Osservatorio della Rete L'ABUSO

Bozano Bressanone – SILENTIUM

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di Andrej Werth – Deve essere stata una bella festa. Tre settimane fa, nel Duomo di Ratisbona, 21 nuovi “Familiaren” (familiari o marianisti) sono stati solennemente investiti dal Gran Maestro Frank Bayard. Nel contesto dell’Ordine Teutonico, “investire” significa accogliere formalmente i laici che sostengono l’ordine nelle sue attività, pur senza essere frati o suore. Si tratta di una rete esclusiva divisa in baliati e commende; in Alto Adige, che costituisce il baliato “An der Etsch und im Gebirge” (All’Adige e nei Monti), si contano 77 familiari, tutti uomini, sebbene l’investitura sia aperta anche alle donne. Tra i presenti a Ratisbona c’era anche Christian Stuefer, dal 2024 priore della provincia d’Austria-Italia dell’ordine, con sede a Lana. Quella tra l’Ordine Teutonico e l’Alto Adige è una storia lunga.

Fondata con il nome completo di Ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria in Gerusalemme, la comunità si stabilì a Bolzano nel 1202. Ancora oggi, i frati e le suore gestiscono parrocchie e case di accoglienza, sotto il motto “Aiutare, Difendere, Guarire”. Si tratta di un ordine con ingenti proprietà e rappresenta la più grande comunità religiosa maschile in Alto Adige. È tuttavia anche la comunità che registra il maggior numero di segnalazioni di abusi.

Tra il 2018 e il 2025 – con Maria Sparber che assume il ruolo di ombudsperson (difensore civico) della Diocesi di Bolzano-Bressanone nel 2018 – sono giunte 41 segnalazioni di vario genere e gravità riguardanti membri di ordini religiosi. Le indagini della rivista ff hanno rivelato che sette di queste segnalazioni riguardano l’Ordine Teutonico. Alla domanda su come si spieghi questo dato, il priore Stuefer ha risposto: “Più si è attivi nella cura pastorale, maggiore è il rischio”. Il Gran Maestro Bayard, in un colloquio dell’agosto 2025 con il Katholisches Sonntagsblatt, ha osservato che probabilmente nessuna comunità religiosa è stata risparmiata dai casi di abuso, aggiungendo: “E questo mi addolora e mi rattrista molto”, ribadendo che l’elaborazione, l’ascolto e il prendere sul serio le vittime sono di “massima importanza”.

Sei mesi prima, nel gennaio 2025, lo studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl ha presentato il proprio rapporto sugli abusi commissionato dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone, suscitando reazioni ben oltre i confini provinciali, sotto l’attenta osservazione del Vaticano. Tuttavia, quell’indagine ha riguardato la diocesi e non gli ordini religiosi, che nel macrocosmo cattolico sono piccoli pianeti autonomi, seppur legati alla Chiesa madre. In passato, in Alto Adige si sono registrati ripetuti rapporti di abusi sessuali da parte di religiosi ordinati. Nel 1995, ff riferì del caso di Ulrich Gasser, una vicenda che divise un intero paese e rappresentò la prima volta in cui l’Ordine Teutonico dovette confrontarsi pubblicamente con un’accusa di abuso.

Oltre trent’anni dopo, a fine febbraio 2026, è emerso il “caso Florian”. In una conferenza stampa online dell’associazione italiana delle vittime Rete l’Abuso, un uomo altoatesino ha raccontato di aver subito ripetuti abusi sessuali da parte di un sacerdote alla fine degli anni ’80, all’età di undici anni. Le indagini di ff hanno confermato che l’accusato appartiene all’Ordine Teutonico. Il caso ha ricevuto una forte attenzione mediatica e, nei giorni precedenti la conferenza, Florian (nome di fantasia per tutelarne l’identità) ha contattato la redazione.

