Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sesso a pagamento, la procura impugna la sentenza di assoluzione

    Sesso a pagamento, la procura impugna la sentenza di assoluzione

    MACERATA – Don Mario Francioni finirà di nuovo sul banco degli imputati. La vicenda è quella della baby squillo e dopo l’assoluzione in primo grado, la procura torna all’attacco.

    Il magistrato ha infatti impugnato la sentenza e il caso finirà all’attenzione della Corte d’Appello. L’allora parroco di Montefano (oggi alla guida della parrocchia di San Francesco, a Macerata) era stato assolto dal Tribunale di Civitanova. Il religioso – i fatti contestati risalgono al 2005 – era finito sotto processo perchè, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con una giovane marocchina che all’epoca dei fatti aveva meno di 16 anni.

    Ma nel corso del processo gli avvocati Giancarlo Nascimbeni ed Emilia Magnarelli, difensori di don Mario, riuscirono a dimostrare che in realtà la baby squillo all’epoca aveva già compiuto il sedicesimo anno d’età. A giocare un ruolo importante nella conclusione positiva del processo è stata la perizia – attraverso una radiografia al polso – eseguita da due medici che avevano avuto l’incarico di stabilire l’esatta età della ragazza ai tempi in cui si sarebbero consumati i fatti oggetto del procedimento penale. Episodi risalenti, secondo quanto sostenuto dalla accusa, al 2005, quando la giovane marocchina avrebbe avuto – secondo gli esiti della perizia medica – diciannove anni.

    Nella vicenda, che si era svolta a Montefano, oltra al sacerdote, erano rimasti coinvolti molti altri personaggi finiti nel mirino dei carabinieri della locale stazione – guidati dal maresciallo Luciano Almiento – che avevano avviato le indagini sulla base delle scioccanti rivelazioni di una ragazza di origini marocchine. La giovane dichiarò agli investigatori di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con diverse persone. Clienti eccellenti, tra cui, stando alle sue parole, anche il sacerdote, il quale è stato assolto perchè il fatto non sussiste.

    Ma la procura non ci sta. E dopo avere studiato attentamente le motivazioni della sentenza, ha deciso di presentare ricorso in appello. E’ stato rilevato che il giudice non è entrato nel merito di tutti i fatti contestati. In particolare non si sarebbe soffermato sulla presunta consumazione o meno dei rapporti sessuali. Il giudice, nelle motivazioni, si limita a sottolineare che, visto che all’epoca, secondo la perizia, la ragazza aveva più di 16 anni, non è riscontrabile alcun reato, a prescindere dal fatto che i rapporti ci siano stati oppure no.

    L’accusa della procura si basa invece su un passaporto marocchino da cui risulta che all’epoca la baby squillo aveva 15 anni. Un documento, questo, la cui attendibilità è stata messa in discussione dalla difesa. La procura è di diverso avviso e fa presente che nell’ambito dell’indagine sono stati sequestrati anche dei preservativi e del Cialis (un farmaco che cura l’impotenza) nella casa del sacerdote a Montefano. La baby squillo ha successivamente ritrattato le accuse mosse al parroco, sostenendo di essersi espressa male a causa di problemi con la lingua italiana. Nessuna ritrattazione, invece, per quanto riguarda gli altri clienti. Ora la procura ha voluto riaprire il caso. L’ultima parola spetta alla Corte d’Appello.

    http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=798136

  • ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, (Ivan) Giovanni Palmieri, 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro

    ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, (Ivan) Giovanni Palmieri, 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro

    ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, Ivan Palmieri 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro (la difesa ne chiedeva 170mila) a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perchè una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi.

    Storia torbida e paradossale, che comincia nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri spagnoli e vanta almeno un altro paio di aspetti singolari. Il primo è che il prete, nonostante l’etichetta di pedofilo, ha continuato e continua a fare il prete, sia pure in una zona diversa da quella dove commise le violenze sessuali. Il secondo aspetto riguarda l’ipotesi di responsabilità oggettiva da parte della Curia.

    Il magistrato civile, Paola Del Giudice, ottava sezione, pur mandando assolto il cardinale Giordano, arcivescovo dell’epoca, perché in giudizio non è stata raggiunta la prova della consapevolezza della Curia rispetto al «vizietto» del prete, non ha escluso, infatti, compensando le spese tra le parti, che in linea teorica quella responsabilità potesse essere ipotizzata. Gli avvocati della vittima, Luciano Santojanni, penalista, e Giuseppe Aulino, civilista, annunciando battaglia, vantano il record di una sentenza che, a detta loro, sarebbe la prima in Europa a non escludere l’ipotesi di responsabilità oggettiva della chiesa in un caso di pedofilia. «Presenteremo – dice l’avvocato Santojanni – una querela per falsa testimonianza nei confronti del medico che in sede civile, rispetto all’interrogatorio del Pm, non ha confermato di aver avvertito anche per iscritto la Curia della «pericolosità» del prete e poi impugneremo la sentenza di condanna nella parte in cui esclude la responsabilità oggettiva della Curia».

