Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    gennaio 2010 – 20.01 (Ultima Modifica: 08 gennaio 2010)

    GAMBETTOLA – Condanna pesante a 4 anni e 6 mesi, quella che il giudice per l’udienza preliminare Luisa Del Bianco ha inflitto al prete boliviano di 28 anni che nel maggio scorso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un giovane di 22 anni, di origini siciliane. Il giudice ha accolto in pieno le tesi dell’accusa: la vittima fu violentata al termine di una veglia di preghiera, invitato in canonica con la scusa di un lavoro.

    Quindi si sarebbe consumata la violenza. Qui il prete, vicario della parroco di Gambettola, ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale, sfruttando lo stato di choc del 22enne, secondo l’accusa. Per l’episodio il pm Fabio Di Vizio ha chiesto quattro anni di carcere, ma il giudice ha deciso per quattro anni e mezzo. Il processo si è celebrato con rito abbreviato ed è terminato nella sera di venerdì. Il giudice ha deciso anche per una provvisionale di 106mila euro, un maxi-risarcimento civile che dovrà essere pagato dal prete. L’avvocato della difesa, Alberto Bricchi, ha già anticipato che la sentenza del tribunale di Forlì sarà appellata.

    Notevole anche il risvolto giuridico del processo. A spiegarlo è l’avvocato della parte civile Chiodoni, secondo cui il giudice, con un’apposita ordinanza, avrebbe riconosciuto il diritto della vittima a rivalersi anche sulla diocesi di Cesena per i danni morali. Si tratterebbe di una novità nel campo giuridico italiano per questo tipo di reati. Tuttavia, si è trattato di un diritto riconosciuto in astratto, considerato che nella forma semplificata del processo con rito abbreviato non è possibile inserire responsabili civili aggiuntivi.

    www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/8/148189/

    ABUSI SESSUALI IN CHIESA
    FORLÌ, CONDANNATO PRETE

    Don Alvaro Coca Tejada, boliviano di 27 anni, ex cappellano della parrocchia di Gambettola, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Forlì, che lo ha riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente la sera del 9 maggio 2009 di un giovane di 22 anni attirato, in occasione di una festa in parrocchia, prima nello studio del sacerdote e poi nella sua camera da letto. È stato ritenuto decisivo il referto del pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena: quel ragazzo aveva subito un abuso sessuale. In Tribunale, con rito abbreviato, il giudice Luisa Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio di Vizio. L’ex cappellano, subito sospeso ‘a divinis’ dal vescovo, è stato condannato anche a pagare 106.000 euro alla parte civile: la vittima e l’associazione Papa Giovanni XXIII. Don Alvaro venne arrestato in canonica dalla polizia, mentre dormiva nella propria stanza, all’alba del 10 maggio. La ragione addotta per avvicinare il ragazzo era stata l’intenzione di parlare di un impegno estivo nei campi vacanza organizzati dalla parrocchia. Don Alvaro resterà nel carcere della Rocca di Forlì, da dove non è mai uscito dal giorno dell’arresto. L’avvocato della difesa, il cesenate Alberto Bricchi, attenderà le motivazioni della sentenza poi presenterà sicuramente ricorso in appello.

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi”

