Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Violentò un alunno 12enne, prete condannato in appello

    Violentò un alunno 12enne, prete condannato in appello

    CASAL DI PRINCIPE (ac) – E’ stata confermata la condanna di primo grado per il parroco accusato di violenza sessuale ai danni di un suo alunno.

    Sei anni e otto mesi la pena comminata dal giudice Chiaromonte, ieri, in Corte d’Appello. Don Marco Cerullo, 35enne viceparroco in una chiesa a Casal di Principe, è attualmente detenuto al regime dei domiciliari in una comunità in provincia di Frosinone.

    Il prelato, difeso dall’avvocato Carmine Ucciero, il 19 dicembre di due anni fa venne sorpreso, su segnalazione anonima, in una stradina di campagna, in compagnia di un ragazzo all’epoca dodicenne, in attegiamenti inequivocabili.

    Lo scorso mese di novembre in primo grado, era stato condannato ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero. Dagli atti emersero non solo “insistenti e duraturi ricatti morali che il prete perpetrava ai danni della vittima” ma anche un atteggiamento del religioso nei confronti della famiglia del 12enne, suo alunno, fingendosi amico dei genitori.

    L’imputato, che svolgeva il suo ministero sacerdotale a Casal di Principe, non si presentò in aula. Il suo avvocato scelse di concludere il processo con il procedimento abbreviato, un rito “premiale” per ottenere lo sconto di un terzo della pena.

    I genitori del ragazzo, che oggi ha 14 anni, sono difesi e rappresentati dall’avvocato Costantino Puocci. In primo grado il sacerdote venne condannato anche al pagamento di una provvisionale pari a 50mila euro, provvedimento esecutivo ma non ancora adempiuto.

  • La Corte di Cassazione: «Vittima credibile»

    La Corte di Cassazione: «Vittima credibile»

    BOLZANO. Una conferma di tutte le argomentazioni che hanno portato la Corte d’appello a condannare don Giorgio Carli. Questo si legge nella motivazioni della sentenza dei giudici della Cassazione. Don Giorgio non sconterà un giorno di carcere, poichè il reato è prescritto. Resta l’aspetto risarcitorio, 760 mila euro che il sacerdote deve pagare alla parte lesa. «Una sentenza di rilievo nazionale – commenta Gianni Lanzinger, avvocato di parte civile – che ammette per la prima volta il disturbo da stress post traumatico, fenomeno che comporta la rimozione di un ricordo e la riemersione tardiva, anche a distanza di anni». Ora si apre la partita risarcitoria: «Mi auguro che chi fino ad oggi ha difeso a spada tratta l’imputato non si faccia da parte», dice Lanzinger riferendosi evidentemente alla Curia. Improbabile che don Giorgio possa disporre di 760 mila euro: «Noi notificheremo gli atti, come abbiamo sempre fatto, anche alla Curia».  Nelle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione vengono confermate le argomentazioni che hanno portato la Corte d’appello a condannare don Giorgio, rovesciando la sentenza di primo grado. Ecco alcuni passaggi-chiave della sentenza della Cassazione.

    L’amico della vittima. Uno dei punti più discussi del processo contro don Carli è stata la deposizione dell’amico della parte lesa. Secondo l’accusa, lui stesso una vittima delle attenzioni morbose del sacerdote durante gli incontri hard nella canonica, durati dal 1989 al 1994. Il giovane, in aula, ha detto di non aver assistito alle violenze contro l’amica, contraddicendosi rispetto a ciò che aveva precedentemente riferito al pubblico ministero. I giudici della Corte d’appello avevano ritenuto il testimone inattendibile, interpretazione contestata dalla difesa. «L’affermazione dei giudici di merito – si legge nelle motivazioni della Cassazione – che le dichiarazioni dello X non sono in alcun modo idonee “ad inficiare l’attendibilità della persona offesa, che al contrario ha reso deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente”, si palesa assolutamente immune da vizi logici e si sottrae, pertanto, al sindacato di legittimità».  Il prete e la catechista. I giudici della Cassazione hanno ritenuto esaustive anche i ragionamenti che hanno portato la Corte d’appello a ritenere inattendibili le testimonianze di Adriana Culati Vigni, ex catechiesta della vittima, e di don Gabriele Pedrotti, all’epoca dei fatti diretto superiore di don Giorgio (ed ex vicario generale della Curia). Pedrotti e Culati Vigni erano legati da profonda ed intima amicizia. «La valutazione della loro inattendibilità – dicono i giudici nella motivazione della sentenza – è stata desunta dai giudici di merito dalla contraddittorietà e incoerenza delle dichiarazioni rese dagli stessi in dibattimento… dall’ambiguità del loro atteggiamento processuale, dall’interesse personale a tenere nascosta la vicenda nella quale erano in certa misura coinvolti per la posizione istituzionale e di responsabilità rispettivamente rivestita.