    I fatti, al di là degli aspetti tecnici, grondano la tristezza di ogni vicenda di pedofilia. Il prete, all’epoca vice parroco, commise gli abusi in un paio di occasioni nei confronti di un ragazzino della parrocchia. Una volta al mare, la spiaggia di Marechiaro. Un’altra volta a Roma, un seminario dove il sacerdote, rubando la fiducia del bambino, lo condusse con la falsa promessa di accompagnarlo a vedere la Carrà in tv. Bugie. La voce degli abusi corse tra i vicoli, un’associazione di quartiere, la «Urban», se ne fece carico, sostenendo la famiglia della vittima nel difficile percorso che può condurre dalla vergogna alla denuncia. Cominciò il processo, ma la legge, quella volta, si incanalò su un binario inatteso. Il perito stabilì, infatti, che il prete, peraltro in cura da uno psichiatra, non era in grado di intendere e di volere al momento degli abusi. Il Gip lo prosciolse dalle accuse. Ora, la condanna civile. E torna la voglia di giustizia.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080710&ediz=CITY&npag=42&file=AE.xml&type=STANDARD

  • Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare vittima abusi

    Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare vittima abusi

    NAPOLI – Un sacerdote di 44 anni e’ stato condannato a versare 44mila euro a titolo di indennizzo a un giovane dei Quartieri Spagnoli di Napoli, vittima dei suoi abusi sessuali, che all’epoca dei fatti – nel 1999 – aveva 12 anni.

    Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Napoli, Paola Del Giudice, accogliendo parzialmente le richieste dei legali della vittima degli abusi. “E’ la prima volta in Europa che viene avviato un procedimento per responsabilita’ oggettiva nei confronti di una Curia”, ha dichiarato uno dei due avvocati. Nonostante i presunti abusi sul minore fossero stati accertati, il procedimento penale si era concluso con il proscioglimento del prete. (Agr)

    ViviCentro (art. 19 e 21)

    La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

    10 Lug 2008 01:58
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Ancora una volta il prete è protetto dall’anonimato. Si sa solo che si chiama Padre Ivan P. (Giovanni), 44 anni, ex viceparroco in una chiesa dei Quartieri Spagnoli a Napoli, attualmente cappellano ospedaliero all’ospedale Cardarelli di Napoli. La causa era importante perché i legali del minore chiedevano la condanna anche della Curia di Napoli per omessa vigilanza. La tesi non ha trovato accoglimento non perché in astratto tale responsabilità non è configurabile ma solo perché non è stata provata la conoscenza da parte del card. Giordano delle condizioni psichiche del prete. I legali del minore sostengono la consapevolezza, poiché lo psichiatra del prete avrebbe rilasciato dichiarazioni contraddittorie, oggetto di una futura querela per falsa testimonianza.

    Alcuni vecchi articoli che parlano del caso:

    La perizia ignorata
    La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell’operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l’ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, “era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale”. Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell’iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari. La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all’Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l’arcivescovo che padre Giovanni “è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale”. Poterzio segnalava anche l’opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente.

    Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio ’99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito “il suo pene che struscia sul mio sedere”. In un’altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell’istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant’Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell’istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l’orgia c’è stata davvero. Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché “il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere”. In attesa dell’esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l’unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell’Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all’alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell’ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini.

    www.ecpat.it/archivio/archivionov2005.htm

    10 novembre 2005 – PEDOFILIA. INCOMINCIA UN PROCESSO CONTRO LA CURIA DI NAPOLI

    L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti

    Gli Avvocati LUCIANO SANTOIANNI e GIUSEPPE AULINO del foro di Napoli comunicano che il giorno 15 novembre 2005 iniziera il primo processo civile in Italia, e presumibilmente in Europa, avente ad oggetto un’azione di responsabilita oggettiva a carico della Curia Arcivescovile di Napoli per la condotta posta in essere da un Ministro del Culto nell’esercizio delle sue funzioni,concretizzatesi in atti di libidine su di un minore a lui affidato durante il corso di catechizzazione.

    L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti che compiono atti di pedofilia e si avvicina a quelle gia poste in essere negli Stati Uniti d’America in situazioni analoghe.

