Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa Renner: «Un epilogo paradossale»

    Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa Renner: «Un epilogo paradossale»

    A quanto pare la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento civile. Dunque la Cassazione avrebbe riconosciuto la responsabilità di don Giorgio Carli, escludendo la punibilità penale solo per prescrizione

    Dal Corriere della Alpi del 20/03/2009, pag. 3

    Reazione a caldo Curia informata nella notte. Il teologo perplesso: vicenda fumosa
    Renner: «Un epilogo paradossale»

    BOLZANO — Davanti a un quadro interpretativo ancora pienamente da definire sulla vicenda, don Paolo Renner, a capo dell’Istituto di Scienze religiose, non si tira indietro nel ribadire a caldo le sue (vecchie e nuove) perplessità.

    «Se c’è un proscioglimento ma poi si dice che si paga lo stesso un risarcimento, allora a mio avviso esiste un paradosso — spiega Renner — anche per questo, prima di dare giudizi definitivi bisogna senza dubbio vedere quali siano esattamente le motivazioni di questa ultima decisione dei giudici. Certo che l’intera vicenda giudiziaria è sempre stata, da un certo punto di vista, “fumosa”. Speravamo che emergesse maggiore chiarezza anche su una modalità processuale che ha lasciato perplessi sia normali cittadini ma anche molti magistrati, che hanno avanzato dubbi sul peso dato alla psicologia e alla psicoterapia in questo procedimento».

    La richiesta di questo ingente risarcimento farà discutere molto: «Se questo lato della vicenda potrebbe gettare ombre su don Carli? Dico che della sua presunta colpevolezza finora non sono riusciti a convincerci — prosegue don Renner — caso mai, il problema è se chiunque o meno possa andare dallo psicoterapeuta e accusare chiunque altro di un presunto danno per cui poi quest’ultimo è chiamato a pagare».
    Il riferimento è alla ricostruzione data dalla presunta vittima delle violenze, appunto scaturita da una serie di «sedute».

    «Se vogliamo usare la psicologia e suoi quadri clinici, allora usiamo tutto e in modo sistematico e allora magari ci si interrogherebbe su come un presunto autore di reati così gravi, negli anni avrebbe avuto molte probabilità di ripetere questi gesti, queste debolezze — spiega Renner, facendo riferimento anche alla tesi del luminare Gullotta — e invece su don Carli, non c’è stato nessun altro sospetto. Ricordiamoci poi che sul suo diario la presunta vittima scriveva di essere entusiasta di don Giorgio .

    E allora? Forse nella memoria della presunta vittima c’è stato un abbaglio, o forse c’è stata un’altra persona che ha fatto quelle cose, chissà. Sono tante le ipotesi. Di certo le prove non sono state inconfutabili. Forse una decisione come quella di oggi “farà giurisprudenza” e allora avremo presumibilmente una valanga di processi, anche su base magari pretestuale, come c’è stata in America sul mobbing.

    O ricordiamoci i ragazzini che in Germania hanno accusato i propri insegnanti di varie forme di violenza per scoprire poi che si trattava di millantatori o di giovani che volevano farsi grandi, o cose del genere». Ultima sottolineatura di don Renner: «Dispiace vedere che in tempi come questi si getti fango su un educatore che, fortunatamente per tutti, potrà continuare a fare del bene».
    La notizia è rimbalzata in Curia. Il vescovo Golser è stato informato nella notte.
    P. P.
    Colpevolisti L’avvocato Loner, il pm Marchesini e il giudice Tarfusser

  • Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano

    Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano

    BOLZANO – Prosciolto per prescrizione: si e’ conclusa cosi’ in Cassazione la vicenda di don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa di avere abusato di una sua parrocchiana minorenne.

    E’ stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote – rappresentato in aula dall’avvocato di Bolzano Alberto Valenti e dal noto penalista Franco Coppi – hanno detto in aula che il loro assistito non rinuncia alla prescrizione. Don Carli, 44 anni, che si e’ sempre professato innocente, era stato condannato in appello per abusi nei confronti della parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti.

    Il 14 luglio 2003 il religioso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata ai danni della giovane donna, all’epoca dei fatti una bambina, che il sacerdote avrebbe violentato per cinque anni, dai nove ai quattordici, nella canonica della quale era cappellano. Ad una assoluzione in primo grado era seguita una clamorosa condanna in Corte d’appello, dove il prete era stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione. Al centro della vicenda una giovane che, dopo una serie di sedute psicanalitiche, disse di avere fatto riaffiorare nella sua memoria le violenze subite in canonica quand’era ancora bambina.

    Nel corso dei processi si è assistito a un vero duello tra le tesi contrapposte della difesa e dell’accusa. I legali del prete hanno sempre messo in dubbio che ricordi di questo genere possano riaffiorare durante un percorso terapeutico, finendo tra i punti determinanti di un capo d’accusa penale. Nella motivazione della sentenza di condanna i giudici avevano sostenuto che “la teoria suggestiva del ‘falso ricordo’ é incompatibile con la mole dei dettagli e la perfetta coerenza della deposizione”. In sostanza – questa fu la posizione della corte d’appello – quanto detto dalla giovane donna ed emerso dopo le sedute psicanalitiche, corrisponderebbe al vero perché suffragato da una serie di circostanze probatorie che in primo grado, invece, non erano state considerate attendibili.

  • Villamassargia Processo al sacerdote In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali

    Villamassargia Processo al sacerdote In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali

    Villamassargia Processo al sacerdote
    In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali
    Domenica 22 marzo 2009

    A pproda in Cassazione la vicenda di padre Marco Dessì, il sacerdote di Villamassargia condannato per pedofilia a Bologna. Il suo difensore, avvocato Pierluigi Concas, ha annunciato che impugnerà la sentenza emessa nell’ottobre scorso dalla Corte d’Appello di Bologna. Obiettivo: far ottenere all’imputato almeno un ulteriore sconto di pena.

    Per ora, restano comunque agli atti i verdetti dei due precedenti giudizi. Secondo i quali, Padre Marco Dessì ha commesso abusi sessuali nei confronti dei bambini che ospitava nell’orfanotrofio di Chinandega, in Nicaragua. Anche la sentenza di appello, emessa dai giudici di Bologna, ha confermato, dopo quella di Parma, le gravissime responsabilità del missionario, condannato a 12 anni di carcere in primo grado, a 8 anni in secondo. Violenza sessuale ai danni di minori e possesso di materiale pedopornografico (1400 fotografie) i reati che la magistratura ha ritenuto provati, aldilà di ogni ragionevole dubbio.

    Mentre ha ritenuto inattendibile la linea difensiva adottata dall’imputato, che si ritiene vittima di una congiura ordita ai suoi danni da quei bambini (oggi adulti) che lo accusano di averli sottoposti ad atroci sevizie proprio nel momento in cui erano più deboli e indifesi. Si tratta infatti di minori abbandonati in strada nel Nicaragua degli anni ’80-’90. Piccoli, orfani e affamati, che don Marco accoglieva nella missione realizzata a Chinandega con i fondi raccolti in Sardegna e nelle penisola. Ben presto però i bambini si rendevano conto che dovevano pagare a caro prezzo quella ospitalità: il loro benefattore durante la notte li portava nella sua camera e li costringeva a subire umilianti sevizie. Inutili le suppliche dei bambini perché si fermasse, o avesse pietà. Chi protestava veniva espulso dalla missione o perdeva benefici, come far parte del coro e prendere parte a viaggi all’estero per raccogliere fondi.

