Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete a metà = anche vittima a metà?

    Prete a metà = anche vittima a metà?

    In questi giorni si rincorrono le notizie rispetto alla vicenda di Don Lu, ovvero di Don Luciano Massaferro.

    In ambito cattolico lo sconcerto è tanto, è una notizia che non si riesce a comprendere: condannato e nello stesso tempo assolto. Se ne parla, ci si confronta, si prende posizione.

    Un reato, una vicenda … ma due Tribunali e due sentenze opposte.

    Sorge quasi scontata la riflessione: qualcosa non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato. Non è concepibile una schizofrenia così amplificata ed estrema. Come si può essere colpevoli e innocenti per la stessa cosa sulla quale si viene giudicati?

    Un articolo in particolare ha stimolato la mia riflessione: “Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare”.

    Condannato in Cassazione, quindi dopo ben tre gradi di giudizio, e assolto e riabilitato dalla Chiesa che, tuttavia, dovrà attenersi alle disposizioni e limitazioni imposte da Tribunale Penale, e dunque non potrà esercitare quelle “pratiche” che hanno un “valore legale” sul suolo italiano.

    Dunque la Chiesa riconosce queste limitazioni perché deve attenersi alla legge dello Stato, non perché riconosce che il sacerdote è stato condannato.

    Come cittadina, e come cattolica, esprimo delle fortissime perplessità su tutto questo. Legalmente sarà tutto corretto e ineccepibile, ma i dubbi che scatena sono davvero tanti.

    Si legge poi che sicuramente il Card. Bagnasco (Arcivescovo metropolita di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, Presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa) non ha incontrato la famiglia, ma nemmeno si è informato se la Diocesi di Albenga-Imperia lo abbia fatto, pur dichiarando che è stato fatto tutto per bene.

    Ma qualcuno si è domandato come si sarà sentita la vittima in tutto questo?

    Che ruolo ha la vittima nel Tribunale Ecclesiastico?

    Ci sono due possibilità.

    La prima è quella che il Tribunale Ecclesiastico la ignori completamente o la vittima si rifiuti/scelga di non essere sentita: viene celebrato comunque il Processo “sentendo solo una campana”, quella del sacerdote.

    La seconda è che la vittima sia chiamata in udienza, ma non può presentarsi con il suo avvocato e non viene affiancata da personale che la supporti psicologicamente. E nemmeno ha poi notizie rispetto all’andamento del Processo poiché non è rappresentata da nessuno, nessun avvocato che segua il procedimento. La vittima è sola, dall’inizio alla fine.

    Dunque un Tribunale un po’ “sbilanciato”, e non a favore della vittima. Un Tribunale che mantiene poi tutto “riservato”, le parti non hanno a disposizione gli atti, nulla. Un Tribunale al quale non si può fare ricorso. Ma un Tribunale che emette una sentenza: Don Luciano Massaferro è innocente.

    E la vittima?

    Per lo Stato Italiano la vittima è un minore che ha subito un abuso ed è stato stabilito un risarcimento (lo avrà mai?).

    Per la Chiesa la vittima è una persona che evidentemente ha mentito, perché il fatto non è avvenuto, il sacerdote è innocente.

    Dunque un “prete a metà” e anche una “vittima a metà”.

    Semplice.

    Ma qualcuno del Tribunale Ecclesiastico si rende conto, anche solo in minimissima parte, di cosa tutto questo possa significare per la vittima?

    Qualcuno prova ad immedesimarsi?

    Qualcuno tra i Vescovi superiori del Don Lu, ha mai guardato negli occhi la vittima?

    Evidentemente no.

    E la Parrocchia del Don Lu? Cosa faranno i parrocchiani?

