Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abuso; vittime e traffico di minori – 🇮🇹 Francesco Zanardi (1)

    Abuso; vittime e traffico di minori – 🇮🇹 Francesco Zanardi (1)

    Di cosa parliamo? Vittime di pedofilia! Traffico di minori? Rete di abusi? Partito politico pedofilo?

    Bambini che si tolgono la vita dopo gli abusi! Sopravvissuti ad abusi sessuali? Trattato del Vaticano nella Repubblica Ceca? Istituzione antipedofilia? Devianza e crimini? Accuse contro un prete. La Chiesa nega le vittime? Leggi e Chiesa in Italia?

    Chiesa, politica e media sono interconnessi! Come risolvere il problema? Qual è la storia e il lavoro di Francesco Zanardi?

    Francesco Zanardi – Rete ‘ABUSO – Associazione dei sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero.

    Riprese effettuate il 12.6.2025 Savona

  • Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Rivolgendoci ai promotori e ai partecipanti;

    S.E.R. Card. Matteo Maria Zuppi; S.E.R. Card. Kevin J. Farrell; S.E.R. Mons. Rino Fisichella; Giovanni Maria Armando Zodda; Paloma Saborito Sanchez; Umberto Angeloni; Ivan Scinardo; Ilenia Petracalvina; prof. Salvatore Martinez; S.E.R. Mons. Guido Gallese; Francesco Luca Ballarò; Stefano Milano; Federica Barbarino; Salvatore Astorina; Fernando Mercadò; S.E.R. Mons. Michele Pennisi; Giuseppe Ardica; Prof. Manfred Hauke; Prof. Carlos Lopez Bravo; Francesco Antonet; Davide Adamoli; Tiago Henriques de Louriçalgo; Louis Giraud; Mark Agius; Jose Carlos Garin Valle; Michele Guerra; Armando Ortiz; Antonio Banderas; S.E.R. Mons. Antonino Raspanti; Vincenzo Morgante; Prof.ssa Rosanna Virgili; S.E.R. Card. Enrico Feroci; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Prof. Avv. Luca Pedullà; Dr. Gregorio Squadrito; Dr. Alessandro Palermo; Fernando Redondo Benito; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Dott. Maurizio Nicolosi; Docenti Università Kore Enna; Don Sebastiano Rossignolo; Marcella Reni; S.E.R. Card. Angelo Bagnasco; Claudia Koll; Dott.ssa Laura Frattari; Beatrice Fazi; S.E.R. Card. Angelo De Donatis; Mario Incudine.


     

    Genuflessi, ma non come quando esprimi rispetto, in questo caso è una genuflessione indegna e volgare, quella che le Istituzioni ennesi, senza rispetto per il loro ruolo istituzionale e per la Chiesa stessa, hanno acconsentito in nome della popolazione, a chi di fatto, in qualunque società civile che si rispetti, verrebbe messo da parte come “pessimo elemento”.

    Qui invece tra tradizione e fede ci si compiace invece, del titolo di “Capitale europea delle confraternite”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che in Italia è l’unica rappresentante delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali di quel clero che solo nel nostro paese è ancora oggi il terzo mondo d’Europa, perché incapace di rendere almeno un risarcimento umano alle proprie vittime, si stringe intorno ad Antonio Messina, vittima accertata di don Giuseppe Rugolo, che in modo inaccettabile, oggi è nuovamente vittima di quella società di dubbia moralità e civiltà, che ha permesso in modo tanto barbaro che Antonio Messina, e tutti noi vittime italiane, subissimo proprio dalla città di Enna e dalle Istituzioni della stessa, tanta umiliazione “istituzionale”.

    In mancanza di una sentenza del tribunale canonico “in nome del popolo di Dio”, che la chiesa vanta puntualmente come rassicurazione verso i fedeli, ma che non emette come in questo caso mai, riportiamo di seguito quella del tribunale civile di Enna, “in nome del popolo italiano” su don Rugolo, in particolare i passaggi che coinvolgono S.E.R. mons. Rosario Gisana, il padrino del VII Forum paneuropeo delle confraternite, alle quali l’Associazione Rete L’ABUSO recapita la presente lettera aperta affinchè possano rendersi conto di essersi rese chiaramente complici, consapevoli o meno, di questo incivile e disumano affronto a tutte le vittime italiane sopravvissute alle violenze sessuali del clero cattolico, e aggiungerei delle stesse confraternite aderenti al VII Forum paneuropeo.

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete l’ABUSO


    Sent. nl 91 /2024 N. 3481/2021 R.G.N.R. N. 665/21 R.G.Trib

     

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    “Ebbene, anche alla luce di queste conversazioni, emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne ad opera del Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e i suoi familiari, ma evitando di attuare qualunque forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico precedentemente richiamata, sicuramente gli imponeva.”