    Sicché – si legge ancora – anche sul punto la conclusione dei giudici di merito che “le loro dichiarazioni contraddittorie non possono essere ritenute idonee al fine di smentire o intaccare la deposizione coerente ed intrinsecamente attendibile della persona offesa”, si palesa fondata su argomentazioni assolutamente esaustive ed immuni da vizi logici». Una delle argomentazioni della difesa di don Carli, prendeva spunto da una telefonata tra Pedrotti e la catechista, intercettata dagli inquirenti. I due parlavano in termini dubitativi delle accuse contro don Carli, secondo la difesa la prova che non erano al corrente di quello che è successo ormai vent’anni fa. Non sono d’accordo i giudici: «Il carattere dubitativo delle espressioni utilizzate dagli interlocutori a proposito delle accuse formulate contro l’imputato, peraltro con una decisa propensione per la loro veridicità, ben può trovare giustificazione nel fatto che a suo tempo entrambi non avevano dato pieno credito alle accuse della minore o nell’inconsapevolezza della reciproca conoscenza delle stesse».

    I diari. Violenze frequenti e durate per anni. Ma nei diari della vittima non c’era traccia. Anzi, la parte lesa non risparmiava nelle sue annotazioni quotidiane parole di affetto per don Giorgio Carli. Uno dei punti più complessi del processo contro il sacerdote. Per l’accusa (supportata dalle perizie degli esperti) la prova dello «sdoppiamento» vissuto dalla parte lesa, incapace di sopportare a livello cosciente il peso delle violenze subite. «E’ stato evidenziato dai giudici di merito a proposito dei diari tenuti dalla X negli anni 1990-1992 – scrivono i giudici della Cassazione – che gli stessi sono stati prodotti da quest’ultima, che è riuscita a trovarli, malgrado il tempo trascorso, dimostrando così la sua piena disponibilità a contribuire all’accertamento della verità, “a fronte del comportamento dell’imputato, le cui agende e taccuini degli appuntamenti riguardanti gli anni interessati dai fatti non sono mai comparsi in Aula”.

    La sentenza, sulla base delle dichiarazioni del consulente, ha affermato, da un lato che dai diari si evince una accentuata sessualizzazione della bambina, inusuale per la sua età, dall’altro che il “diario evidenzia chiaramente uno sdoppiamento del vissuto di X, dividendosi in alcune pagine infantili ed alcune altre con una marcata sessualizzazione delle immagini incollatevi”. Quanto all’assenza nei diari di qualsiasi riferimento al vissuto concernente le violenze sessuali subite ad opera del Carli, la sentenza osserva che la stessa trova la sua giustificazione nel rilevato sdoppiamento della personalità della minore, causato dall’esperienza traumatica e nell’esigenza della X di evitare che anche attraverso la scrittura potesse riemergere il ricordo delle violenze subite». Secondo la Cassazione la sentenza ha evidenziato l’estrema accuratezza delle indagini preliminari che, «attraverso le intercettazioni telefoniche disposte dalla parte lesa, hanno consentito di accertare che la X è stata sempre esclusivamente animata dall’interesse a far emergere solo la verità e di rendere testimonianza assolutamente conforme al vero». (g.f.p.)

