Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: avvocato

  • Collaborazione senza pregiudizi e divisioni verso un unico obbiettivo, che unisce razze, pensieri e scelte personali

    Collaborazione senza pregiudizi e divisioni verso un unico obbiettivo, che unisce razze, pensieri e scelte personali

    Oggi, ho ricevuto presso la sede della Rete l’ABUSO Jan Rozek, un ex Giudice del tribunale ecclesiastico di Brno, Repubblica Ceca e il prof. Petr Zivny venuti in Italia per parlare espressamente con me, per raccontarmi la loro esperienza, sopratutto per trovare una soluzione.

    Qui la sua storia di Jan, sintetizzata in una lettera a Padre Hans Zollner che mi ha autorizzato a pubblicare, fatene tesoro.

    Zanardi


    19-03-2019

    Stimatissimo Padre Hans Zollner,

                                                            in vista del nostro colloquio, le riassumo qui, se riuscisse a trovare il tempo di leggere, alcuni punti della vicenda che mi riguarda. E che ha portato, dopo sei anni di lavoro nel Tribunale Ecclesiastico di Brno, Repubblica Ceca, di cui gli ultimi 3 come Giudice, al mio improvviso licenziamento. Unico motivo, aver aperto, con tutte le indispensabili cautele del caso, un sito per aiutare le vittime di abusi pedofili.

    Il sito è a questo indirizzo: www.procistoucirkev.cz

    Se vuole, con la traduzione automatica dei siti offerta da Google all’apertura, può, anche se in traduzione sommaria, leggerlo. E rendersi conto che è fatto unicamente con l’intenzione di aiutare le vittime, proteggerle, secondo le indicazioni dettate con insistenza da Padre Francesco, che ha seguito la strada aperta da Papa benedetto XVI, e dalla Chiesa

    Il vescovo di Brno, Monsignor Cikrle, ha scritto nella sua dichiarazione come motivo della mia rimozione dall’ufficio di Giudice del Tribunale Ecclesiastico di Brno:

    “In relazione alle Sue attività private e in seguito alla dichiarazione del Segretario generale della ČBK (Conferenza Episcopale ceca) del 6.2.2019, riguardante la Sua attività pubblica, quando è diventato evidente che non ha i prerequisiti necessari per l’ufficio di Giudice, ha perso la buona reputazione (cfr CIC 1421, 3) e non ha mantenuto il giuramento fatto, in base a 184 §1 e 149 § 1 CIC, con effetto dal 15 febbraio 2019, la depongo dall’ufficio di Giudice del Tribunale diocesano di Brno. “

    Il Vescovo Cikrle fa riferimento alla dichiarazione del Segretario Generale del ČBK Stanislav Přibyl, datata 6 febbraio 2019, che dice: “Recentemente sui media sono apparse informazioni sul lancio del sito web di Jan Rozek (www.procistoucirkev.cz), il cui scopo è di aiutare le vittime di abusi sessuali da parte di “dignitari ecclesiastici” (NdR: In realtà non ho usato questo termine). A nome della Conferenza episcopale ceca, vorrei dire che si tratta di un’iniziativa privata del sig. Rozek e raccomandiamo  di non cercare aiuto attraverso i contatti su questo sito“.

    Siccome non ho svolto altre attività se non la creazione di questo sito, è chiaro che il vescovo parla di questo servizio.

    Prima di lanciare il sito, io ero molto desideroso di ottenere la benedizione e la comprensione dei superiori. Il 2 gennaio, ho pregato il segretariato del cardinale Duka di farmi avere un appuntamento con lui, e l’ho fatto usando lo stesso canale di comunicazione con il quale io e il Cardinale avevamo comunicato per un anno con l’obiettivo di fare causa contro lo spettacolo teatrale blasfemo diffuso nella Repubblica Ceca del regista Frlić. Ho inviato varie e-mail, che contenevano sia la visualizzazione del sito web che file di testo che descrivevano come avrebbe funzionato il servizio di aiuto alle vittime.

    Ho costruito l’intero servizio e il sito web insieme a esperti seguendo le raccomandazioni al riguardo date da Papa Francesco, le dichiarazioni di monsignor Charles Scicluna e di Padre Hans Zollner. Nel sito sono disponibili documenti magisteriali e di esperti tratti dal sito web della Santa Sede e delle Conferenze episcopali che trattano questi temi.

