Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Savona SABATO 1 DICEMBRE “Giustizia divina” alla UBIK la presentazione del libro che finisce all’ONU e in un’integrazione che Rete L’ABUSO depositerà alla procura Savona

    Savona SABATO 1 DICEMBRE “Giustizia divina” alla UBIK la presentazione del libro che finisce all’ONU e in un’integrazione che Rete L’ABUSO depositerà alla procura Savona

    Per la prima volta ricostruita la mappa dei siti segreti in cui la Chiesa italiana nasconde i preti scomodi affinché espiino i loro “peccati” lontano da occhi e giornalisti indiscreti. Strutture in cui vengono assistiti e curati quelli che il Vaticano definisce sacerdoti in difficoltà: pedofili, efebofili, ludopatici, alcolisti, in crisi vocazionale, affetti da sindromi varie (burn out, depressione etc). Un’inchiesta unica nel suo genere che interseca anche il mondo dell’esorcismo. È difatti l’Italia il Paese con più esorcisti al mondo. Come mai? Lo scoprirete leggendo GIUSTIZIA DIVINA.

    «In parrocchia arrivò un sacerdote che, a mio parere, aveva un problema serio con i bambini. Mi sembrava di aver fatto una cosa giusta denunciandolo, ma sono stato percepito come un disturbatore» [Dalla testimonianza di un ex prete].
    «…Ed è stato grazie alla nostra inchiesta sul caso di Giada Vitale che l’avvocato Caligiuri e la Rete L’abuso hanno iniziato a raccogliere gli elementi per presentare un esposto contro il governo italiano reo di aver violato la convenzione di Lanzarote sui diritti dei minori e la convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza». [Dall’introduzione di Giustizia divina; il libro è stato allegato alle denunce come fonte di possibili notizie di reato]
    *
    Questo libro rompe un altro muro di silenzio sui privilegi del Vaticano. Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere. Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori, come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina. C’è una giustizia parallela che opera attraverso l’aspersorio, la preghiera, l’espiazione, perfino l’esorcismo. L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici. C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona.

    «La “posseduta” è una donna e madre di famiglia. È seduta alla sinistra dell’altare, indossa una felpa, un paio di jeans, scarpe da ginnastica; ha i capelli corti e un viso serio e cupo. La pelle olivastra, gli occhi marrone scuro. Due uomini e una donna le stanno vicino, le pongono un plaid sulle gambe perché la chiesa è piuttosto fredda e umida; la testa della “posseduta” è appoggiata al muro, dietro le mettono un cuscino nero. L’esorcista è inginocchiato, rivolto verso i fedeli, con gli occhi chiusi». Ci siamo anche noi, abbiamo avuto il permesso di assistere. E nel nostro libro in presa diretta raccontiamo cosa (non) accade durante un esorcismo. E anche come e dove si formano i nuovi “cacciatori del demonio”. Lo sapevate che ogni anno a Roma presso l’università dei Legionari di Cristo si svolge un master per esorcisti? Siamo stati anche lì.

    Attraverso gli esorcisti da tempo la Chiesa cattolica ha lanciato la sua personale battaglia contro le sette, le pratiche esoteriche, magiche o sataniche. Non che in Italia siano particolarmente diffuse ma un esorcista in ogni diocesi era un progetto di Benedetto XVI e in Italia è stato ormai quasi del tutto realizzato. A Milano, per dire, nel 2012 il cardinale Angelo Scola ha nominato dodici nuovi sacerdoti, e c’è anche un call center per consentire alle persone di mettersi in contatto con loro. La «guerra contro il demonio», che nell’ultimo mezzo secolo ha avuto Paolo VI e Giovanni Paolo II come esponenti di spicco, ha trovato nuovo vigore con papa Francesco. Monsignor Larry Hogan, vicepresidente dell’Aie, ha fatto notare come il pontefice argentino abbia «citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato». E da allora non si è più fermato, fino ad arrivare a una netta presa di posizione quando il 20 settembre 2016 ad Assisi, davanti a oltre cinquecento leader religiosi e politici di tutto il mondo, ha affermato: «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti». Oltre ad essere, sempre secondo la Chiesa, il responsabile della pedofilia, degli scandali finanziari, etc etc etc…

    GLI AUTORI
    Emanuela Provera, cattolica, vive e lavora come libera professionista a Milano. Nel 2006 ha collaborato al libro «Opus Dei segreta» (Ferruccio Pinotti, BUR-Rizzoli) offrendo la sua testimonianza personale come ex numeraria dell’Opus Dei, istituzione di cui ha fatto parte dal 1986 al 2000. Ha scritto «Dentro l’Opus Dei» (Chiarelettere 2009).

    Federico Tulli è redattore del settimanale Left. Già condirettore di “Cronache laiche”, collabora con “MicroMega”, per cui firma anche un blog, “Critica liberale”, e “Globalist”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: «Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro» (2010), «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» (2014) e «Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos» (2015).

  • La condanna del don abusatore svela i peccati della curia

    La condanna del don abusatore svela i peccati della curia

    Dalle motivazioni per la pena (6 anni e 4 mesi) inflitta a Galli emergono violazioni al diritto canonico da parte della diocesi

    di Giorgio Gandola

    “Il comportamento delle autorità ecclesiastiche milanesi non ha suscitato nel pm alcun impulso a esercitare l’azione penale”. L’assoluzione, o meglio la benedizione laica, arriva dal giudice del tribunale di Milano, Ambrogio Moccia, che nelle motivazioni (durissime) della condanna a 6 anni e 4 mesi di don Mauro Galli per abuso sessuale su un parrocchiano minorenne, tiene a distinguere e a difendere il ruolo dell’allora vicario episcopale, Mario Delpini, oggi arcivescovo della metropoli lombarda.

