Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte

    Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte

    Se i pedofili e la loro rete di protezione è ben protetta dalla Curia, le Diocesi si adoperano per far passare il peggio a chi osa denunciare la pedofilia e gli affari sporchi del clero. Savona ne è l’esempio più eclatante. Dove alle “coincidenze” (come nel caso di don Rebagliati) si aggiungono gli elementi documentali (come nel caso di Francesco Zanardi)…

    Don Rebagliati non era un prete qualunque. Era l’Economo della Diocesi di Savona-Noli. Non riusciva più ad assistere agli affari sporchi che, soprattutto nella stagione del Vescovo CALCAGNO , detto “mitraglietta” per la sua passione per armi da fuoco e da guerra, divenuto poi elemento di punta del Vaticano e della gestione economico-patrimoniale della Santa (sic) Romana Chiesa. Rebagliati non poteva nemmeno veder perpetuata l’omertà che proteggeva, nella Chiesa, i preti pedofili.

    Don Rebagliati raccontò quel sapeva a Francesco Zanardi e ad altri. Lasciò documenti che raccontavano giri di soldi da capogiro per “finte donazioni” che servivano a ripulire denaro sporco o per tornare indietro facendo fisso il Fisco. Raccontò del legame saldo con pezzi della ‘ndrangheta per riciclare denaro e per operazioni immobiliari. Raccontò dei casi di pedofilia, perpetuati da uomini della Chiesa, che i Vescovi di Savona-Noli aveva coperto, con la complicità di una ampia rete “civile”. Raccontò tutto anche in Procura. Verbalizzò.

    Don Rebagliati di punto in bianco venne accusato di crimini sessuali da un soggetto che, guarda caso, venne sorpreso anche ad intimidire Francesco Zanardi, sotto la sua abitazione. Racconta Zanardi nel dettaglio: “Era il 2011, quando Giancarlo CASELLATO denuncia sotto spinta del vescovo Lupi (emerge agli atti) Carlo Rebagliati. L’accusa è tentato omicidio (hiv) e istigazione alla prostituzione. Il Vescovo subito dopo la denuncia rimuove Rebagliati dalla parrocchia e nel giro di poche settimane lo riduce allo stato laicale. Chissà perché non sono così veloci quando il prete è pedofilo. Rebagliati viene poi assolto per quell’accusa ma oramai la sua vita era distrutta. Il CASELLATO sempre nel periodo un cui è accaduta quella vicenda una notte pianta degli stuzzicadenti nel mio citofono per bloccarlo ed indurmi a scendere. Per sua sfortuna gli stecchini non tengono e così è costretto a inserirne in più volte più di uno. Nel frattempo avevo chiamato la mobile che lo sorprende proprio sotto casa.”.

    Rebagliati quindi è uscito pulito da quella denuncia, che si dimostrò infondata, ma quella calunnia è servita a metterlo fuori gioco. La Diocesi, per volontà di CALCAGNO e con il Vescovo LUPI quale “esecutore”, cercò prima di “imprigionarlo”. Lo lasciarono Economo della Diocesi – nonostante la sua volontà di dimettersi – ma gli tolsero l’accesso alla gestione contabile della Diocesi stessa. Insomma: tenuto a forza a quella carica ma con una benda agli occhi ed i lacci alle mani.

    Don Rebagliati era malato. Non aveva nulla. Se avesse abbandonato la Chiesa si sarebbe trovato senza possibilità di sopravvivere. E la Diocesi di Savona-Noli ecco che dopo la “bastonata” offre la mano dell’aiuto (avvelenato). Garantisce le cure a Rebagliati. Chi lo deve accudire e dove deve essere accudito è la Diocesi di Savona-Noli a deciderlo… Rebagliati è in balia dei suoi carnefici.

    Il Vescovo LUPI lo riceve ed ha una sola preoccupazione – come testimonia la registrazione dell’incontro, in nostro possesso, effettuata da Rebagliati -. Questa preoccupazione del LUPI è di sapere che cosa aveva raccontato Rebagliati al Procuratore Capo di Savona, Francantonio Granero e cosa questi gli aveva domandato e messo a verbale.

    Don Rebagliati aveva paura. Lo ha raccontato in un lungo dialogo che in parte abbiamo già pubblicato da tempo. Ed Don Rebagliati è morto, dopo due guasti alla macchina per la dialisi. Il primo lo mandò in setticemia. Pure se debilitato si riprese… ma al secondo guasto la setticemia lo ha annientato e di lì a breve tirò l’ultimo respiro.

    Il girone infernale per Rebagliati inizia, guarda caso dopo che entrò in rotta di collisione con il potentissimo Mons. CACALGNO che da Savona salì nella gerarchia della Curia, nel “cerchio magico” del Vaticano. E quando le indagini sulle denunce delle vittime dei preti pedofili nel savonese, così come quelle sui conti e gli affari comuni che più di “santità” sapevano di “mafiosità”, per Rebagliati è stata la fine. Anche durante i ricoveri non mancava l’emissario della Diocesi che gli ricordava che era Chiesa a pagare le cure così che gli fosse chiaro che se fosse venuto meno al vincolo “omertoso” si sarebbe trovato in strada senza più cure.

    E se il fascicolo “chiave” che porta a scoperchiare il caso GIRAUDO (che abbiamo visto nella prima parte) e quindi la vergognosa protezione posta in essere dalla Chiesa verso i pedofili, è del 2009, la Diocesi savonese non perde tempo nel muove subito contro il grande accusatore: Francesco Zanardi. Andiamo con ordine per capire come si è arrivati alla vendetta…
    Zanardi conosce bene la Diocesi savonese (ci aveva lavorato per la gestione informatica). Ma è soprattutto una vittima di GIRAUDO che ne abusò quando era minorenne. E’ uno di quelli che non sta zitto. Racconta e denuncia. Non si piega al “ricatto”. Anzi, cerca le vittime come lui e le indirizza a denunciare alla Magistratura per avere Giustizia.