    Poiché il servizio è stato concepito unicamente come un servizio alla Chiesa, il nostro sforzo è stato quello di fare tutto all’interno della Chiesa, lontano dai media, ma allo stesso tempo indipendentemente dall’Ordinario del luogo. Il 7 gennaio 2019 ho scritto anche al Nunzio Apostolico in Repubblica Ceca.

    Successivamente ho discusso del web e del nostro servizio con il vicario del Tribunale ecclesiastico di Brno, Monsignor Orlita. Lui, dopo una discussione di quattro ore a Roma, ha concesso che potevo aprire il sito, ma solo a condizione che lui o il vescovo potessero decidere quali erano i casi di cui mi potevo occupare: gli altri dovevo ignorarli. Una condizione che, secondo coscienza, non potevo accettare. Dal momento che la conversazione era personale, non ho prove di questo. Tuttavia, potrei parlare di altri fatti per i quali ho prove.

    Poiché il Cardinale Duka e il Nunzio non mi hanno mai risposto, sono stato costretto ad aprire il sito anche senza la loro approvazione. Subito dopo ho scritto a tutti i vescovi diocesani e li ho pregati di incontrarmi. Senza ottenere risposta da nessuno.

    Paradossalmente, il 5 febbraio il Cardinale mi ha ringraziato per il lavoro compiuto su sua richiesta fino ad allora nell’aiutarlo nella denuncia per lo spettacolo blasfemo di cui le dicevo sopra, e il giorno dopo, il 6 febbraio, l’intera CBK (la Conferenza episcopale ceca) si è opposta a me e al sito senza interrogarmi. La Chiesa del paese ha poi lanciato ripetutamente e su larga scala una campagna infamante contro la mia persona in tutti i media cattolici (giornali cattolici, televisione e radio, Acta curiae, ecc.) Tra l’altro proprio l’anno scorso avevo ricevuto anche un’onorificenza per il lavoro svolto nel Tribunale ecclesiastico di Brno.

    L’atteggiamento della Chiesa nel nostro paese è illustrata da dichiarazioni dei nostri vescovi. Il Cardinale ha detto che sugli abusi su minori nella Chiesa c’è una attenzione spropositata, che c’è un po’ di isteria al riguardo, e che abbiamo avuto solo 10 casi di abusi nel nostro paese in 30 anni: cosa che proprio il Cardinale, in quanto membro dell’Ordine Domenicano, sa che è falso.

    Sulle pagine del Vescovado di Ceske Budejovice è stato pubblicato un articolo che, secondo quanto unanimemente percepito dall’opinione pubblica, deride le vittime. Il vescovo locale Monsignor Kročil in realtà ha coperto gli autori di abusi per diversi anni e non è intervenuto fino a che la Santa Sede ha iniziato ad affrontare il problema all’inizio di quest’anno.

    Il Cardinale Duka, attraverso il suo avvocato, mi ha recentemente fatto pervenire anche una lettera di denuncia dove mi minaccia e precisa che, dopo il 25 marzo 2019, verrò accusato per le mie attività. Un tentativo di farci tacere.

    Come sa, prima di parlare con lei, Padre Zollner, ho avuto un colloquio con Monsignor Charles Scicluna, che era già parzialmente informato del caso e gli ho esposto tutte le nostre attività: lui non ha trovato nulla di male che io possa aver fatto e che possa aver danneggiato la mia reputazione di Giudice del Tribunale ecclesiastico. Reputazione che ora è stata infangata, compromettendo in Repubblica ceca ogni mio lavoro in difesa delle vittime e al servizio della Chiesa

    Con grande stima

    Jan Rozek

  • Abusi sessuali, il giudice archivia il caso Giada Vitale: niente nuovo processo per don Marino

    Abusi sessuali, il giudice archivia il caso Giada Vitale: niente nuovo processo per don Marino

    Non ci sarà alcun nuovo processo nel caso di Giada Vitale e degli abusi che la giovane di Portocannone ha subito negli anni scorsi dall’allora parroco del paese, don Marino Genova. Il Gip del Tribunale di Larino non ha accolto l’opposizione presentata dall’avvocato della ragazza alla richiesta di archiviazione avanzata dalla pm Ilaria Toncini riguardo ai fatti avvenuti dopo il compimento del 14esimo anno d’età di Giada. Il prete è già stato giudicato e condannato per i fatti avvenuti prima del 14esimo compleanno della ragazza.