    Lui che pur avendo testimoniato alla polizia “mi furono subito segnalati presunti abusi sessuali compiuti durante la notte” non aveva posto le basi per un’immediata indagine canonica; lui che da diretto superiore di don Galli si era limitato a spostarlo da Rozzano a Legnano lasciandogli la responsabilità di gestire adolescenti (circostanza vietata dalle linee guida della Cei), era il convitato di pietra di questo processo. Ai margini, ovviamente senza alcuna responsabilità penale perché, a differenza che in molti Stati esteri, in Italia non c’è obbligo di denuncia da parte dei vescovi.

    Delpini rimane coinvolto in pieno nei richiami formali di papa Francesco e dei suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, all’interno della famosa – e applicata a singhiozzo – tolleranza zero nei confronti non solo dei preti pedofili, ma anche dei vescovi che compiono omissioni nel caso di sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori. Sottolinea proprio Bergoglio, nel motu proprio Come una madre amorevole, che il diritto canonico prevede la rimozione dall’ufficio ecclesiastico per “cause gravi”. Il Pontefice precisa: “Tra le dette cause gravi è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili”.

    A sottolineare la gravità di ciò che accadde la notte del 21 dicembre 2011 nel lettone di don Mauro, dal punto di vista canonico, è lo stesso avvocato Mario Zanchetti nell’arringa processuale. Volendo difendere il suo assistito dal punto di vista penale, il legale ha spiegato in aula: “È del tutto evidente che aver preso nel letto un ragazzo di 15 anni e averlo abbracciato perché non cadesse non è una leggerezza, è una violazione estremamente seria della condotta che un educatore e un sacerdote deve tenere. È una cosa grave. Non è penalmente rilevante”, proseguì nell’arringa Zanchetti, “ma dal punto di vista ecclesiale è una cosa estremamente grave, che è costata a don Mauro Galli la carriera pastorale”.

    E ancora “Sono 15 anni che seguo la diocesi di Milano e sono 15 anni che a tutti i sacerdoti diventati sacerdoti anche in seminario dico che queste cose sono di una gravità inaudita. Un sacerdote non deve pensare di dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figurarsi nello stesso letto”.

    Pesanti imbarazzi restano in vista del processo d’Appello. E deve averne avuti anche papa Francesco quando nel maggio scorso ha evitato di inserire monsignor Delpini, pur da lui molto stimato, fra i candidati per la nomina di 14 cardinali. Nessuna incertezza invece sulla sorte di don Galli, il comportamento del quale è stato definito “abominevole” nelle 21 pagine di motivazione della sentenza giudiziaria, che parla di atti di libidine, palpeggiamenti, tentativi di penetrazione come emerso dal dibattimento. Proprio la lunga elaborazione del ricordo di quei fatti da parte della vittima, per il tribunale è la prova della “sofferta spontaneità delle accuse”; la conferma di una “concupiscenza già sollecitata da un unilaterale impulso di attrazione fisica” sulla quale si pone l’aggravante dell’abuso “in qualità di ministro del culto cattolico”. Il procedimento canonico di questo “abominio” ha un solo accusato e si perde nelle nebbie.

    (trascrizione da La Verità del 22 novembre 2018)

  • Ordini vaticani ai vescovi Usa: un precedente grave

    Ordini vaticani ai vescovi Usa: un precedente grave

    L’inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora, può costituire un precedente giuridico pericoloso. Infatti, finora, nelle cause risarcitorie, il Vaticano si era ritenuto non responsabile per la politica dei vescovi Usa sulla protezione dei bambini. Ora non può più.

    Marco Tosatti

    L’inaspettato e inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora potrebbe avere conseguenze di portata grandissima nell’immediato futuro per la Santa Sede. Lo scrive, in un commento su Breitbart, Ben Harnell, direttore del Dignitatis Humanae Institute, che mette in rilievo i rischi di carattere internazionale dell’interferenza vaticana sui vescovi USA.

    Secondo Harnwell, ordinando ai vescovi americani di astenersi dal votare su misure volte a contrastare gli abusi sessuali del clero, Papa Francesco potrebbe aver inavvertitamente compiuto l’atto più ricco di conseguenze, e costoso, del suo pontificato. La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici (Usccb) come sappiamo intendeva votare su due misure che rispondevano alla crisi di abuso sessuale in corso nella sua riunione annuale autunnale, che si è conclusa a Baltimora mercoledì.  Un intervento dell’ultimo minuto, tuttavia, della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, ha intimato ai vescovi di astenersi dal votare, e di attendere invece il summit di tutte le conferenze episcopali del mondo, convocato da Papa Francesco per febbraio, per discutere sul tema degli abusi sessuali. L’intervento diretto del Vaticano sulla governance dei vescovi potrebbe compromettere quello che fino ad oggi è stato il primo pilastro della difesa legale della Santa Sede quando è stata accusata di negligenza nel trattare gli abusi sessuali; e cioè l’indipendenza delle diocesi cattoliche dalla supervisione del Vaticano.

    Quando il processo del 2010, O’Bryan contro la Santa Sede, ha cercato di ottenere una deposizione da parte di papa Benedetto XVI in un tribunale degli Stati Uniti, l’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, ha utilizzato un argomento organizzato in maniera estremamente stringente davanti alla corte distrettuale degli Stati Uniti nel Kentucky. La tesi di base era la dimostrazione che il Vaticano non era responsabile per la politica dei vescovi statunitensi sulla protezione dei bambini, e non era di conseguenza responsabile della politica operativa quotidiana. L’avvocato del querelante, William McMurray riteneva che il suo caso avesse un potenziale di class action, sperando che in quel modo ne potessero beneficiare anche le migliaia di vittime di abusi sessuali su minori in tutti gli Stati Uniti, cercando di ottenere enormi somme di risarcimento direttamente da Roma.

    Di solito, in base alla legge Foreign Sovereign Immunities del 1976, i governi stranieri godono dell’immunità dall’azione legale nei tribunali degli Stati Uniti. Tuttavia, ci sono nove eccezioni a questa immunità, una delle quali è la cosiddetta clausola “eccezione di torto”. Due anni prima dell’audizione del Kentucky, una corte d’appello federale aveva dichiarato che il processo avrebbe potuto continuare, in esenzione dalle norme di salvaguardia del 1976, se si fosse potuto dimostrare che i vescovi americani avevano agito seguendo la politica ufficiale del Vaticano. E cioè il Vaticano sarebbe stato in realtà il responsabile da chiamare in causa nel procedimento. Questo è ciò che rende l’intervento dell’undicesima ora del Vaticano a Baltimora così potenzialmente importante. Sembra che spazzi via i confini legali, attentamente elaborati, che il Vaticano ha energicamente utilizzato per difendersi dalle procedura di accusa internazionali.

