Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ‘Chiesa e pedofilia, il caso italiano’, Tulli e Zanardi presentano il libro di cui nessuno vuole parlare

    ‘Chiesa e pedofilia, il caso italiano’, Tulli e Zanardi presentano il libro di cui nessuno vuole parlare

    Presentato ieri il libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” nella libreria di viale Libia

    Chi lo ha letto, giura che “Lussuria” scritto da Emiliano Fittipaldi, il giornalista prima incriminato e poi assolto dal Vaticano, a confronto sembri un fumetto per ragazzi, tante sono scottanti le rivelazioni contenute nell’opera di Federico Tulli. Eppure, la stampa nazionale continua a far finta di non conoscerne l’esistenza. Silenzio tombale.

    Ma ieri, la firma storica di Left, la rivista settimanale di sinistra, lo ha presentato a Roma, a pochi passi dal Vaticano. Ed è proprio nella città-Stato che la pubblicazione ha creato il maggior imbarazzo. Il contenuto non solo fa riferimento ai preti pedofili, di cui ormai tutti parlano, ma mette in discussione la figura di Bergoglio, che, contrariamente a quanto predica dal famoso davanzale di Piazza San Pietro, sarebbe complice delle ignobili coperture perpetrate dalla Chiesa nei confronti dei carnefici di bambini.

    Pubblicare “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” non è stato affatto semplice. C’è voluta la coraggiosa casa editrice “L’Asino d’oro” e l’altrettanto impavida libreria Feltrinelli di viale Libia 186 per presentarlo al pubblico. Per fortuna, l’autore era in ottima compagnia. L’organizzazione è stata affidata a a Uaar cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, che ha inviato uno dei suoi componenti, Francesco Troccoli, a moderare il convegno.

    Alla chiamata ha risposto anche Francesco Zanardi, l’uomo che per primo in Italia ha squarciato la sacralità dei segreti inconfessabili che per secoli sono stati custoditi entro le mura della Santa Sede. Il savonese, presidente dal 2009 dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, l’unico osservatorio nazionale dei reati commessi in ambito clericale, è intervenuto durante il dibattito per portare la sua personale testimonianza.

    L’occasione si è dunque prestata per raccontare anche l’ormai nota vicenda dell’istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona (clicca qui per leggere la storia), venuta alla luce proprio grazie a Zanardi, a cui una trentina di presunte vittime hanno confessato in un video le terribili violenze psicologiche e sessuali subite per oltre un trentennio da parte di numerosi volontari, tra cui anche alcuni parroci (clicca qui per guardare il video di Rete L’Abuso). Grazie alle sue denunce, oggi la magistratura sta indagando a tutto spiano sulla vicenda.

    CHI E’ FEDERICO TULLI (dal suo blog) – Collabora da sempre con Left, dove per sei anni ha curato la rubrica scientifica. Si occupa di salute, bioetica, diritti civili, laicità dello Stato e svolge inchieste su temi inerenti la tratta di esseri umani, i fondi alla ricerca scientifica, la sanità pubblica e privata, la pedofilia nel clero cattolico e nella società, i rapporti Stato-Chiesa di Roma. Da giugno 2015 collabora con il settimanale uruguayano Brecha, diretto da Daniel Gatti, e con la rivista Critica liberale. Da maggio 2015 collabora con il settimanale Riforma e con Latinoamerica la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Da ottobre 2014 scrive su MicroMega online e cura un blog occupandosi di Chiesa e pedofilia. Da maggio 2012 è collaboratore di Globalist. A marzo 2012 ha fondato il magazine online di cultura e scienza Babylon Post, di cui è curatore. Da gennaio 2012 è condirettore della testata online Cronache Laich. Da settembre 2008 a febbraio 2012 è stato redattore del quotidiano Terra curando le pagine di cultura, scienza e salute. A dicembre 2010 ha creato un blog-rassegna stampa sui casi di pedofilia nel clero cattolico ora trasferito sulla pagina Facebook Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Dall’aprile del 2006 ha scritto articoli e inchieste per i seguenti periodici: Sette del Corriere della Sera, Imprese agricole, Macchine agricole, Ilaria cooperazione, Impianti solari. Da marzo 2006 a settembre 2008 ha lavorato all’agenzia stampa Il Velino. Qui ha creato ed è stato il responsabile del servizio agroalimentare firmandone la rubrica di approfondimento e pubblicando una lunga inchiesta raccolta ne “Il libro bianco del tabacco”. Nel 2010, per L’Asino d’oro edizioni, ha pubblicato il libro “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”. Nel 2012 è uscito “I Laic” (Tempesta editore), redatto con i colleghi di Cronache Laiche. Nel 2014, di nuovo per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato il secondo saggio sulla pedofilia clericale dal titolo: “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”.

