Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti Pedofili. Don marco Cerullo verso il rito abbreviato

    Preti Pedofili. Don marco Cerullo verso il rito abbreviato

    MARILÙ MUSTO Casal di Principe. Una località segreta, mantenuta tale dal muro di silenzi alzato da una comunità ecclesiastica, ma i guai giudiziari nei quali don Marco Cerullo si è cacciato per una storia di presunti abusi su un suo alunno, potrebbero raggiungerlo anche lì, nel luogo segreto in cui il viceparroco sconta gli arresti domiciliari circondato da sacerdoti che hanno offerto di ospitarlo.

    Perché dopo quasi due mesi dal suo arresto il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere Antonio Ricci sta per avanzare la richiesta di incidente probatorio. Non potrebbe fare altrimenti.

    È previsto infatti che per i delitti sessuali o a sfondo sessuale il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini debbano chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minorenne. Il legale della famiglia dell’alunno, Costantino Puocci, aveva avanzato l’istanza il 24 dicembre del 2007, ma il pm ha ritenuto opportuno valutare prima lo stato psicologico della vittima. Un passo prudente e graduale prima di acquisire tutte le prove di una triste e spiacevole verità.

    Diversa la posizione dell’avvocato Carmine Ucciero, legale di don Marco che non ha escluso che dopo aver ricevuto gli atti inviati al Riesame possa chiedere il rito abbreviato. Ciò comporterebbe l’ammissione di colpa di don Marco che davanti ai carabinieri che lo avevano colto in flagranza di reato il 19 dicembre scorso, aveva ammesso l’abuso scoppiando in lacrime, ma ascoltato dal gip aveva ritratto dicendo che il suo «era solo un abbraccio affettuoso». Quegli abbracci, altri abbracci di don Marco ad altri alunni o ragazzi della parrocchia, i militari di Casal Di Principe hanno smesso di cercarli.

    Le perquisizioni in chiesa e in alloggio hanno dato esito negativo e con esso sono svanite anche le speranze che ulteriori denunce potessero giungere in caserma. Un altro muro alzato da sfondare, anche questo fatto di silenzi. In caso di rito abbreviato l’ex viceparroco potrebbe ottenere lo sconto della pena di un terzo, pena che va da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni di reclusione; con le attenuanti generiche prevalenti il minimo potrebbe scendere a cinque anni. Anni durante i quali don Marco potrebbe anche non vedere mai le grate del carcere. Il fascicolo degli atti, con il rito abbreviato, potrebbe passare nelle mani di Francesco Chiaromonte. La vicenda giudiziaria e le ipotesi sullo sviluppo del caso s’intrecciano con la sorte della parrocchia del Santissimo Salvatore di Casal Di Principe.

    Perché da circa due mesi la chiesa non ha un viceparroco, ma è retta da don Carlo Aversano, rimasto solo e ancora addolorato per quanto accaduto. Sarebbe stato invece sostituito l’insegnate di religione cattolica nella scuola media ed elementare di Villa Literno. Dal plesso scolastico l’alunno, senza l’autorizzazione dei genitori, non sarebbe dovuto uscire, perché il permesso ratificato dal vicedirigente aveva accordato solo lo spostamento da un’aula all’altra per realizzare il «progetto Natale». Da questa circostanza sarebbe nata la querela di parte contro don Marco perché «approfittando del suo ruolo di sacerdote nonché di insegnante di religione», portò via il ragazzino «per condurlo, con un raggiro, in una zona periferica della città per poi costringerlo a subire abusi di tipo sessuale».

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080209&ediz=CASERTA&npag=41&file=MELA.xml&type=STANDARD

  • Ieri in tribunale ha parlato la difesa del sacerdote ”Il prete accusato di violenze sessuali va assolto”

    Ieri in tribunale ha parlato la difesa del sacerdote ”Il prete accusato di violenze sessuali va assolto”

    Le accuse non sono fondate e l’imputato va assolto con formula piena. È la richiesta che dopo tre ore di udienza a porte chiuse l’avvocato Milena Catozzi ha chiesto per il suo assistito, il prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.

    Per lui il pm Filippo Di Benedetto aveva chiesto lo scorso 5 dicembre la condanna a sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca.