    Sull’argomento e sui temi che hanno dato origine alla promossa azione legale i detti difensori saranno presenti unitamente alla parte, Sig. Russo Gaetano,alla conferenza stampa che avra luogo in Napoli alla via Roma n? 205 presso lo studio dell’Avv. Luciano Santoianni 4? piano il giorno 14 novembre 2005 alle ore 11,30.

    www.uaar.it/news/2005/11/15/…curia-processo/

    Pedofilia a Napoli, prete assolto ma Curia a processo

    Tre anni fa il giudice per l’udienza preliminare chiuse il caso con una sentenza di proscioglimento. Era l’estate del 2002: e per un sacerdote napoletano accusato di reati gravi e infamanti quali la violenza sessuale e gli atti sessuali con un minorenne quella sentenza rappresentò l’uscita di scena da una vicenda giudiziaria scottante. Sembrava un caso definitivamente archiviato, quello che portò un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 14 anni a denunciare i presunti abusi subìti da parte del giovane prete, e invece oggi la vicenda si riapre in maniera assolutamente clamorosa e torna in un’aula di giustizia, questa volta civile, e non penale. I legali del ragazzo – gli avvocati Luciano Santoianni (penalista) e Giuseppe Aulino (civilista) – hanno infatti citato in giudizio la Curia arcivescovile di Napoli, avanzando una richiesta di risarcimento danni. […] La vicenda risale al ’99, quando la Procura aprì un’inchiesta sul comportamento del sacerdote, allora collaboratore in una parrocchia nella zona dei Quartieri spagnoli: secondo l’accusa, il giovane prelato avrebbe riservato «attenzioni» ad uno dei ragazzi che frequentavano la parrocchia dove seguiva i corsi per il catechismo. Il sacerdote, rinviato a giudizio, venne poi prosciolto dal gup che, accogliendo le conclusioni del perito d’ufficio, lo ritenne incapace di intendere e volere nel momento in cui sarebbero stati commessi gli atti denunciati. «Riteniamo che la Curia – dichiara l’avvocato Luciano Santoianni – debba rispondere per la condotta tenuta da un suo sacerdote per una vicenda che richiama molto da vicino quelle accadute negli Stati Uniti. Crediamo infatti che questa vicenda si sarebbe potuta evitare se, a monte, la Curia avesse esercitato una funzione di controllo e verifica psico-attitudinale su quel sacerdote». […]
    L’articolo di Giuseppe Crimaldi è stato pubblicato sul sito de Il Mattino

    Ultima modifica di steve il 10 Lug 2008 14:32, modificato 4 volte in totale
    steve
    10 Lug 2008 13:00
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://stage7.presstoday.com/_Standard/Articles/4527505

    Corriere del Mezzogiorno pag. 11
    “Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro”
    Data: 10/07/08

    Cronaca Locale

    Corriere del Mezzogiorno – CASERTA –
    sezione: NAPOLI – data: 2008-07-10 num: – pag: 11
    categoria: REDAZIONALE
    Sentenza civile, la vicenda avvenuta nel 1999 ai Quartieri Spagnoli
    Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro

    NAPOLI — Luca partirà per Reggio Emilia con in tasca un «indennizzo» di 40 mila euro, ché ormai di Napoli ne ha le scatole piene. Il prete che ha più volte abusato di lui, padre Ivan, prosciolto dalle accuse in sede penale perché incapace di intendere e di volere (ma solo al momento di commettere i fatti) continuerà a fare il cappellano all’ospedale Cardarelli di Napoli. La vicenda è quella che vide coinvolti nel ’99 un minorenne che denunciò abusi sessuali da parte di un prete che lavorava in una chiesa dei Quartieri Spagnoli, e nel 2005 la stessa vittima che citò in giudizio la Curia perché — sostenevano i suoi avvocati — i suoi vertici erano a conoscenza dei fatti e non fecero niente per impedire al viceparroco di nuocere al prossimo. Oggi, dopo la sentenza del tribunale penale che prosciolse il prete — e che divenne definitiva perché il pm accolse la richiesta di appello un giorno dopo i termini di scadenza — arriva quella del tribunale civile che da una parte stabilisce l’assenza di responsabilità da parte della Curia, e dall’altra condanna padre Ivan al versamento di un «indennizzo» di 40 mila euro alla giovane vittima, che all’epoca dei fatti era ben lontana dalla maggiore età. Luca subì violenze prima a Napoli, poi a Roma, nella struttura dei Padri missionari della Carità che ospita (normalmente) persone senza fissa dimora di sesso maschile. In quell’occasione, il prete coinvolse nel menage anche un gruppo di clochard.
    «Ma non erano proprio bambini…avevano almeno quattordici-quindici anni», rispose padre Ivan allo psichiatra Pannain che gli domandava perché rivolgesse le sue attenzioni ai bambini, nel corso di una perizia nel 2001. Lo psichatra che invece aveva in cura il prete, lo stesso dottor Poterzio che aveva sostenuto in sede penale di aver più volte avvisato il cardinale Giordano delle condizioni di padre Ivan, «consapevole che dato il ruolo che rivestiva, poteva essere pericoloso per gli altri», in sede civile ha ritrattato quasi del tutto le dichiarazioni rese, scaricando la Curia di ogni responsabilità. Allontanamento dalla scuola, inappetenza per molti mesi con senso di nausea, insonnia e frequenti incubi per oltre tre anni, crisi di pianto, comportamenti regressivi, tendenza all’isolamento: Luca viene «indennizzato» con 40 mila euro. Padre Ivan, fa il cappellano. Gli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni, che difendono la vittima, ora vogliono querelare per falsa testimonianza lo psichiatra Poterzio in base alla difformità delle due dichiarazioni rese. Poi, appelleranno la sentenza nella parte dove si esclude la responsabilità della Curia.
    Ste. Pie.