  • Sette anni e mezzo a don Baresi

    Sette anni e mezzo a don Baresi

    mercoledì 20 maggio 2009
    (red.) L’accusa aveva chiesto una pena di 10 anni (leggi qui), ma la prima sezione penale del tribunale di Brescia presiedura da Enrico Fischetti ha condannato don Marco Baresi a sette anni e sei mesi di reclusione per pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico.
    Si è concluso così, questa mattina di mercoledì e con una dura sentenza, il processo di primo grado a carico del sacerdote di Chiari, ex vicerettore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano.
    Il religioso era accusato di abusi sessuali compiuti nel 2004 a carico di un giovane seminarista, all’epoca dei fatti minorenne. E per questo era stato arrestato nel settembre del 2007 (vai alla notizia).
    La difesa aveva chiesto l’assoluzione (leggi l’articolo)

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/12419/1/

    Abusi, condannato don Baresi
    LA SENTENZA. La decisione dei giudici al termine del processo iniziato lo scorso 4 novembre. Contro il sacerdote le pesanti accuse di un diciottenne
    Sette anni e mezzo all’ex vicerettore del seminario diocesano per diffusione di materiale pedopornografico e per i rapporti con un ragazzo minorenne

    21/05/2009

    Ha abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media al Seminario e ha diffuso materiale pedopornografico scaricando da eMule centinaia e centinaia di files dal contenuto inequivocabile e archiviandoli su un hard disk esterno da cui sono stati cancellati in maniera maldestra. Per i giudici del processo di primo grado don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario diocesano di via Bollani, è colpevole dei reati che gli sono stati contestati. Il sacerdote, ai domiciliari dal novembre di due anni fa, è stato condannato ieri mattina a sette anni e mezzo. Per il sacerdote l’accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni.
    LA SENTENZA è stata letta dal presidente del collegio giudicante Enrico Fischetti dopo una camera di consiglio di due ore, al termine di un lungo processo iniziato lo scorso 4 novembre, che ha richiesto pure una perizia informatica supplementare sul contenuto del computer portatile usato dal sacerdote. A «inchiodare» il prete le accuse di un ragazzino che due anni fa, poco prima dell’arresto del sacerdote effettuato il 27 novembre, aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con don Marco qualche anno prima, quando non aveva nemmeno quattordici anni, e frequentava la scuola media al Seminario. Dalla scuola il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi , ma non aveva raccontato nulla nè ai genitori, nè agli amici. Il ragazzino si era confidato con una psicologa che lo seguiva per altri problemi, la professionista aveva avvisato i genitori e era stata formalizzata la denuncia in questura.
    GLI INVESTIGATORI si erano mossi con i piedi di piombo, l’attendibilità e la credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti. Il 27 novembre per don Baresi erano scattate le manette. Il sacerdote aveva trascorso la notte in carcere e il giorno successivo il giudice aveva concesso gli arresti domiciliari. La verifica del computer aveva riservato qualche sorpresa. Nell’hard disk del portatile in uso al prete, senza alcuna password d’ingresso, il consulente aveva trovato traccia di ben seicento file dal contenuto pedopornografico cancellati nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.
    I file erano transitati dal computer, tutti scaricati da Internet su un programma di «condivisione». Sulla possibilità che il computer fosse stato usato da altre persone si è concentrata la difesa del sacerdote, ma don Baresi non ha mai precisato chi poteva avere accesso alla tastiera del suo portatile, non ha svelato chi poteva entrare nel suo ufficio e nella sua stanza.
    A sfavore del sacerdote anche il riesame chiesto a dicembre dal difensore, l’avvocato Luigi Frattini. Per i giudici a carico del sacerdote sussistevano «gravi indizi di colpevolezza». Indizi che non hanno consentito la revoca dei domiciliari a cui il sacerdote è ancora sottoposto, benchè possa incontrare i giovani del gruppo che lo sostiene.
    PIENO SOSTEGNO al sacerdote dalla Curia. «Prendiamo atto – si legge nella nota di don Adriano Bianchi, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali – con rispetto della decisione del Tribunale di primo grado, consapevoli che ogni cittadino ha diritto a essere considerato innocente fino a sentenza definitiva. Condanniamo ogni crimine che offende chi è debole, soprattutto quando le vittime sono minori. Abbiamo fiducia che don Marco Baresi saprà dimostrare davanti ai giudici e alla comunità civile ed ecclesiale la sua estraneità ai fatti. Ciò che ci preme è che al più presto si faccia chiarezza su tutta la vicenda perchè la verità renda giustizia e serenità a quanti sono stati coinvolti».
    « La chiesa bresciana – conclude la nota – vive questo momento con sentimenti di preghiera e di solidarietà profonda».
    Wilma Petenzi

  • IO FRATEL PEDOFILO

    IO FRATEL PEDOFILO

    Sì, sono stato un pedofilo: lo sono stato anche all’istituto Provolo di Verona… Il religioso parla di quello che ha fatto e di quello che ha visto: “Non ce la faccio più a tenermi tutto dentro e mi vergogno dei preti che stanno zitti o rinnegano, c’è ipocrisia e omertà”.

    Decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti e fratelli laici, questo hanno denunciato 67 sordomuti che da bambini hanno frequentato gli istituti Provolo di Verona e Chievo. Dopo l’articolo in cui, nello scorso gennaio ‘L’espresso’ ha raccontato la vicenda, il Vaticano ha convocato il vescovo Giuseppe Zenti e, alcuni giorni fa, anche tre sacerdoti.

    Ma ora un religioso ha scelto di parlare pubblicamente. Si presenta con nome e cognome, chiedendo che non venga pubblicato. Ma la sua identità è nota ai magistrati che si occupano della vicenda: “Se al Provolo sapessero che vi parlo”, spiega nel chiedere l’anonimato, “sarei subito cacciato e non so dove andare. Ho l’incubo di rimanere senza casa”.

    L’uomo appare a lunghi tratti freddo, distaccato, poi d’improvviso cede e si lascia andare a un pianto soffocato: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’istituto Provolo di Verona e quelle cose le ho fatte. Non c’è più nulla da nascondere. Io almeno ho il coraggio di dirlo, gli altri tacciono e se ne stanno in silenzio”.

    Poi racconta di avere cominciato ad abusare dei ragazzini a inizio anni Sessanta: “Il primo aveva 7-8 anni, non ricordo esattamente. Sono andato con una quindicina di piccoli sordomuti, con cinque o sei ho avuto rapporti più frequenti”. Poi precisa che erano 13, ma “forse un paio in più”.

    Quante volte ha abusato di loro?
    “Una o due volte al mese, a volte passava più tempo”.

    E quanto sono durate le violenze?
    “Moltissimi anni. Non ricordo esattamente, ma molti, molti anni. Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto, allora ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l’andazzo”.

    Lei ha visto altri abusare dei ragazzini al Provolo?
    Scandisce sì e fa due nomi di sacerdoti e quello di un altro religioso: “Si vedevano gli atteggiamenti, si vedeva. Pochi di noi si sono salvati dalla pedofilia”.

    Qualcuno è mai stato cacciato dal Provolo per pedofilia?
    “Sì, fratello.”. Fatto confermato da don Danilo Corradi, il superiore dell’istituto Provolo, in una intervista registrata.

    Perché lui sì e gli altri no, visto che sotto accusa sono finiti in 25?
    “Era un violento, il più cattivo, faceva male ai ragazzini ed è stato mandato via”.

    Quando è successo?
    “Se non sbaglio, nei primi anni Settanta”.

    Sono continuate le violenze sessuali, anche dopo quell’episodio?
    “Sì”.

    Può dire se sono terminate a metà degli anni ’80, epoca a cui risale l’ultimo caso documentato da ‘L’espresso’?
    “Non so, non potrei dirlo. Non ne sono sicuro. Non posso escluderlo”.

    I responsabili dell’Istituto sapevano?

    “Sì, lo sapevano. Per forza che lo sapevano”.

    Altri ne erano a conoscenza?
    “È probabile”.

    Ha confessato la pedofilia ad altri preti?
    “No, mi mettevo in ginocchio, confessavo davanti a Dio e pregavo. E chiedevo scusa al Signore. La pedofilia mi ha sfalsato la vita. Ma trovavo nei ragazzini una certa bellezza, una certa attrazione”.

    Fra voi avete parlato dell’accusa di pedofilia dopo l’inchiesta de ‘L’espresso’?
    “Sì, la reazione è stata brutta, scioccante, ma la maggior parte è rimasta in silenzio, perché sapeva. È venuta fuori una catena di odio fra i sacerdoti. È difficile condividere la macchia della pedofilia e ognuno ha tenuto per sé i suoi pensieri. Poi l’avvocato ci ha detto di non parlare con nessuno. Qualcuno però ha parlato e ha fatto bene, anche qualche prete lo ha detto e la pensa così. Anch’io ora mi sento sollevato. Sono fatto così, in modo troppo semplicistico, ho sbagliato io. Sto male, chiedo perdono”.

