Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le Diocesi insabbiano, la denuncia della Rete L’ABUSO.

    Le Diocesi insabbiano, la denuncia della Rete L’ABUSO.

  • ADESSO IN DIRETTA – Da Bolzano in giù. Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    ADESSO IN DIRETTA – Da Bolzano in giù. Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    Un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni nel quale la Rete L’ABUSO, attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade.

    In alcuni casi lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio.

    “Da Bolzano in giù”, ed è proprio da Bolzano – considerata la diocesi pioniera e più attiva che da anni ha istituito gli sportelli diocesani, oggi presenti in Italia in 130 diocesi su 226 – che partirà il nostro viaggio durante il quale esporremo i dati di ogni diocesi.

      Relatori

    -Francesco Zanardi – Portavoce della Rete L’ABUSO

    -Avv. Mario Caligiuri – Responsabile dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    -Christian – Sopravvissuto della diocesi di Bolzano

  • Sottoposto alla autorità canonica Vaticana

    Sottoposto alla autorità canonica Vaticana

    Roma – Istruttoria disposta da Mons. Filippo Iannone titolare del Dicastero dei Vescovi presso Città del Vaticano; che da giorni e’ in contatto con le Curie di Napoli ,Benevento e Pozzuoli, convocando ed interloquendo nelle forme canoniche ed anche in via confidenziale i rispettivi Ordinari ( i Vescovi titolari ) ed anche I Promotori di Giustizia,i Pubblici Ministeri presso le Curie relative .

    Quanto in conseguenza di una diffida proposta da Mario Rosario d’Orlando che ha sottoposto alla autorità canonica Vaticana la delicatissima questione riguardante il mancato ripristino della giustizia nei suoi confronti all’esito delle assoluzioni ricevute rispetto alle calunnie subite da un Sacerdote Beneventano e da un Diacono della Chiesa di Napoli, tra l’altro Carabiniere in servizio in Procura, entrambi condannati con Sentenza passata in giudicato.

    Sotto la lente d’ingrandimento la mancata esecuzione di quanto disposto dal canone 1341 del diritto canonico cioè la trasmissione degli atti , la notizia criminis obbligatoria, all’ufficio inquirente canonico, e questo sia da parte del Cardinale di Napoli che dal Vescovo Accrocca in partenza per Assisi con il nodo non sciolto del mancato ristoro da parte del suo Sacerdote di adeguato risarcimento a seguito di Sentenza di Condanna.

    In questi giorni attraverso il camionista ed esperto civilista l’avvocato Mircko Marchione del Foro di Santa Maria Capua Vetere darà protocollata Richiesta di risarcimento danni nei confronti del Sacerdote dei di calunnia senza mai avere rivelato il movente e soprattutto nei confronti della fantomatica Associazione Meter antipedofilia che senza rispettare alcun protocollo contribui’ alla pubblica gogna di Mario Rosario d’Orlando attraverso il suo delegato Beneventano che aveva Ufficio proprio nella Curia diretta da Accrocca che va detto in itinere dopo la condanna a due anni e due mesi inflitta al suo prete lo nomino’ Parroco e quindi anche Ufficiale di Stato civile.

    All’esame tutto il carteggio persecutorio della Curia Partenopea nei confronti di Mario Rosario d’Orlando all’esito del riscontro delle infondatezze delle accuse , tra le quali emerge Sentenza del GIP che afferma che Crescenzio Sepe ante esplosione mediatica conoscesse tutte le accuse contro il d’Orlando .Sarebbe gravissimo se fosse vero perché allora il complotto tra stampa Curia preti e testimoni falsi inquadrerebbe una ipotesi concorsuale diversa.

    Forse gli ignoti da identificare oltre al Diacono ed al Sacerdote Beneventano vanno ricercati in quegli ambiti. Ricostruire in Italia vecchie istruttorie alla luce di nuovi sviluppi oggi e’ un dovere più che una moda.

    Gratteri sarebbe l’uomo adatto per rivisitare una nuova Curia stampa connection.

    Sottoposto alla autorità canonica Vaticana

  • Martedì 24 ore 10,30 CONFERENZA STAMPA – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    Martedì 24 ore 10,30 CONFERENZA STAMPA – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME

    CONFERENZA STAMPA Martedì 24 ore 10,30 – “Da Bolzano in giù.” Viaggio negli SPORTELLI DIOCESANI PER LE VITTIME – Accredito accrediti@retelabuso.org 

    Un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni nel quale la Rete L’ABUSO, attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade.

    In alcuni casi lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio.

    “Da Bolzano in giù”, ed è proprio da Bolzano – considerata la diocesi pioniera e più attiva che da anni ha istituito gli sportelli diocesani, oggi presenti in Italia in 130 diocesi su 226 – che partirà il nostro viaggio durante il quale esporremo i dati di ogni diocesi.


     

         Executive Summary

    – Come funzionano gli sportelli per le vittime di abusi istituiti dalla Cei?

    – Quale è la trasparenza?

    – Quali i risultati per prevenzione e sopravvissuti.

    – I dati effettivi dei casi e dei sopravvissuti in ogni diocesi italiana censiti dall’osservatorio della Rete LABUSO, ovvero in ogni sportello diocesano.

      (NB – I dati esposti nel report 2° Report riguardavano Province e Regioni. Quelli che andremo ad esporre riguardano invece le singole diocesi)


    Martedì 24 ore 10,30

          Relatori

    -Francesco Zanardi – Portavoce della Rete L’ABUSO

    -Avv. Mario Caligiuri – Responsabile dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    -Christian – Sopravvissuto della diocesi di Bolzano

     

    La conferenza sarà trasmessa in diretta sul portale della Rete L’ABUSO, Youtube e i nostri social.

    I giornalisti e i mezzi di informazione, potranno accedere dalla piattaforma ZOOM. Per farlo è necessario l’accredito accrediti@retelabuso.org 

  • Intervento di Francesco Zanardi al parlamento della Repubblica Ceca

    Intervento di Francesco Zanardi al parlamento della Repubblica Ceca

    1. 2. 2026

    **Buongiorno a tutti. Potrebbe presentarsi e introdurre il suo intervento?**

    Buongiorno a tutti e grazie per essere venuti. È un piacere essere qui con voi. Potete avviare la registrazione. Quello che è il mio ruolo in Italia ci unisce perché il problema è comune. Io non so se vi abbiamo spiegato come funzionano i processi della Chiesa, perché la Chiesa propone dei processi alle vittime dicendo di venire a denunciare e a rinunciare, ma la Chiesa non vi dice una cosa. Non vi dice una cosa molto importante: i processi della Chiesa si chiamano processi, ma l’obiettivo è differente. Il processo dello Stato guarda il diritto della persona, cioè la vittima è colei che ha subito l’abuso. Nella Chiesa il processo canonico ha un obiettivo differente. Io, vittima abusata, sono il testimone che il prete ha commesso un reato contro Dio. Quindi le finalità sono differenti. Dico questo perché si rimane molto spesso in Italia… Tutti gli italiani non sanno questa cosa, nessuno gliela spiega e neanche i media, quindi le persone in buona fede si rivolgono alla Chiesa che propone questi processi, e poi il processo finisce e vedi che il prete è stato sospeso per 4-5 anni e dici: ma come? Ed è proprio per questo, la sospensione è la punizione, perché per la Chiesa un prete che non può più esercitare è la punizione per aver commesso questo reato verso Dio. Il problema è che la vittima non viene riconosciuta come vittima, ma solo come testimone. La vittima non viene risarcita. Quindi questo è un consiglio che do: di stare molto attenti. I due processi non sono equivalenti, assolutamente.

