Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    Seppure l’associazione ECA Global non fornisca in alcun modo servizi o supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, veicolandosi nei paesi grazie al lavoro delle realtà locali, la Rete L’ABUSO, nel 2019 aveva da subito aderito entusiasta al progetto di ECA che aveva come obbiettivo quello di unire le realtà associative dei vari paesi, creando così una forza rappresentativa a livello globale.

    All’epoca il manifesto di ECA Global recitava “Ending Clergy Abuse (ECA): Rete mondiale di attivisti e vittime che si batte per tutelare i minori e costringere la Chiesa a porre fine agli abusi clericali“.

    Da oggi però l’Italia congela temporaneamente qualunque rappresentanza ECA, fino a che questa non renderà conto del grave episodio accaduto lo scorso 16 giugno che aveva costretto l’unica associazione che in Italia rappresenta i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, a prendere le doverose distanze da una iniziativa inopportuna e peraltro mai comunicata, che ha di fatto offeso i sopravvissuti italiani, già provati da una situazione impari rispetto all’Europa e al mondo che al momento, malgrado le nostre molteplici richieste, ECA Global,  malgrado ammetta l’imperdonabile errore, non sembra tuttavia in grado di saper fornire alcuna giustificazione.

    Nel tardo pomeriggio di martedì 16 giugno, alcune testate giornalistiche che avevano invano cercato di contattare ECA, si sono rivolte direttamente alla Rete L’ABUSO chiedendo informazioni su un incontro che sarebbe avvenuto a Roma nei giorni di lunedì 15 e martedì 16 c.m. di cui la Rete L’ABUSO non è mai stata informata trovandosi indebitamente coinvolta.

    Scopriamo così,  attraverso un comunicato stampa ufficiale e congiunto che porta i loghi di ECA Global e della Pontificia Commissione tutela minori (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) che l’associazione americana lodando l’incontro con la Pontificia Commissione tutela minori dal quale ha escluso i rappresentanti italiani, lodava un dialogo e il rafforzamento che la chiesa a detta di ECA avrebbe apportato in materia di abusi sessuali a danno di minori.

    Notizia totalmente falsa e inopportuna per quanto riguarda l’Italia, che ad oggi, vede la stessa Commissione Pontificia rifiutare addirittura di riconoscere i sopravvissuti nel Paese.

    L’Italia infatti, non solo è l’unico Paese in Europa che attualmente, malgrado gli impegni assunti, lamenta la totale assenza del Governo italiano, al quale, già nel 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, lamentava la mancata applicazione della Convenzione per i diritti dell’infanzia e che nel marzo di quest’anno torna per la seconda volta, a chiedere conto al Governo italiano, il quale dovrà rispondere della disapplicazione della Convenzione entro il 2027.

    Italia che vede la stessa chiesa attualmente totalmente disimpegnata sul territorio nell’applicazione delle sue stesse direttive a contrasto della pedofilia nel clero.

    I molteplici casi noti a tutti nella penisola partono da quello vescovo di Enna Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale Vincenzo Murgaro, oggi entrambi sotto processo da parte della giustizia per avere mentito ai giudici italiani nel tentativo di coprire don Giuseppe Rugolo, condannato in via definitiva per abusi sessuali a danno di tre minori. Caso che malgrado la conclamata situazione vede la chiesa italiana disapplicare totalmente le proprie norme in tutela dei minori e di coloro che insabbiano, di fatto lasciando i due prelati tutt’ora al loro posto.

    Situazione che oltre a suscitare le ire di Antonio Messina, vittima di don Rugolo che ECA ben conosce e che più volte ha chiesto giustizia a Papa Leone, sempre nella stessa diocesi, pochi giorni fa la condanna di un catechista a 9 anni, mai rimosso, mentre le famiglie delle vittime chiedono invano conto e interventi alla chiesa che però tace.

    Tra i molteplici casi arrivati agli onori della cronaca italiana citiamo quello di pochi giorni fa che riguarda Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, paradossalmente ed in barba allo stesso Motu proprio, è stato rieletto provinciale.

    Sul versante delle vittime e dei mancati soccorsi promessi dalla chiesa, il dato che si rileva sul territorio italiano, a distanza di quattro anni dall’apertura degli sportelli diocesani per le vittime, è catastrofico.

    I casi denunciati all’associazione italiana vedono nel 2025 (dato che l’Osservatorio della Rete L’ABUSO prevede riconfermato nel 2026) raddoppiate le denunce e le vittime che ingenuamente si sono rivolte agli sportelli, ridotte ad un ulteriore trauma, questa volta dovuto alla rivittimizzazione causata dalla riesumazione del trauma prodotta dall’essersi sottoposti agli interrogatori previsti dagli sportelli diocesani e all’inconcludenza della chiesa italiana che, praticamente in quasi tutti i casi, ha lasciato i responsabili degli abusi al loro posto, provocando così ulteriore frustrazione e ulteriore trauma nelle vittime.

    Situazione che ECA global ben conosce e che abbiamo ricordato chiedendo spiegazioni di quanto tristemente accaduto pochi giorni fa, a nostra totale insaputa. Per questi motivi si chiede doverosamente conto a ECA Global dello sciagurato ed inspiegabile gesto, non che delle ridicole dichiarazioni che ECA ha rilasciato congiuntamente alla Pontificia Commissione alla quale invece, avrebbe dovuto chiedere conto di questa grave situazione.