    Il fatto che non abbiano voluto contestare l’ordine della Congregazione vaticana per i Vescovi suggerisce che i vescovi in realtà rispondono alla Santa Sede su questioni operative che riguardano la politica di gestione degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e vescovi. Questa tacita ammissione avrà quasi certamente enormi conseguenze in un futuro contenzioso. Considerando l’aumento delle denunce di abuso nei confronti della Chiesa negli Stati Uniti, è difficile immaginare che il Vaticano non vedrà un drammatico aumento delle azioni legali, che potrebbero esporre la Santa Sede a richieste di risarcimento per milioni di dollari in crediti. L’azione penale di O’Bryan fu ritirata nel 2011, in parte perché 243 vittime di abusi avevano già raggiunto un accordo diretto con l’arcidiocesi di Louisville, e in parte a causa del precedente delle precedenti sentenze giudiziarie che riconoscevano l’immunità della Santa Sede.

    Secondo una ricerca compilata da Bishop-Accountability.org, fino ad oggi 15 diocesi degli Stati Uniti hanno dichiarato fallimento in seguito agli accordi di risarcimento seguiti allo scandalo di Boston, e il totale dei risarcimenti pagati dopo il 1980 ha raggiunto i tre miliardi di dollari. Quindi l’intervento della Congregazione per i vescovi, e il conseguente apparente abbandono da parte del Vaticano di un antico principio di difesa legale ha conseguenze potenzialmente rivoluzionarie per il futuro. L’intervento diretto del Vaticano nella risposta dei vescovi statunitensi alla crisi degli abusi sessuali potrebbe facilmente essere l’atto più gravido di conseguenze del papato di papa Francesco, il che non è precisamente l’eredità che i suoi seguaci vorrebbero.

    La crisi attuale, che si prolunga ormai dall’estate, con la pubblicazione del Rapporto del Grand Jury di Pennsylvania, le inchieste aperte in numerosi Stati e la testimonianza dell’arcivescovo Viganò, e il silenzio tenuto dal Pontefice e dal Vaticano, seppure chiamati in causa direttamente, stanno avendo un effetto negativo sull’immagine del papa e della Chiesa. Secondo il direttore del Pew Research Center, per il pontefice argentino si sono triplicate le sue valutazioni negative per il modo in cui  gestisce gli abusi sessuali del clero e oggi viene classificato sotto il Papa emerito Benedetto XVI nel momento della sia stima più bassa. Parlando con Crux of the Matter, che va in onda ogni lunedì su un canale cattolico, Alan Cooperman ha detto che il calo dei consensi del papa è direttamente correlato alla sua gestione della crisi degli abusi sessuali da parte del clero. La percentuale di cattolici che pensano che il papa stia facendo un “povero lavoro” è triplicata rispetto a quello che era nel 2015, secondo il Pew, raggiungendo il 36% dei cattolici americani. “Nel 2014, il 54% dei cattolici americani pensava che stesse facendo un lavoro buono o eccellente [gestendo la crisi degli abusi]”, ha detto Cooperman. “Oggi sono solo 3 su 10, il 30 percento dei cattolici americani a dargli un punteggio buono o eccellente, facendolo cadere di 24 punti in quattro anni, e di 14 punti solo dall’inizio del 2018.”

    http://lanuovabq.it/it/ordini-vaticani-ai-vescovi-usa-un-precedente-grave

  • L’avvocato trascina i cattolici in tribunale

    L’avvocato trascina i cattolici in tribunale

    Di NIELS KALKMAN

    AMSTERDAM – L’avvocato Jan Boone farà un nuovo tentativo per citare in giudizio la Chiesa Cattolica Romana come “organizzazione criminale”. Vuole persino fare un tentativo per mettere il Papa di fronte alla sbarra.

    Il noto avvocato penalista ha tentato di etichettare la Chiesa Cattolica Romana come un’organizzazione criminale. Nel 2012, tuttavia, gli fu detto che non era ammissibile, perché lui stesso non era mai stato vittima di abusi e in quanto non-vittima non aveva alcun ruolo in nessun caso. “Ho iniziato a cercare”, dice l’avvocato di Utrecht al De Telegraaf. “Per una vittima per conto della quale posso fare il caso.”

    Ora lo ha trovato: una vittima di abusi all’interno della Chiesa cattolica ha riferito a Boone, e entro due settimane una lettera sarà inviata al pubblico ministero in cui la vittima e l’avvocato chiederanno un’indagine – e in ultima analisi, l’accusa. “Vedo la chiesa come una rete criminale nella quale sono nascosti i torti dimostrati, gli abusi sui minori. Il papa è il capo della rete e i vescovi sono i membri. È punibile per nascondere un crimine che potrebbe impedire o che potrebbe aiutare a risolvere. Il Papa ha ammesso di essere a conoscenza dell’abuso su larga scala. È quindi punibile”, dice l’avvocato.

    Papa

    Boone vuole, se il Pubblico Ministero avvia ora un’indagine, che anche il Papa infine venga in Olanda per essere citato in giudizio. Lì avrà un grosso problema perché il Papa, come capo di stato della Città del Vaticano, è inviolabile. “Lo sentiremo di nuovo”, Boone combatte questa obiezione. “Chi ha stabilito che un tale uomo sia inviolabile?” Si chiede. “Un leader di una rete di pedofili nei Paesi Bassi può passare anni in cella. Perché no?” Fa il confronto tra l’organizzazione terrorista Stato islamico e la Chiesa cattolica. “Se IS commette reati nei Paesi Bassi, sono anche perseguiti. Allora perché non la chiesa?”