Nelle ultime settimane, la redazione di ff ha svolto indagini approfondite sulla gestione degli abusi sessuali da parte dell’Ordine Teutonico, parlando con le vittime, i rappresentanti della Chiesa e dell’ordine, e analizzando atti e documenti. In particolare, ha condotto lunghi colloqui con Florian sull’abuso subito, sulla sua condizione attuale e sui motivi della sua profonda delusione verso la Diocesi e l’ordine. Florian ha spiegato di aver deciso di rivolgersi alla stampa per aumentare la pressione mediatica, ritenendo che il sacerdote debba essere sollevato dal suo incarico. Il sacerdote accusato, confrontato da ff con le accuse, nega ogni addebito.

Nel caso di Florian si parla di dolore, traumi e di come la giustizia civile ed ecclesiale affrontino le accuse di abuso, in una situazione in cui si scontra parola contro parola. Ma si parla anche di denaro. Per ragioni di tutela della personalità, ff omette riferimenti precisi a persone e luoghi.

Tuttavia, vi è anche un passato.

Il caso Wieser Nel dicembre 2025, August Aukenthaler ha raccontato a Rai Südtirol di essere stato abusato sessualmente 60 anni prima da un sacerdote dell’Ordine Teutonico. Non si era trattato del primo episodio. Il sacerdote, Klemens Wieser, era stato in cura psichiatrica per un caso simile, ma era stato comunque reinserito nel servizio pastorale. Dopo l’abuso su Aukenthaler, Wieser fu denunciato e condannato dal Tribunale di Bolzano a 14 mesi di reclusione. Successivamente, l’ordine lo trasferì a Vienna presso l’archivio centrale in un ruolo dirigenziale e, più tardi, fu impiegato come cappellano ospedaliero in Germania, dove morì nel 2003. L’Ordine Teutonico non ha mai contattato August Aukenthaler.

Il caso Gasser Si tratta di un caso ancora oggi capace di dividere una comunità in due fazioni. Nel 1995, a San Leonardo in Passiria, si rincorrevano voci sulle inclinazioni del decano Ulrich Gasser verso i giovani uomini. La tensione nel paese esplose quando il sacerdote tenne un’orazione funebre ritenuta del tutto inappropriata al funerale di un giovane suicida, spingendo il prete a chiedere il trasferimento. All’epoca Gasser dichiarò a ff: “Vogliono distruggermi. Con ogni mezzo. Non ho mai sedotto bambini o giovani. Ci sono stati dei contatti fisici, ma nulla di più. Forse sono stato troppo ingenuo e sconsiderato”. Il caso Gasser, con la denuncia di una vittima, è confluito nel rapporto sugli abusi di Monaco. Trasferito a Friesach, in Carinzia, Gasser lavorò come cappellano ospedaliero e collaborò nelle parrocchie vicine fino alla sua morte nel 2019. Interpellata da ff, la Diocesi di Gurk ha dchiarato di non essere mai stata informata dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone o dall’Ordine Teutonico sui motivi di quel trasferimento. Il priore Christian Stuefer si è comunque scusato a San Leonardo per la gestione dell’ordine in questa vicenda.

Negli anni tra il 2018 e il 2025, l’ufficio di contatto diocesano ha registrato 41 segnalazioni su religiosi: la maggior parte (sette) riguarda l’Ordine Teutonico, seguiti dai Cappuccini (sei), dai Francescani (quattro) e dai Canonici regolari di Sant’Agostino (quattro).

Il caso Neuking All’inizio di dicembre 2025, il sacerdote di Innsbruck Anno Schulte-Herbrüggen ha reso pubblico il suo vissuto, raccontando a ORF Tirol di aver valutato 40 anni prima di entrare nell’Ordine Teutonico e di essere stato abusato dal sacerdote Theo Neuking. Neuking era stato cooperatore a Lana, poi direttore spirituale al Johanneum di Tirolo e infine successore di Gasser a San Leonardo, prima di morire nel 2002. Schulte-Herbrüggen ha spiegato a ff di aver rimosso quel trauma fino al 2022, quando le notizie sul rapporto sugli abusi di Monaco-Frisinga lo hanno scosso. Dopo la segnalazione a Bolzano, il sacerdote ha incontrato il vescovo Ivo Muser e il priore Stuefer. Schulte-Herbrüggen ha descritto l’incontro come caratterizzato da estrema attenzione, lodando il priore Stuefer per la determinazione nell’affrontare la questione. L’ordine si è assunto i costi terapeutici della vittima e la diocesi ha lanciato un appello ad altre possibili vittime. Schulte-Herbrüggen commenta: “Spesso penso a quanto io sia stato fortunato a non andare in rovina per questo, come invece è accaduto a molti altri”.

“Dicono ‘victims first’, ma la realtà è ‘victims last’” Anche Florian ha impiegato molto tempo e molta forza prima di fare il primo passo. Nel maggio 2024, la sua psicologa e il suo avvocato dell’epoca hanno segnalato oralmente il caso all’ufficio diocesano, formalizzandolo per iscritto quattro mesi dopo. Nella perizia della psicologa si attesta che Florian ha subito regolari aggressioni e abusi sessuali da parte di un padre dell’Ordine Teutonico, motivo per cui si trova in terapia psicologica. Trattandosi di cure costose, il legale di Florian ha chiesto alla diocesi di farsi carico delle spese.

Da quel momento si è attivata una complessa macchina burocratica: indagini della procura, un’indagine previa da parte della diocesi, scambi di email tra legali, incontri con psicologi, perizie e scambi di pareri tra Bolzano, Vienna e Roma. Tuttavia, ad oggi, Florian non è mai stato ascoltato dalla Chiesa. Il vicario generale Eugen Runggaldier ha spiegato che tale ascolto non è previsto dalle norme, poiché non è stato Florian a rivolgersi direttamente all’ufficio, bensì i suoi fiduciari. Il priore Stuefer si dice pronto a un colloquio se Florian lo desidera, ma quest’ultimo dichiara di non saperne nulla.

A fine febbraio, Florian ha raccontato la sua storia alla redazione di ff, accompagnato dalla moglie. Ripercorre i fatti a partire dalla fine degli anni ’80, quando la sua famiglia si trasferì in una valle laterale vicino a Bolzano. All’epoca, i sacerdoti rappresentavano autorità indiscusse nei piccoli paesi di montagna. Le vittime di abusi raramente appartengono a famiglie benestanti di avvocati o medici; i colpevoli scelgono spesso vittime vulnerabili su cui esercitare potere. Il sacerdote frequentava la casa di famiglia di Florian e, fino a questo punto, i racconti della vittima e dell’accusato concordano. Florian parla in modo chiaro e riflessivo, aiutandosi con degli appunti, ma la sua voce si fa bruscamente instabile quando tocca i dettagli più dolorosi.

Racconta di ricordare tutto con precisione anche grazie al percorso terapeutico iniziato nel 2023 per superare un grave malessere psicologico, durante il quale sono riemersi i ricordi d’infanzia e la psicologa lo ha incoraggiato a denunciare.
Quando la prima segnalazione è giunta all’ombudsperson nel maggio 2024, il caso è stato trasmesso al vicario generale, che ha informato il priore. Anche Gottfried Ugolini, allora responsabile del servizio diocesano per la tutela dei minori, si è attivato segnalando il caso alla Procura di Bolzano. Ugolini, anch’egli sacerdote, stava definendo in quel periodo un protocollo di collaborazione con la procura stessa. Di questa segnalazione, tuttavia, Florian non era stato informato, subendo una violazione della propria privacy che lo ha profondamente ferito.

La procura ha avviato le indagini monitorando il sacerdote, mentre al vicario generale è stato imposto il segreto istruttorio. Sentito come testimone, Ugolini ha descritto l’accusato come un pastore stimato, “uno dei buoni”, senza menzionare di averlo assistito psicologicamente in passato (Ugolini è infatti anche psicoterapeuta). A ff Ugolini ha successivamente ammesso che all’epoca avrebbe dovuto separare meglio i suoi ruoli. Sentito a sua volta come testimone, Florian si è visto confermare la credibilità del suo racconto dagli inquirenti, ma le indagini si sono concluse con una richiesta di archiviazione per intervenuta prescrizione, non potendo accertare reati attuali.

Al termine dell’indagine, una funzionaria di polizia ha riferito a Florian che la diocesi, attraverso Maria Sparber, aveva confermato di credergli; un’affermazione che Sparber ha parzialmente ridimensionato a ff, dichiarando di aver espresso una fiducia di principio che la diocesi riserva in generale a chi segnala abusi.

In seguito all’archiviazione civile, il legale di Florian ha ricevuto una richiesta dall’avvocato dell’ordine volta a verificare la presenza di altri testimoni o documenti scritti, mossa vissuta da Florian come un’inversione dell’onere della prova. Florian aveva comunque già raccolto le testimonianze scritte di due coetanei dell’epoca. Nel frattempo, il vicario generale ha avviato l’indagine previa canonica confrontandosi con l’accusato e raccogliendo pareri. Il priore ha esaminato gli archivi di Lana senza riscontrare precedenti addebiti. Nell’aprile 2025, la diocesi ha trasmesso il fascicolo (comprensivo delle relazioni psicologiche e delle memorie difensive del prete) al Dicastero per la Dottrina della Fede a Roma. Il 12 novembre 2025, il Dicastero ha comunicato all’Hochmeister l’archiviazione pro nunc del caso, in quanto “le azioni contestate rimangono al di sotto della soglia della punibilità penale e non hanno potuto essere provate con la necessaria certezza”.

La Chiesa non ha ascoltato né Florian né gli altri due testimoni (i quali nei loro scritti riferivano di non aver subito veri e propri abusi, ma “carezze intime” e abbracci prolungati). Questa procedura, pur conforme alle regole del diritto canonico, solleva forti dubbi. Ulrich Wastl, coautore del rapporto sugli abusi di Bolzano, ha commentato a ff: “Questa modalità di procedere non risponde ai requisiti di un’elaborazione professionale degli abusi sessuali. È sempre necessaria una considerazione attenta della prospettiva delle vittime e una trasparenza adeguata”.

Nel frattempo, nell’aprile 2025, l’Ordine Teutonico si è fatto avanti offrendo a Florian, tramite il proprio legale (un familiare dell’ordine), un contributo di 5.000 euro per le spese terapeutiche e 1.000 euro per le spese legali. Nella bozza di contratto visionata da ff si specificava che l’accordo non costituiva in alcun modo un’ammissione di colpa. L’accordo conteneva tuttavia una clausola pesante: l’obbligo del silenzio assoluto sulla vicenda, pena il pagamento di una penale. Tali obblighi di riservatezza possono avere un effetto fortemente retraumatizzante sulle vittime.

Il priore Stuefer ha spiegato che l’ordine intendeva semplicemente chiudere la questione, tutelando al contempo il confratello che, pur non escludendo una “violazione dei confini”, negava fermamente l’abuso. La clausola di riservatezza era stata inserita dal legale. Sottoposto al vaglio della diocesi per ottenerne il consenso, l’accordo ha ricevuto un netto rifiuto da parte del vicario generale, che lo ha definito “estremamente problematico”. Florian lo ha bollato come un “contratto capestro”, rifiutando fermamente di farsi comprare, poiché il suo obiettivo principale resta quello di evitare che il sacerdote continui ad avere contatti con bambini e ragazzi. Secondo Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, contratti di questo tipo non sono purtroppo rari in Italia.

Profondamente deluso dall’atteggiamento della diocesi e dell’ordine, che accusa di “doppia morale” e “disprezzo per le vittime”, Florian ha scritto una lettera durissima alla curia a fine gennaio 2026. “Non fanno ‘victims first’, fanno ‘victims last’”, dichiara amareggiato. Quando parla dell’abuso, Florian si commuove; avverte una profonda sfiducia che lo porta a sentirsi in una costante lotta contro il resto del mondo.
Il sacerdote accusato, intervistato da ff, ha accettato immediatamente il colloquio rivendicando il diritto di esprimere “la propria verità”. Ha raccontato di aver amato molto il periodo di servizio in quella parrocchia e l’attività con i giovani. Ricorda Florian come uno dei suoi chierichetti. Quando fu trasferito in un’altra parrocchia (per motivi estranei alla vicenda), la comunità locale protestò per trattenerlo. Il sacerdote mantenne i contatti con diverse famiglie, visitando anche quella di Florian sulla fattoria. Alla domanda sul perché visitasse un bambino a casa, ha risposto: “Perché le persone erano importanti per me”. Nega però qualsiasi coinvolgimento emotivo o abuso sessuale: “Non sono colpevole, posso averlo abbracciato una volta, non di più”. È proprio quell’abbraccio ad essere stato verbalizzato come possibile violazione dei confini pastorali.

Convocato dal vicario generale nel febbraio 2025, subito dopo la presentazione pubblica del rapporto sugli abusi a Bolzano, il sacerdote si è detto sconvolto dalle accuse di Florian, definendole prive di qualsiasi fondamento. Ha descritto l’attenzione mediatica dei mesi successivi come un “horror”, sentendosi usato come capro espiatorio. Su indicazione della diocesi, il prete ha intrapreso un percorso di supporto psicologico e il vicario generale ha disposto una perizia psichiatrica forense, imponendogli nel frattempo di astenersi dall’attività pastorale con bambini e giovani.

Tuttavia, il 12 aprile (Domenica in Albis), il sacerdote ha celebrato diverse prime comunioni. Durante le celebrazioni è stato fotografato mentre poggiava le mani sulle spalle di una bambina, uno scatto giunto subito sul tavolo del vicario generale. Il sacerdote si è difeso spiegando che voleva solo posizionare la bambina per la foto di gruppo. Il vicario generale ha criticato l’atteggiamento, pur ricordando che non pendeva sul prete alcun divieto di celebrazione liturgica.

In primavera, uno psichiatra forense austriaco incaricato dalla diocesi ha completato la perizia per stabilire l’idoneità del sacerdote all’ufficio pastorale. La relazione ha concluso che il sacerdote può continuare a lavorare, anche nell’ambito della pastorale giovanile. Sulla base di questo esito favorevole, il vicario generale ha confermato il mantenimento in parrocchia del prete, limitandosi a disporre alcune misure puramente preventive. Il contenuto dettagliato della perizia è noto solo al vicario generale e allo psichiatra; né la responsabile della tutela dei minori, Johanna Brunner, né lo stesso sacerdote vi hanno avuto accesso. Quest’ultimo chiede ora di poter riprendere appieno l’attività: “Cos’altro devo fare per difendermi? Desidero solo la pace”.

Il caso ha messo sotto forte pressione l’ordine, con il priore Stuefer che ammette di essersi interrogato sulle ricadute per le parrocchie in caso di colpevolezza del confratello. Johanna Brunner definisce, a titolo personale, “migliorabile” la gestione della vicenda da parte dell’Ordine Teutonico, mentre il vicario generale ne sottolinea la buona volontà nel processo di apprendimento istituzionale.

Florian si sente abbandonato. Trova inaccettabile che, mentre per l’accusato si faccia di tutto, per la vittima non si faccia nulla, senza alcuna offerta di supporto economico per le terapie né da parte della diocesi né dall’ordine. Durante il nostro ultimo incontro a metà luglio, Florian appare visibilmente dimagrito e provato psicologicamente. Piange, ammette di dormire male e di aver avuto bisogno di supporto psichiatrico. Non riesce a darsi pace vedendo il sacerdote ancora attivo nel proprio ruolo. Le sue parole finali risuonano come un monito per tutte le vittime: “Ci hanno scelti loro. Non noi, loro. Eravamo bambini e non avevamo scelta”.

di Andrej Werth https://www.ff-bz.com/unsere-autoren/andrej-werth.html