Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: avvocato

  • Don Gelmini a quanto pare è già stato sfiorato da vicende di abusi sessuali. Sarà il caso di riaprire questo caso?:

    Don Gelmini a quanto pare è già stato sfiorato da vicende di abusi sessuali. Sarà il caso di riaprire questo caso?:

    Caso Don Gelmini: Carlo Franciosi su notizie Ansa

    06/08/2007 “Sono molto turbato dalle notizie apparse” ha commentato all’Ansa il consigliere Carlo Franciosi, padre di Fabrizio, il giovane trovato senza vita al grattacielo di Rimini, 16 anni fa.

    Omicidio sul quale per la prima volta si indagò, per presunti abusi sessuali, su Don Gelmini. 

    “Per ora – ha aggiunto Franciosi – non intendo confermare o smentire nulla di quello che e’ stato pubblicato. Mi riservo di consultare esperti di Diritto per eventuali, ulteriori valutazioni”. Dopo aver lasciato la comunita’, Fabrizio Franciosi aveva ripreso gli studi di Giurisprudenza, frequentava un scuola di inglese a Rimini e conduceva una vita piuttosto riservata. La sera del delitto aveva partecipato a una festa di laurea al ‘Paradiso’. Piu’ tardi, il ritrovamento del cadavere. La morte risaliva a qualche ora prima. Le indagini, coordinate dal pm Paolo Gengarelli, puntarono soprattutto nel giro della tossicodipendenza e arrivarono quindi a sfiorare anche gli ambienti della comunita’ di Don Gelmini.

    http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35

    Don Mazzi dal pm contro don Gelmini

    Il fondatore di Exodus interrogato su un episodio del ’93 conferma le confidenze di un ragazzo: «Mi disse di aver subito violenze»

    Don Antonio Mazzi (Olympia)

    ROMA — Torna indietro nel tempo fino al ’93 l’inchiesta sulle presunte violenze sessuali commesse da don Pierino Gelmini su alcuni tossicodipendenti all’interno della Comunità incontro. La novità è emersa dall’interrogatorio come «persona informata sui fatti» di don Antonio Mazzi, il padre di Exodus: è stato sentito dai magistrati di Terni all’inizio della scorsa settimana e ha confermato il contenuto di una lettera da lui inviata a un ragazzo che aveva assistito nel suo centro per un paio d’anni.
    Il giovane ha denunciato di aver appunto subito gli abusi 14 anni fa, quando ha trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi si è trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si è confidato e ha continuato a mantenere rapporti epistolari.
     Il procuratore Carlo Maria Scipio e il pm Barbara Mazzullo volevano sapere dal fondatore di Exodus se confermava quello che aveva scritto all’ex drogato nel 2003. Il sacerdote, nel corso dell’interrogatorio, ha ribadito punto per punto quello che aveva sottolineato nella missiva, in cui c’è un chiaro riferimento alle violenze sessuali.

    Le parole del fondatore di Exodus avrebbero aggravato la posizione di don Gelmini: per gli inquirenti sono una conferma, seppure indiretta, delle accuse nei suoi confronti. Almeno da parte di uno dei sei ragazzi, cinque dei quali si sono rivolti agli investigatori dopo essere stati allontanati dalla Comunità per aver commesso dei furti. «Faremo presto, non perché c’è qualcuno che ce lo chiede, ma perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo» ha annunciato la Mazzullo, lasciando capire che la conclusione dell’indagine è vicina. Più cauto l’avvocato Lanfranco Frezza, che difende don Gelmini insieme con Franco Coppi: «Non ci aspettiamo novità prima della fine di settembre ».

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/07/haver_mazzi_gelmini.shtml

     

  • (ANSA) – DON GELMINI:RAFFI(GRANDE ORIENTE),SE VUOLE LO DIFENDO GRATIS

    (ANSA) – DON GELMINI:RAFFI(GRANDE ORIENTE),SE VUOLE LO DIFENDO GRATIS

    Che ruffiani!

    Il gran maestro della Massoneria Italiana (quella che fu di Garibaldi, di Carducci, di Nathan, ecc) si offre (lui e’ avvocato) di difendere GRATIS il Gelmini.

    L’avv. Raffi e’ lo stesso che per anni cerco’ di trovare una entrata in Vaticano. Federe pure la figura del fesso quando conferi’ a Woitila la medaglia massonica di Giordano Bruno, senza neppure ipotizzare che il Vaticano gliela avrebbe ufficialmente rifiutata.

    (ANSA) – DON GELMINI:RAFFI(GRANDE ORIENTE),SE VUOLE LO DIFENDO GRATIS

    (ANSA) – Esprime solidarietà a Don Piero Gelmini e si offre di “officiarne gratuitamente la difesa” l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
    “Comprendo lo stato confusionale che agita Don Gelmini – ha detto – ma credo che il suo peggior difensore sia egli stesso che ha reagito rispolverando la telenovela della congiura giudaico-massonica”.
    “Ha eletto un portavoce di tutto rispetto – ha concluso riferendosi ad Alessandro Meluzzi – lasci alla sua intelligenza il compito di difenderlo”. (13,23 ANSA).

    il sito del GOI e’ pieno di solidarieta’ verso Gelmini…….

    http://www.grandeoriente.it/rass07.php
    anche questi pronti per i nove inchini e il bacio della pantofola…..

    Roma, 6 agosto 2007
    Don Gelmini: Massoneria; Raffi (Goi) “non attribuisco alle sue dietrologie emotive alcun peso: c’è un uomo che soffre, là c’è mio fratello”

    “Intendo esprimere a Don Gelmini la mia solidarietà, unita alla disponibilità nella mia veste di avvocato, di officiarne gratuitamente la difesa, in quanto non attribuisco alle sue dietrologie emotive alcun peso: c’è un uomo che soffre, là c’è mio fratello.” Lo ha dichiarato l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. “Personalmente – ha aggiunto reputo che le accuse infamanti mosse a Don Gelmini da personaggi di dubbia credibilità, non abbiano fondamento. Per lui parlano le opere che ha realizzato per recuperare alla vita migliaia e migliaia di giovani perdutisi sulle vie delle droghe: deboli coscienze smarrite in una società che ha calpestato i valori tradizionali, senza, tuttavia, peritarsi di elaborarne e proporne altri”. “Comprendo – ha concluso il Gran Maestro Raffi – lo stato confusionale che agita Don Gelmini di fronte al più infamante degli addebiti: quello di aver abusato di giovani, affidati alle sue cure, ma, al contempo, reputo che il peggior difensore di Don Gelmini, sia Don Gelmini, che ha reagito, rispolverando, a puntate, la telenovela, rectius la bufala, della congiura giudaico-massonica. Ha eletto un portavoce di tutto rispetto, il mio amico fraterno Prof. Alessandro Meluzzi:lasci ora alla sua intelligenza, scevra da reazioni emotive e confusionali, il compito di difenderlo”.