    Ieri pomeriggio, nell’aula B del tribunale di Ferrara, ha terminato la sua arringa l’avvocato di parte civile Carlo Bergamasco. Dopo è stato il turno della difesa, che ha ricostruito tassello per tassello dall’inizio della vicenda fino alla formulazione dell’accusa tutti i particolari che hanno portato alla formulazione delle accuse contro il prete, “smontando – sostiene l’avvocato Catozzi – tutti i capi di imputazione – che si rivelano così infondati”.

    Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

    La prossima udienza è fissata per il 27 febbraio, alle 9, quando di fronte al tribunale collegiale (composto da Caruso, Oliva e Bighetti) parlerà l’altro avvocato della difesa, Giuseppe Pavan.

  • CASAL DI PRINCIPE La famiglia chiede i danni al sacerdote

    CASAL DI PRINCIPE La famiglia chiede i danni al sacerdote

    Una querela già pronta sarà consegnata in Procura questa mattina dal legale che rappresenta la famiglia della presunta vittima degli abusi sessuali di don Marco Cerullo.

    L’avvocato Costantino Puocci non ha smesso di studiare il caso nelle trascorse feste natalizie. La querela si basa sul fatto che il parroco Cerullo, «approfittando del suo ruolo di sacerdote nonché di insegnante di religione», portò via il ragazzino senza alcun permesso dei genitori, dalla scuola media di Villa Literno «per condurlo, con u raggiro, in una zona periferica della città per poi costringerlo a subire abusi di tipo sessuale».

    La famiglia si costituirà parte civile per il risarcimento di tutti i danni morali e materiali. Da circa due giorni, intanto, Don Marco si trova in una comunità segreta. Il tribunale del riesame di Napoli, lunedì mattina, su istanza presentata dall’avvocato Carmine Ucciero, ha disposto che il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di un alunno di dodici anni sia affidato ad un monastero in una località segreta per il recupero e il reinserimento. Prima di partire per la comunità don Marco non è tornato nella chiesa del Santissimo Salvatore di Casale per riprendere le sue cose: «Qui non ha lasciato niente ed io non l’ho più visto dal giorno in cui è stato arrestato», ha dichiarato il parroco Carlo Aversano ieri sera : «ora aspetto un nuovo viceparocco, ma con calma senza fretta», ha aggiunto.

    Per oggi don Carlo ha organizzato una preghiera prevista per una bambina di Casal Di Principe che lotta contro il cancro in un centro terapeutico di Genova. Un modo per tornare alla vita di prima fatta di preghiera, senza scandali da commentare e di cui dispiacersi. A Villa Literno, intanto, si sono mossi gli assistenti sociali della scuola. Si apprende da fonti non ufficiali che delle particolari attenzioni dell’insegnante di religione sono state rivolte in passato, probabilmente, anche ad altri alunni. Insomma proseguono gli accertamenti da parte dei carabinieri per chiarire appieno i contorni delle vicenda ma anche per verificare se il sacerdote, in altre occasioni, si era reso responsabile di vicende analoghe a quella per la quale è stato arrestato e che, magari, non siano state denunciate. Insomma la vicenda che tanto scalpore ha fatto in zona sembra tutt’altro che conclusa. ma. mu.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080110&ediz=CASERTA&npag=44&file=SAR.xml&type=STANDARD

  • Gibuti, prete italiano in cella per pedofilia Il vescovo: un complotto

    Gibuti, prete italiano in cella per pedofilia Il vescovo: un complotto

    MILANO – Accuse collegate alla pedofilia per don Sandro De Pretis, 52 anni, origini trentine, missionario in Gibuti, nel Corno d’ Africa, dal 1993.

    Tre settimane ai domiciliari, ora, da 40 giorni, in cella, senza certezze. Neppure sui reati che gli vengono attribuiti: «corruzione di minore» secondo il suo avvocato, Zaccaria Abdilai; «pedofilia» per quanto appurato dal vescovo di Gibuti, Giorgio Bertin.

    Che ha una sua tesi: «Chi accusa don Sandro è Port ouvert, organizzazione non governativa, che nel 1995 fece lo stesso con il giudice francese Borrel (fu trovato morto a Gibuti, poi l’ Eliseo riaprì il caso accertando che fu ucciso, ndr)». Scopo di vendetta, secondo il vescovo: «Quelli di Port ouvert furono sfrattati dai locali della Caritas quando don Sandro era direttore». Certo è che la magistratura di Gibuti sta indagando da mesi su una vicenda tutt’ altro che chiara.

