Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

    Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

    Il 16 giugno scorso ha scritto a Mastella: «Signor Ministro, sono padre Joseph John Henn, la prego, non firmi l’ estradizione.

    Un prete cattolico accusato di sexual abuse non sopravvive nelle carceri americane. É esposto a rischi gravissimi». Tradotto: dentro l’ ammazzano. Ma il provvedimento ormai era firmato. E padre Henn, il giorno stesso, è sparito da Roma.

    Ora è ricercato non solo in Usa (wanted on child molestation, cioè per molestie sessuali su minori), ma anche qui da noi. Il sacerdote americano è ufficialmente latitante e la Corte d’ Appello contro di lui ha già emesso un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere. Padre John, però, si è sempre difeso: «Io non ho mai abusato sessualmente di nessuno».

    «Se torno negli Usa mi uccidono», ha scritto a Mastella prima di sparire Fugge dai «domiciliari» ricercato prete pedofilo Doveva essere estradato negli Stati Uniti Fino al 16 giugno scorso, il prete statunitense, 57 anni, nato nel Wisconsin, ha vissuto agli arresti domiciliari nella casa generalizia dell’ Ordine a cui appartiene, quello dei Padri Salvatoriani, in via della Conciliazione, a due passi da San Pietro. Undici mesi prima, era stata la Squadra Mobile di Roma a notificargli il primo provvedimento restrittivo, ordinato sempre dalla Corte d’ Appello su richiesta del Dipartimento di Giustizia americano.

    I fatti incriminati risalgono, infatti, al periodo in cui Henn prestava servizio presso una parrocchia di Phoenix, Arizona, tra il 1979 e l’ 81. Contro di lui pendono le denunce di tre ragazzi, oggi tutti maggiorenni, che nel 2003 decisero di raccontare al procuratore distrettuale della contea di Maricopa, Rick Romley, le presunte molestie ricevute. Padre John, però, ha sempre respinto ogni addebito: «Oltretutto sono passati più di 25 anni dai fatti che mi vengono contestati e già nell’ 81 fui inquisito dalla polizia di Phoenix, interrogato e infine prosciolto. Perciò, che vogliono ancora da me?

    La verità è che negli Stati Uniti è in corso da tempo un attacco politico e giudiziario contro la Chiesa cattolica utilizzando proprio l’ argomento della pedofilia. Per questo non credo che in America sarei sottoposto a un giusto processo». «Se torno là, m’ ammazzano in prigione», ha ripetuto più volte padre Henn al suo avvocato italiano, Michele Gentiloni Silverj, cugino dell’ attuale ministro delle Telecomunicazioni. Inoltre, il prelato – nella lettera, disperata, inviata al Guardasigilli prima di darsi alla macchia – sostiene di essere molto cambiato: «Durante questo lungo periodo, ho sempre accettato di essere sottoposto ad una rigidissima disciplina, esteriore ed interiore, che mi ha reso una persona del tutto diversa da quella che, a prescindere dalla mia colpevolezza o meno, viene disegnata negli atti processuali di allora.

    Al contempo, la vita di clausura cui sono stato destinato dall’ Autorità Ecclesiastica è tale da soddisfare qualunque, anche solo teorica, esigenza di tutela della collettività». Peccato che in America non la pensino così. «La sua fuga – attacca Andrew Thomas, legale della contea di Maricopa, Arizona – denota una mancanza di rispetto della legge. Egli può scappare ma non nascondersi. Alla fine sarà catturato e giustizia sarà fatta». Dove si trovi, al momento, è impossibile dire. Sicuramente non in Vaticano: «Dall’ inizio – dice Gentiloni – non ha mai pensato di beneficiare dell’ extraterritorialità.

    Lui ha fiducia nella giustizia italiana, per questo aveva scritto a Mastella supplicandolo di non firmare l’ estradizione». Al ministero di Grazia e Giustizia risulta, però, che il provvedimento era già stato firmato (dall’ ex ministro Castelli?) molto prima che padre Henn, il 16 giugno, inviasse la lettera. E anzi proprio quel giorno – concludono in via Arenula – è iniziata la sua latitanza. Che avesse saputo? Non solo. Due giorni prima, il 14, anche la Cassazione aveva dato il via libera alla procedura. Insomma, non c’ era più scampo. Dove sarà, ora? Una traccia, forse, è contenuta proprio in un passo della lettera spedita al Guardasigilli, quando accenna all’ Alta Corte della Repubblica d’ Irlanda, che nel luglio 2005 rigettò «analoga richiesta di estradizione avanzata nei confronti di un mio confratello». Da Roma a Dublino?

    Il caso Era stato arrestato un anno fa «Child molestation»: molestie sessuali su minori. Con questa accusa, il 16 luglio 2005, padre Joseph John Henn, fu arrestato a Roma dalla polizia e messo ai domiciliari presso l’ Ordine dei Salvatoriani. Il 26 gennaio 2006 la Corte d’ Appello ha dichiarato la concedibilità dell’ estradizione negli Usa. Il 14 giugno via libera anche dalla Cassazione. Il 16 giugno padre Henn è sparito da Roma.

    Caccia Fabrizio

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    (4 agosto 2006) – Corriere della Sera

  • Prete pedofilo estradato in Arizona Ma svanisce nel nulla a Roma

    Prete pedofilo estradato in Arizona Ma svanisce nel nulla a Roma

    ROMA – La Corte di Cassazione aveva dato il via libera al procedimento di estradizione, dopo un anno di arresti domiciliari, forse per questo ha fatto perdere le sue tracce. Joseph Henn, 57 anni, alto prelato statunitense accusato di pedofilia, è sparito nel nulla a Roma. E’ accusato di abusi nei confronti di due ex seminaristi, che sarebbero stati commessi tra il marzo 1979 e il giugno 1981 ma scoperti solo nel gennaio 2003. A muovere le accuse una corte di giustizia dell’Arizona.

