Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Pedofilia nella Chiesa; un sistema di potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    Pedofilia nella Chiesa; un sistema di potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    di Marinella Puleo – La pedofilia nella Chiesa è un sistema che continua a esistere perché combina ancora oggi potere sacro, impunità, isolamento emotivo e accesso privilegiato ai minori.

    Le inchieste più recenti lo dimostrano.

    In Francia, la Commissione Sauvé ha pubblicato nel 2021 un rapporto che parla di 216.000 vittime di membri del clero dal 1950 a oggi, e 330.000 se si includono educatori laici legati alla Chiesa.

    In Germania, lo studio MHG del 2019 ha identificato 1.670 sacerdoti abusanti e oltre 3.600 vittime, e ha concluso che i meccanismi di copertura sono ancora attivi. In Australia, la Royal Commission ha rilevato che il 7% dei sacerdoti è stato accusato di abusi tra il 1950 e il 2010, e ha dichiarato che la struttura ecclesiastica continua a essere “intrinsecamente inadatta a proteggere i minori”.

    Negli Stati Uniti, il John Jay Report ha identificato circa il 4% dei sacerdoti coinvolti in casi di abuso, e le diocesi americane pubblicano ancora oggi liste aggiornate di preti “credibilmente accusati”.

    La psicologia spiega perché questo fenomeno continua. Il sacerdote rimane una figura percepita come moralmente superiore, intoccabile, investita di un’autorità che paralizza la capacità della vittima di riconoscere l’abuso e della comunità di accettare che possa essere avvenuto. Questo meccanismo, chiamato autorità carismatica, non è scomparso: è ancora il pilastro della relazione tra clero e fedeli. Il celibato obbligatorio continua a creare uomini isolati, privi di relazioni adulte significative, con un’identità completamente fusa nel ruolo. Quando l’identità personale si riduce al ruolo sacro, la psiche può deviare, e lo fa in un ambiente dove la supervisione è minima e la fiducia è totale.

    La Chiesa continua a garantire ai sacerdoti un accesso privilegiato ai minori: oratori, catechismo, gruppi giovanili, scuole religiose. In criminologia questo si chiama ambiente ad alta opportunità, e non è cambiato. Gli abusanti clericali mostrano ancora oggi le stesse distorsioni cognitive documentate dagli psicologi forensi: minimizzazione del danno, razionalizzazione morale, spostamento della responsabilità, attribuzione esterna. Ma la distorsione più devastante rimane la stessa: la convinzione che non ci saranno conseguenze reali. E infatti, nonostante le linee guida, molti casi vengono ancora gestiti internamente, con trasferimenti, silenzi e trattative private.

    La Commissione Sauvé ha scritto che la Chiesa francese ha mostrato “una crudeltà istituzionale sistemica” e la Royal Commission australiana ha dichiarato che la Chiesa “continua a privilegiare la propria reputazione rispetto alla sicurezza dei minori”.

    Un bambino abusato da un sacerdote oggi vive la stessa doppia prigione psicologica di ieri: non può opporsi all’autorità religiosa e non può denunciare senza temere di distruggere la famiglia, la comunità, la fede dei genitori.

    Questa paralisi morale non è un fenomeno storico: è una dinamica attuale, che continua a rendere l’abuso indicibile e quindi riproducibile.

    Quando metti insieme potere sacro, isolamento emotivo, accesso ai minori, impunità, sacralizzazione dell’autorità e cultura del silenzio, ottieni una struttura che non ha smesso di funzionare. Non genera il pedofilo, ma lo protegge, lo amplifica e lo rende invisibile.

    I numeri delle commissioni internazionali dimostrano che questa struttura è attuale e difficile da scardinare.


    Quanti sono i casi in Italia?

    Qui il dato italiano dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

    Osservatorio permanente sui crimini sessuali del clero

  • Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    ENNA, 2 ottobre ANSA – “Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, all’indomani della fine del VII forum paneuropeo delle confraternite che si conclude ad Enna il 7 ottobre, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza”.

    Lo scrive in una nota il presidente nazionale di Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che raduna i sopravvissuti agli abusi clericali. Il reato sarebbe stato commesso nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori.