    Ci saranno quelli schierati “senza se e senza ma” a favore del sacerdote, convinti della sua piena innocenza (senza ovviamente aver seguito il Processo, senza aver sentito la vittima…), magari pensando ad un “errore giudiziario” a un “complotto contro la Chiesa”, credendosi dei “buoni cattolici” perché difendono la Chiesa. Sì, ci saranno questi parrocchiani. Come ci sono stati per la fiaccolata, in difesa del prete, prima della sentenza.

    E non si renderanno conto che, in questo modo, anziché fare il bene della Chiesa contribuiranno a renderla ancora meno credibile … quando non si approfondisce non ci si può permettere di prendere posizione per partito preso, questo atteggiamento fa solo del male.

    Ma questi parrocchiani non saranno disponibili a mettersi in gioco, perché questo vorrebbe dire riconoscere una realtà che fa male, vorrebbe dire prendere coscienza che certi problemi vanno affrontati e non negati.

    Certo, fa male, perché non ci si aspetta che un sacerdote possa diventare un orco, colui che dovrebbe avvicinarti a Dio, brutalmente ti rovina la vita. Fa male pensare che tutto questo possa essere una realtà. E dunque si preferisce non approfondire, per loro va bene così.

    E della vittima cosa si può pensare? Fate finta che non esista, e dormite tranquilli.

    Ci saranno poi dei parrocchiani (forse) che delle domande se le faranno.

    Ma a chi potranno farle? Al Parroco? Al Vescovo? Al Papa?

    La Chiesa, nonostante il verdetto dei tre gradi di giudizio penale, si è espressa: il sacerdote è innocente.

    Dunque basta così?

    A me non basta. La vittima esiste, e il suo grido di dolore io me lo immagino.

    Una mamma cattolica

    Lettera firmata

    Per non far dimenticare anche ai parrocchiani, la vittima ricorda e ricorderà 

  • Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Qualcuno ricorda la Pontificia commissione per la tutela dei minori? Probabilmente non molti, visto che in effetti non si tratta certo di un organismo dall’attività frenetica. Non uno di quelli, per intenderci, di cui ci si ritrova a leggere spesso sugli organi d’informazione. A suo tempo, nel 2014, venne istituita e lanciata in pompa magna dall’attuale papa con l’obbiettivo di risolvere il problema della pedofilia ecclesiastica, concependo proposte di azione da sottoporre agli altri organi ecclesiastici e allo stesso pontefice. Quindi un organismo con funzione consultiva. Fu subito un tripudio di consensi: “Giro di vite contro la pedofilia”! “Tolleranza zero”! “Protezione dei minori fra le priorità più alte”!

    Dopo allora, la prima volta che questa commissione fece parlare di sé fu a seguito della defezione di Peter Saunders, attivista contro gli abusi ed egli stesso già vittima di abusi da parte di un sacerdote. Saunders si era espresso molto duramente contro il cardinale Pell, in quel momento al vertice del dicastero economico vaticano (mica pizza e fichi) e sotto indagine nel suo paese d’origine, l’Australia, con l’accusa di aver coperto dei casi di pedofilia nel periodo in cui era stato vescovo. Ciò di cui Saunders accusava Pell era l’aver risposto alle richieste della giustizia australiana inviando certificati medici, in modo da giustificare formalmente la sua assenza. Saunders lasciò la commissione dopo che all’interno della stessa si dibatté della questione, non è quindi chiaro se sia andato via di sua sponte o se sia stato cacciato. In seguito le accuse contro Pell si sarebbero fatte perfino più gravi: adesso il cardinale, che nel frattempo è stato convinto ad andare a difendersi in Australia, è indagato per abusi sessuali che lui stesso avrebbe commesso. A breve dovrà affrontare un’inchiesta preliminare da cui potrebbe uscire fuori il suo rinvio a giudizio.