    Si mantiene neutrale Gianni Rizzo, console onorario: «L’ inchiesta è in corso e questo è uno stato di diritto: il sacerdote ha un avvocato che lo difende, e, a tempo debito, si saprà come sono andate le cose». Sul fronte innocentista la Chiesa: «Accuse infamanti – spiega monsignor Bertin -, è solo un complotto». Ipotesi sostenuta sul settimanale religioso Vita trentina dove il direttore Ivan Maffeis ha pubblicato una lettera del missionario: «Per la prima volta nella mia vita sono senza difesa, radicalmente “povero” e privato della libertà – scrive il prete -. Prego Iddio affinché faccia giustizia, che la sua mano si alzi e agisca».

    «Se accogliamo l’ appello dal carcere – si legge nell’ editoriale -, è perché ripensiamo ai racconti che don Sandro ci faceva della sua Africa: “Negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente – spiegava il sacerdote -, la mia presenza è solo un segno, un tentativo di far capire come vivono i cristiani”». Parole rassegnate sui missionari come lui: «Siamo arrivati con i colonizzatori, quindi è facile per la gente identificarci con loro». Infine la guerra in Iraq: «Non ha fatto altro che portare a far coincidere l’ Occidente con il cristianesimo, all’ atteggiamento favorevole di ieri sta subentrando la ghettizzazione, se non l’ ostilità». Don Sandro un caprio espiatorio? Se lo chiede Vita Trentina, non ha dubbi l’ avvocato Abdilai. Idem per i suoi familiari: «Sandro fa troppo del bene – fanno sapere – per questo lo disturbano». Nessuna previsione sulla detenzione: don Sandro dovrà aspettare la conclusione delle indagini. gmottola@corriere.it

    Mottola Grazia Maria

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    (14 dicembre 2007) – Corriere della Sera

  • ECCO LE IMMAGINI DEL PRETE ACCUSATO IN UN SERVIZIO VIDEO:

    ECCO LE IMMAGINI DEL PRETE ACCUSATO IN UN SERVIZIO VIDEO:

    “Padre Francesco de Rienzo, 35 anni, appartenente all’ordine dei Camilliani ed ex cappellano dell’ospedale di Imperia è al centro di alcuni accertamenti da parte della Procura della Repubblica e della Squadra Mobile imperiese circa presunte molestie che il sacerdote avrebbe compiuto ai danni di ragazzini minorenni.

    La delicata inchiesta è nelle mani del Sostituto Procuratore della Repubblica, dottoressa Paola Marrali, che si trincera, com’è comprensibile, dietro il massimo riserbo.

    Del resto le indagini sono ancora nelle primissime fasi e difatto deve ancora essere verificata la fondatezza delle pesanti accuse rivolte al sacerdote, di recente trasferito a Torino, da dove era venuto alcuni anni fa. Una fase talmente preliminare che ancora ufficialmente nulla è stato comunicato neppure al diretto interessato.

    La notizia dell’inchiesta, anticipata da organi di stampa, ovviamente, ha destato profondo scalpore. Padre Francesco de Rienzo nella sua permanenza imperiese si era infatti distinto nell’attività pastorale, non solo all’interno dell’ospedale, ma anche attraverso iniziative che avevano coinvolto il mondo del volontariato di tutta la provincia.

    Padre Francesco è rappresentato dall’avvocato Carlo Fossati di Imperia, che oggi non ha però voluto rilasciare alcun commento, in attesa di consultarsi con il suo cliente.”

    http://www.imperiaparla.it/?p=827http://www.imperiatv.it/video.asp?id=451

  • Violentata da 7 preti

    Violentata da 7 preti

    La diocesi di Los Angeles paga la cifra record. Gli abusi compiuti dai suoi sacerdoti su una ragazza di 16 anni
    E il cardinale Mahony rivela: un anno fa aggredito da un uomo inferocito per lo scandalo pedofilia nella Chiesa

    Roger Mahony
    LOS ANGELES – Violentata per anni da sette preti, ha vinto un risarcimento record. Rita Milla, che oggi ha 46 anni, ha subito violenze sessuali a partire dall’età di 16 anni; ma oggi l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, ha dovuto tirare fuori dalle proprie casse mezzo milione di dollari.