    Gisana e Murgano, secondo l’accusa avanzata dalla procura di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza .

    “ Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu – aggiunge Zanardi – Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina.

    Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gotha del Vaticano. Malgrado il processo in corso, il vescovo continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni, indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma, sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi”.

    YUR/FK

  • Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu rintracciato a Genova nel 2017 a seguito di diverse denunce arrivate alla Rete L’ABUSO da alcuni seminaristi argentini, rimasti sue vittime.

    Come documentammo già all’epoca, era nascosto in una chiesa del quartiere Dinegro, dove dopo essere stato allontanato dall’Argentina e nascosto prima in Spagna e poi in Francia, fu accolto nella diocesi dell’allora presidente della CEI Angelo Bagnasco. (altro…)

  • «Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

    «Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

    «Sto male».

    «Aiuto».

    «Ho paura».

    Sono alcune delle frasi pronunciate da Francesco Zanardi durante una notte che avrebbe dovuto essere dedicata esclusivamente alla cura di una persona arrivata in pronto soccorso in condizioni di sofferenza e che invece, secondo quanto sostiene lo stesso Zanardi, si sarebbe trasformata in un’esperienza fatta di tensioni, umiliazioni, paura e comportamenti che dovrebbero – in un Paese civile – essere accertate nelle sedi competenti.

    Esistono due registrazioni e una sequenza di parole che meritano di essere raccontate. Perché al centro di tutto c’è un paziente. E quel paziente si chiama Francesco Zanardi.

    L’arrivo in codice arancione

    Secondo quanto ricostruito, nelle prime ore del 31 agosto 2026 Francesco Zanardi viene trasportato dal 118 in pronto soccorso in codice arancione. Accusa fortissimi dolori addominali, vomito e continue emissioni di saliva. Ha alle spalle una storia clinica complessa, segnata da gravi patologie e numerosi interventi chirurgici.

    Anche nelle registrazioni la sofferenza appare evidente. Francesco geme, chiede aiuto, ripete di stare male. In un passaggio esclama:

    «Per piacere. Sto male. Aiuto».

    Poco dopo dice di avere un attacco di panico.

    E ancora:

    «Aiuto, ho paura».

    Non una volta soltanto. La parola «aiuto» viene ripetuta insistentemente mentre Francesco appare in uno stato di evidente agitazione e sofferenza.

    «Cancelli immediatamente»

    Ed è proprio intorno alla decisione di Francesco di registrare quanto stava accadendo che la situazione, ascoltando la trascrizione, assume toni particolarmente tesi. A Francesco viene chiesto ripetutamente di cancellare la registrazione. Le frasi trascritte sono inequivocabili nel documentare l’esistenza dello scontro:

    «Lo cancelli immediatamente».

    Francesco risponde:

    «Assolutamente no».

    E ancora:

    «È il mio diritto».

    La richiesta viene reiterata:

    «Cancelli quella roba lì. Lei cancelli. Immediatamente».

    Francesco non cede. E pronuncia una frase pesantissima:

    «Io ho paura che mi fate del male».

    Ma perchè Francesco decide di registrare? Perchè subisce – in modo vigliacco e arrogante – una vera e propria aggressione da parte del medico del pronto soccorso. E proprio lui che lo conferma: «Mi hanno messo le mani addosso. Sono stato materialmente aggredito».

    Francesco ha utilizzato il suo registratore perchè ha subìto una vergognosa aggressione.

    Ma per quale motivo? Cosa si nasconde dietro il comportamento del medico del pronto soccorso?

    Il sanitario conosceva già Francesco? Conosceva le battaglie portate avanti con la sua Associazione (Rete L’Abuso) che si occupa da anni di preti pedofili?

    «Maleducato che non è altro»

    Nella registrazione compaiono anche espressioni rivolte a Francesco che difficilmente possono essere considerate parte di una comunicazione sanitaria serena. Si sente pronunciare:

    «Maleducato che non è altro».

    Una frase che viene ripetuta.

