Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: avvocato

  • La realtà inconfessabile parte terza: “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”

    La realtà inconfessabile parte terza: “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”

    21-24 Febbraio 2019
    INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Ultimo appello a Papa Francesco

    Introduzione:

    Dormire con un minore non è una “leggerezza” ma un atto gravissimo che compromette la “carriera pastorale”: anche per il Diritto Canonico. Gli esperti si esprimono in Tribunale. Se è un atto gravissimo dormire con un minore, cosa sarà abusare di lui sessualmente?

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video vedremo ancora un pezzo della “Lettera aperta a Papa Francesco” scritta dai familiari della vittima di un sacerdote e pubblicata sul Fatto Quotidiano on-line il giorno 19.10.2018; vedremo lo stralcio di un Verbale di udienza in Tribunale; alcuni passaggi del Verbale di sommarie informazioni; ascolteremo un audio tratto da un incontro tra un monsignore e la famiglia di una vittima (agli atti in Tribunale e in possesso anche della Congregazione della Dottrina della Fede); vedremo lo scritto dell’omelia di Papa Francesco del 7.7.14; infine alcuni articoli di giornale.

    Spunti di riflessione:

    Abusare sessualmente di un minore è un crimine riconosciuto dal nostro Ordinamento Giuridico, è un reato per il quale il Tribunale spesso riconosce delle aggravanti.

    Nel caso che stiamo seguendo, abbiamo anche il parere autorevole di un avvocato esperto in Diritto Canonico che si esprime durante un’udienza in Tribunale, nell’esercizio della difesa del prete. Dichiara di essere da 15 anni il consulente della Diocesi e di svolgere anche attività di formazione con i seminaristi: a tutti spiega che “dormire con un minore è una cosa gravissima, è una grave violazione della condotta morale. Queste cose sono di una gravità inaudita: un sacerdote non deve neanche dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figuriamoci nello stesso letto! Non è una “leggerezza”!”

    • Possibile che un Vescovo/Vicario non sappia che “dormire con un minore” è una cosa da non fare e che, tra l’altro, prevede sanzioni canoniche molto severe?
    • Possibile che questo stesso Vescovo/Vicario, pur avendo avuto la dichiarazione del prete stesso, ovvero l’ammissione di aver dormito con il minore, non abbia in alcun modo approfondito o preso provvedimenti canonici?
    • Possibile che questo stesso Vescovo/Vicario non abbia avviato nessuna Indagine canonica?

    Come agiscono i Vescovi che vengono a conoscenza di presunti abusi sessuali compiuti da sacerdoti della propria Diocesi?

    • Nella vicenda che stiamo utilizzando come esempio, vediamo che il monsignore stesso dichiara alle Forze dell’Ordine di essere stato subito avvisato di un presunto abuso sessuale. E cosa avrebbe fatto? Non ha avviato nessuna indagine canonica, non ha denunciato il prete, ha spostato il prete (decidendo in un tempo brevissimo di 15 giorni) in un’altra Parrocchia ancora con i minori…
    • È questa la prassi?

    Il Papa dichiara che “non c’è posto nella Chiesa per chi abusa e per chi insabbia…”. Eppure il Papa stesso sapeva tutto di questa vicenda: i familiari della vittima hanno scritto più e più volte in Vaticano…

    • Possibile che persino il Papa passi sopra alle vittime scegliendo di sacrificare i bambini per salvaguardare i Vescovi?
    • È questo il concreto della “Tolleranza Zero” nella lotta alla pedofilia?
    • Perché i vertici della Chiesa preferiscono salvare le apparenze?
    • Il Popolo di Dio, tutti i cattolici, approvano e condividono questo comportamento? Nessuno dice nulla?

    Per approfondire:

    La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema “MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’” (clicca qui), mentre la prossima settimana parleremo del seguente argomento: “LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO”, ovvero come l’arte di arrampicarsi sui vetri è costretta ad utilizzare mezzi moralmente molto discutibili.

  • Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
    Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
    Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
    La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
    Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
    Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
    Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

  • Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Ad accusare Hermann Geissler una ex suora tedesca, abusata nel confessionale

    di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO. A poche settimane dal summit sugli abusi sessuali dei preti convocato da Francesco il Vaticano è scosso dalle dimissioni di padre Hermann Geissler, capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto al cardinale prefetto Luis Ladaria “di lasciare il suo servizio”. Il prefetto “ha accolto questa richiesta”, comunica un comunicato diramato dall’ex Sant’uffizio.

    Geissler, 53 anni, austriaco, accusato da una donna di molestie avvenute nel 2009, “ha fatto tale passo per limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità”. E ancora, recita il comunicato: “Egli ribadisce che l’accusa contro di lui non è vera e chiede che sia continuato il processo canonico già iniziato. Si riserva anche eventuali misure di natura legale”.

    Ad accusare Geissler è Doris Wagner, una ex suora tedesca, che ha ricordato di essere stata abusata dal sacerdote durante una confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero. Geissler, che da 25 anni lavora nella Congregazione per la Dottrina della fede e che è autore di numerose pubblicazioni in ambito teologico, è stato membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia, nota come “l’Opera”.

    In una breve intervista al National Catholic Reporter il 21 gennaio scorso, Doris Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla Congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico: “Ho ricevuto una risposta che affermava che padre Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, ed era stato ammonito”, ha detto. “E questo era tutto”.

    Interpellato sulla vicenda, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato al Ncr che il sacerdote era “sotto esame da parte dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

    L’abuso nel confessionale è considerato delitto tra i più gravi dalla Chiesa cattolica. Doris Wagner ha denunciato di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano. E in effetti il sacerdote, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 15 al 18 gennaio scorsi era elencato nella delegazione dell’ex Sant’Uffizio che ha partecipato a Bangkok all’incontro con i presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

    Adesso la parola passa al processo canonico che deve verificare se le accuse sono vere e che, nel caso, porterà ad altri provvedimenti. Francesco non vuole che la Chiesa sottovaluti gli abusi e le accuse di abusi e per questo motivo, affinché tutti si rendano conto della gravità del problema, incontrerà a fine febbraio a Roma tutti i presidenti della Conferenze episcopali mondiali.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/01/29/news/prete_s_uffizio_dimissioni_dopo_molestie-217757769/?ref=drac-2

  • Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Di seguito i video integrali delle due sedute che si sono tenute a Ginevra in data 22 e 23 gennaio 2019, presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nelle quali il Governo italiano è stato esaminato in relazione all’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Alle sedute erano presenti i rappresentanti dell’Associazione Rete L’ABUSO nelle persone del Presidente Francesco Zanardi, l’Avvocato Mario Caligiuri titolare del fascicolo/denuncia sulle inadempienze dello Stato e del Governo italiano, Simone Padovani, reporter e consulente dell’associazione.


  • Pedofilia: fine del processo al cardinale Barbarin, sentenza il 7 marzo

    Pedofilia: fine del processo al cardinale Barbarin, sentenza il 7 marzo

    La parola fine sul processo al cardinale Barbarin e altri cinque religiosi della diocesi lionese verrà messa il prossimo 7 marzo, alla lettura della sentenza. La procura non ha chiesto alcuna condanna nei confronti dell’arcivescovo, accusato di omessa denuncia di violenze sessuali su minori, perché parte dei fatti sono prescritti e altri non sono stati accertati a sufficienza.

    La reazione delle vittime

    “Sono scandalizzato dalla requisitoria fatta mercoledì dal pm. Sono indignato dalle interpretazioni degli avvocati della difesa. Bugie, prove che vengono spazzate via così, per far credere che queste persone, di fatto, hanno fatto di tutto per aiutarci, per aiutare Alexandre… È scandaloso ma continueremo ad ascoltare, non c’è scelta, è il gioco del processo“, ha dichiarato ai nostri microfoni Pierre-Emmanuel Germain-Thill, una delle vittime di padre Preynat.

