Il cardinale George Pell è innocente. Lo ha stabilito in maniera definitiva l’alta corte australiana che lo ha prosciolto dall’accusa infamante di abuso su minori per cui stava scontando una condanna a 6 anni, ribaltando la sentenza della corte d’appello. Il servizio di David Murgia.
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Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»
L’Alta Corte di Caberra ha sentito le ragioni di difesa e accusa e nei prossimi giorni prenderà una decisione definitiva sul caso del cardinale australiano
Dopo due giorni di udienze presso l’Alta corte di Canberra, ultimo grado di giudizio in Australia, non è stata presa una decisione sul caso del cardinale George Pell. Mercoledì e giovedì si sono riuniti tutti e sette i giudici supremi, hanno ascoltato le ragioni della difesa e dell’accusa, ma si sono riservati di comunicare in futuro se accettare l’appello del porporato e, successivamente, se assolverlo o meno dalle accuse.
I «RAGIONEVOLI DUBBI»
Pell è stato condannato in primo e secondo grado a sei anni di carcere per abusi sessuali che avrebbe compiuto su due minori nel 1996 nella sacristia della cattedrale di San Patrick, quando Pell era arcivescovo di Melbourne, subito al termine della messa domenicale. Il cardinale si è sempre dichiarato innocente e oltre 20 testimoni l’hanno scagionato, ma una giuria prima e due giudici in appello poi (il terzo ha scritto una lunga opinione dissenziente) hanno giudicato credibile la versione dell’unico accusatore.
Il principale legale di Pell, Bret Walker, ha ricordato ai giudici supremi che le numerose testimonianze in favore del suo assistito non possono non rendere la condanna illegittima, dal momento che non può essere stata emessa «oltre ogni ragionevole dubbio». In particolare, a ingenerare come minimo un «ragionevole dubbio» è la testimonianza di monsignor Charles Portelli, al tempo aiutante di Pell, che ha dichiarato che l’allora arcivescovo, come ogni domenica, al termine della messa si trovava al di fuori della cattedrale per salutare i fedeli. Portelli ne è certo perché, ha dichiarato, era insieme a lui anche quella domenica.
IL «CAUTO OTTIMISMO» DELLA DIFESA
La procura ha risposto all’argomentazione dell’avvocato così: «Il fatto che ci siano delle prove che portano a ritenere l’imputato innocente non implica che la giuria non abbia il diritto di ritenerlo comunque colpevole». Durante l’udienza, inoltre, la procura ha più volte citato prove che poi si sono rivelate essere inesistenti. I legali di Pell hanno anche ribadito che non bisogna invertire l’onere della prova e che non tocca al cardinale dimostrare l’assoluta impossibilità della sua colpevolezza. Avere dimostrato che è altamente improbabile, come è stato fatto, dovrebbe essere sufficiente. Hanno poi sottolineato quello che il terzo giudice di appello, Mark Weinberg, ha scritto nella sua opinione dissenziente: e cioè che non può essere condannato un uomo in base alla versione di un singolo accusatore, quando a suo favore ci sono oltre 20 testimonianze la cui veridicità non è mai stata messa in discussione dall’accusa.
Ancora non si sa quando i giudici supremi emetteranno la sentenza definitiva. Negli ambienti legali, come riportato dal Guardian, si vocifera che Pell verrà assolto. Come riportato dalla Cna, gli avvocati del cardinale, che non ha assistito alle udienze ma è rimasto in carcere in isolamento (come da oltre un anno a questa parte), hanno dichiarato che Pell è «in un buon stato di spirito» e che farebbe bene ad essere «cautamente ottimista». Il porporato ha inoltre dichiarato privatamente ad alcuni amici di «confidare nella provvidenza di Dio e di considerare il tempo da passare in prigione come se fosse un ritiro monastico».
Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»
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Condannato a sette anni e otto mesi, don Massaferro torna in servizio
Nei tre gradi di giudizio, i magistrati non hanno avuto dubbi: Luciano Massaferro, «don Lu» per i fedeli, è colpevole di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni. La corte suprema, a luglio 2012, conferma la pena: sette anni e otto mesi, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 200 mila euro di risarcimento alla vittima.
Per la chiesa invece, che lo ha processato in assenza della vittima e poi assolto da ogni accusa, il parroco molestatore può tornare a dire messa.
Neppure il vescovo Borghetti, che teoricamente era stato mandato proprio da papa Francesco per fare pulizia, alla fine non ha preso alcun provvedimento, anzi lo ha riabilitato; la scusa è l’innocenza – malgrado la condanna penale definitiva – emersa durante il processo canonico.
Don Lu oggi dice tranquillamente messa, inoltre pare una restaurazione: Messe celebrate a volte in latino, non più rivolti verso il pubblico ma di schiena, rivolto sempre all’altare, l’ostia non più data in mano (come voluto da anni), ma messa direttamente in bocca (peraltro nonostante le restrizioni da coronavirus).