    Boone capisce che c’è resistenza al suo piano. “Com’è con quell’inviolabilità, dobbiamo vedere allora. Se il giudice alla fine dice” che Boone non è bravo a chiedere questo, ma ha ragione “abbiamo già vinto un mondo.” In due settimane, dice Boone, il pubblico ministero può aspettarsi la sua lettera.

    (traduzione con Google)

    https://www.telegraaf.nl/nieuws/2805865/advocaat-sleept-katholieken-voor-de-rechter

  • In piazza per dire no al silenzio sugli abusi del clero

    In piazza per dire no al silenzio sugli abusi del clero

    Migliaia di cattolici statunitensi si ritroveranno a Baltimora oggi per partecipare al Rally intitolato Silence stop now nella città dove i vescovi statunitensi si stanno radunando per una delle due assemblee annuali. Chiederanno la fine del silenzio sugli abusi. 

    Marco Tosatti

    Migliaia di cattolici statunitensi si ritroveranno a Baltimora oggi per partecipare al Rally intitolato “Il silenzio ora finisce” (Silence stop now) che avrà luogo in un padiglione davanti al Baltimore Waterfront Marriott, dove i vescovi statunitensi si stanno radunando per una delle due assemblee annuali. La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici (USCCB) terrà la sua assemblea a Baltimora dal 12 al 15 novembre 2018. Il Silence Stops Now Coalition è nato per porre fine alla cultura del silenzio clericale che ha permesso per decenni gli abusi sessuali su minori, seminaristi e giovani preti, e di conseguenza la distruzione di vite umane.

    A questo scopo il Silence Stops Now rally a Baltimora chiederà la fine del silenzio, insisterà sulla richiesta di dimissioni dei responsabili, sul perseguimento di qualsiasi attività criminale e chiederà inoltre un’indagine indipendente sulla leadership della Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Da ricordare comunque che la magistratura di diversi Stati si è mobilitata, e, soprattutto che anche il Dipartimento di Giustizia ha preso un’iniziativa senza precedenti, intimando in una lettera al presidente della Conferenza Episcopale, il card. Daniel DiNardo, di chiedere a tutte le diocesi di tenere a disposizione, non distruggere o alterare una serie di documenti relativi agli abusi, perché è in vista un’inchiesta federale a livello nazionale. È un’iniziativa dalle conseguenze potenzialmente esplosive, non solo per la Chiesa americana, ma anche per la Santa Sede, nel caso che venissero alla luce complicità e coperture internazionali.

    Gli organizzatori di “Silence Stop Now” dicono: “Lo scopo della manifestazione sarà di inviare un chiaro messaggio ai dirigenti della Chiesa, per dire loro che i cattolici non tollereranno più la loro complicità nel coprire gli abusi sessuali, e chiedono trasparenza e responsabilità”. Il rally SILENCE STOP NOW vedrà succedersi sul palco degli oratori: l’ex candidato presidenziale Dr. Alan Keyes; l’autore e speaker Matt Walsh, il presidente di Church Militant,  Michael Voris, l’informatore di Buffalo Siobhan O’Connor, il presidente dell’Istituto Lepanto Michael Hichborn, il conduttore radiofonico Jesse Romero, l’avvocato delle vittime Liz Yore “James”, vittima degli abusi del cardinale Theodore McCarrick.. È stato creato un sito, che porta il titolo “I vescovi sapevano”, TheBishopsKnew.com. Il rally sarà trasmesso in diretta sulla home page di ChurchMilitant.com a partire da 13:25 ET martedì 13 novembre.

    Nel background fornito dagli organizzatori si parla di quella che viene definita “l’estate della vergogna della Chiesa, in cui il mondo ha saputo non solo che  l’ex cardinale Theodore McCarrick – il volto della risposta allo scandalo degli abusi sessuali del 2002 – era egli stesso un predatore sessuale, ma che i suoi crimini erano conosciuti e nascosti da più vescovi , che rimasero in silenzio e gli permisero di salire attraverso i ranghi per diventare uno dei cardinali più potenti della Chiesa. Queste rivelazioni sono state seguite dal Rapporto della Grand Jury  della Pennsylvania che ha esposto 301 presunti sacerdoti predatori in sei diocesi cattoliche insieme ai vescovi che li hanno protetti – incluso l’allora vescovo Donald Wuerl, che recentemente si è dimesso come capo dell’arcidiocesi di Washington, D.C. Il rapporto ha portato al lancio di molteplici indagini statali sulle diocesi cattoliche in tutto il paese, così come a un’inchiesta criminale del governo federale in Pennsylvania e Buffalo, New York. La testimonianza di Carlo Maria Vigano ha anche messo in luce una cultura di corruzione e insabbiamento che raggiunge i ranghi più alti della Chiesa, con un papa che non ha risposto e tace di fronte alle gravi accuse del suo ruolo nel proteggere il predatore sessuale Theodore McCarrick”.

    Il mondo laico cattolico statunitense, indipendentemente dalle sue posizioni politiche, è percorso da un ampio movimento di indignazione, che si è manifestato in maniera molto concreta. “In gran numero hanno sospeso i loro contributi finanziari e molte diocesi vedono un forte calo delle donazioni”. Considerando che la Chiesa americana è stata sempre una delle colonne finanziarie della Santa Sede, la chiusura del rubinetto delle offerte USA avrà conseguenze dirette per Roma. Fra le richieste che i laici cattolici avanzano, c’è quella di rivedere  la Carta di Dallas “per includere la responsabilità per i vescovi, che sono attualmente esentati da qualsiasi tipo di responsabilità”.

