Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “Der Spiegel” pubblica oggi diciannove pagine di un’inchiesta dedicata al Pontefice regnante, intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”. Nell’articolo, di cui traduciamo qualche paragrafo dalla versione inglese pubblicata da Maike Hickson su LifeSite News si punta l’attenzione sulle mancanze di papa Bergoglio, soprattutto in tema di abusi sessuali.

    Una larga parte dell’articolo è centrato su interviste a vittime di abusi clericali a Buenos Aires, la diocesi di cui Bergoglio era arcivescovo fino all’elezione nel marzo 2013. Scrive Maike Hickson che “Der Spiegel è sorprendentemente critico di papa Francesco per quanto riguarda il suo governo in generale, compresa la sua attitudine ambigua in molti campi – fra cui la comunione ai protestanti e la comunione per i divorziati risposati, e ricorda le parole attribuite al Pontefice, il suo timore “di passare alla storia come qualcuno che ha spaccato la Chiesa”. “Der Spiegel” ricorda inoltre il caso di padre Inzoli, il sacerdote abusatore condannato dalla giustizia italiana, e “graziato” per un certo periodo dal papa contro il parere del card. Müller, il party omosessuale con droga del segretario del fedele card. Coccopalmerio, lo scandalo della copertura a McCarrick e la posizione anomala di uomini di fiducia del Pontefice come i cardinali Maradiaga e Errazuriz. Questa disamina così impietosa e fattuale del giornale tedesco è interessante perché rappresenta una crepa nell’omertà giornalistica che i Main Stream Media hanno riversato sul Pontefice fino ad oggi.

    I giornalisti di “Der Spiegel” hanno viaggiato in Argentina, a Monaco e altrove per raccogliere notizie. Hanno parlato con una donna di La Plata, Julieta Anazco vittima di abusi da parte di un prete, che come ha scoperto in seguito, era stato trasferito per le accuse di abuso sui minori. Julieta ha sofferto molto per questo episodio, è andata in terapia ed è membro adesso di una “Rete di sopravvissuti agli abusi ecclesiastici”.

    Scrive il giornale: “Nel 2013, poco dopo che Bergoglio è stato eletto papa, Julieta Anazco e altre tredici vittime di padre Gimenez scrissero una lettera in cui descrivevano che cosa era accaduto loro, e perché ancora vivessero sotto depressione; e ci fossero stati tentativi di suicidio; o perché alcuni di loro si fossero dati a consumare droga, mentre il prete accusato continuava a celebrare messa ed era a contato con bambini”.

     La lettera è stata inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno nel dicembre del 2013, e tre settimane più tardi giunse la conferma della ricezione. Poi, più nulla. Non una parola. Il prete accusato però fu trasferito in una casa di riposo per persone anziane, dove “ancora si mostra ai giornalisti vestito in talare. Continua a celebrare messa ed è rispettato” scrive il giornale.

    “Der Spiegel” spiega che “durante il periodo in cui Bergoglio era cardinale, molte vittime d abusi a Buenos Aires si sono rivolte a lui per aiuto; a nessuno è stato permesso vederlo”. Attualmente sono in corso sessantadue processi contro preti argentini per abusi. “Il numero delle loro vittime potrebbe raggiungere le migliaia”. Spiega Julieta: “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vogliamo raggiungere il Papa, ma lui non è interessato a noi”.

    Interessante una riflessione, contenuta nell’articolo, di Juan Pablo Gallego, un eminente avvocato difensore delle vittime, secondo cui “Francesco è ora in esilio a Roma, avendo trovato rifugio (con immunità), per così dire laggiù. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e abusatori di minori”.

    Gallego ha parlato con “Der Spiegel” del caso di padre Grassi, per cui vi rimandiamo a questo link. Secondo Gallego, Jorge Mario Bergoglio è stato per anni confessore di padre Grassi, e ha ordinato una contro-inchiesta per difendere il prete che sta scontando quindici anni per abusi, e “per criminalizzare le vittime”. Che è quanto il Pontefice ha fatto nel caso del Cile, definendo “calunniatori” quelli che chiedevano giustizia per gli abusi del vescovo Barros. En passant: questa frase dell’avvocato può contribuire a spiegare il mistero di un Pontefice che dopo cinque anni dall’elezione non sembra avere nessuna intenzione di fare un salto a casa…

    Da Rosso Porpora del collega Giuseppe Rusconi abbiamo una notizia interessante:

