Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    Giampaolo Petrucci

    38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

    A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

    Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

    Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

    E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

    Chiesa insensibile e irresponsabile

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

    Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

    Francesco risponda

    Contro il papa e le gerarchie vaticane c'è anche il dito puntato della Rete l'Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito test.retelabuso.org/. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all'altro sull'asse Italia-Argentina.

    * Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56915

  • Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Lo scandalo dell’82enne Don Nicola Corradi è diventato un caso internazionale, ma quella del sacerdote italiano è una vecchia storia: fino agli anni ’80 infatti avrebbe abusato sessualmente di bambini sordomuti all’Istituto Provolo di Verona. Il passato torna a galla e le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia.

    Nicola Corradi è stato arrestato in Argentina per reati di abuso sessuale aggravato. I terribili fatti sarebbero accaduti all’interno dell’Istituto Provolo per bambini sordomuti a Mendoza, in Argentina. Il sacerdote Corradi, prima del trasferimento in Argentina, avrebbe abusato sessualmente di bambine e bambini all’Istituto di Verona. In Italia i sacerdoti coinvolti in questa atroce vicenda, compreso Don Corradi, non hanno subito però alcuna conseguenza giuridica. Com’è possibile tutto ciò?

    Gli abusi perpetrati a Verona hanno segnato per sempre la vita delle vittime, oggi ormai persone adulte, che oggi tornano a chiedere giustizia. Un passo avanti sarebbe la creazione di una commissione indipendente dal Vaticano in materia di abusi sessuali, tuttora inesistente. Nonostante le lettere e le richieste fatte dalle vittime, anche a Papa Francesco, per ora il Vaticano non ha fatto nulla.

    Le vittime, alle quali non è stato pagato alcun risarcimento, verranno almeno ascoltate? Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione sordi “Antonio Provolo”, che raccoglie le vittime della triste e scandalosa vicenda. — Don Corradi prima di essere mandato in Argentina era coinvolto in una storia orribile a Verona. Ce ne può parlare? — A Verona si è parlato di Nicola Corradi tardivamente. Corradi è rimasto a Verona quando era ancora chierico e appena diventato prete. Poi è andato in Argentina, in quel periodo è stato denunciato da alcuni sordi per violenze che avrebbe perpetrato a Verona. — Sono state fornite diverse testimonianze da parte delle vittime. Che cosa accadeva esattamente nell’Istituto Provolo di Verona? — Si trattava di atti sessuali, dalle masturbazioni alle sodomizzazioni. — I crimini contestati ai preti dell’Istituto Provolo sono andati in prescrizione. Questi preti e sacerdoti in Italia non hanno subito alcuna conseguenza giuridica? Sono stati almeno allontanati dalla struttura? — Questi preti non hanno subito alcuna conseguenza giuridica. Alcuni di questi soggetti sono morti, sei di questi preti sono ancora presso l’Istituto Provolo, che ha diverse sedi, fra cui anche in Argentina. Sono preti anziani e vivono comunque a Verona. — Sono a contatto con i bambini? — Vivono nell’Istituto e sono a contatto con i ragazzi! — Le vittime che hanno testimoniato sugli abusi subiti ora sono cresciute, sono persone già adulte. Che cosa chiedono oggi? — Oggi le vittime hanno dai 55 anni ai 65 anni. Queste persone vogliono che finalmente si faccia giustizia. Corradi in Argentina è stato finalmente arrestato. In Italia noi abbiamo chiesto al Papa a più riprese per iscritto che venissero sconsacrate le chiese dove sono stati perpetrati gli abusi e che i preti venissero buttati fuori dal clero, che venissero spretati, visto che non è possibile perseguirli giudizialmente. — Anche il risarcimento alle vittime per i danni subiti sarebbe una cosa da fare, no? — Certo, abbiamo ora intenzione di andare alla Corte dei Diritti Umani a Bruxelles e poi vedere che cosa accade. Tenga presente che nel 2011 il Vaticano ha richiesto una commissione d’inchiesta che abbiamo concordato di fare, è stata fatta ed è durata 3 mesi. Dopo un anno e mezzo il Vaticano, tramite la Congregazione della Fede ci ha scritto una lettera: il Vaticano ha riconosciuto che gli abusi erano stati fatti. Ha dato delle pene a questi preti, molto edulcorate però. — Di quali pene si tratta? — Esercizi spirituali, preghiere ecc.

    — Questa brutta vicenda non è l’unica nel panorama degli abusi perpetrati in Istituti, Case di affidamento, il Forteto è un’altra vicenda scandalosa.

    — Sì, ci sono tante realtà. La nostra che abbiamo denunciato presso la Sala Stampa del Parlamento Italiano nel gennaio 2009 è stata definita il più grosso scandalo denunciato in Italia. La denuncia in Italia era molto importante perché in Italia c’è il Vaticano. Noi abbiamo parlato con Papa Francesco l’anno scorso in ottobre, abbiamo parlato 7 minuti nella Giornata dell’Handicap in San Pietro. Abbiamo chiesto che fosse istituita una commissione indipendente per far luce su tutti gli abusi che ci sono stati in Italia e conseguentemente nel mondo. Abbiamo chiesto che la CEI e la Congregazione della Fede aprissero gli archivi e dessero la possibilità di vedere quello che c’è dentro. Ci hanno risposto a febbraio per iscritto tramite il Monsignor Becciu, dicendoci che avrebbero passato la pratica al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Ad oggi non sappiamo ancora nulla. — Secondo voi quindi sarebbe necessaria la creazione di una commissione ad hoc per indagare sui casi di abusi sessuali perpetrati dai preti.

