mi faceva il lavaggio del cervello», spiega Travani.

    Prete fidei donum, Salvoldi è anche un autore e conferenziere affermato. All’inizio del Duemila ha fondato la onlus Shalom, «un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, avente come finalità la formazione morale e la crescita culturale dei giovani». Presidente è il fratello, Giancarlo Salvoldi, politico, eletto alla Camera dei Deputati per i Verdi dal 1987 al 1992. Dopo qualche anno la onlus viene messa in liquidazione e in rete non si trovano tracce di progetti effettivamente realizzati.

    La Rete l’Abuso ha segnalato il caso alla diocesi di Bergamo, dove il prete risulta ancora incardinato, e al presidente della Cei Matteo Zuppi.

    Fonte: Domani


    • Francesco Zanardi – Sentenza e condanna definitiva per Don Vincenzo Esposito

    La sentenza è diventata definitiva e Don Vincenzo Esposito è stato condannato a cinque anni per induzione alla prostituzione minorile. Lo hanno condotto in carcere dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I legali stanno valutando se rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché al sacerdote non sarebbe stato garantito un equo processo.

    Originario de provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Esposito, il cui fine pena è previsto nel 2026, dovrà risarcire i familiari dei ragazzini, parte civile con l’assistenza degli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile.

    Una parentesi nel contesto di “una stimata missione pastorale” che non configurava il reato di prostituzione minorile. Così si era difeso il sacerdote sostenendo di non avere chiesto ai minorenni di effettuare le videochiamate. Sarebbe stata una iniziativa dei ragazzini. Esposito si limitava a guardare gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di servire messa o celebrare un funerale.

    Fonte Live Sicilia


    • Alessio Di Florio – La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    Sono passati ventuno anni da quando negli Stati Uniti scoppiò il “caso Spotlight”, lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, che spinse la conferenza episcopale del Paese a redigere la prima Carta per la protezione dei bambini e dei giovani nella Chiesa, che consentiva di rimuovere i membri del clero colpevoli e alle diocesi venne chiesto di collaborare con le autorità civili in casi di violenza contro i minori in nome della trasparenza.

    In cinque lustri tanto è cambiato e anche il Vaticano ha introdotto politiche per proteggere le vittime, collaborare con le autorità giudiziarie in diversi paesi e riflettere sulle cause profonde dello scandalo, vale a dire l’abuso di potere e di coscienza, e la tendenza della Chiesa a difendere l’istituzione a tutti i costi.

    Il nuovo approccio vaticano è comunque molto limitato: nella realtà di migliaia di diocesi sparse in tutto il mondo la segretezza spesso prevale sulla ricerca della verità, la Chiesa cattolica italiana sembra essere insuperabile nel mantenere un rigido voto di silenzio. Negli ultimi anni si è distinta per la tendenza a lasciare le cose come stanno, sperando che i problemi prima o poi svaniscano. Ma alla fine questo non è stato possibile con lo scandalo degli abusi, soprattutto quando divenne chiaro che avrebbe continuato ad allargarsi e a travolgere la Chiesa in molti paesi. In Francia, Germania, Australia, Austria, Belgio e altri Stati sono state avviate commissioni indipendenti o ci sono stati comunque sconvolgimenti all’interno delle Chiese. In Italia sono stati pubblicati due report sugli abusi da parte della Conferenza Episcopale ma chi sperava in una svolta verso la verità e la giustizia è rimasto deluso: si tiene conto solo dei casi di abusi denunciati ai centri di ascolto ad hoc nel biennio 2020-2021, escludendo quelli pervenuti alla magistratura o a terzi. partiti. Durante questo periodo di tempo ridicolmente breve, nel pieno della pandemia di COVID-19 , sono stati segnalati 89 casi di abuso da 30 centri. Ed è stata completamente esclusa ogni possibilità di creare commissioni indipendenti: “Non creeremo una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa, che si qualificano come oggettive solo perché non sono vescovi, né preti, né credenti, come è stato fatto altrove e causato danni”, ha affermato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi, presentando il rapporto del novembre 2022 sugli abusi.

    Fonte: worldcrunch.com/


    • Ludovica Eugenio – Le religiose della Comunità Loyola, co-fondata da Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta, torneranno allo stato laicale

    Tutte le religiose della Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita e noto mosaicista sloveno accusato di abusi sessuali Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta e recentemente sciolta dal Vaticano, torneranno allo stato laicale. Una conclusione per nulla scontata anche dopo il recente scioglimento della Comunità da parte del Vaticano, come se si affermasse che un carisma autentico non c’è mai stato, che ai voti pronunciati non viene (più) riconosciuta una validità. A rivelare i dettagli del provvedimento, che non è stato pubblicato, è colui che della Comunità Loyola è stato il commissario per due anni, il vescovo ausiliare di Roma mons. Daniele Libanori, in una intervista rilasciata all’agenzia Aci Prensa il 22/12 e ripresa dalla Catholic News Agency. Libanori ha anche rivelato che sarà istituito un fondo per assistere le donne che appartenevano alla comunità al momento del suo scioglimento. La Comunità Loyola, creata in Slovenia negli anni ’80 da Ivanka Hosta e Rupnik, accusati di aver commesso per decenni gravi abusi sessuali, spirituali e psicologici sulle consorelle, è stata sciolta dal Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le società di Vita apostolica lo scorso ottobre, dopo la lunga indagine condotta da mons. Libanori, il quale ha affermato che coloro che ne facevano parte «sono allo stesso tempo dispensate dai voti religiosi e ritornano allo stato laicale», trovandosi quindi «nelle stesse condizioni di tutti i laici». Nessun risarcimento è invece previsto, dal momento che, ha spiegato Libanori, «bisogna distinguere tra lo scioglimento dell’istituto e gli abusi attribuiti a Marko Rupnik».

    E fino a oggi non c’è l’ombra di processi, sentenze o condanne a carico di Rupnik, nonostante papa Francesco abbia deciso di derogare alla prescrizione per i presunti abusi sessuali denunciati, rendendo così possibile un processo. Tuttavia,«il patrimonio intestato alla Comunità di Loyola – ha affermato Libanori – servirà a creare un fondo per l’assistenza di tutte le suore che erano incardinate nella comunità al momento della soppressione».

    Ivanka Hosta, che ha servito dal 1994 come superiora generale della Comunità di Loyola, è stata rimossa a giugno di quest’anno dal suo ruolo e le è stato proibito di contattare le attuali o ex suore per tre anni. Quanto a Rupnik, espulso lo scorso giugno dalla Compagnia di Gesù, ma solo per disobbedienza ai provvedimenti restrittivi imposti dall’Ordine, oggi è attivo come prete, essendo stato incardinato nella diocesi di Capodistria, nella sua Slovenia.


    • Federico Tulli – Perché tanto odio?

    Silenzio e preghiera. È la pena comminata dalla Chiesa cattolica agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne. È il modo in cui di norma la Chiesa «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici in diverse parti del mondo. Sono le parole usate da papa Francesco per

    commentare l’accusa – che gli è stata rivolta dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato le denunce per abusi su minori e adulti contro l’ex cardinale e arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», disse Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta.

    Come si combina l’esortazione al silenzio e alla preghiera con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento

    criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro

    una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    Oltretevere la chiamano giustizia. Una giustizia, diciamo noi, che piega le esigenze della carità alle convenienze della monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale.

    E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo

    che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» del pontefice tanto esaltato anche dai progressisti in Italia. È pertanto lecito chiedersi, perché tanto odio nei confronti dei bambini?

  • La risposta istituzionale della Chiesa cattolica neozelandese agli abusi sessuali clericali e religiosi: un’analisi critica

    La risposta istituzionale della Chiesa cattolica neozelandese agli abusi sessuali clericali e religiosi: un’analisi critica

    Christopher Longhurst – 14 dicembre 2023 – Nel ministero di guarigione della chiesa contemporanea, il risarcimento per gli abusi sessuali da parte di clero e religiosi nella Chiesa cattolica di Aotearoa Nuova Zelanda/Te Hāhi Katorika ki Aotearoa viene fornito alle vittime e ai sopravvissuti attraverso l’applicazione di un protocollo intitolato Te Houhanga Rongo: un percorso di guarigione (APTH). [1] Quanto segue esamina criticamente l’efficacia e la credibilità dell’APTH alla luce delle testimonianze di vittime e sopravvissuti, gruppi di difesa, esperti, avvocati e la Commissione reale neozelandese di inchiesta sugli abusi storici nella cura dello stato e nella cura della fede. istituzioni (la Commissione). Lo scopo generale di questo documento è quello di discernere se la Chiesa cattolica neozelandese (la Chiesa), attraverso il suo Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS) istituito per coordinare le risposte ai reclami ai sensi dell’APTH, [2] è un’operazione efficace e credibile.

    Dopo aver individuato i criteri essenziali dell’APTH, una valutazione critica accerta l’efficacia con cui i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda hanno affrontato le denunce di abusi sessuali e cattiva condotta perpetrati dal clero e dai religiosi cattolici. La valutazione è supportata dalla documentazione delle vittime e dei sopravvissuti in tutta la Nuova Zelanda, comprese le testimonianze dirette dei sopravvissuti e i risultati riportati nel rapporto provvisorio della Commissione sui risarcimenti, He Purapura Ora, he Māra Tipu, From Redress to Puretumu Torowhānui (FRPT) pubblicato nel dicembre 2021. Vengono evidenziate le sfide affrontate dalle vittime e dai sopravvissuti quando cercano riparazione da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Viene seguita una prospettiva incentrata sulle vittime e sui sopravvissuti, concentrandosi sulle testimonianze principalmente delle vittime e dei sopravvissuti perché sono loro i principali beneficiari del risarcimento. Il modo in cui si sono comportati con l’APTH deve essere lo standard per giudicare l’efficacia del programma. Le conclusioni raggiunte determineranno se i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda hanno adempiuto con successo e stanno adempiendo ai loro obblighi fondamentali previsti dal loro sistema di ricorso nazionale.

    Lo scopo di questa analisi critica risiede nell’affermazione fatta dai leader della Chiesa riguardo al loro documento di riparazione: “Lo consideriamo come un documento pubblico che stabilisce criteri pubblici in base ai quali la comunità può giudicare la determinazione dei leader della Chiesa nell’affrontare i problemi in modo equo e compassionevole. .” [3] È giunto il momento di giudicare tale decisione.