    “Da Accattoli è venuta un’indiscrezione di portata rilevante: secondo le sue informazioni la prospettata ‘risposta’ della Santa Sede al memoriale di Carlo Maria Viganò è stata presentata al Papa lunedì 17 settembre dal cardinale Parolin e approvata il giorno successivo. Dovrebbe dunque essere questione di ore o di pochi giorni per la sua pubblicizzazione”. Luigi Accattoli ex vaticanista del Corriere della Sera è uno dei colleghi più entusiasticamente filo-Bergoglio in una platea in cui questo genere di persone non fa difetto. Storicamente molto legato alla Segreteria di Stato e all’ala più progressista e sinistra della Chiesa (il suo grande amico e collega, il compianto Giancarlo Zizola, attribuiva il suo ingresso al Corriere al card. Achille Silvestrini, allora Ministro degli Esteri e in seguito king-maker per Bergoglio) un’indiscrezione del genere ha indubbiamente valore. Sarà curioso vedere se è come sarà corretto o smentito, o spiegato, il resoconto del colloquio fra Viganò e il Papa il 23 giugno 2013, quando Viganò spiegò chiaramente che genere di criminale fosse McCarrick, e come Benedetto XVI lo avesse sanzionato.  (di Marco Tosatti su www.marcotosatti.com)

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

  • Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Milano, violenza sessuale contro un ragazzino di 15 anni: prete condannato a 6 anni di carcere

    Il collegio oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici

    Don Mauro Galli è stato condannato a 6 anni e 4 mesi di carcere. L’ex parroco di Rozzano, nel Milanese, era a processo con l’accusa di aver abusato sessualmente nel dicembre del 2011 di un ragazzino che all’epoca aveva 15 anni. Il giovane si era deciso a denunciare soltanto nel 2014. Don Mauro, classe ’79, è sacerdote dal 2011. Prima aveva conseguito una laurea in Chimica Farmaceutica.

    Per l’avvocato Mario Zanchetti, difensore del prelato, Don Mauro Galli non ha commesso nessuna abuso nei confronti del ragazzino di 15 anni: si limitò a ospitarlo in casa sua, dove i due dormirono nello stesso letto. Il che “è un comportamento estremamente grave soprattutto per un educatore e un sacerdote. Ma non è un reato penale”.

    Non è dello stesso avviso la quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Il pm Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili.

    Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a 6 anni e 4 mesi di reclusione ha anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

    L’ex parroco, tra il 19 e il 20 dicembre 2011, avrebbe abusato del 15enne nella propria abitazione, dove il ragazzo aveva trascorso la notte “in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo”.

    “I sacerdoti – ha aggiunto il legale – non devono neppure pensare di dormire nello stesso letto con un 15enne. Non è una leggerezza, ma una cosa gravissima dal punto di vista ecclesiale. Non a caso, dopo quella vicenda la carriera pastorale di Don Galli è stata rovinata”.

    La madre della vittima contro l’arcivescovo

    L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che nel 2011 al momento della presunta violenza sessuale era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 del Milanese, “è stato maldestro nella gestione di questa cosa, perché dopo aver saputo dell’abuso lo ha spostato alla pastorale di Legnano” a contatto tra l’altro con altri giovani. A dirlo è la madre del ragazzo dopo la condanna di Don Mauro Galli.

    Delpini incontrò nel 2012 la famiglia del ragazzo, che subito aveva dimostrato disagio e che ha raccontato della violenza solo nel 2014 a uno psichiatra. La madre ha anche aggiunto che “il Papa è perfettamente a conoscenza della situazione” ma che Delpini è stato “comunque nominato membro del sinodo dei giovani”.

    http://rozzano.milanotoday.it/don-mauro-galli-condanna.html

     

  • Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    BUENOS AIRES, Argentina (AP) – Il ruolo di Papa Francesco nel caso più famoso dell’Argentina relativo agli abusi sessuali, è sottoposto a un nuovo esame mentre affronta la più grande crisi del suo papato sulla tormentata eredità  della copertura della Chiesa cattolica di accuse, e accuse a lui stesso di essersi schierato con l’imputato.

    Francesco, che all’epoca era ancora il cardinale Jorge Mario Bergoglio, nel 2010 commissionò uno studio forense di quattro volumi, più di 2.000 pagine, su un caso giudiziario contro un prete condannato,  lo studio concluse che il prete era innocente, che le sue vittime mentivano e che il caso mai avrebbe dovuto andare in giudizio.

    La chiesa argentina afferma che lo studio ottenuto dalla Associated Press – volumi rilegati completi di riproduzioni di dipinti di Johannes Vermeer sulle copertine – era solo per uso interno alla chiesa. Ma i volumi presumibilmente finirono sulle scrivanie di alcuni giudici di corte argentini che stavano governando sugli appelli del reverendo Julio Grassi.

    Nonostante lo studio, la Corte suprema argentina nel marzo 2017 ha confermato la condanna e la condanna a 15 anni di prigione contro Grassi, un sacerdote considerato una celebrità che gestiva case per bambini di strada in tutta l’Argentina.