    Zanardi vive in una casa della Diocesi savonese. Un appartamento in via dei Cambiaso, che è diventato patrimonio della Chiesa per uno di quei tanti lasciti per “opere di bene” e che non si sa bene come è stata classificato “bene storico culturale”. Un lascito da parte di VESCOVO Giustina (di Alessandria cl. 1892) che fece ben due testamenti, in due giorni consecutivi con un notaio di Varazze, per quell’immobile ed altri (*). Per entrare in quell’appartamento Zanardi ha un regolare contratto di affitto, stipulato dal 1 gennaio 2005 che prevede un canone annuo di 3.600 euro d’affitto. E per poterci vivere deve fare dei lavori. Una radicale ristrutturazione che gli va a costare decine e decine di migliaia di euro oltre che non poter abitare nell’immobile affittatogli per diversi mesi.

    L’Economo della Diocesi Carlo Rebagliati (che è il titolare della questione e che non a caso aveva firmato anche il contratto di locazione) concorda con Zanardi che quanto da lui speso (55.000 euro) per il restauro dell’appartamento saranno scalati dall’affitto.
    L’Economo procede già nell’aprile del 2005 ad annotare che le mensilità da gennaio ad aprile viste le spese per i lavori sostenute da Zanardi.
    Il 1 gennaio 2006 sempre l’Economo della Diocesi, Rebagliati, mette nero su bianco che i canoni d’affitto di Zanardi sono da considerarsi pagati sino ad esaurimento del credito di Zanardi per i 55.000 euro di lavori di ristrutturazione.
    Poi si aggiunge anche la liquidazione dovuta a Zanardi per il lavoro svolto presso la Diocesi sino al marzo 2007 e Don GIOCOSA mette nero su bianco che per tale liquidazione (unitamente al pagamento effettuato con assegno) che i canoni di affitto coperti con tale liquidazione portano a considerare pagate tutte le mensilità dall’aprile a dicembre 2007.

    Di punto in bianco, eliminato Rebagliati (il “traditore” da schiacciare) per schiacciare Zanardi entra in azione il 2 settembre 2011 l’Avv. Stefano SAVI che su mandato del Vescovo LUPI chiede il pagamento dei canoni di affitto dal 2009, annunciando che in caso di mancato pagamento aveva già avuto mandato dal Vescovo di promuovere la causa di sfratto per “morosità”.

    Ma come “morosità”??? Chi è “moroso” è la Diocesi verso Zanardi non l’inverso… Facciamo due conti:
    – le mensilità coperte con il credito di Zanardi dalla Diocesi per i lavori di ristrutturazione (55.000 euro) sono 183;
    – le mensilità coperte con il credito di Zanardi dalla Diocesi per la liquidazione sono 9;
    – nel complesso si parla di 192 mensilità, ovvero 16 anni!!!
    Zanardi ha quindi un affitto pagato con quanto la Diocesi gli deve dal 1 gennaio 2005 sino al 2021!

    In Diocesi forse si sono resi conto che stanno entrando su un percorso minato.

    E’ allora direttamente il Vescovo LUPI che il 14 settembre 2011 scrive in una raccomandata a Zanardi in cui comunica che il 31 dicembre 2012 non sarà rinnovato il contratto d’affitto.

    Il giorno seguente, il 15 settembre 2012, l’Avv. SAVI Stefano e RUSSO Marco (lo stesso legale del GIRAUDO) promuovono l’azione di legale presso il Tribunale di Savona con un Atto di Intimazione di sfratto per “morosità”…

    Zanardi resiste e promuove la sua difesa. Produce tutti gli atti, le lettere, tutto nero su bianco.

    Gli avvocati del Vescovo LUPI e della Diocesi savonese cercano di disconoscere le lettere di Rebagliati dicendo che non aveva titolo a firmarle. Ma come, l’Economo che ha titolo di gestire gli immobili ed i fondi della Diocesi (tanto che aveva firmato lui il contratto di locazione) di punto in bianco viene “disconosciuto”? Non solo. Gli avvocati della Diocesi affermano che la comunicazione firmata da Rebagliati non sarebbe valida perché mancava la firma… ma poi producono una serie di “ricevute” per canoni di affitto “pagati” (ma che in realtà non erano stati pagati da Zanardi ma scalati dal credito che la Diocesi aveva con Zanardi) che sono prive di numero progressivo, di timbro e pure di firma!

    Il Giudice, in udienza, afferma che se il Vescovo LUPI vuole “disconoscere” quel documento firmato da Rebagliati deve recarsi alla successiva udienza di persona ed affermarlo, assumendosi la responsabilità piena. A quel punto escono gli articoli sulla stampa… Il giorno seguente Rebagliati, ricoverato, riceve la visita di “MINACCIA” di mons. Antonio FERRI (attuale vicario generale della Diocesi) che gli dice di disconoscere quella lettera (abbiamo l’audio di Rebagliati che lo racconta, se dovesse servire a qualche Autorità!), ricordandogli che è la Diocesi che gli paga le sue cure!

    Tra i testimoni indicati dagli Avvocati della Diocesi ci sono gli uomini fedeli del Vescovo LUPI e del Mons. CALCAGNO ma non c’è don Carlo Rebagliati. Ovvero per dire che Rebagliati non ha firmato un’accordo con Zanardi non si chiede al Giudice di sentire Rebagliati (allora ancora vivo), bensì altri!