    Queste cose le vittime le hanno raccontate ai giudici di Parma, che hanno condotto l’inchiesta. Confessioni sconvolgenti, rese fra le lacrime: il terrore delle visite notturne, le torture, le minacce per imporre il silenzio, i sensi di colpa che le vittime si portano dentro ancora oggi. Don Marco ha sempre assistito impassibile agli interrogatori, «Durante tutta l’inchiesta, non ho mai sentito la sua voce» dichiarò il Pm Lucia Russo dopo il processo di primo grado. Ma né lei né il Gup Roberto Spanò si limitarono a prendere per buone le accuse delle vittime. Cercarono e trovarono infatti numerose testimonianze proprio fra quei volontari che, in Sardegna e nella penisola, sostenevano la missione Betania. Ma il suggello finale al quadro accusatorio lo diede proprio lui, don Marco, quando, non sapendo di essere intercettato, minacciava di morte i suoi accusatori o si proponeva di corrompere la polizia del Nicaragua per farli arrestare.
    LUCIO SALIS

    http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24…rticolo=2334720

  • DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    sabato 7 marzo 2009
    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    …pubblico la corrispondenza intercorsa tra Bruno Zanin e me a proposito della condizione in cui si trova Michele Iacobbe, il principale accusatore della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto (don) Pierino Gelmini in qualità di indagato.

    Mi farebbe piacere se questo post offrisse lo spunto a molti dei lettori per esprimere sostegno a Michele Iacobbe, non perchè sia un eroe, ma perchè è una persona che denuncia di aver subito un reato e non dovrebbe per questo sentirsi o essere esposto all’incomprensione e allo stigma. Se (don) Gelmini sia colpevole lo dovrebbero stabilire giudici, se la difesa ne desse loro la possibilità, in ogni caso non è chi denuncia a doversi giustificare o difendersi…

    N.B. Una sola precisazione: non sono così vicina a Mons. Paglia, ma sarebbe troppo lungo da spiegare, comunque farò in modo di informarlo

    Ciao Bruno
    Mi chiamo Roberto, Ti chiedo cortesemente di poter telefonare a Michele
    Iacobbe, domani e il suo compleanno, lo renderebbe veramente felice, lui a
    bisogno di aiuto, ma soprattutto di sentire di persona la voce di chi realmente lo può capire.

    A tentato da poco di suicidarsi, attualmente e ricoverato in ospedale, Se
    Vuoi puoi contattare Marco Salvia lui e già al corrente della vicenda.

    Con dovuto rispetto ed ammirazione Roberto amico di Michele

    bruno zanin ha scritto:

    Vi inoltro la mia e-mail di risposta a quella di un amico di Michele Iacobbe che mi chiedeva un sostegno morale per Iacobbe che sta male. Possiamo fare qualcosa insieme? Io sono disponibile…se qualcuno ha una idea… per coordinarci ed essere maggiormente efficaci. un saluto Zanin

    Caro Roberto capisco benissimo lo stato d’animo di Michele, l’angoscia e la disperazione di un uomo che dice la verità ed è accusato di mentire da chi AL CONTRARIO PER SALVARE IL SUO PRESTIGIO IL POTERE ACQUISITO E L’AMICIZIA CON I POTENTI fa di tutto per apparire vittima di congiura e dice di essere uomo di Dio , è pazzesco lo so, nel mio piccolo ho sofferto e sto pagando sulla mia pelle quel aver portato in piazza questa storia di Don Pierino Gelmini, erano anni che denunciavo in solitudine senza mai essere creduto questi abusi che lui compiva , dopo che mi sono esposto con tanto di nome e cognome raccontando certi fatti ho notato intorno a me diffidenza, incredulità e astio. Ho conosciuto Marco Salvia personalmente in questi ultimi tempi, sia lui che io siamo persone provate dalla vita e in conseguenza ad aver preso posizione sui media contro il Gelmini siamo stati penalizzati chi in un modo chi in un altro, potrei entrare nei dettagli ma che serve. Io credo che persone che sanno come stanno le cose e dovrebbero alzare la voce oggi non lo fanno, c’è gente di Chiesa autorevole che sapeva da decenni le maniere, abitudini, abusi e megalomanie del Don ma non è mai intervenuta per motivi di potere, di beghe interne intrighi di Curia o non so che altro. Se ci fosse un tot di testimoni della accusa decisi a iniziative tipo sciopero della fame o manifestazione in piazza a sostegno di Michele o altro per mostrargli solidarietà e richiamare l’attenzione dei Media che hanno come dimenticato la questione (e così sembra) io mi aggiungerò volentieri, anche se rischio di essere accusato nuovamente di cercare visibilità per vendere di più il mio libro o anche peggio.
    Immagino che il mio indirizzo ti è stato dato da chi si firma VIRACCONTO io non lo conosco personalmente, mi ha scritto ieri tre parole senza un saluto e nulla: esisti ancora ciccio? Questo modo di fare è assurdo, e non è la prima volta che lo fa..a volte pensavo che fosse un doppiogiochista. RIPETO: NON LO CONOSCO personalmente, ma ho l’impressione che se è sincero e reale lui laureato come dice di essere poteva fare molto ma molto di più per portare luce nella vicenda, ma non lo fa …Come questo tipo altri ragazzi che accusano don Pierino mi hanno contattato via telefono o e-mail prima di andare a Terni a deporre per poi scomparire, presi dalla depressione, dai dubbi, dalla solitudine…in questo capisco perchè si sta lottando contro un potere forte, un vero Golia e noi ci sentiamo abbandonati, non creduti, degli squillibrati…ed era lì tra queste personalità fragili e bisognose di sostegno ed affetto che il don andava a pescare, andava ad abusare ora come allora quando fine anni 60 io l’ho conosciuto a monsignor Gelmini come si fa chiamare.
    Figurati che anche due mesi fa ho incontrato presso un ambulatorio dell’ospedale di Padova un ragazzo sloveno ricoverato come me che mi ha confidato le stesse cose che si sanno, per continuare ad avere i privilegi che il Don gli ha dato per averlo accontentato è stato zitto e anzi lo ha difeso presso la stampa slovena. Un altro certo Battista ex responsabile mi ha scritto per dirmi le stesse cose, sta male, malissimo con la salute e prima di morire vorrebbe urlare tutta la verità, ma ha già perso una causa civile con il Don per cui verrebbe accusato di volersi vendicare…ecco come stanno le cose… Mi hanno parlato bene del Vescovo di Terni don Paglia (quello che c’era prima ha ignorato completamente le accuse e mi ha chiuso il telefono in faccia quando lo informai dei vari fatti del Don facendo anche nome e cognomi dei ragazzi…) questo di ora pare serio e deciso, perchè non chiedere aiuto a lui? C’è anche una certa kondiaw che abita a Terni e si è schierata con le vittime, una volontaria che è stata anni e anni a contatto con il Don e la realtà delle comunità ,(anche in Thailandia) una che ha un blog…anche lei conosco via rete… siamo tutti poveri e deboli caro Roberto, senza mezzi, sopra una zattera alla deriva, il Don è miliardario e ha un collegio di difesa con pezzi da 90 e naviga su una portaerei armata di missili nucleari…comunque sia io sono qui…mando questa mia e-mail per conoscenza a Salvia e a quella tale kondiaw..e a chi credo possa interessare aiutare il povero Iacobbe .ciao, Bruno Zanin

    kondiaw ha scritto:

    Caro Bruno, ti ringrazio per avermi inserito nel tuo indirizzario e in
    qualche modo sollecitandomi a mantenere alta l’attenzione su questa
    vergognosa vicenda. Non so come si possa far giungere a Michele il
    nostro sostegno. Quello che mi conforta è che , almeno in questo caso,
    la magistratura sembra decisa ad andare avanti. Ma è evidente la
    strategia dei collegi di difesa: puntare ai continui rinvii, nella
    speranza che Gelmini muoia prima di una qualsiasi sentenza, dopo
    partirà la causa di beatificazione civile… Io non so se le udienze in
    questa fase siano pubbliche, ma un modo per poter rassicurare Michele
    potrebbe essere presenziare durante le sue deposizioni, per fargli
    capire che esistono persone che hanno fiducia in lui. Come ti ho
    spiegato al telefono io ho evitato di espormi eccessivamente per non
    prestare il fianco a chi accusa Mons. Paglia di essere il promotore di
    questa iniziativa della magistratura.

