Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: avvocato

  • Ragazzina abusata da un prete, no ai domiciliari: resta in carcere don Michele Mottola

    Ragazzina abusata da un prete, no ai domiciliari: resta in carcere don Michele Mottola

    Resta in carcere don Michele Mottola, il parroco accusato di molestie sessuali su una bambina di 12 anni che frequentava la propria parrocchia. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Antimo D’Alterio, ma ora l’ultima parola spetta ai giudici del Riesame. La richiesta di scarcerazione era stata richiesta perché secondo la difesa del parroco non sussisterebbero motivi per la detenzione carceraria, chiedendo contestualmente la misura cautelare degli arresti domiciliari come misura alternativa. La decisione verrà presa nei prossimi giorni, ma non è escluso che anche i giudici del Riesame possano rigettarla.

    Don Michele Mottola nell’interrogatorio con il gip Santoro aveva di fatto confermato il quadro accusatorio, dicendosi pentito per ciò che aveva fatto ed affidandosi alla giustizia “umana e divina”. L’uomo è attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano, ma l’avvocato ha fatto sapere che è particolarmente provato dal tutto. Dieci giorni prima del suo arresto, il padre della dodicenne presunta vittima del parroco avrebbe anche tentato di picchiarlo, speronandolo con l’automobile sull’Asse Mediano e aggredendolo fisicamente : solo l’intervento di alcuni motociclisti evitarono il peggio, ma il parroco fu costretto comunque a ricorrere alle cure mediche per le ferite subite. Lo stesso prete aveva già ammesso le proprie colpe al vescovo di Aversa, che lo aveva sospeso dal servizio ecclesiastico a maggio. Dopo il suo arresto, intervenne anche l’ordine dei giornalisti della Campania, al quale era iscritto nell’albo dei pubblicisti, sospendendolo a propria volta.

    https://napoli.fanpage.it/ragazzina-abusata-da-un-prete-no-ai-domiciliari-resta-in-carcere-don-michele-mottola/

  • «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    Ha assistito agli esorcismi, ne è rimasto «impressionato», ma durante quelle sedute Barone si è limitato a tenere per la nuca la «posseduta» e di violenze su quelle ragazze che, secondo il prete, avevano dei disturbi spirituali, lui, il poliziotto, non ne ha mai viste. Si limitava a pregare e a tenerle ferme, Barone. «Anzi, quando ci avete mostrato quel video in udienza, quel video in cui un uomo veniva percosso brutalmente, mi sono dovuto sedere, per lo choc. Semmai avessi assistito a violenze di quel tipo io, il prete, lo avrei preso a calci nel sedere».

    E poi, ha riferito Luigi Schettino, durante l’interrogatorio dei pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, e poi rispondendo al suo avvocato, Carlo De Stavola, don Michele Barone era un informatore della squadra mobile. Che ha collaborato per lungo tempo con la polizia, o meglio con il commissario Luigi Schettino (ora imputato) sia quando era a Casal di Principe che quando fu trasferito a Caserta. Le sue «informazioni» hanno avviato anche un’indagine della Dda.

    «Barone era i miei occhi e le mie orecchie». E quando Schettino arrivò al commissariato di Maddaloni fu attraverso l’esorcista che seppe dell’esistenza di una setta satanica che avrebbe avuto responsabilità in alcuni suicidi e nella sparizione di un bambino, oltre venti anni fa. Lo ha raccontato ieri Schettino, esaminato nel corso del processo per gli abusi e gli esorcismi che, meno di due anni fa ha sconvolto la diocesi di Aversa, la stessa che in questi giorni ha dovuto registrare l’arresto del prete pedofilo, reo confesso, don Michele Mottola. È di ieri sera anche il trasferimento in carcere, dopo la condanna a dodici mesi, di due giovani processati per ricatti sessuali all’ex parroco di Succivo, don Crescenzo Abbate da Giugliano. Si tratta di Yevheniy Borysyuk, 22enne ucraino residente a Succivo, e Mario Donadio, 24 anni, di Sant’Arpino.