    E lo stesso cardinale ha fatto le spese in prima persona della rabbia della gente sconvolta per gli scandali sessuali in cui è rimasta coinvolta la Chiesa californiana: lo scorso anno Mahony è stato vittima di un’aggressione violenta da parte di un uomo per strada, secondo quanto hanno raccontato alcuni sacerdoti con cui il cardinale si confidò.

    Il caso di Rita Milla, riferito dalla rete tv Cbs e finito su tutte le prime pagine dei giornali americani, è particolarmente crudo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza.

    Per la diocesi di Los Angeles è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana ha pagato ingenti risarcimenti per centinaia di casi di violenze e molestie sessuali di cui si sono resi colpevoli negli anni sacerdoti del proprio clero.

    L’aggressione del cardinale Mahony si colloca in questo contesto: è avvenuta lo scorso anno, proprio dopo un patteggiamento di 660 milioni di dollari per gli abusi sessuali compiuti su oltre 500 minori della comunità. E’ stato il maggiore ad essere mai stato pagato negli Stati Uniti per un caso di questo tipo. L’aggressione di Mahony, finora rimasta segreta, è stata riferita da alcuni preti che erano presenti all’incontro in cui lui la raccontò. Nessun commento ufficiale arriva oggi da parte del cardinale, che, secondo i racconti, ci mise un mese per rimettersi dall’assalto.

    E’ stata l’avvocato di Rita Milla, Gloria Allred, a rivelare alcuni particolari della vicenda giudiziaria. La donna aveva 16 anni quando il prete Santiago Tamayo cominciò a molestarla sessualmente e poi iniziò ad avere una relazione con lei. Quindi Tamayo le presentò altri sei sacerdoti che abusarano sessualmente di lei, e uno di essi la mise incinta.

    Poco prima di morire, nel 1999, don Tamayo si scusò con la donna e fornì le prove che incastrarono gli altri preti colpevoli di aver compiuto violenze sessuali su Rita Milla. Ancora nel 2003 un tribunale dello Stato della California stabilì che il padre della figlia della donna era proprio un sacerdote, Valentie Tugade.

    Sullo scandalo l’arcidiocesi di Los Angeles non ha voluto commentare, ma il cardinale Mahony ha rilasciato una dichiarazione con la quale ha voluto riconfermare l’impegno della Chiesa degli Stati Uniti nella protezione dei bambini e nella prevenzione degli abusi sessuali.

    E’ solo dei giorni scorsi un altro caso di abusi sessuali aveva colpito la Chiesa americana. La diocesi di Davenport, nello Stato dell’Iowa, aveva accettato un accordo legale in base al quale dovrà sborsare 37 milioni di dollari a 156 vittime di abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti fra il 1930 e il 2003.

    (5 dicembre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/preti-violenza-risarcimento/preti-violenza-risarcimento/preti-violenza-risarcimento.html

    Rita milla ha avuto anche un figlio da uno dei sacerdoti
    Usa, violentata da sette preti
    Una donna di 46 anni vince la causa contro l’arcidiocesi di Los Angeles: sarà “risarcita” con 500 mila dollari

    Rita Milla (Ap)
    WASHINGTON – Rita Milla, 46 anni, è diventata l’ennesimo tragico caso di uno scandalo che non accenna a placarsi negli Stati Uniti. La donna, che oggi ha 46 anni, ha vinto una clamorosa (e lunga) causa di risarcimento per aver subito violenze sessuali da sette preti a partire dall’età di 16 anni; l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, dovrà pagarle mezzo milione di dollari.

    UNA FIGLIA – Non solo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza. La notizia della vittoria giudiziaria di Rita Milla è rimbalzata su tutti i media americani. Per la diocesi di Los Angeles si tratta tuttavia solo dell’ultimo capitolo di una lunga serie di eventi negativi relativi allo scandalo degli abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana aveva sborsato ingenti risarcimenti per numerosi casi di violenze e molestie sessuali.

    05 dicembre 2007

    http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_05/milla_violentata_sette_preti_e43b02e6-a320-11dc-8831-0003ba99c53b.shtml

     

  • Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi I gesuiti pagheranno i danni

    Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi I gesuiti pagheranno i danni

    dal nostro corrispondente MARIO CALABRESI

    Thomas Cheemuk visita la tomba del fratello, vittima dei missionari pedofili e morto suicida nel 1999

    NEW YORK – La Compagnia di Gesù pagherà 50 milioni di dollari per risarcire 110 eschimesi che subirono abusi sessuali da religiosi gesuiti quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il 1987.
    Gli scandali nella Chiesa americana continuano a rivelare nuove e inaspettate storie, cominciati nel 2002 a Boston, sembravano dover finire con il grande accordo di quest’estate tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone che erano state molestate o stuprate negli ultimi settant’anni.