    steve
    10 Lug 2008 14:24
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?d…l&type=STANDARD

    10/07/2008

    ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, I.P., 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro (la difesa ne chiedeva 170mila) a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perchè una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi. Storia torbida e paradossale, che comincia nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri spagnoli e vanta almeno un altro paio di aspetti singolari. Il primo è che il prete, nonostante l’etichetta di pedofilo, ha continuato e continua a fare il prete, sia pure in una zona diversa da quella dove commise le violenze sessuali. Il secondo aspetto riguarda l’ipotesi di responsabilità oggettiva da parte della Curia.

    Il magistrato civile, Paola Del Giudice, ottava sezione, pur mandando assolto il cardinale Giordano, arcivescovo dell’epoca, perché in giudizio non è stata raggiunta la prova della consapevolezza della Curia rispetto al «vizietto» del prete, non ha escluso, infatti, compensando le spese tra le parti, che in linea teorica quella responsabilità potesse essere ipotizzata. Gli avvocati della vittima, Luciano Santojanni, penalista, e Giuseppe Aulino, civilista, annunciando battaglia, vantano il record di una sentenza che, a detta loro, sarebbe la prima in Europa a non escludere l’ipotesi di responsabilità oggettiva della chiesa in un caso di pedofilia. «Presenteremo – dice l’avvocato Santojanni – una querela per falsa testimonianza nei confronti del medico che in sede civile, rispetto all’interrogatorio del Pm, non ha confermato di aver avvertito anche per iscritto la Curia della «pericolosità» del prete e poi impugneremo la sentenza di condanna nella parte in cui esclude la responsabilità oggettiva della Curia».

    I fatti, al di là degli aspetti tecnici, grondano la tristezza di ogni vicenda di pedofilia. Il prete, all’epoca vice parroco, commise gli abusi in un paio di occasioni nei confronti di un ragazzino della parrocchia. Una volta al mare, la spiaggia di Marechiaro. Un’altra volta a Roma, un seminario dove il sacerdote, rubando la fiducia del bambino, lo condusse con la falsa promessa di accompagnarlo a vedere la Carrà in tv. Bugie. La voce degli abusi corse tra i vicoli, un’associazione di quartiere, la «Urban», se ne fece carico, sostenendo la famiglia della vittima nel difficile percorso che può condurre dalla vergogna alla denuncia. Cominciò il processo, ma la legge, quella volta, si incanalò su un binario inatteso. Il perito stabilì, infatti, che il prete, peraltro in cura da uno psichiatra, non era in grado di intendere e di volere al momento degli abusi. Il Gip lo prosciolse dalle accuse. Ora, la condanna civile. E torna la voglia di giustizia.

    steve
    14 Lug 2008 17:54
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    Stasera, alle ore 19.00, su C6.TV si parlerà del caso di Padre Ivan P. :

    http://laici.forumcommunity.net/?t=17458633

    http://c6postit.blogspot.com/

    steve
    24 Feb 2009 17:28
    Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
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    Martedì 24 Febbraio : 2009 http://federicotulli.wordpress.com/…ta-in-vaticano/

    Scomode verità in Vaticano

    Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

  • Ieri in tribunale ha parlato la difesa del sacerdote ”Il prete accusato di violenze sessuali va assolto”

    Ieri in tribunale ha parlato la difesa del sacerdote ”Il prete accusato di violenze sessuali va assolto”

    Le accuse non sono fondate e l’imputato va assolto con formula piena. È la richiesta che dopo tre ore di udienza a porte chiuse l’avvocato Milena Catozzi ha chiesto per il suo assistito, il prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.

    Per lui il pm Filippo Di Benedetto aveva chiesto lo scorso 5 dicembre la condanna a sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca.

    Ieri pomeriggio, nell’aula B del tribunale di Ferrara, ha terminato la sua arringa l’avvocato di parte civile Carlo Bergamasco. Dopo è stato il turno della difesa, che ha ricostruito tassello per tassello dall’inizio della vicenda fino alla formulazione dell’accusa tutti i particolari che hanno portato alla formulazione delle accuse contro il prete, “smontando – sostiene l’avvocato Catozzi – tutti i capi di imputazione – che si rivelano così infondati”.

    Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

    La prossima udienza è fissata per il 27 febbraio, alle 9, quando di fronte al tribunale collegiale (composto da Caruso, Oliva e Bighetti) parlerà l’altro avvocato della difesa, Giuseppe Pavan.