    Sono due processi completamente diversi, che non dico che la Chiesa non debba fare, ma lo Stato deve fare anche il processo dove viene rivendicato il trauma e l’abuso sessuale che la vittima ha subito. Insieme possono andare d’accordo, solo quello della Chiesa assolutamente no. Quindi queste sono le due strade separate. Io capisco che chi è cattolico voglia fare anche il processo della Chiesa, ma quella è una cosa, diciamo, secondo me, in più. La Chiesa inoltre oggi sta affrontando questo problema, o almeno non lo sta affrontando, è costretta ad affrontarlo perché emergono vittime in tutti i paesi dove esiste la Chiesa, e tutte le vittime chiedono giustizia proprio per il fatto che la Chiesa non rende poi giustizia alle vittime. E un’altra cosa importante che secondo me manca nell’ideologia della Chiesa è quella del risarcimento e della denuncia del prete, cioè i casi che vengono segnalati alla Chiesa vanno denunciati dalla Chiesa anche alla polizia. In Italia, ad esempio, la Chiesa racconta agli italiani che faranno il processo, però non denuncia alla polizia. Qualche volta la Chiesa addirittura fa questi processi interni perché il caso non esca pubblicamente. Qualche volta accade addirittura che il prete viene mandato via dalla Chiesa, ma qual è il risultato? Che non dicendolo in giro resta sempre un pedofilo che non è più prete, ma resta sempre la persona pericolosa per altri bambini perché, come si sa ormai, i pedofili non smettono mai di abusare, i pedofili hanno bisogno dei bambini, ci siamo? Quindi che siano preti o che non siano preti, questo cambia poco.

    **Come ha affrontato la Chiesa la questione degli abusi nel corso della storia?**

    Dicevo quindi la Chiesa non ha affrontato da sola questo problema, ed è grazie a tutte noi vittime che adesso la Chiesa si trova a dover reagire. La Chiesa conosce bene il problema della pedofilia dal 1962 almeno, anche se dice di averlo appena scoperto. Perché sostengo questo? Perché nel 1962 Ottaviani, per conto del Papa, scrisse la famosa direttiva Crimen sollicitationis. E perché uno Stato come la Chiesa nel 1962 ha scritto una direttiva per regolamentare la pedofilia se non conosceva la pedofilia? La risposta è semplice: quindi ha occultato questi crimini per tanti anni pur sapendolo. Ora a me, come vittima, che il Papa venga a dirmi “procederemo con i nuovi casi lasciando fuori tutte le vittime che hanno già subito”, conta poco, perché se tu davvero con il cuore vuoi fare qualcosa di buono, intanto ripari dove hai rotto. Non dici solo “non lo faremo più”. Questo lo capite che è molto stupido credere che la Chiesa voglia fare questo. Se voi provate ad aprire Internet e cercare in tutto il pianeta su Google un prete pedofilo denunciato dalla Chiesa, non troverete in tutto il mondo un solo caso di un vescovo o di un cardinale o di un Papa che è andato alla polizia a denunciare un prete. Quindi questo vuole dire molto. Nel Gattopardo, che è un libro che forse conoscerete, c’è una frase: “cambiare tutto perché tutto resti uguale”. E questo è un po’ il gioco che sta facendo la Chiesa in tutto il mondo. Anche nei paesi dove c’è stata un’azione, esempio la Francia, adesso la Spagna, dove stanno addirittura risarcendo le vittime, non è la Chiesa che spontaneamente ha risarcito le vittime, è lo Stato che è intervenuto sulla Chiesa. In Francia parliamo di 3.000 preti pedofili che hanno prodotto circa 330.000 vittime. Quindi rendetevi conto del potenziale. In Spagna anche, in Spagna c’è stata ultimamente una reazione.

    La Spagna si è interessata, cioè grazie ai media, in particolar modo ad El País, che ha fatto un’inchiesta giornalistica durata anni, questa inchiesta giornalistica ha messo in moto nella sua autonomia la magistratura spagnola, che ha iniziato a contare i casi che al suo interno aveva processato in Spagna. In Italia purtroppo, questo per farvi capire quanto l’Italia sia succube della Chiesa, neanche la magistratura ha fatto quello che poteva fare tranquillamente, cioè quello che è stato fatto in Spagna. L’Italia quindi ha un problema davvero molto grosso, molto grande. Voi oggi, le vittime qui a Praga, sono state ricevute dal Presidente della Repubblica. E io credo che per voi vittime che siete qui in questa sala non abbia risolto il problema, tuttavia vi sentite vicini. Il vostro Presidente ha riconosciuto quantomeno quello che avete subito. In Italia non abbiamo neanche avuto questa gioia, diciamo così. In Italia il Presidente della Repubblica è sempre pronto ad accogliere il Papa, i cardinali e la Chiesa, ma non ha accolto il suo popolo. E io questo trovo che sia una cosa molto grave. Faccio i complimenti al vostro Presidente perché ha fatto un gesto che al momento è simbolico, però è un buon gesto. Vuol dire che questo Parlamento lavorerà su questo problema. Io adesso ho fatto una battuta prima con Jan perché non sapevo che qui in Repubblica Ceca non avevate il concordato, perché il concordato c’è in tutto il mondo con la Chiesa. Bene, una clausola che sarebbe da inserire in quel concordato prima di firmarlo sarebbe che la Chiesa paghi i danni sui cittadini, una clausola, per non finire, capite, che poi finisca come in Italia, dove il Papa non chiede scusa alle vittime, il Papa chiede scusa ai cattolici, perché per la Chiesa ogni volta che una delle vittime parla e tira fuori il suo caso è una vergogna e la Chiesa tiene al suo buon nome. Quindi fa delle scuse pubbliche, però non sono sentite. Infatti non aiuta le vittime.

    Non c’è stato da parte della Chiesa un risarcimento economico, e non perché noi vittime, lo sapete benissimo, vogliamo dei soldi. Io sono stato abusato quando avevo 11 anni da un prete, e ho denunciato perché ho maturato il trauma dell’abuso solo a 45 anni. Io a 48 anni ho avuto un tumore al colon di origine psicosomatica. Adesso sono malato, mi vedete, non so se qualcuno ha visto che oggi cammino male perché il mio corpo oggi è molto stanco stando in piedi da questa mattina. E per me anche venire qui è stato molto difficile, ma l’ho fatto davvero volentieri vedendo il Governo che dà questa apertura alle vittime e volevo anche stare con le vittime e parlare con loro da vicino. Quindi ho fatto un sacrificio a venire dall’Italia malgrado sia stato per me una cosa pesante, però l’ho fatto davvero col cuore perché credo che questo gesto da parte del vostro Stato, del vostro Paese, che vi riconosce come cittadini intanto, perché riconoscere le vittime vuol dire che vi riconosco anche come cittadini… Questa cosa io in Italia non la posso dire. L’Italia ha messo su un sistema dove lo Stato non interviene, lascia gestire la pedofilia ai preti. Tant’è che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Matteo Zuppi, ha dichiarato pubblicamente che non passerà i nominativi dei preti pedofili alla polizia italiana. Cioè in pratica ometterà la denuncia. E lo Stato italiano è stato lì. Allo Stato italiano va bene che uno Stato estero, cioè i membri di uno Stato estero, stuprino i suoi cittadini. Così, un po’ come se fossimo il cibo per i leoni, no? Questa cosa è di un livello culturale bassissimo. Ma alla Chiesa questo livello culturale molto basso sta bene. E ci convive molto bene, perché la Chiesa purtroppo in Italia è davvero di un livello culturale molto basso, tanto che quelle poche, quei pochi cattolici che soccorrono le vittime, o almeno dicono di farlo, non lo fanno per la vittima, lo fanno per farsi belle davanti a Dio. Quindi non c’è un pentimento. E senza pentimento non c’è giustizia, lo capite? Quindi ripeto, non so cos’altro dire e preferirei a questo punto se qualcuno ha delle domande di farmele. Io ho poco tempo a mia disposizione, quindi ho cercato di spiegare un attimino un po’ le basi non volendo fare il professore, ma insomma volendo passare quello che ho appreso negli anni. Prego, non siate timidi.