    Ma ora dall’Alaska arriva la notizia che per tre decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute violenze e abusi da parte di una decina di preti e da tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di Loyola.

    Da quattro anni erano cominciate le denunce, ma prima del processo si è arrivati ad un’offerta di risarcimento che eviterà il dibattito in tribunale. Secondo l’avvocato degli eschimesi, Ken Roosa, si tratta di una cifra record per un ordine religioso, grazie all’accordo extragiudiziale ogni vittima riceverà oltre mezzo milione di dollari, in cambio nessuno dei gesuiti verrà incriminato e non è richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.

    La Compagnia di Gesù, attraverso il padre provinciale dell’Oregon, John Whitney, responsabile per l’Alaska, ha mostrato fastidio per la pubblicità data all’accordo, ha definito l’annuncio prematuro e ha negato che i gesuiti abbiano inviato per anni “in esilio” in Alaska sacerdoti di cui conoscevano le tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente americano viene invece definito dai gesuiti come “una delle terre di missione più difficile” e per questo la Compagnia sostiene di inviarvi i missionari più coraggiosi e preparati.

    A St. Michael, un’isoletta lunga 15 chilometri che si trova nel Norton Sound, la baia del mare di Bering scoperta dal capitano James Cook nel 1778, il diacono Joseph Lundowski abusò di quasi tutti i bambini di Stebbins e St. Michael, i due minuscoli villaggi abitati da 150 famiglie.Accusato da 34 persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute in una minuscola chiesa, dopo il catechismo, durante i bui pomeriggi dell’inverno dell’Alaska, Lundowsky era un gigante con la testa pelata e gli occhi blu, lavorava come diacono per la diocesi anche se i gesuiti hanno negato alcun legame con il loro ordine e ufficialmente non sapevano chi fosse. Lasciò l’isola nel 1975 e ora si è scoperto che è morto una decina di anni fa a Chicago alla Pacific Garden Mission, un ricovero religioso con mensa e dormitorio. La maggior parte dei sacerdoti accusati sono ormai morti e le vittime, scelte nel tempo tra chi aveva tra i cinque e i quindici anni, oggi hanno tra i trenta e i sessant’anni.

    In questa causa, come nel caso di Los Angeles, i gesuiti pagano per un mancato controllo e per aver tenuto nascosto per anni lo scandalo, nel 2004 si erano poi aggiunte accuse di aver bruciato e distrutto documenti che dimostravano il comportamento dei religiosi. Tra i sacerdoti sotto accusa il reverendo James Poole, fondatore della radio cattolica del Nord dell’Alaska, che oggi vive in una casa di riposo. Secondo l’accusa i gesuiti sapevano fin dal 1960 che teneva “comportamenti sessuali inappropriati” ma anche quando lo richiamarono a Portland lasciarono che continuasse ad insegnare ai bambini.

    L’avvocato delle vittime, da Anchorage dove ha lo studio, racconta che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare finché non arrivò notizia dello scandalo che aveva investito la diocesi di Boston, allora a poco a poco emersero storie di disperazione, alcolismo e suicidi. “In alcuni villaggi eschimesi – sostiene Roosa – è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato. Ma nessuno ha ammesso che i preti problematici venivano confinati in Alaska. Ora per i nostri clienti questo accordo significa che le loro storie di abusi, sempre negate, sono finalmente riconosciute”.

    http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/missionari-pedofili/missionari-pedofili/missionari-pedofili.html

  • Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    4/11/2007 (8:30) – OFFENSIVA LEGALE DEL VATICANO
    Un Perry Mason per i preti pedofili

    Nella foto d’archivio, parenti di ragazzini molestati da religiosi negli Usa protestano in piazza San Pietro