    Il gruppo americano, a sei giorni dall’accaduto, sembra incapace di dare spiegazioni ai sopravvissuti e alla stessa Rete L’ABUSO e comunica che nelle prossime settimane è disposto a riunirsi in un incontro con la Rete, tuttavia al momento non ha ancora fissato una data.

    Per questi motivi Rete L’ABUSO è attualmente costretta non solo a prendere le distanze ma a disconoscere qualunque azione da parte di ECA Global in rappresentanza dell’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

    e

    Co founder di ECA Global

  • Sportelli diocesani, dopo 4 anni l’esito è devastante; vittime traumatizzate, senza cure e preti impuniti

    Sportelli diocesani, dopo 4 anni l’esito è devastante; vittime traumatizzate, senza cure e preti impuniti

    A distanza di quattro anni dalla loro apertura sono devastanti i dati che sta registrando l’Osservatorio della Rete L’ABUSO grazie alle vittime che vi hanno acceduto .

    Quanto le denunce che pervengono all’associazione sono più che raddoppiate rispetto agli anni precedenti.

    Come registra l’annuario dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO il 2025 è al momento l’anno peggiore dal 2000. Parliamo di 51 casi contro una media di 20 registrati nei tre anni precedenti, ovvero da quando gli sportelli sono stati attivati. Dato che se pure non sia affatto basso emerge raddoppiato solo nel 2025 ed è dovuto al fatto che coloro che si erano affidati incautamente alla giustizia della chiesa, sono dovuti restare in attesa delle verifiche che le diocesi hanno dovuto fare al fine di accertare i fatti.

    Fatti che per una serie di molteplici scuse non hanno poi portato a nessun tipo di giustizia e quasi tutti vedono i sacerdoti denunciati ancora al loro posto.

    A fronte di tutto ciò è invece devastante quanto hanno subito a livello psicologico le vittime, a causa della riesumazione del trauma che le ha viste costrette, durante gli interrogatori, a raccontare, riesumando quanto avevano subito durante le violenze. Il tutto aggravato questa volta dalla speranza di una giustizia che non è arrivata.

    L’effetto purtroppo, che prima era circoscritto alla sola vittima, oggi invece si è allargato anche alle famiglie. Genitori, coniugi e figli, oggi costretti a fare fronte a un dramma di cui in molti casi non erano al corrente e che prima, grazie al passare degli annisi si era affievolito in chi lo aveva subito.

    A chiedere aiuto all’Associazione persino alcuni operatori degli stessi sportelli che hanno raccolto le evidenze di coloro che in buona fede credevano di aiutare, ed invece si sono resi conto non solo di aver danneggiato ulteriormente, ma anche che questi siano rimasti poi privi del supporto previsto dalla chiesa.

    A fare da cornice a tutto ciò lo Stato che vede l’Italia oggi, l’unico paese dell’unione compiacente a questo problema endemico, lasciato solo in Italia, totalmente nella gestione della CEI.

    Vittime che come ultima spiaggia, dopo la traumatica delusione degli sportelli, si sono rivolte all’unica associazione italiana in tutela dei sopravvissuti, la Rete L’ABUSO che oggi si trova anch’essa in grosse difficolta a causa dell’enorme mole di vittime che gli sportelli hanno di fatto deluso .

    Come l’Osservatorio ha documentato allarmato già nel suo ultimo report lo scorso ottobre, nulla è stato fatto dalla CEI malgrado quanto il motu proprio Vos estis lux mundi ratificato da Papa Francesco prevedesse.

    Motu proprio che negli altri paesi d’Europa ha invece avuto qualche effetto positivo, dovuto però al fatto che la chiesa non è stata lasciata a gestire come in Italia autonomamente i casi. In tutta Europa i governi sono intervenuti e la chiesa si è quindi trovata costretta a fare, grazie alle pressioni imposte dai vari governi, che la hanno costretta, oltre che a risarcire, anche a soccorrere i sopravvissuti.

    In Italia invece la chiesa è tutt’ora totalmente libera di agire o meno ne confronti dei sopravvissuti e dei loro abusatori, creando così una autonomia, dove paradossalmente vediamo gli stessi vescovi che in precedenza avevano insabbiato i casi per proteggere i preti, ad essere coloro che dovrebbero rendere giustizia alle vittime dei preti che in precedenza avevano coperto, creando così un cortocircuito in favore di se stessi e della chiesa, sfavorendo chi invece ha subito le violenze e chiede loro supporto.

  • Sacerdote accusato di abusi su minore: No al rito abbreviato, il processo prosegue verso il dibattimento

    Sacerdote accusato di abusi su minore: No al rito abbreviato, il processo prosegue verso il dibattimento

    La decisione del Giudice

    Nell’udienza odierna, il Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP), dottor Treglia, ha sciolto la riserva assunta nella precedente seduta del 28 aprile. La difesa dell’imputato aveva richiesto l’accesso al rito abbreviato condizionato all’audizione della persona offesa. Tuttavia, il giudice ha rigettato tale istanza, accogliendo la posizione della Procura e delle parti civili. Di conseguenza, l’udienza è stata riaggiornata al 13 luglio, data in cui il processo prenderà una direzione decisiva verso il dibattimento ordinario.

    Le dichiarazioni della parte civile

    L’associazione “La Caramella Buona”, ammessa come parte civile nonostante l’opposizione della difesa, continua a seguire da vicino il caso per garantire giustizia alla vittima.

