Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    NEW YORK-ADISTA. «Zio Ted»: con questo nome era familiarmente chiamato, dalla famiglia di James (il nome completo della vittima non è noto), colui che poi diventerà la stella del firmamento episcopale statunitense, il card. Theodore McCarrick, oggi 88enne, il più importante prelato ad essere accusato di abusi sessuali e pedofilia, rimosso dal proprio ministero (v. Adista Notizie n. 24/18). All’inizio di luglio, dopo aver appreso delle accuse «credibili e sostanziate» contro McCarrick di un uomo abusato 50 anni fa (da chierichetto, 16enne), James, che ora ha 60 anni, ha capito di non essere solo e si è deciso a parlare, sporgendo il 16 luglio denuncia alla polizia in Virginia, dove attualmente vive. La sua storia, raccontata dal New York Times (19/7), è agghiacciante.

    “Zio Ted”

    James aveva 11 anni quando il predatore, di famiglia a casa sua (era il migliore amico dello zio, e James era stato il primo bambino ad essere battezzato da lui, fresco di ordinazione, nel 1958), si era infilato nella sua camera da letto per cambiarsi il costume da bagno e gli aveva ordinato di farsi guardare, nudo. «Vedi, siamo fatti nello stesso modo, va tutto bene », gli aveva detto, spogliandosi a sua volta. Quello fu il primo di numerosissimi altri episodi. James fu abusato per circa 20 anni. Cercò di confidarlo a suo padre, ma il prete era talmente amato nella sua famiglia e considerato talmente irreprensibile, che la semplice idea risultò non credibile. Anzi, il fatto stesso di essere stato battezzato da lui rese lo stretto rapporto, sotto gli occhi di tutti, quasi un privilegio, come conferma la sorella Karen: «Ci veniva spiegato che Jimmy era speciale per padre McCarrick per il fatto che era stato il suo primo battesimo. Ho sempre pensato a lui come allo zio Teddy. Era come gli altri zii, parte della nostra vita».

    Ma gli abusi ormai erano cominciati e si sarebbero ripetuti moltissime volte nel corso degli anni, senza mai peraltro arrivare a rapporti sessuali completi ma fermandosi alla masturbazione: nessun gesto di affetto, nessun bacio, pura meccanica. James aveva vissuto con difficoltà il trasferimento della sua famiglia sulla West Coast e McCarrick, che andava a trovarli spesso, era sempre molto vicino al ragazzo, aiutandolo a inserirsi nella nuova scuola. A 13 anni, questi fu toccato dal prete, e la cosa continuò in parcheggi e luoghi appartati; a 15 James venne ubriacato con vodka in un ristorante di San Francisco e poi fu portato nell’hotel dove McCarrick soggiornava. «Ero assolutamente disgustato e terrorizzato – ricorda James –, avevo paura, che cosa avevo fatto?». A 16-17 anni, in un campeggio con altri ragazzi nello Stato di New York (descritto anche da altre vittime, che vissero la stessa esperienza), nuovamente venne abusato, costretto a dormirgli nudo accanto. Gli incontri proseguirono anche quando il ragazzo si arruolò in Marina e venne mandato prima a Chicago, poi in California: McCarrick andava a trovarlo e lo presentava al jet set come suo “nipote”.

    Una carriera inarrestabile

    Quando James lasciò l’esercito e tornò nella East Coast, nel 1980, nel frattempo McCarrick aveva cominciato la sua inarrestabile carriera sotto il pontificato wojtyiliano, prima come ausiliare di New York (1977- 81), poi come ordinario a Metuchen, New Jersey (1981-86), prima di diventare arcivescovo della importante diocesi di Newark (con più di un milione di abitanti, 1986-2000) e infine di Washington (2000- 2006), quando poi fu fatto cardinale e diventò uno dei porporati più potenti a livello globale. Nel 1986 fece un viaggio in Polonia e fu eletto presidente della commissione dei vescovi Usa per l’aiuto alle Chiese dell’Europa centro-orientale, per la migrazione e la politica internazionale; nel 1988 incontrò Fidel Castro. È proprio nei primi anni ’80 che James comincia a crollare: beve e si droga, anche se, nel 1985, tenta di staccarsi dal vescovo sposandosi. Nel 1989, quando va a chiedere a McCarrick del denaro e questi glielo rifiuta, ponendo fine alla relazione, James, invece di provare sollievo, sprofonda: «È finita, mi ha buttato via», si dice. Il suo matrimonio fallisce e nel 1991 tenta il suicidio. La disintossicazione che intraprende, per fortuna, ha successo. Comincia a parlare con qualcuno (anche con alcuni terapisti) di quanto ha subìto, ma in famiglia nessuno è disposto a credergli: lo zio amico di McCarrick gli consiglia di portarsi il segreto nella tomba. Ora, però, James è deciso ad andare avanti nella denuncia anche per aiutare altre vittime. Il rapporto che ha consegnato alla polizia, ha spiegato il suo avvocato, sarà inoltrato al dipartimento che si occupa di reati sessuali a San Francisco, nel New Jersey e a New York.