    http://www.francescalagatta.it/chiesa-pedofilia-caso-italiano-tulli-zanardi-presentano-libro-cui-nessuno-vuole-parlare/

  • Tutti assolti nel caso Suor Soledad: attesa Cassazione su ricorso contro sentenza di appello

    Tutti assolti nel caso Suor Soledad: attesa Cassazione su ricorso contro sentenza di appello

    A breve – nella giornata di lunedì 10 aprile – la decisione della Cassazione sul ricorso delle parti civili contro la sentenza della Corte d’appello di Salerno che ha assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo di Suor Soledad. I genitori dei bambini credono alle violenze sessuali nell’asilo gestito dalle suore a Vallo della Lucania. E su questa ipotesi è stato formulato il ricorso in Cassazione dalle parti civili contro l’assoluzione degli imputati da parte dei giudici per insussistenza del fatto.

    La vicenda risale al 2006 quando l’asilo ‘Paolo VI’ venne travolto da un’inchiesta per pedofilia. Coinvolta Suor Soledad, la novizia peruviana Carmen Soledad Bazan Verde, il muratore Aniello La Bruna (presunto fidanzato di Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi, accusato di foto pedopornografiche. Poi accusate anche le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, per favoreggiamento. La Bruna e Rinaldi sono stati assolti già in primo grado dal tribunale di Vallo della Lucania, che ha invece condannato a 8 anni suor Soledad per pedofilia e a 16 mesi le consorelle.

    A marzo scorso la sentenza d’appello ha, invece, assolto tutti perchè «il fatto non sussiste».  Ma nelle motivazioni arrivate dopo 90 giorni, gli stessi giudici sospettano che i bambini abbiano potuto subire dei maltrattamenti.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/10_04_2017_tutti_assolti_nel_caso_suor_soledad_attesa_cassazione_su_ricorso_contro_sentenza_di_appello_38708.html#.WOufoojyi71

  • La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. Doveva essere l’ultimo atto che metteva la parola fine ad anni di accuse infamanti per l’allora rettore del Seminario di Rubano: violenza sessuale verso un suo allievo. Non è stato così.

    La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello che assolveva don Gino Temporin, rinviandola ad una nuova sezione della Corte d’Appello. Sia la procura generale che l’avvocato Emanuele Fragasso Jr (che tutela la parte offesa, un ragazzo veneziano ora maggiorenne) avevano sostenuto c’era stata una mancanza di motivazioni nella sentenza della Corte d’Appello e che c’era una motivazione manifestamente illogica: ossia veniva riportato che c’erano dubbi sulle accuse mosse dal ragazzo all’epoca tredicenne perchè raccolte quando lo stesso era ricoverato in ospedale e quindi in condizioni psocofisiche provate. Pare non essere vero, le aveva rese due anni prima. Il procuratore generale della Cassazione scrive «di una sentenza di Appello sviluppata lungo una linea di ipocrisia».

