Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: assolto

  • Assolto Don Giovanni? Fontana in festa?

    Assolto Don Giovanni? Fontana in festa?

    La sentenza è a Ischia! Aspetta solo di essere aperta!

    Don Giovanni Trofa sarebbe stato assolto. La sentenza che lo riguarda, dopo le accuse rivoltegli dai suoi ”fratelli” preti di Ischia, sarebbe già stata emessa. E’ questa la notizia che circola da un po’ di tempo. Secondo Michele D’Antonio a Fontana sono pronti a sparare “fuochi” per una settimana. Da diverse settimane eravamo a conoscenza di questa evenienza. Ora attendiamo gli sviluppi di questi rumors. Certo, prendiamo la notizia con il punto interrogativo e con tutte le cautele del caso, ma stiamo sintonizzati. Secondo qualche bene informato, sembra che al processo contro l’ex parroco di Serrara Fontana sia risultati assenti i grandi accusatori. Nessuno avrebbe puntato il dito. Sinceramente, come abbiamo sempre fatto, siamo dalla parte di Don Giovanni e speriamo che questi rumors siano tutti veri e fondati. Ma attendiamo gli eventi così come attendiamo anche per la sorte dell’altro prete accusato dai suoi “fratelli”, quel Don Nello Pascale dallo Schiappone anche lui allontanato dalla sua parrocchia.

    http://www.ildispariquotidiano.it/it/assolto%E2%80%88don-giovanni-fontana-in-festa/#.VvQaqvnhDIV
  • Asilo di Vallo, verdetto choc: niente abusi sui bimbi, tutti assolti

    Asilo di Vallo, verdetto choc: niente abusi sui bimbi, tutti assolti

    Vallo della Lucania. Assoluzione per tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. Colpo di scena nel processo di appello sui presunti abusi all’istituto Santa Teresa di Vallo della Lucani. La Corte d’Appello presieduta da Claudio Tringali, con la sentenza emessa ieri pomeriggio, ha assolto con formula piena la suora Bazan Verde Carmen Soledad, accusata di molestie sessuali su oltre 40 bambini che frequentavano la scuola religiosa, e le due consorelle suor Agnese e suor Romana accusate di favoreggiamento. Sono stati altresì assolti tutti gli altri imputati, già assolti in primo grado, tra cui il fotografo Antonio Rinaldi (difeso dall’avvocato Gaetano Di Vietri) e il muratore Aniello Labruna (difeso dall’avvocato Franco Maldonato).

    Il tribunale di Vallo tre anni fa aveva condannato suor Soledad ad 8 anni di reclusione, e ad un anno e 4 mesi le altre due suore. Tutti assolti ora, perché il fatto non sussiste. La Corte d’Appello ha rigettato l’appello della Procura generale e delle parti civili e le ha condannate al pagamento delle spese processuali.
    Si chiude così, a distanza di quasi dieci anni, una vicenda che ha sconvolto la comunità cilentana.

    http://www.ilmattino.it/salerno/asilo_di_vallo_verdetto_choc_niente_abusi_sui_bimbi-1604610.html

  • Diffamazione al prete sul web

    Diffamazione al prete sul web

    Al via il processo che vede vittima un sacerdote al centro da anni di fatti delle cronache giudiziarie.

    Finisce davanti ad un giudice, per un processo per diffamazione sul web, la video intervista del padre di un bimbo, entrambi al centro di diversi processi – a ruoli invertiti tra imputato e parte offesa del reato in questi anni – contro un sacerdote di Ferrara, 60enne.

    La video intervista venne pubblicata sul sito della “Rete nazionale contro l’abuso” e poi fatta girare su YouTube. Da ieri sono sotto processo per diffamazione, davanti al giudice Franco Attinà, il padre del bimbo, uno straniero, e il responsabile del sito (assistiti dagli avvocati Montalto e Grigolato) mentre parte civile si è costituito per il sacerdote l’avvocato Maruzzi.