    Data: 09/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 14
    Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi
    Violentò un giovane, decisivo il referto medico
    IL REFERTO del pronto soccorso, è quello il documento decisivo. Quella la prova risultata fatale a don Alvaro Coca Tejada, 27 anni, originario della Bolivia, ex cappellano a Gambettola, condannato ieri sera in tribunale a Forlì a 4 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 22 anni effettuata in parrocchia. Verdetto con rito abbreviato che ha contemplato una doppia riduzione di un terzo della pena: sia per la scelta del processo breve’ incardinato allo stato degli atti senza ricorrere al dibattimeno pubblico, sia per le attenuanti generiche riconosciute all’imputato. Alla fine il giudice Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio Di Vizio. Alla parte civile, ovvero l’associazione Papa Giovanni XXIII e la stessa vittima ( tutelate da Annalisa Chiodoni) andranno 106mila euro di risarcimento danni. Ora l’avvocato Alberto Bricchi che difende il giovane prete (che resta in carcere. Fu subito sospeso a divinis’ dal vescovo) attende le motivazioni del verdetto per ricorrere in appello. NON si lascia andare a commenti, l’avvocato Bricchi. Ma il suo pensiero l’aveva già espresso nell’arringa difensiva, nell’aula a porte chiuse: don Alvaro per lui andava assolto perché non può essere presa per buona la sola voce di un ragazzo di vent’anni. I fatti sono della sera del 9 maggio 2009. Gambettola: durante una festa in parrocchia a un certo punto si vede un giovane scendere di corsa dalle scale, sconvolto. Più tardi dirà ai parenti d’essere stato stuprato da don Alvaro. Il referto del pronto soccorso è chiaro: sul corpo del ragazzo ci sono segni di un rapporto sessuale. All’alba del 10 maggio il sacerdote che da quel giorno non è più uscito dal carcere viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale. TRE sono le perizie mediche che l’avvocato difensore ha prodotto per annullare quel referto dell’ospedale. Sostengono che la presenza delle ragadi principio su cui s’è basato il verbale medico per dare certa la violenza subita non è da sola indicativa di un eventuale stupro. Ma le parole del giovane (che soffrirebbe di alcuni disturbi psicofisici) sono state ritenute fin dall’inizio chiare. E così è stato anche ieri. Maurizio Burnacci

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»”

    Data: 10/01/2010
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    Cronaca Locale
    CESENA PRIMO PIANO pag. 3
    «Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»
    L’avvocato Bricchi critica la condanna
    IN CARCERE Don Alvaro Coca Tejada è detenuto a Forlì
    DON ALVARO Coca Tejada, il sacerdote di origini boliviane che il primo aprile compirà 30 anni, ha pagato caro il suo poco ortodosso approccio con un giovane, il 9 maggio 2009, dopo una festa nella parrocchia di Gambettola, dove prestava servizio pastorale. Per il reato di violenza sessuale infatti è stato condannato nel tribunale di Forlì a quattro anni e mezzo di reclusione. Una condanna che sarebbe stata maggiore se non avesse affrontato il giudizio col rito abbreviato che riconosce automaticamente uno sconto di un terzo della pena. E’ A DIR POCO infuriato Alberto Bricchi, l’avvocato difensore: «Sono scandalizzato da questa sentenza. E sono convinto che don Alvaro sia innocente. Perchè una cosa è la condotta sconveniente, soprattutto per un prete, un’altra è la violenza sessuale, un reato gravissimo che ritengo sia stato ingiustamente addebitato a don Alvaro. Ho cercato di dimostrare con perizie mediche e delineando le personalità dei protagonisti che il mio assistito è innocente. Ma il giudice s’è fidato ciecamente della versione della vittima piangente, di fronte ai medici del pronto soccorso, di essere stato violentato. Ma l’attendibilità di questa versione credo dovrebbe essere verificata più a fondo. Lo stesso dovrebbe essere della versione del mio assistito, che ha ammesso il rapporto omosessuale, ma ha sostenuto come il giovane siciliano era consenziente. Io credo che il giudice abbia preso un abbaglio e, appena depositerà la sentenza (s’è presa 15 giorni per farlo), ricorrerò in appello». L’AVVOCATO Bricchi è critico e formale, ma non sa trattenere il disappunto e, se non lo dice in maniera esplicita, lo fa capire: se si fosse trattato di una persona comune’ e non di un sacerdote, forse non ci sarebbe stato l’arresto e la conseguente condanna. Don Alvaro intanto, da quel giorno passa le sue giornate in carcere a Forlì; sta male, è depresso e dimagrito. LA SENTENZA dell’altro ieri ha riaperto la ferita inferta a tutta la diocesi e in particolare alla parrocchia dove don Alvaro era cappellano, con in testa il parroco don Claudio Turci. Il vescovo Antonio Lanfranchi è addolorato e affida al suo ufficio stampa, Francesco Zanotti, questa dichiarazione: «Per noi è un dolore che si rinnova, un grandissimo dolore che segna tutta la comunità cristiana diocesana, che si sente essa stessa vittima di quanto accaduto. Dopo questa prima sentenza il procedimento giudiziario proseguirà, ma al di là di questo, il fatto addebitato a don Tejada rimane gravemente offensivo della dignità umana, del tutto contrario al vangelo e alla responsabilità di ogni sacerdote. Resta, ovviamente, il decreto di sospensione a divinis (don Alvaro per ora rimane sacerdote, ma non può officiare i sacramenti). Preghiamo affidando a Gesù Buon Pastore questo momento di sofferenza». Serafino Drudi ”çV