    I laici chiedono anche che la Carta di Dallas sia rivista per includere protezione non solo per i minori, ma anche per gli adulti, in particolare seminaristi e sacerdoti, che sono stati vittime di membri del clero in posizioni di autorità. L’ex cardinale Theodore McCarrick ne è un primo esempio. Questo abuso di potere non può essere tollerato nella Chiesa e deve essere punito.

    http://lanuovabq.it/it/in-piazza-per-dire-no-al-silenzio-sugli-abusi-del-clero

     

  • A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    Grande l’attesa sulle decisioni dei pastori mentre si moltiplicano le inchieste indipendenti seguite al Report di Pennsylvania e la pubblicazione da parte delle diocesi delle liste degli abusatori

    MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
    SAN FRANCISCO

    Non si annuncia un incontro di ordinaria amministrazione l’Assemblea d’autunno della conferenza episcopale degli Stati Uniti che si apre a Baltimora in una data significativa per la Nazione come il Veterans Day. Un evento eccezionalmente atteso anche dai media quando non si è ancora spento l’eco delle elezioni del Midterm (anche per via dei diversi riconteggi), è ancora vivo lo sgomento per la tragica sparatoria (14 giovani vittime) di Thousand Oaks, a circa 40 miglia da Los Angeles e continua a crescere l’apprensione per i tragici effetti dei devastanti incendi in corso in California (dove un’intera cittadina di 26 mila abitanti come Paradise è praticamente rasa al suolo, ma in tutto lo Stato si contano già decine vittime e centinaia di migliaia sono gli sfollati).

    È un clima grigio di affanno e mortificazione quello che avvolge un appuntamento fra i più difficili degli ultimi decenni, paragonabile alla cappa di fumo che si distende sulla California: un clima che ricorda quel terribile 2002 quando ebbero inizio le prime rivelazioni sugli abusi al punto che Julie Zauzmer dalle colonne del Washington Post parla addirittura di “resa dei conti”. Decapitata ai suoi vertici per le dimissioni del presidente Wuerl dopo settimane di attesa sul da farsi a seguito del Rapporto della Pennisylvania a luglio, la conferenza episcopale si trova ad affrontare una dura crisi.

    Non basta a sollevare la Chiesa americana l’attesa notizia della prossima beatificazione di James Miller, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, originario del Wisconsin, ucciso in Guatemala nel 1982 “in odio alla fede”, perché la preoccupazione resta pesante: ammontano a 13 le diocesi, più il Distretto Columbia (della capitale Washington) in cui si stanno svolgendo indagini analoghe a quella della Pennsylvania, ma sono almeno altrettante dove potrebbero iniziare. E un po’ in tutto il Paese, da una costa all’altra, i fedeli delle parrocchie sono disorientati: e mentre si moltiplicano le veglie di preghiera, diminuisce la fiducia dei laici (talvolta anche il numero di bambini che si iscrivono alla catechesi).

    Dal Missouri a New York, dal New Jersey al New Mexico, dall’Illinois al Nebraska, dal Wyoming alla California e troppi altri il fiato resta sospeso. Secondo gli osservatori della NBC sarebbero gli avvocati di almeno un’altra dozzina di stati ad accingersi a chiedere l’apertura di indagini. Calcolando le 196 diocesi americane, il futuro resta quanto mai incerto. E intanto Thomas Plante, ex consigliere della Conferenza episcopale, va dichiarando «Questo è il #MeToo della Chiesa cattolica».

    Molte le diocesi che si sono dichiarate disposte, con riconosciuta umiltà, a collaborare con i procuratori all’insegna della trasparenza, come è accaduto da poco a Detroit. Le diocesi in California, costrette dalla pressione pubblica, rilasciano a ritmo incalzante i nomi dei preti riconosciuti pedofili: l’ultima è stata la diocesi di San Diego così come già fatto qualche settimana fa dall’arcidiocesi di Los Angeles e la diocesi di Orange, mentre viene sollecitata anche San Francisco. Intanto a Washington (DC) è stato istituito un apposito portale web così da consentire alle vittime di presentare direttamente lì le loro denunce. Ed è annunciata per il 7 dicembre una lista da parte dei gesuiti della costa ovest.

    La sfida per recuperare credibilità non è affatto semplice: mentre cala ancora la percentuale di americani che si dichiarano cattolici (oggi alcuni dati parlano del 21%), una ricerca condotta dal Boston Globe (il quotidiano che nel 2002 aveva tolto il velo alla questione abusi) e dal Philadelphia Inquirer rivela che si calcolano almeno 130 vescovi che nel corso del loro servizio pastorale sono stati accusati in merito alla questione degli abusi e, nel caso di coperture e insabbiamenti, le accuse sarebbero successive al 2002.

    E intanto Paul Mones, un avvocato di New York che si occupa della difesa delle vittime da un capo all’altro della Nazione (prevalentemente tra le fila degli Scout e della Chiesa Cattolica), nel suo sito web va aggiungendo a ritmo settimanale notizie di nuove denunce, 5 solo nel mese di ottobre.

    “Purtroppo bisogna ammettere che non sono mai state prese sul serio le direttive che dovrebbero garantire la protezione dei minori”, ha dichiarato Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois autrice anche di un testo sul tema degli abusi da parte del clero.

    L’ordine del giorno dell’Assemblea, presieduta dal cardinale Di Nardo arcivescovo di Galverston-Houston e succeduto a Wuerl nella sua qualità di ex-vicepresidente, prevede, oltre ad un’intensa preghiera di riparazione e all’analisi della Lettera pastorale contro il razzismo, la discussione sulla crisi e soprattutto l’adozione di misure idonee. «Mi auguro che quando avremo finito tutti coloro che hanno invocato in queste settimane passi concreti potranno dire: “Davvero i vescovi ci hanno ascoltati”», auspica con convinzione Michael Burbidge, vescovo di Arlington in Virginia. Sul tappeto c’è la decisione in merito alla costituzione di un’apposita commissione per indagare sugli abusi e quale il coinvolgimento dei laici (c’è chi parla della presidenza a loro affidata e ad un adeguato numero di membri laici e chi invoca una commissione di laici del tutto indipendente, come richiesto, ma all’epoca poco ascoltato, già ai primi di agosto dal vescovo di Albany Edward Scharfenberger), ma si parla anche di un codice di condotta per i vescovi, che non sono soggetti a codici etici deontologici, come previsto nelle professioni, ma qui i pareri, almeno alla vigilia, sembrano contrastanti.