    Per i fatti successivi, stando a (altro…)

  • I Liberi Pensatori denunciano il vescovo Morerod

    I Liberi Pensatori denunciano il vescovo Morerod

    Il religioso è accusato di favoreggiamento nell’ambito del caso del prete della cattedrale di Friburgo sospettato di abusi sessuali – Era stato informato nel 2011 da un’organizzazione di aiuto alle vittime

    L’Associazione svizzera dei Liberi Pensatori inoltra una denuncia contro il vescovo Charles Morerod per favoreggiamento nell’ambito del caso del prete della cattedrale di Friburgo sospettato di abusi sessuali.
    L’azione si basa sul fatto che il vescovo era stato informato nel 2011 da un’organizzazione di aiuto alle vittime delle aggressioni sessuali di un sacerdote sotto la sua autorità.
    Il reato di favoreggiamento è commesso a condizione che si possa confermare che le informazioni siano effettivamente state trasferite al capo della diocesi, ha comunicato oggi l’associazione.
    Con la denuncia penale i Liberi Pensatori vogliono garantire che le autorità inquirenti intervengano ed esaminino seriamente se il vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo sia colpevole. “Non deve più accadere che la Chiesa si comporti come uno Stato all’interno dello Stato e protegga i presunti colpevoli dall’accesso delle autorità esecutive”, sottolineano nel comunicato.
    L’indagine interna della diocesi “sulla non trasmissione di informazioni e sulla scomparsa di documenti” non basta, precisa la nota.
    L’associazione rileva inoltre che “i meccanismi di controllo della Chiesa sono assenti o incompleti”, da qui la necessità che lo Stato “diventi più attivo, nei casi di dissimulazione sistematica di abusi all’interno della Chiesa cattolica romana”.
    Una prima denuncia per abusi nei confronti del sacerdote era stata depositata a fine dicembre 2019. Un prete di origini africane attivo a Peseux (NE) aveva accusato l’omologo friburghese di averlo molestato sessualmente tra il 2008 e il 2011 a Vevey (VD). Dopo un articolo del Tages-Anzeiger, la diocesi aveva trasmesso le informazioni alla polizia cantonale vodese.

    Sempre a fine dicembre Morerod aveva quindi ordinato l’avvio di un’inchiesta ecclesiastica preliminare nei confronti del sacerdote friburghese. L’aveva affidata a un avvocato ginevrino, non cattolico, affinché fosse più libero nello svolgere il suo lavoro. Proprio da questa indagine era emerso un secondo caso risalente a oltre 20 anni fa.

  • Boy Scouts of America: il fallimento per pedofilia

    Boy Scouts of America: il fallimento per pedofilia

    I Boy Scouts of America, il più grande movimento scout degli Stati Uniti, hanno annunciato oggi di aver presentato istanza di fallimento, per le accuse di abusi sessuali che hanno portato a una serie di cause legali. L’organizzazione, che conta 2,2 milioni di membri tra i 5 e i 21 anni, ha scelto la procedura di salvaguardia per poter continuare la sua attività e creare un fondo di compensazione per le vittime di abusi sessuali, secondo una dichiarazione diffusa oggi.

    La dichiarazione di fallimento arriva mentre l’organizzazione stava affrontando centinaia di cause legali per abusi sessuali, con migliaia di presunte vittime di abusi e con un numero di membri in diminuzione. A seguito del deposito, tutte le controversie civili contro l’organizzazione sono sospese. Paul Mones, avvocato che rappresenta “centinaia di vittime di abusi sessuali in cause individuali”, ha definito con la CNN il fallimento dell’organizzazione una “tragedia”. “Questi giovani hanno prestato giuramento. Si sono impegnati a obbedire, si sono impegnati a sostenere gli scout e si sono impegnati a onorare l’organizzazione. Molti di loro sono estremamente arrabbiati”. Le vittime sostengono di essere stati accarezzati, costretti a guardare pornografia oppure a subire sesso anale o orale. Secondo una testimonianza dei capi in un tribunale lo scorso aprile, l’organizzazione riteneva che più di 7800 dei suoi ex leader fossero coinvolti nell’abuso sessuale di oltre 12mila bambini durante i 72 anni di attività.