    Criteri APTH fondamentali

    L’APTH informa il piano di risarcimento della Chiesa cattolica locale stabilendo i principi e le procedure per gestire le denunce di abusi sessuali e illeciti contro clero e religiosi nella Chiesa cattolica della Nuova Zelanda. I leader della Chiesa in Nuova Zelanda hanno dichiarato che l’APTH è “credibile solo nella misura in cui le sue disposizioni vengono messe in atto e si ritiene che affrontino la questione degli abusi sessuali nella Chiesa in modo efficace e con vera compassione”. [4] Pertanto, è importante valutare come l’applicazione ordinaria dell’APTH si è comportata rispetto ai suoi stessi criteri.

    Poiché l’APTH ha affermato fin dall’inizio di essere “un documento pubblico che stabilisce criteri pubblici in base ai quali la comunità può giudicare la determinazione dei leader della chiesa nell’affrontare i problemi in modo equo e compassionevole”, [5] le sue attività devono essere soggette al controllo pubblico. Tali attività devono essere aperte e trasparenti per il pubblico. Il ruolo della trasparenza in qualsiasi organizzazione ben funzionante è ovvio. Normalmente deve essere possibile per il pubblico sapere cosa fanno i leader dell’organizzazione quando svolgono i loro ruoli.

    APTH ha subito due importanti revisioni sin dal suo inizio. I leader della Chiesa affermano di aver adottato la versione del 2007 nel 1993. [6] Tuttavia, non ci sono prove che le diocesi cattoliche o gli istituti religiosi in tutta la Nuova Zelanda abbiano concordato collettivamente una politica nazionale prima del 1998. [7] La ​​versione di lunga data dell’APTH in base alla quale la maggior parte dei ricorrenti fino ad oggi ha sperimentato un risarcimento nell’edizione del 2007, con modifiche nel 2010. Se non diversamente specificato, i riferimenti all’APTH in questo documento citano la versione del 2007 perché è stato in base a quella versione e alla sua applicazione che la maggior parte dei sopravvissuti è stata sottoposta al processo APTH. Questa edizione è stata rivista nel febbraio 2020. Tuttavia, l’ultima versione non ha modificato l’effetto o l’impatto sulle vittime e sui sopravvissuti riguardo agli esiti delle loro denunce. [8]

    L’APTH ha affermato di fornire “un quadro di riferimento di base per gestire le denunce di abusi sessuali”. [9] Si affermava che “tutti i membri della Chiesa dovrebbero essere a conoscenza di questo documento e della disponibilità di un’assistenza rapida ed efficace per gestire qualsiasi denuncia di abuso sessuale”. [10] Presumibilmente, una parte centrale di qualsiasi processo di guarigione sarebbe l’attuazione piena e incondizionata dei principi e delle procedure stabiliti nel rispettivo protocollo di risarcimento in modo che le vittime e i sopravvissuti possano beneficiare di tale risarcimento.

    La prefazione alla versione del 2007 dell’APTH afferma, a nome dei vescovi cattolici e dei leader della Congregazione, che “è nostra sincera speranza che i processi delineati in Te Houhanga Rongo – Un percorso di guarigione consentiranno risposte rapide e compassionevoli alle accuse di abuso sessuale. ” La prima parte afferma: “Una risposta compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità in tutti i casi di abuso”. [11] Allo stesso modo, la versione del 2020 afferma: “È nostra sincera speranza che i processi delineati in Te Houhanga Rongo – Un percorso di guarigione consentiranno risposte compassionevoli alle accuse di abuso sessuale o cattiva condotta sessuale e aiuteranno la Chiesa a vivere in modo più autentico La cura di Gesù per i bambini e per tutte le persone”. [12] Il primo principio del documento è la fornitura di una risposta compassionevole: “PRINCIPIO 1: Prendersi cura delle persone: la nostra prima priorità è una risposta compassionevole a un denunciante”. [13]

    La prima sezione del documento del 2007 delineava i principi che costituiscono la base del risarcimento della Chiesa. Si afferma che “la risposta della Chiesa cattolica agli abusi sessuali da parte del clero e dei religiosi deve fondarsi sul riconoscimento del torto che è stato fatto a coloro che hanno subito gli abusi”. [14] In modo simile, la sezione 1.1 afferma che la risposta della Chiesa:

    […] devono essere consapevoli del danno che tale abuso provoca e del danno a lungo termine che può causare. Deve anche essere caratterizzato dalla compassione e dal riconoscimento che la comunità ecclesiale deve fare tutto il possibile per guarire il dolore e riparare il danno. [15]

    Questa affermazione è stata ribadita nella versione del 2020: “La nostra prima priorità è una risposta compassionevole a un denunciante in cui si presuppone abuso sessuale o cattiva condotta sessuale. I reclami contro chierici e religiosi saranno presi sul serio. Il querelante sarà ascoltato con simpatia e sensibilità”. [16] La sezione 4.4 ha ripetuto che “una risposta compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità”. [17] Inoltre, APTH 2007 affermava che “le autorità ecclesiastiche garantiranno che alle vittime venga fornita l’assistenza richiesta dalla giustizia e dalla compassione”. [18] Ancora una volta, questi sentimenti trovano eco nella versione 2020. [19]

    La seconda parte dell’APTH 2007 riguardava le procedure per la gestione delle denunce di abusi sessuali. Affermava che tali procedure dovevano “essere attuate nel contesto della precedente sezione sui principi”. [20] Nel paragrafo conclusivo, l’APTH ha affermato che “il problema degli abusi sessuali non è un problema che appartiene semplicemente ai vescovi e ai leader delle congregazioni. È un problema che riguarda l’intera comunità ecclesiale e che deve essere affrontato in modo sensibile ed efficace”. [21] L’APTH ha inoltre affermato che i vescovi cattolici e i leader della congregazione

    accettare che la comunità si aspetta da noi un ruolo serio e continuo nel cercare di garantire che gli autori di reato siano ritenuti responsabili di ciò che hanno fatto, arrivino ad un vero apprezzamento del danno duraturo che hanno causato, cerchino un aiuto professionale per superare i loro problemi e facciano qualunque cosa sia in loro potere per fare ammenda. [22]

    Pertanto, le domande pertinenti sono ora aperte al pubblico sulla base delle testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti che, come hanno ammesso i leader della chiesa, devono valutare l’efficacia dell’APTH e confermare se la guarigione è stata raggiunta. Come hanno affermato i leader della chiesa: “Se non agiamo secondo i principi di questo documento e non seguiamo procedure fondate su questi principi, secondo i nostri stessi criteri avremo fallito”. [23]

    Una domanda da porsi è se i principi e le procedure dell’APTH sono stati seguiti secondo i suoi criteri quando sono stati presentati i reclami. A una domanda così fondamentale si può rispondere sulla base delle testimonianze presentate dalle vittime e dai sopravvissuti alle udienze di risarcimento basate sulla fede della Commissione: fasi 1 e 2. [24]

    Le conclusioni tratte dai dati ricevuti dalla Commissione riflettono gli abusi fisici, sessuali ed emotivi perpetrati contro bambini, giovani e adulti vulnerabili nella Chiesa cattolica neozelandese. [25] Tuttavia, l’APTH si occupa solo di abuso sessuale, mentre la definizione di abuso della Commissione è più ampia di quella dell’APTH. Tuttavia, il campo di applicazione dell’APTH è compreso nel mandato della Commissione. Inoltre, la maggior parte dei casi di abuso nella Chiesa cattolica segnalati alla Commissione riguardano adulti che hanno subito abusi sessuali di età inferiore ai diciotto anni al momento dell’abuso. In altre parole, erano minorenni. Sono tutti i casi di abuso sessuale da parte del clero e dei religiosi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda attestati nelle udienze di risarcimento della Commissione, Fasi 1 e 2, che sono rilevanti qui.

    Sulla base delle prove e dei criteri stessi dell’APTH, ci si aspetta ora che il pubblico giudichi se i leader della chiesa hanno affrontato la questione “con equità e compassione”, come avevano assicurato di fare. [26]

    Testimonianza di risarcimento di un sopravvissuto

    All’udienza della Commissione per il risarcimento basato sulla fede – Fase 2, le vittime, i sopravvissuti, le loro famiglie e i loro sostenitori hanno guardato e ascoltato con sgomento mentre i testimoni della chiesa e gli avvocati fornivano le loro prove. Lo sgomento derivava dal fatto che tali testimonianze contraddicevano palesemente le testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti e dei portavoce delle loro reti di sostegno. L’assistente legale della Commissione ha sfidato i testimoni della chiesa a dimostrare che stavano rispettando i loro standard professionali. Durante le dichiarazioni conclusive, l’avvocato della Chiesa è stato intervenuto dal giudice Coral Shaw, presidente della Commissione, che ha contestato direttamente le affermazioni avanzate dall’avvocato della Chiesa secondo cui “spesso viene fornito il sostegno pastorale”. [27] Shaw ha letto direttamente la dichiarazione di chiusura della rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda per contrastare ciò che veniva detto. Lei disse:

    Penso che sia giusto sollevare un paio di questioni sollevate [dai sopravvissuti] per darvi l’opportunità di commentare a nome della chiesa. Proprio parlando di cura pastorale, la dichiarazione conclusiva della Rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti, è SNAP, che mette in dubbio se lo schema di risarcimento NOPS sia un processo di guarigione.
    Viene definito un termine improprio, i nostri membri hanno descritto A Path to Healing come un’inquisizione con la sensazione di essere loro ad essere messi sotto processo. La signora Noonan ha parlato con sicurezza dei sopravvissuti che li accompagnano – questa è la Chiesa cattolica – nei loro percorsi di guarigione individuali e il suggerimento è che una volta che la fiducia è stata persa a causa di abusi e ulteriori tradimenti, è sbagliato presumere che possa essere riconquistata così facilmente. …
    Poi alla fine ha detto che la signora Noonan ha affermato che ai sopravvissuti viene offerto supporto durante tutto il processo NOPS, nessuno se lo ricorda. “Dalle nostre aspettative, il processo NOPS non ha mai riguardato noi o la nostra guarigione, si è trattato di proteggere l’istituzione”. [28]

    Secondo testimonianze coerenti e unanimi delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi, ad esempio, provenienti dalle reti di sopravvissuti presenti e da altre testimonianze di esperti del settore come Desmond Cahill e Peter Wilkinson della School of Global, Urban and Social Studies dell’Università RMIT, [ 29 ] tra gli altri, insieme alle testimonianze indipendenti dei sopravvissuti presentate nelle fasi 1 e 2 dell’udienza di risarcimento basata sulla fede, e al rapporto provvisorio della Commissione, la politica dell’APTH promossa dai vescovi cattolici e dai leader congregazionali della Nuova Zelanda ha manifestato il suo funzionamento come una sequenza di negazione, inganno, evasione, segretezza e insabbiamento. [30] Durante l’udienza della Commissione per un risarcimento basato sulla fede nel marzo 2021, i sopravvissuti hanno respinto le affermazioni avanzate dalla direttrice del NOPS Virginia Noonan secondo cui A Path to Healing della Chiesa cattolica era un processo giusto e compassionevole: “La nostra esperienza universale indica che il NOPS conduce un contraddittorio processo investigativo e che i sopravvissuti non hanno voce in capitolo su questo processo o sui suoi risultati che influenzano le nostre vite”. [31]