    Purtroppo ho saputo diversi giorni fa da A.C. che Battista è
    deceduto, la notizia mi ha colto di sorpresa perchè non sapevo fosse
    malato, era un volontario è stato diversi anni anche in Bolivia…

    Spero che Michele possa trovare ancora la forza per affrontare questo
    percorso giudiziario, in cui tra l’altro non dovrebbe essere lui a
    sentirsi schiacciato, ma a quanto pare l’assurdità del nostro sistema
    sociale, oltre di quello giuridico, è tale che a pagarne le conseguenze più gravi è la vittima e non l’indagato.

    Ti saluto, Bruno, con la stima che sai
    kondiaw
    p.s. se pensi possa servire potrei inserire questa corrispondenza in un
    post del mio blog, magari omettendo alcuni nomi…non so fammi sapere

    brunozanin ha scritto:
    Mons. Paglia al quale va il mio rispetto per carità deve sapere come stanno le cose e intervenire anche ad aiutare moralmente Michele Iacobbe, e questo di informarlo potresti farlo tu, dirgli che il ragazzo Michele Iacobbe teste fondamentale dell’accusa si trova in serie difficoltà, sebbene ora ha trovato una coppia che lo sta aiutando un po’… Michele Iacobbe che il Gelmini vuole far passare per delinquente mafioso ricattatore ha tentato il suicidio , non ha più nulla, non ha una casa non ha un avvocato difensore-solo quello d’ufficio- non può manco muoversi che ha l’ordine di domicilo coatto mi pare si dica così che a volte sono le panchine all’aperto dove dorme, perchè come ti dicevo non ha casa…non ha famiglia, è stato abbandonato a sè stesso. Ho parlato oggi con lui al telefono, compiva gli anni, oltre che depresso, povero, abbandonato a se stesso è terrorizzato dalle minacce, dalle pressioni che subisce, e screditato da quel prezzolato collaboratore di giustizia comperato dalla difesa e questo va detto a voce alta a chi sta a cuore la verità, che la verità venga affermata, conosciuta…Invece di assumersi le sue responsabilità e chiedere scusa e ritirarsi in un monastero a fare penitenza quasi sulla soglia della tomba il Gelmini continua ancora a mentire e proclamarsi innocente accusando le sue vittime di essere milantatori e ricattatori… Io dopo aver sostenuto con la mia testimonianza personale come Salvia che le accuse sono vere mi sono tirato da parte perchè pensavo che lo scopo era stato raggiunto, che cioè venisse giudicato da un tribunale, ma se le vittime di tali abusi ora testimoni della accusa sono in queste situazioni è ovvio che va fatto qualcosa, vanno sostenute, altrimenti il collegio di difesa di quell’uomo senza vergogna avrà buon gioco per smontare le accuse….Certo che devi fare un pezzo sul tuo blog, togli quello che devi togliere, ma fai qualcosa per favore, non si puo’ continuare a usare il silenzio per salvare la faccia o per salvare il prestigio di un vescovo, le vittime sono ben più importanti e moralmente vanno aiutate, scusa lo sfogo. La notizia che mi dai che Battista è morto mi rattrista molto perchè era stata ventilata l’idea da Salvia di andarlo a trovare lì in toscana dove viveva per registrare su video le sue , il suo stato d’animo perchè anche lui aveva ricevuto del male dal Gelmini, cosa che poi non si è più fatta….Puoi mettere nel tuo blog questi miei sfoghi se possono servire, ma soprattutto informa mons, Paglia di come stanno le cose, per quanto riguarda il processo se a porte aperte o chiuse chi meglio di te può saperlo già che abiti a Terni…ti basta una telefonata. Ciao kondiaw, scusa lo sfogo…

    Pubblicato da kondiaw a 18.27

    Tema: Comunità Incontro, Don Gelmini, don Pierino, Michele Iacobbe, Molestie sessuali

    21 commenti:

    Roberto ha detto…

    Cara Kondiaw sono Roberto
    di seguito riporto la mia posta inviata a Marco Salvia e poi a Bruno Zanin.

    Ho conosciuto Michele in ospedale, nei brevi momenti che io e mia moglie giornalmente ci siamo offerti di concederci con rispetto alla sua disperata ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare. Purtroppo io e mia moglie per motivi diversi conosciamo bene quelle urla strazianti di aiuto, quella profonda solitudine, quella umiliante sensazione di umiliazione, quella straziante capacità di estraniarsi nel raccontare della propria vita, necessaria per evitare di farsi ogni volta del male, quelle sensazioni di vuoto, che le espressioni, i gesti e le risposte delle persone con cui parli ti lasciano dentro. In questi giorni ho conosciuto una persona completamente diversa da quella immaginata dalla descrizione di pluri pregiudicato, o conosciuto un Michele Vittima di una infanzia negata, un’adolescenza bruciata, un inserimento forzato in una vita sbagliata, ma dentro di lui un Michele che ha visto un mondo diverso, un mondo migliore un mondo fatto di infanzia e adolescenza di convivenza civile di famiglie di figli, lui ha tentato di entrare in questo mondo purtroppo dalla porta sbagliata, a ricevuto solo umiliazioni, sofferenza, indifferenza, vergogna e sensi di colpa. Ma lui crede ancora in quello che ha visto.

    Attualmente io e mia moglie abbiamo trovato per michele una sistemazione in comodato per soli 30 giorni, ci stiamo occupando per la residenza e un documento di identità, necessarie per avviare le domande ai servizi sociali, ma abbiamo diverse difficoltà.

    Aggiornandoci ad oggi 08/03/09
    Martedi farò fare un permesso a Iacobbe per la carta di identità e la residenza, Marco Salvia a già inviato un suo contribbuto con il quale pagheremo l’affitto di una stanza per due mesi, dal 01/04 al 31/05.
    Per ordinanza del giudice siamo stati informati che se non riusciva a trovare alloggio e un proficuo lavoro ci sarebbero stati provvedimenti,il provvedimento che ci e stato comunicato ieri dispone che Iacobbe Michele sarà inserito in una comunità da decidere.
    Rimane solo il lavoro, per questo la sua amica Cinzia stà provvedendo, ma ci dovremo riaggiornare.
    Cara kondiaw QUELLO CHE DICI SUL PRESENTARSI ALL’UDIENZA DI IACOBBE LO TROVO VERAMENTE INTERESSANTE, FACCIAMOLO.

    Ciao Roberto e Michele Iacobbe.

    3275610838
    8 marzo 2009 7.18
    Roberto ha detto…

    SCUSATE, BUONA FESTA DELLA DONNA, AUGURI PER TUTTE LE DONNE.
    roberto
    8 marzo 2009 7.20
    Bruno zanin ha detto…

    Sono Bruno Zanin l’ho già detto e lo ripeto qui, offro a Michele la mia fraterna solidarietà, grazie Roberto e grazie a tua moglie per quanto fate, scusa se ho messo nella mia e-mail qui pubblicata un dettaglio riguardante la vostra condizione di salute chiedo a Kondiaw di cancellare lì dove dico che siete una coppia di disabili…
    Sono qui pronto a fare quello che posso secondo le mie possibilità, tipo quello di informare quante più persone di questi fatti e di esservi vicini..per il resto rimaniamo in contatto con i mezzi che sappiamo. Ciao
    8 marzo 2009 14.51
    kondiaw ha detto…

    Chiedo scusa a Roberto e alla sua compagna, ieri è stato un susseguirsi di email e, soprattutto di emozioni, concentrata sulla vicenda di Michele non mi sono resa conto dell’indelicatezza nei confronti dei suoi amici…
    8 marzo 2009 15.28
    Anonimo ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    8 marzo 2009 23.55
    Roberto ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    9 marzo 2009 22.49
    kondiaw ha detto…