    Non solo bambini

    Ancora una volta, la Chiesa era, almeno in parte, al corrente di quanto avveniva. Interviste e documenti ottenuti dal New York Times dimostrano infatti come la gerarchia della Chiesa fosse da decenni a conoscenza almeno degli abusi sessuali perpetrati da McCarrick contro seminaristi adulti. Tra il 1994 e il 2008, alcuni seminaristi si rivolsero ai vescovi statunitensi, al nunzio pontificio e anche a papa Benedetto XVI per denunciare abusi di cui McCarrick si era reso responsabile. Sono stati anche pagati segretamente, dalle due diocesi del New Jersey in cui il vescovo aveva esercitato il suo ministero, risarcimenti a un ex prete, Robert Ciolek, nel 2005 (80mila dollari, senza ammissione di colpa né possibilità di parlare all’esterno), che ha denunciato molestie risalenti agli anni ’80, quando McCarrick era già vescovo, e a un altro ex seminarista, che nel 2007, in seguito ad analoghe denunce, ricevette dalla Chiesa 100mila dollari. Ciolek, allora ventenne, aveva già vissuto un abuso sessuale a scuola e si era confidato con McCarrick: «Avevo fiducia in lui, lo ammiravo. Non potevo immaginare che avesse altro in mente se non il mio bene». Nel frattempo McCarrick si segnalava come uno tra i prelati più fermi nel sostenere la nuova politica episcopale di tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

    Secondo quanto ha raccontato Ciolek, McCarrick portava alcuni seminaristi e giovani preti a trascorrere il weekend in una piccola casa al mare a Sea Girt, nel New Jersey, che aveva fatto comprare alla diocesi nel 1984. Dopo cene e fiumi di birra, ne sceglieva uno, che avrebbe trascorso la notte con lui. I seminaristi erano lusingati dal fatto di ricevere queste attenzioni, ma allo stesso tempo disgustati: nessuno ambiva a essere scelto, ricorda Ciolek, oggi 57enne. Con lui, McCarrick non si spinse mai a carezze «al di sotto della vita». Anche qui, nessun gesto di affetto.

    Ciolek, oggi avvocato, nel 2004, dopo aver fatto un percorso di counselling, si decise a sporgere denuncia. Nel 2005 ottenne il risarcimento dalle diocesi di Metuchen, Trenton e Newark.

    La prima denuncia documentata, però, arrivò al nuovo vescovo di Metuchen, mons. Edward T. Hughes, al più tardi nel 1994. Il prete che la presentò si autodenunciava: gli abusi subiti per mano di McCarrick negli anni ’80, con il trauma sessuale ed emotivo connesso, lo avevano portato a sua volta a comportamenti inappropriati nei confronti di due quindicenni. Il prete venne mandato in terapia in un’altra diocesi, ma nessuna misura venne presa contro McCarrick, che anzi nel 1995 ospitò a Newark papa Woytyla e celebrò con lui una messa. Il prete abusato da McCarrick, invece, nel 2004, fu costretto – in base alle nuove linee di tolleranza zero nel frattempo entrate in vigore e a causa di quella confessione di anni prima prima – a rinunciare al proprio ministero. Nel 2007 riceverà un risarcimento di 100mila dollari.

    Nel 1999 Ciolek fu convocato da colui che era stato il segretario di McCarrick a Metuchen per sapere se intendeva fare una denuncia formale contro la diocesi; rispose di no e l’uomo espresse sollievo. Qualche mese dopo McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington e ricevette la porpora cardinalizia.

    Un altro Maciel?

    Ma la cosa più grave è che il Vaticano fu informato del comportamento di McCarrick, e non fece nulla. P. Boniface Ramsey, docente risultaal Seminario della Seton Hall University di Newark dal 1986 al 1996, che aveva raccolto le confidenze dei seminaristi sui weekend di abusi al mare con McCarrick, ne parlò infatti con il nunzio papale mons. Gabriel Montalvo e, su incoraggiamento di questi, inviò una lettera in Vaticano. Non ricevette mai risposta. L’astro di McCarrick raggiungeva il suo massimo fulgore nella Chiesa wojtyliana: come fund-raiser, da presidente della Papal Foundation – organismo nato nel 1988 come grande collettore di denaro che la Chiesa Usa voleva destinare al papa – versò nelle casse vaticane milioni di dollari. Ma Wojtyla, pur consapevole delle denunce contro il prelato, si comportò con lui esattamente come con l’altro grande finanziatore vaticano e suo grande amico, il fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo Marcial Maciel Degollado: ignorando le accuse di cui era oggetto. Nel 2006, McCarrick andò in pensione, proprio al compimento dei 75 anni.

    Ma Ramsey continuò a allertare il Vaticano. Nel 2008 tornò alla carica con l’arcivescovo di New York card. Edward Egan, che però lo liquidò rapidamente. E nel 2015 parlò con il card. Sean O’Malley, della Commissione pontificia per la Tutela dei minori. Anche in questo caso, nessun risultato: «Ho lanciato allarmi per 30 anni e non sono arrivato da nessuna parte», ha detto.

    Anche un ex prete, Richard Sipe, esperto nel campo degli abusi sessuali, si rivolse al Vaticano. Nel 2008 scrisse a papa Ratzinger, riferendo delle “gite” di McCarrick con i seminaristi al mare, «ampiamente note da decenni». E se è vero, come è stato notato da alcuni, che molestie a un adulto da parte di un superiore non sono considerate esplicitamente come un crimine dal Diritto canonico, vi è però un canone che punisce l’abuso di potere ecclesiastico: ma non è mai stato applicato a McCarrick.

    Di certo, la denuncia di abusi perpetrati su adulti – ulteriore risvolto della stessa piaga – è in crescita, forse in conseguenza del movimento #Metoo, secondo quanto riferisce p. Hans Zollner, a capo della Task Force contro gli abusi su minori della Pontificia Università Gregoriana e uno dei massimi esperti sulla questione (New York Times, 16/7). La rete di preti e religiosi Catholic Whistleblowers ha chiesto di recente ai vescovi statunitensi di estendere la categoria delle vittime agli adulti, anch’essi vittime di quello stesso abuso di potere che è all’origine del fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa. Nel frattempo, se non altro, Ciolek ha ricevuto le scuse del card. Joe Tobin di Newark e del vescovo di Metuchen mons. James F. Checchio. Ed è stato esonerato dall’obbligo di non parlare.