    All’udienza successiva il Vescovo LUPI non si presenta. Il Giudice non riconosce quindi la “morosità” imputata a Zanardi dalla Diocesi e proroga lo sfratto al 31 dicembre 2012 sino al 31 agosto 2013, rinviando per il merito a successiva udienza (che deve ancora tenersi).

    Zanardi ha vinto, sbugiardando la Diocesi savonese che, con i propri legali affermava che lui fosse “moroso”. Ma è senza soldi. Ha investito tutto per quella ristrutturazione. Si è visto bruciare la terra intorno dal punto di vista lavorativo…La Diocesi lo sa… e non dimentica che Zanardi è una vittima ed anche uno dei grandi accusatori proprio dei pedofili savonesi e delle coperture a questi garantite dalla Diocesi. Zanardi ha costruito, in questi anni, una rete di monitoraggio e denuncia dei preti pedofili, in Italia ed all’estero. Raccoglie testimonianze e le porta a conoscenza delle Autorità e della pubblica opinione. Ed allora Zanardi deve finire per strada…

    Ecco le “opere di bene” ed il senso di Giustizia della Chiesa, in terra di Savona!

    Se non la volete chiamare vendetta, spietata vendetta per distruggere – mentendo sapendo di mentire – una persona, in che altro modo si può chiamare tutto questo?

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    ECCO I DOCUMENTI DI QUESTA STORIA:

    – CONTRATTO DI LOCAZIONE (gennaio 2005)

    – PRIMO ABBUONO CANONI per ristrutturazione (aprile 2005)

    – ABBUONO COMPLESSIVO CANONI per ristrutturazione (gennaio 2006)

    – RICEVUTA ABBUONO CANONI 2006 – (dicembre 2006)
    [a conferma dell’accordo con REBAGLIATI]

    – LIQUIDAZIONE PRESTAZIONE D’OPERA (marzo 2007)

    – ABBUONO (ULTERIORE) PER LIQUIDAZIONE (marzo 2007)

    – RACCOMANDATA AVV. SAVI (settembre 2011)

    – SFRATTO VESCOVO LUPI (settembre 2011)

    – ATTO INTIMAZIONE SFRATTO (settembre 2012)

    – COMPARSA DIFESA ZANARDI (novembre 2012)

    – MEMORIA AVV. RUSSO PER DIOCESI (gennaio 2013)

    – RICEVUTE PRESENTATE DA AVV.TI DIOCESI

    – ORDINANZA GIUDICE SU SFRATTO (senza contestazione di “morosità”)

    – VERBALE INTEGRALE UDIENZA

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    (*) SUL LASCITO ALL’ISTITUTO DIOCESANO PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO

    La signora VESCOVO Giustina Placida Giuseppina Faustina, nata il 1 giugno 1982 e residente in vita a Savona sino aldecesso il 29 luglio 1983 fece ben due testamenti presso il Notaio MANUTI Domenico di Savona. Il primo testamento il 26 luglio 1983 ed il secondo il giorno seguente, il 27 luglio 1983.

    La DIOCESI prima di accettare tale eredità di cui cui ai due testamenti in prossimità della morte, attese anni, ovvero sino al 13 gennaio 1988.

    Per l’Atto di Successione dovrà trascorre ancora oltre un anno. Questi infatti venne iscritto alla Conservatoria dei registri immobiliari solo il 1 marzo 1989.

    – ATTO 1

    – ATTO 2 

    Guardando ai due testamenti, quello del 26 luglio 1983, si apprende che la VESCOVO Giustina annullava con quello, a pochi giorni dalla morte, il precedente testamento, indicando che lasciava tutto il suo patrimonio alla DIOCESI savonese per “OPERE DI BENE” (chissà se l’affittarlo, farsi pagare la ristrutturazione, e poi sfratatre gli inquilini senza rimborsagli le spese sostenute rientra nelle “OPERE DI BENE”… ma ci pare di no).

    In quello del 27 luglio invece aggiunge un ulteriore bene all’eredità (una cascina ad Alessandria) che viene lasciata al suo “Amministratore e Procuratore generale”, Bianchi Felice.

    Le firme della signora VESCOVO appaiono radicalmente diverse, seppur poste a distanza di un giorno…

    Quella del 26 luglio 1983:

    Quella del 27 luglio 1983:

    QUI I TESTAMENTI INTEGRALI:
    – 26 LUGLIO 1983
    – 27 LUGLIO 1983

     

    http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11065-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-seconda-parte.html

  • Salesiano ex confessore di Berlusconi condannato per violenza sessuale

    Salesiano ex confessore di Berlusconi condannato per violenza sessuale

    Aveva attirato uno studente nella sua stanza durante una gita a Rimini. Don Gabriele Corsani nel 2010 era stato invitato a Palazzo Chigi con un gruppo di studenti universitari di Pavia. E proprio alla procura locale il gup ha trasmesso gli atti perché venga aperta una nuova indagine.

    “Un sacerdote molto coperto, molto protetto da un ambiente omertoso. Tutti sapevano, ma nessuno parlava. Era un personaggio chiacchierato da tempo”. L’avvocato Monica Gnesi punta il dito anche contro i superiori di don Gabriele Corsani, sacerdote vicino alla famiglia Berlusconi e già confessore dell’ex premier, condannato a 3 anni e 4 mesi per violenza sessuale dal giudice per l’udienza preliminare di Rimini Stefania Di Rienzo. Il pm, che aveva chiesto 6 anni di carcere, durante la requisitoria aveva parlato di “serialità” e infatti il gup ha trasmesso gli atti a Pavia perché proceda dopo la denuncia di uno studente della facoltà di Medicina di Pavia. Don Gabriele, economo del collegio salesiano della città lombarda e già celebrante ai funerali di Giorgio Gaber, ha insegnato anche religione all’Istituto Breda di Sesto San Giovanni. Il sospetto è che possa aver “circuito” altri giovani, magari anche minorenni ma che nessuno abbia voluto vedere questa sua propensione a baciare e ad accarezzare i ragazzini. Organizzava gite, insegnava ed era l’animatore di iniziative ma probabilmente per poter avvicinare sempre di più gli studenti.