  • Molestie sessuali. Processo a don Gelmini: “E’ un complotto ebraico”, 4 anni in galera per truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto

    Molestie sessuali. Processo a don Gelmini: “E’ un complotto ebraico”, 4 anni in galera per truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto

    Il prete “antidroga” don Gelmini, ultraproibizionista vicino ad AN, risulterebbe ingato per molestie sessuali su ragazzi della sua comunità, secondo il quotidiano “La Stampa”. Notizia sentita stamattina a Radio Radicale e, a quanto pare, anticipata da Dagospia

    Alcuni ragazzi della comunità contro il prete anti-droga: molestati sessualmente
    FRANCESCO GRIGNETTI – TERNI
    L’indagine è segretissima e non c’è da meravigliarsi: dipende dall’altisonanza del nome coinvolto. Don Gelmini, il carismatico sacerdote antidroga, il mitico «don Pierino» che compare spesso e volentieri alla televisione a discettare dei valori che una volta c’erano e che ora non ci sono più, guru di tanti uomini politici, fondatore della Comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali.

    Lo accusano diversi ex ospiti della sua comunità. Per le strutture di Amelia, al Mulino Silla, in quasi trent’anni sono passati migliaia di giovani tossicodipendenti alla ricerca di una nuova vita. Molti ce l’hanno fatta. Il metodo spesso funziona. Ma secondo quanto risulta alla procura di Terni, non è tutto oro quel che luccica. Dietro il carisma di don Pierino, ci sarebbe un lato oscuro. Un’indicibile linea d’ombra che il sacerdote avrebbe oltrepassato ai danni di alcuni tra i più deboli (psicologicamente e fisicamente) e che ora sono diventati Grandi Accusatori.

    C’è imbarazzo, però, negli uffici di giustizia ternani, retti dal procuratore capo Carlo Maria Scipio, a parlare di questa storia. Di più: c’è estrema cautela. E nessuna voglia di cavalcare il caso. Innanzitutto perché è evidente che quest’inchiesta che sporca il nome di don Gelmini si porterà dietro una valanga di polemiche politiche: il sacerdote è un eroe per il centrodestra, un’icona, un punto di riferimento per Berlusconi, Casini, Fini e tanti altri. Secondo, perché si tocca un mostro sacro per tante famiglie italiane, un campione della lotta alla droga, uno che viene addirittura osannato da chi è stato beneficiato. Non soltanto in Italia, peraltro. Il suo metodo comunitario è stato esportato in mezzo mondo. D’altra parte la piaga della droga colpisce dappertutto. E il suo metodo, appunto, funziona.

    Terzo elemento di prudenza, che non sfugge alla valutazione dei pm: chi accusa don Pierino sono giovani che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con le droghe, insomma sono testimoni non propriamente granitici, qualcuno è anche scivolato nella delinquenza. C’è chi si trova in carcere per piccoli reati e il suo racconto è stato verbalizzato in un parlatorio. Brutto segno per un eventuale dibattimento. E ci si interroga. Magari ci potrebbero essere motivi di risentimento. Transfer psicologici da ben ponderare. Passioni che si sono trasformate in odio. Reazioni inconsulte contro un prete che pretendere il rispetto delle sue regole.

    E’ un fatto, però, che l’indagine penale è in corso da diversi mesi. E finora non è stata archiviata. Anzi. Sono oltre sei mesi che si ascoltano testimoni, si ricostruiscono vicende piccole e grandi, si cercano riscontri. E’ stato sentito anche l’indagato. Don Pierino, ottant’anni suonati, uno che nella sua vita ne ha viste tante, e ultimamente si sta spendendo per i bambini diseredati del Terzo Mondo, in Brasile o in Thailandia, s’è dovuto trovare un avvocato e con l’assistenza del legale ha subito a Terni un lungo, drammatico interrogatorio. Ora, che sia un sacerdote di polso, dal carattere fumino, e dalla battuta pronta, è noto anche al grande pubblico. Figurarsi la sua reazione quando gli sono stati contestati questi e quei racconti, certe accuse infamanti, questioni pruriginose, sesso estorto. Ma tant’è.

    Sembra che le dichiarazioni di accusa siano molte e abbastanza concordanti. I racconti, alla fin fine, sono sempre gli stessi. Ruotano attorno a una comunità chiusa dove c’è una figura di enorme carisma che non si limiterebbe a prendersi cura delle anime. Così sarebbe successo in alcuni casi, almeno, a giudicare dai verbali che si sono accumulati nei fascicoli della procura. Su questo aspetto segreto della vita comunitaria al Mulino Silla sono stati interrogati anche molti volontari che bazzicano la comunità, e collaboratori di don Pierino, e sacerdoti, e diversi ex ospiti. Ma su questo capitolo il segreto istruttorio è ferreo e non se ne sa nulla.

  • Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    ROMA-ADISTA. È una sorta di contro Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience – ha dichiarato Turco -.

    Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri.

    È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.

    Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.

    L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”.

    “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese -; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.

    Secondo Fausto Marinetti – ex cappuccino, già missionario in Brasile – occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria.

    La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati. (emilio carnevali)

    –  Articolo tratto da

    –  ADISTA

  • IL CASO DON SCAROLA

    IL CASO DON SCAROLA

    Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18 – DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
    Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

    CAPUA (Tina Palomba) – “Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia”.

    Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di di nove anni.

    E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua dedebolezza verso le donne.

    Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina:“Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”. Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato aanche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

    Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica Rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: “Ciao sono Pasquale” e poi tutto il resto. Insomma “roba” da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.

  • CESENATICO – Pedofilia, chiesto rito abbreviato per don Giacomoni

    CESENATICO – Pedofilia, chiesto rito abbreviato per don Giacomoni

    Cesena, data 22.06.2007, orario 10:39.