    Il processo ieri mattina, dopo le questioni preliminari è stato aggiornato al 6 dicembre prossimo, dopo l’ampia discussione sulla competenza territoriale del processo. Secondo le difese doveva essere spostato a Savona, dove risiede il responsabile del sito che realizzò l’intervista e dove ha sede l’associazione, ma il giudice ha valutato invece la competenza di Ferrara: argomentazioni sempre più attuali sul dove si debba radicare il reato di diffamazione sul web, poichè è difficile provare il momento e il luogo in cui viene caricato il materiale ritenuto poi diffamatorio. Altro fatto importante del processo riguarda la non ammissione del giudice Attinà della sentenza del processo per molestie sessuali, da cui nacque questa video-intervista, molestie (presunte) a carico del prete sul figlio di uno degli attuali imputati, per cui il sacerdote era stato condannato a Ferrara ma assolto in appello, processo ancora pendente in Cassazione, almeno per i profili civilistici e dunque l’assoluzione non è ancora definitiva.

    Per questo motivo – ribadiamo – anche in questo articolo non vengono citati i protagonisti: tanto meno viene fatto il nome del sacerdote, che ricordiamo essere ancora sospeso a divinis dal Vescovo di Ferrara.

    Secondo il legale del sacerdote «questo fatto è uno dei tanti tasselli della trama messa in atto dal padre del bimbo per distruggere la reputazione del sacerdote mio assistito, riversando sul web una serie di ignobili falsità, su inesistenti episodi di pedofilia, uno solo dei quali denunciato all’autorità giudiziaria». Il legale si sofferma sulle dichiarazioni fatte nella video-intervista in cui venivano affermati fatti mai segnalati. Per l’unico fatto, invece «il sacerdote è stato assolto con sentenza penale definitiva per insussistenza dei fatti (resta il civile, ndr), vicenda che vede ora il mio assistito, a parti inverse, parte civile per calunnia e di tentata estorsione ove è imputato lo stesso denunciante». E ancora, l’avvcoato Maruzzi: «una persona umana, prima ancora che un sacerdote, che subisce un tale calvario, merita completa e pubblica riabilitazione. E a tale proposito continua la mia personale perplessità sulla davvero poco comprensibile “cautela” da parte della locale Curia sulla vicenda», ha spiegato il legale alludendo alla sospensione a divinis ancora in atto.

  • Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Il parroco fu condannato in primo grado e assolto in appello, per poi passare al ‘contrattacco’

    È cominciato davanti al giudice Alessandra Testoni il processo per estorsione e calunnia che vede alla sbarra un 35enne di origine serba che accusò il parroco Andrea Margutti di violenza sessuale sul figlio.

    Una vicenda che ha visto prima la condanna in primo grado e poi l’assoluzione in appello per il ‘don’, che affiancato dal proprio legale Claudio Maruzzi è poi passato al contrattacco denunciando il 35enne, che a suo avviso si sarebbe inventato l’accusa di pedofilia per riuscire a farsi intestare la casa del prete.

    La vicenda inizia nell’estate del 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sono già sorti i problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata due mesi fa dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Ieri (3 febbraio) si è svolta la prima udienza del nuovo processo, in cui il giudice ha ammesso tutti i circa 30 testimoni indicati da procura, parte civile e difesa, oltre ai due consulenti indicati dall’avvocato Maruzzi: una psicologa che descriverà le condizioni psicologiche in cui versava il prelato all’epoca della denuncia e un tecnico che ha ricostruito gli orari di arrivo del sacerdote alla festa di compleanno del figlio dell’imputato, che secondo il don sono incompatibili con la versione di alcuni testimoni. In quell’occasione si sarebbe verificato l’episodio di molestie sessuali che portò alla condanna di Margutti, poi annullata in appello.

    “Non mi spiego il fatto che, a tutt’oggi, dopo l’assoluzione in appello decisa a settembre – commenta l’avvocato Maruzzi dopo l’udienza -, chiesta dalla stessa Procura Generale, non sia stata ancora revocata la sospensione  a divinis disposta nei confronti del sacerdote dopo la condanna in primo grado. Forse per la Curia il prelato, in attesa della definitività della assoluzione, è ancora da ritenersi presunto colpevole?”.