    Il giudice lo ha riconosciuto colpevole di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario, ma il legale di parte civile sostiene che l’avvicinamento al suo assistito sia avvenuto prima, quando aveva meno di 18 anni. L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote, 44 anni, era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto dopo cinque anni di tormenti e paura. “Sì perché sceglieva bene le sue vittime – prosegue l’avvocato – ragazzi con gravi problemi familiari, sensibili o timidi e che magari proprio per questo l’avrebbero protetto”. Il prete, che non ha mai partecipato al processo, durante la fase delle indagini preliminari ha negato tutto; anche di essere stato a Rimini dove  ha dichiarato di essere stato soltanto da bambino. Il magistrato gli ha anche inflitto l‘interdizione perpetua dai pubblici uffici.
    Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo dell’istituto salesiano, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo. Il ragazzo però non si era fermato ed era uscito dalla stanza. Nel corso delle indagini affidate ai carabinieri sarebbe emerso un altro episodio, raccontato ma non denunciato da un diciannovenne che, nel 2005, don Gabriele avrebbe tentato di baciare sulle labbra. Per l’episodio il prete è stato assolto, mentre per la violenza in camera d’albergo il giudice ha stabilito anche una provvisionale di 5.000 euro. Con la trasmissione degli atti a Pavia verrà aperta una nuova indagine: “Spero che altri ragazzi che non hanno ancora avuto il coraggio di denunciare lo trovino. Molto hanno paura e pensano che non saranno creduti” dice l’avvocato che non esclude anche una casa civile per ottenere un risarcimento.
    Don Corsani prima di questo episodio di cronaca giudiziaria era conosciuto per essere il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier. Don Gabriele aveva conosciuto l’allora premier nel 2002: dai Salesiani l’ex presidente del Consiglio ha studiato e da allora è sempre rimasto legato all’ordine religioso. Tanto che nell’aprile del 2010 un gruppo di studenti universitari salesiani del Collegio Don Bosco di Pavia era stato in visita a Palazzo Chigi su invito del presidente del Consiglio e avevano assistito alle dichiarazioni alla stampa del premier con il collega libanese Saad Hariri al termine del loro incontro. Subito dopo, in un’affollatissima Sala dei Galeoni, Berlusconi ha portato Hariri, tenendolo sotto braccio, verso gli otto ragazzi accompagnati da don Gabriele Corsani per presentarglieli. ”Siamo salesiani – ha detto Berlusconi ad Hariri – una congregazione che si trova anche in Libano”.
  • Don Franco Fontana, specifica monsignor Ernesto Vecchi

    Don Franco Fontana, specifica monsignor Ernesto Vecchi

    Don Franco Fontana, specifica monsignor Ernesto Vecchi, «non sostituisce nessun ruolo ecclesiale ora in atto, ma va considerato un aiuto diretto alla mia persona, perché io possa svolgere al meglio il mio servizio di amministratore apostolico. Qualcuno – che dovrà rendere conto a Dio della sua malafede – ha messo in giro notizie malevoli su don Franco. La verità – a me fatta conoscere dall’interessato prima della sua nomina – è questa: don Franco, quando ricopriva il ruolo di Vicario dell’Ispettore fu accusato di ‘favoreggiamento’ in una causa per molestie sessuali contro un sacerdote salesiano. Il Tribunale di Milano ha assolto don Franco ‘perché il fatto non sussiste’».

  • Violenza sessuale, condannato sacerdote

    Violenza sessuale, condannato sacerdote

    di Gabriele Conta

    PAVIA. Colpevole di violenza sessuale, e condannato a tre anni e quattro mesi di carcere per le molestie a un suo ex allievo. Arriva da Rimini la sentenza di primo grado che condanna don Gabriele Corsani, ex economo del collegio salesiano “don Bosco” di Pavia. Il sacerdote 45enne è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, e dovrà risarcire un suo ex studente con 5mila euro.

    Ma dal collegio non commentano. «Eravamo informati – fanno sapere dalla struttura di via San Giovanni Bosco – ma aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza prima di fare qualunque dichiarazione». Motivazioni che potrebbero arrivare tra molto tempo, visto che il giudice si è preso 70 giorni per depositarle. Chi invece commenta la decisione arrivata ieri da Rimini è Chira Vittone, difensore del sacerdote. «Essendo innocente, don Corsani è molto provato dopo questa sentenza – dice l’avvocato del sacerdote, che non è più a Pavia –. Ma sono sicura che in appello, che presenteremo senza alcun dubbio, riusciremo a dimostrare e a far credere ai giudici che don Corsani è assolutamente estraneo a tutta questa vicenda». Soddisfatta invece Monica Gnesi, avvocato del ragazzo che aveva denunciato don Gabriele. «Sono contenta prima di tutto per il mio assistito – dice il legale – anche perché non è mai facile denunciare certe cose».