    L’avvocato Sara Polito che rappresenta l’associazione e la persona offesa, ha commentato l’esito della giornata: «Oggi si è svolta l’udienza preliminare innanzi al GUP Dott Treglia il quale, a scioglimento della riserva assunta la scorsa udienza, rigettava la richiesta di rito abbreviato condizionato all’esame della persona offesa presentata dalla difesa dell’imputato».

    Il legale ha inoltre ribadito l’importanza del procedimento, definendolo un traguardo significativo per l’associazione, specialmente data la posizione dell’imputato, un esponente della Chiesa a cui il minore si era affidato.

    Anche Roberto Mirabile presidente de “La Caramella Buona”, ha espresso la determinazione del sodalizio:«Siamo su Reggio Calabria impegnati nel ristabilire quella che per noi è la verità e la giustizia, sempre dalla parte delle vittime».

    Mirabile ha sottolineato come l’associazione, forte di trent’anni di attività nel contrasto alla pedofilia, sia soddisfatta del riconoscimento del proprio ruolo in questo processo “molto importante”, volto ad accertare le responsabilità per abusi consumati approfittando della fragilità familiare e del ruolo religioso. luigi grisi

    https://www.ilreggino.it/cronaca/sacerdote-accusato-di-abusi-su-minore-no-al-rito-abbreviato-il-processo-prosegue-verso-il-dibattimento-iecmf5ry

  • NON SIAMO “SPORCO” DA LAVARE NÉ “PERSONE FRAGILI”: La petizione degli ex Focolari al Vaticano

    NON SIAMO “SPORCO” DA LAVARE NÉ “PERSONE FRAGILI”: La petizione degli ex Focolari al Vaticano

    L’Organizzazione Ex Focolari (OREF) annuncia l’avvio di una raccolta firme pubblica sulla piattaforma Change.org per sostenere un’istanza formale di segnalazione indirizzata al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Al termine della campagna, il documento programmatico e l’elenco completo dei firmatari verranno spediti a Città del Vaticano tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno, affinché la segnalazione sia formalmente protocollata presso l’Autorità di vigilanza.

    Il fatto e le testimonianze raccolte
    In data 27 maggio 2026 è stata pubblicata una puntata del podcast “La Chiesa e i miei perché”, curata da padre Fabio Ciardi e diffusa tramite Città Nuova, organo di informazione del Movimento dei Focolari, dal titolo “Abusi. Come lavare via lo sporco?”.

    Come associazione, abbiamo ricevuto testimonianze di profonda sofferenza e turbamento da parte di diversi sopravvissuti ad abusi spirituali, psicologici e di coscienza. Molte persone hanno percepito tale formulazione come lesiva della propria dignità e incompatibile con la particolare sensibilità che il tema degli abusi richiede.

    Le ragioni della nostra azione
    Riteniamo che il linguaggio utilizzato assuma un’importanza decisiva quando si affrontano questioni così delicate. Espressioni come “lavare via lo sporco” sono metafore inappropriate: nella sensibilità di molte persone sopravvissute, esse possono evocare impurità, vergogna o una qualche forma di contaminazione morale della vittima. Chi è stato oggetto di un abuso ha subito soprusi e merita di essere riconosciuto e ascoltato senza ambiguità.

    Analoga preoccupazione suscita la definizione dei sopravvissuti come “persone fragili”. Tale espressione risulta profondamente inadeguata quando viene riferita a chi ha attraversato esperienze di abuso e ha trovato la forza di riconoscerle, denunciarle e sopravvivere alle loro conseguenze. Come associazione che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti, riteniamo che questa etichetta svaluti la loro esperienza e la loro capacità di resistenza. Definire fragile chi ha affrontato violenze spirituali, psicologiche o di coscienza rischia infatti di oscurarne il coraggio, la determinazione e la forza morale. La sopravvivenza stessa testimonia una capacità di resistenza che merita riconoscimento e rispetto. Attribuire a queste persone un’identità definita dalla fragilità significa ricondurle ancora una volta a una rappresentazione passiva, anziché riconoscerle come soggetti che hanno lottato per preservare la propria dignità e ricostruire la propria vita.

    Entrambe le espressioni (“sporco” e “fragilità”) confermano una tendenza già osservata in altri contesti: quella di interpretare il fenomeno degli abusi principalmente in funzione delle conseguenze che esso produce all’interno del Movimento, anziché partire dall’esperienza e dalla dignità delle persone che ne hanno subito gli effetti.

    Le richieste dell’istanza
    Attraverso questa petizione, chiediamo formalmente al Dicastero:
    • Di valutare la rilevanza della questione segnalata e di favorire una riflessione sul linguaggio utilizzato dalle realtà ecclesiali quando affrontano il tema degli abusi;
    • Di sollecitare una presa di posizione pubblica da parte dei responsabili della pubblicazione del podcast, affinché sia riconosciuto il dolore provocato da tale formulazione e sia riaffermata con chiarezza la centralità del rispetto dovuto a chi è sopravvissuto agli abusi.

    Rimettiamo questa segnalazione alle responsabilità e alle competenze proprie del Dicastero, attendendo atti concreti, verificabili e coerenti con la gravità dei fatti esposti.
    Invitiamo tutti gli ex membri, le persone sopravvissute e chiunque ritenga il rispetto della dignità umana un valore non negoziabile a firmare il documento.

    Puoi leggere il testo integrale dell’esposto, completo dei nomi dei promotori e dei primi firmatari, e aggiungere il tuo sostegno sulla pagina dedicata di Change.org.

