Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, tribunale Vaticano condanna don Chiarenza  «Risarcimento da 50mila euro e divieto di dire messa»

    Pedofilia, tribunale Vaticano condanna don Chiarenza «Risarcimento da 50mila euro e divieto di dire messa»

    La Congregazione per la dottrina della fede ha rigettato il ricorso del prete di Acireale contro la sentenza di primo grado. Adesso, se non dovesse rispettare le sanzioni, rischia la dimissione dallo stato clericale. Il commento della vittima Teo Pulvirenti: «Senso di liberazione». A novembre  la magistratura confermò le accuse.

    Don Carlo Chiarenza, il prete di Acireale accusato da Teo Pulvirenti di abusisessuali, è stato condannato in via definitiva. Sul caso dell’ex rettore della basilica di San Sebastiano si è pronunciata la Congregazione per la dottrina della fede che ha rigettato il ricorso presentato dopo la condanna in primo grado. Era l’estate del 2013, quando il Vaticano aveva stabilito che Chiarenza si era reso responsabile di violenza sull’allora adolescente Pulvirenti.

    Un’accusa che il prete aveva sempre rigettato, affermando la propria innocenza e alludendo al fatto che fosse stata la vittima a ricercare affetto in lui. A tale versione, tuttavia, erano stati in pochi a credere. All’indomani della denuncia di Pulvirenti, comprensiva di un audio in cui Chiarenza ammetteva indirettamente gli avvicinamenti risalenti a fine anni Ottanta, il presunto caso di pedofilia aveva attirato l’attenzione dell’associazione La caramella buona, che da allora segue la vicenda e che ha diffuso una nota ufficiale che riprenderebbe, di fatto, una comunicazione che il vescovo di Acireale, AntoninoRaspanti, ha inviato allo stesso Pulvirenti.

    «A Chiarenza – si legge nel comunicato – vengono comminate le seguenti penecanoniche: obbligo di dimorare fuori dalla Metropolia di Catania per tre anni,divieto per tre anni di celebrare messa, divieto perpetuo di confessare e avere contatti ministeriali che possano comportare contatto con i minori». Il prete, inoltre, dovrà risarcire Pulvirenti con la somma di 50mila euro, da pagare in 24 mesi, e coprire le spese processuali (quattromila euro) al Tribunale ecclesiastico. Qualora il sacerdote si rifiutasse di rispettare tali prescrizioni le conseguenze potrebbero portare anche alla «dimissione dallo stato clericale».

    Questo il commento a caldo di Pulvirenti: «Non riesco a crederci. Avverto un incredibile senso di liberazione, finalmente, insieme agli amici della Caramella buona, abbiamo ottenuto non solo giustizia popolare ma anche quella della Chiesa».

    Don Chiarenza a fine 2015 era finito anche in televisione. Intervistato dalla trasmissione di Rete4 La strada dei miracoli, il prelato aveva dichiarato diessere lui la vera vittima, sottolineando una volta di più come l’intera ricostruzione degli abusi fosse scaturita da un’errata lettura degli eventi da parte di Pulvirenti. Interpretazione che non aveva convinto nemmeno lamagistratura, che negli ultimi anni ha indagato sul caso: infatti, nonostante l’inchiesta si fosse conclusa con la richiesta di prescrizione dettata dalla scadenza dei termini utili per andare a processo, i magistrati avevano sottolineato come le accuse a carico di Chiarenza fossero state«circostanziate e verosimili». Dalle indagini, inoltre, era emerso che i casi in cui il prete si sarebbe macchiato di violenza sessuale erano più di uno. Tra i quali, il presunto stupro di una bambina in canonica.

    «Nessuno dorma sonni tranquilli. Gli abusi sui minori sono reati, crimini, gravissimi peccati. Tolleranza zero». Con queste parole don Fortunato Di Notocommenta la condanna di don Chiarenza. Il sacerdote siracusano che da anni si batte contro la pedofilia ammette di essere infastidito quando gli si chiede che cosa si provi a sapere che il colpevole sia un altro prelato. «Combatto la pedofilia e gli abusi da 25 anni, mi dà fastidio che si dica che è un prete come me. Un prete non compie questi atti sui piccoli, sui prediletti del Signore». Sulla prescrizione. «Hanno applicato la legge italiana che prevede la prescrizione, anche se non sembra accettabile».

    http://catania.meridionews.it/articolo/42516/pedofilia-tribunale-vaticano-condanna-don-chiarenza-risarcimento-da-50mila-euro-e-divieto-di-dire-messa/

  • Le vittime di un prete pedofilo a Lione: ‘sì alle misure, ma il Cardinale Barbarin deve dimettersi’

    Le vittime di un prete pedofilo a Lione: ‘sì alle misure, ma il Cardinale Barbarin deve dimettersi’

    Le nuove norme antipedofilia decise dai vescovi francesi dovranno essere digerite e meditate dai cattolici e soprattutto da chi, nel mondo cattolico, è stato toccato direttamente dal fenomeno pedofilia nella Chiesa.

    A Lione, le vittime di Padre Preynat hanno creato un’associazione, La parole libérée .

    François Devaux, 37 anni, ne è il presidente. Ecco la sua prima reazione alle decisioni del clero:

    Le misure vanno nella giusta direzione, mostrano una vera evoluzione. Ma hanno saltato qualche tappa, nell’approvarle, anche se queste decisioni sembrano giuste e credibili, mancano ancora molti elementi.

    Devaux ha detto a Euronews che decine di persone stanno venendo allo scoperto mandando alla sua associazione mail o lettere per denunciare abusi. Quanto all’attuale arcivescovo di Lione, il Cardinale Philippe Barbarin :

    Adesso mi aspetto che il cardinale Barbarin si dimetta il più presto possibile. È stato al suo posto già quindici giorni di troppo. Quest’uomo deve lasciare le proprie funzioni. Finché non lo avrà fatto, la fiducia non verrà ripristinata.

    Devaux accusa anche il Vaticano e tutti i vescovi di aver ignorato le denunce fatte, nel corso del tempo:

    Ho cercato di contattare il Nunzio apostolico, ho chiamato il Vaticano almeno cinque volte. Nessun cardinale ha voluto parlarmi al telefono, neanche uno. E ho detto a tutti i segretari: attenzione questo affare diventerà un vero e proprio trauma per questa istituzione. Devono prendere delle decisioni, per far tornare la fiducia. E solo dopo ci potranno essere le azioni che hanno stabilito, che sono a priori molto buone, ma perché siano credibili, bisogna prima ritrovare la fiducia.

    Bernard Preynat è accusato di aver compiuto atti di pedofilia quando era alla guida di un gruppo scout, fra il 1986 e il 1991.

    A quell’epoca Philippe Barbarin non era ancora vescovo di Lione, ma l’associazione l’accusa di non aver denunciato i fatti una volta venutone a conoscenza.

    http://it.euronews.com/2016/04/12/le-vittime-di-un-prete-pedofilo-a-lione-si-alle-misure-ma-il-cardinale-barbarin/

  • Crolla il muro del silenzio intorno agli abusi sessuali del clero: le tappe

    Crolla il muro del silenzio intorno agli abusi sessuali del clero: le tappe

    Un muro d’omertà che si sgretola poco a poco in tutto il mondo, quello degli abusi su minori commessi da esponenti del clero.

    Nel 2014 è il Comitato dei diritti del bambino dell’Onu a pubblicare un rapporto che accusa il Vaticano di aver sacrificato la verità sull’altare della reputazione della Chiesa.

    Kirsten Sandberg. presidente della Commissione: “La Santa Sede ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla continuazione degli abusi e all’impunità dei colpevoli. Un altro problema è l’omertà che è stata imposta dalla Chiesa sui bambini e il fatto che la segnalazione alle autorità di polizia nazionali non sia mai stata resa obbligatoria”.

    Proprio quel che aveva rivelato lo scandalo di Boston del 2002, quando l’arcivescovo e cardinale Bernard Law aveva dovuto dimettersi. Aveva chiuso gli occhi di fronte ai molti casi di abusi sessuali commessi impunemente da sacerdoti.

    In Irlanda, un caso simile viene portato alla luce nel 2009 dopo nove anni d’indagini. Migliaia di bambini sono stati vittime di abusi sessuali e fisici per decenni in istituti gestiti dalla Chiesa cattolica. Secondo il rapporto stupro e molestie erano “endemici” nei centri in cui erano ospiti i ragazzi. “Quest’inchiesta conferma le testimonianze delle vittime, – ha dichiarato in quell’occasione John Kelly, una delle vittime stesse. – Svela dove i bambini venivano violentati e maltrattati brutalmente, e così le vittime sentiranno che è stata fatta giustizia e questo li conforterà un po’”

    Nel 2010 è la chiesa cattolica tedesca a finire sotto accusa per casi di abusi sessuali risalenti agli anni Settanta in diverse istituzioni educative. Ancora una volta, la gerarchia non ha una gran voglia di risolvere il problema, denunciano le vittime, come Norbert Denef, dell’associazione Netzwerk B: “Avete visto le reazioni dei singoli individui. Nessuno è colpevole: ‘Non mi assumo nessuna responsabilità’, dice il vescovo Ackermann. Ed è lui a rappresentare la Chiesa. Questo significa che i responsabili di questi crimini sono seduti intorno a un tavolo per discutere su come andare avanti”.

    Accuse cui papa Francesco ha teso l’orecchio, perché lo scandalo è duplice: non solo migliaia di bambini vittime di abusi, ma anche decine di vescovi che hanno deciso lucidamente di proteggere gli aggressori. In occasione della messa del 7 luglio 2014 per le vittime dei casi di pedofilia, ha chiesto “perdono per i peccati d’omissione da parte dei leader della Chiesa che non hanno risposto in modo adeguato alla denuncia di abusi presentata dai familiari e dalle vittime stesse”.

    Non solo parole: alle scuse Bergoglio ha fatto seguire la creazione di un tribunale per i vescovi che non hanno dato seguito alle denunce, introducendo il reato canonico di “abuso d’ufficio episcopale”.

  • Le vittime di un prete pedofilo a Lione: ‘sì alle misure, ma il Cardinale Barbarin deve dimettersi’

    Le vittime di un prete pedofilo a Lione: ‘sì alle misure, ma il Cardinale Barbarin deve dimettersi’

    Le nuove norme antipedofilia decise dai vescovi francesi dovranno essere digerite e meditate dai cattolici e soprattutto da chi, nel mondo cattolico, è stato toccato direttamente dal fenomeno pedofilia nella Chiesa.

    A Lione, le vittime di Padre Preynat hanno creato un’associazione, “*La parole libérée*”:

    http://www.veritegroupesaintluc.fr/ .

    *François Devaux*, 37 anni, ne è il presidente. Ecco la sua prima reazione alle decisioni del clero: _Le misure vanno nella giusta direzione, mostrano u…

    ALTRE INFORMAZIONI: http://it.euronews.com/2016/04/12/le-… euronews: il canale di informazione più seguito in Europa.

  • Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

    Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

    Mentre parla gli trema la voce, inizia a sudare, gli occhi sono smaniosi, cerca una via di fuga. Mentre Diego Esposito rievoca le violenze di 27 anni fa è come se la sagoma del suo aguzzino si materializzasse davanti a lui. L’ultimo avvistamento di don Silverio Mura, che il 40enne di Ponticelli indica come colui che abusò di lui tra i 13 e 18 anni, è a pochi chilometri da casa di Diego.

    «A fine gennaio l’hanno visto girare per San Giuseppe Vesuviano» ricorda ingollando una delle 8 pillole di psicofarmaci che è costretto a prendere per non stare male. Per la Curia l’uomo ora è in una struttura adeguata per il suo recupero spirituale. Tuttavia, quello che Diego invoca a gran voce è «giustizia». Quando l’uomo riuscì a tirar fuori quella ferita terribile grazie a un lavoro incessante dello psicologo, il reato era già prescritto, ma non per lo stato vaticano. La battaglia legale iniziata da Diego insieme all’associazione Rete l’Abuso va avanti tra silenzi, scioperi della fame e lettere da anni. Solo l’intervento due anni fa di Papa Francesco dà la svolta e ordina l’apertura di processo canonico. Da allora tutto tace. Fino alla settimana scorsa, quando Diego riceve la convocazione per «investigatio previa» ovvero un’investigazione tendente alla valutazione dell’imputabilità o meno dell’indiziato e alla ricerca delle circostanze aggravanti o attenuanti.Esposito, finalmente qualcosa di muove e arriva un segnale positivo dalla Curia. «Era ora. Dopo anni di silenzi, mancate comunicazioni e modi arroganti miei confronti, è arrivata la convocazione per una valutazione psichiatrica cui potrà assistere anche lo psicologo Alfonso Rossi, colui che mi ha aiutato a far emergere dalla mia memoria gli abusi e attualmente mi ha in cura. In un primo momento, infatti, volevano facessi perizia psichiatrica solo in presenza di un loro medico».

    Ora si sente più tutelato?
    «Sì, la chiesa fin dall’inizio non mi ha fatto sentire una vittima da tutelare. Anzi, la mia impressione è sempre stata quella che volessero dichiararmi malato di mente, pazzo, rendermi inattendibile. Ma io non sono pazzo. Solo solo un uomo ferito, nel corpo e nell’anima. Ritroverò un po’ di serenità solo quando saprò che don Silverio Mura non sarà più in grado di abusare di altri bambini».
    Lei aveva appena 13 anni quando iniziarono le violenze…
    «La prego, non mi chieda di ricordarle ancora… Le immagini di quegli anni mi passano davanti agli occhi come se avvenissero ora. Provo tanto dolore».
    Un dolore che non l’ha fermata dal denunciare don Silverio Mura.
    «Anche se ho passato momenti terribili, come quello di ricordare e raccontare le violenze sessuali che ho subito per cinque anni della mia adolescenza, sono convinto che denunciare sia stata la scelta giusta. Il mio obiettivo è solo avere giustizia, che don Mura venga riconosciuto come prete pedofilo e sia fermato dal fare del male ad altri».
    È vero che dopo aver raccontato al Mattino la sua triste vicenda a gennaio sono arrivate altre segnalazioni?
    «Sì, purtroppo è accaduto esattamente quello che temevo. Dopo aver letto il giornale, si sono fatte avanti ancora due nuove vittime, anche piuttosto giovani. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, che segue anche il mio caso, e ora so che lo psicologo Rossi li sta aiutando nel difficile processo di rielaborazione».
    È fiducioso sul suo caso giudiziario?
    «Molto. Aspetto che la verità sia finalmente ristabilita e fatta giustizia. Sono credente, ma credo prima di tutto in una chiesa integra e onesta. Vorrei essere sicuro che alla crescita spirituale dei miei figli si occupassero preti senza perversioni. Riconoscere don Mura colpevole di violenze sessuali a mio carico sarebbe un segno di onestà».

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/perizia_non_sono_pazzo_napoli_denuncia_violenze_prete_napoli-1660452.html

  • Il patriarca libanese difende il sacerdote pedofilo. E porta le carte a papa Francesco

    Il patriarca libanese difende il sacerdote pedofilo. E porta le carte a papa Francesco

    38502 ROMA-ADISTA. Una «campagna diffamatoria» è in atto contro mons. Mansour Labaki, prete cattolico-maronita libanese di Beirut. Di tanto è convinto il patriarca maronita Béchara el Raïsecondo quanto ha detto rivolgendosi, alla vigilia della Festa di San Giuseppe (18 marzo), a sacerdoti, frati, insegnanti e alunni alla presenza del padre generale dei padri Lazaristi Ziad Haddad. Il sacerdote – fondatore in Francia del “Foyer Notre-Dame – Enfant du Liban” per l’accoglienza di bambini libanesi cristiani e musulmani, e in Libano del “Foyer Notre-Dame du Sourire” (ma per il suodensissimo curriculum) – il 23 aprile del 2012 è stato condannato dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi in quanto riconosciuto colpevole dei reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre persone minori d’età all’epoca degli abusi (va detto che è stato denunciato di abusi anche su una ragazza maggiorenne). Varie le pene inflittegli: è stato privato di «tutti gli uffici ecclesiastici», compresi la «facoltà di confessare» e «qualsiasi forma di direzione spirituale»; diffidato dal «celebrare i sacramenti» in pubblico e dal «prendere contatto con i media o con le vittime»; obbligato ad «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa o in altro luogo». Le sanzioni sono state confermate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quando, nel giugno 2013, la CdF ha rigettato il ricorso di Labaki contro il giudizio del Tribunale ecclesiastico parigino. La non osservanza delle pene, puntualizzava inoltre la CdF, avrebbe comportato per il prete la scomunica (v. Adista Notizie n. 34/13).

    Fatti che non contano, secondo il patriarca libanese, tanto da dichiarare agli astanti: «Io personalmente ho avuto tra le mani il fascicolo» e «l’ho presentato a sua santità papa Francesco» (Raï era a Roma il 29 febbraio). Questa la sua versione: «C’è stata una campagna mirata contro monsignor Labaki con molte accuse false e menzognere e abbiamo tutto tra le mani. I tribunali hanno avuto avvio senza né domande né risposte – ha aggiunto di fatto denigrando il giudizio subìto a Parigi – e il monsignore è stato condannato dalla Chiesa, a volte l’hanno arrestato, a volte l’hanno sospeso a divinis. Ultimamente il tribunale ecclesiastico ha tolto la sospensione a divinis, non l’impedimento a sue apparizioni alla televisione o a partecipazioni a celebrazioni pubbliche». Il patriarca libanese ha anche affermato che «tutti i documenti» consegnati a papa Francesco «mostrano quante menzogne e falsità sono state inventate ai danni di questo uomo e che trovano le vere cause scatenanti non nelle accuse rivolte, ma nella sua risoluzione a consegnare la direzione della casa costruita a Lourdes [Beth Maryam, finanziata all’associazione di Labaki, Lo Tedhal] alle Suore della Croce. Questa sua decisione ha infastidito i primi gestori della casa e da lì è iniziata la campagna accusatoria contro di lui».

    Parla una vittima

    Il discorso del patriarca e la ricostruzione che egli fa della vicenda fanno infuriare le vittime. Una di esse, libanese, di cui per ora è bene tacere il nome, ad Adista racconta assai diversamente i fatti riportati da p. Labaki: «Oltre ad aver stuprato ragazze minorenni fuori dal suo foyer fondato in Francia [chiuso nel 1998], Labaki lo ha fatto anche all’interno di questo foyer [in Libano, chiuso nel 2011] che raccoglieva maschi e femmine orfani. Tra questi, c’erano anche alcune ragazze francesi di famiglie benestanti, non orfane, una delle quali è stata stuprata da lui quando aveva 12 anni. Gli animatori della casa erano soprattutto donne e ragazze francesi. Labaki ha avuto relazioni anche con loro e soprattutto con una ragazza (è stata la prima ad aver reso la sua testimonianza non solo perché all’epoca minorenne, ma in quanto abbindolata da lui e dal suo potere diabolico di sottomettere sessualmente le donne) alla quale lui era molto attaccato per le sue capacità direttive e per il sostegno economico dei suoi genitori e dei loro amici (il sacerdote è stato sempre sostenuto dalla crema della società francese). Quando ha aperto la casa a Lourdes, ha chiesto a questa ragazza la direzione; in quel momento, lei ha cominciato a capire che qualcosa non andava in tutta quella faccenda di sesso e ha deciso di denunciarlo; per punizione, Labaki ha voluto toglierle la direzione della casa di Lourdes». «Ma ecco dove sta la grande bugia: Labaki è riuscito a convincere i suoi sostenitori che tutto il processo è una campagna di diffamazione contro di lui per aver tolto ai francesi la direzione della chiesa per affidarla ai libanesi».

    Furto delle mail e conseguenze

    Labaki, dopo la conferma della condanna da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede a non celebrare né confessare in pubblico, non si è certo dato pace e, patrocinato da uno dei più grandi, rinomati e certamente costosi avvocati a livello mondiale (Antoine Akl, che tra l’altro ha ricoperto la carica presidente dell’Unione Internazionale degli Avvocati), nel maggio 2014 ha citato in giudizio (civile) in Libano per diffamazione sia le vittime, sia i due rappresentanti del Tribunale ecclesiastico che lo aveva condannato (uno dei quali è mons. Luis Ladaria, segretario della Congregazione vaticana), colpevoli a suo dire di aver manipolato le vittime per poter accusare il prete. La documentazione portata in tribunale era però frutto del furto, avvenuto con l’ausilio di esperti hacker, delle circa 2mila e-mail intercorse tra le autorità ecclesiastiche citate e le vittime, con gli indirizzi praticamente di quasi tutte le persone coinvolte, in Francia, in Libano e ovviamente in Vaticano (v. Adista Notizie n. 19/14).

    Il processo, così viziato da un simile reato iniziale, non poteva approdare che nella irricevibilità della denuncia. Due comunque le conseguenze negative: una piccola per p. Labaki, in quanto è stato sospeso a divinis solo per sei mesi per aver accusato gli avvocati ecclesiastici (inoltre, nel novembre successivo, alla radio libanese ha paragonato i tribunali vaticani a quelli della Corea del Nord); l’altra ben più grave per le persone che hanno sporto denuncia: i loro nomi sono ora noti al sacerdote libanese («l’orco», come è stato soprannominato), e questi è persona così potente, beneficiaria di importanti sostegni all’interno della gerarchia maronita, della classe politica e del mondo degli affari, da generare paura, soprattutto in una società, quella libanese, dove la Chiesa maronita ha un’immagine identitaria nazionale forte. Tanto che – la nostra interlocutrice ci fa due esempi – «la nipote di Labaki», anch’essa abusata dallo zio, per aver testimoniato «è stata rigettata e rifiutata» anche dalla famiglia; e un’altra vittima e testimone libanese «è stata dimessa dal suo lavoro di insegnante di lingua francese dalla direttrice di una scuola a Tripoli (nord del Libano), amica di Labaki. Anche il marito ha perso il lavoro». A destare paura c’è in più un motivo di carattere socio-politico: chi fa emergere negatività del Libano e della Chiesa maronita viene additato quale filo-sionista, un “venduto” al più pericoloso nemico del Paese, cioè ad Israele. Labaki, spiega la “nostra” vittima, «ha giocato su questi registri: sono i sionisti che ce l’hanno con la Chiesa del Libano e che la vogliono distruggere tramite queste accuse a un sacerdote rappresentativo della santità della Chiesa; e c’è il progetto subdolo di distruggere la Chiesa per far trionfare le altre religioni». Insomma, ce n’è di che temere per la propria vita.

    Il patriarca non ascolta le vittime

    Il patriarca Raï, ci dice la nostra interlocutrice, «non ha voluto accogliere e ascoltare nessuna vittima», neanche dopo che, precisa, «gli ho scritto perché ricevesse me e la nipote di Labaki». D’altronde egli ritiene le vittime colpevoli di una campagna di menzogna e ipocrisia contro la Chiesa maronita. Che perciò difende con le unghie e con i denti. Ha buon ascolto in Vaticano? Difficile dirlo. Certo è che è la seconda volta che il gerarca cattolico si reca in Vaticano con il dossier Labaki sotto il braccio, chiedendo la revisione-cancellazione della sentenza della Congregazione per la Dottrina della Fede sul sacerdote. Ma è impensabile che la CdF arrivi a contraddire se stessa; e anche il papa nulla potrebbe fare senza riconvocare il Tribunale.

    Dal canto loro, le vittime chiedono alla Santa Sede, dopo che ha fatto formalmente giustizia condannando «l’orco», di essere salvaguardate dallo strapotere di Labaki facendogli terra bruciata all’interno della Chiesa, restituendo loro dignità e stima sociale. E ce ne sarebbe davvero bisogno soprattutto ora per l’impatto che le affermazioni di Rai hanno avuto in Libano: il discorso del patriarca è stato accolto con grande entusiasmo tra giornalisti che sono pro Labaki e che hanno diffuso il video del suo intervento a prova del “trionfo della verità” dell’innocenza di Labaki. «Non mi sorprenderebbe – è il timore della nostra interlocutrice – se nelle omelie di questi giorni alcuni preti riprendessero il discorso del patriarca per confermare l’innocenza del pedofilo e quindi sconfessare le vittime di fronte a quasi tutti i cristiani del Libano; e dico tutti i cristiani perché la fede dei libanesi è tradizionalista e solo i malati gravi non frequentano le chiese in questi giorni». Ci lascia con quest’ultima considerazione sul sacerdote: «Quest’uomo è potente per due motivi: un sacco di soldi in tasca e un sacco di segreti in pectore».

    * Béchara el Raï, in un’immagine di Piotr Rymuza, tratta dal sito Wikimedia Commons, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56145

  • Le accuse contro tre frati francescani in Pennsylvania

    Le accuse contro tre frati francescani in Pennsylvania

    Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti martedì 15 marzo i pubblici ministeri dello stato americano della Pennsylvania hanno accusato tre frati francescani di aver favorito abusi contro decine di bambini. Secondo i pubblici ministeri nonostante i tre accusati fossero a conoscenza delle accuse contro il frate Stephen Baker su presunti abusi sessuali risalenti agli anni Ottanta, i tre uomini avrebbero continuato ad assegnare a Baker incarichi che prevedessero contatto con dei bambini fino al 2010. Quando le accuse nei suoi confronti diventarono pubbliche nel 2013, Baker si suicidò all’età di 62 anni nel monastero dove viveva.

    Lunedì scorso i pubblici ministeri hanno annunciato che i tre uomini a cui era affidata la supervisione di Baker – i frati Anthony M. Criscitelli, 61 anni, Robert J. D’Aversa, 69, e Giles A. Schinelli, 73 – sono stati accusati di associazione a delinquere e di aver messo in pericolo l’incolumità di minori.
    «Queste persone sapevano che nella loro organizzazione c’era un uomo che abusava dei bambini. Ma hanno continuato ad affidargli incarichi in cui aveva moltissime possibilità di molestare dei bambini», ha dichiarato la procuratrice generale della Pennsylvania Kathleen Kane, «Il loro silenzio ha arrecato dolore e sofferenza smisurati a tantissime vittime. Questi uomini hanno finto di non vedere quello che veniva fatto a dei bambini innocenti che avrebbero dovuto proteggere». L’ufficio di Kane ha condotto anche un’indagine all’interno della diocesi di Altoona-Johnstown, in Pennsylvania, che questo mese ha portato a un rapporto incriminante del gran giurì. Il rapporto elenca dettagliatamente i presunti abusi commessi da 35 preti americani negli anni Cinquanta, senza però suggerire accuse formali contro nessuno di loro: la maggior parte dei preti citati nel rapporto sono morti, e in alcuni casi sono già scattati i termini per la prescrizione. Ma quando il gran giurì si è concentrato sul distretto amministrativo di Hollidaysburg in Pennsylvania, e in particolare sui frati francescani del terzo ordine regolare della provincia ecclesiastica dell’Immacolata Concezione, ha valutato che ci fossero gli estremi per accusare tre uomini che ricoprivano l’incarico di padri provinciali all’interno dell’organizzazione, che stando ai pubblici ministeri avevano il compito di decidere a che zona assegnare ogni frate. Criscitelli, D’Aversa e Schinelli furono quindi le persone che assegnarono a Baker gli incarichi che il frate sfruttò per molestare per anni dei minori.

    Secondo Marci Hamilton, una ricercatrice di diritto costituzionale della Yeshiva University e importante avvocato che si è occupata di casi di abusi sessuali su minori, la decisione della Procuratrice generale della Pennsylvania di accusare i supervisori di un presunto molestatore è un caso raro: «Stiamo assistendo a un graduale miglioramento nel modo in cui i pubblici ministeri considerano e gestiscono casi come questo. È un messaggio di sostegno concreto non solo per le vittime di Baker, ma anche per tutte le persone che hanno subito abusi negli Stati Uniti». Stando a Hamilton, negli Stati Uniti dei supervisori della Chiesa cattolica sono stati accusati di aver messo in pericolo dei bambini in soltanto altre tre occasioni. Il primo caso, sempre in Pennsylvania, portò all’arresto di un prete di Philadelphia nel 2012, e secondo Hamilton ha creato un precedente importante: «Il supervisore non deve necessariamente entrare in contatto diretto con i bambini per essere ritenuto responsabile della loro incolumità». Hamilton ha anche sottolineato che le recenti accuse sono le prime di questo genere a essere mosse contro un ordine religioso: ordini come quello dei francescani sono famosi per la loro segretezza, ma l’omogeneità nell’organizzazione dei monasteri a livello mondiale potrebbe aiutare i pubblici ministeri anche al di fuori degli Stati Uniti ad avviare procedimenti simili a quello della Pennsylvania. «È un fatto rivoluzionario: un pubblico ministero non aveva mai accusato un ordine di preti in passato», ha detto Hamilton.

    L’ordine francescano americano ha diffuso un comunicato sulla vicenda:

    Siamo profondamente rattristati dalla notizia diffusa oggi dall’ufficio della Pennsylvania della Procuratrice generale. Con compassione verso le vittime e le loro famiglie, e anche per la famiglia cattolica e l’intera comunità, la Provincia e la sua guida religiosa hanno collaborato con l’ufficio della procuratrice generale per l’intera durata dell’indagine, nella speranza di poter far luce su eventi che la stessa Provincia fatica a comprendere.

    La Provincia porge le sue più sincere scuse alle vittime e alle comunità colpite, invitando la comunità a unirsi alle sue preghiere per la guarigione e la comprensione, e per tutti i preti e i fratelli che onorano la propria vocazione e la Chiesa.

    Secondo il Pittsburgh Post-Gazette, prima della morte di Baker l’ordine francescano aveva raggiunto un accordo nell’ambito di una causa intentata da 11 persone che sostenevano di aver subito abusi da Baker negli anni Ottanta e Novanta, quando il frate lavorava in una scuola in Ohio. Successivamente altri 25 studenti della Bishop McCort Catholic High School di Johnstown in Pennsylvania – dove Baker aveva insegnato dal 1992 al 2000 – dissero di aver subito abusi da Baker. Secondo il gran giurì oggi oltre 80 studenti della scuola hanno dichiarato di aver subito abusi da Baker. Stando ai pubblici ministeri Baker faceva da allenatore di atletica agli studenti, nonostante non avesse la formazione per farlo. Baker poi toccava i genitali dei ragazzi e li penetrava con le dita.

    I pubblici ministeri hanno sottolineato come i preti avessero avuto diverse opportunità per fermare Baker: Schinelli aveva fatto sottoporre Baker a una perizia psicologica che aveva evidenziato che non sarebbe dovuto stare a contatto con i bambini, ma successivamente Schinelli assegnò Baker alla Bishop McCort. D’Aversa ritenne fondata un’accusa per abusi sessuali contro Baker e lo rimosse dalla scuola, per poi affidargli la gestione di alcuni rifugi notturni per ragazzi in giro per gli Stati Uniti e, nel 2008, assegnarlo al St. Aloysius College, dove il gran giurì ha scoperto che Baker abusò di tre minori. Sempre secondo i pubblici ministeri, infine, Criscitelli permise a Baker di lavorare in un centro commerciale, ancora una volta intorno a dei bambini.

    http://www.ilpost.it/2016/03/16/pedofilia-pennsylvania/

  • CHIESA E LO SCANDALO PEDOFILIA, RACCONTO CHOC: ‘TI AMO E TU?’, LA FRANCIA CONTRO L’OMERTÀ. E i cattolici italiani ?

    CHIESA E LO SCANDALO PEDOFILIA, RACCONTO CHOC: ‘TI AMO E TU?’, LA FRANCIA CONTRO L’OMERTÀ. E i cattolici italiani ?

    Ultime notizie Chiesa, mercoledì 16 marzo 2016: la Francia si scaglia contro il silenzio e l’omertà verso i preti pedofili, la testimonianza choc.

    Nuovo attacco alla Chiesa e allo scandalo pedofilia. Questa volta è la Francia, ed in modo particolare il primo ministro Manuel Valls, a scagliarsi contro monsignor Barbarin, reo di aver coperto un prete pedofilo, padre Bernard.

    Il racconto di una delle vittime, di nome Alexandre, rischia di provocare un vero e proprio terremoto all’interno della Chiesa francese.

    Valls contro Chiesa francese, news 16 marzo: ‘Deve prendersi le sue responsabilità’

    ‘Era una stanza piccola, buia’ racconta l’uomo, oggi sposato e padre di cinque figli. Non può dimenticare quando il prete lo abbracciava e gli toccava le sue parti intime, baciandolo prima sulle guance poi sulla bocca. Padre Bernard gli sussurrava ‘Ti amo, e tu? Sei il mio preferito, questo deve essere il nostro segreto’. Alexandre, all’epoca, aveva solo 10 anni, ora ne ha 44 e vuole la verità, vuole la verità sul silenzio della Chiesa.

    Il quotidiano ‘Repubblica’, in edicola oggi, mercoledì 16 marzo, riporta l’attacco deciso del primo ministro francese, Manuel Valls, nei confronti di monsignor Barbarin, colpevole di aver coperto un prete pedofilo: ‘Deve prendersi le sue responsabilità – ha dichiarato il premier transalpino – Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola, che cosa si sarebbe detto? Il nostro giudizio sarebbe stato implacabile’.

    La risposta del cardinale Barbarin e del Vaticano alle accuse

    Pronta la risposta di monsignor Barbarin che, davanti ad un vero e proprio muro di giornalisti e di telecamere ha dichiarato: ‘Mai, e poi mai ho coperto un qualsiasi atto di pedofilia. Le vittime sanno che penso a loro, prima di tutto’. Poi, riferendosi direttamente al primo ministro Manuel Valls, il cardinale non ha esitato a ribadire come egli ‘conosca certamente la presunzione di innocenza’.

    L’associazione delle vittime, ‘Parole libérée’ vuole andare fino in fondo al caso e capire se c’è omertà dentro alla Chiesa e con quale complicità.

    Intanto, ieri, il portavoce del Vaticano, padre Lombardi, ha dichiarato che ‘non passa attraverso la stampa la richiesta di un’udienza privata con il Papa‘. Ribadendo la fiducia al cardinale Barbarin, il Vaticano vuole ‘attendere i risultati dell’inchiesta giudiziaria’.

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/03/chiesa-e-lo-scandalo-pedofilia-racconto-choc-ti-amo-e-tu-la-francia-contro-l-omerta-00838055.html

  • Pedofilia, cardinale Barbarin sotto accusa in Francia. Valls: “Si assuma responsabilità”

    Pedofilia, cardinale Barbarin sotto accusa in Francia. Valls: “Si assuma responsabilità”

    L’arcivescovo di Lione è accusato di aver coperto sacerdoti responsabili di molestie sui bambini. Lui si difende: “Mai nascosto casi”. I vescovi transalpini: “Prioritario fare verità”

    di ANDREA GUALTIERI

    IN Italia avevano imparato a conoscerlo ai tempi del conclave che ha eletto Bergoglio: Philippe Barbarin arrivava alle riunioni plenarie in sella alla sua bici,anche quando pioveva. Ora però, a tre anni di distanza, il cardinale francese arcivescovo di Lione si trova sotto ad un diluvio di polemiche. Su di lui è infatti piombata l’accusa di aver coperto due sacerdoti pedofili: il primo, padre Bernard Preynat, è accusato da un gruppo di ex scout; l’altro, padre Jérome Billioud, è accusato da un uomo da parte del quale è stata sporta ora una denuncia proprio contro Barbarin.

    Entrambi i casi, in realtà, sono avvenuti quando l’attuale cardinale non era alla guida della diocesi. Quello che viene contestato al presule, però, è di non aver rimosso i responsabili delle molestie sui bambini. L’uomo che accusa Billioud, in particolare, dopo anni di silenzio, aveva sporto denuncia a carico del prete pedofilo: era il 2009 e il reato era ormai prescritto, per cui il caso era stato archiviato. In quell’occasione però la vittima aveva incontrato Barbarin, che gli avrebbe detto di conoscere la vicenda e di sapere che il sacerdote aveva già subito una condanna per esibizionismo. Barbarin, racconta Pierre, si era “scusato a nome del prete”, ma non aveva preso nessun altra iniziativa “per proteggere i bambini, lo ha lasciato allo stesso posto”. Per questo, l’uomo ha deciso di denunciare il prelat e ha ottenuto l’apertura di un’indagine preliminare a suo carico.

    L’altra denuncia nei confronti del cardinale, quella relativa al caso di Preynat, arriva da un’associazione di vittime degli abusi che lo accusa di essere stato a conoscenza del fatto che il prete aveva abusato sessualmente di alcuni giovani tra il 1986 e il 1991 e di aver taciuto. Preynat, incriminato a gennaio, ha nel frattempo ammesso molte delle vicende che lo riguardano. Barbarin, invece, si difende in modo deciso: “Non ho mai nascosto alcun caso di pedofilia”. Il porporato, tramite una nota della diocesi, afferma che “pur comprendendo il dolore di ogni persona vittima di atti tanto più inammissibili in quanto commessi da un sacerdote” non può “non manifestare sua profonda incomprensione di fronte a questa denuncia”. La curia aggiunge che “è evidente che in nessun caso lui ha messo in pericolo la vita di altri né incoraggiato qualcuno a suicidarsi” e “chiede solennemente che si lasci la giustizia indagare con serenità”.

    Le pressioni però sono altissime, tanto che il premier francese Manuel Valls ha inviato il presule ad “assumersi le sue responsabilità”, “Parli e agisca”, ha detto l’esponente di governo che, a chi gli chiedeva se Barbarin debba dimettersi, ha risposto: “È una sua responsabilità, ma deve anche comprendere il dolore. Non mi aspetto parole, ma fatti”. Attacchi davanti ai quali il cardinale ha reagito affermando: “Consiglierei a Manuel Valls di moderare le sue affermazioni. Ma non ha altro da fare che pronunciarsi su un dossier che non conosce, visto che i magistrati non comunicano gli elementi della procedura? Sono stupefatto”.

    Uno scontro che sta creando imbarazzo anche nella Conferenza episcopale francese, riunita proprio in questi giorni: “Voglio dire, a nome di tutti, che i vescovi di Francia hanno una volontà: dire la verità alle vittime. È questa la priorità che deve guidare tutte le nostre azioni di fronte a queste vicende così dolorose”, ha detto monsignor Georges Pontier, presidente dei vescovi transalpini. E un commento è arrivato anche dalla Santa Sede, tramite il portavoce padre Federico Lombardi, che alla Radio Vaticana d’Oltralpe ha sottolineato: “Un tribunale francese ha recentemente aperto un’indagine, è opportuno attendere i risultati”. Nei giorni scorsi il Vaticano era stato scosso da un altro filone d’indagine sulla copertura della pedofilia, quello relativo al cardinale australiano George Pell. Appena ieri, invece, la Conferenza episcopale italiana ha inaugurato la riunione del consiglio permanente che ha all’ordine del giorno la riforma del clero e della sua formazione, perché, ha detto Bagnasco, “alla luce di alcune recenti circostanze ogni volta che si accerta un caso di pedofilia si rinnova in noi il dolore e la vicinanza alle vittime e ai familiari”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/03/15/news/pedofilia_bufera_in_francia_sul_cardinale_barbarin_valls_si_assuma_responsabilita_-135554021/

  • Pedofilia, Manuel Valls: “Il cardinale Barbarin si assuma le proprie responsabilità”. Lo scandalo nella diocesi di Lione

    Pedofilia, Manuel Valls: “Il cardinale Barbarin si assuma le proprie responsabilità”. Lo scandalo nella diocesi di Lione

    Sullo scandalo nella diocesi di Lione, dove per anni secondo le accuse della magistratura i prelati coprirono un sacerdote pedofilo, interviene ora il premier francese Manuel Valls: “Il cardinale Philippe Barbarin dovrebbe assumersi le proprie responsabilità”.

    Barbarin, attuale arcivescovo di Lione, è indagato dai giudici dopo che un gruppo di vittime ha denunciato il sacerdote Robert Preynat, sospeso dalle funzioni soltanto nel 2015. Lunedì gli ex scout che dicono di avere subito violenze sessuali hanno scritto a papa Francesco per chiedergli una udienza privata.

    I firmatari vogliono “capire” perché si sia aspettato fino al 2015 per sospendere il parroco, in particolare perché l’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, non abbia preso provvedimenti già nel 2007, quando gli giunsero le prime informazioni sui comportamenti pedofili del prelato.

    Intervistato su radio RMC, il premier Manuel Valls si è detto “colpito e sconvolto” per le testimonianze delle vittime di “questi atti abominevoli”. Soprattutto si rivolge al cardinale Barbarin, accusato di aver coperto i fatti. “Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola (…) che cosa avremmo detto? Saremmo stati implacabili”, ha affermato il primo ministro della Francia, aggiungendo: “Un uomo di chiesa, cardinale, Primate delle Gallie, che ha un’influenza morale, intellettuale, che esercita una responsabilità maggiore sulla nostra società, deve capire il dolore”. “Il solo messaggio responsabile che posso far passare, senza prendere il suo posto, senza sostituirmi alla Chiesa di Francia, senza prendere il posto dei giudici” è che Barbarin deve “assumersi le proprie responsabilità, parlare e agire”, ha concluso Valls.

    Immediata la risposta di Barbarin: “Mai, mai ho coperto un prete pedofilo”, ha dichiarato, ricevendo il supporto della conferenza episcopale francese.

    Nei giorni scorsi Barbarin ha negato di volersi dimettere e ha spiegato che all’epoca delle violenze pedofile non occupava un posto di rilievo nella diocesi: gli abusi risalgono agli anni Ottanta.

    Nel frattempo una nuova denuncia è stata depositata contro Barbarin, accusato di “omessa denuncia” e “messa in pericolo della vita altrui” da un uomo vittima di molestie da parte di un prete, secondo cui il cardinale pur conoscendo la vicenda “non ha fatto nulla per allontanare questo prete dagli altri bambini”.

    Lo rivela il quotidiano Le Figaro, raccontando la storia di Pierre (nome di fantasia), oggi quarantenne, che afferma di essere stato molestato da adolescente, durante dei pellegrinaggi a Lourdes. L’uomo, dopo anni di silenzio, aveva sporto denuncia a carico del prete pedofilo, padre Billioud, nel 2009, ma il reato era ormai prescritto e il caso era stato archiviato.

    In quell’occasione aveva incontrato l’arcivescovo, che gli aveva detto che conosceva la sua vicenda e che sapeva che il sacerdote aveva già subito una condanna per esibizionismo. Barbarin, racconta Pierre, si era “scusato a nome del prete”, ma non aveva preso nessun altra iniziativa “per proteggere i bambini, lo ha lasciato allo stesso posto”. Per questo, l’uomo ha deciso di attaccare in giustizia il prelato, e ottenuto l’apertura di un’indagine preliminare a suo carico. Monsignor Barbarin ha reagito con un comunicato in cui si dice incredulo,e invita “solennemente ciascuno a lasciar lavorare la giustizia” e a rispettare “la presunzione d’innocenza”. Nel frattempo, l’arcivescovado ha assunto un consulente legale per gestire la spinosa vicenda, l’ex portavoce del ministero della Giustizia ed ex giudice d’istruzione Guillaume Didier.

    Le parole di Valls e la vicenda della diocesi di Lione arrivano in contemporanea con la deposizione del cardinale Pell alla commissione australiana incaricata di fare luce sulle responsabilità della gerarchia ecclesiastica cattolica sugli innumerevoli casi di pedofilia nella diocesi di Melbourne e Ballarat, dagli anni ’60 agli anni ’80. Anche in questo caso a far scoppiare il bubbone è stata una associazione di vittime che nelle scorse settimane ha viaggiato fino a Roma per sentire in viva voce la deposizione di Pell.

    http://www.huffingtonpost.it/2016/03/15/pedofilia-valls-cardinale_n_9467008.html