    “D’altra parte dalle conversazioni sopra riportate emerge chiaramente che monsignor Gisana non aveva dato credito alle denunce sugli abusi segnalati dal giovane Antonio Messina, nonostante egli fosse consapevole che si trattasse di un ragazzo minore di diciotto anni, etichettandole come questioni tra omosessuali e, cosa ancor più grave, . giustificando padre Rugolo per la sua condotta con un momento di debolezza da lui vissuto all’epoca in cui si erano verificati i fatti, tanto che, anche nella conversazione telefonica, monsignor Gisana ricordava di aver prestato all’imputato una somma di denaro (che, in sede di esame, preciserà poi ammontare a diverse decine di migliaia di euro).”

    “Questo comportamento di omessa vigilanza integra pienamente il presupposto fondante la responsabilità ex art. 2049 c.p., anche perché appare connotato da una piena consapevolezza se solo si considera che come peraltro confermato dallo stesso monsignor Gisana – anche un altro giovane, OMISSIS, sempre nel 2016, aveva confidato, seppur nel corso di una direzione spirituale, di aver subito approcci sessuale da padre Rugolo (cfr. deposizione OMISSIS e monsignor Gisana, udienza del 17.10.2022).”

    “213 La Curia, nella persona del Vescovo, ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria. iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri\ doveri, conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione.”

    “Sarebbe stato, invero, doveroso da parte dell’autorità religiosa alla guida della Diocesi competente territorialmente sul Duomo di Enna, non solo segnalare alle autorità religiose queste denunce, secondo le procedure esistenti nel diritto canonico ma, ancor prima di ciò, precludere, anche in via cautelativa, a Giuseppe Rugolo di coordinare e gestire numerosi gruppi di giovani in attività ricreative a sfondo religioso.”

    “Alcun controllo veniva invece attivato, tanto che, addirittura, le riunioni dell’associazione 360, sovente si svolgevano dentro le mura del Duomo di Enna, dove, a far data dal 2015 e fino al 2019, l’imputato commetteva impunemente abusi sessuali ai danni di due giovani adolescenti OMISSIS e OMISSIS, consapevole di poter contare sull’appoggio dei vertici religiosi che, al contrario, contribuivano a rafforzare all’esterno l’immagine di padre Rugolo quale esponente di spicco del clero locale.”


     

    La presente è stata recapitata a;

    • Sua Santità Papa Leone XIV
    • Matteo Maria Zuppi – Presidente della Conferenza Episcopale italiana
    • Comune di Enna
    • Diocesi di Piazza Armerina
    • Ufficio stampa – VII Forum paneuropeo delle confraternite

    E p.c.

    • Alla stampa e agli organi di informazione locali
    • Agli organi di informazione nazionali di stampa e televisivi
    • Associazione della Stampa Estera in Italia

    Lettera aperta sopravvissuti – ENNA

  • Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa chiedono al Presidente di abolire la prescrizione.

    Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa chiedono al Presidente di abolire la prescrizione.

    L’associazione Coração Silenciado, che rappresenta le vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica , ha presentato una petizione al Presidente della Repubblica, António José Seguro, affinché promuova un’indagine sul tortuoso processo di risarcimento in corso , chiedendogli di porre fine alla prescrizione per questi casi.

    «Presenteremo una proposta per rivedere e verificare il processo di risarcimento e sostegno finanziario alle vittime di abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica in Portogallo, perché crediamo che, dopo che l’intero processo si è svolto a porte chiuse, avviato e concluso autonomamente, spetti allo Stato effettuare una verifica, un controllo sull’intero svolgimento della vicenda», ha dichiarato a Lusa il portavoce dell’associazione, António Grosso.

    Dopo aver annullato, a luglio, un incontro a Belém perché desiderava essere ricevuta dal Presidente , l’associazione incontrerà venerdì António José Seguro, al quale consegnerà un dossier sul complesso processo di risarcimento.

    «Chiederemo allo Stato di assumersi le proprie responsabilità, perché è responsabile della tutela dei bambini e dei giovani», ma, «soprattutto, (lo Stato deve) procedere con una legislazione, a cominciare dall’abolizione del concetto di prescrizione per gli abusi sessuali sui minori» – come già avviene in altri Paesi.

    Per António Grosso, “ non possono esistere termini di prescrizione per gli abusi sessuali sui minori, perché il trauma non si estingue nella mente e nel corpo delle vittime ”.

    “È assurdo che esistano termini di prescrizione di 15 o 25 anni quando è risaputo, a livello pubblico e sociologico, che le vittime, nella maggior parte dei casi, rivelano i segreti degli abusi sessuali solo più di 30 o 40 anni dopo l’accaduto e quando finalmente riescono a parlarne, il reato dell’abusante è già prescritto”, ha affermato.