    Dimissioni esplicite sono state invece, a distanza di un anno, quelle di Marie Collins, altra sopravvissuta a un pedofilo in abito talare voluta all’interno di questa fantastica commissione. Che tanto fantastica però non si è dimostrata, semmai proprio l’opposto visto che alla base delle dimissioni di Collins c’è proprio la sua (della commissione) sostanziale inutilità. In particolare Collins prendeva atto che gli altri organi della Chiesa, invece di collaborare con la commissione per aiutarla a raggiungere i suoi scopi, le mettevano i bastoni tra le ruote. Prima fra tutte la Congregazione per la dottrina della fede, precedentemente nota come Sant’Uffizio (ancora prima come Santa inquisizione). Le parole di Collins non lasciano dubbi su come viene presentata la commissione all’esterno: «avevo detto che se avessi trovato un conflitto tra quello che stava accadendo dietro le quinte e ciò che veniva detto pubblicamente, non sarei rimasta. Ecco, questo è accaduto».

    Adesso, dopo un anno dalle dimissioni di Collins (ci si potrebbe regolare l’orologio con questa cadenza), arriva la notizia delle dimissioni di Catherine Bonnet, psichiatra infantile specializzata in violenze sessuali. Le ragioni di Bonnet non sono molto diverse da quelle di Collins. In più Bonnet rileva che l’organismo di cui faceva parte non è neanche in grado di deliberare una cosa semplicissima: chi viene a conoscenza di abusi deve segnalarlo alle autorità civili. Sembrerebbe una cosa perfino banale in qualunque altro contesto, tutti concordano nel ritenere almeno eticamente corretto riportare alle autorità notizie di abusi, quando non legalmente obbligatorio per esplicita richiesta delle autorità. Il problema, almeno in Italia, è che la Chiesa è qualcosa di diverso da “tutti”. È un ordine indipendente e sovrano per dettato costituzionale e in forza del Concordato abbiamo da un lato una deroga specifica per gli ecclesiastici, che “non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità e dare informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero”, dall’altro il principio che la giustizia civile deve invece, lei sì, “informare immediatamente l’ordinario della diocesi, nel cui territorio egli esercita giurisdizione”.

    Purtroppo le dichiarazioni di Bonnet, così come quelle di tutti gli altri pezzi della commissione che si sono persi per strada, non sono affatto necessarie per capire che non c’è realmente alcuna volontà della Chiesa di affrontare il dramma della pedofilia ecclesiastica, alla quale andrebbe aggiunto l’aggettivo “aggravata” visto che può contare su forme di insabbiamento che non sono possibili in altri contesti. Basta aprire i giornali e leggere. A volte tra le righe, come quando si parla appunto di questa inutile commissione, altre volte senza neanche spendersi troppo in interpretazioni. Come nel recente caso di don Massaferro, pedofilo condannato in via definitiva a sette anni e otto mesi dalla giustizia italiana, ma assolto e dunque da riabilitare completamente per la giustizia (?) ecclesiastica. O come in quello meno recente del vescovo di Palestrina, secondo il quale i casi di pedofilia non potrebbero essere denunciati per via della normativa sulla privacy. E meno male che fu lo stesso garante a smentirlo pubblicamente.

    Alla fine, quella che nelle intenzioni, millantate o meno che siano, doveva essere una commissione a tutela dei minori, si è rivelata essere una farsa a tutela di chi quei minori li abusa. A tutela degli insabbiamenti, a tutela dell’immagine della Chiesa in generale e di Bergoglio in particolare. A tutela del marciume che c’è sempre stato, e che ci sarà verosimilmente per parecchio tempo ancora. E a dispetto di chi chiede giustizia. Ora e nei secoli dei secoli mai abbastanza secolarizzati.