    La Corte di Cassazione aveva dato il via libera all’estradizione con una sentenza depositata il 27 luglio scorso, ma quando le forze dell’ordine si sono recate nella Casa del Divino Salvatore per notificargli il provvedimento, Henn non c’era.

    “Se viene estradato in America rischia la vita perché i preti accusati di pedofilia non sono simpatici ai detenuti dell’Arizona, e ci sono già stati tre omicidi in casi del genere negli ultimi anni”, aveva detto l’avvocato difensore di Henn, Michele Gentiloni Silverij, durante un’udienza l’anno scorso. E di fronte a un ipotesi di questo tipo, viene da pensare che Henn si sia dato alla fuga.

    Ma le autorità giudiziarie dell’Arizona, dopo aver appreso la notizia, sono state irremovibili: “Questo ultimo comportamento – ha commentato Andrew Thomas, legale della Contea di Maricopa – denota una mancanza di rispetto per la legge. Può scappare ma non può nascondersi. Sarà catturato e giustizia sarà fatta”. Adesso il religioso è ricercato in tutta Italia dalla polizia e dall’Interpol.

    Henn, colpito dallo scandalo di pedofilia in cui la Chiesa cattolica americana precipitò nel 2002, fu arrestato il 16 luglio dello scorso anno dalla squadra mobile della capitale che gli notificò un provvedimento della corte d’appello di Roma cui era arrivato l’ordine di cattura del dipartimento di Giustizia americano.

    (3 agosto 2006)

    https://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/prete-scomparso/prete-scomparso/prete-scomparso.html?fbclid=IwAR1aHHn5rpanNqtenZ2Aa5cYvLFKGLYZQTUmA7AdOKmup0lY8oemC4Jbsyo

  • INERTE E INDIFFERENTE,  IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA.  PARLA UNA VITTIMA.

    INERTE E INDIFFERENTE, IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA. PARLA UNA VITTIMA.

    AGRIGENTO-ADISTA.

    Un vescovo viene informato di abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista e non prende alcun provvedimento.
    Dirà, poi, che la questione non lo riguardava.

    I drammatici fatti non avvengono nell’ennesima diocesi statunitense, dove il “bubbone” è esploso ormai da anni, grazie anche al coraggio delle vittime e alla dismissione dell’atteggiamento omertoso di persone coinvolte e dei vertici ecclesiastici.
    Il vescovo in questione è italiano: si tratta di Mons. Carmelo Ferraro, che era alla guida della diocesi di Agrigento all’epoca dei fatti e lo è anche adesso.

    Il sacerdote, Don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena il 7 luglio:
    gli sono stati inflitti solo 2 anni e 6 mesi di reclusione
    (è stato un secondo patteggiamento fra le parti: il primo era per una pena di due anni, che era stata giudicata insufficiente dal gip Luigi Patronaggio).
    Ha preferito il patteggiamento al processo, che avrebbe molto probabilmente aggravato la sua posizione.
    Il patteggiamento infatti ha riguardato una sola vittima.
    Le indagini, condotte dal pm Caterina Sallusti, avevano però riscontrato abusi nei confronti di altri sette ragazzi, sei dei quali dello stesso seminario (quello arcivescovile di Agrigento che si trova a Favara) dove don Puleo, inizialmente diacono, era stato assistente per un periodo che si è concluso nel 1995. Attualmente don Puleo è parroco a Sant’Anna, una piccola frazione nei dintorni di Agrigento.

    Marco Marchese, la vittima che ha sporto denuncia,
    ha subìto abusi nel seminario arcivescovile di Agrigento a partire dall’età di 12 anni. 
    Oggi ne ha 22, ha lasciato il seminario nel 2000 e, a vicenda giudiziaria conclusa, ci tiene a sottolineare che non era il carcere per il suo “carnefice” lo scopo della sua azione, ma l’emersione di un fenomeno che causa sofferenza indicibile a tanti bambini, con la speranza inoltre che la Chiesa abbia il coraggio di mettersi dalla parte degli offesi.

    Marchese si era deciso a presentare un esposto dopo aver constatato che né il Rettore del seminario, don Gaetano Montana,
    né il Vescovo Ferraro – ai quali aveva raccontato tutto – avevano preso provvedimenti per fermare Don Puleo.

    Il giorno dopo il patteggiamento, Marco ha inviato al vescovo una lettera molto severa e accorata.
    “Scrivo proprio a lei che – recita l’apertura della lettera – una sera di novembre del 2000 ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto (…).
    Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio”, amareggiato “per questa povera Chiesa che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi”.
    Ne riportiamo il testo integrale nel numero di Adista-documenti allegato.
    Ma Marchese non intende fermarsi a questo:
    intende procedere in sede civile
     contro quanti – sicuramente il rettore e il vescovo – hanno omesso di prendere provvedimenti contro don Puleo, malgrado, avendone l’autorità, fosse per loro un obbligo intervenire.
    In ambito ecclesiale, non esiste nel Diritto Canonico un canone riguardante eventuali pene da comminare a chi non denuncia un reato avendone conoscenza.