    CLICCA QUA PER APRIRE LA PETIZIONE
  • Francia approva la legge di protezione dei minori senza toccare il segreto della confessione

    Francia approva la legge di protezione dei minori senza toccare il segreto della confessione

    L’Assemblea Nazionale francese ha approvato lunedì all’unanimità la proposta di legge volta a rafforzare la protezione dei minori contro la violenza in ambito scolastico ed extrascolastico. Tuttavia, il testo definitivo ha escluso due delle misure che avevano suscitato maggiore preoccupazione nella Chiesa cattolica: la soppressione del segreto della confessione e il rafforzamento dei controlli sull’insegnamento cattolico paritario.

    La decisione rappresenta un importante cambiamento rispetto alle versioni iniziali del progetto, che avevano provocato la reazione pubblica della Conferenza Episcopale Francese pochi giorni prima del dibattito parlamentare.

    Il Parlamento elimina la disposizione sul segreto della confessione

    La proposta originaria prevedeva l’obbligo per i ministri di culto di denunciare i casi di violenza contro minori conosciuti nell’esercizio delle loro funzioni, anche quando tali informazioni fossero state ottenute durante una confessione sacramentale.

    Il testo specificava espressamente che nessun “segreto della confessione” avrebbe potuto opporsi a tale obbligo di denuncia, una disposizione che è stata duramente criticata dalla Chiesa e messa in discussione da vari esperti di diritto.

    Alla fine, i deputati hanno scelto di ritirare questa misura prima dell’approvazione definitiva della legge. In tal modo, il segreto della confessione mantiene la protezione giuridica che gli riconosce attualmente l’ordinamento francese all’interno del regime generale del segreto professionale.

    Diversi giuristi avevano avvertito che la proposta sollevava interrogativi sulla libertà religiosa e sul rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose. Avevano inoltre ricordato che la legislazione francese prevede già meccanismi per perseguire gli abusi senza modificare il regime giuridico del sigillo sacramentale.

    Sollievo nella Chiesa francese

    Il vescovo di Nanterre, mons. Matthieu Rougé, delegato della Conferenza Episcopale Francese per l’insegnamento cattolico, ha espresso pubblicamente la sua soddisfazione per l’esito del dibattito parlamentare.

    In dichiarazioni a France Info, il prelato si è detto “molto felice” per l’approvazione unanime di una legge incentrata su quelli che ha definito i “veri obiettivi”: la protezione dei minori e la lotta contro la violenza negli istituti scolastici.

    Riguardo al segreto della confessione, Rougé ha ritenuto che la questione fosse stata inserita nel dibattito in modo “un po’ parassitario” e ha difeso l’importanza del sigillo sacramentale all’interno della tradizione cattolica.

    “Il mantenimento del segreto della confessione può essere un mezzo di liberazione della parola”, ha affermato il vescovo, che ha spiegato come un sacerdote possa incoraggiare una vittima a denunciare i fatti per altre vie senza violare la riservatezza propria del sacramento.

    Scompaiono anche le misure che preoccupavano l’insegnamento cattolico

    Un’altra delle disposizioni infine ritirate era quella che prevedeva la modifica del regime di rinnovo dei contratti di associazione tra lo Stato e i centri privati paritari.

    La misura aveva suscitato preoccupazione tra i responsabili dell’insegnamento cattolico, che vi vedevano un possibile aumento della tutela statale su questi istituti.

    Rougé ha definito “un sollievo” anche il ritiro di questa disposizione e ha difeso l’importanza della cosiddetta Legge Debré, che da decenni regola il rapporto tra lo Stato francese e l’insegnamento privato paritario.

    Un dibattito che veniva da lontano

    La polemica sul segreto della confessione non è nata con questa legge. La questione era già emersa nelle raccomandazioni formulate dalla commissione parlamentare che ha indagato sullo scandalo di Bétharram ed era presente anche in alcune delle proposte avanzate anni fa dalla Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (CIASE).

    La Conferenza Episcopale Francese aveva avvertito la settimana scorsa che alcune disposizioni del progetto potevano incidere su libertà fondamentali come la libertà di coscienza, la libertà di culto, la libertà di insegnamento e il segreto professionale dei ministri di culto.

    L’approvazione finale del testo senza le misure più controverse ha permesso, tuttavia, un ampio consenso politico. I 187 deputati presenti alla votazione hanno sostenuto all’unanimità una legge incentrata sul rafforzamento dei meccanismi di protezione dei minori nelle scuole e nelle attività extrascolastiche.

    https://infovaticana.com/it/2026/06/02/la-francia-approva-la-legge-sulla-protezione-dei-minori-senza-toccare-il-segreto-della-confessione/

  • Vittime di abusi in Portogallo denunciano psicologa che conduceva i colloqui del gruppo Vita

    Vittime di abusi in Portogallo denunciano psicologa che conduceva i colloqui del gruppo Vita

    Le vittime di abusi sessuali da parte del clero cattolico hanno deciso di denunciare la psicologa del gruppo Vita, che si occupa delle rivendicazioni e dei risarcimenti dovuti a quelle vittime. Succede in Portogallo, dove l’associazione Coração Silenciado (‘Cuore in silenzio’), che riunisce uomini e donne che in passato hanno subito abusi in chiesa, ha denunciato presso l’Ordine nazionale degli psicologi la psicologa Rute Agulhas, che per conto del gruppo Vita conduceva i colloqui realizzati per valutare la necessità di sostegno psicologico e finanziario a ciascuno di essi.