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

  • Chiesa e lotta alla pedofilia, rischi di frenata

    Chiesa e lotta alla pedofilia, rischi di frenata

    Due casi sconcertano: la riabilitazione di un parroco condannato e le ennesime dimissioni dal pool antipedofilia 

    Ci sono due episodi che concatenati l’uno all’altro evidenzano il difficile momento che la Chiesa sta vivendo sul tema dellalotta alla pedofilia nel clero e alle relative coperture, e che se messi insieme alle recenti polemiche durante il viaggio del papa in Cile, con le accuse rivolte a Francesco di aver coperto il vescovo Barros, sollevano qualche perplessità. Il primo episodio è il processo canonico a un sacerdote ligure “assolto” dal cardinale Bagnasco dopo essere stato condannato dai giudici italiani, il secondo fatto sono le dimissioni della psichiatra francese Catherine Bonnet dal pool antiabusi istituito da papa Francesco. La Bonnet ha lasciato in polemica con il Vaticano, reo, secondo lei di non perseguire in maniera efficace il fenomeno. Dal medesimo organismo si erano già dimesse due “ex-vittime”, chiamate a suo tempo a farne parte.

    Partiamo dalla prima vicenda, che a suo modo ha dell’incredibile. E’ accaduta in Liguria, ed ha come protagonista don Luciano Massaferro, 53 anni, ex parroco di Alassio arrestato nel 2009 con l’accusa di violenza sessuale verso una chierichetta di 11 anni, e che in seguito a quegli addebiti fu condannato in via definitiva a sei anni di reclusione. Tre gradi di giudizio tutti con gli stessi verdetti: colpevole. Don Massaferro ha scontato la pena in carcere, ed è uscito di galera nelle settimane scorse. Qualche giorno fa si è concluso il processo canonico, al termine del quale don Massaferro è stato riconosciuto innocente e riabilitato in tutto e per tutto. Non ha più carichi pendenti con la giustizia, potrà tornare a dire messa in pubblico. “Non ha commesso i delitti a lui ascritti”. La vicenda aveva fatto molto parlare di sé e diviso la cittadinanza di Alassio, con comitati a difesa del sacerdote. Il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente della Cei, ha confermato la decisione del tribunale ecclesiastico. “Su don Massaferro abbiamo svolto tutte le procedure previste”, ha spiegato il porporato. E’ chiaro che un epilogo di questo tipo apre numerosi interrogativi: la Chiesa deve prendere per buone le sentenze dei tribunali civili e “fidarsi” dei giudici laici oppore può (o deve) svolgere proprie indagini ed emettere le relative sentenze? Don Massaferro ha scontato la condanna e per lo stato italiano è un cittadino libero, ma può la Chiesa riammetterlo all’esercizio del sacerdozio come niente fosse accaduto? Come è possibile che un tribunale ecclesiastico arrivi a determinare una qualsiasi verità processuale in maniera più “sicura” e accertata di un tribunale civile, composto da giudici “professionisti” che si basano su indagini condotte da personale specializzato, operatori appositamente formati, con uomini e mezzi impensabili a un organismo ecclesiale? Può ancora esistere un doppio canale di giustizia, come nel medioevo?

    Più o meno lo stesso interrogativo si può sollevare a proposito della seconda vicenda cui abbiamo accennato, che ha visto la psichiatra francese Catherine Bonnet dimmettersi dalla Commissione antipedofilia dopo il rifiuto della Chiesa di imporre alle autorità ecclesiastiche l’obbligo di denuncia alle autorità civili nel caso di episodi di pedofilia. Il dibattito sul tema all’interno del mondo cattolico è lungo e per adesso non ha trovato un punto di sintesi. L’indicazione generale del Vaticano è quella di seguire le leggi del paese in cui si opera, e se l’obbligo non c’è l’obbligo non viene osservato. Molti vescovi però hanno fatto spontaneamente un passo in avanti, imponendo ai propri sacerdoti di denunciare i casi evidenti, o facendolo loro stessi. Una pratica che però non si è ancora riassunta nella formalizzazione di un’indicazione chiara e cogente da parte della Commissione antipedofilia, e proprio per queste resistenze la Bonnet ha lasciato.

  • Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

    Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

    Genova – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiasticodopo quattro anni di processo penale canonico.

