Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

    Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

    Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

    Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

    E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

    Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

    Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

    E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

    Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

    Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

    Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • Violenza sessuale su 15 ragazzini: parroco condannato a 13 anni e mezzo di carcere

    Violenza sessuale su 15 ragazzini: parroco condannato a 13 anni e mezzo di carcere

    Ha abusato per anni di ragazzini tra i 10 e i 14 anni, persone fragili e innocenti che di lui si fidavano. Il Tribunale di Catanzaro ha condannato a 13 anni e sei mesi di carcere don Roberto Mastro, dal 2007 al 2010 parroco di Belcastro (Cz), accusato di violenza sessuale aggravata su 15 minorenni di età inferiore a 14 anni.

  • Prete vallesano condannato in Belgio sconterà la pena in Svizzera

    Prete vallesano condannato in Belgio sconterà la pena in Svizzera

    PEDOFILIA  

    L’uomo era stato condannato da un tribunale d’appello di Bruxelles per abusi sessuali su un ragazzo di età inferiore ai 16 anni, di cui era supervisore presso il collegio della Fraternità sacerdotale San Pio X di Bruxelles

    Un prete vallesano della Fraternità San Pio X condannato nel 2017 per atti sessuali con fanciulli in Belgio dovrà scontare la sua pena di tre anni di carcere in Svizzera. Il sacerdote è stato arrestato solo lo scorso 12 giugno. «Attualmente, il religioso è detenuto in Vallese, dove dovrebbe scontare la sua pena. Ciò dipenderà ancora dal regime di detenzione», indica all’agenzia Keystone-ATS il consigliere di Stato vallesano Frédéric Favre, che ha scritto all’Ufficio federale di giustizia (UFG) per chiedere lumi sul caso. La notizia è stata anticipata dal giornale vallesano Le Nouvelliste.

    L’uomo era stato condannato da un tribunale d’appello di Bruxelles per abusi sessuali su un ragazzo di età inferiore ai 16 anni, di cui era supervisore presso il collegio della Fraternità sacerdotale San Pio X di Bruxelles, tra il 2010 e il 2011. Il sacerdote era stato condannato a una pena detentiva di cinque anni, di cui tre da scontare e il rimanente sospeso con la condizionale. Il sacerdote è invece stato assolto per altri sospetti abusi della stessa natura su due altri bambini della Fraternità.

    Due anni e mezzo dopo il verdetto, il prete viveva liberamente in Vallese. L’uomo non aveva fatto ricorso contro la sua condanna, ma aveva chiesto alle autorità del Belgio di poter scontare la pena in Svizzera, secondo quanto riportato da Le Nouvelliste. Secondo il quotidiano vallesano, che cita un grave errore amministrativo, il caso sembra essersi da allora arenato a Bruxelles.

    Il Dipartimento vallesano della sicurezza, delle istituzioni e dello sport, di cui è a capo Favre, non sapeva nulla di questo caso e ha arrestato il sacerdote dopo che il quotidiano ha pubblicato la notizia. Sollecitato poco prima dell’arresto, il Belgio ha poi rapidamente inviato una richiesta di esecuzione della sua sentenza a Berna nei giorni successivi, ha precisato Favre. L’UFG conferma di aver ricevuto il documento in questione «solo» il 16 giugno.

    L’uomo era già stato accusato di pedofilia in Vallese nel 2005, ma era stato assolto da un tribunale ecclesiastico nel 2006, che gli aveva però proibito di avere contatti con bambini per una durata di dieci anni. Secondo il quotidiano Vallesano, che cita il segretario generale della Fraternità San Pio X, il prete è stato escluso da questa società di vita apostolica tradizionalista cattolica.

     

  • Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione

    Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione

    CASERTA – Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa fattoci pervenire dagli avvocati Camillo Irace e Maurizio Zuccaro relativamente al servizio delle “Iene” andato in onda lo scorso 28 aprile 2020: “Nostro malgrado dobbiamo registrare l’ennesima “cattiva” informazione prodotta dalla trasmissione “Le Iene”.

    Ancora UNA VOLTA gli autori di suddetta trasmissione televisiva producono un servizio non veritiero e/o comunque volutamente ambiguo nei confronti di Michele Barone. Il servizio in parola è stata trasmesso sull’emittente Italia Uno nel corso della suddetta trasmissione in data 28/04/2020.

