Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: assolto

  • Assolto il cardinale Pell, era accusato di pedofilia

    Assolto il cardinale Pell, era accusato di pedofilia

    Il cardinale George Pell è innocente. Lo ha stabilito in maniera definitiva l’alta corte australiana che lo ha prosciolto dall’accusa infamante di abuso su minori per cui stava scontando una condanna a 6 anni, ribaltando la sentenza della corte d’appello. Il servizio di David Murgia.

  • Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

    Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

    L’Alta Corte di Caberra ha sentito le ragioni di difesa e accusa e nei prossimi giorni prenderà una decisione definitiva sul caso del cardinale australiano

    Dopo due giorni di udienze presso l’Alta corte di Canberra, ultimo grado di giudizio in Australia, non è stata presa una decisione sul caso del cardinale George Pell. Mercoledì e giovedì si sono riuniti tutti e sette i giudici supremi, hanno ascoltato le ragioni della difesa e dell’accusa, ma si sono riservati di comunicare in futuro se accettare l’appello del porporato e, successivamente, se assolverlo o meno dalle accuse.

    I «RAGIONEVOLI DUBBI»

    Pell è stato condannato in primo e secondo grado a sei anni di carcere per abusi sessuali che avrebbe compiuto su due minori nel 1996 nella sacristia della cattedrale di San Patrick, quando Pell era arcivescovo di Melbourne, subito al termine della messa domenicale. Il cardinale si è sempre dichiarato innocente e oltre 20 testimoni l’hanno scagionato, ma una giuria prima e due giudici in appello poi (il terzo ha scritto una lunga opinione dissenziente) hanno giudicato credibile la versione dell’unico accusatore.

    Il principale legale di Pell, Bret Walker, ha ricordato ai giudici supremi che le numerose testimonianze in favore del suo assistito non possono non rendere la condanna illegittima, dal momento che non può essere stata emessa «oltre ogni ragionevole dubbio». In particolare, a ingenerare come minimo un «ragionevole dubbio» è la testimonianza di monsignor Charles Portelli, al tempo aiutante di Pell, che ha dichiarato che l’allora arcivescovo, come ogni domenica, al termine della messa si trovava al di fuori della cattedrale per salutare i fedeli. Portelli ne è certo perché, ha dichiarato, era insieme a lui anche quella domenica.

    IL «CAUTO OTTIMISMO» DELLA DIFESA

    La procura ha risposto all’argomentazione dell’avvocato così: «Il fatto che ci siano delle prove che portano a ritenere l’imputato innocente non implica che la giuria non abbia il diritto di ritenerlo comunque colpevole». Durante l’udienza, inoltre, la procura ha più volte citato prove che poi si sono rivelate essere inesistenti. I legali di Pell hanno anche ribadito che non bisogna invertire l’onere della prova e che non tocca al cardinale dimostrare l’assoluta impossibilità della sua colpevolezza. Avere dimostrato che è altamente improbabile, come è stato fatto, dovrebbe essere sufficiente. Hanno poi sottolineato quello che il terzo giudice di appello, Mark Weinberg, ha scritto nella sua opinione dissenziente: e cioè che non può essere condannato un uomo in base alla versione di un singolo accusatore, quando a suo favore ci sono oltre 20 testimonianze la cui veridicità non è mai stata messa in discussione dall’accusa.

    Ancora non si sa quando i giudici supremi emetteranno la sentenza definitiva. Negli ambienti legali, come riportato dal Guardian, si vocifera che Pell verrà assolto. Come riportato dalla Cna, gli avvocati del cardinale, che non ha assistito alle udienze ma è rimasto in carcere in isolamento (come da oltre un anno a questa parte), hanno dichiarato che Pell è «in un buon stato di spirito» e che farebbe bene ad essere «cautamente ottimista». Il porporato ha inoltre dichiarato privatamente ad alcuni amici di «confidare nella provvidenza di Dio e di considerare il tempo da passare in prigione come se fosse un ritiro monastico».

    Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»

  • Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Era stato assolto in appello da accuse copertura pedofilia

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 6 MAR – Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Lione (Francia) presentata dal cardinale Philippe Barbarin.
    La Corte d’appello di Lione aveva assolto il cardinale francese dall’accusa di omessa denuncia per le violenze sessuali commesse nei confronti di minori da un ex prete della sua diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/06/papa-accetta-dimissioni-card.-barbarin_b8af8017-3540-4444-b5b3-dbbf8ebfb004.html
     

  • Condannato a sette anni e otto mesi, don Massaferro torna in servizio

    Condannato a sette anni e otto mesi, don Massaferro torna in servizio

    Nei tre gradi di giudizio, i magistrati non hanno avuto dubbi: Luciano Massaferro, «don Lu» per i fedeli, è colpevole di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni. La corte suprema, a luglio 2012, conferma la pena: sette anni e otto mesi, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 200 mila euro di risarcimento alla vittima.