    Era impossibile non fare una domanda sulla vicenda al cardinale Angelo Bagnasco, questa mattina alla presentazione della turbina Montebianco ad Ansaldo: «Credo anzi mi risulta che siano state fatte tutte le procedure canonicamente e giuridicamente previste del caso. Per cui lui tornerà operativo secondo le modalità previste. L’augurio è che possa essere sereno nel fare il sacerdote, nel limite delle possibilità previste».

    Quindi ricapitolando: per la giustizia ordinaria è colpevole di pedofilia nei confronti di una chierichetta di dodici anni e condannato a 7 anni e 8 mesi, pena passata in giudicato e ridotta a sei anni. Episodi avvenuti nel 2009 ad Alassio. Ma per la giustizia della Chiesa, invece, don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti».

    Il verdetto del tribunale ecclesiastico è stato ufficializzato ieri dopo quattro anni di «processo accurato e meticoloso» ha puntualizzato monsignor Guglielmo Borghetti che in seguito alla condanna penale aveva sospeso il prete alassino dai sacramenti. «Con la sentenza canonica di assoluzione il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana – si legge in un comunicato diramato nel tardo pomeriggio di ieri -. Il Vescovo diocesano, Monsignor Guglielmo Borghetti, ha prospettato, in pieno accordo con il sacerdote, un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana».

    Decisamente meno entusiasta la replica dell’avvocato che ha assistito la vittima (ora maggiorenne) e la sua famiglia. «Con estrema serenità e non potendo rivelare i contenuti del processo di primo grado svoltosi a porte chiuse – ha detto – posso dire che la verità religiosa cozza, senza rimedio, contro la verità emersa all’interno del processo».

    Il verdetto del tribunale ecclesiastico affidato nel 2013 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al Cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova, in qualità di giudice delegato, coadiuvato da due assessori, Officiali del tribunale ecclesiastico regionale ligure, rischia di scatenare reazioni piccate. Già nel 2009 quando don Lu venne arrestato (era il 29 dicembre) la popolazione alassina si spaccò tra colpevolisti ed innocentisti, con tanto di fiaccolate pro don Lu.

    La piccola vittima del prete fu addirittura costretta a lasciare Alassio per sfuggire agli “attacchi” di chi l’accusava di essersi inventata tutto. E al proposito, alla luce della giudizio della chiesa, «il Vescovo diocesano auspica che la sentenza canonica sia accolta con animo sereno dai fedeli che in questi anni hanno seguito l’intera vicenda». Un’inchiesta che era scattata alla metà del 2009 quando la ragazzina raccontò delle particolari attenzioni sessuali ricevute dal prete durante il giro delle benedizioni delle case prima della Pasqua.

    Accuse che don Lu rigettò fin dal primo momento che venne arrestato: il 29 dicembre 2009. Da quel giorno il sacerdote venne rinchiuso nel carcere di Chiavari e il 17 febbraio 2011 venne condannato in primo grado alla pena di sette anni e otto mesi. Condanna confermata fino in Cassazione (2012) quando a difesa del prete alassino è arrivato il notissimo avvocato Franco Coppi.

    Alla luce del verdetto del tribunale ecclesiastico don Massaferro potrà tornare a recitare messa in pubblico, ministero che gli era stato vietato, ma rimarrà interdetto in perpetuo dai pubblici uffic i e neppure potrà più insegnare nelle scuole pubbliche e private, di ogni ordine e grado.

    Don Luciano Massaferro, invece, al momento non ha ancora effettuato il risarcimento di 220mila euro a cui è stato condannato dal tribunale savonese (giudice Zerilli, a latere De Dominicis e Rossi), nonostante i recenti solleciti della difesa della vittima. «Abbiamo avuto poche migliaia di euro chiedendo il pignoramento del quinto dello stipendio che l’istituto sostentamento del clero assegnava al prete – conclude l’avvocato Vanucci – Siamo andati avanti un anno a 200 euro al mese, poi lo hanno cancellato dalle liste e non abbiamo più avuto nulla». Ieri, per la vittima della pedofilia, l’ultimo affronto.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2018/02/23/ACeyVTWB-pedofilia_bagnasco_procedure.shtml

  • Prete condannato per pedofilia assolto da tribunale religioso

    Prete condannato per pedofilia assolto da tribunale religioso

    Don Massaferro potrà tornare a celebrare messa

    Don Luciano Massaferro, sacerdote di Alassio condannato in via definitiva per pedofilia a sette anni e otto mesi, “deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti”.