    Il titolo del servizio cita testualmente: Esorcismi e violenze: la condanna di don Barone e l’OMBRA DI ABUSI SESSUALI. Sul punto occorre precisare che, il nostro assistito, lo scorso 7 febbraio al processo di 1° grado presso il Tribunale di S. Maria C. V. (CE) per i fatti che gli venivano contestati, è stato assolto in formula piena dai reati di violenza sessuale perché “il
    fatto non sussiste” sconfessando totalmente tutte le sue accusatrici (le stesse del servizio) e condannato per maltrattamenti e lesioni ai danni della minore “Giada”.

    Il servizio, disattendendo l’ordinanza del medesimo Tribunale che vietava qualsiasi ripresa televisiva delle parti processuali (ad eccezione del collegio) mostrano le immagini del nostro assistito in “gabbia” in attesa della lettura della sentenza.
    Suggestivo – a dir poco – il titolo del servizio (ombra di abusi sessuali) poiché Michele Barone non è stato mai indagato né imputato dall’autorità giudiziaria per reati sessuali nei confronti di minorenni.

    Pertanto, alla luce di quanto trasmesso nell’ultimo servizio, l‘intera ricostruzione dei fatti non è rispondente alla realtà, e persino le testimonianze di “due nuove Maddalene redente sulla via di Damasco”, sono da ritenersi calunniose e diffamatorie.
    Gli artefici di questo ennesimo tritacarne mediatico saranno chiamati a risponderne davanti alle Autorità competenti. F.to Avv. Camillo Irace e Avv. Maurizio Zuccaro”.

    L’articolo Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione proviene da BelvedereNews.
    (Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

    Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione

  • Australia, “Il cardinale Pell sapeva degli abusi su minori”

    Australia, “Il cardinale Pell sapeva degli abusi su minori”

    Nuovo guaio per porporato assolto: diffuso report di 100 pagine

    Roma, 7 mag. (askanews) – Nuova tegola sul cardinale George Pell, ex ministro delle finanze vaticane. Il porporato australiano, assolto dalle accuse di pedofilia il 7 aprile dall’Alta Corte australiana, sarebbe stato a conoscenza da anni degli abusi sui bambini nell’Arcidiocesi di Ballarat dove lavorava il prete pedofilo Gerald Ridsdale. L’accusa è contenuta nel rapporto della Commissione Reale Australiana sugli abusi su minori, diffusa dal Guardian.

    Nel report si evidenzia che non sarebbe plausibile che altre figure apicali della chiesa non abbiamo detto a Pell di quello che stava accadendo.

    Oltre 100 pagine di relazione sono state presentante al Parlamento australiano. Il report finale sull’inchiesta di cinque anni sugli abusi era già stata presentata a dicembre 2017 ma non era stata diffusa a causa del processo contro Pell, per il timore che le conclusioni avrebbero pregiudicato il giudizio.

    Pell ha sempre negato di essere a conoscenza dei fatti, ma secondo la commissione reale “nel 1973 padre Pell cambiò idea sui campi notturni per bambini” organizzati da Ridsdale, e il “motivo più plausibile è che Pell sapesse, e la possibilità che i preti fossero da soli con un bambino avrebbe potuto portare a un abuso o provocare pettegolezzi su questa prospettiva”.

    Secondo le indagini Gerald Ridsdale ha commesso oltre 130 reati di abusi su minori tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Attualmente è in carcere. Nel suo primo processo Pell sostenne l’innocenza di Ridsdale.

    http://www.askanews.it/video/2020/05/07/australia-il-cardinale-pell-sapeva-degli-abusi-su-minori-20200507_video_10543236/