    — Sì, una commissione indipendente dal Vaticano, perché l’attuale commissione che hanno con tanta pompa istituito non è assolutamente approdata a nulla.

    — Per il momento quindi in Italia non vengono effettuati dei controlli negli Istituti religiosi, lo Stato non vi può entrare dentro? — Da quello che sappiamo non ci sono controlli. — Speriamo si faccia luce al più presto sulla vicenda. — Innanzitutto per le vittime, perché hanno rovinato la vita a queste persone, abbiamo casi in cui gente violentata, abusata dai 6 ai 12 anni, arrivata ai 60 anni ha ancora gli incubi per quello che è successo. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

  • Pesante replica dell’Associazione Sordi Provolo di Verona al vescovo Giuseppe Zenti

    Pesante replica dell’Associazione Sordi Provolo di Verona al vescovo Giuseppe Zenti

    La replica dell’associazione arriva dopo questa intervista rilasciata dal vescovo Zenti

    “Il comportamento del Vescovo e’ quantomeno sconcertante.

    Prima negava e  ora e’ disposto a collaborare.

    Siamo  felici del suo ravvedimento e, visto che ha sempre ribadito di cercare la verita’, lo invitiamo a rendere nota la sentenza di cui parla e la lettera con la quale il Vaticano, a seguito della Commissione del 2011 sugli abusi all’Istituto Provolo voluta dalla Santa Sede, ha riconosciuto che detti abusi erano stati perpetrati, emanando peraltro pene estremamente edulcorate.

    Sempre per amore di verita’.

    Marco Lodi Rizzini

    Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    Per le vittime di abusi”

     

  • Caso Anello e abusi sessuali in chiesa, i preti sapevano e non hanno denunciato

    Caso Anello e abusi sessuali in chiesa, i preti sapevano e non hanno denunciato

    C’è chi aveva saputo qualcosa, aveva sentito lamentele su alcuni atteggiamenti inequivocabili da parte di un militare e di un frate cappuccino, ma ciò nonostante diversi parroci non hanno parlato, non si sono rivolti né alle autorità giudiziarie né a quelle ecclesiastiche. Intanto lunedì si è svolto l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del colonnello Salvatore Muratore e del cappellano del Civico Salvatore Anello. Tre ragazzine di 12, 13 e 16 anni hanno confermato in Procura le scabrose circostanze in cui si sono trovate. Il frate cappuccino, pur non essendo stato riconosciuto dalla diocesi palermitana quale esorcista, si dilettava nelle preghiere di guarigione. Riceveva le fedeli nei locali della chiesa dei Cappuccini e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe allungato le mani, facendole scivolare sotto le magliette e i pantaloncini di donne fragili e ragazzine indifese.

    In una città già macchiata da diverse storie di abusi sessuali legate a uomini di chiesa, da padre Turturro a Borgo Vecchio a padre Nuvola e don Roberto Elice, un’altra inchiesta rischia di gettare fango sul mondo religioso palermitano. Dove però – è giusto sottolineare – la stragrande maggioranza dei preti svolge un lavoro fondamentale, soprattutto nelle periferie a volte dimenticate dalle amministrazioni. In questo caso a infrangere il muro dell’omertà sono state alcune delle vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare, di rivolgersi alla giustizia fornendo un input fondamentale per l’avvio delle indagini condotte dalla polizia giudiziaria della polizia di stato presso il tribunale dei Minori. Dopo il racconto di una donna sono stati contattati e convocati numerosi preti che predicano nelle chiese palermitane e non solo. Una di loro decise di non recarsi più agli incontri con padre Anello, rivolgendosi a quel punto a Fra Benigno della chiesa dei Frati Rinnovati di via alla Falconara, guida per gli esorcisti in Sicilia. Di fronte al racconto della donna avrebbe ammesso di aver già sentito lamentele sul conto di padre Anello.

    Raggiunto da PalermoToday ha subito negato ogni tipo di collaborazione per fare chiarezza sulla vicenda: “Non ho alcuna intenzione di parlarne o rilasciare interviste”. Stessa risposta è arrivata dall’Arcidiocesi palermitana guidata da monsignor Corrado Lorefice che, per bocca dell’ufficio stampa, non si è voluto esprimere sull’argomento: “Queste presunte storie di abusi hanno riguardato un frate dei Cappuccini. Se volete risposte dovreste rivolgervi al loro ordine provinciale”. Per l’arresto di don Elice invece l’arcivescovo si è detto fortemente addolorato, sia per le vittime che per la comunità ecclesiale. La dirigenza dell’ospedale Civico di Palermo, appresa la notizia, ha subito sospeso la convenzione da 20 mila euro. L’ordinario diocesano, il monsignor Giuseppe Oliveri, a stretto giro di posta ha quindi nominato al suo posto il reverendo padre Enrico Miranti.