    Finora, secondo António Grosso, solo 57 persone hanno ricevuto il risarcimento annunciato, dopo una prima verifica di 512 testimonianze da parte della Commissione Indipendente, successivamente sostituita dal Gruppo VITA, una struttura con psicologi che ha valutato ogni denuncia caso per caso.

    «Rispetto alle 4,815 vittime che, secondo le stime della Commissione indipendente, avrebbero subito abusi nella Chiesa cattolica negli ultimi decenni, (…) il risultato finale è davvero esiguo», sottolinea.

    “Tutto ciò era già motivo sufficiente” perché lo Stato intervenisse, “poiché spetta allo Stato, a livello istituzionale, costituzionale e per tradizione, proteggere i bambini e i giovani”, ha affermato, ricordando che molti degli abusi si sono verificati in strutture ecclesiastiche dove i minori venivano inviati dai servizi statali/pubblici.

    «Lo Stato non disponeva di strutture proprie e mandava i bambini più vulnerabili in conventi, seminari e orfanotrofi, ma poi non garantiva la protezione necessaria e non c’era alcuna supervisione», sottolinea Grosso.

    L’associazione chiede pertanto al Presidente della Repubblica, «nella sua veste e nel suo potere di influenza, di poter sollecitare altri organi statali e l’organo sovrano che è l’Assemblea della Repubblica, (…) a considerare la possibilità di effettuare effettivamente una revisione e una verifica dell’intero processo».

    Per António Grosso, il processo di assegnazione dei risarcimenti finanziari ha contribuito alla “rivittimizzazione” delle persone, “con lunghi interrogatori delle vittime da parte di commissioni investigative, dove non avevano i diritti più elementari e non potevano essere accompagnate da nessuno”, davanti a “due o tre inquisitori” che “avevano tutto il potere sul processo”, per “calcolare il prezzo della nostra sofferenza”.

    Inoltre, ha affermato, “alle vittime è vietato visionare la relazione redatta su di loro e sulla loro vita, sulla base della quale è stato disposto il risarcimento finanziario”, sottolineando che ci sono casi che non sono andati avanti perché i fascicoli erano archiviati in Vaticano e/o riguardavano membri del clero di altre nazionalità.

    ” Ci sono troppi errori e incongruenze in tutto questo processo “, ha sostenuto.

    Ad aprile, il presidente uscente della Conferenza episcopale portoghese, il vescovo José Ornelas, ha stimato che le indagini interne sugli abusi, il sostegno alle vittime e i risarcimenti abbiano comportato una spesa totale per la Chiesa di 3 milioni di euro, con importi individuali compresi tra 9,000 e 45,000 euro.

    Sono in corso procedimenti giudiziari e indagini da parte della Procura della Repubblica, e il vescovo Ornelas ha affermato di sperare che “le istituzioni del Paese funzionino in modo che questa indagine possa essere condotta in modo imparziale e che le persone coinvolte possano essere convocate” dalle autorità.

    Fonte: LUSA

    https://www.portugalresident.com/it/Le-vittime-di-abusi-sessuali-nella-Chiesa-chiedono-al-presidente-di-abolire-la-prescrizione./

  • «Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

    «Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

    «Sto male».

    «Aiuto».

    «Ho paura».

    Sono alcune delle frasi pronunciate da Francesco Zanardi durante una notte che avrebbe dovuto essere dedicata esclusivamente alla cura di una persona arrivata in pronto soccorso in condizioni di sofferenza e che invece, secondo quanto sostiene lo stesso Zanardi, si sarebbe trasformata in un’esperienza fatta di tensioni, umiliazioni, paura e comportamenti che dovrebbero – in un Paese civile – essere accertate nelle sedi competenti.

    Esistono due registrazioni e una sequenza di parole che meritano di essere raccontate. Perché al centro di tutto c’è un paziente. E quel paziente si chiama Francesco Zanardi.

    L’arrivo in codice arancione

    Secondo quanto ricostruito, nelle prime ore del 31 agosto 2026 Francesco Zanardi viene trasportato dal 118 in pronto soccorso in codice arancione. Accusa fortissimi dolori addominali, vomito e continue emissioni di saliva. Ha alle spalle una storia clinica complessa, segnata da gravi patologie e numerosi interventi chirurgici.

    Anche nelle registrazioni la sofferenza appare evidente. Francesco geme, chiede aiuto, ripete di stare male. In un passaggio esclama:

    «Per piacere. Sto male. Aiuto».

    Poco dopo dice di avere un attacco di panico.

    E ancora:

    «Aiuto, ho paura».

    Non una volta soltanto. La parola «aiuto» viene ripetuta insistentemente mentre Francesco appare in uno stato di evidente agitazione e sofferenza.