  • Pedofilia: card. Pell sapeva da anni ’70

    Pedofilia: card. Pell sapeva da anni ’70

    Emerge da un rapporto del 2017

    (ANSA) – SYDNEY, 7 APR – Il cardinale australiano George Pell era al corrente dei casi si abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Australia fin dagli anni ’70 ma non agì per la rimozione dei responsabili. E’ quanto emerge da un dettagliato rapporto consegnato già nel 2017 ma di cui solo adesso emergono integralmente le parti relative alla condotta del cardinale Pell.
    Le omissioni nel testo nel rapporto stilato dalla Royal Commission, erano volute per evitare di influenzare i giudici impegnati nel processo contro il cardinale accusato di pedofilia. Il mese scorso l’Alta Corte australiana aveva assolto l’ex tesoriere del Vaticano il quale era stato scarcerato e ciò ha consentito di rendere pubbliche le parti del rapporto in questione. In particolare emerge dall’inchiesta della Royal Commission che “entro il 1973 il cardinale Pell non solo era consapevole di abusi sessuali su minori da parte del clero, ma che aveva preso in considerazione misure per evitare che si diffondessero chiacchiere a riguardo”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/05/07/pedofilia-card.-pell-sapeva-da-anni-70_7c809f7a-523f-4570-a539-00a99cef3a6b.html

  • La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    News Corp afferma che il cardinale assolto affronta nuove pretese su presunti incidenti negli anni ’70 quando era sacerdote a Ballarat

    Il cardinale George Pell è indagato dalla polizia su una nuova accusa di abuso sessuale di minori, secondo i rapporti di News Corp.

    Pell è stato rilasciato dalla prigione martedì scorso dopo che il tribunale l’ha assolto con cinque accuse di abusi sessuali su minori. Pell, 78 anni, ha trascorso più di 400 giorni in prigione dopo essere stato condannato da una giuria nel dicembre 2018. L’ alto tribunale ha assolto Pell dopo aver trovato la giuria avrebbe dovuto avere un ragionevole dubbio sulla sua colpa.

    Pell ha rilasciato un’intervista esclusiva al suo amico di lunga data e sostenitore di Sky News, Andrew Bolt , che andrà in onda martedì sera.

    Martedì l’Herald-Sun ha riferito che Pell era stato indagato dalla polizia per un incidente negli anni ’70, quando Pell era un prete nella città vittoriana di Ballarat. Il rapporto non suggeriva che l’accusa fosse vera e Pell ha sempre negato con veemenza tutte le accuse di abuso sessuale nei suoi confronti.

    Un portavoce della polizia di Victoria ha dichiarato: “La polizia di Victoria non fornirà alcun commento in merito a queste accuse”.

    La ABC sostiene le sue notizie su George Pell dopo che Andrew Bolt lo ha accusato di una caccia alle streghe
    Guardian Australia ha contattato l’arcidiocesi cattolica di Sydney per un commento.

    La portavoce di Pell, Katrina Lee, è stata citata dall’Herald-Sun dicendo: “In qualsiasi questione di polizia dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche affrontare una serie di cause civili .

    In un’anteprima dell’intervista Pell rilasciata da Sky News, Bolt ha accennato alla possibilità di nuove indagini e ha detto che Pell avrebbe risposto alle domande sulla polizia di Victoria nell’intervista. Nell’anteprima Bolt chiede a Pell: “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico per le vittime, a continuare a pescare per tentare di perseguirti?”

    Pell risponde: “Beh, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro. “

    Martedì pomeriggio, durante una conferenza stampa della polizia di Victoria, è stato chiesto al vice commissario Shane Patton la sua risposta alle accuse della polizia di avere una vendetta contro Pell.

    Patton ha dichiarato: “Non ho alcun commento da fare in merito al cardinale Pell”.

    Bolt ha scritto numerosi articoli d’opinione a sostegno di Pell prima che il procedimento penale fosse concluso.

    La conclusione del processo penale di Pell la scorsa settimana ha suscitato nuove richieste per il procuratore generale, Christian Porter, di rilasciare le sezioni redatte del rapporto finale della commissione reale sugli abusi sessuali su minori relativo a Pell. La commissione, che ha esaminato gli abusi istituzionali in tutta l’Australia, ha pubblicato il suo rapporto finale nel 2017, ma le pagine relative a Pell sono state cancellate per non compromettere il suo procedimento penale.

    Tuttavia, una nuova indagine criminale potrebbe mettere in dubbio il rilascio del rapporto della commissione. La sezione redatta esamina le azioni delle autorità della chiesa cattolica a Ballarat, anche quando Pell era un sacerdote nella regione.