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Non siamo parte civile per don Alvaro»”

    Data: 12/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 9
    «Non siamo parte civile per don Alvaro»
    RETTIFICA L’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII
    PER LA VICENDA giudiziaria che ha visto coinvolto don Alvaro Coca Tejada, 29enne cappellano di Gambettola, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale per un episodio accaduto nella canonica di Gambettola il 9 maggio dell’anno scorso, registriamo un intervento dell’associazione Giovanni XXIII, che ha emesso una nota di rettifica. In quest’ultima vi si legge tra l’altro: «Riguardo alla notizia della condanna per violenza sessuale a carico di don Alvaro, vorremmo precisare che l’Associazione papa Giovanni XXIII non è assolutamente parte in causa di questo procedimento, nè si è costituita parte civile». Ci scusiamo con la comunità fondata da don Oreste Benzi e col suo attuale responsabile, Giovanni Ramonda per averla indebitamente chiamata in causa, anche se solo come “parte civile”.

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca

  • Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti
    La notizia non è certo recente, risale infatti alla fine di gennaio.

    Si tratta di casi di abusi e violenze sessuali denunciati da alcuni ex allievi di un Istituto per sordomuti a Provolo di Verona. Gli autori della violenze – durate anni – sarebbero alcuni sacerdoti dell’Istituto ed altri della curia scaligera.

    Al tempo, a parte un servizio curato dall’Espresso, la triste vicenda non ebbe il dovuto risalto. Adesso viene portata all’attenzione del pubblico olandese per merito di uno dei maggiori quotidiani dei paesi bassi, il Der Volkskrant, che ne ha tratto un articolato servizio raffrontandola con analoghe situazioni che hanno visto coinvolto il clero americano e irlandese. Riportiamo l’articolo la cui traduzione è stata curata da ItaliadallEstero.

    «Gli scolari non udenti non erano al sicuro nemmeno nel confessionale» Der Volkskrant 14 settembre 2009.

    Di abusi sessuali da parte del clero non si parla mai pubblicamente in Italia. Ma lentamente le cose stanno cambiando. “ Poi il vescovo iniziò a palparmi. Succedeva sera dopo sera. A volte nella camera da letto del prete, a volte in bagno, a volte addirittura nel confessionale “. Quando A.V. (59) frequentava una scuola cattolica per non udenti, i preti abusavano di lui così spesso che si sentiva “come se fosse morto”. Quest’anno A.V. e diversi altri ex-alunni hanno fatto qualcosa che in Italia è molto fuori dal comune: sono usciti allo scoperto con l’accusa di essere stati costretti nel passato a fare sesso con i preti.

    In Italia, dove la Chiesa è ancora un’istituzione rispettata dalla popolazione, per decenni gli abusi sessuali del clero sono stati circondati da silenzio. Ma ora “nell’orticello del Vaticano” sta nascendo un movimento che vuole denunciare questi comportamenti riprovevoli.L’agenzia stampa Associated Press (AP) ha contato 73 casi di sospettato abuso sessuale da parte di preti, per un totale di più di 235 vittime coinvolte. L’informazione proviene da articoli giornalistici, da siti internet e dai blog di alcune vittime. Quasi tutti i casi sono venuti alla luce negli ultimi sette anni dopo la pubblicità ricevuta da uno scandalo su un prete negli Stati Uniti.