    All’americano Lena il contenzioso sugli abusi sessuali
    FILIPPO DI GIACOMO
    ROMA
    Sulla porta dell’ufficio che occuperà, nella segreteria di Stato vaticana, c’è già il suo nome. Si chiama Jeffrey Lena l’avvocato americano che la Santa Sede ha assunto per occuparsi del contenzioso che la oppone, in vari stati del mondo, alle vittime di abusi sessuali da parte di preti. Questa, la motivazione ufficiale. Quella ufficiosa, suggerita dai fatti recentemente accaduti anche dentro le mura leonine, appare confermata dalla collocazione dell’ufficio dell’avvocato Lena, situato a metà strada tra la sezione amministrativa e quella legale del Vaticano. Insomma, una sorta di addentellato dell’ufficio del personale e di quello disciplinare, per un problema che sembra decisamente avviarsi ad essere seriamente preso in mano. La Chiesa Cattolica è l’unica confessione cristiana ad avere un sistema di archivi completo e preciso. E dall’analisi delle cartelle dei 150 mila sacerdoti e religiosi che hanno servito la Chiesa negli Usa dagli Anni Sessanta al 1980, risulta che le accuse di pedofilia hanno colpito circa 500 persone, quindi lo 0,3% del clero e dei religiosi. Le accuse che poi sono state anche provate, fanno scendere la statistica allo 0,2%. I dati americani risultano confermati anche dallo studio incrociato condotto negli archivi di altre circoscrizioni ecclesiastiche.

    Tuttavia, gli stessi studi, fanno emergere una situazione più complessa sulla presenza di ministri consacrati di indole omosessuale. Quanti siano, non è dato sapere. Qualche anno fa Donald Cozzens, il rettore del seminario cattolico di Cleveland, in The Changing Face of the Priesthood, riportava tassi che oscillavano dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, suggerisce invece, probabilmente in modo più compiuto, che il tasso tra gli ordinati attualmente in servizio si attesta sotto il 20%, cioè con una percentuale da 7 a 8 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. Come sostiene Michael Rose nel suo libro Goodbye! Good Men, c’è un’attiva sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa Cattolica. Frutto, secondo molti, della confusione conseguente alla rivoluzione sessuale degli Anni 60 associata ai tumulti dottrinali e disciplinari conseguenti al Concilio Vaticano II ed alla maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società. Il tutto, in un mix che ha facilitato agli omosessuali attivi l’ammissione al sacerdozio e, non di rado, ha creato l’ambiente per la loro cooptazione ad incarichi importanti. Con le strutture vaticane ormai non in condizione, per ovvi motivi, di controllare alcuno, il compito dell’avvocato Jeffrey Lena appare importante e, probabilmente, destinato a diventare presto assai ingrato.

    Così appare anche il lavoro che il cardinale Giovan Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, sta svolgendo in questo particolare momento della vita della Chiesa. Voci insistenti lo danno prossimo alla cessazione dell’incarico per un oscuro intreccio con le vicende del suo amico Antonio Fazio e di altri personaggi coinvolti in bancopoli. Un quotidiano lo aveva indicato, qualche mese fa, destinatario del fervorino che un Fiorani, appena uscito dal carcere avrebbe indirizzato a un non meglio precisato porporato: «Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io v´ho sempre dato i soldi in contanti, e tutto andava bene. Poi, quando una persona è in disgrazia non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o se sta male». La risposta del porporato sarebbe stata: «La Chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano». E Fiorani, di rimando: «Sì, è vero, è fatta di uomini, ma io sto parlando con lei, non sto parlando con un parroco di campagna».

    Perché poi, notizie non pubblicate di recente tornino a circolare ogni volta che la Santa Sede deve provvedere ad una nomina importante, sembra abbastanza facile da spiegare. Ormai è chiaro che l’edizione ecclesiastica del manuale Cencelli non funziona più. E la Congregazione dei Vescovi ha ripreso a fare il proprio mestiere. Monsignor Domenico Segalini, il vero organizzatore della giornata mondiale della gioventù del 2000, conterraneo e amico del cardinale Re, è stato nominato ieri assistente generale dell’Azione Cattolica. Il Papa lo ha preferito a don Gianni Ambrosio, ruiniano, attuale assistente spirituale della Cattolica di Milano. A Palestrina, diocesi finora retta da monsignor Segalini, potrebbe essere destinato uno di quei personaggi che la regola del promoveatur ut amoveatur vorrebbe già allontanati da Roma.

  • Prete irlandese: “Pedofilia, siamo solo all’inzio dello scandalo”

    Prete irlandese: “Pedofilia, siamo solo all’inzio dello scandalo”

    Previsioni sull’abuso sessuale del clero

    Un prete afferma che il problema della pedofilia clericale non e’ ancora finito.