    La testimonianza di SNAP Aotearoa consegnata alla Commissione durante l’udienza di risarcimento basata sulla fede di Fase 2 menzionava come le vittime e i sopravvissuti avessero trovato poca o nessuna consolazione o giustizia nel portare avanti i loro casi attraverso il NOPS. [32] Affermava che i suoi membri erano stati nuovamente traumatizzati, nuovamente vittimizzati e isolati dal processo di riparazione della Chiesa. Come riportato nella dichiarazione di apertura dei sopravvissuti, i sopravvissuti hanno notato che non solo avevano subito abusi storici, ma molti li subivano ancora oggi a causa di “fattori come la segretezza, il silenzio, il ritardo, la negazione, la difesa, insieme a insegnamenti e pratiche dottrinali socialmente malsane”. , preservazione istituzionale e protezione del patrimonio al di là della missione e della moralità, delle strutture giuridiche e gerarchiche, della minimizzazione elitaria e, soprattutto, del clericalismo e del privilegio religioso”. [33] FRPT ha inoltre osservato che “molti sopravvissuti” che si sono rivolti alle organizzazioni in cui hanno subito abusi hanno trovato l’interazione “angosciante o traumatizzante”. [34]

    Nella sua tesi di dottorato, “‘Il Gremlin del silenzio’: esplorare le risposte istituzionali cattoliche, metodiste e presbiteriane della Nuova Zelanda alla violenza interpersonale”, Michelle Egan-Bitran ha scoperto che la cultura e l’attenzione istituzionale cattolica “non hanno dato priorità alle vittime, piuttosto ha spesso messo a tacere implicitamente ed esplicitamente le vittime e le discussioni sulla violenza interpersonale”. [35] Citando i risultati della Commissione del 2020 e del 2021, Egan-Bitran ha osservato come “l’indifferenza alla sofferenza delle vittime” da parte delle autorità ecclesiastiche fosse evidente nei resoconti dei sopravvissuti agli abusi. [36] Ha inoltre notato come questa indifferenza fosse contraria ai principi dell’insegnamento sociale cattolico delineati dalla NZCBC, in particolare, alla protezione preferenziale per i poveri e i vulnerabili: «La nostra tradizione cattolica ci insegna a mettere i bisogni dei poveri e dei vulnerabili prima vulnerabile. Lo richiede il bene della società nel suo insieme. È particolarmente importante considerare le decisioni di politica pubblica in termini di come influiscono sui poveri. [37]

    Il rapporto intermedio della Commissione ha concluso che, a seguito dell’assenza di un audit annuale del lavoro della NOPS, come richiesto dai suoi stessi standard professionali al fine di garantire la coerenza dell’approccio e l’aderenza ai principi dell’APTH, di conseguenza, “non ci sono informazioni sul fatto che il Il sistema della Chiesa, che è responsabile della risposta nazionale delle autorità della Chiesa cattolica alle denunce di abusi sessuali, funziona come previsto”. [38] L’avvocato Sonja Cooper, direttrice di Cooper Legal e assistente legale di diversi sopravvissuti associati ad abusi nella Chiesa cattolica neozelandese, ha spiegato come le vittime e i sopravvissuti hanno subito ulteriori danni per aver chiesto un risarcimento alla chiesa. [39] Secondo Cooper, le pratiche investigative del NOPS sono discutibili. Ad esempio, come riportato in FRPT, un investigatore del NOPS ha fatto quanto segue:

    Ho cercato i precedenti penali di un sopravvissuto, suggerendo un punto di partenza di incredulità;
    Informazioni divulgate in modo inappropriato ai familiari del sopravvissuto a scopo di conferma;
    Hanno rischiato di traumatizzare nuovamente un sopravvissuto perché le loro linee di indagine sono andate oltre ciò che era ragionevole e anche perché sono stati coinvolti più investigatori che cercano ulteriori interviste con il sopravvissuto . [40]

    Inoltre, Cooper ha riferito come il Complaints Assessment Committee (CAC), istituito per esaminare le denunce di abusi sessuali ricevute o trasmesse al NOPS, avrebbe dovuto raggiungere una conclusione sull’”equilibrio delle probabilità”. Tuttavia, in realtà ha applicato uno standard di prova penale, vale a dire “oltre ogni ragionevole dubbio”. [41] Allo stesso modo, i sopravvissuti hanno testimoniato che, invece di risolvere i reclami, il NOPS li ha regolarmente sciolti nel processo APTH utilizzando oneri della prova così elevati che non è stato possibile ottenere un risarcimento. Come riportato nella dichiarazione di chiusura di SNAP, “SNAP ha sperimentato che ciò ha portato ad applicare un onere della prova ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ ai reclami dei nostri membri [sic], piuttosto che al corretto standard di ‘equilibrio delle probabilità’, con conseguenze di giustizia viene ulteriormente negata”. [42] All’udienza di risarcimento basata sulla fede della Commissione, sono stati forniti diversi esempi di sopravvissuti disillusi che si sono pentiti di aver intrapreso la strada dell’APTH per chiedere un risarcimento. Un sopravvissuto ha paragonato l’APTH a “una rete da pesca che pesca a strascico in cerca di denunce prima che raggiungano i media e la polizia”. [43] Un altro sopravvissuto ha affermato che questo sistema di risarcimento era solo un esercizio di pubbliche relazioni per far credere al pubblico che i vescovi cattolici e i leader della congregazione stavano affrontando la questione degli abusi sessuali clericali e religiosi nella Chiesa e fornendo giustizia alle loro vittime e sopravvissuti quando in effetti non lo erano. [44]

    La dichiarazione conclusiva di SNAP alla Commissione durante l’udienza di risarcimento basata sulla fede di Fase 2 ha affermato che l’APTH si è rivelata un percorso verso ulteriore dolore, isolando vittime e sopravvissuti, isolandoli dai loro compagni sopravvissuti, spesso con l’offerta di un intervento minimo e inadeguato pagamenti ex gratia. [45] Come già accennato, i sopravvissuti hanno descritto l’APTH come “un’inquisizione, sentendosi loro stessi sotto processo”. [46] Ancora una volta, la testimonianza del sopravvissuto concludeva che “chiamare il risarcimento NOPS un processo di guarigione è un termine improprio”. [47]

    Cooper ha elencato quanto segue come alcune delle cause: il processo è stato contraddittorio, altamente stressante e ha richiesto anni; i sopravvissuti si sono sentiti totalmente sopraffatti e quindi incapaci di impegnarsi e raccontare adeguatamente le loro storie; le persone coinvolte, compresi gli investigatori nominati dal NOPS, mancavano di compassione e sembravano avere poca o nessuna comprensione del trauma; i bisogni specifici dei sopravvissuti, il loro sostegno emotivo e la consulenza erano assenti; i cosiddetti investigatori “indipendenti” furono assunti dalla Chiesa e sul libro paga della Chiesa. [48] ​​Il danno aggiuntivo causato da un’istituzione dopo il ricorso per risarcimento da parte dell’istituzione responsabile come qui riportato è noto come doppio abuso. [49]

    Dichiarazione del testimone WITN0377001 ha testimoniato davanti al pubblico neozelandese che i processi di risarcimento dell’APTH hanno causato ulteriori danni ai sopravvissuti e li hanno nuovamente traumatizzati. “I nostri membri hanno segnalato che i principi e le procedure stabiliti nei protocolli come APTH, creato per rispondere alle denunce delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi sessuali perpetrati dal clero e dai religiosi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, non sono stati adeguatamente rispettati”. [50] Allo stesso modo, una revisione intermedia della Rete dei sopravvissuti all’abuso nelle cure basate sulla fede (NSAFC) sulla storia e sull’incidenza dei reati da parte dei leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda ha riportato: “Il percorso verso la guarigione ha dimostrato di essere un percorso al Dolore, isolando le vittime sopravvissute e tagliandole fuori dai loro compagni sopravvissuti, spesso con l’offerta di un intervento minimo e patetici pagamenti ex-gratia . La Rete ha numerosi esempi di membri disillusi che si pentono di aver intrapreso questa strada per cercare un risarcimento.”[51] Il rapporto della NSAFC menzionava anche come i sopravvissuti si fossero incontrati con i leader della chiesa per ottenere un risarcimento. Tuttavia, quei leader “hanno continuato ad agire in malafede, a ostacolare, prevaricare, fuorviare e mentire nei contatti faccia a faccia e in altre interazioni”. [52] Il rapporto affermava inoltre che le promesse venivano “routinariamente non mantenute e ignorate in modo cinico, premeditato, spudorato e insensibile”. [53] Le vittime e i sopravvissuti che hanno chiesto risarcimento tramite l’APTH hanno parlato all’unanimità del danno subito a causa del trattamento da parte dei funzionari del NOPS. I sopravvissuti hanno riferito:

    – “Inizialmente [i funzionari del NOPS] si sono comportati in modo gentile, ma poi hanno ignorato le promesse fatte di ‘indagare’ sulle mie accuse”;

    – “Mi aspettavo che i funzionari cattolici fossero irremovibili nelle loro promesse di rispondere in modo equo e compassionevole, sebbene la risposta [del NOPS] dimostri un’altra realtà”;

    – “Il [protocollo di ricorso della chiesa] dà l’apparenza pubblica di uno schema di ricorso responsabile, ma i suoi principi e processi non sono seguiti e quindi non applicati in casi concreti”;

    – “Spesso, i funzionari volevano che raccontassimo tutti i ‘dettagli’ e in alcuni casi, e poi in seguito cercavano di usare quelle dichiarazioni come prova contro di noi”;

    – “A volte ci veniva suggerito che eravamo cattivi anche solo per aver detto una cosa del genere, che in qualche modo era colpa nostra”;

    – “Mentre [APTH] promette una risposta onesta e compassionevole, invece [NOPS] è stato utilizzato per nascondere le denunce di abuso attraverso il pretesto di un processo di risarcimento ben congegnato.” [54]

    Secondo i documenti presentati alla Commissione Reale, dopo aver intrapreso il processo APTH, le denunce credibili dei sopravvissuti non sono state accolte con un equilibrio di probabilità. [55] Alla fine del processo APTH i sopravvissuti hanno ricevuto lettere dalle autorità ecclesiastiche competenti – il vescovo o il leader della congregazione, [56] in cui si affermava:

    “Scrivo per informarvi che, dopo aver attentamente considerato il rapporto e il materiale di supporto, il mio punto di vista sulle prove concorda con quello del Comitato e pertanto accetto la raccomandazione del Comitato secondo cui la denuncia non può essere accolta.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington

    “Il Comitato ha considerato ogni aspetto del tuo reclamo e le relative prove e ha concluso che il reclamo non è stato dimostrato.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Sulla base delle informazioni disponibili fornite da Investigation Consultants Ltd, la CAC ha ritenuto che il reclamo non fosse dimostrato sulla base delle probabilità e il comitato non ha raccomandato di accogliere il reclamo.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Lo standard di prova richiesto in relazione al presunto abuso durante la residenza [in casa] non è stato raggiunto.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “hanno riscontrato che il tuo reclamo relativo al tempo trascorso a [casa] e di nuovo al [campo] non è stato dimostrato sulla base delle probabilità e il comitato non ha raccomandato di accogliere il tuo reclamo.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Il comitato di valutazione dei reclami ha esaminato il tuo reclamo e la documentazione di supporto ed è giunto alla conclusione che, sulla base delle probabilità, il reclamo non poteva essere accolto.”