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

  • I primi 18 sacerdoti colombiani accusati di pedofilia

    I primi 18 sacerdoti colombiani accusati di pedofilia

    Da Vescovi ai sacerdoti quartiere che hanno concluso con crimini coinvolti abusi sessuali sui bambini. L’ultima Japson Giraldo usato per molestare FB

    Anche se ci sono pochi sacerdoti in Colombia pubblicamente identificato un fenomeno che Papa Francesco riconosce grave non solo per le sue dimensioni, ma anche dal silenzio all’interno della Chiesa cattolica che lo ha circondato.

    Questa è una lista iniziale di sacerdoti accusati, sia disciplinari o giudiziarie, per molestare, abusare, battendo e anche violentato minori. E ‘stato costruito da denunce da parte dei genitori di famiglie colpite, intere comunità indignati e vari media nazionali al momento segnalato un abuso da parte di sacerdoti cattolici, da vescovi a cure semplici città e capoluoghi di distretto, e si è verificato tra il 2001 e il 2015. Si descrive caso per caso e la situazione giuridica è che ogni sacerdote:

    Sacerdote: Jairo Alzate Cardona
    Località: Pereira
    Vittima: Il ragazzo, 10
    Anno: 2011
    Ricorrente: Madre del bambino

    Crime: Il padre di Alzate Cardona era un professore di scuola di El Dorado ed era determinato a punire, non tralasciando pausa, i piccoli di 10 anni. Il sacerdote ha approfittato della chiusura con il ragazzo per baciarlo, toccarlo e costringerlo a fare sesso orale con lui. Il bambino è tornato a casa disgustato per lavarsi la bocca. La madre ha cominciato a notare lo strano comportamento del figlio e molestato un giorno a dirgli la verità. Il ragazzo ha confessato tutto. Era tranquillo per sei mesi perché Alzate Cardona ha minacciato di uccidere sua madre, se avesse parlato.

    Stato del caso: Jairo Alzate Cardona era colpevole hayado il Secondo Tribunale penale Circuit Pereira e condannato a sette anni di carcere.

    Sacerdote: Efraín Rozo
    Località: California, Stati Uniti
    Vittime: due bambini sotto i 14 anni
    Ricorrente: Se stesso
    Anno: 2006

    Crime: A Efraín Rozo 88 anni è diventato il primo sacerdote colombiano a confessare crimini che abusano due bambini sotto i 14 anni in California, Stati Uniti.

    Stato attuale: Il sacerdote è stato assolto.

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    Sacerdote: Adrian Wilson Fraga
    Vallejo. Vittima, ragazza di 12 anni
    Ricorrente:. Il padre di Omar Bolaños ragazza
    Città: Pasto, Nariño

    Criminalità: Sulla base del suo status di prete, Fraga Vallejo ha vinto la fiducia della famiglia e sistematicamente Bolaño ripetutamente violentata la ragazza di 12, lasciandola incinta.

    Situazione Caso: Di fronte accuse di famiglia Bolaño, il sacerdote è stato chiamato a presentarsi spontaneamente al pubblico ministero, ma non ha mai fatto. E ‘stato inoltre invitato tre volte per un esame del sangue è fatto per controllare il suo DNA, ma anche rifiutato. Prima dello scandalo la chiesa ha deciso di trasferirlo alla parrocchia di San José Obrero di Pasto. Data la riluttanza del sacerdote a comparire davanti alle autorità, l’accusa ha inviato un ricercatore ma Fraga Vallejo sfuggito quel pomeriggio. Da allora la sua sorte sono sconosciuti.

    Priest:. Luis Enrique Duque Valencia
    Vittime: due bambini di 7 e 8 anni
    Anno: 2007
    Città: Libano, Tolima

    Crimine: I due bambini erano figli di profughi che erano venuti da Villahermosa per sfuggire alla guerra. Si stabilirono in Libano e Duque Valencia visto una consolazione spirituale per il dolore che affliggeva. Il sacerdote non è solo consigliato, ma far loro essere bambini in parrocchia poche notti. Un paio di fratelli ha lasciato a rimanere nel suo letto dove si spogliava, toccato e costretti ad avere rapporti sessuali. Uno dei bambini ha subito diverse operazioni in quanto in violazione, il sacerdote ha strappato i suoi genitali.

    Caso situazione: nonostante il dioscesis Libano, presieduta da monsignor José Miguel Gomez, cercato di proteggere il sacerdote spostandolo in una chiesa a Ibague, il sacerdote è stato giudicato colpevole da un giudice nel capitale di Tolima e condannato a 18 anni di carcere , sta ancora scontando quella frase.