    Il numero dei casi in Italia è limitato in confronto alle centinaia di processi intentati negli Stati Uniti ed in Irlanda. La Chiesa cattolica in Italia ha finora dovuto pagare alle vittime solo poche centinaia di migliaia di euro di risarcimento danni. Negli Stati Uniti ed in Irlanda le cifre sono notevolmente più elevate: rispettivamente 1,6 miliardi ed 1 miliardo di euro. Ma per un Paese dove fino a dieci anni fa le notizie sugli abusi del clero erano pressochè sconosciute, queste cifre sono ragguardevoli. È possibile che i casi riportati siano solo la punta dell’iceberg.

    Si può distinguere lo stesso schema emerso negli scandali americani ed irlandesi: i preti molestano i poveri, gli invalidi fisici o mentali o i giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. L’incapacità di parlare di molti non udenti rendeva per esempio più semplice costringere le vittime al silenzio. Pochi osano criticare la Chiesa in Italia. Inoltre l’Italia conosce ancora un certo pudore. Non si parla liberamente di sesso, a maggior ragione di sesso tra preti e bambini.

    67 ex-alunni dell’Istituto Antonio Provolo per non udenti di Verona hanno rotto il silenzio ed hanno firmato una dichiarazione in cui affermano che abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali erano frequenti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 in questa scuola. Anche A.V. ha parlato dopo un lungo silenzio: “Come facevo a raccontare a mio padre che un prete aveva fatto sesso con me? Non lo potevi dire ai tuoi genitori, altrimenti i preti ti picchiavano.”

    A.V. dice di essere soggetto ad ansia estrema da quando fu violentato da un prete. Fa riferimento a due preti e due fratelli laici , ma non vuole che i nomi vengano pubblicati per paura di ritorsioni legali – tre degli uomini menzionati sono ancora in vita. “Fino all’eta’ di trent’anni ho sofferto di depressione”, racconta A.V., che frequentò l’istituto per sordi dai 6 ai 19 anni. “Mia moglie ha detto che sarebbe stato bene parlarne, per togliermi il peso dalle spalle.”

    G.B. (60), un ex compagno di classe di A.V., accusa sedici preti e fratelli laici di averlo penetrato e costretto a sesso orale e masturbazione. Anche il vescovo di Verona ora deceduto, Giuseppe Carraro, in odore di santificazione, avrebbe abusato di lui svariate volte. G.B. si ricorda di come fu portato dal Vescovo. “Il Vescovo iniziò a palparmi. Non volevo, ma lui continuò.” Racconta che il vescovo provò a penetrarlo con una banana e che una volta lo fece con un dito. Per tenerlo calmo gli dava caramelle o i soldi per il gelato.

    L’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha inizialmente accusato gli ex-alunni dell’Istituto Provolo di aver prodotto false dichiarazioni. Ma dopo che uno dei preti accusati ha riconosciuto di avere avuto relazioni sessuali con gli scolari, Zenti ha ordinato un’inchiesta interna. Ma durante l’inchiesta non è stata ascoltata nessuna delle vittime e sono solo state raccolte le dichiarazioni di membri della congregazione e di altro personale scolastico. Alcuni casi di abuso sono stati ammessi, ma si tratta solo di una frazione di tutte le accuse. Due seminaristi ed un fratello laico sono stati licenziati. Il vescovo Carraro è stato assolto.

    http://minitrue.it/09/2009/sacerdoti-pedofili-e-ragazzi-non-udenti/

  • «Provolo, ci furono abusi» La Curia: «Ci scusiamo»

    «Provolo, ci furono abusi» La Curia: «Ci scusiamo»

    La Curia ammette l’esistenza di alcuni episodi e rassicura che nessuno degli accusati è più a contatto coi giovani. Nessuna responsabilità per Carraro. Conclusa l’indagine diocesana: contestati i numeri delle violenze e le denunce tardive