    Monsignor Brian Walsh, Autorità ecclesiastica per la diocesi di Palmerston North.

    “Dopo aver esaminato il materiale del reclamo, accetto la raccomandazione del Comitato. Quindi la tua denuncia non è stata accolta”.

    Monsignor Brian Walsh, Autorità ecclesiastica per la diocesi di Palmerston North. [57]

    Tuttavia, le lettere non indicavano i criteri necessari per un equilibrio delle probabilità. Né hanno fornito la prova che le relative prove fossero state ottenute. Ancora più allarmante potrebbe essere il fatto che le autorità ecclesiastiche che si occupano di arbitrare le denunce a danno dei sopravvissuti sono esse stesse accusate di gravi violazioni sessuali contro i bambini. [58] Una lettera aperta a Papa Francesco datata 7 giugno 2023 da parte dei sopravvissuti chiedeva: “Come può essere altro che evidente che gli imputati non possano sedere come arbitri di giustizia in un processo in cui sono accusati?” [59] Inoltre, i membri del comitato menzionati in queste lettere sono sconosciuti al pubblico.

    Nel caso delle lettere di John Dew, in risposta alla domanda durante l’udienza di inchiesta sulla riparazione basata sulla fede della Commissione nel marzo 2021 sui processi per garantire che i sopravvissuti si sentissero creduti, il cardinale ha dichiarato come sperava che i sopravvissuti venissero creduti. Quando è stata contattata dai media per i dettagli sul numero di reclami ricevuti e su quanti sono stati accolti, il direttore del NOPS Virginia Noonan ha risposto: “L’analisi di queste informazioni non è stata resa pubblica in precedenza, tuttavia questa è una questione che il National Safeguarding & Professional Standards La commissione valuterà in futuro”. [60]

    Di conseguenza, non solo non è possibile che avvenga una guarigione in un processo che non riconosce gli illeciti nei casi concreti di abuso, o che opera in modo non trasparente, ma risulta pericoloso per tutti i membri dell’istituzione quando la giustizia viene negata perché “quando non c’è ammissione di malefatte, allora non c’è giustizia, e quando non c’è giustizia, allora nessuno è al sicuro”. [61] Di conseguenza, piuttosto che essere un meccanismo di guarigione, l’APTH sembra essere stato utilizzato per nascondere e dissolvere i reclami senza riconoscere il danno arrecato. [62]

    Per suffragare questa affermazione, i sopravvissuti e i loro gruppi di supporto hanno testimoniato come coloro che hanno intrapreso la riparazione hanno riferito di sentirsi peggio in seguito e di aver subito ulteriori danni emotivi e psicologici. [63] Alcuni sopravvissuti hanno riferito che il processo di risarcimento è stato in realtà “peggiore del loro abuso iniziale”. [64] I casi di reclamo venivano regolarmente bloccati, oppure deviati o lasciati irrisolti poiché i principi e le procedure che avrebbero dovuto costituire la base del risarcimento non venivano seguiti. [65] Alcuni casi sembrano essere stati semplicemente abbandonati dal personale del NOPS poiché le richieste di risposta rimangono indeterminatamente ignorate. Le richieste da parte dei denuncianti di vedere i rapporti finali delle indagini e di sapere chi faceva parte delle commissioni che valutavano le prove sono state continuamente respinte. [66]

    Le denunce erano inoltre prive di un adeguato processo investigativo. Le informazioni fornite dai sopravvissuti sono state ignorate. I testimoni nominati dai sopravvissuti non sono stati contattati e le testimonianze delle persone interessate non sono mai state raccolte. Durante le revisioni delle indagini del NOPS, le prove materiali successivamente presentate dai denuncianti sono state ignorate, come successivamente accertato. Non sono state ancora raccolte altre prove. I testimoni nominati non sono stati ancora contattati. [67] Alcuni casi in esame dal febbraio 2019 hanno da allora ricevuto ulteriori prove da altri testimoni. Tuttavia, gli investigatori indipendenti nominati dal NOPS non hanno agito.

    Sono state sollevate preoccupazioni sul fatto che la NOPS controlli la portata delle indagini e non consenta agli investigatori di seguire le prove. [68] Revisioni esterne di casi non accolti dalle autorità ecclesiastiche competenti hanno identificato “altre aree” nei processi investigativi del NOPS che non sono state indagate. [69] Tali revisioni hanno raccomandato che la documentazione delle denunce delle indagini iniziali fosse trasmessa ad altri investigatori per ulteriori chiarimenti. [70] Ad esempio, il rapporto di revisione dell’avvocato Michael Lennard, datato 2 ottobre 2020, riguardante il fascicolo NOPS 11/2017 riguardante abusi sessuali su minori perpetrati da un fratello marista, affermava:

    Le procedure in APTH non sono state eseguite adeguatamente o non sono state eseguite affatto in relazione alla seconda e alla terza denuncia in quanto:

    1. Non sono stati adeguatamente (o non sono stati affatto) indagati:

    UN. Nessuna intervista al denunciante almeno in relazione alla terza denuncia. Il NOPS era a conoscenza del fatto che il denunciante aveva rilasciato un’ulteriore dichiarazione alla polizia, a ciò non è seguita la richiesta di tale dichiarazione o la richiesta al denunciante di ripetere tale dichiarazione all’investigatore. La seconda denuncia non sembra essere stata rivolta [all’accusato] e la sua risposta non è stata suscitata, la terza denuncia certamente non lo è stata. Né la seconda né la terza denuncia sono state presentate alla CAC. [71]

    Pertanto, si è scoperto che un’equa revisione del processo promesso in APTH è stata negata nella pratica. [72] Al momento della stesura di questo articolo, quasi tre anni dopo la stesura del rapporto di Lennard, il caso rimane irrisolto.

    Un altro esempio è un rapporto di revisione datato 8 febbraio 2021 completato dallo studio legale Cavell Leitch di Christchurch in riferimento ai file NOPS 12/2017 e 25/2018 riguardanti le molestie sessuali da parte di un sacerdote della diocesi cattolica di Palmerston North e la copertura di tale abuso dall’allora vescovo di Palmerston North. Il rapporto affermava:

    46. ​​In questa fase raccomandiamo che la documentazione del reclamo e questa lettera siano rinviate all’investigatore per ulteriori chiarimenti, o ad un ulteriore investigatore per svolgere e riferire sulle restanti aree identificate. Successivamente suggeriamo che il rapporto aggiornato venga sottoposto all’esame del Comitato di valutazione dei reclami.

    47. Sebbene molte di queste questioni possano essere affrontate abbastanza rapidamente, finché queste incertezze non saranno risolte non possiamo raccomandare in modo definitivo che non siano necessarie ulteriori azioni. Appaiono invece necessarie ulteriori indagini. [73]

    Oltre due anni e mezzo dopo, entrambi questi casi rimangono irrisolti.

    Inoltre, è stato riferito che la NOPS non ha fornito consulenza e fornito copie delle lettere ai denuncianti. È stato anche riferito come il direttore del NOPS fosse fuorviante nelle informazioni che condivideva con i sopravvissuti, fornitele dal suo staff. [74] All’udienza di risarcimento basata sulla fede, la sig.ra Noonan non è stata in grado di descrivere l’APTH né come un servizio di ascolto né di consulenza. [75] È stato inoltre riferito che i processi erano segreti e che i sopravvissuti non avevano alcun input o controllo su tali processi. [76] Le ripetute richieste fatte al NOPS e al Comitato nazionale per la salvaguardia e gli standard professionali che supervisiona il NOPS di sostenere il criterio dell’APTH sono state ignorate. [77] Più preoccupante potrebbe essere il fatto che il NOPS abbia negato i suoi risultati sulle denunce di abusi sessuali [78] e sul numero di denunce che ha accolto. [79]

    Nel rapporto provvisorio della Commissione sui risarcimenti, sono state rilevate diverse carenze nel processo di ricorso nazionale della Chiesa cattolica, vale a dire, l’incapacità di indagare adeguatamente, [80] il mancato rispetto degli impegni presi con Maori, [81] e l’incapacità di rendere disponibili i rapporti investigativi ai sopravvissuti . [82] La Commissione ha inoltre riferito che “non c’è stato alcun processo sistemico per coinvolgere i sopravvissuti nella progettazione o nella riforma del processo di risposta. Non c’è stato alcun tentativo sistematico di chiedere feedback alle persone che denunciano abusi sessuali su ciò che funziona o meno dal loro punto di vista, né di coinvolgerle nella progettazione o nella riforma del processo di risposta”. [83] Lo stesso rapporto provvisorio concludeva che “non ci sono informazioni sul fatto che il sistema della Chiesa, responsabile della risposta nazionale delle autorità della Chiesa cattolica alle denunce di abusi sessuali, funzioni come previsto”. [84]

    Sebbene l’avvocato che rappresenta la Chiesa all’udienza della Commissione sulla riparazione basata sulla fede della Fase 2 abbia affermato che alcuni denuncianti hanno trovato utile la risposta della Chiesa, non è stata fornita alcuna prova. [85] Anche dopo che è stata fatta una richiesta al NOPS per copie oscurate di presunte lettere o riconoscimenti di gratitudine da parte dei sopravvissuti che avevano intrapreso il processo di risarcimento per verificare le dichiarazioni dell’avvocato, la richiesta è stata respinta “a causa della sensibilità di tutta la nostra corrispondenza con sopravvissuti.” [86] Invece, la direttrice del NOPS Virginia Noonan ha detto al corrispondente di citare altri commenti non verificati fatti da lei stessa. Come notato, una delle rivelazioni più evidenti durante l’udienza è stata quanto le testimonianze dei sopravvissuti fossero contraddette da dichiarazioni infondate della testimonianza della signora Noonan. Pertanto, la dichiarazione conclusiva dei sopravvissuti sul risarcimento ha concluso che il NOPS e i processi di risarcimento dell’APTH “non erano adatti allo scopo”. [87] Secondo i sopravvissuti, il personale del NOPS è stato responsabile di molteplici fallimenti nell’indagare a fondo sulle accuse di abuso. Pertanto, la guarigione dei membri della chiesa vittime di abusi sessuali non è stata raggiunta.