    Lo studio, e il ruolo di Francesco nel caso Grassi, hanno assunto una nuova rilevanza dopo le accuse di un ex nunzio apostolico vaticano per le quali Francesco, e una lunga fila di funzionari vaticani prima di lui, coprirono la cattiva condotta sessuale di un eminente cardinale statunitense.

    Né Francesco né il Vaticano hanno risposto alle accuse secondo cui Francesco avrebbe riabilitato l’ex-cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni nel 2013. Il Vaticano non ha risposto a una richiesta di commento sul ruolo di Francesco nel caso Grassi.

    In un’intervista esclusiva con AP, la vittima di Grassi, Gabriel, ha detto che sta ancora aspettando che Francesco riconosca il suo dolore, dato che la Corte Suprema ha ora stabilito che è stato aggredito da Grassi quando aveva 13 anni.

    “Mi piacerebbe che la chiesa dicesse qualcosa, anche se non mi aspetto che succederà”, ha detto Gabriel a AP, seduto accanto al suo psichiatra. “Nessuno mi ha mai contattato,” disse. “Nessuno si è disturbato.”

    Francesco, l’ex arcivescovo di Buenos Aires, non era il vescovo di Grassi e non aveva alcuna responsabilità diretta per lui. Ma nel 2006, è stato citato dalla scomparsa rivista argentina Veintitres dove aveva affermato che le accuse contro Grassi erano “accanimento informativo contro di lui, una condanna da parte dei media”.

    Disse che avrebbe trattenuto il giudizio in attesa dell’esito del processo, ma lo stesso Grassi testimoniò che Bergoglio “non mi lasciò mai la mano” durante il processo legale.

    Sotto la presidenza di Bergoglio, la conferenza episcopale argentina nel 2010 ha arruolato un avvocato penalista argentino, Marcelo Sancinetti, per indagare su una contro-inchiesta nel caso dei pubblici ministeri contro Gabriel e altri due ex-residenti delle case di Happy Children di Grassi i cui casi sono stati considerati nel processo iniziale.

    Nello studio, Sancinetti ha concluso che non solo le accuse contro Grassi non erano sufficientemente provate, “la falsità di ognuna delle accuse è oggettivamente verificabile”.

    Nei quattro tomi, che sono stati prodotti in una clip annuale dal 2010 al 2013, Sancinetti ha accusato Gabriel di aver cambiato la sua storia e di tentare di estorcere Grassi. Ma una corte anni prima aveva già rigettato una causa intentata da Grassi accusando Gabriel di estorsione.

    Sancinetti ha paragonato “gli attuali processi, e le condanne con frasi severe, basate esclusivamente sulla parola di una persona che si definisce vittima di abusi sessuali, ai processi per stregoneria del Medioevo”. E nel volume finale e sul sito web del suo studio legale, Sancinetti ha detto che Francis in particolare aveva commissionato il lavoro. Non ha risposto a più richieste di commenti.

    La Corte suprema argentina non fu d’accordo con l’analisi di Sancinetti e il 21 marzo 2017 confermò la condanna di Grassi per aver abusato sessualmente e corrotto Gabriel.

    Attraverso le lacrime, Gabriel aveva testimoniato che in due diverse occasioni nel 1996 il sacerdote una volta lo aveva accarezzato, e poi aveva fatto sesso orale con lui nel suo ufficio.

    Gabriel, che per un certo periodo è stato inserito nel programma di protezione dei testimoni in Argentina dopo aver subito un attacco, attacchi fisici e minacce, ha detto di essere rimasto scioccato quando Grassi ha testimoniato che Bergoglio “non mi ha mai lasciato andare la mano”.

    “Eravamo tutti come ‘wow!’ Era Bergoglio “, ha detto.

    Gabriel ha detto che lui e il suo avvocato hanno consegnato una lettera indirizzata a Francesco due mesi dopo essere stato eletto primo papa dell’America Latina, portandolo all’ambasciata del Vaticano a Buenos Aires l’8 maggio 2013.

    Nella lettera, Gabriel si è identificato come vittima di “crimini aberranti di abusi sessuali ripetuti e corruzione” da parte di Grassi.

    Si è lamentato che i dettagli del suo abuso erano stati esposti dallo studio, che lo ha “denigrato” personalmente e ha contraddetto la politica dichiarata “tolleranza zero” sia di Papa Benedetto XVI che di Francesco.

    “Ho sofferto e continuo a soffrire”, ha scritto.

    Ha chiesto un’udienza con il papa “e ti prego sinceramente per la compassione e l’aiuto nel recuperare la mia fede”.

    Non ha mai ricevuto una risposta. In realtà, il suo avvocato ha detto che sono stati minacciati dall’ambasciata e non sanno cosa ne è stato della lettera.