    Kerry Lewis nel 2010 ha ricevuto 18 milioni di dollari di risarcimento. Lo stesso Mones ha detto che il suo studio legale ha ricevuto centinaia di telefonate da maschi adulti che dichiaravano di essere state vittime di abusi sessuali sulla BSA, ma molti Stati avevano leggi che restringevano le loro opzioni legali in quel momento. Solo anni dopo, quando alcuni legislatori statali hanno emanato nuove leggi che consentivano alle vittime di intentare azioni legali senza limiti è stata presentata una raffica di denunce contro l’organizzazione giovanile.

    Le indiscrezioni su una dichiarazione di fallimento giravano già nel dicembre 2018, quando il Wall Street Journal ha scritto che la BSA aveva assunto uno studio legale per chiedere assistenza su una procedura di Chapter 11. Nel frattempo l’organizzazione aveva aperto le iscrizioni anche alle ragazze per tamponare l’emorragia di iscritti. Secondo l’organizzazione le cause per abusi sessuali ad agosto erano in totale circa 120.

    La BSA, che opera nel quadro di una carta congressuale dal 1916, potrebbe aver bisogno di liquidare i danni per consentire a una nuova organizzazione con controlli migliori di entrare per colmare il vuoto, secondo quanto scrive il New York Times. Negli anni ha consentito di entrare anche a ragazzi dichiaratisi gay. L’anno scorso il gruppo Abused in Scouting ha iniziato a fare pubblicità in tutto il paese e da allora ha trovato quasi 2000 persone pronte alle denunce, tra cui una in ogni stato. I clienti andavano dagli 8 ai 93 anni. Quando gli avvocati hanno portato avanti potenziali sospetti di abuso, l’organizzazione ha dichiarato di aver avviato un’indagine e di aver inviato 120 nuovi rapporti alle forze dell’ordine.

    https://www.nextquotidiano.it/boy-scouts-of-america-il-fallimento-per-pedofilia/?fbclid=IwAR264NliyAJzb-5f6OXT7yvQDhXX2nnqNdfkaVkB7qavBZeLoEir5o5JHVQ

  • Terza inchiesta per gli abusi sessuali in cattedrale a Friburgo

    Terza inchiesta per gli abusi sessuali in cattedrale a Friburgo

    La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo vuole fare luce sulla mancata trasmissione di informazioni e la scomparsa di documenti

    La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo avvia un’altra inchiesta “interna concernente la non trasmissione di informazioni e la scomparsa di documenti” nel quadro delle accuse di abusi sessuali che riguardano il parroco della cattedrale di Friburgo. Lo annuncia la diocesi in un comunicato diramato oggi in serata.

    Complessivamente sono così in corso tre indagini: la prima è condotta dalla polizia cantonale vodese sugli aspetti penali e la seconda da un inquirente laico esterno e neutro.

    Nella nota il vescovo Charles Morerod contesta ancora una volta “vigorosamente di aver nascosto dei fatti”. “Nominare un curato essendo al corrente di simili fatti – aggiunge – non sarebbe solo falso ma anche stupido.” Da parte sua la diocesi sottolinea che “le decisioni necessarie saranno prese una volta note le conclusioni delle inchieste”.

    I fatti risalirebbero al 1998

    Lunedì scorso la diocesi aveva trasmesso alla polizia cantonale vodese nuove informazioni relative ad accuse di abusi sessuali che riguardano il parroco della cattedrale di Friburgo. Secondo la presunta vittima, un uomo oggi 39enne citato nei giorni scorsi da giornali del gruppo Tamedia, i fatti sono avvenuti nel 1998 a Torgon (VS), quando aveva 17 anni. L’uomo ha sostenuto che il sacerdote “ha abusato della mia intimità e della mia fiducia. Avevo l’impressione di essere stato violentato”.

    Stando ai giornali, Morerod era a conoscenza della vicenda dal 2011: la commissione delle vittime in Svizzera occidentale gli avrebbe consegnato un dossier sull’argomento, ma il vescovo l’avrebbe ignorato per anni.