    In una presentazione formale alla Commissione, Cahill e Wilkinson hanno criticato l’APTH per non essersi concentrata sui più vulnerabili, sui bambini: “Sembra più focalizzata sulle vittime adulte, sebbene le successive Linee guida nazionali di salvaguardia siano più incentrate sui bambini. La politica complessiva è fortemente incentrata sulla diocesi e segue un processo interno”. [88] Dal punto di vista di un sopravvissuto, l’obiettivo primario è stato la protezione dell’istituzione e non la guarigione delle vittime.

    La seconda parte dell’articolo si trova qui :  https://hail.to/app/laidlaw-college/article/view/j9Bq7cX

    [1] Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, Te Houhanga Rongo: UN PERCORSO DI GUARIGIONE (APTH). Edizione 2007 con modifiche dal 2010 ed edizione 2020.

    [2] Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS), Safeguarding Diagram, 2018, https://safeguarding.catholic.org.nz/wp-content/uploads/2018/11/Standards-diagram-Oct-2018.pdf .

    [3] APTH, introduzione.

    [4] APTH, introduzione.

    [5] APTH, introduzione.

    [6] APTH, introduzione.

    [7] Rapporto provvisorio della Commissione reale neozelandese sul risarcimento, He Purapura Ora, he Māra Tipu, From Redress to Puretumu Torowhānui (FRPT), 2021, vol. 1.

    [8] Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), Dichiarazione di apertura, 2020, Dichiarazione di chiusura, 2020, e RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [9] APTH, 2007, II.11.2.

    [10] APTH, 2007, II.11.2.

    [11] APTH, I.2.

    [12] APTH, 2020, 1.

    [13] APTH, 2020, 2

    [14] APTH, I.

    [15] APTH, I.1.

    [16] APTH, 2020, 2.

    [17] APTH, II.4.4.

    [18] APTH, I.4.

    [19] APTH, 2020, 1 e 2 al principio 1 [b] e [c].

    [20] APTH, II.1.1.

    [21] APTH, II.11.1.

    [22] APTH, I.3.

    [23] APTH, introduzione.

    [24] Commissione reale neozelandese d’inchiesta sugli abusi storici nell’assistenza statale e nella cura delle istituzioni religiose (RC), udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020; RC, udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 2, marzo 2021; e SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020 e Dichiarazione di chiusura, 2020.

    [25] Il RC comunica il proprio mandato sul proprio sito web. Vedi RC, Termini di riferimento, 2018, https://www.abuseincare.org.nz/library/v/3/terms-of-reference .

    [26] APTH, introduzione.

    [27] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni conclusive , 930:19–20.

    [28] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni conclusive , 930:32–24 e 931:1–11.

    [29] Cahill, D. e Wilkinson, P., “Presentazione formale alla Commissione reale d’inchiesta della Nuova Zelanda sugli abusi storici nella cura dello Stato e nella cura delle istituzioni basate sulla fede”. Melbourne: RMIT University School of Global, Urban and Social Studies, 2019, https://www.abuseincare.org.nz/assets/Uploads/Documents/Public-Hearings/Contextual/28.-Peter-Wilkinson-and-Des- Cahill.pdf .

    [30] RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede: Fase 1, novembre/dicembre 2020 e Fase 2, marzo 2021; SNAP, Dichiarazione di apertura 2020 e Dichiarazione di chiusura, 2020.

    [31] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 952:21–24.

    [32] SNAP, Dichiarazione di testimonianza della rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei sacerdoti ad Aotearoa in Nuova Zelanda per l’udienza di risarcimento basata sulla fede WITN0377001, 2021.

    [33] SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020.

    [34] FRPT, 2021, 276.

    [35] Michelle Egan-Bitran, “’The Gremlin of Silence’: Exploring the New Zealand Catholic, Methodist, and Presbyterian Institutional Responses to Interpersonal Violence” (PhD in Social Work, Università di Auckland, Nuova Zelanda, 2022), cap. .5.

    [36] Egan-Bitran, “Il Gremlin del silenzio”, 111.

    [37] Conferenza dei Vescovi Cattolici della Nuova Zelanda, 2021. Principi , https://www.catholic.org.nz/socialaction/principles/#section_117 . Vedi anche Egan-Bitran, “The Gremlin of Silence”, cap.5.

    [38] FRPT, 2021, https://www.abuseincare.org.nz/our-progress/reports/from-redress-to-puretumu/from-redress-to-puretumu-4/1-1-introduction-9 /1-1-introduzione-2/

    [39] FRPT, 2021, 175 e SNAP, dichiarazione di apertura, 2020, 16.

    [40] FRPT, 2021, vol. 1, 175.

    [41] FRPT, 2021, vol. 1, 175.

    [42] SNAP, dichiarazione di chiusura, 2020.

    [43] M. Hall, “L’avvocato delle vittime perde la fiducia in un organismo ecclesiale “incapace””, RNZ, 26 ottobre 2018, https://www.rnz.co.nz/news/national/369544/victims-advocate- perde la fede in un corpo ecclesiale incapace .

    [44] Sala, 2018.

    [45] SNAP, Dichiarazione di chiusura, 2020, 23.

    [46] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 953: 27–28.

    [47] RC, Udienza di richiesta di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 953: 26.

    [48] ​​SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020, 16, e FRPT, vol. 1, 175.

    [49] Progetto MEND. Gli strati sistemici dell’abuso istituzionale, https://themendproject.com/institutional-abuse/ .

    [50] SNAP, Testimonianza WITN0377001, 2021, 33.

    [51] NSAFC, 2018.

    [52] NSAFC, 2018.

    [53] NSAFC, 2018.

    [54] SNAP, Testimonianza WITN0377001, 2021 , 36.

    [55] Vedi A, McRae, “Reclami non accolti, processo di risarcimento tenuto segreto, afferma il sostenitore degli abusi con sede nella chiesa”. RNZ , 25 marzo 2023, https://www.rnz.co.nz/news/national/486704/complaints-not-upheld-redress-process-kept-secret-says-church-based-abuse-advocate .

    [56] Cfr. NOPS, diagramma di salvaguardia, 2018.

    [57] La ​​dichiarazione del testimone RC WITN0237001 riporta WITN0237011 e WITN0237012 e documenti privati ​​di SNAP.

    [58] Cfr. la dichiarazione del testimone RC WITN1598001 e il rapporto NOPS del 5 maggio 2023. Cfr. anche il fascicolo della polizia neozelandese 230315/4927.

    [59] SNAP, Seconda Lettera aperta a Papa Francesco, 7 giugno 2023, https://www.scoop.co.nz/stories/AK2306/S00145/2nd-open-letter-to-pope-francis-from-survivors- of-clergy-religioso-bambino-abuso-sessuale-nella-nz-chiesa-cattolica.htm .

    [60] McRae, 2023.

    [61] Longhurst, “Salvaguardare le persone prima delle istituzioni”.

    [62] M. Epsom, “Covering up the coverups”, The Gisborne Herald , 2 ottobre 2021.

    [63] RC, Udienza di ricorso basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [64] SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020, 35.

    [65] SNAP, Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001, 2021.

    [66] Cfr. RC Faith-based Institutional Response Hearing, prove fornite il 17 ottobre 2022, https://www.abuseincare.org.nz/our-inquiries/faith-based-institutions-response-hearing/

    [67] Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001.

    [68] Questo dettaglio è stato segnalato all’autore da un investigatore della Commissione reale sulla Chiesa cattolica e si prevede che sarà documentato nel rapporto finale della Commissione previsto entro il 28 marzo 2024.

    [69] Fascicoli privati ​​dell’autore. Copia disponibile su richiesta.

    [70] Vedere il documento WITN0237021della dichiarazione di testimonianza RC WITN0237001.

    [71] Reperto WITN0237021 della dichiarazione di testimonianza RC WITN0237001.

    [72] WITN0377001.

    [73] Fascicoli privati ​​dell’autore. Copia disponibile su richiesta.

    [74] WITN0377001.

    [75] RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 2, marzo 2021.

    [76] WITN0377001.

    [77] SNAP, dichiarazione di chiusura, 2020; Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001; RC, Udienza di ricorso basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [78] P. Pennington, “La Chiesa cattolica neozelandese trattiene i risultati sulle denunce di abusi sessuali, RNZ , 2 ottobre 2018, https://www.rnz.co.nz/news/national/367733/nz-catholic-church-withholds- risultati sulle denunce di abuso sessuale .

    [79] McRae, 2023.

    [80] FRPT, 130.

    [81] FRPT, 173.

    [82] FRPT, 175.

    [83] FRPT, 177.

    [84] FRPT, 177.

    [85] S. McKechnie, Dichiarazione di chiusura del consulente legale della Chiesa , Commissione reale neozelandese d’inchiesta sugli abusi storici nell’assistenza statale e nella cura delle istituzioni religiose, 2021 , 931:21–27, https://www.abuseincare .org.nz/assets/Uploads/Transcript-of-closing-statements-from-Faith-based-Redress-Hearing-29-March.pdf .

    [86] V. Noonan, E-mail, 2021.

    [87] SNAP, Dichiarazione di chiusura, 2020, 28.

    [88] Cahill e Wilkinson, Presentazione formale, 2019.

  • PEGNO SUI CULTI – La Francia progetta un giro di vite sulle sette dopo che la “comunità spirituale” è coinvolta nel caso Alex Batty

    PEGNO SUI CULTI – La Francia progetta un giro di vite sulle sette dopo che la “comunità spirituale” è coinvolta nel caso Alex Batty

    Il governo del presidente Emmanuel Macron ha proposto una legislazione per combattere la “deviazione settaria”.

    Ciò include l’introduzione di un nuovo reato di esercizio del “controllo psicologico”, che comporta una pena massima di tre anni di reclusione.

    La Missione interministeriale per la vigilanza e la lotta contro la deviazione settaria – un’agenzia governativa francese dedicata al monitoraggio dei movimenti settari – ha affermato di avere 4.020 segnalazioni di tali comunità che operano nel paese nel 2021.