    Per la chiesa invece, che lo ha processato in assenza della vittima e poi assolto da ogni accusa, il parroco molestatore può tornare a dire messa.

    Neppure il vescovo Borghetti, che teoricamente era stato mandato proprio da papa Francesco per fare pulizia, alla fine non ha preso alcun provvedimento, anzi lo ha riabilitato; la scusa è l’innocenza – malgrado la condanna penale definitiva – emersa durante il processo canonico.

    Don Lu oggi dice tranquillamente messa, inoltre pare una restaurazione: Messe celebrate a volte in latino, non più rivolti verso il pubblico ma di schiena, rivolto sempre all’altare, l’ostia non più data in mano (come voluto da anni), ma messa direttamente in bocca (peraltro nonostante le restrizioni da coronavirus).

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/05/borghetto-quando-i-fedeli-esigono-una-chiesa-sporca-e-vescovo-li-accontenta-prontamente/

  • Abusi sessuali su minorenni, Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo, deve scontare 10 anni di carcere

    Abusi sessuali su minorenni, Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo, deve scontare 10 anni di carcere

    Dieci anni da scontare in carcere per abusi sessuali su due minori, figlie di adepte. La giustizia ha presentato il conto al Guru di San Lorenzo. Per Danilo Speranza, 72 anni, alias “Settimo Saggio”, arrestato nel 2010, condannato in primo grado nel 2014 e in appello il 2019, e da anni ormai libero, ieri, è arrivato l’ordine di esecuzione della carcerazione. La Cassazione ha detto no a un processo bis. I sommi giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso. Il Guru, infatti, ritenendo di essere stato leso nel diritto di difesa chiedeva il rifacimento del processo di appello sul presupposto che l’atto di notifica del processo nei suoi confronti fosse nullo perché consegnato solo al difensore e non anche a lui. Il rischio di prescrizione è stato scongiurato.

    A dieci anni dall’arresto, a più di tredici dai fatti, per Danilo Speranza le porte del carcere, però, non si apriranno automaticamente. L’ordinanza, infatti, gli è stata notificata in un ospedale romano dagli stessi uomini della Polizia di Roma Capitale che avevano avviato e centrato le indagini. L’inchiesta aveva rivelato il clima di soggezione e di sudditanza nella quale vivevano gli affiliati del gruppo Re Maya fondata da Speranza, divenuto guida e padrone di chi aveva scelto di vivere con lui in un casolare di Mazzano Romano. Decideva cosa dovessero mangiare, come curarsi, se uscire o mettere su famiglia. Le due ragazzine, di 13 e 15 anni (poi assitite dall’avvocato Fedrico Sinagra), infatti, assoggettate come le madri, erano state spinte a subire attenzioni sessuali dall’Immortale (altro pseudonimo del Guru) per condividerne il karma.
    Non è bastato a Speranza difendersi sostenendo problematiche sessuali. Anzi la fidanzata che aveva confermato in aula la sua impotenza è appena finita a giudizio per falsa testimonianza. A tradirla una registrazione: “Lo so benissimo che ha tante donne, se l’ha fatto con queste bambine l’avrà fatto per il loro bene”. Si era concluso con un’assoluzione piena, invece, l’indagine che lo vedeva mente di una colossale truffa. Non era una bufala il miracolo globale contro la fame nel mondo promesso dal Guru. Dietro ai due milioni di euro che Danilo Speranza, nonché “Settimo Saggio”, aveva raccolto a favore della società “Scienza dell’Amore” al fine di commercializzare un “macchinario salvamondo”, una sorta di mulino in grado di trasformare gli scarti alimentari in farine per piatti proteici, non sono stati adombrati raggiri.
    Così avevano stabilito tre anni fa i giudici della X sezione penale che hanno assolto Danilo Speranza con formula piena (mentre l’accusa puntava sei anni di carcere), i suoi quattro fedelissimi (per cui ne erano stati sollecitati tre), ed altri novi gregari del movimento. Contro il santone aveva retto una sola contestazione che gli era costata la condanna a dieci mesi di carcere: la ricettazione di due francobolli rari acquistati da una ex associata anche grazie a quei fondi, insieme a un Cristo ligneo del Seicento.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/abusi_sessuali_dieci_anni_condanna_guru_danilo_speranza_roma-5084345.html?fbclid=IwAR2ZXlcuDM6AsNGbixdXdlsPGy-mtl6YBa9rZApeT82eZB-qb1DlmMOLMP8

  • Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto

    Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto

    Tre ore di tensione e preghiere poi la calca sul pacchetto riservato al pubblico in corte d’Assise. Al primo piano del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere è il giorno del giudizio. Esattamente due anni dopo il clamoroso blitz al tempio di Casapesenna, il tribunale condanna don Michele Barone a 12 anni di carcere. Per i giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presidente Maria Francica, a latere Alessandra Cesare ed Elena Di Bartolomeo, è colpevole il sacerdote ridotto allo stato laico dalla Santa Sede. Colpevole dei maltrattamenti nei confronti della vittima 13enne ma non per gli abusi sessuali ai danni di due ventenni. Barone è stato difeso dall’avvocato Camillo Irace.

    Sono colpevoli anche i genitori della minore che sottrassero la piccola, affetta dal disturbo di conversione, alle cure mediche dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, per affidarla alle esclusive preghiere di liberazione del sacerdote. La madre è stata condannata a 4 anni; il padre a 4 anni e sei mesi. Entrambi hanno già perduto la responsabilità genitoriale sulla figlioletta che sarà sospesa per nove anni. Sono stati difesi dall’avvocato Giuseppe Stellato.

    Il verdetto per il commissario di polizia Luigi Schettino è invece l’assoluzione piena. Per lui «i fatti non sussistono» e quindi non ha avuto alcun ruolo nei maltrattamenti ai danni della minore. Il commissario Schettino è stato rappresentato dall’avvocato Carlo De Stavola.

    Rinviati gli atti in Procura per Schettino e il poliziotto Vito Esposito per una condotta del 2017 relativa all’omessa denuncia.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_condannato_a_12_anni_di_carcere-5035973.html

  • PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

    PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

    con un commento di padre pierre vignon alla sentenza della corte d’appello di lione del 30 gennaio 2020 che assolve il cardinal philippe xavier ignace barbarin dal reato di omessa denuncia. [PUBBLICATO SU “NONMOLLARE N. 57 DI LUNEDI’ 3 FEBBRAIO 2020]

    di emanuela provera

    Dopo aver ricevuto la notizia della sua condanna a sei mesi di carcere il 7 marzo del 2019, il cardinale Philippe Barbarin annunciò che avrebbe fatto ricorso avanti la Corte di Appello di Lione.

    Gli accadimenti che coinvolgono i protagonisti di questa drammatica vicenda hanno avuto una importante eco mediatica, tanto da essere raccontati nel film di François Ozon intitolato Grazie a Dio, uscito in Italia il 17 ottobre 2019.

    La vicenda processuale è complessa perché coinvolge più persone e più fatti, e si fondata su due chiari addebiti mossi al cardinale Barbarin: non avere prevenuto, come avrebbe potuto, gli abusi nei confronti dei minori, e non avere denunciato gli abusi nei confronti dei minori, di cui sarebbe stato a conoscenza.

    All’udienza del 30 gennaio scorso la Corte d’Appello di Lione ha assolto il cardinale Barbarin confermando che era a conoscenza dei fatti, ma stabilendo la prescrizione per il reato di omessa denuncia, a differenza di quanto invece aveva sostenuto in primo grado.

    La sentenza che assolve Barbarin probabilmente non chiude il procedimento giudiziario che proseguirà in Corte di Cassazione, come annunciato da François Devaux, presidente dell’associazione “La Parole Libérée”.

    Senza sminuire la valenza delle reazioni umane che provengono dalle vittime, con le quali ho rapporti costanti e alle quali mi sento sensibilmente più vicina, ho posto la mia maggiore attenzione ai contenuti tecnici della sentenza interpellando padre Pierre Vignon, che in queste ore ha dato la sua disponibilità a fornire un commento. Vignon è prete diocesano da quaranta anni, ha studiato a Friburgo (Svizzera), Roma (Gregoriana) e Parigi (Istituto cattolico). È stato giudice ecclesiastico al tribunale regionale di Lione. L’incarico gli fu revocato proprio dal cardinale Barbarin allorché si delinearono le responsabilità del cardinale quanto alla copertura dei crimini di Bernard Preynat. Ha pubblicato libri su abusi e derive settarie. È diventato famoso in Francia come “lanceur d’alerte”.