    Roberto ti chiedo scusa, ma ho dovuto cancellare anche il tuo secondo commento. Il fatto è che hai scritto delle affermazioni riferite al Gelmini come se già si fosse arrivati alla sentenza. Ora finchè in Italia c’è uno stato di diritto, ci piaccia o no, dobbiamo rispettarlo: secondo il nostro ordinamento l’indagato è innocente fino a sentenza definitiva. E soprattutto non ho nessuna intenzione di offrire l’occasione ai legali del Gelmini di farmi chiudere il blog.
    10 marzo 2009 1.17
    animamigrante ha detto…

    ciao ragazzi…
    stavo leggendo il vostro blog oggi…così per caso….
    c’è molto astio nelle vostre parole….. conosco il don…sò che non è una persona facile, stargli accanto è difficile e sicuramente non è il padre eterno…. masapete perfettamente se avete frequentato la comunità… che nessuno è vittima…capisco che siete tutte persone che il don ha fatto fuori dal suo giro, quindi questo vi brucia ma non è con le vostre invettive che cambierete le cose, guardatevi dentro e cercate di essere obbiettivi e veri con voi stessi.
    Michele….. io l’ ho conosciuto, ricordo bene quando rubò, quando scappò, quando piangeva chiedendo perdono…. quando tradì un mucchio di ragazzi insieme a se stesso….
    Non giudico…. non giudicate….
    siate solo obbiettivi….
    anche tu zanin…. hai l’odio nel cuore…. e non nasconderti dientro il vittimismo perchè tu non sei vittima di nessuno se non di te stesso….
    buona vita a tutti
    10 marzo 2009 14.21
    kondiaw ha detto…

    Per animamigrante ti rispondo per quanto mi riguarda: io ho scelto di lasciare la C.I. quando ho capito che non coincideva più con quel progetto a cui avevo aderito. Se c’è una costante nel mio percorso in comunità è quella di non essere mai stata nel “giro” di don Pierino, se per questo intendi il gruppo ristretto di coordinatori/responsabili/ecc… e non ho mai rosicato per questo, preferendo occuparmi d’altro. E quando sono rientrata in Italia non ho mai chiesto nulla nè alla C. I. in generale, nè a Gelmini personalmente. Non perchè sia ricca, ma per avere la libertà di dire come stanno le cose. Nonostante i problemi di salute, economici, ecc… tornassi indietro mi comporterei allo stesso modo. Non ho risentimento, semmai il rammarico per quello che la C.I. rappresenta: una grande occasione mancata…
    E perchè ti sia chiaro per me lasciare la C.I. è stato un grande vantaggio, mi sono laureata, ho conosciuto nuovi amici, il mio volontariato lo presto per altre cause ed iniziative. Dal prossimo mese inizio perfino a lavorare, non ho mai avuto bisogno di essere nel “giro” di don Pierino come vedi, neanche per trovare lavoro. Tra l’altro il fatto stesso che esista un “giro” di don Pierino, come tu scrivi, denota una grave distorsione delle modalità con cui dovrebbe essere condotta una realtà comunitaria sia essa terapeutica o “di vita” come dice Gelmini.
    10 marzo 2009 19.27
    bruno zanin ha detto…

    Io Bruno Zanin mi firmo con nome e cognome cara animamigrante, non puoi dire queste cose rimanendo nascosto, anonimo, se hai la faccia mostrala e così ci si puo’ confrontare, per il resto sono abituato a questi attacchi, la verità fa male soprattutto a un prete che ha costruito le sue fortune su delle menzogne, io conoscevo Alfredo Nunzi e so come e dove è nata la sua amicizia con l’allora mons. Gelmini e in seguito la comunità incontro, tu no, tu sei un suo tirapiedi prezzolato altrimenti faresti il tuo nome. Grazie per gli auguri.
    11 marzo 2009 20.53
    Anonimo ha detto…

    VORREI CHIEDERE A DON PIERINO PERCHE’ NEL 1989 MI HA FATTO SCAPPARE

    DA CASA SUA A SILLA…CON LA SCUSA DI UN TRASFERIMENTO MI PRELEVO’ DA FOCE E MI PORTO’ DA LUI …..OGNUNO PUO’ FARE QUELLO CHE VUOLE MA IO A 19 ANNI IN LUI VEDEVO UN PADRE UNA SPERANZA E INVECE MI DELUSE MOLTO…LUI SA’ COSA PROVO’ A FARE E PERCHE’ DICO QUESTO…CMQ IO POI SMISI DA SOLO NEL 1992 DOPO 5 ANNI DI EROINA ….E LA VITA MI E’ ANDATA BENISSIMO…GRAZIE LO STESSO DON…IO NON CREDO IN DIO MA MI RICORDO TUTTI QUEI SANTINI NELLA TUA STANZA,,,BE LI GESU’ MI FECE PENA PERCHE’ PER UN IPOCRITA COME DON PIERINO SI E’ FATTO AMMAZZARE. Alessandro
    12 marzo 2009 16.29
    alessio ha detto…

    Vi segnalo un commento che ho ricevuto circa due mesi fa nel mio blog.

    Berta Bellini, su Gennaio 15th, 2009 a 11:41 am Ha detto: Edit Comment

    Sono arrivata qui nel suo blog casualmente facendo una ricerca su google su Gelmini Pietro l’ex prete pregiudicato che ha creato grande scalpore per le sue uscite e sparate quando venne accusato di molestie sessuali , ora il processo che sta subendo a Terni va avanti con colpi di scena ed empasse strategiche create a doc dai suoi abili difensori. Lei vive in Vietnam ma a quanto leggo si tiene informatissimo sulle nostre vicende, quello che forse non sa è che della faccenda di Gelmini Pietro non ne parla più nessuno nei Media e finirà all’italiana come tante altre losche faccende, nel dimenticatoio perchè non dimentichiamo che il Gelmini criminale condannato con condanna definitiva fa parte dei protetti del nostro premier , lo ha ribadito egli stesso a Natale telefonandogli e dandogli dei soldi . Se vuole sapere alcune cose che fanno rizzare i capelli sul personaggio, raccontate da ex suoi collaboratori, vada a leggere i vari commenti qui . http://www.marcosalvia.it/2008/slitta-il-p…ni/#comment-322
    Io sono la madre di un ragazzo che non c’è più morto di AIDS mio figlio prima di morire mi confidò di aver dovuto subire non semplice molestie ma molto di più da Don Pierino mi disse anche che tutti lo sapevano ma nessuno faceva niente perchè lui era una sorta di monarca assoluto all’interno di mulino Silla e aveva tutti ai suoi piedi che ubbidivano. Io ho scritto una lettera alla procura di Terni, ma non ho avuto riscontro. Mi dica lei cosa devo fare per ottenere giustizia, sono passati molti anni da quando mio figlio è morto, un uomo che sta per morire non mente, pretendo quindi le scuse da quel verme di prete squallido perchè sono una madre, e mi sento offesa negli affetti più intimi per quello che quell’uomo gli ha fatto prendendolo in un momento di grande confusione e debolezza, se qualcuno facessero questo a un suo figlio o fratello più piccolo come si comporterebbe lei signor Alessio? Io non capisco come la Chiesa non lo abbia pubblicamente criticato per quello che faceva. Un caro saluto e grazie per la risposta . Alberta.
    15 marzo 2009 15.13
    roberto ha detto…

    Cara Kondiaw, non potresti inviare un invito, a tutti coloro che conoscono la sofferenza e la solitudine di Michele, a partecipare in qualche modo alla sua prossima udienza?
    Robero
    15 marzo 2009 22.26
    kondiaw ha detto…