    Becky Ianni, leader dello SNAP, associazione in difesa delle vittime, mostra con diverse dichiarazioni tutto il suo scetticismo su quanto potrà uscire dall’Assemblea.

    Solo i prossimi giorni potranno dire in quale direzione vorrà dirigersi, comunque a testa china, la Chiesa americana.

  • Guam, diocesi sull’orlo della bancarotta: deve risarcire 115 milioni di dollari alle vittime di abusi

    Guam, diocesi sull’orlo della bancarotta: deve risarcire 115 milioni di dollari alle vittime di abusi

    CITTA’ DEL VATICANO – Sull’orlo della bancarotta. L’arcidiocesi di Guam – l’isola americana in Micronesia – è prossima al fallimento a causa  di 180 denunce per abusi sessuali. Il Guam Daily Post ha parlato di un risarcimento di circa 115 milioni di dollari, una cifra monstre, che obbligherà la Chiesa a vendere molte delle sue proprietà per risarcire le vittime e per curare i sopravvissuti agli abusi.

    L’annuncio del ricorso al fallimento e’ stato accolto da alcuni degli avvocati che rappresentano alcune vittime di abusi sessuali. “La bancarotta fornisce l’unico percorso realistico per liquidare le richieste pendenti e future”, ha detto l’avvocato Leander James, dello studio legale James, Vernon e Weeks, che rappresenta diverse vittime di abusi accanto al procuratore locale Tony Perez.

    Nei mesi scorsi la diocesi di Guam è stata al centro delle preoccupazioni del Papa perché tra gli accusati di pedofilia c’era l’arcivescovo vicino ai neocatecumenali Anthony Sablan Apuron, un caso che è stato trattato con grande attenzione.

    Il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, composto da cinque giudici, ha emesso la sentenza di primo grado, dichiarando l’imputato colpevole di alcune delle accuse e imponendo all’imputato le pene di cessazione dall’ufficio e il divieto di residenza nell’Arcidiocesi di Guam.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_abusi_vaticano_pedofilia_guam_usa_vittime_bancarotta-4091559.html

  • Pedofilia: troppe cause, diocesi di Guam chiede bancarotta

    Pedofilia: troppe cause, diocesi di Guam chiede bancarotta

    Il deposito dell’istanza interromperà le azioni legali 

    Secondo gli avvocati la mossa della Chiesa cattolica di Guam, isola americana in Micronesia, consentirà  all’arcidiocesi di evitare il processo e le centinaia di richieste di risarcimenti per abuso 

    La Chiesa cattolica di Guam (Usa) farà istanza di bancarotta, una mossa che secondo gli avvocati consentirà all’arcidiocesi di evitare il processo in dozzine di cause per abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti. L’annuncio è stato fatto in una conferenza stampa nell’isola americana in Micronesia. L’avvocato Leander James ha spiegato che è l’unico “percorso realistico” per risolvere le oltre 180 richieste di risarcimenti per abuso. Il deposito dell’istanza interromperà le azioni legali e darà una scadenza per la presentazione dei reclami. Il Papa: tolleranza zero sulla pedofilia “Determinazione” e “tolleranza zero” contro crimini come quello della pedofilia che hanno provocato nelle vittime “ferite che non conosceranno mai la prescrizione”. Lo scrive il cardinale Pietro Parolin a nome del Papa in un messaggio inviato ai vescovi francesi riuniti dal tre all’otto novembre in assemblea plenaria a Lourdes. “In un contesto reso difficile, a causa soprattutto dei gravi errori commessi da alcuni membri della Chiesa – si legge nel messaggio papale letto in apertura di assemblea -, il Santo Padre vi incoraggia a perseverare nella lotta contro la pedofilia, senza mai dimenticare di riconoscere e sostenere l’umile fedeltà vissuta nel quotidiano, con la grazia di Dio, da tanti preti, religiosi e religiose, consacrati e fedeli laici”. Il Papa lancia un auspicio: “Che l’accoglienza e l’ascolto delle vittime, le cui ferite non conosceranno mai la prescrizione, possano affermare la vostra determinazione nella messa in atto della tolleranza zero e il vostro lavoro, affinché ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno”.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pedofilia-troppe-cause-diocesi-Usa-chiede-bancarotta-8e46b19f-2b80-4715-b1f5-7276851b4d23.html?refresh_ce

  • Orlandi, ossa di donna scoperte sotto un pavimento rifatto negli anni 80

    Orlandi, ossa di donna scoperte sotto un pavimento rifatto negli anni 80

    Una donna, forse morta tra venti e trenta anni fa. E il mistero di questo nuovo ritrovamento di ossa in una dependance della Nunziatura Apostolica di via Po, diventa ancora più fitto. Soprattutto perché il pavimento dove sono stati recuperati i reperti sembra che sia stato ristrutturato proprio negli anni ’80, se non addirittura nell’83, quando la ragazza è scomparsa. A volerci credere potrebbe trattarsi veramente del cadavere di Emanuela Orlandi, anche se il sigillo della verità è ancora lontano ed è fatto di esami del Dna, di scansioni, di comparazioni.

    Bisognerà aspettare almeno una settimana per sapere qualcosa in più di questa nuova puntata del giallo. Nel frattempo, sono frammenti di informazioni quelli che filtrano, con un’unica certezza, che si tratti di una donna, probabilmente giovane. Mistero nel mistero: accanto allo scheletro trovato in condizioni parzialmente buone (con il cranio composto e due molari), la polizia Scientifica ha recuperato altre ossa, quasi che i corpi siano due. E allora, si capisce perché la procura di Roma sta indagando per omicidio volontario e vuole comparare il Dna con quello della famiglia di Mirella Gregori, l’altra giovanissima sparita nel nulla. Perché la fine della sedicenne figlia del titolare di un bar di via Volturno, è stata da sempre accomunata a quella della Orlandi, in quanto vicina nei tempi e nelle modalità.