    Non è possibile separare l’assoluzione di George Pell dalla storia dell’abuso di minori da parte della chiesa cattolica
    Pell è stato oggetto di un esame incrociato da parte della Commissione nel 2016 su ciò che sapeva del noto prete pedofilo Gerald Ridsdale , che all’epoca era amico di Pell a Ballarat. Pell ha risposto: “È stata una storia triste e non molto interessante per me. Non avevo motivo di rivolgere la mia mente ai mali perpetrati da Ridsdale. “

    Pell condivideva una casa con Ridsdale e sedeva in un comitato di sacerdoti che prendeva decisioni per spostare Ridsdale da parrocchia a parrocchia.

    Il commento alla commissione di Pell attirò l’ira di Bolt in quel momento, il quale affermò che rivelava che Pell stava mentendo o “pericolosamente indifferente” all’abuso che si stava verificando intorno a lui.

    “Se lo sapesse o meno direttamente – e la causa contro di lui è circostanziale – ha effettivamente fatto ciò che era necessario per qualsiasi persona morale e ha perseguito gli interessi dei bambini maltrattati?” Bolt ha detto a Sky News in quel momento . “E su quel terreno penso che il caso contro di lui sia molto dannoso.”

    Ma ha remato su quei commenti solo un giorno dopo, affermando: “Mi sento in imbarazzo perché penso di essermi unito al gruppo attaccando Pell.

    “Quello che [Pell] sembra aver detto, intendeva dire, era che non aveva motivo di guardare a quello che stava succedendo in quella parrocchia di Inglewood da Gerald Ridsdale e, di conseguenza, quelle cose gli sono sfuggite di mente”.

    Bolt si è assicurato un’intervista esclusiva con Pell nel 2016 dopo che Pell ha concluso fornendo prove alla commissione.

    L’arcidiocesi cattolica di Sydney ha anche confermato martedì che la squadra antiterrorismo della polizia del NSW ha visitato il cardinale Pell al seminario Good Shepherd a
    Homebush in relazione alle minacce alla sicurezza.
    La visita della squadra di polizia del NSW al seminario non ha alcuna relazione con qualsiasi indagine di polizia che coinvolga il cardinale Pell, ha detto l’arcidiocesi.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2020/apr/14/police-investigating-george-pell-over-fresh-child-sexual-abuse-allegation-report?fbclid=IwAR0N_jhuJc-kiKdYRkh3mq4WWU-MaSgNJdkqk4R2To7dVxeO2la_Vhkwk_0

  • Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Chi ha messo il cardinale alla sbarra non è il lobbismo gay cui alludono alcuni, ma proprio il gregge bisognoso di un ripristino di purità compromessa dagli scandali a sfondo sessuale nella chiesa

    Dice: «Caccia alle streghe». Ma chi adopera questa immagine per descrivere e denunciare il clima indiscutibilmente inquisitorio che porta sul patibolo della riprovazione comune alcuni esponenti delle gerarchie cattoliche forse non si accorge della significativa esattezza di certe evocazioni.

    Non ci si accorge, cioè, del fatto che la pretesa di giustizia che si rivolge contro questo o quel supposto responsabile, specie se di alto rango, di violenze e abusi sessuali, si carica e viene esattamente dai lombi delle comunità cattoliche, e spesso da quelle più forsennatamente tradizionaliste: non certo dalla «vasta e universale mobilitazione anticattolica» o dall’«odio per il sacro» o dal «gigantesco ricatto scristianizzatore» di cui scrive Giuliano Ferrara agghindando in modo solo apparentemente più accettabile il frusto reclamo secondo cui si processa il prelato «per attaccare la Chiesa».

    Non è proprio un caso che si faccia petizione per queste incriminazioni, e che i processi si svolgano tanto più frequentemente in campo anglosassone e cioè dove la militanza cattolica si profila in una speciale esperienza di contaminazione puritana. E potrà non piacere, ma è dal terreno del trapianto negli Stati Uniti della miseria irlandese, dal milieu in mescola West side story delle comunità ispaniche e latine, nonché dagli appezzamenti delle più autoctone propensioni della pratica di fede catto-yankee, è da questo complesso energicamente autoprotettivo da corda e sapone che insorge la richiesta di giustizia esemplare per la pedocriminalità della Chiesa: non dal dominio delle istanze mercantil-relativiste «gay culture» e del «gender senza Dio né legge» di cui scrive ancora il fondatore del Foglio.