    Secondo Vignon il passaggio decisivo della sentenza («che pone un problema»” mi ha riferito) è a pagina 36:

    Si ce délai, comme le délai encore plus important de cinq années qui s’était écoulé entre l’entretien de mars 2010 et la mise à l’écart de Bernard PREYNAT par le Cardinal BARBARIN de toute activité impliquant des contacts avec des enfants est sérieusement contestable sur le plan moral, cette circonstance est sans effet sur l’existence de l’infraction litigieuse.

    [«Se questo ritardo ad agire, come il ritardo ancora più lungo di cinque anni intercorso tra l’incontro del marzo 2010 e l’allontanamento di Bernard Preynat da parte del cardinale Barbarin da qualsiasi attività che implicasse dei contatti con dei bambini è seriamente contestabile a livello morale, questa circostanza è senza conseguenze sull’esistenza dell’infrazione oggetto del contenzioso».]

    Prosegue Vignon: «Il Tribunale, dall’estratto della sentenza a pagina 36, riconosce che il tempo impiegato dal cardinale per agire nel caso Preynat è seriamente contestabile sul piano morale, ma non sul piano legale. Dal momento che le vittime adulte gli rivelarono che i problemi avuti da bambini con Preynat non li mettevano al tempo in pericolo, il cardinale non aveva l’obbligo di denunciarli alla giustizia. Questo ragionamento giuridico non parla del dovere che incombe al superiore di Bernard Preynat di proteggere i bambini in generale affidandogli nuove responsabilità pastorali. In più, dietro a questo giudizio c’è un problema di società in generale: di fronte al flagello degli abusi sessuali, fino a quale grado la legge deve incoraggiare la denuncia? Due scuole legali ormai si scontrano. Quella che vuole limitare la trasparenza e quella che vuole promuoverla. L’atteggiamento del cardinale Barbarin, di cui si parla già da più di quattro anni, continuerà a far parlare ancora di sé per parecchi anni, fino a quando la Corte di Cassazione e in seguito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronunceranno».

    QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA BARBARIN
    https://critlib.it/2020/02/03/pedofilia-ecclesiastica-il-caso-del-cardinale-barbarin-qui-il-testo-integrale-della-sentenza/

  • Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    La notizia è di qualche giorno fa, del 27 gennaio 2020. Le sottolineature sono mie.

    “Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha reso noto che nei prossimi giorni inizierà un corso contro gli abusi sui minorenni e le persone vulnerabili, destinatari della formazione saranno preti ed insegnanti, si tratta del frutto dei tre testi promulgati da Papa Francesco per la tutela di queste persone”.

    Potrebbe sembrare interessante: “La Diocesi ha messo a disposizione degli strumenti a favore dei presbiteri e degli operatori che hanno contatti con i più piccoli e le eventuali vittime, così da offrire loro più informazione per prevenire ed ascoltare i casi di trasgressione”.

    Così si legge nell’articolo: “ “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili – dice Francesco – e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Obiettivo è quello di “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione”.”

    Ad una prima lettura, senza approfondire nulla, sembrerebbe una iniziativa davvero ottima. Finalmente la Chiesa fa qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia clericale. Ma di cosa si sta parlando?

    Si parla di “ascoltare i casi di trasgressione”. Trasgressione?! Non viene ricordato nell’articolo che, per la Chiesa, una violenza sessuale è considerata un attacco al Sesto Comandamento (“Non commettere atti impuri”) e non espressamente un crimine, un reato. Ecco perché si parla di “trasgressione” e non di un atto di violenza compiuto da un adulto nei confronti di un bambino. La prospettiva è decisamente diversa.

    Si parla di creare un “ambiente sicuro”. E per chi è stato già abusato? Per le vittime che già ci sono? Cosa sta facendo la Chiesa per loro?

    La “credibilità dell’annuncio evangelico” è decisamente minata per ogni vittima, e nulla si sta facendo per ricostruirla. Quale attenzione ha la Chiesa per quell’esercito di bambini (e anche ormai giovani o adulti) che sono già vittime dei preti pedofili?