    Ma è anche vero che il card. Bernard Law ha subìto così forti pressioni (anche dalla Santa Sede?) proprio per aver “coperto” i preti pedofili della sua diocesi da vedersi costretto, nel dicembre del 2002, a dimettersi da vescovo di Boston.
    Il Diritto Canonico lascia peraltro troppa autonomia di gestione ai vescovi che si trovino di fronte a reati dei loro sacerdoti. Anche se per costoro ci sono canoni precisi.
    In particolare, per i delitti contro il sesto comandamento, commessi “con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni”, il canone 1395, al paragrafo 2, prevede “giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.
    Ma non è stato applicato finora contro don Puleo, il quale è stato solo spostato dalla parrocchia, popolosa e ricca di bambini, di Palma di Montechiaro a quella ben più piccola di Sant’Anna, piccolo borgo nella provincia di Agrigento. Spostamento avvenuto però nel 2002: l’esposto di Marco Marchese contro don Puleo è della primavera del 2001. Il vescovo non poteva non esserne a conoscenza.
    Tutta la vicenda è ricostruita qui di seguito nell’intervista che abbiamo realizzato con Marco Marchese.

    Come comincia la tua storia?
    Sono entrato nel seminario minore nel 1994 perché la mia vocazione era di diventare sacerdote. Avevo 12 anni, frequentavo la seconda media. Avevamo come assistente don Puleo, che allora era diacono. Lui aveva per me molte attenzioni, mi faceva anche dei regali. Poi, ai primi di dicembre, mi fece accomodare nella sua stanza e successe il tutto.

    La cosa si ripeté?
    Sì, soprattutto nei giorni di pioggia, perché altrimenti preferivo giocare a calcio e non andavo a riposare con lui.

    Nessuno faceva caso al fatto che andassi a riposare con lui?
    Penso di no, perché capitava che noi ragazzi trascorressimo del tempo in camera sua a chiacchierare. Poi si trattava delle prime ore del pomeriggio, ognuno stava per conto proprio. Questa cosa è durata fino a quando lui, l’anno successivo, è diventato sacerdote e ha lasciato il seminario minore. Il nostro rapporto però è continuato. Lui è diventato il mio padrino di cresima. Io andavo a trovarlo, o in parrocchia o in casa sua.

    Lui continuava con le sue attenzioni verso di te?
    Sì.

    Non riuscivi ad opporti?
    La prima volta rimasi perplesso. Era ovviamente la mia prima esperienza sessuale, precocissima e sbagliata. Lui mi diceva che era solo una questione di amicizia, che la nostra era un’amicizia particolare, mi diceva di non parlarne con nessuno perché avrei suscitato delle gelosie, che era normale il nostro comportamento, che era giusto. Io gli credevo. E mi sono affezionato a lui. Anche se cominciai subito a star male: mi fu diagnosticata una colite nervosa che mi portai dietro per un bel po’.

    Quando hai capito che il vostro rapporto era sbagliato?
    Quando sono andato al liceo, una scuola pubblica, perché nel seminario maggiore non esisteva una scuola superiore, e sono entrato in contatto con altri ragazzi e con le ragazze. Allora avevo minori possibilità di passare del tempo con don Puleo, perché ero impegnato in varie attività comunitarie. Succedeva quando lui chiedeva al rettore del seminario, don Gaetano Montana, che mi inviasse nella sua parrocchia, in occasione delle cosiddette giornate per il seminario in cui si fa raccolta di fondi per le istituzioni di formazione sacerdotale, perché altrimenti non ci vedevamo mai. Sicché andavo nella chiesa dove celebrava.

    Fino a che età hai dunque mantenuto il rapporto con don Puleo?
    Fin verso i 16 anni, perché a quel punto le nostre strade si sono divise: io non volevo più incontrarlo, e anche lui non faceva pressione per vedermi perché, a quanto ho capito dopo, aveva altri ragazzi sotto mano. E in effetti sono venuti fuori i nomi di altri ragazzi vittime delle stesse attenzioni morbose da parte sua.

    Ragazzi del tuo stesso seminario?
    Sei sì. Del settimo non so nulla di preciso.

    In tutti questi anni non ti sei confidato con nessuno?
    Mai. Fino a quando uno degli assistenti che mi accompagnavano a Palermo per una delle tante visite a motivo della colite, e che aveva sentito di strani episodi che accadevano in seminario, riuscì a farmi parlare e mi consigliò di parlare subito con il vice-rettore. A me non interessava fare del male a quell’uomo, ma fare in modo che nessun altro ragazzo dovesse più soffrire quello che io avevo sofferto.

    E andasti dal vice-rettore?
    Sì, il giorno dopo. Mi assicurò che avrebbe parlato con il rettore, che dovevo stare tranquillo, che avrei dovuto pensare agli studi e basta. Non ho avuto nessun tipo di riscontro. Durante un ritiro spirituale parlai anche con il rettore che mi disse che era stato messo al corrente della mia situazione dal vice-rettore e che avrebbe parlato con il vescovo, monsignor Carmelo Ferraro, tuttora in carica. Io mi fidai. Inoltre, se mi capitava di incontrare don Puleo, erano sempre incontri pubblici, ritiri spirituali, ci si salutava normalmente come se i nostri rapporti in passato fossero stati normali e basta. Nel giugno del 2000 lasciai il seminario.