    **Cosa dovrebbero fare i vescovadi o la Chiesa nelle parrocchie quando c’è una vittima, e come dovrebbero lavorare con la comunità affinché la vittima si senta a proprio agio?**

    Ti rispondo con una domanda. Oggi a voi ha fatto piacere che non ci fosse nessun rappresentante della Chiesa, almeno simbolicamente, a sostenervi? Vi siete chiesti come mai non c’era nessuno? Questa potrebbe essere una cosa che la Chiesa può fare. Un’altra cosa: siccome la Chiesa ha ben chiaro il discorso iniziale che ho fatto, che i due processi sono paralleli ma uno non compensa l’altro, la Chiesa deve assumersi l’obbligo di denunciare alla polizia, alla magistratura, agli inquirenti, diciamo, dello Stato che la ospita, perché la Chiesa qui come negli altri paesi è ospite, non è padrona di casa, i padroni siete voi… Comunicare obbligatoriamente questi nominativi, e questo per impedire che questi casi succedano ancora. Invece credo anche qua in Repubblica Ceca come in Italia, quando la Chiesa sa di un prete pedofilo, lo sposta, cioè dà la possibilità a questo prete di continuare ad abusare. E questo non è un provvedimento. Quindi questa è una cosa che credo sia fondamentale. Poi se la Chiesa in più vuole dare un sostegno spirituale a chi lo vuole, ma lo dia. Certo che non basta, ok? E il fatto dei risarcimenti di cui parlavo prima è che io sono malato, ed economicamente non mi aiuta né lo Stato né la Chiesa. Ora come si può entrare in un concetto dove questa Chiesa tanto brava e buona, che vuole o almeno dice di voler risolvere il problema, poi non assiste le vittime, cioè chi è già stato vittima dei suoi membri? OK?

    **Come si può richiedere concretamente il risarcimento economico?**

    Intanto questo è un altro indizio che fa capire che la Chiesa se ne lava le mani, il discorso che facevo prima. Ridurre allo stato laicale un prete non risolve il problema, perché quel prete che è ridotto allo stato laicale lo ha ridotto per non pagare te, ci siamo? Di fatto probabilmente questo prete non l’ha denunciato alla polizia, quindi adesso anche se non è più prete resta comunque un pedofilo. E questa è una cosa pericolosa. Rispondo alla domanda, arrivo, arrivo. Scusa, sono stato un po’ lungo. Rispondo alla domanda: non so come funzioni il sistema giudiziario in Repubblica Ceca. In Italia, anche se è difficile da raggiungere, la Chiesa di fatto dimettendo quel prete, perché lo dimette? Perché quel prete ha fatto qualcosa che non va bene, se no non sarebbe stato dimesso. La Chiesa diventa quindi giuridicamente responsabile civile di quello che ti è accaduto, anche se il prete non è più prete. Nei tribunali italiani si riesce ugualmente a chiedere il risarcimento denunciando il prete, che non ha poi i soldi, perché sicuramente i preti poi non hanno i soldi da risarcire le vittime, ma essendo responsabile civile anche la Chiesa, che i soldi li ha, questi soldi vengono chiesti alla Chiesa. Poi la Chiesa si aggiusterà col prete per farsi dare indietro i soldi, ecco, in qualche modo. Spero di essere stato esaustivo.

    **Qual è il valore del concordato con lo Stato?**

    Il concordato è una scusa poi per potersi muovere all’interno dello Stato, capite? È importante quindi questa cosa, che venga fatto un concordato… Che per carità, la Chiesa come Stato ha diritto, come tutti gli Stati, ad avere un accordo con lo Stato che la ospita, ma questo accordo non può prevedere che la Chiesa commetta dei crimini e resti impunita. È importante anche il lavoro che voi vittime state facendo. Voi col vostro coraggio state sollevando pubblicamente una questione importante, state dando consapevolezza ai cittadini della Repubblica Ceca di questo problema. Questo è importante, perché se voi vi foste limitate a rivolgervi alla Chiesa, la Chiesa avrebbe tenuto il vostro caso sotto il tappeto. Quindi avrebbe addirittura impedito di far sapere che ci sono delle vittime. Purtroppo anche le ultime leggi modificate da Papa Francesco, parlo del Vos estis lux mundi, se voi lo leggete, quel documento non prevede la denuncia alle autorità civili dello Stato, parla solo di denuncia alla Chiesa. Quindi capite? È un inganno. Con così tanta malafede purtroppo la Chiesa oggi non ha nessuna carta per essere creduta.

    **Come fa una vittima dal punto di vista umano a trasformarsi da vittima a sopravvissuta e ad uscire da quel ruolo?**

    Beh, qui ci sono tante vittime. Oggi penso che ognuno di voi almeno una volta nella vita abbia provato a suicidarsi. Io ho provato quattro volte e non ci sono riuscito. Finché noi vittime rimaniamo nel limbo di quello… cioè in un limbo dove diciamo “siamo vittime, stiamo male, siamo sofferenti”, siamo davvero vittime. Il sopravvissuto invece è quello che come voi riesce a reagire. E voi state reagendo oggi non tanto per voi stessi, lo state facendo più per gli altri, perché la vostra denuncia è una richiesta di giustizia, ma voi la vostra situazione ormai non la potete più aggiustare, è rotta. Quindi voi lo state facendo per gli altri. In questo momento non siete più vittime, siete sopravvissuti, perché in qualche modo avete trovato il vostro equilibrio. Qualcuno di voi ha delle famiglie, quindi diciamo state dando consapevoli che per voi non si torna indietro, state dando un grande contributo civile alla società. E siete una potenza voi vittime, credetemi. Noi vittime, pardon. Chiedete pure. Non siate timidi, qua dentro siamo tutti vittime.