    Per Roberto: avevo già pensato di diffondere tale invito, però dovresti farmi sapere l’orario e altri riferimenti utili (tipo l’aula) ecc…. Credo queste informazioni Michele dovrebbe averle. Se vuoi puoi mandarmi una mail a questo indirizzo: kondiaw[chiocciola]gmail.com
    In ogni caso pensavo ad una partecipazione senza alcuna manifestazione di nessun tipo, solo essere presenti perchè Michele senta la nostra solidarietà.
    16 marzo 2009 15.08
    roberto ha detto…

    Sono assolutamente daccordo su una presenza silenziosa e discreta, anche se qualcosa si deve fare per sottolineare la solidarietà non solo a Michele ma a tutti coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare. E a tutti coloro che sono morti o vivono ancora soli nella propria sofferenza.
    Comunicando rispetto e comprensione a coloro che non riescono a superare la propria vergogna per un qualcosa di cui dovrebbero vergonarsi altri.
    Ma ricordando che questo loro sofferto silenzio a regalato ad altri la stessa sofferenza.
    Risponderò presto alla tua richieta.
    16 marzo 2009 22.56
    Anonimo ha detto…

    Ciao a tutti mi chiamo Pippo e so tutto se non di più di come funziona la comunità il Don e tutti quelli che ancora oggi senza vergogna ci girano attorno.
    Il don ormai una povera vittima, anche se ritengo che del suo vizzietto lo sia sempre stato. Per chi conosce la comunità non serve fare presentazioni se dico che sono pippo un ex responsabile di Mulino Silla, per due anni a stretto contatto e dirette dipendenze di don Pierino, poi ho fatto un anno ancora il primo responsabile del centro di Porchiano e l’ultimo dei 5 anni mi Mando a fare il primo responsabile di Palermo a Villa de Gregorio

    E sapete cosa vi dico che non intendo aggiungere una parola se non di non dimenticare a tutti quelli che oggi si riscoprono essere stati molestati dal don che non si scordassero,

    e tenessero sempre bene presente chi erano e chi rappresentavano loro in quel periodo essendo dei tossicomani.

    Bene ve lo dico io, una non persona, ripudiata dal mondo, dall’opinione pubblica e anche dalle proprie famiglie genitori primi fra tutti, e questo non lo dico per giustificare il don ma per condannare tutti gli ipocriti che solo ora sanno anche pensare e parlare ora !

    e magari quando stavano in comunità e ve lo dico perchè parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,

    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.

    quindi invito tutti questi tossicacci della peggio risma che in ogni città ci sono i procuratori della repubblica pronti ad ascoltarli come è giusto che si faccia,

    di non stare a tirare su merda nel piatto dove fino a ieri mangiavano e lascino parlare di queste cose un tantino più complesse ,

    chi ha la responsabilità, e capacità di argomentare e circostanziare le accuse che fa e di ciò che dice e troppo facile dire ora che il don molestava a destra e manca

    E ripeto a me 2 anni a mulino Silla come primo responsabile risulta che nei confronti del don tutti i giorni ci fossero più che altro sempre un esercito di prostituti e marchettari da contenere altro che molestie sessuali.

    e comunque tacete marchettari tutti voi rimasti in comunitaà siete dei markettari io me ne andai come molti altri sapete perchè ho rivestito così tanti ruoli di responsabilità io senza mai essere un markettaro ,
    perchè non essendolo con il don quando mi ha fatto avance di quel tipo gli ho quasi battuto i pezzi ( L’ho sgridato) certamente sempre buttandola in caciara sul ridere ed il comico dell cosa, ricordo una volta che andai a parlare con lui che era si vede particolarmente ingrifato gli dissi proprio a don pierì te prego io te sbotto a ride in faccia, ma che me ami e me ami io stavo e andavo da lui perchè ero in confusione stavo io organizzando ripeto come responsabile il Natale a Mulino Silla una festa con migliaia di invitati a Tavola.

    Insomma quelle poche volte che la cosa si è ripetuta lo sempre buttata in caciara e a ridere

    e questo insieme al fatto che ero agli arresti e quindi molto affidabile in quanto avrei avuto solo tutto da perdere a parlar male o scalfire quello che era il prestigio che allora per tanti come me che ci credevano la comunità aveva concretamente acquistato.

    Tutti Markettari l’ultimo il più pericoloso della famiglia una new entry il prof prosciutti o li come si chiama,
    attenti a lui, quello è quello che vede più lungo di tutti è un’altro professionista della lotta alla droga, che in questo trentennio non hanno fatto altro che colpevolizzare e perseguitare e uccidere i drogati unici che andavano salvaguardati in quanto vittime.
    Ciao a tutti e buona giornata
    18 marzo 2009 22.22
    Anonimo ha detto…

    un po di anni fa’,nel 92 sono stato ospite della comunita’ incontro nel centro della Laurentina, Avevo 21 anni mi trovavo in pessime condizioni.
    Sono stato un anno nel centro, ho vissuto momenti molto forti e intensi con i ragazzi, per cui io devo solo ringrazziare la comunita’per avermi insegnato tante cose fondamentali per mettere un po di ordine nella mia vita.
    Ma non e’ per questo mottivo che scrivo, anche io ho vissuto la mia esperienza con Don Pierino.
    Dopo una settimana che mi trovavo in comunita’ lui venne al centro per una giornata, un po forse per conoscere i nuovi arrivati, ma anche perche’ la laurentina e a Roma ed e’ comodo andarci. Lui ando’ nella sua stanza (la stanza del Don), e tutti noi ci mettemmo in fila perche’ ad uno ad uno voleva riceverci; io ero molto entusiasta di conoscerlo un po perche’ era famoso ma anche perche’ era una persona molto karismatica. Quando arrivo’ il mio turno finalmente mi trovai facia a facia con il Don, ero molto emozionato quasi non riuscivo a parlare, ma lo scenario dentro la stanza si trasformo’ in una situazione molto imbarazante e strana.
    Scambiammo due parole di cui io rispondevo molto timidamente, improvisamente lui si avicino’ a me e mi strinse tra le sue bracia dicendomi che mi amava in quel momento non ebbi neanche la forza di respingerlo, e lui si avicino’ con la sua boca vicina alla mia e allo stesso tempo tento’ di strusciarsi facendo dei moviventi su di me’; io rimasi sconvolto e lo respinsi bruscamente lontano da me’, ero sciocato ma lui cerco’ di tranquillizarmi ripetendomi che mi amava.L’aria nella stanza era un po pesante, percio’ il nostro incontro fini’ subito dopo.
    Io presi tanto male quell’incontro che ero deciso di lasciare immediatamente la comunita’, percio’ andai a parlare con il primo responsabile della storia che era sucessa, ma lui si mise a ridere dicendomi che non dovevo preocuparmi che era il modo in cui Don Pierino manifestava il suo amore nei nostri confronti, ma per me fu ancora difficile concepire un tale attegiamento.
    Anche parlando con gli altri ragazzi scopri’ che avevano avuto esperienze diverse ma simili..
    Alla fine io decisi di rimanere in comunita’, rimasi 11 mesi in quel centro, non ho finito il programma ma a prescindere fu un’esperienza molto bella con tutti i ragazzi.
    Fuori dalla comunita’ parlai di questa storia solo ad un mio carissimo amico, ma non con nessun altro, non ho mai pensato di denunciarlo e mai lo faro’, anche perche’ non saro’ io a giudicare.
    Non voglio diffenderlo ma non voglio metterlo neanche in croce, e la prima volta che racconto questa storia “publicamente” anche se nessuno sa chi sono,non lo facio a scopo di lucro e non lo farei mai, ma questa e’ la mia verita’
    18 marzo 2009 22.25
    roberto ha detto…

    Alla Cortese Attenzione Del Cazzuto Pippo.

    Sono……………senza parole.
    Pippo puoi spiegarmi meglio questa parte della tua email, qui di seguito riportata?

    “parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,
    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.”