    E’ quanto ha stabilito la sentenza del tribunale regionale ecclesiastico  “dopo più di quattro anni di meticoloso e puntuale processo penale canonico” nei confronti del sacerdote arrestato nel 2009 e condannato per molestie sessuali nei confronti di una chierichetta.
    Con la sentenza canonica di assoluzione devono cessare le pene

    cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia e il sacerdote può tornare a celebrare pubblicamente messa e i sacramenti della vita cristiana.

    Il vescovo diocesano di Albenga Imperia Guglielmo Borghetti ha prospettato un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana. Il comunicato della diocesi precisa che “resta immutata la posizione del sacerdote come venne disposto a suo tempo nella sentenza penale della magistratura italiana”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2018/02/22/news/prete_condannato_per_pedofilia_assolto_da_tribunale_religioso-189521984/

  • “Don Lu”, condannato dalla Cassazione e ora riabilitato dalla Chiesa

    “Don Lu”, condannato dalla Cassazione e ora riabilitato dalla Chiesa

    Savona – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiastico dopo quattro anni di processo penale canonico .

    Don Luciano Massaferro, detto “Don Lu”, è l’ex parroco di Alassio che era stato condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere in Cassazione per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta. A comunicare la decisione del tribunale ecclesiastico, nel corso dell’Assemblea del Clero, è stato monsignor Guglielmo Borghetti.

    Resta immutata la posizione del sacerdote Luciano Massaferro come venne disposto a suo tempo nella sentenza penale della magistratura italiana. È stato invece «assolto» dai giudici ecclesiastici e così il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana.

    «Don Lu» era stato arrestato il 29 dicembre 2009 e dall’anno scorso era stato affidato in prova alla Casa della Carità di Imperia. Prima ancora era stato detenuto nelle carceri di Sanremo e La Spezia e ai domiciliari nel convento di Diano Castello. «Sono libero dopo aver pregato il Signore per sette anni» aveva confidato il sacerdote agli amici e collaboratori più stretti una volta scontata la sua pena. Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe dovuto espiare la pena fino all’estate 2017 ma ha usufruito di uno sconto per «buona condotta», 45 giorni ogni 6 mesi scontati. Alla fine è tornato libero nel marzo 2016.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/02/22/ACVtj6UB-cassazione_riabilitato_condannato.shtml

  • Serina, molestie a una bambina: condannato l’ex curato

    Serina, molestie a una bambina: condannato l’ex curato

    Serina (Bergamo), 22 febbraio 2018 – Finito a processo per molestie a una ragazza del paese, quando era ancora bambina, in primo grado don Marco Ghilardi, ex curato di Serina, era stato assolto, il 27 ottobre 2016, perché “il fatto non sussiste” (collegio presieduto dal giudice Antonella Bertoja). Per il sacerdote, ora in un convento di frati francescani, il sostituto procuratore Gianluigi Dettori aveva chiesto 12 anni di carcere. Lui, difeso dall’avvocato Roberto Bruni, si è sempre proclamato innocente. Il pm ha presentato appello e il sacerdote, in secondo grado, è stato condannato a sei anni. Il difensore ricorrerà in Cassazione.