    Schettino ha raccontato dell’esorcismo che si tenne nel castello diroccato di Maddaloni, dove, insieme all’altro poliziotto, Vito Esposito, che per il tribunale va indagato perché presente a tutti gli episodi che a Schettino sono costati il processo, accompagnarono Barone e la ragazza che oggi lo accusa di violenza sessuale che secondo il prete era indemoniata. «La ragazza entrò come in uno stato di trance, in precedenza ci aveva detto delle sette sataniche, di cavalli squartati e cortei di persone incappucciate sulla montagna, ma quello che accadde nel castello mi lasciò molto impressionato. Disse che le ossa che furono trovate durante le ricerche del bimbo sparito da Marcianise negli anni 90 non erano di un cane ma del piccolo… di quell’esorcismo c’è un video, io e Vito Esposito assistevamo a tutto ciò e facevamo luce con i cellulari, durò circa venti minuti poi le uscì un fiotto di sangue dalla bocca. Il prete pregava, la teneva per la nuca». Di tutto ciò, Schettino e Esposito fecero rapporto al pm Di Vico.

    «Gli mostrammo il video e ci chiese se non avessimo paura, dicemmo di solito noi poliziotti usiamo giubbini antiproiettile ma in questi casi.. e mostrammo la coroncina che entrambi portavamo al collo… Il pm comunque mi sembrò stupito, perché la ragazza sapeva cose che erano nel fascicolo che lui stesso aveva riaperto qualche anno prima sulla scomparsa del bambino. A ogni modo, ci disse che per riaprire l’indagine dovevamo indagare sulla setta satanica e mi disse di fare una relazione su quanto accaduto nel castello e di allegare il video. Io gli chiesi: «Ma dottore, devo scrivere «il diavolo ha detto che…» e lui disse di sì e di sottolineare che la ragazza aveva parlato del bambino scomparso». Iniziò tutto così, quindi, racconta Schettino, finito sotto processo con l’accusa di non aver fermato i maltrattamenti e di aver cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare la denuncia contro il prete e contro i genitori.

    Schettino ha anche cercato di motivare certe scelte che sembrano, obiettivamente, assurde. E per questo ha prodotto delle prove. Tra queste un audio in cui si sente la voce della bambina durante una fase di trance, ovvero, per dirla con Barone, «mentre era posseduta dal diavolo». E il «demonio» annuncia: «Prete, ti farò cacciare dalla Chiesa. E tu, poliziotto, pure me la pagherai». Un audio molto suggestivo che sembra anticipare quanto è poi accaduto. Ma che soprattutto inquadra l’atmosfera surreale che nell’ottobre del 2017 avvolgeva tutti i protagonisti di questa storia. Un clima tale che il poliziotto avrebbe cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare l’esposto contro il prete e contro i genitori. Schettino ha respinto anche questa accusa. Il processo è agli sgocciolo. La settimana prossima sul bamco salirà don Michele Barone.

  • Caso Provolo; l’Argentina chiede 45 anni per don Corradi. Si avvicina il processo anche in Italia?

    Caso Provolo; l’Argentina chiede 45 anni per don Corradi. Si avvicina il processo anche in Italia?

    ARGENTINA – Questa mattina, il procuratore capo dell’Unità per i crimini contro l’integrità sessuale, Alejandro Iturbide , ha concluso il suo appello conclusivo nel processo per abusi sessuali avvenuti per anni presso l’ Istituto Antonio Próvolo di Luján de Cuyo, chiedendo la pena di 45 anni di prigione per i sacerdoti Nicola Corradi (83) e Horacio Corbacho (59) , e 22 anni e 6 mesi per l’ex giardiniere dell’istituzione Armando Gómez .