    «Cancelli immediatamente»

    Ed è proprio intorno alla decisione di Francesco di registrare quanto stava accadendo che la situazione, ascoltando la trascrizione, assume toni particolarmente tesi. A Francesco viene chiesto ripetutamente di cancellare la registrazione. Le frasi trascritte sono inequivocabili nel documentare l’esistenza dello scontro:

    «Lo cancelli immediatamente».

    Francesco risponde:

    «Assolutamente no».

    E ancora:

    «È il mio diritto».

    La richiesta viene reiterata:

    «Cancelli quella roba lì. Lei cancelli. Immediatamente».

    Francesco non cede. E pronuncia una frase pesantissima:

    «Io ho paura che mi fate del male».

    Ma perchè Francesco decide di registrare? Perchè subisce – in modo vigliacco e arrogante – una vera e propria aggressione da parte del medico del pronto soccorso. E proprio lui che lo conferma: «Mi hanno messo le mani addosso. Sono stato materialmente aggredito».

    Francesco ha utilizzato il suo registratore perchè ha subìto una vergognosa aggressione.

    Ma per quale motivo? Cosa si nasconde dietro il comportamento del medico del pronto soccorso?

    Il sanitario conosceva già Francesco? Conosceva le battaglie portate avanti con la sua Associazione (Rete L’Abuso) che si occupa da anni di preti pedofili?

    «Maleducato che non è altro»

    Nella registrazione compaiono anche espressioni rivolte a Francesco che difficilmente possono essere considerate parte di una comunicazione sanitaria serena. Si sente pronunciare:

    «Maleducato che non è altro».

    Una frase che viene ripetuta.

    In un altro momento Francesco continua a sostenere di stare male mentre la discussione resta concentrata anche sulla registrazione. Il tema diventa persino il possibile intervento dei Carabinieri. Francesco risponde sostanzialmente di chiamarli. E i militari sarebbero intervenuti senza adottare provvedimenti nei confronti di Francesco.

    Resta una domanda, la nostra:

    Era davvero necessario che una situazione sanitaria già complessa degenerasse fino a questo punto?

    Il paziente che chiede un calmante

    C’è un passaggio della registrazione che fotografa con particolare crudezza la distanza tra la sofferenza percepita dal paziente e il conflitto che si stava consumando attorno a lui.

    Francesco dice: «Non riesco, signora. Sto male».

    Poi supplica:

    «La prego, mi dia un calmante, qualcosa…».

    Subito dopo torna la richiesta di cancellare la registrazione.

    Il diritto alla cura e il rispetto della dignità del paziente devono rimanere il centro di qualsiasi intervento. Una persona piegata dal dolore non può diventare un avversario. 

    Francesco: «Mi ha insultato perché stavo male»

    Dopo che il dolore sembra progressivamente diminuire, Francesco torna più volte su quanto sostiene di avere vissuto. Parlando con il personale afferma:

    «Mi ha insultato perché stavo male, non riuscivo a stare fermo».

    In un altro momento racconta:

    «Stavo male, si lamentavano che dovevo stare calmo».

    Sono le parole di Francesco, la sua testimonianza diretta e la sua percezione di quanto accaduto.

    Le registrazioni documentano, allo stesso tempo, anche momenti differenti. Vi sono operatori che invitano Francesco a respirare, cercano di tranquillizzarlo, lo aiutano negli spostamenti e proseguono gli accertamenti sanitari.

    A un certo punto gli viene chiesto:

    «È un po’ più tranquillo?»

    E Francesco risponde che il dolore è passato, scusandosi anche per non essere riuscito precedentemente a rimanere fermo. 

    Le dimissioni e il nuovo intervento del 118

    C’è poi un altro elemento indicato che merita attenzione. Francesco viene dimesso alle 3:14. Poche ore dopo, però, le sue condizioni lo costringeranno nuovamente a chiedere l’intervento del 118. Alle 9:30 dello stesso 31 agosto avviene un nuovo accesso sanitario, che si concluderà alle 12:48.

    Francesco considera le prime dimissioni premature e collega il successivo ritorno alla persistenza dei problemi che lo avevano condotto poche ore prima al pronto soccorso. Questo passaggio dovrà essere valutato sulla base della documentazione clinica completa. Ma la successione temporale resta: dimissione durante la notte, nuovo intervento del 118 poche ore dopo.

    Francesco chiede risposte

    Dopo quanto accaduto Francesco Zanardi contesta comportamenti che definisce gravissimi e riferisce di aver subìto ingiurie, umiliazioni, intimidazioni e violenze. 

    Questa storia pone una questione che va oltre Francesco Zanardi. Che cosa deve aspettarsi una persona quando entra in un pronto soccorso in preda al dolore?

    Non è nostro compito stabilire eventuali responsabilità penali, civili o disciplinari. È nostro compito accendere la luce quando qualcuno sostiene che i propri diritti e la propria dignità siano stati calpestati.

    Francesco Zanardi ha denunciato la sua personale vicenda, ha conservato delle registrazioni.