    Si tratta di un aumento del 33% rispetto al 2020 e dell’86% in più rispetto al 2015.

    Sabrina Agresti-Roubache, ministro francese per la cittadinanza e lo sviluppo urbano, ritiene che questi numeri siano dovuti alla crescita delle comunità che promettono assistenza sanitaria alternativa e sviluppo personale.

    Ha detto al Times: “C’è stata una moltitudine di gruppi nei settori della salute, dell’alimentazione e del benessere, ma anche dello sviluppo personale, del coaching e della formazione”.

    Si ritiene che i blocchi del Covid abbiano contribuito al passaggio a terapie alternative, con i leader delle sette che sfruttano l’isolamento delle persone e mettono in discussione la scienza e la credibilità delle autorità sanitarie.

    Le nuove proposte renderanno anche il fatto di mettere in pericolo la vita incoraggiando qualcuno a evitare l’assistenza sanitaria – come ad esempio abbandonare le cure contro il cancro – un reato, che comporta una pena massima di un anno di prigione.

    https://www.thesun.ie/news/11868844/france-cult-crackdown-alex-batty-case/

  • Il dato del New Sun amplia l’elenco delle persone accusate di abusi sulla Chiesa cattolica oltre l’arcidiocesi di Baltimora

    Il dato del New Sun amplia l’elenco delle persone accusate di abusi sulla Chiesa cattolica oltre l’arcidiocesi di Baltimora

    Kurt Rupprecht era euforico la scorsa primavera quando l’ufficio del procuratore generale del Maryland ha reso pubblico il suo rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Ma ha lasciato l’avvocato delle vittime della contea di Harford, sopravvissuto alla violenza sessuale infantile, a desiderare di più.

    Il “Rapporto del procuratore generale sugli abusi sessuali su minori nell’arcidiocesi di Baltimora” era proprio questo: sebbene elencasse 156 membri del clero e del personale che hanno abusato di più di 600 bambini nel corso di ottant’anni, copriva solo la giurisdizione della chiesa di Baltimora, la più grande delle tre in lo stato. Non si rivolgeva all’arcidiocesi di Washington, un territorio che comprende i sobborghi della capitale della nazione e al Maryland meridionale, o alla diocesi di Wilmington, nel Delaware, che comprende le contee della costa orientale del Maryland.

    “Le persone che non seguono da vicino questa storia potrebbero pensare al rapporto del procuratore generale come al ‘Rapporto Maryland’. Ma non lo è”, dice Rupprecht, 53 anni, che ha subito abusi nel 1979 a Salisbury, che fa parte della diocesi di Wilmington. “È fondamentale per la comunità dei sopravvissuti che le persone siano in grado di comprendere la portata della tragedia a livello statale”.

    Il Baltimore Sun ha creato il più grande e unico database consultabile nello stato, pubblicando venerdì un elenco di 309 persone con legami con la chiesa accusate di abusi sessuali su minori o cattiva condotta e ha vissuto o lavorato ovunque nel Maryland, indipendentemente da dove si sono verificati i presunti atti. Aggiunge 107 nomi, ricercati dai giornalisti del Sun, alle persone elencate nel rapporto del procuratore generale pubblicato ad aprile.

    È lo sguardo più ampio a livello statale allo scandalo cattolico globale, che comprende decenni di insabbiamenti. Esistono due database nazionali: uno di ProPublica, aggiornato l’ultima volta nel 2021 e l’altro di BishopAccountability.org, l’ultimo dei quali mostra 187 individui del Maryland.

    Da quando la crisi è emersa all’opinione pubblica più di 20 anni fa, i funzionari e le autorità della chiesa hanno stabilito politiche per indagare meglio e ritenere responsabili i trasgressori. Ma tra gli sforzi per guarire, la chiesa continua a essere scossa da nuove rivelazioni anche se persistono lacune nella trasparenza, alcune derivanti dai criteri della chiesa e delle forze dell’ordine su come affrontare le informazioni sulle accuse.

    Sopravvissuti, molti dei quali non raccontano a nessuno degli abusi se non più tardi nella vita, hanno affermato che il riconoscimento pubblico delle denunce è importante. Dicono che aiuta altre vittime a stabilire collegamenti sui loro casi e mostra la portata del problema. Hanno anche sottolineato che può essere una conferma per le persone che non sono state prese sul serio riguardo a ciò che hanno sofferto da bambini per mano di un’istituzione mondiale consapevole dei problemi diffusi al suo interno.

    Tra i nomi appena aggiunti dal Sun ci sono quelli di 41 persone che hanno vissuto o lavorato nella parte del Maryland dell’arcidiocesi di Washington. Altri 41 vivevano o lavoravano nell’arcidiocesi di Baltimora e 24 vivevano o lavoravano sulla costa orientale. Un altro prete aveva legami sia con Washington che con Baltimora. Tra i nomi figurano quelli di sacerdoti, religiosi, insegnanti e allenatori i cui presunti reati sono avvenuti a partire dagli anni Quaranta.

    Il Sun ha iniziato a sviluppare l’elenco sette mesi fa dopo essere stato contattato da Frank Dingle, un difensore e ricercatore delle vittime che ha cercato di comprendere la portata della crisi degli abusi nel Maryland cercando rapporti di accuse che coinvolgevano persone con qualsiasi legame con lo stato.

    Dingle, 82 anni, ex studente del 1957 della Calvert Hall High School di Towson, ha una visione onnicomprensiva, ritenendo che anche un prete dell’arcidiocesi di Washington che è stato formato nel Distretto di Columbia o assegnato a una parrocchia della Virginia settentrionale potrebbe, se accusato di abuso, hanno commesso reati anche nel Maryland durante una visita o un incarico temporaneo, breve o altrimenti non registrato. Con questo in mente, ha setacciato gli elenchi dell’arcidiocesi di Washington, della diocesi di Wilmington, della diocesi dei servizi militari, nonché BishopAccountability.org e articoli di notizie.

    Dingle, che non ha subito abusi, ha detto di essersi indignato quando ha saputo del crescente scandalo mondiale più di 20 anni fa.

    “Sono stato cresciuto credendo che questi fossero uomini santi, ma ovviamente molti di loro si sono rivelati qualcos’altro”, ha detto Dingle.

    Il Sun si è concentrato sul personale della chiesa e della scuola parrocchiale, sugli allenatori e sui volontari che hanno lavorato o vissuto nel Maryland. I giornalisti hanno tentato di raggiungere le 52 persone vive appena elencate. Alcuni non sono stati raggiunti per un commento, mentre le persone che hanno risposto al telefono per altri hanno affermato di essere ormai troppo vecchie e inferme per parlare.

    L’ex sacerdote Wayne Wigglesworth, 83 anni, ha rifiutato di parlare del periodo trascorso come prete a Baltimora tra il 1967 e il 1982 prima di essere condannato per aver abusato di ragazzi in Indiana.

    “Non posso rispondere a una cosa del genere”, ha detto. “Ho paura. Sto facendo del mio meglio e lo faccio già da un po’ di tempo”.

    Brenda Jones, direttrice esecutiva di Families Advocating Intelligent Registries con sede nel Maryland, ha contattato The Sun dopo aver appreso degli sforzi di un giornalista per raggiungere gli accusati per un commento. Ha detto che il suo gruppo si oppone ai registri degli autori di reati sessuali, compresi gli elenchi ufficiali gestiti dagli stati, in quanto inutile vergogna pubblica di persone che cercano di ricostruire la propria vita, in genere anni dopo essere stati puniti per “il loro momento peggiore”.

    “Causa molto più male che bene”, ha detto.

    Sono emerse diverse tendenze nel database del Sun, proprio come nel rapporto del procuratore generale. Una manciata di località della costa orientale, ad esempio, hanno ospitato un numero sproporzionato di presunti molestatori.

    Nove sono stati assegnati alla chiesa cattolica di San Francesco di Sales a Salisbury, dove Rupprecht ha subito abusi all’età di 8 anni. Il sacerdote nel suo caso, Joseph McGovern, è elencato dalla diocesi come accusato credibilmente. Il Sun non è riuscito a contattarlo per un commento.

    Altri sei vivevano o lavoravano presso le Suore Oblate di San Francesco di Sales nella contea di Cecil, dove si trovava una casa di riposo. Sei lavoravano presso la chiesa di St. Mary Refuge of Sinners a Cambridge e cinque erano affiliati alla Chiesa del Buon Pastore a Perryville.

    Rupprecht ritiene che negli anni ’60 e ’70 la diocesi di Wilmington abbia inviato in bicicletta i “sacerdoti problematici” nella sua parte del Maryland per tenerli lontani dal suo quartier generale.

    Un portavoce della diocesi, Robert Krebs, ha suggerito una causa meno sinistra.

    “I sacerdoti più giovani, in particolare, verrebbero spostati tra le parrocchie (a Cambridge, Salisbury e Dover) per dare loro esperienza nel servizio a diversi dati demografici e aree geografiche della diocesi prima del loro incarico iniziale come pastore”, ha scritto in una e-mail a Il Sole.

    La diocesi di Wilmington comprende 76 parrocchie e missioni, tra cui San Francesco di Sales a Salisbury. La diocesi ha dichiarato bancarotta nel 2009 a causa delle crescenti denunce di abusi sessuali risalenti a più di 50 anni fa. Il procedimento ha portato a un accordo da 77 milioni di dollari che richiedeva l’aggiunta dei nomi dei religiosi implicati al proprio sito web. La diocesi mantiene un elenco pubblico dal 2006.

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta a settembre, poco prima che il nuovo Child Victims Act del Maryland revocasse i termini di prescrizione per le cause legali per abusi sessuali su minori. Mentre il caso di fallimento implica che le rivendicazioni contro l’arcidiocesi di Baltimora verranno avanzate davanti al tribunale fallimentare federale, nuove azioni legali sono state intentate presso il tribunale statale contro scuole, agenzie statali e l’arcidiocesi di Washington. Quest’ultimo mette in discussione la costituzionalità della nuova legge.

    L’ufficio del procuratore generale del Maryland ha affermato di aver iniziato a esaminare gli abusi nelle altre due diocesi dello stato nello stesso momento in cui ha iniziato a indagare sull’arcidiocesi di Baltimora nel 2018. Aleitheia Warmack, portavoce del procuratore generale democratico Anthony Brown, ha affermato che l’ufficio sta ancora indagando su Washington e Wilmington. Ha rifiutato ulteriori commenti perché le indagini sono in corso.

    Lo stato del Maryland ad agosto ha concesso all’ufficio di Brown più di 560.000 dollari per aggiungere quattro membri alla squadra investigativa. Uno è stato assunto, ha detto Warmack, e altri tre dovrebbero essere a bordo entro la fine di dicembre.