    CESENATICO – Giancarlo Savoia, avvocato difensore di don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote di Cesenatico arrestato lo scorso 10 ottobre con l’accusa di pedofilia e sfruttamento della prostituzione ed ora ai domiciliari, ha chiesto giovedì mattina davanti al Gip Rita Chierici il rito abbreviato. Vincenzo Gallo, che assiste il rumeno Dan Joan Cilean, accusato in concorso, ha chiesto il proscioglimento da ogni ipotesi d’accusa. Assente il terzo imputato, Giuseppe Farnedi.

    Don Giuseppe Giacomoni, che ha gestito la comunità ”Arcobaleno” di Villamarina” è ritenuto come responsabile della creazione del giro di prostituzione minorile. Difeso dall’avvocato Giancarlo Savoia ha sempre respinto le accuse. Secondo la magistratura chi obbediva alle richieste a sfondo sessuale avrebbe ricevuto maggiori attenzioni all’interno della comunità.

    Il 26enne Dan Joan Cilean aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa ha chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa.

    Il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento. La decisione verrà presa il prossimo 2 ottobre.

    Chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, colpevole di non aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni.



    Abusi su minori, parroco di 81 anni arrestato a Forlì
    Un solo attimo di nervosismo nel tentativo di coprirsi il volto. Don Giuseppe Giacomoni, 81 anni, romagnolo, esce dalla Questura di Forlì con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e abusi sessuali ai danni di minori. Il prete degli “immigrati”, come lo chiama la gente, accusato di ricatti e violenze, assieme a Giuseppe Farnedi, 62 anni, noto ristoratore di Cesenatico, commendatore della repubblica, e a un giovane rumeno. Il sacerdote, presidente dell’associazione Arcobaleno, accreditata presso il tribunale dei minori di Bologna, invece di avviarli al recupero, avrebbe indotto i ragazzi alla prostituzione. Per chi si ribellava, un sordido ricatto. A Villa Novella, la sede dell’associazione Arcobaleno, il sacerdote avrebbe fatto prostituire alcuni giovani, organizzando gli incontri personalmente, abusando di loro. A commettere violenze anche il ristoratore. Incontri che si svolgevano negli appartamenti della comunità. I volontari dell’associazione cadono dalle nuvole. “Non so, non capisco”, ha detto il sacerdote davanti al magistrato. Poi Don Giuseppe si è chiuso in un ostinato silenzio.



    http://www.onemoreblog.org/archives/013014.html

    don Giuseppe Giacomoni
    sezione la faccia come il culo
    «Secondo indiscrezioni raccolte dai poliziotti un ragazzino di 16 anni è stato sottoposto a ripetute violenze sessuali dal prete e ceduto al «commendatore» dall’ottobre del 2005 all’agosto 2006, quando poi il ragazzo è stato finalmente allontanato dalla falsa struttura umanitaria. Sembra inoltre che il prete si recasse spesso dai carabinieri e dalla polizia per denunciare il comportamento sospetto di alcuni degli ospiti da lui accolti, fatto che, alla luce dei risultati dell’indagine, sembrerebbe confermare che la prostituzione fosse sorretta dalle minacce di allontanamento delle vittime».

    da l’Unità del 12 ottobre 2006
    Il monsignore gestiva giro di prostituzione
    di Manuela Modica

    «O vi prostituite o vi sbatto fuori e addio regolarizzazione», questa, grosso modo, la minaccia con cui venivano vessati gli ospiti dell’Associazione Arcobaleno di Villa Marina di Cesenatico. Minori, stranieri, persone indigenti accolti apparentemente per scopi umanitari ma poi sfruttati per ben altre finalità: 100 o 200 euro a prestazione «consumata» in uno degli appartamenti dell’Associazione, al sesto piano di un edificio di Gatteo Mare, o all’interno della struttura comunitaria.
    Dietro l’abito di un sacerdote si celavano così articolate dinamiche di abusi sessuali. La vicenda, emersa a seguito dell’indagine della Squadra Mobile della Questura di Forlì, ha infatti portato all’arresto di tre persone, tra cui il fondatore dell’Associazione umanitaria, don Giuseppe Giacomoni, 81 anni, parroco supplente a Ruffio. Sotto arresto anche Giuseppe Farnedi, meglio noto come «Commendator Roberto», 62 anni, proprietario di uno dei piu’ noti ristoranti della riviera di Cesenatico, e Dan Joan Cilean, romeno di 25 anni, al quale pare fosse affidato il compito di reperire gli ospiti costretti sotto minaccia alla prostituzione.
    Secondo quanto accertato dalla Questura di Forlì l’Associazione di cui don Giacomoni era oltre che il fondatore anche il presidente e il gestore era il fulcro del giro di prostituzione. Il prete, proprietario di alcuni appartamenti nella zona li aveva trasformati in case-alloggio per ospitare sotto l’egida dell’Associazione umanitaria persone in difficoltà, di nazionalità italiana o estera, donne bisognose di assistenza o detenuti agli arresti domiciliari. Una struttura accreditata al Tribunale per i minorenni di Bologna, creata per dare aiuto alle persone in stato di emarginazione sociale. Il parroco abusava sessualmente dei minori ospitati minacciati di non regolarizzare la loro permanenza in Italia e li spingeva a prostituirsi organizzando incontri con clienti che lui stesso reperiva. Secondo indiscrezioni raccolte dai poliziotti un ragazzino di 16 anni è stato sottoposto a ripetute violenze sessuali dal prete e ceduto al «commendatore» dall’ottobre del 2005 all’agosto 2006, quando poi il ragazzo è stato finalmente allontanato dalla falsa struttura umanitaria. Sembra inoltre che il prete si recasse spesso dai carabinieri e dalla polizia per denunciare il comportamento sospetto di alcuni degli ospiti da lui accolti, fatto che, alla luce dei risultati dell’indagine, sembrerebbe confermare che la prostituzione fosse sorretta dalle minacce di allontanamento delle vittime. Il Pm Alessandra Serra e il Gip Michele Leoni hanno firmato i provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Don Giacomoni è accusato di violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Farnedi deve rispondere di violenza sessuale ai danni del ragazzo sedicenne, Cilean invece di concorso con il sacerdote nell’attività di sfruttamento dei suoi compagni di comunità.