    Tutta la vicenda era venuta a galla dopo che la giovane, che oggi ha 21 anni, aveva sporto denuncia ai carabinieri del paese nel giugno del 2013. Pochi giorni dopo aver compiuto i 18 anni. Ne erano passati otto dai fatti, avvenuti, secondo il suo racconto, quando aveva tra i 6 e i 10 anni, nella scuola dove don Ghilardi insegnava religione o nella sagrestia e all’oratorio. Oltre alla sua testimonianza, a processo erano state portate quelle degli ex fidanzati e delle amiche della ragazza, ma nessuna era diretta. Un punto che, nel processo di primo grado, aveva inciso nell’assoluzione di don Marco. Don Ghilardi si è sempre proclamato innocente.

    In questa vicenda, l’interrogativo a cui dare risposta riguardava in particolare come mai la ragazza avesse deciso di rivelare i presunti abusi nel giugno 2013, quando erano passati otto anni dai fatti. Che peso aveva questa circostanza, per la sua credibilità? Nulla secondo il pm, perché la «giovane appartiene a una famiglia molto religiosa, abita in una frazione di Serina, un ambiente in cui una bambina che avesse osato denunciare il sacerdote del paese si sarebbe esposta alla pubblica critica».

    Diverso il parere dell’avvocato Bruni, che aveva invocato l’assoluzione per il sacerdote: «Siamo di fronte ad un racconto infarcito di inverosimiglianze e discrasie. La denuncia otto anni dopo i fatti pesa perché i racconti non sono quelli di una bambina, situazione che sarebbe stata comunque delicata, ma di una bambina che è diventata nel frattempo adulta». Non solo. I riscontri che il pm ritrova nei testimoni, secondo il difensore dell’imputato, non esistono: «La ragazza si confida con sette persone, ma è sempre lei la fonte di accusa, solo lei».

    http://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/molestie-prete-1.3739871

  • Prete svizzero condannato per abusi sessuali

    Prete svizzero condannato per abusi sessuali

    La Corte d’Appello di Bruxelles ha inflitto 5 anni di reclusione all’uomo per i fatti commessi su un giovane ospitato nell’internato della Confraternita S. Pio X

    BRUXELLES – Cinque anni di reclusione, in parte a beneficio della condizionale. È la condanna inflitta oggi dalla Corte di appello di Bruxelles a un prete svizzero per abusi sessuali commessi su un giovane ospitato nell’internato della Confraternita S. Pio X ubicata nella capitale belga.

    La sentenza ribalta l’assoluzione pronunciata nel processo di prima istanza. Il religioso ha sempre proclamato la sua innocenza. Oggi, il condannato non si è presentato in tribunale adducendo quale motivo un malore e il susseguente ricovero in ospedale, come riportato dalla sua legale.

    Questa volta i giudici della corte d’appello hanno dato ragione all’accusa che chiedeva cinque anni di reclusione, con parziale beneficio della condizionale (due anni). I fatti risalgono al 2010-2011; la vittima aveva all’epoca meno di sedici anni. Per due fatti simili accaduti sempre nell’internato, l’uomo è stato assolto per mancanza di prove.

    Il religioso era già sospettato in Svizzera per fatti analoghi. Un tribunale ecclesiastico lo aveva assolto nel 2006, imponendogli però di non avere più contatti con bambini per dieci anni.

    http://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1229108/prete-svizzero-condannato-per-abusi-sessuali

  • Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Un altro prete che ha abusato dei bambini. Un arcivescovo ha allontanato un prete per possesso di materiale pedopornografico e per abuso sessuale

    L’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha sospeso un sacerdote che, nel ruolo di rappresentante di Dio, è don Carmelo Perrello, parroco della chiesa di San Gregorio, conseguentemente al fatto che al prete è stato notificato un decreto di perquisizione da parte della Procura della Repubblica per detenzione di materiale pedopornografico. Materiale in cui la visione era di bambini, che erano alla “mercé” di uomini adulti. Il don è indagato anche per rapporti sessuali con minorenni.