    Il Vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, lo stesso che ha annunciato il Corso contro la pedofilia, evidentemente sa cosa fare: a settembre 2019 ha mandato uno scritto alla vittima di un prete pedofilo della sua zona, informandolo della sentenza del processo canonico per il prete. Ma faccio una premessa: il sacerdote in questione è stato condannato in Primo Grado di giudizio (dal Tribunale Civile) a quattro anni, è stata confermata la sentenza di colpevolezza in Appello con la pena ridotta a tre anni, mentre in Cassazione il prete è stato assolto per DECORRENZA DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE…. Dunque una assoluzione non “per non aver commesso il fatto” ma per un cavillo “legale”: prescritto per 9 giorni!

    Ecco: cosa ha fatto la Chiesa per “contrastare gli abusi”? Prontamente il Vescovo ha firmato la sentenza del processo canonico… “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. XXXXXX in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Norme gravioribus delictis, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa”.

    Con questa azione è sicuramente stato raggiunto uno degli obiettivi del futuro Corso: “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori”, davvero una grande attenzione alla vittima, complimenti! Non sarebbe stato più serio riconoscere, moralmente, che il prete non è stato assolto dalla giustizia civile perché è stato accertato che non ha commesso il fatto, ma solo per PRESCRIZIONE DEI TERMINI???

    Con quella sentenza la Chiesa ha dichiarato che la vittima, un minore all’epoca, può “arrangiarsi”: è più importante salvare la faccia del prete e della chiesa!

    Perché il Vescovo non ha suggerito al sacerdote di rinunciare alla prescrizione e di chiarire fino in fondo la sua posizione? Non sarebbe stata una vera ricerca della Verità? Non è la Verità ciò che dovrebbe contraddistinguere i cristiani?

    Le premesse affinché questo Corso possa essere utile quali sarebbero? Interessante parlare di prevenzione, ma se non si affronta seriamente ciò che è già avvenuto “in casa propria” (nella propria Diocesi), come si può pensare di saper cosa fare per ciò che non è ancora avvenuto?

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO è seriamente preoccupato nel constatare, ogni giorno, che si susseguono in tutta Italia proclami e iniziative per far credere che la Chiesa stia facendo qualcosa, ma poi, nel concreto, le vittime sono lasciate sole e, la Chiesa, non si pone al loro fianco ma contro di loro.

    E la stampa? Difficile trovare articoli che approfondiscano davvero le notizie e facciano collegamenti. Ogni domanda di questo scritto è uno spunto di riflessione, affinché si possa dar voce a chi non ha voce, ai piccoli.

    Per il Comitato Vittime & Famiglie, Cristina

  • Francia, Card. Barbarin assolto in Appello/ “Non coprì prete pedofilo”, ma si dimette

    Francia, Card. Barbarin assolto in Appello/ “Non coprì prete pedofilo”, ma si dimette

    Francia, Cardinal Barbarin assolto in Appello: l’arcivescovo di Lione “non coprì il prete pedofilo Preynat”. Restano però le dimissioni inviate al Papa

    Il Cardinal Philippe Barbarin è stato assolto da ogni accusa in Appello dopo la condanna di primo grado presso la Procura di Francia: l’Arcivescovo di Lione era stato accusato di aver coperto gli abusi sessuali su minori di un ex prete pedofilo, Bernard Preynat (destituito dallo stato clericale l’estate scorsa). Il prelato si è sempre definito innocente, spiegando che il suo unico giudice è Dio, ma l’opinione pubblica in Francia da tempo ne chiedeva le dimissioni perché lo considerava, anche prima della sentenza di Primo Grado, colpevole per aver coperto gli abusi del suo ex sacerdote nella Diocesi di Lione: 6 mesi con la condizionale per «omessa denuncia» prese ormai all’inizio del 2019, oggi però in Appello la sentenza è stata del tutto ribaltata. «Non ho mai – ripeto: mai – cercato di nascondere né tantomeno di coprire questi fatti orribili», si è sempre difeso Barbarin che nel 2015 sospese e rimosse Preynat da ogni incarico dopo aver ricevuto le prime denunce nel 2014 (secondo l’accusa). Il procuratore generale di Lione ha osservato nella sua requisitoria che «le vittime, divenute adulte, potevano presentare loro stesse denuncia alle autorità e bisognava distinguere le responsabilità morali e penali della Chiesa come istituzione dal caso individuale di Barbarin, considerato che i fatti erano avvenuti decenni prima che fosse nominato arcivescovo».