    Quali furono i tuoi passi successivi?
    Continuavo ad aspettarmi qualche riscontro alla mia denuncia. Invece non succedeva niente. Allora chiesi un incontro con il vescovo che mi ricevette subito. Stranamente, perché quando eravamo in seminario, se gli chiedevamo udienza, dovevamo attendere a lungo. Il vescovo mi ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che nessuno mai l’aveva informato di quanto era avvenuto. Io gli confidai la mia paura che don Puleo potesse continuare a fare del male ad altri ragazzi. Aggiunsi anche che il sacerdote andava aiutato perché la pedofilia è una malattia. “Cerchi di fare qualcosa”, insistetti, “lei è il padre spirituale di tutti i sacerdoti”. Era anche la massima autorità cui io potessi rivolgermi. Il vescovo mi assicurò che ci avrebbe pensato lui e che dovevo stare tranquillo. Mi licenziò regalandomi un libro. Da allora non ho avuto più notizie dal vescovo, non ho più avuto a che fare con lui. Invece il giorno successivo ebbi notizie da don Puleo, perché si precipitò a casa mia e mi rimproverò aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.

    Dunque il vescovo, in seguito al colloquio con te, l’aveva chiamato?
    Sì. Mi disse che il vescovo lo aveva mandato a chiedermi scusa se mi aveva provocato dei turbamenti.

    Come si è arrivati alla denuncia davanti all’autorità giudiziaria?
    Qualche giorno dopo parlai con il mio parroco, don Giuseppe Veneziano, che tra l’altro era stato suo rettore quando don Puleo era in seminario. Si meravigliò del mio racconto, sia perché don Puleo era stimato in diocesi, sia perché il vescovo non gliene aveva fatto parola. Successivamente mi chiamò per dirmi che aveva parlato col vescovo. “Questa storia con don Puleo è acqua passata, ormai sono anni che è successa, tu stai tranquillo, fatti la tua vita, chiudiamola qui”. Intanto però don Puleo continuava a fare il parroco. Era nella parrocchia del Villaggio Giordano, a Palma di Montechiaro.

    Neanche un’ammonizione al prete?
    Non so che dire. Però, a seguito di non so quali vicende, due anni fa, è stato spostato e gli è stata affidata un’altra parrocchia: non è più a Palma di Montechiaro ma in un piccolo paesino nei dintorni di Agrigento, Sant’Anna.

    A causa di altre vicende di pedofilia?
    Beh, tre di questi ragazzi sono di Palma di Montechiaro. Qualcuno avrà saputo qualcosa… Ma non posso dirlo con certezza.

    Don Gaetano Montana è ancora al suo posto?
    Sì, continua a fare il rettore del seminario arcivescovile. Mi chiedo come sia possibile. Altri ragazzi possono passare le stesse mie disavventure e nessuno li difenderà. Dico questo perché, riguardo a don Gaetano, devo aggiungere una cosa. Non avendo raggiunto alcun risultato con i miei colloqui, ho parlato con i miei genitori, i quali hanno contattato un avvocato. Questi, prima di fare l’esposto alla magistratura (presentato poi nella primavera del 2001), ha voluto incontrare il vescovo per capire come mai la massima autorità non avesse preso alcun provvedimento. Il vescovo rispose che lui era super partes, che bisognava prendersela con il prete e che comunque il polverone che sarebbe seguito allo scandalo non conveniva a nessuno.

    Dopo la presentazione dell’esposto cos’è successo?
    Parlai con il Sostituto Procuratore che chiamò tutte le persone che io avevo citato.

    Facesti anche il nome del vescovo fra le persone informate dei fatti?
    Sì, e furono chiamate. Ma non so se fu chiamato anche il vescovo. Fui messo a confronto con il parroco, don Giuseppe Veneziano, e con il rettore, don Gaetano Montana. Il parroco inizialmente negò che gli avevo parlato degli abusi subiti. Poi, caduto in contraddizione, si è trincerato dietro il segreto confessionale. Cosa che non sta in piedi: io non mi ero confidato con lui in confessione. Il rettore non negò, anche se disse che non ricordava bene quando gli avevo parlato della mia storia. Alla domanda: “come mai non parlò con il vescovo?”, rispose che era preso da altre cose, c’era da ristrutturare il seminario, e siccome il ragazzo, cioè io, sembrava abbastanza tranquillo, tutta la faccenda si poteva rimandare. Lui parlò con il vescovo quando questi, in seguito al nostro colloquio, lo interpellò.

    Qualche giorno fa, il 7 luglio, don Puleo è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Finisce qui o farai ulteriori mosse?
    Intendo intentare una causa civile contro le persone che hanno un ruolo di responsabilità in situazioni del genere. Certamente il rettore del seminario, ma tanto più il vescovo, il quale, pur non avendo responsabilità penale, è civilmente – e moralmente – responsabile. Avrebbe dovuto prendere provvedimenti che non ha preso. A me non risulta che il vescovo sia mai stato interrogato: attendo di prendere visione di tutti gli atti processuali per averne conferma.
    Un’altra cosa che intendo fare, ed è il motivo per cui all’università sto studiando psicologia, è aiutare le persone che subiscono abusi. Per la qual cosa ho già fondato un’associazione, che deve diventare uno sportello di ascolto

    fonte: Adista.

  • Patteggia un anno e otto mesi il prete che insidiò la ragazzina

    Patteggia un anno e otto mesi il prete che insidiò la ragazzina

    PINEROLO – Un anno e otto mesi con la condizionale: con questa condanna «patteggiata” si è conclusa ieri nel tribunale di Pinerolo la scabrosa storia di don Roberto Volaterra, ex parroco di Castagnole Piemonte, arrestato l’ anno scorso con l’ accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 11 anni.

    Lui, l’ imputato, difeso dagli avvocati Fulvio Gianaria e Alberto Mittone che hanno scelto il patteggiamento della pena accompagnato da un risarcimento alla famiglia della piccola di 45mila euro, non era in aula. Il perché è comprensibile.