    **A te l’abuso sessuale cos’è costato? Hai una famiglia?**

    Allora, a me gli abusi sessuali sono costati carissimi. A parte la malattia, a 24 anni ho visto mia madre uccidersi. Mia madre si è uccisa quando ha scoperto che il mio cambiamento di umore era dovuto al fatto che ero stato stuprato da un prete. Mia mamma non ha supportato, non è riuscita a supportare questo dolore, si è sentita come madre, perché qui dobbiamo tenere conto che non ci siamo solo noi vittime come vittime, ma tutte le nostre famiglie. Come madre non ce l’ha fatta, non mi ha mai parlato di questa cosa, ma il giorno dopo che ha saputo questo fatto mia mamma si è buttata in mare. Io ho perso la mia famiglia, che non era poi nel mio caso neanche la mia famiglia, in quanto io sono stato abbandonato alla nascita, non so chi sia mia mamma e mio papà. Avevo questi genitori che erano adottivi. Io la mia famiglia me la sono creata. Aggiungo un pezzo perché è importante: io il trauma che ho subito mi ha portato ad essere terrorizzato dal sesso. Io fino ai 30 anni non ho avuto rapporti sessuali tranne che col prete che mi aveva stuprato. Poi in qualche modo a 30 anni ho preso in mano questa situazione e ho cercato di ricostruire la mia vita. Ho anche riconosciuto la mia sessualità perché io non avevo la cosa alla quale mi rifiutavo di pensare, io non avevo minimamente voglia di avere un partner. Bene, da lì mi sono ricostruito la mia vita e adesso sono sposato. Tuttavia poi 13 anni dopo, 14 anni dopo, quando ho denunciato è intervenuto il tumore. Diciamo che io sono nato a 30 anni, o almeno io racconto di essere nato a 30 anni e poi essere morto a 45 per la seconda volta. Cioè quello che sto facendo ormai, per carità sto bene… sto bene per quanto si possa star bene oncologici e con tutte le problematiche passate. Tuttavia ho una mia vita e sto bene adesso nella mia vita, però questo mi spinge a lottare perché io non voglio che nessuno passi, ma credo tutti voi vogliate che nessuno passi quello che poi ognuno nel suo intimo ha passato. Diciamo che bisogna trovare il modo di trasformare brutte esperienze non in rabbia, in qualcosa di positivo. Questo vi può aiutare moltissimo, credetemi. Prego.

    **Cosa dovrebbero fare le vittime quando vogliono continuare a servire nella Chiesa, ma il nuovo parroco lo proibisce loro?**

    Allora questo la risposta non ce l’ho, mi dispiace. Però questo capisci, ti fa capire ancora quanto è falso, quanto è bugiardo il Papa quando dice che è vicino alle vittime. Hai appena testimoniato le menzogne di Papa Francesco e di Papa Leone. Vi do ancora un indizio sul nuovo Papa, i giornali non l’hanno detto, vedete: Papa Leone, prima di essere eletto Papa, era prefetto della Congregazione per la Dottrina dei Vescovi. Papa Leone da 3 anni aveva in mano il fascicolo di Monsignor Rosario Gisana, vescovo di Enna, oggi imputato dalla magistratura italiana, quindi sotto processo per aver coperto un prete pedofilo. Bene, la magistratura italiana lo sta processando, la Chiesa lo lascia ancora vescovo, è ancora lì, la Chiesa non ha avviato nessun procedimento. E questo è strano, perché Papa Francesco ha garantito che il Vos estis lux mundi, in quel provvedimento sarebbero stati perseguiti i vescovi criminali, cioè quelli che coprivano i preti pedofili. Un’altra bugia, altra santa bugia papale.

    **33 anni fa ho presentato una denuncia penale, come ci si comporta riguardo agli accordi finanziari?**

    Beh in Italia questi soldi… Io vi direi di stare attenti. La Chiesa in Italia cosa fa? Anche qua sempre nella pessima malafede, perché ai cattolici dice una cosa ma poi ne fa un’altra. In Italia l’usanza è che quando le vittime vanno a denunciare alla Chiesa, ed è per questo che non dovete andare alla Chiesa, dovete andare magari anche alla Chiesa ma anche alla polizia, gli vengono dati 25.000 euro che vengono dati con un accordo privato tra le parti si chiama. Tu prendi però questi 25.000 euro e sei obbligata a non rivelare il nome del prete se non è già pubblico, e comunque in quell’accordo che tu firmi la Chiesa ti impone di non poter poi più chiedere nulla, no? In pratica con quei quattro soldi la Chiesa si mette a posto la coscienza. Non so come faccia davanti a Dio, perché se Dio esiste come dice la Chiesa, diciamo che la Chiesa è il pessimo rappresentante di Dio, è lo sporco di Dio. Quindi capisco che anche la signora ha fatto un accordo tra le parti alla fine, ha fatto firmare per il silenzio.

    **Cosa pensa del fatto che la Chiesa svolga anche opere di bene e di aiuto?**

    Allora il fatto che la Chiesa aiuti, cercate di capire, l’aiuto deve essere anche quando la Chiesa crea dei problemi. Ora non basta dire “la Chiesa ha violentato me, non cura me, però fa bene ai poveri”. E cosa vuol dire, cosa c’entra? Cioè la Chiesa deve assumersi la sua responsabilità. E qui di nuovo il fatto che la Chiesa debba pagare le vittime, pagare con dei soldi, è un deterrente, perché la Chiesa americana, dove abbiamo visto diocesi fallire, lì è stata più attenta. Quando aveva un prete pedofilo dall’America lo mandava in Italia, ecco scusate la battuta, purtroppo vera. Però diciamo cercava di togliere il problema. Se questa cosa fosse fatta in ambito globale, capite, sarebbe una cosa valida, perché poi non si può dire “sì è vero ci sono i pedofili, ma tanti altri preti sono bravi”. Eh ma cosa vuol dire? D’altra parte comunque questi preti bravi quanti preti pedofili hanno denunciato? Quante vittime hanno aiutato? Nessuna. E questo diventa un altro problema, non si può barattare così l’essere buoni.

    **Qual è l’elemento fondamentale che manca oggi alla Chiesa?**

    Credo che fondamentalmente ci voglia da parte della Chiesa onestà, cosa che oggi la Chiesa non ha. Questo credo sia il tassello principale, avere davanti una Chiesa onesta. Per quello lei dice che prova sfiducia, e lo credo bene che prova sfiducia, perché dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. Quindi è importante dire alla Chiesa che deve riacquisire la fiducia, e per riacquisire la fiducia deve essere onesta con la gente. E questo purtroppo è un problema che resterà nella Chiesa finché la Chiesa non cambia ottica e scende un po’ dal piedistallo, cioè la Chiesa si eleva tanto in alto a fare la professoressa, a dire addirittura preti che non si sposano addirittura vengono a insegnarvi come dovete gestire il matrimonio. E lo capite che è una supponenza persino irritante, perché il prete per carità può dare tutti i messaggi, gli insegnamenti di Dio, certo non avendo una famiglia difficilmente credo che nel pratico possa insegnarvi come gestirla, ecco. Potrà dirlo nell’etica, nella morale, ma non di più.

    **E come mai ci sono decine, centinaia e migliaia di suore violentate?**

    Riflettendo su quella di prima e parlavo di onestà della Chiesa, vedete la Chiesa dice anche che non si deve praticare l’aborto. Però come mai le decine, centinaia e migliaia di suore stuprate dai preti pedofili, o non pedofili, criminali, e rimaste incinte poi vengono fatte puntualmente abortire? Cioè come è possibile che i preti stuprino delle suore, le facciano abortire e poi vengano a dire a te che non devi abortire? Ci siamo? E questa è una disonestà intellettuale che nella Chiesa è florida, è un’ipocrisia grandissima. Purtroppo la Chiesa ci tiene molto alla sua ipocrisia, diciamo così. E quindi direi che la Chiesa se vuol essere credibile intanto risolva, cioè si deve presentare pulita, non può presentarsi in questo modo perché fa solo pietà.