  • Brescia, preti pedofili. Don Mario Neva rinviato a giudizio per diffamazione

    Brescia, preti pedofili. Don Mario Neva rinviato a giudizio per diffamazione

    Don Mario Neva in tribunale per diffamazione
    Venerdì, 30 Novembre 2007

    Rinvio a giudizio con l’accusa di diffamazione per Don Mario Neva, il sacerdote bresciano noto per essere sceso in piazza anni fa per difendere i religiosi e le insegnanti di due scuole materne accusati di pedofilia, poi assolti.

    Il processo a carico del sacerdote si svolgerà, in rito abbreviato, il 18 aprile. A renderlo noto con un comunicato stampa è stata la stessa ssociazione Prometeo lotta alla pedofilia che fa capo alla presunta vittima della diffamazione, Massimiliano Frassi.

    «La denuncia – ha spiegato Frassi – è stata presentata per i feroci attacchi che ci sono stati mossi dal sacerdote bresciano».

    Due posizioni opposte quelle di Frassi e don Neva per affrontare il delicato tema della pedofilia.

    Don Neva è considerato «l’innocentista»: quando scoppiò il caso dei presunti abusi negli asili bresciani, parlò di una sorta di epidemia che aveva fatto diffondere «la falsa accusa di abuso». Più colpevolista Frassi. Don Neva, però, è sempre andato avanti a difesa di chi secondo lui è stato accusato ngiustamente mettendo in conto calunnie, sospetti, e illazioni.

    (da: Il Brescia)

    http://veriabusi.blogspot.com/2007/11/don-mario-neva-in-tribunale-per.html

    Stralcio di un articolo de La Repubblica del 18 ottobre 2004

    LA DIFESA PUBBLICA DEI SACERDOTI. Molti bresciani lo ricorderanno fin che vivranno quel 13 luglio del 2004, quando due parroci si difendono dal pulpito rendendo noto ai loro fedeli di aver ricevuto un avviso di garanzia. Molti bresciani ricorderanno che quel giorno ci fu un grande e lungo applauso di solidarietà a partire dai primi banchi dove sedeva il sindaco. E ricorderanno di aver pensato: come possono uomini con un passato e un presente di prima grandezza nel volontariato, negli oratori, nella vita della città essere anche lontanamente coinvolti in accuse così infamanti? “Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono”, diceva il parroco di San Faustino invocando “una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa”. Da questo preciso momento Brescia, tutta Brescia, è costretta a schierarsi

    LA CROCIATA.
    E c’è chi prende molto sul serio questo appello. Uno dei protagonisti del processo di piazza si chiama don Mario Neva, amico degli indagati, ma soprattutto assistente spirituale all’Università Cattolica e nello stesso tempo prete di frontiera che ha tolto le prostitute dalla strada. La sua crociata per difendere gli indagati passa dalle lettere ai giornali, all’organizzazione di fiaccolate di solidarietà al carcere dove sono rinchiuse le due maestre, alla mailing list che, a detta sua, raggiunge un migliaio di persone, alle interviste. “In questi mesi ho preparato un dossier – spiega – in cui ho ricostruito tutta la vicenda. Una contro-inchiesta. Il primo errore giudiziario è incominciato con il primo processo (quello alla prima scuola ndr). Non nego che ci siano preti pedofili, ma nego che ci siano qui a Brescia”. Ma allora come è potuto accadere? “Alcuni genitori hanno perso la testa, le perizie e gli incidenti probatori fatti sulle testimonianze dei bambini sono stati viziati da prestazioni psicologiche disastrose e qualche forza politica ha cercato di strumentalizzare la vicenda”. Don Neva ha ricevuto anche un richiamo del Garante della privacy per aver fatto pubblicamente i nomi dei genitori di alcuni bambini coinvolti. “Lo sapevo, ma intanto quando mi fermeranno avrò già comunque raggiunto il mio scopo”. Quale? “Dimostrare che a Brescia non è successo nulla, salvare la comunità da una ferita che non si sanerebbe neanche in una generazione.
    Note: Nel 2004 Don Mario Neva rivolse varie accuse all’Associazione Prometeo di Massimiliano Frassi che aveva offerto supporto ad alcune famiglie coinvolte nel processo all’Asilo Sorelli, e questi lo querelò per diffamazione.


    Dal quotidiano “Bresciaoggi” del 19 settembre 2008

    PEDOFILIA. Per gli «attacchi» a Prometeo

    «Non diffamò» Assolto don Neva

    Don Mario Neva, assistente spirituale della Cattolica, assisitito dall’avvocato Stefano Lojacono, è stato assolto dall’accusa di diffamazione che gli era stata mossa dall’associazione Prometeo, presieduta da Massimiliano Frassi. Il gup Luciano Ambrosoli ha assolto il sacerdote dalle accuse dell’onlus che si definisce di «lotta alla pedofilia e di tutela dell’infanzia violata».
    Il presidente dell’associazione sporse denuncia ritenendo che don Neva avesse mosso «attacchi feroci» a Prometeo. I fatti contestati a don Neva risalgono all’estate del 2004 quando due maestre della scuola materna comunale Sorelli finirono in carcere e scoppiò lo scandalo dei presunti abusi nella scuola (in primo grado sei maestre, un bidello e un sacerdote sono stati assolti e per ottobre è fissato il processo d’appello).
    Don Neva subito dopo l’arresto delle due maestre promosse una serie di raccolte di firme e organizzò anche una fiaccolata di solidarietà per le maestre all’esterno del carcere di Verziano. Il sacerdote invitò la città a riflettere e fu il primo a parlare di contagio tra i genitori dei bambini. Affermazioni diffamatorie per Prometo, ma non per il giudice.