    Priest:. José Mena Abbey
    Vittime: Ragazza 15 anni
    Anno: 2001

    Criminalità: Lo stupro di un minore di 15 anni nella città di Esteli, Nicaragua.

    Stato del caso: Abbazia di Mena, nato a Choco, è tornato in Colombia dopo aver violentato la ragazza nel 2001. Sei anni dopo fu catturato a Villa Luz de Bogotà. Anche se la giustizia nicaraguense così necessaria per l’estradizione, il governo non poteva fare niente perché non c’è accordo con tale paese.Mena Abbey è attualmente latitante

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    Sacerdote Jose Antonio Zapata
    Vittima: nove anni
    Anno: 2009
    Luogo: città di Juliaca, Puno, Perù

    Criminalità: Il sacerdote colombiano, residente in Perù, violentate un bambino sotto i nove anni con la sindrome di Down.

    Situazione Caso: Siete liberi e che sia scomparsa.

    Sacerdote: Luis Felipe Correa
    Vittima: 11-anno
    Anno: 2012
    Luogo: Pace Ariporo, Casanare

    Criminalità: abusi sessuali, e ripetutamente, un ragazzo di 11 anni. Il sacerdote lo ha pagato soldi per la sua vittima non dirlo a nessuno. Alla fine il ragazzo non resiste e disse a sua madre che l’abuso era oggetto. Il vescovo della diocesi di Yopal vescovo Misael Vacca Ramirez, subito ritirato il sacerdote della sua chiesa.

    Stato del caso: il sacerdote è detenuto in carcere a Yopal.

    Sacerdote: Japson Giraldo
    Vittima: bambino 15 anni
    Località: Soacha
    Anno: 2014

    Ricorrente: collaboratore della stessa chiesa

    Criminalità: Il vescovo della Chiesa Vecchia cristiano cattolico molestato sessualmente, attraverso il tuo account Facebook. Uno dei messaggi inviati al giovane ha detto: “Posso immaginare che si andare al cinema, una discoteca gay e sientiéndome orgogliosi di essere con voi.” ‘Baby’ e ‘pulcino’ sono due dei soprannomi con cui Japson Giraldo molestato il ragazzo. Uno dei suoi più stretti collaboratori resi conto del fatto e lo ha riferito alla giustizia.

    Caso Stato: Per due anni è rimasto libero Japson Giraldo, ma nel gennaio scorso 6 polizia lo ha catturato in Soacha. Sta aspettando la sua condanna.

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    Sacerdote: Pietro Abelardo Ospina
    Località: Philadelphia, Caldas
    Anno: 2008
    Vittima: sotto i 12 anni

    Ricorrente: la stessa vittima,

    Criminalità: stupro e picchiando un braccio per rompere il suo chierichetto, di 12 anni.

    Stato di caso: Quattro mesi dopo aver denunciato il caso, Ospina è stato arrestato. E ‘durato due mesi rinchiusi fino a quando non è stato assolto. La famiglia del bambino appello, e il sacerdote è stato condannato a 21 anni di carcere nel 2012.

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    Mons Fernando Rocha Piñeros
    Vittima: bambino di 9 anni
    Anno: 2007
    Luogo: Bogotá

    Criminalità: Il sacerdote Fernando Rocha Piñeros, a 77 anni, ha guidato la Fondazione Camera dei bambini senzatetto quando fu accusato di toccare un protetto che aveva solo 9 anni.

    Caso di stato: Il sacerdote è stato riconosciuto colpevole e ha ricevuto una condanna di quattro anni che si è riunito a La Picota prigione a Bogotà. Era la prima volta che un vescovo condannato per pedofilia in Colombia.

    Sacerdote: Juan Carlos Patino Arango
    Vittime: due figli di 11 e 9
    anno: 2007
    Località: Houston, Texas.

    Crime: A metà degli anni ’90 il sacerdote colombiano è arrivato alla chiesa di S. Francesco di Sales a Houston e la fiducia della loro comunità ha vinto. Ci ha preso per abusare di due minorenni.

    Caso Stato: Il sacerdote è in fuga dalla giustizia.