    In causa c’è proprio il metodo con cui questi colloqui sarebbero stati condotti. Ai media, il portavoce dell’associazione Coração Silenciado, António Grosso, ha denunciato il modo “assai invadente e offensivo”, che includeva domande, a suo dire, inopportune, come chiedere a una persona se si masturba ancora o no. “Nulla a che vedere con ciò che è accaduto 40 o 50 anni fa”, ha affermato Grosso.

    La denuncia risale a circa due mesi fa, ma la notizia è stata diffusa solo negli ultimi giorni e, in un comunicato di queste ore firmato da Rute Agulhas in qualità di coordinatrice del gruppo Vita, si legge che “tutte le interviste hanno seguito un copione semi-strutturato, basato sulle buone pratiche nazionali e internazionali per la valutazione dell’impatto psicologico in situazioni potenzialmente traumatiche, nonché sulle linee guida etiche e deontologiche previste dall’Ordine degli psicologi portoghesi”. Per questo motivo il gruppo Vita respinge ogni accusa.

    Lo scorso aprile la Conferenza episcopale portoghese aveva confermato ai media nazionali che, in merito ai risarcimenti stipulati per le vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero in Portogallo, c’era stata una “riduzione significativa” degli importi proposti dalla commissione di esperti. Finora la Chiesa portoghese avrebbe pagato 1 milione e 600 mila euro alle vittime di violenza sessuale.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1929464/vita-gruppo-vittime-abusi-portogallo-colloqui-psicologa-conduceva

  • L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    Il merito e l’impegno sociale, collettivo, concetti che troviamo oltre che nella Costituzione della Repubblica, spesso anche sulla bocca di tutti coloro che a proprio comodo li utilizzano. Poi però li smontano in un nanosecondo quando, come accade in Liguria (dove la Rete L’ABUSO ha sede), dove sedicenti classifiche giornalistiche che negli obbiettivi dovrebbero raccontare la vita, l’operato e l’impegno sociale delle ONG locali, si “dimenticano” di alcune realtà…

    Siamo una realtà scomoda, in Italia, dove l’argomento resta a tutti i livelli della massima “ostilità”. Non a caso Rete L’ABUSO ha tutti i suoi servizi web fuori dall’Europa, dove, come molti ricorderanno, fummo letteralmente perseguitati dai legali della chiesa che, ai nostri rifiuti di rimuovere articoli trovarono come strategia quella di diffidare il provider che ci ospitava. Trovammo come soluzione quella di uscire dall’Unione Europea dove, con la scusa dell’oblio, oggi molti riescono a far scomparire dal web il proprio scomodo passato.

    Per fortuna l’AI si dimostra più onesta e indipendente, tanto da stupire anche noi che, dopo aver aggiornato alle linee guida di GOOGLE il nostro Portale scopriamo di esser la prima fonte in Italia e in Europa, in materia di abusi sessuali da parte delle confessioni religiose.

    Se provate a fare la domanda anche più generica nella ricerca GOOGLE, per esempio solamente “preti pedofili” otterrete come fonte Rete L’ABUSO. Inutile dire che con domande generiche ma più specifiche come “vittime preti pedofili” o come “quanti sono i preti pedofili”, la fonte principale resta la Rete L’ABUSO.

    Cosa che certo da un lato ci fa onore, dall’altro invece preoccupa in quanto non solo superiamo in modo anomalo gli organi di informazione, ma persino quelli governativi ed ecclesiastici che, oltre ad apparire negli ultimi risultati, su molte domande neppure appaiono…

    Tra le novità del nostro Portale noterete già dal menù principale sei diverse colorazioni delle icone già prè esistenti.Immagine 2026 05 25 201919

     

    Il rosso che rappresenta la Rete L’ABUSO, il viola che rappresenta “Il Punto” ovvero le inchieste, i dossier, le analisi dei casi e tanto altro materiale documentato con l’aiuto dei sopravvissuti, dall’Associazione.

    Il giallo che rappresenta il Coordinamento dei familiari delle vittime, il blu che invece rappresenta l’Osservatorio permanente, il marrone che rappresenta le Notizie tematiche e la cronaca, ed in fine il verde che rappresenta i vari Servizi del Portale.

    Una differenziazione che è la risposta alle critiche per la difficoltà di reperire il materiale all’interno del Portale. Sono decine di migliaia i contenuti del nostro Portale e spesso anche noi, pur sapendo di avere quel che cerchiamo, incontriamo difficoltà nel reperirlo.

    Da qui l’idea di separare con dei colori le categorie principali del portale, in modo di riuscire ad orientarsi meglio nelle migliaia di contenuti.

    …Ma ancora una novità!

    Immagine 2026 05 25 201739Live Search da oggi è implementato anche nella ricerca interna del Portale.

    Qui ricordiamo doverosamente che il Portale ha due distinti motori di ricerca, il Live Search (Qui) legato al database iCODIS e la ricerca interna al sito, ovvero i contenuti.

    È qui che abbiamo implementato la ricerca live, uno strumento che permette all’utente, digitando almeno tre sillabe di ciò che cerca, di ottenere una anteprima in tempo reale dei primi 10 risultati.

    Questo aiuta l’utente nell’orientamento del risultato di ricerca che otterrà.

    Una volta ottenuta l’anteprima dei risultati di interesse (senza dare invio), dando semplicemente “invio” dalla tastiera, il motore di ricerca interno restituirà una o più pagine con tutti i risultati del Portale.