    Parole pesanti che potrebbero riaprire scenari che sembravano ormai chiusi. Le accuse che gli venivano rivolte, pesantissime, sono state ritenute false, formulate solo per screditare il sacerdote. Non la pensava così la pubblica accusa nei due diversi gradi di giudizio, visto che il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto la condanna a 7 anni di reclusione. Per il magistrato la vittima era credibile: un mese di collegio gli era costato un trauma che il ragazzo, da tempo in terapia, stava scontando con seri problemi di salute di tipo psichiatrico, dopo aver tentato in più occasioni il suicidio.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Nessun testimone di quella (presunta per ora) violenza: in aula un paio di ex compagni hanno raccontato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.

    I periti nominati dal tribunale (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere.

    Fatto sta che il 18 dicembre 2013 arriva l’assoluzione perchè il fatto non sussiste, decisa dal collegio presieduto dal giudice Claudio Marassi. C’era stato il ricorso all’Appello che si era espresso il 21 luglio del 2016: la terza sezione dei giudici lagunari ha assolto il sacerdote confermando che il fatto non sussiste. Il conseguente appello alla Cassazione ha riportato all’annullamento anzidetto.

    Questa vicenda inizia nel 2009 quando il ragazzino racconta dei fatti che a suo dire sarebbero accaduti 5 anni prima. Parla di carezza sulle parti intime e di un rapporto sessuale. Viene decisa la perquisizione dell’abitazione del sacerdote, il sequestro del suo personal computer, scattano delle intercettazioni telefoniche e ambientali (anche nel suo ufficio al Seminario minore) e vengono interrogati quasi trenta ex allievi del Seminario. Pare non emergere nulla di che. Ci sono solo le accuse di quel ragazzo.

    Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/04/01/news/la-cassazione-ha-annullato-l-assoluzione-di-don-temporin-1.15126428

  • Pedofilia, sacerdote novarese condannato per violenza sessuale su minori

    Pedofilia, sacerdote novarese condannato per violenza sessuale su minori

    Per don Marco Rasia, ex coadiutore nelle parrocchie di Omegna e Castelletto, è arrivata la condanna definitiva: sconterà 3 anni e 10 mesi di carcere per abusi sessuali, anche su minori.

    A stabilirlo è stata la Cassazione: in primo grado il sacerdote, oggi 47enne, era stato condannato a 6 anni , mentre era stato assolto per alcuni capi d’imputazione. La Corte d’Appello aveva poi ridotto la pena a 4 anni, che in ultimo grado sono diventati 3 anni e 10 mesi perchè uno degli episodi è andato in prescrizione.

    Don Rasia era stato arrestato il 13 aprile del 2013 dalla Squadra Mobile di Novara per abusi sessuali su minori commessi mentre prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino. Ordinato sacerdote nel 1997, il prete aveva lavorato a Castelletto Ticino sino al 2009 e poi era stato coadiutore dell’oratorio di Omegna fino a pochi giorni prima dell’arresto. A inchiodarlo le intercettazioni telefoniche e le testimonianza di alcuni ragazzi.

    http://www.novaratoday.it/cronaca/don-rasia-condanna-pedofilia.html

     

  • «Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

    «Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

    Parla in aula, come vittima di diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati,…

    Diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati, pm, ai tanti presenti. E il suo è quasi uno sfogo: «Quelle cose lì di internet sono tutte false». “Quelle cose lì” erano riferite in un’intervista sul sito “www.retelabuso” – associazione contro i preti pedofili, poi rilanciata su You Tube – al padre di un bambino che lui era accusato di aver molestato sessualmente: fatto cancellato, dai giudici, nessun episodio di pedofilia, essendo stato assolto in via definitiva. Ma per quell’intervista, «che ha fatto il giro del mondo» e che lo indicava come «violentatore», come vittima delle falsità il sacerdote ha denunciato il padre del bimbo, Damien Mitrovic, e il gestore del sito, Francesco Zanardi di Savona. Il processo, dopo la testimonianza di don Margutti, e l’ interrogatorio di Zanardi è stato aggiornato al 3 ottobre. Il sacerdote ha ribadito che le falsità erano chiarissime: «Avevano detto nell’intervista che sul mio conto c’erano altri episodi di pedofilia, che mi avevano trasferito per questo da Comachcio a Ferrara: tutto falso». Talmente falso, spiegava il sacerdote, «che l’ex vescovo Paolo Rabitti era disponibile a venire a testimoniarlo». E allora adesso il processo per diffamazione aggravata contro chi raccontò questo (il padre) e chi lo “pubblicò”, sul sito “retelabuso” e poi su You Yube. Ma come emerso ieri, Zanardi ha spiegato che il suo sito «non è un giornale on-line, lui non è giornalista professionista (non può essere accusato di omesso controllo come i direttori delle testate registrate, ndr), che l’intervista l’ha fatta un altro e che non l’aveva caricata lui sul sito nè tantomeno su You Tube». Dunque, potrebbe non esservi prova d’accusa di diffamazione. Tanto più che il suo difensore ha sostenuto che nel capo di imputazione dovesse esservi You Tube e non il sito “Retelabuso”, dimenticando che su You Tube viene caricato perchè qualcuno lo linka dal sito di Zanardi.
    Esiste questo link? «Credo di sì, ma non ricordo» ha risposto al giudice l’ispettore di polizia che svolse indagini.

  • Cancro preti pedofili anche nelle Filippine: “Sono almeno 200”

    Cancro preti pedofili anche nelle Filippine: “Sono almeno 200”

    Nelle Filippine gli abusi sessuali ai minori commessi dai sacerdoti locali continuano ad essere una triste realtà, come ha svelato un reportage di Al Jazeera. Il denaro e le pressioni della potente chiesa cattolica delle Filippine comprano il silenzio delle vittime delle molestie e così nel Paese asiatico nessun prete è mai finito in carcere per questo tipo di reati. Nel 2002 erano circa 200 i preti colpevoli di “cattiva condotta sessuale”, tra cui pedofilia, omosessualità e altre relazioni sessuali.

    “Ci sono sempre più casi di pedofilia e omosessualità”, ha dichiarato Oscar Cruz, un arcivescovo in pensione che a Manila, la capitale delle Filippine, si occupa degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti locali sui bambini. Nel Paese asiatico, dove l’ottanta per cento della popolazione è cattolica, i preti sono amati e rispettati ma, molto spesso, proprio all’interno delle chiese si nascondono storie di soprusi e molestie sessuali, come ha dimostrato un’inchiesta realizzata dal programma 101 East di Al Jazeera. “Sono crimini atroci, soprattutto se a compierli è un sacerdote” – ha affermato Cruz – sono finiti i giorni in cui potevamo per far finta di niente”.  Secondo l’arcivescovo, i casi di pedofilia in cui sono coinvolti i parroci sono in aumento perché sempre più persone, soprattutto nelle città, trovano il coraggio di denunciare le violenze sessuali.
    Nel 2002, dopo lo scoppio dello scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, anche nelle Filippine erano venuti a galla molti episodi di abusi sessuali ai danni di minori commessi dai sacerdoti locali . Secondo il presidente della Conferenza Episcopale all’epoca dei fatti, l’arcivescovo Orlando Quevedo, nel corso degli ultimi due decenni circa 200 dei 7.000 preti del Paese potevano essere colpevoli di “cattiva condotta sessuale”, tra cui pedofilia, omosessualità e altre relazioni sessuali. La Chiesa cattolica nelle Filippine aveva chiesto perdono alle vittime e i vescovi si erano impegnati ad elaborare delle linee guida per impedire che in futuro si ripetessero casi simili. Ma le testimonianze raccolte nel reportage di Al Jazeera raccontano che, nonostante le promesse, le violenze ai danni di minori sono continuate. Non solo: i sacerdoti colpevoli degli abusi non sono stati rimossi dai loro incarichi.  Michal Gatchalian, un’altra delle vittime, parla di “mafia” per descrivere le pressioni subite per non denunciare gli abusi. A diciassette anni, Michal, assieme ad altri adolescenti assisteva ai seminari di don Mejorada. Il sacerdote – ha raccontato Michal – era diverso dagli altri preti: “Con lui uscivamo a cenare o a vedere un film, era divertente”. Ma una notte, nel buio del cinema, don Mejorada cominciò a toccare il ragazzo. “Non dimenticherò mai più quel giorno”, confessa Michal.  E come riconosce padre Jaime Achacoso, avvocato filippino ed esperto di diritto canonico, nessuno dei sacerdoti colpevoli di abusi sessuali è stato rimosso dal ministero pastorale. “I preti continuano ad essere là, nonostante le prove che li accusano”, ammette sconsolato.