    Sacerdote: William de Jesús Mazo
    Anno: 2009
    Luogo: Cali
    Vittime: tre fratelli 10, 11 e 12
    Ricorrente: madre della vittima

    Criminalità: i tre fratelli invitati a passare la notte con lui in canonica. I bambini, deliziato su invito di un messaggero di Dio sulla terra, nessuna resistenza alle intenzioni del sacerdote che l’ha violentata ripetutamente. Per tenere i bambini tranquillo, il padre ha dato loro biciclette, skateboard, letto e mercati settimanali. La madre dei bambini non ritarderebbe a realizzare la verità

    Situazione attuale: E ‘stato giudicato colpevole di questo crimine pagando una penale di 33 anni.

    Sacerdote: Guillermo Jimenez
    Località: Bogota
    vittima 12 anni Bambino
    Ricorrente: Studenti della Scuola clarettiano di Bosa

    Criminalità: Guillermo Jimenez non era solo un sacerdote, ma è stato il rettore della scuola cattolica di Bosa a Bogotá. Uno dei suoi studenti filmato durante la riproduzione di un bambino di 12 anni in classe. Il video è stato trasmesso sul programma giorno settimo.

    Situazione attuale: Dopo lo scandalo è stato rimosso da Bogotà a Medellin dove ha lavorato fino al 2014, nella parrocchia di Gesù di Nazareth. Quando è libero.


    Casi particolari:

    Sacerdote: Joseph Isaac Ramirez
    vittima 14 anni.
    Località: Bogota
    Anno: 2012
    Whistleblower: residenti del quartiere Primavera Bogota

    Criminalità: stupro di sotto dei 14 anni.

    Situazione caso: dopo la comunità di quartiere nel sud di Bogotà ha fatto una mobilitazione intorno alla sua innocenza, il sacerdote è stato assolto, dopo tre anni di essere a La Picota, e oggi viene rilasciato.

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    Sacerdote: Julio Cesar Guarin Sosa
    Vittima: ragazza di 16 anni
    Località: Yuba, California Stati Uniti
    Anno: 2013

    Criminalità: Abuso sessuale di 16 anni

    Caso di stato: Il sacerdote è fuori su cauzione.

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    Sacerdote: Leon Dario Londoño Baena
    Vittima: 14 anni
    Luogo: Thames, Antioquia
    Anno: 2011

    Stato di caso: accuse che sindacalizzati il ​​sacerdote di aver stuprato una ragazza di età compresa tra 14 sono stati respinti. Un giudice, vedendo la forza delle evidenze, un ordine del tribunale emesso contro di lui, ma, fino ad ora, dopo essere stato detenuto per diversi giorni nel 2011, gode di assoluta libertà.

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    Priest: David Solano
    Vittime: 4 bambini dell’orfanotrofio Rocca Di Papa Italia
    Anno: 2003

    Criminalità: Il, molto vicino alle affezioni dei club Inter e Roma il Calcio italiano, nortesantandereano padre la sua permanenza in orfanotrofio Rocca Di Pappa in Italia per aver abusato sessualmente di quattro ragazzi.

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    Sacerdote: Gesù Mantilla Emiro
    Vittima :. ragazza di 11 anni
    Anno: 2010

    Criminalità: Padre Emiro Gesù Mantilla è stato accoltellato a morte da una ragazza di 11 anni che, stanco della stupri sistematici a cui è stata sottoposta, ha deciso di attaccare il prete.

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    Sacerdote: Jaime Vasquez Alonso Bustamante
    Vittima: Giovane 16
    Anno: 2013

    Ricorrente: la vittima

    Stato attuale del caso: Il rappresentante della fotocamera e parroco nega aver abusato sessualmente di una ragazzina di 16 anni e assicura che questi incontri sono stati consensuali

    FONTE http://www.las2orillas.co/primeros-18-sacerdotes-colombianos-acusados-de-pedofilia/#.VqIJfvRpg5I.facebook

  • Violenza sessuale, fissato l’appello

    Violenza sessuale, fissato l’appello

    Nuovo processo per don Gino Temporin, assolto due anni fa dalle accuse di un seminarista.