    **Qual è la situazione della fiducia nei confronti del Vaticano?**

    Quello che dice Jan in italiano lo traduco anche sulla fiducia: c’è un detto molto semplice, che “il pesce puzza dalla testa”. E il Vaticano puzza dalla testa. La testa è il Papa. Da lì in giù purtroppo al momento puzza e non è credibile, è malodorante. Quindi quando sarà bello profumato si potrà essere creduto, al momento è difficile.

    **Puoi spiegare più precisamente le responsabilità del Papa?**

    L’ho detto prima: il Papa, che era alla Congregazione per la Dottrina dei Vescovi, non ha punito i vescovi che aveva in mano ed è diventato Papa. Oggi che è Papa lo può fare, e invece non lo sta facendo. Il Papa ha in mano più di un caso, uno lo so perché gliel’abbiamo mandato noi tre anni fa, ed è il caso che ho raccontato prima di Monsignor Gisana. Robert Prevost, prima di diventare Papa, è stato 4 anni capo del Dicastero per i Vescovi. Ha diversi casi in mano. Quello che io conosco, perché la mia associazione lo ha depositato a Prevost insieme alla vittima, è quello del vescovo Rosario Gisana di Enna. Vescovo che a Enna adesso, Rosario Gisana, se cercate su Internet trovate, e bene questo caso era in mano a Prevost secondo il Vos estis lux mundi di Papa Francesco, no? Quindi l’avevamo denunciato lì. Tuttora questo vescovo fa ancora il vescovo, malgrado sia indagato dalla giustizia italiana. Io dico, se il Papa volesse essere credibile, perché ha iniziato malissimo il suo papato, se vuol avere un briciolo di credibilità inizi a processare questo vescovo. Perché dire che lo farà… Io mi sento preso in giro. Questa è un insulto alla mia intelligenza, scusate.

    **Quali strumenti hanno a disposizione le vittime e le istituzioni locali?**

    Comunque avete una buona arma in mano, quella del concordato. Ricordatevi, dovete giocare sul concordato. Opporvi se… Visto il quadro generale, non si vuole aver sfiducia, ok? Ma il quadro generale è questo. Quindi lo Stato ceco non deve fare il concordato se la Chiesa non si assume questo impegno, ma davvero, davvero, non con le parole. Le parole servono a poco, anche se son belle. E i preti sanno parlare molto bene, meglio di me. No, voi state facendo, Jan sta facendo un lavoro eccezionale con tutti voi perché… Guarda tutta la mia ammirazione, la mia stima, perché è riuscito a fare più di quello che ho fatto io in Italia in 15 anni. Poi non è colpa mia, in Italia purtroppo gli italiani sono cattolici, ma cattolici così. Quello è un problema. Anche perché l’Italia, capite bene, è vero che il Vaticano non è l’Italia, ma l’Italia ha il Vaticano, e per il Vaticano l’Italia è la prima zona cattolica e dovrebbe essere agli occhi del mondo la più perfetta. Quindi il Vaticano ha tutto l’interesse che in Italia non succeda niente, o almeno che non si sappia.

    **Qual è la tua relazione di collaborazione con Jan? Rozek**

    Oramai io e Jan siamo in collaborazione da tanti anni. Quanti anni, 4-5? 4-5 anni che conosco Jan, non da ieri. È venuto più volte in Italia a casa mia, ospite mio, e io sono sempre, lui lo sa, disponibile e… La mia vita oramai è tutta in questa causa. Io con la mia malattia non posso più lavorare, non posso più fare il lavoro che facevo ed ho tantissimo tempo libero, quindi lo faccio col cuore davvero. Mi dispiace che non parlate italiano, cioè che non parlo io il ceco, ma se avete bisogno, se posso nel mio piccolo, volentieri. Come direbbero gli inglesi, “e che ci salvi la regina”. Grazie a voi, grazie a voi.

  • Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

    Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

    Non ha voluto parlarne prima, un po’ per stile, un po’ per quel modo obliquo di guardare il mondo che preferisce illuminare piuttosto che essere illuminata. Già questa è una notizia, nella realtà di oggi bulimica di informazioni, meglio se private.

    Ora che la vicenda si è conclusa positivamente la giornalista Federica Tourn, collaboratrice di varie testate e conduttrice della trasmissione di Rai Tre “Protestantesimo”, ha scelto di raccontare la storia che l’ha vista coinvolta, ennesima dimostrazione di quanto in Italia abbiamo un problema con le querele che tentano di azzoppare, e spesso ci riescono, le inchieste giornalistiche.

    I fatti: per il quotidiano “Domani” Tourn lavora negli anni scorsi a un’ampia inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Uno dei casi trattati riguarda le violenze sessuali commesse su alcuni giovani parrocchiani da un sacerdote cattolico di Enna, don Giuseppe Rugolo, educatore del gruppo Azione Cattolica presso la Parrocchia San Giovanni, nonché di responsabile del Grest (l’oratorio estivo) nella medesima Parrocchia. Don Rugolo è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado poi ridotti a 3 anni di reclusione con sentenza del 1° luglio 2025.

    Una vicenda clamorosa anche perché perfettamente esemplificativa delle coperture, delle reticenze, del modus operandi oscuro che vengono messi in atto dai vertici ecclesiali in simili situazioni. Tanto che a processo per falsa testimonianza c’è anche il vescovo della diocesi siciliana di Piazza Armerina Rosario Gisana: il procedimento è ancora in corso.

    Invece di concentrarsi su preghiera e penitenza don Rugolo e i suoi legali hanno querelato tutti coloro che hanno avuto il torto di divulgare la squallida vicenda di abusi e di complicità.

    In primis a subire la reazione del prete sono stati dunque ovviamente i giornalisti, a partire dalla collaboratrice locale dell’Ansa Pierelisa Rizzo, querelata per ben tre volte per diffamazione e per diffusione di atti processuali. Con lei altri 6 giornalisti. Querelati anche il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta. Nonostante le querele siano state seguite da proposta di archiviazione da parte dei Pubblici Ministeri, la difesa del sacerdote ha sempre avanzato opposizione ed aveva anche chiesto il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della cronista ennese. La querela a Federica Tourn, che giunge anche questa nonostante la richiesta di archiviazione della Procura, è l’ultimo colpo di coda di questa vicenda.

    La giudice del Tribunale di Torino Alessandra Salvadori, nel disporre l’archiviazione del procedimento non manca di sottolineare come “Nel trattare della inadeguata reazione delle istituzioni ecclesiastiche di fronte ad abusi sessuali compiuti da uomini del clero, la giornalista ha parlato con proprietà e continenza della vicenda processuale dell’opponente, facendo riferimento a fatti pacificamente veri (il Rugolo era stato imputato per fatti di violenza sessuale su minori) e di rilevanza pubblica. Nel corpo dell’articolo si scrive del processo per violenza sessuale su minori a carico di don Giuseppe Rugolo, in corso al Tribunale di Enna; si dice che egli è “accusato di aver abusato di tre ragazzi”; e che “dovrà rispondere di violenza sessuale su minori” e, mai, si parla del Rugolo come di “condannato”».