    In una e-mail al Sun, Patricia Zapor, portavoce dell’arcidiocesi di Washington, non ha risposto alle domande dei giornalisti su coloro che figurano nell’elenco del giornale. Ha pubblicizzato le politiche che la diocesi ha da tempo in atto per combattere gli abusi sessuali, inclusa una politica scritta sulla protezione dei minori che risale a quasi 40 anni fa e che viene “rivista e aggiornata regolarmente”. Ha aggiunto di aver collaborato con le indagini del procuratore generale del Maryland.

    Christian Kendzierski, portavoce dell’arcidiocesi di Baltimora, ha affermato che la più antica diocesi cattolica della nazione – che comprende la città di Baltimora e nove contee nel Maryland centrale e occidentale – concentra la propria lista su sacerdoti e fratelli “che hanno effettivamente prestato servizio nell’arcidiocesi di Baltimora”. Avvisa i parrocchiani di altri delinquenti credibilmente accusati tramite comunicati stampa e contattando le parrocchie, le scuole e le comunità interessate. Ha detto che “elenchi più ampi che includono individui che non hanno prestato servizio nell’arcidiocesi di Baltimora sono gestiti da altri”, compreso il registro statale degli autori di reati sessuali.

    “L’arcidiocesi di Baltimora sostiene tutti gli sforzi volti a sradicare la piaga degli abusi sessuali sui minori”, ha scritto in una e-mail.

    Un nome nell’elenco appena ampliato è quello di Timothy Slevin, un prete che ha molestato un ragazzo di nome Buddy Robson in una chiesa nella contea di Prince George, nell’arcidiocesi di Washington. Slevin si dichiarò colpevole di sodomia nel 1986, ammettendo di aver abusato di almeno sei ragazzi e di aver scontato due anni in una prigione federale. Ha rifiutato il 5 dicembre per parlare con un giornalista.

    Il Sun in genere non nomina le persone che affermano di essere vittime di violenza sessuale, ma Robson e Rupprecht hanno accettato di pubblicare i loro nomi.

    Come molti sopravvissuti, Robson, 68 anni, non ha denunciato l’orrore fino ai 60 anni.

    “Quando subisci abusi da bambino, la cosa che fai è tenerlo segreto”, dice. “Pensi di essere l’unico… Mantieni tutte quelle emozioni sepolte. Non guarisci mai completamente.

    Questo, dice, è uno dei motivi per cui rivelare i nomi dei predatori credibilmente accusati in tutto il Maryland è utile: può aiutare coloro che potrebbero ancora tenere segreti i loro abusi a portarli alla luce.

    È anche uno dei motivi per cui Rupprecht, che vive a Forest Hill, definisce “meraviglioso” che l’elenco degli accusati di abusi si sia appena ampliato.

    “All’interno della comunità dei sopravvissuti, siamo tutti uno”, ha detto. “Siamo una confraternita e una confraternita uniche, una confraternita e una sorellanza, che attraversa diocesi, confini statali e confini internazionali”.

    Il Maryland Crime Victims’ Resource Center, un’organizzazione di sopravvissuti che offre servizi di patrocinio, assistenza legale e altro supporto alle vittime di crimini, può essere contattato al numero 301-952-0063. La rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti elenca i suoi capitoli locali su https://www.snapnetwork.org.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    • Francesco Zanardi – L’UE risponde all’istanza della Rete L’ABUSO. La comunicazione ai Membri

    Petizione n. 0354/2023 – Le osservazioni della Commissione Petizioni

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione penale di reati e sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale di bambini, materiale di abuso sessuale e adescamento di minori a fini sessuali. Richiede agli Stati membri adottare una serie di misure per prevenire gli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reato, campagne di educazione e sensibilizzazione. La Direttiva stabilisce inoltre degli standard e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e all’assistenza e misure di supporto per i minori vittime. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei propri sistemi legislativi nazionali.

    Quanto alla denuncia dei reati, l’art. 16 rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire la segnalazione, ma lo fa senza imporre un obbligo. Le regole di riservatezza imposte dalla legislazione nazionale su alcuni i professionisti il ​​cui compito principale è lavorare con i bambini non devono costituire un ostacolo alla possibilità, per tali professionisti, di segnalare qualsiasi situazione ai servizi competenti dove hanno fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima di reati commessi dalla direttiva. Inoltre, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per incoraggiare chiunque sia a conoscenza o sospetti che siano stati commessi reati previsti dalla Direttiva, a segnalare l’accaduto ai servizi competenti.

    Un obbligo potrebbe essere considerato nell’imminente revisione della Direttiva.

    Per quanto riguarda il certificato, per contrastare i rischi che i delinquenti possano riottenere l’accesso ai minori attraverso attività di lavoro o di volontariato, l’art. 10 della Direttiva attribuisce questo diritto ai datori di lavoro e reclutamento per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con i bambini a richiedere i precedenti penali delle persone da assumere. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire il casellario giudiziale quanto più completo possibile in risposta a tali richieste, ricorrendo al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari, ove opportuno, e a qualsiasi altra fonte adeguata di informazioni.

    Per garantire il rispetto degli obblighi sopra menzionati, la Commissione monitora attentamente l’attuazione della Direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, continua ad avvalersi dei poteri conferiti loro dai trattati nella misura necessaria per garantire una piena e completa implementazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In questo contesto si sta valutando una possibile inclusione dell’obbligo per gli Stati membri di introdurre un obbligo, almeno per professionisti che lavorano a stretto contatto con i bambini nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e della sanità, a segnalare alle autorità competenti se hanno fondati motivi di ritenere che è stato commesso o rischia di essere commesso un reato ai sensi della presente direttiva.

    Un altra un’eventuale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale a datori di lavoro che reclutano per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con bambini.

    • Conclusione

    Si raccomanda di informare il ricorrente che, pur non sussistendo ancora alcun obbligo derivante dalla legislazione dell’UE impone ai singoli individui di denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità competenti, creando un obbligo legale, almeno per le persone che hanno contatti regolari con i bambini in virtù della loro professione, è attualmente allo studio.

    Inoltre, la Commissione sta anche valutando controlli obbligatori dei precedenti personali per le persone assunte per attività professionali e volontarie attività che comportano un contatto stretto e regolare con i bambini.


    • Federica Tourn – Un vescovo svizzero accusato di abusi sessuali

    Non si ferma l’onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L’ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica. L’attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha dichiarato che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud – deceduto nel 2010 – avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango.

    Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di “grande sofferenza”, ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l’attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud – che era amico dei suoi genitori –  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod – lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud – la donna avrebbe detto di “essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere”.

    L’attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L’obiettivo, ha detto Morerod, è “liberare la verità”. Perché “è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile”.

    La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi.

    A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. L’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale situazione e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro.

    Fonte:

    https://www.tvsvizzera.it


    • Pierelisa Rizzo – «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Non ci sarebbe stata alcuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione negli  screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. Lo ha certificato in aula un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. La chat riguarda una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina, che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne, e che da ultimo è stato, a sua volta,  querelato dal sacerdote per diffamazione, e una sua amica. Un dialogo che proverebbe, all’epoca dei fatti, le violenze subite dalla vittima. Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza,  di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza», è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza,  giustificata per malattia ,  di uno dei giudici che compongono il collegio per cui la requisitoria è slittata alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. In quella stessa data ci saranno le conclusioni degli avvocati delle parti civili. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili,  la diocesi di Piazza Armerina  e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna. e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche,  è prevista per martedì 5 marzo.

    Fonte (meridionews.it)


    • Alessio Di Florio – Un anno fa la pubblicazione “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi”

    Il 9 dicembre 2022 sul canale youtube del blog d’inchiesta giornalistica Notte Criminale è stato pubblicato da Alessandro Ambrosini e Marco Milioni il video “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” con l’audio di alcune dichiarazioni nel 2009 di Marcello Neroni. La scomparsa di Emanuela Orlandi «trova una nuova chiave di lettura attraverso le parole di un insider della Banda della Magliana» si legge nella presentazione del video.

    Dodici mesi dopo Ambrosini su facebook ha pubblicato un riassunto di quanto accaduto dopo la pubblicazione. «Dodici mesi fa, io e Marco Milioni, pubblicammo l’audio che “rubai” a Marcello Neroni. La “spia alla francese” della Banda della Magliana. Una registrazione sul “caso di Emanuela Orlandi”che costrinse il Vaticano ad aprire un’inchiesta, dopo 40 anni. Indignò il Papa, a tal punto da parlarne nell’Angelus domenicale. Spinse la Procura di Roma a riaprire un fascicolo chiuso alcuni anni prima, moralmente impegnò il Parlamento a istituire una commissione d’inchiesta per indagare sulla sparizione della giovane cittadina vaticana. Vero o falso, quel documento che ho trattenuto nei miei cassetti per 13 anni, ha svolto il suo ruolo. In questi dodici mesi, il Vaticano ha giocato a silenziare questa particolare registrazione. Ha nascosto l’argomento e il personaggio registrato, “sotto il tappeto”. Ha “secretato” l’intera inchiesta, dando pubblicamente esito solo di testimonianze inutili. Gettando fumo sugli occhi. Non si scorda niente».

    «E purtroppo non è finita – ha commentato Pietro Orlandi – La commissione è passata anche al Senato, è diventata legge, bene. Manca solo che tutti i partiti consegnino i nominativi ai presidenti di camera e senato. Dopo un mese ancora nulla. Chiedo, entro quanto tempo dal voto al Senato devono presentare i nomi? Mi rispondono che questa clausola non è inserita e quindi i partiti non hanno un limite di tempo. Quindi se qualcuno vuole ancora rallentare per non far partire questa commissione basta che ritarda ad oltranza la presentazione dei nominativi del proprio partito. Spero che il mio sia solo un cattivo pensiero».


    • Federico Tulli – Il potere e la colpa

    Cose che difficilmente vedrete accadere in Italia. Nel pieno del primo scandalo che travolse nel 2010 la Chiesa cattolica tedesca il primo canale televisivo pubblico ARD propose per diverse volte dei faccia a faccia tra vittime di una violenza e sacerdoti anche di alto rango. Uno dei più noti “duelli” avvenne nel corso di un programma dal titolo “I preti e il sesso. Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?  Il quesito dava anche il titolo a un’inchiesta giornalistica. E anche qui a parte rarissimi casi in Italia raramente ne sono state proposte di simili.