    29/05/2009

    Il vescovo Giuseppe Zenti con monsignor Bruno Fasani

    Verona. È vero, ci sono stati dei casi di pedofilia all’interno dell’istituto Provolo. La dolorosa ammissione «di violenze fisiche e abusi sessuali» sui ragazzi sordomuti che lo frequentavano, accompagnata da «una umile richiesta di perdono» alle vittime e alla loro famiglie e dall’annuncio che i responsabili di una vicenda che suscita «grande amarezza e anche disgusto» pur «affidati alla misericordia di Dio non hanno il diritto di confidare in una inerte acquiescenza da parte della Chiesa», viene data in un comunicato ufficiale della Curia, a firma di monsignor Bruno Fasani, direttore dell’Ufficio stampa della diocesi.

    La nota che lo accompagna dice che la diocesi vuole rendere noto «senza alcuna reticenza» quanto emerso nella «rigorosissima indagine» condotta, «perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare». Ma punta anche il dito contro l’Associazione sordi Provolo, da cui era partita nei mesi scorsi la denuncia di abusi, perché le maggiori ammissioni di responsabilità sono venute proprio da uno dei suoi membri più attivi.

    L’INCHIESTA. Partendo dalle notizie apparse a inizio anno su L’Espresso, che denunciavano un numero impressionante di violenze fisiche e abusi sessuali subiti da ragazzi sordi, alunni del Provolo, tra il 1950 e il 1985, il vescovo Giuseppe Zenti e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, «pur nutrendo ragionevoli perplessità sia sulle proporzioni abnormi dei fatti denunciati, sia sulle effettive finalità di una così tardiva denuncia, si sono assunti», dice Fasani, «l’impegno di fare piena luce, senza riserve e senza reticenze, sui presunti abusi e di adottare di conseguenza severi provvedimenti nei confronti di eventuali responsabili, anche a prescindere dal decorso della prescrizione e nella dolorosa consapevolezza che nessun provvedimento disciplinare può cancellare la sofferenza delle vittime».
    L’indagine ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, e anche il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi. E in più ogni carta presente negli archivi della Curia e del Provolo è stata passata al vaglio.

    L’ESITO. I fatti accertati sono di tre tipi. «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu all’epoca allontanato dall’istituto Provolo e attualmente risulta deceduto», scrive Fasani, che continua: «Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati». E infine, conclude, «dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Costui, «nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell’Associazione sordi Provolo ed è attivo componente della stessa» e «da almeno 15 anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. È in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Questo passaggio induce a pensare che si tratti della stessa persona che nelle scorse settimane ha ammesso le proprie responsabilità con L’Espresso.

    ASSOLTO CARRARO. Uno dei punti più controversi (e francamente poco credibili, ndr) era un presunto coinvolgimento del vescovo Giuseppe Carraro. «Nessun riscontro ai fatti denunciati è stato individuato, e risulta pertanto del tutto privo di fondamento ogni addebito, relativamente al vescovo dell’epoca monsignor Giuseppe Carraro», sottolinea la nota.

    TENUTI LONTANI DAI GIOVANI. La maggior dei religiosi denunciati per gli abusi è ormai morta, segnala ancora Fasani, ma «nessuno dei viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini.

    ATTI AL VATICANO. Dopo la richiesta di perdono alle vittime vergognosamente abusate, tutto è stato «trasmesso alle autorità vaticane per l’iter previsto in queste circostanze e pertanto la diocesi di Verona considera concluso il proprio mandato, sia nella ricerca delle responsabilità sia per i provvedimenti da adottare», fa sapere Fasani, che invita a «non relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza».

    Giancarlo Beltrame

    http://www.larena.it/stories/Home/57087_provolo_ci_furono_abusi_la_curia_ci_scusiamo/

  • Pedofilia. Assolte in appello le suore di Cazzano Sant’Andrea

    Pedofilia. Assolte in appello le suore di Cazzano Sant’Andrea

    Stralci dal processo contro le suore assolte oggi

    QUESTO SIGNOR GIORNO SI PRESENTAVA ALL’ASILO E SI FACEVA TOCCARE IL PISELLO CHE USCIVA DA UNA MUTANDA NERA CON UNA SPECIE DI BUCO.