    Nei confronti della trasmissione “Forum” della radio RTS, mercoledì Morerod ha sostenuto: “non so di cosa si parli quando si dice che sia stato informato nel 2011 (ossia prima della nomina del parroco alla cattedrale di Friburgo nel 2012, ndr). Abbiamo ancora una volta ben verificato tutti i dossier che mi sono stati trasmessi. Non ce ne sono che riguardano” il sacerdote friburghese.

    Il vescovo ha aggiunto di aver appreso che qualcosa era accaduto solo nel 2016, quando il prete gli ha comunicato “di aver avuto una storia con un uomo adulto”. Martedì Morerod ha reso noto di aver deciso di allontanare il sacerdote sotto accusa dal suo ministero, almeno fino al chiarimento degli addebiti.

    La prima denuncia a fine 2019

    Una prima denuncia per abusi nei confronti della stesso sacerdote era stata depositata a fine dicembre 2019. Un prete di origini africane attivo a Peseux (NE) aveva accusato l’omologo friburghese di averlo molestato sessualmente tra il 2008 e il 2011, a Vevey (VD). Anche in questo caso – dopo un articolo di giornale – la diocesi aveva trasmesso le informazioni alla polizia cantonale vodese.

    Sempre a fine dicembre Morerod aveva quindi ordinato l’avvio di un’inchiesta ecclesiastica preliminare nei confronti del sacerdote friburghese. L’aveva affidata a un avvocato ginevrino, non cattolico, affinché fosse più libero nello svolgere il suo lavoro. Proprio da questa indagine era emerso il secondo caso risalente a oltre 20 anni fa.

    https://www.laregione.ch/svizzera/svizzera/1418530/terza-inchiesta-per-gli-abusi-sessuali-in-cattedrale-a-friburgo?fbclid=IwAR159XSBBSriFhKNP-jjYmicIeidYRTatpcFmOp8bsMVBJoPJs2BDzsBX6E

  • Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto

    Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto

    Tre ore di tensione e preghiere poi la calca sul pacchetto riservato al pubblico in corte d’Assise. Al primo piano del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere è il giorno del giudizio. Esattamente due anni dopo il clamoroso blitz al tempio di Casapesenna, il tribunale condanna don Michele Barone a 12 anni di carcere. Per i giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presidente Maria Francica, a latere Alessandra Cesare ed Elena Di Bartolomeo, è colpevole il sacerdote ridotto allo stato laico dalla Santa Sede. Colpevole dei maltrattamenti nei confronti della vittima 13enne ma non per gli abusi sessuali ai danni di due ventenni. Barone è stato difeso dall’avvocato Camillo Irace.

    Sono colpevoli anche i genitori della minore che sottrassero la piccola, affetta dal disturbo di conversione, alle cure mediche dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, per affidarla alle esclusive preghiere di liberazione del sacerdote. La madre è stata condannata a 4 anni; il padre a 4 anni e sei mesi. Entrambi hanno già perduto la responsabilità genitoriale sulla figlioletta che sarà sospesa per nove anni. Sono stati difesi dall’avvocato Giuseppe Stellato.

    Il verdetto per il commissario di polizia Luigi Schettino è invece l’assoluzione piena. Per lui «i fatti non sussistono» e quindi non ha avuto alcun ruolo nei maltrattamenti ai danni della minore. Il commissario Schettino è stato rappresentato dall’avvocato Carlo De Stavola.

    Rinviati gli atti in Procura per Schettino e il poliziotto Vito Esposito per una condotta del 2017 relativa all’omessa denuncia.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_condannato_a_12_anni_di_carcere-5035973.html

  • Il vescovo sapeva degli abusi?

    Il vescovo sapeva degli abusi?

    La diocesi di Friborgo ha sospeso un sacerdote accusato di molestie su dei minorenni. La polizia indaga, e lo scandalo si allarga

    FRIBORGO – La diocesi di Losanna, Ginevra e Friborgo ha trasmesso lo scorso lunedì alla polizia cantonale vodese nuove informazioni relative ad accuse di abusi sessuali che riguardano il parroco della cattedrale di Friborgo. Secondo la presunta vittima, un uomo oggi 39enne, i fatti sono avvenuti nel 1998 a Torgon (VS), quando aveva 17 anni. Le nuove rivelazioni provengono dall’inchiesta canonica preliminare che riguardano un altro caso di violenze di ordine sessuale del religioso, commesse nei confronti di un prete tra il 2008 e il 2011.