    https://www.adista.it/articolo/59269

  • Pedofilia, il cardinale Ezzati indagato per occultamento di abusi

    Pedofilia, il cardinale Ezzati indagato per occultamento di abusi

    Il procuratore della regione di O’Higgins, in Cile, Emiliano Arias ha confermato a Radio T13 che l’arcivescovo di Santiago, cardinale Riccardo Ezzati, alla guida della diocesi di Santiago del Cile, in regime di proroga, e’ indagato per presunti occultamenti in alcune note vicende di pedofilia da parte di membri del clero, in particolare due: nel caso dell’ex cancelliere dell’Arcivescovado, padre Oscar Munoz Toledo, attualmente in carcere e poi anche nel caso conosciuto come “La Familia”, nella citta’ di Rancagua, vale a dire un’organizzazione di sacerdoti che trafficava attivita’ omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno, vicenda denunciata ai tribunali dall’emerito Alejandro Goic. Lo riferisce il Sismografo, sito di informazione vaticana. Per Arias in queste due vicende si potrebbero riscontrare elementi sufficienti che “configurano il crimine di occultamento”. Nel caso specifico di padre Oscar Munoz Toledo, il procuratore ha detto: e’ un dato di fatto ormai, e non puo’ essere smentito in alcun modo, che la chiesa era a conoscenza che c’erano piu’ vittime di abusi e non solo il minore parente che appariva nell’autodenuncia di padre Munoz Toledo del gennaio scorso.

    Inoltre, ha precisato di ritenere una cosa molto grave che la chiesa di Santiago non abbia fatto la denuncia necessaria presso i tribunali ordinari limitandosi a trattare la questione solo nelle sue strutture interne. La giustizia, in questo caso e cosi’ sara’ d’ora in poi, ha agito motu proprio poiche’ l’arcivescovado non sembrava in grado di reagire. In questa linea, ha osservato Arias, “qualsiasi organizzazione, sia essa la chiesa cattolica o un’istituzione privata, non puo’ essere dispensata dal dovere morale e civico di denunciare davanti alla giustizia civile fatti cosi’ gravi come sono gli attacchi sessuali contro minorenni”. Arias poi ha affermato che “una piccola modifica legale sarebbe salutare per rendere obbligatorio per i sacerdoti denunciare questo tipo di crimine, cosi’ come lo e’ per altri professionisti, come gli insegnanti”.

    Infine, riferisce ancora il sito Il Sismografo, Arias ha sottolineato che nel caso di Riccardo Ezzati e’ sotto indagine il suo ruolo in queste vicende e si tratta di precisare con severita’ quanto il cardinale sapeva e quanto non sapeva. Siamo aperti a tutte le ipotesi ha aggiunto alla fine. Intanto la stampa cilena in queste ore ricorda che non e’ questa la prima volta che il cardinale Ezzati e’ accusato di fatti simili, cioe’ occultamento e copertura. L’avvocato di alcune delle vittime di Fernando Karadima, ex parroco di El Bosque, Juan Pablo Hermosilla, intento’ anni fa un processo per insabbiamento contro Ezzati e anche contro l’ex arcivescovo di Santiago, il cardinale Francisco Javier Errazuriz, ma la prescrizione dei reati blocco’ tutto. Poi Hermosilla aveva osservato: “Anche se e’ vero che il cardinale Ezzati non era obbligato a denunciare, il suo comportamento intorno agli abusi e’ stato quello di impedire che fossero conosciuti dalla comunita’ e dalla giustizia criminale”.

    https://www.nuovosud.it/78638-fattinotizie/pedofilia-il-cardinale-ezzati-indagato-occultamento-di-abusi

  • Pedofilia, indagato l’arcivescovo di Santiago del Cile: ha coperto abusi sessuali

    Pedofilia, indagato l’arcivescovo di Santiago del Cile: ha coperto abusi sessuali

    Ricardo Ezzati, avrebbe occultato le violenze di padre Oscar Munoz Toledo e quelle di un’organizzazione di sacerdoti che trafficava attività omosessuali e pedofile in modo sistematico

    Il cardinale Ricardo Ezzati, alla guida della diocesi di Santiago del Cile, in regime di proroga, è indagato per presunti occultamenti in alcune note vicende di pedofilia da parte di membri del clero. La conferma è arrivata dal procuratore della regione di O’Higgins, in Cile, Emiliano Arias.
    Due in particolare le vicende sulle quali il cardinal Ezzati avrebbe coperto gli abusi sessuali: quello dell’ex cancelliere dell’Arcivescovado, padre Oscar Munoz Toledo, attualmente in carcere, e poi nel caso conosciuto come “La Familia”, nella città di Rancagua, vale a dire un’organizzazione di sacerdoti che trafficava attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno, vicenda denunciata ai tribunali dall’emerito Alejandro Goic.
    La notizia è stata riportata dal Sismografo, sito di informazione vaticana. Per Arias in queste due vicende si potrebbero riscontrare elementi sufficienti che “configurano il crimine di occultamento”.
    “E’ un dato di fatto ormai – ha detto il procuratore sul caso specifico di padre Oscar Munoz Toledo – e non può essere smentito in alcun modo, che la chiesa era a conoscenza che c’erano più vittime di abusi e non solo il minore che appariva nell’autodenuncia di padre Munoz Toledo del gennaio scorso. E’ inoltre molto grave che la chiesa di Santiago non abbia fatto la denuncia necessaria presso i tribunali ordinari limitandosi a trattare la questione solo nelle sue strutture interne. La giustizia, in questo caso e così sarà d’ora in poi, ha agito motu proprio poiché l’arcivescovado non sembrava in grado di reagire”.
    In questa linea, ha osservato ancora Arias, “qualsiasi organizzazione, sia essa la chiesa cattolica o un’istituzione privata, non può essere dispensata dal dovere morale e civico di denunciare davanti alla giustizia civile fatti così gravi come sono gli attacchi sessuali contro minorenni”.
    Arias poi ha affermato che “una piccola modifica legale sarebbe salutare per rendere obbligatorio per i sacerdoti denunciare questo tipo di crimine, così come lo è per altri professionisti, come gli insegnanti”.
    Intanto la stampa cilena in queste ore ricorda che non è la prima volta che il cardinale Ezzati è accusato di occultamento e copertura. L’avvocato di alcune delle vittime di Fernando Karadima, ex parroco di El Bosque, Juan Pablo Hermosilla, intentò anni fa un processo per insabbiamento contro Ezzati e anche contro l’ex arcivescovo di Santiago, il cardinale Francisco Javier Errazuriz, ma la prescrizione dei reati bloccò tutto.
    “Anche se è vero che il cardinale Ezzati non era obbligato a denunciare – ha sottolineato Hermosilla – il suo comportamento intorno agli abusi è stato quello di impedire che fossero conosciuti dalla comunità e dalla giustizia criminale”.