Francesco Zanardi
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Abusi sessuali su minorenni, Danilo Speranza, il guru di San Lorenzo, deve scontare 10 anni di carcere
Dieci anni da scontare in carcere per abusi sessuali su due minori, figlie di adepte. La giustizia ha presentato il conto al Guru di San Lorenzo. Per Danilo Speranza, 72 anni, alias “Settimo Saggio”, arrestato nel 2010, condannato in primo grado nel 2014 e in appello il 2019, e da anni ormai libero, ieri, è arrivato l’ordine di esecuzione della carcerazione. La Cassazione ha detto no a un processo bis. I sommi giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso. Il Guru, infatti, ritenendo di essere stato leso nel diritto di difesa chiedeva il rifacimento del processo di appello sul presupposto che l’atto di notifica del processo nei suoi confronti fosse nullo perché consegnato solo al difensore e non anche a lui. Il rischio di prescrizione è stato scongiurato.
A dieci anni dall’arresto, a più di tredici dai fatti, per Danilo Speranza le porte del carcere, però, non si apriranno automaticamente. L’ordinanza, infatti, gli è stata notificata in un ospedale romano dagli stessi uomini della Polizia di Roma Capitale che avevano avviato e centrato le indagini. L’inchiesta aveva rivelato il clima di soggezione e di sudditanza nella quale vivevano gli affiliati del gruppo Re Maya fondata da Speranza, divenuto guida e padrone di chi aveva scelto di vivere con lui in un casolare di Mazzano Romano. Decideva cosa dovessero mangiare, come curarsi, se uscire o mettere su famiglia. Le due ragazzine, di 13 e 15 anni (poi assitite dall’avvocato Fedrico Sinagra), infatti, assoggettate come le madri, erano state spinte a subire attenzioni sessuali dall’Immortale (altro pseudonimo del Guru) per condividerne il karma.
Non è bastato a Speranza difendersi sostenendo problematiche sessuali. Anzi la fidanzata che aveva confermato in aula la sua impotenza è appena finita a giudizio per falsa testimonianza. A tradirla una registrazione: “Lo so benissimo che ha tante donne, se l’ha fatto con queste bambine l’avrà fatto per il loro bene”. Si era concluso con un’assoluzione piena, invece, l’indagine che lo vedeva mente di una colossale truffa. Non era una bufala il miracolo globale contro la fame nel mondo promesso dal Guru. Dietro ai due milioni di euro che Danilo Speranza, nonché “Settimo Saggio”, aveva raccolto a favore della società “Scienza dell’Amore” al fine di commercializzare un “macchinario salvamondo”, una sorta di mulino in grado di trasformare gli scarti alimentari in farine per piatti proteici, non sono stati adombrati raggiri.
Così avevano stabilito tre anni fa i giudici della X sezione penale che hanno assolto Danilo Speranza con formula piena (mentre l’accusa puntava sei anni di carcere), i suoi quattro fedelissimi (per cui ne erano stati sollecitati tre), ed altri novi gregari del movimento. Contro il santone aveva retto una sola contestazione che gli era costata la condanna a dieci mesi di carcere: la ricettazione di due francobolli rari acquistati da una ex associata anche grazie a quei fondi, insieme a un Cristo ligneo del Seicento.https://www.ilmessaggero.it/roma/news/abusi_sessuali_dieci_anni_condanna_guru_danilo_speranza_roma-5084345.html?fbclid=IwAR2ZXlcuDM6AsNGbixdXdlsPGy-mtl6YBa9rZApeT82eZB-qb1DlmMOLMP8
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Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto
Tre ore di tensione e preghiere poi la calca sul pacchetto riservato al pubblico in corte d’Assise. Al primo piano del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere è il giorno del giudizio. Esattamente due anni dopo il clamoroso blitz al tempio di Casapesenna, il tribunale condanna don Michele Barone a 12 anni di carcere. Per i giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presidente Maria Francica, a latere Alessandra Cesare ed Elena Di Bartolomeo, è colpevole il sacerdote ridotto allo stato laico dalla Santa Sede. Colpevole dei maltrattamenti nei confronti della vittima 13enne ma non per gli abusi sessuali ai danni di due ventenni. Barone è stato difeso dall’avvocato Camillo Irace.
Sono colpevoli anche i genitori della minore che sottrassero la piccola, affetta dal disturbo di conversione, alle cure mediche dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, per affidarla alle esclusive preghiere di liberazione del sacerdote. La madre è stata condannata a 4 anni; il padre a 4 anni e sei mesi. Entrambi hanno già perduto la responsabilità genitoriale sulla figlioletta che sarà sospesa per nove anni. Sono stati difesi dall’avvocato Giuseppe Stellato.