    IL PISELLO…OGNI TANTO STAVA GIU’ MA QUANDO VENIVA TOCCATO CON LE MANI O CON LA BOCCA SI RADDRIZZAVA E QUESTO PISELLO, INSOMMA, AVEVA LA BOCCA E OGNI TANTO, SE NON SI STAVA ATTENTI, SPUTAVA IN FACCIA.

    …I MIEI AMICI DOVEVANO ANDARCI CON LE MANI E POI ANCHE LE MANI PUZZAVANO E LORO AVEVANO SCHIFO.

    LORO SI METTEVANO SU DI UNO SGABELLO APRIVANO LE GAMBE E NOI ANDAVAMO SOTTO IL GONNELLONE E DOVEVAMO TOCCARE E BACIARE LA PATATINA CHE PERò ERA SENZA PELI, PUZZAVA E AVEVA UN BUCO.
    POI A VOLTE SI VOMITAVA.

    DOMANDA:
    QUANDO HAI PARLATO DI PATATINA PARLAVI DI UNA SUORA SPECIFICA O DI TUTTE E DUE?
    DI TUTTE E DUE.


    Corte d’Appello – La Corte d’Appello di Brescia, presieduta dal dottor Mario Sannite, ha assolto due suore Orsoline accusate di abusi sessuali in un asilo di Cazzano Sant’Andrea.
    Assolte le due suore accusate di abusi all’asilo

    La Corte d’Appello di Brescia, presieduta dal dottor Mario Sannite, ha assolto due suore Orsoline accusate di abusi sessuali in un asilo di Cazzano Sant’Andrea. La difesa, rappresentata dal prof. Guglielmo Gulotta e dall’avv. Mauro Angarano, ha sostenuto che tutto nasceva da alcune madri preoccupate che avevano interrogato i loro bambini, ottenendo risposte equivoche, e da alcuni genitori dell’asilo che si erano “reciprocamente suggestionati fino a credere ciò che temevano essere accaduto”. Le suore – ripercorre la difesa – erano state condannate in primo grado dal Tribunale di Bergamo, assolte dalla Corte d’Appello di Brescia, ma la sentenza era stata annullata con rinvio a questa sezione della Corte d’Appello che mercoledì 27 maggio ha deciso sul caso.
    Giovedi 28 Maggio 2009

  • Pergusa (EN). Padre Giovanni Butera assolto in Cassazione. “Non violentò 15enne disabile”, Fu abuso di mezzi di correzione. Reato prescritto. Pedofilia, cancellata condanna a 6 anni

    Pergusa (EN). Padre Giovanni Butera assolto in Cassazione. “Non violentò 15enne disabile”, Fu abuso di mezzi di correzione. Reato prescritto. Pedofilia, cancellata condanna a 6 anni

    Pergusa, violentò un minorenne disabile
    Sacerdote condannato a sei anni di carcere
    oggi, 20 maggio 2009 18:45

    Il tribunale di Enna ha inflitto una pena di sei anni di reclusione a don Giovanni Butera, un parroco riconosciuto colpevole di avere abusato, dal luglio del 1997 all’agosto dell’anno successivo, di un ragazzino disabile di 15 anni, ospite dell’Oasi Francescana “Villaggio del Fanciullo” di Pergusa. Il pm Marcello Cozzolino aveva chiesto la condanna dell’imputato a 4 anni. Secondo la Procura, don Giovanni avrebbe costretto il giovane a subire atti sessuali, minacciandolo e picchiandolo con schiaffi e colpi di cinghia in caso di rifiuto. Il tribunale ha assolto invece il parroco, con la formula “perché il fatto non sussiste”, da una seconda ipotesi di violenza, commessa, secondo l’accusa, ai danni di un ragazzo di 14 anni del centro. Al sacerdote sono state inflitte però anche pesanti pene accessorie: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; quella legale per la durata della pena; quella perpetua da qualunque ufficio attinente alla tutela e alla curatela, da incarichi nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    http://www.siciliainformazioni.com/giornal…ne-disabile.htm