    I fatti per cui il sacerdote (noto anche per aver celebrato il funerale della mamma di Berlusconi e per essere molto vicino all’ex premier) è stato condannato ieri con rito abbreviato risalgono al 2007, anche se l’inchiesta della Procura di Rimini era partita nel 2011. Soltanto allora infatti un 24enne ex allievo di don Corsani aveva presentato denuncia, raccontando quello che sarebbe successo in un albergo di Rimini dove un gruppo di allievi di un istituto tecnico di ispirazione cattolica del milanese si trovava per un seminario. Secondo l’accusa, in quell’occasione il sacerdote aveva attirato in una stanza il suo ex allievo, proponendogli di dormire insieme e tentando di toccarlo nelle parti intime prima che il ragazzo riuscisse a fuggire. Nel corso delle indagini affidate ai carabinieri sarebbe emerso un altro episodio, raccontato ma non denunciato da un diciannovenne che, nel 2005, don Gabriele avrebbe tentato di baciare sulle labbra. Per l’episodio del presunto bacio don Corsani è stato assolto ieri dal tribunale di Rimini. Mentre per la violenza in camera d’albergo il giudice Stefania Di Rienzo ha ritenuto don Corsani colpevole di violenza sessuale.

    @GabrieleConta

    16 luglio 2013

  • Don Gabriele Corsani: il prete amico dei Berlusconi condannato

    Don Gabriele Corsani: il prete amico dei Berlusconi condannato

    di Dario Ferri – 16/07/2013 – La storia sulla Stampa

    Tre anni di galera per Don Gabriele Corsani, salesiano di Pavia che è stato riconosciuto colpevole di aver molestato sessualmente un giovane in un albergo a Rimini. La storia la racconta la Stampa:

    L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote – vicino alla famiglia Berlusconi – era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto. Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo di una scuola di ispirazione cattolica del milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo.

    Il ragazzo era riuscito a fuggire:

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 aMilano.Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1031447/don-gabriele-corsani-il-prete-amico-dei-berlusconi-condannato/

    Molestie, tre anni a don Gabriele Sesto sotto choc per il “suo” prete
    Violenza sessuale su allievo, condannato
    Condannato dal Tribunale di Rimini dopo la denuncia di un giovane

    di Patrizia Longo
    Don Gabriele Corsani (Spf)

    Sesto San Giovanni, 16 luglio 2013 – Una città incredula e sotto choc. Non potrebbe essere altrimenti di fronte alla notizia della condanna a tre anni (ieri il rito abbreviato a Rimini) per don Gabriele Corsani, 45 anni da compiere, accusato di molestie sessuali da un suo ex studente. Perché il “Donga”, come lo chiamavano i suoi alunni dai Salesiani – che il sacerdote ha frequentato da ragazzo e dove poi si è ritrovato a lavorare per tanti anni – non è un un prete qualsiasi.
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    Nella Sesto delle acciaierie, don Gabriele è nato e cresciuto. Qui ha frequentato gli istituti Don Bosco di viale Matteotti: prima la media Marelli e poi il centro di formazione professionale Falck e l’istituto tecnico Breda, dove è diventato perito elettronico. A Sesto, figlio di Salesiani, ha scoperto la sua vocazione. E qui è stato ordinato sacerdote: proprio nella parrocchia al quartiere Rondinella, dove giocava da bambino. Monsignor Luigi Olgiati, per tanti anni guida spirituale della città, lo aveva particolarmente a cuore: gli donò i suoi breviari, quando divenne sacerdote, e gli lasciò il calice della sua prima messa.

    A rendere il “Donga” un prete speciale, a Sesto San Giovanni, è stata anche la sua passione per il basket e per il calcio, il suo carisma e la capacità di organizzare grandi eventi: tornato in città dopo quindici anni (dopo il noviziato, gli studi di filosofia, il tirocinio, la licenza in teologia e il diaconato), non si è mai perso una partita dell’Olimpia Milano o del Milan, a cui ha sempre portato i suoi alunni. I biglietti e il lasciapassare negli spogliatoi, come premio per i più meritevoli.

    Tanto stimato da Silvio Berlusconi, che lo ha chiamato al capezzale di mamma Rosa come amico di famiglia, e da Ombretta Colli, che lo ha voluto per l’omelia al funerale di Giorgio Gaber, ha portato a Sesto San Giovanni il «Gospel Festival», manifestazione benefica di grande successo, con artisti di livello internazionale. L’organizzatore della Festa di San Giovanni, cinque anni fa, è stata la naturale conseguenza. La promozione a Pavia, come economo al collegio dei Salesiani, non ha spezzato il legame con la sua città. Che, inevitabilmente, ha accolto con stupore la notizia della condanna.«Mi sembra tutto così assurdo» aveva detto don Gabriele lo scorso febbraio, quando la procura di Rimini aveva chiesto il suo rinvio a giudizio. Ieri il suo avvocato, Kira Vittone, ha annunciato che farà appello.

    patrizia.longo@ilgiorno.net

    http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2013/07/16/920311-violenza-sessuale-don-gabriele-corsani-condannato.shtml

    Condannato per violenza sessuale sacerdote sestese

    Il giudice ha riconosciuto colpevole don Gabriele Corsani di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario
    Redazione15 luglio 2013

    È stato condannato a Rimini con rito abbreviato a tre anni di reclusione, per violenza sessuale su un ex allievo, don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia. Il giudice ha riconosciuto colpevole don Corsani di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario.

    L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote – vicino alla famiglia Berlusconi – era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto. Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo, di una scuola di ispirazione cattolica del Milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo sui genitali.

    Il ragazzo era riuscito a fuggire. Nel corso delle indagini affidate ai carabinieri sarebbe emerso un altro episodio, raccontato ma non denunciato da un diciannovenne che, nel 2005, don Gabriele avrebbe tentato di baciare sulle labbra. Per l’episodio del presunto bacio don Gabriele Corsani è stato assolto, mentre per la violenza in camera d’albergo il giudice ha stabilito, oltre alla condanna a tre anni, anche una provvisionale di 5.000 euro.