    Alla domanda sul perché la conferenza episcopale argentina abbia commissionato lo studio, una portavoce della conferenza ha detto che è stato per aiutare i vescovi a capire meglio il caso.

    “La conferenza episcopale ha ritenuto che potesse fornire ulteriori informazioni in vista della procedura canonica”, ha detto la conferenza in una dichiarazione rilasciata alla AP.

    Un tale studio, tuttavia, sarebbe impensabile per l’uso in un processo canonico. Mentre i processi alle chiese utilizzano le indagini di polizia e prove dai tribunali laici, un contro-studio commissionato da un’intera conferenza episcopale potrebbe incorrere in problemi di giurisdizione a un processo canonico, hanno detto i canonisti.

    Inoltre, l’avvocato di Gabriel, Juan Pablo Gallego, ha detto che i libri sono finiti sulle scrivanie di alcuni giudici argentini che hanno deciso gli appelli di Grassi e hanno rappresentato quello che ha definito un palese, sebbene infruttuoso, tentativo di lobbying.

    La diocesi di Moron, che era responsabile di Grassi, aveva a lungo difeso la sua decisione di mantenerlo nel ministero anche dopo l’inizio del processo dicendo che non voleva pregiudicare il risultato.

    Diciotto mesi dopo che l’alta corte argentina si è pronunciata contro di lui, Grassi rimane un prete mentre serve la sua condanna a 15 anni nel carcere di Unidad 41 de Campana, nella provincia di Buenos Aires.

    La diocesi di Moron ha detto che Grassi è stato rimosso dalle funzioni pastorali quando è iniziato il processo e che ora è stato escluso dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico. La diocesi ha detto all’AP che il caso canonico è ora con la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio del Vaticano che gestisce i casi di abuso sessuale.

    Julieta Anazco, presidente della rete Argentina di sopravvissuti agli abusi del clero, ha detto che il caso Grassi è stato uno spartiacque per l’Argentina dal momento che le vittime si sono scontrate con un sacerdote considerato una celebrità, che aveva il sostegno dell’élite cattolica argentina, e ha subìto l’umiliazione pubblica di essere accusato di cercare solo denaro.

    “Hanno reso più facile la nostra lotta per noi”, ha detto. “Grazie alla loro lotta, molti di noi sono stati incoraggiati a denunciare (i nostri abusatori) pubblicamente”.

    Ha citato il recente caso di vittime sorde dell’ormai noto istituto Antonio Provolo che si è fatto avanti per denunciare abusi da parte dello stesso prete italiano, accusato da alcuni studenti del Provolo italiani, che nel 2014 hanno allertato Francesco e il Vaticano del luogo dove si trovava. La polizia argentina ha arrestato don Nicola Corradi e fatto irruzione nelle scuole di Provolo.

    “Prima che papa Francesco possa emanare la responsabilità per i vescovi e gli altri leader della chiesa, deve essere all’altezza del danno che lui stesso ha causato alle vittime in Argentina”, ha detto Anne Barrett Doyle della risorsa online Bishop Accountability, che ha raccolto la documentazione sul caso di Grassi.

    Il caso ha paralleli con quello del vicino Cile, dove Francis ha difeso ripetutamente un vescovo accusato di coprire per il più famoso predatore del paese, il Rev. Fernando Karadima. Francesco screditò le vittime di Karadima, che pose il vescovo Juan Barros sulla scena del loro abuso, dicendo che le loro accuse erano “calunnia”.

    Alla fine Francesco riconobbe di aver commesso “gravi errori di giudizio” su Barros, si scusò con le vittime e lanciò un’indagine del Vaticano che portò tutti i vescovi attivi del Cile a offrire le dimissioni.

    Non ha offerto nessun mea culpa sul caso Grassi. Gabriel, che fa lavori saltuari non in regola, e non ha carte di credito, sta aspettando.

    “Sono cattolico, ma sì, ci sono momenti in cui non so se la chiesa mi rappresenta”.

    (Traduzione con Google)

    http://www.newser.com/article/08f0f88f03b7470b8117cef48e11aa73/pope-role-in-study-of-argentine-sex-abuse-case-in-spotlight.html

  • Tv7 Match del 14/09/2018 – CHIUSURE DOMENICALI – PEDOFILIA VATICANO (5DI5)

    Tv7 Match del 14/09/2018 – CHIUSURE DOMENICALI – PEDOFILIA VATICANO (5DI5)

    Tv7 Match del 14/09/2018 – CHIUSURE DOMENICALI – PEDOFILIA VATICANO (5DI5) Ospiti: -Prof. ERMANNO CHASEN,Editore GruppoTV7 -MASSIMO ZANON,pres. reg. Confcommercio – Veneto -RUGGERO ROVELLI,Ass. Commercianti Centro Padova -ROBERTO AGGIO,comitato “Domenica no grazie” -FRANCO CONTE,pres. Codacons – Veneto -SALVATORE FRATTALLONE,avvocato penalista -GIANCARLO BOTTACIN, Psicoterapeuta sessuologo -MAURIZIO RUGGIERO,pres. ass. “Sacrum Romanum Imperium” -FRANCESCO ZANARDI,pres. Ass. “Rete l’Abuso”