  • Pergusa, violentò un minorenne disabile Sacerdote condannato a sei anni di carcere

    Pergusa, violentò un minorenne disabile Sacerdote condannato a sei anni di carcere

    20 maggio 2009 18:45

    Il tribunale di Enna ha inflitto una pena di sei anni di reclusione a don Giovanni Butera, un parroco riconosciuto colpevole di avere abusato, dal luglio del 1997 all’agosto dell’anno successivo, di un ragazzino disabile di 15 anni, ospite dell’Oasi Francescana “Villaggio del Fanciullo” di Pergusa.

    Il pm Marcello Cozzolino aveva chiesto la condanna dell’imputato a 4 anni. Secondo la Procura, don Giovanni avrebbe costretto il giovane a subire atti sessuali, minacciandolo e picchiandolo con schiaffi e colpi di cinghia in caso di rifiuto.

    Il tribunale ha assolto invece il parroco, con la formula “perché il fatto non sussiste”, da una seconda ipotesi di violenza, commessa, secondo l’accusa, ai danni di un ragazzo di 14 anni del centro.

    Al sacerdote sono state inflitte però anche pesanti pene accessorie: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; quella legale per la durata della pena; quella perpetua da qualunque ufficio attinente alla tutela e alla curatela, da incarichi nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    http://www.siciliainformazioni.com/giornal…ne-disabile.htm

  • Caro Durni, abbiamo già la Santa Polizia

    Caro Durni, abbiamo già la Santa Polizia

    Alto Adige — 26 marzo 2009 pagina 10 sezione: CRONACA
    C’è una grande differenza tra Yoghidurni e la Curia bolzanina: Yoghi vorrebbe una sua bella Polizia Provinciale, la Curia si è fatta la sua senza perdite di tempo in richieste e contrattazioni.

    Dopo la prescrizione per don Carli, siamo stati informati che la Santa Polizia ha svolto accurate indagini da cui risulta la totale innocenza del parroco prescritto. Confesso che negli ultimi tempi mi ero accorto che stava succedendo qualcosa di strano perlomeno fino a quando ordini superiori non hanno costretto i vari drappelli di guardie svizzere a girare in borghese.

    Era piuttosto curioso vedere quei signori in abiti variopinti in giro a far domande armati di alabarde. Anche se però pare che funzioni così bene da far pensare a polizia e carabinieri di cominciare anche loro almeno a ficcarsi in testa un elmo medioevale. E così il prescritto non assolto tornerà in parrocchia ma non c’è da meravigliarsi (da scandalizzarsi sì) in un Paese in cui un pluriprescritto fa il capo del governo. Se la logica è questa, con altre 5 o 6 prescrizioni il nostro parroco può puntare a far carriera.

    Pare però che, prescindendo dalle indagini sicuramente serissime degli albardieri, ci sia un’altra ragione dietro la scelta della Curia nostrana. Quel posto di parroco è libero da troppo tempo e in Alto Adige vive Andrea Zeppa. Zeppa non lo fa apposta, pare si tratti di una sindrome, ma se vede un posto libero non ce la fa a trattenersi e corre subito da qualche assessore per farsi nominare.

    Non è che voglia cambiare posto, li vuole tutti. Pare che Capellietoni nominando anche Capo Dipartimento il giovane vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio, gli abbia detto che per quel posto da parroco ci stava lavorando. Le guardie svizzere lo hanno saputo ed ecco spiegata “l’assoluzione” di Don Carli.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/26/AZLPO_AZL01.html

  • Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi
    I pm contro il ritorno del prete accusato sotto ipnosi di pedofilia
    Dirà messa dopo la prescrizione. Tarfusser: vergognoso

    BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall’oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

    L’ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l’immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
    La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L’opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L’esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

    Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L’atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l’esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell’Aja. Fino all’11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell’innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
    La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull’emittente
    Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
    I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l’ipnosi. Dapprima è l’interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

    La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell’aprile del 2008 l’appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell’assoluzione, pone l’accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
    Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l’indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l’avvocato Arnaldo Loner – . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d’appello.