    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2009/05/19/news/io-fratel-pedofilo-1.22623

  • Cesena: violenza sessuale, il sacerdote resta in carcere in attesa del giudizio

    Cesena: violenza sessuale, il sacerdote resta in carcere in attesa del giudizio

    CESENA – Resterà in cella in attesa di giudizio il prete boliviano di una parrocchia di Gambettola accusato di violenza sessuale ai danni di un siculo di 22 anni.

    Il pacchetto sicurezza, infatti, impedisce a coloro accusato di questa tipologia di reato di beneficiare degli arresti domiciliari. Il sacerdote è assistito dall’avvocato Giovanna Santoro. Intanto il vescovo Antonio Lanfranchi ha annunciato che martedì prossimo incontrerà la comunità parrocchiale gambettolose.

    Il sacerdote è stato arrestato domenica scorsa dagli
    agenti dell’Ufficio anticrimine e della Volante di Cesena: è accusato dagli inquirenti di aver violentato un siculo di 22 anni. Secondo quanto ricostruito, il sacerdote avrebbe invitato il giovane in canonica, prospettando al giovane una possibilità di lavoro. Qui ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale.

    Il ragazzo, dopo esser ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Cesena, ha raccontato tutto ai genitori, che si sono rivolti alla polizia. Mercoledì mattina si è presentato una nuova presunta vittima del parroco. E’ un cesenate, acnh’egli di giovane età, che ha confessato di esser stato vittima di abusi a sfondo sessuale da parte del boliviano.

    http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/5/15/124105/

  • Il sacerdote resta in carcere E spunta un’altra brutta storia

    Il sacerdote resta in carcere E spunta un’altra brutta storia

    Il prete avrebbe confermato ai poliziotti di aver avuto un rapporto sessuale col ragazzino in canonica. Gli accertamenti sulla vittima parlano di violenza e lesioni. E intanto al commissariato arriva il racconto di un altro episodio.

    Sacerdoti (Ansa) Cesena, 14 maggio 2009 – Altri guai in arrivo per il 29enne sacerdote boliviano, cappellano in una parrocchia del Cesenate, arrestato domenica per presunta violenza sessuale e lesioni dolose ai danni di un 22enne siciliano.

    Spunta un’altra brutta storia: un giovane cubano un anno fa sarebbe stato vittima delle attenzioni particolari del sacerdote. Lo ha riportato alla polizia un cesenate che aveva ospitato il giovane nella propria abitazione e che ne aveva raccolto ‘le confessioni’. Ora gli uomini del Commissariato stanno cercando di rintracciare il ragazzo. La dinamica dei fatti sarebbe molto simile a quella avvenuta in parrocchia: si tratterebbe sempre di un abuso sessuale completo.

    Gli inquirenti sono sempre più convinti di come sia andata sabato notte nella stanzetta del sacerdote dove il 22enne siciliano sarebbe stato attirato con una scusa dopo una offerta di lavoro in un campo estivo parrocchiale. E le perplessità sulla vicenda vengono infrante dai referti degli accertamenti medici e psichiatrici, effettuati al Bufalini sulla giovane vittima poco dopo l’orrore: si tratta di violenza sessuale e lesioni (la prognosi per il 22enne è stata di 20 giorni). Il ragazzino, fragile fisicamente, sarebbe rimasto infatti impietrito, immobilizzato dal terrore, quando è stato scaraventato sul letto dal sacerdote, non riuscendo neppure a chiedere aiuto.

    Intanto è stato confermato l’ordine di custodia cautelare in carcere per il religioso che nell’interrogatorio di garanzia davanti al magistrato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il sacerdote al momento dell’arresto ai poliziotti aveva confermato di aver avuto sì un rapporto sessuale col ragazzino ma che questi era consenziente. Anche il suo avvocato d’ufficio ha scelto il silenzio.

     http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/c…a_carcere.shtml

  • Don Baresi chiede l’assoluzione

    Don Baresi chiede l’assoluzione

    Lunedì, 11 maggio 2009 18:06:38

    (red.) E’ stata la volta della difesa di don Marco Baresi, questa mattina, nel processo che vede imputato l’ex vice rettore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano, Brescia, accusato di pedofilia e abusi sessuali nei confronti di un giovane seminarista all’epoca dei fatti minorenne e di detenzione di materiale pedopornografico.
    La settimana scorsa, l’accusa aveva chiesto dieci anni di carcere (vedi qua). Lunedì il suo avvocato, Luigi Frattini, ha chiesto l’assoluzione per il prete, che si trova ancora agli arresti domiciliari nella casa dei genitori dopo l’arresto del 27 novembre di due anni fa.
    Durante il processo a porte chiuse, il ragazzo che ha denunciato Baresi ha ribadito la sua versione dei fatti. La sentenza è attesa il 20 maggio.