    Rivisto anche il pannello “Account utente”, completamente ridisegnato dove oggi troverai tutti i tuoi dati, gli abbonamenti e lo storico del tuo account in un’unica pagina.

    Cerchiamo sempre di migliorare.

    Grazie per la vostra dedizione!

  • E’ MORTO MARIO MILANO, IL VESCOVO CHE VOLTÒ LE SPALLE A DON DIANA

    E’ MORTO MARIO MILANO, IL VESCOVO CHE VOLTÒ LE SPALLE A DON DIANA

    Raffaele Sardo – È morto Mario Milano, vescovo emerito di Aversa. Aveva 90 anni. Per lui tutta la humana pietas, come per chiunque lasci questa terra, ma questo non ci esime dal dire che quando ha guidato la diocesi di Aversa, dal 1998 al 2011, non è stato esente da critiche per una serie di fatti che qui cercheremo di ricordare.

    Innanzitutto rifiutò di avviare il processo diocesano per la beatificazione di don Diana. Non solo, ma nel marzo del 2007, per il tredicesimo anniversario dell’assassinio di don Diana, il Comitato don Peppe Diana e Libera organizzarono la manifestazione “Io c’ero” — un appuntamento per riunire quanti erano stati a Casal di Principe il giorno dei funerali. Rosario Giuè, sacerdote siciliano e autore del libro Il costo della memoria pubblicato dalle Edizioni Paoline e dedicato proprio a don Diana, era stato invitato a presentarlo ad Aversa proprio dalla Diocesi di Mario Milano.

    Doveva essere ospite per tre giorni al Santuario della Madonna di Briano. Dopo aver letto il libro, la curia aversana lo lasciò fuori dalla porta, considerandolo “ospite non opportuno”. Il libro non venne presentato più dalla Diocesi e Giuè trovò ospitalità solo a casa di Renato Natale, l’ex sindaco di Casal di Principe.
    All’ultimo momento la curia cancellò anche l’invito al vescovo di Caserta Raffaele Nogaro — amico di don Diana — a partecipare al convegno “Io c’ero”. «Non ci si comporta così», disse il vice procuratore nazionale antimafia Lucio Di Pietro. E la mamma di don Diana, Iolanda Di Tella, fu esplicita: «Il libro dice tutte verità. Dopo tredici anni, subire questo affronto è un dolore che si rinnova. Quello della Chiesa aversana è un atteggiamento negativo che continua nel tempo. E non vuole finire».

    A dicembre del 2006, Rosaria Capacchione sul Mattino rivelò che il centro pastorale di via delle Rose a San Cipriano d’Aversa era stato intitolato a Dante Passarelli, definito il cassiere del clan dei casalesi, morto mentre era ancora sotto processo per associazione camorristica nel maxiprocesso Spartacus. Il vescovo Milano prima approvò quella intitolazione. Dopo lo scandalo pubblico, Milano disse che l’intestazione era «un’onta per la Chiesa» e chiese la rimozione della targa. Ma la targa era già lì da qualche tempo.

    Tre mesi dopo, il 24 marzo 2007, lo stesso Milano benediceva all’ingresso di Casal di Principe la statua di Giovanni Paolo II, eretta con fondi raccolti da un comitato di cui faceva parte un parente di Francesco Schiavone, Sandokan, capo dei casalesi. Il giorno dopo, al convegno “Tutti insieme contro la camorra” all’ITC Guido Carli di Casal di Principe, il vescovo si disse addirittura onorato di aver inaugurato quel monumento.

    Nel 2007 impose al sacerdote di Pascarola, una parrocchia di Caivano, di sciogliere un gruppo di preghiera formato da omosessuali che si riuniva in chiesa, con la minaccia di trasferimento. Parola del parroco stesso: quel gruppo «era nato per combattere l’emarginazione sociale che vivono gli omosessuali, l’intento era quello di integrare queste persone parlando dei loro problemi, della loro vita ordinaria».

    Il 19 dicembre 2007, un sacerdote della Diocesi di Aversa , fu sorpreso in flagranza di reato dai carabinieri di Casal di Principe mentre abusava di un minore. Dal vescovo di Aversa, mai una parola di conforto per la vittima e la sua famiglia. marco cerullo

    Mario Milano poteva fare di più. Molto di più. In una diocesi segnata dalla presenza della camorra, in un territorio che aveva bisogno di una voce chiara e coraggiosa, come quella di don Diana.
    Ora riposi in pace. La storia, però, resta quella che è.

    https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=27396355136629010&id=100000436777096&rdid=P3NXjqFyv78iFbcl#

  • I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    Le vittime dei Testimoni di Geova hanno nuovamente vinto in tribunale contro la congregazione. La sezione civile del Tribunale provinciale di Madrid ha confermato la precedente sentenza, affermando che coloro che sono stati colpiti dalle pratiche dei Testimoni possono essere considerati vittime, possono costituire un’associazione e possono definire la congregazione una “setta distruttiva”, in quanto tutelati dalla libertà di espressione.

    I giudici ritengono inoltre che tali affermazioni siano supportate dalle esperienze di vita reale di ex membri della setta che hanno testimoniato durante il procedimento giudiziario. La sentenza afferma che queste dichiarazioni “non costituiscono semplici insulti, bensì giudizi di valore con sufficiente fondamento fattuale” e che “fanno parte di un rilevante dibattito sociale di interesse generale”, secondo una dichiarazione dello studio legale Bardavío Abogados, che ha rappresentato le vittime in questo caso.