    (12 Ottobre 2006)



    L’INCHIESTA SUGLI ORCHI
    Il sacerdote resta in carcere
    Il day after è il giorno del confronto con il magistrato: don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni e di aver trasformato la casa d’accoglienza che gestiva in una sorta di casa d’appuntamento

    Cesenatico, 13 ottobre 2006 – Il day after è il giorno del confronto con il magistrato: don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni e di aver trasformato la casa d’accoglienza che gestiva in una sorta di casa d’appuntamento per incontri per lo più omosessuali, è comparso ieri mattina davanti al gip di Forlì per l’udienza di convalida.

    Don Giacomoni, secondo alquni coscenti, è apparso un uomo disperato e prostrato. Qualche ora dopo era di nuovo in carcere. Non si resterà verosimilmente molto perché, vista l’età — 81 anni suonati — godrà quanto prima dei domiciliari. In ogni caso, dopo gli interrogatori di garanzia, il gip Michele Leoni — un magistrato scrittore, che salì alla ribalta rinviando Marco Pantani per frode sportiva — ha rispedito dietro le sbarre anche gli altri due implicati in questa storiaccia che ha sconvolto Cesenatico: il ristoratore Giuseppe Farnedi, al quale il sacerdote avrebbe passato l’adolescente costretto a prostituirsi (è bulgaro, da quanto si è appreso), e il muratore rumeno dan Joan Cilean, che avrebbe fatto da spalla al prete nel ricattare i malcapitati ospiti della sedicente associazione umanitaria ‘Arcobaleno’.

    Oscar Ghetti, il capo della Mobile di Forlì, intanto non molla la presa. Improbabile però che il giro si allarghi (“Altri indagati? Non mi risulta” taglia corto). I due appartamenti della casa d’accoglienza di Villamarina di Cesenatico sono stati sgomberati e passati al setaccio. Gli ospiti erano una dozzina, in gran parte stranieri. Potenzialmente sono tutti testi d’accusa. Un paio di loro tuttavia sono già stati proposti per l’espulsione. Un altro, un tunisino, il ventenne Zied Zairi, si è visto revocare gli arresti domiciliari ed è finito anche lui in carcere a Forlì.

    L’associazione ‘Arcolabaleno’ era stata fondata da don Giacomoni nel 2003 e nella casetta a due piani di Villamarina, concessa in buonafede al sacerdote da dei privati, si sono alternati in questi anni decine e decine di estracomunitari in prevalenza dei paesi dell’Est. Un continuo andirivieni. Una famigliola di albanesi (moglie, marito e un bimbo in tenera età) ultimamente conviveva addirittura nell’alloggio del prete, al sesto piano di una palazzina di Gatteo Mare.

    La Squadra Mobile adesso punta a rintracciare il maggior numero possibile degli sbandati via via accolti da don Giacomoni, specie quelli che il sacerdote ha cacciato. Perché? Forse perché non ne assecondavano i piani? A Cesenatico intanto si passa dallo sbigottimento all’incredulità. Dei ‘suoi albanesi’ don Giacomoni ne parla sempre commosso nelle sue omelie.



    http://www.newsrimini.it/?sid=43027

    Cesenatico: Blitz antipedofilia: le accuse degli inquirenti e la nota della Diocesi

    Sgomento e sconcerto nel cesenate per un presunto giro di prostituzione e pedofilia legato ad un’associazione di volontariato.
    Mercoledì mattina all’alba polizia e carabinieri hanno arrestato tre persone. Tra queste un sacerdote di 81 anni, presidente dell’associazione Arcobaleno di Cesenatico, considerato dagli inquirenti il regista delle azioni criminose.

    La Diocesi di Cesena-Sarsina ha diffuso un comunicato sulla vicenda:

    Informati dell’arresto di don Giuseppe Giacomoni, nell’ambito di un’operazione di Polizia condotta dalla Questura di Forlì, la Diocesi di Cesena-Sarsina esprime tutto il dolore e l’amarezza per le pesanti accuse che vedono coinvolto, con altre persone, il sacerdote diocesano, attualmente non impegnato come parroco.
    La Diocesi riafferma piena fiducia nella giustizia e resta in attesa di ulteriori sviluppi della vicenda. Trae motivo da questo doloroso fatto per riaffermare la propria fedeltà alle radicali esigenze del Vangelo, che chiama a servire i piccoli e gli emarginati con assoluto disinteresse e limpidezza di intenzioni.
    Comunque si siano svolti i fatti, e ovunque approdi il lavoro degli inquirenti, la Chiesa di Cesena-Sarsina esprime profonda sofferenza per il coinvolgimento di un suo sacerdote e umana vicinanza alle persone offese.

    All’apparenza “L’arcobaleno” di Villamarina di Cesenatico era un’associazione di volontariato benemerita, sempre in prima linea nell’aiutare extracomunitari in difficoltà. Tanto stimata e apprezzata, da essere accreditata presso il tribunale. Così, molti extracomunitari scarcerati e affidati ai servizi sociali, venivano assegnati proprio all’Arcobaleno. Qui però, secondo polizia e carabinieri, finivano spesso in un giro di prostituzione nel quale erano coinvolti anche minori. E a gestire il tutto, secondo gli inquirenti, sarebbe stato don Giuseppe Giacomoni, l’81enne presidente dell’associazione. Il sacerdote è stato arrestato questa mattina all’alba nella sua casa di via Firenze a Gatteo. Con lui sono finiti in manette il 25enne romeno Dan Joan Cilean, considerato il braccio destro del sacerdote, e il 62enne Giuseppe Farnedi, titolare del noto ristorante “La scogliera” di Zadina di Cesenatico. Quest’ultimo, soprannominato “Commendator Roberto”, è accusato di aver abusato e in modo continuato di un ragazzino minore di 16 anni. Le prestazioni, del costo di 100-200 euro l’una, sarebbero state pagate direttamente a don Giacomoni, che era anche il tutore legale del minore. Il sacerdote è accusato di abuso sessuale di minore, con l’aggravante di esserne l’affidatario, di induzione di minori alla prostituzione e di aver agevolato il traffico mettendo a disposizione sia la sede dell’associazione che la propria abitazione. Nel giro di prostituzione legato all’Arcobaleno, sarebbero coinvolti altri quattro uomini ed una donna, di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
    Secondo la ricostruzione della polizia, gli extracomunitari che non accettavano di prostituirsi venivano denunciati da don Giacomoni come clandestini. Le indagini della squadra mobile di Forlì, dirette dal sostituto procuratore Alessandra Serra, sono durate dall’ottobre dello scorso anno fino al mese di agosto. Ora i tre arrestati si trovano nel carcere di Forlì in attesa di essere interrogati dal giudice per le indagini preliminari.

  • Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Dal blog di Giacomo Nardone (101) – Lunedì, 21 Maggio 2007 – 10:01pm Monta lo scandalo sul documento “Instructio de modo procedendi in causis de crimine sollicitationis” e sulla rimarchevole lettera di Joseph Ratzinger del 18 maggio 2001, quando come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex inquisizione, poneva il segreto pontificio sui casi di abusi su minori, ma anche sui casi in genere di abusi sessuali perpetrati in funzione della condizione di confessore, leggi ricatti a sfondo sessuale. Anche grazie al video “Sex Crimes & Vatican”, prodotto dalla BBC e pare acquistato da Michele Santoro, ma pubblicato su Google Video con i sottotitoli in italiano.

    Ma mentre montano queste notizie, è ormai caduta la sordina sul caso vergognoso delle denunce rese nel 1988 contro Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (Congregación de los Legionarios de Cristo) e dell’associazione laica parallela Regnum Christi.

    La denuncia gravissima portò la firma, coraggiosamente in chiaro, di ex legionari dello spessore di Félix Alarcón Hoyos, sacerdote spagnolo che esercita negli USA, José de J. Barba Martín, professore presso l’Istituto Tecnologico del Messico, Saúl Barrales Arellano, professore in un collegio cattolico, Alejandro Espinosa Alcali, un importante allevatore, Arturo Jurado Guzmán, es professore presso la Scuola di Lingue del Dipartimento della Difesa degli USA, Fernando Pérez Oliera, ingegnere chimico, José Antonio Pérez Oliera, avvocato e Juan José Vaca Rodríguez, ex sacerdote, stretto collaboratore di Maciel per oltre trent’anni ed ex presidente dei Legionari di Cristo negli USA.

    Dopo tre anni dalla denuncia, documentatissima “Carta Abierta” ancora reperibile su Internet a questo link, nel 2001 Ratzinger impone sui casi di abusi sessuali su minori il segreto pontificio, avocando alla propria congregazione per la fede il diritto esclusivo sulle indagini. Perché?

    Finalmente nel 2004, ben sei anni dopo, l’allora pontefice Giovanni Paolo II incarica proprio Ratzinger di aprire una indagine su Maciel. Dopo ulteriori due anni, nel 2006, giunge la decisione Vaticana, che in modo apertamente ipocrita è la seguente:” Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida del nuovo Prefetto, Sua Eminenza il Cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico.”

    Insomma, nel 2001 si decreta che i delitti contro i minori si prescrivono o entro 10 anni o quando il minore non sia più tale, nel maggio del 2006 si censura, sostanzialmente, l’ormai quasi novantenne Maciel, nato nel 1920.

    Un po’ tutto a tacere e un po’ di perdono per l’anziano. E su questo non ci va neanche di commentare. Ma quello che opprime ogni sentimento, lasciando veramente sgomenti, è la visita al sito (italiano e non) dei Legionari di Cristo, dove pur di non rinnegare il proprio fondatore si effettua una vera e propria esaltazione di Marcel Maciel. Tutt’oggi, come visibile al link reperibile qui e attraverso la pubblicazione di libri e testi consultabili allegramente on line.

    Insomma, è vero quanto accade in tanti posti del mondo e in Italia: nonostante la gravità del crimine commesso, come stesso Ratzinger afferma nella lettera del 2001, in cui gli abusi sessuali su minori vengono paragonati al furto o uso sacrilego dell’ostia consacrata, il sacerdote pedofilo non deve essere consegnato alla legge penale del paese in cui delinque, attraverso una sollecita e determinata denuncia, ma va semplicemente “spostato” e “sostenuto”, pronto a commettere altri atti impuri su minori, come tanti casi insegnano. Così Marcel Macial va invitato a vita riservata, ma i suoi fedelissimi legionari possono esaltarne la figura pederasta, grazie anche all’uso dell’immunità che fece Ratzinger appena Papa per evitare, come gli fu richiesto, di testimoniare per i numerosissimi casi di pedofilia su cui una commissione specifica indaga negli Sati Uniti.

    Perché?

    A noi pare che qualcosa non vada, e non ci può sfuggire come ciò necessariamente dipenda dai disturbi psico-sessuali e morali imposti dal divieto ai sacerdoti cattolici di sposarsi ed avere ordinari rapporti sessuali, auspicando un ascetismo poco praticato, come dimostrano tanti figli di Papa.

    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/05…acial-degollado

  • Il ritorno di Mamma Ebe: Un prete pedofilo diceva messa nella mia comunità

    Il ritorno di Mamma Ebe: Un prete pedofilo diceva messa nella mia comunità

    ”Mamma Ebe” diserta il processo per motivi di salute

    CESENA – Non era presente in aula nella prima udienza Ebe Giorgini, la 73enne ‘santona’ di Carpineta (nei pressi di Cesena) meglio nota come ‘Mamma Ebe’ e finita in carcere il 25 gennaio del 2002. La donna ha giustificato la sua assenza in una lettera presentata al presidente Mirko Margioco nella quale ha riferito del suo cattivo stato di salute e del fatto di non aver provocato danni a nessuna persona in quanto queste si presentavano da lei nella totale spontaneità.

    Sono stati ascoltati, dal pm Filippo Santangelo, l’ispettore Luigi Meucci che si è occupato delle indagini e che ha parlato di intercettazioni telefoniche. Di queste se ne occuperà un perito che provvederà ad un’approfondita perizia. Quindi è stato il turno di una testimone, la signora Maria Antonietta Contendini, che ha parlato delle opere di ”Mamma Ebe”. Inoltre ha parlato anche della presenza di un prete che faceva messa presso la colonia Bellini, a quanto pare sembra essere Don Giacomoni, recentemente finito al centro della cronaca nera per pedofilia e prostituzione ed ora ai domiciliari.Come parte civile resta solamente l’Ausl e la testimone.

    La prossima udienza è fissata a Forlì per il prossimo 26 settembre.

    LE ACCUSE – Il Gup Rita Chierici ha formulato 16 rinvii a giudizio ed una archiviazione. I reati contestati sono quelli di associazione a delinquere per la commissione di esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di medicinali pericolosi, falso ideologico in ricetta, truffa ai danni dell’Ausl, per morivi abbietti in danno di persone ‘sofferenti’ nel corpo o nell’anima, sequestro e maltrattamento di bambini.