    Le parti civili, le vittime, si attendevano la decisione del pubblico ministero – la quale segue l’indicazione della procura che nel 2016 propose di archiviare il caso – ma la delusione resta comunque.

    “Oggi nessuno può più dire, vista la pubblicità fatta al processo, ‘non sapevamo, non avevamo capito che la vittima minore di un’aggressione sessuale avrebbe sofferto così tanto, per anni, a causa di quanto accaduto’“, ha spiegato l’avvocato di parte civile, Jean Boudot.

    La difesa punta il dito contro la mediaticità del processo

    La difesa, che ha condannato la mediaticità del processo, ha sempre negato che ci sia stato dolo nel comportamento del cardinale, che anzi avrebbe incoraggiato la giustizia a procedere.

    “Bisogna sempre considerare gli altri come un fine e non un mezzo“, le parole dell’avvocato di Barbarin, Jean-Felix Luciani. “Qui Barbarin è considerato come un mezzo, per denunciare non so quale sistema, non so quale istituzione. È un uomo con la sua sofferenza, con le sue azioni, con i suoi errori e anche con ciò che non meritava: non meritava questa procedura penale“.

    Ora resta solo una domanda alla quale rispondere. La giudice, Brigitte Vernay, seguirà la richiesta del pubblico ministero, oppure no?

    https://it.euronews.com/2019/01/10/pedofilia-fine-del-processo-al-cardinale-barbarin-sentenza-il-7-marzo

  • Processo Barbarin, l’accusa non chiede condanne

    Processo Barbarin, l’accusa non chiede condanne

    La procura della Repubblica di Lione non ha chiesto alcuna condanna nei confronti del cardinale Philippe Barbarin, da lunedì alla sbarra con altri cinque responsabili della Chiesa cattolica, con l’accusa di omessa denuncia di violenze sessuali su minori. Secondo il Pubblico ministero parte dei fatti sono prescritti e altri non sono stati accertati a sufficienza. La difesa delle vittima degli abusi, liquida la posizione del Parquet come “una opinione come le altre, non è certo il Vangelo… e non deve diventare un coro”, dice ai giornalisti un avvocato.

    La decisione di non chiedere condanne segue l’indicazione della procura che nel 2016 propose di archiviare il caso. Le 6 persone costituitesi parte civile furono vittime delle molestie e violenze da parte del sacerdote Bernard Preynat. “Quando il cardinale Barbarin sostiene che solo nel 2014 capì l’ampiezza e la gravità di questi atti… mentre in realtà ne era a conoscenza sin dal 2010, quando erano evidenti sia il numero delle vittime che la natura sessuale di tali atti… quando ha detto al quotidiano La Croix, due mesi dopo aver incontrato padre Peynat, di sentirsi molto vicino all’incommensurabile sofferenza delle vittime… ora non può dirci che aveva capito tutto solo nel 2014… per me è una menzogna”.

    La difesa nega che ci sia stato dolo nel comportamento dell’arcivescovo, che anzi avrebbe incoragiato la giustizia a procedere, “Lo hanno descritto come qualcuno che copre un prete pedofilo. Possiamo accettare che si siano compiuti degli errori, ma senza la volontà di coprire alcunché. Al contrario, il cardinale è soddisfatto che si sia arrivati a questo processo. Spero che questo processo corrisponda a una riabilitazione mediatica dell’immagine del cardinale”. Sempre la difesa di Barbarin parla di processo spettacolo. “Le parti civili non hanno mai nascosto che scopo di questo processo sia quello di provocare cambiamenti nelle regole della Chiesa. In questo senso è un processo spettacolo”.