    W. P.

  • Processo don Carli, è «guerra» tra magistrati

    Processo don Carli, è «guerra» tra magistrati

    TOGHE CONTRO A PALAZZO
    Processo don Carli, è «guerra» tra magistrati
    Mario Bertoldi

    Nota di Tarfusser al Csm perché Coraiola non vuole sostenere l’accusa in appello BOLZANO. «Non sarò certo io a sostenere in aula nel processo d’appello l’ipotesi accusatoria nei confronti di don Giorgio Carli». Questa frase rilasciata al nostro giornale dell’Avvocato generale Silvio Coraiola nel febbraio scorso ha scatenato la reazione del procuratore Cuno Tarfusser che ha preso carta e penna, ha preparato un documento di dissenso (sottoscritto da tutti i magistrati della Procura) e lo ha inviato al Ministro, al Consiglio superiore della magistratura e al Procuratore generale.

    Il caso del sacerdote accusato di violenze sessuali a ripetizione ai danni di una parrocchiana bambina, sta creando fratture apparentemente insanabili nella magistratura altoatesina. Come noto il religioso è stato assolto in primo grado. Ora però il caso è destinato a finire entro poche settimane davanti alla sezione bolzanina della Corte d’appello.

    I fascicoli del corposo processo sono dunque passati all’Avvocato generale che dovrebbe rilevare il lavoro del Procuratore Cuno Tarfusser e del sostituto Donatella Marchesini, autori dell’ inchiesta. Nel febbraio scorso, però, il dottor Coraiola fece tranquillamente capire che le posizioni delle due Procure non sono certo univoche sul caso e non mancò di sottolineare le proprie profonde perplessità su alcuni «passaggi procedurali» molto disinvolti dell’inchiesta come la decisione del magistrato inquirente di permettere alla donna denunciante di portarsi a casa il verbale di interrogatorio per apporvi eventuali correzioni sulle accuse mosse al prete e la decisione di sottoporre a perizia psichiatrica il testimone chiave il quale avrebbe ripetuto più volte di non ricordare assolutamente nulla. Su questi due passaggi dell’inchiesta il dissenso tra Procure è totale. «Non sarò certo io – disse il dottor Silvio Coraiola – a sostenere in aula l’ipotesi accusatoria».

    Una dichiarazione che suonò come una innegabile presa di distanza rispetto al teorema su cui si è sempre basata l’imputazione a carico di don Giorgio Carli. Ora però il caso potrebbe provocare un procedimento di carattere disciplinare nei confronti dello stesso Coraiola che avrebbe in qualche maniera delegittimato il lavoro svolto dalla Procura con dichiarazioni pubbliche rilasciate, oltrettutto, prima ancora di aver preso visione dei fascicoli dell’inchiesta. «Ho voluto segnalare alle autorità competenti un atteggiamento ed un modo di fare del collega Coraiola che non condivido» ha confermato ieri il procuratore Cuno Tarfusser.(12 settembre 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…trati/1763768/6

  • Cassazione. Prescrizione per don Giorgio Carli. Confermata condanna al risarcimento

    Cassazione. Prescrizione per don Giorgio Carli. Confermata condanna al risarcimento

    Pedofilia, Bolzano: ricorso in appello contro parroco assolto in primo grado

    Un sacerdote di San Giacomo, assolto il 20 febbraio 2006 dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva 9 anni

    Bolzano, 27 gen. – (Adnkronos) – Don Giorgio Carli, 43enne sacerdote di San Giacomo a Bolzano, assolto il 20 febbraio 2006 dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva 9 anni, con tutta probabilita’ dovra’ tornare dinanzi ai giudici. Il sacerdote era stato assolto, perche’ il fatto non sussiste, art. 530 secondo comma del codice di procedura penale, ex insufficienza di prove. Gli avvocati di parte civile e la procura avevano annunciato ricorso per Cassazione, dal momento che all’epoca, per effetto della legge Pecorella, non era ammessa l’impugnazione in appello di una sentenza di assoluzione in primo grado.