    Rundschau, trasmissione della televisione della Svizzera tedesca SRF, ha diffuso questa sera la testimonianza del 39enne. Oggi in un articolo del Tages-Anzeiger, questi aveva già sostenuto che il sacerdote «ha abusato della mia intimità e della mia fiducia. Avevo l’impressione di essere stato violentato».

    Il quotidiano zurighese indica che il vescovo della diocesi di Losanna, Ginevra e Friborgo, Charles Morerod, era a conoscenza della vicenda nel 2011. La commissione delle vittime in Svizzera occidentale gli avrebbe consegnato un dossier sull’argomento. Contattato dall’agenzia Keystone-ATS, la responsabile della comunicazione della diocesi ha negato categoricamente.

    Interrogato in prima serata dalla radio romanda RTS, Morerod conferma. «Non so di cosa si parli quando si dice che sia stato informato nel 2011 (ossia prima della nomina del parroco alla cattedrale di Friborgo nel 2012). Abbiamo ancora una volta ben verificato tutti i dossier che mi sono stati trasmessi. Non ce ne sono che riguardano» il sacerdote friborghese. Il vescovo ha aggiunto di aver appreso che qualcosa era accaduto solo nel 2016, quando il prete gli ha comunicato «di aver avuto una storia con un uomo adulto». Monsignor Morerod sottolinea di non aver assolutamente saputo che l’uomo in questione in realtà era minorenne.

    Dopo aver preso atto dei nuovi elementi, la diocesi ha deciso di trasmetterli alla polizia cantonale vodese. Quest’ultima si occuperà di verificare la veridicità dei fatti.

    Ieri, Morerod ha deciso di allontanare il sacerdote sotto accusa dal suo ministero, almeno fino al chiarimento degli addebiti. Una prima denuncia per abusi era stata depositata a fine dicembre 2019. Un prete di origini africane attivo a Peseux (NE) aveva accusato l’omologo friborghese di averlo molestato sessualmente tra il 2008 e il 2011, a Vevey (VD). Anche in questo caso – dopo un articolo del Tages-Anzeiger – la diocesi aveva trasmesso le informazioni alla polizia cantonale vodese. Nessuna inchiesta era stata aperta. Dal canto suo il parroco della cattedrale, ora sospeso, ha respinto le accuse.

    Sempre a fine dicembre, Morerod aveva ordinato l’avvio di un’inchiesta ecclesiastica preliminare nei confronti del sacerdote friborghese. L’aveva affidata a un avvocato ginevrino, non cattolico, affinché fosse più libero nello svolgere il suo lavoro. Proprio da questa indagine è emerso il secondo caso risalente a oltre 20 anni fa.

    https://www.tio.ch/svizzera/attualita/1417834/il-vescovo-sapeva-degli-abusi

  • Accusato di molestie, sacerdote allontanato

    Accusato di molestie, sacerdote allontanato

    Era stato accusato dal prete attivo a Peseux. Ma è emersa anche una vicenda simile risalente a 20 anni fa

    FRIBURGO – Il sacerdote friburghese accusato di molestie sessuali nei confronti di un altro prete attivo nella Svizzera romanda è stato temporaneamente allontanato dal suo ministero. Dall’inchiesta canonica preliminare emerge un’altra accusa simile, che risale a circa 20 anni fa.
    A fine dicembre il vescovo della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, aveva ordinato l’avvio di un’inchiesta ecclesiastica preliminare nei confronti del sacerdote friburghese. L’aveva affidata a un avvocato ginevrino, non cattolico, affinché fosse più libero nello svolgere il suo lavoro.
    A margine delle indagini, la diocesi è venuta a conoscenza di una nuova accusa dello stesso tipo, risalente a 20 anni or sono e che occorre chiarire, si legge in una nota odierna. Per questo motivo il mandato dell’inchiesta è stato ampliato affinché contempli i nuovi addebiti.
    Stabilire i fatti – Allo stato attuale delle indagini e fino al chiarimento dei fatti, Monsignor Morerod ha deciso di sospendere dal suo ministero il sacerdote oggetto delle accuse. La vicenda era stata rivelata dal Tages-Anzeiger. A fine dicembre, il prete attivo a Peseux (NE) aveva accusato l’omologo friburghese di averlo molestato sessualmente tra il 2008 e il 2011, a Vevey (VD). Il vescovo aveva allora chiesto al sacerdote molestato di rivolgersi alla polizia, ma quest’ultimo non aveva però dato seguito alla richiesta. Per questo Monsignor Morerod aveva contatto personalmente l’avvocato ginevrino, affinché procedesse all’inchiesta. Dal canto suo il prete, ora sospeso, ha respinto le accuse.