    Abbiamo chiesto un commento alla psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforp-Network europeo per la psichiatria psicodinamica: ”Trasmissioni come quelle di ARD hanno avuto il pregio di dimostrare come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ed è un discorso che ovviamente vale in Germania come altrove. Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto giuridico della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime. Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnata profondamente è riuscita a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”. Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità civili”. Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne, diciamo noi.  «Ma ovunque nel mondo la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte», osserva dal canto suo la dottoressa Homberg. E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di ARD, che continuava a sostenere che il suo prete, scaricando materiale pedo-pornografico da Internet, era «caduto in una trappola», come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. Commenta la psichiatra: “Allora il “male” sarebbe nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano”.

  • Oggetto: Petizione n. 0354/2023 – AVVISO AI MEMBRI

    Oggetto: Petizione n. 0354/2023 – AVVISO AI MEMBRI

    1. Sintesi della petizione (Petizione integrale UE[337]_signed )

    Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012. Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose.

    In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusanti, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %. Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenze contro le vittime. Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini e richiedere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.

    1. Ammissibilità

    Dichiarata ammissibile il 7 settembre 2023. Informazioni richieste alla Commissione a norma Regola 227(6).

    1. Risposta della Commissione, ricevuta il 17 novembre 2023

    «Le osservazioni della Commissione

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, materiale pedopornografico e adescamento di minori per scopi sessuali. Essa impone agli Stati membri l’adozione di una serie di misure di prevenzione degli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reati, nonché campagne educative e di sensibilizzazione. La direttiva stabilisce inoltre norme e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e alle misure di assistenza e sostegno per le vittime minorenni. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei rispettivi sistemi legislativi nazionali.

    Per quanto riguarda le segnalazioni dei reati, l’articolo 16 elimina gli ostacoli che potrebbero inibirle, ma non impone alcun obbligo. Le regole di riservatezza imposte dal diritto nazionale non devono costituire un ostacolo a che determinati operatori aventi il compito principale di lavorare a contatto con i minori segnalino ai servizi competenti i casi in cui hanno ragionevole motivo di ritenere che un minore sia vittima dei reati contemplati dalla direttiva. L’articolo impone inoltre agli Stati membri l’adozione delle misure necessarie a incoraggiare chiunque sia a conoscenza di fatti costituenti reato ai sensi della direttiva, o sospetti che tali fatti siano avvenuti, a segnalarli ai servizi competenti. L’imminente revisione della direttiva potrebbe contemplare l’introduzione di un obbligo in tal senso.

    Per quanto riguarda il certificato antipedofilia, per scongiurare il rischio che gli autori di reati possano tornare a contatto con minori nell’ambito di attività lavorative o di volontariato, l’articolo 10 della direttiva autorizza i datori di lavoro a chiedere il casellario giudiziale al momento dell’assunzione di una persona per svolgere attività professionali o di volontariato che comportano contatti stretti con minori. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire casellari giudiziali il più completi possibile in risposta a tali richieste, facendo ricorso al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali, ove opportuno, e ad ogni altra adeguata fonte di informazione.

    Per garantire il rispetto dei suddetti obblighi, la Commissione segue da vicino l’attuazione della direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, e continuerà ad avvalersi dei poteri conferitile dai trattati, secondo necessità, per garantirne la piena e completa attuazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In tale contesto sta valutando la possibilità di imporre agli Stati membri l’introduzione dell’obbligo, almeno per i professionisti che lavorano a stretto contatto con i minori nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e dell’assistenza sanitaria, di segnalare alle autorità competenti i casi in cui hanno ragionevole motivo di ritenere che sia stato commesso o possa essere commesso un reato contemplato dalla direttiva.

    Un’altra potenziale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale da parte dei datori di lavoro che assumono personale per attività professionali e di volontariato che comportano contratti stretti con i minori.

    Conclusioni
    Si raccomanda di comunicare al firmatario che, sebbene il diritto dell’UE non preveda ancora l’obbligo che impone ai singoli di segnalare abusi sessuali sui minori alle autorità competenti, si sta attualmente valutando la possibilità di introdurre tale obbligo giuridico, almeno per le persone che hanno contatti regolari con minori in virtù della loro professione.

    La Commissione sta inoltre valutando la possibilità di effettuare controlli obbligatori dei precedenti per le persone assunte per svolgere attività professionali e di volontariato che comportano contatti stretti e regolari con minori

    Comunicazione ai membri

    Progetto di ordine del giorno 01/12/2023

  • Ángel Gabilondo: “Quello che è successo è un vero disastro per le vittime e per la società”

    Ángel Gabilondo: “Quello che è successo è un vero disastro per le vittime e per la società”

    “Si tratta di una denuncia necessaria per rispondere ad una situazione di  sofferenza e di solitudine che per anni è rimasta, in un modo o nell’altro, coperta da un ingiusto silenzio”. Con espressione seria, il difensore civico Ángel Gabilondo ha presentato il rapporto al Congresso. Un rapporto che “non vuole essere un punto conclusivo, ma aspira piuttosto a generare consapevolezza, ricordando e richiedendo alla Chiesa cattolica e ai poteri pubblici che c’è ancora bisogno di dare una risposta alle vittime”.

    ” Le vittime sono il senso primo, l’ultimo e il senso centrale di questo Rapporto”, ha affermato nel suo intervento, in cui ha posto l’accento sulle vittime: “Ascoltarle è incontrare la voce e l’esperienza del dolore. E Quello che è successo è per loro e per la società un vero disastro”. E sottolinea: “La missione del Mediatore non è giudicare, non è un giudice. La sua missione non è legiferare, non è il legislatore. Piuttosto analizza, domande, studi, indagini, raccomandazioni e suggerimenti”.

    L’Unità di Assistenza alle Vittime, creata anch’essa per affrontare il lavoro del Rapporto, ha raccolto informazioni rilevanti su 487 vittime, in interviste realizzate sia a Madrid che fuori dalla capitale. Di questi, la stragrande maggioranza (84%) erano uomini. Le vittime sottolineano i problemi emotivi e comportamentali che soffrono a causa dell’abuso. E un terzo di questi ha riferito di aver avuto sintomi di stress post-traumatico e, alcuni di loro, di aver sperimentato sintomi depressivi, sentimenti di vergogna e stigmatizzazione, e azioni suicide. “L’abuso sessuale ha avuto un impatto devastante su intere generazioni.”

    Le testimonianze raccolte dall’ascolto rispettoso delle vittime rivelano l’impatto devastante che l’abuso sessuale ha avuto sulle loro vite. ” In nessun caso il numero delle testimonianze è destinato a determinare la portata quantitativa del problema “. L’importante, quando si presentano un certo numero di testimonianze di vittime, è tenere presente l’unicità personale di ciascuna di esse e l’impossibilità di ridurla a una cifra contabile”, ha sottolineato il difensore civico.

    Non esiste una stima delle vittime

    “Tentare di fare una stima delle vittime significherebbe ignorare la volontà delle vittime, e anche ignorare che alcune sono già scomparse.” In ogni caso, in tutto il rapporto vengono raccolti i numeri della stessa Chiesa cattolica, non sempre coincidenti tra loro (tra quelli forniti dalla CEE e dalle congregazioni), nonché l’inchiesta del quotidiano El País.

    “Le testimonianze raccolte rivelano l’impatto devastante che gli abusi sessuali hanno avuto sulla vita di determinate persone”, per cui vi è stata “la necessità di dare una risposta a tante persone che hanno subito questi abusi durante la loro infanzia” , ​​soprattutto “da parte di la Chiesa cattolica, dalla quale ci si può aspettare l’esemplarità”.

    Oltre alle testimonianze dirette raccolte per la stesura del Rapporto, sono state prese in considerazione altre fonti provenienti da organismi ufficiali, dalla Chiesa stessa e inchieste mediatiche. Una menzione speciale richiede la collaborazione del quotidiano El País , che ha iniziato le sue indagini giornalistiche nell’ottobre 2018 e che ha consegnato i suoi fascicoli all’istituzione del Difensore civico fino a quattro volte per completare il lavoro.

    “La commissione consultiva ha conosciuto il sentimento di solitudine che molte vittime provano quando intraprendono il passo della denuncia. Al punto da dover affrontare nuovi danni, la vittimizzazione causata dalla risposta della Chiesa, della società e della Giustizia”, ​​ha aggiunto.

    Per molti anni ha predominato un certo desiderio di negare gli abusi, o di nascondere o proteggere gli autori degli abusi […] Comportamenti come il trasferimento degli autori di abusi in altri centri o in altri paesi sono stati un esempio di cattiva pratica in molte istituzioni della Chiesa. Questa pratica non ci ha permesso di rispondere al problema

    “La risposta [della Chiesa] è stata insufficiente, dilatoria, le vittime raramente sono state assistite […] le procedure canoniche hanno spesso avuto un deficit con le vittime.” Inoltre, «la pura applicazione del diritto canonico non di rado ha portato alla solitudine, al silenzio, al segreto o all’impotenza. Per molti anni ha prevalso un certo desiderio di negare gli abusi, o di nascondere o proteggere gli abusatori […]. Il trasferimento degli autori di abusi in altri centri o in altri Paesi è stato un esempio di cattiva pratica in molte istituzioni della Chiesa. Questa pratica non ci ha permesso di rispondere al problema”.

    “I pochi casi che sono stati perseguiti, con condanne, non sempre garantiscono che le vittime abbiano visto soddisfatto il loro diritto alla riparazione con le somme di risarcimento, poiché non sono state soddisfatte. I casi in cui ha condannato le diocesi sono stati un minoranza”, ha aggiunto, sottolineando che alcune cose sono cambiate

    Conclusioni e Raccomandazioni

    Per quanto riguarda le conclusioni e le raccomandazioni, ” non vogliono essere l’ultima parola. E ancor meno una soluzione definitiva o un punto finale, di fronte a un danno così grande che ha colpito e continua a colpire così tante persone per così tanto tempo .” Piuttosto, ha aggiunto, “aspirano a contribuire alla presa di coscienza iniziata alcuni anni fa da parte della società spagnola, ricordando e richiedendo alla Chiesa cattolica e ai poteri pubblici che resta aperta la necessità di dare una risposta alle vittime”.

    Ángel Gabilondo ha concluso sottolineando che “ il Rapporto fornisce chiarezza, dati e argomenti su una questione che è difficile per tutti affrontare, ma che è essenziale per farlo. Si tratta di assumersi delle responsabilità, il che significa rispondere, rispondere e rispondere. E questa risposta necessaria richiede che il Rapporto che consegniamo oggi alle Cortes Generales, attraverso il suo presidente, contribuisca a sensibilizzare maggiormente sulla questione e a dare una risposta efficace alle vittime, risposta da loro richiesta con buone ragioni.

    https://www.religiondigital.org/espana/Angel-Gabilondo-defensor-pueblo-presentacion-informe_0_2609739009.html