    Resta il problema di fondo: tutti i giornalisti in questi devono sostenere spese processuali non indifferenti per difendersi. Nel caso specifico il querelante, nonostante le richiese di archiviazione delle varie Procure, ha sempre forzato la mano con le richieste di imputazione coattiva, il cui intento, decine e decine di casi analoghi lo dimostrano, è quasi sempre quello di arrecare per lo meno un danno economico a chi ha avuto il coraggio di raccontare le malefatte di turno. Una pessima abitudine quella delle querele temerarie o “bavaglio”, che dobbiamo continuare a condannare con forza. Per la libertà di informazione. Perché a prevalere deve essere sempre il diritto dei cittadini e delle cittadine all’informazione, e non l’omertà. Ricordiamolo, e non lasciamo soli i giornalisti e le giornaliste, mai. A partire dalla politica, impegnata troppo spesso più ad accusare i giornalisti che a difenderli.

    Come ha ben scritto Tonio Dell’Olio «Si chiamano “querele temerarie”. Di fatto sono una forma di minaccia, la possibilità offerta ai potenti di imbavagliare l’informazione chiedendo risarcimenti milionari. Il più delle volte a giornalisti precari che guadagnano 3 euro a pezzo e non hanno alcuna forma di garanzia da parte di una testata cui non sono legati da un contratto che li tuteli. Comportano – tra l’altro – delegittimazione e perdite di tempo. Si tratta di un fenomeno che si è esteso negli ultimi tempi producendo l’autocensura degli operatori dell’informazione. La minaccia pertanto non è contro i cronisti ma piuttosto contro il diritto dei cittadini ad essere informati, a conoscere, a crearsi un’opinione».

    Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

  • «Io vittima di abusi di un prete chiedo alla Chiesa di fermare quelli sui tori nelle corride»

    «Io vittima di abusi di un prete chiedo alla Chiesa di fermare quelli sui tori nelle corride»

    Da giovane aveva subito abusi da parte di un sacerdote. Lo dice a viso scoperto Dan Paden, un cattolico che oggi ha deciso di prestare il suo volto di ex vittima di una crudeltà da parte di un uomo di Chiesa alla campagna di Peta (People for ethical treatment of animals) che da tempo sollecita il Vaticano a prendere posizione contro una pratica altrettanto crudele nei confronti degli animali, la corrida. E, in particolare, a non avallarla con la partecipazione di membri del clero a questi eventi, spesso organizzati in concomitanza con ricorrenze religiose. Non è raro che sacerdoti e prelati di vario grado intervengano con benedizioni ufficiali all’inizio di queste manifestazioni, considerate tradizionali ma ormai giudicate fuori dal tempo da una ampia fetta dell’opinione pubblica, anche negli stessi Paesi – la Spagna in primis, ma non solo – in cui ancora avvengono.

    In un video, registrato davanti ad un edificio religioso, Paden sottolinea il legame della Chiesa cattolica con corrida e con il carico di sofferenze che porta con sé. La sua testimonianza parte proprio con il ricordo degli abusi subiti in gioventù per poi passare alla descrizione di quanto crudele sia il trattamento riservato ai tori nelle arene, con un parallelo tra due forme di crudeltà diverse nei modi e nei soggetti che le subiscono ma di fatto molto simili. Di qui l’esortazione agli spettatori a prendere posizione chiedendo, ognuno con le proprie possibilità, un intervento diretto dello stesso Papa Leone XIV, affinché riconoscendo che anche la corrida è una forma di abuso nei confronti di innocenti, si attivi per recidere i legami che ancora mantiene con la Chiesa cattolica.

    Paden ricorda come per la dottrina della Chiesa gli esseri umani non dovrebbero «causare inutilmente la sofferenza o la morte degli animali». Ripensando alla sua vicenda personale, spiega, «mi chiedo ancora come qualcuno che predicava la compassione potesse provare piacere nella crudeltà». E oggi, nello stesso modo, «vedo la stessa contraddizione nei sacerdoti che benedicono o difendono la corrida». E ancora: «Cristo ci chiama a proteggere gli indifesi. La sua Chiesa deve schierarsi dalla parte delle vittime di qualsiasi forma di abuso».

    Il filmato è stato affidato a Peta a supporto della sua campagna condotta a livello internazionale. In diverse occasioni gli attivisti dell’associazione hanno promosso flash mob e iniziative di protesta pubblica per evidenziare la contraddizione dei legami tra il clero e i tormenti inflitti ai tori. Nelle settimane scorse anche l’attrice italiana Loredana Cannata si era resa protagonista di una plateale manifestazione in piazza San Pietro, prima di essere arrestata dalla gendarmeria vaticana.

    Peta ricorda, del resto, come i pontefici in passato abbiano preso posizione a favore degli animali. Papa Francesco, che pure aveva evidenziato l’eccesso di attaccamento agli animali domestici in relazione al disinteresse mostrato a volte nei confronti di altri esseri umani, aveva scritto nell’enciclica Laudato Si’ che «ogni atto di crudeltà verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana». L’organizzazione ricorda poi come già nel XVI secolo Papa Pio V, poi canonizzato, proibì la corrida che descrisse come «spettacolo crudele e vile del diavolo e non dell’uomo» e contraria alla «pietà e alla carità cristiane». Ma lo stesso Papa Leone ha mostrato una certa sensibilità sui temi che riguardano l’ambiente e la natura e ha ricordato lo scorso autunno, celebrando San Francesco, il suo Cantico e la sua visione dell’umanità intesa come «essere creature tra le creature».

    «Ogni anno – sottolinea Peta -, decine di migliaia di tori vengono dolorosamente uccisi in un rituale in cui un assalitore a cavallo conficca una lancia nel dorso e nel collo del toro prima che altri gli infilzino pugnali  nella schiena. Quando il toro si indebolisce a causa della perdita di sangue, un matador tenta di ucciderlo conficcandogli una spada nei polmoni. Il toro è spesso ancora cosciente quando le sue orecchie o la coda vengono tagliate e offerte al matador come trofeo e il suo corpo viene trascinato fuori dall’arena». Ecco perché, secondo gli attivisti, i sacerdoti cattolici dovrebbero astenersi dall’officiare cerimonie religiose propiziatorie e ad assistere i toreri nelle cappelle spesso presenti nelle stesse arene.

    https://www.corriere.it/animali/26_gennaio_05/io-vittima-di-abusi-di-un-prete-chiedo-alla-chiesa-di-fermare-quelli-sui-tori-nelle-corride-3335703e-9e04-4a3f-b83a-353a3ee06xlk.shtml

  • Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    di Giacomini Alessandro – La Chiesa Cattolica non ha mai chiesto scusa a Sinéad O’Connor, non lo ha fatto nel 1992, quando la distrusse mediaticamente, non lo ha fatto nel 2002, quando la cronaca le diede ragione, e non lo ha fatto nel 2023, quando lei se n’è andata.

    Questo silenzio non fu una dimenticanza, ma una precisa scelta politica, ammettere il torto fatto a Sinéad significherebbe ammettere che un’intera gerarchia ha preferito la tutela dei pedofili alla salvezza dei bambini.

    L’8 ottobre 1992 la nota cantante Sinéad O’Connor non compì un gesto blasfemo, smise semplicemente di fingere, sul palco del Saturday Night Live cantò War di Bob Marley, cambiò il testo per parlare di abusi sui minori e strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II (dicasi Wojtyla).