    Nella terza udienza gli altri coimputati dell’arcivescovo hanno risposto alle domande della presidente del Tribunale, sostanzialmente aderendo alla ricostruzione dei fatti proposta dalla difesa di Barbarin. La testimonianza delle vittime degli abusi ha ricostruito tanto le modalità delle azioni del prete pedofilo quanto gli infruttuosi tentativi di denunciare il tutto alle autorità ecclesiastiche. Secondo l’accusa, negli anni Duemila l’arcivescovo di Lione, effettivamente venne a conoscenza di quanto commesso dal prete ma la sua decisione di non denunciare sarebbe prescritta. A fine 2014, l’alto prelato incontrò una vittima di padre Preynat, ma i giudici hanno escluso che il cardinale abbia tentato di ostacolare la giustizia. Il Tribunale ha disposto di allungare di un giorno il calendario delle udienze. Oggi, dunque, difesa e accusa si incontreranno in aula per l’ultima volta.

    https://it.euronews.com/2019/01/10/processo-barbarin-l-accusa-non-chiede-condanne

  • Abusi su un parrocchiano, a processo don Gianni: la verità dai testimoni

    Abusi su un parrocchiano, a processo don Gianni: la verità dai testimoni

    Ultima udienza dedicata alla difesa nel processo a carico di don Gianni Bekiaris. Ora si attende la decisione del tribunale su una nuova perizia sulla vittima. L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore del sacerdote sotto processo per violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano, ha chiamato cinque testimoni, tre che frequentavano la parrocchia di Ceprano e due di Monte San Giovanni Campano.

    I testi hanno fatto riferimento a una bacheca con tutte le chiavi e che molti avevano accesso a tutti i locali. Si tratta di persone chiamate a ricostruire la vita della parrocchia, serviti a fornire elementi a sostegno della tesi difensiva. Per la parte civile, l’avvocato Carla Corsetti ha evidenziato che i testi non hanno scalfito l’accusa e che non erano in dubbio le attività svolte in parrocchia. La difesa, comunque, ha rinunciato a sentire altri testimoni.

    A quel punto, il tribunale di Frosinone essendo in diversa composizione (le parti hanno acconsentito alla rinnovazione degli atti mediante lettura) ha fissato una nuova udienza il 12 marzo. Servirà a sciogliere la riserva sulla richiesta avanzata dalla difesa di una nuova perizia medico-legale per verificare gli aspetti sul nesso di causalità sugli abusi denunciati dal ragazzo e i disturbi che questi avrebbero prodotto.
    La difesa Bekiaris ha l’interesse a far emergere da una nuova perizia quanto dichiarato dal proprio consulente di parte. Su tale richiesta, peraltro, sia il pubblico ministero Adolfo Coletta che la parte civile (per i quali i danni per quei traumi pregressi sono ancora attuali) hanno espresso parere contrario ritenendo sufficiente la perizia fin qui svolta.

    https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/69426/abusi-su-un-parrocchiano-a-processo-don-gianni-la-verita-dai-testimoni

  • Pedofilia, il cardinale Barbarin: “Ho fatto come mi ha detto Roma”

    Pedofilia, il cardinale Barbarin: “Ho fatto come mi ha detto Roma”

    Si è aperto questo lunedì mattina a Lione il processo contro l’arcivescovo della città, il cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver coperto, lasciandolo al suo posto per parecchio tempo, padre Bernard Preynat reo confesso di abusi sessuali su oltre 70 minori durante il periodo in cui era responsabile del gruppo scout, tra il 1970 e il 1980.

    Questo processo è importante, speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa

    PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILLvittima di pedofilia

    VALERIE GAURIAT, corrispondente di EURONEWS:“La sala alle mie spalle è colma. Il cardinale Barbarin è una delle figure principali della Chiesa cattolica francese ed è stato, tra l’altro citato come uno dei possibili candidati al soglio papale. Per le presunte vittime, più che un processo ai singoli è un processo all’intero sistema. Quello della Chiesa cattolica e della sua tradizione di omertà”.

    Il processo al cardinale di Lione durerà fino mercoledi. Euronews ha chiesto un’opinione a una delle vittime, PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILL: “Il processo è un modo per far rispondere di fronte alla giustizia le persone incriminate per fatti come questi. E’ molto importante e speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa”.