    PIOVE DI SACCO. «Finalmente la fine di un incubo… Ora prego per quel ragazzo. È una liberazione, mi sembra di poter iniziare una nuova vita dopo due anni e mezzo di sofferenze» aveva confidato don Gino Temporin, 69 anni, neoparroco del Duomo di San Martino a Piove di Sacco, all’indomani della sentenza che lo aveva assolto dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di ragazzino. Un ragazzino veneziano oggi 24enne che, all’epoca dei fatti, frequentava la scuola media nel seminario di Rubano. Ora l’incubo ritorna con il secondo grado di giudizio e il processo fissato per il prossimo 21 aprile davanti alla terza sezione penale della Corte d’appello di Venezia, presieduta dal giudice Gioacchino Termini, su ricorso del pm padovano Maria D’Arpa e della procura generale. Pm che aveva chiesto la condanna a 7 anni di carcere per il sacerdote. Diversa la valutazione del tribunale di Padova (presidente il giudice Claudio Marassi) che, il 18 dicembre 2013, aveva pronunciato la sentenza di assoluzione con la formula più ampia (il fatto non sussiste) al termine di un processo delicato e difficile, senza prove, con elementi solo indiziari, dove la parola dell’uno si scontrava con la parola dell’altro. E sul banco degli imputati, quel prete: 43 anni di sacerdozio e mai una macchia, mai un’ombra tanto che l’allora vescovo Antonio Mattiazzo lo ha poi nominato parroco del Duomo di Piove, dimostrandogli fiducia totale.
    Anche le indagini (svolte con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni, l’interrogatorio di ben 29 persone) non avevano portato grandi risultati. O, almeno, risultati incontrovertibili come dev’essere per poter ottenere una pronuncia di responsabilità penale. Del resto i periti nominati dal tribunale di primo grado (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere. L’indagine era stata aperta dopo la denuncia del 24enne che, solo nel 2009, molti anni dopo la permanenza nel seminario di Rubano, si era confidato con una psicologa

    della clinica “Le Betulle” di Como dov’era ricoverato per problemi psichiatrici e un tentativo di suicidio. E aveva raccontato le “violenze” subite. In aula alcuni ex allievi avevano spiegato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.
    Cristina Genesin

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/12/08/news/violenza-sessuale-fissato-l-appello-1.12585340

  • Il nome del sacerdote indagato rimane segreto come le vergogne della chiesa cosentina

    Il nome del sacerdote indagato rimane segreto come le vergogne della chiesa cosentina

    La procura della Repubblica di Cosenza e la polizia di stato hanno fatto prevalere la linea del riserbo rispetto alla scottante vicenda del sacerdote indagato per molestie su un ragazzino di 12 anni regolarmente denunciato dai genitori.

    La Gazzetta del Sud ci fa sapere che siamo davanti a un “pezzo grosso” della diocesi di Cosenza, un prete che probabilmente è già parroco di una parrocchia che conta e che addirittura, grazie all’intercessione di un alto prelato del Vaticano, era stato proposto per la nomina a vescovo di Cosenza.

    Ma il nome no, quello no. Deve rimanere segreto, chiuso tra le stanze della chiesa corrotta, della procura sempre più porto delle nebbie e dei giornalisti che si prestano a questo gioco sporco. I “pezzi” dei giornali di regime di oggi sono rivoltanti, fanno schifo nella loro squallida carità pelosa per il ragazzino e i suoi genitori e nella loro vergognosa deferenza verso questo sacerdote pieno di santi in paradiso.

    Oggi si prendono tutte le cautele del caso per il “pezzo grosso”, ieri un sacerdote onesto come Padre Fedele è stato buttato in pasto all’opinione pubblica ed è stato assolto con formula piena dopo dieci anni di sofferenze mentre un ladro conclamato come don Alfredo Luberto dice ancora messa nell’Episcopio di Como.

    La storia dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello la conoscono tutti. Si tratta della casa di cura balzata agli onori della cronaca per i trattamenti disumani nei confronti degli ospiti, quasi tutti malati di mente. E per le ruberie del prete che lo dirigeva, don Alfredo Luberto, tali da creare un buco di proporzioni gigantesche.