    https://globalist.it/world/2018/07/18/pedofilia-indagato-l-arcivescovo-di-santiago-del-cile-ha-coperto-abusi-sessuali-2028070.html

  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • Pedofilia nella Chiesa, nuovo dossier alle Hawaii

    Pedofilia nella Chiesa, nuovo dossier alle Hawaii

    Cinquanta dettagliate pagine descrivono gli abusi sessuali sui minori praticati nella diocesi di Honolulu, che copre l’intero stato delle Hawaii

    In merito ai casi di pedofilia negli Stati Uniti, una nuova relazione sugli abusi sessuali sui minori perpetrati nella diocesi di Honolulu, che copre l’intero stato delle Hawaii, è stata diffusa dai sostenitori delle vittime degli abusi.

    Attraverso cinquanta dettagliate pagine, curate dallo studio legale Jeff Anderson & Associati del Minnesota, sono descritti i motivi principali per i quali la diocesi non è riuscita a proteggere i bambini e viene fornito un elenco degli accusati del clero, con tutti i nomi, spesso affiancati dalle loro foto, le schede che descrivono le accuse di abusi e la cronologia delle loro assegnazione ministeriali.

    Il rapporto dello studio legale è arrivato quando le Hawaii hanno aperto una finestra biennale, per i sopravvissuti agli abusi, per presentare una causa civile contro i loro abusatori e le istituzioni che li hanno protetti.

    In una conferenza stampa che ha accompagnato la pubblicazione del rapporto l’avvocato Mark Gallagher, affiliato dello studio Anderson con sede a Honolulu, ha spiegato quello che la relazione definisce “una storia orribile che ha esposto i bambini nelle loro scuole e parrocchie ai sexual abusers”.

    In pratica la chiesa delle Hawaii era più preoccupata della propria reputazione che della protezione dei bambini. La leadership cattolica non agiva quando era segnalato un abuso e i casi di abuso o di pedofilia sono stati trattati come questioni di giurisdizione ecclesiastica piuttosto che come reati.

    Altri due fattori hanno reso unico il caso Hawaii, secondo il rapporto. In primo luogo, il defunto Joseph Ferrario, che prestò servizio come sacerdote sulpiziano nella diocesi a partire dal 1957 e come vescovo dal 1982 al 1993, fu lui stesso un abusatore.

    “Era stato un problema per un certo numero di anni, eppure è stato elevato alla posizione di vescovo”, ha detto Gallagher, aggiungendo che “nulla di significativo è mai stato fatto” a causa della cultura della segretezza che vigeva nella chiesa delle Hawaii.

    In secondo luogo, la diocesi era diventata una “discarica di chierici in difficoltà al di fuori dell’isola”, ha detto Gallagher, abusatori che sono stati spediti alle Hawaii perchè “la geografia, la posizione e l’isolamento unici delle isole hawaiane hanno creato un ambiente che proteggeva coloro che abusavano dei bambini, permettendo loro di prosperare a spese dei bambini stessi”, come afferma il rapporto.

    Oltre ai profili dei sacerdoti accusati degli abusi, il rapporto include anche un testo del 2015, a cura del domenicano Padre Thomas Doyle, un canonista che ha lavorato come segretario presso l’ambasciata vaticana a Washington, in alcuni anni della decade degli ’80 del secolo scorso, ed era stato coinvolto nel processo di vagliare i nuovi vescovi quando sorgevano posti vacanti.

    Nel 1981, dopo il ritiro del precedente vescovo, il delegato apostolico negli Stati Uniti iniziò il solito processo di ricerca di un sostituto e fu allertato da varie accuse di cattiva condotta sessuale nei confronti di Ferrario che furono trasmesse al Vaticano.

    “Il Vaticano è stato informato che c’erano serie accuse contro Ferrario, non solo di comportamenti omosessuale con uomini, ma anche con ragazzi”, ha scritto Doyle nel suo rapporto. Ma in Vaticano “hanno scelto di ignorare gli avvertimenti e hanno nominato Ferrario come vescovo”.

    Anche il senatore statale delle Hawaii Maile S. L. Shimabukuro, lo sponsor principale della legislazione che ha aperto la nuova finestra di segnalazione, ha partecipato alla conferenza stampa. “Spero che quelli là fuori che ci guardano abbiano il coraggio di farsi avanti se sono stati vittime di abusi sessuali”, ha detto. “Ora c’è tempo fino ad aprile 2020 per presentare un reclamo civile”.

    Questa non è la prima volta che le Hawaii hanno aperto una finestra retroattiva, per le vittime di abusi sessuali su minori e di atti di pedofilia, per presentare cause civili contro i loro abusatori e le istituzioni che hanno contribuito a coprirle. Opportunità simili sono state offerte dal 2012 al 2016.

    Con Papa Benedetto XVI la Chiesa si è mobilitata fortemente per fare emergere sia i casi di abusi su minori che quelli di vera e propria pedofilia praticati da parte dei chierici. Il lavoro continua sotto l’attuale pontificato di Papa Francesco.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-hawaii-nuovo-dossier-1554244.html

  • Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Rodolfo Fiesoli torna libero. Il fondatore della comunità per minori maltrattati Il Forteto di Vicchio (Firenze), al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Il 23 dicembre scorso venne accompagnato dai carabinieri nel carcere di Sollicciano.