    Il vescovo è stato chiamato a comparire in un giudizio diretto per volere di dieci delle vittime che non si sono arrese di fronte all’archiviazione del caso da parte della procura che nel 2016 ha giudicato prescritto il reato di mancata denuncia.

    Nel febbraio del 2016 il cardinale Barbarin aveva fatto pubblicamente mea culpa chiedendo perdono per non aver preso l’iniziativa di indagini approfondite e per non aver sanzionato il sacerdote immediatamente dopo aver ricevuto la prima testimonianza di abusi, atti che lui stesso definisce indegni del ministero ecclesiale.

    “Mi sono fidato delle sue parole”
    Si dichiara innocente il cardinale Barbarin. Ma i dettagli che sono venuti fuori dalla prima giornata sono inquientati. Il cardinale ha saputo delle molestie degli anni 80-90 nel 2010 e a quel punto ha incontrato il prete e si è fidato della sua parola che non c’era stato un seguito. Nel 2014 poi ha inoltrato al Vaticano la testimonianza di una vittima e di fronte alla richiesta di rimozione ha esitato per qualche mese “per non creare uno scandalo, come mi aveva chiesto Roma”, dice Barbarin

    “La questione è questa: il cardinale Barbarin ne sapeva abbastanza per poterlo andare a denunciare in procura – dice il suo avvocato – Ne sapeva abbastanza da poter chiamare il suo autista e farsi portare al palazzo di giustizia, questa è la domanda, non ce ne sono altre”.

    “Finora il dibattito è rimasto sul piano morale – dice François Devaux il confondatore dell’associazione delle vittime La Parole libérée – Finora era rimasto tutto sul piano dei media, dell’opinione pubblica. Ora ci rivolgiamo alla giustizia e vediamo se morale e giustizia stanno dalla stessa parte. Vediamo la giustizia da che parte sta”

    Quest’anno si apre anche il processo a Bernard Preynat, il prete che il cardinale avrebbe coperto.

    https://it.euronews.com/2019/01/07/pedofilia-al-via-a-lione-il-processo-contro-l-arcivescovo-barbarin

  • Pedofilia, un uomo accusa il cardinale McCarrick: sesso in confessionale

    Pedofilia, un uomo accusa il cardinale McCarrick: sesso in confessionale

    James Grein ha deposto davanti al vicario giudiziario per l’arcidiocesi di New York, incaricato di raccogliere la sua testimonianza per l’inchiesta canonica istruita dal Vaticano

    Molestie sessuali anche nel confessionale: un uomo che accusa l’ex cardinale Theodore McCarrick di molestie sessuali ha dichiarato alle autorità vaticane che l’alto prelato abusò di lui per anni, da quando era un bambino di 11, a volte anche durante il sacramento della confessione.

    James Grein – ha detto il suo avvocato Patrick Noaker – ha deposto per circa un’ora davanti al vicario giudiziario per l’arcidiocesi di New York, che era stata incaricato dalla Santa Sede di raccogliere la sua testimonianza per l’inchiesta canonica istruita dal Vaticano. Le accuse sulle molestie durante la confessione sono un grave crimine per il Diritto canonico e si aggiungono all’accusa originale di abusi su minore.

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro Papa Francesco: “Ha alzato un muro di gomma”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro Papa Francesco: “Ha alzato un muro di gomma”

    Pietro Orlandi: “Per la Chiesa la scomparsa di Emanuela è un argomento chiuso; dentro di me il livello di rabbia sale ogni giorno di più, ultimamente la rabbia sta superando il dolore”

    La sua richiesta di verità non si fermerà, come non si è mai fermata da 35 anni a questa parte. “Purtroppo, il muro di gomma con Papa Francesco si è alzato più di prima – ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, intervenendo a La Storia Oscura su Radio Cusano Campus -. Per la Chiesa la scomparsa di Emanuela è un argomento chiuso, che deve restare chiuso. Perché la verità è un peso così grande per la Chiesa e l’immagine della Chiesa che preferiscono subire tutti questi dubbi da parte dell’opinione pubblica e dei media, piuttosto che fare qualcosa per dirci come andarono le cose. E per tutto questo, dentro di me il livello di rabbia sale ogni giorno di più, ultimamente la rabbia sta superando il dolore”.“