    A settembre 2005 il Monaco visita per la prima volta il Papa Giovanni ma nel frattempo a Cosenza è arrivato monsignor Salvatore Nunnari. L’atmosfera era a dir poco molto tesa, con i dipendenti fuori dalla casa di cura a srotolare striscioni del tipo“Luberto vattene”, “Luberto sei un ladro”e così via.

    Padre Fedele chiede di entrare insieme a una troupe della Rai ma gli viene detto di contattare il ras ossia don Luberto, il quale esplode in un ruffianissimo “E come possiamo dire di no a Padre Fedele?”. Lo “spettacolo” che gli si presenterà davanti agli occhi non lo dimenticherà mai. Riceve una lavata di testa dal suo superiore (la Rai dal canto suo non manderà mai in onda quelle immagini) e subito dopo si precipita a Reggio da Nunnari.

    Il neoarcivescovo lo tranquillizza, gli dice che non ci sono problemi ma in cuor suo Padre Fedele realizza che sta succedendo qualcosa ma non per questo si arrende. E così, pochi giorni dopo, scrive una lettera aperta agli ospiti del Papa Giovanni intitolata semplicemente “Il lager della vergogna”.

    Il destino del Monaco è segnato. E si compie quando Nunnari, ovviamente avvertito da quel “rattuso” di don Luberto, incontra il Provinciale dei Cappuccini Rocco Timpano e gli preannuncia qualche mese prima l’arresto di Padre Fedele deciso a tavolino e reso possibile dal complotto tra chiesa, politici, magistratura e forze dell’ordine. Una gran porcata che nessuno ha ancora pagato.

    E Nunnari risiede ancora a Cosenza ad ammorbarci la vista e, probabilmente, a coprire i “pezzi grossi” che non possono essere toccati. Anche se c’è una denuncia dei genitori di un ragazzino che urla a tutta una città di essere stato molestato.

    E’ vero, ci sarebbe anche un arcivescovo “nuovo”, Francescantonio Nolè, insediatosi da poco. Ma figuratevi cosa può comandare uno che è arrivato solo da qualche mese in questa “jungla”. Si adegua alla bisogna e si schiera con i più forti.

    Ma prima o poi qualche persona onesta questo maledetto nome lo tirerà fuori e allora saranno guai per tutti.

  • Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

    Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

    «È una persona buona e generosa, vittima di un complotto»

    BORGHETTO.«Don Francesco è una persona generosa e disponibile, e quella contro di lui è solo una montatura». I parrocchiani si schierano al fianco di don Francesco Zappella, il sacerdote accusato di avere molestato un giovane ospite di una struttura religiosa durante il suo mandato missionario in Uruguay, e a Borghetto si respira il clima di Alassio ai tempi della vicenda di don Luciano Massaferro, anche se naturalmente i parrocchiani e gli amici di don Francesco si augurano che sul piano giudiziario finisca in maniera ben diversa.

    Anzi, se nella vicenda Massaferro non mancarono fin dal primo giorno neppure i colpevolisti (anche se meno organizzati ed appariscenti degli innocentisti), almeno per il momento a Borghetto tutti sembrano schierarsi al fianco del sacerdote, forse anche per la maggiore distanza in termini geografici di questa vicenda rispetto a quella alassina, che invece si svolse tutta all’ombra (è il caso di dirlo) del campanile. «Don Francesco è generoso e disponibile nei confronti dei bisognosi e in generale di tutti,forse persino troppo – affermano alcuni commercianti che hanno bottega a due passi dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova -. è qui da 6 o 7 anni e il suo comportamento è sempre stato ineccepibile.

    Nonostante le precarie condizioni di salute si occupa personalmente della pulizia e della piccola manutenzione della chiesa e delle pertinenze, risparmiando soldi da destinare a chi ha bisogno». Per tutti don Francesco Zappella è un esempio. «In occasione delle comunioni e delle cresime ha curato personalmente gli allestimenti, col solo aiuto dei volontari, e senza chiedere nulla alle famiglie – ricorda noi parrocchiani -,ed il giorno di Santa Rita è andato personalmente a consegnare la rosa simbolo di quella ricorrenza a quei commercianti che avendo il negozio aperto non hanno potuto partecipare alla cerimonia in chiesa». Ma le accuse di molestie sessuali? «Solo una montatura, una cattiveria compiuta ai danni di una persona buona: don Francesco non può avere fatto cose simili» affermano senza titubanze i fedeli, che martedì sera si sono radunati sotto il balcone della canonica in segno di solidarietà.