    La Chiesa cattolica nelle Filippine ha un’enorme influenza politica e la battaglia delle vittime per ottenere giustizia ricorda quella tra Davide e Golia. “Imelda” (il nome di fantasia di una ragazza intervistata da Al Jazeera) ha dichiarato di essere stata violentata da un prete nel 2014, quando aveva solo quindici anni. Dopo aver denunciato i fatti alla polizia, due membri della chiesa locale le hanno offerto 150 dollari per tacere. Le pressioni della famiglia della giovane hanno fatto il resto: per i suoi genitori, Imelda aveva sbagliato ad andare alla polizia. “Non volevo accettare quei soldi – ha detto la ragazza – perché provenivano dallo stesso prete che mi aveva violentata, però hanno insistito tanto e alla fine li ho presi”. Merian Aldea, un’assistente sociale che aiuta le vittime di abusi sessuali avvenuti dentro la chiesa cattolica, ha dichiarato ad Al Jazeera che esistono moltissimi casi come quello di Imelda. Una delle bambine più piccole di cui si è occupata aveva solo sei anni quando è stata molestata da un sacerdote. Ma la paura a raccontare la loro esperienza rende difficile sapere quante siano in realtà le vittime di abusi. “Hanno timore della maledizione di Dio per essere andate contro queste persone”, riconosce Aldea.

    Nelle Filippine, nessun prete è mai finito in carcere per questo tipo di reati. L’unico sacerdote riconosciuto colpevole è stato poi assolto in appello. Grazie all’enorme potere che esercita la Chiesa cattolica nel Paese asiatico – conclude Aldea – questi fatti difficilmente vengono alla luce. E dove non possono le pressioni psicologiche, sono i soldi a far tacere le vittime ed impedire che i casi di molestie sessuali arrivino in tribunale. Perché, riconosce senza imbarazzo padre Ned Disu, l’avvocato che ha difeso Don Mejorada dalle accuse di abuso, “certe cose è meglio risolverle a porte chiuse”. E infatti – come hanno scoperto i reporter – Don Mejorada continua il suo sacerdozio a Sorsogon, una remota e povera provincia delle Filippine. Il Vaticano e gli arcivescovi filippini – ha detto Al Jazeera – si sono rifiutati di commentare quanto emerso dall’inchiesta.

    http://www.fanpage.it/cancro-preti-pedofili-anche-nelle-filippine-sono-almeno-200/

  • Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    Condannato il ‘santone di Montecchio’, 15 anni per sesso e schiavitù

    La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato a 15 anni Mauro Cioni, ex prete, soprannominato il ‘santone di Montecchio’ di Cortona, processato per i reati di riduzione in schiavitù e violenze sessuali. Cioni è stato riconosciuto colpevole di violenze su un gruppo di donne appartenenti alla setta che aveva lui stesso fondato. Cioni sosteneva di allontanare il demonio ma in cambio chiedeva rapporti sessuali in un contesto nel quale le adepte erano psicologicamente soggiogate.

    La Corte di assise ha invece assolto “perché il fatto non sussiste” l’ex collaboratore di Mauro Cioni, Carlo Carli, accusato per gli stessi reati. Carli era presente alla lettura del dispositivo da parte del presidente Silverio Tafuro. Assente in aula Cioni, che è malato e vive nella stessa struttura del cortonese dove praticava le violenze sessuali.

    La Corte di Assise ha disposto per Cioni tre anni di libertà vigilata. I giudici hanno stabilito anche i risarcimenti alle parti civili, cinque: ad una vanno 20 mila euro di provvisionale, alle altre 10 mila euro.