    Nell’inchiesta emerge come le fragili vittime abbiano deciso in ultima istanza di rivolgersi a un prete per scacciare un presunto “malocchio” o il “demonio”. Sarebbe questo il pretesto adottato dal frate cappuccino, stando alle parole riferite al gip Gabriella Natale con a fianco una psicologa, mentre nella stanza accanto c’erano in ascolto il sostituto procuratore Giorgia Righi e gli avvocati della difesa. Nella stessa giornata, mentre le coraggiose e giovani vittime hanno deciso di vuotare il sacco e collaborare, padre Anello ha preferito rinunciare alla possibilità di essere ascoltato.

    Durante le indagini di polizia giudiziaria, come si evince anche dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono saltati fuori i nomi di diversi “ministri reliogiosi”, da Palermo a Caltanissetta, passando per Prizzi e anche per la capitale. In un paesino alle porte di Roma c’è un prete, precedentemente in servizio presso la chiesa di San Giuseppe ai Teatini di Palermo, che era stato contattato telefonicamente da una donna che chiedeva supporto. “Le ho consigliato di rivolgersi alla polizia, ma questo ha spaventato la donna – spiega – che temeva di scatenare un terremoto in famiglia rischiando di perdere il marito. Ho chiesto un appuntamento all’arcidiocesi ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. Di fatto, però, non arrivò alcuna denuncia. Una vittima si era rivolta anche a un prete della zona Noce che, in prima battuta, si era offerta di accompagnarla salvo poi sparire e farsi sentire nuovamente per sconsigliare la denuncia fornendo garanzie su “percorso di purificazione” intrapreso dal peccatore.

    Altre delle risposte ricevute dai preti chiusi nelle loro sagrestie lasciano spiazzati. “Non rilascio alcuna intervista, ma posso dire di aver ascoltato la donna e basta. Le ho anche spiegato che in ciò che era accaduto non c’era il segno di Gesù. Ma non è della mia diocesi – spiega un prete nisseno – e non è nel mio stile invitare a denunciare. Mi sono limitato a dare un consiglio, poi ognuno è libero di fare ciò che crede”. Un altro parroco del Palermitano che era venuto a conoscenza dell’accaduto, si è appellato impropriamente al “segreto confessionale”: “Sono stato contattato da un altro prete e ho ascoltato questa donna. Ho cercato di darle aiuto, ma non possiamo riferire nulla alle autorità. Tutto dipende dalla volontà di chi è coinvolto”.

    Nessuno tra coloro i quali erano venuti a conoscenza dell’accaduto ha ritenuto necessario fare un passo in più, richiedendo un incontro urgente con l’arcivescovo o recandosi in Procura per collaborare alle operazioni di polizia e permettere che i due uomini venissero fermati. L’inchiesta, ancora nella sua fase iniziale, rischia di diventare solo un altro caso della lunga lista redatta da Rete L’Abuso onlus, associazione presieduta da Francesco Zanardi: “Sono circa 130 i preti condannati negli ultimi 15 anni e circa un centinaio quelli ancora sotto indagini. L’Onu nel 2014 ha emesso una sentenza pesante nei confronti del Vaticano, chiedendo di rivedere la regolamentazione. Ma in tal senso il Governo è rimasto immobile. Oggi un uomo di chiesa non può denunciare alle autorità ma deve rivolgersi prima ai suoi superiori, ai quali poi spetterebbe il compito di rivolgersi a polizia e magistratura. Con la nostra associazione  stiamo pressando per far inserire l’obbligo di denuncia“.“

    http://www.palermotoday.it/cronaca/esorcismi-abusi-sessuali-padre-anello-muratore-retroscena.html

     
  • Ha abusato di decine di minori disabili: in manette Nicola Bruno Corradi „Abusi sessuali su minori sordomuti: prete in manette“

    Ha abusato di decine di minori disabili: in manette Nicola Bruno Corradi „Abusi sessuali su minori sordomuti: prete in manette“

    Le manette sono scattate lunedì scorso in Argentina, dopo anni di abusi e violenze sui bambini sordomuti ospiti di alcune strutture d’accoglienza. Sarebbero decine le piccole vittime di Don Nicola Bruno Corradi, sacerdote veronese di 82 anni. Bambini tra i 10 e 12 anni con incapacità uditive e di linguaggio, ospiti dell’istituto Provolo di Mendoza. Si parlerebbe di almeno 60 casi di abusi, avvenuti tra il 2007 e il 2009.

    Il caso è scoppiato grazie alla denuncia di una senatrice di Mendoza, che durante un evento sarebbe stata avvicinata proprio da una ragazzina ospite della struttura. La piccola avrebbe raccontato  di essere  stata testimone delle violenze per anni.

    Indagato per la seconda volta: già negli anni ’80 il prete veronese era stato accusato, insieme ad altri 27 religiosi e laici, dello stesso atroce reato, commesso sui bimbi sordomuti della sezione veronese del medesimo istituto: tra loro anche alcuni bresciani.