  • PEDOFILIA: REGOLA SENZA ECCEZIONI (“video”)

    PEDOFILIA: REGOLA SENZA ECCEZIONI (“video”)

    Mentre a Berlino è in corso il Meeting Internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che vede rappresentanti di vittime e vittime di tutto il mondo, questa sera, 14 settembre 2018, è andata in onda in diretta streeming su tv7, una interessante trasmissione dal titolo “Pedofilia: regola senza eccezioni”

    Gli ospiti presenti in studio erano:

    Avv. Salvatore Frattallone, avvocato penalista

    Dott. Giancarlo Bottacin, psicoterapeuta e sessuologo

    Maurizio Ruggiero, presidente dell’Associazione Sacrum Romanum Imperium e in diretta telefonica da Berlino è intervenuto anche Francesco Zanardi, fondatore presidente e portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO, e sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete.

    Interessante dibattito che ha toccato un tema di estrema attualità mondiale, ripercorrendo le cause che portano al compimento di atti che risultano essere criminosi, l’inefficace gestione interna alla Chiesa, la competenza giuridica nell’affrontare le indagini e la fase processuale e, non da ultimo, i protagonisti spesso dimenticati, ovvero le vittime.

    Qui di seguito il link della trasmissione completa.

    La Redazione

  • Il vescovo di Chicago, che non ha denunciato denunce di abusi sui minori, vive in proprietà dell’Arcidiocesi

    Il vescovo di Chicago, che non ha denunciato denunce di abusi sui minori, vive in proprietà dell’Arcidiocesi

    Di Marlena Baldacci e Dakin Andone , CNN

    (CNN)Un vescovo che ha ammesso di non aver mai riferito di sospetti di abusi sessuali su minori da parte di preti vive attualmente in una dimora storica di proprietà dell’Arcidiocesi di Chicago.

    In una deposizione del 2007, il vescovo ausiliare Raymond Goedert ha detto agli avvocati di non aver mai allertato le forze dell’ordine per le accuse di abuso sessuale da parte del clero cattolico prima di fornire agli avvocati i nomi di 25 membri del clero che sapeva essere stati accusati di tale comportamento.
    Oggi Goedert, 90 anni, vive presso l’Arcivescovado , uno storico edificio a tre piani di “mattoni rossi lisci” con 19 camini, tre dei quali sono in uso, secondo il sito web dell’Arcidiocesi , che la definisce “forse l’edificio più grande e meglio conservato del suo genere nell’area di Chicago. “
    Paula Waters, portavoce dell’Arcidiocesi di Chicago, ha detto che Goedert, che è in pensione, rimane “in regola perché non ha mai avuto un’accusa contro di lui”.
    “Si è ritirato come sacerdote in regola, ha vissuto a casa in regola”, ha detto Waters. “Non sta offrendo assistenza a nessuno ora, e ha seguito le procedure in quel momento per quello che dovevano fare riguardo ai preti che si trovano ad affrontare accuse di abusi sessuali su minori”.
    Waters ha detto che Goedert “vive in un posto che non è sontuoso”.
    Venerdì mattina, Goedert ha dichiarato alla CNN che era “difficile” parlare delle notizie sulla sua presunta cattiva gestione dei sacerdoti accusati e non voleva discutere di eventi accaduti 30 anni fa. Goedert riferì la CNN all’arcidiocesi di Chicago per tutti gli altri commenti.
    Mentre lo stesso Goedert non è stato accusato di aver commesso un illecito, un avvocato che lo ha deposto e che ha rappresentato presunte vittime di abusi sacerdotali ha detto alla CNN che le azioni del vescovo – non riferire le accuse di abuso – indicano una questione più ampia di come la Chiesa cattolica gestisce le accuse di abusi sessuali su minori.
    Il problema è stato messo in evidenza dal recente rilascio di un gran giurì della Pennsylvania che riportava dettagliatamente decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti.
    “Era proprio quello di Chicago che seguiva il libro dei giochi”, ha detto l’avvocato Marc Pearlman, che ha rappresentato centinaia di vittime di abusi sessuali nell’area di Chicago.
    Il Chicago Sun-Times ha riportato per la prima volta che Goedert viveva nella residenza.