    LA DINAMICA
    Nelle prossime ore gli esperti della Scientifica cominceranno ad analizzare i reperti, mentre la Squadra mobile procederà con il resto delle indagini. Diversi gli interrogatori effettuati. Tanti gli aspetti da chiarire, a cominciare dalla dinamica del ritrovamento. «Stavamo scavando, avevamo tolto il pavimento, poi abbiamo visto le ossa e abbiamo dato subito l’allarme», hanno raccontato al pm gli operai che lavoravano alla ristrutturazione di una parte del palazzo della Nunziatura. Ufficialmente il ritrovamento risalirebbe a lunedì scorso, ma potrebbe essere avvenuto anche precedentemente. I primi ad arrivare sul posto sono stati la Gendarmeria e il consulente nominato dal Vaticano, professor Giovanni Arcudi. E in un secondo momento è stato deciso di coinvolgere la magistratura italiana. Perché, a prescindere dal fatto che possa trattarsi di Emanuela Orlandi o di Mirella Gregori, resta un dato importante, e cioè che due corpi sono stati seppelliti sotto il massello di un palazzo ceduto nel 1920 a San Pietro. E che si tratta di persone che non sono certamente decedute per cause naturali, altrimenti avrebbero avuto una sepoltura più degna.

    NUOVO SOPRALLUOGO
    Al momento, nessuno ipotizza ufficialmente che possano essere i resti delle due giovanissime. E però, ci si chiede se il ritrovamento sia stato veramente casuale, e anche se accanto ai corpi sia stato recuperato qualcosa che possa ricondurre inequivocabilmente a Emanuela Orlandi: un indumento, un oggetto, una catenina, un anello. Per questa ragione, l’altra sera la polizia ha effettuato un nuovo sopralluogo a Villa Giorgina, per verificare se ci sia altro da analizzare. Gli esami permetteranno di stabilire con certezza sesso, età, causa ed eventuale data del decesso. E questa prima tranche di analisi richiederà alcuni giorni. Solo dopo gli investigatori proseguiranno con il resto degli accertamenti, sperando che i frammenti ossei siano in buone condizioni e permettano al codice genetico di parlare.

    Intanto, dagli uffici di piazzale Clodio invitano alla calma: «Bisogna attendere con fiducia e non azzardare premature conclusioni», affermano. Ieri hanno ricevuto Pietro Orlandi e il suo avvocato Laura Sgrò. «All’interno del Vaticano non sono mai state fatte delle indagini – dichiara il fratello di Emanuela durante la trasmissione Porta a porta – Il fatto più importante e poco valutato è che pochi anni fa il magistrato Capaldo ha incontrato in Vaticano una persona di spicco in una sorta di trattativa. Il Vaticano voleva una soluzione parziale, di comodo. Due giorni dopo Pignatone ha tolto il caso a Capaldo. Ora mi dicano se mia sorella stava in quel palazzo, del perché ci stava e chi ce l’ha portata».

    Ma dopo 35 anni, quale verità sarà possibile? Quella di un rapimento da parte dei Lupi grigi, che firmarono l’attentato a Giovanni Paolo II? O la versione più accreditata, sebbene non provata fino in fondo, di un sequestro a opera della Banda della Magliana? Di interessi legati a denaro custodito nei conti dello Ior, la Banca vaticana, e in quelli del Banco Ambrosiano. «Non voglio illudermi – dice Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella – ma in cuor mio spero che quelle ossa siano sue, così avrei un luogo dove andare a piangere e portare un fiore a mia sorella. Voglio anche capire perché si è pensato subito a mia sorella ed a Emanuela Orlandi nelle ore successive al ritrovamento».

    Erano già stati cercati nella Basilica di Sant’Apollinare i corpi delle due ragazze. Proprio accanto alla bara di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana, tumulato in quelle sacre mura per chissà quale ragione reale. «Una grossa donazione», giustificò allora don Pietro Vergari, rettore della chiesa, finito sotto accusa nell’indagine avviata dalla procura dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, l’ex amante di Renatino. «È stato lui a organizzare il sequestro della Orlandi», raccontò la donna ai magistrati. Poi le sue rivelazioni coinvolsero monsignor Marcinkus, per anni ai vertici dello Ior, la banca vaticana. Lo tacciarono di pedofilia, di volere avere ragazze giovani, che De Pedis, puntualmente gli forniva.

    LO 007 E LA BMW
    E altre storie finirono sul tavolo dei magistrati, altre presunte verità. A cominciare da quella raccontata da Giulio Gangi, ex agente del Sisde, allontanato dai Servizi segreti, per via dell’eccessivo interesse nei confronti dell’inchiesta Orlandi. «Sono stato esautorato perché cercavo di risolvere il caso – si è sempre giustificato lo 007 – Mi recai a casa Orlandi per sapere se era possibile una eventuale fuga volontaria della ragazza, ma Pietro mi raccontò un’altra versione dei fatti: un uomo con una Bmw aveva proposto alla sorella di pubblicizzare dei prodotti dell’Avon durante una sfilata delle sorelle Fontana», proprio nel giorno della scomparsa. Qualche anno più tardi la stessa auto venne recuperata in un parcheggio di Villa Borghese: era appartenuta a Flavio Carboni, un faccendiere coinvolto nei misteri di mezza Italia. Primo tra tutti quello della morte misteriosa del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/orlandi_ossa_pavimento_rifatto_anni_80-4077320.html

  • Il giudice dice che l’avvocato ha calunniato il tribunale per aver insinuato di favorire il Canada sul caso di Sant’Anna

    Il giudice dice che l’avvocato ha calunniato il tribunale per aver insinuato di favorire il Canada sul caso di Sant’Anna

    Il sopravvissuto alla scuola residenziale di St. Anne dice che le parole del giudice potrebbero disincentivare altri richiedenti che cercano rimedi giudiziari

    Jorge Barrera · Notizie dalla CBC ·Inserito: 16 gennaio 2018 8:44 ET | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio

    Un giudice dell’Ontario incaricato di supervisionare l’Accordo di insediamento della scuola residenziale indiana dice che un avvocato che rappresenta i sopravvissuti della scuola residenziale di St. Anne “ha diffamato la corte” suggerendo che fosse prevenuta a favore del governo federale.