    Nei primi mesi del 2004 la vicenda sconvolse l’ intero Pinerolese. Non era facile accettare che un parroco di 36 anni, capelli rasati e voce infantile, adorato dal paese e con un oratorio sempre pieno di bimbi fosse in realtà un pedofilo. Ma a provare quell’ accusa infamante ci sono le lettere scritte dal religioso alla piccola già a marzo 2002 quando per tre pomeriggi alla settimana lui va a casa sua per ripetizioni di matematica a domicilio. Lei ha appena dieci anni e i suoi genitori lavorano la terra e non sospettano nulla. Lui invece scrive: «Con te me mi sento più umano, più felice. Mi piaci proprio.

    La tua bocca è fatta per parlare dolcemente, per cantare, per baciare…”. Un passione quella di don Roberto che dura per un anno e mezzo, all’ insaputa di tutti. Poi alla fine dell’ agosto 2003 lui pare rinsavire: »Non doabbiamo più parlarci, il paese potrebbe parlare…”. E invece a Castagnole Piemonte nessuno dice nulla e tanto meno dubita del parroco. Chi invece non tace è la piccola vittima: sei mesi dopo quando a Natale il parroco bussa alla sua porta per fare gli auguri probabilmente rivive l’ incubo e decide di smascherare il molestatore in tonaca. La sera del 18 gennaio quando tutta la famiglia è riunita per la cena lei riceve una chiamata sul cellulare. Padre e madre la sentono rispondere: “Perché mi dici queste cose don Roberto?”.

    E’ tutta una finta: lei si è chiamata dal telefono di casa e non sta parlando con nessuno. Arrivano altre cinque telefonate. Dal telefono di un amico con cui si è confidata ma lei continua a fingere che sia don Roberto e trova il coraggio di dire tutta la verità. Il 24 gennaio la famiglia firma la denuncia contro il religioso. Il procuratore capo di Pinerolo Giuseppe Marabotto e il suo sostituto Ciro Santoriello cinque giorni dopo ordinano l’ arresto del parroco.

    Lui confessa il 2 febbraio: «L’ immagine di quella ragazzina si è impossessata di me, l’ ho toccata senza ritegno”. In paese è scandalo, la Curia è imbarazzata. Lo psichiatra Mario Fulcheri, in una discussa perizia psichiatrica compilata durante l’ indagine preliminare, spiega: «Don Luciano in grado di intendere e volere ha agito in quel modo con la sua giovane parrocchiana perché condizionato da una forte immaturità della sfera affettiva…». In sostanza, secondo lo psichiatra, il prete nonostante i suoi 36 anni avrebbe avuto in realtà un’ età psico-affettiva di un ragazzo di quindici anni.

    L’ avvocato Maria Grazia Pellerino che assisteva la famiglia della piccola molestata aveva denunciato per diffamazione lo psichiatra deferendolo anche all’ ordine dei Medici.
    MEO PONTE
    22 luglio 2005

  • Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

    Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

    C’erano anche Gigi D’Alessio e Amedeo Minghi con tanti ministri I padri dei ragazzi salvati: «Grazie per quello che ha fatto per loro» Maria Corbi inviata ad AMELIA Il più bel regalo di compleanno, ottant’anni ieri. Don Pierino Gelmini l’ha avuto da Silvio Berlusconi: dieci miliardi di vecchie lire.

    Il più bel regalo, senza compleanno, Berlusconi lo ha avuto da Don Gelmini, sempre ieri, che ha ordinato di accoglierlo con un canto di «Alleluja» a tutto volume. Ovunque entrasse il premier, prima nella sala mensa e poi nell’auditorium della Comunità Incontro, veniva preceduto dalle note gloriose riservate, in Chiesa, a onorare il Signore. Un incontro di due ego travolgenti quello di ieri ad Amelia, nella struttura per il recupero dei tossicodipendenti nata nell 963.

    Don Gelmini che spiega al premier: «preferisco essere Papa che capo del governo». Berlusconi che gli dice, dopo avere visto i preti destinati alla successione da Don Pierino inginocchiarsi e promettergli fedeltà: «Mi hai dato un idea, quasi quasi chiamo i miei ministri azzurri e li faccio inginocchiare davanti a me…». Una festa-show con Gigi D’Alessio che canta la sua nuova canzone «Non c’è vita da buttare» dedicata ai ragazzi persi e che saluta Berlusconi con un «salve collega».

    Amedeo Minghi che dedica un videoclip a Don Pierino e una sfilata di potere di governo. Ad Amelia, per omaggiare questo fenomenale prete («esarca» precisa lui) che a ottant’anni ha una vitalità ed un’energia travolgenti, sono arrivati in tanti a iniziare dal capo del comitato dei festeggiamenti, il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri.

    Ci sono anche il ministro Rocco Buttiglione, il ministro Lunardi, Gustavo Selva, una sfilata di sottosegretari. Dalla prima repubblica spunta l’ex ministro De Lorenzo che sembra avere una missione: parlare con Berlusconi. E quando ci riesce/lo bacia anche. A rappresentare l’opposizione la presidente della regione Maria Rita Lorenzetti che nel salutare il padrone di casa, seduto nell’auditorium in prima fila vicino a Berlusconi,. gli riconosce il grande impegno nella lotta contro la droga ma dice: «non siamo d’accordo su molte cose».

    Non c’è il fratello di Don Pierino (sta- male), quel padre Eligio, anche lui fondatore di una comunità, che negli anni 70 divenne famoso per essere il padre spirituale di Gianni Rivera e per aver concesso, unico prete al mondo, un’intervista a «Playboy». Una giornata lunga, iniziata di mattina presto nello studio privato di Don Pierino dove sono arrivati in tanti a salutarlo, molti genitori di ragazzi salvati dalla comunità. Un padre entra piangendo, con una busta da lettera in mano piena di soldi da offrire a colui che ha ridato la vita a suo figlio. «Era rinato qui dentro, purtroppo poi fuori non ce l’ha fatta».