    Nelle sue parole si percepiscono dolore e anche comprensibile rabbia: “Il problema – dice Pietro Orlandi – è che non ci danno risposte e questa è la cosa più assurda, cioè è difficile anche riuscire a fissare un appuntamento tra il nostro avvocato e il Procuratore di giustizia vaticano. Non dico che si fanno negare, ma quasi. Un muro di gomma, una situazione veramente assurda. Papa Francesco, almeno a Natale, dica una parola su Emanuela. Ma non la dirà mai. Mi disse solo ‘Emanuela è in cielo’, quindi sa che è morta? Purtroppo dopo quella volta non sono più riuscito a parlarci nonostante le mie tante richieste per incontrarlo, per spiegargli tante cose, per capire il perché di quella sua frase”.

    “Se mia sorella è morta, credo che dopo 35 anni sia ora di fare qualcosa per ritrovarla, per ritrovare almeno il suo corpo e dare relativamente pace a me e alla mia famiglia. E poi cercare di capire come è morta, chi l’ha rapita e uccisa, perché due cose sono certe: Emanuela non è scappata di casa e non si è suicidata. In occasione di questo Natale, il 35° senza Emanuela, rilancio il mio appello al Papa e al Vaticano, anche se lo faccio in continuazione e da sempre: pubblicamente e in maniera riservata” conclude Pietro Orlandi.

    Emanuela Orlandi, un mistero lungo 35 anni

    Nel 2015, a 32 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, giovane cittadina vaticana, avvenuta il 22 giugno del 1983, la procura di Roma chiese l’archiviazione delle indagini. Il procedimento dei magistrati capitolini riguardò anche Mirella Gregori, la ragazzina 15enne di cui si erano perse le tracce in circostanze molto simili il 7 maggio 1983, ovvero 45 giorni prima della Orlandi.

    In tutti questi anni la famiglia di Emanuela, soprattutto il fratello Pietro, ha rivolto numerosi appelli alle autorità ecclesiastiche per arrivare alla verità sulla fine della ragazza. Le avvocatesse Anna Maria Bernardini De Pace e Laura Sgrò hanno presentato numerose istanze dopo aver ricevuto alcune segnalazioni, sempre senza riscontri, che indicavano “la tomba di Emanuela all’interno delle Mura”. La famiglia non si è mai arresa: “E’ un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai”, aveva detto, in occasione dell’ultimo anniversario della scomparsa, il fratello Pietro.

    Il giorno della scomparsa

    Emanuela Orlandi oggi avrebbe cinquant’anni: erano le 19 del 22 giugno 1983 quando la ragazzina, dopo essere uscita da una scuola di musica, svanì letteralmente nel nulla. La ragazza è la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed è cittadina del Vaticano. A maggio era già scomparsa un’altra ragazza romana, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela e figlia dei titolari di un bar di via Volturno: i due casi vengono quasi subito collegati. Come di “una stessa cosa” ne parlò Ali Agca, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II, ma non sono mai emersi elementi concreti: le ragazze non si conoscevano né sono mai stati trovati elementi che facessero anche solo ipotizzare un collegamento tra di loro.

    Una prima infruttuosa inchiesta terminò nel luglio 1997. Poi grande attenzione mediatica attirò il coinvolgimento nel caso della banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo. Era il 2008: Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda, sostenne che Emanuela sarebbe stata uccisa dopo essere stata prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all’Ospedale San Camillo: nessun riscontro fu trovato nemmeno dopo le analisi sulle ossa rinvenute nella cripta di Sant’Apollinare, a Roma, nella quale era stato seppellito De Pedis.

    http://www.today.it/cronaca/pietro-orlandi-papa-francesco.html