    La parte civile, rappresentata dall’avvocato Monica Gnesi di Monza, aveva chiesto almeno 20 mila euro. Non è da escludere quindi l’avvio di una causa civile nonchè dell’appello in sede penale.

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier. Don Gabriele aveva conosciuto Silvio Berlusconi nel 2002: dai Salesiani l’ex presidente del Consiglio ha studiato e da allora è sempre rimasto legato all’ordine religioso.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/don-gabriele-corsani-condanna-violenza-sessuale.html

  • Accusato di violenza, parroco assolto

    Accusato di violenza, parroco assolto

    Don Vanni gestiva una casa famiglia a Lendinara: “E’ la fine di un incubo”

    di Tommaso Moretto

    Rovigo, 19 aprile 2013 – ASSOLTO con formula piena. Per il tribunale di Rovigo, il fatto non sussiste.Don Vanni, all’anagrafe Lauro Manzin (54 anni), secondo il collegio di giudici non è stato autore né di violenza sessuale né di molestie. Quella di ieri era la terza e ultima udienza del primo grado di giudizio del processo penale contro il sacerdote. I fatti risalgono al periodo tra marzo e maggio del 2009. Il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. Ma per Manzin il giudizio è stato ancora migliore. Il tribunale toglie anche il dubbio. La verità giudiziaria è che il fatto non sussiste: nessuna violenza sulle giovani donne che lo hanno accusato.

    C’erano anche loro ieri tra il pubblico, hanno seguito l’udienza. L’avvocato dell’accusa, Davide Perilli, commenta così: «Mi riservo di leggere le motivazioni prima di fare qualsiasi tipo di commento, il collegio si è preso 90 giorni». Questo era il tenore delle testimonianze che si sono potute ascoltare in aula il mese scorso: «Lui ci salutava sempre abbracciandoci e infilandoci le mani su per la schiena, sotto la maglietta». E ancora, «là dentro tutti si salutavano dandosi baci stampo sulla bocca». Poi «faceva sedere le ragazze accarezzando loro il fondoschiena» e «l’ho visto infilare la mano sotto i pantaloni di mia sorella». Manzin (ex parroco a Villamarzana), negli ultimi anni si era occupato, come responsabile dell’associazione ‘La Tenda onlus’, di una ‘casa famiglia’ che è a Lendinara. Una struttura in cui vengono accolte donne vittime di tratta e altre forme di sfruttamento. Era noto per il suo impegno a favore di queste persone, ex prostitute o minori, che hanno avuto vite segnate dal disagio e da problemi di tossicodipendenze. Secondo l’accusa il prete, in occasione di un incontro organizzato durante il Sinodo, cui partecipavano numerose famiglie, avrebbe palpeggiato una ragazza, minorenne all’epoca dei fatti. Secondo la minorenne, in altre occasioni come la confessione, il sacerdote le avrebbe rivolto domande sulle sue fantasie sessuali. Ieri il pm ha domandato esplicitamente all’imputato: «Le è mai capitato di dare della puttanella o della troietta alla ragazza?». Lui ha risposto: «Assolutamente no». Prima don Vanni aveva raccontato una complicata storia di prestiti chiesti dalla madre di una delle ragazze per un totale di qualche migliaio di euro. Don Vanni dopo la sentenza si è detto felice ed ha aggiunto che perdona chi lo ha accusato.
    Tommaso Moretto

    http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2013/04/19/876135-parroco-assolto-accusato-violenza.shtml

  • Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

    Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

    Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.
    26 febbraio 2013 | Autore: maxfrassi

    Vallo della Lucania. Fissato l’appello per la suora pedofila.

    RICEVIAMO E RIPORTIAMO:

    Vallo della Lucania, ricomincia il ‘gioco del lupo cattivo’: al via processo d’appello per suor Soledad

    Articolo di Lucia Cariello per il Giornale del Cilento.

    Ricomincia in corte d’appello il processo sui presunti abusi perpetrati ai dinni di minori dell’istituto religioso di Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sul Banco degli imputati suor Soledad al secolo Carmen Soledad Bazan Verde, peruviana accusata di abusi sessuali ai danni di oltre 30 bambini dell’istituto di Vallo della Lucania. L’avvio del processo d’appello è fissato per il prossimo 2 luglio presso il tribunale di Vallo. Parliamo di una vicenda umana e giudiziaria che scosse profondamente le coscienze. Nel merito furono ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato abusi di ogni genere ai danni dei piccoli da parte di suor soledad.

    Ma facciamo un passo insietro: chi è suor Soledad? Giunta nel 2001 in Italia dal Sudamerica, Soledad, all’anagrafe Carmen Soledad Bazan Verde, è una giovane novizia peruviana che aspirava ad entrare nell’ordine di Santa Teresa del Bambin Gesù e, nello stesso tempo, faceva la maestra in un asilo gestito dalla sua congregazione a Vallo della Lucania. Il dramma reca una data precisa: 17 giugno 2006, Soledad viene arrestata a Roma per evitare una sua fuga all’estero ma la vicenda in realtà ha inizio alcuni mesi prima quando la madre di una piccola di 4 anni che frequenta l’asilo gestito dalle suore di Santa Teresa di Vallo, insospettita dagli strani comportamenti della bambina, denuncia possibili abusi sessuali. Rita Del Gaudio, madre di una piccola dell’istituto di Vallo, alle telecamere di Mattino Cinque, racconta: “M’ero accorta, già prima che mia figlia ci raccontasse, che c’era qualche problema. Aveva gli incubi, mi aggrediva, urlava senza motivo, non mangiava più. Diventava frenetica quando le chiedevamo dell’asilo, una volta voleva sbattere la testa contro il muro”. Scattano, dunque, le indagini nell’istituto e il 21 giugno il giudice decide di interrogare la suora nel corso di indagini preliminari. Vengono sentiti poi, in sede di incidente probatorio, i bambini e per evitare un trauma il tribunale viene trasformato in asilo. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»
    Adesso si apre un nuovo capitolo con l’avvio del processo d’appello. Ricordiamo che la sentenza di primo grado ha stabilito 8 anni di reclusione per la novizia peruviana, 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale. Assolto, invece, il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda. Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

  • Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Da la Repubblica di oggi 14 dicembre 2012, pag. 27

    Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Dal lusso all’ombra degli abusi sessuali tutti i misteri di monsignor Mercedes

    DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BERIZZI
    CREMA — Raccontano che “don Mercedes”, quando scendeva dalla berlina tedesca tirando una boccata dal sigaro Montecristo, sembrava la versione cremasca di padre Des, il monsignore ambizioso interpretato da Robert De Niro nel film “L’assoluzione”.
    In mancanza di un fratello poliziotto (sul grande schermo c’era Robert Duvall), gli amanti delle suggestioni cinematografiche si devono accontentare dell’unica divisa laica contemplata dall’albero genealogico di don Mauro Inzoli: quella del padre, ex guardia giurata notturna a Trescore Cremasco.
    Un uomo per bene, mai nessuna preoccupazione per “Maurino”, quel figlio probo che dopo la laurea in filosofia teologica, a 26 anni, viene ordinato sacerdote. Rieccolo trent’anni dopo, Inzoli. È monsignore, è potente e in carriera, un capoccia di Comunione e Liberazione vicino ai palazzi della politica, che si divide tra il rettorato del liceo
    linguistico Shakespeare e le onlus del movimento ecclesiale a cui appartiene Formigoni, del quale si dice fosse tra i confessori.
    Gira su belle auto scure e frequenta i migliori ristoranti di Milano. Viaggia molto per piacere.
    Il concetto di sobrietà ecclesiale, in lui, è abbastanza labile. Adesso i fedeli raccolti in preghiera tra i marmi barocchi della chiesa di Santissima Trinità, la parrocchia che Inzoli ha guidato fino al 2010, dicono che forse
    «era già tutto scritto» lì, nello stile di vita. La “bella vita” del prete in Mercedes, o “Marcinkus”, l’altro soprannome. Quali sono i «gravissimi comportamenti personali» per i quali il Sant’Uffizio ha ridotto Inzoli allo stato laicale? Che cosa ha combinato questo prete di 62 anni per meritarsi la più grave condanna al termine di un procedimento canonico?
    Succede questo. È martedì. Nella casella di posta elettronica dei 97 sacerdoti della Curia cremasca arriva una «convocazione urgente» dal vescovo Oscar Cantoni, e cioè colui che emetterà la pena per decreto (con una sospensiva di 60 giorni in attesa del secondo grado di giudizio). Da fonti ecclesiastiche filtra qualcosa che è più di un
    indizio: Inzoli si è macchiato di gravi illeciti personali, ma non «di tipo economico». Il provvedimento
    della Congregazione si richiama al capitolo 1720 del diritto canonico. Che ti sfila l’abito talare in cinque casi: se hai ordito un attentato alla vita del Papa; se hai profanato l’eucarestia; se hai assolto un complice in confessione
    o se hai istigato qualcuno a commettere atti turpi; e, infine, se hai abusato di un minore.
    Trovare un prete a Crema che parli in chiaro di questa storia è impossibile. Ma un’anonima fonte ecclesiastica fa un ragionamento sibillino: «Difficile pensare che un monsignore di provincia abbia attentato alla vita del Papa, o che abbia organizzato messe nere. Siccome sono esclusi gli illeciti economici, che cos’altro rimane…?». Solo ipotesi,
    al momento, certo. Ma dietro le dimissioni dallo stato clericale — rese pubbliche dalla “Provincia di Cremona” — potrebbero esserci episodi che attengono alle sfere più intime della vita del sacerdote. Magari rivelati ora, a distanza di anni, da chi un tempo non aveva ancora la maggiore età. Nessuno però si sbilancia. «Attendiamo di capire qualcosa di più», dice il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, Pd area cattolica. Prudente anche Massimo Piazza, ex vicesindaco ciellino. «Per ora sospendo il giudizio». Entro la settimana il vescovo farà una lettera aperta
    indirizzata ai fedeli. Lui, Inzoli, è sparito da Crema due anni fa.
    Quando ebbe un malore e, ripresosi, confidò agli amici l’intenzione di volersi trasferire a Haiti. Lo danno a Milano, o a Torino dalla sorella. Nel frattempo sul conto di “Marcinkus” le malelingue hanno azionato la qualunque voce.

    La condanna del Sant’Uffizio per “gravissimi comportamenti personali” Le voci e i ricordi dei conoscenti

    DON MERCEDES Monsignor Mauro Inzoli, è sparito già da due anni da Crema. Per lui, nei giorni scorsi, la condanna più grave di un procedimento canonico

  • Preti pedofili, assolto ex vescovo Sotto sorveglianza due religiosi

    Preti pedofili, assolto ex vescovo Sotto sorveglianza due religiosi

    SCANDALO. Svolta nell’inchiesta per gli abusi perpetrati per trent’anni ad ex allievi sordomuti dell’istituto Provolo. La Santa Sede: «Senza fondamento le accuse a monsignor Carraro». Precetto penale e ammonizione canonica nei confronti dei sacerdoti.