    L’ingiustizia che colpisce un principe della Chiesa accusato senza fondamento non può essere messa sul conto di nessun disegno per «distruggere la libertà di culto», né è il risultato di un’aggressione «equiparabile alla maledizione antisemita» (l’assunto è sempre di Giuliano Ferrara, e la gran stima che merita il suo fervore non permette di mandare assolta la grave inappropriatezza dell’equiparazione). Perché quell’ingiustizia è piuttosto lo strumento con cui ipocritamente si vuol risolvere, negandolo, il dramma dell’immane inaderenza della Chiesa, del tragico rapporto tra la sua separatezza e il risultamento necessariamente abusivo e sopraffattorio della sua incapacità di comunione umana.

    Colpirne uno non per educarne, ma per assolverne cento: questo è il tratto distintivo delle campagne effettivamente irragionevoli e sommamente ingiuste che fanno da scenario alla diffusa (ma nemmeno troppo, a ben guardare) richiesta di sanzione dell’abuso sessuale perpetrato da uomini di Chiesa.

    E in profundo (ma anche qui nemmeno troppo), e ancora assai significativamente, la ragione della pretesa incriminatoria non risiede nel comportamento abusivo, ma nel fatto che a tenerlo è un prete. La cui colpa, secondo questa versione di giustizialismo doppiamente osceno, non è di essere uno stupratore: ma di essere un cattivo prete.

    E la presunta inermità della Chiesa a fronte di un movimento che vorrebbe «infangare i suoi ministri» rappresenta semmai la complicità con cui essa partecipa al medesimo rito di fuorviante incolpazione salvifica: il dilagare del crimine a sfondo sessuale sanzionato, finché si può, nella prudenza dei trasferimenti da una parrocchia all’altra, e quando l’indegnità è troppa per trovar ricovero nella protezione di quelle sostanziali latitanze ecco il cedimento alla pressione delle comunità che vogliono veder rotolare una testa.

    Ma nei due casi la punizione riguarda la toga di chi commette il crimine: non la violenza in cui esso consiste. Si punisce il delitto del prete perché nella Chiesa non può esserci delitto, non perché un prete l’ha commesso. E il carattere esemplare della pena sta in questo: nel fatto che essa si pone a simbolo negatorio – non correttivo, non risarcitorio, non ammonitorio – del delitto in terra consacrata.

    Poi possiamo anche raccontarci di una Chiesa che fa il possibile per stare eretta a bastione difensivo di un «residuo antimoderno» nell’ultimo assedio portato dalle armate post illuministe fatte di establishment abortista e sculettatori da gay pride: ma è una contraffazione macchiettistica anche questa, non migliore di quella – peraltro non proprio imperante – che rappresenterebbe la Chiesa come una «vasta orda di orchi».

    C’è chi considera la Chiesa cattolica, questo sì, «la pervertitrice sistematica della dignità umana» (Salvemini). Si può essere d’accordo o no con questo apoftegma, ma dovremmo ammettere che non ha largo credito: e che non costituisce il capo d’accusa che porta a processo gli orchi veri o presunti.

    George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

  • GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    di Emanuela Provera 

    L’Alta Corte di giustizia australiana ha prosciolto il cardinale George Pell dall’accusa di “gravi abusi sessuali” su minori, per i quali fu condannato nel 2019 a sei anni di carcere dal Tribunale australiano, ribaltando così anche il verdetto (non unanime) dei giudici che respinsero il ricorso in Appello.

    Se l’esito assolutorio del processo sembra aver arginato il versante anticattolico che sperava in una condanna, l’assenza di misure risolutive contro la pedofilia clericale continua a lasciare sguarnita la tutela nei confronti delle vittime. E questo, almeno in Italia, accade sia in ambito civile che in ambito ecclesiastico.

    Sin dall’inizio del processo, nel 2017, dopo la notifica del rinvio a giudizio, il cardinale George Pell, rinunciando all’immunità diplomatica, ha dichiarato la propria innocenza:

    «Le notizie di queste accuse rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma».