    Questi i nomi dei 16 imputati: Ebe Giorgini, nota come “Mamma Ebe” (Bologna, 73 anni); Marzia Biancalani (Roncofreddo, 55 anni); Cecilia Bertacchi (Cesena, 50 anni) Alessandro Parigi (Cesena, 55 anni); Mauro Martelli (Montiano 5a anni); Letizia Guasti (Montiano, 38 anni); Gabriele Casotto (Pistoia, 51 anni); Gabriele Mancini (Longiano 43 anni); Carmela Lo Conte (Pistoia, 70 anni); Rita Amdrenacci (Pistoia, 59 anni); Antonella Fabbri (Roncofreddo, 44 anni); Roberto Guazzari (Roncofreddo, 45 anni); Otello Fioravanti (Pistoia, 60 anni); Carlo Esposito (Gambettola, 76 anni); Fabrizio Spadoni (Cesena, 54 anni); Giuliano Calzolari (Empoli, 51 anni).Gaetano Berni, Lorenzo Alberti, Giovanni Majo, Antonio Caruso Lombardi, Giuliana Testa, Marco Martines, Antonio Baldacci, Giovanna Ollà, Elio Piersanti Gessaroli sono gli avvocati che difendono gli imputati.

    CESENATICO – Pedofilia e prostituzione, chiesto il rinvio a giudizio per don Giacomoni

    CESENATICO – Il pm Fabio Di Vizio ha chiesto il rinvio a giudizio per don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote di Cesenatico arrestato lo scorso 10 ottobre dagli agenti della Squadra Mobile di Forlì con l’accusa di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dopo che era finito in carcere anche per inquinamento di prove. Indagati anche il ristoratore di Cesena Giuseppe Farnedi e il rumeno Dan Joan Cilean.

    Don Giuseppe Giacomoni, che ha gestito la comunità ”Arcobaleno” di Villamarina” è ritenuto di esser colui che che ha creato il giro di prostituzione minorile. Difeso dall’avvocato Giancarlo Savoia ha sempre respinto le accuse.

    Il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento.

    Il 26enne Dan Joan Cilean aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote. Molto probabilmente verrà giudicato per rito abbreviato.

  • Pedofilia e abusi nei Legionari di Cristo

    Pedofilia e abusi nei Legionari di Cristo

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Dal blog di Giacomo Nardone (101) – Lunedì, 21 Maggio 2007 – 10:01pm Monta lo scandalo sul documento “Instructio de modo procedendi in causis de crimine sollicitationis” e sulla rimarchevole lettera di Joseph Ratzinger del 18 maggio 2001, quando come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex inquisizione, poneva il segreto pontificio sui casi di abusi su minori, ma anche sui casi in genere di abusi sessuali perpetrati in funzione della condizione di confessore, leggi ricatti a sfondo sessuale. Anche grazie al video “Sex Crimes & Vatican”, prodotto dalla BBC e pare acquistato da Michele Santoro, ma pubblicato su Google Video con i sottotitoli in italiano.

    Ma mentre montano queste notizie, è ormai caduta la sordina sul caso vergognoso delle denunce rese nel 1988 contro Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (Congregación de los Legionarios de Cristo) e dell’associazione laica parallela Regnum Christi.

    La denuncia gravissima portò la firma, coraggiosamente in chiaro, di ex legionari dello spessore di Félix Alarcón Hoyos, sacerdote spagnolo che esercita negli USA, José de J. Barba Martín, professore presso l’Istituto Tecnologico del Messico, Saúl Barrales Arellano, professore in un collegio cattolico, Alejandro Espinosa Alcali, un importante allevatore, Arturo Jurado Guzmán, es professore presso la Scuola di Lingue del Dipartimento della Difesa degli USA, Fernando Pérez Oliera, ingegnere chimico, José Antonio Pérez Oliera, avvocato e Juan José Vaca Rodríguez, ex sacerdote, stretto collaboratore di Maciel per oltre trent’anni ed ex presidente dei Legionari di Cristo negli USA.

    Dopo tre anni dalla denuncia, documentatissima “Carta Abierta” ancora reperibile su Internet a questo link, nel 2001 Ratzinger impone sui casi di abusi sessuali su minori il segreto pontificio, avocando alla propria congregazione per la fede il diritto esclusivo sulle indagini. Perché?

    Finalmente nel 2004, ben sei anni dopo, l’allora pontefice Giovanni Paolo II incarica proprio Ratzinger di aprire una indagine su Maciel. Dopo ulteriori due anni, nel 2006, giunge la decisione Vaticana, che in modo apertamente ipocrita è la seguente:” Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida del nuovo Prefetto, Sua Eminenza il Cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico.”

    Insomma, nel 2001 si decreta che i delitti contro i minori si prescrivono o entro 10 anni o quando il minore non sia più tale, nel maggio del 2006 si censura, sostanzialmente, l’ormai quasi novantenne Maciel, nato nel 1920.

    Un po’ tutto a tacere e un po’ di perdono per l’anziano. E su questo non ci va neanche di commentare. Ma quello che opprime ogni sentimento, lasciando veramente sgomenti, è la visita al sito (italiano e non) dei Legionari di Cristo, dove pur di non rinnegare il proprio fondatore si effettua una vera e propria esaltazione di Marcel Maciel. Tutt’oggi, come visibile al link reperibile qui e attraverso la pubblicazione di libri e testi consultabili allegramente on line.

    Insomma, è vero quanto accade in tanti posti del mondo e in Italia: nonostante la gravità del crimine commesso, come stesso Ratzinger afferma nella lettera del 2001, in cui gli abusi sessuali su minori vengono paragonati al furto o uso sacrilego dell’ostia consacrata, il sacerdote pedofilo non deve essere consegnato alla legge penale del paese in cui delinque, attraverso una sollecita e determinata denuncia, ma va semplicemente “spostato” e “sostenuto”, pronto a commettere altri atti impuri su minori, come tanti casi insegnano. Così Marcel Macial va invitato a vita riservata, ma i suoi fedelissimi legionari possono esaltarne la figura pederasta, grazie anche all’uso dell’immunità che fece Ratzinger appena Papa per evitare, come gli fu richiesto, di testimoniare per i numerosissimi casi di pedofilia su cui una commissione specifica indaga negli Sati Uniti.

    Perché?