    Verona. In 67 denunciarono di aver patito abusi sessuali e umiliazioni. Accusarono, a trent’anni di distanza, i religiosi del Provolo, in vita ne restano quattro (fratel Lino Gugole è deceduto nell’agosto 2011) e per due di loro la Santa Sede ha preso provvedimenti. Le violenze, denunciarono le vittime, avvennero tra la fine degli anni Cinquanta e il 1984 nell’istituto che si occupa dell’educazione dei bambini sordi, nella tenuta Cervi a San Zeno di Montagna e nella sede del Chievo ed emersero tre anni fa. L’istituzione di una commissione presieduta da Mario Sannite, magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Verona e della Corte d’Appello di Brescia, che aveva il compito di ascoltare le vittime di quegli abusi, rappresentò il primo segnale ufficiale dell’interessamento della Santa Sede per accertare la verità.

    E la Congregazione per la dottrina della fede, al termine dell’indagine e alla luce della relazione del presidente Sannite, ha emanato i provvedimenti a carico di don Eligio Piccoli e don Danilo Corradi. Sono state invece ritenute «affette da incoerenze e contraddizioni» le denunce che riguardavano gli abusi compiuti dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Carraro: «la congregazione che aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione giunge a concludere che “non ritenendo fondate le predette accuse invita il dicastero (per le cause dei santi a procedere al completamento della positio in questione”». Per quel che riguarda don Piccoli, la Santa Sede, «tenuto conto anche dell’età avanzata e della salute precaria» lo ha sanzionato con precetto penale che comporta innanzitutto una vita dedita alla preghiera e alla penitenza, il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte di persone individuate dal Vescovo di Verona. Ammonizione canonica invece per don Danilo Corradi: «le accuse non risultano provate ma, stante il dubbio, è stata disposta la stretta sorveglianza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti».

    Don Agostino Micheloni «afferma che all’epoca degli abusi non risiedeva al Chievo ma nella Casa madre». E la Santa Sede attende la documentazione per verificare le sue affermazioni mentre don Rino Corradi «dichiara che all’epoca non risiedeva a Verona ma a Gorizia», richiesta di documentazione anche per lui. «Le pene sono estremamente edulcorate», il commento di Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione sordi Provolo, «proprio in considerazione di una vicenda che ha rovesciato la vita a bambini che poi hanno avuto problemi enormi. Quello che mi pare importante», evidenzia, «è il fatto che il Vaticano ha accettato che ci fosse una commissione senza preti e l’ammissione che abusi ci sono stati».

    http://www.larena.it/stories/Home/443195_preti_pedofili_assolto_ex_vescovosotto_sorveglianza_due_religiosi/?refresh_ce#scroll=600

  • La diocesi “assolve” un vescovo pedofilo morto da 31 anni

    La diocesi “assolve” un vescovo pedofilo morto da 31 anni

    14.12.2012
    Preti pedofili, assolto ex vescovo
    Sotto sorveglianza due religiosi

    SCANDALO. Svolta nell’inchiesta per gli abusi perpetrati per trent’anni ad ex allievi sordomuti dell’istituto Provolo. La Santa Sede: «Senza fondamento le accuse a monsignor Carraro». Precetto penale e ammonizione canonica nei confronti dei sacerdoti

    Verona. In 67 denunciarono di aver patito abusi sessuali e umiliazioni. Accusarono, a trent’anni di distanza, i religiosi del Provolo, in vita ne restano quattro (fratel Lino Gugole è deceduto nell’agosto 2011) e per due di loro la Santa Sede ha preso provvedimenti. Le violenze, denunciarono le vittime, avvennero tra la fine degli anni Cinquanta e il 1984 nell’istituto che si occupa dell’educazione dei bambini sordi, nella tenuta Cervi a San Zeno di Montagna e nella sede del Chievo ed emersero tre anni fa. L’istituzione di una commissione presieduta da Mario Sannite, magistrato in pensione, già presidente del Tribunale di Verona e della Corte d’Appello di Brescia, che aveva il compito di ascoltare le vittime di quegli abusi, rappresentò il primo segnale ufficiale dell’interessamento della Santa Sede per accertare la verità. E la Congregazione per la dottrina della fede, al termine dell’indagine e alla luce della relazione del presidente Sannite, ha emanato i provvedimenti a carico di don Eligio Piccoli e don Danilo Corradi. Sono state invece ritenute «affette da incoerenze e contraddizioni» le denunce che riguardavano gli abusi compiuti dall’allora vescovo di Verona monsignor Giuseppe Carraro: «la congregazione che aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione giunge a concludere che “non ritenendo fondate le predette accuse invita il dicastero (per le cause dei santi a procedere al completamento della positio in questione”». Per quel che riguarda don Piccoli, la Santa Sede, «tenuto conto anche dell’età avanzata e della salute precaria» lo ha sanzionato con precetto penale che comporta innanzitutto una vita dedita alla preghiera e alla penitenza, il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte di persone individuate dal Vescovo di Verona. Ammonizione canonica invece per don Danilo Corradi: «le accuse non risultano provate ma, stante il dubbio, è stata disposta la stretta sorveglianza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti».Don Agostino Micheloni «afferma che all’epoca degli abusi non risiedeva al Chievo ma nella Casa madre». E la Santa Sede attende la documentazione per verificare le sue affermazioni mentre don Rino Corradi «dichiara che all’epoca non risiedeva a Verona ma a Gorizia», richiesta di documentazione anche per lui. «Le pene sono estremamente edulcorate», il commento di Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione sordi Provolo, «proprio in considerazione di una vicenda che ha rovesciato la vita a bambini che poi hanno avuto problemi enormi. Quello che mi pare importante», evidenzia, «è il fatto che il Vaticano ha accettato che ci fosse una commissione senza preti e l’ammissione che abusi ci sono stati».