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/12253/1/

  • La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per il prete che nel 2004 molestò una undicenne del paese, già abusata da un villeggiante milanese oggi 65enne, condannato a sua volta a 6 anni. Il religioso inviò anche alcuni sms compromettenti alla ragazzina pregandola di non parlare.

    La corte d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado emessa un anno fa dal tribunale di Bergamo a carico di Don Matteo Diletti, 37 anni, e Ugo Cattaneo, 65 anni, milanese, condannati rispettivamente a 4 e 6 anni di carcere per abusi sessuali nei confronti di una bambina di Vilminore di Scalve.

    Tutto iniziò nel 2002, quando la vittima, che all’epoca era appena 11enne, iniziò a subire le attenzioni di Cattaneo, suo vicino di casa. La bambina nel 2004 si decise a confidarsi con la madre, che la indirizzò in oratorio pensando che lì avrebbe trovato un ambiente amico in cui poter dimenticare. Qui conobbe don Diletti, che però, secondo l’accusa, di lì a poco iniziò a sua volta ad abusare di lei. Quando la ragazzina si decise a raccontare anche queste molestie, il prete iniziò a mandarle alcuni sms compromettenti, pregandola di non dire nulla a nessuno dei loro incontri.
    Una brutta storia che ha diviso il paese, tanto che al processo si sono presentati alcuni abitanti inneggianti all’innocenza dell’ex curato. Innocenza cui evidentemente il giudice non ha creduto: è stata infatti respinta la richiesta di attenuanti per la lievità dei fatti avanzata dal procuratore generale a vantaggio del prete. La corte d’appello ha infatti accolto la tesi del difensore di parte civile, l’avvocato Stefano Paganelli, che ha sottolineato come anzi don Diletti avesse approfittato del fatto che la giovane si fosse fidata di lui.
    Oggi la ragazza, 17enne, vive lontano dalla famiglia, studia altrove ospitata da una parente e torna in paese solo il fine settimana.

  • I figli segreti del vescovo Lugo, presidente del Paraguay, sospeso dal Vaticano

    I figli segreti del vescovo Lugo, presidente del Paraguay, sospeso dal Vaticano

    Paraguay: madre del figlio di Lugo ”mi sedusse a 16 anni”

    “Fui sedotta con belle parole quando avevo 16 anni”: così recita la denuncia, presentata e successivamente ritirata, di Viviana Rosalith Carrillo, la madre del bambino di due anni di cui l’ex vescovo e attuale presidente paraguayano Fernando Lugo ha oggi riconosciuto ufficialmente la paternità. “Ero molto giovane nel 2000, e mi preparavo per la cresima” riportano ancora i media paraguayani, citando il testo, che prosegue così: “Tutto iniziò quando portai della biancheria a casa sua. Quando gli chiesi se aveva bisogno di qualcos’altro, lui mi rispose, sì, di te”. Stralci della denuncia sono stati diffusi dai media locali proprio nelle stesse ore in cui questa veniva ritirata: oggi, infatti, l’avvocato Marcos Farina ha iscritto nei registri della Repubblica il nome di Fernando Lugo come padre di Guillermo Carrillo Canete, il bimbo avuto con la Carrillo.

    Paraguay, Donna accusa: Presidente Lugo padre di secondo figlio
    «L’ex vescovo ha ammesso già di avere un altro figlio»

    Fonte: © APCOM.net – Pubblicata il 20/04/2009

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    ASUNCION – Il presidente del Paraguay ed ex vescovo della Chiesa cattolica, Fernando Lugo, che recentemente ha ammesso di essere padre di un bambino nato quando era ancora sacerdote, avrebbe un secondo figlio. Lo ha rivelato la madre del bambino – che non è la stessa del primo figlio – anche lui nato quando Lugo era vescovo.
    Paraguay, Donna accusa: Presidente Lugo padre di secondo figlio
    Ingradisci

    Paraguay, Donna accusa: Presidente Lugo padre di secondo figlio

    La donna, che risponde al nome di Benigna Leguizamon, ha detto di essere stata spinta a rivelare che Lugo è il padre di suo figlio, che ha sei anni, proprio dall’ammissione della prima paternità da parte del presidente, la settimana scorsa.