    Disse: Fight the real enemy, il vero nemico non era la fede era l’istituzione che la usava come scudo per proteggere i colpevoli.

    La risposta fu un linciaggio globale, non contro i pedofili, non contro chi li aveva coperti, ma contro una donna sola.

    Sinéad spiegò, urlò, insistette, la sua era una denuncia contro la copertura sistematica degli abusi sessuali sui minori da parte della Chiesa cattolica.

    Non fu ascoltata, perché ascoltarla avrebbe significato guardare negli occhi una verità orrenda, che per decenni la Chiesa aveva scelto di salvare sé stessa, non certo i bambini.

    E mentre Sinéad veniva distrutta pubblicamente, la Chiesa continuava a funzionare esattamente come prima, ciò che Sinéad aveva intuito con il dolore, i documenti lo confermavano con il gelo della burocrazia.

    Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, la protezione dei preti abusatori non è stata un errore di percorso, ma una dottrina ufficiale.

    Nel suo periodo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadì il segreto pontificio sui delicta graviora (i delitti più gravi), in pratica:

    silenzio obbligatorio, niente denunce, niente giustizia civile, i vescovi non erano tenuti a rivolgersi ai tribunali, i preti abusatori venivano spostati, i bambini sacrificati e le famiglie lasciate sole.

    Non furono errori, fu una strategia, una strategia che permise a migliaia di sacerdoti di continuare a stuprare minori in tutto il mondo.

    In Francia, una commissione indipendente ha stimato 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020, duecento sedicimila vite spezzate, ma il problema per il mondo, restava Sinéad O’Connor.

    Fino al 2001, la guida suprema era il documento “Crimen sollicitationis” del 1962, che imponeva il “segreto del Sant’Uffizio“ su ogni indagine per pedofilia.

    Le istruzioni erano inequivocabili:
    segreto permanente, anche dopo la fine del processo, il silenzio doveva essere totale e pena di scomunica per chiunque osasse denunciare all’esterno, cioè alla magistratura civile.

    ​Nel 2001, Joseph Ratzinger, braccio destro di Giovanni Paolo II, non scardinò questo sistema, ma lo blindò con l’epistola De Delictis Gravioribus.

    Ribadì il “segreto pontificio”, assicurando che i crimini sessuali contro i minori rimanessero un affare interno, gestito da vescovi che avevano come unico mandato quello di evitare lo scandalo, non di consegnare i mostri alla giustizia.

    Nel 2002 il Boston Globe fece ciò che Sinéad O’Connor aveva fatto dieci anni prima, raccontò i fatti, solo che allora non si strappavano più foto, si strappavano le maschere.

    Sinéad aveva detto la verità, la Chiesa aveva mentito eppure nessuno le chiese scusa.

    Non la Chiesa, non il Vaticano, non Giovanni Paolo II, beatificato e santificato senza che il suo ruolo nel sistema di copertura venisse mai affrontato, mentre

    Sinéad non fu riabilitata, non le venne restituita la carriera, non le venne restituita la voce, non le venne restituita la dignità.

    Venne lasciata a combattere da sola contro traumi, malattie mentali, ferite profonde, molte aggravate proprio da quel linciaggio pubblico, ma non ritrattò mai, non chiese mai perdono perché non aveva nulla di cui pentirsi.

    È morta nel luglio 2023 a 56 anni, solo allora partirono gli elogi, solo allora divenne una “profeta”, solo allora una “visionaria”, ma anche, solo parole vuote, pronunciate quando non costano più nulla.

    Ma non per la Chiesa cattolica, che invece, non disse nulla, nessuna ammissione, nessuna richiesta di perdono, nessuna parola per la donna che aveva denunciato ciò che poi si rivelò vero.

    Sinéad O’Connor non è stata una martire della musica è stata una vittima collaterale di un sistema di potere che ha preferito distruggere chi parlava piuttosto che fermare chi abusava, strappò una foto per difendere dei bambini, e la Chiesa, con il suo silenzio, strappò lei.

    La Chiesa di Wojtyla non ha “omesso” di vigilare, ha attivamente impedito che la giustizia facesse il suo corso, spostando i preti da una parrocchia all’altra come pezzi di un gioco perverso, regalando loro nuove vittime in cambio del silenzio.

    ​Il fatto che Giovanni Paolo II sia stato proclamato Santo a tempo di record è l’insulto finale a Sinéad O’Connor e a tutte le vittime di abusi.

    È la prova che per il Vaticano la difesa del prestigio dell’istituzione vale più della dignità umana.

    ​Sinéad O’Connor è morta senza aver ricevuto un grammo di quella giustizia che chiedeva, mentre la Chiesa Cattolica non ha mai fatto i conti con lei perché lei è lo specchio della loro vergogna.

    Ricordarla oggi non è un omaggio, è un atto di accusa contro un’istituzione che non ha mai chiesto scusa e che, proprio per questo, non ha mai davvero fatto i conti con la propria colpa.

    Ricordarla oggi significa non perdonare un’istituzione che continua a nascondersi dietro il fumo dell’incenso per non guardare il sangue sulle proprie mani.

    ​Fonti – Link – Approfondimenti:

    • ​Crimen Sollicitationis (1962):

    Per decenni, questo documento è stato il manuale d’istruzioni per occultare i crimini sessuali. Prevedeva il “segreto del Sant’Uffizio”, punendo con la scomunica chiunque, vittima o testimone, riferisse i fatti alla magistratura civile.

     Fonte: Archivio Vaticano / Testo integrale su AGER

    Testo integrale tradotto dal latino (Associazione Rete L’Abuso)

    • De Delictis Gravioribus (2001):

    Sotto la firma dell’allora prefetto Joseph Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, la Chiesa ribadiva che i “delitti più gravi”, tra cui la pedofilia, dovevano restare sotto il “segreto pontificio”.

    Un atto che, di fatto, sottraeva migliaia di criminali alla giustizia ordinaria.

    Fonte: Lettera Ad exsequendam, Santa Sede

    • ​​Francia:Il Rapporto Sauvé ha stimato circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020.

    Fonte: CIASE – Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église

    • ​Irlanda:

    Il Rapporto Ryan e il Rapporto Murphy hanno scoperchiato decenni di torture e abusi sistematici nelle istituzioni cattoliche.

     Fonte: Murphy Report – Department of Justice

    • ​Italia:

    Il nostro Paese resta un’anomalia europea, privo di una commissione d’inchiesta indipendente statale, con la CEI che si limita a “report” parziali basati solo sulle segnalazioni interne.

    Le inchieste successive, come il Rapporto Ryan, avrebbero confermato che in quegli anni migliaia di bambini venivano abusati in istituti gestiti da ordini religiosi, con la piena consapevolezza dei vertici.

    • ​​Francia (Rapporto Sauvé):Circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020. Il rapporto sottolinea il carattere “sistemico” degli abusi.