  • Pedofilia, novità sul caso di don Pascal Manca

    Pedofilia, novità sul caso di don Pascal Manca

    Sembrava non ci fosse più nulla da aggiungere nell’istruttoria a carico di don Pascal Manca, ex parroco di Mandras e Villamar, arrestato nel maggio del 2015 con l’accusa di pedofilia. Accuse talmente gravi, e circostanziate, da costringere il tribunale del riesame a rifiutargli anche gli arresti domiciliari.

    Adesso, il colpo di scena, a distanza di quasi un anno e mezzo, ricompare uno dei ragazzini che sosteneva di aver subito abusi dal parroco, ritratta e incrina un castello accusatorio che fino ad oggi appariva inattaccabile.

    Il prossimo 4 novembre il sacerdote comparirà davanti al gup Ermengarda Ferrarese, su richiesta dei difensori Luigi e Pierluigi Concas, per chiedere il rito abbreviato. Gli sarà concesso, come ha precisato il magistrato, solo a condizione che sia presente il teste che ha ritrattato e che, don Pascal, si sottoponga ad una perizia psichiatrica che avvalori, in parte, la sua versione dei fatti. Vale a dire che non aveva la piena facoltà di intendere e di volere durante gli episodi che lo vedono incriminato, perché sotto l’effetto della grande quantità di #Farmaci che assumeva.

    Farmaci che hanno un ruolo fondamentale nell’intera vicenda. Infatti, secondo le accuse pervenute con una lettera anonima alla procura di Cagliari, il prete avrebbe usato degli psicofarmaci per ridurre i ragazzi, tutti compresi tra i 15 e i 17 anni, in una condizione di torpore e, comunque, tale da permettergli di approfittare facilmente di loro.

    Infatti, le conclusione a cui giunse il pubblico ministero Liliana Ledda furono raccolte in un solo capo d’imputazione: aver messo le vittime in condizioni d’incapacità per mezzo di bevande composte da farmaci dagli effetti sedativo-ipnotici, che li rendevano incapaci di difendersi dagli abusi sessuali.

    Il primo processo dello scorso 27 settembre risultò aperto e subito rinviato ma non a causa delle novità testimoniali intervenute, perché il ragazzo che ha ritrattato non era ancora comparso sulla scena. In rinvio che sicuramente è giustificato da motivi procedurali ma potrebbe, secondo qualche ipotesi, essere dettato da motivi di prudenza, perché pochi giorni prima c’era stato un evento che ha destato molto scalpore.

    Il caso riguardava don Luca Pretta, ex parroco della #Chiesa di Santa Giusta a Gesico, assolto dall’accusa di pedofilia perché le accuse erano assolutamente infondate. Infatti, il giudice per le indagini preliminari accogliendo la richiesta del pm Liliana Ledda pose fine all’incubo che aveva stravolto per un anno la vita del religioso.

    I motivi di queste ipotetiche perplessità potrebbero nascere da alcuni punti comuni tra le due vicende, anche se profondamente diverse. A destare curiosità è la presenza nelle due differenti istruttorie degli stessi due parroci che hanno accusato entrambi gli imputati. #magistratura

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/10/pedofilia-novita-sul-caso-di-don-pascal-manca-001214977.html

  • Abusi, assolto l’ex curato di Serina Per i giudici è innocente

    Abusi, assolto l’ex curato di Serina Per i giudici è innocente

    Don Marco Ghilardi era stato denunciato nel 2013 da una ragazza del paese. Per il tribunale «il fatto non sussiste». Lui, al momento della lettura, non era in aula

    Don Marco Ghilardi, 40 anni, l’ex curato di Serina a processo per molestie a una ragazza del paese, quando era bambina, è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. La sentenza è stata pronunciata alle 13.30 di giovedì 27 ottobre dal collegio presieduto dal giudice Antonella Bertoja. Per il sacerdote il sostituto procuratore Gianluigi Dettori aveva chiesto 12 anni di carcere. Lui, difeso dall’avvocato Roberto Bruni, si è sempre proclamato innocente.