    La Corte sottolinea che tali manifestazioni sono tutelate quando si basano su fatti verificabili e testimonianze veritiere, nell’ambito del legittimo esercizio dei diritti fondamentali. Inoltre, la sentenza si fonda sulle pratiche denunciate in numerose testimonianze di ex membri, che descrivono sistemi di controllo interno attraverso regolamenti e commissioni disciplinari; pressioni sociali e familiari, soprattutto in caso di espulsione o dissenso; e isolamento sociale.

    «In primo luogo, la rilevanza pubblica del contenuto informativo non può essere messa in discussione, a meno che non si viva distaccati dai media in una società democratica come quella spagnola. Pochi argomenti seri suscitano maggiore interesse nelle società democratiche del funzionamento interno delle religioni, delle relazioni tra i loro membri e dell’adattamento dei loro antichi dogmi ai valori attualmente prevalenti nelle società democratiche», si legge nella sentenza.

    Nella parte conclusiva della sentenza, i giudici si concentrano su una questione fondamentale: “I membri dell’associazione imputata che hanno abbandonato i Testimoni di Geova intendono recuperare un rapporto di affetto con i loro parenti che continuano a appartenere alla confessione religiosa e per i quali provano un amore sincero che esclude la promozione di atti dannosi nei loro confronti o la loro giustificazione in qualsiasi modo”.

    Aggiungono inoltre che le vittime non hanno “l’intenzione di diffamare”, ma piuttosto “agiscono con l’evidente intento di denunciare al fine di modificare le abitudini della confessione religiosa, adattandole ai valori attuali delle società democratiche”.

    Il procedimento legale è iniziato nel 2019 e si è incentrato sull’esistenza stessa dell’Associazione spagnola delle vittime dei Testimoni di Geova, sui suoi statuti e sulle sue denunce.

    La sentenza che ha respinto la causa per violazione dell’onore intentata dai Testimoni contro le vittime conteneva quasi 70 pagine di argomentazioni a favore della loro libertà di espressione, considerando che le loro critiche sono veritiere, documentate e, nella maggior parte dei casi, basate sulle testimonianze delle persone direttamente coinvolte.

    «Sebbene sia fastidioso e profondamente offensivo, l’esistenza dell’Associazione deve essere tollerata», ha affermato il magistrato di Torrejón de Ardoz.  Il giudice ha riconosciuto che affermare che i testimoni si comportino come una «setta» può essere «spiacevole, persino offensivo, per i fedeli», ma costituisce una «critica legittima». La congregazione ha annunciato che presenterà ricorso contro questa sentenza, che, tra le altre cose, respinge la sua richiesta di risarcimento di 25.000 euro.

    https://www.eldiario.es/sociedad/justicia-avala-llame-secta-destructiva-testigos-jehova_1_13158958.html

  • Il bilancio Chi è stato indennizzato dalla Chiesa, in Ticino, per abusi

    Il bilancio Chi è stato indennizzato dalla Chiesa, in Ticino, per abusi

    I primi casi in ordine di tempo risalgono agli anni Sessanta e Settanta. Gli ultimi a poco tempo fa: le segnalazioni sono state girate immediatamente al Ministero Pubblico e hanno portato all’arresto – come noto – di Don Rolando Leo. Tutti sono stati esaminati e approfonditi con cura dalla Commissione di esperti istituita dalla Diocesi di Lugano, man mano che le vittime o i testimoni si facevano avanti.

    Negli ultimi due anni, dalla fine del 2023 a oggi, sono una ventina in Ticino le persone che si sono rivolte alla Curia per raccontare abusi antichi e recenti, ma soprattutto antichi. Circa il doppio rispetto a quelle ascoltate dalla Commissione dall’anno della sua creazione, nel 2016, fino alla vigilia del rapporto presentato dall’Università di Zurigo sugli abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico.

    Cinque persone indennizzate

    A fornire i numeri è il Magistrato dei minorenni Fabiola Gnesa, che presiede l’organismo (cinque mebri e due consulenti esterni) incaricato dalla Diocesi di esaminare le testimonianze e ascoltare le vittime. Dopo il 27 settembre 2023 – quando il gruppo di ricerca zurighese presentò i risultati del suo primo studio, un terremoto per la Chiesa in Svizzera – le segnalazioni «sono aumentate proporzionalmente all’attenzione e al risalto riservati al tema dall’opinione pubblica» osserva Gnesa. Non tutti i fatti emersi sono qualificabili come abusi sessuali – «in alcuni casi si potrebbe parlare piuttosto di comportamenti inadeguati» – e non tutte le testimonianze erano finalizzate alla richiesta di un risarcimento. «Spesso le persone desideravano piuttosto ascolto e riconoscimento, magari una riconciliazione anche, con l’istituzione ecclesiastica». Tuttavia i numeri confermano l’importanza del fenomeno e l’impegno della Chiesa nel fare i conti con il passato.

    Delle segnalazioni raccolte nell’ultimo biennio, circa la metà – una decina – sono state trasmesse dal Ticino alla Conferenza dei vescovi svizzeri, che ha istituito a sua volta una commissione per l’indennizzo delle vittime di abusi prescritti. In cinque casi, registra ancora Gnesa, si è deciso un risarcimento economico. Di nuovo gli importi (il massimo è di 20mila franchi) non possono essere considerati una misura dei torti subiti ma «piuttosto hanno un valore simbolico e confermano la volontà dell’istituzione religiosa di riconoscere e accogliere una sofferenza individuale e collettiva».