    Fiesoli, 77 anni, è stato scarcerato perché la sentenza della Cassazione del 22 dicembre 2017, che pure lo condannava a scontare la pena residua, non è da considerarsi definitiva: ci sono annullamenti di alcune parti che fanno di Fiesoli ancora un imputato e non un condannato ‘per sempre’, quindi può aspettare ‘fuorì i futuri giudizi.

    La decisione è del 5 luglio ed è stata presa dalla prima sezione su un ricorso fatto dai difensori, gli avvocati Oliviero Mazza e Lorenzo Zilletti. Ricorso discusso e respinto in corte di appello a gennaio, quindi, quasi dimenticato dall’opinione pubblica, portato davanti alla Suprema Corte che, tre giorni fa, appunto, ha deciso. «Dal tenore della decisione, di cui non sono ora note le motivazioni – affermano i difensori – è facilmente arguibile come sia stata accolta in pieno la tesi della difesa circa l’impossibilità di eseguire una pena che non abbia i caratteri di certezza e irrevocabilità.

    Va ricordato, infatti, che la vicenda processuale di Fiesoli non è ancora conclusa perché dovrà celebrarsi un giudizio di rinvio a seguito di alcuni annullamenti pronunciati dalla Corte Suprema il 22 dicembre 2017». Annullamenti con rinvio che riguardano un caso di violenza sessuale su un giovane (è da stabilire se fu violenza semplice o ‘di gruppò) e altri per l’inadeguatezza della motivazione dei giudice della corte di appello riguardo alla determinazione della pena in continuazione di reato su tutte le accuse diverse dalla pena base. La procura generale ha notificato la revoca della carcerazione a Fiesoli il 6 luglio.

    Ora il ‘gurù, che dagli adepti si faceva chiamare ‘profetà, – e che da sei mesi e mezzo (23 dicembre 2017) era nel carcere di Sollicciano, a Firenze -, si trova in una località segreta. Al Forteto non è più tornato dal 2011, quando venne arrestato era in una casa a Pelago (Firenze). Non emergono commenti dalla procura di Firenze, mentre per il deputato Stefano Mugnai (Fi), che da consigliere regionale aveva guidato la commissione di inchiesta dell’Assemblea toscana, «fa male sapere che sia stato scarcerato». Per l’onorevole Giovanni Donzelli (FdI), anche lui impegnato a denunciare la vicenda quando era in Regione, osserva che solo per le vittime di questa storia vale il «fine pena mai» e annuncia che lavorerà per istituire una commissione parlamentare.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/forteto_fiesoli_scarcerato_violenze_minori_comunita-3844344.html

  • CASO RESENDIZ-GALLIZIA

    CASO RESENDIZ-GALLIZIA

    Quando Aaron Smith ha inquadrato la sua partecipazione al Legioleaks Open Forum, ha detto che si limiterà a commenti istituzionali a causa della sua partecipazione ufficiale. In questo modo, il signor Smith non ha rilasciato alcuna opinione personale. La posizione è chiara, quello che dice lo dice come Voce Ufficiale dei legionari.

    In effetti, questa è la partecipazione dei legionari in molte attività a cui non vengono a titolo personale, ma come legionari.

    Oggi sappiamo dai tribunali e dalla stampa che nel caso di Reséndiz Gutiérrez sono intervenuti altri legionari, non a titolo personale.

    Víctor de Luna, legionario dal 1991 (27 anni fa)
    Óscar Náder, legionario dal 1976 (42 anni fa)
    Manuel Cordero, fratello laico o 3GM dal 1981 (37 anni fa)

    Chiunque conosca la gestione dei legionari, sa che tutto questo deriva da “i vertici”. Cioè, non era Resendiz a chiedere aiuto a Gallizia; ma il Consiglio Generale ha ricevuto il caso, lo ha analizzato e ha optato per la proposta di estorsione, trasferendo Reséndiz in un altro seminario minore, in Venezuela.

    Non possiamo dire che la partecipazione “ufficiale” sia molto più grave a causa del tentativo di estorsione “corporativa” rispetto all’atto singolare di un individuo che abusa sessualmente; ma, possiamo dire che Reséndiz ha delle attecedenti non per abuso, se no come vittima quando era un seminarista minorenne, dove era soprannominato “apostolico” [1].

    Nel rapporto (1995) di Antonio León, maestro dei novizi, Reséndiz appare come un giovane che non può controllare i suoi impulsi sessuali, perché è continuato il suo percorso nella Congregazione? È stato aiutato? Era un caso isolato? E scomparso il tuo test psicologico? Domande che, a distanza di tempo, sembrano domande essenziali.

    Il caso Reséndiz ha due aspetti importanti nella vita attuale della Congregazione. In primo luogo, la mancanza di etica da parte dei Superiori che sono capaci di commettere crimini “per il bene della Congregazione”; in secondo luogo, la nicchia in cui è stato creato il Resendiz-Abusador.

    I crimini

    Se ricordiamo che non molto tempo fa Sylvester Herrmmann ha indicato una conferenza stampa per dire che “tutti lo fanno” riferendosi alle società offshore. E poco dopo nella stessa intervista si e corretto non è riuscito a indicare che i legionari off-shore sono ai tempi di Marcial Maciel, ma nella Legione “riformata”, detto aziende di evasione fiscale erano già stati chiusi.

    Le compagnie offshore sono al confine tra l’etico e l’immorale, ma nella maggior parte dei casi sono legali. Tuttavia, l’estorsione [2], la corruzione oltre ad essere immorale, costituiscono un grave crimine.

    Chi erano gli ufficiali della Congregazione che autorizzarono il procedimento?