    Mi faccia capire, lei era addetto a scegliere i più sfrittellati da offrire al Don? o per lei era puro intutito?
    Certo che dopo l’errore con Michele ed altri, chisà cosa penserà di tè il Don adesso.

    roberto
    19 marzo 2009 21.25
    kondiaw ha detto…

    da questa serie di testimonianze sta uscendo un quadro che lascia davvero perplessi. ci sono alcuni che accusano Gelmini e altri che affermano di non ritenere dei reati alcuni suoi comportamenti. ma anche questi ultimi non negano approcci e/o molestie. ecco in termini legali la questione da accertare è questa: se i testi dell’accusa confermeranno le dichiarazioni rese, il compito della magistratura è dimostrare che tali comportamenti costituissero un reato o più reati. però ritengo sia doveroso in ogni caso riflettere sulle modalità con cui una comunità debba essere gestita. Marco Salvia è l’unico che ha tentato di spostare l’attenzione in questo senso, allora forse vale la pena rifletterci e aprire la discussione in senso più ampio.

    N.B. chiedo scusa a Michele domani non potrò esserci in Tribunale, ma ci tengo a fargli pervenire la mia solidarietà. Se Roberto riuscisse a inviarmi le informazioni che gli ho chiesto potrei comunque cercare di far venire altri amici…
    22 marzo 2009 19.08
    bruno ha detto…

    VOGLIO RACCONTARVI PERCHE’ NEL 1989 DON PIERINO CON IL SUO COMPORTAMENTO MI HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA’

    “CIAO ..IO SCAPPAI VERSO LO ZOO DI SILLA …. PRIMA DI ME IN QUELLA STANZA C’ERA UN ALTRO RAGAZZO IN ATTESA DI TRASFERIMENTO….SI CHIAMAVA GIUSEPPE E CI STAVANO CACCIANDO DA FOCE PER UNA STORIA ASSURDA DI ERBA IN REALTA’ MAI FUMATA….MA I TUTORI DEL DON MI BLOCCARONO E MI PORTARONO POI A PORCHIANO DOVE SCAPPAI IL GIORNO DOPO….QUEL MIO AMICO NON LO RIVIDI PIU’…QUELLO CHE MI COLPI FU L’INGANNO DE DON … CREDEVA CHE CON 2 CARAMMELLE E UNA MARLBORO NELLA SUA STANZA ABBOCCAVO E LO FACEVO CONTENTOIO AVEVO 19 ANNI E PESAVO 49 KG…IN LUI VEDEVO SPERANZA….MA NON IMPORTA,,,STO BENE DAL 1992…I 5 TENTATIVI IN COMUNITA SONO STATI PER ME UN FALLIMENTO…ORA FACCIO SPORT NON FUMO…NON DIPENDO DA NULLA,,,IO NON CERCO VENDETTE….VOGLIO SOLO CHE SI SAPIA LA VERITA’ E IL DON PER ONESTA’ LA DEVE DIRE E CHIEDERE SCUSA A QUELLI CHE CON IL SUO COMPORTAMENTO HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA? IO AMO TUTTI…ANCHE QUELLI CHE PROVANO A FARMI DEL MALE,,,MI DISPIACE SOLO PER ALTRI CHE AVRANNO TROVATO IN LUI FALSITA’ E IPOCRISIA E NON HANNO POTUTO SALVARSI DALLA ROBA …E’ LA VITA PURTROPPO E IO LO RINGRAZIO LO STESSO PER QUELLI CHE HA AIUTATO E SALVATO CIAOOOO DA ROMAAAA”
    24 marzo 2009 15.44
    bruno ha detto…

    Ho pubblicato qui da te un messaggio giuntomi su facebook da un certo Alessandro L. che mi autorizza a pubblicare quanto mi ha scritto, ricevo ogni giorno insulti e incoraggiamenti sulla questione Don Gelmini. Ho saputo che l’udienza del 23 marzo è stata fatta con soddisfazione da parte del teste dell’accusa che noi sappiamo. ha ribadito punto per punto le accuse già fatte. Il processo riprende il 6 aprile ed è a porte chiuse, ora lo so. Ciao Bruno
    24 marzo 2009 15.49

    http://kondiaw.blogspot.com/2009/03/del-processo-don-gelmini-laccusatore.html

  • Don Mauro, stop al processo canonico

    Don Mauro, stop al processo canonico

    Ex parroco di Laglio. Il religioso era stato condannato in primo grado per violenza sessuale su un minore all’epoca dei fatti

    La Diocesi accoglie il suggerimento del legale del sacerdote in attesa del processo d’Appello

    Tutto rinviato a data da destinarsi. E comunque, senza dubbio alcuno, non prima della sentenza d’Appello. Il processo canonico a don Mauro slitta in avanti. Dopo il primo faccia a faccia dello scorso 18 novembre, infatti, di passi non ne sono stati più compiuti. O meglio, le parti si sono ritrovare un’altra volta decidendo appunto di rinviare tutto.

    Ma andiamo con ordine, partendo proprio da quello che sarebbe avvenuto quel martedì pomeriggio, il 18 novembre 2008.

    Con, l’una di fronte all’altro, la Curia di Como e don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per violenza sessuale su un ragazzo che all’epoca dei fatti era minorenne.
    In quell’occasione il parroco avrebbe chiesto di potersi cercare un avvocato di fiducia, che per i processi canonici devono essere sacerdoti. Oppure, e questo sarebbe stato il caso dell’ex parroco di Laglio, un laico con la dispensa dal Vaticano.

    Alla scelta del proprio legale – in arrivo da Roma – sarebbe seguito, in una data tenuta riservata per tutte queste settimane, un ulteriore incontro tra le parti, in cui la difesa avrebbe suggerito alla Curia lariana di prendere tempo in attesa del giudizio in Appello a cui i legali di don Mauro – Massimo Martinelli e Guido Bomparola – hanno presentato ricorso lo scorso 30 ottobre 2008. Una “dritta” a cui, a quanto pare, la Diocesi lariana avrebbe aderito bloccando il processo canonico e rinviandolo a data da destinarsi. Un giorno che rimane ignoto, in quanto a Milano la Corte d’Appello non ha ancora fissato l’udienza.

    Un ulteriore indizio, a conferma dello slittamento del procedimento interno al diritto canonico, sarebbe la mancanza di ogni contatto con la parte lesa, ovvero la famiglia del giovane, ex parrocchiano di Laglio, a cui non sarebbe stato comunicato nulla.

    Il processo canonico, infatti, prevede che possa anche essere richiesta una nuova audizione del ragazzo che avrebbe subito la violenza (salvo opposizione), oltre che ovviamente del prete sotto inchiesta. Per il resto i passaggi sono simili a un normale processo penale, con il collegio giudicante formato da componenti della Congregazione e normali udienze dove vengono prese in considerazione le prove raccolte. Il processo canonico funziona parallelamente a quello penale, senza tuttavia alcun punto di contatto. Gli avvocati devono essere sacerdoti, oppure laici con la dispensa del Vaticano.

    La Diocesi di Como, che non ha mai voluto commentare direttamente la questione dichiarando solo la propria «fiducia nella magistratura», dopo la pesante sentenza di primo grado ha rimosso don Mauro dal suo precedente incarico a Colico. Il prete vive oggi a Cantù nella casa dei genitori.

    Mauro Peverelli

  • Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni

    Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni

    Milano/ Rinviato a giudizio un prete: avrebbe molestato una bambina di 7 anni
    Martedí 27.01.2009 14:52

    Avrebbe molestato una bambina di 7 anni che frequentava un oratorio di Arese, attirandola nel suo ufficio con la promessa di darle delle caramelle. Questa l’accusa a carico di un sacerdote di 75 anni e missionario che oggi è stato rinviato a giudizio per pedofilia.

    In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Giancarla Serafini, la violenza è avvenuta il 24 febbraio 2007 all’oratorio. Quel giorno il sacerdote, che in alcune occasioni è stato missionario in Africa e America latina, avrebbe indotto la bambina a seguirlo nel proprio ufficio con la scusa di regalarle delle caramelle. Tuttavia, rimasto solo con lei, l’avrebbe molestata, costringendola a subire atti sessuali. La bimba ha poi raccontato quanto successo alla nonna, che poi ne ha parlato con il padre della piccola il quale ha sporto querela contro l’anziano sacerdote. Ha preso il via l’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Giancarla Serafini che si è avvalsa di un incidente probatorio in cui, nel contraddittorio tra le parti, è stata registrata la testimonianza della presunta vittima.

    Il sacerdote, nel frattempo rimosso dall’incarico dalla Curia, è stato poi accusato di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto nella sua carica di sacerdote (in qualità di ministro di un culto, recita il codice penale). Incensurato, non è sottoposto ad alcuna misura di custodia cautelare. Oggi nei suoi confronti si è tenuta l’udienza preliminare in cui il padre della bambina si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Daniele Rescaldani, nella doppia veste di colui che esercita la patria potestà della bimba con l’autorizzazione del giudice tutelare e per i danni morali da lui stesso subiti. Il sacerdote è stato invece rappresentato dal legale della Curia, l’avvocato Mario Zanchetti. Il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Vanore ha disposto il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 16 aprile davanti al collegio della quinta sezione penale.

  • Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Preti pedofili/ Radicali: Rinuncino a prescrizione e chiariscano

    Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

    Roma, 23 gen. (Apcom) – Il vescovo di Verona, monsignor Zenti, convinca i preti coinvolti nel caso di pedofilia denunciati dal settimanale L’Espresso, e avvenuti nell’Istituto Antonio Provolo della città scaligera, a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa fare chiarezza in Tribunale. E’ quanto chiedono i radicali, dopo che le denunce dell’Associazione sordi Provolo hanno raggiunto i mass media. “Il vescovo – spiega il parlamentare Maurizio Turco nel corso di una conferenza stampa – era stato informato da un anno e mezzo della vicenda, la Curia da tre. Ci stupisce questo suo stupore. Almeno ora convinca i preti pedofili a rinunciare alla prescrizione così otterrà quello che vuole: che il Tribunale accerti fatti che lui e la Curia non sono stati in grado di accertare”.
    Per l’esponente radicale, che chiede anche al vescovo di rimettere il proprio mandato, il tentativo della Curia è quello di insabbiare la vicenda: “Hanno alzato un polverone – accusa Turco – sperando che la polvere seppellisse questi fatti, che si potesse nascondere la verità. Ora se vogliono chiarezza e accertare i fatti, bene non c’è problema: rinuncino alla prescrizione”.
    L’associazione Provolo che raccoglie alcune delle vittime dei presunti abusi ribadisce di non aver mai chiesto risarcimenti economici: “Vogliamo giustizia, e che quei preti (di cui hanno fornito nomi e cognomi, ndr) non stiano più a contatto con i bambini“.

    Verona. Abusi su minori al Provolo,
    il vescovo nega: «Sono tutte menzogne»

    La Curia si difende dopo la denuncia di 67 ex allievi:
    «È un complotto per ottenere i beni della congregazione»
    commenti Commenti invia Invia stampa Stampa
    Monsignor Giuseppe Zenti
    VERONA (23 gennaio) – «Non c’è mai paura della verità»: queste le parole del vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, nell’incontro per precisare la posizione della Curia dopo la denuncia del settimanale “L’Espresso” su 67 presunti casi di abusi sessuali e pedofilia avvenuti all’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo”.
    «È una vicenda che ci ha lasciato sgomenti – spiega monsignor Zenti -, sono convinto che si tratta di una montatura, di menzogne». Il vescovo di Verona, riguardo a Giorgio Dalla Bernardina, presidente dell’Associazione Sordomuti “Antonio Provolo” che ha portato alle luce i casi denunciati dagli ex allievi dell’istituto religioso, ha detto: «Io mi trovo tra l’incudine e il martello: il signor Dalla Bernardina è un nostro diocesano, è un mio fedele. Se voleva fare la guerra doveva corazzarsi, non usare la bicicletta e la baionetta da bersaglieri».

    Il vescovo ha spiegato che gli episodi nel passato vanno circostanziati e analizzati, «Quello che risulta dall’Espresso è da allucinazione». Ha quindi definito «Una vicenda losca, chiamare in causa monsignor Giuseppe Carraro (vescovo dal 1958 al 1978), per il quale è stata avviata la causa di beatificazione, dicendo che un ragazzino fu accompagnato qui e nel salone dell’Episcopio, dove sto parlando, venne abusato. Questo racconto da solo smonta tutto il teorema» ha sostenuto, dicendosi «amareggiato, ma fiducioso della verità, che viene sempre a galla».

    Controffensiva della Curia: «Pronti a vie legali». Zenti, non ha dubbi sull’inconsistenza delle accuse di pedofilia: «È un teorema inconsistente fabbricato per ottenere i beni della congregazione». Mons. Zenti ha ricordato che Dalla Bernardina avrebbe preteso di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione: «Chiuse la sua richiesta – ha sottolineato il vescovo – minacciando di intervenire con accuse di pedofilia».

    Il vescovo di Verona ha definito la vicenda una «strumentalizzazione, infamante nei confronti di preti» realizzata «con testimoni improvvisati e inattendibili. Chiedo prove, non racconti inverosimili. Sono banalità costruite con mentalità aberrante ed è aberrante che Dalla Bernardina strumentalizzi questi sordomuti». Zenti chiede ancora a Dalla Bernardina di «non approfittare dei suoi amici o ex amici – ha affermato -. Aveva giurato vendetta, era disposto a distruggere la Congregazione. Questo è il risultato».

    Monsignor Zenti ha teso comunque una mano agli accusatori «Dalla Bernardina ripensi alla vicenda. Chiuda in modo dignitoso, con una smentita». In caso contrario il pastore della chiesa veronese è pronto a ricorrere alle vie legali. «Non abbiamo nessun timore che si indaghi – ha concluso il vescovo – infangare una congregazione religiosa e una diocesi è incivile».

    E comunque, nonostante i dubbi espressi, Zenti conclude: «Come Chiesa non andiamo mai in prescrizione: è un caso di coscienza, anche dopo 50 anni bisogna riparare».

    «L’avvocato Mazzoni aveva la documentazione». Inoltre, chiosa il monsignore, «dire che la Curia è stata reticente è una falsità: l’avvocato monsignor Pietro Mazzoni, vicario giudiziale è stato subito coinvolto per rispondere all’associazione, aveva la documentazione e li ha interpellati. Prima è arrivata una lettera scritta a mano con 60 firme che chiedevano a quali istituzioni rivolgersi per casi di pedofilia – ha ricostruito il vescovo -; il vicario giudiziale ha fatto presente la necessità di una denuncia circostanziata, la risposta è stata una lettera non firmata e senza nessuna intestazione. Poi loro hanno precipitato le cose».

    Mons. Fasani: «Neppure una casa di tolleranza avrebbe retto i ritmi descritti». Il direttore dell’ufficio stampa della Diocesi di Verona, monsignor Bruno Fasani, che ha affiancato il vescovo Giuseppe Zenti nella conferenza stampa indetta oggi per chiarire i fatti, ha dichiarato: «Sostenere che 25 preti su 26 praticavano la sodomia e altro è inverosimile, neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo ed è impossibile che non trapelasse niente».

    Chiesto il trasferimento dei preti accusati. Il vescovo ha replicato anche alla richiesta di trasferimento dei preti accusati dai sordomuti di abusi sessuali. «Non compete a me ma alla Congregazione – ha dichiarato – inoltre vuol dire riconoscere in qualche modo la loro colpevolezza».

    I radicali chiedono che il vescovo inviti i preti coinvolti nello scandalo a farsi processare. «Il vescovo di Verona chiami i preti e i fratelli laici coinvolti e li convinca a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa accertare quanto accaduto in tribunale – è l’appello del parlamentare radicale, Maurizio Turco – In questo modo si potrà accertare quello che la Curia non ha accertato in questo anno e mezzo».