    Nel gennaio 2017, poco dopo l’arresto di don Corradi avvenuto il 28-11-2016, la Rete L’ABUSO ha presentato ben tre fascicoli sul caso argentino, presso la procura della repubblica di Verona, la quale aveva aperto un fascicolo e espletato una serie di indagini, volte ad accertare le accuse che avanzavamo nei confronti dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, sede centrale (e responsabile giuridico) di tutti i distaccamenti sparsi nel mondo, della Congregazione di Maria per l’istruzione dei sordi, una congregazione di Diritto Pontificio, che dipende direttamente dal Vaticano.

    Come ci aspettavamo e come avevamo chiesto di accertare già nel primo dei tre fascicoli depositati, la procura (vedi documento a lato) archiviò la sola posizione del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, attribuendone però la responsabilità alla Congregazione di Maria Per l’educazione dei sordi, ravvisando che questa era al corrente delle tendenze pedofile del prete, già nel gennaio del 1970.

    Purtroppo in tutti questi anni, gli ex allievi dell’istituto non hanno mai depositato una sola denuncia alla procura, trovandosi così oggi prescritti.

    La cosa invece potrebbe essere diversa per quelle depositate nel 2017 dalla Rete L’ABUSO, in quanto i reati accertati in Argentina sono recenti e non ancora prescritti.

    Nei tre fascicoli che la Rete ha depositato a Verona, si accusavano le gerarchie di aver violato il 2 comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Ovvero, la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, sarebbe responsabile non tanto della condotta di don Corradi, ma del fatto, che pur sapendo delle sue tendenze pedofile, questa non si sia mossa per evitare che il Corradi  ne commettesse altre.

    Per il momento, non ci resta che attendere la sentenza Argentina, che data la richiesta a 45 anni di carcere avanzata dalla procura, parrebbe ormai inevitabile la condanna e l’apertura di un procedimento anche in Italia.

    Nella giornata di domani, l’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO, in conferenza con l’avvocato Carlos Lombardi – procuratore in Argentina dell’associazione – farà il punto della situazione e deciderà come muoversi, non escludendo anche azioni dall’Argentina verso l’Italia.

    Redazione Web

  • Scandalo pedofilia, don Mottola vigilato speciale in cella

    Scandalo pedofilia, don Mottola vigilato speciale in cella

    «Se c’è stata una fuga di fedeli da questa parrocchia? Chi è intelligente comprende che in chiesa si viene per ascoltare la parola del Signore, non per il parroco. Sulle vicende del mio predecessore dico solo che la giustizia sta facendo il suo corso, noi andiamo avanti. Non si chiude una chiesa perché è stato arrestato il suo parroco». Infondono speranza le parole del nuovo sacerdote nominato dal vescovo Angelo Spinillo alla guida della parrocchia di San Giorgio Martire, a Trentola Ducenta. Giovane, animatore di feste improntate alla legalità, trascinatore di anime con fantasia e forza, don Giuseppe Marino, don «Peppe», come lo chiamano tutti, è la persona giusta al momento giusto. Originario di Carinaro, con servizio prestato a Roma e a Firenze, ora è in paese per dare impulso alle attività previste nell’anno pastorale. Alle sue spalle c’è un macigno. A trasportalo, don Michele Mottola, giunto in paese nel 2017, arrestato due giorni fa con l’accusa di essere un pedofilo. Ora è guardato a vista, in carcere. La sua vittima è – per la Procura – una bambina di 11 anni che ha avuto la lucidità di registrare gli incontri.

    L’OMELIA
    «Non farò accenno ai fatti accaduti, nell’omelia di questa domenica – continua don Peppe, raggiunto al telefono – guardiamo avanti, lasciamo lavorare la magistratura. Questa comunità ha bisogno di tranquillità. Celebrerò quattro messe e spiegherò la parola di Dio». Il nuovo parroco intende voltare pagina, anche se la ferita per tutti i fedeli è ancora aperta. Il protagonista della brutta pagina di violenza su minorenne, don Michele, ieri ha trascorso la notte in carcere, in un reparto della casa circondariale di Secondigliano prevista proprio per i detenuti accusati di reati su minorenni. Domani, alle nove e trenta, il giudice che ha firmato l’arresto si recherà in carcere per interrogarlo, alla presenza del suo avvocato, Antimo D’Alterio. L’ex parroco originario di Qualiano, sospeso dal vescovo Angelo Spinillo già a maggio, potrebbe però scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere.