    Fonte ats
    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1417539/accusato-di-molestie-sacerdote-allontanato
  • Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

    Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

    Per Máximo Paz, per ANRed – Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

    Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

    Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochatey ha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

    In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza.»

    Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

    Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

    Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

    Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità. Rete L’ABUSO

    (traduzione con Google)

  • La giustizia italiana conferma la sentenza contro l’ex sacerdote messicano accusato di pedofilia

    La giustizia italiana conferma la sentenza contro l’ex sacerdote messicano accusato di pedofilia

    ROMA (apro) .- La giustizia italiana ha confermato mercoledì la condanna imposta all’ex sacerdote messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez per aver abusato di due minori nel 2008, quando ha servito come direttore di un seminario dei Legionari di Cristo nel nord Italia.

    Il pagamento del risarcimento è stato confermato anche alle vittime, le cui esperienze erano note al pubblico fino a due anni fa.

    Lo ha riferito Apro Daniela Cultrera, avvocato dei due denuncianti, che mercoledì ha partecipato all’udienza di appello presentata dalla difesa dell’ex legionario, condannata per la prima volta a marzo dello scorso anno.

    La risoluzione è stata adottata dalla Seconda Sezione della Corte d’Appello di Torino, dopo aver ascoltato le accuse del procuratore Carlo Maria Pellicano, nonché della stessa Cultrera e dell’avvocato difensore di Reséndiz Gutiérrez, che è un fuggitivo dalla giustizia.

    Secondo Cultrera, il giudice ha respinto solo la validità degli eventi verificatisi nel 2006 e relativi a una delle due vittime, essendo caduti in prescrizione a causa delle nuove leggi emanate in Italia. Altri eventi più recenti rimangono validi, ha aggiunto.

    “Per questo motivo, sebbene la responsabilità sia stata confermata, il giudice è stato costretto a ridurre gli anni di reclusione inflitti da sette a sei anni e sei mesi”, ha dichiarato l’avvocato. “Al contrario, è stato mantenuto il (requisito di) risarcimento di 80 mila euro per ciascuna delle vittime e 10 mila euro per le loro famiglie, stabilito nella prima frase. Hanno creduto nelle vittime “, ha aggiunto.

    Informato il Vaticano

    Cultrera ha riferito che né Reséndiz Gutiérrez né la Legione hanno contattato i suoi clienti negli ultimi mesi, dopo aver saputo della prima sentenza. “Non lo hanno fatto né per scusarsi né per avviare il risarcimento”, ha detto.

    Per questo motivo, ha detto, ha informato personalmente il Vaticano del caso, attraverso una lettera che ha indirizzato alla Congregazione della Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio). “Gli ho scritto per registrare il comportamento di alcuni membri dei vertici della Legione”, ha detto Cultrera.

    Una delle preoccupazioni dell’avvocato è che il caso ricade completamente per prescrizione, motivo per cui si aspetta che la giustizia italiana continui a lavorare in tempi brevi. In ogni caso, il primo passo sarà conoscere le motivazioni alla base della sentenza odierna, un compito per il quale i giudici hanno un tempo massimo di 30 giorni.

    Scandalo parallelo

    Reséndiz Gutiérrez avrà circa tre mesi per decidere se fare appello alla Corte Suprema italiana (la Cassazione), l’ultima istanza che ha a disposizione prima che la sentenza sia considerata definitiva. Se questa possibilità non fosse scelta, il caso sarebbe considerato chiuso, dopo il termine massimo per la presentazione di quest’ultimo ricorso.

    Tuttavia, questo nuovo scandalo potrebbe avere un esito ancora più doloroso per i legionari. In effetti, si prevede che il prossimo marzo si terrà la prima udienza di una denuncia parallela che coinvolge altri membri e collaboratori dell’organizzazione cattolica messicana screditata, accusata di aver cercato di nascondere gli abusi di Reséndiz Gutiérrez.