    Goedert conosceva 25 sacerdoti con accuse contro di loro

    La deposizione, che è disponibile online attraverso BishopAccountability.org, faceva parte dei negoziati per l’insediamento tra l’arcidiocesi e gli avvocati che rappresentano le vittime di abusi sessuali su minori, secondo Pearlman, che era coinvolto nel caso.
    Diversi funzionari di alto rango della chiesa sono stati anche deposti in negoziati prima dell’accordo, che è stato annunciato nell’agosto 2008, secondo BishopAccountability.org, un’organizzazione che aggrega documenti disponibili pubblicamente riguardanti accuse di abusi sui minori all’interno della Chiesa cattolica.
    Nella deposizione, un avvocato chiede a Goedert, “Vescovo, quante volte, se mai, hai denunciato personalmente sospetti di abuso sessuale di minori da parte del clero alle autorità di polizia?”
    “Quante volte ho personalmente denunciato alle autorità civili?” lui chiede.
    “Sì.”
    “Nessuno”, dice Goedert, aggiungendo che non ha mai “delegato” nessun altro a denunciare presunti abusi.
    “La nostra pratica abituale è stata quando è arrivata una denuncia, vorrei consultarmi con i nostri consulenti legali”, ha detto Goedert. “E se c’era bisogno che la questione venisse segnalata, avrebbero fatto in modo che fosse segnalata.”
    Più tardi nella deposizione, Goedert ha mostrato un elenco di dozzine di chierici che sono stati rimossi dal ministero o si sono dimessi perché le accuse di cattiva condotta sessuale con i bambini erano state “documentate”, dice il documento.
    Pearlman chiede a Goedert di passare attraverso la lista e di mettere una “X” accanto a ciascun nome di un prete che sapeva aveva affrontato delle accuse mentre era vicario per i sacerdoti, se fosse stato personalmente messo a conoscenza di loro o scoperto mentre esaminava i documenti.
    In totale, secondo la deposizione, Goedert ha inserito una “X” di 25 nomi diversi.

    “Non si tratta del Vescovo Goedert”

    Il Procuratore Generale dell’Illinois, Lisa Madigan, ha recentemente annunciato l’intenzione di incontrare l’Arcidiocesi di Chicago dopo che almeno sette sacerdoti con legami con il suo stato sono stati identificati nel rapporto della giuria della Pennsylvania.
    Pearlman, uno degli avvocati che depose Goedert, disse alla CNN che la sua prima impressione di Goedert era che fosse un “vecchio buono”.
    “Dico questo non in difesa di lui, ma questo è ciò che rende questo (scandalo) così inquietante e allarmante”, ha detto Pearlman alla CNN venerdì.
    “Non si tratta del vescovo Goedert, ce ne sono centinaia se non migliaia, proprio come lui in ogni arcidiocesi”, ha proseguito Pearlman. “Era proprio quello di Chicago che seguiva il libro dei giochi: non importa se è Chicago, Joliet, Los Angeles, Boston, tutti hanno un padre Goedert che ha fatto la stessa cosa”.
    Piuttosto che essere disciplinati, ha detto Pearlman, questi preti sono stati spostati e le accuse contro di loro non sono state segnalate alla polizia, “a spese di non posso immaginare quanti bambini”, che sarebbero stati risparmiati altrimenti.
    “Come atroce come i crimini di abusi sessuali”, ha detto, “la copertura è peggio”.
    https://edition.cnn.com/2018/09/08/us/chicago-catholic-bishop-never-reported-abuse/index.html?no-st=1536503969
    (traduzione con google translate)
  • Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

    Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

    Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un prete pedofilo ai tempi dell’Argentina. L’ipotesi choc che emergerebbe da un documentario

    Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un sacerdote pedofilo.

    Un fatto che sarebbe avvenuto in Argentina, prima che l’arcivescovo di Buenos Aires venisse eletto al soglio di Pietro.

    Quanto pubblicato anche da Dapospia in queste ore pare destinato a costituire un ulteriore elemento di discussione: la televisione tedesca Zdf ha optato per mandare in onda un video che accuserebbe Bergoglio, in relazione ai suoi trascorsi argentini, di aver “ignorato le vittime degli abusi provando a coprire un prete pedofilo”.

    “Il documentario – si legge su DagoNews, che ha ripreso un pezzo del sito conservatore Lifesite news – è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia”.

    Nello specifico, è la seconda metà dell’opera di Boudot a sviscerare la questione appena accennata. L’allora arcivescovo di Buenos Aires, all’interno di un libro scritto a quattro mani, ha sostenuto la mancanza di sacerdoti abusatori all’interno della sua diocesi di competenza: “Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”, avrebbe scritto l’ecclesiastico, che è poi divenuto pontefice della Chiesa cattolica.

    Virgolettati che sarebbero stati messi in discussione poco dopo: “…Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage”.