    LE ACCUSE
    In contemporanea, si sta cercando di capire se quei comportamenti ambigui con bambine piccole, don Michele li avesse già avuti altrove, a Caivano, per esempio. Dopo l’allontanamento da Trentola Ducenta, don Michele ha trascorso tre mesi di clausura, nel convento dei frati francescani di Giugliano in Campania, per riflettere, pregare, ritrovarsi, pentirsi. Tre mesi di isolamento imposto dal vescovo Angelo Spinillo, un procedimento necessario come l’allontanamento dalla parrocchia di San Giorgio che, di fatto, ha anche disattivato il pericolo di reiterazione del reato, che ha messo il presunto prete pedofilo in condizioni di non poter nuocere ancora. E infatti, don Michele Mottola era tornato a Qualiano, sua città d’origine, solo da qualche settimana. Il tempo per farsi trovare dalle Iene, farsi mortificare per strada, negare all’inviata dello show Mediaset quelle accuse che, invece, davanti al vescovo Spinillo ha parzialmente confermato. Dalla fine di maggio, quando la Diocesi diede notizia dell’allontanamento fornendo ai media anche le generalità del prete, fino all’arresto di due giorni fa, sono passati cinque mesi. Troppi, secondo alcuni.

    https://www.ilmattino.it/caserta/preti_pedofili_don_mottola_vigilato_speciale_in_cella-4852726.html

  • Violenta bimba di 11 anni, Don Michele inseguito e picchiato sull’asse mediano

    Violenta bimba di 11 anni, Don Michele inseguito e picchiato sull’asse mediano

    Sarebbe stato inseguito, speronato e picchiato sull’Asse Mediano già qualche giorno fa Don Michele Mottola, il parroco di Trentola Ducenta accusato di pedofilia. A rivelare il retroscena è il portale Internapoli.it.

    L’aggressione

    Don Michele si trovava in auto, lungo l’asse mediano, circa sette giorni fa, quando sarebbe stato bloccato da un parente stretto della bimba di 11 anni vittima dei suoi presunti abusi sessuali. L’uomo l’avrebbe costretto a scendere dalla macchina e poi lo avrebbe aggredito a schiaffi e pugni. Ad evitare il peggio sarebbe stato l’intervento di due motociclisti di passaggio. I centauri, assistendo all’aggressione, avrebbero difeso il parroco e placato l’ira del familiare della bambina.

    Le cure mediche

    Successivamente all’aggressione fisica, Don Michele Mottola ha fatto ricorso alle cure mediche. Poi avrebbe denunciato anche l’episodio di cui è stato vittima ai carabinieri. I militari dell’Arma hanno avviato le indagini di rito per individuare l’aggressore. Ad ogni modo l’attenzione intorno al parroco di Trentola Ducenta, trasferito nell’Agro Aversano da Qualiano lo scorso maggio, resta altissima. Oggi per lui è scattato l’arresto. A inchiodarlo gli audio realizzati dalla vittima: una bimba di 11 anni che ha registrato gli incontri a sfondo sessuale tra i due.

    L’interrogatorio

    Sempre come anticipa Internapoli.it, lunedì prossimo il pubblico ministero interrogherà Don Michele presso il carcere di Secondigliano, in presenza del suo avvocato, il dottor Antimo d’Alterio. Determinante ai fini del suo arresto sarebbe stato anche l’incidente probatorio che ha messo l’uno di fronte l’altra il prete e la bambina. Durante di esso la piccola ha confermato gli abusi subiti mentre il parroco avrebbe respinto tutte le accuse.

    https://www.teleclubitalia.it/178156/violenta-bimba-di-11-anni-don-michele-inseguito-e-picchiato-sullasse-mediano/

  • Il vescovo protegge il sacerdote pedofilo: il Vaticano lo mette sotto inchiesta

    Il vescovo protegge il sacerdote pedofilo: il Vaticano lo mette sotto inchiesta

    Un vescovo del Minnesota, in Usa, non ha denunciato un prete della sua diocesi che aveva commesso abusi per “proteggere la riservatezza della persona che aveva affermato di essere stato sessualmente abusato” da quel sacerdote che, anzi, secondo il vescovo era adatto a lavorare con i bambini. Il vescovo Michael Hoeppner della diocesi di Crookston e’ ora oggetto di un’indagine del Vaticano. Hoeppner ha sostenuto che il sacerdote in questione era “di buon carattere e di buona reputazione morale” e che lui non era a conoscenza di nulla che potesse “renderlo inadatto a lavorare con i bambini”. Pressato dall’avvocato Jeffrey Anderson, il vescovo ha pero’ poi ammesso di aver voluto “rispettare la riservatezza dell’accusatore”.

    https://globalist.it/world/2019/11/06/il-vescovo-protegge-il-sacerdote-pedofilo-il-vaticano-lo-mette-sotto-inchiesta-2048633.html

  • Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

    Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

    Guidolin, dopo il nostro articolo, ha inviato tramite il difensore una lettera in redazione.

    CATANIA – È stato condannato in appello a 12 anni di reclusione, Padre Pio Guidolin, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata. Una sentenza arrivata dopo una precisa confessione da parte dell’ex parroco del Villaggio Sant’Agata che “ha ammesso i fatti dicendo di aver fatto molto male alle vittime”. L’avvocato Vittorio Lo Presti attende le motivazioni per preparare il ricorso per Cassazione. Al difensore Guidolin ha affidato una lettera che è stata inviata in redazione, a seguito dell’articolo pubblicato il giorno dopo il verdetto della Corte d’Appello di Catania.

    “Alla luce di ciò che hanno scritto i media in relazione alla vicenda che mi riguarda, dichiaro di essere rimasto molto deluso – scrive Guidolin – per il fatto che una dichiarazione che doveva rimanere nell’ambito processuale sia stata divulgata facendomi finire nel tritacarne mediatico”. Il sacerdote, inoltre, dice “di aver dichiarato il pentimento per evitare altre sofferenze e lacerazioni. Ho capito che questa è la mia Croce e quindi devo portarla con forza”.

    Guidolin parla della sua esperienza da detenuto. “In carcere ho visto troppa sofferenza che porta le persone ad essere prigioniere nel cuore e nello spirito per colpa di tante forme di ingiustizia come è la mia esperienza che sto vivendo. Lo Stato dovrebbe riabilitare e reinserire la persona nella Società. La Giustizia dovrebbe, nella trasparenza e chiarezza dei fatti, dare luce ad una nuova vita e libertà; infine la Chiesa dovrebbe abbracciare e sostenere coloro che soffrono e coloro che restano soli”.

    E aggiunge ancora: “Non ho paura di una lettera che non doveva essere pubblicata ma ho solamente paura di chi fa del male distruggendo non solo la persona ma anche la stessa Chiesa che amo. Finisco con una frase di Nelson Mandela, anche lui provato e pentito e che alla fine diventò Presidente della stessa Nazione e disse così: “Io non ho paura, non ho paura del male che ho ricevuto ma degli amici e fratelli che non mi hanno sostenuto capito e soprattutto amato per quello che sono”.