  • Sono 67 gli ex allievi dell’istituto religioso veronese Provolo che hanno denunciato abusi sessuali da parte di preti

    Sono 67 gli ex allievi dell’istituto religioso veronese Provolo che hanno denunciato abusi sessuali da parte di preti

    Verona. Decine di bambini e ragazzi sordomuti sarebbero stati violentati e molestati negli anni in un istituto religioso di Verona, l’Antonio Provolo. I fatti sono stati denunciati da 67 ex allievi, tra cui tre vicentini, con una lettera al settimanale «L’Espresso», che ha anticipato i contenuti dell’articolo in uscita nel prossimo numero. «Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi» affermano nella lettera d’accusa gli ex ospiti del «Provolo», per i quali le violenze sarebbero state perpetrate per trentanni, fino al 1984.

    Gli episodi citati riguardano 25 religiosi; le vittime potrebbero essere un centinaio. Gli ex allievi si dicono pronti a elencare vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura, perchè i reati sono ormai prescritti. Nelle loro denunce, gli ex ospiti del Provolo parlano di sodomizzazioni, sevizie sessuali di ogni tipo, vessazioni e bastonate. Sono 15 gli ex ospiti dell’istituto che accoglieva ragazzi sordi da tutto il Veneto ad aver firmato altrettante testimonianze (alcune registrate anche in video) delle violenze subite. Di questi 15 tre sono vicentini.

    Interpellato dall’Ansa, il procuratore della Repubblica di Verona, Mario Giulio Schinaia, ha detto di non sapere nulla della vicenda, manifestando la propria amarezza per il fatto che questi episodi avrebbero dovuto essere segnalati all’unico organo competente, la magistratura, per ottenere giustizia.

    Secondo gli ex allievi del «Provolo», una decina di sacerdoti responsabili delle violenze, ormai anziani, sarebbero ancora nell’istituto, nelle sedi di Verona e Chievo.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-in…essaggio=996123

    Agire politicamente: SALA STAMPA CAMERA DEI DEPUTATI Venerdì 23 gennaio 2009 ore 11.00 La pedofilia : reato o peccato? Verona Caput Mundi ? Violenze sessuali su minori sordi all’istituto Provolo di Verona, Testimonianze ed iniziative Maurizio TURCO, deputato Giuseppe ROSSODIVITA, avvocato Luca PONCHIROLI, radicali Mantova associazione ex allievi dell’Istituto per sordi “Antonio Provolo” di Verona : Giorgio DALLA BERNARDINA, presidente Paola LODI RIZZINI, Marco LODI RIZZINI, Paolo TACCHI

    Inviato da bateauivre il 22 gennaio 2009 alle 21:02

  • DON GELMINI: RICUSAZIONE RESPINTA

    DON GELMINI: RICUSAZIONE RESPINTA

    Udienza rinviata e ricorso in Cassazione
    La Corte d’Appello di Perugia ha respinto la richiesta di ricusazione avanzata dai legali di don Pierino Gelmini nei confronti del giudice per le udienze preliminari , Pierluigi Panariello.

    Don Gelmini è accusato di molestie sessuali nei confronti di 10 giovani all’epoca in cui erano ospiti della Comunità Incontro di Amelia mentre i suoi più stretti collaboratori devono rispondere dell’accusa di favoreggiamento.

    L’udineza prevista per giovedi 4 dicembre che prevedeva l’incidente probatorio fra gli accusatori e il religioso è stata rinviata. Proprio in riferimento all’ammissione di questo atto, sostenendo che così facendo il giudice avesse in qualche modo anticipato una valutazione sulle accuse, i legali di Don Gelmini avevano chiesto la ricusazione del giudice Panariello. Richiesta respinta.

    Ma gli avvocato Filippo Dinacci e Lanfranco Frezza, del collegio difensivo di don Pierino, hanno già annunciato che faranno ricorso in Cassazione.

    DON GELMINI: RITO ABBREVIATO RESPINTO

    4 Dicembre 2008 18.10 – di Adriano Lorenzoni – Fonte: Terni in rete – cod.159142

    La difesa: provvedimento abnorme
    E’ stata respinta la richiesta di rito abbreviato per Giampaolo Nicolasi , collaboratore di don Pierino Gelmini , accusato di favoreggiamento. Il giudice per le udienze preliminari, Pierluigi Panarello ha motivato la dua decisione con la necessità di svolgere un’integrazione probatoria. Secondo il difensore di Nicolasi , l’avvocato Manlio Morcella , si tratta di una decisione abnorme e annuncia ricorso in cassazione contro il provvedimento. L’udienza davanti al GUP è stata rinviata al 12 gennaio prossimo. Dello stesso reato di favoreggiamento devono rispondere un altro collaboratore di don Gelmini, Pierluigi La Rocca e la madre di uno degli ospiti della Comunità Incontro, Patrizia Guarino.

  • Emersi altri particolari delle violenze subite Il prete fu arrestato in flagranza nel 2007

    Emersi altri particolari delle violenze subite Il prete fu arrestato in flagranza nel 2007

    Ha confermato le accuse, dalla prima all’ultima, e ha aggiunto particolari inquietanti a tutta la vicenda il bambino vittima di violenza sessuale da parte del suo insegnante di religione.

    Lo ha fatto ieri, aiutato dalla psicologa nominata dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Ora la prova verrà portata al processo.

    Ad assistere all’incidente probatorio, in una stanza vicina, c’erano il gip Stefania Amodeo, il pm Antonio Ricci, i genitori del bambino, l’avvocato Costanti Puocci con gli altri due rappresentanti della famiglia e l’avvocato difensore di don Marco, Carmine Ucciero.

    Per i legali del minore quello tra lui e il viceparroco della chiesa di Casal Di Principe era un rapporto fatto di «ricatti psicologici, di insistenti pressioni con sms sdolcinati e forvianti” del sacerdote che potrebbero essere letti “in chiave mistica e sentimentale».

    Secondo la ricostruzione lucida del bambino fatta di tante pause, le prime attenzioni di don Marco sarebbero state notate in occasione di una festa; prima, però, il sacerdote avrebbe cercato di carpire la fiducia del suo alunno portandolo a mangiare una pizza, a visitare il seminario vescovile di Aversa, facendo dei piccoli regali che spesso venivano rifiutati e prediligendo quello studente un po’ timido rispetto agli altri in modo da poterlo avvicinare da solo.

    Qualcuno, a scuola, se ne era accorto. Si era accorto, probabilmente, si quelle attenzioni così insistenti e del fatto che l’uscita da scuola dei due durante l’orario scolastico poteva nascondere qualcos’altro. Un abuso sessuale. I particolari della violenza sono emersi nel colloquio con la psicologa ieri.

    Il sacerdote, stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe avuto un ruolo passivo nel rapporto, ma attivo nelle presunte pressioni psicologiche quando il ragazzino proponeva di allontanarsi, di «non fare certe cose da gay».

    L’incubo è finito il diciannove dicembre del 2007. Una pattuglia dei carabinieri di Casal Di Principe in servizio di perlustrazione aveva notato l’auto del sacerdote ferma sul ciglio della strada tra Casale e Grazzanise. Don Marco che in quel momento avrebbe dovuto trovarsi in aula per il progetto Natale a Villa Literno, era in macchina con il minore. Aveva cercato di fuggire schiantandosi contro un paletto di un distributore di benzina quando i carabinieri si erano avvicinati all’Alfa. Poi, richiuso in carcere, aveva pianto e pregato.

    Ora il ragazzino ha riacquistato la serenità perduta, un equilibrio, forse, anche familiare. Per don Marco si sono aperte le porte di una comunità di recupero gestita da religiosi, ma potrebbero riaprirsi le porte del carcere al termine del processo.

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