    «Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.

    Marco Imarisio
    26 marzo 2009

    http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_26/imarisio_prete_pedofilo_d1cfef20-19dc-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml

  • Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…Z8PO_AZ801.html

    Don Giorgio, «pronto anche al carcere»

    Alto Adige — 12 marzo 2009 pagina 19 sezione: CRONACA
    BOLZANO. «Se malauguratamente la Corte di Cassazione dovesse confermare il verdetto di secondo grado don Giorgio la mattina successiva si presenterà in un penitenziario spontaneamente». A rivelarlo, a pochi giorni dal ricorso in Corte di Cassazione (fissato per giovedì 19 marzo alle 10.30), è l’avvocato Alberto Valenti, uno dei legali dello stesso don Giorgio Carli, assolto in primo grado e condannato in appello per presunti abusi sessuali su una bambina. Per il collegio di difesa del sacerdote sono giorni di piena fibrillazione. «Don Giorgio è comunque tranquillo, sa di essere estraneo a tutte le accuse e pertanto non può che essere fiducioso. Se i giudici dovessero pensarla in maniera diversa affronterà comunque la realtà». In caso di rigetto del ricorso in Cassazione non ci sono possibilità di sottrarsi alla detenzione in carcere. Sette anni e mezzo sono troppi per poter aspirare a forme alternative di espiazione della pena. Da Roma, per il momento, non è trapelata alcuna indicazione sulla posizione della Procura generale. A difendere le istanze del sacerdote ci saranno gli avvocati Franco Coppi (uno dei penalisti più noti d’Italia) e Alberto Valenti. Per la parte civile saranno della partita gli avvocati Gianni Lanzinger e Arnaldo Loner. La difesa del sacerdote ha sempre contestato la lettura dei fatti data dai giudici di secondo grado. Non sarebbe stato possibile altrimenti dato che lo stesso don Giorgio si è sempre dichiarato assolutamente estraneo ai fatti contestatigli. Secondo gli avvocati difensori la sentenza della corte d’appello sarebbe caratterizzata da «valutazioni oltre il paradosso e l’assurdo». In particolare i giudici non avrebbero valutato correttamente il peso processuale di numerose prove contrarie all’ipotesi accusatoria, soprattutto in relazione ai comportamenti della bambina (sempre sereni e gioiosi con manifestazioni di entusiasmo nei confronti del sacerdote) proprio nel periodo dei presunti e ripetuti abusi in canonica durati, secondo l’accusa, quattro anni e mezzo. La difesa di don Giorgio contesta l’ipotesi dello sdoppiamento di personalità della bimba per rimuovere il dolore e la vergogna provocati dalle violenze sessuali. «Va oltre il paradosso e l’assurdo – hanno scritto i difensori di don Giorgio – la prospettazione solo ipotetica della idoneità di una bambina di 9-10 anni di mettere in atto una così complessa dinamica psicologica di fronte, non già ad un fatto isolato di abuso, ma ad una complessa situazione di reiterate violenze che quotidianamente avrebbero riaperto pagine mai chiuse e soprattutto ferite ovviamente incapaci di rimarginarsi…Risulta illogico che la bambina potesse addirittura compiere un’operazione di mistificazione attraverso la quale riportare nel proprio diario pensieri, sentimenti ed emozioni di segno opposto…» Il pronunciamento della Corte di Cassazione segnerà una tappa importante anche a livello giurisprudenziale perchè per la prima volta in Italia si è istruito un processo di questa importanza sulla base dei ricordi riemersi nella presunta parte lesa grazie ad un prolungato periodo di psicoterapia. Non solo. L’individuazione del presunto responsabile delle violenze avvenne sulla base dell’interpretazione di un sogno della ragazza sotto cura.