    Riprendiamo questo articolo dal sito http://www.chiesaincammino.org/

    Date: 19 Nov 2007
    Un prete cattolico che per più di 20 anni è stato un fautore principale dei diritti delle persone abusate sessualmente dal clero, ha avvertito che il peggio non è ancora finito.
    “Nulla potrebbe essere piu’ lontano dalla verità” ha detto Padre Tom Doyle Domenicano degli Stati Uniti. Un avvocato di canone e cappellano dell’aeronautica militare USA, nel 1985 aiutò a redigere la bozza di un rapporto ecclesiastico per i Vescovi Americani a riguardo dell’abuso sessuale da parte del clero.
    È un visitatore regolare dell’Irlanda.

    “Esso [l’abuso sessuale ecclesiastico dei minorenni] non sara’ sempre notizia di prima-pagina, ma l’incubo continua. Stiamo solamente cominciando a vedere l’estensione dell’abuso del clero in paesi di lingua non-inglese.”
    “Continueremo a vedere vittime farsi avanti perché la malattia è più profonda e più diffusa di quello che si possa immaginare.”
    Parlando in un’intervista con RealityMagazine, disse “la gerarchia non ha mai affrontato in pieno o fatto qualche cosa di effettivo per scoprire come mai l’abuso clericale è una così grande parte della cultura ecclesiasta. È nascosto e negato, ma è là, e da secoli.”

    Lui dice che “la struttura monarchica della Chiesa cattolica complica il problema. Non ci sono freni e contrappesi. I Vescovi rispondono solo al papa. Un cinico vecchio monsignore una volta mi ha detto: ’Tutti loro (i Vescovi) hanno un uomo solo come udienza! ’ Quella non è una gestione effettiva ed in realtà ogni vescovo è fondamentalmente il signore del suo regno e così, in pratica, non è tenuto a rispondere a nessuno.”
    L’abuso sessuale ecclesiastico è un problema più grande per la Chiesa cattolica che per altre chiese o istituzioni.

    “Alcuni esperti hanno valutato che la percentuale [di preti che abusano] è approssimativamente 4.5. Adesso la percentuale media è approssimativamente del 9 per cento. E’ devastante. Puoi immaginare la risposta pubblica se una cosa simile avvenisse nelle scuole, tra i medici, insegnanti, avvocati o meccanici?”
    “Il tentativo di tenere tutto coperto, è risultato in peggio”, afferma.
    “La copertura ha effettivamente creato il serio problema che è .”

    Crede che “l’ossessione del potere è alla radice di questo flagello terribile; l’intera filosofia cattolica della sessualità umana ha bisogno di essere seriamente riesaminata.”
    Il celibato obbligatorio ha anche bisogno di essere rivalutato onestamente, mentre “papi e vescovi devono smettere di comportarsi come monarchi ed iniziare a comportarsi come veri seguaci di Cristo.”
    Patsy McGarry, Corrispettivo di Affari Religioso, Tue, Oct 30, 2007

  • Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

    Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

    FORLI’ – Otto anni di reclusione e una provvisionale di 140mila euro. E’ la condanna inflitta dal gip di Forlì, Rita Chierici, a don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 82enne titolare dell’associazione ”Arcobaleno” arrestato nell’ottobre del 2006 con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

    Assolta la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico. All’estero il rumeno Dan Joan Cilean, braccio destro di don Giacomoni.

    Il 26enne di nazionalità rumena è accusato in concorso. Il rumeno aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa aveva chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa tramite il rito abbreviato. Ora però è irreperibile all’estero. Si andrà all’udienza preliminare.

    Non è ancora stata decisa la posizione del ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore. La sentenza è attesa per il nove ottobre.

    Per don Giacomoni, che ha cambiato avvocati affidandosi a Menotto Zauli e da Luigi Caravella del foro di Foggia, era stato chiesto il rito abbreviato, in modo tale da avere uno sconto di un terzo della pena. Il pubblico ministero, Fabio Di Vizio, aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione, mentre il gip Chierici lo ha condannato a otto anni. Le provvisionali, per un complessivo di 140mila euro, devono essere pagate subito.

    Era stato chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, assistita dall’avvocato Marco Martines, colpevole di aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni. La donna è stata assolta.