    In un altro momento Francesco continua a sostenere di stare male mentre la discussione resta concentrata anche sulla registrazione. Il tema diventa persino il possibile intervento dei Carabinieri. Francesco risponde sostanzialmente di chiamarli. E i militari sarebbero intervenuti senza adottare provvedimenti nei confronti di Francesco.

    Resta una domanda, la nostra:

    Era davvero necessario che una situazione sanitaria già complessa degenerasse fino a questo punto?

    Il paziente che chiede un calmante

    C’è un passaggio della registrazione che fotografa con particolare crudezza la distanza tra la sofferenza percepita dal paziente e il conflitto che si stava consumando attorno a lui.

    Francesco dice: «Non riesco, signora. Sto male».

    Poi supplica:

    «La prego, mi dia un calmante, qualcosa…».

    Subito dopo torna la richiesta di cancellare la registrazione.

    Il diritto alla cura e il rispetto della dignità del paziente devono rimanere il centro di qualsiasi intervento. Una persona piegata dal dolore non può diventare un avversario. 

    Francesco: «Mi ha insultato perché stavo male»

    Dopo che il dolore sembra progressivamente diminuire, Francesco torna più volte su quanto sostiene di avere vissuto. Parlando con il personale afferma:

    «Mi ha insultato perché stavo male, non riuscivo a stare fermo».

    In un altro momento racconta:

    «Stavo male, si lamentavano che dovevo stare calmo».

    Sono le parole di Francesco, la sua testimonianza diretta e la sua percezione di quanto accaduto.

    Le registrazioni documentano, allo stesso tempo, anche momenti differenti. Vi sono operatori che invitano Francesco a respirare, cercano di tranquillizzarlo, lo aiutano negli spostamenti e proseguono gli accertamenti sanitari.

    A un certo punto gli viene chiesto:

    «È un po’ più tranquillo?»

    E Francesco risponde che il dolore è passato, scusandosi anche per non essere riuscito precedentemente a rimanere fermo. 

    Le dimissioni e il nuovo intervento del 118

    C’è poi un altro elemento indicato che merita attenzione. Francesco viene dimesso alle 3:14. Poche ore dopo, però, le sue condizioni lo costringeranno nuovamente a chiedere l’intervento del 118. Alle 9:30 dello stesso 31 agosto avviene un nuovo accesso sanitario, che si concluderà alle 12:48.

    Francesco considera le prime dimissioni premature e collega il successivo ritorno alla persistenza dei problemi che lo avevano condotto poche ore prima al pronto soccorso. Questo passaggio dovrà essere valutato sulla base della documentazione clinica completa. Ma la successione temporale resta: dimissione durante la notte, nuovo intervento del 118 poche ore dopo.

    Francesco chiede risposte

    Dopo quanto accaduto Francesco Zanardi contesta comportamenti che definisce gravissimi e riferisce di aver subìto ingiurie, umiliazioni, intimidazioni e violenze. 

    Questa storia pone una questione che va oltre Francesco Zanardi. Che cosa deve aspettarsi una persona quando entra in un pronto soccorso in preda al dolore?

    Non è nostro compito stabilire eventuali responsabilità penali, civili o disciplinari. È nostro compito accendere la luce quando qualcuno sostiene che i propri diritti e la propria dignità siano stati calpestati.

    Francesco Zanardi ha denunciato la sua personale vicenda, ha conservato delle registrazioni.

    Ora saranno gli organismi competenti, qualora investiti della vicenda, a ricostruire quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità. Ma le sue parole restano.

    «Sto male».

    «Aiuto».

    «Ho paura».

    «Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

  • Bozano Bressanone – SILENTIUM

    Bozano Bressanone – SILENTIUM

    di Andrej Werth – Deve essere stata una bella festa. Tre settimane fa, nel Duomo di Ratisbona, 21 nuovi “Familiaren” (familiari o marianisti) sono stati solennemente investiti dal Gran Maestro Frank Bayard. Nel contesto dell’Ordine Teutonico, “investire” significa accogliere formalmente i laici che sostengono l’ordine nelle sue attività, pur senza essere frati o suore. Si tratta di una rete esclusiva divisa in baliati e commende; in Alto Adige, che costituisce il baliato “An der Etsch und im Gebirge” (All’Adige e nei Monti), si contano 77 familiari, tutti uomini, sebbene l’investitura sia aperta anche alle donne. Tra i presenti a Ratisbona c’era anche Christian Stuefer, dal 2024 priore della provincia d’Austria-Italia dell’ordine, con sede a Lana. Quella tra l’Ordine Teutonico e l’Alto Adige è una storia lunga.

    Fondata con il nome completo di Ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria in Gerusalemme, la comunità si stabilì a Bolzano nel 1202. Ancora oggi, i frati e le suore gestiscono parrocchie e case di accoglienza, sotto il motto “Aiutare, Difendere, Guarire”. Si tratta di un ordine con ingenti proprietà e rappresenta la più grande comunità religiosa maschile in Alto Adige. È tuttavia anche la comunità che registra il maggior numero di segnalazioni di abusi.

    Tra il 2018 e il 2025 – con Maria Sparber che assume il ruolo di ombudsperson (difensore civico) della Diocesi di Bolzano-Bressanone (altro…)

  • L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    Seppure l’associazione ECA Global non fornisca in alcun modo servizi o supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, veicolandosi nei paesi grazie al lavoro delle realtà locali, la Rete L’ABUSO, nel 2019 aveva da subito aderito entusiasta al progetto di ECA che aveva come obbiettivo quello di unire le realtà associative dei vari paesi, creando così una forza rappresentativa a livello globale.

    All’epoca il manifesto di ECA Global recitava “Ending Clergy Abuse (ECA): Rete mondiale di attivisti e vittime che si batte per tutelare i minori e costringere la Chiesa a porre fine agli abusi clericali“.

    Da oggi però l’Italia congela temporaneamente qualunque rappresentanza ECA, fino a che questa non renderà conto del grave episodio accaduto lo scorso 16 giugno che aveva costretto l’unica associazione che in Italia rappresenta i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, a prendere le doverose distanze da una iniziativa inopportuna e peraltro mai comunicata, che ha di fatto offeso i sopravvissuti italiani, già provati da una situazione impari rispetto all’Europa e al mondo che al momento, malgrado le nostre molteplici richieste, ECA Global,  malgrado ammetta l’imperdonabile errore, non sembra tuttavia in grado di saper fornire alcuna giustificazione.

    Nel tardo pomeriggio di martedì 16 giugno, alcune testate giornalistiche che avevano invano cercato di contattare ECA, si sono rivolte direttamente alla Rete L’ABUSO chiedendo informazioni su un incontro che sarebbe avvenuto a Roma nei giorni di lunedì 15 e martedì 16 c.m. di cui la Rete L’ABUSO non è mai stata informata trovandosi indebitamente coinvolta.

    Scopriamo così,  attraverso un comunicato stampa ufficiale e congiunto che porta i loghi di ECA Global e della Pontificia Commissione tutela minori (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) che l’associazione americana lodando l’incontro con la Pontificia Commissione tutela minori dal quale ha escluso i rappresentanti italiani, lodava un dialogo e il rafforzamento che la chiesa a detta di ECA avrebbe apportato in materia di abusi sessuali a danno di minori.

    Notizia totalmente falsa e inopportuna per quanto riguarda l’Italia, che ad oggi, vede la stessa Commissione Pontificia rifiutare addirittura di riconoscere i sopravvissuti nel Paese.

    L’Italia infatti, non solo è l’unico Paese in Europa che attualmente, malgrado gli impegni assunti, lamenta la totale assenza del Governo italiano, al quale, già nel 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, lamentava la mancata applicazione della Convenzione per i diritti dell’infanzia e che nel marzo di quest’anno torna per la seconda volta, a chiedere conto al Governo italiano, il quale dovrà rispondere della disapplicazione della Convenzione entro il 2027.

    Italia che vede la stessa chiesa attualmente totalmente disimpegnata sul territorio nell’applicazione delle sue stesse direttive a contrasto della pedofilia nel clero.

    I molteplici casi noti a tutti nella penisola partono da quello vescovo di Enna Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale Vincenzo Murgaro, oggi entrambi sotto processo da parte della giustizia per avere mentito ai giudici italiani nel tentativo di coprire don Giuseppe Rugolo, condannato in via definitiva per abusi sessuali a danno di tre minori. Caso che malgrado la conclamata situazione vede la chiesa italiana disapplicare totalmente le proprie norme in tutela dei minori e di coloro che insabbiano, di fatto lasciando i due prelati tutt’ora al loro posto.

    Situazione che oltre a suscitare le ire di Antonio Messina, vittima di don Rugolo che ECA ben conosce e che più volte ha chiesto giustizia a Papa Leone, sempre nella stessa diocesi, pochi giorni fa la condanna di un catechista a 9 anni, mai rimosso, mentre le famiglie delle vittime chiedono invano conto e interventi alla chiesa che però tace.

    Tra i molteplici casi arrivati agli onori della cronaca italiana citiamo quello di pochi giorni fa che riguarda Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, paradossalmente ed in barba allo stesso Motu proprio, è stato rieletto provinciale.

    Sul versante delle vittime e dei mancati soccorsi promessi dalla chiesa, il dato che si rileva sul territorio italiano, a distanza di quattro anni dall’apertura degli sportelli diocesani per le vittime, è catastrofico.

    I casi denunciati all’associazione italiana vedono nel 2025 (dato che l’Osservatorio della Rete L’ABUSO prevede riconfermato nel 2026) raddoppiate le denunce e le vittime che ingenuamente si sono rivolte agli sportelli, ridotte ad un ulteriore trauma, questa volta dovuto alla rivittimizzazione causata dalla riesumazione del trauma prodotta dall’essersi sottoposti agli interrogatori previsti dagli sportelli diocesani e all’inconcludenza della chiesa italiana che, praticamente in quasi tutti i casi, ha lasciato i responsabili degli abusi al loro posto, provocando così ulteriore frustrazione e ulteriore trauma nelle vittime.

    Situazione che ECA global ben conosce e che abbiamo ricordato chiedendo spiegazioni di quanto tristemente accaduto pochi giorni fa, a nostra totale insaputa. Per questi motivi si chiede doverosamente conto a ECA Global dello sciagurato ed inspiegabile gesto, non che delle ridicole dichiarazioni che ECA ha rilasciato congiuntamente alla Pontificia Commissione alla quale invece, avrebbe dovuto chiedere conto di questa grave situazione.

    Il gruppo americano, a sei giorni dall’accaduto, sembra incapace di dare spiegazioni ai sopravvissuti e alla stessa Rete L’ABUSO e comunica che nelle prossime settimane è disposto a riunirsi in un incontro con la Rete, tuttavia al momento non ha ancora fissato una data.

    Per questi motivi Rete L’ABUSO è attualmente costretta non solo a prendere le distanze ma a disconoscere qualunque azione da parte di ECA Global in rappresentanza dell’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

    e

    Co founder di ECA Global

  • Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

    Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

    In relazione al comunicato stampa rilasciato da ECA Global (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) si comunica che Rete L’ABUSO, tra i fondatori dell’organizzazione internazionale si dissocia totalmente sia dall’organizzazione americana, sia dal comunicato stampa in allegato.

    Veniamo a conoscenza dell’iniziativa solo grazie ai giornalisti che hanno contattato nella giornata di oggi l’Associazione che oltre non condividere in nessun punto quanto ECA dichiara, come molti soci dell’ECA non era stata neppure informata di tale iniziativa.

    Lo stesso comunicato non riflette minimamente la situazione italiana per cui risulta irrispettoso, tenendo peraltro conto che la Commissione Tutela minori rifiuta ad oggi qualunque contatto con le rappresentanze italiane.

    In’oltre, visitando il nuovo sito di ECA scopriamo che l’associazione ha usato il lavoro che Rete L’ABUSO ha svolto in Italia facendolo indebitamente proprio e utilizzando la causa e le vittime per finalità per nulla in linea gli obbiettivi che ECA si era preposta inizialmente e ai quali Rete L’ABUSO aveva aderito.

    Rete L’ABUSO ha richiesto a ECA Global l’immediata cancellazione di tutti i nostri contenuti pubblicati sul sito di ECA.

    Ci riserviamo eventuali altre iniziative.

  • Vio­lenza ses­suale su mino­renni la Cas­sa­zione ‘sigilla’ la pena di don Rugolo

    Vio­lenza ses­suale su mino­renni la Cas­sa­zione ‘sigilla’ la pena di don Rugolo

    ENNA. «La verità è che gli abusi ci sono stati». A par­lare è Anto­nio Mes­sina, il gio­vane ennese dalla cui denun­cia è par­tita l’inda­gine su don Giu­seppe Rugolo con­dan­nato in via defi­ni­tiva dalla Cas­sa­zione a 3 anni di car­cere. «La cosa più impor­tante – con­ti­nua Mes­sina, mino­renne al momento dei fatti – è che oggi pos­siamo dire che il terzo grado di giu­di­zio ha con­fer­mato la mia richie­sta di verità e giu­sti­zia. Que­sto mi motiva ancora di più a chie­dere che la chiesa cat­to­lica fac­cia la sua parte resti­tuendo cre­di­bi­lità e puli­zia a tutti coloro che vogliono vivere sere­na­mente la loro fede».

    A chiu­dere il “caso Rugolo”, dichia­rando inam­mis­si­bili i ricorsi pre­sen­tati sia dalla difesa del reli­gioso con gli avvo­cati Liz­zio e Gam­be­rini che dalla Pro­cura gene­rale nis­sena, è stata la terza sezione penale della Corte di Cas­sa­zione. Pre­senti in udienza sia il sacer­dote ennese che Anto­nio Mes­sina rap­pre­sen­tato dall’avvo­cata Eleanna Para­li­siti Molica. A costi­tuirsi in giu­di­zio parte civile assieme alla vit­tima sono stati anche i geni­tori di Anto­nio Mes­sina, anche ieri, come in tutto il dif­fi­cile per­corso giu­di­zia­rio accanto al figlio, rap­pre­sen­tati dagli avvo­cati Gio­vanni Di Gio­vanni e Giu­seppe Mes­sina, e le asso­cia­zioni Rete L’ABUSO e Cotu­levi con gli avvo­cati Mario Cali­giuri e Irina Men­do­lia.

    Ieri, intanto, al Tri­bu­nale di Enna, si sarebbe dovuta cele­brare l’udienza del pro­cesso, in abbre­viato, per falsa testi­mo­nianza al vescovo della dio­cesi di Piazza Arme­rina, Rosa­rio Gisana e Vin­cenzo Mur­gano, vica­rio giu­di­ziale e par­roco del duomo di Enna. Data la coin­ci­denza dell’udienza in Cas­sa­zione è stato dispo­sto un nuovo rin­vio per l’8 di otto­bre pros­simo. In que­sta data si ter­ranno discus­sioni delle parti e potrebbe anche arri­vare la sen­tenza. Anche in que­sto caso a dare il via alle inda­gini, la denun­cia di Anto­nio Mes­sina, che ha pre­sen­tato l’espo­sto a seguito del depo­sito delle moti­va­zioni alla sen­tenza Rugolo di primo grado, e che in que­sto tron­cone pro­ces­suale è unica parte civile ammessa, con l’avvo­cato Eleanna Para­si­liti Molica. I due impu­tati sono invece assi­stiti dagli avvo­cati Pie­fran­ce­sco Bruno e Gabriele Can­taro legali di mon­si­gnor Gisana, Mauro Di Natale e Fran­ce­sco Petra­lia per mon­si­gnor Mur­gano.

    La Sicilia
    TIZIANA TAVELLA
    15 ma 2026

  • La Cei, su abusi mai eludere anche le conseguenze giudiziarie – Le vittime, ‘Chiesa disonesta, noi vittime di propaganda falsa e per nulla riparativa’

    La Cei, su abusi mai eludere anche le conseguenze giudiziarie – Le vittime, ‘Chiesa disonesta, noi vittime di propaganda falsa e per nulla riparativa’

    (ANSA) – ROMA – L’importanza della “responsabilizzazione” dei colpevoli e della “richiesta di perdono e di riconciliazione” poichè “il perdono realizza la vera giustizia” che però “non è un modo per eludere le conseguenze anche giudiziarie delle proprie azioni”.

    Sono i punti fondamentali delle Linee guida sulla Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili richiamati oggi dal segretario della Cei, mons. Giuseppe Baturi nel Secondo incontro nazionale Servizi Territoriali Tutela Minori in corso al Carpegna Palace-Domus Mariae.

    Un evento a porte chiuse, cui ieri lo stesso Papa Leone tramite il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, aveva fatto pervenire anche lui un richiamo invitando la Chiesa italiana a non “minimizzare il male” e a non chiudersi per “paura dello scandalo”.

    Ma la risposta della Chiesa italiana è ancora del tutto “insufficiente” per le vittime con il portavoce della Rete L’Abuso Francesco Zanardi che parla di Chiesa “disonesta”. “Come si evince ancora una volta nelle dichiarazioni di mons. Giuseppe Baturi – ha spiegato in una nota – c’è una disonestà totale da parte della Chiesa italiana” che “auto acclama quello che a suo avviso sarebbero i successi in materia di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili. Dichiarazioni tanto disoneste che non si può non contestare riga per riga. Dichiarazioni che forse si possono dare a bere all’opinione pubblica, non certo a noi vittime sopravvissute che purtroppo abbiamo ben chiaro quello che la chiesa italiana non sta affatto facendo”.

    Nel suo intervento Baturi ha sottolineato l’importanza della “riparazione” anche con “la decisione di un cammino di cura psicologica e sostegno spirituale”, questione che “riguarda relazioni proiettate fondamentalmente verso il futuro e con un forte orientamento alla prevenzione”. Inoltre, ha ammonito affinché la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili riguardi “l’intera comunità ecclesiale” con il ruolo del vescovo che “collocato in un quadro più ampio e articolato, nel quale è tutta la comunità dei chierici e dei fedeli laici a dover essere coinvolta”. Ancora, “i Servizi regionali e diocesani – ha evidenziato – , ormai presenti in tutte le diocesi” “sono chiamati non a sostituire gli ordinari nelle loro responsabilità ma a supportarli attraverso competenze e professionalità educative, mediche, psicologiche, canonistiche, giuridiche, pastorali e di comunicazione”.

    Proprio il ruolo dei servizi diocesani con i centri di ascolto realizzati ad hoc è stato messo però sotto accusa da un recente rapporto della Rete L’abuso che ha svolto un’indagine sulla risposta che le diocesi forniscono alle presunte vittime tramite i Centri di ascolto pubblicata il 24 febbraio scorso.

    “Va ricordato anche – fa sapere Zanardi – che il 28 maggio 2022 fu proprio il cardinale Presidente della Cei Matteo Zuppi a dichiarare pubblicamente al sottoscritto, che in quella e in questa sede rappresenta le vittime italiane del clero, una collaborazione ventilando l’ipotesi che l’associazione dei sopravvissuti Rete L’Abuso fornisse alla Cei i nominativi dei preti pedofili in nostro possesso, ipotesi che malgrado i vari incontri con il Presidente Zuppi svanì immediatamente, come svanì l’annunciata commissione d’inchiesta e i 613 casi italiani dal 2010 al 2022 che il cardinale Zuppi dichiarò già in possesso della Congregazione per la dottrina della fede (oggi Dicastero)”.

    Insomma, per le vittime si dovrebbe agire in Italia come fatto in altri Paesi del mondo come Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Germania, e Irlanda che “hanno avviato percorsi concreti che rendono giustizia e in molti casi risarcimenti alle vittime dei preti pedofili”.
    (di Nina Fabrizio) (ANSA).

  • INCONTRO CON FRANCESCO ZANARDI

    INCONTRO CON FRANCESCO ZANARDI

    INCONTRO INTERVISTA CON FRANCESCO ZANARDI PRESIDENTE DI RETE L’ABUSO