    Don Pierino prende la busta e lo abbraccia: «non devi piangere». «Suo figlio era un cantautore», spiega. A mezzogiorno tutti a messa. Don Pierino entra tra due ali di sacerdoti, seguito dal cardinale Jorge Maria Mejia. Mischiato tra i concelebranti c’è anche Alessandro Meluzzi, ex deputato azzurro, psichiatra fino a qualche giorno fa impegnato a commentare in tv gli irrecuperabili dell’ «L’Isola dei famosi», e adesso qui, in Comunità di recupero, in un angolo di Umbria, con il saio da frate e la croce indosso.

    Nelle pause del serrato programma Rocco Buttigliene parla della sua prossima terza prova da nonno (la figlia partorirà ad agosto) e rivela di aver cambiato idea su quale sia la vera vocazione della donna: «Credevo che fosse essere mamma. A un certo punto ho anche pensato che fosse essere suocera. Adesso che vedo mia moglie con i nipoti ho capito che la vera vocazione è quella di essere nonne. Un ruolo che le ringiovanisce di vent’anni». Come sempre è difficile capire se scherza o dice sul serio.

    Ma quando si mette a parlare di Cohn-Bendit il dubbio scompare, sta parlando sul serio: «C’è una nuova inquisizione in Europa contro chi sostiene valori cristiani guidata da un pedofilo. Qualcuno può negare o ha negato quello che sostengo di questo signore?». Buttigliene non ha un’esitazione e consiglia ai gay’di scegliersi un altro avvocato «perché non gli conviene farsi difendere da un pedofilo». Non manca Buttigliene felice per il terzo nipote «La vera vocazione delle donne, ho capito, è di fare le nonne» Compaiono anche Francesco De Lorenzo che bacia il premier e lo psichiatra Meluzzi con il saio da frate Una affettuosa carezza di don Pierino Gelmini a Silvio Berlusconi durante la festa dì ieri.

    http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0217_01_2005_0020_0013_1512270/

  • Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete

    Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete

    15 novembre 2003. http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html

    Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete.

    (Ansa, 15 novembre 2003).

    http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=179529 http://it.groups.yahoo.com/group/controinf…smo/message/181 http://it.groups.yahoo.com/group/controinf…smo/message/189 25-11-2003: Sacerdote accusato di pedofilia respinge le accuse Era stato sottoposto al provvedimento di arresti domiciliari nei giorni scorsi perchè sospettato di aver abusato di alcuni minorenni PIACENZA (25 nov. 2003) – Ha respinto punto per punto ogni contestazione a lui rivolta il sacerdote piacentino di 50 anni accusato di abuso sessuale nei confronti di minorenni. Il sacerdote è comparso nel primo pomeriggio in tribunale a Piacenza davanti al Gip Giovanni Picciau e al Pm Antonio Colonna. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato più di un’ora, il religioso ha respinto ogni accusa, e all’uscita dall’aula del Tribunale, avvicinato dai giornalisti, ha preferito non rispondere alle domande. Il prete era stato sottoposto al provvedimento di arresti domiciliari nei giorni scorsi perché sospettato di aver abusato di alcuni minorenni che fanno parte di un istituto piacentino.

    16) 17 gennaio 2004 17 gennaio 2004. Forlì – Il prete accusato di pedofilia ha ammesso alcune responsabilità. E il giudice lo ha condannato a una pena di due anni. Si è chiuso in Tribunale il caso di pedofilia che aveva coinvolto la parrocchia dei Romiti di Forlì… aveva abusato sessualmente di alcuni bambini. (Anonimo, Pedofilia, condannato il parroco, in “Corriere Romagna”, 17 gennaio 2004.) http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html Dopo aver ammesso alcune responsabilità condannato a 2 anni di reclusione per pedofilia un prete della parrocchia dei Romiti di Forlì http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea Inflitti dal Gip due anni per lo scandalo che dodici mesi fa sconvolse la comunita’ dei Romiti
    Pedofilia, condannato il parroco
    Il sacerdote in una lettera ha ammesso in parte le proprie responsabilita’
    L’imputato ha patteggiato e ottenuto lo sconto della pena
    FORLI – Il prete accusato di pedofilia ha ammesso alcune responsabilita’. E il giudice lo ha condannato a una pena di due anni. Si e’ chiuso in Tribunale il caso di pedofilia che aveva coinvolto la parrocchia dei Romiti di Forli’. Lo scandalo, sullo stile di quello che in America ha chiamato in causa per reati simili molti preti della chiesa cattolica, era scoppiato a Forli’ esattamente un anno fa. Un anziano sacerdote forlivese era stato denunciato per violenza sessuale con le aggravanti previste dal nuovo articolo del codice penale che punisce piu’ severamente se la vittima e’ un minore. Secondo il Sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Serra il presule aveva abusato sessualmente di alcuni bambini. Per questo motivo la pubblica accusa aveva chiesto addirittura l’arresto, ma il Gip aveva rigettato la misura cautelativa considerando l’avanzata eta’ della persona sotto accusa. Il caso aveva sollevato molte polemiche, la parrocchia interessata si era spaccata in due fazioni fra innocentisti e colpevolisti. Tutto era nato dalla denuncia di un bambino che aveva riferito ai genitori su alcuni episodi attraverso i quali sarebbe stato al centro delle attenzioni del religioso. L’indagine e’ stata lunga e delicata e portata avanti dal sostituto procuratore Alessandra Serra col supporto della sezione speciale che segue i reati di natura sessuale dell’Ufficio minori e della Squadra Mobile che come prima cosa aveva cercato di verificare la veridicita’ di quella pesantissima accusa. Fra le persone informate dei fatti fu persino sentito dal pubblico ministero il vescovo di Forli’ monsignor Vincenzo Zarri. Poi erano state svolte delle perizie sul piccolo. Molte persone (fra cui adulti, ragazzi e bambini) frequentatori della parrocchia erano state interrogate e almeno cinque di queste avevano confermato di aver subito abusi sessuali da parte dell’anziano prete nel corso degli anni. Spunto’ fuori anche un adulto che aveva raccontato una triste vicenda che gli era accaduta nel passato. L’anziano sacerdote, quando scoppio’ il caso, fu colto da malore e si rifugio’ in una casa di carita’ di Ravenna sotto l’autorita’ del cardinal Ersilio Tonini, in attesa che la sua posizione venisse affrontata nelle competenti sedi giudiziarie. Nel frattempo erano giunte altre complicazioni di salute, tanto da far rinviare un’udienza proprio per l’indisponibilita’ dell’accusato. La vicenda, come detto, si e’ conclusa in primo grado con un patteggiamento. In pratica in una lunga lettera il sacerdote ammette alcune responsabilita’ che gli erano state ascritte. L’avvocato difensore ha cosi’ chiesto di procedere con un rito alternativo. In un’udienza preliminare e’ stato quindi accolto un patteggiamento. In questa maniera l’accusato ha usufruito dello sconto di un terzo della pena e condannato a due anni. http://web.tiscalinet.it/alahome/FedeFoia.htm