    A noi pare che qualcosa non vada, e non ci può sfuggire come ciò necessariamente dipenda dai disturbi psico-sessuali e morali imposti dal divieto ai sacerdoti cattolici di sposarsi ed avere ordinari rapporti sessuali, auspicando un ascetismo poco praticato, come dimostrano tanti figli di Papa.

    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/05…acial-degollado

  • Preti pedofili. Il Vaticano è contro la legge

    Preti pedofili. Il Vaticano è contro la legge

    Extra ecclesiam nulla salus: il diritto sospeso tra potere e sovranita’

    Le dichiarazioni dell’avvocato Shea, primo promotore delle cause istruite dalla giustizia americana contro Ratzinger. L’inchiesta parte dai presunti casi di pedofilia avvenuti negli Stati Uniti. Cosa fa l’Unione Europea, cosa ne pensa don Di Noto.
    4/5/2007

    inchiesta di Silvio Nocera

    Continua la via crucis della Chiesa cattolica: un attacco mediatico di portata rilevante ha investito nelle scorse settimane i più alti porporati vaticani ed è culminato nelle intimidazioni subite da Mons. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cui sarebbe stata recapitata un busta contenente un proiettile.
    Lo scorso 30 aprile Giorgio Napolitano ha dichiarato al Corriere della Sera che “l’Italia non lascerà solo monsignor Angelo Bagnasco di fronte alle inammissibili, vili minacce di oscura provenienza di cui è stato fatto oggetto”.
    Le minacce restano, l’attacco frontale altrettanto. E, se la miccia che ha acceso la polveriera potrebbe essere la querelle sui DICO e le bagarres parlamentari che ne sono seguite, le posizioni oltranziste su cui si è arroccato il nuovo papato non rendono facile il dialogo in un momento in cui l’Italia avrebbe bisogno di quel clima di concordia auspicato qualche tempo addietro dal Presidente della Repubblica.
    Così, se gli attacchi laici si moltiplicano, l’Osservatore Romano tuona, in merito alle dichiarazioni fatte da Andrea Rivera durante il concerto del primo maggio, che “è terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo. È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere”.

    La lettera episcopale e il Crimen Sollicitationis
    Extra ecclesiam nulla salus: eppure, oggi più che mai, sotto la pressione di un laicismo dilagante, dell’avanzata musulmana, dell’allontanamento progressivo della società civile dai precetti dottrinali, il suo ecumenismo vacilla. E riemergono le vecchie ferite aperte nel grembo di Santa Madre Chiesa.
    Una recente inchiesta di Pino Nicotri, apparsa su Blog di Repubblica l’8 aprile scorso, ha denunciato in un lungo articolo il comportamento del Vaticano riguardo i presunti casi di pedofilia avvenuti negli Stati Uniti da parte di sacerdoti che, secondo la magistratura texana, sarebbero stati coperti, direttamente o indirettamente, dall’allora cardinale Ratzinger. A margine, tra l’altro, dello scandalo sull’epidemia di Aids che ha coinvolto un gran numero di prelati americani.
    La lettera episcopale “De Delictis Gravioribus” inviata il 18 maggio 2001 dall’allora capo della Congregazione per la Dottrina della fede, Joseph Ratzinger, per dettare il procedimento da seguire nel caso in cui si appurino crimini di natura sessuale perpetrati da un prelato, e in base a cui i giudici texani hanno chiesto la sua incriminazione, richiamava il Crimen Sollicitationis del 1962.
    Tale istruzione, rimasta segreta fino al 6 agosto 2003, data in cui la rete americana CBS la ha reso nota, veniva indirizzata a tutti i Patriarchi, gli Arcivescovi, i Vescovi e Ordinari di altre sedi, anche di Rito Orientale, sul modo di procedere nelle cause di sollecitazione, fornisce tassative istruzioni da adottare in materia di crimini sessuali commessi da membri del clero nei confronti di fedeli.

    Commissione Europea: non interferiamo con gli affari nazionali.
    Nella sua interrogazione al Parlamento Europeo del 20 agosto 2003, l’on. Maurizio Turco dichiarava che da tale documento emerge che la Santa Sede ha prescritto, adottato e fatto adottare, proposto ed imposto alle suddette autorità ecclesiastiche comportamenti volti a sottrarre ad ogni pubblica conoscenza e alla giustizia gli abusi sessuali compiuti da membri del clero, pena la scomunica.
    Con la lettera apostolica del 30 aprile 2001 “Motu Proprio Datae Quibus Normae De Gravioribus Delictis” a firma di Giovanni Paolo II e con l’epistola citata, risultavache la “Crimen Sollicitationis è stata, almeno in queste recenti occasioni, richiamata e ribadita a fronte dell’estendersi ed aggravarsi nei decenni di questa vera e propria piaga del mondo ecclesiastico cattolico e degli scandali conseguenti”.
    E concludeva che, “a riprova, anche se non necessaria, da molte parti vengono denunciati il rifiuto di collaborare con la giustizia e con le indagini di polizia, nonché l’ostruzione della giustizia”.
    E se, da una parte, la Commissione rispondeva di non avere “la competenza per adottare i provvedimenti suggeriti dagli onorevoli parlamentari, né di intervenire nelle relazioni diplomatiche degli Stati membri”, l’avvocato Shea, primo promotore delle cause istruite dalla giustizia americana contro Ratzinger in seguito ai fatti di pedofilia in seno alla chiesa cattolica statunitense, ha affermato che “la reale esistenza di tale documento rivela gli enormi problemi che ha la Chiesa in relazione all’integrità del confessionale in cui spesso e volentieri, ad esempio, i fedeli vengono sollecitati a conversazioni sessuali. In secondo luogo, il Crimen costituisce un manuale che indica come costruire un processo fasullo e segreto per i preti colpevoli di detti reati di modo da farli uscire puliti”.

    Sovranità e diritto: le parole di Bertone
    Una questione di diritto. E di sovranità. Perché proprio in occasione di una seconda interrogazione parlamentare del 25 luglio 2006, questa volta al Parlamento Italiano, lo stesso on. Turco ricorda che il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca dei fatti Segretario della «Congregazione per la dottrina della Fede, in una intervista rilasciata nel febbraio 2002 al mensile «30 giorni», diretto dal sen. Giulio Andreotti, ebbe a dire che «Le Norme di cui stiamo parlando si trovano all’interno di un ordinamento giuridico proprio, che ha un’autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura. Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il «segreto professionale» dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile».

    Tra documenti segreti e verita’ taciute
    E dato che il Crimen fu allora segretato per molto tempo e mai pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Santa Sede in conformità con il canone 8 § 1 del Titolo I del «Codice di diritto canonico» («Le leggi ecclesiastiche universali sono promulgate con l’edizione nella Gazzetta ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis, a meno che in casi particolari non sia stato stabilito un modo diverso di promulgare …»), i dubbi si infittiscono. Tanto più che l’Istruzione era destinata ad essere «diligentemente conservato nell’archivio segreto della curia», con la quale si impone il silenzio perpetuo, pena la sospensione «a divinis», a tutte le persone coinvolte in processi in materia di crimini sessuali commessi da membri del clero.
    La Chiesa intanto resta cauta da quando la questione è tornata alla ribalta con i fatti recenti che hanno scatenato una bufera sulla Curia di Firenze. Ma, se, secondo Shea, “è vero che la lettera episcopale del 2001 richiama il Crimen e la sua nota 3, e’ importante sottolineare come, nella formula E dell’Istruzione, il processo di interrogazione e’ manipolato in modo da condurre la vittima ad affermare che il motivo per cui sta smascherando il prete e’ quello di liberare la propria coscienza”.

    Mecacci: la questione dell’immunità papale
    Qualora fosse vero due piani distinti verrebbero a sovrapporsi pericolosamente: quello morale e quello giudiziario. Un prete che si macchia di pedofilia si rende due volte colpevole: prima di fronte a Dio e poi di fronte agli uomini. E se la morale è di competenza della Chiesa, i crimini pertengono alla giustizia laica. Matteo Mecacci, osservatore del partito radicale transnazionale alle Nazioni Unite, afferma in proposito che “il fatto che la Chiesa Cattolica e i suoi atti siano, in alcuni casi, equiparati a quelli di uno Stato, fa si’ che gli esponenti politici che rappresentano questo Stato-Chiesa godano di privilegi ed immunità che sono negati a tutte le altre confessioni religiose. La vicenda dall’immunità garantita dal Governo statunitense a Papa Ratzinger, in quanto Capo di Stato del Vaticano, dal processo avviato dall’avvocato Shea in Texas con l’accusa di aver ostruito la giustizia dal poter perseguire le violenze sessuali commesse da esponenti della Chiesa, ne è la prova manifesta”.

    Don Di Noto: la lotta alla pedofilia e la posizione della Chiesa
    Per parte sua Don Fortunato Di Noto, sacerdote impegnato sul problema pedofilia e presidente dell’associazione Meter, per parte sua afferma di “non essere convinto che la Chiesa non si sia esposta: le diocesi americane si son dissanguate per risarcire le vittime di abusi sessuali e le loro famiglie. Se la Chiesa ha una colpa, questa risiede nel fatto che non e’ stata in grado di gestire il caso”. Anche perché “i nomi dei 4962 preti pedofili statunitensi sono stati pubblicati in un elenco a disposizione su internet (?)”. E sulla questione della competenza giuridica e giudiziaria sottolinea che “noi preti siamo cittadini degli stati sovrani in cui risiediamo. Non facciamo parte di uno stato a se stante. Per cui siamo soggetti alla giurisdizione della procura civile laddove il Tribunale ecclesiastico si occupa di questioni religiose”. Ci tiene a sottolineare, Don Di Noto, che la posizione della Chiesa a riguardo è sempre stata netta fin dal IV sec. d.C. quando “fu stabilita con il Concilio di Elvira l’espulsione dei prelati che abusano dei bambini”. Ma aggiunge che “un vescovo che venga a sapere di un ipotetico crimine di pedofilia commesso da un suo sacerdote ha il dovere di disporre accertamenti per quanto è in suo potere e a partire da una presunzione di innocenza. Che poi quel vescovo non sia in grado di gestire la faccenda, è un altro paio di maniche”.

    Diritto, dogma e fede
    Eppure la posta in gioco è molto più alta dell’accusa o della punizione di un singolo sacerdote. Perché si tratta di una questione di sovranità: è vero che un prete è cittadino dello stato sovrano di cui ha la cittadinanza, ma è altrettanto vero che un cardinale risponde solo al Vaticano. Ed è vero che quest’ultimo ha un ordinamento giuridico proprio, riconosciuto non solamente dai paesi concordatari, che, in quanto tale, si fonda sul principio di autonomia. Ed in maniera indiretta su quello di non ingerenza. Ora, il fatto che un vescovo non sia tenuto ad informare le autorità civili competenti rispetto ad un caso di presunta pedofilia di un parroco, è assolutamente coerente con i principi giuridici esposti dal cardinale Bertone: è, per dirla in gergo, una questione di primarietà di fonti del diritto. Un diritto che, se da una parte si scontra con la magistratura civile, dall’altra si trincera dietro il segreto inviolabile del confessionale. Segreto, quest’ultimo, che aggiunge la morale alla naturale deontologia richiesta da qualsiasi altra categoria professionale.
    E quando il dogma si insinua nei fatti umani le possibilità sono solo due: accettarlo o rifiutarlo in toto. Perché Dio vede e provvede per ieri, oggi e domani. A divinis. Ma se Lui perdona, gli uomini no.

    Silvio Nocera

    Fonti

    http://associazionemeter.it
    http://corriere.it
    http://nicotri.blogautore.espresso.repubbl…ovinereste-mai/

    Approfondimenti

    Per il testo integrale dell’istruzione Crimen Sollicitationis:

    Allegato

    Il testo integrale della lettea episcopale.

    «LETTERA inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI PIU’ GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001

    Per l’applicazione della legge ecclesiastica, che all’art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: “[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio”, era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l’esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica.

    Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti”, per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere “a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche”, poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.

    Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l’hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell’infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.
    I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:

    • I delitti contro la santità dell’augustissimo sacramento e sacrificio dell’eucaristia, cioè:
      1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate:
      2° l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima;
      3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale;
      4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l’altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica;
    • Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
      1° l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo;
      2° la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso;
      3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;
    • Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.

    Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione.

    Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.

    Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni. La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

    Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i prelati possono ricoprire validamente per tali cause l’ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l’istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d’ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.

    Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell’uno e dell’altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.
    Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.

    Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e prelati interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei prelati prelci sia una sollecita cura pastorale.

    Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.

    Joseph card. Ratzinger, prefetto.
    Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario»

    autore: Silvio Nocera