    La giovane, oggi 21enne, aveva sporto denuncia ai carabinieri del paese nel giugno 2013, pochi giorni dopo avere compiuto i 18. Ne erano passati 8 dai fatti, avvenuti, aveva raccontato, tra i 6 e i 10 anni a scuola, dove don Ghilardi insegnava religione, in sagrestia e all’oratorio. Oltre alla sua testimonianza a processo sono state portate quelle degli ex fidanzati e delle amiche, ma nessuna era diretta. Un punto rimarcato dalla difesa: «La ragazza non può richiamare se stessa – aveva sottolineato l’avvocato Bruni nella sua arringa -. Si confida con sette persone, ma è sempre lei la fonte di accusa, solo lei». E ancora: «O fate un atto di fede o, se procedete con la necessaria cautela richiesta dalla giurisprudenza, non potete andare al di là del ragionevole dubbio», le parole del difensore. Alla lettura della sentenza don Ghilardi non era in aula.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/16_ottobre_27/abusi-assolto-l-ex-curato-serina-giudici-innocente-2633b086-9c31-11e6-aac3-b67f2733f2fe.shtml

  • ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre che lo aveva accusato

    È finito un incubo. O almeno una parte di esso. La terza sezione della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ai soli effetti civili, di Damnjan Mitrovic contro la sentenza di appello che aveva assolto don Andrea Margutti e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    Si chiude così il capitolo – uno dei capitoli – che vedeva contrapposti il 35enne di origine serba e il sacerdote ferrarese. La vicenda risale al 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sorgono già i primi problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata lo scorso dicembre dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Mentre un tribunale, quello di Bologna, assolveva don Margutti, un altro, quello di Ferrara, apriva – a febbraio – la causa contro Mitrovic, denunciato per estorsione e calunnia. Nel frattempo il 35enne aveva fatto ricorso, senza esito, come visto.

    E ora “viene detta – si sfoga l’avvocato del sacerdote, Claudio Maruzzi – la parola fine sulla infamia che ha colpito Don Andrea, accusato ingiustamente di abusi sessuali nei confronti di un minore, dichiarando inammissibile il ricorso promosso, ai soli effetti civili, dai genitori del minore stesso, quando la stessa procura generale di Bologna aveva sollecitato l’assoluzione in appello. Verrebbe da dire che è finito un incubo. Ma il calvario del processo che è stato costretto a vivere il cittadino e sacerdote don Andrea Margutti, noto e benvoluto da tutti, per affermare la propria innocenza e le palesi assurdità delle accuse costruite a suo danno, è difficilmente emendabile”.

    Il riferimento è alla sospensione dalle funzioni sacerdotali, “con evidenti gravi difficoltà a gestire una situazione che, solo la forza della fede e la vicinanza che, nonostante tutto, molti fedeli e amici gli hanno in questi anni voluto assicurargli, hanno impedito che diventasse irrecuperabile”.

    Maruzzi assicura che il suo assistito “dedicherà ogni residua energia nella sua battaglia tesa a dimostrare che le accuse a suo danno erano non solo ingiuste, ma calunniose e parte di un disegno estorsivo”. E lo potrà fare già a partire dal 2 novembre, data fissata per la prosecuzione del relativo processo, ove il sacerdote è costituito parte civile.

    Il 27 ottobre invece è fissata l’udienza di un altro processo, sempre tra i due contendenti. Quello per il furto dei mobili subito dal cittadino serbo, allorchè fu costretto – per ordine del tribunale – a liberare l’immobile, che il sacerdote aveva concesso in uso alla sua famiglia.

    Il 6 dicembre, infine, è prevista la prosecuzione del processo per diffamazione a mezzo web, attraverso una intervista resa dal cittadino serbo e postata su Youtube da Rete L’Abuso.

    ‘Don’ condannato e poi assolto per pedofilia, fine di un incubo