    Il giudice della Corte Superiore dell’Ontario Paul Perell ha emesso una disposizione pesante, lunedì, rivolta a Fay Brunning, un avvocato di Ottawa che ha rappresentato i sopravvissuti di St. Anne per diversi anni, ottenendo importanti vittorie lungo la strada.

    Casi da Fort Albany, Ontario, scuola, dove una sedia elettrica fatta in casa era stata usata per punizione e sport, sono stati invalidati dalla decisione di Ottawa che inizialmente riuniva migliaia di documenti di un’indagine della polizia provinciale dell’Ontario, varata negli anni ’90, che aveva portato ad accuse e condanne per ex personale scolastico.

    Perell ha posto una obiezione alle recenti deposizioni del Tribunale da parte di Brunning, relative alla dichiarazione che il Tribunale ha dato “trattamento preferenziale” al Canada. Perell ha anche espresso disagio rispetto all’e-mail  della Brunning, inviata il 12 gennaio al legale della Corte, dove ha dichiarato che il Tribunale aveva “trascurato di imporre i propri ordini contro il Canada” nei casi che coinvolgono i sopravvissuti di Sant’Anna e che “presume sempre che il Canada sia sincero”.

    Perell ha scritto che era preoccupato per le “accuse di Brunning che riducono la fiducia dell’opinione pubblica nella supervisione della Corte” sull’accordo transattivo con le scuole residenziali, che ha impostato una sentenza per stabilire un risarcimento per gli abusi subiti dalle istituzioni.

    “Le sue affermazioni possono essere forse sprezzanti”, ha scritto Perell, uno dei nove giudici che supervisionano l’attuazione dell’accordo transattivo.

    “Ha messo in discussione l’imparzialità della Corte e la sua integrità”.

    “I difensori hanno un dovere … per l’amministrazione della giustizia”

    Nella stessa e-mail, Brunning ha detto che la sua cliente, Stella Chapman, nota anche come C-14114 di St. Anne nelle registrazioni giudiziarie, non avrebbe partecipato a una ri-audizione della sua richiesta di indennizzo per abuso di studenti contro studenti, fissata per venerdì, come risultato delle azioni del Tribunale e del Canada. L’ordine di Perell ha indirizzato Brunning a presentarsi con il suo cliente per l’udienza programmata.

    “Credo che la signora Brunning sia un avvocato zelante e leale a favore di C-14114, ma i difensori hanno un dovere non solo verso i loro clienti, hanno anche il dovere di amministrare la giustizia e lo stato di diritto”, ha scritto Perell.

    “Se C-14114 avesse dato istruzioni alla signora Brunning di procedere come ha fatto, cosa di cui dubito, la signora Brunning non avrebbe dovuto accettare quelle istruzioni, ed è stato poco professionale per lei farlo”.

    Brunning ha dichiarato in una e-mail a CBC News che avrebbe consultato il proprio avvocato e Chapman riguardo ai suoi “diritti legali”.

    Brunning ha messo in dubbio l’imparzialità della Corte in seguito alla sentenza Perell, del 4 gennaio, che ha respinto un tentativo di Chapman di obbligare i legali federali ad accettare come trascrizioni delle prove da un’indagine della polizia provinciale dell’Ontario, degli anni ’90, sugli abusi a St. Anne, e da un caso del tribunale civile del 2003 a Cochrane, Ontario.

    Perell ha stabilito che il governo federale aveva il diritto, in base all’accordo transattivo, di contestare le richieste di risarcimento per la scuola residenziale e di respingere alcune prove.

    Chapman richiedeva le trascrizioni utilizzate nell’udienza del venerdì nell’ambito del processo di valutazione indipendente (IAP), che è stato impostato dall’accordo transattivo per l’indennizzo.

    Il ministro delle relazioni indigene della corona, l’ufficio di Carolyn Bennett, ha detto che il governo non si sta più impegnando per la ri-audizione della richiesta di Chapman di IAP.

    Le parole del giudice possono disincentivare

    Chapman inizialmente perse la sua istanza IAP nel 2013, in un periodo in cui il governo federale teneva migliaia di file OPP che descrivevano abusi diffusi – tra cui l’uso di una sedia elettrica fatta in casa, aggressioni sessuali e percosse con fili rullanti di castoro – sottosopra.

    Perell ordinò la pubblicazione dei file OPP nel 2014 in un caso in cui Brunning rappresentava 60 sopravvissuti di St. Anne.

    Il sopravvissuto di Sant’Anna, Edmund Metatawabin, che è stato rappresentato da Brunning, ha detto che l’ordine di Perell probabilmente ha gelato gli altri sopravvissuti e gli avvocati continuano a lottare per i diritti.

    “Ora non sappiamo cosa aspettarci dal Tribunale: qual è l’avvertimento ad altre persone giuridiche, ad altri avvocati quando scelgono di parlare per le persone delle First Nations, che c’è un pericolo in futuro?” ha detto Metatawabin, in un’intervista telefonica martedì.

    “È molto strano: un giudice rappresenta cose più forti, dovrebbe essere in grado di sentire tutto e fare del suo meglio per arrivare a una decisione senza attaccare nessuna delle due parti”.

    L’ordine di Perell ha anche rivelato che Brunning, a nome di Chapman, ha comunicato in una altra e-mail, l’11 gennaio, che stava progettando di presentare una opposizione per la mozione della Corte contro Bennett e il ministro della Giustizia Jody Wilson-Raybould, sostenendo che non avevano rispettato l’ordine di divulgazione del 2014 e i requisiti previsti dall’accordo transattivo. Brunning lasciò scadere i termini  suggeriti dalla Corte e dal governo federale.

    Il governo federale ha chiesto alla Corte di ordinare a Brunning di pagare le sue spese legali, in una mossa Perell ha detto che era un “regolamento delle tariffe”, secondo la sua sentenza del 4 gennaio.

    https://www.cbc.ca/news/indigenous/judge-st-anne-s-residential-school-lawyer-reprimand-1.4490498