Il verdetto per il commissario di polizia Luigi Schettino è invece l’assoluzione piena. Per lui «i fatti non sussistono» e quindi non ha avuto alcun ruolo nei maltrattamenti ai danni della minore. Il commissario Schettino è stato rappresentato dall’avvocato Carlo De Stavola.
Rinviati gli atti in Procura per Schettino e il poliziotto Vito Esposito per una condotta del 2017 relativa all’omessa denuncia.
https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_condannato_a_12_anni_di_carcere-5035973.html
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Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?
La notizia è di qualche giorno fa, del 27 gennaio 2020. Le sottolineature sono mie.
“Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha reso noto che nei prossimi giorni inizierà un corso contro gli abusi sui minorenni e le persone vulnerabili, destinatari della formazione saranno preti ed insegnanti, si tratta del frutto dei tre testi promulgati da Papa Francesco per la tutela di queste persone”.
Potrebbe sembrare interessante: “La Diocesi ha messo a disposizione degli strumenti a favore dei presbiteri e degli operatori che hanno contatti con i più piccoli e le eventuali vittime, così da offrire loro più informazione per prevenire ed ascoltare i casi di trasgressione”.
Così si legge nell’articolo: “ “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili – dice Francesco – e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Obiettivo è quello di “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione”.”
Ad una prima lettura, senza approfondire nulla, sembrerebbe una iniziativa davvero ottima. Finalmente la Chiesa fa qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia clericale. Ma di cosa si sta parlando?
Si parla di “ascoltare i casi di trasgressione”. Trasgressione?! Non viene ricordato nell’articolo che, per la Chiesa, una violenza sessuale è considerata un attacco al Sesto Comandamento (“Non commettere atti impuri”) e non espressamente un crimine, un reato. Ecco perché si parla di “trasgressione” e non di un atto di violenza compiuto da un adulto nei confronti di un bambino. La prospettiva è decisamente diversa.
Si parla di creare un “ambiente sicuro”. E per chi è stato già abusato? Per le vittime che già ci sono? Cosa sta facendo la Chiesa per loro?
La “credibilità dell’annuncio evangelico” è decisamente minata per ogni vittima, e nulla si sta facendo per ricostruirla. Quale attenzione ha la Chiesa per quell’esercito di bambini (e anche ormai giovani o adulti) che sono già vittime dei preti pedofili?
Il Vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, lo stesso che ha annunciato il Corso contro la pedofilia, evidentemente sa cosa fare: a settembre 2019 ha mandato uno scritto alla vittima di un prete pedofilo della sua zona, informandolo della sentenza del processo canonico per il prete. Ma faccio una premessa: il sacerdote in questione è stato condannato in Primo Grado di giudizio (dal Tribunale Civile) a quattro anni, è stata confermata la sentenza di colpevolezza in Appello con la pena ridotta a tre anni, mentre in Cassazione il prete è stato assolto per DECORRENZA DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE…. Dunque una assoluzione non “per non aver commesso il fatto” ma per un cavillo “legale”: prescritto per 9 giorni!
Ecco: cosa ha fatto la Chiesa per “contrastare gli abusi”? Prontamente il Vescovo ha firmato la sentenza del processo canonico… “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. XXXXXX in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Norme gravioribus delictis, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa”.
Con questa azione è sicuramente stato raggiunto uno degli obiettivi del futuro Corso: “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori”, davvero una grande attenzione alla vittima, complimenti! Non sarebbe stato più serio riconoscere, moralmente, che il prete non è stato assolto dalla giustizia civile perché è stato accertato che non ha commesso il fatto, ma solo per PRESCRIZIONE DEI TERMINI???
Con quella sentenza la Chiesa ha dichiarato che la vittima, un minore all’epoca, può “arrangiarsi”: è più importante salvare la faccia del prete e della chiesa!
Perché il Vescovo non ha suggerito al sacerdote di rinunciare alla prescrizione e di chiarire fino in fondo la sua posizione? Non sarebbe stata una vera ricerca della Verità? Non è la Verità ciò che dovrebbe contraddistinguere i cristiani?
Le premesse affinché questo Corso possa essere utile quali sarebbero? Interessante parlare di prevenzione, ma se non si affronta seriamente ciò che è già avvenuto “in casa propria” (nella propria Diocesi), come si può pensare di saper cosa fare per ciò che non è ancora avvenuto?
Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO è seriamente preoccupato nel constatare, ogni giorno, che si susseguono in tutta Italia proclami e iniziative per far credere che la Chiesa stia facendo qualcosa, ma poi, nel concreto, le vittime sono lasciate sole e, la Chiesa, non si pone al loro fianco ma contro di loro.
E la stampa? Difficile trovare articoli che approfondiscano davvero le notizie e facciano collegamenti. Ogni domanda di questo scritto è uno spunto di riflessione, affinché si possa dar voce a chi non ha voce, ai piccoli.
Per il Comitato Vittime & Famiglie, Cristina