    Uno scandalo che allora fu risolto trasferendo il sacerdote in Argentina. Una ‘punizione’ di certo non esemplare e che non ha fatto cambiare atteggiamento al prete. Tanto che pochi giorni fa su di lui si sono nuovamente accesi i riflettori degli inquirenti. Le indagini coinvolgono un altro religioso, don Horacio Corvaro di 55 anni, e un dipendente laico dell’istituto.

     Finalmente la giustizia ha fatto il suo corso. Noi continueremo a cercare di mantenere vivo il ricordo degli aberranti fatti accaduti” È questo il commento dell’associazione Sordi Provolo, che riunisce le vittime degli abusi subiti nell’istituto veronese.
    http://www.bresciatoday.it/cronaca/abusi-minori-prete-nicola-bruno-corradi.html

     

  • Bambini sordomuti abusati da preti a Verona: arrestati due sacerdoti

    Bambini sordomuti abusati da preti a Verona: arrestati due sacerdoti

    Padre Corradi , 82 anni, e padre Corbacho, 56, sono stati arrestati in Argentina: il primo aveva lavorato per anni all’Istituto Provolo a Verona, in Italia. A incastrarli, le testimonianze shock di alcune delle vittime.

    Arrestati in Argentina due sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di decine di bambini sordomuti di un istituto a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Uno dei due è un nostro connazionale: si tratta di padre Nicola Corradi, 82 anni, denunciato per la prima volta negli anni Ottanta sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona, ora agli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata. L’altro è Horacio Corbacho, 56 anni. Si ritiene che i due abbiano violentato decine di bambini diversamente abili di età compresa tra i 10 e i 12 anni tra il 2005 e il 2009. Fermato con loro, con le stesse accuse, anche un laico.

    Gli abusi dei due sarebbero proseguiti fino ad oggi, dopo il loro rientro in Argentina dall’Italia, sempre in una casa di proprietà dell’istituto Antonio Provolo. Per ora i casi di abuso su cui si indaga sono una decina ed il procuratore generale argentino Alejandro Gullè ha stabilito l’arresto in seguito alle testimonianze di alcune delle vittime, considerate decisive. Almeno venticinque i testimoni finora ascoltati e 12 i casi dal 2007 presi in considerazione. Da incubo i loro racconti fatti al magistrato attraverso un interprete che traduceva in linguaggio dei segni.

    Un portavoce dell’arcivescovo di Mendoza, diocesi dove hanno continuato ad operare indisturbati i due sacerdoti, precisamente nella località di Carrodilla, continuando ad avere contatti con i bambini, ha commentato gli arresti dicendo che “la Chiesa prova molta tristezza ed indignazione”, che la magistratura non ha riferito particolari dettagli delle indagini e che l’arcivescovo “solidarizza con le vittime e le famiglie” e che “collaborerà con la giustizia”. Il portavoce ha anche affermato di aver immediatamente informato degli arresti i vertici dell’Istituto Antonio Provolo, a Verona.

    Il precedente a Verona: “Sodomizzato da 15 preti”
    Non è la prima volta che l’Istituto Antonio Provolo di Verona finisce nell’occhio del ciclone a causa di presunti scandali sessuali ad opera dei sacerdoti che operano nella struttura sugli ospiti sordi, e sempre con padre Nicola Corradi tra i protagonisti. È del marzo scorso la testimonianza shock di un ex allievo, oggi sessantenne, su alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindi preti e fratelli”, ha raccontato alla stampa. E ha continuato: “Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Lo Snap, l’associazione che tutela le vittime di abusi sessuali, è convinto che don Corradi abbia potuto espatriare dopo aver comprato il silenzio di alcune vittime. “Protestiamo la nostra indignazione per aver permesso a questi religiosi di avvicinare altri minori in condizioni di particolare fragilità, contando sulla prescrizione delle accuse – fanno sapere in una nota -. Ci domandiamo come abbia potuto Papa Francesco, ex arcivescovo di Buenos Aires, non prendere provvedimenti contro i sacerdoti trasferiti a due passi dalla sua sede episcopale”.

    http://www.fanpage.it/minori-sordomuti-abusati-da-preti-a-verona-arrestati-due-sacerdoti/

  • Clero e pedofilia: note ecclesiologiche alle gesta del don Inzoli

    Clero e pedofilia: note ecclesiologiche alle gesta del don Inzoli

    Il prete ciellino condannato per abusi su minori. C’è una correlazione tra la concezione ecclesiale di don Giussani e la sottomissione psicologica delle vittime riscontrata dal gup?

    Bruno Vergani

    Pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna – quattro anni e nove mesi di reclusione, rito abbreviato, primo grado di giudizio – nei confronti di don Mauro Inzoli sacerdote di Comunione e Liberazione con ruoli di responsabilità, per abuso sui minori. Già sanzionato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a ritirarsi a vita privata, oltre che a coatto “adeguato trattamento psicoterapeutico”; se per adeguato intendano psicoanalitico, terapia analitica, cognitivo comportamentale o della Gestalt, la Congregazione non l’ha specificato – tutta da indagare questa alleanza tra Chiesa e psicoterapia – però ha indicato che le sedute siano protratte per non meno di cinque anni. L’Inzoli è noto al grande pubblico per la partecipazione, nonostante la brillante imputazione, a un convegno sulla difesa della famiglia tradizionale [v. foto].

    Oggi organi di stampa estrapolano e pubblicano dalla motivazione della sentenza – stilata dal gup Letizia Platè – circostanze dolorose: «Approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione» ha abusato di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni» dai 12 ai 16 anni, fatti risalenti «sin dalla metà degli anni Novanta», pertanto in gran numero prescritti. Nella sentenza è riconosciuta l’aggravante dell’abuso di autorità per la «forte sottomissione psicologica» delle vittime.

    Nell’affermare l’onestà della stragrande maggioranza degli appartenenti a CL, ma nel contempo ricordando i non pochi rinvii a giudizio per corruzione e pure per associazione a delinquere, reati squisitamente ciellini in quanto favoriti, in presa diretta, dalla deriva assiologica tribale insita nell’impianto ecclesiologico del Movimento stesso[1], riteniamo che per tali atti sessuali contro persone minorenni sia imputabile l’Inzoli e nessun altro, non così per l’aggravante della spregiudicatezza procurata dalla propria posizione di forza e di prestigio con forte sottomissione psicologica delle vittime, come ricorda il gup, dove, viceversa, l’accusa – evidentemente non per reato penale ma per pessimo impianto ecclesiologico – sarebbe da estendersi alla concezione ecclesiale di don Giussani. Vediamola.

    Il significato e la prassi dell’obbedienza alla e nella “Compagnia sacramentale” di CL è interpretata totale, assoluta, pragmatica, diretta e precisissima: autorità cielline anfibi terro-celesti con una zampa nella finitudine e l’altra nell’eterno, uomini che per processo “analogico” (analogia entis) rappresentano Iddio stesso per i subalterni. Giussani affermava: «Mai possiamo aderire di più alla misericordia di Dio che nell’ubbedire alle persone, alle pietre dove Dio ci ha collocati». Pietra della misericordia coincidente, nella fattispecie degli sfortunati adolescenti ciellini in oggetto, con l’Inzoli e i massaggi ai testicoli che, secondo organi di stampa, si attardava a fargli dentro e fuori il confessionale. Struttura gerarchica dove l’appartenente alla comunità obbedisce al superiore che gli capita. “Dipendenza” è lemma squisitamente giussaniano, va precisato che all’interno di CL al dipendente è chiesto di fare proprie le ragioni dell’autorità, individuando e accogliendo l’informazione di fondo che esprime il “Superiore” per farla diventare intimamente propria sentendone il valore, in quanto l’autorità è ritenuta Cristo presente, individuo di per sé effimero eppure veicolante l’Assoluto, così se a tredici anni l’autorità ti palpa e bacia anche se non ti piace, urge che indifferente al grado di sensibilità, onestà e verità del Superiore lo interiorizzi per la sacramentalità da lui espressa e significata come insegnava don Giussani. Un processo di sottomissione evidentemente devastante di cui erano vittime nel milieu ciellino anche i genitori dei minori violentati; infantilizzazione di adulti per la quale sono evidentemente imputabili e l’Inzoli e gli adulti a lui subalterni, rei d’ingenuità.

    Oltre alle bislacche concezioni di Giussani anche la Chiesa cattolica ci ha messo del suo, a iniziare dal catechismo che insegna ai bambini che quando appartati nell’armadio del confessionale – ma è una religione seria quella dove ci si chiude in due nell’armadio? – possono imbattersi in un prete grasso e vecchio, oppure bello e giovane, con la barba oppure i baffi, buono o cattivo, là i pargoli e chicchessia non devono prestare attenzione alcuna a tutte queste cose, perché sacramento significa che il prete in quel momento è Iddio stesso. Se poi ti prende per le palle e ti rivela – come riferisce la stampa dell’Inzoli – che trattasi di rito biblico che sancisce l’amore del padre per il figlio, il pargolo, ligio al catechismo, magari ci crede, così da concludere in devotissima sottomissione pietrificato da tanto celestiale, sublime e traboccante amore: non capisco, ma se Dio mi massaggia il coglione destro e pure il sinistro una qualche ragione ce l’avrà di sicuro.

    Bruno Vergani

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    1 La comunione tra gli appartenenti a Comunione e Liberazione era definita da Giussani con l’affermazione: «Io sono Tu che mi fai», con quel “Tu” intendeva Dio e nel contempo, riferendosi al mistero dell’incarnazione cristiana, ogni aderente al gruppo. In questa concezione il nome di ogni ciellino è ritenuto sacramentalmente unificato all’origine con quelli degli aderenti al gruppo; annegamento soteriologico dell’Io nel corpo comunitario. Comunità giudicata da Giussani incontro-avvenimento-presenza salvifica segno sacramentale di Dio stesso, “ontologicamente” – qui da intendersi non come criterio di pensiero che inventaria gli enti (che cosa c’è) ma, con accezione metafisica (che cos’è, come è, perché è), che li fa essere ex nihilo (Giussani tende a idendificare l’ontologia con la metafisica) – costitutiva l’”Io” di ogni singolo componente. Il singolo uomo è in sé insignificante, è nulla. Per “essere” deve diventare cellula appartenente e obbediente alla corporazione, come le api e le formiche sono nulla senza il loro gruppo organizzato, consorziato, congregato, endogamo. Anzi di più: attraverso un processo d’ipostatizzazione del gruppo a verità assoluta e universale per l’appartenente la dipendenza diventa incondizionata ed esistenzialmente totalizzante, “ontologica” come i buchi nel formaggio che fuori da lì non esistono più. Nella concezione assiologica giussaniana la morale non poggia, dunque, sul comportamento umano in rapporto all’idea condivisa che si ha del bene e del male relata all’imputabilità del soggetto – concezione bollata da Giussani moralistica -, ma su una singolare teoria etico-assiologica di appartenenza al gruppo sacramentale: più fai parte più sei nel giusto, più fai parte e più vali, più appartieni e più sei redento, prescindendo dal personale agire. Giussani affermando – nel solco di Matthew Fox – che non sono le cose in sé da abbandonare ma gli atteggiamenti di possesso per le cose, implementa un dualismo tra morale e prassi in un mix gnostico e paolino dove, giudicando il gruppo di riferimento il valore assoluto e i beni materiali un nonnulla, invita ad un atteggiamento di possesso “come se” non avessimo, di godimento come se non godessimo, di utilizzo come se non usassimo, pur anche di fatto possedendo, godendo e usando. Blues Brothers che «in missione per conto di Dio» passano col rosso per salvare il mondo, giudizio di valore dove ogni nome è fuso e confuso nell’incorporazione al gruppo; un “Noi” Alfa e Omega super-Ente, consorteria metafisica salvifica, corpo mistico coincidente la presenza di Dio nella storia e strutturante-giustificante alla radice ogni partecipante al gruppo. All’interno di questo entusiasmo collettivo (enthusiasmòs: “indiamento”), di suggestione e acrisia a tale presupposto sacro fondamento unitario che redimerebbe, di questo sciovinistico imperativo collegiale, di questo familismo su base religiosa, di questo provinciale noi totalitario-salvifico, l’operato dei membri evidentemente obbedisce – indifferente alle generali e universali misure e norme dell’umano diritto costituite, istituite, e socialmente condivise – a regole proprie.

  • Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Non stiamo parlando della recensione di un nuovo libro di Marcello Simoni, dal titolo “La diocesi dei cento peccati”, ma di quell’oscuro mondo che si cela a volte dietro la veste di un prelato. La diocesi di Albenga è stata spesso passata al setaccio per alcuni fatti di cronaca nel corso degli anni. Infatti si registrano casi di pedofilia, sacerdoti indagati per abusi sessuali nei confronti di donne, aspiranti sacerdoti con fede debole ammessi in seminario, preti indagati per circonvenzione d’incapace, religiosi fuggiti con i soldi delle parrocchie, alcuni preti sorpresi in locali notturni malfamati e molto altro.

    L’argomento preti, abusi sessuali e pedofilia rappresenta un tema difficile e delicato da trattare perché pone sotto i riflettori una categoria di persone cui vengono affidati i minori perché se ne occupino, perché li formino e non soltanto dal punto di vista dell’educazione. E’ emerso però dall’incrocio di diverse testimonianze che in alcuni casi alcune persone in difficoltà economiche avrebbero acconsentito ad attenzioni sessuali in cambio di denaro.

    Stiamo parlando di un sottobosco diffuso, seppellito e nascosto, di atteggiamenti morbosi, di esplicite attenzioni sessuali e violenze su minori e persone indigenti. Si ha paura di parlarne perché si ha paura di incappare nell’accusa di pregiudizio, nell’avversità e nei confronti del clero.

    Non solo di fronte alle inchieste giudiziarie, ma anche al moltiplicarsi di voci, anche se non sempre controllate, il sentire comune contro la pedofilia è sempre più d’attualità. Vale non soltanto per le diocesi savonesi (Albenga-Imperia e Noli-Savona), ma per tutti quegli ambienti dove prevalga la promiscuità, il contatto, non controllato tra adulti e bambini e tra personaggi abbienti di chiesa e persone indebolite dall’indigenza, che vendono il proprio corpo al costo di sopravvivere.

    Grazie alla sensibilità contemporanea i riflettori si stanno accendendo sulle “volpi del pollaio”, affinché vengano alla luce i casi gravi e condannabili di abuso o di molestie verso i più deboli, quelli che sino a qualche anno fa venivano nascosti o taciuti. A vigilare anche la Rete L’Abuso con Francesco Zanardi, da anni impegnato a tutela delle vittime della pedofilia. Abbiamo raccolto la sua opinione sul passaggio di consegne alla guida della diocesi di Albenga-Imperia.

    Cos’è cambiato dopo l’avvicendamento tra il Vescovo Oliveri ed il nuovo Vescovo Guglielmo Borghetti nella diocesi di Albenga?

    “L’ambiente ecclesiastico della Diocesi di Albenga è sempre stato un luogo limaccioso, contornato di segreti invisibili che negli anni sono stati cementati tra le mura di questa struttura religiosa. Dopo l’insediamento del nuovo vescovo tutto è finito per il momento sotto il tappeto, se ne parla pochissimo quasi come se fossimo in un territorio dove regni l’omertà. Sembra sempre che io ce l’abbia con la chiesa, ma non ce l’ho affatto con la chiesa, comunque con l’arrivo di Borghetti non è cambiato nulla, la chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili e Papa Francesco non sta davvero cambiando le cose. Monsignor Borghetti è arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015, su scelta di Bergoglio, dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, però nulla purtroppo è cambiato. La diocesi di Albenga è da sempre stata un rifugio pecatorum per diversi preti già condannati per pedofilia in altre regioni e poi trasferiti e lì accolti. E’ sempre stata la diocesi degli scandali per tanti anni. Io stesso, da bambino, fui abusato da un sacerdote proprio in questa diocesi, a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Vicenda che si è ultimata con la condanna del prete nel 2012. A causa di questa esperienza con l’associazione abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione e siamo partiti dal fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, ad innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”. 

    E cosa dice di Monsignor Mario Oliveri?

    “Il predecessore di Borghetti, il presule Mario Oliveri, aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. Tra i vari nomi degli scandali possiamo annoverare: quello di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Poi, quello di don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato a quattordici mesi per abusi sessuali su minore nel 1992 a Pinerolo (Torino), quello di don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli. E infine c’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi. Lo stesso Oliveri ha attirato voci pesanti, ma tutto è passato nel dimenticatoio”.

    Ad Albenga si è appena concluso il Giubileo straordinario della Misericordia che ha concesso a migliaia di fedeli tra cui anche sacerdoti, due vescovi e seminaristi, la possibilità di incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre nella confessione dei propri peccati. Un modo semplice per potersi rinnovare agli occhi di Dio, partecipando alle celebrazioni del Giubileo della Misericordia. Lei pensa che questo vuole essere il segno di una pacificazione? 

    “Il vescovo Borghetti ha dichiarato che in quest’anno Giubilare c’è stato ‘un risveglio di passione per Gesù Cristo volto della Misericordia del Padre e che si è trattato di un anno di grazia davvero terapeutico per la nostra diocesi e sono convinto per tutta la Chiesa’. ‘Terapeutico’ è un termine forte, però non penso che un anno Giubilare consenta di cancellare quanto sia accaduto in precedenza. Inoltre, come ci si può sentire di fronte a simili argomentazioni quando secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla nostra rete L’Abuso, esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari. Sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni e ben 5 solo nella diocesi di Albenga”. 

    Il Governo italiano, a differenza degli altri Stati europei, non si è mai occupato in modo approfondito del problema. Cosa pensa sulla posizione di Papa Bergoglio nei confronti delle sue “pecorelle smarrite”?

    “Non c’è peccato che Dio non possa perdonare, ha così dichiarato il Pontefice Francesco. Infatti ha chiarito che ‘l’unica condizione è quella di sentirsi peccatori, perché la misericordia di Dio non cancella l’esistenza del peccato. La Chiesa condanna il peccato perché deve dire la verità. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio’. Bisognerebbe andarlo a dire alle vittime di abuso, che il perdono serva per raggiungere la serenità del cuore e che rappresenti la condizione necessaria per vivere felici. Ma gli abusi di cui si sono macchiati certe persone e che passando attraverso la Porta Santa si siano potute anche redimere, resteranno comunque impuniti. I peccati commessi oltre a rimanere un’impronta negativa, nella vita degli abusati, potranno pur sempre essere perdonati dalla chiesa, ma non da chi li ha subiti”. 

    Maurizio Losorgio

    http://www.savonanews.it/2016/11/15/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/sacerdoti-e-pedofilia-zanardi-con-il-nuovo-vescovo-di-albenga-nulla-e-cambiato.html

  • Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    – CITTA’ DI CASTELLO –
    GIOVANNI DESIO, ex sacerdote di Ravenna condannato per atti sessuali contro minorenni; don Stefano Cavalletti pizzicato in un coca party e finito nei guai per reati connessi agli stupefacenti; don Massimo Iuculano di Vercelli, condannato per diversi episodi di violenza sessuale su minori: sono soltanto alcuni degli uomini di chiesa passati a Città di Castello, a Villa Sacro Cuore, dal 2011 adibita a centro di recupero per sacerdoti ‘in difficoltà’. A fotografare la situazione di questo luogo, immerso nelle colline tifernati che da cinque anni è finito alla ribalta delle cronache come una sorta di casa per preti ‘deviati’, è stata la trasmissione Melog di Radio24 condotta da Gianluca Nicoletti, nella puntata andata in onda l’8 novembre alle 12.

    TRA GLI OSPITI il presidente della rete «L’abuso», Francesco Zanardi, e il giornalista Federico Tulli che ha appena pubblicato un libro su «Preti e Pedofilia». Secondo un’inchiesta svolta dalla rete «L’abuso» (associazione italiana vittime dei predi pedofili), sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 quelli condannati, solo negli ultimi 15 anni. L’associazione parla di alcune «strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari», dice il presidente e portavoce dell’associazione Zanardi. Si fa riferimento a istituti dislocati nelle Marche e nell’Umbria e in special modo a villa Sacro Cuore di Città di Castello, 56 posti letto destinati via via a numerosi sacerdoti italiani finiti nel vortice dello scandalo e, forse, a qualche prelato dall’estero.