  • Bimbo registra le molestie sacerdote accusato di abusi

    Bimbo registra le molestie sacerdote accusato di abusi

    I vertici della Chiesa siciliana lo difendono, la Procura di Palermo è invece convinta della sua colpevolezza: padre Margarito Reyes Marchena, 59 anni, originario del Messico, è accusato di aver abusato di nove giovanissimi ospiti di una casa di accoglienza di Partinico, dove ha prestato servizio per circa sette anni.

    Nei giorni scorsi, il sostituto procuratore Sandra Recchione ha chiuso l’ indagine e si appresta a chiedere un processo per il sacerdote. è un caso giudiziario che ha diviso non poco quello di padre Reyes Marchena.

    I consulenti che la Procura aveva nominato per valutare l’ attendibilità di tre dei testi d’ accusa hanno finito per avanzare dubbi: due ragazzini non sarebbero del tutto sinceri, i consulenti sospettano che possano essere stati strumentalizzati da una persona adulta, quella che li ha accompagnati a presentare la denuncia.

    La Procura replica: non c’ è la prova di alcuna macchinazione, e poi il terzo degli accusatori è stato ritenuto attendibile. L’ avvocato Alberto Polizzi, che difende padre Margarito, ha preso comunque spunto dalla consulenza e ha ottenuto dal giudice delle indagini preliminari, nonostante l’ opposizione della Procura, la scarcerazione del sacerdote. Gli arresti domiciliari sono stati così trasformati in un semplice obbligo di dimora.

    Il caso nacque nel febbraio dell’ anno scorso, dopo le denunce alla Tenenza della Guardia di finanza di Partinico. Nell’ atto d’ accusa c’ era persino una cassetta registrata da uno dei minori-vittime con le presunte avances di padre Margarito. Scattò subito un fermo, il sacerdote fu bloccato dopo una celebrazione solenne nel duomo di Monreale. In tasca aveva un biglietto di sola andata, destinazione Messico. Per gli inquirenti, un ulteriore indizio della sua colpevolezza. Per la difesa, solo uno dei tanti viaggi che il sacerdote faceva nella sua terra. Le indagini sono state lunghe e difficili: ai tre minori che inizialmente avevano denunciato, si sono aggiunte le accuse di altri tre ragazzini. Padre Margarito ha sempre scelto di non rispondere ai giudici: la sua difesa ha però portato in tribunale le 1.500 firme raccolte nella diocesi di Monreale. E in difesa del prete indagato per pedofilia è scesa persino la Curia.

    s.p

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/01/03/bimbo-registra-le-molestie-sacerdote-accusato-di.html?ref=search

  • Violenza sessuale parroco condannato

    Violenza sessuale parroco condannato

    Questa la condanna inflitta a don Renato Mariani, accusato di violenza sessuale, violenza privata e appropriazione indebita.

    Condannati anche tre giovani accusati di estorsione, tentata estorsione e violenza privata: 3 anni di carcere a Massimo Danese, 2 anni e 8 mesi a Francesco Cometa e 2 anni a Callisto Caccia.

    Lo ha stabilito ieri, con rito abbreviato, il gup Piero Gamacchio. La vicenda, sulla quale ha indagato il pm Marco Ghezzi, è emersa all’ inizio di quest’ anno, quando il parroco denunciò un gruppo di teppisti della zona. Lo ricattavano, minacciando di raccontare il suo vizio di molestare i ragazzini, e chiedevano soldi per stare zitti. Da questo episodio sono cominciate le indagini che hanno portato in carcere alcuni dei componenti della banda ma hanno anche fatto finire sotto inchiesta il parroco. Don Mariani è accusato di violenza sessuale, di aver prelevato parecchi milioni dalle casse della canonica per pagare e fare regali a chi lo ricattava, e di aver ordinato il pestaggio di un 17 enne – secondo gli investigatori una delle sue vittime – per convincerlo al silenzio. «È stata inflitta una pena molto elevata in presenza di un quadro probatorio incerto – ha detto l’ avvocato Daniele Ripamonti, difensore del religioso – Faremo appello».