    Francisco Mateos Gil (spagnolo), Michael Ryan (irlandese), Joseph Burtka (nordamericano) membri del Consiglio generale.

    E il famigerato Luis Garza Medina che a quel tempo era il direttore del territorio. Eduardo Vigneaux (cileno) era l’amministratore generale.

    Il crimine deve essere stato autorizzato dal defunto Álvaro Corcuera e autorizzato da tutti i suddetti Superiori.

    Ricorda che ogni euro che lascia le casse della legionario deve essere approvato da un Consiglio e gli importi maggiori o le spese straordinarie devono essere approvati dal Consiglio.

    Tanto che il Superiore Generale della Congregazione ha negato aiuti a diversi ex membri, indicando che dopo averlo analizzato con il Consiglio, l’aiuto non è stato concesso.

    Quindi l’offerta di 15.000 euro in cambio di silenzio non è stata un gesto disperato di un religioso che ha commesso “un errore”.

    Né è stato un aiuto che Guillermo Meade ha gestito con i suoi contatti, né una delle campagne pubblicate da Daren Weisbrod su Facebook questa volta con il titolo “Donazione per la tassa di estorsione”. Niente di tutto questo.

    Era un’azione premeditata, coordinata, valutata e autorizzata dal più alto organo di governo della Congregazione.

    Luca Gallizia è colui che porta la parte principale della colpa, perché è lui che ha presentato  materialmente il documento alla famiglia.

    Ma Víctor de Luna e Manuel Cordero, insieme a Óscar Náder, gestiscono i dettagli dell’estorsione. Apparentemente è stato l’avvocato consulente che ha preparato il documento, o almeno lo ha revisionato, secondo i dettagli della richiesta.

    Ad eccezione dell’avvocato, che è un avvocato esterno, tutti gli altri sono membri della Congregazione. Presumibilmente sono religiosi, presumibilmente vivono la carità e la giustizia. Presumibilmente erano la speranza della Chiesa … (usando l’espressione di San Giovanni Paolo II ai partecipanti all’ultimo Capitolo Generale Ordinario).

    Al di là del risultato in tribunale, questo fatto parla in modo eloquente della vera natura della Congregazione dei Legionari.

    Finora, Gallizia non ha rilasciato dichiarazioni. È un avvocato di una famiglia di tradizione notarile e quindi conosce perfettamente la portata di un crimine del genere. Per questo motivo, per alcuni sociologi il fenomeno dei legionari continua a suscitare interesse; per esempio, può essere paragonato sempre di più alla Chiesa di Scientologia. Un individuo con alti titoli accademici, studi di giurisprudenza, da una famiglia socio-economicamente benestante, in un paese sviluppato, accetta di commettere un crimine per il bene della congregazione alla quale appartiene.

    Sebbene Alberto Gallizia (padre di Luca) sia già in pensione; lui, insieme a sua moglie Clotilde (madre di Luca) sono disposti a citare in giudizio la Congregazione se suo figlio è colpevole del reato di estorsione. D’altra parte, Giuseppe Gallizia (fratello di Luca) attualmente lavora come notaio a Milano e potrebbe anche procedere legalmente attraverso un altro ufficio associato contro la Congregazione dimostrando che Luca ha agito non per iniziativa ma “per obbedienza”.

    Il fatto Reséndiz-Gallizia ha ancora più vigore se si considera che in Messico la Congregazione ha ottenuto una sentenza contro José Raúl González Lara con una richiesta di tentata estorsione. In quel caso, gli ufficiali legionari “si strapparono le vesti” quando Raúl, il figlio di Marcial Maciel, chiese denaro in cambio del suo silenzio.

    Nicchia

    Di solito Resendiz viene presentato come un “lupo solitario”, un predatore che scivola, salta tutti i filtri, gli esami psicologici, le interviste, gli scrutini e tutte le valutazioni e viene messo a disposizione per nutrire i suoi impulsi sessuali. Nel testo del rapporto .. li attribuiscono “impulso incontrollabile”.

    Reséndiz viene da una famiglia umile a Zamora, Michoacán. Entrò nella cosiddetta scuola “apostolica” dei legionari fin da giovanissimo, motivato da uno spagnolo di nome Leopoldo Cuchillo, che a quel tempo era incaricato di reclutare bambini per i legionari. Reséndiz è stata vittima di abusi sessuali in quella scuola, essendo solo in piena pubertà.

    Forse a causa di quella ferita di Resendiz, i Superiori “lo lasciarono continuare” nonostante mancasse l’idoneità per una vita sacerdotale. Ferito nella sua psicologia, nella sua vita emotiva e nella sua sessualità, Reséndiz è tornato all’apostolato nel 1998 ma questa volta come Prefetto di apostolici (seminaristi minori). A quel tempo era un religioso in “pratiche apostoliche”.

    Vladimir per tre anni ha vissuto tra i minori a Città del Messico e in seguito ha aggiunto un altro anno tra i minori, ma a Monterrey.

    Lo stesso, esercitandosi come prefetto della disciplina dei minori nella scuola chiamata “apostolica”. Significativamente, queste scuole hanno superato numerosi casi che destano sospetti e che a un certo punto sono rivelati come un pericolo per i minori.

    C’è qualcosa nel processo di addestramento dei legionari? O è questa la natura dell’istituzione?

    Reséndiz ha continuato i suoi studi e la preparazione per il sacerdozio. Tuttavia Vladimir Resendiz, invece di studiare teologia con gli altri seminaristi a Roma, studiò “da solo” mentre accompagnava i minori in un’altra scuola chiamata anche apostolica, ma a Gozzano, vicino a Milano.

    Se gli impulsi di Reséndiz non si manifestavano a Monterrey  o a Città del Messico, era in parte perché c’erano altri religiosi. Ma a Gozzano, Resendiz potrebbe essere solo. Era come se un gruppo di Superiori volesse che Vladimir ripetesse il modello di abuso che aveva subito. Per questo motivo, i Superiori hanno lasciato Reséndiz 5 anni a Gozzano (il periodo previsto è di 3 anni).