    Guidolin continua la lettera. “Io che vengo da un paese lontano e offro la mia vita e la mia esperienza amara del carcere per gridare al mondo ed alla storia: mai più queste cattiverie e mai più queste infamità per fare delle persone non degli orchi ma uomini di speranza e di amore che amano la libertà. Auguro a tutti di trovare la forza di combattere fino alla fine dove io padre Pio “quello vivo”, con la lettera che ho scritto non sono andato nella bocca del leone ma mi sono messo in croce come quel Cristo che mi ha fatto nascere, crescere, educare e consacrare. Statemi vicini con la preghiera e con tutta l’umanità che Cristo ci ha insegnato con la sua stessa vita”.

    E conclude: “Spero che tutto questo possa essere da sprone a tante altre persone che qui in carcere trattengono le lacrime per tutte le amarezze della vita dove si perde famiglia, amici e dignità. Ringrazio la direttrice e tutto il personale carcerario, i miei fratelli carcerati per l’affetto e la stima che mi dimostrano, la forza che mi danno facendo di me un testimone della Croce. Grazie a tutti”.

    Il commento di Fernando Massimo Adonia.
    https://catania.livesicilia.it/2019/10/24/il-prete-dopo-la-condanna-io-come-il-cristo-in-croce_510934/

  • Abusi a minori, rinviata la prima udienza al “santone” Capuana

    Abusi a minori, rinviata la prima udienza al “santone” Capuana

    CATANIA. Si svolgerà davanti a una diversa composizione della seconda sezione del Tribunale di Catania e a porte chiuse, per la delicatezza dei temi trattati dal procedimento, il processo ’12 apostoli’ per presunti abusi sessuali su minorenni consumati in una comunità di ispirazione cattolica. Per questo motivo la prima udienza del procedimento è stata rinviata al prossimo 25 novembre. Tra i quattro imputati il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, 75enne bancario in pensione, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni. E’ difeso dall’avvocato Mario Brancato. Con lui a processo anche tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando le ragazze. Nel processo alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace.

    In aula era presente anche l’avvocato Giampiero Torrisi legale della Diocesi di Acireale che alla prossima udienza chiederà di costituirsi in processo come parte civile. Intanto ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento: l’ex presidente dell’Associazione cattolica cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre. Per gli altri due – l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmo’ Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, e il sacerdote, padre Orazio Caputo – è ancora pendente la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. Titolari dell’inchiesta ’12 apostoli sono il procuratore Carmelo Zuccaro, l’aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli.

    https://catania.livesicilia.it/2019/10/14/abusi-a-minori-rinviata-la-prima-udienza-al-santone-capuana_509901/?fbclid=IwAR0wsAJZOohDA3goKkNyUkza18Q3ldjnhVeBS9wZ-APVNKkRWi90CSMZyrE

  • Biella, dopo gli abusi quell’uomo circola libero. La mamma del ragazzo vittima della violenza: “Non mi aspettavo l’arresto, ma così è troppo”

    Biella, dopo gli abusi quell’uomo circola libero. La mamma del ragazzo vittima della violenza: “Non mi aspettavo l’arresto, ma così è troppo”

    Se l’è trovato seduto a pochi passi di distanza, nella stessa rivendita di kebap in cui si era fermato a piangere, è rimasto sconvolto dall’incontro inatteso ed è scoppiato a piangere. Del resto il paese è piuttosto grande per gli standard biellesi ma non certo una metropoli, ed è quindi tutt’altro che improbabile che le strade di chi gli abusi li ha subiti e di chi è accusato di averli compiuti si incrocino. Questo è solo uno degli episodi che rendono la vita difficile alla famiglia del quattordicenne che, ritiratosi in chiesa per pregare, era stato avvicinato da un uomo di 54 anni che in parrocchia svolgeva, non ufficialmente, le funzioni del sacrestano che l’aveva costretto a subire una pratica sessuale.

    Nonostante gli fosse stato intimato di non parlare dell’episodio, il ragazzo si era confidato con la madre che aveva sporto denuncia ai carabinieri. Il caso era quindi finito in tribunale, ma una perizia dello psichiatra Daniele Barone aveva stabilito che il cinquantenne è incapace di intendere e volere ma non pericoloso socialmente, il che ha posto fine all’iter giudiziario. L’uomo è stato rimesso in libertà senza restrizioni e riaffidato al suo tutore, un avvocato.

    Una decisione che la madre del quattordicenne non riesce ad accettare. «Sono arrabbiata – spiega – perché mi raccontano che continua a frequentare la chiesa, e lo vedo qualche volta ai giardinetti, che sono frequentati anche da bambini e ragazzi. Non parlo per desiderio di vendetta ma neanche posso ignorare quello che ha fatto».

    Alcune mamme della zona hanno deciso di interessarsi e stanno creando un gruppo e anche l’associazione nazionale contro la pedofilia «Rete l’abuso» l’ha contattata per offrirle un supporto.

    «Mi sarebbe stato di conforto se ci fosse stata qualche presa di posizione ufficiale, almeno da parte del parroco, avrebbe attenuato il malessere che mi porto dentro e che aumenta tutte le volte che lo incontro. La mia paura è che poi possano ripetersi episodi come quello che ha visto mio figlio protagonista o, ancora peggio, che si siano già verificati ma le famiglie abbiano avuto paura di denunciare i fatti».

    https://www.lastampa.it/biella/2019/10/13/news/biella-dopo-gli-abusi-quell-uomo-circola-libero-la-mamma-del-ragazzo-vittima-della-violenza-non-mi-aspettavo-l-arresto-ma-cosi-e-troppo-1.37736963

  • Pedofilia, i sacerdoti predatori dell’abbazia di Monserrat

    Pedofilia, i sacerdoti predatori dell’abbazia di Monserrat

    Decine di giovani abusati dal 1960 al 2000. Dopo decenni di silenzio le vittime denunciano le sevizie: lo scandalo colpisce uno dei monasteri più celebri del paese, meta ogni anno per milioni di pellegrini

    A poco piú di un’ora da Barcellona, direzione entroterra, si innalza la montagna piú emblematica della Catalogna. È il massiccio del Motserrat, un complesso di rocce che si erigono ex abrupto, una catena formata da vari picchi brulli che sembra la scenografia di un racconto di fate. La cima più alta del Montserrat raggiunge mille e duecento metri.

    Nell’ 880 dei pastori scorsero una luce in una grotta, entrarono e trovarono l’iconografia di una vergine mulatta. Quando i pastori avvisarono il vescovo di Manresa, si cercò di spostare la figura al santuario piú vicino. Ma la figura della Madonna divenne improvvisamente pesante. Fu costruita una cappella. Centocinquanta anni più tardi furono messe le basi per quello che oggi è uno dei monasteri benedettini più famosi di Spagna, con un flusso turistico che potrebbe competere con Disney-Land.

    Al Montserrat ci si arriva a piedi, in bicicletta, in macchina, in treno, in metro, con la funivia. Inoltre c’è uno dei cori di voci bianche più apprezzati della penisola iberica. La domenica, alle messe dell’abbazia del Montserrat c’è la tendenza pronunciata a valicare i confini spirituali con quelli temporali: celebri sono le omelie pronunciate dall’abate Josep Maria Soler, nelle quali inneggia all’indipendentismo denunciando la dittatura dello stato spagnolo.

    E invece qualche giorno fa, mentre chiedeva «perdono» alle vittime degli abusi sessuali avvenute nella sua stessa abbazia, lo stesso abate Josep Maria Soler non sembrava possedere più nulla di quel fuoco né di quell’entusiasmo politico. Nessuna emozione. Nessuna empatia si leggeva sul suo volto. Potrebbe star leggendo un atto notarile. La testa bassa, non ha quasi mai alzato lo sguardo dal foglio che manteneva con entrambe le mani. Ha chiesto. Dicendo che l’abbazia farà di tutto per riparare al danno. Poi ha promesso che se ci sarà bisogno chiederà scusa nuovamente. Che ci saranno controlli più stretti.

    Qui tra questi massicci fuori dal tempo, una commissione interna composta da tre membri: Begoña Elizalde, psicologa, Cristina Vallejo, avvocato, Xavier Pomés, medico, ha portato alla luce 14 casi accertati di abusi sessuali, in un periodo che va dal 1960 al 2000.

    Secondo le ricostruzioni e le interviste a otto delle vittime ormai adulte, i casi certi sono ad opera di due monaci. Il primo sembra abbia compiuto “solo” due abusi alla fine degli anni sessanta. Non si forniscono altre informazioni perché, si afferma, è un ex monaco che ha ammesso questi due abusi, che ha novanta anni, che ha una famiglia, e che già nel 1980 si era allontanato di sua volontà dall’abbazia.

    E in più, ammette lo stesso abate Josep Maria Soler in un’intervista a La Vanguardia “perché il nome dell’abusatore si potrebbe confondere con un monaco più giovane in quanto possiedono lo stesso nome e le stesse iniziali del cognome». Alle timide domande dei giornalisti riguardo al perché ci volle tanto tempo, dalla fine degli anni sessanta al 1980, e che alla fine tal monaco se ne andò di sua volontá, Josep Maria Soler e la comunità del Montserrat affermano che l’allora abate in carica aveva immediatamente allontanato il monaco. Come?

    Inviandolo ad un altro monastero. E dopo spedendolo in Francia a studiare.

    Del secondo monaco invece sappiamo tutto. Andreu Soler si occupava degli scout Els Noi de Servei dell’abbazia. Nelle pagine della commissione si fa riferimento a Andreu Soler come un «predatore sessuale e pederasta», che faceva degli abusi «una condotta di vita reiterata», specialmente su adolescenti tra i 15 e i 17, ma a volte anche su adolescenti maggiorenni.

    Tra il 1972 e il 2000 Andreu Soler ha agito indisturbato. La commissione afferma che non c’è la certezza che i vertici dell’abbazia fossero al corrente degli abusi. Ma nel 1999 arrivano le prime denunce. E di nuovo, Andreu Soler rimane lí dov’era. Fino al 2008, anno della sua morte. Com’è facile costruire il mostro e gettargli fango in faccia una volta che il mostro è morto. Miguel Angel Hurtado, la prima vittima che denunciò gli abusi di Andreu Soler nell’anno 1999, e che da allora capeggia la crociata di tutte quante le vittime, afferma che la commissione «non è credibile, non è leggittima né indipendente e che mira solamente a minimizzare il danno mediatico dell’abbazia del Montserrat».

    E si dice insoddisfatto anche riguardo al numero delle vittime come quello dei carnefici. «Solo la giustizia civile potrà fare giustizia» rincalza. E per finire, oltre al danno c’è la beffa: nel 2007 esce un libro pubblicato direttamente dalla casa editrice dell’abbazia del Montserrat che elogia il mandato e il lavoro del «predatore sessuale e pederasta» Andreu Soler. É l’anno in cui giá l’attuale abate Josep Maria Soler è a conoscenza dei fatti.

    «Allora questo monaco ( Andreu Soler) era malato di cuore e cominciava la dialisi», dice Josep Maria Soler a La Vanguardia, «Solo pochi monaci sapevano, e il direttore delle pubblicazioni dell’abbazia non era tra questi. E riguardo le pubblicazioni che escono io non ho potere, il direttore delle pubblicazioni possiede piena libertà se fosse successo oggi sarei molto piú puntiglioso e gli spiegherei i fatti alla casa editrice. Hurtado ha ragione a lamentarsi riguardo gli elogi del libro al monaco».

    Ebbene bisognerebbe, giusto per onore di cronaca, andare a controllare adesso quanto pesa quell’iconografia della Vergine trovata piú di mille anni fa. Magari ora è talmente leggera da alzare i tacchi e andarsene via da sola.