    ​Irlanda, la terra di Sinéad, migliaia di bambini torturati nelle Magdalene Laundries e nelle scuole cattoliche.

    https://www.rsi.ch/info/mondo/Irlanda-la-strage-degli-illegittimi–1241838.html

    https://europa.today.it/attualita/irlanda-scuole-cattoliche-abusi-sessuali.html

  • Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Problemi psichici curati con un esorcismo che, vista la condanna definitiva, andò ben oltre la pratica per contrastare il demonio. Da due giorni è in carcere per scontare una condanna definitiva a tredici anni e mezzo di reclusione don Michele Barone, il prete sospeso a divinis, che nel 2018 fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.
    Il sacerdote curava con l’esorcismo una ragazzina di 14 anni con problemi psichici. I fatti si verificarono a Casapesenna, in provincia di Caserta. Una vicenda giudiziaria complessa, che è giunta a conclusione in settimana con il pronunciamento della sesta sezione penale della Cassazione.

    Taormina: rispetto la sentenza ma non la condivido

    «La Corte Suprema ha stabilito che l’esorcismo è reato. Rispetto la sentenza ma non la posso condividere» ha commentato l’avvocato Carlo Taormina, che difendeva l’ex sacerdote casertano, che tra i suoi fedeli e amici aveva molti vip, tra cui Luciano Moggi e la moglie, Fabio Capello, Claudia Koll e Sara Tommasi.
    Con don Barone, sono stati condannati in via definitiva a tre anni di reclusione anche i genitori della ragazzina che, nel corso delle sedute di esorcismo, avrebbe subito abusi, violenze e lesioni.

    Pena superiore alla condanna di primo grado

    In primo grado, la pena inflitta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere fu di dodici anni, poiché i giudici non ritennero che le prove fossero sufficienti per l’accusa di abusi sessuali commessi anche nei confronti di due vittime adulte.
    A denunciare i fatti fu la sorella maggiore della vittima, che si accorse che quelle sedute esorcistiche fossero ben altra cosa e non avrebbero salvato la 14enne che i genitori ritenevano posseduta dal demonio.
    Dopo i fatti, don Barone fu sospeso a divinis dal vescovo di Aversa e rimosso da Papa Francesco, mentre l’Associazione Internazionale Esorcisti precisò che il sacerdote casertano praticava esorcismi senza alcun mandato e senza alcuna autorizzazione.
    «Il sacerdote in questione – scrisse l’associazione esorcisti – non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti».

    «Legge contro l’esorcismo ma il Vaticano lo contempla»

    «A via Della Conciliazione – ha sottolineato l’avvocato Taormina – c‘è un palazzo intero in cui il Vaticano ancora oggi insegna le pratiche dell’esorcismo. Non è solo una questione tra diritto canonico e diritto penale italiano, ma una vicenda ben più ampia».
    Secondo il legale, c’è chi accetta l’intervento dell’esorcista «come si accetta che un chirurgo possa operare per curarci, ma mettendo a rischio la nostra vita. I giudici del merito hanno ritenuto vietati tutti i trattamenti esorcistici, configurando violenze e maltrattamenti a carico di genitori di una minore che, dopo aver tentato di far guarire la figlia minore con la medicina ufficiale, si erano rivolti ad un sacerdote abilitato all’esercizio degli esorcismi e accreditato dal vescovo della Diocesi e dall’esorcista ufficiale». Dopo il sigillo della Cassazione, don Michele Barone è stato arrestato e trasferito in carcere, prima a Santa Maria Capua Vetere in appoggio, poi a Vallo della Lucania, dove sconterà il residuo della pesante pena inflitta.

    https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_06/don-michele-barone-va-in-carcere-il-prete-esorcista-casertano-dopo-la-condanna-per-violenza-sessuale-e-maltrattamenti-88c1a413-e4a3-4b34-b7f6-660b0b65dxlk.shtml

  • IL PREMIO  A FRANCESCO  ZANARDI DELLA  “RETE L’ABUSO”,  «UN SEGNALE  CHE QUALCOSA  STA CAMBIANDO»

    IL PREMIO A FRANCESCO ZANARDI DELLA “RETE L’ABUSO”, «UN SEGNALE CHE QUALCOSA STA CAMBIANDO»

    42454 CREMONA-ADISTA. Un coraggioso attivista che da decenni con «coraggio e costanza» denuncia la pedofilia nella Chiesa: Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L’Abuso, ha ricevuto con questa motivazione il 26 novembre scorso a Cremona la menzione speciale come “Testimone del nostro tempo” nell’ambito del Premio Nazionale Lea Garofalo, istituito quattro anni fa dall’associazione Dioghenes A.p.s, che edita la testata Wordnews.it.

    Lea Garofalo, giovane donna calabrese che nel 2009 pagò con la vita la sua scelta di ribellarsi alla ‘ndrangheta divenendo testimone di giustizia, è divenuta il simbolo della lotta alla criminalità organizzata e di una resistenza che si forma già a partire dai banchi di scuola. Il premio, infatti, è conferito a classi e scuole che hanno inviato lavori sul tema della giustizia (“La mafia teme più la scuola che la giustizia”, è stato detto citando il magistrato Antonino Caponnetto) ed è un’occasione per riflettere, oltre che sull’esempio di Lea, anche sul tema della violenza contro le donne, in concomitanza con la Giornata del 25 novembre.

    Il premio prevede anche una menzione speciale dei “Testimoni del nostro tempo“: familiari di vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, testimoni di giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni. Ed è in questa veste che, nella quarta edizione del premio, Francesco Zanardi è stato scelto: sopravvissuto agli abusi sessuali del suo parroco, don Nello Giraudo, perpetrati quando era solo un bambino, Francesco è riuscito con la sua determinazione e la sua forte motivazione a denunciare non solo gli abusi subiti personalmente, ma a mettere in piedi un organismo che difende e sostiene da molti punti di vista tante altre vittime. Il suo dolore è diventato una battaglia civile che si è sostanziata nella Rete L’Abuso, associazione che dal 2010 offre empatia, ascolto, supporto giuridico, accompagnamento a chi ha subito un abuso clericale.

    Non solo: oltre a documentare i casi di abusi in Italia (ha creato un enorme database, che finora è l’unico nel nostro Paese), la sua azione di promozione della trasparenza e della giustizia e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica lo ha visto più volte rivolgersi alle istanze internazionali di protezione dei minori. È stato premiato per «il suo instancabile impegno a denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo»: così le motivazioni della menzione. «Ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza persona le in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il te ma della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico.

    Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica nel no me della verità e della dignità. Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la menzione speciale del Premio nazionale Lea Garofalo».

    È la prima volta che un premio nazionale, tradizionalmente dedicato a mafie, criminalità organizzate e femminicidio, si apre alle vittime di abusi del clero. «Quello consegnato a Francesco non è solo un premio: è un segnale che qualcosa sta cambiando», ha scritto Luciana Esposito sulla testata che dirige, Napolitan.it.

    «In un Paese dove per decenni gli abusi nel clero sono stati sepolti sotto silenzi, imbarazzi e complicità, vedere un attivista come Zanardi riconosciuto come simbolo del coraggio civile segna un’evoluzione importante».

    «Lea Garofalo – prosegue Esposito – denunciò la ’ndrangheta sapendo cosa rischiava. Zanardi denuncia un altro tipo di potere, diverso ma capace di generare lo stesso dolore e la stessa solitudine nelle vittime.

    Mettere questi due mondi sullo stesso palco non è una provocazione: è una scelta culturale, quasi politica.

    Questo premio non celebra una persona: celebra tutti quelli che, come Francesco Zanardi, trasformano una ferita in parole che illuminano». (ludovica eugenio)