    Pedofilia, la Chiesa

    Il Credo cattolico ultimamente è visto sotto l’aspetto di una religione che deve mettere insieme dei pezzi, Una sorta di puzzel che non è del tutto chiara. Le IENE, trasmissione di punta di Mediaset, proprio per le ultime notizie sugli abusi perpetuati dai preti pedofili, ha messo in luce le ultime testimonianze dei chierichetti. Chierichetti, che sono stati allontanati dalla possibilità di fare un percorso nel pendere la tonaca clericale proprio perché si sono esposti ai media.

    Difatti, uno di loro ha denunciato di essere stato spettatore di abusi sessuali.

    E gli altri due ragazzi non hanno smentito. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, ha lasciato una intervista proprio per Notizie.it sottolineando la realtà infinita di abusi sessuali da parte dello Stato Vaticano. Zanardi ha messo proprio l’accento sulla differenza che intercorre tra pedofilia e omosessualità. Omosessualità che non è una conseguenza dell’abuso dato che il minorenne abusato non è ancora formato nella sua sessualità.

    Pedofilia, le vittime, interrogazione parlamentare

    Le vittime nelle perizie medico legali sono del 50% fino ad arrivare al 90%. C’è una interrogazione parlamentare che è uscita in questi giorni. La valutazione viene fatto dalla Santa Sede in senso morale. Autori ben noti del Vaticano risultano essere insabbiati. Si evince anche il fatto che dopo la denuncia del padre spirituale, lo stesso prete è stato mandato per una vera e proprio educazione-riequilibrio allo squilibro del presunto abusante.

    La difesa di un sacerdote ha la facoltà di mettere prima in luce la sua realtà emotivafacendola cadere in primo piano rispetto all’abusato.

    “Nel momento in cui le vittime vogliono fare processi canonici – spiega Zanardi -, in aula ci sono dei grossi problemi.

    Chiediamo che il Governo proceda. Adesso non ne posso parlare ampiamente ma verrà mandato all’Onu un documento in cui ci saranno ben 9 casi in cui nei tempi del papato di Raztinger ci sono stati dei meccanismi di insabbiamento. Quindi non sono papa Francesco, coinvolto nel caso di Don Nicola Corradi – agli arresti in questo momento -; se Corradi venisse assolto il caso decade ma ci sono molte testimonianze che dimostrano il contrario. Per non parlare dell’Istituto Provolo di Verona… . La politica dovrebbe agire in questo senso. La pedofilia è un crimine, non è un discorso religioso. E ‘inopportuna la presenza dello Stato Vaticano nel reato di pedofilia. Non c’è mai stata una ricerca di problema di fondo”.

    http://www.notizie.it/reggio-calabria-arcivescovo-sospende-sacerdote/

  • Non fu diffamazione, assolta Rete L’ABUSO per l’intervista-accusa contro il don

    Non fu diffamazione, assolta Rete L’ABUSO per l’intervista-accusa contro il don

    Assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». È finito senza condanne il processo per diffamazione a carico di uomo di nazionalità serba che accusò di pedofilia don Andrea Margutti, rilasciando un’intervista audio pubblicata poi sul sito Rete l’abuso, di cui era responsabile l’altro imputato, Francesco Zanardi.

    Per il giudice Carlo Negri la pubblicazione di quell’intervista, avvenuta a febbraio 2014, dopo che il don venne effettivamente rinviato a giudizio con pesanti accuse (poi venne assolto in appello), non integra il reato di diffamazione, non per l’uomo che rilasciò l’intervista, non per chi aveva la responsabilità del sito: in quest’ultimo caso, in effetti, le indagini non sono riuscite a identificare chi materialmente pubblicò l’audio sul sito (che non è un giornale) né se il file venne caricato prima o dopo anche su YouTube, dove era presente.

    «Sono molto sorpreso dalla decisione – commenta il legale di don Margutti, costituitosi parte civile, l’avvocato Claudio Maruzzi -, adesso aspettiamo le motivazioni ma è molto probabile che faremo appello».

    P.s. Ma non lo fecero mai