    A nulla valsero le invocazioni rimbalzate dai social e dai siti di tutto il mondo di applicare al porporato lo stesso provvedimento che Francesco adottò nei confronti del cardinale Theodore McCarrick, le dimissioni cioè dallo stato clericale, una sanzione canonica senza precedenti nei due millenni di storia della chiesa cattolica. Francesco concesse invece a Pell un congedo che gli consentì di tornare in Australia «per affrontare le accuse che gli sono state mosse». Una decisione oculata e opportuna.

    La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex prefetto ha provocato un acceso confronto tra due contrapposte fazioni che hanno trasformato Pell prima in un orco carnefice poi in una vittima innocente; qualcuno ha creduto che la campagna infamante generata dal rinvio a giudizio, nel 2017, abbia condotto ad un processo governato da una “follia giustizialista”[1].

    “Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un’intera vita si possa giocare in pochi istanti, com’è accaduto al buon ladrone[2].”

    Sono questi i sentimenti con cui la chiesa invita oggi i fedeli a meditare sul tema dell’ingiusta condanna legata al crimine di abuso sessuale: le parole sono tratte dall’introduzione alla Via Crucis di Francesco scritta per il venerdì santo 2020; contemporaneamente alla pubblicazione del testo arriva la notizia del proscioglimento da parte dell’Alta Corte australiana dalle accuse mosse nei confronti del cardinale George Pell.

    I due testi si legano; Pell è assolto così come lo è stato il sacerdote la cui testimonianza è raccolta nell’undicesima stazione della Via Crucis:

    “Sono rimasto appeso in croce per dieci anni: è stata la mia via crucis popolata di faldoni, sospetti, accuse, ingiurie”.

    Poi l’assoluzione, con formula piena.

    Le esigenze della giustizia, che nei casi sopramenzionati hanno reso un buon servizio alla verità dei fatti, non sono state però sufficienti a riscattare la condizione delle vittime di pedofilia clericale, che avrebbero anch’esse voluto trovare un posto tra le testimonianze di chi ha raccontato il proprio dolore.

    Rinchiuso fino al 7 aprile 2020, nel carcere di sicurezza di Barwon, che ospita alcuni dei prigionieri più pericolosi dello stato australiano, Pell è stato considerato da una parte della stampa italiana vittima di un processo intentato con lo scopo di colpire la stabilità istituzionale del pontificato; nominato da Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede fu anche membro del C9, il Consiglio dei cardinali istituito dal papa nel 2013 con funzioni consuntive nel governo della chiesa cattolica; molto prima fu nominato cardinale da Karol Józef Wojtyła e nel 2005 partecipò al conclave che portò alla elezione di Benedetto XVI.

    Anche in Australia la notizia dell’assoluzione di Pell ha soddisfatto il furore di quell’opinione pubblica che vede nel cardinale il simbolo di una chiesa perseguitata[3]: Pell ha subito un processo ingiusto, è un uomo buono, accusato sulla base di motivazioni politiche, si ringrazi Dio perché giustizia è fatta…

    Per evitare un approccio fazioso della vicenda giudiziaria, conviene accostarsi alla  lettura delle 320 pagine di decisione della Corte di Appello e alla sintesi del dispositivo della sentenza dell’Alta Corte australiana che lo ha invece assolto in via definitiva con l’unanimità dei consensi.

    Sui testi processuali abbiamo chiesto un commento al professor Pierluigi Consorti[4]

    «L’Alta Corte ha stabilito che i precedenti verdetti erano stati resi nella convinzione che non vi fossero “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza del cardinal Pell. La Corte ritiene invece che sussista il ragionevole dubbio circa la colpevolezza del porporato. Ciò significa che, secondo le regole processuali, la presunzione di innocenza prevale»

    [1] https://www.ilfoglio.it/chiesa/2020/04/08/news/non-era-solo-un-innocente-in-galera-il-caso-pell-il-dreyfus-che-nessuno-voleva-vedere-311788/?underPaywall=true

    [2] Introduzione “Via crucis 2020 Presieduta dal santo Padre Francesco Venerdì Santo Piazza San Pietro, 10 aprile 2020” Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

    [3] https://www.dailytelegraph.com.au/news/opinion/george-pell-a-good-priest-falsely-accused-through-a-politically-motivated-investigation-and-unfair-trial/news-story/e60c524bbe616eb95a3c73ebe9ed224a

    [4] Professore ordinario nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa

     LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

    LA SENTENZA DI CONDANNA