    E il presidente ha intenzione di parlare chiaro anche questa volta e per questo ha organizzato una conferenza stampa. «E’ pronto ad agire in linea con la verità», ha detto il suo portavoce Ruben Penayo.

    La settimana scorsa Lugo aveva rivelato «con assoluta onestà e trasparenza» di aver avuto una relazione con la madre di un bambino ch oggi ha due anni, Viviana Carrillo, e di voler proteggere la privacy del piccolo, aggiungendo di non voler rilasciare ulteriori pubbliche dichiarazioni sulla vicenda.

    Consacrato vescovo nel 1994, per potersi dedicare alla politica Lugo aveva chiesto le dismissioni dallo stato clericale nel 2006; sospeso a divinis, era stato riammesso allo stato laicale dal Vaticano con una decisione senza precedenti dopo la sua vittoria alle presidenziali.

    Paraguay/ Lugo: mi sottoporò a test Dna per seconda paternità
    di Apcom
    “Agirò in linea con la verità”
    Asuncion, 20 apr. (Ap) – Il presidente del Paraguay ed ex vescovo della Chiesa cattolica, Fernando Lugo, 57 anni, si sottoporrà al test del Dna per verificare se è il padre anche di un secondo bambino, come ha affermato oggi la madre. Lo ha annunciato il ministro delle Donne, Gloria Rubin, aggiungendo che Lugo si è detto anche disposto ad incontrare la donna per trovare un accordo. In una breve conferenza Lugo non ha né confermato né negato di essere il padre del bambino di sei anni. Ma ha promesso che “agirà in linea con la verità e che si sottoporrà a tutte le richieste che dovessero essere presentate dal sistema giudiziario”. Il presidente ha anche detto di volere la privacy, e che deferirà tutte le questioni sulla paternità al suo avvocato. Oggi Benigna Leguizamon ha rivelato che Lugo è il padre del figlio di sei anni. Una settimana fa era stato lo stesso presidente ad ammettere di essere padre di un bambino di due anni, nato dalla sua relazione con un’altra donna quando era ancora sacerdote.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=706013

    20/04/2009versione stampabile
    Paraguay, per Lugo forse un altro figlio

    Una giovane 27enne sostiene di aver avuto un figlio dall’ex vescovo

    Nuovi problemi per il presidente del Paraguay Fernando Lugo.

    Secondo il diffusissimo quotidiano Ultima Hora Benigna Leguizamon, 27 anni, sarebbe “sicura al 100 percento che il padre di mio figlio è Fernando Lugo”. La donna ha rincarato la dose: “Tutti a San Pedro sanno che questo disgraziato è il padre di mio figlio. E’ meglio che non provi a negare la paternità perchè sarebbe smentito da un esame del dna” ha concluso la donna.
    La donna, che ha già tre figli tutti da padri differenti, sostiene di essersi rivolta a Lugo quando aveva 17 anni “il quale effettivamente mi aiutò, ma approfittò della mia situazione e mi indusse a avere rapporti”. Secondo il racconto della giovane l’affitto della casa in cui viveva e in cui ha messo al mondo il terzo figlio veniva mensilmente pagato proprio da Lugo che è stato vescovo di San Pedro per diversi anni.

  • Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi

    Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi
    I pm contro il ritorno del prete accusato sotto ipnosi di pedofilia
    Dirà messa dopo la prescrizione. Tarfusser: vergognoso

    BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall’oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

    L’ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l’immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
    La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L’opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L’esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

    Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L’atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l’esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell’Aja. Fino all’11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell’innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
    La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull’emittente
    Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
    I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l’ipnosi. Dapprima è l’interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

    La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell’aprile del 2008 l’appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell’assoluzione, pone l’accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
    Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l’indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l’avvocato Arnaldo Loner – . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d’appello.

    «Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.

    Marco Imarisio
    26 marzo 2009

    http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_26/imarisio_prete_pedofilo_d1cfef20-19dc-11de-a7d3-00144f486ba6.shtml