    La tesi ipotizzata, che scotterebbe non poco, è la seguente: il gesuita argentino non solo non avrebbe mai replicato alle richieste d’aiuto provenienti dalle vittime, ma avrebbe anche “provato a deviare il corso della giustizia”. “Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime – si legge sempre sul sito citato – i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde”. Una “contro – inchiesta”, in sintesi, che potrebbe essere servita per tentare di orientare il giudizio dei giudici.

    A presiedere la commissione dell’episcopato – viene specificato nel pezzo – sarebbe stato proprio Jorge Mario Bergoglio. Pare, poi, che una delle vittime abbia sostenuto che Grassi potesse contare sulla copertura dell’argentino: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”.

    Il Papa, incontrato a Piazza San Pietro da alcune persone che stavano lavorando al documentario, avrebbe smentito i suoi accusatori rispetto all’ipotesi della “contro – inchiesta”. L’articolo si conclude con questa informazione: “Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio”. Il presunto responsabile di abusi ai danni di minori dovrebbe scontare una pena carceraria equivalente a quindici anni.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/documentario-choc-su-bergoglio-ha-coperto-prete-pedofilo-1572174.html

  • BERGOGLIO E PREGIUDIZIO – DOPO LA BOMBA DI VIGANÒ LA TV TEDESCA “ZDF” MANDA IN ONDA UN DOCUMENTARIO CHE ACCUSA BERGOGLIO

    BERGOGLIO E PREGIUDIZIO – DOPO LA BOMBA DI VIGANÒ LA TV TEDESCA “ZDF” MANDA IN ONDA UN DOCUMENTARIO CHE ACCUSA BERGOGLIO

    Quando era vescovo di Buenos Aires, Jorge Maria Bergoglio ha ignorato gli abusi nella sua diocesi. Dopo la pubblicazione del memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò la televisione tedesca ZDF ha deciso di mandare di nuovo in onda un documentario prodotto lo scorso anno, in cui si sostenevano questa e altre tesi. Come il fatto che Papa Francesco abbia provato (senza successo) a difendere un prete pedofilo, che è stato poi incriminato e che ora sconta una pena di 15 anni.

    Il documentario è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia.

    JULIO CESAR GRASSI 1

    Il lavoro di Boudot si concentra sui molti preti accusati di abusi su minori coperti da una cappa di compiacenza e silenzio all’interno delle diocesi: invece che essere sospesi o radiati, spesso i vescovi decidevano di trasferirli, per evitar loro di poter essere incriminati.

    La seconda parte del docu film è tutta concentrata sulla figura di Bergoglio. Martin Boudot parte da una frase contenuta nel libro “Il cielo e la terra”, scritto a quattro mani dal futuro Papa con il Rabbino Abraham Skorka. Nel volume Bergoglio afferma che nella sua diocesi non c’erano preti pedofili (citazione che si trova a pagina 50 della versione inglese, secondo LifeSiteNews).

    CARLO MARIA VIGANO

    “Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”. E a un vescovo che si era trovato a dover gestire un prete pedofilo, Bergoglio avrebbe consigliato di “non permettergli di esercitare il ministero”.

    Peccato che, una volta diventato Papa, secondo il documentario Francesco avrebbe ignorato proprio quel suo consiglio. Come nel caso di don Mauro Inzoli, potente monsignore di Comunione e Liberazione, condannato per abusi, rimosso da papa Ratzinger e che dopo aver fatto ricorso ha ottenuto il reintegro sotto papa Francesco.

    JULIO CESAR GRASSI 5

    Ma Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di  Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage. Almeno sei delle vittime di Grassi, che ora sta scontando una pena di 15 anni, si sarebbe rivolta al futuro Papa Francesco che non avrebbe mai risposto alle loro richieste d’aiuto. E alla domanda sulla frase del libro di Bergoglio, una delle vittime ha risposto: “Vuole che le persone lo credano, ma è una bugia. Riceve tutte le celebrità come Leonardo di Caprio, ma per noi nemmeno una lettera”.

    Ma nel documentario c’è un’accusa ancora più pesante: qualcuno infatti sostiene che Bergoglio abbia provato a deviare il corso della giustizia. “La chiesa argentina ha fatto tutto quello che era in suo potere per scagionarlo”. Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime, i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde.

    Quello studio era stato fatto su commissione della conferenza dei vescovi argentini. Sapete chi era presidente? Bergoglio, che ha spedito il dossier al giudice subito prima degli interrogatori di padre Grassi. Tra i magistrati c’era anche Carlos Mahiques: “Hanno provato a esercitare una sottile forma di pressione sui giudici”.

    Un’altra delle vittime che parla con Boudot si lascia intendere che Grassi aveva la protezione del vescovo di Buenos Aires: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”. Lo staff di Boudot ha provato per 8 mesi a ottenere un’intervista con il pontefice. Ovviamente senza risultato. Si sono anche presentati in piazza San Pietro durante un’udienza: “Sua santità, sul caso Grassi ha provato a influenzare la giustizia?” – gli hanno chiesto. E lui: “No. Non ho mai commissionato una contro inchiesta”.

    Eppure, sembrerebbe il contrario. Grassi è in carcere, ma fino a poco tempo fa appariva ancora nella lista ufficiale della diocesi di Moron (ora è scomparso). Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio.

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/bergoglio-pregiudizio-ndash-dopo-bomba-vigano-tv-tedesca-182263.htm

  • Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    ECA NOTIZIE DAL MONDO #ECAinIreland

    Conferenza stampa ECA OGGI a Dublino: Le vittime di abusi nel clero chiedono una nuova guida della Commissione papale

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Setteimportanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina. Vedi notiziario:

    https://www.ecaglobal.org/leading-survivors-activists-to-react-to-safeguarding-discussion-at-wmof/

    Il gruppo solleciterà inoltre il Papa a nominare un nuovo leader per la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    PERCHÉ: Nei quattro anni in cui il cardinale Seán O’Malley, arcivescovo di Boston, ha guidato la Pontificia Commissione per la protezione dei minori, il lavoro della commissione non ha prodotto alcuna riforma significativa.

    O’Malley non è riuscito a persuadere il Papa a mettere in atto nessuna delle raccomandazioni meritevoli della commissione. Il tribunale per vescovi complici e insabbiatori non è mai decollato. La “tolleranza zero” per i preti pedofili non è ancora praticata dalla maggior parte dei vescovi e dei superiori religiosi del mondo.

    O’Malley ha fallito persino nell’attuare la raccomandazione della commissione secondo cui ogni vittima che contatta il Vaticano riceve una risposta.

    Sotto O’Malley, tutti i membri molto determinati e incentrati sulle vittime hanno lasciato la Commissione o sono stati licenziati.

    “Chiaramente, la commissione ha bisogno di un nuovo leader: qualcuno che è più deciso e determinato, con la volontà di rischiare” dice Peter Saunders.

    Un esempio di quel tipo di leadership, dice il gruppo, potrebbe essere l’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. Martin sembra essere l’unico Vescovo al mondo a consegnare volontariamente alle autorità civili l’archivio di documenti della Diocesi, circa 65.000 pagine. La Diocesi di Martin è una delle poche al mondo al di fuori degli Stati Uniti a decretare volontariamente la “tolleranza zero” e rimuovere i sacerdoti, con resoconti credibili di abusi sessuali su minori, dal loro ministero. Recentemente e ripetutamente, Martin ha anche identificato e definito correttamente il problema degli abusi sessuali su minori da parte del clero come un sistema istituzionale o “meccanismo” che “consente o facilita l’abuso”. Ha dichiarato che queste strutture “devono essere abbattute e distrutte per sempre”.

    Ian Elliot, uno dei veri e propri osservatori interni assunti dalla chiesa nella storia della crisi degli abusi, ha detto questo su Martin, “non poteva, nella sua coscienza, fare i conti con il fatto che qualsiasi membro del clero potesse abusare di una giovane persona “.

    QUESTI PRINCIPALI SOGGETTI E ATTIVISTI PARLANO:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    * Margaret McGuckin dell’Irlanda del Nord, una sopravvissuta di abusi sui minori e membro fondatore del gruppo di sostegno dei Sopravvissuti e delle vittime di abusi istituzionali (SAVIA). Una sopravvissuta di anni nella famigerata casa dei bambini di Nazareth House, aiutò a portare avanti le indagini sugli abusi istituzionalizzati.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA NOTIZIE MONDIALI     #ECAinIreland

    Leader dei sopravvissuti e attivisti per reagire alla discussione sulla tutela dei minori al WMOF (World Meeting of Families – Meeting Mondiale delle Famiglie n.d.r.)

    Gruppo di sopravvissuti del mondo per convocare una conferenza stampa / gruppo, poco dopo la sessione della tutela dei minori al WMOF

    Alla conferenza stampa sarà presente l’ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che è stato rimosso per essere stato troppo esplicito

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Sei importanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina.

    L’argomento della sessione WMOF è “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. A questa tavola rotonda saranno presenti due ex membri e un membro attuale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    È l’unica discussione della conferenza WMOF di tre giorni sugli abusi sessuali del clero, nonostante il riaccendersi della tempesta mondiale intorno alla crisi.

    Alle 12.00, un’ora dopo la fine della discussione di salvaguardia WMOF, si riunirà un gruppo di importanti sopravvissuti, attivisti e esperti.

    La tavola rotonda reagirà alla sessione WMOF. Il gruppo di mezzogiorno discuterà anche sul perché la chiesa non può garantire la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili, salvaguardando al contempo i criminali abusatori del clero con la complicità dei vescovi.

    CHI – DETTAGLI:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org