    CARDINAL BARBARIN CONFERMA LE SUE DIMISSIONI

    Ora che però la sentenza lo assolve da ogni colpa, il Cardinal Barbarin che lo scorso 19 marzo si era già dimesso da Arcivescovo di Lione per le pressioni fortissime giunte sulla sua missione di pastore della Diocesi (ma che erano state rifiutate da Papa Francesco) ha deciso di rinnovare la sua scelta, ripresentando le dimissioni al Vaticano. «Questa sentenza permette di voltare pagina. Rimetterò di nuovo il mio incarico di arcivescovo di Lione nelle mani del Santo Padre. Naturalmente, se il Santo Padre desidera vedermi, andrò a Roma. A marzo aveva respinto le mie dimissioni, accettando che mi ritirassi per la durata del processo. Ora posso serenamente rinnovare la mia domanda. I miei pensieri vanno alle vittime. Continuerò a pregare per loro e le loro famiglie, ogni giorno», ha spiegato ai cronisti il Cardinal Philippe Barbarin, in attesa di una nuova decisione della Santa Sede circa le sue dimissioni. In una nota in serata della Sala Stampa Vaticana, il portavoce di Papa Francesco Matteo Bruni fa sapere «La Santa Sede ha appreso la notizia della sentenza della Corte d’Appello di Lione nei confronti del Cardinale Philippe Barbarin e della decisione di Sua Eminenza di rimettere nuovamente il suo mandato nelle mani di Papa Francesco». Lo stesso portavoce conclude poi come «Unitamente alla Conferenza episcopale francese, la Santa Sede riafferma la propria vicinanza a tutte le vittime di abusi, nella loro sofferenza, e alle loro famiglie e comunità, ed è al fianco della Chiesa di Lione, duramente provata. Il Santo Padre, che continua a seguire da vicino lo svolgimento di queste dolorose vicende, comunicherà la propria decisione a tempo debito».

    Francia, Card. Barbarin assolto in Appello/ “Non coprì prete pedofilo”, ma si dimette

  • Il cardinale Barbarin assolto in appello, non coprì pedofili ma le vittime vogliono ricorrere alla Corte Suprema

    Il cardinale Barbarin assolto in appello, non coprì pedofili ma le vittime vogliono ricorrere alla Corte Suprema

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il cardinale era stato condannato in primo grado a 6 mesi di prigione per avere coperto un prete pedofilo, ma in secondo grado l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin è stato assolto. Il processo che si è svolto in questi mesi è stato molto seguito dalla stampa e dall’opinione pubblica francese. Era la prima volta che in Francia un cardinale si trovava sul banco degli imputati con una accusa tanto grave.

    Al centro della vicenda ci sono gli abusi su un ragazzino di 15 anni da parte di un sacerdote di Lione, la diocesi amministrata da Barbarin. Sullo sfondo di questo processo, invece, le responsabilità del sistema vaticano che fino a poco tempo fa era ben poco sensibile alla collaborazione con le autorità civili e piuttosto orientato a risolvere lo scandalo senza troppi clamori, spesso spostando il prete pedofilo da una parrocchia ad un’altra. Una tendenza che, almeno fino a una ventina di anni fa, è stata suggerita in curia su esplicita indicazione di Roma come testimonia anche una vecchia lettera di un cardinale (Castrillon Hoyos) che si compiaceva con un vescovo per non avere ceduto alle pressioni della polizia e avere tutelato il sacerdote.

    Barbarin in questi mesi si è sempre detto estraneo e ha rigettato ogni accusa. Il cardinale era comparso il 28 novembre davanti alla Corte d’appello di Lione presentando ricorso contro la condanna pronunciata dal Tribunale penale di Lione il 7 marzo 2019. «Non ho mai, ripeto mai, cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili», si era difeso Barbarin davanti al giudice, in occasione della prima udienza. Dopo la condanna Barbarin fu ricevuto da Papa Francesco, dove andò per presentargli le dimissioni che però non furono accolte. «Per tutti vale la presunzione di innocenza». Nel frattempo Barbain lasciava la guida della diocesi e al suo posto veniva nominato un amministratore, monsignor Michel Dubost. Ma la battaglia giudiziaria andrà avanti, visto che le associazioni che difendono le le vittime si sono dette pronte a ricorrere alla Corte Suprema.

    Il prete pedofilo, Bernard Preynat, ridotto allo stato laicale, è stato riconosciuto dalle autorità francesi colpevole di avere abusato ragazzi di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Il verdetto definitivo sarà emesso il 16 marzo.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/francia_vaticano_pedofilia_tribunale_preynat_barbarin_lione_vaticano-5018086.html