    Ora saranno gli organismi competenti, qualora investiti della vicenda, a ricostruire quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità. Ma le sue parole restano.

    «Sto male».

    «Aiuto».

    «Ho paura».

    «Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

  • La chiesa ha forse preso di mira la Rete L’ABUSO e i sopravvissuti italiani?

    La chiesa ha forse preso di mira la Rete L’ABUSO e i sopravvissuti italiani?

    Un’estate molto calda per la Rete L’ABUSO, ricca di stranezze che a livello interno non potevano passare inosservate. Ma per ora diciamo solo che se 5 + 1 fa 18, vuole dire che i conti non tornano.

    Per il momento possiamo solo dire di aver notato che alcune associazioni straniere di vittime, hanno improvvisamente cambiato rotta e i motivi – che diverse fonti confermano – sono proprio legati ad una anomala apertura con il Vaticano.

    Ripercorrendo il 2026, anche se potrebbe centrare poco, lo scorso febbraio ricordiamo l’incendio di origine dolosa proprio nel palazzo dove la Rete L’ABUSO ha sede. Incendio sul quale, malgrado l’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Savona, non si è saputo più nulla.

    Il 9 giugno, ricordiamo l’attacco al server dati che condividiamo con l’associazione antimafia Casa della legalità di Genova, di cui peraltro sono membro dell’Ufficio di Presidenza. Attacco che da subito si è sospettato grazie a un indirizzo IP rimasto memorizzato nel sistema, fosse riconducibile alla chiesa.

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    Sospetto che una decina di giorni dopo sembra trovare conferma, attraverso una diffida fatta al gestore di servizi dal quale abbiamo in noleggio il server. Diffida in cui col veto dell’anonimato, viene chiesto di rimuovere alcuni articoli (atti giudiziari inclusi) che guarda caso parlavano di “Mensopoli”, l’inchiesta legata all’ospedale Bambin Gesù che coinvolse l’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, lo IOR e alcuni istituti bancari tra cui banca Carige recentemente liquidata. Casi che però erano documentati dall’associazione contro le mafie Casa della legalità, e non la Rete L’ABUSO.

    Ad agosto, mentre da un lato alcuni membri improvvisamente lasciano l’associazione con giustificazioni così poco credibili da far pensare ai più maliziosi che possano essere stati intimiditi, dall’altro, qualcuno cerca di colpire il Presidente della Rete screditandolo.

    Un panorama che senza dubbio si è fatto notare e che sembra tutt’altro che normale.

    Ma quale sarebbe l’interesse della chiesa?

    La risposta potrebbe essere molto semplice, salvarsi dalle richieste di risarcimenti da parte delle vittime dei preti pedofili per evitare, come negli USA, il crack finanziario che ha portato tante Diocesi al fallimento. Proteggere quindi quello “sterco del diavolo” chiamato denaro a cui la chiesa tiene moltissimo, indubbiamente più che alla salute dei minori che la frequentano quotidianamente.

    Facendo un passo indietro, nel 2010 lo scandalo del clero pedofilo e delle gerarchie criminali che lo hanno sostenuto e sottratto alla giustizia degli stati, arrivò anche in Europa, destando nel clero non solo una crisi di immagine, ma il concreto pericolo che si ripetesse il disastro economico avvenuto negli Stati Uniti.

    Ad oggi infatti, praticamente tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto conto alla chiesa per le migliaia di cittadini rimasti vittime dei preti pedofili.

    Tranne l’Italia dove grazie alla complicità del Governo che ad oggi non ha ancora preso alcuna posizione sull’ormai noto problema endemico di cui l’intero pianeta è rimasto vittima, il risparmio economico per la chiesa è stato eccellente in Europa. Basta paragonare i risarcimenti milionari che la giustizia americana ha imposto, notiamo immediatamente che in Europa la chiesa ha di fatto risparmiato molto grazie agli accordi fatti nei vari Paesi, che hanno portato a risarcimenti quasi ridicoli rispetto a quelli degli USA. Parliamo di cifre che non superano i 60.000€.

    Tuttavia si parla comunque di un mare di soldi che se venissero pagati anche in Italia, sulla base percentuale sarebbero in soldoni circa il 43% dei risarcimenti pagati in tutta Europa in quanto, la sola Italia detiene ben 43% della popolazione di preti rispetto all’Europa.

    Italia che se pur a livello istituzionale sia tutt’ora totalmente connivente con la chiesa, grazie alle istanze della Rete L’ABUSO che già nel 2019 portarono il Comitato per i diritti dell’infanzia ad un pesante richiamo, oggi si ritrova per la seconda volta sotto la lente di ingrandimento delle Nazioni Unite che lamentano nuovamente le gravi e reiterate inadempienze del paese rispetto alla Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia.