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/06/26/violenza-sessuale-parroco-condannato.html

  • GIALLO SU PRETE PEDOFILO TROVATO MORTO NEL TEVERE A FEBBRAIO

    GIALLO SU PRETE PEDOFILO TROVATO MORTO NEL TEVERE A FEBBRAIO

    (ANSA) – PARIGI, 05 OTT – Sara’ forse riesumato il presunto cadavere di padre Silviet-Carricart, un sacerdote accusato di violenza su un quindicenne e ufficialmente morto lo scorso febbraio.

    L’avvocato del minorenne sospetta che il corpo, ripescato nel Tevere non lontano da Roma, non sia quello del sacerdote. Lo si e’ appreso da fonti giudiziarie francesi.

    Il legale del ragazzino stuprato (all’epoca dei fatti, nel 1988, aveva 10 anni), ha avanzato la richiesta di riesumazione dopo aver appurato che l’autopsia sul cadavere ripescato nel Tevere parlava di un uomo alto 1,75, mentre sui documenti del prete l’ altezza e’ indicata in 1,70.

    ”E’ impossibile crescere di cinque centimetri dopo la morte” ha detto l’avvocato, parlando di ”macabra truffa”. ”E poi – ha aggiunto – padre Silviet-
    Carricart era descritto da tutti come esile e magro, mentre dopo la morte pesava 80 chili”.
    Dato come morto il 2 febbraio, dopo la scoperta del cadavere nel Tevere, il sacerdote e’ stato sepolto a Lestelle-Betharram, nei Pirenei Atlantici, sud-ovest della Francia. Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, era stato identificato dai confratelli del sacerdote. Il religioso, 58 anni, era indagato per stupro su minore in seguito alla denuncia di un allievo della scuola privata ‘Notre-Dame’ di Betharram, di cui padre Silviet-Carricart era stato rettore. (ANSA).

  • Otto anni di carcere al prete di Primavalle

    Otto anni di carcere al prete di Primavalle

    Sacerdote condannato per violenza sessuale Otto anni di carcere al prete di Primavalle Ha abusato di cinque ragazzini tra i 14 ed i 15 anni per mesi.

    Ma alla fine, denunciato dai genitori dei bambini che, inorriditi, avevano ricevuto le confessioni dai figli, padre Patrizio Poggi e’ stato smascherato ed arrestato.

    Ed adesso la giustizia gli ha chiesto il conto: il trentatreenne sacerdote e’ stato condannato a otto anni di reclusione dal giudice per l’ udienza preliminare Vincenzo Terranova. I difensori del prete accusato di violenza sessuale avevano scelto la strada del rito abbreviato sperando di ottenere una pena lieve. Invece il giudice gli ha inflitto la pesante pena, andando addirittura piu’ in la’ della gia’ dura condanna a sei anni e due mesi di carcere sollecitata dal pubblico ministero Felicetta Marinelli: padre Patrizio dovra’ inoltre pagare una provvisionale di cinquanta milioni in favore delle parti civili.

    I primi contorni della vicenda sono venuti alla luce all’ inizio dell’ anno, quando il padre di uno dei ragazzini si era presentato alla polizia dicendo che nella parrocchia di San Filippo Neri, nella zona Primavalle-Boccea, c’ era quel sacerdote che aveva attenzioni un po’ troppo particolari nei confronti di alcuni giovani che la frequentavano. Ad accorgersi per primo che qualcosa non andava era stato in realta’ un obiettore di coscienza che prestava la sua opera in sostituzione del servizio di leva nell’ oratorio: aveva svolto delle indagini personali parlando con i ragazzi che si incontravano tutti i giorni nella scuola, al refettorio, sul campo di calcetto.

    E dopo aver capito che quelle voci su padre Patrizio erano tutt’ altro che campate in aria, si era messo in contatto con qualche genitore per metterlo in guardia. Ma uno di loro si e’ reso conto che la storia non poteva rimanere chiusa all’ interno della parrocchia e si e’ appunto rivolto agli investigatori denunciandola. La polizia ha avviato subito un’ indagine che si e’ rivelata delicatissima. I genitori avevano descritto nei minimi particolari quello che avevano saputo dai figli. Ed anche l’ obiettore di coscienza non si era tirato indietro quando si era trattato di svelare ai poliziotti quello che aveva scoperto.

    Ma inizialmente gli investigatori si sono trovati di fronte al muro di perplessita’ , di dubbi sollevati dal parroco del San Filippo Neri. Solo quando al sacerdote e’ stato notificato un avviso di garanzia la situazione e’ cambiata. In un primo momento padre Patrizio e’ rimasto al suo posto: l’ avvocato che lo difendeva minaccio’ querele, disse al parroco di essere pronto a presentare una serie di esposti per calunnia. A marzo, pero’ , padre Patrizio e’ finito agli arresti domiciliari per un ordine di custodia cautelare per violenza sessuale firmato dal giudice per le indagini preliminari Edoardo Landi. A quel punto e’ stato lui stesso ad ammettere di aver abusato dei ragazzini. Ed in attesa della condanna che poi, puntualmente, e’ arrivata, e’ stato allontanato da Roma. Adesso vive in una comunita’ religiosa del Nord. Flavio Haver

    Haver Flavio

    Pagina 48
    (5 novembre 1999) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/novembre/05/Otto_anni_carcere_prete_Primavalle_co_10_9911055036.shtml