    TRA I SACERDOTI che avrebbero soggiornato qui anche padre Thomas Ouso Kodijan, indagato nei mesi scorsi a Lucca per abuso di minore e Giampiero Peschiulli sacerdote brindisino condannato per pedofilia. Zanardi racconta inoltre di essere venuto in possesso nel luglio di quest’anno di una lettera inviata da un gruppo di sacerdoti di Città di Castello che non gradirebbero la presenza di questi ‘ospiti’, scomodi. Una missiva anonima che però renderebbe noto il malumore dei tanti preti perbene della zona a dover fare i conti con una struttura, spesso nell’occhio del ciclone della cittadinanza.
    Cristina Crisci
    notizie tratte da La Nazione www.lanazione.it

     

  • Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

    Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

    Votata una legge che inasprisce le sanzioni: si va da un minimo di dieci anni di carcere alla pena di morte. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale. Secondo il quotidiano Sydney Morning Herald, l’hub turistico di Bali è una delle mete preferite a livello mondiale dai turisti del sesso minorile, superando Thailandia, Filippine e Malesia.

    Il parlamento indonesiano ha approvato all’unanimità una legge che inasprisce le pene per i colpevoli di abusi sessuali su minori: si va da un minimo di 10 anni di carcere alla pena di morte. Nel provvedimento le sanzioni per i crimini sessuali vengono inasprite anche da una serie di pene aggiuntive come la pubblicazione delle identità dei colpevoli. Viene inoltre dato il via libera a misure punitive come la castrazione chimica e l’impianto di chip elettronici per l’identificazione e il controllo dei condannati in libertà condizionata.

    Il governo di Giacarta è già al lavoro – riferisce il Jakarta Post – per stilare una serie di norme a sostegno della nuova legge sulla violenza sessuale contro i bambini. Yohana Yembise, ministra per l’empowerment (consapevolezza, ndr) delle donne e la protezione dei bambini ha espresso ottimismo sull’efficacia della nuova legislazione: “Ci siamo dotati delle norme più dure contro gli assalitori”. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale.

    La proposta di emendamento della legge del 2002 è stata presentata a maggio scorso dal presidente Joko Widodo, conosciuto in patria con il nome di “Jokowi“. Il governo aveva quindi emesso un Perppu (acronimo dell’espressione che in indonesiano sta per “Decreto governativo con valore di legge”) per dare un segnale forte nella lotta contro i sempre più ricorrenti episodi di violenza sessuale ai danni di minorenni. Secondo quanto dichiarato allora da Jokowi, il documento aveva l’obiettivo di fornire ai giudici più libertà di emettere sentenze più dure contro i reati sessuali sui minori e aumentare l’effetto di deterrenza della legislazione vigente.

    Poche settimane prima, ad aprile, poco lontano da un piccolo villaggio dell’isola di Sumatra, una studentessa di 14 anni,Yuyun, era stata assalita da un gruppo di quattordici persone, quasi tutti ragazzi di età inferiore ai 18 anni, mentre tornava a casa, trascinata nel bosco, stuprata e uccisa. La giovane era stata poi trovata morta in un fossato tre giorni più tardi. La stampa nazionale aveva inizialmente dato poco peso al caso. Di lì a poco però era iniziata una campagna sostenuta da gruppi di attivisti per i diritti delle donne e dei minori che aveva portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, lanciando un hashtag su Twitter:#NyalaUntukYuyun, una fiamma per Yuyun. I rappresentanti di20 organizzazioni non governative avevano infine lanciato un appello al presidente perché portasse avanti un’azione decisa contro i crimini a sfondo sessuale. Secondo i dati diffusi da uno dei gruppi di attivisti, più di 40 donne, 7 delle quali minorenni, sono state uccise da uomini nei primi cinque mesi del 2016.

    Alla prevenzione a livello locale si aggiunge poi la lotta del governo allo sfruttamento dei minori nell’industria del sesso localeche attira sempre più turisti stranieri. Secondo il quotidiano australiano Sydney Morning Herald, l’Indonesia, e in particolare lo hub turistico di Bali, è anche una delle mete preferite dai turisti del sesso minorile – soprattutto provenienti dall’Australia – superandoThailandia, Filippine e Malesia. A gennaio di quest’anno,Robert Andrew Fiddes Ellis, cittadino australiano 70enne, è stato arrestato dalla polizia indonesiana a Bali con l’accusa di essere parte di un circolo internazionale di prostituzione minorile. Secondo l’accusa, l’uomo attirava a sé bambini di strada con regali e donazioni in denaro per poi violentarli nel bagno della sua abitazione. L’uomo è ora in attesa di processo, ma potrebbe essere risparmiato dalle pene aggiuntive per la non retroattività del provvedimento approvato oggi dal parlamento.

    Di Marco Zappa

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/15/indonesia-il-parlamento-approva-la-castrazione-chimica-per-i-pedofili/3096183/