    Oggi l’Italia è l’ultima ruota del carro rispetto all’Europa in materia di tutela dei più piccoli risultando allo stesso livello dei paesi del terzo mondo che come noi non hanno ancora preso posizione sul problema. E questo la chiesa lo sa bene, come sa bene che prima o poi, anche nel terzo mondo le vittime chiederanno conto.

    Si tratta quindi solo di tempo, durante il quale la chiesa si sta organizzando per pararsi ancora meglio di quanto sia riuscita a fare nel resto dell’Europa.

    Le associazioni, se pilotate risultano un utilissimo strumento per ingannare i sopravvissuti, ed il panorama attuale suggerisce proprio questa come via scelta dalla chiesa per contenere i sopravvissuti.

    Via che malgrado l’omertoso silenzio complice offerto dai vari governi che si sono susseguiti in Italia dal 2010 vede come fastidioso inconveniente la Rete L’ABUSO, l’unica associazione di sopravvissuti esistente, che al momento non gli permette di scrollarsi di dosso le vittime che, stando alle statistiche, supererebbero il milione.

    E qui il conto in denaro è presto fatto; 60.000€ moltiplicato per un milione di vittime fa 60.000.000.000 di euro.

  • Un sacerdote colombiano residente in Italia è accusato di abusi sessuali su minori.

    Un sacerdote colombiano residente in Italia è accusato di abusi sessuali su minori.

    BOGOTÁ (HaciaElUmbral). Jesús Aníbal Ramírez Duque , sacerdote colombiano della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione, è stato recentemente denunciato alla Procura Generale per abusi sessuali su minori.

    Secondo Francesco Zanardi, rappresentante dell’associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero, il sacerdote risiede attualmente a Torre Annunziata, un comune vicino a Napoli.

    Questa nuova denuncia si aggiunge a quella presentata nel 2019 alla stessa congregazione religiosa, che coinvolgeva anche i sacerdoti Ilde de Jesús Muñoz e Jesús Antonio Ramírez Giraldo . Secondo i Missionari della Divina Redenzione, la denuncia del 2019 è stata archiviata dal Dicastero per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Francesco perché, a quanto pare, “non sono state trovate prove sufficienti per procedere”.

    “La mia vita missionaria”

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    La lunga carriera dell’accusato comprende periodi di servizio in diversi paesi: oltre a Colombia e Italia, Messico, Perù e Repubblica Democratica del Congo.

    Tra il 2003 e il 2006, Ramírez ha lavorato come “educatore legato al governo”, responsabile dell’”erogazione di educazione religiosa, etica e valoriale in tutti gli istituti scolastici della Guainía”, secondo le informazioni ufficiali della sua congregazione religiosa.

    Dal 2012 in poi, ha risieduto in Italia. Il suo ultimo incarico noto è stato quello di viceparroco presso la chiesa di San Michelel Arcangelo a Torre Annunziata, nella giurisdizione della diocesi italiana di Nola.

    Questa testata giornalistica ha contattato il vescovo Francesco Marino , ma non ha ricevuto risposta.

    La traccia digitale:

    negli ultimi anni, Ramírez è stato attivo sui social media, con account su Instagram, Facebook e YouTube.

    Un video del 2017 lo mostra vestito da clown, e una fotografia del 2024 lo ritrae mentre tiene in braccio un bambino. Un’altra foto, dello stesso anno, è un selfie che lo mostra con una bambina che sembra non avere più di dodici anni.

    Il sacerdote colombiano promuove la sua autobiografia, “La mia vita missionaria: Incontri tra culture diverse”, su varie piattaforme. Il libro afferma che è nato nel 1960 nel comune di Carmen de Viboral, in Antioquia.

    Il suo ultimo post su Facebook risale a sei giorni fa. Si tratta di un estratto della sua opera illustrato con un’immagine creata con l’intelligenza artificiale: “Ogni giorno è un dono di Dio. Godetevelo, amate, servite e siate felici”.

    “Tradimento della propria fede”,

    ha dichiarato l’attivista Francesco Zanardi in risposta a questo caso. “L’Italia è un paese eccellente per nascondere i preti pedofili. In primo luogo, perché il Vaticano ha molta influenza sulla polizia e sulle autorità giudiziarie. In secondo luogo, perché le leggi europee sono molto deboli in Italia. È difficile ottenere l’intervento della polizia italiana in casi che coinvolgono atti commessi in Colombia”. “È grave che la Chiesa trasferisca i sacerdoti, nascondendoli e mettendo a rischio la salute di altri bambini che senza dubbio diventeranno vittime di questi pedofili. Questo è il peggior crimine che la Chiesa possa commettere, tradendo la propria fede e le persone che dipendono da essa”.

    Attualmente, i protocolli della Chiesa prevedono che qualsiasi sacerdote accusato di presunti abusi sessuali su minori venga temporaneamente sospeso e allontanato dal contatto con bambini e adolescenti, mentre i suoi superiori conducono le indagini. Il documento vaticano “

    Vos estis lux mundi” , che spiega come un vescovo debba procedere di fronte a una denuncia penale che coinvolga un suo subordinato, fa riferimento anche alla necessaria collaborazione con le autorità civili.

    Questo è ciò che ci si aspetta da Francesco Marino, vescovo di Nola, alla luce della denuncia contro Ramírez attualmente pendente presso la Procura Generale colombiana.

     

    Ubicado en Italia sacerdote colombiano denunciado por abuso sexual de menores

  • Bozano Bressanone – SILENTIUM

    Bozano Bressanone – SILENTIUM

    di Andrej Werth – Deve essere stata una bella festa. Tre settimane fa, nel Duomo di Ratisbona, 21 nuovi “Familiaren” (familiari o marianisti) sono stati solennemente investiti dal Gran Maestro Frank Bayard. Nel contesto dell’Ordine Teutonico, “investire” significa accogliere formalmente i laici che sostengono l’ordine nelle sue attività, pur senza essere frati o suore. Si tratta di una rete esclusiva divisa in baliati e commende; in Alto Adige, che costituisce il baliato “An der Etsch und im Gebirge” (All’Adige e nei Monti), si contano 77 familiari, tutti uomini, sebbene l’investitura sia aperta anche alle donne. Tra i presenti a Ratisbona c’era anche Christian Stuefer, dal 2024 priore della provincia d’Austria-Italia dell’ordine, con sede a Lana. Quella tra l’Ordine Teutonico e l’Alto Adige è una storia lunga.

    Fondata con il nome completo di Ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria in Gerusalemme, la comunità si stabilì a Bolzano nel 1202. Ancora oggi, i frati e le suore gestiscono parrocchie e case di accoglienza, sotto il motto “Aiutare, Difendere, Guarire”. Si tratta di un ordine con ingenti proprietà e rappresenta la più grande comunità religiosa maschile in Alto Adige. È tuttavia anche la comunità che registra il maggior numero di segnalazioni di abusi.

    Tra il 2018 e il 2025 – con Maria Sparber che assume il ruolo di ombudsperson (difensore civico) della Diocesi di Bolzano-Bressanone (altro…)

  • Vescovo accusato di abusi, il Papa congeda un prelato pronto ad andare in pensione. Lui: «Fare chiarezza sulla verità»

    Vescovo accusato di abusi, il Papa congeda un prelato pronto ad andare in pensione. Lui: «Fare chiarezza sulla verità»

    Papa Leone XIV conferma la sua linea dura contro gli abusi. Congeda dunque mons. Antonio Santarsiero Rosa, vescovo di Huacho, in Perú. Il prelato ha 75 anni, l’età in cui i vescovi vanno in pensione. Ma Santarsiero è accusato di abusi e aveva chiesto già ad aprile di rinunciare al suo ruolo di segretario generale della Conferenza episcopale peruviana per potere «fare chiarezza sulla verità».

    All’epoca, alcuni organi di stampa, come il sito web “InfoVaticana“, avevano riportato una denuncia contro di lui per presunti abusi sessuali e maltrattamenti psicologici avvenuti nel seminario di questa città costiera, vicino a Lima. Monsignor Santarsiero ha sempre negato le accuse.

    La decisione del Papa

    Nell’attesa che venga fatta piena chiarezza, il Papa lo ha allontanato dal governo della diocesi e al momento non ha nominato un nuovo vescovo. Per Prevost la lotta agli abusi è una priorità, in scia alla linea intrapresa da Papa Francesco e ancora prima da Benedetto XVI. Tra le decisioni prese, per esempio, quella nei confronti del vescovo di Cadice, Spagna, mons. Rafael Zornoza Boy, che era al centro, in Spagna, di una bufera per accuse di abusi sessuali.

    Papa Leone ha anche intrapreso un dialogo con le vittime, a partire dalla rete americana Eca (Endin Clergy Abuse) che, dopo l’incontro con il Pontefice lo scorso ottobre, ed era la prima volta che la combattiva associazione varcava la soglia del Vaticano, ha avviato un dialogo anche con la Commissione vaticana per la tutela dei minori.

    In attesa del viaggio in Francia, a fine settembre, nel corso del quale Papa Leone XIV «certamente», come detto dai vescovi francesi a La Croix, incontrerà un gruppo di vittime di abusi, restano comunque forti le parole pronunciate nell’ultimo viaggio, quello in Spagna a giugno, nel corso del quale il Pontefice ha incontrato alcune persone che ancora portano le ferite a causa di abusi subiti da parte di membri del clero. Parlando successivamente con i vescovi spagnoli, Leone XIV aveva detto: «Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione».

    https://www.leggo.it/esteri/news/15_luglio_2026_vescovo_accusato_abusi_papa_leone_accetta_rinuncia_oggi-9652943.html

  • Attacco al server della Rete L’ABUSO, trovati i responsabili. Indovinate chi sono?