    L’associazione delle vittime

    I responsabili o presunti tali – va detto – erano nella maggior parte dei casi ormai deceduti, essendo trascorso un lungo lasso di tempo dai fatti: per i pochi ancora in vita e addirittura in attività – come l’ex docente delle scuole salesiane di Maroggia intervistato settimana scorsa dal Corriere del Ticino – è intervenuta comunque la prescrizione, sia in base al diritto penale che a quello ecclesiastico. «Va ricordato inoltre che il compito del nostro gremio non è l’azione penale, che chiaramente sosteniamo laddove sussistono gli estremi, ma l’ascolto e il confronto con le vittime» conclude il Magistrato dei minorenni.

    Non a caso negli ultimi anni all’operato della Commissione è stato affiancato quello del Servizio cantonale di aiuto alle vittime di reati (LAV) come avvenuto anche nel resto della Svizzera su richiesta delle associazioni di esperti e cittadini toccati dal problema. In Ticino ne esiste una da poco più di un anno, il Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA) che si occupa anch’esso di raccogliere testimonianze e sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sull’argomento. L’associazione ha raccolto in un anno una decina di casi, che non sono sommabili ma in parte sovrapponibili a quelli trattati dalla commissione diocesana.

    Un percorso di ascolto
    «Siamo una realtà che non ha legami istituzionali e offre un ascolto indipendente» racconta la co-presidente Patrizia Cattaneo. «Il nostro lavoro si concentra soprattutto su un ascolto attivo, empatico e non giudicante, sempre nell’ottica delle vittime». Alcune di queste hanno persino aderito all’associazione e creato al suo interno un gruppo di auto-aiuto. «Una proposta preziosa, che è una carta in più accanto all’ascolto» sottolinea Cattaneo. Il gruppo è attivo da gennaio e, accompagnato da una professionista, muove ora i primi passi in un percorso di accoglienza e sostegno reciproco tra pari.

    In Ticino il «vuoto» è stato colmato più tardi rispetto alla Svizzera tedesca e romanda, dove la prima associazione di vittime di abusi – il gruppo SAPEC – è attivo già dal 2010: un ritardo a cui hanno contribuito ragioni culturali e di contesto, secondo i ricercatori dell’UZH. Ma si sta recuperando terreno in fretta. Oltre all’attività di ascolto, il gruppo GAVA offre percorsi formativi per i suoi membri ma anche all’interno della Chiesa, tramite corsi a sacerdoti, seminaristi e collaboratori pastorali. «Puntiamo anche a promuovere un lavoro di rete, cogliendo ogni opportunità per collaborarare con altri attori del territorio». In attesa del secondo rapporto commissionato dalla Conferenza dei vescovi all’Università di Zurigo, che verrà presentato l’anno prossimo, l’associazione sta preparando un evento cantonale di sensibilizzazione in rete con gli altri attori del territorio (i servizi cantonali LAV). Con le consorelle romande e svizzero-tedesche, infine, si sta lavorando alla creazione di un’associazione mantello nazionale.

    «Importante continuare sulla strada della verità»

    Sono passati dieci anni, ma il lavoro è ancora lungo. L’amministratore apostolico Alain de Raemy segue da vicino l’operato della Commissione di esperti sugli abusi sessuali in ambito ecclesiastico (attiva in Ticino dal 2016), un tema che dall’inizio del suo incarico a Lugano gli sta particolarmente a cuore. Il vescovo ha incontrato di persona diverse vittime, e ritiene «prioritario continuare il percorso di verità e riconoscimento delle responsabilità» perseguito in questi anni.  I casi emersi in Ticino dopo il rapporto dell’Università di Zurigo «sono rilevanti» sottolinea, anche se «per la maggior parte si tratta di situazioni del passato e già note».

    I numeri nella Svizzera italiana sono ancora contenuti rispetto ad altre regioni, e per de Raemy «è difficile dire» perché più testimonianze non siano emerse finora. «In questo senso non si può che rinnovare l’invito affinché le persone che non si sono ancora palesate lo facciano superando le loro più che comprensibili resistenze». E proprio per facilitare il processo è «fondamentale» il ruolo del Servizio di aiuto alle vittime (LAV) e del gruppo di ascolto GAVA, riconosce l’amministratore apostolico. Al loro fianco la Commissione diocesana «ha il compito di essere un’antenna ma diventa pure, sempre più, un consiglio e un aiuto al  vescovo in queste delicatissime vicende».

    Un lavoro «continuo e permanente, che si rivolge al passato ma anche al presente e al futuro, nella disponibilità all’accoglienza, all’ascolto e all’accompagnamento – prosegue de Raemy. – Si tratta di un compito prioritario di ascolto e di raccolta delle testimonianze, affidato a persone competenti e indipendenti» e si colloca all’interno di «una preoccupazione più ampia e generale di prevenzione» che la Curia porta avanti da tempo assieme alla Fondazione Aspi (Aiuto, Sostegno e Protezione dell’Infanzia).  Il tutto, conclude l’amministratore apostolico, con un duplice scopo. «In primo luogo promuovere una sensibilizzazione di tipo culturale a queste tematiche che aiuti a uscire definitivamente da un clima di tabù e di omertà. In secondo luogo, per tener viva la vigilanza e l’attenzione al vero bene di tutti, soprattutto dei più fragili e deboli».

    https://www.cdt.ch/prodotti/cdt-weekend/chi-e-stato-indennizzato-dalla-chiesa-in-ticino-per-abusi-425420