    Ora, a distanza di quasi un anno, la recente sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime alcune parti della legge Pecorella riapre le porte del tribunale per questo procedimento. L’avvocato Gianni Lanzinger, uno dei legali della parte civile, conferma che si terra’ un processo di merito di secondo grado e don Giorgio Carli tornera’ davanti ai giudici della corte d’appello di Bolzano, i quali dovranno giudicare la veridicita’ del racconto della ragazza che, a distanza di dieci anni e dopo una lunga terapia psicologica, accuso’ il prete di ripetuti stupri e violenze avvenuti tra il 1989 e il 1994.

  • Piove di Sacco (PD). Don Marco Bellato condannato per molestie telefoniche omosessuali, Assolto per violenza privata

    Piove di Sacco (PD). Don Marco Bellato condannato per molestie telefoniche omosessuali, Assolto per violenza privata

    PIOVE DI SACCO – Processo a porte chiuse con rito abbreviato.

    Conclusosi con l’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato, ma insieme all’oblazione. Sul banco degli imputati don Marco Bellato, chiamato a rispondere di molestie: accusato di aver spedito sms con un contenuto spiccatamente erotico-omosessuale.

    Destinatari gli studenti cui il sacerdote piovese insegnava religione.

    Il pubblico ministero Roberto D’Angelo, ripercorrendo la vicenda giudiziaria, aveva sollecitato una condanna. E ora dovrebbe decidere di appellarsi. La sentenza, emessa ieri pomeriggio al termine dell’udienza a porte chiuse, abbina all’assoluzione il pagamento per le molestie telefoniche e la violenza privata.

    Poco più di trent’anni, il sacerdote si divide fra la parrocchia di Sant’Anna e l’insegnamento della religione alle superiori. Finchè un paio d’anni fa scoppia clamorosamente il «caso» che è approdato ieri in Tribunale. Il sacerdote spedisce sms agli allievi. Il contenuto non rientra nel normale rapporto con i ragazzi. Il prete e professore sconfina nel campo minato dell’erotismo. A distanza di qualche mese, gli short messages in versione omosessuale iniziano a disturbare i destinatari che sono minorenni. Qualcuno si confessa con i genitori. La vicenda arriva fino al preside dell’istituto superiore, che avvisa la Procura e iniziano le indagini condotte dai carabinieri di Piove di Sacco.

    Si apre una vera e propria inchiesta, coordinata prima dal sostituto procuratore Antonino Cappelleri e poi dal pubblico ministero Paola Cameran che fa parte del pool specializzato nei reati a sfondo sessuale. Il sacerdote, interrogato, si è subito difeso affiancato dal difensore di fiducia, l’avvocato Emanuela Giraldo. Nega di aver tentato approcci con i ragazzi. Certo, con cinque-sei studenti si era scambiato «messaggini» via telefono cellulare. Ma era solo un modo per comunicare con loro. Insomma, nulla di illecito. Comunque, il sacerdote aveva preferito rassegnare le dimissioni da insegnante di religione. Ufficialmente, in quanto destinato ad altri incarichi. Fin da subito, però, il sacerdote era stato difeso a spada tratta dai fedeli della sua parrocchia. E il consiglio parrocchiale aveva preso nettamente posizione a suo favore.

    Ma la giustizia ha continuato a fare il suo corso. Il Gip di Padova Claudio Marassi non aveva accettato il decreto penale di condanna che secondo la Procura della Repubblica quantificava in tre mesi (convertiti in una pena pecuniaria) il verdetto per don Marco Bellato. Molestie telefoniche e violenza privata i reati al centro dell’inchiesta. Per Marassi, una pena troppo esigua. A quel punto il pm Paola Cameran non ha potuto far altro che concludere il procedimento. Con rinvio a giudizio del sacerdote-insegnante. Il processo si è celebrato a porte chiuse per la delicatezza della vicenda, anche se nel frattempo gli studenti coinvolti non sono più minorenni.

    Il pm D’Angelo ha ricordato come l’inchiesta si era sviluppata dalla segnalazione trasmessa in Procura dal preside dell’istituto tecnico. I genitori si erano rivolti a lui, segnalando la vicenda che vedeva protagonisti i figli. Il preside aveva trasmesso tutto alla magistratura. Le indagini avevano confermato l’esistenza degli sms spediti dall’insegnante con espliciti riferimenti sessuali. Di qui l’imbarazzo degli studenti, diventato poi fastidio per il «dialogo a distanza» dai toni omosessuali sia pure di fantasia. Tutto datato tra fine 2001 e l’inizio del 2002. Però al di là degli sms, nessun incontro o contatto fra il sacerdote-insegnante ed i ragazzi. I carabinieri di Piove hanno raccolto le testimonianze, mentre i pm hanno ricostruito in dettaglio il traffico telefonico.

    Alla fine, la sentenza. Assoluzione per la violenza privata, ma oblazione per le molestie.

    http://www.kataweb.it/articolo/585945

  • Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato

    Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato

    LANUSEI. Una valanga di attestati di solidarietà arriva da tutta Ogliastra a don Pietro Sabatini, il rettore del seminario di Lanusei coinvolto in un’inchiesta sulla pedofilia via Internet.