    Attacco al server della Rete L’ABUSO, trovati i responsabili. Indovinate chi sono?

    Il 9 giugno scorso la Rete L’ABUSO ha subito un attacco hacker al server dedicato che si trova a Los Angeles.

    Un attacco che non è riuscito a creare molti danni ai dati tuttavia ha messo totalmente fuori uso l’accesso remoto che usiamo abitualmente dall’Italia. Per ripristinare il sistema è stato quindi necessario un intervento in loco, eseguito dai tecnici di Servermania, il fornitore di servizi web dal quale abbiamo noleggiato il server.

    L’intervento purtroppo ha impedito di recuperare i file di log e i registri che in qualche modo avrebbero potuto indicare cosa fosse accaduto di preciso e da quale indirizzo IP era arrivato l’attacco.

    Tuttavia, dopo il ripristino che ha danneggiato anche il database CODIS che la Rete L’ABUSO utilizza per registrare ed elaborare i casi di abusi sessuali da parte del clero e che al suo interno ha un sistema che registra gli indirizzi IP di chi si collega al database, invia segnalazioni e così via, abbiamo notato, che tra gli ultimi IP registrati dal sistema appariva l’indirizzo 212.77.7.68 . Basta cercare su Google per scoprire che l’IP appartiene al pacchetto di indirizzi riservato alla Santa sede.Immagine 2026 08 19 231213

    Ma qualcosa dal lato tecnico potrebbe non tornare a prima vista e qualcuno potrebbe persino chiedersi come è possibile che un hackeraggio, fatto quindi da un esperto, sia stato fatto da un IP che riconduce all’hacker?

    Ce lo siamo chiesti noi per primi, tuttavia si spiega perchè l’hacker, credendo di cancellare il server e di conseguenza tutti i dati, ha pensato verosimilmente che non avremmo potuto recuperare i file di log e i registri. Cosa che effettivamente è accaduta, infatti abbiamo recuperato quell’IP dal registro del database CODIS, non dal server.

    WhatsApp Image 2026 06 22 at 16.47.50Non abbiamo dato troppo peso al tutto fino a che lunedì 22 arriva una mail da Servermania nella quale il fornitore di servizi web ci comunica che tra 24 ore il server sarà bloccato da loro stessi, a meno che non vengano rimossi da parte nostra due articoli che il fornitore indicherà nella stessa mail.

    E qui, oltre alla conferma che il Vaticano centrasse qualcosa, si scopre anche cosa stessero cercando.

    Si trattava di due articoli, ma non erano della Rete L’ABUSO, bensì della Casa della legalità e della cultura, una associazione antimafia con la quale condividiamo il server.

    In quegli articoli si parlava di “Mensopoli” lo scandalo delle mense ospedaliere che coinvolgeva l’ospedale Bambin Gesù di Roma, che si espanse in tutta Italia.

    Una bella scoperta non vi pare?

  • Rete L’ABUSO si dissocia ufficialmente da ECA Global

    Rete L’ABUSO si dissocia ufficialmente da ECA Global

    In riferimento alla precedente comunicazione in cui chiedevamo doverose spiegazioni a ECA Global su alcune scorrettezze dovute a mancate comunicazioni che definiamo di notevole entità e per le quali ECA rassicurava un chiarimento, in un incontro a una data mai definita.

    Essendoci trovati nuovamente, a distanza di pochi giorni, di fronte ad un ennesimo episodio che replica puntualmente le stesse gravi carenze da parte di ECA Global, ritenendo quindi inutile un chiarimento che comunque non avrebbe in alcun modo risolto in entrambe i casi quanto di fatto oramai accaduto, l’Associazione Rete L’ABUSO ha scelto di non continuare alcun tipo di collaborazione con ECA Global di cui peraltro siamo stati tra i fondatori.

    Abbiamo così chiesto che ECA rimuova tutti i contenuti ed il lavoro che la Rete L’ABUSO ha svolto nei suoi sedici anni di vita in Italia.

    Lavoro che ECA ha utilizzato a mero scopo di autopromozione, come ha fatto con molti dei sopravvissuti che la Rete L’ABUSO assiste e che nei fatti non hanno mai ricevuto supporto dall’associazione statunitense.

    Un atteggiamento totalmente speculativo ed estraneo ai principi morali, alla causa e agli obbiettivi che hanno sempre ispirato la nostra associazione in Italia.

    Atteggiamenti per noi non condivisibili di cui non intendiamo in nessun modo renderci complici e che ultimamente sembrano emergere con recidività da parte di ECA in molti paesi in cui questa ha operato e trovato puntualmente lo stesso dissenso che trova oggi in Italia.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi.