Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali, don Mura torna a celebrare messa, Borrelli: “Lo aspetterò in chiesa”

    Abusi sessuali, don Mura torna a celebrare messa, Borrelli: “Lo aspetterò in chiesa”

    Assolto dalle accuse di abusi sessuali mosse contro di lui da Arturo Borrelli e un’altra presunta vittima, il prete di Ponticelli torna a officiare. Dopo la sentenza favorevole del Tribunale ecclesiastico, gli è stata revocata la misura cautelare di sospensione dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale, disposta nel maggio 2018 dal cardinale Crescenzio Sepe. Arturo Borrelli, il suo accusatore: “Io e l’altra vittima lo aspetteremo in chiesa”.

    Don Silverio Mura tornerà a dire messa. Dopo la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti lo scorso marzo dal Tribunale ecclesiastico, è stata revocata contro di lui la misura cautelare di sospensione dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale, disposta nel maggio 2018 dal cardinale Crescenzio Sepe. Il parroco accusato di abusi sessuali su l’allora tredicenne Arturo Borrelli e su un’altra vittima, potrà tornare a officiare grazie alla sentenza pronunciata due mesi fa e ora passata in giudicato dopo il mancato appello da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, titolata a ricorrere contro la sentenza di primo grado, insieme al Borelli, che precisa: “Io invece Intendo presentare ricorso, ma non sono assistito da un legale rotale (un avvocato iscritto all’Albo canonico, la Rota Romana, in grado di patrocinare nel Tribunale ecclesiastico, ndr).Che dire, tuona Borrelli, io l’altra vittima lo aspettiamo in chiesa, speriamo che neanche allora, si sottrarrà a un confronto pacifico con noi”.

    La sentenza del Tribunale Ecclesiastico

    La stessa Congregazione aveva promosso il processo ecclesiastico penale, dopo la battaglia mediatica messa in campo da Arturo Borelli e dal suo legale, Carlo Grezio, per arrivare alla verità sui presunti abusi subiti da Arturo nel 1989, quando era uno studente e Mura, il suo insegnante di religione. La revoca della misura sarà un duro colpo per Arturo Borrelli, che nel corso del suo cammino, era stato ricevuto anche da papa Francesco, in Vaticano. In quell’occasione il pontefico incoraggiò Arturo ad andare avanti nel suo percorso.

    La storia di Arturo Borrelli
    Le accuse contro Mura, mosse da Borrelli 30 anni dopo i fatti, erano prescritte sia per la guustizia penale che per quella canonica, ma nella vicenda c’è  stata una deroga che ha portato a celebrare ugualmente il processo ecclesiastico concluso con l’assoluzione di don Mura. “Premesso che l’umana sofferenza va sempre rispettata e compresa, ovunque si possa rinvenire, e che la vicenda giudiziaria in oggetto è stata per tanti motivo di dolore, l’Arcidiocesi di Napoli comunica che il percorso della giustizia ecclesiastica è giunto alla sua conclusione, che accogliamo in spirito di fede e di obbedienza”, si legge nella nota della Curia partenopea. A scrivere la parola fine, sarà ora il Tribunale Civile per cui la sentenza ecclesiastica non ha alcun valore.

    https://napoli.fanpage.it/abusi-sessuali-don-silverio-mura-torna-a-celebrare-messa-per-la-chiesa-e-innocente/

  • Randazzo – prete assolto per davvero?

    Randazzo – prete assolto per davvero?

    “Era un amico di famiglia. Non avrei mai immaginato…” 

    Inizia praticamente così una lunga telefonata, 46 minuti. Fortissima la sensazione di conoscersi da sempre, di capirsi profondamente… eppure fino a pochi giorni fa ciascuna ignorava l’esistenza dell’altra.  Quando si condivide la stessa esperienza profondamente dolorosa, le parole scambiate hanno un significato concreto che raggiunge una parte di te accessibile solo a chi può comprendere davvero. La mamma di una vittima chiama in Associazione.

    E mentre lei racconta, tu rivedi, rivivi, ricordi… eppure ti sembra impossibile.

    Per 9 giorni il prete accusato di abusi sessuali nei confronti di tuo figlio è stato assolto. Cosa significa “per 9 giorni”? Una beffa del destino?

    In primo grado condanna a 4 anni, in appello riduzione a 3 anni, in cassazione assolto perché decorsi i termini della prescrizione. Nove giorni hanno fatto la differenza. Ti crolla il mondo. Sì, il mondo ora sa che il prete è stato assolto. Il “tuo” mondo, il “tuo” paese, la “tua” parrocchia ora sanno la verità: il prete è stato assolto.

    Ora tutti hanno la coscienza a posto: don Vincenzo Calà Impirotta in cassazione è stato assolto. Poco importa che l’assoluzione sia determinata dai termini della prescrizione: di questo non ne parla nessuno.

    NON È STATO ASSOLTO PERCHÉ NON HA COMMESSO IL FATTO!

    Ma di questo nessuno ne parla, il silenzio è assordante, non ho visto titoli di giornali che fornivano spiegazioni. Tutto tace.

    Nessuno si domanda cosa sta vivendo la famiglia della vittima, cosa significa un Calvario durato 14 anni e concluso in questo modo: è un punto di vista “scomodo” che metterebbe in luce tanti particolari che la gerarchia ecclesiastica preferisce mettere sotto il tappeto, come la polvere che non si vuole raccogliere.

    È davvero triste la realtà di una Parrocchia che, durante la Festa del Corpus Domini, annuncia a tutti, pomposamente, che il prete è stato assolto. Ed è ancora più triste l’applauso del popolo di Dio dopo l’annuncio.

    Ma quale responsabilità ha la chiesa mentre fornisce informazioni scorrette? Dire una mezza verità, ovvero SCEGLIERE di omettere l’altra mezza verità, corrisponde a MENTIRE.

    Chi va in parrocchia, chi va a Messa, chi fa volontariato nell’oratorio, è gente che AMA LA CHIESA. le mamme delle vittime dei preti pedofili sono doppiamente ferite. Come può la chiesa stessa non tenerne conto?

    Perché la difesa del prete “ad ogni costo”? Anche a costo di mentire e costruire una falsa realtà nei parrocchiani che si fidano di quello che dicono i preti, magari dal pulpito? Per la parrocchia di Randazzo il prete è stato assolto e punto. La gente non approfondisce, si fida e basta.

    Ma “La Verità vi farà liberi” (disse Qualcuno)… e questo vale anche per i preti. Il resto è ipocrisia.

    Le Mamme della Rete L’ABUSO esprimono tutto la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia della vittima di don Vincenzo Calà Impirotta. Coraggio. Di questa vicenda ne parleremo ancora.

    Una mamma cattolica
    Cristina Balestrini

  • «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    «Molestie su ragazzine», il sacerdote è stato assolto

    L’accusa aveva chiesto 3 anni per lui e 6 mesi per una donna (favoreggiamento). I fatti risalivano al 2010, i primi atti di indagine avvennero nel maggio 2013

    GROSSETO. Assolto perché il fatto non costituisce reato dall’accusa di aver molestato una ragazzina di non ancora 14 anni, di cui secondo l’accusa aveva toccato il seno. Assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver palpeggiato un’altra ragazzina, dandole anche un bacio vicino alle labbra. Assolto, ancora perché il fatto non sussiste, dall’accusa di aver abbracciato e palpeggiato il seno di una terza ragazzina, questa di poco più grande.

    «È finito un calvario durato sei anni», commenta dopo la lettura della sentenza l’avvocato Lorenzo Mascagni, codifensore con il collega Giacomo Gonzi di Siena, del sacerdote 56enne imputato di tre casi di violenza sessuale che sarebbero avvenuti nel corso del 2010. Il collegio del Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi, Beatrice Bechi) è tornato in aula per leggere il dispositivo dopo circa un’ora di camera di consiglio. Brevissima l’udienza di ieri, cui il parroco era presente (come nelle altre volte): le richieste erano state formulate nell’udienza precedente, a marzo. L’accusa (il pm Giovanni De Marco che aveva ereditato il fascicolo) aveva sollecitato una condanna di tre anni e sei mesi per il sacerdote, ritenendo il dibattimento avesse chiarito le dinamiche e le responsabilità. Per lui ma anche per la donna di 53 anni imputata di favoreggiamento, che secondo l’accusa avrebbe aiutato il parroco a eludere le indagini affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza di lui e di due delle tre ragazzina, da lei stessa organizzata in seguito alle confidenze da loro ricevute in merito alla presunta violenza sessuale riferita. Per lei la richiesta era stata di sei mesi. È stata assolta anche lei, il fatto non sussiste, difesa dall’avvocato Giuseppe Nicosia. Nel processo era presente anche una delle (allora) ragazzine, costituitasi parte civile con l’avvocato Alberto Solari: questi si era associato alle richieste dell’accusa mentre tutti e tre i difensori avevano sollecitato l’assoluzione, con arringhe articolate anche in merito alle discrasie emerse in fase di dibattimento, che si è svolto a porte chiuse. L’udienza di ieri sarebbe dovuta servire alle repliche, ma il pm (in aula la dottoressa Anna Pensabene) ha rinunciato a farle e così il collegio è entrato subito in camera di consiglio per la decisione.

    Il sacerdote aveva lasciato la parrocchia e per qualche tempo si era tenuto in qualche modo lontano dal ministero. Poi è tornato ad amministrare una comunità. Non interrogato in fase di indagine, si è poi fatto esaminare in aula. L’esatto opposto dell’altra imputata.

    «Siamo molto soddisfatti per l’esito del processo», commenta l’avvocato Nicosia. «Devo leggere le motivazioni», si limita a dire l’avvocato Solari. Motivazioni che saranno depositate entro 80 giorni.

  • Prete accusato di aver molestato tre ragazzine viene assolto: i fati risalgono al 2010

    Prete accusato di aver molestato tre ragazzine viene assolto: i fati risalgono al 2010

    Era stato accusato di aver molestato tre ragazzine che frequentavano la sua parrocchia, ma il Tribunale di Grosseto lo ha assolto. Assolta anche una donna accusata di favoreggiamento del prete. I fatti risalivano al 2010, mentre l’indagine scattò nel 2013.

    Con il rinvio a giudizio il sacerdote era stato allontanato. Il pm aveva chiesto 3 anni e mezzo per lui, 6 mesi per lei. “In questa vicenda – il commento del vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetolini – probabilmente molti hanno sofferto, ma certamente ha sofferto il sacerdote, che per molto tempo ha subìto l’accusa di un’infamia così grave.

    Nessuno potrà restituire al sacerdote e a questa comunità ecclesiale gli anni di sofferta attesa, ma offriamo anche questo tempo doloroso, certi che la paternità di Dio ci è stata, ci è e ci sarà sempre di conforto, anche nelle prove che la vita ci riserva”.

    https://www.gonews.it/2019/07/04/prete-accusato-aver-molestato-tre-ragazzine-viene-assolto-fati-risalgono-al-2010/

  • “Prete o Vescovo, perché non rinunci alla prescrizione? Puoi anche cavartela così, ma Dio sa…”

    “Prete o Vescovo, perché non rinunci alla prescrizione? Puoi anche cavartela così, ma Dio sa…”

    Leggere per l’ennesima volta che un sacerdote o un Vescovo si “sottrae” alla Giustizia perché il reato di cui è accusato è caduto in prescrizione, mi impone una riflessione che rivolgo ad ogni sacerdote che – in qualche modo – leggerà questo mio scritto.

    LETTERA APERTA a ogni sacerdote che ha commesso un abuso sessuale nei confronti di un minore, a ogni Vescovo o confratello che ha insabbiato la vicenda e non ha impedito che ci fossero altre vittime, e a ogni sacerdote che, di fatto, “si gira dall’altra parte” perché non lo riguarda da vicino.

    “Caro Sacerdote, chiunque tu sia, forse hai tirato un sospiro di sollievo perché sei stato assolto. Finalmente la vicenda processuale si è conclusa, non ne potevi più. Questi lunghi anni di incertezze per una eventuale condanna ti hanno logorato, hai dovuto far di tutto per difenderti dalle accuse, hai dovuto affrontare e rassicurare amici e parenti che erano rimasti sconvolti dal rinvio a giudizio. Tutti pronti a mettere la mano sul fuoco per la tua innocenza, magari qualcuno si è anche esposto pubblicamente per sostenerti in questi anni… e poi, finalmente, l’assoluzione!

    Curioso: anche tu, quando amministri il Sacramento della Confessione hai il potere (che ti è DATO, non è un potere di cui puoi disporre autonomamente) di dare l’assoluzione al penitente che rispetta le condizioni affinché il Sacramento sia efficace.

    Davvero curioso.

    Sì, curioso, perché tu sei stato assolto perché sono trascorsi i termini temporali per la condanna: NON PERCHÈ NON HAI COMMESSO IL FATTO!

    Finora sei riuscito a reggere il gioco con tutti, a recitare la tua parte con orgoglio e presunzione. I tuoi avvocati hanno fatto di tutto per giungere a questo punto, gliene sarai grato.  Ma di cosa puoi gioire? La tua coscienza esulta? Sei fiero di “averla fatta franca” nonostante tu sappia, CON CERTEZZA, di essere colpevole?

    Ma, oltre a te, anche Dio lo sa… e così anche tutte le vittime coinvolte, tutte le persone alle quali TU hai fatto del male, persone che non riusciranno più ad ascoltare un qualsiasi prete che parla dal pulpito, persone che provano “schifo” per la chiesa a causa tua.

    Che responsabilità. Di fronte alla Legge sei a posto… ma di fronte a Dio?

    Sei a posto quanto celebri ogni giorno la S.Messa? Sei a posto quando consacri il Pane e il Vino con quelle stesse mani che hanno violentato e profanato il corpo di un bambino? Di tanti bambini… tante volte…

    Anche tu, Vescovo, che hai spostato il prete da una parrocchia all’altra e non hai impedito che avvenissero altri abusi, ma l’hai scampata perché è passato troppo tempo… sei a posto davanti a Dio? Quando, pomposamente, fai visite pastorali in lungo e in largo nella tua Diocesi, hai mai guardato una vittima negli occhi?

    E tu, Cardinale? C’è l’immunità diplomatica, all’occorrenza?

    “Date a Cesare quel che è di Cesare…” (Mt 22, 21)

    Sacerdote, Vescovo, Cardinale, chiunque tu sia, quando commetti un reato:

    • Vai a costituirti se nessuno ti ha ancora denunciato e paga il tuo debito

    Quando vieni accusato:

    • Affronta un giusto processo
    • Rinuncia alla prescrizione
    • Rinuncia all’immunità diplomatica

    Se sei innocente potrai dimostrarlo ed essere giustamente scagionato. Se sei colpevole assumiti le tue responsabilità di fronte alle persone alle quali hai fatto del male, di fronte allo Stato, di fronte alla Chiesa e di fronte a Dio!

    Solo così potrai essere finalmente LIBERO, solo così la tua coscienza potrà gioire! Solo così potrai essere credibile e interrompere quella spirale di Male che ti circonda!

    Altrimenti l’ “avrai fatta franca” ma il prezzo da pagare sarà altissimo: la tua dannazione. Ci hai mai pensato?

    Non parlare dal pulpito, per favore. Anche tu, sacerdote non direttamente coinvolto ma che “ti giri dall’altra parte”… quando celebri la S.Messa, dopo la lettura del Vangelo siediti qualche minuto in silenzio, rispetta il popolo di Dio che merita dei Ministri credibili: non parlare dal pulpito, lascia agire la Parola di Dio.

    Il popolo di Dio chiede una Chiesa come quella che difende con il Credo: UNA, SANTA, CATTOLICA, APOSTOLICA.  Sbagliare senza rimediare è diabolico, e ciascuno ne risponderà in prima persona.

    Il resto è ipocrisia.

    Una mamma cattolica (che raccoglie il pensiero di tanti amici)

    Cristina Balestrini

  • Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza ed è ricca di casi ingombranti

    Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza ed è ricca di casi ingombranti

    di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – I passi del gambero. Che cosa sta accadendo nella Chiesa di Papa Francesco sul fronte della pedofilia: la lotta va davvero avanti e i colpevoli vengono puniti severamente dai tribunali ecclesiastici nello stesso modo, oppure la situazione è ancora a macchia di leopardo e permangono zone grigie? In assenza di trasparenza – perché di quella non vi è ancora traccia – il dubbio assale, almeno a giudicare diversi casi affiorati in quest’ultimo periodo, da varie parti. Il più eclatante ha come protagonista un prete italiano, molto bene introdotto al di là del Tevere e alla Cei, originario delle Marche. Nel 2013 don Giangiacomo Ruggeri, ex parroco a Fano, è stato condannato per aver avuto «baci e carezze» con una ragazzina di 13 anni. L’altro reato contestato riguardava atti osceni in luogo pubblico. In primo grado la pena comminata dal tribunale è stata di 2 anni e sei mesi ma in Appello la corte di Ancona ha accolto il ricorso e dimezzato la pena inflitta (un anno, undici mesi e dieci giorni).

    Resta il fatto che questo prete aveva fatto sesso con una minorenne. Praticamente una bambina. Il caso si è aperto in parallelo anche alla Congregazione della Fede che però ha ritenuto di non procedere alla sospensione a divinis, né alla riduzione allo stato laicale del sacerdote, ma di infliggergli una «giusta pena» che non prevede il suo allontanamento dal ministero sacerdotale. Naturalmente la vittima è stata indennizzata finanziariamente e il sacerdote trasferito alla diocesi di Pordenone dove dirige una casa di esercizi spirituali.

    La cosa buffa che nel frattempo non è sfuggita a tanti osservatori è che don Ruggeri nel frattempo è stato riabilitato persino dall’Osservatore Romano che, recentemente, ha ospitato una sua intervista come esperto di Internet. Naturalmente seminando sconcerto sulla assenza di trasparenza, coerenza, linearità.

    La domanda resta: tolleranza zero verso le mele marce dove è andata a finire?

    Il secondo caso affiorato è quello di un ragazzino milanese abusato sessualmente da un prete, don Mauro Galli, condannato nel 2018 da un tribunale civile a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Un caso di insabbiamento da parte dell’attuale arcivescovo di Milano che, a suo tempo, aveva ammesso davanti alle autorità italiane di essere stato a conoscenza del caso ma di avere agito in quel modo. Probabilmente per non creare scandali. Fatto sta che la mamma, Cristina Battaglia, cattolica praticante, cerca disperatamente giustizia dalla Chiesa e dopo avere scritto a Papa Francesco durante il summit sulla pedofilia (senza mai avere avuto risposta), ha accusato anche il presidente della Cei, Bassetti di essere un «bugiardo», di non voler intervenire per smascherare un caso di insabbiamento. Naturalmente anche a Bassetti aveva inviato a più riprese la documentazione su suo figlio che ora ha una ventina d’anni.

    L’ultimo passaggio è terribile per tutta la famiglia del ragazzo abusato riguarda una frase di Bassetti che durante una conferenza stampa aveva affermato di non conoscere il caso quando, invece, a lui erano arrivati tutti i fascicoli e le lettere di mamma Cristina. Siccome questa signora è una donna coraggiosa, ha inviato di nuovo tutte le vecchie lettere a Bassetti, ricevendo in cambio una risposta «raggelante». A una mamma con il cuore spezzato, il cardinale è riuscito a trovare solo parole burocratiche, terminando la missiva con un le «invio un cordiale saluto», come se fosse una lettera commerciale, ma senza assicurare nemmeno nessun contatto umano (come del resto il cardinale Bassetti assicurava di voler fare). Di fatto il caso Delpini è chiaro che resta avvolto da una nuvola di mistero e di scarsa trasparenza sul perché la Chiesa di Papa Francesco non voglia prendere alcun provvedimento nei confronti di un vescovo che ha insabbiato, come invece è stato fatto altrove (Cile, Irlanda, Francia, Stati Uniti).

    A questi due casi si somma il caso di Napoli del cardinale Sepe, anch’egli insabbiatore di un caso di pedofilia, don Silverio Mura. Ultimamente don Silverio è stato assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano (un altra anomalia) da ogni addebito nonostante vi siano due vittime, ormai adulte, che lo accusano di abusi reiterati quando avevano 12 anni, agli inizi degli anni Novanta. La sentenza su don Mura è stata affidata (inspiegabilmente) dal Vaticano non tanto alla Congregazione della Fede (dove tra i consultori siede proprio Sepe) ma al Tribunale ecclesiastico di Milano. L’altra cosa incredibile è che la vittima nel processo ecclesiastico figura come test e non come parte lesa e che non sono state ascoltate le altre vittime del prete anche se erano state indicate nel corso del giudizio.

    Inoltre le vittime non hanno potuto nemmeno prendere visione della sentenza nella sua interezza, a loro è stato riferito che è un documento riservato. Un particolare che fa a pugni con quanto era emerso a febbraio al summit contro la pedofilia (basta con l’opacità, serve trasparenza era stato più volte detto). In questo quadro di sostanziale ambiguità Papa Francesco proprio ieri era a Napoli per un convegno dove, arrivando a destinazione, ha abbracciato il cardinale Sepe, per poi accomodarsi, uno a fianco dell’altro per assistere all’incontro teologico sul Mediterraneo.

    Le vittime di don Mura hanno fatto ascoltare il loro dolore a distanza facendo presente che loro continueranno a chiedere la verità, perchè quella sentenza, a loro dire, è l’ennesimo colpo al cuore.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_delpini_sepe_papa_francesco_abusi_vittime_insabbiamento-4573602.html

  • Sacerdote a processo per abusi sessuali su una ragazzina, la Chiesa lo ha già assolto

    Sacerdote a processo per abusi sessuali su una ragazzina, la Chiesa lo ha già assolto

    Comparirà davanti al tribunale il 5 marzo del prossimo anno per rispondere di violenza sessuale: un sacerdote è stato rinviato a giudizio dal Gup del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, e sarà processato col rito ordinario perchè il difensore Pasquale Milo si è battuto fino in fondo per il non luogo a procedere, ovvero l’archiviazione.

    Il sacerdote straniero, parroco per un periodo di tempo in una chiesa della Valle Roveto, è stato accusato da una ragazza minorenne per presunti abusi commessi nel 2001. Il prete era finito sotto accusa anche con (altro…)

  • Caserta, parroco sospettato di pedofilia: la diocesi di Aversa lo sospende

    Caserta, parroco sospettato di pedofilia: la diocesi di Aversa lo sospende

    Un sacerdote del Casertano è stato sospeso dalla diocesi di Aversa, sospettato di pedofilia. La decisione a seguito di una segnalazione inviata dai fedeli che riguarda la parrocchia di San Giorgio Martire di Ducenta, per “atti configurabili come abuso su una persona di minore età”. Avviate le procedure previste dal Codice canonico.

    di Alessia Rabbai

    La diocesi di Aversa ha sospeso un parroco sospettato di pedofilia nel Casertano. Il provvedimento è arrivato  circa una settimana fa, a seguito di una segnalazione fatta da alcuni fedeli della parrocchia di San Giorgio Martire di Ducenta, giunta a destinazione lo scorso 24 maggio. Un racconto che ha posto all’attenzione dei rappresentanti ecclesiastici “atti configurabili come abuso su una persona di minore età nei confronti dello stesso sacerdote” si legge in una nota diffusa dalla diocesi di Aversa. Una decisione presa preventivamente dalla chiesa che ha rimosso, almeno temporaneamente, il sacerdote dalle sue funzioni, in attesa che vengano svolti gli accertamenti necessari per verificare in maniera opportuna, la veridicità delle informazioni ricevute. Nel frattempo, ha informato la diocesi, sono state avviate le procedure previste dal Codice canonico per accertare la gravità delle responsabilità del sacerdote e per assicurare ogni tutela alla persona di minore età coinvolta in questa situazione”.

    Don Mura assolto per pedofilia

    Don Silverio Mura è stato assolto dalle accuse di pedofilia. Secondo il tribunale ecclesiastico di Milano il parroco non ha abusato sessualmente di Arturo Borrelli, alias Diego Esposito. Il quarantenne di Ponticelli, ex allievo del sacerdote che gli insegnava Religione, ha accolto la decisione come un fulmine a ciel sereno, ancora convinto e sostenendo di non essere l’unica vittima del parroco. “Questa sentenza non toglie e non mette nulla rispetto al giudizio civile in corso” ha commentato la sentenza del tribunale ecclesiastico Carlo Grezio, l’avvocato che da anni assiste Borrelli.

    https://napoli.fanpage.it/caserta-parroco-sospettato-di-pedofilia-la-diocesi-di-aversa-lo-sospende/

  • Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    “Assieme ad altri ex componenti della comunità di Vicchio”

    Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità il Forteto, è stato assolto per lesioni e minacce nei confronti di uno dei membri della comunità. E’ stato assolto assieme ad altri tre membri del Forteto accusati di aver aver picchiato uno dei fondatori, dopo che aveva preso le difese di un ragazzo che gli era stato affidato.

    Il processo è stato svolto dal giudice di pace e si tratta di uno dei procedimenti paralleli a quelli per abusi sessuali.

    Dopo la sentenza definitiva della Cassazione l’ex guru era stato condannato alla pena di 15 anni e 10 mesi per abusi commessi su minori ospitati dalla comunità. Nonostante sia stato condannato dalla Cassazione la Corte d’Appello, secondo la decisione dei giudici della Suprema Corte, ha dovuto rideterminare la pena per uno dei capi d’imputazione.

    Si è quindi tenuto un ulteriore processo che accusava Fiesoli di aver abusato di un ragazzino affidato alla comunità: in questo caso è stato condannato a 8 anni di reclusione.

    Ancora la Cassazione deve fissare l’udienza sui ricorsi per quest’ultima pronucnia della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Fiesoli è in libertà. Vive ad Aulla, in una residenza per anziani dove è stato rintracciato da Il Sito di Firenze.

    Cosa succedeva al Forteto

    Come emerso dai processi Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali.

    Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-fiesoli-assoluzione-lesioni-minacce.html

  • Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Dopo la brutta vicenda del parroco di Ponticelli assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano dall’accusa di pedofilia nonostante le due vittime continuino con forza a chiedere conto alla Chiesa di come sia stato possibile arrivare ad una sentenza del genere, un altro caso di abusi nella diocesi di Napoli rischia di mettere in serio imbarazzo il cardinale Sepe. Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti – nello spirito indicato da Papa Francesco – è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni,  dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario. La storia viene raccontata con particolari e documentazione dal sito Il Faro di Roma.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe. Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Ad aiutare la vittima è uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Intanto contro il parroco abusatore vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare – spiega Il Faro di Roma – andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione. ciro lardone

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_napoli_papa_francesco_prete_sepe_vaticano_pedofilia_tribunale-4440717.html