    Zappella si è affacciato in risposta all’applauso dei parrocchiani che lo invitavano a non mollare. «Io di qui non me ne vado, chiedo al Signore di darmi la forza e presto tutto si chiarirà» ha detto il sacerdote alla piccola folla riunita sotto il balcone. «Vado avanti a testa alta, anche se non è facile,perché il male non può prevalere sul bene,e questa vostra dimostrazione per me è molto importante» ha proseguito. «Non ci interessa che la cosa si chiarisca: noi siamo qui per dirti che siamo con te» haurlato qualcuno tra la sessantina di persone radunate sotto la canonica,a testimonianza del fatto che i parrocchiani hanno già assolto don Zappella. Adesso bisogna vedere se la penseranno allo stesso modo anche la giustizia penale italiana e quella uruguaiana, cui il sacerdote dovrà rispondere di una delle accuse più infamanti, specie per un uomo di Dio.

    STEFANO FRANCHI

    LUCA REBAGLIATI

    IL SECOLO XIX SAVONA

  • BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

    BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

    Il caso don Giorgio si è chiuso per sempre.  Come si ricorderà si tratta del sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di una bambina, all’epoca di 8 anni, che frequentava la parrocchia di San Pio decimo a Bolzano. Il sacerdote ha sempre negato i fatti contestati che riemersero sulla base di un sogno della presunta vittima e di successive cure psicologiche.

    Assolto in primo grado penalmente, il sacerdote venne condannato in appello, con successiva prescrizione del reato  sancita dalla Cassazione che però confermò i risarcimenti in sede civili previsti dalla sentenza di secondo grado per 760 mila euro. A seguito dell’impossibilità del sacerdote di far fronte al pagamento, con successivo procedimento civile vennero citate in giudizio, per rispondere in solido, anche la Curia e la Parrocchia.

    Ora la vicenda è stata definitivamente chiusa con un accordo extragiudiziale i cui contenuti sono però destinati a rimanere segreti. Tutte le parti in causa hanno infatti sottoscritto un impegno di totale segretezza che prevede, in caso di violazione, pesanti penali.

    BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

  • Marsala, “Molestie telefoniche”: assolto don Vito Caradonna

    Marsala, “Molestie telefoniche”: assolto don Vito Caradonna

    Il giudice monocratico Matteo Torre, del Tribunale di Marsala, nel processo che vedeva don Vito Caradonna imputato per molestie telefoniche e minacce, ha assolto il prete marsalese “per non aver commesso il fatto”.

    Gli avvocati difensori di Caradonna, Stefano Pellegrino e Luigi Pipitone: “Siamo soddisfatti del risultato raggiunto e riteniamo che sia il primo passo di un percorso che ci consentirà di rendere giustizia al nostro assistito. La parte offesa ha escluso che le minacce telefoniche anonime ricevute possano essere riconducibili a Vito Caradonna perché il timbro di voce era completamente diverso anche per via dell’accento palermitano”.

    Per l’ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala il pm Calò aveva chiesto la condanna a 3 mesi di reclusione. Il processo in questione scaturisce dalla denuncia di Antonino La Rosa (40 anni), persona offesa, assistita dall’avvocato Edoardo Alagna, che nell’estate 2011 ricevette per quattro giorni alcuni messaggi anonimi a tema minaccioso: “Ti uccido. Non hai capito niente sei tu quello che devo distruggere. Saluta per sempre le persone che ami perché non le rivedrai mai più”. L’avvocato Alagna: “Il mio assistito ha ricevuto questo genere di messaggi per circa quattro giorni. Poi ha sporto denuncia contro ignoti”.

    Prima ancora era gli era arrivata una telefonata anonima altrettanto minacciosa. Tuttavia la scheda telefonica usata per chiamata ed sms risulta intestata a don Vito, ma i legali hanno sottolineato che non c’è prova che sia stato lui ad usarla”.

    http://www.marsalaviva.it/cronaca/cronaca-di-marsala/item/19680-marsala-molestie-telefoniche-assolto-don-vito-caradonna