    In attesa che il giudice Giorgio Altieri si pronunci sul delicato caso, il prossimo 20 aprile, i fedeli hanno già assolto (e con formula ampia) il sacerdote, unanimemente considerato un uomo al di sopra di ogni sospetto.

    Nessuno crede che don Pietro, 45 anni e mezzo, originario di Lotzorai, sia indegno dell’abito che porta. Anzi, quelli che lo conoscono sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui, e a scommettere sulle sue doti umane e religiose. Dopo le mamme dei seminaristi, la presidentessa dell’Azione Cattolica Giulia Aresu, la comunità parrocchiale di Escalaplano, a fianco del rettore si schierano tante altre associazioni. L’elenco si apre con gli ex allievi dello seminario, scuola di formazione dei sacerdoti del futuro.

    Il presidente Alberto Cannas, originario di Ulassai, esprime «piena e convinta solidarietà al carissimo don Pietro, di cui conosciamo le grandi doti umane e sacerdotali, nella certezza che presto la sua figura di sacerdote e di uomo risulterà limpida agli occhi degli uomini cosi come lo è agli occhi di Dio». Altra testimonianza preziosa per il sacerdote viene da Giorgio Cabras, medico e presidente del gruppo scout di Ussassai, affiliato all’Agesci. «Don Pietro – sostiene – è una persona eccezionale, un educatore nato. Noi genitori abbiamo totale fiducia in lui, siamo pronti ad affidargli in qualsiasi momento i nostri figli. Consideriamo don Pietro un fratello, e queste non sono frasi fatte. Per anni è stato nostro assistente spirituale, ha condiviso con noi gite ed escursioni, e mai nessuno ha visto un atteggiamento meno che corretto da parte sua.

    I ragazzi lo adorano, lui è stato l’unico che è riuscito a confessarli e fargli fare la comunione, lasciandoci tutti a bocca aperta. È impossibile dubitare di una persona come don Pietro. Se ha sbagliato lo avrà fatto per ingenuità, oltre che per motivi pedagogici. Sappia che gli scout sono tutti con lui e lo aspettano a braccia aperte». Affetto, amicizia e solidarietà arrivano anche da Umberto Martinelli, presidente degli ex allievi salesiani dell’Ogliastra. «Auspichiamo che la vicenda si concluda al più presto – spiega Martinelli – e che don Pietro torni a dare il suo contributo alla nostra diocesi. Lo conosciamo come una persona seria, e dunque gli confermiamo la nostra stima».

    Il gruppo di preghiera e di canto ‘Regina d’Ogliastra”, del Rinnovamento dello Spirito, esprime l’auspicio che don Pietro chiarisca la sua posizione e che dell’Ogliastra si parli per le iniziative ecclesiali, le opere di bene e la spiritualità. Infine, l’Associazione Culturale Ogliastra, che promuove il premio letterario ‘San Giorgio”, ribadisce di essere in linea «con quanto già espresso pubblicamente da monsignor Antioco Piseddu. Riaffermiamo la stima verso don Pietro – sostiene la presidentessa Anna Maria Piga – e siamo vicini alla chiesa locale e alla sua famiglia».
    Tommaso Miraglia

  • VIOLENZA SUI MINORI, PENA RIDOTTA AL SACERDOTE

    VIOLENZA SUI MINORI, PENA RIDOTTA AL SACERDOTE

    BARI Don Salvatore Manfredi, un prete di 61 anni, ex direttore dell’ istituto di assistenza per minori Stella maris di Siponto (Foggia) è stato condannato (pena sospesa) dai giudici della corte d’ appello di Bari a due anni di reclusione per atti di libidine e violenza privata nei confronti degli assistiti.

    I fatti risalgono al dicembre del 1985 quando alcuni ragazzi, trasferiti da Siponto all’ istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo (Bari), raccontarono ad un’ assistente sociale alcuni episodi di violenza che avevano dovuto subire.

    Insieme con don Salvatore Manfredi, condannato in primo grado il 5 giugno dell’ 86 a tre anni di carcere per violenza carnale, atti osceni in luogo pubblico, corruzione di minori, maltrattamenti e violenza privata era imputato anche il suo vice, Don Giuseppe Marrone.

    Quest’ ultimo in primo grado era stato condannato ad otto mesi di reclusione per maltrattamenti ai bambini (secondo l’ accusa li avrebbe presi a calci e pugni). La corte d’ appello ha invece ritenuto di derubricare il reato in quello di abuso dei mezzi di correzione applicando di conseguenza l’ amnistia. Per don Salvatore Manfredi la corte d’ appello ha ritenuto di escludere la violenza carnale, mentre lo ha assolto per insufficienza di prove dal reato di maltrattamenti e lo ha amnistiato per i reati di atti osceni e corruzione di minorenni.