    Dopo l’abuso, Reséndiz è stato trasferito in Venezuela, dove è rimasto per altri 3 anni a capo di minorenni!
    Ma abbiamo sottolineato che Vladimir Resendiz non è un solitario. Tra i formatori delle cosiddette scuole “apostoliche” ci sono innumerevoli casi “speciali”. Menziona alcuni nomi: Alfonso Corona, che era a Gozzano prima di Reséndiz e anche nella stessa scuola “apostolica” a Città del Messico, anche prima di Reséndiz. Corona è stato l’ultimo “infermiere” di Marcial Maciel … Per dire dei suoi compagni, aveva anche un trattamento molto speciale da parte dei Superiori.
    Ángel Amo che era nella scuola “apostolica” in Venezuela dopo Reséndiz. Poi a seguito di un comportamento “sospetto” e mai chiarito in un’altra scuola “apostolica” (a Guadalajara, Messico) è stato trasferito a Santiago del Cile intempestivamente dove secondo alcuni testimoni aveva gravi depressioni e attacchi di follia. Attualmente lavora in una scuola in Spagna, anche con minori. Hanno seguito i protocolli di protezione dei bambini questa volta? La cosa di Guadalajara non è mai stata chiarita ..

    Anche Luis Alberto Orozco viene da un seminario minore. Come legionario, ha avuto una lunga carriera in scuole “apostoliche” così erroneamente definite. Era ad Ajusco (Città del Messico) come prefetto, era Rettore a Monterrey e infine Rettore in “La Joya” (Città del Messico). Luis Alberto Orozco è stato accusato pubblicamente di molestare da un seminarista minorenne (abuso sessuale). Da quel momento ha smesso di lavorare con minori, ma il caso non è mai stato indagato.

    La lista è più ampia mentre torniamo indietro nel tempo, menzioniamo solo questi casi recenti per valutare come il caso di Reséndiz-Gallizia non sia un fenomeno isolato nella Congregazione fondata da Marcial Maciel.

    Successivamente riferiremo TESTIMONIANZE di eventi che hanno avuto luogo nei centri di filosofia (e teologia) dei Legionari con giovani e adulti. Sebbene Thornwood sia già stato venduto, gli eventi rimangono nella memoria e sono la testimonianza del risultato della formazione del legionario: “Dai loro frutti li conoscerai”.

    https://liberabitveritas.blogspot.com/2018/06/caso-resendiz-gallizia.html

  • Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Prima applicazione in Vaticano della riforma del codice penale del luglio 2013. Pende l’esame del Comitato diritti umani dell’Onu

    Una condanna pesante, in linea con le richieste del Promotore di giustizia, Giampiero Milano, giunta al termine di sole due udienze pubbliche, visto che il reato contestato è stato ammesso dallo stesso imputato l’ex diplomatico vaticano monsignor Carlo Alberto Capella.

    E’ la prima volta che viene applicata in Vaticano la riforma del codice penale del luglio 2013 che ha introdotto il reato di pedofilia e pedopornografia, visto che un altro imputato nel 2015, l’ex Nunzio Jozef Wesolowski è morto prima dell’inizio del processo.

    Quella di oggi è una decisione che va ben al di là dell’esito processuale, soprattutto in un momento nuovamente molto delicato per la Santa Sede e il Vaticano in rapporto alla pedofilia del clero cattolico. Un incubo che ritorna.

    Un membro del C9, il cosiddetto consiglio della Corona, di papa Francesco, il cardinale George Pell è sotto processo in Australia con accuse personali di abusi sessuali, che lui però ha sempre negato. Un altro, il cardinale Errazuriz è accusato dai fedeli in Cile di essere tra coloro che hanno insabbiato per anni il caso del vescovo di Osorno, in Cile, Juan Barros, di cui Francesco ha accettato pochi giorni fa le dimissioni, dopo che la sua vicenda ha scatenato accuse contro l’intera chiesa di quel Paese e ha messo in difficoltà lo stesso Papa che aveva continuato a difenderlo sulla base di informazioni sbagliate che gli erano state fornite . Un terzo cardinale americano, l’ ex arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, è stato sospeso dal Papa dall’esercizio pubblico del sacerdozio, nei giorni scorsi.

    Mentre tra appena un mese il Vaticano e a Santa Sede dovranno essere nuovamente valutati dal Comitato per i diritti umani dell’Onu a Ginevra (Comitato contro la Tortura) dopo che nel 2014 erano stati richiesti 9 cambiamenti sulla pedofilia, pena una pesante sanzione internazionale.

    L’imputato Capella, oggi, è stato ritenuto colpevole di “divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione” di materiale pedopornografico di qualcosa come 40 – 55 files , comprendenti foto,films, animazioni giapponesi, di cui si è esclusa la ricerca casuale od occasionale sul web , ma il cui reperimento e molto complesso, e il cui uso – è stato sottolineato dal Promotore di Giustizia – comporta lo sfruttamento dei minori.

    Una condanna in cui – come spiega il dispositivo della sentenza – la pena base quattro anni di reclusione ed euro 4.000 di multa, sono stati aumentati per la continuazione del reato nella misura finale di cinque anni e cinquemila euro di multa.

    La condanna non è stata ancora più pesante solo perché il Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha operato il bilanciamento dell’ aggravante dell’ingente quantità (prevista dall’art. 10, comma 5, della legge n. VIII del 2013) con le attenuanti generiche (art. 59 c.p., così come modificato dall’art. 26 della legge n. L del 1969), concesse anche in ragione del comportamento processuale dell’imputato che si è dichiarato colpevole.

    Capella ha cercato di spiegare anche in aula, che la sua condotta è stata generata da un periodo di crisi, dovuta ad una forte insoddisfazione professionale. Un’insoddisfazione seguita al suo trasferimento a Washington come numero quattro della Nunziatura, dopo cinque anni passati (2011- 2016) all’interno della sezione rapporti con gli Stati della segreteria di stato e poi presso la nunziatura in Italia, anni in cui aveva seguito tutti i dossier economici vaticani più importanti dall’antiriciclaggio, alla creazione dell’AIF, fino alla firma del Trattato fiscale con l’Italia, che ha permesso il rientro dei capitali detenuti presso lo IOR da soggetti italiani per circa un miliardo di euro.

    Una “giustificazione” che è stata contestata non solo dal rappresentante dell’accusa, ma anche dal Presidente del Tribunale. Tra l’altro, risulta dagli atti processuali, che monsignor Capella ha continuato ad accedere e scaricare il materiale pedopornografico anche dopo che era stato richiamato in Vaticano, a seguito di una notifica del Dipartimento di Stato americano e di un mandato di arresto spiccato contro di lui dalle autorità canadesi appunto per dettesione e distribuzione di materiale pedopornografico .

    L’avvocato di Capella, Roberto Borgogno, si è soffermato sul profilo psicologico del suo assistito: «Questi comportamenti – ha detto – non sono indice di pericolosità ma di un disagio: non si può sempre parlare di detenzione, ci sono terapie e percorsi riabilitativi che le autorità ecclesiastiche ben conoscono. C’è la possibilità di un cammino terapeutico».

    Capella , adesso, però dovrà affrontare anche il processo canonico, e potrebbe essere anche spretato.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/06/23/condannato-monsignor-capella-per-il-reato-di-pedopornografia-sentenza-storica_a_23466377/

  • Processo all’esorcista, la Chiesa grande assente

    Processo all’esorcista, la Chiesa grande assente

    La Diocesi non si costituisce contro don Michele Barone. L’avvocato Taormina chiede il rinvio del processo al tribunale di Napoli Nord

    E’ la Chiesa la grande assente al processo a carico del sacerdote del Tempio di Casapesenna don Michele Barone, accusato di maltrattamenti, commessi durante medievali pratiche esorcistiche, nei confronti di una ragazzina di 13 anni e di violenza sessuale, nei confronti di almeno altre due ragazze.

    Stamattina, dinanzi il collegio presieduto dal giudice Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si è celebrata la prima udienza a carico del prete (assente in aula), del commissario di polizia Luigi Schettino, del commissariato di Maddaloni, e dei genitori della minorenne maltrattata, anche loro di Maddaloni.

    LE PARTI

    Nel corso del processo di oggi si è assistito alla costituzione delle parti. Oltre agli imputati – difesi dagli avvocati Carlo Taormina (per don Barone), Carlo De Stavola (per Schettino), Giuseppe Stellato e Gennaro Ciero (per i genitori della ragazzina maltrattata) – è stata ammessa la costituzione delle parti civili tra cui le due ragazze violentate (rappresentate dagli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Mordacchini), la sorella della ragazzina picchiata che sporse la denuncia (scortata in aula da due poliziotti) ed appunto la minorenne che ha subito le lesioni da parte di don Michele Barone. Assente la chiesa che non si è costituita al processo.

    “SCARCERATE DON BARONE”

    E’ stato l’avvocato Carlo Taormina a reiterare l’istanza di scarcerazione per il proprio assistito don Michele Barone, ancora detenuto al carcere di Vallo della Lucania, dopo la mancata risposta di una precedente richiesta di revoca della misura restrittiva o, in subordine, la sostituzione con la misura meno afflittiva dei domiciliari.

    LA QUESTIONE TERRITORIALE

    Successivamente Taormina ha sollevato l’eccezione dell’incompetenza territoriale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sostenendo la tesi della competenza di Napoli Nord in quanto il reato più grave (quello al capo A della rubrica e relativo i maltrattamenti con lesioni permanenti ad un orecchio a carico della ragazzina) è stato commesso a Casapesenna.

    Tesi a cui si è opposta la Procura con i pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, oltre all’aggiunto Alessandro Milita, sostenendo la continuazione di una condotta avviata a Maddaloni (rientrante nei territori di competenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere) dove abitava la ragazza, e proseguita a Casapesenna dove, tra l’altro, la bambina si era trasferita insieme ai genitori proprio su “ordine” di don Barone. Il collegio si è riservato la decisione per la prossima udienza, fissata all’inizio di luglio.

    Per quell’udienza Taormina solleverà una nuova eccezione (come annunciato a margine della seduta di oggi) sulla tarditìvità della querela di una delle ragazze che hanno denunciato il prete per violenza sessuale.

    http://www.casertanews.it/cronaca/processo-prete-don-michele-barone-casapesenna.html

  • Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

    Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

    Ha lasciato il carcere da circa un mese, ma la notizia era rimasta riservata, don Giampiero Peschiulli (nella foto) l’ex parroco di Santa Lucia di Brindisi condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi di reclusione per pedofilia.

    E’ stata accolta l’istanza di scarcerazione avanzata dall’avvocato Roberto Cavalera, sin dal primo momento difensore del prete pedofilo: la remissione in libertà sarebbe legata a motivi di salute e legati all’età avanzata del sacerdote che ha superato i 75 anni.

    Era stato arrestato il 18 marzo scorso quando le condanne erano divenute definitive per gli abusi sessuali compiuti su due chierichetti minori di 14 anni. L’inchiesta partì da un servizio delle Iene e si sviluppò con il lavoro investigativo dei carabinieri coordinato dal pm Giuseppe De Nozza.

    Il 20 maggio 2015 fu arrestato e posto agli arresti domiciliari. A marzo, a condanna divenuta definitiva, l’ingresso per la prima volta in cella. Ma la detenzione è durata solo poche settimane. Tra condizioni di salute e età, è stata accolta l’istanza del suo avvocato Roberto Cavalera.

    Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere